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mercoledì 16 dicembre 2020

"Stillate cieli dall'alto"

 

"Stillate cieli dall'alto"

Questa è la settimana  della gioia, inaugurata domenica, quella gioia che mi conquistò quando entrai per la prima volta (in verità non era la prima, visto che avevo frequentato per 16 anni un istituto di suore, che a messa bene o male c'ero andata sempre, salvo gli ultimi anni) eppure mi viene di dire la prima volta che entrai in una chiesa.

Si entra con il corpo ma non con il cuore tante volte in una casa, in una storia, in una situazione.

Ecco quel giorno il corpo e il cuore erano sintonizzati se ne ricordo esattamente la data e le parole che ascoltai.

Era giunto il momento di accontentarsi di quello che la vita ti dava, di quello che riuscivi a vedere, sentire, fare.

Quel giorno era importante per me cercare una sedia al riparo dai rigori dell'inverno,in un luogo appartato e silenzioso, per starmene per conto mio.

Fu la gioia prorompente delle lodi del mattino che erano recitate in quella chiesa che mi svegliarono dal sonno e mi fecero tendere le orecchie.

Fu un giorno memorabile quello di una gioia scoperta lì dove mai avrei pensato.

La gioia nella Parola di Dio che non conoscevo e quella dei fedeli che la proclamavano con convinzione..

Erano pochi ma a me bastarono per invidiarli e desiderare di nutrirmi dello stesso cibo.

La mia vita è stata avara di gioie solevo dire fino a poco tempo fa e l'unica cosa che mi invidiano le persone è il marito che mi segue e mi accompagna.

Anche se sto in punto di morte sono una persona fortunata, a detta degli altri.

Anche io penso la stessa cosa... basta accontentarsi, come dice la Scrittura.

Ma io sono una che non si è mai accontentata, che ha sempre guardato non a quello che aveva ma a quello che mi mancava.

Non l'ho preteso dagli altri, però, ma da me stessa e ho cercato di rimediare cercando dentro di me tutto ciò che mi serviva per non soccombere.

Dio in questa storia dell'Antico Testamento, non ce l'ho fatto entrare e le mie gioie erano frutto di sudore, fatica, bravura mia e solo mia.

Oggi la liturgia da un lato ci pone la gioia annunciata a Sion, a Israele, a noi, uno per uno, perchè è finita la condanna, il dolore, il martirio, la persecuzione, la morte.

Ma la cosa sconvolgente è che Dio esulta di gioia per la sua sposa.

Mai abbastanza mi sazierò di questo Dio che si commuove, che soffre e che gioisce, che è vicino a noi nella gioia e nel dolore nella salute e nella malattia.

La perfezione non sta nell'impassibilità davanti ai nostri problemi, ma la sua partecipazione in anima e corpo a tutto ciò che ci affligge o ci fa stare bene.

" La gioia del Signore sia la nostra forza!"...Quando sentivo il sacerdote concedarci con queste parole non ho mai pensato alla sua, al suo cure di carne che esultava per la sua sposa.

Sono sempre più innamorata di questo Dio dal volto umano, un Dio che parla, che ama, che soffre, che spera.

Un Dio che ogni anno ci ripropone il mistero dell'incarnazione, la bellezza del nostro credo in una Persona viva che cammina con noi e che porta la parte più pesante del nostro bagaglio.

" Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te!" disse l'angelo a Maria, annunciandogli il concepimento del Figlio di Dio destinato ad essergli Sposo per sempre.

Il cammino dell'Avvento è un cammino nuziale, perchè non puoi amare lo Sposo se non l'hai prima partorito, e non puoi essere madre se non hai fatto esperienza di essere figlia amata sopra ogni altra cosa dal tuo Creatore.

Il Natale è possibile se viviamo nell'ascolto della Parola che era in principio, che era presso Dio che era Dio come dice Giovanni.

Il cammino per partorire Gesù è quello di un'infinita miseria presentata a Dio perchè la trasformi in utero fecondo di gioia senza fine.


martedì 15 dicembre 2020

"Il Signore è vicino a chi lo cerca" (Salmo 33)


 

"Il Signore è vicino a chi lo cerca" (Salmo 33)

