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martedì 22 settembre 2020

"Sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli."(Mt 12,46)

 



 "Sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli."(Mt 12,46)

Siamo noi Signore che oggi vogliamo incontrarti, vederti, sentirti. Vogliamo farci spazio tra la folla che si accalca e spinge e ci impedisce di ascoltare, vedere, toccare te che rendi bella, buona, giusta la nostra vita.
Vorremmo, ma facciamo fatica, perchè siamo fuori e fuori della tua casa, della tua vita, della tua storia è molto improbabile incontrarti.
La folla dei pensieri, dei desideri, delle occupazioni e preoccupazioni, dei giudizi e dei pregiudizi ci impediscono di avvicinarti, tutti i no che incontriamo sulla nostra strada, i paletti, i rifiuti, i fallimenti, il crollo delle nostre umane speranze, che attribuiamo a te sommo Amore.
Quante cose ci impediscono di entrare nell'intimità della tua casa, pur varcando ogni giorno le porte della tua chiesa, rivolgendo a te preghiere e suppliche per essere esauditi nelle nostre legittime aspirazioni.
Ma tu non rispondi, sei un Dio muto che non ha nè braccia, nè gambe, nè occhi, nè mani, nè bocca, così almeno ci convincono a credere.
Cerchiamo soluzioni lontano da te, al di fuori di te e non otteniamo che frustrazioni e infelicità prolungata nel tempo.
Forse non basta tutto questo per convincerti ad aprire il cuore?
Il nostro Signore, non il tuo, perchè tu non ci hai mai chiuso le porte del paradiso.
"Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi ristorerò".
Noi siamo affaticati e oppressi Signore e vorremmo anche noi arrivare a te senza sconti o scorciatoie, facendo la fila, accettando l'attesa come tempo di penitenza e di purificazione, di silenzio e di accoglienza dell'altro che ci sta vicino e ci spinge e ci strattona, l'altro in cui tu ti nascondi, l'altro dove ci aspetti per far germogliare nella nostra vita il seme della tua parola perchè porti frutto.

venerdì 15 maggio 2020

" Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri".




" Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri".(Gv 15,12)

Nella vita ho avuto molti amici, molte amiche, me le andavo a cercare, mettevo davanti a loro ponti d'oro, per loro non mi sono mai risparmiata. 
Il bisogno di condividere con qualcuno gioie e dolori, speranze, emozioni, progetti e percorsi, mi ha fatto sempre essere amica di tutti, mi ha portato ad invitare a pranzo, a cena o anche solo per una merenda chiunque fosse disponibile a stare con me. 
Mi sentivo appagata da tutti gli amici che mi facevano sentire importante, e davano un senso alle mie giornate sempre più dolorose.
Quelle amicizie ora sono scomparse per vari motivi, e oggi mi trovo spesso sola a sfogliare la rubrica telefonica per cercare qualcuno che abbia voglia di raccontarsi o a cui raccontare.
Spesso non trovo nessuno e mi prende una grande angoscia.
Ricordo però che ho avuto sempre difficoltà a condividere il letto, tanto che in casa era previsto solo un letto di fortuna per giunta scomodo per un ospite improvviso.
Ricordo che il padre di Gianni mi fece notare che non avevamo pensato alla stanza degli ospiti, quando vide la casa la prima volta, ma io gli risposi che l'avevo fatto apposta per evitare che gli venissero brutte idee. 
Non avevo nessuna voglia di ospitarlo, quando sarebbe venuta l'ora di accudirlo perchè vecchio.
Con il tempo cambiai il cuore di pietra in cuore di carne per grazia sì che accolsi una parente lontana e l'ospitai, quando la sua situazione di malattia era problematica perchè comportava un disagio fisico e psichico non indifferente.
Ci sono stati scontri e dissapori in quell'occasione, ma Maria ci unisce. 
A Natale timidamente mi ha mandato un rosario, senza dire nulla di più. 
Non devo dimenticarlo.
Maria, la madre che Gesù ci ha lasciato, regalato, perchè non ci smarriamo e non perdiamo la rotta, con il tempo è diventata così tanto intima a me che la notte dorme con me, ma anche di giorno è disposta a seguirmi, accompagnarmi, consigliarmi, dovunque decida di andare. 
Questa è vera amicizia, con la differenza che non io ho scelto lei, ma Qualcuno ha scelto per me ciò di cui avevo bisogno. 
Gesù si è accorto che mi trovo a mio agio con le persone semplici più che con quelle che se la credono. 
Non vorrei e non voglio fargli torto e sempre mi ripeto che Maria è un tramite per non perderlo di vista e capire di più e meglio i suoi comandamenti e osservarli in modo fecondo.
Gesù oggi parla dell'amicizia e non a caso io ho pensato a Maria che ha soppiantato tutte le mie amicizie perdute, ci chiama amici perchè ha scelto di amarci sempre, a prescindere, ha scelto di ospitarci nel suo cuore, anche se non ne siamo degni.
Maria è sua madre, è la sposa dello Spirito, è la perfetta figlia del Padre, a lei posso rivolgermi con assoluta fiducia, perchè l'amico è colui che non trae vantaggio dal tuo amore ma ti sceglie per renderti capace di amare e di essere felice. 
Maria creatura ci è riuscita, perchè non dovrebbe essere possibile anche a noi?
Intanto voglio ringraziare il Signore perchè mi ha donato strumenti impensabili per non sentirmi mai sola, i suoi amici che sono diventati anche miei e sono tanti! 
Grazie Signore!

venerdì 10 aprile 2020

Venerdì santo



 








SFOGLIANDO IL DIARIO...

10 aprile 2009.
Venerdì Santo.
Ore 4:38.

"Ho sete".

