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domenica 9 febbraio 2020

I tabernacoli di Dio


RnS
Settimana di discepolato: 15-21 agosto 2010
Casa famiglia di Nazareth:Loreto(An)



SFOGLIANDO IL DIARIO...
5 settembre 2010

Siamo tornati a valle.
Non si poteva rimanere sul Tabor e farci tre tende, come disse San Pietro a Gesù, il giorno della Trasfigurazione.
Veramente sul Tabor non ci sono stata una settimana, come in genere accade in occasione di quelle che sono diventate le nostre vacanze, una boccata d'ossigeno per il corpo e per lo spirito a cui attingere in tempi di magra.
Due telefonate a distanza ravvicinata (i discepoli non avevano il cellulare per loro fortuna) che mi hanno di fatto riscaraventato giù, la fatica di risalire e poi il perpetuarsi di un destino di no, interrotto da rari sprazzi di luce.
A chi mi chiede dove sono andata, rispondo che sono andata in montagna, a scalare le alte vette dello spirito e a fare ogni giorno i conti con la mia inadeguatezza, gli ostacoli improvvisi, i sentieri inaccessibili, i grandi abissi della solitudine e dell'orgoglio, del dubbio e della rabbia, della preghiera silenziosa, delle lacrime a un Dio che non si fa catturare, ma continua a guardarti con dolcezza e che ti riprende tra le acque limacciose del tuo limite, chinandosi sulle tue ferite e versandovi sopra l'olio della sua tenerezza.
Di questo viaggio ricordo gli “scintillanti” del bambini, gli occhi e il cuore di 25 cuccioli che hanno dato vita ai silenzi del ritiro spirituale per coppie che vogliono mettere a servizio il Sacramento a loro donato il giorno del matrimonio.
Alla partenza avevo chiesto a Dio una tregua al dolore che accompagna tutte le mie ore, di giorno e di notte.
Era la prima volta che non mi ero proposta cambiamenti radicali della mia vita personale e di coppia.
“Pensaci tu”, dicevo, “lo sai di cosa ho bisogno, non devo dirtelo io”.
Mi sono ripromessa di affidare completamente a Lui questo tempo di grazia, con la certezza che mi sarei riportata a casa qualcosa di veramente speciale.
Del resto quando si prega all'ombra della Santa Casa non può che essere così: lo senti il manto della madre che ti copre, la mano che ti custodisce, la luce del mistero che s'irradia dall'umile e povera casa di mattoni anneriti, dove l'onnipotenza di Dio si è fatta carne, attraverso l'umile sì di una donna.
Ma questa volta la battaglia è stata dura, tanto che il giorno della penitenziale, mi sono alzata prestissimo e sono andata in cappella per comunicare al mio Unico e Vero Interlocutore che avevo deciso di diventare cattiva, ricordando quando lo decise Giovanni, il mio nipotino, per vedere cosa sarebbe cambiato, nella contraddizione di una vita in cui il vento, o chi per lui, rimescola di continuo le carte, senza che la partita sia ancora finita.
“Anche il passero trova la casa, la rondine il nido, presso i tuoi altari, Signore” , mi andavo ripetendo, certa che avrebbe continuato a permettermi di razzolare sotto le gambe del tavolo, come i cagnolini del vangelo, confidando che qualche briciola, e non solo, sarebbe caduta e io non sarei morta di fame.
Così ho cambiato posizione e ho messo le distanze tra me e i partecipanti al corso, compreso lo sposo.
Sulla sedia a rotelle potevo spostarmi comodamente per vedere, sentire, attraverso le porte e le finestre aperte, quello che avveniva dentro la cappellina di legno, sede di tutte le attività previste per la settimana.
Ed è proprio quando cambi posizione che vedi i miracoli.
Così, quando don Paolo Gentili ha benedetto i bambini, venerdì 20 agosto, come faceva ogni giorno, invitandoli a portare la benedizione ai propri genitori, prima di essere affidati all'impagabile Assunta e all'equipe improvvisata di volontari, il mio cuore, gonfio di tristezza,ha traboccato.
“Fortunati quei genitori che hanno tanti figli, perchè riceveranno tante benedizioni!
I figli sono una benedizione e di bambini lì convenuti ce n'erano tanti, 25 per la verità, più quelli attesi, custoditi dentro la pancia o in una preghiera carica di speranza.
Tanti figli, tante benedizioni, mi dicevo, mentre vedevo sfilare i bambini in silenzio e poggiare le loro piccole mani sulla testa dei loro cari.
“Io non ho nessuno che mi benedica, perchè il mio unico figlio è lontano, è grande e non credo che lo farebbe” pregavo e piangevo, piangevo e chiedevo...
Poi..ho sentito l'aria muoversi attorno a me.
Pensavo ad una folata di vento.
Apro gli occhi e vedo i figli di quei genitori tanto invidiati fermi dietro di me.
Con ordine e discrezione li sento imporre le loro tenere e calde mani sulla mia testa.
Un brivido di commozione percorre la schiena, sentendo la potente benedizione di Dio che si stava servendo di quei piccoli, per comunicarmi che non era arrabbiato con me.
Aveva capito che avevo bisogno di un po' di coccole, visto che ne era stata avara la vita in questi ultimi due anni.
Anche Gianni, senza dirlo, le aveva cercate in quel luogo, perchè il dolore, la malattia, più che la gioia, ci tenevano strettamente legati.
Per questo eravamo andati a Loreto.
La sera di venerdì siamo andati a ringraziare la nostra Mamma celeste nella Basilica della Santa Casa e abbiamo ricevuto il mandato per portare a valle la bella notizia della famiglia, la più bella invenzione di Dio, per affrontare con Lui l' emergenza educativa di questo mondo allo sbando.
E il mandato è anche per noi, che siamo nonni, ma educatori a tempo pieno dei nostri nipotini.
Don Paolo prima della partenza, nell'ultima messa celebrata presto al mattino nella cappellina, dopo aver distribuito la comunione, ha spento la luce del tabernacolo lasciandolo aperto.
Solo allora in pienezza, divenuti tende e fabbricatori di tende, come ci indicava l'icona che ci ha accompagnato per tutto il percorso ( Aquila, Priscilla e Paolo nella casa comune dove fabbricavano tende), abbiamo sentito forte la chiamata a scioglierci come il sale nell'acqua insapore del mondo e a diventare fiaccole accese sulle strade insidiose e buie della notte.
Abbiamo guardato attaverso il tabernacolo la foto delle famiglie .
Mai ci è sembrato mandarci così tanti messaggi di vita.

sabato 18 luglio 2015

Vacanze


Meditazioni sulla Liturgia di Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

