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sabato 14 marzo 2020

Quale Dio è come te?




SFOGLIANDO IL DIARIO...

Misericordioso e pietoso è il Signore"(Salmo 102)

7 marzo 2015
Non c'è che dire Dio ci stupisce sempre, con le sue soluzioni inaspettate e non proprio canoniche. 
La parabola del padre misericordioso che un tempo chiamavamo del figliol prodigo, ci disorienta per il modo con cui questo genitore educa il figlio che non ci sembra poi tanto pentito dei suoi errori, quanto spinto a riconoscerli per suo esclusivo vantaggio. 
Quando hai fame, hai sete, non hai un tetto che ti ripari, quando sei costretto a fare un lavoro da bestia per sbarcare il lunario senza trarre vantaggi per la tua vita, senza salute, amici, decoro, relazioni, è normale tornare sui propri passi, ricordando la casa di tuo padre dove non ti mancava niente.
Quanti di noi, io per prima, non tornano a casa, non si rivolgono a Dio per orgoglio, perchè non riescono a perdonarsi il fatto di essersi così tanto allontanati da Lui e aver dilapidato tutte le sostanze che generosamente ci aveva dato. 
Questo figlio non è pentito, ma riconosce di aver sbagliato, allontanandosi da casa.
Il primo passo della conversione è desiderare quello che si è perso allontanandosi da Dio e riconoscere che l'inferno non l'ha creato Dio per la nostra dannazione, ma ce lo creiamo noi, quando ci allontaniamo dalla fonte della vita.
Per anni mi sono rifiutata di chiedere a Dio la guarigione, mi sono rifiutata di rivolgermi a Lui, perchè, dicevo, che non è giusto che uno si ricordi di Lui quando è nel bisogno.
"Quando sarò guarita pregherò" rispondevo a quelli che mi volevano convincere del contrario e ci fu una persona che esclamò: "Quanta superbia!". 
Parole che non capii, perchè a me non è mai piaciuto usare le persone, figuriamoci Dio!
Dicevo all'inizio che Dio ci sconvolge con i suoi comportamenti e agisce molto meglio di quanto noi sappiamo fare o pensare.
Certo è che per fare esperienza di quanto grande sia la sua misericordia devi toccare il fondo, perchè quando l'orgoglio non ti serve a procurarti il cibo necessario per vivere, gli amici, il denaro, la salute, gli affetti, abbassi la testa e tendi la mano.
Così è avvenuto per me che, strada facendo, ho fatto esperienza di quanto conti poggiare sulle forze, sulla grazia di Dio per affrontare qualunque nemico.
Dio è in ciò che ci manca, ho letto da qualche parte ed è straordinariamente vero.

La giornata di ieri, se la racconto è da incubo con la corrente elettrica che è andata via dall'una della notte e ci ha lasciato senza acqua, luce, riscaldamento, telefono, televisione, connessione internet, ascensore(che sarebbe il meno, se io camminassi con le mie gambe).
A questo si aggiunga la chiusura delle scuole con i bambini che non sapevano, oltre i compiti, come passare il tempo, visto che anche la batteria e il basso che sono i loro inseparabili compagni di viaggio, vanno a corrente, come computer, telefonini, smartphone che nessuno aveva provveduto a mettere in carica.
Giovanni mi ha detto che era tutto morto, non funzionava niente e l'unica cosa da fare era ...
Ci siamo inventata una giornata alternativa, parlando del tempo passato, quando tutte queste cose non c'erano. 
Abbiamo avuto modo di giocare a indovina città, di ricordare i momenti belli e brutti della nostra vita, abbiamo letto e scritto pesie, abbiamo condiviso passioni, bisogni, ricordi, speranze.
Tutto questo in una giornata no da tutti i punti di vista, quasi tutti, perchè Dio sa di cosa abbiamo bisogno e la necessità ci fa stringere gli uni agli altri per non sentire la sferza del freddo.
E pensare che solo domenica, quando Giovanni mi è stato affidato perchè aveva la febbre , mi sono tanto arrabbiata con lui che gli ho detto parole che mai gli avevo detto, parole come spade che ti tagliano in due e ti dilaniano. 
Gli ho chiesto scusa dopo, gli ho chiesto di perdonarmi perchè, se lui si era comportato male chattando con il telefonino e guardando con il terzo occhio la TV, mentre gli chiedevo cosa gradiva mangiare, io ero stata una cattiva educatrice, rispondendo al male con un male più grande che è quello di ritirare da lui ogni benedizione.
Un giorno di digiuno dalla follia mediatica e consumistica che ha avvicinato il cuore e ci ha ridato speranza.
Alla sera, stremata sarei andata volentieri a letto, nascondendomi sotto mille strati di coperte. 
Ma avevamo un impegno grande: quello di incontrare i genitori dei fidanzati. 
Ogni volta che c'è questo appuntamento si scatenano le forze del male e i sintomi dolorosi si accentuano a tal punto da venire meno. 
Succede, è successo sempre così.
Ma il Signore è la nostra forza e questa volta ha messo tutto Lui, perchè eravamo proprio con le batterie a terra. 
Neanche un foglio abbiamo potuto stampare delle cose da dire, ma alla rinfusa nel cassetto ho trovato ciò che forse mi sarebbe servito.
Nè con Gianni avevamo avuto modo di metterci d'accordo su come condurre l'incontro.
Ero così convinta che non sarebbe venuto nessuno che avevo pregato padre Vincenzo di rimandare tutto, ma non ne ha voluto sapere. 
Dio ha provveduto a far venire numerose  le coppie e a renderle attente, interessate a quello che Lui ci avrebbe ispirato. 
Abbiamo per l'ennesima volta sperimentato che , quando non hai niente da portare porti Cristo nella sua interezza. 
Io spero che se non proprio tutto, un frammento della Sua luce, sì da far venire loro la voglia di incontrarlo di persona, l'abbiamo portato.
Per questo voglio ringraziare lodare e benedire il Signore che tiene sempre aperte le porte della sua casa perchè non ci facciamo problemi a ritornarvi nei momenti cruciali.

venerdì 31 gennaio 2020

La Micra e il castello



SFOGLIANDO IL DIARIO...
29 gennaio 2010
venerdì della terza settimana tempo ordinario anno pari
letture:2 Sam 11,1-10a.13-17; Salmo 50 ;Mc 4, 21-25
ore 5:47.  