Signore Gesù oggi la Chiesa commemora la tua morte e il racconto della tua passione viene letto per la terza volta nel giro di pochi giorni nelle chiese, un racconto che parla di sofferenza, di tradimento, di buio, di notte, di condanna inevitabile, di scelta, accettata, come conseguenza di quell' "Io sono" che scandalizzò i tuoi contemporanei più devoti.
Si Signore, tu hai patito le conseguenze di ciò che hai affermato, le conseguenze della verità che scomoda, che condanna, che rimette in discussione le sedimentate certezze.
Tu Signore non hai avuto paura di proclamare ciò che era giusto, bello, buono per l'uomo, perché l'uomo aprisse il suo cuore ad una parola di speranza, di vita, di riconciliazione, di perdono.
La tua verità è tutta in quel "Ho sete" che hai pronunciato sulla croce, una sete d'amore che ti ha spinto a venire tra noi, una sete che affondava le sue radici in una frattura, un terremoto, una perdita della casa originaria, il giardino in cui l'uomo poteva godere di tutto quello che tu gli avevi preparato.
Signore oggi che si celebrano i funerali delle vittime del terremoto di questa terra, dove tu mi hai concesso di abitare, mi viene in mente quella casa straordinaria, stupenda, bellissima che ad ogni uomo tu hai riconsegnato perché ne sei stato il custode.
Non voglio piangere oggi Signore per ciò che è stato distrutto, ma per gioire per tutto  ciò che tu hai costruito attraverso il tuo sacrificio.
La tua sete d'amore si doveva incontrare con un'altra sete, quella dell'uomo che nelle vicende più buie della sua vita, sente insopprimibile e primario il bisogno di avere qualcuno accanto con cui condividere il proprio dolore, quando tutto gli viene a mancare.
Hai chiesto che ti fossero vicini tuoi discepoli, che non si addormentassero quando il peso del nostro peccato ti stava schiacciando e ti ha fatto sudare sangue.
Ma sei rimasto solo a patire, sei rimasto solo con la tua angoscia, con tuo Padre che sentivi lontano.
L' hai detto sulla croce: "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?"
Hai percepito la distanza infinita tra la tua sofferenza e la perfezione del Padre, Signore? 
Come un uomo può comprendere un Dio che soffre?
E tu che sei stato vero uomo e non hai mai smesso di esserlo, e anche vero Dio sapevi che avevamo bisogno di un sommo sacerdote, di un sacerdote perfetto che si facesse intermediario della nostra sete di giustizia, della nostra sete di senso, della nostra sete di amore gratuito, fedele, eterno.
Signore oggi, pensando ai funerali di Stato di tante vittime del terremoto, non mi sembra la liturgia della vita combaci con la liturgia codificata dalla Chiesa.
All'occhio di milioni di persone verranno mostrate tante bare questa mattina, tanti uomini morti senza colpa. 
Questa sera sarai tu ad essere mostrato alla devozione del popolo con l'adorazione della croce.
Gli uomini, l'Uomo.
E poi i sopravvissuti, quelli che hanno tanto  bisogno di chi dia loro la speranza che la Pasqua non finisce il venerdì Santo, che bisogna dolorosamente ma fermamente aspettare che passi il tempo necessario per rientrare in quel giardino e scoprire le tombe vuote e che quel vuoto è stato riempito da te Signore, che la tua sete ha generato una fonte inestinguibile di acqua alla quale attingere per non morire di sete.
Così è inevitabile, per chi ha aperto gli occhi del cuore, vedere, riconoscere nel luogo del lutto, nell'ora della prova, un Dio che dice insieme a noi che ha bisogno di qualcosa, che cerca la nostra brocca, per poterla riempire del vino della gioia per poter con noi celebrare in eterno e nozze con lo Sposo .
Signore tu hai sete, anche noi ne abbiamo.
Abbiamo sete di tante cose che ci sono venute a mancare, sete, non desiderio, sete.
La sete è soddisfatta dall'acqua  che è garanzia di vita.
Signore tu hai gridato fino all'ultimo la tua sete, quella sete che manifestasti alla Samaritana, quando la incontrasti al pozzo.
Era la stessa Signore che non ti si è mai spenta e che hai gridato dalla croce.
Tu hai sete dell'uomo hai sete dei tuoi figli perché vuoi che tornino in vita, che abbiano la vita.
Tu oggi ci chiedi di non piangere perché sei solidale con noi e con le nostre sofferenze e ci vuoi dire che, quando siamo nel deserto e serpenti velenosi ci mordono, dobbiamo sollevare lo sguardo e contemplare te che ti sei fatto simile a noi, ti sei fatto tu stesso peccato, perché attraverso la consapevolezza della nostra miseria, possiamo cantare la tua gloria e ritrovare la nostra casa.
Oggi si celebreranno i funerali di Stato delle vittime del terremoto.
Sul piazzale saranno disposte le bare e in deroga alla prassi liturgica che vieta il venerdì Santo di celebrare la messa, questa sera sarà celebrato in suffragio delle vittime.
Certo che il funerale senza la messa perde il suo significato di vittoria della vita sulla morte del sacrificio come offerta e dono per risorgere. 
Invece che adorare la croce getteranno incenso sulle bare, l'incenso che adoperiamo quando ci mettiamo di fronte a Dio.
Le bare saranno incensate, come sarà incensata la croce.
Che mistero tremendo e stupendo in cui perdersi e in cui ritrovarsi, in cui gettarsi incatenati e uscire fuori con le mani e piedi slegati, finalmente liberi!

Così dice il Signore:
«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto.
Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità» (.Zc 12,10-11;13,1)



giovedì 26 marzo 2020

"Voi non volete venire a me per avere la vita".(Gv 5,40)


SFOGLIANDO IL DIARIO...

14 marzo 2013
giovedì della IV settimana di Quaresima.


"Voi non volete venire a me per avere la vita".(Gv 5,40)
La fede. La preghiera.