(Es 12,37-42)
In quei giorni, gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot, in numero di seicentomila uomini adulti, senza contare i bambini. Inoltre una grande massa di gente promiscua partì con loro e greggi e armenti in mandrie molto grandi.
Fecero cuocere la pasta che avevano portato dall’Egitto in forma di focacce àzzime, perché non era lievitata: infatti erano stati scacciati dall’Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio.
La permanenza degli Israeliti in Egitto fu di quattrocentotrent’anni. Al termine dei quattrocentotrent’anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dalla terra d’Egitto.
Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dalla terra d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione.
Parola di Dio

VANGELO (Mt 12,14-21)
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».
Parola del Signore 

Entrambe le letture di oggi ci parlano di una partenza, di un cambiare luogo, posizione, condizione, interlocutori e via dicendo.
Gli Israeliti sono costretti ad andarsene dall'Egitto per le conseguenze nefaste che la loro permanenza aveva prodotto, ultima e più importante, la morte del figlio del faraone, la decima piaga profetizzata a suo tempo.
Anche Gesù si allontana dai farisei mettendo per il momento fine alle discussioni, cambiando luogo perchè potesse compiere la sua missione prima di essere a loro consegnato.
Gesù guarì tutti, è scritto, ma non sembra che questo accada a noi che leggiamo il Vangelo e che vorremmo essere protagonisti di questa storia stando dalla parte dei beneficiati, s'intende.
Ciò che mi ha colpito delle letture è il dover uscire, cambiare posizione per salvare e per essere salvati.
Questo è ciò che non siamo abituati a fare e pensiamo che la conversione sia una volta per tutte e che nessuno ha il diritto di chiederci ogni giorno di traslocare e rimetterci in cammino.
"Facciamo tre tende" disse Pietro a Gesù quando lo vide trafigurato sul monte Tabor mentre parlava con Mosè e con Elia.
Ci piacerebbe tanto rimanere a guardare, a vivere una vita senza stress, senza problemi, staccati dalla terra e dalle cose del mondo in perenne contemplazione e adorazione di tutto ciò che ci piace e ci fa star bene.
Ci fa stare bene non un momento, ma sempre, per tutta la vita e oltre.
Eppure, anche se ci piacerebbe, sono cose per cui dobbiamo aspettare, direi che ce le dobbiamo guadagnare, perchè la vita del cristiano è tutt'altro che una passeggiata, un evasione dai doveri e dagli impegni quotidiani, un disimpegno permanente dai problemi che ci affliggono e che affliggono il mondo.
Se devo dire la verità, mi piacerebbe andare un po' in vacanza, come capita a molti (sempre meno in verità, per la crisi economica), andare in vacanza dal dolore, prima di tutto, dai medici, dagli ospedali, dalle cure, dalle diagnosi sbagliate, ma anche da quelle giuste, da tutto ciò che da mesi, da anni occupa il mio tempo di vita.
Vorrei riposarmi un poco, e il Signore lo sa, perchè sono stanca, stanca di soffrire e offrire, stanca di ricalcoli, stanca di girare come una trottola nel letto, per trovare la posizione giusta, ma anche stanca di girare a vuoto, per quanto impegno ci metta nel cercare le tracce che il Padreternno lascia sul mio cammino.
Gli Ebrei non si può dire che vadano in vacanza allontanandosi dal luogo che li teneva schiavi, nè Gesù va in vacanza allontanandosi dai farisei che volevano anzitempo fargli la pelle.
Un tempo qualsiasi cambiamento di posizione mi affascinava, perchè era cosa nuova, esperienza nuova e come tutte le novità mi toglievano dall'abitudine, dallo scontato e mi facevano sentire viva.
Ma oggi il corpo martoriato dall'incompetenza di tanti medici, che da 40 anni mi hanno fatto fare la cavia, ha perso elasticità e si muove con dolore e fatica.
Ingabbiata in un busto di ferro, ricoperto da strati di materiale incandescente come può essere il tessuto sintetico e la gomma che lo riveste, con i segni indelebili delle indagini invasive che non ne hanno saputo profanare il mistero, mi accingo ad un nuovo trasloco in un altro ospedale dopo 40 anni di peregrinazioni, per allargare il canale midollare cervicale, compresso da un intervento uscito male 25 anni fa, ma pagato molto bene.
Finora con questo guscio che si aggiunge a sostituire altri gusci, con cui hanno voluto immobilizzare oltre che il corpo anche la mente, non sono riusciti a tarparmi le ali, anzi, quanto più stringono, tanto più io riesco a volare alto.
Ma ora sono stanca, tanto stanca.
Sono le 7 del mattino e ho già sonno, dopo aver passato tre ore su questo terrazzo dove c'è ombra, aria e una piacevole frescura.
Le mie vacanze sono queste oggi, al mattino, su questo dondolo, a cercare di mettere in contatto il mio cuore con quello di Dio, attraverso Maria che mi apre la strada.
Forse questa vacanza alternativa e gratuita sono in pochi a gustarla.
Per questo dovrei lodare e benedire il Signore e mi sforzo di farlo, anche se il mio pensiero non riesce a staccarsi del tutto da ciò che mi sono lasciata alle spalle.
In questa giornata che si preannuncia infuocata, chiedo aiuto a Maria che non mi farà mancare il suo ristoro.
Gesù è lì ad aspettarci perchè l'ha detto:
" Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi darò ristoro".



lunedì 7 gennaio 2013

Famiglia: Chiesa domestica

Carissimi amici sono qui. Abbiamo disfatto l'albero e il presepe, la casa è un manicomio, ma io non posso fare a meno di fermarmi un momento  a salutarvi.
Per prima cosa devo dirvi grazie per l'affetto e la premura che mi dimostrate.

Sono tornata da un viaggio, da un'esperienza che non è stata avara di "scintillanti".
La gerla , come la chiama  Riccardo,è piena e i doni sono come quelle lampade a risparmio energetico:
subito non sembra che facciano luce, ma poi illuminano  di più e più a lungo.
Intanto è giusto che dica a chi non lo sa che per tre giorni siamo fuggiti dalle feste in famiglia, belle ma faticose, non c'è che dire, per ossigenare il cervello e riposarci dalla fatica di essere genitori e nonni di una bella nidiata di uccellini affamati.
Abbiamo scelto come sede del nostro blitz la "Fraterna Domus di Sacrofano(Roma), dove si teneva il III convegno di Mistero Grande sulla grazia del Sacramento delle nozze.
IL TEMA
 Identità e missione degli sposi nella famiglia:chiesa domestica

L'ICONA
Cristo sposo della Chiesa, (sposo della coppia, famiglia,Chiesa domestica)


I SEGNI:
La mensa eucaristica:le spighe il pane, l'uva e il vino

 Ci siamo riportati a casa una casetta, impregnata di profumo, che abbiamo messo all'ingresso, perchè a tutti possiamo rispondere cosa significa essere Chiesa domestica.