Quello che leggiamo nel Vangelo è di straordinaria attualità se ci soffermiamo a riflettere su come va la storia, la nostra e quella delle grandi come delle piccole nazioni.
C'è sempre qualcosa che non ci aspettiamo, un piccolo sassolino, come una grande montagna sorta all'improvviso davanti, un incontro a cui non hai dato importanza, una parola ascoltata per caso, un evento che non hai programmato, che non ti aspetti.
Ognuno di noi ha fatto esperienza di quanto i programmi siano fallaci e anche se riusciamo a realizzarli, a raggiungere l'obiettivo, non è mai come lo pensavamo, lo avevamo programmato.
Anche Dio si è trovato a ricalcolare il suo progetto, visto che il primo, quello che contava sulla risposta di Adamo ed Eva non è andato a buon fine.
Ma a tutto c'è rimedio specie per Dio che scrive dritto sulle righe storte e se una cosa non va come Lui avrebbe voluto, come sarebbe stato giusto fosse, ne fa un'altra migliore e ti stupisce.
Questo Natale ci porti a considerare quanto conti nella realizzazione di ciò che ci sta a cuore la sua collaborazione.
L'uomo lasciato libero fa solo macelli e lo abbiamo visto con Adamo ed Eva che volevano prescindere da Lui.
Nella seconda creazione infatti ha pensato che, se voleva fare l'uomo maschio e femmina a sua immagine e somiglianza, si doveva mettere in gioco totalmente, indossando i nostri panni, diventando uno di noi e agendo dal di dentro per insegnare all'uomo cosa crea l'accordo, l'amore, la somiglianza.
Gesù passò la sua vita a pregare prima e dopo e anche durante qualsiasi sua missione, collegato con il campo base che era la Santissima Trinità, il luogo da cui era partito, l'amore che non si misura.
Certo che si è scelto per essere certo che le cose andassero bene una madre che già aveva fatto esperienza dell'essere figlia amata da Dio a prescindere, il che porta a vivere eucaristicamente la tua vita.
Noi certo non possiamo paragonarci a Dio nel trovare rimedi ai nostri errori, nel non scoraggiarci mai quando le cose vanno a rovescio di come le abbiamo pensate, ma una cosa è certa: con Lui noi faremo cose grandi e se ci fidiamo di Lui, se perseveriamo nel sentirlo amico, fratello, sposo, padre e madre in tutti i momenti della nostra vita, belli e brutti non ce ne pentiremo.
Dio l'ha detto, Dio lo ha già fatto.
Molto spesso mi è capitato, a chi non capita? di pensare che per le piccole cose non è il caso di scomodare Dio e ci rivolgiamo a Lui solo quando la casa è allagata.
E poi, quello che siamo abituati a fare è il dargli consigli, stabilire le priorità d'intervento, insomma fare di Lui un alunno tardo a capire.
Perchè noi, che viviamo in questo mondo, le tocchiamo con mano le cose, ci scottiamo e ci facciamo male e portiamo i segni degli scontri contro la nostra non volontà, sicuramente ne sappiamo più di lui che sta in cielo anche se ha fatto l'esperienza umana fino a morire per noi.
Ma il tempo passa e quelli che stanno in paradiso sono lontani anni luce da noi. E Gesù è uno di questi santi, santissimi, il capo di tutti i santi, direi se dovessi spiegarlo ai miei nipotini.
La cosa che ammazza noi cristiani, che ci fa vivere male, è pensare che Dio sia lontano, che il Vangelo non ci riguarda per sbarcare il lunario della nostra ai suoi occhi insignificante quotidianità.
Alziamo gli occhi al cielo solo quando siamo sommersi dalla polvere e dalle macerie, magari solo per lamentarci o piangerci addosso.
"Quante cose si possono fare con Gesù! "
Non le voglio dimenticare le parole di un bambino a cui fu chiesto di sintetizzare due anni di preparazione alla Prima Comunione.
Che scienza! che intelligenza!
Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti proclami la tua lode Signore mio Dio!

martedì 1 dicembre 2020

" Giudicherà con giustizia i miseri"(Is 11,4)



 " Giudicherà con giustizia i miseri"(Is 11,4)

Passiamo la vita a gareggiare per arrivare primi; per essere giudicati migliori, facciamo carte false.

E' una corsa al massacro e sono pochi quelli che si rassegnano a Qrimanere nella condizione di ultimi, piccoli, disprezzati, giudicati non ok per la nostra società che mette in palio sempre troppo pochi posti per sperare di farcela.

E' una lotta che contraddistingue le nostre relazioni perchè nessuno vuole sentirsi da meno rispetto agli altri, anche se si fa quotidianamente esperienza di fallimento perchè i sapienti, i bravi conoscono tutti i trucchi per raggiungere l'ambito obiettivo.

Quando poi ci capita una pagina del vangelo che contrasta vistosamente con ciò che ci hanno insegnato e che la società pretende da noi, rimaniamo spiazzati e non comprendiamo.

Ho sempre pensato che la Parola di Dio era rivolta ai semplici, a quelli che madre natura non ha dotato di cervello e l'ho snobbata per tanto tempo.

Del resto se si ragiona con il cervello come si fa a dar ragione a Gesù?

E io ero, e ancora lo sono un po', donna di cervello, come si suol dire, donna per cui due più due fa quattro e tutto si spiega con la ragione, cosa di cui mi sono sempre gloriata.

Al cuore non ho mai pensato come sede di sentimenti, come terzo occhio, come custode delle verità più profonde.

I bambini ci insegnano il vangelo, ci definiscono categorie nuove, ci mettono davanti un altro modo per guardare il mondo e le cose.

Nelle catechesi prebattesimali siamo soliti dire questo portando ad esempio la nostra esperienza di nonni a cui Dio ha dato la possibilità di fare gli esami di riparazione con due splendidi libri di carne, i nostri nipotini.

E non è a dire che non ci avesse fornito del materiale necessario quando eravamo giovani sposi, visto che dopo un anno di matrimonio nacque il nostro primo e rimasto unico figlio.

Ma noi, per le vicende della vita ma soprattutto per le nostre abitudini a guardare quello che non c'è e non a ringraziare per quello che c'è, abbiamo slittato lo sguardo sempre lontano dal dono che ci era stato recapitato.

Non mi sono mai fermata a giocare con mio figlio nè ho guardato il mondo con i suoi occhi nel poco tempo che mi era concesso di stare con lui.

Mi dispiace che la malattia, subentrata con la sua venuta al mondo,  sia stata un ostacolo per godere del dono.

Ho cercato lontano ciò che Dio continuava a mettermi vicino.

Ecco perchè le mie frequentazioni non sono state con i piccoli ma con i migliori che mi potevo comprare con il denaro che allora non ci mancava.

Dovevamo sperimentare i limiti di certi nomi, grandezze e specializzazioni, per tornare a valle con le pive nel sacco e tanti problemi irrisolti.

E nel silenzio, nell'angoscia e nel buio di tanti sconvolgimenti, ecco spuntare il germoglio, i germogli su piante ormai inaridite, piante incapaci di dare frutto.

Si può diventare fecondi e felici quando lo stato e la vita e il mondo ti hanno messo da parte, ti hanno cancellato praticamente dai loro registri?