"Il regno dei cieli è simile ad un granellino di senapa".

Tu mi chiedi Signore oggi di esserti fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, mi chiedi di non scoraggiarmi, perché non vedo i frutti di tanti sacrifici.
Tu Signore mi chiedi di rinnovare il mio impegno a servire, perché tu sei un dio fedele, un dio che non inganna i suoi figli, ma se ne prende cura anche quando sembri lontano, occupato a fare altro.
Le nostre storie di uomini, le nostre fatiche quotidiane, i nostri dubbi, tentennamenti, cadute, le nostre infedeltà, le nostre lacrime, la nostra solitudine, angoscia, disperazione, tutto Signore tu vedi e a tutto provvedi.
Tu mandi acqua dal cielo quando la terra è riarsa, tu fai spuntare il sole ogni giorno perché ci riscaldi e ci illumini.
Tu Signore continui a seminare la parola, il granellino di senapa dalla forza dirompente.
La tua parola è spirito e vita, opera nel nascondimento, non si vanta, non urla nelle piazze, la tua parola non giudica, ma ammaestra, consiglia, guida, ama e perdona.
Grazie, Signore, per la tua parola, perché parola d'amore.
Grazie perché, man mano che procedo in questa straordinaria avventura nella conoscenza del tuo regno, mi si alzano veli, mi si aprono porte... squarci di luce sempre più grandi illuminano castelli meravigliosi della tua sapienza, bontà, misericordia.
Ieri Giovanni, per consolarmi del fatto che la Micra diventasse un sacchetto, una polpetta destinata alla rottamazione, dopo 12 anni di onorato servizio, mi ha detto: "Non piangere nonna, non disperare.La tua macchina si trasformerà in qualcosa di più bello come questa casa che abbiamo di fronte che stanno ristrutturando destinata a diventare uno splendido castello."
Quando l'ha detto ho pensato a quanto è grande la capacità dei bambini di cogliere l'essenziale delle cose e di guardare oltre.
Io pensavo alla fine ingloriosa della mia macchina, mi vedevo dinanzi il deposito pieno di carcasse di auto e la gru che le sollevava e le metteva sotto la pressa per compattarle e farne polpette.
Chissà perché ho pensato alle polpette.
Certo che ieri, mentre andavo a firmare le ultime carte e a pagare la macchina nuova fiammante che stava nel piazzale, tutto mi parlava di morte: quella nuova, nera mi sembrava un avvoltoio e la mia piccola amica, la Micra ammaccata, incidentata, vecchia di anni, carica di ricordi, con un motore ancora impeccabile destinata a morire.
12 anni, 39.000 km....
È come se le avessi decretato l'eutanasia, sapendo che era ancora viva con tutti gli organi a posto.
Le macchine mi hanno sempre rappresentato per via del fatto che quando le davo indietro era sempre per via della carrozzeria che andava a pezzi.
Il motore era sempre funzionante.
Era la prima volta però che mi capitava di rottamare una macchina che non mi aveva mai lasciato per strada, salvo due forature due giorni di seguito, nei pressi del gommista su cui si affacciava la finestra della cappellina, dove ogni giorno Don Gino esponeva il Santissimo.
Due forature che mi hanno dato l'occasione di stare con Gesù che ha qualificato il tempo del ricalcolo.
Rotture profetiche attraverso le quali ho sperimentato la grazia dell'attesa quando  aspetti con Dio.
La parabola di oggi parla di un granellino di senapa, destinato a diventare un grande albero, dove trovano rifugio e ombra di uccelli.
La mia macchina piena di ricordi sarebbe diventata un castello come Giovanni mi aveva fatto intendere?
Lo era stata un castello perché, attraverso di essa ho conosciuto le case degli uomini, sono entrata nelle stanze più intime dei loro cuori e le ho aggiunte a quelle della mia casa.
Quella macchina effettivamente, pur chiamandosi Micra è riuscita a dilatarsi a tal punto da contenere le stanze che man mano si aggiungevano alla mia casa, sì da farne un grande castello.
La comprai per dimostrare al mio preside e al mondo che potevo continuare a lavorare, nonostante l'handicap di non riuscire a stare in piedi.
La comprai per una sfida con il destino, che sembrava accanirsi su di me, costringendomi a fermarmi per tempi sempre più lunghi.
Comprai una macchina a tre porte, perché tanto non dovevo portare nessuno.
Ero sola a portare me stessa, le mie gambe, il mio corpo.
Gli altri andavano a piedi e usavano l'auto solo per grandi spostamenti.
Senza l'auto non avrei potuto recarmi a scuola, andare a trovare mamma o mio fratello negli ultimi mesi, prima che ci lasciasse.
Ho usato la macchina però anche  per raggiungere gli spacci aziendali, il mercato, lì dove era possibile però fermarmi e trovare subito ciò che cercavo.
La macchina si è sostituita per 12 anni alle mie gambe che non erano in grado autonomamente di fare percorsi un po' più lunghi.
Poi è accaduto quello che allora mi parve irreparabile.
La morte di mio fratello, la dispensa dal servizio, la crisi coniugale, l'allontanamento di mio figlio, deciso a sposarsi.
Relazioni interrotte o in grave pericolo hanno preceduto la svolta.
La macchina è stata la testimone delle mie crisi di panico, dell'incertezza del futuro, del mio vagare alla cieca alla ricerca di qualcosa che rompesse l'atroce cerchio del non senso, del dolore, dell'abbandono.
Poi la conversione.
Il matrimonio di Franco, la nascita di Giovanni, i percorsi cambiati.
Negozi in cui si spende denaro per cose che non appagano sono stati sostituiti da luoghi dove gratuitamente ottenere la gioia e la felicità e la vita.
I semafori, i treni, i taxi, gli aerei, le caprette, i cigni, il mare e poi i presepi, la chiesa e poi i cani, i pesci e tutto ciò che poteva interessare un bambino.
Con la macchina ho dato un passaggio a Vittoria, Gigliola, Lilla, Miranda, Maria, Elena e spesso mi sono detta che avrei fatto meglio a comprare una macchina a cinque porte, perché la funzione era quella di trasportare gli altri non me stessa soltanto.
Poiché non riesco a stare in piedi anche gli incontri si sono sviluppati stando seduta in macchina, ferma.
Luciana, lilla, Lucia, Titta, Maria, eccetera tante persone che hanno contribuito a costruire il mio castello che non può andare in frantumi, essere rottamato come una macchina, neanche con esplosivo potente.
Il castello rimane.
Antonietta  che  oggi può accogliere con più comodità le persone è destinata a diventare sempre più grande.
Aveva ragione Giovanni!
Il problema sta nel vedere in un granello di senapa, in una morte, la sorgente di una nuova e più rigogliosa e fiorente vita.
La vita come un granello di senapa, il cuore come albero grande, castello di stanze che si moltiplicano man mano che apri la porta per accogliervi un pellegrino.
Grazie Signore di questa bellissima immagine suggeritami dalla meditazione del Vangelo di oggi.
Una casa che diventa un castello, una Micra si espande e diventa una station wagon, un autobus, un treno, uno strumento d'amore, un abbraccio ancora più grande, quando aumenta il numero delle porte.
Non so perché l'ho comprata nera.
Non è un colore che ho amato e solo da poco ho scoperto che mi sta bene.
Il nero attira i raggi del sole, il nero è assenza di colore.
Quando non hai niente da portare è Gesù che porti nella sua interezza.
Voglio pensare che sia un buon segno averla scelta così.


