Visualizzazione post con etichetta pasqua. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pasqua. Mostra tutti i post

domenica 12 aprile 2020

Buio


SFOGLIANDO IL DIARIO...
23 marzo 2008.
Domenica di resurrezione.
5:00 54.

"Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio"(Gv 20,1)

Anche per me, Signore è ancora buio, non sfolgora nel mio cuore il sole di Pasqua, il giorno è cominciato come al solito con un risveglio doloroso.
La casa è immersa nel silenzio e la luce non filtra dalle tapparelle abbassate.
E' un giorno come tanti, con la casa in disordine, il pranzo da preparare, il dolore alle spalle, alle braccia, alla schiena, la messa che mi aspetta, anche se non posso decidere come e quando parteciparvi, dovendo tener conto del fatto che Gianni ha partecipato ieri sera alla veglia pasquale e non so quanto  voglia abbia di sentirsi un'altra messa.
Un giorno come tanti con qualche cosa in meno, perché oggi Franco con la sua famiglia non mangerà con noi.
La cosa se da un lato può farmi piacere perché mi riposo, dall'altro mi dispiace perché lo stare insieme dà un senso alla fatica.
È una domenica in cui manca la comunione con il mio sposo perché lui ce l'ha fatta a venire alla veglia e io no, nonostante me lo sono imposto come obiettivo.
Avevo detto: "quest'anno non accadrà come gli altri anni che arrivo alla sera del sabato santo piegata in due dal dolore.”
Invece è successo ancora una volta. E quest'anno non c'era la scusa di mamma per la quale avrei dovuto preparare il pranzo e la cena, non c'era la scusa dei bimbi da tenere, visto che la madre venerdì è stata casa dal lavoro, non c'erano scuse che potessero distogliermi dal non venire in chiesa e aspettare che la luce si accendesse dopo che le candele l'avevano attinta dal cero pasquale.
Non ho potuto Signore e mi dispiace.
Sono qui a pensare che Maria di Magdala venne al sepolcro che era ancora buio a cercarti.
Anche io avrei voluto fare così e sentirmi il cuore scoppiare alla vista del sepolcro vuoto, sussultando al suono della tua voce.
“Rabbuni!”
Te l'avrei voluto dire anche io Signore e abbracciarti e adorarti, bagnarti e lavarti i piedi con le mie lacrime, profumatissimo Nardo, merce preziosa perché non riesco a piangere e mi piacerebbe poterlo fare e asciugarti i piedi con i miei capelli e stringerli sovrastata dalla tua persona, avvolta dal tuo calore.
È uno squallido lunedì qualsiasi quello che oggi sento avvicendarsi, quello di una Pasqua anzi tempo, che non mostra fiori perché ci sono state le gelate e sono tutti caduti.
Una Pasqua sui generis quella di quest'anno, dove il pensiero non riesce a fermarsi.
Il pensiero è fermo al prima, alla via Crucis, al Calvario, alla morte, il pensiero va alle tante vie Crucis, ai calvari di tante persone che si trovano a vivere una vita priva di colpi di scena, come lo fu quel mattino di Pasqua di tanti anni fa.
A Pasqua dovrebbe cambiare qualcosa invece ti accorgi che non cambia niente e che la sveglia è sempre alle quattro, qualunque sia l'ora in cui vai a dormire, che il dolore è sempre lo stesso, quello che mi sveglia, aggiungendosi a quello preesistente della sera prima.
Il lunedì è come la domenica e la domenica come gli altri giorni da quando sono andata in pensione.
I giorni sono tutti uguali, sono tutti scanditi dalla tua Parola con la quale dai senso a questa vita sempre più dolorosa.
Oggi viene a mangiare con noi mia sorella.
Ecco la cosa nuova.
Ho voluto fare qualcosa per far star bene qualcun altro, visto che Franco non c'è.
Occuparsi di chi ha bisogno.
Mi viene in mente Sergio, il cugino barbone, che sta solo. Forse sarebbe bene portargli da mangiare.
Chissà se per lui questo giorno è più triste degli altri, perché lo svago delle passeggiate non può permetterselo, visto che fa freddo e piove.
Dicevo Signore che non è cambiato niente dal giorno prima, dalla settimana prima, salvo che siamo più vecchi e abbiamo più fatica sulle spalle.
Come vivere questa Pasqua, come cercare la luce in eventi che tristemente e monotonamente si ripetono?
Giovanni, 6 anni, non sta nella pelle perché può aprire le uova e cercarvi la sorpresa... lui almeno aspetta qualcosa.
Emanuele, 2 anni, non sa e non si pone il problema, anche se ieri sera si è riproposto il problema della febbre che gli è ritornata.
Dove celebrerai la Pasqua Signore?
È proprio vero che vuoi celebrarla con me?
