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domenica 12 gennaio 2020

"Questo è il mio figlio prediletto"



SFOGLIANDO IL DIARIO...

Domenica 11 gennaio 2014
ore 6:50

Epifania del Signore.

"Questo è il mio figlio prediletto" 

Oggi è il Battesimo del Signore.
Dio si mostra gli uomini, dice chi è attraverso la voce del Padre, attraverso lo Spirito Santo che si posa su di lui in forma di colomba.
In fondo oggi è ancora più  giorno di festa, di contemplazione, di lode, perché il bambino che abbiamo  adorato nella grotta, deposto su una mangiatoia, ora si è fatto grande e si è messo in fila come un comune peccatore per farsi battezzare da Giovanni. 
Se da un lato è necessaria l'umiltà per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno e non basta solo avere coscienza che siamo peccatori,  bisogna mettersi in fila e attendere che Dio ci perdoni e ci assolva.
Ma un conto è lavare un vestito vecchio e un conto è indossarne uno nuovo.
Il Battesimo di Gesù ci dà il vestito nuovo che ci fa entrare a buon diritto nella comunità dei salvati, dei redenti.
Gesù si mette in fila, ancora una discesa, un atto che lo accomuna a qualsiasi peccatore, perché ha voluto, incarnandosi, condividere con noi tutto, fuorchè il peccato, la conseguenza del peccato che in fondo è ciò che ci fa vivere l'inferno su questa terra.
Gesù si manifesta in questo giorno ma non è Lui che parla, parla Dio, Dio padre, parla lo Spirito: il segno, la parola, la materia.
C'è tutto perché sia celebrato il Sacramento.
"Questo è il mio figlio prediletto del quale mi sono compiaciuto."
Nell'adorazione dei Magi non parla nessuno, ma il segno è l'adorazione di questi illustri personaggi che si mescolano ai pastori davanti al bambino regale, il segno sono i doni che portano: oro (per il re), incenso (per Dio), mirra (per l'uomo).
Quando Gesù si mostrò ai pastori non fu Dio a parlare ma gli angeli che cantavano: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà".
I pastori credettero agli angeli perchè sono come bambini, non hanno riserve mentali, non sono condizionati da ragionamenti.
I bambini credono alla Befana e a babbo Natale e stupiscono per i doni che vengono loro portati.
I pastori nella loro semplicità, nel silenzio delle loro dimore itineranti, sono in grado di percepire la voce degli angeli e di seguirne le indicazioni.
Luca parla degli angeli, i messaggeri divini, che portano l'annuncio a Maria, a Giuseppe, a Zaccaria.
Ma quando Gesù diventa grande e deve iniziare il suo ministero pubblico, ha una pubblica investitura da parte della Sua Famiglia d'origine.
E' la Trinità presente nel battesimo di Gesù, che lo consacra re, profeta e sacerdote.
L'Epifania si ripeterà sul monte Tabor, quando Gesù si trasfigurò davanti ai discepoli: Pietro Giacomo e Giovanni.
Dio nella vita si mostra a chi lo vuole vedere, che lo cerca, perché crede di trovare ciò che ha già conosciuto, ciò che gli ha lasciato la nostalgia di un bene esistente ma perduto.
Cerca ciò che esiste, ma che non ricorda che aspetto abbia, come sia fatto.
Cerca nelle cose ciò che gli faccia rivivere un sentimento di pienezza, di gioia, di appagamento, di pace.
Non c'è uomo che sia esente da questa nostalgia di eternità, di infinito, di comunione, di trascendenza, e una nostalgia che si traduce in un agire per ottenere tutto questo.
Gesù è venuto con il Battesimo a mostrarci cosa dobbiamo cercare, di cosa abbiamo bisogno, cosa abbiamo perduto.
 "Cercate il Signore mentre si fa trovare" è scritto.
È il prezzo del ristoro, il prezzo della felicità acquistata senza denaro.
"Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi ristorerò.... Cercate il Signore...”.
Ecco il Signore che oggi si fa trovare, mentre il Padre lo presenta ufficialmente al mondo.
Il Battesimo segna l'ingresso ufficiale di Gesù nella sua missione salvifica.
È arrivato il momento di ascoltare cosa ci dice Lui con le sue parole, con la sua vita.
Se vogliamo sapere chi è  Gesù dobbiamo ascoltare cosa dice di lui il Padre, cosa dice Lui con le parole e con la vita, cosa dice di Lui la gente, ultimo il centurione presente alla sua crocifissione.
 "Veramente quest'uomo era figlio di Dio!"
Che cosa straordinaria oggi abbiamo letto!
La crisi della nostra società infatti è crisi d'identità.
Non sappiamo chi siamo, dove andiamo, da dove siamo venuti.
Facciamocelo dire a Dio chi siamo.
Nel giorno del Battesimo siamo consacrati con il crisma e diventiamo messia (inviati), re, profeti e  sacerdoti, innestati in Cristo con l'unzione.
Si comincia da lì.
Dio dice chi siamo.
Nella vita le nostre parole e azioni devono sempre rimandare a Qualcuno che ci ha mandato, unto, generato.
Con la nostra vita  dobbiamo rendere visibile l'invisibile, attraverso le parole e le azioni, così che, alla fine ci sia un centurione, un pagano, che possa esclamare: "veramente questo è figlio di Dio!".
Che cosa straordinaria vivere l'esperienza di Gesù, fondati sulla sua parola, fortificati nello spirito, rinnovati e redenti dal suo sacrificio!

Non spezzerà una canna incrinata






Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.
Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito 
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Parola di Dio

Qual è la tua giustizia Signore?
Questa notte ti ho pregato, ti ho invocato con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta me stessa.
" Non spegnerà un lucignolo fumigante, non spezzerà una canna incrinata" hai detto e io ho sempre pensato che non ti saresti mai accanito con una persona debole, indifesa, malata, con tanti problemi irrisolti.

Ogni volta queste parole del profeta Isaia mi ridavano coraggio quando il dolore, la malattia diventava insopportabile.
Ma poi ho capito che ti riferivi al peccato, alla misericordia che ti connota e che ti portava a ripetere che non dovevamo temere il tuo giudizio, la tua giustizia perchè ci ami di amore eterno e per questo ci conservi ancora pietà.