I figli di nostro figlio sono stati

i piccoli libri di carne, cresciuti nelle nostre mani perchè illuminati e alimentati dall'amore di Dio a cui avevamo permesso di penetrare e permeare i nostri cuori .

Essi sono diventati la nostra bibbia, il nostro catechismo, la chiave per entrare nel mistero del regno, nel significato delle parabole.

Le loro domande sono diventate le nostre domande, i loro bisogni, i nostri bisogni, nostri i loro confusi balbettii.

Con loro ho imparato a guardare nel  cielo le stelle e  i fiori nei prati e sugli alberi gli uccelli e le formiche nelle piccole buche.

Ho imparato a piangere e ridere con loro per cose piccole e grandi, a fidarmi senza pregiudizi e paure di tutto ciò che la vita mi metteva davanti.

giovedì 26 novembre 2020

"Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina".(Lc21,28,)

 



"Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina".(Lc21,28,)

O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,  di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne,  come terra deserta, arida, senz'acqua...Nel mio giaciglio di te mi ricordo, penso a te nelle veglie notturne,...Signore, fino a te giunga il mio grido... esulto all'ombra delle tue ali...

Per te ogni giorno siamo messi a morte, stimati come pecore da macello. Svègliati, perché dormi, Signore? Dèstati, non ci respingere per sempre. Perché nascondi il tuo volto, 

dimentichi la nostra miseria e oppressione? Poiché siamo prostrati nella polvere,  il nostro corpo è steso a terra. Sorgi, vieni in nostro aiuto; salvaci per la tua misericordia...

Quanto vorrei Signore conoscere a memoria tutte le preghiere scritte nel libro della vita, preghiere da te ispirate che mi accompagnino in ogni momento della giornata, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.

Tu sei un Dio che parla, un Dio che suscita, crea la parola che sale a te non invano.

Questa notte è stato un inferno di dolore.

Pensavo a Daniele nella fossa dei leoni e pensavo che la sua arma è stata un 'incessante preghiera di lode.

Io questa notte non sono stata capace di lodarti, benedirti e ringraziarti, nè di leggere ciò che forse mi avrebbe distratto da tanto dolore.

I miei occhi erano offuscati da un velo che mi impediva di distinguere chiaramente lo scritto.

Ho cercato allora di trovare una posizione che mi permettesse di dare riposo alle membra fiaccate da una lotta impari con il male.

Avrei, come spesso mi accade, chiamato al mio fianco Maria perchè mi aiutasse a contemplare il mistero della mia vita abitata da te.

Ma il dolore era troppo grande per formulare qualsiasi pensiero che mi facesse vivere questo momento come occasione di grazia.

"Rimanete nel mio amore" le parole che mi venivano in mente, rimanere, stare, non fuggire da quel tormento, da questo tormento alle mani, alle braccia, al collo, a tutto il corpo.

Rimanere inchiodati alla croce senza sentire nulla, non il tuo respiro, non il battito del tuo cuore, senza avvertire il tuo sguardo posarsi su di me.

Il sabato santo ho sperimentato questa notte.

"Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina", hai detto.

Ho intrecciato il rosario tra le dita dolenti e ho sperato che il calore del legno d'ulivo dei grani e del crocifisso a cui erano legati sarebbe stato un buon segnale perchè ti accorgessi di me e venissi in mio soccorso.

Ho trovato la pace del cuore stando in silenzio con Maria al mio fianco e la certezza che saresti presto venuto a liberarmi.

Mi si attacchi la lingua al palato se ti dimentico Gerusalemme!

sabato 14 novembre 2020

"Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"(Lc 18,8)




 " Dobbiamo accogliere tali persone per diventare collaboratori della verità" (3Gv, 8).

 "Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"(Lc 18,8)

Gesù a conclusione della parabola del giudice disonesto non si chiede se troverà gente che prega incessantemente, ma se troverà fede sulla terra.

La preghiera nasce dalla fede, la fede nasce dall'amore, è intimamente connessa con l'amore donato da Dio e riversato sugli uomini attraverso coloro che lo accolgono con cuore sincero.

Noi siamo canali di una multiforme grazia che dall'alto si spande su tutte le creature.

Ci sono brocche pronte ad accogliere l'acqua dello Spirito, brocche piccole e grandi, sbrecciate, lesionate, vecchie e nuove, in buono e cattivo stato, che  aspettano di riempirsi perchè la gente ha sete, tanta sete e cammina in un deserto arido e inospitale.

C'è chi quell'acqua se la tiene per sè e chi provvede a dissetare gli altri nella certezza che mai gli verrà a mancare, perchè la nostra vita è in quel lasciarsi attraversare da quell'acqua, lasciarsi bagnare e nutrire da Dio nella fede incondizionata che mai ci lascerà senza, specie se ci vede operosi nella carità, distributori di gioia e di pace con i nostri gesti concreti di amore.

Dio ama sempre, ama a prescindere, ama tutti.

E' questa convinzione che ci porta ad un atteggiamento di preghiera continuo che ci sazia se i suoi doni, frutto del suo amore, li usiamo per far stare bene i nostri fratelli, per sostenerli nei momenti della prova, per non perderli mai di vita anche quando sono lontani fisicamente, per amarli come Lui ci ha amato.

La fede è mantenere aperte le porte del nostro cuore, presentare le nostre brocche, perchè Dio possa riempirle di sè del suo amore.

L'amore fa fermare le lancette dell'orologio, perchè ti riempie, ti appaga e ti nutre.

Mi piace e mi commuove pensare che la sete di Dio e la nostra s'incontrano in questa ricerca della verità più profonda inscritta nei nostri cuori.

"Ho sete!", disse Gesù sulla croce. 

Gli diedero una spugna imbevuta di aceto.