Signore è vero che non sono riuscita a stare sveglia mentre tu pativi, so che ti ho guardato da lontano mentre salivi sull monte, so Signore che non sono stata capace di perdonare fino in fondo le persone che mi fanno del male, molto probabilmente non ancora riesco a perdonare te per le prove che ogni giorno mi mandi.
A volte mi sembri come i miei familiari che danno per scontato che io riesca a sopravvivere e si aspettano da me sempre il massimo.
Signore forse non sono riuscita a seguirti proprio perché eri tu la persona dalla quale mi volevo tenere lontana per non soffrire ulteriormente.
Non so.
Certo è che il dolore caratterizza questa mia vita e non c'è Pasqua o Natale che tenga.
I giorni sono caratterizzati dalla luce e la luce la accende la sveglia del dolore, quando non si dimentica di spegnerla la sera quando vado a letto.
Signore dove e quando celebrerai la Pasqua con me?
Sono stanca di rincorrerti, sono stanca di aspettare, sono stanca di vivere ogni cose in modo così tanto diverso dalla normalità.
Signore tu mi inviti a fare festa con te.
Non è un caso che sia stata capace di non perderti di vista per tutto il tempo di questa Quaresima, ma oggi che sei risorto non ti trovo, non so dove sei andato.
“Vi precederò in Galilea”, tu dici alle donne.
Devo venire in Galilea per incontrarti Signore?
Ancora strada da fare, polvere da mordere, fatica da affrontare?
Signore ma non è mai finita? Ma dov'è la Galilea?
Dove trovarti per riposarmi senza dover chiedere pietà?
Dove?
Signore mi fa male la schiena, mi fanno male le braccia e le gambe, mi fa male tutto, come ogni mattina, come ogni giorno, come ogni lunedì, dopo la domenica passata a servire la famiglia che si allarga, mi fanno male tutte le ossa, pigolo come una rondine, sono stanche le mie braccia di essere levate in alto e tu mi dici di camminare ancora, di precederti in Galilea.
Cosa troverò in Galilea?
Ti troverò Signore?
Potrò baciarti i piedi e le mani ferite dai chiodi?
Potrò riposare un po' vicino a te?
O sarai ancora tanto indaffarato a portare la buona notizia che non avrai il tempo per fermarti un po' a casa mia?
Dalle giunture degli infissi trapela un po' di luce fioca, perché il cielo è coperto e neanche il sole questa mattina dice che è Pasqua.
Signore accendi la luce nel mio cuore, perché voglio anche io fare Pasqua con te.
Ore 8,30
Omelia della messa di Pasqua.
Siete contenti? Ci ha chiesto don Gino nell'omelia del giorno di Pasqua.
Fuori pioveva, la Chiesa era fredda, la temperatura non è sintonizzata sulla primavera che è entrata da poco, l'assemblea in ascolto era perlopiù formata da donne che si stavano rubando la messa per poter correre a casa a preparare il pranzo per tutti.
Molte di loro probabilmente non avranno tempo nè modo neanche di sedersi a tavola con i familiari che, approfittano oggi per dormire un po' di più, visto che sono stati invitati e c'è qualcuno che ci pensa a preparare per tutti.
Per questo ci sono solo donne alla messa delle otto del mattino di Pasqua e non è un caso.
Sono le donne che l'hanno incontrato per prima il Risorto e sono loro che devono annunciarlo alla famiglia ancora immersa nel sonno.
Io non sono tra quelle donne, sto qui e penso che devo ancora andare in Galilea per annunciare la resurrezione, che non mi posso fermare a guardarlo ad abbracciarlo e ad adorarlo e a commuovermi.
I miei pensieri vanno al viaggio che devo ancora fare per raggiungere la Galilea, quanta gente aspetta l'annuncio, quanta gente aspetta che io porti ciò che ricevo gratuitamente tutti i giorni.
Meno male che c'è il Signore che provvede a prepararmi un cibo senza che faccia la fatica di cercarlo, di comprarlo, di digerirlo.
Già perché tutti i cibi ultimamente sono proibiti per me e per la maggior parte delle persone: intolleranze, pressione alta, colesterolo, trigliceridi e via dicendo.
Meno male che il cibo che ci dà il Signore non intossica e non ci fa ingrassare. si incontra dove ci aspetteremmo.
Il mattino di Pasqua è buio per tutti quelli che cercano Gesù dove non c'è, che si fanno un'idea personale della sua persona .
Anche io questa mattina non l'ho incontrato.
Questa mattina il buio e silenzio ha fatto da sfondo, come al solito, a questo dolore.
Ho pensato alla Galilea, che dovevo ancora camminare e la schiena mi fa ancora tanto male.
Cosa vuole il Signore da me?
Adesso Don Gino sta dicendo cosa noi dobbiamo fare, noi donne che siamo qui alla messa mattutina.
Andare in Galilea non per trovarlo ma per dire che l'abbiamo incontrato nel banchetto che lui ci ha anticipato di qualche ora prima che si apparecchi all'ora di pranzo per tutti.

