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giovedì 23 agosto 2018

"Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?" (Mt 22-12).



"Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?" (Mt 22-12).


Gesù con le sue parabole ci spiazza sempre, perché sembra impensabile pretendere che delle persone chiamate agli angoli delle strade, buoni e cattivi, non preparate, che non se l'aspettavano, che non se lo potevano permettere, indossassero un abito adatto alla cerimonia.

Una massa di poveri disgraziati, che magari hanno visto in quell'invito l'occasione per sbarcare il lunario è' tanto che abbiano accettato.
Quando ci invitano al matrimonio la prima cosa che ci viene in mente è: "Che vestito mi metto?" Che regalo di faccio?".
E se non abbiamo soldi per un vestito nuovo, se non l'abbiamo nell'armadio e se non siamo in grado comperare un regalo adeguato, decliniamo l'invito.
Molto spesso sono proprio questi obblighi che gli fanno decidere di dire no ad un invito.
Ricordo quello che Giovanni mi disse quando vide gli invitati in chiesa vestiti in un modo del tutto inusuale.
"Nonna ma si sono travestiti da matrimonio?" Che la dice lunga quanto si spende, quanto ci si tiene ad apparire in queste occasioni.
Ritornando al passo del Vangelo, la chiave per capire la reazione del re contro l'invitato che non aveva la veste giusta, è data dal fatto che nell'antico oriente c'era la consuetudine ai tempi di Gesù di dare agli invitati alle nozze il vestito per partecipare alla festa, un vestito uguale per tutti, bello e decoroso.
Se questa usanza fosse arrivata ai nostri giorni ci avrebbe tolto dagli impicci, almeno avrebbe tolto dagli impicci molta gente povera, ma non so quanto sarebbero stati contenti quelli che aspettano queste occasioni per sfoggiare gusto, eleganza, posizione sociale, condizione economica.
Per fortuna che hanno deciso in quasi tutte le chiese di far vestire i bimbi della prima Comunione tutti allo stesso modo, con un saio bianco di tipo monacale.
Ma questo non esonera i parenti a fare sfoggio di eleganza.
Il re della parabola si indigna perché l'uomo che non aveva la veste aveva voluto distinguersi e non si era voluto mischiare con la folla anonima dei buoni e dei cattivi, con gente con cui non aveva niente da spartire e della quale si sentiva superiore.
C'è da chiedersi quando Dio ci invita al banchetto eucaristico se cerchiamo delle scuse per non andare oppure, se andiamo, ci sentiamo diversi, migliori, superiori agli altri come i farisei contro i quali Gesù polemizza più di una volta.
Quale vestito indossare? Viene da chiedersi.
Una veste che ci piace, che ci distingue, la veste della nostra vita ordinaria ma sempre nostra… oppure lasciamo che Dio ci rivesta della sua luce, della sua pace, del suo splendore, della sua bellezza, della sua grazia?
"Guardate a lui e sarete raggianti".
È proprio vero che se hai Dio nel cuore il resto scompare, perché i tuoi occhi riflettono la Sua immagine e rendono inutile qualunque travestimento, anche fatto in buona fede.

lunedì 10 ottobre 2016

Libertà

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Cristo ci ha liberati per farci vivere effettivamente nella libertà. (Gal 5,1)
Tutti cercano un segno, una convalida che ciò che stai ascoltando, facendo, usando è una cosa buona,che non ti nuoce, che ti fa bene, che realizza i tuoi più profondi desideri di libertà.
Viviamo infatti costretti da una congerie di regole, divieti, imposizioni, ci sentiamo schiacciati dal dover essere, dalla necessità di compiacere gli altri, quelli che contano, viviamo sempre come se dovessimo rendere conto a qualcuno di quello che facciamo,diciamo, pensiamo.
Tutta la vita a cercare un equilibrio tra ciò che appare e quello che è, tra quello che pensiamo noi e quello che pensano gli altri.
Purtroppo il nostro interlocutore non è Dio che non giudica, ma ama, ascolta, istruisce, guarda i pensieri del tuo cuore e ti abbraccia anche quando sei impiastrato di escrementi fino ai capelli.
Il nostro interlocutore purtroppo è la proiezione dei nostri giudizi e pregiudizi e i primi accusatori di noi stessi siamo noi che non ci assolviamo dal non essere perfetti, onnipotenti.
Quanta fatica per compiacere e quante lacrime quando i nostri sforzi non raggiungono il risultato sperato, l’osanna globale, il trionfo, la stima e l’onore!
Quanta sofferenza quando, scendendo dal piedistallo, ci accorgiamo che a non compiacere riceviamo ancora più rifiuti, abbandoni, sofferenze, solitudini.
Sembra che non ci sia via d’uscita, perchè qualunque cosa fai c’è sempre qualcuno che non gradisce, che non capisce, che non vuole capire, qualcuno a cui sei d’ingombro, di ostacolo alle sue realizzazioni personali.
Bisogna incontrare Gesù per capire cosa significa essere liberi davvero, leggere il Vangelo e farti ammaestrare da Lui.
Gesù non si è mai preoccupato di quello che diceva la gente ma ci teneva a che capisse chi era e a quale prezzo avrebbe pagato la sua carta d’identità.
” La gente chi dice che io sia?”
“E voi chi dite che io sia?”
Bellissimo questo passo in cui Pietro fa la sua professione di fede, illuminato dallo Spirito. “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
Prima di vestirci la mattina, appena svegliati, cerchiamo di rispondere a questa domanda
” Chi sono io?”
Perchè il vestito lo sceglieremo in base alla risposta.
Ma la domanda rivolgiamola al nostro INTERLOCUTORE, a Gesù che ci definisce, ci risponde e ci corrisponde, nella verità, nella giustizia e nell’amore.
Lui ci dirà di cosa ci dobbiamo rivestire per non essere vittime del giudizio del mondo e rimanere sempre noi stessi, figli di un unico Padre, fratelli in Gesù, famigliari di DIO.
Noi saremo il segno che Dio è venuto a salvarci e non è morto invano.
Uomo, ti è stato insegnato ciò che richiede il Signore da te.( Mi 6,8)