Anche noi rispondiamo così a chi ci chiede un po' di tempo, di attenzione, di cura. 

Il nostro aceto è racchiuso in un cofanetto indorato e luccicante di scuse perchè il tempo non lo possiamo donare agli altri quando non ne abbiamo abbastanza per noi.

"Ho sete" continua a dire Gesù, ma noi ci turiamo le orecchie, giriamo gli occhi da un'altra parte perchè abbiamo troppe cose da fare, troppe da pensare per farci carico dei bisogni degli altri.

Continuo a guardare il crocifisso.. Dal petto squarciato scende sangue e acqua. 

Gesù, il Vivente continua a parlarmi...

Lo contemplo, lo amo, lo adoro....

Corro a prendere la mia brocca riposta in cantina, seppellita da ciarpame di ogni tipo, devo fare presto perchè non appassisca del tutto il virgulto che lui ha piantato, voglio che lui mi attraversi e mi renda serbatoio d'amore.

Non mi stancherò di stare ai suoi piedi, con Maria, non smetterò di contemplare le sue ferite, non smetterò di chiedere il suo perdono.


martedì 3 novembre 2020

"Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio" (Lc 14,15)



 "Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio" (Lc 14,15)

Un tempo partivo sempre dalla parola che  leggevo sul calendario liturgico appeso sul comodino, la prima su cui al risveglio avevo deciso di posare gli occhi e la mente.

Ed era bello constatare, attraverso le associazioni di idee, i pensieri, le riflessioni, i ricordi supportati dal tuo Spirito, che quella parola era per me, rivolta a me, anche quando a prima vista non sembrava.

Poi ho smesso, perché le letture che si ripropongono durante l'arco dell'anno, sono le stesse e mi sembra che non abbiano niente di  nuovo da dirmi. 

"Dio mi parla, Dio è qui, Dio non mi lascia mai sola ", mi dicevo, perché immancabilmente scoprivo nella Parola un nesso, una connessione con la mia vita e crescevo nella fede.

Oggi è come se avessi gli occhi appannati, il cuore indurito, la mente non più tanto agile, come accade ai vecchi che dimenticano spesso quello che stanno vivendo o facendo e sono bravi solo a ricordare il passato.

Il presente è sempre nebuloso per gli anziani, come se avessero perso la capacità di vivere il qui e ora.

Così questa mattina la tua parola Signore, mi proietta su quanto per me è stato importante scoprire: che la messa è un invito a nozze e che l'abito necessario per parteciparvi è la consapevolezza di quanto tu sei grande e quanto noi siamo immeritevoli, consapevoli della distanza, consapevoli della grazia, consapevoli di non meritare tutto quello che tu ci dai.

Ho letto da qualche parte che la vita è un invito a nozze continuo, non solo la domenica, ma anche ogni giorno, ogni minuto.

Ci chiami a mangiare il tuo corpo e a bere il tuo sangue, a fare tutto quello che tu hai fatto perché fosse per noi un memoriale, vale a dire attuazione di ciò che accadde sulla croce..

"Mangiatene e bevetene tutti… Fate questo in memoria di me... "

La notte in cui fosti tradito, la notte più terribile, più angosciosa, la notte in cui al peso dei nostri peccati, alla condanna immeritata che ti si prospettava, alla solitudine a cui ti hanno lasciato i tuoi amici più intimi, in quella notte tu ci ha invitato a nozze, al banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, la notte in cui fosti tradito hai dato il tuo corpo, il tuo sangue, tutto te stesso, e non ci hai invitati ad essere spettatori delle tue nozze ma ad unirci nel corpo oltre che nello spirito a te.

Scoprire che non siamo invitati ma sposi del Figlio ci coglie impreparati, ci riempie il cuore di gratitudine, di grazia incommensurabile, perché ad una festa di nozze, se gli invitati godono del banchetto, lo sposo e la sposa sono quelli che realizzano la loro tensione all'unità, il loro amore in tutte le sue componenti.

Tu Signore chiami tutti alla festa della vita e pian piano ci conduci sull'alto monte e progressivamente ci istruisci e ci farai assaggiare a piccoli sorsi il vino buono e, dopo che è finito, un altro ancora migliore, trasformando l'acqua in vino perché la festa duri e il tempo si fermi nella gioia dell'incontro con te.

Perché alla fine della festa ci vieni a chiamare e ci porti in disparte e ci rivolgi parole d'amore e ci sollevi alla tua altezza e, lontano da occhi indiscreti, ti doni totalmente a chi ha accettato l'invito e ha apprezzato i tuoi doni e ne è riconoscente nella misura in cui la povertà, la malattia, l'emarginazione sociale avevano decretato la fine della sua funzione su questa terra.

Tu così hai fatto con me e penso che questo accada a tutti quelli che ti cercano con cuore sincero.

Io ti amo Signore, mio Dio e mio redentore, mia roccia, mio Salvatore, ti adoro, mi prostro davanti ai tuoi piedi e ti rendo grazie per tanta tenerezza, mentre dal tuo cuore trafitto sgorga l'acqua viva.

giovedì 24 settembre 2020

“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1)

 



Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1)