BUONA PASQUA




Questa Pasqua
 ci immetta 
nel tempo infinito di Dio, eterno, santo e incorruttibile.

 Buon passaggio
 dalla 
morte alla vita.




AUGURI 
DI
 ETERNITA'






domenica 14 aprile 2019

Gerusalemme



Meditazione sulla liturgia di
Domenica delle Palme anno C
Letture: Lc 19,28-40; Is 50,4-7; sal 21;Fil 2,6-11; Lc 22,14-23,56

"Pregate per non entrare in tentazione"(Lc  22,40)

La lettura del Passio mi ha fatto pensare a Gerusalemme la città santa dove tu Signore hai combattuto l'ultima ed estrema battaglia con il demonio, il divisore, il traditore, l'ingannatore.
La tua è una vera agonia un combattimento che è iniziato da quando ti sei ritirato nel deserto a pregare per 40 giorni e sei stato tentato in tutti i modi perchè desistessi dal compito che ti eri prefisso, perchè abbandonassi la tua missione di salvezza per tutti noi.
Mi sono sentita oggi quella Gerusalemme di cui parla la Scrittura, città santa destinata ad accogliere il re dei re, il salvatore, il redentore, lo sposo non di un giorno ma di tutta la vita.
Mi sono vista aperta, scoperta dal tuo passaggio, mi sono sentita asino e mantello, tua discepola che agitava le palme al tuo passaggio, diventata palma io stessa, simbolo di gioia di pace , di amore e di gratitudine a te che sei il re dei re, il salvatore, il messia, il giusto per eccellenza come dirà il centurione quando ti vide morire in quel modo.
Ma dentro di me si accampano gli istinti più bassi che mi portano a disconoscerti, a dimenticare, ad addormentarmi senza vigilare sui possibili attacchi dei tuoi e miei nemici.
In me c'è Giuda e Pilato, Erode e Pietro, il ladrone pentito e quello che non si vuole pentire, in me si è scatenata una grande battaglia tra le forze del bene e del male.
E' questa l'ora di vegliare e pregare per non lasciarti solo ad affrontare questa terribile prova.
"Fate questo in memoria di me"
Quante volte nel mio animo, nella tua città santa, tu sei venuto e io ti ho accolto a parole ma nei fatti ti ho abbandonato, lasciato solo, negato, dimenticato.
Quante volte ti ho lasciato solo a combattere Signore, quante volte ho rifiutato il tuo aiuto cercando in me solo la forza il coraggio la capacità di sconfiggere il nemico.
Ma tu Signore oggi mi dici che non sette ma settanta volte sette mi hai perdonato e mi perdonerai.
So che anche io ti ho crocifisso non una volta sola ma tutte le volte che  mi sono separata da te.
Il tuo linguaggio è difficile, duro, la vita sempre più problematica e viene spontaneo pensare che tu non servi, non vali per farci risorgere dalle  morti, dalle riconsegne dolorose a cui ci chiama il nostro destino.
"Fate questo in memoria di me"
Ogni giorno nell'Eucaristia si rinnova il duello, la Pasqua, ogni giorno decido di non morire ma di chiedere aiuto a te che solo puoi darmi ciò che mi manca per accoglierti nella mia casa, nella mia Gerusalemme senza condannarti a morte ma condividendo con te il pane di vita.
Signore grazie della tua luce, grazie della tua pace, quella che annunciarono gli angeli quando nascesti che ci conforta nella speranza che anche su questa terra, in questa città terrena possiamo godere se tu sei con noi, se noi siamo con te, se insieme combatteremo con le armi della luce il divisore, il nemico che è sempre in agguato per non farci partecipare alla festa che ci hai preparato in paradiso.
Tu lo sposo, io la sposa, tu l'unico mio vero bene.

"Pregate per non entrare in tentazione"(Lc 22,40)







"Pregate per non entrare in tentazione"(Lc  22,40)


La lettura del Passio mi ha fatto pensare a Gerusalemme la città santa dove tu Signore hai combattuto l'ultima ed estrema battaglia con il demonio, il divisore, il traditore, l'ingannatore.
La tua è una vera agonia un combattimento che è iniziato da quando ti sei ritirato nel deserto a pregare per 40 giorni e sei stato tentato in tutti i modi perchè desistessi dal compito che ti eri prefisso, perchè abbandonassi la tua missione di salvezza per tutti noi.
Mi sono sentita oggi quella Gerusalemme di cui parla la Scrittura, città santa destinata ad accogliere il re dei re, il salvatore, il redentore, lo sposo non di un giorno ma di tutta la vita.
Mi sono vista aperta, scoperta dal tuo passaggio, mi sono sentita asino e mantello, tua discepola che agitava le palme al tuo passaggio, diventata palma io stessa, simbolo di gioia di pace , di amore e di gratitudine a te che sei il re dei re, il salvatore, il messia, il giusto per eccellenza come dirà il centurione quando ti vide morire in quel modo.
Ma dentro di me si accampano gli istinti più bassi che mi portano a disconoscerti, a dimenticare, ad addormentarmi senza vigilare sui possibili attacchi dei tuoi e miei nemici.
In me c'è Giuda e Pilato, Erode e Pietro, il ladrone pentito e quello che non si vuole pentire, in me si è scatenata una grande battaglia tra le forze del bene e del male.
E' questa l'ora di vegliare e pregare per non lasciarti solo ad affrontare questa terribile prova.
"Fate questo in memoria di me"
Quante volte nel mio animo, nella tua città santa, tu sei venuto e io ti ho accolto a parole ma nei fatti ti ho abbandonato, lasciato solo, negato, dimenticato.
Quante volte ti ho lasciato solo a combattere Signore, quante volte ho rifiutato il tuo aiuto cercando in me solo la forza il coraggio la capacità di sconfiggere il nemico.
Ma tu Signore oggi mi dici che non sette ma settanta volte sette mi hai perdonato e mi perdonerai.
So che anche io ti ho crocifisso non una volta sola ma tutte le volte che mi sono separata da te.
Il tuo linguaggio è difficile, duro, la vita sempre più problematica e viene spontaneo pensare che tu non servi, non vali per farci risorgere dalle morti, dalle riconsegne dolorose a cui ci chiama il nostro destino.
"Fate questo in memoria di me"
Ogni giorno nell'Eucaristia si rinnova il duello, la Pasqua, ogni giorno decido di non morire ma di chiedere aiuto a te che solo puoi darmi ciò che mi manca per accoglierti nella mia casa, nella mia Gerusalemme senza condannarti a morte ma condividendo con te il pane di vita.
Signore grazie della tua luce, grazie della tua pace, quella che annunciarono gli angeli quando nascesti che ci conforta nella speranza che anche su questa terra, in questa città terrena possiamo godere se tu sei con noi, se noi siamo con te, se insieme combatteremo con le armi della luce il divisore, il nemico che è sempre in agguato per non farci partecipare alla festa che ci hai preparato in paradiso.
Tu lo sposo, io la sposa, tu l'unico mio vero bene.