La risposta a tutte le nostre domande, a tutti i nostri bisogni è Gesù, tuo figlio che ci hai mandato per convincerci che ci ami davvero e che la parola si è fatta carne perchè potessimo vedere attraverso di lui il tuo cuore di padre e di madre.
" Può una donna dimenticare suo figlio? Quand'anche se ne dimenticasse io non ti dimenticherò mai! e poi " Chi è quel padre che se gli chiedi un pane ti darà una pietra?" " Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto" Quando pregate non sprecate parole ma dite Abba', Padre nostro"
E questa mattina, dopo una notte angosciosa, continuavo a ripetermele queste parole imparate a memoria a ripeterle a te per ricordartele, qualora te ne fossi dimenticato.
Stavo male, tanto male che mi sono messa a piangere nel non sentirmi ascoltata.
Un calvario una tortura che non conosce la fine.
Poi ho letto il vangelo e mi sono venute in mente le parole di Giuda quando ha criticato lo sperpero del denaro usato per comprare il vasetto di nardo purissimo che Maria aveva usato per ungerti i piedi.
Ho pensato che il mio star male era la conseguenza di una fatica a cui mi ero sottoposta per avvicinarmi a persone bisognose di una casa di Betania da cui sentirsi accolti , una casa dove spezzare il pane della fatica del dolore, del bisogno di essere ascoltati, una casa dove puoi essere te stesso perchè sei tra amici.

Il mio corpo era quel purissimo nardo, Dio mi perdoni, che ho messo sui piedi dei tanti Gesù che avevo incontrato in questi giorni, volutamente ospitati, ascoltati, accolti nella mia casa, che sono costati un prezzo troppo elevato nel peggioramento delle mie condizioni di salute.
Non è mai troppo alto il prezzo pagato per il mio Signore, ho pensato, e ho goduto di quell' illuminazione che mi faceva vedere da un' angolazione speciale il senso di tanto soffrire.

sabato 11 gennaio 2020

"Se vuoi puoi purificarmi" (Lc 5,12)


 "Se vuoi puoi purificarmi"(Lc 5,12)

Ho meditato in questi 20 anni che sono trascorsi dalla mia conversione più volte su questo passo del Vangelo e, come sempre mi succede, subito non colgo la novità, il di più che si vede solo se non ti stanchi di alzare veli, togliere le coperture, aprire il cuore all'amore di Dio che salva peccatori e prostitute, e anche te che pensi di non aver commesso alcun peccato degno della Geenna e ti siedi giudice inclemente delle debolezze altrui. 
Tante volte dicevo le letture che la liturgia ci propone, più volte nel corso dell'anno e degli anni, mi hanno fatto esclamare con un pizzico di delusione: "Tutte uguali queste letture, oggi il Signore non ha niente di nuovo da dirmi!"
E pensare che pendo dalle sue labbra e la prima cosa che faccio appena apro gli occhi al mattino, quand'anche fossero le 2 o le 3 ed è ancora notte fonda, è alzare gli occhi alla parola scritta sul calendario liturgico appeso sul comodino, per poi subito andare alla fonte (il messalino) di quella goccia che non sempre basta a sedare la mia sete.
La prima cosa, che mi ricordo mi dette fastidio, fu la correzione che misero alla traduzione della richiesta del lebbroso. 
Prima c'era" Se tu vuoi puoi guarirmi" ed era facile pensare che a Dio puoi chiedere la guarigione da una malattia fisica, ma ora che hanno sostituito " guarirmi" con " purificarmi" la cosa diventa più difficile. 
Lo dico perchè le malattie dell'anima, la consapevolezza del peccato è sempre successiva ad una malattia fisica, che ti impedisce di godere delle cose belle della vita e non ti permette di fare ciò che ti pare e piace.
Ci sono malattie che non si vedono dall'esterno ma che tu senti ti divorano l'anima, ti straziano il cuore, ti distruggono la mente, malattie che sono radicate nell'orgoglio, nella presunzione, nel giudizio, nella certezza che volere è potere.
Il volere è dell'uomo ed è un dono, se lo orienti verso un bene che Dio il tuo creatore ti indica, perchè sa di cosa abbiamo bisogno, cosa ci fa stare bene, noi no, o almeno non lo sappiamo da subito.
In un passo del Deteuronomio c'è scritto che Dio nel deserto educa il nostro desiderio ed è vero. 
Solo quando diventiamo vecchi e perdiamo i pezzi per strada, vale a dire le sicurezze, gli appoggi, le compagnie e tutto ciò che riempiva la nostra vita, capiamo cosa serve e cosa no, cosa dura e cosa è destinato ad essere dimenticato e a morire.
Il lebbroso del vangelo è consapevole del suo peccato, perchè, secondo la concezione giudaica, la malattia è sempre la conseguenza di un peccato commesso dalla persona o da qualche antenato. 
Non dimentichiamo che come ereditiamo dai nostri avi i caratteri somatici, così ereditiamo le conseguenze che cattive abitudini hanno lasciato sul nostro corpo e sulla nostra psiche.
A me è sempre sembrato ingiusta la dottrina relativa al peccato originale, perchè non era logico che uno scontasse i peccati che non ha fatto.
Ma Dio non permetterebbe il male se non fosse certo di ricavarne un bene più grande. E non dobbiamo meravigliarci se ciò che hanno fatto Adamo ed Eva è più o meno simile a ciò che noi facciamo appena possiamo svincolarci dalle regole e fare di testa nostra.
Siamo arrivati a dare consigli a Dio, a dirgli come si deve comportare un padre e che non è giusto che lui stia a guardare i macelli che facciamo o che fanno (noi siamo sempre dalla parte dei bravi), senza intervenire.
Il lebbroso si rivolge a Gesù con umiltà, ma anche con audacia perchè osa sfidare le leggi che lo volevano emarginato, lontano dal consesso degli uomini.
"Se tu vuoi, puoi". 
Solo Dio può ciò che vuole, anche se noi ci illudiamo che anche per noi sia così, specie quando ancora non facciamo scontri frontali con le barriere della vita che ci lasciano tramortiti ma che spesso non bastano a smorzare la nostra presunzione.
Gesù prova compassione per questo povero disgraziato e lo tocca, l'impuro, l'intoccabile, va contro la legge, non gli importa di contagiarsi, perchè è venuto per salvare non per condannare... a costo della vita.
" Si è caricato sulle spalle i nostri peccati" c'è scritto, " non considerò un tesoro geloso essere Figlio di Dio", così a rimanere fuori dalla città è Lui, mentre il lebbroso guarito, purificato può tornare a vivere con i suoi.
Quel toccare di Gesù è emblematico di quanto conti per far uscire dall'emarginazione una persona una carezza, uno sguardo, un saluto, una stretta di mano.
Perchè ci costa tanto uscire fuori dai nostri "appartamenti" e farci carico della solitudine di chi non ha più nessuno che lo guardi?
Perchè l'egoismo ci porta a trovare mille scuse per non farlo?
A volte basta anche solo una telefonata, il dono del tempo che non sporca e non contagia, ma che è capace di resuscitare una persona.