venerdì 10 gennaio 2020

"Noi amiamo Dio perchè egli ci ha amato per primo"( 1 Gv 4,19)


 

SFOGLIANDO IL DIARIO...

10 gennaio 2015
Sabato tempo di Natale

letture: 1 Gv 4,19-5,4;Salmo 71;Lc, 4, 14-22
ore 7.04

"Noi amiamo Dio perchè egli ci ha amato per primo"( 1 Gv 4,19)

Il nostro amore è una risposta all'azione gratuita di Dio che ci ha amati a prescindere da come ci saremmo comportati.
Amare a prescindere non è facile, perchè umanamente cerchiamo sempre un riscontro, una gratificazione, un segno che ci dica che l'altro non ci rifiuta, che non ci giudica, che siamo bravi e buoni, ineccepibili.
Eppure questo accade spesso, per non dire sempre.
Ogni nostra azione è condizionata da quello che gli altri potrebbero pensare, dire di noi.
Abbiamo paura ad andare controcorrente e, se ci avventuriamo, spesso ne usciamo con le ossa rotte.
Ne ho fatto esperienza quando, durante l'incontro con i fidanzati, il parroco mi ha redarguito pubblicamente e privatamente sull'inopportunità di ricordare ripetutamente ai convenuti che senza Gesù, senza l'aiuto di Dio, non possiamo fare niente e che Dio non ha bisogno di noi, ma noi di Lui per stare bene.
Motivo?
Ha paura che le persone si stanchino, si annoino a sentirsi dire ciò che non sanno e non vogliono sapere, preferisce star zitto e fare magari qualche battuta mondana che con il vangelo non ha niente a che vedere, purchè non se ne vadano.
Questa esperienza mi ha fatto stare male, ma onestamente non riesco a capire dove ho sbagliato.
Si può tacere quando la verità è prorompente?
La si può incatenare?

Io non so Signore come trovare la giusta misura perchè anche in silenzio tu possa parlare attraverso di me.
Umanamente Signore ci sono molte cose che mi danno fastidio e il desiderio, l'istinto è quello di tacere per sempre, di obbedire per non essere d'inciampo, ma poi penso che così facendo faccio il gioco del nemico.
Per questo ti chiedo la libertà dei tuoi figli, quella libertà che viene dalla verità che tu sei venuto a rivelarci, mostrarci, testimoniarci.
Signore senza di te non sono capace di nulla, le mie parole perdono il significato e non toccano il cuore.
Concedimi Signore di vivere senza paura il Vangelo e di testimoniarlo anche a costo di essere condannata a morte, vale a dire al silenzio.
Aiutami Signore a entrare nel tuo mistero d'amore, a realizzare con la vita e l'esempio quella libertà che tu sei venuto a portarci.
Maria il tuo sì sia per me la guida per meditare nel cuore tutto ciò che ora non capisco.

martedì 17 dicembre 2019

Genealogia




" Non sarà tolto lo scettro da Giuda" (Gn 49,10)