domenica 1 aprile 2018

giovedì 27 aprile 2017

Testimonianza


Meditazioni sulla liturgia di giovedì
della seconda settimana di Pasqua

"Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo " (At 5,32)

Gesù è risorto e abbiamo per questo festeggiato la Pasqua.
L'hanno fatto anche quelli che non credono, ma hanno fatto festa, senza il festeggiato.
Capita spesso, quando siamo invitati ad una cena o ad un pranzo, di ignorare le persone, intenti solo a godere di quello che gratuitamente ci viene offerto.
Gesù per farsi riconoscere non ha usato gli stessi strumenti, non ha seguito una modalità standard per tutti.
A Giovanni bastò vedere il sepolcro vuoto e i teli piegati per credere. " Vide e credette".
Alla Maddalena servì sentirsi chiamata per nome, ai discepoli di Emmaus servì rileggere la storia alla luce di Cristo, lo sconosciuto personaggio che, dopo essersi fatto loro compagno di viaggio, nel pane spezzato e condiviso si fece riconoscere.
Agli apostoli che si erano affaticati invano dopo una notte di pesca infruttuosa si aprirono gli occhi dopo aver visto il miracolo dell'ascolto della Sua Parola.
E poi Tommaso, grande Tommaso, che volle vedere le piaghe di Cristo, metterci il dito.
Non siamo tutti uguali quindi e ad ognuno Dio riserva un modo speciale, diverso, unico per rivelarsi.
Il denominatore comune di quanti hanno incontrato Gesù è la percezione che ti manca qualcosa, che non sei soddisfatto di quello che ti accade, che vedi il tuo limite e cerchi qualcuno o qualcosa che lo possa colmare.
I testimoni quindi sono quelli a cui manca qualcosa e che con cuore sincero lo cercano non in se stessi ma in un Tu che li rianimi, li rialzi, gli si faccia compagno, amico sposo.
In ognuno c'è la nostalgia di infinito, di eterno, di incorruttibile, di uno e distinto, di comunione, di amore vero, totale, assoluto.
Quando la nostra autosufficienza ci abbandona, quando ci rendiamo conto che non bastiamo a noi stessi, quando la vita ci chiama a riconsegnare i beni che credevamo scontati è il momento favorevole per incontrare il Signore, toccare le sue piaghe e riconoscerlo.morte
E' il momento della resurrezione, la nostra, che è un evento non perduto nel tempo, una favola per poveri gonzi, ignoranti che si lasciano abbindolare facilmente.
A testimoniare che Gesù è risorto è la nostra resurrezione che avviene quando la croce diventa il nostro comune bagaglio, nostro e di Cristo.
Dio nessuno l'ha mai visto, ma lo Spirito di Dio effuso sulla Chiesa ci permette di vederlo con gli occhi del Figlio, di ascoltarlo con le orecchie el Figlio, di servirlo con il corpo del Figlio.
Grande è questo mistero, ma se noi moriamo con Lui, con Lui risorgeremo.
E' questa la nostra speranza, è questa la nostra certezza, è questa la fede che ogni giorno ci fa rialzare e affrontare la vita con la forza prorompente di un Dio che ha tanto amato il mondo da metterci il Suo corpo tra le mani.

venerdì 8 aprile 2016

Testimoni




" Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo "(At 5,32)