La preghiera nasce dalla fede e la fede viene alimentata dalla preghiera.
La liturgia di oggi è basata tutta sui rimandi, vale a dire che gli attori danno ad altri e non a se stessi il compito di dire la verità.
La verità dell'identità di Dio è l'amore.
È l'amore riconosciuto che fa scaturire la preghiera contemplativa, adorante, ma anche la preghiera di intercessione per gli altri.
Non riconoscere l'amore di Dio impedisce all'uomo di dialogare con Lui in spirito e verità.
Dicevo che la liturgia è basata sui rimandi.
Il popolo d'Israele, stanco di aspettare Mosé che tornasse dal Sinai, si costruisce un vitello d'oro.
Il primo rimando è quello del popolo (dimentico di tutto ciò che Dio ha fatto per lui, facendolo uscire dal paese d'Egitto e guidandolo attraverso il deserto) che si costruisce un idolo, a cui chiedere, da cui avere ciò che gli urge.
Il vitello d'oro quindi è sostituito a Dio, un idolo muto ad un Dio che parla, che si relazione con il suo popolo.
Si fa presto a dimenticare tanti suoi benefici, quando la paura, la stanchezza, la prova si prolunga, si fa presto a cambiare canale quando quel programma non ti piace.
Normalmente lo si fa durante le pause pubblicitarie che sembrano innocue diversioni, ma alla fine condizionano anche le nostre scelte successive, perché facendo zapping, puoi incappare in un programma di gran lunga più appetibile.
Gli Ebrei avevano cambiato canale, tutto qui
Ma Dio che vede tutto, si sdegna e a questo punto parla, traendo le conclusioni da quello che vede.
Il popolo non gli appartiene, se invece di fare riferimento a lui si è costruito un idolo di metallo fuso.
Non puoi appartenere a Dio se appartieni ad un altro.
E se appartieni ad un altro la tua è storia di uomini, non storia sacra, storia di salvezza, storia di vita.
Il popolo quindi diventa di Mosé perchè è Mosé che lo ha guidato per quarant'anni attraverso il deserto.
Mosé, nella preghiera, risponde con un atto di fede, vale a dire rimanda a Lui, Dio, tutta la storia della salvezza, della liberazione.
Il popolo viene salvato attraverso l'atto di fede di Mosé che non vuole nessun onore ma che l'onore e la gloria siano dati solo a lui, perchè è Dio che gli parla.
L'atto di fede di uno solo può salvare un intero popolo.
È straordinario questo dialogo tra Dio e Mosé, perché sembra ricordare il battibecco tra coniugi quado i figli si comportano male.
Il figlio è dell'altro, cessa di essere il figlio della coppia.
Nella Scrittura, nel Vangelo invece troviamo una straordinaria sinergia tra Dio e l'uomo, un'alleanza che viene affidata ad ognuno perché rimanga salda.
Pregare gli uni per gli altri, non prendere gloria gli uni dagli altri.
Il Vangelo è ancora più esplicito, perché la figura centrale, Cristo, è quella che risplende, emerge, anche se il gioco dei rimandi è ancora più palese.
Gesù attesta di essere figlio di Dio, rimandando alla testimonianza di Giovanni Battista e alle opere compiute, alla voce di Dio che l'ha chiamato figlio nel giorno in cui si è immerso nelle acque del Giordano, la voce di Dio che parla attraverso le Scritture.
Il rimando è quindi a Dio che ha ispirato sia il profeta Giovanni), sia le Sacre Scritture, sia ha reso possibile le opere fatte da Gesù.
Gesù come Mosé rimanda a colui che lo ha mandato, al Padre, Creatore e Signore del cielo e della terra.
Gesù vero uomo fa un atto di fede quando attribuisce la gloria non a se stesso,delle opere compiute, non si inorgoglisce ma rimanda a Dio, pur essendo lui Dio.
La preghiera di Gesù è un rendere testimonianza al Padre.
La nostra preghiera è rendere testimonianza a chi ci ha dato la vita e continua a darcela attraverso il lavacro battesimale.
La nostra preghiera è adorazione e contemplazione silenziosa, nella certezza che Dio ci vede innestati nel corpo vivo di Gesù e continua ad avere bisogno di noi, perché la Chiesa viva facendo la sua volontà.
Pregare quindi è un sentirsi docile fibra dell'universo, innestati in un'orchestra di cui possiamo sentire la musica, l'armonia, il suono, solo se stiamo in silenzio e attenti a che il nostro strumento non stoni, ma sia accordato allo strumento degli altri.
Il tuo corpo Signore vive, il tuo corpo martoriato, il tuo corpo presenta i segni dei flagelli e dei chiodi , il tuo corpo Signore sento vivo perché è corpo che soffre ed io prego mentre la parabola della mia vita mi racconta di te.
Un corpo mi hai dato, sul rotolo del libro è scritto: mio Dio eccomi di me si faccia secondo il tuo volere

giovedì 12 marzo 2020

" Benedetto l'uomo che confida nel Signore" (Ger 17, 7)



" Benedetto l'uomo che confida nel Signore" (Ger 17, 7)
Perchè siamo benedetti è necessario averti incontrato e averti riconosciuto, Signore, cosa non scontata.
Perchè tu continui a percorrere le strade del mondo, continui a frequentare le nostre case, i nostri condomini,i luoghi di lavoro e di svago, ma non ti riconosciamo.
Tu sei risorto e sei vivo ma noi viviamo come se tu fossi ancora chiuso in una tomba o appeso ad una croce.
Oggi ci ricordi che sei in ogni uomo che ha fame, che ha bisogno di aiuto, ci ricordi che non dobbiamo cercarti lontano perchè sei in ciò che al fratello manca.
Non è facile attualizzare la tua parola, tenerne conto sempre, anche se ci mettiamo d'impegno.
Mi riconosco ancora tanto avara, bisognosa di essere guarita dalla mano inaridita, dal cuore di pietra che lascia passare troppo poco perchè il tuo amore risplenda in pienezza.
Chiedo a Maria di aiutarmi a diventare sempre più generosa nei confronti dei miei fratelli bisognosi, chiedo a lei di portarmi per mano a toccare le tue ferite e versarvi sopra l'olio della tua tenerezza.

lunedì 10 febbraio 2020

Riconoscere, toccare, guarire



Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della V settimana del Tempo Ordinario


"La gente subito lo riconobbe"(Mc 6.54)
"Lo pregavano potergli toccare almeno la frangia del suo mantello...quanti lo toccavano guarivano".(Mc 6,56)

Un Dio che si fa toccare, un Dio che si fa trovare prima di tutto, un Dio che a quanti credono dona la vita.
Guarire è tornare a vivere.
Il peccato ha rotto il legame tra la creatura e il suo Creatore.
La creatura senza le cure amorevoli di chi l'ha messo al mondo muore.
È necessario ritrovare Dio, ristabilire il contatto con Lui, perché il sangue torni a circolare nelle nostre vene.
Il Dio che salva non può che essere Colui che ci ha creato, un Dio creatore, perché la salvezza viene dal passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla liberazione.
Quando ci sentiamo dimenticati da Dio, nell'attraversamento dello sconfinato deserto che ci separa dalla terra promessa, ricordiamoci che Dio è padre e per questo ci ha salvato.
Ci ha salvato perché siamo suoi figli, ci ha salvato attraverso il Figlio.
La terra promessa è ciò che il figlio Gesù ci ha lasciato perché potessimo diventare noi collaboratori del Dio Creatore, potessimo dare alla luce lo Sposo, portandolo alla luce.
Quando sto tanto male, mi rivolgo a Dio così:
"Padre, Padre nostro, tu sei mio padre, tu ti occuperai di me, tu hai cura di me sempre, specialmente in questo momento di tribolazione, di grande afflizione.
Solo tu Signore mio Dio, mi salverai dalla fossa, perché non permetti che il tuo santo veda la corruzione.
Il tuo Spirito mi guidi terra piana, il tuo Spirito apra il sepolcro del mio cuore e lo porti a nuova ed eterna vita.
Maria so che tu già stai godendo dei frutti della nuova creazione, so che però non ancora hai cessato di piangere e di patire con noi, pellegrini su questa terra.

Non hai mai cessato di pregare per noi e continui a farlo nel nome di Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo."

sabato 1 febbraio 2020

Il pellegrino del tempo.


SFOGLIANDO IL DIARIO...
31 gennaio 20009
ore 5:52
Sabato III settimana del TO

“Lo presero con sé nella barca”

La tempesta sedata. La fede dei patriarchi. Antico e Nuovo Testamento.