Signore aiutaci ad indignarci per le situazioni ingiuste di cui siamo complici, aiutaci ad avere compassione di chi è solo, aiutaci a non schifarci di toccare chi non ci può dare nulla in cambio. 
Maria guidaci sulla strada che porta all'amore.

venerdì 10 gennaio 2020

"Noi amiamo Dio perchè egli ci ha amato per primo"( 1 Gv 4,19)


 

SFOGLIANDO IL DIARIO...

10 gennaio 2015
Sabato tempo di Natale

letture: 1 Gv 4,19-5,4;Salmo 71;Lc, 4, 14-22
ore 7.04

"Noi amiamo Dio perchè egli ci ha amato per primo"( 1 Gv 4,19)

Il nostro amore è una risposta all'azione gratuita di Dio che ci ha amati a prescindere da come ci saremmo comportati.
Amare a prescindere non è facile, perchè umanamente cerchiamo sempre un riscontro, una gratificazione, un segno che ci dica che l'altro non ci rifiuta, che non ci giudica, che siamo bravi e buoni, ineccepibili.
Eppure questo accade spesso, per non dire sempre.
Ogni nostra azione è condizionata da quello che gli altri potrebbero pensare, dire di noi.
Abbiamo paura ad andare controcorrente e, se ci avventuriamo, spesso ne usciamo con le ossa rotte.
Ne ho fatto esperienza quando, durante l'incontro con i fidanzati, il parroco mi ha redarguito pubblicamente e privatamente sull'inopportunità di ricordare ripetutamente ai convenuti che senza Gesù, senza l'aiuto di Dio, non possiamo fare niente e che Dio non ha bisogno di noi, ma noi di Lui per stare bene.
Motivo?
Ha paura che le persone si stanchino, si annoino a sentirsi dire ciò che non sanno e non vogliono sapere, preferisce star zitto e fare magari qualche battuta mondana che con il vangelo non ha niente a che vedere, purchè non se ne vadano.
Questa esperienza mi ha fatto stare male, ma onestamente non riesco a capire dove ho sbagliato.
Si può tacere quando la verità è prorompente?
La si può incatenare?

Io non so Signore come trovare la giusta misura perchè anche in silenzio tu possa parlare attraverso di me.
Umanamente Signore ci sono molte cose che mi danno fastidio e il desiderio, l'istinto è quello di tacere per sempre, di obbedire per non essere d'inciampo, ma poi penso che così facendo faccio il gioco del nemico.
Per questo ti chiedo la libertà dei tuoi figli, quella libertà che viene dalla verità che tu sei venuto a rivelarci, mostrarci, testimoniarci.
Signore senza di te non sono capace di nulla, le mie parole perdono il significato e non toccano il cuore.
Concedimi Signore di vivere senza paura il Vangelo e di testimoniarlo anche a costo di essere condannata a morte, vale a dire al silenzio.
Aiutami Signore a entrare nel tuo mistero d'amore, a realizzare con la vita e l'esempio quella libertà che tu sei venuto a portarci.
Maria il tuo sì sia per me la guida per meditare nel cuore tutto ciò che ora non capisco.

martedì 7 gennaio 2020

Mamma


SFOGLIANDO IL DIARIO...

"Noi siamo da Dio"( 1 Gv 4,6)

Occupata a leggere la Parola di Dio e a interrogarmi su cosa sia il regno di Dio, se io lo vedo vicino o lontano, se mi sono convertita, ho cambiato posizione come ha fatto Gesù, spostandosi nella Galilea delle genti, mi ero dimenticata che oggi,  anni fa moriva mamma, dopo indicibili sofferenze.
Quel tempo lo vissi a stretto contatto con Dio, la  sua Parola, la sua luce in un lungo e fitto scambio di messaggi d'amore, di richieste di aiuto, di luci ma anche di ombre, che Dio non ha permeso offuscassero la sua presenza continua, in quel periodo di grande sofferenza.
Chissà perchè si sente la presenza del regno più forte quando ti manca tutto, quando i problemi ti schiacciano, le forze ti abbandonano, quando niente dipende da te, riconoscendo al Signore ogni raggio di luce che permetti di far entrare dalle fessure della tua finestra.
L'epifania cominciò prima del tempo stabilito, due mesi e mezzo prima che mamma si ricoverasse e poi morisse, un'epifania che mi fece vivere quel tempo , uno dei più tormentati della mia vita, faticosi, come tempo di grazia e di opportunità favorevoli alla realizzazione del Suo progetto.
Oggi mamma mi manca, e spesso penso che, quello che non posso dire a nessuno, lei lo capirebbe e non mi giudicherebbe.
Gli ultimi tempi sono stati fortemente falsati dalla presenza continua di altre persone vicino a lei che ci hanno impedito di parlare liberamente con il cuore in mano.
Solo una volta in ospedale mi confidò che non poteva dimenticare cosa io avevo fatto per lei, in occasione di una grave malattia che l'aveva colpita, quando io ancora adolescente, facendomi intendere che io ero la sua preferita.
Questo anche per scusarsi del fatto che,  pur nutrendo gli stessi sentimenti a mio riguardo, preferiva avere in quel frangente, vicino persone fisicamente più forti di me , per aiutarla a spostarsi, cambiarsi ecc ecc.
Ricordo che io me la presi perchè dicevo che non mi voleva, e preferiva estranei a me che non ce la facevo neanche a starle vicino seduta.
Ricordo la grossa stella di Natale che le regalò Monica, al suo sorriso riconoscente, alla sua gioia, quando la vide.
Ricordo il mio giudizio inclemente sui soldi sprecati per qualcosa che era destinata a morire con lei.
Mi pentii di quel sentimento in seguito e me ne vergognai, perchè non ancora avevo capito in cosa consiste l'amore.
Monica, la ragazza con tanti problemi, non la ritenevo capace di occuparsi di mamma e invece dovetti ricredermi alla grande, perchè l'umiltà, la delicatezza, l'amore di Monica furono gli ingredienti essenziali per rendere migliori gli ultimi giorni di mamma.
Ricordo che mi meravigliavo del fatto che si tratteneva anche dopo l'orario stabilito, che veniva a vedere come stava  anche quando non era il suo turno, che fu la prima a presentarsi quando morì, al mattino mentre eravamo con lei io e mia sorella.
Ebbi occasione allora di capire in cosa consiste l'amore donato, il disinteresse, la gratuità in ciò che è essenziale.
Monica mi insegnò tante cose che sto metabolizzando pian piano, perchè il regno di Dio anche se c'è, è già all'opera non è detto che subito ne trai beneficio.
Mi piacerebbe questa mattina pregare per quest'angelo buono che tanto ha fatto per noi e che so oggi ha bisogno di quelle stesse attenzioni che un tempo lei ebbe per mamma.
Prego Maria, che è madre, perchè l'accompagni e non faccia spegnere mai la stella che ha illuminato il suo cammino.
Io non sono capace di tenerezza, sono troppo cerebrale, troppo condizionata dalla ragione che oscura o limita l'espressione libera dei sentimenti.
"Il regno di Dio è vicino"
Quanto vorrei che fosse qui, ora, sempre, dentro di me, una luce che mi permette di apprezzare tutto ciò che la vita mi propone, una luce che mi permette di trasformare la maledizione in una benedizione.
Quanta strada Signore devo fare ancora! Quanto sono distante dalla meta!
Gesù tu sono certa che sei qui con me, in questa sgangherata preghiera, sono certa che anche se non ti vedo e non ti sento e non ti tocco,  stai operando meraviglie nella mia vita, nella mia anima.
Lo so, ma mi piacerebbe esserne più consapevole, vivere con il cuore a contatto con il tuo, sentire i tuoi battiti e accordarmi a che anche i miei si accordino e suonino insieme la suprema armonia dell'amore.
Fa' Signore che possa in ogni momento della vita dire che tu hai fatto bene ogni cosa, fa' che ti possa lodare, benedire e ringraziare sempre nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
Togli da me Signore ogni sentimento di pretesa, di rivendicazione, di presunzione, addolcisci il mio cuore e insegnagli a parlare come tu hai fatto con noi.
Signore io non sono capace di nulla ma con il tuo aiuto so che riuscirò a farmi da parte perchè la tua luce brilli senza ostacoli di sorta.
In questo tempo mi mancano molto gli affetti terreni, di mia madre, di mio padre, delle persone che oggi sono con te e non vedo.
Aiutami Signore a pensare, a credere che l'affetto dei miei cari ora è potenziato, perchè sono più vicini a te.
Ti chiedo perdono per quello che in vita hanno fatto contro la tua legge, causando danni alla discendenza.
Ti chiedo perdono per i peccati compiuti dai nostri progenitori che ci hanno reso la vita un terreno arido e spoglio, senza attrattive.
Il tuo regno è vicino dici, oggi a noi.
Il tuo regno Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto.
Voglio specchiarmi nei tuoi occhi Signore e annegare nel mare, nell'oceano del tuo amore misericordioso.
A mamma dona l'eterno riposo, la gioia senza fine di stare tra i tuoi eletti.
Portale una rosa rossa, quella rosa che non fui capace di mettere sulla sua bara, perchè il mio cuore era ancora pieno di rancore per ciò che mi aveva tolto e incapace di riconoscere e ringraziare per ciò che mi aveva dato, che tu mi avevi dato attraverso di lei.
Dalle un bacio Signore e un abbraccio, forte, che senta il calore del mio corpo chinato sul suo, la tenerezza delle labbra poggiate sulla sua guancia, la pressione leggera delle dita mentre le faccio una carezza.
Signore a mamma vorrei che tutto questo arrivasse attraverso di te.
A Maria chiedo di accompagnarmi sulla strada della tenerezza.
Grazie mamma, per tutto quello che tu hai fatto per noi, senza risparmio!
Il regno di Dio è veramente vicino! Alleluia!  