Gesù è risorto e abbiamo per questo festeggiato la Pasqua. L'hanno fatto anche quelli che non credono, ma  hanno fatto festa, senza il festeggiato.
Capita spesso, quando siamo invitati ad una cena o ad un pranzo, di  ignorare le persone, intenti solo a godere di quello che gratuitamente ci viene offerto.
Gesù per farsi riconoscere non ha usato gli stessi strumenti, non ha seguito una modalità standard per tutti.
A Giovanni bastò vedere il sepolcro vuoto e i teli piegati per credere. " Vide e credette".
Alla   Maddalena servì sentirsi chiamata per nome, ai discepoli di Emmaus servì rileggere la storia con la luce di Cristo, lo sconosciuto personaggio che, dopo essersi fatto loro  compagno di viaggio, nel pane spezzato e condiviso si fece riconoscere.
Agli apostoli  che si erano affaticati invano dopo una notte di pesca infruttuosa si aprirono gli occhi dopo aver visto il miracolo dell'ascolto della Sua Parola.
E poi Tommaso, grande Tommaso, che volle vedere le piaghe di Cristo, metterci il dito.
Non siamo tutti uguali quindi e ad ognuno Dio riserva un modo speciale, diverso, unico per rivelarsi.
Il denominatore comune di quanti hanno incontrato Gesù è la percezione che ti manca qualcosa, che non sei soddisfatto di quello che ti accade, che vedi il tuo limite e cerchi qualcuno o qualcosa che lo possa colmare.
I testimoni quindi sono quelli a cui manca qualcosa e che con cuore sincero lo cercano non in se stessi ma in un Tu che li rianimi, li rialzi, gli si faccia compagno, amico sposo.
In ognuno c'è la nostalgia di infinito, di eterno, di incorruttibile, di uno e distinto, di comunione, di amore vero, totale, assoluto.
Quando la nostra autosufficienza ci abbandona, quando ci rendiamo conto che non bastiamo a noi stessi, quando la vita ci chiama a riconsegnare i beni che credevamo scontati è il momento favorevole per incontrare il Signore, toccare le sue piaghe e riconoscerlo.
E' il momento della resurrezione, la nostra, che è un evento non perduto nel tempo, una favola per poveri gonzi, ignoranti che si lasciano abbindolare facilmente.
A testimoniare che Gesù è risorto è la nostra resurrezione che avviene quando la croce diventa il nostro comune bagaglio, nostro e di Cristo.
Dio nessuno l'ha mai visto, ma lo spirito di Dio effuso sulla chiesa ci permette di vederlo con gli occhi del Figlio, di ascoltarlo con le orecchie el Figlio, di servirlo con il corpo del Figlio.
Grande è questo mistero, ma se noi moriamo con Lui, con Lui risorgeremo.
E' questa la nostra speranza, è questa la nostra certezza, è questa la fede che ogni giornoci fa rialzare e affrontare la vita con la forza prorompente di un Dio che ha tanto amato il mondo da metterci il Suo corpo tra le mani.

sabato 2 aprile 2016

Credere

Meditazioni sulla liturgia di
sabato di Pasqua
letture: At 4, 13,21; Salmo 117; Mc 16, 9-15


10c5a-vangelo1

“Tutti glorificavano Dio per l’accaduto” (At 4,21)

Il riassunto che fa Marco delle apparizioni di Gesù risorto sono connotati dalla incredulità che incontrano gli annunciatori, quelli che l’hanno incontrato, visto, toccato.
I più diffidenti sembrano proprio gli apostoli, tanto che Gesù va di persona a confermare ciò che di lui dicono le donne o i discepoli di Emmaus.
Anche oggi la fede si scontra con l’incredulità della gente, specie quella di chiesa quando non vede esaudite le proprie preghiere, quando non vede i miracoli, quando si fa un dio a sua immagine e somiglianza, quando gli vuole insegnare il mestiere.
” Sia fatta la tua volontà” lo diciamo con le labbra ma si deve vedere a cosa stiamo pensando in quel momento.
Del Padre nostro volentieri cambieremmo qualche passaggio come quello in cui ci riesce più facile dire “Sia fatta la mia volontà”
Del resto le nostre preghiere per la maggior parte sono finalizzate ad ottenere benefici, ad essere esauditi in quelle che pendsiamo siano le nostre necessità, i nostri principali bisogni.
Gesù per farsi riconoscere deve mostrare le piaghe, i segni della passione, del prezzo pagato per il nostro riscatto, i segni di un amore che non si misura, un amore divino infinito, eterno, irreversibile.
Ma è sufficiente?
Il dubbio assale anche le persone più convinte, anche quelle miracolate da Gesù.
Perchè non è così scontato credere, ricordare, vivere in stretta comunione con Lui.
C’è sempre un momento in cui le piaghe del corpo di Cristo, la Chiesa, ci scomodano, ci indignano, ci fanno desiderare altro.
Ci allontanano da ciò che ci fa male che ci toglie la tranquillità e la pace a fatica acquisita nel raporto intimistico ma solo verticale con il nostro Dio che non facciamo fatica ad amare perchè ci ama a prescindere e ci perdona non sette ma settanta volte sette.
Le persone hanno sempre qualche difetto, qualcosa che ci irrita, che ci fa male.
Preferiamo mettere a tacere la nostra coscienza, dimenticare che in ogni uomo si nasconde Gesù e che se vuoi incontrarlo devi abbracciare la sua croce su cui sono inchiodati i peccati del mondo, le sofferenze dell’uomo che continua a crearsi tanti inferni e non trova la pace.
Le piaghe dolorose diventano gloriose se abbracci il tuo dolore e lo offri al Signore, se abbracci qualcuno senza paura di sporcarti , di cambiare posizione per annunciare il vangelo dell’amore che salva.
Come potremo convincere le persone che Gesù è risorto?
Non basta raccontare la storia, bisogna ogni giorno mostrare il volto gioioso del mattino di Pasqua, la speranza di un nuovo giorno, l’ottavo, il giorno eterno di Dio in cui ti immette la Grazia battesimale.
“La gioia può diventare la croce più pesante di una vita cristiana.Essa costituisce la testimonianza più pesante del divino. (L. Boros)”

mercoledì 30 marzo 2016

Eucaristia



"Si aprirono i loro occhi e lo riconobbero" ( Lc 24,31)