Gesù si è messo in cammino.
 Il Dio lontano si è fatto vicino ad ogni uomo.
Morendo è diventato l' Emanuele, il Dio con noi,
Oggi l'uomo non è più solo di fronte alle avversità della vita perché lo Spirito di Dio lo abita attraverso i Sacramenti, la Parola, la preghiera, la carità.
Per entrare in contatto con Lui non ha bisogno sempre dei mediatori quali i profeti, i re e i sacerdoti, uomini unti, investiti da Dio per la missione, ma con il Battesimo ogni uomo è diventato un profeta e un sacerdote, lampada ai passi del fratello.
Siamo pellegrini insieme a Dio, varchiamo le acque del mondo, affrontiamo le tempeste inevitabili che scoppiano sul mare con Lui al fianco e, anche se non ancora ci è data la pienezza del regno, già ne godiamo il frutto, quando abbiamo Gesù vicino, quando nel momento del bisogno, non dobbiamo fare tanta strada per chiamarlo: basta stendere la mano.
Certo, come i discepoli che ebbero paura, avendolo preso con loro sulla barca, ci sembra naturale che ne abbiamo più noi, quando pensiamo di essere in pericolo di vita.
“Non ti importa che moriamo?”,
I discepoli non conoscevano ancora Gesù.
E' una ricerca che non si ferma mai, quella del cristiano, una ricerca di stabilità, di certezza, di non contraddizione, di verità che troverà il suo culmine e compimento nell'incontro con il Risorto.
“Donna perché piangi?”
Un Dio tenero, un Dio appassionato, un Dio che si preoccupa dell'uomo, che se ne fa carico, che vuole asciugare le sue lacrime, consolarlo, che vuole farlo vivere nella pace, nella gioia, nella serenità senza tramonto.
“Donna perché piangi?”
Quando muore la persona più cara, quando viene meno  ciò in cui avevi riposto tutta la tua speranza, quando il tuo diletto ti abbandona, quando rimani solo e niente più ti sorride perché sono crollate tutte le tue certezze, quando non c'è più niente , né nessuno a cui aggrapparti, senti una voce che dice: “perché piangi?”
Dio si fa più vicino a noi e ci sussurra personalmente le parole che ci risuscitano, chiamandoci per nome.
“Rabbuni!” è l'inevitabile parola che libera il groppo alla gola.
Dio ha un rapporto personale, intimo, unico, con ognuno di noi, ci chiama per nome e si fa riconoscere.
Abramo credette perché aveva ascoltato la voce di Dio, aveva creduto alle sue parole.
Abramo Dio non lo aveva mai visto, ma per fede obbedì.
La fede di Abramo è il prototipo di un affidamento cieco alla parola di Dio e anche una testimonianza, quella della sua vita, di una promessa che si realizza.
Come Abramo vide realizzato il suo desiderio ma non completamente, perché morì prima di vedere moltiplicati i sui figli come le stelle del cielo, prima di stabilirsi sulla terra promessa, così noi siamo in cammino, e ciò che viviamo oggi, è l'opera di Dio nella storia.
Il Dio con noi del quale siamo diventati collaboratori, ci fa attraversare acque, mari agitati, ci porta all'altra sponda, mettendo a tacere le tempeste quando attentano alla nostra vita.
La terra promessa è vivere l'opera di Dio nella storia, è l' esserne coinvolti e partecipi, vivere il mutamento, il cammino, la prova, come agonia, come sforzo, come tensione, lotta per conquistare la palma della vittoria.
Dio è con noi e noi siamo suoi figli.
Di cosa dobbiamo avere paura?
Quante volte deve morire per testimoniarcelo?
Non basta che l'abbia fatto una volta per tutte?
Di quante prove abbiamo bisogno?
I miracoli sono segni.
Gesù mette sullo stesso piano la guarigione dei malati e la predicazione evangelica come leggiamo in Matteo 11,4.
Nel Vangelo di oggi Gesù dice "non avete ancora fede?" rivolgendosi ai discepoli che gli chiedono "non ti importa che moriamo?".
Il miracolo non produce meccanicamente la fede, ma la può suscitare o risuscitare.
Nell'Antico Testamento bisognava pregare Dio perché calmasse le acque, dominasse il male, ora è Gesù stesso che fa ciò che prima solo Dio poteva fare.
Perciò i discepoli si chiedono, presi da timore: "Chi è costui?"
Ciò che il Dio dell'Antico Testamento faceva, ora lo fa Gesù perché è il Figlio di Dio, Dio in persona.

Quanti spunti di riflessione ci suscita la lettura di questo passo del Vangelo!
Una miniera di saggezza e di verità che abbraccia il passato, il presente e il futuro.
Da un lato c'è Gesù, il figlio di Dio stesso che deve farsi conoscere, che è venuto al mondo perché potessimo penetrare il mistero dell'amore di Dio, Gesù vero Dio ma anche vero uomo, una persona come noi, alla quale possiamo rivolgerci in qualsiasi momento, possiamo permetterci di svegliarlo quand'è notte e abbiamo paura come fanno i bambini con le loro mamme.
Dio sceglie noi, noi scegliamo Lui. 
È un reciproco e continuo scegliersi. Ma  poi arriva la paura perché non conosciamo abbastanza chi abbiamo scelto, a chi dire di si, non sappiamo chi sia e ci spaventiamo.
Gesù vuole che noi impariamo a conoscerlo e non basta averlo sentito parlare una sola volta.
I discepoli per capirci qualcosa dovettero aspettare la Pentecoste.
Noi abbiamo più chances, perché sappiamo com'è andata a finire, abbiamo il dono dello Spirito da quando siamo stati battezzati.
Ma conoscere Dio è frutto di una frequentazione, di un vivere con Lui e rendersi conto che anche se dorme, se sembra distratto non ci può capitare nulla di male.
Il tema che la liturgia oggi ci propone è la fede.
Per avere fede cosa bisogna fare?
Vedere un miracolo o frequentare il maestro e abilitare i nostri occhi a riconoscerne l'opera in ogni attimo della nostra vita?
La fede non consiste nello spostare le montagne ma vederle al posto giusto, al momento giusto.
La fede  è vedere Dio all'opera in ogni momento della nostra vita.

domenica 19 gennaio 2020

" E' lui che battezza in Spirito Santo" (Gv 1,33)



domenica della II settimana del Tempo Ordinario
anno A


" E' lui che battezza in Spirito Santo" (Gv 1,33)