mercoledì 1 gennaio 2020

" Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel cuore"( Lc 2,19)




" Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel cuore"( Lc 2,19)

Maria madre di Dio e madre nostra insegnaci a rimanere in silenzio quando non capiamo quello che ci succede, quando non capiamo gli altri, quando siamo immersi nell'oscurità più profonda e vorremmo fare luce con i nostri ragionamenti.
Aiutaci Maria ad aprire il cuore al mistero di Cristo, a dare la possibilità a Dio di scriverci un poema d'amore che noi possiamo leggere e fare nostro.
Tu sei la lettera d'amore che Dio ci ha mandato perchè, attraverso di te, conoscessimo il Figlio, lo incontrassimo e nella verità e nella giustizia, lo amassimo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto noi stessi.
Tu hai potuto reggere le contraddizioni palesi di una realtà che s'infrangeva con  il buon senso, le tradizioni, il rispetto per il tuo ruolo di madre.
Tu, Maria, hai confrontato sempre ciò che dall'infanzia avevi imparato a conoscere, parole di speranza e di vita, parole senza prezzo che si possa misurare, Parola che doveva farsi carne per rendere visibile al mondo l'amore di chi l'aveva pronunciata.
Il mio pensiero va a te ogni volta che mi sento schiacciata da prove più grandi di me, ogni volta che ho la pazienza di attendere e di gioire nel constatare che Dio è qui e non lo sapevo!
Quante volte, Madre penso di essere abbandonata da Dio, abbandonata al mio destino, quante  mi sento schiacciata dai denti d'acciaio di una macina che mi stritola le ossa senza pietà!
Quante la mia preghiera è solo un gemito, un sospiro, una ricerca ad occhi chiusi di un bagliore che fenda la notte per dare un senso al mio dolore!
Quante volte, troppe forse, ti chiamo in aiuto stringendo tra le dita il rosario perchè insieme ci mettiamo ai piedi della croce in silenzio, aspettando che quell'acqua e quel sangue inondi anche me e mi diano la pace del cuore.
Ti chiedo di starmi vicina, di meditare con me i misteri del regno, di adorare la Parola prima di capirla e di interpretarla, perchè sappia aspettare il tempo in cui siano aperti i sigilli e la verità non abbia più veli!
Quante volte Maria ti ho chiesto di metterti in viaggio per venirmi in aiuto come facesti per tua cugina Elisabetta, sapendo che mi avresti portato Gesù!
Quante volte ho sperato che tu dicessi a tuo figlio " Non hanno più vino" quando la casa diventava un cimitero, senza fiori e senza custode, luogo di rimpianti e di lacrime amare, di rabbia e di solitudine protratta nel tempo!
Quante volte, tante volte che non riesco a contarle, ho invocato te, la madre che Dio ci ha consegnata, regalata, affidata, la cosa sua più preziosa, il dono dei doni, perchè niente delle cose che nel silenzio del cuore hai meditato, andasse perduto!
Tu, Madre, consegnata ad ogni figlio desideroso di tornare.


martedì 31 dicembre 2019

Il principio e la fine.


 
SFOGLIANDO IL DIARIO...