Le letture di oggi mi confermano che non vieni meno alle tue promesse e che il bene vince sul male, nonostante la nostra inadeguatezza, imperfezione, infedeltà.
Le tue vie non sono le nostre vie Signore, i tuoi pensieri non sono i nostri pensieri.
Leggendo la tua genealogia non posso fare a meno di pensare all'albero genealogico del mio sposo dove i maschi non si sono distinti in virtù.
Oggi Franco nostro figlio, per tua grazia, compie 47 anni.
Giovanni ed Emanuele sono i suoi figli.
Tutti maschi con il pericolo che la colpa di qualche antenato ricada su di loro.
In effetti tutti hanno corso il rischio di morire prima durante o poco dopo la nascita.
Giacobbe benedisse il figlio e profetizzò per la sua discendenza un regno che non gli sarebbe stato tolto.
Noi non vogliamo arrenderci al pensiero che il male vinca sul bene.
Abbiamo sbagliato e continuiamo a sbagliare, anche se oggi siamo consapevoli di quale sia il nostro compito, la nostra parte in questa storia di peccato e di salvezza.
Per questo Signore oggi ti prego affinchè questo figlio generato nella carne non lo abortiamo, dopo averlo messo al mondo, cosa che ha contraddistinto la sua storia prenatale e non solo.
Quando era nella mia pancia ho avuto tante minacce di aborto contro le quali non abbiamo combattuto con le armi della preghiera, ma con bisturi, medicine e tanta rabbia.
Quando nacque io non lo riconobbi perchè non era come lo avevo immaginato e non portava il nome che avevamo scelto, ma quello odiato del nonno paterno che doveva farsi perdonare tanti peccati, tante sofferenze che ci aveva procurato.
Nè il nome quindi che ereditò da suo nonno senza che potessi o sapessi oppormi, nè la faccia, nè i suoi orari, il suo pianto, me lo fecero amare come te che ami ogni creatura, prima ancora che noi genitori lo pensassimo, lo desiderassimo, lo concepissimo.
Io, per la vergogna e la paura che qualcuno dicesse che era brutto, lo nascosi nella camera d'ospedale e poi sotto un cappello di pelliccia perchè non si vedessero le irregolarità del volto.
Non sapevo allora che i bambini nascono brutti quando hanno molto sofferto nel tavaglio del parto, cosa che avrebbe dovuto farmelo amare di più.
Ignoravo queste cose, nonostante avessi avuto l'esperienza di mia sorella che mi sembrò un mostro, quando la vidi appena nata, anche lei avendo rischiato la vita, insieme a mia madre che volle, nonostante le difficoltà preannunciate, partorirla in casa.
Anche lei fu un miracolo che nascesse e porta il nome di tua madre perchè fu battezzata prima che uscisse tutta dall'utero che l'aveva nutrita.
Mi viene in mente un'altra bruttezza di cui venni a conoscenza avanti negli anni: la mia.
Ero tanto brutta e nera che papà disse: " peccato che sia femmina!" aggiungendo poi " questa qui guai a chi me la tocca!"
La seconda esclamazione sicuramente è stata quella che mi ha salvato, perchè è equivalsa ad una benedizione potente, un suggerimento dello Spirito.
E così è stato.
Ripensando quindi alla bruttezza che caratterizza molti bambini alla nascita, vorrei chiedere perdono per i peccati che io ho fatto non ringraziandoti per il dono che mi hai mandato prima del tempo ( 8 giorni a Natale), il primo presepe dove mi invitavi ad entrare.
E poi quelle minacce di aborto che nel tempo si ripetettero, minacce di morte per quel figlio che non riuscivamo a tenere in vita con la nostra alleanza nuziale continuamente in pericolo.
Sei tu Signore che hai salvato questo figlio da morte sicura, perchè ci hai ripreso dalle grandi acque che ci stavano sommergendo e hai voluto che, nonostante la nostra incapacità a fare comunione, ad allearci , a essere un cuor solo e un'anima sola, vivesse e desiderasse una famiglia unita nell'amore.
Ti ringrazio Signore che ci hai fatto capire dove stavamo sbagliando e ci fai desiderare di correggerci perchè non solo Franco, ma anche i suoi figli e i figli dei figli beneficino della tua e nostra benedizione per mille generazioni.

domenica 15 dicembre 2019

Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro? (Mt 11,2)



SFOGLIANDO IL DIARIO...
12 dicembre 2010
domenica III settimana di Avvento
anno A

Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro? (Mt 11,2)

Per cinque famiglie non ci sarà il Natale. Così annunciava lo spiker giorni addietro, riferendosi alla strage di Torino che ha visto coinvolti cinque operai in un incidente sul lavoro.
C'è da chiedersi a quale Natale alludesse il giornalista. Ormai lo sappiamo: non è bello, non è di moda parlare di Gesù, il grande assente di queste orge virtuali, più che reali, di regali, pranzi, vacanze e chi più ne ha più ne metta.
Nel Vangelo di Matteo leggiamo:
Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro?
Così manda a dire a Gesù Giovanni Battista , che era in carcere, avendo sentito parlare delle sue opere, per mezzo dei suoi discepoli.
Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me».
Viene l'istinto di credere che la venuta del figlio di Dio sulla terra sia stata inefficace o non è venuto per niente, visto come vanno le cose.
A leggere i giornali sembra che in pochi siano i beati, come ci mostra l'atteggiamento di certi educatori che, per non offendere il sentimento religioso dei non cristiani, proibiscono di associare il Natale alla nascita di Gesù Cristo.
Quest'anno noi non abbiamo fatto il presepe, perchè non abbiamo ritrovato le statuine.
Sono state assorbite dal disordine, dal caos della roba ammassata in cantina da cui non riusciamo a staccarci perchè può ancora servire.
Ciò che non usiamo non ci appartiene, sono solita ripetermi per decidermi a fare spazio per qualcosa per cui valga veramente la pena.
Per fortuna che Giovanni con la mamma e il papà ne aveva fatto uno bellissimo di presepe, sul baule della sala e me l'aveva spiegato per bene, costringendomi a sedermi e ad ascoltare le cose che aveva da dirmi, le risposte alle domande che non io ma lui si era posto mentre lo stava allestendo.
Il castello di Erode in alto, più piccolo della capanna, i re Magi lontano, che guardano la stella cometa, i doni racchiusi negli zainetti dei pastori, i giocattoli per Gesù e l'angelo in cielo che canta il Gloria.
Lui non si è perso d'animo quando gli ho detto che non avevo neanche una capanna, un pastorello, una capretta, un Gesù per fare il presepe e che mi dispiaceva tanto.
Da quando ha cominciato a capire, il presepe di casa nostra è stato protagonista e spettatore della sua insaziabile sete di conoscenza, strumento privilegiato di trasmissione della fede.
Gli ho detto con le lacrime agli occhi che non ritrovavo il Presepe, pensando che quest'anno, in cui anche il fratellino Emanuele avrebbe potuto capire, non avremmo avuto l'occasione di vivere intensamente l'attesa e la nascita del Salvatore.
Ma come dicevo non si è perso d'animo e prontamente mi ha consolato, dicendomi che il suo presepe era anche il mio e di tutto il mondo, di chiunque avesse varcato la porta della sua casa.
Ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono messa a cercare qualcosa che, senza spesa aggiuntiva, potesse parlare al cuore di tutti, grandi e piccini.
Così ho addobbato dei rami di una pianta sempreverde che abbiamo in giardino con fiocchi e luci multicolori, per simboleggiare il germoglio spuntato dal tronco di Jesse, e, attorno ad una natività in miniatura che giaceva seppellita tra i giochi dei piccoli, rispuntata quando meno me lo aspettavo, ho dispiegato gli angioletti preziosi, che non avevo mai avuto il coraggio di mischiare con le altre statuine..
Ho sentito forte l'esigenza di ridurre il presepe all'essenziale: Gesù, la Madonna, San Giuseppe, gli angeli, la stella cometa. Da quel cielo, punteggiato di stelle emerge un pezzetto di roccia, con sopra poggiata una capanna dove ho messo il tesoro, il Dono che abbiamo perso di vista.
Ai personaggi continua a pensarci il Signore, che da 2000 anni cerca di rianimarli, qualunque sia il ceto, la condizione sociale, la lingua, la razza, l'opinione politica, tutti quelli che sentono gli manca qualcosa, e si mettono in viaggio, alla ricerca di Chi quel vuoto vuole riempire.
Un Dio ci attende perchè ha tante cose da dirci, tante domande a cui rispondere. Intanto ci sono gli angeli che cantano il gloria e annunciano che Gesù è nato ed è venuto a portare la pace.
A loro non si può non credere, perchè sanno quello che dicono, lo vedono, lo conoscono da molto più tempo di noi.
A noi il compito di allestire intorno alla mangiatoia un banchetto, dove trovi posto chiunque abbia bisogno d'amore.