In tutte le letture che prevede la veglia pasquale e in quelle di oggi , nessuno incontra Gesù il giorno dopo il sabato, vale a dire oggi, giorno di Pasqua.
Oggi ci viene chiesto di credere ancora, di apettare ancora, perchè Gesù è risorto ma non è detto che si faccia subito riconoscere.
E' necessario continuare a credere, a cercarlo, tenendo occhi e specialmente orecchie attenti alla sua parola.
Così Maria di Magdala deve sentirsi chiamare per riconoscere quello che credeva il custode del giardino, i discepoli di Emmaus lo devono accogliere come compagno di viaggio e lasciarsi spiegare il senso delle scritture.
Ma non basta, Gesù bisogna invitarlo a fermarsi con noi quando si fa sera e il buio aumenta le nostre paure.
Non lo vedono le donne che devono precederlo in Galilea dove l'angelo dice che si farà trovare. Non basta trovare un sepolcro vuoto, la pietra rimossa, i teli piegati per credere che è risorto.
A Pietro che entra per primo questo non accade, mentre accade a Giovanni che "vide e credette".
Giovanni, il mio nipotino un giorno mi chiese come facevo ad essere certa che Gesù era risorto veramente, mentre i suoi compagni non ci credevano.
Gli dissi che proprio per questo Gesù non tornò subito in cielo ma per quaranta giorni dette l'opportunità a tanti di acoltarlo, vederlo, mangiare con lui, credere in lui.
E i testimoni ce l'hanno raccontato.
E noi possiamo credere o non credere subito, perchè non è così scontato che una storia così fuori dalla nostra portata possa essere di getto capita e metabolizzata e fatta propria.
A volte non basta una vita per incontrare Gesù, risorto, se ci accaniamo a cercarlo in un passato che non ritorna, un cimitero dove seppelliamo il nostro dolore, lutto, le nostre aspettative deluse, i fallimenti, i no della vita.
Di questa Pasqua voglio ricordare che niente è scontato e che Dio continua a stupirci, a fare nuove tutte le cose, sconvolgendo gli schemi, e presentandosi quando meno ce lo aspettiamo.
Come riconoscerlo?
Un tuffo al cuore, lacrime di gioia e un senso di pace profonda e duratura.

lunedì 28 marzo 2016

Incontri






Meditazioni sulla liturgia di

 LUNEDÌ dell'ANGELO
Letture: At 2,14.22-32; Salmo 15; Mt 28,8-15

"Gli abbracciarono i piedi e lo adorarono"(Mt 28,9)

Gesù finalmente si fa trovare, da chi lo cerca con cuore sincero. 

.Non bisogna perdersi d'animo, ma avere fede, perchè non a tutti è dato di vederlo subito e riconoscerlo e credere che è risorto veramente.

Bisogna raggiungerlo in Galilea dove la sua parola è risuonata per più tempo, dove le tracce del suo passaggio sono ancora scolpite nel cuore e nella mente, dove anche i sassi parlano di Lui.

Ma il tempo nessuno lo conosce, il tempo necessario perchè la fede si rinsaldi, la speranza diventi certezza di vita piena eterna incorruttibile.

Quaranta giorni Gesù camminò con la gente della sua terra, quaranta giorni dura il tempo di Pasqua, 40 anni il tempo dell'attraversamento del deserto alla volta della terra promessa.

Quaranta è un numero simbolico per indicare un tempo intermedio, non concluso, ma un tempo necessario per imparare che non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Gesù continua a parlare oggi a noi che abbiamo fame e sete di giustizia, di senso, di verità, di amore, come quelli che vissero 2000 anni fa, come quelli che ci seguiranno alla ricerca della terra promessa.

Un miraggio a pensarci se uno legge le vicende della storia del popolo eletto e poi la nostra di Cristiani che hanno creduto a chi ci ha raccontato tutto di lui, i testimoni del vangelo.

Un miraggio, perchè gli Ebrei con le unghie e con i denti si contendono quello che ritengono sia loro esclusiva proprietà, attaccati da ogni parte, difesi da muri e da bombe intelligenti.

E noi che apparteniamo all'Occidente evoluto forse oggi che è pasquetta possiamo commuoverci davanti a un prato fiorito, durante la gita istituzionale di pasquetta, ma nessuno ha ancora imparato la difficile arte del contadino. 

Ma dov'è questa terra? 

Viviamo chiusi nei nostri appartamenti e lasciamo che gli ultimi, i poveri, gli extracomunitari coltivino per noi ciò che noi facilmente possiamo trovare al supermercato per imbandire la nostra tavola.

Gesù è la nostra terra, la terra da coltivare, concimare, , il suo corpo di carne che è ancora piagato, sofferente, bisognoso d'amore. 

Quando Tommaso mise le mani nei fori delle mani e dei piedi non erano piaghe finte. 

Questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

Il corpo di Cristo è vivo e per questo prova dolore, il suo corpo è il nostro corpo, il corpo che con il Battesimo ci ha innestato a Lui.

Quanti Gesù ci vengono incontro ogni giorno senza allontanarci tanto da casa, quanti Gesù aspettano che noi li cerchiamo e li abbracciamo e ci prendiamo cura di loro.

Gesù ci aspetta ad ogni angolo della nostra storia, ci aspetta ma con connotati diversi. 

Per questo chi va in giro con l'immagine che se ne è fatta è difficile che lo trovi.

Se penso che io l'ho incontrato mentre in una chiesa cercavo una sedia che mi ha permesso di ascoltare senza troppi problemi statici la Sua Parola!