Particolari:

Non so se si capisce qualcosa, ma è tardi e ce l'ho messa tutta. Spero in seguito di essere più chiara, quando la luce aumenta.
Buona notte.

venerdì 31 agosto 2012

Un Amore che educa


A Dio piacendo, partiamo per partecipare al XVConvegno interregionale per Operatori di pastorale familiare che si terrà a Campitello Matese(CB) dal 31 Agosto - 2 Settembre 2012 
L'argomento?
 "UN AMORE CHE EDUCA"
Saliremo in alto, a 1450 metri di altezza, lasciando per tre giorni alle nostre spalle la depressione, se ci riesce, e il caldo.
Il cambiamento di posizione non potrà che farci bene.
Chissà cosa avrà da dirci il Signore? 
Con questo spirito mi sto preparando a fare la valigia, incurante di quello che comporta uno spostamento così grande per la mia salute.
Ciao.A presto



.

venerdì 10 agosto 2012

Vacanze


Scegli pure questo o quel paese per essere tranquillo, troverai dappertutto motivi di distrazione. Ma il luogo non contribuisce molto se l'animo non si aiuta da sé.

  


Che serve infatti passare il mare o cambiare paese?
Se vuoi liberarti da quello che ti tormenta non occorre che tu sia altrove, ma che sii un altro.
(Seneca)  


mercoledì 27 giugno 2012

Dai loro frutti li riconoscerete.

 


Rubrica quindicinale a cura di Gianni e Antonietta
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Canto: Cristo è risorto veramente (CD – “Risorto per amore” 1)


Saluti
Estate, tempo di vacanze. Da cosa? Dai problemi che ci affliggono ogni giorno nella nostra vita personale e sociale, da quelli  che i mass media non tralasciano di ricordarci ?
Le notizie flasch di ieri 26 giugno:Giornata mondiale contro la droga.Raddoppio sia dei consumatori di cannabis, che quelli di cocaina;Istat: i divorzi sono in continuo aumento(74 per cento in più in dieci anni );Ennesima esplosione di violenza scoppiata all'interno di una famiglia.(Il padre uccide la figlia e la moglie, poi si toglie la vita)


Leggiamo la Parola di Dio Mt 7,15-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
La scelta  Andare controcorrente


Sfogliando il diario
2003


Li abbiamo visti stampati sui visi i sentimenti di compassione, uniti agli auguri di buon Ferragosto, quando, salutandoci, abbiamo comunicato la meta delle nostre vacanze agli “amici”, gli amanti dei viaggi oltre frontiera, di ristoranti e alberghi di lusso, del divertirsi ad ogni costo, qualunque sia il prezzo.
Ma nel decidere di partecipare al corso di Teologia del Sacramento del Matrimonio, io e Gianni non abbiamo avuto dubbi, visto che non eravamo alla prima esperienza di questo tipo, a Loreto. E poi, constatare che in questo andare controcorrente si è sempre più numerosi ed è fonte di grande gioia.
Maria, pian piano sta catturando, all’ombra della Santa Casa, non solo coppie del RnS ma tutte quelle che sono desiderose di conoscere e conoscersi, per percepire quale forza stia esplodendo nel seno della Chiesa per l’evangelizzazione della famiglia.


Ci siamo ritrovati a navigare, contrariamente alle apettative, non su concetti astratti e difficili, non su idee sradicate dal quotidiano affannarsi e spesso perdersi, ma a guardarci negli occhi, a scrutare i movimenti impercettibili del volto, delle labbra, delle dita del nostro compagno/a, a gioire per la mano più forte premuta sulla nostra, a intuire lacrime ricacciate dentro per un estremo pudore o ad accogliere stupiti quelle che riuscivano a liberarsi, rigando e irrigando i nostri deserti vissuti da soli.
Così, dopo un’immersione totale nell’acqua dello Spirito, lavati e purificati dal suo fuoco, venerdì 1 agosto, con il cuore colmo di gratitudine e di gioia ritrovata, abbiamo rinnovato le promesse matrimoniali nella Santa Casa, davanti a don Carlo Rocchetta e alle famiglie che con noi hanno condiviso questa stupenda esperienza, ma di fatto tutti riscaldati dal seno della Vergine, dove ci siamo stretti per sentire il tenero abbraccio di Gesù per ognuno di noi che si era fatto piccolo perché potessimo entrarci tutti in quel torrente di grazia, dove i bambini, che numerosi allietavano l’assemblea, avevano trovato il primo posto.


La vacanza più entusiasmante:  Settimana di vita nuova per le coppie 

Sfogliando il diario
2004
Il mazzo di fiori


Il 25 agosto abbiamo ricevuto un mazzo di rose avvolte in un velo soffice e bianco. Era per noi e non riuscivamo a crederci. Abbiamo pensato che il fioraio si fosse sbagliato e lo stavamo dirottando altrove.
Ma quei fiori erano proprio per noi, sposi rigenerati da Cristo e uniti, questa volta per sempre, nella Santa Casa di Loreto, venerdì 13 agosto 2004, alle dieci di sera da don Gerry.
Testimoni: tutte le coppie che Dio aveva chiamato con noi a fare un’esperienza di paradiso, all’ombra del colle su cui domina e risplende, nelle terse serate estive, la basilica della Madonna.
Con il cuore che ci batteva forte, abbiamo contemplato stupiti le meraviglie del Signore, che continuava a farci regali.
Non pensavamo che fosse possibile, dopo che, una volta giunti nelle nostre dimore, ci siamo ritrovati a combattere la quotidiana battaglia e abbiamo con nostalgia ripensato a quei giorni di preghiera e di fuoco, a quei giorni in cui il tempo si era fermato per fare spazio al Signore, che voleva riempire la coppa delle nostre mani aperte e intrecciate, perché non lasciassimo disperdere nulla della grazia che dal cielo ci stava mandando.