foto:©http://www.scarboromissions.ca/Store/images/item_85_lg.jpg

mercoledì 11 dicembre 2019

L'arcobaleno




(Salmo 8,3)"
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi nemici"

Quando Emanuele,in prossimità del Natale, mi disse che Gesù veniva a portarci l'arcobaleno, ho pensato che non avesse capito un granchè del Vangelo.
Del resto non era stato con me, come Giovanni.
A lui non avevo potuto raccontare prima di addormentarsi le storie di Gesù, nè sembrava interessato ad ascoltarle da chicchessia, amando stare in silenzio ed osservare.

Nei suoi disegni però avevo notato che non mancava  mai un arcobaleno e un cuore. 
Solo oggi, ascoltando le letture che la liturgia ci propone, mi sono resa conto che bisogna ridiventare bambini per vedere l'arcobaleno come la cosa più bella che Dio ci abbia donato.
Ricordo l'occasione in cui me lo disse.
Poichè aveva la varicella il mio lettone fu lo spettatore muto dei nostri discorsi che sfociarono in qualcosa di assolutamente inaspettato e inusuale.
QUI trovate le foto di quel Natale..



"Che cosa vuoi che ti porti Gesù? " gli chiesi.
"L'arcobaleno, le coccole, gli abbracci, ti voglio bene, gli amici..."mi rispose.
Dopo un primo momento di meraviglia, mi convinsi che aveva ragione a pensarlo e mi diedi da fare per fargli un albero a sua misura, a misura di un  bambino, con i poveri strumenti a mia disposizione.
Feci tanti piccoli sacchetti unendo ritagli di stoffe diverse, le imbottii con dell'ovatta , dopo avervi attaccato una striscia di panno lenci con su scritto il contenuto di ciascun dono, e le appesi ad un modesto albero finto.

Sono passati tanti anni da allora e la malinconia inevitabilmente si stava impadronendo di me, perchè siamo sempre di meno attorno al tavolo i giorni di festa e nessuno bussa più alla nostra porta.
Per chi e per cosa dovevo addobbare la casa ? 
"Non faccio niente quest'anno perchè ormai siamo diventati vecchi e i giovani hanno altro a cui pensare", dicevo.
Poi mi sono ricordata del sacco di " SCINTILLANTI" riempito con tutti i grazie detti al Signore.
L'ho aperto ed ecco cosa ne è uscito, perchè quando smetti di lamentarti per ciò che ti manca escono fuori i doni di cui Dio ha ricolmato la tua vita.




domenica 17 novembre 2019

L'altare



17 novembre 2019
domenica della XXXIII settimana del TO anno C
ore 9
Clinica Spatocco (Ch)
Ascoltando la messa in TV

“ VANGELO (Lc 21,5-19)
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore

Dell'omelia, mi ha colpito una frase che il sacerdote ha detto.
“ Ogni letto di un malato è un altare, non dimenticatelo!
E'lì che il corpo di Cristo si offre per la salvezza del mondo”
“Quanti pani avete?” chiede Gesù agli apostoli, mosso a compassione dalla folla che lo seguiva da tre giorni.
Cinque pani e due pesci, poco, troppo poco per soddisfare la fame di tante bocche.
Gesù destabilizza, Gesù rimette in discussione i nostri parametri mentali, le nostre matematiche dove due più due fa quattro.
E' sempre troppo poco quello che abbiamo, almeno così ci sembra e ce ne rammarichiamo e ci lamentiamo per avere quello che ci manca.
Gesù non compie miracoli che noi non siamo capaci di fare, solo cambia il nostro punto di vista.
Non maledice, dice male, si lamenta del poco, ma lo benedice.
Straordinaria la potenza della benedizione che ti fa vedere ciò che hai e con quel poco o tanto in tuo possesso moltiplica pani raffermi e pesci non proprio freschi.
Penso a questa notte, a questa mattina in cui il dolore alla schiena mi ha devastata, penso che il mio cruccio era che non avevo nessuna spalla su cui piangere, nessuno che mi asciugasse le lacrime, nessuno che mi abbracciasse, nessun medicinale che avesse potere su questo male.
In Ospedale da 15 giorni la terapia ormai è collaudata, perchè in base agli esami non si può fare di più.
Ho pensato di farmi fare una borsa di acqua calda, di mettermi un cerotto medicato sulla parte dolente, usare cuscini come puntello, ma niente.
In tutto questo il Signore non c'era né tantomeno una benedizione.
Ho acceso la TV per ascoltare la messa, nella speranza che la Parola di Dio poteva essere la mia medicina.
Avevo già con in denti stretti letto la liturgia di oggi sul telefonino, dopo tanti e scombinati tentativi per riattivare l'account.
Ma mi era rimasta solo la minaccia di cose spaventose che incombeva sulle nostre teste.
“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita...” così finiva il vangelo.
Su quel letto ho ripensato a quanto stava durando la perseveranza, ma arriva il momento che ti vengono i dubbi perchè il dolore ti annebbia la vista e non ce la fai più.
Poi quella parola si fa largo nella caligine e nel caos dei tuoi pensieri.
“Il letto di ogni malato è un altare”
E io che mi rammaricavo che non potevo scendere in cappellina a sentire la Messa!
L'altare era lì e l'offerta già pronta.
Offerta a cui non avrei dato uno spicciolo tanto che a Gianni questa mattina ho detto che ero da rottamare come la sua macchina che si è fermata per l'ennesima volta.
Ho pensato alla consacrazione eucaristica dove in quell'ostia sono raccolte le offerte di tutti i fedeli.
Il Corpo di Cristo diventa il tuo e il tuo il Suo se con fede e generosità hai rovistato nelle tue taschè per cercare e donare l'ultimo spicciolo.
Sul letto diventato un altare c'era Gesù ma non me ne sono accorta quando mi divincolavo dai forti dolori.
Lo guardo e penso che mi sono lasciata sfuggire un'occasione preziosa per abbracciare Gesù.
Ora che sono seduta di fronte sento forte il desiderio di inginocchiarmi, ma non posso.
Lacrime di commozione rigano il volto.