31 dicembre 2015
giovedì
tempo di Natale

"Figlioli è giunta l'ultima ora" (1 Gv 2,18)

Quando questa mattina ho alzato gli occhi per trovare conforto nella Parola di Dio, dopo una notte di dolore e di paura, mi sono cadute le braccia.
La morte non l'avevo solo sognata, ma ce l'avevo davanti, era lì e me lo diceva Dio.
Il medico di base a cui non ho mai dato tanta importanza, scegliendo persone a mio parere più qualificate per farmi curare, ieri  in una circostanza imprevista  e imprevedibile, aveva avuto modo di consigliarmi una terapia del dolore che io non conoscevo e che mi faceva paura.
Avevo deciso ieri sera di non tenerne conto sperando di poter superare indenne l'ennesimo attacco del nemico.
Ma non ce l'ho fatta e il rimedio  a mio parere era peggiore del male e mi avrebbe portato a morire di paura.
Perchè in fondo non è tanto la malattia che devi sconfiggere ma la paura dei suoi effetti devastanti che ti tolgono la vita.
Quando stai morendo di paura perchè sei su un filo di lana sottilissimo su cui cerchi di stare in equilibrio e sotto, da una parte e dall'altra, c'è il vuoto, l'abisso, il nulla, sicuramente non sono confortanti parole come quelle che ho trovato scritte sul calendario liturgico
" E' giunta l'ultima ora"
Meno male che non mi fermo  alla prima reazione istintiva e cerco con tutti i mezzi a disposizione di fare chiarezza lasciandomi illuminare da Dio e da chi sceglie  per fare da tramite.
Incredibilmente non ho subito fatto caso, non ho dato importanza al vangelo dove si parlava di inizio, di principio.
Alla messa  mi è venuto il lampo.
Oggi si conclude il 2015, e parlare di inizio mi sembrava fuori luogo, mentre mi sembrava pertinente ma non entusiasmante ciò che avevo letto sul calendario liturgico.
Ma torniamo alla paura.
Senza aver letto il seguito nè della prima,nè della seconda lettura, ho pensato che la paura non viene da Dio ma dal demonio ed era lui che dovevo combattere.
In questi ultimi tempi mi ha dato sempre più filo da torcere, ma con il Signore sono uscita fortificata dalla lotta e più intimamente legata a Lui, roccia che non crolla.
A dir la verità ho preso l'abitudine di chiamare  Sua madre e con lei mettermi ai piedi della croce.
Il beneficio che ne deriva è innegabile, straordinario, efficace.
Meditare con lei i misteri del regno è sperimentare la meraviglia dell'inizio, quella di essere figli, un inizio che ti porta ad essere madre e poi sposa per sempre del tuo Signore.
Maria mi insegna, mi guida, mi consiglia e mi accarezza, mi mette in braccio il suo Gesù quando riesco a fargli spazio, quando non ho nulla da offrire che la mia paura di farmi male e di fargli del male.
" In principio era il Verbo..." 
In principio c'era lui e alla fine c'è sempre Lui,  che ci ha unti con l'unzione del Santo Spirito,  cosa dobbiamo temere?
L'ultima ora è arrivata,ma guai a quelli che non sono dalla parte giusta. 
Grazie a Dio ho scelto la parte migliore non per mio merito ma per sua grazia.
Mio padre diceva " Do' te' l'ucchie te' le mane", che significa che sapevo scegliere bene.

venerdì 27 dicembre 2019

Vide e credette (Gv 20,8)



Vide e credette (Gv 20,8)

Maria di Màgdala, come anche Pietro, pensano che il corpo di Gesù sia stato trafugato, quando trovano il sepolcro vuoto.
Solo Giovanni, " vide e credette".
Giovanni, "il discepolo che Gesù amava", la dice lunga sulla capacità del giovane di percepire fino in fondo l'amore appassionato e fedele del Maestro.

Egli vide la stessa scena e non ebbe dubbi.
Non aveva mai avuto dubbi sul suo amore.
Non lo aveva mai perso di vista, specie quando Gesù s' inerpicò faticosamente sulla strada che porta al Calvario.
Il peso delle braccia di legno, a cui dovevano essere inchiodate le sue... il suo abbraccio eterno, infinito non potè dimenticarlo, neanche quando emise l'ultimo respiro.
Perciò dice: 
“Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi.”(Cfr 1Gv 1,1-4)


Spesso ci accade che Gesù non lo troviamo perchè il lutto, la prova, ci fanno ripiegare su noi stessi, nel rimpianto di ciò che non c'è più e ci impediscono di guardare nella giusta direzione.
Adorare il corpo morto, quan'anche fosse quello del Figlio di Dio, non serve a nessuno. 
Dobbiamo continuare a cercarlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici. 
L'amore è un rincorrersi, un nascondersi, un ritrovarsi per poi staccarsi di nuovo e mettersi di nuovo in cammino, per provare di nuovo la gioia dell'abbraccio, dopo una ricerca faticosa e a volte infruttuosa.
Gesù ci aspetta lì dove non ci pensiamo di trovarlo. Apriamo il cuore alla meraviglia e allo stupore per la cosa nuova che trae dal suo cappello di giocoliere infaticabile e fantasioso.
Dio ha cura dei suoi figli e li ama tutti; ma allo spettacolo si divertono solo quelli che riescono a tornare bambini. 
Lui, Dio dei vivi e non dei morti, ci invita nel giardino, che ci ha destinato e di cui continua a prendersi cura.
Ascoltiamo cosa ha da dirci.
Nella Scrittura c'è sempre una parola rivolta a noi, una parola che ci asciuga le lacrime e ci riempie il cuore di gioia.

Signore, io sono quel Giovanni che tu ami.
Lo siamo tutti, Signore, perchè tu non fai preferenze.
Eppure non tutti ci accorgiamo della tua presenza.
Ti cerchiamo lontano, mentre tu sei vicino, accanto a noi.
Continuiamo a gettare le reti dalla parte sbagliata e non prestiamo ascolto alla tua voce.
Signore, anche se sei risorto, continuiamo a cercarti in un cimitero, tra le tombe dei nostri idoli infranti, delle nostre speranze naufragate, dei nosti sforzi vanificati dall'imprevedibilità di un evento o dalla cattiveria degli uomini.
Signore, come vorrei potermi fidare di te, sempre!
Come vorrei non avere paura!
Come vorrei sentirmi amata da te, specie quando è notte e non ho nulla da offrirti che il mio fallimento.

giovedì 10 gennaio 2019

SFOGLIANDO IL DIARIO...