Ne avevano fatta di strada quei fiori, usciti dal cuore di Annamaria e Graziano, i fratelli della Sardegna che con noi avevano condiviso la gioia di risorgere e veder risorgere le ossa inaridite della valle del pianto, solcando il mare che ci separa, per raggiungerci nella nostra casa di sposi alle prese con un pane quotidiano non sempre facile da masticare.
I nostri serbatoi d’amore sembravano diventati più piccoli e ci voleva qualcuno che provvedesse a dilatarli con un dono accompagnato dalle parole di un salmo.
Dopo la settimana passata a Loreto, pieni di gioia e di Spirito Santo, ci sembrava di volare e il nostro cuore scoppiava di gratitudine per ciò che avevamo udito, visto e provato.
Gratitudine per tutti quelli che ci avevano fatto sentire quanto è grande l’amore di Dio, gratitudine a Dio perché ci aveva scelti come testimoni della sua misericordia.
Una settimana indimenticabile per la Sua presenza palpabile in ogni volto, in ogni gesto, in ogni coppia, in quei lumini accesi davanti al tabernacolo, che ardevano bruciando le scorie del nostro passato, con su scritti i nostri nomi e la data dell’incontro.
Le nostre storie che diventavano storie di Dio, favole da leggere sui libri dei santi e noi eravamo lì a contemplarle, a contemplare e perderci nell’icona di “Notre dame de l’alleance”, la nostra Mamma celeste che ci abbracciava e ci portava a Gesù.
Ai lati in basso dipinti due lumi che si moltiplicavano in quelli che ogni coppia di sposi aveva deposto ai piedi dell’altare, dove la parola di Dio e l’Eucarestia erano il pane quotidiano di quei giorni di silenzio e di attesa.
Quell’icona e quei lumi ci hanno stregato, magicamente rapiti e trasportati, se così si può dire, dentro, oltre ciò che si vede, che si tocca, che si sente, oltre ogni umana immaginazione nel corpo di Cristo, nella Chiesa, nelle piccole Chiese domestiche che unite pregavano, lodavano e benedicevano il Signore nei fratelli, con i fratelli, per i fratelli nei giorni più roventi dell’anno.


Tante coppie, tante storie, tanti volti da non dimenticare.
Li abbiamo visti all’arrivo, un po’ stanchi, provati dal caldo e dalla fatica, in loro ci siamo specchiati e ci siamo riconosciuti nel comune desiderio di attingere acqua alla fonte, di abbeverarci alla stessa sorgente.
Noi avevamo portato nostri contenitori sbrecciati, consumati da un cammino lungo e difficile, con la speranza di riempirli con qualsiasi cosa che non fosse inquinata.
Ma quanto è grande l’amore di Dio lo abbiamo sperimentato, quando abbiamo visto con quanta cura aveva riempito quelli degli animatori, tutte coppie, operai della vigna instancabili, chiamati ad indossare il grembiule.
Ma ognuno dei convenuti ha provveduto a portare il suo piccolo o grande pezzo di legna, perché tutti si riscaldassero al sacro fuoco dell’amore di Dio.
Noi che di legna ne avevamo ben poca, abbiamo usufruito di quella degli altri, che ci ha fatto bruciare insieme con quella cera, che davanti a Gesù si è consumata per tutta la settimana del corso.
Che dire? Che Dio ha fatto cose grandi attraverso le famiglie chiamate a Loreto, che si è servito di noi, che pensavamo che 60 anni sono troppi per pensare a sposarsi.
Graziano e Annamaria hanno provveduto a ricordarci, nel biglietto allegato al mazzo di fiori, che il salmo 8 ci doveva guidare nella conoscenza delle cose di Dio.
“Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli”


Abbiamo cominciato a crederci, quando Giovanni, il nipotino, dall’altro capo del telefono, ha commentato così il nostro stare in Chiesa con Gesù (cosa potevamo dirgli di diverso del nostro stare in quel luogo?): “Nonna Etta si sta sposando”.
A poco più di due anni, divenuto improvvisamente profeta, aveva annunziato, lunedì 9 agosto, ciò che sarebbe accaduto venerdì, a noi in modo plateale, ma a tutti i partecipanti del corso: le nozze con lo Sposo, l’incontro con Gesù che sarebbe diventato una sola cosa con noi.
Ebbene tutto questo è avvenuto a Loreto, mentre il mondo era intento ad andare in vacanza, davanti a Gesù Eucaristia messo fra le nostre mani, sui nostri cuori da don Gerry, donato a noi famiglie perché diventassimo un po’ meno formali con Colui che avremmo dovuto sposare.
Davanti a Gesù abbiamo scoperto le nostre ferite, le nostre inadeguatezze, davanti a Gesù ci siamo guardati come mai era successo, penetrando nel mondo dell’altro, attraverso gli occhi, sentendo l’emozione di un mistero che si apre alla conoscenza e allo stupore, attraverso una carezza o una pressione delle dita più forte.
Gesù sempre presente in questo corso di vita nuova per coppie, Gesù nelle vesti del pane e del vino, Gesù nel volto del nostro compagno, nell’alleanza nuova che era venuto a stabilire con noi, Gesù presente nelle parole di tutte quelle coppie che mostravano il vero volto di Dio nel raccontare e raccontarsi, nelle catechesi che diventavano storie d’amore, che non avevano fine.
Vogliamo ringraziare Maria che a Loreto, in Agosto, anche quest’anno ci ha ospitato nella sua casa e ci ha fatto incontrare Gesù, che s’incarna anche nella nostra ogni volta che gli diciamo di sì.


Canto: Salve Regina (CD – “Nelle tue mani” 8)
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La vacanza più imprevedibile: Sentieri di vita nuova
Sfogliando il diario
2005


A chi mi ha chiesto dove ci eravamo cacciati,dal 31 luglio al 6 agosto, mi veniva istintivamente da rispondere che ero andata in crociera con Gianni, a Loreto, da dove ci siamo imbarcati assieme a coppie di tutte le età, da quella da 50 anni insieme, a quella con meno di un anno di matrimonio sulle spalle.
E dire che pensavamo di trovarci solo gente giovane e che noi saremmo stati i matusalemme della situazione.
Ma avevamo tanto bisogno di fermarci e di farci aiutare a guardarci negli occhi, cosa che ci riusciva sempre più difficile.
A Loreto ci aspettava Maria, nella Santa Casa, pronta ad accogliere le nostre suppliche e a presentarle a Gesù.
Non sapevamo come e quando sarebbe venuto l’aiuto, ma io ero certa che le acque stagnanti solo il vento dello Spirito può muoverle, perché vi torni a circolare la vita.
I desideri inespressi erano tanti, il più grande è che qualcuno mi servisse, stanca di essere scontata per tutti quelli per i quali mi spendevo senza avarizia.


