giovedì 14 febbraio 2019

TRADURRE



Santi Cirillo e Metodio patroni D'Europa.

" Io ti ho posto per essere luce delle genti"

I santi di cui oggi celebriamo la festa sono grandi e per questo ricordati in quanto si fecero carico della difficoltà intrinseca che aveva la Parola di Dio e la liturgia ad essere presa in considerazione dagli slavi che non conoscono nè il latino, nè altra lingua che non sia la loro.
Cirillo e Metodio si misero d'impegno a tradurre tutto ciò che era necessario, Sacra scrittura e Liturgia in lingua slava, così che la gente potesse più avvicinarsi e comprendere il messaggio racchiuso in uno scrigno di cui non si ha la chiave.
E' giusto che siano stati proclamati patroni d'Europa insieme a San Benedetto e non solo, perchè con il loro impegno favorirono la nascita del nuovo continente all'insegna di un unico credo.
Purtroppo si fa ancora tanta fatica, da parte di chi ha in mano il potere, ad ammettere le radici cristiane dell'Europa.
Ma io questa mattina mi voglio soffermare sull'importanza di tradurre , (dal latino "trans-ducere" portare, condurre oltre) chi non parla la nostra stessa lingua, e viceversa sì che possa avvenire l'incontro.
Con chi?
Con la verità che ci abita, la verità che solo la luce di Cristo può rischiarare.
Ci sono persone che si rapportano con Dio non con la testa ma con il cuore e di conseguenza ricevono da Lui la capacità di tradurre ed essere tradotti senza sforzo che non sia l'affidamento totale a LUI, che per farsi capire annullò se stesso fino a morire per noi.
Leggendo il Vangelo di oggi in cui Gesù manda altri 72 a preparargli le strade, mi viene in mente una conversazione che di recente ho fatto con una persona a cui sono molto affezionata, sul dovere e il piacere di andare a Messa.
Mi ha chiesto se ci dovevo andare per forza, perchè lei si annoia per la ripetizione di formule e di gesti incomprensibili, come anche di parole e di omelie alle quali non si sente interessata.
Le ho risposto che anch'io la pensavo come lei e che, quando suo padre cominciò ad andare a messa, io lo giustificai dicendomi che da lì si vedeva che aveva un tumore al cervello.
Così è stato per la messa, che se non hai un traduttore, un libretto d'istruzioni, una recensione, come accade quando vogliamo vedere e capire un opera d'arte.
C'è quindi bisogno di traduttori, perciò Gesù chiama altri 72 e continua a chiamarci uno per uno.
Non dobbiamo andare lontano, ma assicurarci che chi ci sta più vicino sia in grado di decodificare i messaggi che noi gli mandiamo, partendo però non da loro ma da noi che per primi ci dobbiamo mettere in ascolto e diventare l'altro per capire quale lingua gli hanno insegnato, che latte ha preso, come è stato amato.
Conoscere la lingua dei nostri interlocutori è essenziale per farci capire e per mediare la Parola di Dio nei loro cuori.
Oggi Signore ti voglio pregare per tutti quelli che si sforzano di annunciare il tuo regno e trovano tante difficoltà che solo tu puoi aiutare a superare.

domenica 10 febbraio 2019

"Sulla tua parola getterò le reti" ( Lc 5,5)


Gettate le vostre reti per la pesca" ( Lc 5,4)