"lo Spirito del Signore è sopra di me"

Quando lo Spirito del Signore è sopra di me?.
Quando amo il fratello che vedo, quando così facendo rendo visibile il regno di Dio, quando divento profezia della sua salvezza per ogni uomo.
La profezia che Gesù legge sul rotolo di Isaia è estesa ad ogni battezzato.
Il primo a dare l'esempio è Gesù.
"Lo spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri il lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vita: per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore".
Dio è amore.
Rimanete nel mio amore.
Lo spirito agisce in quelli che amano i propri fratelli.
Dove c'è l'amore è presente Dio.
Del resto se Dio non lo ha mai visto nessuno, come si fa a darne i connotati?
Giovanni spesso, poiché ama disegnare, mi ha chiesto come è fatto Dio, che faccia avesse.
Mi ha chiesto anche dov'era, dove trovarlo, perché voleva abbracciarlo e non lo vedeva.
Il primo disegno che ha fatto su Dio raffigura tre persone che si tengono per mano, un papà una mamma e un figlio, sotto il quale ha scritto: "Dio è amore".
Quando deve disegnare Dio, la maggior parte delle volte, mette due o più persone che si vogliono bene, contornate da raggi dorati, come se dalla loro relazione, dal bene che si vogliono uscisse la luce.
Una volta ci mise un cuore come raccordo di raggi rossi che univano le persone di una stessa famiglia.
Dio, Giovanni lo rappresenta quindi come luce che si sprigiona da quelli che si amano.
Ma anche luce che dal cielo scende sulla terra, quando deve illustrare un dialogo tra Dio che non si vede e un personaggio di cui sta raccontando la storia.
Si serve anche degli angeli per parlare di Dio, angeli che sprizzano luce, i suoi messaggeri.
Spesso, come ieri, Dio gli parla di festa, di gioia.
Ha raffigurato l'ultima cena mettendo in mano agli apostoli palloncini e aggiungendo il tredicesimo apostolo che è lui, più piccolo, con un palloncino anche lui in mano, per partecipare alla testa.
In alto ci ha messo due personaggi, uno grande e uno piccolo, un maschio e una femmina, per indicare che alla festa siamo chiamati tutti.
Ha disegnato una casa grande e ce l'ha anche scritto: CASA GRANDE forse perché non poteva accettare che Gesù si limitasse a mangiare solo con 12 persone.
Man mano che faceva il disegno lo arricchiva di simboli e i 12 apostoli ad un certo punto sono diventati tredici e poi erano maschi e femmine, anche se avevano tutti i pantaloni.
Perché l'ultima cena è una festa e nessuno ne è escluso.

Del resto Giovanni ha ben chiaro cosa significa avere Dio nel cuore e si rende conto che in questi ultimi tempi lui dà ascolto al diavoletto.
Ma nessuno gli parla più di Gesù, di Dio, nessuno gli fa fare il segno di croce, e lui se lo dimentica.
Ieri è venuto con la punizione che non doveva né poteva vedere la televisione fino a domenica.
In un primo momento ho pensato che la punizione era per le nonne che poi si dovevano inventare come tenerlo a freno, ma poi sono stata contenta perché abbiamo passato un pomeriggio a fare gli esploratori dell'amore di Dio.
Che bello tornare a parlare con Giò di tutte le cose belle che porta nel cuore, delle sue esperienze, le sue paure, ma anche delle sue certezze!
È stato un bel pomeriggio, come quando per due ore abbiamo vagato per la città a fare gli esploratori.
E dire che l'altro ieri ero caduta in depressione, quando mi aveva detto che preferiva andare da nonna Rita perché ha la casa più grande e ci si può fare rumore e perché non c'è nessuno che si lamenta.
La zia Adelina che abita accanto è sorda e non ci sono problemi.
Ho pensato ai nostri anni di sodalizio, intimità, a tutte le cose che ci siamo detti, al legame profondissimo che abbiamo, infranto da una casa più grande e una vicina sorda.
La sordità del vicino, la larghezza della casa, la possibilità di fare il comodo proprio, possono cancellare l'amore?
Ho pensato all'amore di Dio che non ci perde di vista.
Ieri il Vangelo di questo parlava, quando ha fatto riferimento a Gesù che era salito sul monte per pregare e aveva detto ai suoi discepoli di precederlo sull'altra riva.
Ho pensato a mercoledì, quando Giovanni mi ha preceduto, quando l' ho accompagnato a basket e poi si è scordato completamente di aspettarmi, come gli avevo detto.
Io non lo avevo perso di vista, anche se al buio della strada poco illuminata, coperto dalle macchine, non sono riuscita a distinguerne la sagoma, mentre guadagnava la porta della palestra.
Ma poi l'ho raggiunto e l'ho riportato a casa, senza fargli fare l'allenamento, perché capisse che non deve dimenticare che è ancora piccolo e che è stato a me affidato.
Ho pensato allo sguardo di Dio che non si stacca mai da noi, lo sguardo puntato lontano che ti segue, ti abbraccia, ti prende.
Poi se te ne sei dimenticato e appare all'improvviso, pensi che sia un fantasma, specie se stai lottando contro il vento contrario.
Ho pensato che nessuna casa grande può togliermi Giovanni, perché ogni casa diventa grande dove c'è Gesù e c'è posto per tutti.
Per questo forse ieri ha disegnato una casa grande dove si poteva fare festa, dove c'erano grandi e piccini, dove Gesù spezzava il pane dava il vino a tutti.
Ecco a cosa porta un pomeriggio senza televisione.
Che non sia provvidenziale il fatto che Giovanni di tanto in tanto decida di fare il cattivo?.
È stato il suo modo di dire che è stufo della balia elettronica e che ha bisogno, ha voglia di qualcuno che gli parli di Dio, mettendosi in una relazione più profonda e più vera con lui.


sabato 8 dicembre 2018

" Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28)



Immacolata Concezione

" Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28)