Ci affatichiamo tanto a cercare l'amore, viviamo con sofferenza i rifiuti, le ambiguità, gli abbandoni, i tradimenti delle persone che ci amano come ci amano, ci rovinano la vita magari dopo avercela presentata su un piatto d'argento e tu ce la vuoi dare gratis.
Gli amori umani sono piccoli, fragili, a termine, sono inadeguati al nostro bisogno di essere amati per quello che siamo.
Le cronache sono piene di conclusioni violente di rapporti inquinati dal non perdono, dall'odio, dal desiderio di distruggere ciò che non possiamo ottenere.
L'hanno fatto con te Signore che non hai risposto alle aspettative del tuo popolo, che si è sentito tradito da te che offrivi altro da quello che si aspettavano.
Lo fanno in modo clamoroso quelli che salgono agli onori della cronaca, per l'efferatezza dei loro gesti distruttivi nei confronti di quelli da cui si sono sentiti rifiutati o non assecondati.
Signore anche noi, purtroppo ti condanniamo a morte, non facendoti esistere quando contrasti i nostri piani, non sei d'accordo con le nostre scelte, pretendi molto senza dare nulla di tangibile in cambio.
Perchè siamo abituati a vedere, toccare le cose che ci servono, che ci piacciono, a sceglierle noi, secondo i nostri gusti senza intromissioni di sorta.
Ci vogliamo sentire liberi e desidereremmo che tu ti facessi un po' complice dei nostri sforzi per ottenerle.
Il regno di Dio è vicino, continui a dire oggi come allora, perchè tu sei quello che viene incontro, viene a cercarci, si sposta coprendo le distanze che ci dividono.
Tu vieni incontro alla nostra fame e alla nostra sete d'amore, sete ancestrale di un seno che ci ha allattato dal quale ci siamo volutamente staccati, di braccia che ci hanno sostenuto, di uno sguardo tenero, dolce, avvolgente di cui sentiamo la nostalgia, uno sguardo che non giudica ma accarezza l'anima e il corpo, un amore che si misura solo in ciò che ci manca...
"Ecco l'agnello di Dio" dice Giovanni, "Il regno di Dio è vicino" dici tu, "Il regno di Dio è vicino" dicono  gli inviati, i tuoi testimoni... 
Perchè continuiamo a cercare lontano ciò che è incredibilmente vicino?
Tu ci hai creati, Signore. Tu sei nostro Padre, fratello, promesso sposo.
Tu sei l'amore, non quello inquinato del mondo... tu sei la gioia, la pace... tu la bellezza senza tramonto.
Tu Signore sei il mio riposo, la mia gioia, la mia nostalgia, sei il silenzio e l'attesa, sei il riso e il pianto, il lampo, il tuono, il vento leggero.
Tu Signore sei tutto ciò che mi circonda, mi tocca, mi sfiora la pelle, mi apre il cuore.
Tu sei tutto Signore e io mi perdo...
Nei tuoi occhi vedo riflesso questo mondo che non ti onora, nei tuoi occhi velati dal pianto gli uomini distratti, affannati, oppressi da altri pensieri...
Tu sei qui, tu ci chiami, tu ci aspetti..basta aprire la mano, gli occhi, il cuore...lasciarti entrare ...
Ma a noi piacciono le cose difficili.
Siamo bravi a complicarci la vita, a pensare che le cose a portata di mano sono per gli sciocchi, i semplici, gli ultimi...
E tu sei Dio e per giunta onnipotente, essere perfettissimo, creatore e Signore del cielo e della terra.
Come conciliare le cose?
Voglio ringraziare Giovanni, il discepolo amato, diventato santo, che ci ha presentato la scena del tuo Battesimo in modo diverso dagli altri evangelisti.
"Ecco l'agnello di Dio...E' lui che battezza in Spirito Santo" fa  dire di te a Giovanni Battista.
Sapere cosa sei venuto a fare fa la differenza, perchè la cosa ci riguarda da vicino.
Ad ogni uomo offri oggi come allora il battesimo nello Spirito Santo, l'immersione nell'oceano profondo incommensurabile dell'Amore divino in cui tutti gli amori terreni trovano compimento.
Cosa desiderare di più?
Che tutti possiamo accorgerci quando bussi alla porta.


domenica 12 gennaio 2020

"Questo è il mio figlio prediletto"



SFOGLIANDO IL DIARIO...

Domenica 11 gennaio 2014
ore 6:50

Epifania del Signore.

"Questo è il mio figlio prediletto" 

Oggi è il Battesimo del Signore.
Dio si mostra gli uomini, dice chi è attraverso la voce del Padre, attraverso lo Spirito Santo che si posa su di lui in forma di colomba.
In fondo oggi è ancora più  giorno di festa, di contemplazione, di lode, perché il bambino che abbiamo  adorato nella grotta, deposto su una mangiatoia, ora si è fatto grande e si è messo in fila come un comune peccatore per farsi battezzare da Giovanni. 
Se da un lato è necessaria l'umiltà per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno e non basta solo avere coscienza che siamo peccatori,  bisogna mettersi in fila e attendere che Dio ci perdoni e ci assolva.
Ma un conto è lavare un vestito vecchio e un conto è indossarne uno nuovo.
Il Battesimo di Gesù ci dà il vestito nuovo che ci fa entrare a buon diritto nella comunità dei salvati, dei redenti.
Gesù si mette in fila, ancora una discesa, un atto che lo accomuna a qualsiasi peccatore, perché ha voluto, incarnandosi, condividere con noi tutto, fuorchè il peccato, la conseguenza del peccato che in fondo è ciò che ci fa vivere l'inferno su questa terra.
Gesù si manifesta in questo giorno ma non è Lui che parla, parla Dio, Dio padre, parla lo Spirito: il segno, la parola, la materia.
C'è tutto perché sia celebrato il Sacramento.
"Questo è il mio figlio prediletto del quale mi sono compiaciuto."
Nell'adorazione dei Magi non parla nessuno, ma il segno è l'adorazione di questi illustri personaggi che si mescolano ai pastori davanti al bambino regale, il segno sono i doni che portano: oro (per il re), incenso (per Dio), mirra (per l'uomo).
Quando Gesù si mostrò ai pastori non fu Dio a parlare ma gli angeli che cantavano: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà".
I pastori credettero agli angeli perchè sono come bambini, non hanno riserve mentali, non sono condizionati da ragionamenti.
I bambini credono alla Befana e a babbo Natale e stupiscono per i doni che vengono loro portati.
I pastori nella loro semplicità, nel silenzio delle loro dimore itineranti, sono in grado di percepire la voce degli angeli e di seguirne le indicazioni.
Luca parla degli angeli, i messaggeri divini, che portano l'annuncio a Maria, a Giuseppe, a Zaccaria.
Ma quando Gesù diventa grande e deve iniziare il suo ministero pubblico, ha una pubblica investitura da parte della Sua Famiglia d'origine.
E' la Trinità presente nel battesimo di Gesù, che lo consacra re, profeta e sacerdote.
L'Epifania si ripeterà sul monte Tabor, quando Gesù si trasfigurò davanti ai discepoli: Pietro Giacomo e Giovanni.
Dio nella vita si mostra a chi lo vuole vedere, che lo cerca, perché crede di trovare ciò che ha già conosciuto, ciò che gli ha lasciato la nostalgia di un bene esistente ma perduto.
Cerca ciò che esiste, ma che non ricorda che aspetto abbia, come sia fatto.
Cerca nelle cose ciò che gli faccia rivivere un sentimento di pienezza, di gioia, di appagamento, di pace.
Non c'è uomo che sia esente da questa nostalgia di eternità, di infinito, di comunione, di trascendenza, e una nostalgia che si traduce in un agire per ottenere tutto questo.
Gesù è venuto con il Battesimo a mostrarci cosa dobbiamo cercare, di cosa abbiamo bisogno, cosa abbiamo perduto.
 "Cercate il Signore mentre si fa trovare" è scritto.
È il prezzo del ristoro, il prezzo della felicità acquistata senza denaro.
"Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi ristorerò.... Cercate il Signore...”.
Ecco il Signore che oggi si fa trovare, mentre il Padre lo presenta ufficialmente al mondo.
Il Battesimo segna l'ingresso ufficiale di Gesù nella sua missione salvifica.
È arrivato il momento di ascoltare cosa ci dice Lui con le sue parole, con la sua vita.
Se vogliamo sapere chi è  Gesù dobbiamo ascoltare cosa dice di lui il Padre, cosa dice Lui con le parole e con la vita, cosa dice di Lui la gente, ultimo il centurione presente alla sua crocifissione.
 "Veramente quest'uomo era figlio di Dio!"
Che cosa straordinaria oggi abbiamo letto!
La crisi della nostra società infatti è crisi d'identità.
Non sappiamo chi siamo, dove andiamo, da dove siamo venuti.
Facciamocelo dire a Dio chi siamo.
Nel giorno del Battesimo siamo consacrati con il crisma e diventiamo messia (inviati), re, profeti e  sacerdoti, innestati in Cristo con l'unzione.
Si comincia da lì.
Dio dice chi siamo.
Nella vita le nostre parole e azioni devono sempre rimandare a Qualcuno che ci ha mandato, unto, generato.
Con la nostra vita  dobbiamo rendere visibile l'invisibile, attraverso le parole e le azioni, così che, alla fine ci sia un centurione, un pagano, che possa esclamare: "veramente questo è figlio di Dio!".
Che cosa straordinaria vivere l'esperienza di Gesù, fondati sulla sua parola, fortificati nello spirito, rinnovati e redenti dal suo sacrificio!