"Sono un uomo dalle labbra impure!" dice Isaia, "Signore allontanati da me che sono un peccatore!" dice Pietro al vedere l'effetto della parola del Signore.
Straordinaria la Parola del Signore perchè ti cambia la vita, ti mostra come non bisogna essere bravi per essere assunti come operai della sua vigna.
Basta fidarsi di lui perchè è lui che ci rende bravi, coraggiosi, capaci, intrepidi, santi.
E' incredibile come questo possa succedere a noi che, da quando cominciamo a capire qualcosa, pretendiamo di fare, di dire a nostro piacimento, di agire senza che nessuno ci comandi perchè vogliamo essere noi artefici del nostro destino.
Le leggi imposte sono sempre pesanti e io ricordo con quanta poco entusiasmo per non dire rabbia mi sottoponevo a ciò che i grandi mi imponevano e, se ho raggiunto le mete dell'indipendenza agognata, lo debbo proprio all'insubordinazione ai gioghi che mia madre, mio padre, i miei educatori mi imponevano.
Non parliamo poi di quello che sentivo pesarmi di più, il giogo della legge di Dio.
Con Lui non potevo barare anche se ci ho provato più di una volta, mentre i miei spesso e volentieri li ingannavo e non subivo le conseguenze della mia disobbedienza.
Con Dio era un'altra cosa perchè il suo occhio era sempre aperto, fisso su di me e non c'era posto dove nascondermi.
Un incubo come le fiamme dell'inferno che sentivo sempre in agguato.
Peccato che di Dio mi sia stata data un'informazione così distorta, peccato che l'incontro sia avvenuto così tardi, avevo 56 anni, che non è poco!
Eppure non avviene subito quello che avvenne per Isaia e per Pietro, perchè ci è voluto del tempo e tanta frequentazione per riconoscermi peccatrice, dalle labbra impure, incapace da sola di fare qualcosa di buono e di utile e fecondo.
Ricordo che siamo partiti alla pari, quando il mio sguardo si è posato sul crocifisso, con quel " Pure tu!" che la dice lunga sulla mia presunzione di essere come Lui.
Per fortuna o meglio per grazia il Signore non si è formalizzato sul modo con cui l'ho apostrofato e come una madre che si accorge che il suo bambino è salito molto in alto e rischia di cadere e lo pende in braccio e pian piano lo riporta giù perchè impari a camminare lì dove può senza farsi male, essendo ancora troppo piccolo per certe escursioni.
Con me il Signore ha usato una delicatezza senza pari e mi ha preso così come ero, piena di me e di idee preconcette.
Da subito mi ha incuriosito, attratto quello che diceva, perchè puntuale, anche se non immediato, era il riscontro nella mia vita.
Oggi, leggendo il vangelo mi ritrovo nell'esperienza dell'essermi affaticata invano, esperienza di sconforto e di delusione che viene dopo tanti sforzi non approdati a niente.
C'è un momento della vita in cui capisci che se non cambi posizione sei destinato a rimanere a mani vuote e a piangere sul latte versato.
Ciò che ti fa cambiare posizione, punto di vista, punto di partenza, è la Sua parola che ti indica per chi e perchè devi faticare, spenderti, metterti a servizio.
Mio padre diceva sempre, quando andava al lavoro, ( Faceva il capostazione)salutandoci, che andava a servizio.
Io non mi sono mai sognata di pensare così il mio lavoro di insegnante e il servizio se mai lo facevo a me stessa per sentirmi brava, sempre migliore rispetto ad altri insegnanti e nel giudizio degli alunni, delle famiglie, dei miei colleghi.
L'idea della bravura era stata consolidata da mia madre che per farmi fare le cose che i miei fratelli non potevano sapevano volevano fare mi stimolava dicendo" Tu sei brava, solo tu ci riesci!"
La bravura è stata la mia fregatura, perchè per dimostrarlo a me stessa e agli altri mi sono sfiancata, rotta le ossa, affaticata invano.
Ma quest'ultima cosa me l'ha fatta capire Gesù che si è chinato alla mia altezza e mi ha ripulito da tante zozzure e mi ha preso nella sua casa perchè imparassi che significa essere servi inutili.
La percezione di non essere all'altezza della persona che hai di fronte non è automatica.
Bisogna frequentarla , ascoltare quello che ti dice , vedere quello che fa e credere che, anche se le sue parole ti scomodano, il suo fare ti scandalizza, devi con fede e umiltà aspettare la verifica che arriva sempre, verifica che ha sempre ragione, che il suo più grande interesse siamo noi, sono io, è l'uomo e che non farebbe nulla se non fosse certo che è per il suo bene.
Non è semplice riconoscersi peccatori se non dopo aver sperimentato la sua misericordia, la sua grazia.
Solo se ti apri ad accoglierla ti senti invadere da una pace che non si misura, da una gioia che dà luce a tutto ciò che ti circonda e ti fa sentire insopprimibile il desiderio di metterti a suo servizio.
In questo cammino Maria è la maestra infallibile che mi aiuta a vivere con umiltà la grazia di cui il Signore ogni giorno mi riempie

sabato 9 febbraio 2019

" Ebbe compassione di loro" ( Mc 6,34)




VANGELO (Mc 6,30-34) Erano come pecore che non hanno pastore.