Dice il Signore:
“Io ho progetti di pace e non di sventura;
voi mi invocherete e io vi esaudirò,
e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi”. (Ger 29,11.12.14)

giovedì 14 novembre 2019

Il regno di Dio è in mezzo a voi.


SFOGLIANDO IL DIARIO...

13 ottobre 2014 
ore 6.15
giovedì della XXXII settimana del TO 


VANGELO (Lc 17,20-25) In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
Parola del Signore
 

Oggi la liturgia ci fa riflettere su cosa sia il regno di Dio, del quale abbiamo qualche idea, ma almeno io, spesso confusa.

Nel Padre nostro, Gesù ci invita a chiedere al Padre che venga il suo regno.
Noi nella nostra vita chissà quante volte abbiamo recitato la preghiera che ci ha insegnato Gesù, senza renderci conto di ciò che chiedevamo.
Molto spesso associamo la venuta del regno con la realizzazione dei nostri desideri, con l'esaudimento delle nostre preghiere di liberazione, di guarigione ecc ecc .
Forse, anzi sicuramente, è una delle preghiere che ci hanno insegnato da piccoli insieme all'Avemaria e all'Angelo di Dio.
Nella messa domenicale è d'obbligo dopo la consacrazione eucaristica.
Ma se penso a me, mi fermo più sull'ultima parte che sulla prima, quella dove si dice" Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" e ogni volta penso che quel "come" che io  abolirei, perchè, se Dio mi trattasse come io tratto gli altri, certo la mia sorte sarebbe segnata.
Ma il Padrenostro comincia proprio con presentarci il regno come la cosa più importante da chiedere.
Ma cos'è il regno di Dio? Dove sta? Quando verrà?. Si vede, si tocca?
Il regno di Dio è forse l' adesione a vivere nella libertà di figli di un unico padre, una libertà che ti porta a fare cose incomprensibili per il mondo ma infinitamente appaganti per chi sta dentro, chi ha come unico ed eterno riferimento Gesù.
Il regno di Dio quindi è una condizione, uno stato di dipendenza e di libertà, termini che per il mondo sono contrapposti, ma che il Signore nostro Gesù Cristo è venuto a conciliare sì da farne le facce di un unica medaglia.
Dipendenza e libertà sono per il mondo completamente opposte l'una all'altra.
Siamo creature, imperfette; come i bambini non possiamo fare nulla da soli, abbiamo bisogno di chi si prenda cura di noi, altrimenti moriremmo.
La nostra incompletezza, i nostri limiti mettono in evidenza l'amore di chi ci nutre, ci guida, ci aiuta a diventare grandi, autonomi, autosufficienti.
Ma se il diventare grandi nella nostra economia significa poter dimenticare chi si è preso cura di noi e metterlo in un ospizio quando non serve a niente, nell'economia di Dio il diventate grandi, significa essere in grado di prendersi cura gli uni degli altri, non per dovere, ma per amore.
Il regno di Dio è quando si instaurano all'interno della comunità umana rapporti, relazioni di gratuità totale, come se tutti fossero nostri figli, come figli siamo stati e continuiamo ad essere nei confronti di Dio.
Quando viviamo il regno di Dio, viviamo l'amore gratuito e scambievole, viviamo relazioni feconde e felici, viviamo la pace che tanto manca a questo mondo che si vuole svincolare da Dio e vuole ridurre in schiavitù gli uomini.
Allora oggi con più consapevolezza, forza, fede chiediamo al Signore" venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra"
Chissà perchè mi viene in  mente l'immagine dell'arcobaleno che, lungo la strada di ritorno dall'ultimo viaggio fatto, invano abbiamo cercato di catturare con la macchinetta fotografica,  che congiungeva il cielo alla terra, partendo da una polla d'acqua su cui il sole si specchiava e dopo essere salita in alto toccava un'altra polla d'acqua qui su questa terra.
Il regno di Dio è come quell'arcobaleno che non si lasciava prendere, ma era possibile solo se due pozze d'acqua lasciavano che il sole vi affondasse i suoi raggi.

lunedì 4 novembre 2019

Gratitudine




SFOGLIANDO IL DIARIO...
4 novembre 2013
Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXXI settimana del Tempo ordinario.
5:36.
"Chi ha mai ha conosciuto il pensiero del Signore?"
"Dio ha infatti rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!"