Le riflessioni del Qoelet in questi ultimi giorni mi hanno sempre più toccato e coinvolto, perché, quando più vai avanti negli anni, tanto più ti rendi conto di quante cose ti vengono meno.
Quanti ricordi, quanti rimpianti!
Quante occasioni che ti sei lasciato sfuggire, quante opportunità che non hai saputo cogliere, apprezzare e per le quali non hai ringraziato nessuno!
E ti sembra molto molto più ricca di attrattive la vita passata, rispetto a quella che oggi vivi nel depauperamento progressivo di ciò che ti sembrava scontato e indispensabile.
Inevitabile il rimpianto per ciò che non è più, il desiderio di ritornare indietro nel tempo, ma anche un po' la rabbia per non aver saputo apprezzare a tempo debito ciò che gratuitamente ti era stato donato.
Ancora adesso mi fa male il ricordo di un rifiuto, da parte mia, di un pezzo di torta che mio padre mi offriva perchè ritenuto troppo piccolo.
La torta finì nella bocca di mio padre che non scherzava quando era in ballo l'educazione dei figli.
Quel dolce non tornò più, mentre l'amore di mio padre non venne mai meno, che mostrò specie quando mi ammalai e con mamma si fece carico di me e della mia famiglia.
Dicono che l'idea che ci facciamo di Dio è influenzata dall'immagine che abbiamo del padre.
Ma nessun padre nella carne può competere con Dio, il papà di tutti i papà, come lo chiamava Giovanni quando era piccolo.
“ C'è un tempo per piangere un tempo per ridere... un tempo per nascere un tempo per morire... un tempo degli abbracci e un tempo per astenersi dagli abbracci...”
“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo”trovo scritto sul calendario liturgico nella giornata di oggi.
Tutto quello che dice il Qoelet è estremamente vero ma angoscioso se non lo leggiamo alla luce di Cristo.
“Il tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori” parole che ho sentito pronunciare dalla bocca di una mamma mentre teneva in braccio il figlio molto malato.
Mi colpì la serenità del suo volto, la tenerezza dello sguardo posato sul piccolo che mi fecero intendere che quelle parole lei le sperimentava ogni giorno, ogni momento nel rapporto con la sua storia.
Il dolore innocente è ciò che tocca le persone e spesso le allontana da Dio, che non dovrebbe permettere che i buoni, i giusti, i piccoli, soffrano senza averne colpa.
Ma Dio è Padre e Madre e, come tale vuole, solo il bene dei suoi figli.
Questa sera nell'omelia che il sacerdote ha fatto in occasione dell'anniversario di nozze di una coppia, guardando i figli presenti alla cerimonia, ha detto che per capire quanto i genitori ci hanno voluto bene bisogna che muoiano.
E non è forse quello che nella fede crediamo?
“ «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
La morte ci fa paura, non possiamo negarlo e facciamo di tutto per esorcizzarla, evitarla almeno come ipotesi lontana.
Noi per poter veramente fare il salto e vivere nella dimensione dello Spirito, dobbiamo attraversare fino in fondo la nostra umanità che purtroppo cerchiamo di evitare proprio perché ci ricorda la nostra impotenza di fronte all'ineluttabilità della morte.
Guardiamo a Cristo che sperimentò fino in fondo i limiti della carne, condividendo con noi tutto, ma proprio tutto, persino la morte che trasformò in via di salvezza.
Infatti chi è venuto a togliere all'uomo la paura di perdere qualcosa, la paura di finire nel nulla, lo smarrimento del non senso è Cristo il quale, attraverso la sua umanità, ci ha portati in un'altra dimensione, ci ha traghettati, morendo, nell'ottavo giorno, il giorno delle occasioni favorevoli, il giorno eterno, incorruttibile della misericordia di Dio.

sabato 1 agosto 2020

"Ci ha parlato del Signore, nostro Dio" (Ger 26,16


 Ci ha parlato nel nome del Signore nostro Dio (Ger 26, 16)