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

La compassione è virtù divina, è patire con e per, patire nel luogo e nel tempo del bisogno, senza procrastinare il proprio coinvolgimento negli affari degli" altri"
Almeno questa è la nostra mentalità di pensare sempre prima a noi stessi, alle nostre priorità rimandando a quando abbiamo tempo e voglia e siamo riposati senza impegni per occuparci di chi sta male, di chi ha bisogno di noi.
Nel nostro vocabolario gli altri hanno sempre l'ultimo posto, e quando ci capitano queste pagine di vangelo vorremmo saltarle perchè ci troviamo impreparati a vivere come Cristo ha vissuto la sua vita, a servizio di chi non se lo meritava, per giunta.
In fondo la nostra scusante, ciò che ci mette la coscienza a posto è che non è così necessario e improrogabile occuparsi dei fatti altrui, perchè di problemi ne abbiamo tanti anche noi che facciamo fatica a risolvere.
Figuriamoci se abbiamo tempo per il resto!
Eppure Gesù ci dà una lezione magistrale, perchè non perde di vista nessuno, apostoli e folle sbandate, di tutti ha compassione, a tutti si dona.
" Venite in disparte e riposatevi un po'"
Quando leggo queste parole penso sempre che è arrivata la mia ora, il mio tempo, il tempo di riposarmi, perchè sono stanca e Gesù se n'è accorto.
Ma il tempo è sempre troppo poco rispetto al desiderio di stare ancora un po' con Lui, come questa mattina che le lancette dell'orologio girano in fretta, come in fretta il sole i è alzato nel cielo e il caldo aumenta e il balcone delle vacanze, il dondolo del mio riposo con Lui, mentre medito e prego la Parola è illuminato e riscaldato dall'ora che avanza.
Così bisogna tornare a valle e prendersi cura degli sbandati della notte, bisogna corciarsi le maniche, arrotolarsi la veste, prendere il grembiule e apprestarsi a lavare i piedi, rimettere in piedi tutti quelli che il Signore porrà sul mio cammino.
La sosta è breve, anche per gli apostoli, ma lunga quel tanto che basta per riprendere fiato e aria e spirito giusto per affrontare la nuova battaglia, la sfida di portare al mondo la pace, anche se il tuo cuore ancora porta i segni di cruenti bombardamenti.
Il Signore è il mio aiuto di cosa devo temere?
Maria sarà la mia mano, il mio occhio, la mia preghiera.

giovedì 7 febbraio 2019

Partire



Meditazione sulla liturgia di
giovedì della IV settimana  del Tempo Ordinario 
anno dispari

Letture: Eb 12,18-19.21-24;Salmo 47; Mc 6,7-13

"Essi partiti, proclamarono che la gente si convertisse"(Mc 6,12)

Partire è la risposta ad un mandato che viene dal Signore.
Noi abitiamo in una zona della città, che io sono solita chiamare"Reparto partenze", perchè la nostra casa è vicina alla Stazione, alle Poste, all'Ospedale e al Cimitero.
Tutti luoghi che evocano momenti di vita o di morte a seconda della posizione in cui ti trovi.
La Stazione è luogo di partenze e di arrivo come le Poste , come l'Ospedale.
Il cimitero è un luogo fermo all'apparenza, un luogo immobile e muto, ma forse è quello dove incontri la verità, quella che occhi non vedono e orecchie non odono, quella che mette in funzione gli strumenti più nascosti dell'anima.
A me piace partire, non mi piace stare ferma, mi piace anche arrivare perchè nel primo e nel secondo caso è contemplato un cambiamento di posizione, una novità da scoprire a cui attingere per proseguire il cammino.
Non amo andare al cimitero e la scusa è che non ce la faccio, che non posso camminare, che i miei cari li posso pregare anche stando qui seduta in poltrona.
Ma gli occhi sono fatti per vedere e le orecchie per ascoltare e, se vai al cimitero, non pensi solo ai tuoi morti, ma ti parlano di più le tombe, quelle coperte di fiori freschi e quelle abbandonate, quelle su cui nessuno più piange e quelle attorno alle quali si intessono preghiere e discorsi, si condividono pene, agonie, strappi, mutilazioni violente, inconsolabili, dove potresti intessere un poema sulla bellezza e sublimità del vangelo, dove si rende visibile Dio attraverso la corrispondenza d'amorosi sensi o dove Dio sembra non abitare per l'ingiustizia di tante vite.
Un tempo andavo al mare per scrivere a Dio il mio poema, ma da qualche tempo sono distratta dalla posizione lontana dall'infinito cosparso di scintillanti, perchè l'ombrellone è in ultima fila e non vedo nulla e perchè i miei vicini sono mattinieri e hanno voglia di parlare.
Forse, se trovo una panchina, è bene che pensi di andare in un cimitero per collegarmi con Dio e con le pene degli uomini, contemplando la croce, il segno inestinguibile della vittoria di Cristo sul male.
E' facile lodare, benedire e ringraziare il Signore davanti alle bellezze della natura, il creato incontaminato come lo è il mare al mattino quando il sole con i suoi raggi lo accende di scintillanti.
Ma la sfida e il compito è quello di elevare a lui una lode ancora più grande davanti a ciò che non vedi non senti non tocchi, perchè è nell'uomo vivente che si manifesta.
La fede ci induce a credere che, se Gesù è risorto, anche noi risorgeremo e che il cimitero è un luogo dove ci si riposa, si dorme, in attesa del Suo ritorno.
Tu dici Signore che non entreranno nel tuo riposo i malvagi e io mi auguro di non essere tra questi, anzi vorrei che l'inferno fosse vuoto e che tutti potessero godere dell'eredità che hai promesso ai tuoi figli.
Io non sono brava Signore, nè a parlare nè a tacere, non sono costante nella preghiera e non riesco a vivere staccata dalle cose del mondo,  anche se mi attraggono molto meno di prima.
Non amo soffrire nè riesco sempre ad offrirti il mio dolore, faccio fatica a dire" Sia fatta la tua volontà" specie quando il dolore non mi dà tregua.
Ai tuoi discepoli tu hai dato il potere di scacciare gli spiriti impuri e io penso di averne bisogno.
Ma di persone che incessantemente preghino su di me Signore non ce ne sono.
Saltuariamente trovo qualcuno che si muove a pietà.
La mia ancora di salvezza sei tu Signore, sacerdote perenne, Maria associata al tuo ministero sacerdotale e poi i miei cari che mi hanno preceduto e che oggi per me operano molto più efficacemente per il mio bene di quanto fecero in terra.
La destinataria dell'annuncio questa mattina sono io e voglio accogliere nella mia casa la Tua Parola mettendomi in ascolto e aprendoti il cuore.
Signore  aiutami a  non legarti le mani, a farti spazio, ad essere docile ai tuoi insegnamenti.
Fa' che nessuno dei tuoi discepoli se ne vada dalla mia casa scuotendo la polvere dai sandali.
Rimani Signore dentro di me, donami il balsamo della tenerezza, l'olio della compassione, il profumo della condivisione e del servizio, fa' che io mi lasci guardare da te, che non mi vergogni delle mie vesti lacere e sporche, delle mie nudità, delle mie ferite sanguinanti.
Signore aiutami a non avere fretta, a saper attendere il mio turno, a riempire di te ogni momento della giornata.
Che mai dimentichi quando sei venuto a visitarmi.