Queste parole appena lette mi hanno provocato disgusto, rifiuto e ho pensato che quello che diceva San Paolo fosse esagerato, ma anche inesatto.
Come può Dio rinchiudere, vale a dire rendere le persone disobbedienti, come può impedire all'uomo di essere buono, bravo, santo?
Certo è che questo non è possibile, perché Dio vuole che noi seguiamo i suoi precetti, lo ascoltiamo e agiamo di conseguenza, perchè ci ama e vuole che viviamo non un giorno solo ma in eterno.
Ma il pericolo più grande è proprio quello di sentirci capaci di fare il bene, di cavarcela da soli, di meritarci con le nostre buone opere il paradiso.
Questa presunzione dell'uomo cozza con ciò che siamo, vale a dire creature malate per via del peccato originale, incapaci da soli di salvarci.
L'affermazione un po' forte di San Paolo non fa che ribadire un concetto fondamentale della nostra fede.
La fede è un dono, non è il frutto di preghiere, rosari, pellegrinaggi eccetera eccetera.
La fede è una risposta a Dio che in un certo momento della tua vita hai sentito operare in te per la tua salvezza.
Quando ti incontri con la misericordia di Dio, vale a dire con il suo amore, non perché hai letto tutta la Bibbia, o hai imparato a memoria tutto il catechismo o perché obbedisci a tutti i comandamenti, nasce spontanea la gratitudine, che è tanto più grande quanto più non te l'aspetti e non la meriti.
Ogni giorno faccio i conti con la mia disobbedienza, con la mia incapacità di aderire completamente, visceralmente al Vangelo.
Ogni giorno faccio il male non voglio e mi devo riconoscere peccatrice.
Ogni giorno sento l'indegnità di meritare tanto amore da parte di Dio, sento la mia inadeguatezza, il mio limite. 
2w3Ma quanto più vivo l'imperfezione, tanto più Dio opera in me la conversione. Proprio ieri riflettevo su questa contraddizione e ne parlavo con mio marito.
Com'è possibile che mi accada tutto questo? Da un lato sento di appartenere a Cristo Gesù, sento che mi ha stregato, mi ha presa, coinvolta in modo totale in questo cammino di rigenerazione, di vita nuova.
Sento che gli appartengo, che senza di lui non posso fare niente, che lui è il mio unico vero punto di riferimento, la roccia che mi sostiene.
Eppure continuo a desiderare le cose del mondo, continuo a parlare troppo di me e ad ascoltare troppo poco, continuo a gloriarmi dei miei successi, a compensare le mie frustrazioni con il cibo e i vestiti.
Continuo a sentirmi migliore degli altri, più brava, ma quello che più mi angustia, sempre più tirchia, avara.
Vale a dire che faccio fatica a espropriarmi di ciò che ho materialmente, mentre non mi succede mai di sottrarmi ad un servizio spirituale, come per esempio consolare, donare il mio tempo per chi è malato, senza amici.
Ma questa cosa, l'unica che riesco a fare, parlare di Gesù, portare Gesù, so che non è frutto del mio giardino.
E' il Signore che guida i miei passi, che dosa le parole, che suscita in me il desiderio di farmi prossima a chi è solo e abbandonato.
La contraddizione che vivo è molto evidente sì che, se prima passavo il tempo a glorificare me stessa per tutte le cose che riuscivo a fare, oggi mi sembra di fare poco o niente.
Per quel poco o quel niente ringrazio il Signore, perché è lui che rende fecondo il seme che getto quando lo getto.
È bello vivere in un rendimento di grazie, vivere nella riconoscenza verso chi ti solleva alla sua altezza, rende sicuri i passi, ti guida per il giusto cammino.
Chi può conoscere i disegni di Dio?
Troppo profondi suoi pensieri, chi può misurarli?
Ma io godo della sua amicizia, godo del suo pane che ogni giorno mi aiuta a superare l'avvilimento di non essere come vorrei.
Ma il Signore è grande e misericordioso, lento all'ira e grande nell'amore.
Il Signore è come ombra che mi copre , rende saldi i miei passi, non posso vacillare.
Il vacillare non è riferito l'incapacità di essere perfetto, di aderire ai suoi comandamenti e metterli in pratica, ma il dubbio sulla sua fedeltà.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio Signore, perché non sono degno che tu entri nella mia casa, ma di' solo una parola io sarò salvato.
So Signore che non sono capace di fare il bene che vorrei, di agire in modo conforme al Vangelo, ma ti amo, ti adoro, ti desidero, chiedo a te aiuto ogni giorno con più ardore, attenzione, speranza, certezza che non mi farai mancare il tuo perdono.
Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l'aiuto. Il mio aiuto viene dal Signore e gli ha fatto cielo e terra.
Ti voglio lodare benedire e ringraziare Il Signore, perché mi hai liberato dalle catene del dover essere, mi hai sciolto dai lacci che mi hanno impedito per così tanto tempo di volare fino a te.
Ti ringrazio perché hai concesso che io liberassi anche chi mi sta vicino dall'obbedienza farisaica.
Grazie perché ci hai affidato il ministero della riconciliazione, perché il perdono è possibile solo se facciamo esperienza tangibile della nostra debolezza, dell'ingratitudine, dell'incapacità di volare alto, se riusciamo ad ammettere che le ali le metti tu e non noi, che tutto è grazia se ci lasciamo da te trasformare, portare lì dove tu regni incontrastato sovrano.
"Domine non sum dignus "disse il centurione a te, perché era consapevole di non meritarti, ma tu spiazzi ogni nostro pensiero, agendo in modo imprevedibile.
Così hai fatto con Zaccheo, scomodandoti e andando a casa sua.
Tu entri lì dove c'è bisogno di te. 
A te non piacciono gli autosufficienti, gli autoreferenti, ma guardi la purezza del cuore e il sincero desiderio di incontrarti.
Il Vangelo di oggi non sembrava mi riguardasse in quanto in questi ultimi tempi, quando faccio degli inviti, cerco di privilegiare le persone che non possono o non sanno come ricambiare.
In genere l'ho fatto sempre, ma un tempo l'invito era più dettato dalla mia esigenza che da un effettivo bisogno dell'altro di sedersi alla nostra mensa.
Pensavo che questo fosse un discorso concluso, ma tu Signore mi spingi a fare sempre un passo più avanti.
Così è avvenuto sabato che insieme con Gianni abbiamo deciso di invitare la famiglia di nostro figlio senza aspettare che lo facessero loro.
“Siamo quello che siamo”, ho detto a loro, “e non siamo più in grado di preparare grandi pranzi o cene ma possiamo comperare le cose già fatte. Diteci cosa gradite e se volete stare con noi.”
Partendo dalla nostra inadeguatezza, senza aspettarci niente in cambio ci ha reso felici sabato perché la famiglia di nuovo si è riunita attorno allo stesso tavolo con uno spirito rinnovato.
Così mi sono, ci siamo commossi quando ci hanno raccontato della loro visita ai cimiteri, delle coroncine di carta attaccate alle tombe su cui Giovanni aveva scritto una poesia ed Emanuele qualche piccola frase, doni preparati con l'aiuto dei genitori da deporre sopra ogni tomba.
Peccato che non abbiamo potuto fotografarli, ma mi sono commossa, pensando al fatto che, anche se a nostro figlio non abbiamo mai parlato di Dio e non lo abbiamo portato mai a visitare le tombe dei nostri cari, Dio ci ha donato la gioia di vedere che altri lo hanno portato a Lui.