mercoledì 25 dicembre 2019

"Non c'era posto per loro". (Lc 2,7)





SFOGLIANDO IL DIARIO...

25 dicembre 2009
Natale del Signore
ore 6:59.

"Non c'era posto per loro". (Lc 2,7)

Chissà se scartando i regali, tra le scatole, i fiocchi, le buste, i sacchetti dorati, luccicanti e splendenti ci siamo persi Gesù, non l'abbiamo trovato e non ci siamo accorti che c'era!
Chissà dov'è andato a finire ieri sera, nella frenesia di aprire quei pacchi che facevano bella mostra di sé ai piedi dell'albero e del presepe!
Alla tastiera di Emanuele mancavano le pile e noi non ce ne siamo accorti quando l'abbiamo comprata, dando per scontato che andava a corrente.
Emanuele c'è rimasto male, perché aveva un giocattolo muto, inservibile, senza le pile.
Giovanni si è messo a piangere perché il fratello aveva ricevuto quello che desiderava e lui no, anche se c'era la chance di questa notte che prevede il passaggio di babbo Natale nella casa dei piccoli.
Sì perché babbo Natale il giro lo fa prima dai nonni e dagli zii e per ultimo va dai bambini, altrimenti si stanca troppo.
Giovanni questa mattina troverà il Nintendo agognato ed Emanuele il cane che parla e si muove, Samby, ma dovrà fare attenzione perché le pile a disposizione sono solo tre: o fa funzionare la tastiera o fa muovere il cane.
Non si può pensare a tutto e nella vita babbo Natale riserba sempre qualche sorpresa, perché è vecchio e smemorato o perché ha ricevuto istruzioni precise in merito dal committente, Gesù bambino, di lasciare un piccolo spazio anche per lui attraverso una preghiera, perché le pile o il gioco preferito non sono scontati per niente.
Ricordo un anno che ai bambini arrivarono tutti i giochi che andavano a pile, ma nessuno di noi si fece carico di comperarle.
Mi viene da pensare al carburante che non si esaurirà, a quel "venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi io vi ristorerò, venite senza denaro."
Il carburante ce l'ha portato Gesù, ma bisogna attraversare il deserto per riconoscerlo.
"Non di solo pane vive l'uomo ha di ogni parola che esce dalla bocca di Dio."
A me Gesù ha portato il messale festivo e feriale, un dono che mi ha fatto molto felice e poi la macchinetta del caffè a corrente che puoi programmare e mettere sul comodino.
Attrezzatura per quando (sempre) mi sveglio di notte e mi metto a meditare la parola di Dio.
"Non c'era posto per loro."
Mi ha colpito questa frase, perché mi interrogo sullo spazio che riesco a fare al Signore.
È sempre uno scampolo, un pezzetto del mio tempo, della mia vita che gli offro, che lascio che lui rigeneri, disinquini, ravvivi, punisca, un piccolo spazio che vorrei non si restringesse mai, anzi vorrei che si dilatasse all'infinito se, bontà sua, il mio cuore diventa capace di infinito.
Quest'anno ho continuato a frequentare Maria, la figlia, la madre, la sposa.
Ho imparato tante cose da lei e tante ancora mi aspetto di imparare.
Mi ha portato sempre nel posto giusto, per farmi incontrare Gesù.
È stata e continua ad essere maestra di silenzio.
A me che parlo troppo ha insegnato che solo la parola di Dio salva.
Perciò ho regalato i calendari liturgici, perché l'oroscopo gli amici e non solo lo traggano dalle parole che ogni giorno vi trovano scritte.
Parola di Dio, parola di vita, parola di verità, parola di gioia, di pace, di perdono, di eterna comunione con Dio.

L'anima mia magnifica il Signore e il mio cuore esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato alla mia miseria, al mio peccato, alla mia inadeguatezza, alla mia sete e alla mia fame e l'ha colmata di infinito.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome.
Ha abbattuto i muri dell'orgoglio, del giudizio, dell'egoismo, gettato a terra gli idoli in cui mi ero rifugiata, mi ha spogliato di tutto ciò che ritenevo importante, a cui ero saldamente attaccata, mi ha aperto le mani perché lasciassi cadere gli appigli su cui contavo, perché potesse riempirle della sua grazia.
Mi ha teso la mano e mi ha sollevato alla sua altezza.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata e Santo è il suo nome.

Grazie Maria di questa scuola di umanità, di meditazione, di silenzio nell'accettazione gioiosa della volontà di Dio.
Si faccia di me quello che vuoi, Signore.
Non permettere che mi allontani da te.
Ieri ho acquistato la Micra nuova, pensando che vuoi bene anche a me che non lo merito.
Chissà perché mi è venuta quest'idea!
Sono partita con il proposito, questo Natale, di aiutare i poveri, di invitare un povero, di usare i soldi dell'invalidità per Miriam e Joseph, la coppia di nigeriani senza permesso di soggiorno e senza lavoro, per  la famiglia di mio figlio o per chi ha bisogno.
Ricordo quello che pensai quando mi dettero l'accompagnamento.
Mi sembravano soldi rubati che io non meritavo, a cui non avevo diritto.
Pensavo che, se era andata com'è andata, forse tu volevi che ne facessi dono ad un bisognoso.
Poi ieri ho deciso di usarli per me, capovolgendo tutti i ragionamenti (pacco dono alla famiglia dei bulgari che ci abitano sotto, alla casa in campagna, al suo completamento o alla ristrutturazione della casa dove viviamo.)
Ho pensato alla coincidenza che quei soldi, arrivati nel momento in cui ho fatto un danno rilevante alla macchina vecchia, non era casuale.
Chi avrebbe immaginato che li avrei spesi per ricomperare una macchina nuova, quando fino a poco tempo fa la patente pareva che me la togliessero definitivamente?
Signore quanto sei grande!