domenica 12 ottobre 2014

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.






VANGELO (Mt 22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».


La messa è un invito ad un pranzo di nozze.

Quando siamo invitati a nozze ci preoccupiamo di chi ci fa l'invito, di quale vestito indossare, qualora riteniamo giusto partecipare, e quale regalo portare.

A invitarci è Dio, re dell'Universo, Creatore e Signore di tutte le cose, nonché nostro padre.

Quale vestito mettere? Certo che nei matrimoni del mondo cerchiamo di comperarcene uno adatto alla circostanza o a farcelo prestare, se proprio non possiamo, premurandoci comunque di chiedere a qualche amico o parente stretto se ha un gioiello, una sciarpa, una pelliccia o anche una macchina un po’ più prestigiosa della nostra che ci premuriamo comunque di far lavare. Nei matrimoni mondani si rischia di diventare irriconoscibili, tanto ci si sforza di comparire migliori, sì che Giovanni alle nozze del cugino ci lasciò di stucco quando disse:

“ Ma che si sono travestiti tutti da matrimonio?”

Il problema sta nel travestimento dal quale non sappiamo dissociarci.

E' importante prendere coscienza della propria inadeguatezza davanti a Dio e ai fratelli, con quel “Signore pietà, Cristo pietà”, e ancora: “Confesso a Dio Padre Onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato” indica il vestito non adeguato che abbiamo indossato.

Ma il Signore ci ha invitato ed è lì proprio per accogliere la nostra debolezza, inadeguatezza, perché ci ama e ci vuole con lui a far festa.

giovedì 18 agosto 2011

La veste



Mt 22,1-14
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».



Questa mattina , leggendo il vangelo, ho pensato al matrimonio di Vanessa e Luciano a cui abbiamo partecipato. 



Noi siamo stati invitati per l'affetto sincero che ci lega ai genitori dello sposo. Veramente non ce l'aspettavamo, visto che il numero dei parenti e degli amici, venuti in gran numero anche dalla Spagna, luogo d'origine di Vanessa, era veramente cospicuo.



L'attenzione e la sensibilità  mostrata dai nostri amici nei nostri confronti, per farci partecipi della loro gioia, ci ha commosso.



Per questo motivo ho cercato, con cura e per tempo, abito e accessori adatti per l'occasione,  e, cosa per me del tutto insolita, ho dedicato tutta la mattina a prepararmi, evitando di stancarmi, come spesso mi accade, sì da non poter assistere alla cerimonia dall'inizio alla fine.



La gratitudine, per essere stati scelti tra tanti, è stato il motore che ha reso possibile il miracolo di dire sì ad un invito  per una festa di nozze, e di rimanervi fino all fine.(Non è successo neanche per mio figlio!)



Il Vangelo oggi ci parla di un invito e di un vestito.



Mi chiedo se sono consapevole che ad invitarmi non sono i genitori di Luciano, ma Dio in persona, il Signore del cielo e della terra, il mio Creatore.



Mentre mi accingo ad andare alla Messa, guardo il vestito che ho preso in fretta dall'armadio, e prego con l'Antifona d'ingresso:




Se consideri le nostre colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono,
o Dio di Israele. (Sal 130,3-4)

martedì 19 ottobre 2010

La veste




(Lc 12,35-38) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così,beati loro!".
Ho pensato, leggendo il vangelo, a cosa significa avere la cintura ai fianchi.
Ho alzato lo sguardo al crocifisso, dove l'abbigliamento (lo stesso di quando è nato!) è ridotto all'essenziale per poter allargare le braccia e mostrare il petto indifeso a tutti quelli che siamo chiamati a servire.
Gesù dal petto squarciato ha riversato su di noi tutto ciò di cui abbiamo bisogno per rimanere svegli e pronti ad accoglierlo, quando tornerà definitivamente per celebrare le nozze.
La fede sia la luce che non ci fa indietreggiare di fronte al buio dell'attesa