C'è poco da rallegrarsi se mi guardo intorno, se penso a questa mia vita sempre più tribolata, alla nostalgia dei natali della mia infanzia dove non si parlava di Gesù, tanto come ora che lo si combatte senza esclusione di colpi.
Del Natale ricordo il profumo di buono che usciva dalla cucina, l'affaccendarsi gioioso di noi tutti perchè il banchetto di grasse vivande ci riunisse attorno ad un unica mensa, noi che eravamo costretti a mangiare a turni per via del lavoro di mamma e papà.
Allora la festa era la festa e i negozi rimanevano chiusi, e se ti eri dimenticato qualcosa il vicino non si scandalizzava se glielo chiedevi, anzi ti dava anche in aggiunta il suo che aveva preparato e che voleva che tu assaggiassi.
Mi manca il calore della famiglia, la spensieratezza di quando ero bambina e il mio compito era solo quello di nascondere le nostre letterine nel tovagliolo di papà senza che se ne accorgesse. Infatti eravamo quattro e io la più grande, quella a cui mamma affidava gli incarichi di responsabilità.
Il calore di quei giorni prima e dopo la festa ancora mi percorre le vene, ma se mi guardo intorno oggi vedo solo deserto.
I natali mi fanno paura, mi mettono ansia, mi scomodano a tal punto che vorrei saltarli a piè pari. Un tempo le feste di Natale coincidevano con le feste a scuola e siccome mamma faceva l'insegnante, finalmente ce l'avevamo a casa tutta per noi.
Mi chiedo come sia possibile che ti rimanga il profumo e il sapore di una festa senza che si parli del festeggiato, fatta eccezione delle letterine che le suore ci facevano scrivere a scuola.
Davvero questo Dio che celebro nelle mie carte, che mi ha cambiato la vita è un Dio misterioso, lascia tracce dappertutto e ci invita a fare la caccia al tesoro.
Penso che questo è il bello della nostra fede, di non sentirsi mai arrivati, ma di avere il cuore sempre aperto alla speranza che la carta successiva sia quella vincente.
Il Natale dei miei anni spensierati era anche e soprattutto tempo di gioco, insieme con pochi spiccioli continuavamo la festa, il banchetto, cambiando solo la tovaglia, il terreno su cui dovevamo passare con le nostre scarpe.
Il denaro non era il protagonista di quei giochi innocenti tra gli adulti che ridiventavano bambini, ma la gioia di avere complici, compagni di viaggio, maestri gli stessi che durante l'anno non avevano tempo per noi quando li cercavamo per giocare insieme.
Non ricevevamo regali, perchè il regalo era lo stare insieme.
Ti accorgi che ti sei fatto vecchio quando non hai voglia di regali, ma di persone.
E' arrivato anche il mio turno e la nostalgia è più grande quanto più la casa ti sta larga man mano che la caccia al tesoro procede.
Quando gli spazi si allargano, diventa più difficile trovare la carta vincente.
La Parola di Dio ci ha convocato nel deserto, e in questo luogo aspro e desolato dobbiamo cercare  quel profumo, quel sapore di buono che ti spinge ancora a cercare, che non ti spegne la speranza che potrai anche tu, come un tempo sedere al banchetto preparato per tutti i popoli, un banchetto di grasse vivande dove nessuno sarà deluso e la festa sarà festa eterna perchè le scuole saranno chiuse per sempre, e noi per sempre avremo  Chi  si fermerà con noi a giocare senza che aspettiamo il Natale.
La festa di oggi è occasione per riflettere sulla gioia che vorrei fosse piena, ma che pregusto come quando da piccola assistevo e in minima parte collaboravo alla realizzazione della festa.
A Maria l'angelo disse"Rallegrati!, piena di grazia, i Signore è con te". Mi piace pensare che queste parole sono rivolte anche a me oggi, in cui ho il morale a terra perchè non c'è più nessuno di quelli con cui ho festeggiato i natali di un tempo, vorrei sentirmi confermata nell'amore di Dio che mi ama così come sono, anche se non sono senza peccato, vorrei tanto che la sua grazia riempisse il vuoto che sento dentro di me per tutto ciò che sono stata costretta a lasciare, strada facendo, a riconsegnargli con dolore e fatica.
Chiedo a Maria di potermi unire a lei in questo straordinario viaggio per imparare come  anche da vecchi si può dare alla luce Gesù.
"Nulla è impossibile a Dio!"dice l'angelo a Maria, perchè non dovrebbe poterlo dire anche a tutti quelli che come me  conservano il profumo e il sapore dell'amore condiviso?

giovedì 4 gennaio 2018

" Che cosa cercate?" (Gv 1,38)



" Che cosa cercate?" (Gv 1,38)

Oggi il vangelo è incentrato sulla domanda che tu ci fai mentre siamo in cammino per diventare tuoi discepoli.
Capita spesso che ci mettiamo a seguire qualcuno senza sapere in effetti cosa cerchiamo, cosa ci aspettiamo da lui.
Molte volte ci facciamo un'idea troppo grande delle persone e le omaggiamo senza motivo, altre volte le disprezziamo e magari facciamo buon viso a cattivo gioco, perchè ci conviene o perchè non abbiamo alternative percorribili o più appetibili.
Siamo un branco di pecoroni e sempre più spesso cambiamo direzione e leader al primo soffio di vento contrario.
E' incredibile ma rassicurante quello che attraverso le tue parole Signore ci fai capire. Tu vuoi che noi veniamo a te senza costrizioni e ci fai la domanda fondamentale che è quella di prendere coscienza del motivo per cui siamo cristiani.
Non è cosa da poco.
Da piccola ero cristiana perchè mia madre e mio padre mi hanno battezzato, mi hanno insegnato a pregare, mi hanno fatto frequentare una scuola cattolica e non mi hanno fatto conoscere altro che questa dottrina che per me è diventata un peso, un obbligo, un tormento di doveri e di devozioni di cui avrei volentieri fatto a meno.
La cosa strana è che mi sono chiesta sempre il perchè di tutto ciò che mi riguardava, ma per la religione non ho mai messo in dubbio quello che mi veniva inculcato.
Poi ho trovato l'amore, una persona in carne ed ossa che almeno all'inizio mi ha dato tutto quello che tu mi avevi negato e così ti ho messo da parte, ho smesso di seguirti non senza grossi complessi di colpa.
Quando le illusioni sono crollate, quando non avevo più niente e nessuno a cui aggrapparmi, nessuno da seguire, nessuno che mi indicasse la strada ho desiderato incontrarti per fare un discoso alla pari con te.
Ho pensato tante volte a te, ma ti pensavo lontano, eri un estraneo da cui dovevo stare alla larga perchè mi avresti oppresso con i tuoi doveri.
Poi con il tempo il mio desiderio tu l'hai chiarificato, dopo anni di deserto e di percorsi massacranti e deludenti, falimenti e prove dalle quali uscivo sempre più disorientata e confusa, angosciata e senza luce.
Ho cominciato a sentire il desiderio di instaurare con te un raporto nuovo, adulto per poter avere un interlocutore nella immensa solitudine in cui mi avevano fatto piombare i miei fallimenti.
Ho cominciato cercando un bottone, il bottone della mia radio, un bottone nascosto che mi ero andata convincendo esisteva per sintonizzarmi sulle tue frequenze.
Spesso mi dicevo che la mia radio era rotta e che non avrei mai trovato quel bottone.
Mi convinsi che solo in una chiesa avrei trovato una collocazione, un ruolo, un'occasione per mettere a frutto la scienza e la conoscenza che avevo acquisito in tanti anni di insegnamento al liceo, uniti alla mia esperienza di vita che era confluita in tanti progetti per la prevenzione del disagio giovanile.
Tante cose avevo imparato tante ne avevo sperimentato, tante avevano portato frutto, specie quelle che erano nate dal dolore e dalla sofferenza protratta nel tempo.
Non ti conoscevo Signore, ma la sofferenza mi aveva aperto il cuore e gli occhi a quella di tanti giovani, di tanti genitori che desideravano solo essere ascoltati.
Avevo aperto un centro d'ascolto nella scuola e ne ero fiera per i risultati conseguiti.
Tu allora eri una nebulosa, eri un essere indistinto a cui non sapevo nè potevo dare i connotati, mentre i connotati della sofferenza ce li avevo ben chiari.
Così quando mi misero in pensione perchè incapace di deambulare desiderai non far morire quello che ero andata maturando
Quale luogo migliore poteva accogliere ciò che volevo mettere a servizio?
A suo tempo scegliemmo la chiesa per mettere nostro figlio al sicuro dai mali del mondo e nella chiesa ho cercato una sedia per poter continuare il mio lavoro.
Ne avevamo testate già tante, io con Gianni, che mi accompagnava in questa ricerca di un posto che potesse accogliere non solo il mio desiderio, ma anche il mio corpo che aveva delle necessità ben precise dopo tutti gli interventi alla colonna andati male.
Quando entrai nella chiesa che poi divenne ed era la mia parrocchia cercavo una sedia.
Anche se tu non me l'hai chieso penso che in qualche modo ci hai messo del tuo per suscitare in me questo desiderio.
Dovere di sedersi.
Forse io anche se la malattia mi costringeva a stare seduta non avevo preso coscienza di quanto fosse importante sedersi per ascoltare.
Così a te che mi chiedevi cosa cercavo ho risposto nella maniera più giusta.