Partire, mettersi in cammino, trovare Gesù in una mangiatoia.
L'incarto dorato non c'è, non c'è fiocco, coccarda o altro che renda più appetibile il dono.
Il dono è scoperto e nudo, posato su un piatto, il piatto dei maiali, degli asini e dei buoi, il piatto dove mangiano le bestie.
Noi siamo gli asini, e il bue, siamo la pecora, il pastore, il deserto.
Quante cose possiamo essere nel presepe approntato da Dio!
Oggi mi sento tanto la capanna, la paglia, la mangiatoia, un luogo maleodorante, povero, umile che accoglie Gesù.
Una stalla piena di spifferi, una stalla scomoda e fredda.
Sono io quella che accoglie Gesù?
Non so fino a che punto sia capace di farlo, certo è che sento una grande luce illuminarmi, un calore che mi scalda il cuore e mi fa sentire felice.
Gesù quanto ti amo, Signore quanta strada per arrivare alle porte del paradiso!

sabato 21 dicembre 2019

"Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo" (Lc 1,42)


(Sof 3,14)
Rallégrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!

La tua delizia Signore è Maria, messaggera di buoni annunci, la tua gioia Signore si irradia su tutta la terra, quando il sole si alza nel cielo, quando scompare tingendo di rosso le creste dei monti, quando spuntano le stelle, quando appare la luna, quando il vento muove le foglie degli alberi, quando il mare si increspa al suo soffio leggero, quando immilla la tua luce in migliaia di piccole stelle.
Tu hai posto le tue delizie tra gli uomini Signore, quando un fiore spunta nel prato, quando un bimbo ci tende la le braccia, quando un vecchio ci stringe la mano, quando il mondo si trasferisce nel cuore.
Tu Signore hai riempito il nostro calice fino a farlo traboccare, il calice della vertigine, la bellezza senza fine, la pienezza di ogni cosa buona.
Signore quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!

Oggi la liturgia ci fa assistere al miracolo della gioia che scaturisce non da quello che si vede con gli occhi, ma da quello che si percepisce con il cuore.
L' incontro non è tra Maria ed Elisabetta ma tra Gesù e Giovanni Battista, legati strettamente nella testimonianza dell'amore di Dio.
La scena si impernia su ciò che accade nel grembo di due madri.
La vita che hai dentro porta a gioire e a comunicare la gioia.
La gioia di cui parla il libro dei proverbi al capitolo otto è nascosta e si rivela solo agli occhi di chi ha fede.
Giovanni è quello che prima di ogni altra persona riconosce Gesù e fa un balzo nel ventre della madre
La voce di colui che griderà nel deserto ha incontrato la Parola e l'ha trasmessa a sua madre.
La madre comunica a Maria quanto, attraverso il figlio, ha percepito.
Maria che già conosceva il frutto del suo seno non può che aprire il cuore al Magnificat, alla preghiera di lode e di ringraziamento a Dio che non solo si è chinato sull'umiltà della sua serva, ma ha agito nella storia del popolo sempre in funzione di una salvezza che, attraverso di lei, sta portando a compimento.
In un'epoca in cui i bambini sono scelti nel tempo e nel numero e possibilmente nel sesso e nella condizione fisica ottimale, in un secolo in cui la vita nel grembo della madre è affidata all'arbitrio di chi pensa di esserne padrone, la festa di oggi parla un linguaggio mai sentito.
Ci sono cose che si vedono, ma non sono vere, ci sono cose che non si vedono e hanno un autenticità, una bellezza, una forza una perfezione che non riusciremmo mai a immaginare.

"Beata te che hai creduto senza vedere, hai creduto alle parole del Signore" dice Elisabetta a Maria.
La beatitudine è credere in ciò che Dio dice, promette.
La fede è la beatitudine somma che non dipende da noi ma da Dio, come non dipende da noi il fatto che il sole ogni mattina si alzi nel cielo e illumini la terra.
Da noi dipende solo la volontà di lasciarci illuminare, aprendo le finestre della nostra casa di carne.
Che grande dono è la fede!.

Grazie Gesù che non ci hai lasciati soli a combattere una battaglia così ardua e difficile, grazie perché fai sussultare il mio cuore ogni volta che vedo incontrarsi la mia volontà con la tua.
Grazie Signore perché mi trasporti in un mondo che non conoscevo, ma che avevi nascosto nel mio cuore.
La nostalgia dell'infinito, dell'eterno, dell'uno e distinto, della trascendenza è nostalgia di qualcosa che si è sperimentato quando eravamo racchiusi nel tuo grembo di padre e di madre.
Rientrare nel tuo utero è è ritrovare le radici, la fonte della gioia, della felicità senza confini, rientrare nel tuo utero è sussultare di gioia ogni volta che la tua grazia si manifesta, la tua parola si incarna e prende vita.
Grazie Signore di questi squarci di luce che ci rimandano a quel sole che mai tramonta anche quando scoppiano le tempeste.

martedì 17 dicembre 2019

Genealogia




" Non sarà tolto lo scettro da Giuda" (Gn 49,10)