Questa mattina voglio riflettere sui peccati di omissione, quei peccati che non ci confessiamo perché non pensiamo che abbiano importanza.
Siamo portati a farci i fatti nostri e a non intervenire quando una presa di posizione potrebbe in qualche maniera danneggiarci o comunque farci perdere tempo.
Normalmente le leggi indicano ciò che non si deve fare e questo è ciò che accomuna anche gran parte delle religioni.
Nella nostra società si è diventati sempre più individualisti specie ora che gli appartamenti sono rigorosamente separati gli uni dagli altri o almeno questo è desiderio di chi se lo può permettere.
Gli ingressi rigorosamente separati, case autonome, recinzioni a prova di ladro, ma anche a prova di vicino, ritenuto a priori scomodo.
La preoccupazione per il pericolo che viene dagli sconosciuti è generalizzata, cosa in effetti vera perché i telegiornali, i mass media non ci risparmiano scene di vittime ingenue cadute nella rete di malavitosi, ma anche di persone di cui si fidavano.
Un tempo vivevamo con le porte aperte e non avevamo nessuna paura di essere aggrediti.
Ci sentivamo liberi di lasciare la chiave nella toppa, perchè nessuno si sentisse escluso dalla nostra ospitalità.
Oggi con l' aumento dei dispositivi per difendersi aumenta anche il nostro isolamento, la nostra insensibilità su ciò che ci accade attorno.
Spesso accade che si trova qualcuno morto solo dopo molti giorni nella sua casa, senza che se ne sia accorto qualcuno.
La tecnologia ci viene in aiuto e ci supporta con diavolerie di ogni tipo per astrarci dal mondo che ci circonda.
E' sotto lo sguardo di tutti, almeno di quei pochi che si fanno delle domande, che non c'è persona che a tavola, al ristorante, in strada, nei luoghi di attesa, in auto, sul treno ecc l'attività principale dei nostri compagni di viaggio.
Usare il telefonino per svago o per lavoro, in relazione strettissima con il proprio tesoro.
Qualche giorno fa mi è capitato di osservare il comportamento di Giovanni il mio nipote più grande che stava aspettando il suo turno per esibirsi sul palco alla batteria.
Io ero tra gli invitati.
Non capita mai che Giovanni non abbia tra le mani il telefonino, ma quella volta non poteva proprio perché doveva esibirsi a momenti.
Per questo si è messo a guardare quello che io stavo facendo col mio telefonino, cosa che lo ha stupito e gli ha fatto esclamare:"Ma nonna quanta fatica e quanta pazienza hai per pubblicare quello che scrivi!"
Anche io in quel momento mi stavo estraniando da ciò che mi circondava, ma l'ora era tarda e dovevo prima di mezzanotte postare sui gruppi la meditazione sulla liturgia del giorno.
Ho pensato che era la prima volta che Giovanni senza lo strumento diabolico ha dimenticato se stesso ed è venuto a me, da quando ha raggiunto l'età per possederlo.
Non posso dire che io sia esente da queste tentazioni diaboliche di ingannare i tempi dell'attesa chattando o lavorando per il mio Signore.
Comunque ricordo con nostalgia il tempo in cui nelle sale di attesa riuscivo a sollecitare gli altri a parlare e condividere con me fatti e aspetti della propria vita.
In quelle occasioni ho favorito l'apertura del cuore, rendendo possibile al Signore di entrare nei nostri discorsi.
Sono stati gli incontri più belli, incontri di storie, incontri di esperienze, incontri di vita.
Il peccato di omissione è frutto della nostra società malata che usa il progresso per dividerci, opera diabolica che ci porta alla morte. Geremia come anche Giovanni Battista, due profeti che oggi la liturgia sottopone alla nostra attenzione non si curano delle conseguenze di delle loro parole suggerite da Dio, faranno una brutta fine.
Certo è che se pensiamo a questo nessuno ha voglia di esporsi perché anche Gesù è stato rifiutato e condannato a morte per quello che diceva incurante delle conseguenze del suo operato.
Allora c'è da chiedersi di che cosa ci dobbiamo occupare, di che cosa ci dobbiamo preoccupare, se la morte aspetta i profeti.
È chiaro che il discorso dell'annuncio per il bene della comunità non attrae, anzi ci porta a fuggire come fece Giona che finì poi nella pancia di un pesce da cui fu rigettato.
Ma se pensiamo alla morte come porta di verità, di giustizia, di vita vera, di eternità, di conoscenza completa del nostro Dio, le paure ci abbandonano e ci viene un coraggio da leoni.
La Fede fa questi miracoli.
Solo chi ha fede può portare avanti un discorso di vita senza paura.
Oggi voglio riflettere su quanto trattenga di ciò che il Signore mi suggerisce e quanto sia disposta a rischiare per Lui.

venerdì 3 aprile 2020

Solitudine



Meditazioni sulla liturgia  di
venerdì della V settimana di quaresima
Letture:  Ger: 20,10-13; Salmo17 ; Gv 10, 31-42
ore 5.23
 

Sei sempre più solo Signore Gesù, il tuo calvario è questa progressiva solitudine, questo abbandono da parte anche dei tuoi più intimi amici, e se non capisco cosa significhi morire in croce, capisco quanto si soffra a rimanere soli.
Per anni ho combattuto quella che per me e per mia madre fu una malattia, quella della paura di rimanere sole.
Le crisi di panico che ne conseguivano erano devastanti e ci hanno fatto molto soffrire.
Nessuno ci capiva e mamma purtroppo morì senza aver debellato la paura.
A me hai concesso di uscire fuori da questo baratro, mi hai donato la tua Parola che ti rende presente e mi toglie ogni paura.
Oggi più che mai sento quanto sia importante scoprire che tu mai ci hai abbandonato, che sei al nostro fianco come un prode valoroso che combatte per noi e con noi i nemici che attentano alla nostra vita.
Sempre più mi rendo conto della necessità di avere accanto qualcuno che risponda di noi, che ci corrisponda, che risponda alle nostre domande, si faccia carico dei nostri problemi.
Tu Signore hai inventato la famiglia, la coppia perchè facessimo esperienza di amore, ma tu lo sai come sono andate le cose, prescindendo da te.
Le colpe dei nostri padri sono ricadute sulle nostre spalle e oggi noi siamo feriti dagli agguati e dalle incursioni dei briganti che non vogliono che il tuo progetto si realizzi.
Ma io credo in te Signore, di te mi fido e solo in te ripongo ogni mia fiducia.
Sei tu che riempi la mia brocca di vino nuovo, vino della gioia, vino della condivisione e della festa per le nozze celebrate con te che sei il mio Creatore e Signore, sei mio baluardo e mia fortezza, mio potente liberatore.
Quanto ti costò restituirci lo specchio infranto, il luogo in cui noi potessimo guardare la nostra miseria e cercare la luce!
Quanto hai sofferto mio Signore per quei rifiuti alla verità che tu eri venuto a mostrare! 
Perdono Signore per me e per quelli che pensano di poter compensare la propria solitudine con altro che non sia tu.
Mi è di grande aiuto ascoltare, specie in questi ultimi giorni, le parole che dici riguardo al tuo legame con il Padre.
Tu non sei mai stato solo perchè mai ti sei allontanato dalla tua casa, dalla dimora dell'amore.
Noi spesso lo facciamo e per questo siamo infelici.
Aiutaci Signore a non dimenticare mai di essere tuoi figli, che ti prendi cura di noi anche e soprattutto quando ci allontaniamo da casa.

sabato 14 marzo 2020

Quale Dio è come te?




SFOGLIANDO IL DIARIO...