A Montorso, dove nella Casa Famiglia di Nazaret del RnS si teneva il corso" SENTIERI" abbiamo trovato tante coppie pronte a servirci, compresi due sacerdoti, che non è poco.
Se penso che anni fa, era la prima volta che mettevamo piede in quel luogo, il sacerdote ce lo siamo dovuto spartire con un altro gruppo che a qualche chilometro di distanza aveva le nostre stesse esigenze.
Ma alla fine la risposta a “ Chi e l’uomo?” (era un corso di antropologia) ce l’ha data la scritta annerita dal fumo delle candele nella Santa Casa dove quell’ HIC VERBUM FACTUM EST, inciso sopra l’altare, è stata la chiave per capire chi siamo e a cosa siamo chiamati.
Perciò non avevo dubbi che a casa ci saremmo riportati qualcosa di veramente speciale, come accade da quando ogni anno programmiamo questo genere di vacanze in quel luogo.
Ma che saremmo andati in crociera non ce l’aspettavamo, serviti di tutto punto, sia quando ci allontanavamo per fare le escursioni di gruppo, sia quelle fatte in solitudine, accarezzati dalla fresca brezza che veniva dal mare o illuminati dalla sagoma della Santa Casa che la luce dei riflettori scolpiva nella notte.
Siamo saliti in alto dove volano i condor, siamo scesi negli abissi profondi della memoria, ci siamo seduti a mensa attorno a Gesù Eucarestia, che si donava a noi, ma anche l’abbiamo sentito donarsi ogni volta che un nostro fratello ci faceva entrare nella sua storia.


Le coppie accompagnatrici ci hanno seguito con discrezione, senza invadenza ci hanno portato a riflettere, meditare, aprire il cuore alla grazia che viene dall’alto e dall’altro.
Come le stelle comete si sono fatti da parte, una volta arrivati alla meta, e di loro non mi sono rimasti impressi i nomi, ma gli occhi, il sorriso, il loro esserci e confondersi con noi e scomparire per andare a seminare altri campi, dissodare altri terreni, innaffiare altri deserti.


E’ stato bello tutto di questa settimana passata lontani dal mondo, delle immagini stereotipate e ingannevoli che scorrono veloci sui piccoli e grandi schermi della cecità collettiva, con il lasciapassare alla meraviglia e alla sorpresa, nello scoprire che ogni famiglia è un piccolo scrigno dove il Signore ha riposto i suoi tesori.
ll più bello, il più grande ci è sembrato vederlo in quella scia bianca di cui due coniugi non più giovanissimi hanno parlato nella testimonianza finale, facendo riferimento a ciò che si erano lasciati alle spalle, la loro storia comune, dove il viaggio l’avevano incominciato da subito in tre, facendo salire Gesù sulla loro barca e affidandone a Lui la guida.


Al termine del corso, prima di ripartire, siamo tornati nella Santa Casa a salutare la nostra cara Mamma Celeste per ringraziarla per ciò che non sapevamo ci avrebbe sicuramente donato.
Nel viaggio di ritorno Gianni ha cominciato a parlare come non aveva mai fatto, da quando ci siamo sposati 34 anni fa, e a dirmi cose che non mi aveva mai detto prima di allora.
La meraviglia dell’inizio, quella avevamo ritrovato, perché finalmente non mi sentiva più giudice inclemente delle sue debolezze.
A chi ci chiede cosa siamo andati a fare a Loreto, ci viene oggi di rispondere: " il tagliando sulla nostra relazione di coppia, rifornimento di un carburante che non inquina"


Buone vacanze a tutti in Cristo, nostro Signore.


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Canto: Cristo è risorto veramente (CD – “Risorto per amore” 1)





giovedì 26 aprile 2012

Presbiteri e Sposi sorgente di fecondità educativa per la Comunità Cristiana

Biennio 2012-2013   








Nocera Umbra 27 aprile - 1 maggio 2012
 Sacerdoti e sposi: due chiamate per una missione comune.
Il motivo di questa riflessione comincia a partire da quanto il Catechismo della Chiesa Cattolica dice riguardo all’essere sposi e sacerdoti nella Chiesa al n. 1534 si afferma che “Due altri sacramenti, l’Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all’edificazione del popolo di Dio” . Alla base di questo dettato vi è nella Chiesa la convinzione che il ministero presbiterale e quello coniugale hanno una missione comune incarnata in due stati di vita differenti e che entrambi rispondono a una medesima chiamata: quella di vivere il proprio amore a servizio della comunità per l’edificazione del popolo di Dio. Ed è proprio in base a questa missione comune che nel contesto storico in cui viviamo si avverte l’esigenza di mettere in reciproca collaborazione e comunicazione i presbiteri e gli sposi affinché si conoscano, apprezzino gli uni il carisma degli altri, abbiano stima vicendevole e lavorino in sinergia per il bene della comunità, del regno di Dio e della Chiesa stessa.
 
I anno: Nocera Umbra, Fonte Angelica  27 aprile - 1 maggio 2012
 
Noi ci siamo iscritti. Se Dio vuole domani partiamo. Speriamo di tornare con il sacco pieno di "scintillanti".
Un caro saluto a tutti gli amici.

sabato 3 settembre 2011

Appunti



Dicevo nel post precedente che mi sono mancati, Giovanni ed Emanuele, e che una settimana è lunga da passare senza libri da leggere.
Per fortuna ho l'abitudine di prendere appunti.
Mi sono stati preziosi giovedì, quando mi è stato comunicato con pochissimo anticipo che mi dovevo trovare in un luogo distante da casa mia molti Km per un appuntamento importante a cui tenevo molto.
Gli accompagnatori abituali erano via o impegnati e dovevo sbrigarmela da sola o rinunciare.
Da tempo con la macchina mi limito al tragitto che mi separa dalla Chiesa o dal panificio.
Raramente esco fuori dal mio quartiere.
Senza accompagnatori, che fare?
Ho aperto la mia valigia, piena di
scintillanti e vi ho trovato questa perla
.
Così dopo aver fatto salire Gesù sulla mia macchina, e avergli affidato il volante, sono arrivata puntuale all'appuntamento, quieta e serena come se qualcuno mi avesse portato in braccio.


Salmo 131

Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.

Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l'anima mia.

martedì 30 agosto 2011

Nostalgia




























In questo torrido pomeriggio di fine agosto, nella casa immersa nel silenzio, il mio pensiero non può non andare a quando, più o meno a quest'ora , Giovanni o Emanuele si affacciavano alla porta della mia camera e furtivi s'infilavano nel letto.
Emanuele per dormire, Giovanni per ascoltare o raccontare una storia.
Chissà cosa stanno facendo in questo momento a tanti chilometri da qui!
A Giovanni ho chiesto se era contento di andare in vacanza .
Mi ha risposto che i più contenti erano papà e mamma perchè sarebbero stati per qualche ora senza di loro.
La bellezza dei villaggi è che c'è il baby club per far riposare i genitori.
Ne hanno bisogno per ritrovarsi dopo un anno di incontri sull'ascensore degli impegni quotidiani, del lavoro protratto fino alle ore piccole, di servizio alla famiglia senza incrociare lo sguardo.
Giovanni non era altrettanto contento, quando me l'ha detto.
Ha bisogno di comunicare e per questo ha cominciato a parlare con la montagna, con il mare e con il vento.
“Vuoi che ti dia un po' di energia?” mi dice dopo essersi riempito i polmoni di suoni, di colori, di aria e di vita.
Emanuele continua a portarmi piccoli fiori strappati dal prato, fili d'erba e il suo sorriso contagioso.
Una settimana è lunga da passare, quando ti mancano libri da leggere.