Le letture di oggi mi confermano che non vieni meno alle tue promesse e che il bene vince sul male, nonostante la nostra inadeguatezza, imperfezione, infedeltà.
Le tue vie non sono le nostre vie Signore, i tuoi pensieri non sono i nostri pensieri.
Leggendo la tua genealogia non posso fare a meno di pensare all'albero genealogico del mio sposo dove i maschi non si sono distinti in virtù.
Oggi Franco nostro figlio, per tua grazia, compie 47 anni.
Giovanni ed Emanuele sono i suoi figli.
Tutti maschi con il pericolo che la colpa di qualche antenato ricada su di loro.
In effetti tutti hanno corso il rischio di morire prima durante o poco dopo la nascita.
Giacobbe benedisse il figlio e profetizzò per la sua discendenza un regno che non gli sarebbe stato tolto.
Noi non vogliamo arrenderci al pensiero che il male vinca sul bene.
Abbiamo sbagliato e continuiamo a sbagliare, anche se oggi siamo consapevoli di quale sia il nostro compito, la nostra parte in questa storia di peccato e di salvezza.
Per questo Signore oggi ti prego affinchè questo figlio generato nella carne non lo abortiamo, dopo averlo messo al mondo, cosa che ha contraddistinto la sua storia prenatale e non solo.
Quando era nella mia pancia ho avuto tante minacce di aborto contro le quali non abbiamo combattuto con le armi della preghiera, ma con bisturi, medicine e tanta rabbia.
Quando nacque io non lo riconobbi perchè non era come lo avevo immaginato e non portava il nome che avevamo scelto, ma quello odiato del nonno paterno che doveva farsi perdonare tanti peccati, tante sofferenze che ci aveva procurato.
Nè il nome quindi che ereditò da suo nonno senza che potessi o sapessi oppormi, nè la faccia, nè i suoi orari, il suo pianto, me lo fecero amare come te che ami ogni creatura, prima ancora che noi genitori lo pensassimo, lo desiderassimo, lo concepissimo.
Io, per la vergogna e la paura che qualcuno dicesse che era brutto, lo nascosi nella camera d'ospedale e poi sotto un cappello di pelliccia perchè non si vedessero le irregolarità del volto.
Non sapevo allora che i bambini nascono brutti quando hanno molto sofferto nel tavaglio del parto, cosa che avrebbe dovuto farmelo amare di più.
Ignoravo queste cose, nonostante avessi avuto l'esperienza di mia sorella che mi sembrò un mostro, quando la vidi appena nata, anche lei avendo rischiato la vita, insieme a mia madre che volle, nonostante le difficoltà preannunciate, partorirla in casa.
Anche lei fu un miracolo che nascesse e porta il nome di tua madre perchè fu battezzata prima che uscisse tutta dall'utero che l'aveva nutrita.
Mi viene in mente un'altra bruttezza di cui venni a conoscenza avanti negli anni: la mia.
Ero tanto brutta e nera che papà disse: " peccato che sia femmina!" aggiungendo poi " questa qui guai a chi me la tocca!"
La seconda esclamazione sicuramente è stata quella che mi ha salvato, perchè è equivalsa ad una benedizione potente, un suggerimento dello Spirito.
E così è stato.
Ripensando quindi alla bruttezza che caratterizza molti bambini alla nascita, vorrei chiedere perdono per i peccati che io ho fatto non ringraziandoti per il dono che mi hai mandato prima del tempo ( 8 giorni a Natale), il primo presepe dove mi invitavi ad entrare.
E poi quelle minacce di aborto che nel tempo si ripetettero, minacce di morte per quel figlio che non riuscivamo a tenere in vita con la nostra alleanza nuziale continuamente in pericolo.
Sei tu Signore che hai salvato questo figlio da morte sicura, perchè ci hai ripreso dalle grandi acque che ci stavano sommergendo e hai voluto che, nonostante la nostra incapacità a fare comunione, ad allearci , a essere un cuor solo e un'anima sola, vivesse e desiderasse una famiglia unita nell'amore.
Ti ringrazio Signore che ci hai fatto capire dove stavamo sbagliando e ci fai desiderare di correggerci perchè non solo Franco, ma anche i suoi figli e i figli dei figli beneficino della tua e nostra benedizione per mille generazioni.

martedì 3 dicembre 2019

I piccoli



(Mt 11,25)

"Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno."
Passiamo la vita a gareggiare per arrivare primi; per essere giudicati migliori, facciamo carte false.
E' una corsa al massacro e sono pochi quelli che si rassegnano a rimanere nella condizione di ultimi, piccoli, disprezzati, giudicati non ok per la nostra società che mette in palio sempre troppo pochi posti per sperare di farcela.
E' una lotta che contraddistingue le nostre relazioni perchè nessuno vuole sentirsi da meno rispetto agli altri, anche se si fa quotidianamente esperienza di fallimento perchè i sapienti, i bravi conoscono tutti i trucchi per raggiungere l'ambito obiettivo.
Quando poi ci capita una pagina del vangelo che contrasta vistosamente con ciò che ci hanno insegnato e che la società pretende da noi, rimaniamo spiazzati e non comprendiamo.
Ho sempre pensato che la Parola di Dio era rivolta ai semplici, a quelli che madre natura non ha dotato di cervello e l'ho snobbata per tanto tempo.
Del resto se si ragiona con il cervello come si fa a dar ragione a Gesù?
E io ero, e ancora lo sono un po', donna di cervello, come si suol dire, donna per cui due più due fa quattro e tutto si spiega con la ragione, cosa di cui mi sono sempre gloriata.
Al cuore non ho mai pensato come sede di sentimenti, come terzo occhio, come custode delle verità più profonde.
I bambini ci insegnano il vangelo, ci definiscono categorie nuove, ci mettono davanti un altro modo per guardare il mondo e le cose.
Nelle catechesi prebattesimali siamo soliti dire questo portando ad esempio la nostra esperienza di nonni a cui Dio ha dato la possibilità di fare gli esami di riparazione con due splendidi libri di carne, i nostri nipotini.
E non è a dire che non ci avesse fornito del materiale necessario quando eravamo giovani sposi, visto che dopo un anno di matrimonio nacque il nostro primo e rimasto unico figlio.
Ma noi, per le vicende della vita ma soprattutto per le nostre abitudini a guardare quello che non c'è e non a ringraziare per quello che c'è, abbiamo slittato lo sguardo sempre lontano dal dono che ci era stato recapitato.
Non mi sono mai fermata a giocare con mio figlio nè ho guardato il mondo con i suoi occhi nel poco tempo che mi era concesso di stare con lui.
Mi dispiace che la malattia, subentrata con la sua venuta al mondo, sia stata un ostacolo per godere del dono.
Ho cercato lontano ciò che Dio continuava a mettermi vicino.
Ecco perchè le mie frequentazioni non sono state con i piccoli ma con i migliori che mi potevo comprare con il denaro che allora non ci mancava.
Dovevamo sperimentare i limiti di certi nomi, grandezze e specializzazioni, per tornare a valle con le pive nel sacco e tanti problemi irrisolti.
E nel silenzio, nell'angoscia e nel buio di tanti sconvolgimenti, ecco spuntare il germoglio, i germogli su piante ormai inaridite, piante incapaci di dare frutto.
Si può diventare fecondi e felici quando lo stato e la vita e il mondo ti hanno messo da parte, ti hanno cancellato praticamente dai loro registri?
Questi piccoli libri di carne, cresciuti nelle nostre mani perchè illuminati e alimentati dall'amore di Dio a cui avevamo permesso di penetrare e permeare i nostri cuori sono diventati la nostra bibbia, il nostro catechismo, la chiave per entrare nel mistero del regno, nel significato delle parabole.
Le loro domande sono diventate le nostre domande, i loro bisogni, i nostri bisogni, nostri i loro confusi balbettii.
Con loro ho imparato a guardare nel cielo le stelle e i fiori nei prati e sugli alberi gli uccelli e le formiche nelle piccole buche.
Ho imparato a piangere e ridere con loro per cose piccole e grandi, a fidarmi senza pregiudizi e paure di tutto ciò che la vita mi metteva davanti.