Misericordioso e pietoso è il Signore"(Salmo 102)

7 marzo 2015
Non c'è che dire Dio ci stupisce sempre, con le sue soluzioni inaspettate e non proprio canoniche. 
La parabola del padre misericordioso che un tempo chiamavamo del figliol prodigo, ci disorienta per il modo con cui questo genitore educa il figlio che non ci sembra poi tanto pentito dei suoi errori, quanto spinto a riconoscerli per suo esclusivo vantaggio. 
Quando hai fame, hai sete, non hai un tetto che ti ripari, quando sei costretto a fare un lavoro da bestia per sbarcare il lunario senza trarre vantaggi per la tua vita, senza salute, amici, decoro, relazioni, è normale tornare sui propri passi, ricordando la casa di tuo padre dove non ti mancava niente.
Quanti di noi, io per prima, non tornano a casa, non si rivolgono a Dio per orgoglio, perchè non riescono a perdonarsi il fatto di essersi così tanto allontanati da Lui e aver dilapidato tutte le sostanze che generosamente ci aveva dato. 
Questo figlio non è pentito, ma riconosce di aver sbagliato, allontanandosi da casa.
Il primo passo della conversione è desiderare quello che si è perso allontanandosi da Dio e riconoscere che l'inferno non l'ha creato Dio per la nostra dannazione, ma ce lo creiamo noi, quando ci allontaniamo dalla fonte della vita.
Per anni mi sono rifiutata di chiedere a Dio la guarigione, mi sono rifiutata di rivolgermi a Lui, perchè, dicevo, che non è giusto che uno si ricordi di Lui quando è nel bisogno.
"Quando sarò guarita pregherò" rispondevo a quelli che mi volevano convincere del contrario e ci fu una persona che esclamò: "Quanta superbia!". 
Parole che non capii, perchè a me non è mai piaciuto usare le persone, figuriamoci Dio!
Dicevo all'inizio che Dio ci sconvolge con i suoi comportamenti e agisce molto meglio di quanto noi sappiamo fare o pensare.
Certo è che per fare esperienza di quanto grande sia la sua misericordia devi toccare il fondo, perchè quando l'orgoglio non ti serve a procurarti il cibo necessario per vivere, gli amici, il denaro, la salute, gli affetti, abbassi la testa e tendi la mano.
Così è avvenuto per me che, strada facendo, ho fatto esperienza di quanto conti poggiare sulle forze, sulla grazia di Dio per affrontare qualunque nemico.
Dio è in ciò che ci manca, ho letto da qualche parte ed è straordinariamente vero.

La giornata di ieri, se la racconto è da incubo con la corrente elettrica che è andata via dall'una della notte e ci ha lasciato senza acqua, luce, riscaldamento, telefono, televisione, connessione internet, ascensore(che sarebbe il meno, se io camminassi con le mie gambe).
A questo si aggiunga la chiusura delle scuole con i bambini che non sapevano, oltre i compiti, come passare il tempo, visto che anche la batteria e il basso che sono i loro inseparabili compagni di viaggio, vanno a corrente, come computer, telefonini, smartphone che nessuno aveva provveduto a mettere in carica.
Giovanni mi ha detto che era tutto morto, non funzionava niente e l'unica cosa da fare era ...
Ci siamo inventata una giornata alternativa, parlando del tempo passato, quando tutte queste cose non c'erano. 
Abbiamo avuto modo di giocare a indovina città, di ricordare i momenti belli e brutti della nostra vita, abbiamo letto e scritto pesie, abbiamo condiviso passioni, bisogni, ricordi, speranze.
Tutto questo in una giornata no da tutti i punti di vista, quasi tutti, perchè Dio sa di cosa abbiamo bisogno e la necessità ci fa stringere gli uni agli altri per non sentire la sferza del freddo.
E pensare che solo domenica, quando Giovanni mi è stato affidato perchè aveva la febbre , mi sono tanto arrabbiata con lui che gli ho detto parole che mai gli avevo detto, parole come spade che ti tagliano in due e ti dilaniano. 
Gli ho chiesto scusa dopo, gli ho chiesto di perdonarmi perchè, se lui si era comportato male chattando con il telefonino e guardando con il terzo occhio la TV, mentre gli chiedevo cosa gradiva mangiare, io ero stata una cattiva educatrice, rispondendo al male con un male più grande che è quello di ritirare da lui ogni benedizione.
Un giorno di digiuno dalla follia mediatica e consumistica che ha avvicinato il cuore e ci ha ridato speranza.
Alla sera, stremata sarei andata volentieri a letto, nascondendomi sotto mille strati di coperte. 
Ma avevamo un impegno grande: quello di incontrare i genitori dei fidanzati. 
Ogni volta che c'è questo appuntamento si scatenano le forze del male e i sintomi dolorosi si accentuano a tal punto da venire meno. 
Succede, è successo sempre così.
Ma il Signore è la nostra forza e questa volta ha messo tutto Lui, perchè eravamo proprio con le batterie a terra. 
Neanche un foglio abbiamo potuto stampare delle cose da dire, ma alla rinfusa nel cassetto ho trovato ciò che forse mi sarebbe servito.
Nè con Gianni avevamo avuto modo di metterci d'accordo su come condurre l'incontro.
Ero così convinta che non sarebbe venuto nessuno che avevo pregato padre Vincenzo di rimandare tutto, ma non ne ha voluto sapere. 
Dio ha provveduto a far venire numerose  le coppie e a renderle attente, interessate a quello che Lui ci avrebbe ispirato. 
Abbiamo per l'ennesima volta sperimentato che , quando non hai niente da portare porti Cristo nella sua interezza. 
Io spero che se non proprio tutto, un frammento della Sua luce, sì da far venire loro la voglia di incontrarlo di persona, l'abbiamo portato.
Per questo voglio ringraziare lodare e benedire il Signore che tiene sempre aperte le porte della sua casa perchè non ci facciamo problemi a ritornarvi nei momenti cruciali.

giovedì 12 marzo 2020

" Benedetto l'uomo che confida nel Signore" (Ger 17, 7)