Dicevo della terra che Gesù ci ha consegnato da irrigare con il sangue e l'acqua del suo costato. Una terra dove l'amore fa vedere il colore dei fiori e sentire il loro profumo.

Una terra che si trasforma in un giardino, la meraviglia dell'inizio, dove tutto ti è dato se tutto ti dai. 

Grazie Gesù che non ti fai trovare spingendo un bottone, pagando un tichet, usando la preghiera o le opere buone come merce di scambio. 

Grazie perchè ti doni gratuitamente a tutti quelli che ti cercano con cuore sincero e solo da te aspettano istruzioni per imparare l'arte difficile del contadino, vale a dire per imparare ad amare.

Chissà se oggi ti incontrerò' so che tu mi verrai incontro e che mi risparmierai la fatica di spostarmi visto come sono messa. 

Ti voglio abbracciare i piedi, ti voglio adorare come le donne che il Vangelo oggi ricorda.

mercoledì 23 marzo 2016

Farò la Pasqua da te




(Mt 26,14-25)

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

Il tradimento di Giuda da domenica, che abbiamo letto il Passio, è la terza volta che ci viene presentato e io penso cosa il Signore mi vuole dire quando annuncia la sua passione e la sua morte.
Le immagini dei disperati che sempre più numerosi affluiscono sulle coste della nostra nazione non le posso dimenticare.
Sono immagini crude, immagini che toccano l'anima, che ci scuotono e ci interpellano.
Ma da dove escono tutte queste persone?
I paesi di provenienza li ho cercati sopra l'atlante.
Ho insegnato geografia per tanti anni, ma la vita è un'altra cosa. I nomi sono scritti piccoli piccoli e faccio fatica a leggerli.
Piccole porzioni di un continente di cui ho perso memoria ad eccezione della Nigeria perchè Miriam e Ioseph, la coppia di cui ci siamo fatti carico viene da lì.
Con Giovanni ce l'abbiamo messa tutta a imparare da dove nasce il Po, dove sfocia...e tutto il resto.
Frequenta la terza elementare e l'Africa forse gli tocca il prossimo anno.
Ce ne siamo occupati solo per vedere dove vivono le scimmie e i leoni.
Una volta Giovanni mi chiese dove poteva trovare un povero, perchè non ne conosceva nemmeno uno.
Quella volta mi affannai su Internet a cercare immagini di poveri, ma non essendo ancora padrona di questo strumento, mi fu difficile trovare la foto di qualche bambino denutrito che non lo turbasse troppo, visto che era ancora piccolo,una foto comunque che lo inducesse a pensare che ci sono bambini meno fortunati di lui.
Adesso i poveri sfilano nelle immagini che ogni giorno la televisione ci propone, sbandati, perseguitati, in fuga, come se i sepolcri in cui li avevamo rinchiusi fossero incapaci di contenerne il desiderio di vita.
Mi ha colpito l'immagine di un profugo che si era portato la Bibbia e se la teneva stretta.
Qualunque sia il Dio che lui prega, mi sono detta, è un uomo di fede e sicuramente vedrà la gloria di Dio.
Gesù nell'ultima cena della Pasqua che si accinge a celebrare annuncia che verrà fare la Pasqua con noi, perché il tempo volge al termine.
Le bande di disperati, che fuggono da situazioni di estrema sofferenza, affrontano la morte nella speranza di essere salvati.
Da chi?
Celebrerò la Pasqua con voi”
Sono le parole che questa mattina risuonano dentro di me.
Con noi, con me, Gesù verrà a celebrare la Pasqua.
Di quale povero mi devo occupare, quale povero tu ci mandi perché noi possiamo mangiare con te?
Chi di noi Signore ti consegnerà al nemico, chi ti abbandonerà, chi ti rinnegherà Signore? Forse io?
Signore io non pensavo che ci fossi, che arrivasse il momento di scelte così difficili, non pensavo di essere così fortunata ad avere una casa, cibo tutti i giorni, un letto su cui dormire, dei vestiti con cui coprirmi, uno stato in cui la libertà si cerca di garantirla.
Non pensavo di essere così fortunata Signore e non pensavo neanche di dover rendere conto un giorno di quelle poche cose che mi sono rimaste.
Cosa posso offrirti Signore in questo momento della mia vita, in un momento così difficile perché le forze vengono meno, la speranza si affievolisce, i beni sempre più sembra che appartengano agli altri?
Cosa Signore?
Questa notte mi sono ribellata per la prima volta e non ti ho chiesto il perché della sofferenza, il perché del dolore innocente, come sono solita fare quando i problemi del mondo mi sembrano estremamente più gravi di quelli che io ho.
Questa notte ti ho chiesto perché proprio a me, perché solo a me, perché sempre a me il dolore, la sofferenza, la morte.
Sono anni Signore tu lo sai che combatto con questo corpo che non ne vuole sapere di stare in silenzio, che si ribella, questo corpo che tu mi hai dato, un dono destinato a servire, a morire, a comunicare il tuo amore.
Questa notte mi chiedevo il senso di questo sofferenza che si protrae ogni giorno di più.
Una sofferenza che arriva il momento che ti provoca il vomito, una sofferenza che ti fa venire il desiderio di urlare, di tirarti non solo la tunica,ma anche il mantello, le braccia, la barba e dire “Signore ma che stai a fare lì? Perché non scendi? Perché stai a guardare senza muovere un dito? Perché Signore? Perché? “
Questa notte le preghiere le ho concentrate su di me.
Il dolore mi faceva impazzire: le braccia, il collo, la testa non c'era verso trovassi una posizione neanche per sgranare il Rosario perchè le mani facevano fatica a trattenere qualunque cosa. Ma la ribellione era forte.
Confesso che questa notte non ho pensato ai disperati, ai profughi, non ti ho lodato, benedetto, ringraziato perché avevo un tetto, perché avevo una coperta, perché non mi mancava il cibo, non ti ho lodato per tanti tuoi benefici. No Signore.
Normalmente però trovo la strada per farlo e ciò mi dà calma serenità e forza di sopportare l'ennesimo attacco del nemico.
Ma questa notte no, questa notte più che invocarti ho imprecato contro di te perché permetti che io sia distrutta dal dolore.
È poi questa mattina, alla messa, come un lampo mi sono venute in mente le immagini dei profughi che vengono portati in braccio, salvati dalla furia degli elementi, e la Bibbia in primo piano stretta tra le mani di quell'uomo su cui la telecamera si è soffermato.
Mi sono venuti in mente i barconi sovraccarichi, affondati, i corpi galleggianti, gli urli i lamenti dei sopravvissuti, le invocazioni, la speranza, il dolore tutto mi è venuto in mente di questa gente uscita dal sepolcro, in cui noi l'avevamo relegata.
Non è un caso che la Pasqua sia la festa dei macigni rotolati che la Pasqua sia il giorno in cui il sepolcro si trova vuoto.
La Pasqua ci parla della resurrezione, di te che noi dovevamo cercare non in un sepolcro ma dovevamo incontrare in un giardino, perchè tu sei custode del giardino.
Ecco allora questa Pasqua tu la vuoi fare con noi, verrai a cenare a casa nostra per dirci di guardare cosa era nascosto dentro il sepolcro, per donare ad ogni uomo affamato, assetato, ignudo un po' di amore.