 

venerdì 19 agosto 2011

Vacanze




Quando siamo tornati dalle vacanze avevamo tanti panni da lavare e tante cose da raccontare.



Siamo andati dietro alle priorità che non è stata solo quella di rimettere in sesto il guardaroba, quanto quella di riapprovvigionare il frigorifero e tentare la rianimazione del basilico e di altre piante particolarmente provate da giorni di perdurata arsura.



Il primo a chiederci cosa avevamo fatto a Loreto è stato Giovanni.
Gli ho detto, dopo un momento di comprensibile imbarazzo, (un bambino come avrebbe potuto capire?), che ci eravamo messi in ascolto di quello che il Signore voleva dirci, avevamo parlato con Lui per tutto il tempo.
"E di me non avete parlato?"
" Poco, ma per te e per Emanuele e per tutti i bambini del mondo, sì tanto".



Chissà cosa ha capito! Ma, per spiegare, abbiamo bisogno di vivere la bella notizia dell'amore che salva, perchè anche lui se ne innamori.
Intanto lo abbiamo portato a casa di Maria,che meglio di noi, gli avrebbe spiegato cosa significa mettersi in ascolto.

Poi siamo andati alla preghiera del gruppo dove giustamente ci è stata rivolta la stessa domanda.
A me è venuto spontaneo dire che eravamo andati a farci ripulire i gioielli di famiglia, perchè tornassero all'antico splendore.
In effetti l'azione del Gioiellere è stata magistrale, come sempre ci accade quando, a mediare la Parola, è don Renzo Bonetti.
Ritorni a casa contento perchè riesce sempre a ridare luce e valore al Sacramento che ci unisce e che per fortuna non scade mai.
A casa ci siamo prefissi di non cedere alla tentazione di starcene per conto nostro (il più grave peccato contro lo Spirito Santo), decidendo di riprendere la sana abitudine di fermarci insieme solo noi due, davanti al Signore, almeno una volta al giorno.
Abbiamo scelto di pregare  le lodi, al mattino e/o alla sera, unendoci spiritualmente a tutta la Chiesa.
La cosa straordinaria è che, in modo del tutto inaspettato, il Signore sul comodino ci ha fatto trovare il libro smarrito delle lodi che 10 anni fa regalai a Gianni.
Io avevo quello  sul quale Franco  aveva tante volte pregato con i suoi lupetti scout : il seme che lasciò qui, quando andò ad abitare con la sua sposa nella casa di fronte.
E dire che quando siamo arrivati a Loreto ci sentivamo pozzanghere sporche e maleodoranti.
"Datemi da bere" è stato il leit motiv di tutte le catechesi, partendo dall'incontro di Gesù con la Samaritana.
"Se tu sapessi chi ti chiede da bere...."
Eravamo assetati e lui ci chiedeva da bere...
Cosa potevamo dargli se non i nostri contenitori sbrecciati, incrinati, ingrommati...cosa?
Un po' d'acqua sicuramente l'avremmo rimediata, solo un poco per riprendere il cammino nel nostro deserto senza parole.
Scavare, ecco cosa eravamo stati chiamati a fare, perchè si sa che, se scavi trovi sempre l'acqua pulita, anche se devi faticare come una bestia, faticare tutta la vita perchè il pozzo non si richiuda.
Ma si sa che il Signore non scherza e fa quello che dice.
La prima zappata l'abbiamo data noi, con il nostro sì a ricominciare, la risposta a quel "sitio" che ci veniva dal crocifisso.
La Grazia del Sacramento delle Nozze ha cominciato a piovere a fiumi, inondando tutte le coppie presenti al convegno.
Ci siamo visti rappresentati nell'icona appoggiata ai piedi dell'altare.



Eravamo noi che Gesù stava trasformando in pane e vino sulla mensa eucaristica del mondo.
Abbiamo detto che valeva la pena, con un così grande alleato, impegnarci per aiutare lo Spirito Santo ad riaprire tutti i pozzi chiusi.
Quanti matrimoni da disseppellire, quanti gioielli di famiglia da far brillare!



Per saperne di più e farci le vacanze invernali, ci siamo iscritti per tempo al Convegno di approfondimento Teologico ed Esperienziale della Grazia Sacramentale del Matrimonio che si terrà dal 2 al 5  Gennaio 2012 a Sacrofano – Roma







I tabernacoli di Dio si sono messi in cammino





 













 

domenica 7 agosto 2011

L'Accompagnatore



Quest'anno non pensavamo di andare in vacanza con tutto quello che è successo.
L'accompagnatore, colui che rendeva possibili tutti i gli gli spostamenti, si era azzoppato alla fine di maggio e ne avrebbe avuto per tutta l'estate: gesso, bastoni e  sedia a rotelle compresi.
Ma il Signore è grande nella sua misericordia e ci ha dato ciò di cui avevamo bisogno: una settimana di Discepolato per coppie a Loreto, moltiplicandoci gli accompagnatori che da uno sono diventati quattro.
Franco, Monia, Giovanni ed Emanuele ci porteranno oggi a destinazione e verranno a riprenderci la mattina di sabato prossimo.
Quale grande occasione il Signore ci ha messo davanti per ringraziarlo, benedirlo e lodarlo, tutti insieme, invitandoci nella sua Casa!
Ad accoglierci ci aspetta Maria, la sua prima e perfetta discepola.



Salmo 121

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore,
che ha fatto cielo e terra.