lunedì 21 ottobre 2019

Sandali


SFOGLIANDO IL DIARIO...

" Chi accumula tesori per sé, non arricchisce davanti a Dio".(Lc 12,21)


Sempre più Signore mi convinci che la vera ricchezza sei tu che sai di cosa ho bisogno, che con pazienza con tenerezza, con amore, mi conduci per mano a guardare oltre, a fare esperienza della vera felicità.
Siamo in un momento di crisi economica, i poveri crescono a dismisura, tanta gente rimane senza lavoro dall'oggi al domani, tanti devono chiudere le proprie attività per mancanza di clienti.
Ogni giorno aumenta il numero di quelli che devono appoggiarsi agli amici, ai parenti, alle associazioni benefiche, agli strozzini per poter tirare avanti e non morire.
Assistiamo al crollo delle vendite, al ritorno ad una vita essenziale, dove la solidarietà e necessaria per venire incontro ai bisogni dei nuovi poveri.
Alla crisi economica si affianca anche l'effetto di catastrofi, alluvioni, terremoti, guerre, povertà, che vengono in luce quando bande di disperati sbarcano sulle nostre coste.
Non possiamo continuare a tenere gli occhi chiusi di fronte a tanta gente che soffre, che chiede, che ha bisogno.
Signore forse questa è la situazione ideale per rimettere in discussione i nostri stili di vita, per uscire fuori dai nostri appartamenti, incrociare lo sguardo dei nostri fratelli più piccoli.
Ma se a fare la carità alla fine dei conti provoca una soddisfazione e ci sentiamo bravi e ci gratifica, molto più umiliante è chiedere, ammettere che siamo in difficoltà e dipendere dalla carità altrui.
Perché è allora che non puoi scegliere cosa mangiare, cosa indossare, dove dormire o soggiornare, perché sono gli altri, la loro carità, che determina le condizioni della tua vita.
Ci sono persone a cui la dipendenza non pesa, anzi ci vivono bene e non si pongono il problema.
Per me è stato sempre un valore l'indipendenza, l'agire basandomi solo su di me e sulle mie forze, perché grazie volevo dirlo solo a me stessa.
Il grazie, la gratitudine l'ho imparata da te, Signore, in questo ultimo scorcio, stralcio di vita: da un grazie è cominciato il cammino di fede, con un grazie è cominciata la vita nuova.
Oggi guardo a quanta roba ho ammassato negli anni.
Gli armadi si sono moltiplicati come anche le cantine e ho fatto sempre molta fatica a gestire tutto quello che ho acquistato senza peraltro liberarmi, gettare, regalare quello che non mi serviva.
La confusione è grande Signore, perché troppa roba è stipata nei contenitori che man mano sono andata  allestendo..
Sento il desiderio di liberarmi, di diventare più leggera, di togliermi questa zavorra che mi appesantisce e mi porta ad affondare.
Ci vuole molta fatica fisica e tempo e soprattutto apertura del cuore.
Sono convinta che quest'ultima mi permetterà di farci passare tutto ciò che mi pesa, mi opprime, mi impedisce di essere veramente libera.
Per ora ho capito che meno ho e più ho, quando quel meno viene dall'aver aperto il cuore ai bisogni delle persone.
Davide, Paola in questo momento sono le persone alle quali vorrei dare qualcosa, perché entrambi sono rimasti senza lavoro.
Non so cosa sia importante fare.
Lo sai Signore.
A volte per pigrizia, per non perdere tempo, ci lasciamo possedere da altro, doniamo senza percepire che ci priviamo di qualcosa, perché non diamo importanza a quello che abbiamo.
Tu sai di cosa sento un grande bisogno: di persone che in questa casa, in questo palazzo portino un po' di vita.
Per questa vita che vorrei circolasse sono pronta a dare tutto.
È egoismo?
Ieri mentre facevo il cambio di stagione, mi sono passati tra le mani vestiti primaverili ed estivi che non ho mai indossato.
In cinque mesi ho indossato solo tute, perché i luoghi frequentati sono stati la casa, gli ospedali e gli studi medici a cui potevo recarmi solo con la sedia a rotelle e si sa che, con il suddetto mezzo di locomozione, non ti serve la scarpa con il tacco, le lunghe gonne colorate, le borse da mare, i costumi, i parei eccetera eccetera.
Mi è venuta un po' di tristezza a pensare a quello che avevo passato, al guado di morte, al naufragio delle speranze, alla vita che sembrava essersi fermata.
Poi ho pensato a te, a tua madre, alla fede che mi ha accompagnato, alla pienezza, alla gioia di questi giorni in cui mi sembra di essere tornata alla luce.
Guardare dentro un armadio, fare ordine, è essenzialmente fare memoria per rafforzare la fede e riprendere con più lena il cammino.
Ho buttato tanto tante cose, ma sempre troppo poche rispetto al necessario.
Il desiderio di dimagrire ha frenato la generosità e mi ha fatto trattenere qualche capo, che ora non posso indossare.
So Signore che pian piano mi porterai a svuotarmi di tutto, a farti spazio, lo so e lo spero, perché solo tu sei la mia unica ricchezza.