domenica 5 aprile 2015

"Si aprirono i loro occhi e lo riconobbero"

5 aprile 2015

domenica di Pasqua
ore 8
"Si aprirono i loro occhi e lo riconobbero"
In tutte le letture che prevede la veglia pasquale e in quelle di oggi , nessuno incontra Gesù il giorno dopo il sabato, vale a dire oggi, giorno di Pasqua.
Oggi ci viene chiesto di credere ancora, di apettare ancora, perchè Gesù è risorto ma non è detto che si faccia subito riconoscere. E' necessario continuare a credere, a cercarlo, tenendo occhi e specialmente orecchie attenti alla sua parola. Così Maria di Magdala deve sentirsi chiamare per riconoscere quello che credeva il custode del giardino, i discepoli di Emmaus lo devono accogliere come compagno di viaggio e lasciarsi spiegare il senso delle scritture. Ma non basta, Gesù bisogna invitarlo a fermarsi con noi quando si fa sera e il buio aumenta le nostre paure. Non lo vedono le donne che devono precederlo in Galilea dove l'angelo dice che si farà trovare. Non basta trovare un sepolcro vuoto, la pietra rimossa, i teli piegati per credere che è risorto. A Pietro che entra per primo questo non accade, mentre accade a Giovanni che "vide e credette".
Giovanni, il mio nipotino un giorno mi chiese come facevo ad essere certa che Gesù era risorto veramente, mentre i suoi compagni non ci credevano.
Gli dissi che proprio per questo Gesù non tornò subito in cielo ma per quaranta giorni dette l'opportunità a tanti di acoltarlo, vederlo, mangiare con lui, credere in lui.
E i testimoni ce l'hanno raccontato.
E noi possiamo credere o non credere subito, perchè non è così scontato che una storia così fuori dalla nostra portata possa essere di getto capita e metabolizzata e fatta propria.
A volte non basta una vita per incontrare Gesù, risorto, se ci accaniamo a cercarlo in un passato che non ritorna, un cimitero dove seppelliamo il nostro dolore, lutto, le nostre aspettative deluse, i fallimenti, i no, della vita. Di questa Pasqua quello che voglio ricordare che niente è scontato e che Dio continua a stupirci, a fare nuove tutte le cose, sconvolgendo gli schemi, e presentandosi quando meno ce lo aspettiamo.
Come riconoscerlo?
Un tuffo al cuore, lacrime di gioia e un senso di pace profonda e duratura.
Così ieri sera , questa notte, l'ho incontrato il Signore, partecipando alla veglia Pasuale contro ogni aspettativa.
Il crollo vertebrale avvenuto nell'ultima settimana con tutto quello che ne consegue mi aveva convinto che si ripeteva la storia che ogni anno mi costringeva a stare a casa.
Quando Gianni, a messa finita, mi ha detto che avevo lucrato(la prima volta nella mia vita che riesco a partecipare alle funzioni, tutte, del triduo pasquale!) dell'indulgenza plenaria,
ho capito perchè il Signore ha permesso che il dolore non mi impedisse di partecipare fino in fondo al suo sacrificio.
Grazie Gesù che hai voluto, accettato e reso possibile farmi partecipe della tua gioia.
Grazie perchè continui a fidarti di me.


 (Sal 117)
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.