"Fateli sedere" hai detto ai discepoli prima della moltiplicazione dei pani.

sabato 30 dicembre 2017

" Chi ama il suo fratello rimane nella luce" (1Gv 2,3-11)


" Chi ama il suo fratello rimane nella luce"
(1Gv 2,3-11)

"Chi fa la volontà di Dio rimane in eterno"
(1Gv 2,12-17)


Ieri la lettera di Giovanni parlava dell'amore come strumento indispensabile per entrare nella luce della vita, oggi sempre Giovanni parla della necessità di fare la volontà di Dio per entrare nell'eternità del Suo amore.
La volontà di Dio noi non possiamo conoscerla se non attraverso la sua parola.
Il nostro Dio non è un idolo muto, una statua di fine oro cesellato, tempestato di pietre preziose, non è un bene di consumo che appunto perchè di consumo finisce dopo che ne abbiamo usufruito, non è un idea, non è una filosofia, non è una formula, non è niente di tutto ciò che l'uomo può con la sola ragione pensare, argomentare, dimostrare.
Dio è una persona, e come tale è un essere dialogante che per esistere ha bisogno di un tu che lo definisca e di un frutto che testimoni che la relazione è vitale.
Questo Dio uno nella natura è trino, perchè ogni funzione in lui diventa persona. così abbiamo Dio padre, un Dio che crea, ma non da solo.
Per creare ha bisogno della Parola, che è strumento di comunicazione e dell'amore, che definisce il fine per cui egli opera.
Nell'atto creativo tutte e tre le persone della Trinità sono interessate, agiscono, e non ci sarebbe creazione se non ci fosse collaborazione, intesa perfetta tra le tre persone.
Perchè Dio abbia pensato a noi per comunicarci il suo amore è un mistero.
Poteva scegliere altri modi per raggiungere lo stesso scopo?
Me lo chiedo spesso.
Ci sono tante cose che non capisco, ma so che le capirò un giorno.
Lo Spirito di Dio ci guiderà alla verità tutta intera, ma non è detto che anche dopo la morte noi saremo capaci di penetrare e comprendere tutto ciò che Lo riguarda, perchè siamo creature e infinitamente più piccole di Lui.
I nostri contenitori, penso, per quanto dilatati dalo Spirito non potranno essere riempiti oltre la loro capacità che è diversa a seconda della nostra apertura a farlo entrare dentro di noi.
Ma in fondo quello che interessa, dopo questo esilio, se arriveremo alla terra promessa, è che ci sentiremo sazi, appagati, perchè fame, sete, freddo, caldo sono soggettivi e Dio dà ad ognuno secondo il suo bisogno.
E' senza discussione , almeno per me, che Dio è amore, perchè solo l'amore dura in eterno, vale a dire che ha in se il germe dell'eternità.
Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza e, se vogliamo capire qualcosa di Lui, dobbiamo osservarci.
Gesù dice di guardare i bambini, perchè non hanno pregiudizi e sono consapevoli di aver bisogno di chi si prenda cura di loro.
I bambini non devono imparare le lingue per farsi capire.
L'amore della madre supera qualunque barriera comunicativa e la madre è strutturata per accogliere il seme e farlo crescere senza vederlo, intuendo dai segni che in lei c'è la vita, è lei che si adopera a che arrivi a perfezione vivendo in sua funzione.
La madre è l'unica che vive per un 'altra persona e che fa sacrifici per lei senza mai averla vista.
Si può quindi amare ciò che non si vede, fare sacrifici per qualcosa che si spera, desiderare che il figlio che hai generato sia felice, eterno nella fecondità dell'amore.
Noi uomini pensiamo purtroppo che la felicità dipenda dall'avere tante cose o tutto quello che puoi comprare con il denaro o con dei compromessi, ma con il passar del tempo ti accorgi che la felicità ti viene da uno che ti voglia bene.
Giovanni, il mio nipotino che ora è tanto cresciuto, quando era ancora piccolo mi disse proprio queste parole, dopo aver constatato che la montagna di giochi che gli aveva portato Babbo Natale gli aveva solo fatto venire il nervoso.
I bambini ci insegnano i misteri del regno , attraverso le relazioni con il mondo esterno.
Quando uno ama desidera condividere tutto con la persona amata.
Questa è l'esperienza he fanno gli sposi quando si innamorano e decidono di andare a vivere insieme.
Dio si è sempre presentato al suo popolo nell'Antico Testamento come padre e madre ma anche come promesso sposo, quindi fidanzato dell'umanità.
Ma doveva mandare il figlio, Gesù perchè conoscessimo a che punto arrivava il Suo amore, un figlio che si è fatto nostro fratello per farci partecipi della comune eredità di figli di Dio.
L'amore umano è diverso a seconda che l'oggetto sia un fratello, un amico, un figlio, un genitore, uno sposo, un conoscente.
Tanti tipi di amori, un unico verbo contemplato dalla lingua italiana.
Anche la lingua di Gesù ne contemplava uno solo, per cui ami o odi, vale a dire il suo contrario.
La lingua greca ne contemplava più di uno, amore di amicizia, phileo, amore agapico, agapao, o altri termini per indicare per esempio l'amore per la cultura, l'otium litterarum, dei latini.
Ciò che mi convince e mi affascina è il fatto che in Dio non troviamo tutte queste sottigliezze.
Per Lui l'amore è uno solo ed è quello che ci è venuto a testimoniare Gesù incarnandosi.
L'amore di Dio ci ha dato la vita, l'amore di Dio ci tiene in vita, l'amore di Dio è quello che ti fa fare la sua volontà.
Lui solo sa come aiutarci a diventare farfalla da bruco strisciante, Lui solo può compiere il miracolo di trasformarci tutti in componenti dell'unica e infrangibile famiglia, quella dei figli di Dio dove l'amore trinitario diventa esigenza di vita.