 

mercoledì 27 aprile 2011

domenica 29 agosto 2010

Buone vacanze




Sono partiti per le vacanze. Da tempo aspettavo questo momento.
Ho paura di rimettere in ordine i giochi sparsi per terra e sulle poltrone. Anche il tavolo su cui lavoro è pieno di fogli e di colori, disegnati, scarabbocchiati, in attesa.
Ho paura che, cancellando le tracce del loro passaggio, il vuoto diventi incommensurabile e io sia incapace di gestirlo.
"Dio non mi basti", mi verrebbe da dire, perchè attraverso i suoi angeli mi invia messaggi di tenerezza.
E' quando rimani solo che ti accorgi di quanto siano importanti le persone, anche quelle per cui fatichi, che pretendono tanto, troppo da te, quelle che ti fanno arrabbiare, che non hanno pietà di te.
Ti accorgi di quanto hai bisogno di quella fatica per dare un senso alle tue giornate, di quei sì all'amore che ti uniscono a Dio, di quelle "adorabili canaglie" che ti fanno vivere nell'inferno per prepararti il paradiso.
Grazie Franco, grazie Monia perchè continuate ad affidarmi i vostri bambini.
Io non so se l'avrei fatto, visto come sono messa.
Voglio ringraziare il Signore perchè tutto questo è opera sua.

sabato 14 agosto 2010

Vacanze





Dal 15 al 21 agosto 2010 saremo QUI


SEMINARIO DI POST EFFUSIONE PER GLI SPOSI

CAMMINO DI DISCEPOLATO




“La vocazione universale alla santità è rivolta anche ai coniugi e ai genitori cristiani: viene per essi specificata dal sacramento celebrato e tradotta concretamente nelle realtà proprie dell’esistenza coniugale e familiare. Nascono da qui la grazia e l’esigenza di una autentica e profonda spiritualità coniugale e familiare” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 56).

Idea guida

La grazia del Sacramento del matrimonio impegna le famiglie cristiane a crescere nella spiritualità loro propria che li rende testimoni della carità di Cristo per la Chiesa in un cammino di continua conformazione a Gesù Sposo. Per quelle, poi, che nel RnS hanno sperimentato la straordinaria potenza della vita nuova nello Spirito Santo, si impone anche il compito di custodire e alimentare il carisma del movimento per donarlo alla Chiesa e al mondo.

Articolazione del programma

Si tratta di una settimana di esercizi spirituali con momenti di preghiera, catechesi e deserto e impegna per l’intera giornata. È prevista l’animazione dei figli per cui si chiede che, al momento della prenotazione, sia indicata l’età e il numero degli stessi.

A chi è indirizzato

Il corso è indirizzato alle coppie che hanno già partecipato al seminario per la preghiera di effusione sulle coppie di sposi e desiderano crescere nella spiritualità coniugale, alimentando la grazia sacramentale per vivere in pienezza la dimensione carismatica della vita sponsale-familiare nell’annuncio evangelico al mondo.

Periodo Luogo

15 - 21 Agosto Casa “Famiglia di Nazareth” - Loreto (AN)

Animatori

Raffaele e Mirella Loiacono ed équipe dell’ambito evangelizzazione famiglia.


 



BUON FERRAGOSTO A TUTTI

giovedì 8 maggio 2008

Ritorno a CASA

 
A Rimini non era nostra intenzione andare, perché partecipare ad un Convegno nazionale del RnS, come quello che si tiene ogni anno in primavera, (quest'anno eravamo in 20.000), non è uno scherzo, neanche per chi la schiena ce l'ha di ferro.
Il fatto che negli stessi giorni l'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia chiama a raccolta gli operatori del settore, ci aveva fatto decidere negli anni scorsi di optare per qualcosa che non intaccasse il fragile equilibrio di un corpo che non funziona, essendo i convegni di tipo residenziale e il numero dei partecipanti molto più limitato.
Frequentandoli, abbiamo imparato tante cose sul progetto di Dio sulla famiglia, su come si costruisce la casa, cantiere di santità, sull'importanza del perdono come fonte di vita per il mondo. Quelle esperienze e  altre dello stesso tipo, donateci dal Signore nel corso degli anni, sono state fondamentali per la nostra crescita personale e coniugale, per metterla a servizio della chiesa.
Ma lo Spirito soffia dove vuole e, quest'anno, ha cambiato direzione, forse perché avevamo bisogno di riscoprire la meraviglia dell'inizio, un inizio non discriminante, dono per tutti, una meraviglia appannata che forse non eravamo più capaci di sentire e di trasmettere agli altri. La meraviglia di sentirci tutti figli di Dio, uguali e preziosi ai suoi occhi, “re, profeti e sacerdoti”, riscattati dal sangue prezioso del Figlio.

“Rigenerati dalla parola di Dio” recitava la locandina e noi di parole avevamo bisogno, che smascherassero i nostri silenzi e mettessero in luce la verità.
Sentivamo l'esigenza di metterci in ascolto di una parola che non ci dividesse, una parola rivolta ad entrambi. Avevamo bisogno della Parola che rigenera, che ci fa creature nuove, che ci fa rinascere dall'alto.
Non a caso Salvatore Martinez, a conclusione del convegno, ha parlato di Nicodemo, che non aveva smesso di cercare, nonostante fosse un devoto conoscitore e osservante della legge. Ma Nicodemo era attento ai segni e non gli era sfuggito che Gesù fosse un maestro, anche se del suo linguaggio non tutto gli è stato chiaro subito. Ma era notte e doveva aspettare che passasse, per vedere l'alba di un nuovo inizio, la luce che ti scopre il volto vero delle cose.
Quell'incomprensibile pretesa di rinascere dall'alto, non l'aveva proprio capita, perché come si può fare a rientrare nella pancia della propria madre? Il senso di quelle parole criptate, anche se Gesù le ha spiegate a Nicodemo, non è detto che tutti le abbiano capite.

”Effatà!” dice il Sacerdote, “Apriti” facendo un segno di croce sulle orecchie e sulla bocca del battezzando, che significa: ”apri le orecchie, ascolta cosa ti dice il Signore e non tacere su quanto hai udito nel profondo del cuore”. Ma eravamo ancora portati in braccio, quando le ha dette quelle parole , in braccio a qualcuno che doveva ascoltarle al posto nostro e ripetercele, man mano che ci facevamo grandi.Ma non sempre succede e si finisce per dimenticarle o di non conoscerle mai, perchè sono ancora troppo pochi quelli che si pongono domande sulle parole e sui segni dei Sacramenti.
Rinascere dall'alto è vivere l'esperienza dell'amore di Dio profuso su tutti gli uomini, l'esperienza di un ritorno a casa, rientrando nell'utero del Padre-madre che ci ha generato.
A Giovanni, quando per la prima volta mi chiese chi è Dio, ho spiegato che significa questo ritorno.
“Dio è il papà di tutti i papà” gli ho detto, “La sua casa è anche la nostra, da lì siamo venuti, lì dobbiamo tornare. E' il giardino dal quale Adamo ed Eva furono allontanati perchè volevano fare di testa loro, abolendo le regole che Dio aveva stabilito, perchè tutti potessero godere dei suoi fiori e mangiare i suoi frutti.E' come quando al parco e devi stare attento a non danneggiare i giochi che ci hanno messo, per fare felici tutti i bambini che ci vanno.
Perciò la mamma e il papà, quando gli nasce un bambino, lo portano in chiesa per chiedere a Dio di far rientrare il proprio figlio nella sua casa, impegnandosi a farcelo rimanere per sempre, perché Lui ci ha creato e noi siamo suoi e non vuole che ci capiti nulla di male.
Ma Dio è padre prima di tutto di Gesù, il figlio primogenito, che si è guardato bene dall'allontanarsi da casa, anzi si è preso l'incarico di riportarci tutti in quel giardino dove vive Lui con la sua famiglia che vuole sia anche la nostra. Gesù per primo ci ha parlato del Padre, di quanto ci vuole bene, delle regole che non sono fatte per farci i dispetti, ma perché tutti siamo felici. Quando la nonna, la mamma ti dicono di non sporgerti dal balcone, di non avvicinarti al fuoco, di non giocare con la palla in sala, lo fanno solo perché ti vogliono evitare un dolore, una sofferenza e la vogliono evitare anche agli altri abitanti della casa, se qualcosa si rompe”.