" Benedetto l'uomo che confida nel Signore" (Ger 17, 7)
Perchè siamo benedetti è necessario averti incontrato e averti riconosciuto, Signore, cosa non scontata.
Perchè tu continui a percorrere le strade del mondo, continui a frequentare le nostre case, i nostri condomini,i luoghi di lavoro e di svago, ma non ti riconosciamo.
Tu sei risorto e sei vivo ma noi viviamo come se tu fossi ancora chiuso in una tomba o appeso ad una croce.
Oggi ci ricordi che sei in ogni uomo che ha fame, che ha bisogno di aiuto, ci ricordi che non dobbiamo cercarti lontano perchè sei in ciò che al fratello manca.
Non è facile attualizzare la tua parola, tenerne conto sempre, anche se ci mettiamo d'impegno.
Mi riconosco ancora tanto avara, bisognosa di essere guarita dalla mano inaridita, dal cuore di pietra che lascia passare troppo poco perchè il tuo amore risplenda in pienezza.
Chiedo a Maria di aiutarmi a diventare sempre più generosa nei confronti dei miei fratelli bisognosi, chiedo a lei di portarmi per mano a toccare le tue ferite e versarvi sopra l'olio della tua tenerezza.

martedì 11 febbraio 2020

Ascolta e perdona





" Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?"( 1Re 8,27)

"Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. ASCOLTALI DAL LUOGO DELLA TUA DIMORA, DAL CIELO; ASCOLTA E PERDONA" ( 1Re 8,30)
Queste sono le parole che mi hanno colpito da sempre, quando mi imbatto nella preghiera di Salomone che mi ha sempre affascinato per la sua estrema attualità, sincerità, purezza, essenzialità.
Ma oggi, ed è questo il miracolo di un Dio che non si ripete, ma pian piano alza il velo e ti porta attraverso la preghiera, l'ascolto della sua parola ad una più intima conoscenza di Lui... Ma oggi, dicevo, mi ha colpito non la conclusione ma l'inizio della preghiera.
"Signore, Dio d'Israele, non c'è un Dio come te, nè lassù nei cieli nè quaggiù sulla terra! Tu mantieni l'alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore" (1 Re 8, 23).
"La preghiera è pensare a Gesù amandolo" dice p. De Foucauld
Noi non sappiamo, io non so pregare, mi sono detta, perchè le mie preghiere raramente cominciano con un canto di lode a Dio.
La gratitudine per tanti suoi benefici,  il riconoscergli la fedeltà e la misericordia in un'alleanza squilibrata dove la fedeltà poggia non su di noi, ma su Cristo redentore e salvatore, in cui siamo stati innestati con il Battesimo  eravamo troppo piccoli per capirlo, quando il Dono ci è stato recapitato e non abbiamo avuto nessuno che ce lo ricordasse o ci aiutasse a rendere efficace questo innesto.
Io mi definisco una donna di preghiera non tanto per i miei meriti che non sono nulla, ma per Sua grazia.
La situazione di estrema precarietà che con il tempo è diventata umanamente ingestibile si è trasformata in occasione d'incontro con Lui a cui chiedo consiglio, aiuto, benedizioni e ogni cosa che contribuisca a farmi stare bene, aumentando la mia fede e togliendomi la paura, le paure.
E di paure ne ho tante, anche se cerco di tacitarle con un sorriso, con una distrazione non proprio canonica, paure che all'improvviso mi sorprendono emergendo dal fondo di abissi che pensavo esplorati.
Uno il coraggio non se lo può dare, disse don Abbondio al Cardinale Federico Borromneo che lo redarguiva perchè aveva fatto di testa sua senza chiedere consiglio al suo superiore.
"Quegli occhi li ho visti io!...io...io.."
Cosa dire di questo povero diavolo che non aveva l'abitudine di alzare gli occhi al cielo in caso di necessità, ma di contare solo sulle sue forze?
Anche il cardinale , di fronte a questa affermazione che esce dal cuore si ridimensiona, scende dal suo piedistallo critico e diventa olio di tenerezza, balsamo di guarigione.
La preghiera è il respiro dell'anima ho letto da qualche parte e noi sappiamo che anche il respiro a volte ci manca, specie nelle salite, negli sforzi, ed è allora che la preghiera deve passare attraverso un canale non umano ma divino, il canale dello Spirito che soffia se tieni aperto il cuore.
Ma sempre ricado nella preghiera di richiesta, dando per scontato che Dio mi ascolta, che tiene a me, che mi aiuterà perchè è un Dio che mantiene fede all'alleanza e non si tira indietro e non si formalizza se non gli facciamo i salamelecchi prima di chiedergli qualcosa.
Ma la lettura di oggi mi ha fatto bene perchè mi ha ricordato che quando non ho dato per scontato nulla e ho cominciato, partendo da Lui e non da me, non ho avuto bisogno di chiedere perchè avevo già ottenuto.
In fondo, se ben ci pensiamo, la preghiera è come un incontro tra due innamorati che si dicono le cose più belle del mondo l'uno dell'altro, dando valore massimo alla persona che hanno di fronte.
E' l'amore che muove tutte le cose e Dio è Amore, eterno, infinito, uno e distinto, trascendente, fedele.
Quattro gesti di tenerezza aiutano a sopravvivere è scritto in un libro. Alle coppie di sposi si raccomanda di non dimenticare ogni giorno di dire al coniuge quanto vale per noi.
E con Dio non dovrebbe essere lo stesso ?
La differenza la fa il fatto che senza di Lui la memoria si offusca e la pigrizia, la consuetudine ci fanno dimenticare la meraviglia dell'inizio.
Il nostro Dio non ci chiede quello che non gli possiamo dare ma di dare ciò che gratuitamente lui provvede ogni giorno a darci e dirci.
" Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato!"