Rinascere dall'alto, quindi è un ritornare a casa, come il figliol prodigo della parabola, a cui ha fatto riferimento nella sua catehesi mons. Bruno Forte, sottolineando l'atteggiamento del Padre misericordioso, che lo stava aspettando alla finestra, per corrergli incontro e riabbracciarlo.

A Rimini abbiamo sentito l'emozione di un ritorno a casa, di un bagno ristoratore nelle acque dello Spirito, di una Parola che agitava le acque e arrivava al cuore di tutti, perché prima di essere padri e madri, sposi, fratelli si è figli, e forse questa era la dimenticanza che ci aveva fatto arenare.
Sentirsi uno in tutti, un unico corpo nella multiforme varietà e ricchezza dei carismi ci ha rigenerato in un bagno di folla osannante al grido di “Gesù è il Signore”, ci ha dato i brividi dell'innamoramento, ci ha fatto ardere il cuore come ai discepoli di Emmaus, quando si accompagnò a loro il Signore. 

L’affermazione di Kafka che “esiste un punto di arrivo, ma nessuna via” è vera solo a metà, ha detto il Vescovo di Rimini mons. Lambiasi, nel suo intervento, Perché la fede ci dice – e dunque è vero – che il punto di arrivo esiste, ed è Cristo, il punto Omega: infatti “tutto è stato creato in vista di Lui” (Col 1,16). Ma non è vero che “non esiste nessuna via”, perché Lui è la Parola fatta carne che per noi si è fatta via (cfr Gv 14,5). E oltre che via, si è fatto viatico: insieme compagno di viaggio e pane per il cammino. Emmaus è storia in corso: i discepoli che iniziano il cammino come mendicanti di senso, rompono il silenzio per aprire il dialogo. Imparano a interpretare la propria vita e le proprie esperienze a partire dalle Scritture, mentre il Risorto  illumina il loro cuore. Fanno una sosta nel cammino per chiedere al Signore di rimanere con loro. Nella sua misericordia Egli entra nel loro “spazio vitale” e rimane con loro. Quello che succede dopo è pura comunione fraterna. “Quando fu a tavola, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24,30s). In seguito ritornano dai loro compagni e fanno esperienza di condivisione, prima attraverso l’ascolto attento e stupito, poi, narrando la vittoria della vita sulla morte, manifestatasi definitivamente nella risurrezione di Cristo.

Emmaus è strada in corso: è metodo sempre praticabile e cammino sempre percorribile. Come tutte le cose che contano, il metodo Emmaus è semplice ed essenziale: incontrarsi, riunirsi; parlare di ciò che è accaduto; condividere il Vangelo e rileggere la vita; pregare e lodare Dio per tutti i suoi doni; celebrare la comunione fraterna; tornare ai fratelli e sorelle del mondo intero con la bella notizia che ha trasformato le nostre vite: “Davvero il Signore è risorto!”.
Dire che il Signore è risorto non basta se la sua resurrezione rimane ancorata ad un passato che non ci appartiene. Che Cristo è vivo e presente in mezzo a noi, questo è ciò che dobbiamo sforzarci di annunciare facendo ogni giorno l'esperienza della Pentecoste. Il Dio con noi, l'Emanuele ha tanti modi di manifestarsi, basta aprire le orecchie e la bocca per farlo passare.

Al ritorno da Rimini, mentre preparavo la trasmissione alla radio, ho ringraziato il Signore che mi dava l'opportunità di non tenere chiuse le labbra. Ho pensato a Giovanni che stava dormendo,  dopo che gli avevo cantato ”Sei il mio rifugio” carezzandogli la schiena, come facevo quando era piccolo. 
Non lo faceva da tempo, il pomeriggio, da quando è diventato grande ed è andato alla scuola materna. Me l'ha detto subito, quando è entrato che, anche se gli faceva male la testa, lui gli occhi non li avrebbe chiusi per fare il riposino, perché ormai è grande. Che non lo vedevo?
Invece era lì che dormiva come un angioletto, lasciandomi libera di pensare, di meditare, di rifugiarmi nei ricordi di una rinascita grazie a Lui.


Il Signore ci ha rimandato a settembre, ci ha dato un'altra chance, per capire che per rinascere bisogna ridiventare bambini. E se ne hai uno a portata di mano è una grazia che non ci si deve lasciare sfuggire.


Sulla strada del ritorno dalle vacanze, siamo andati a trovare la nostra mamma, Maria in quella che fu la sua casa, la Santa casa di Loreto. E' il suo mese; non potevamo non ricordarlo. A lei ci siamo rivolti così





O Maria,


 siamo qui per imparare da Te
la grande lezione della vita.
Tu ci guardi come solo una madre
sa guardare i suoi figli.
La Santa Casa custodisce il ricordo
della tua quotidiana fatica
e del lavoro umile di Gesù e di Giuseppe:
aiutaci a lavorare con cuore puro
affinché il nostro lavoro sia libero dall'egoismo,
libero dall'ingiustizia e dalla violenza.
Davanti a Te, o Madre,
tante mamme hanno pregato
e Ti hanno presentato con fiducia i loro figli
come Tu un giorno presentasti Gesù nel Tempio.
Oggi le nostre famiglie si stringono attorno a te:
riporta nelle nostre case la preghiera
che illumina e genera fraternità,
unendo genitori e figli in una festa di fede.
Aiutaci a guardare in Alto
per scoprire il nostro vero volto
nel Volto Santo di Dio.
Cammina sempre con noi perché viviamo
donando generosamente noi stessi
come ha fatto Gesù, figlio del Tuo sì,
Salvatore di ogni uomo, meta della nostra vita.


Amen.