mercoledì 6 febbraio 2019

Patria




Ed era per loro motivo di scandalo (Mc 6,3)



"Rinfrancate le mani cadenti, e le ginocchia infiacchite" scrive Paolo nella lettera agli Ebrei, perchè ieri come oggi è facile scoraggiarsi, non capire perchè tante cose ci succedono che ci lasciano sconcertati.
"Non avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato."
Il peccato a cui allude Paolo non è solo quello personale, ma quello le cui conseguenze ricadono su tutti i membri della comunità, pur non essendo tutti peccatori allo stesso modo o non essendolo per niente.
Guardiamo cosa è successo a Gesù, il figlio di Dio durante tutta la sua vita.
Pur essendo senza colpa, si caricò sulle spalle i nostri peccati per liberarci dalla schiavitù del peccato che porta alla morte.
E che dire di Maria, anch'ella concepita senza peccato a cui non una ma sette spade trafissero l'anima, con tutto quello che dovette soffrire come madre di Gesù e come madre nostra, come donna e come sposa di Cristo,come figlia di Dio e sorella in Gesù?
Le vicende della vita di Gesù ce lo presentano, da un lato osannato e cercato per quello che diceva e faceva, per la speranza che aveva riacceso negli animi in attesa di un liberatore, dall'altro rifiutato, perseguitato e messo a morte per paura di perdere i propri privilegi.
Gesù viene rifiutato prima di tutto dai suoi, le persone che lo conoscevano da quando era andato con la sua famiglia ad abitare a Nazaret.
Il carpentiere figlio di... fratello di...come faceva a dire e a fare cose così diverse da quelle che ci si sarebbe aspettati da uno cresciuto in quel luogo con quella famiglia e quella cultura?
E si scandalizzavano di lui.
Lo scandalo è la pietra d'inciampo e, fuor di metafora, significa che ogni novità, ogni cosa che si presenta diversa da quella che ci aspettiamo, ci disorienta e ci irrigidiamo , alziamo i paletti per paura di perdere la nostra posizione.
Cambiare posizione non è facile, specie se ci stai da molto tempo e ci stai comodo.
Gesù scomoda tutti, non c'è dubbio, fino a quando non ci mettiamo sulla traiettoria giusta per raggiungere l'obbiettivo.
Così Gesù limitò i miracoli a Nazaret solo a pochi che lo accolsero senza pregiudizio.
Il rifiuto della novità di Gesù portò i suoi compaesani ad essere privati della grazia.
Se noi non riusciamo a spostarci, Dio ci ha dato l'esempio per primo, scendendo dal cielo su questa terra, incarnandosi e diventando un uomo come noi.
Come potè sentirsi Maria, la madre, quando il figlio si allontanò da casa?
Il rifiuto dei compaesani e dei famigliari fu la prima spada che le trafisse l'anima.
Ma quanto ancora doveva soffrire la madre che, come noi sperimentiamo nella nostra esperienza umana, è quella che si carica sopra le spalle tutti i dolori del figlio.
Non c'è dubbio quindi che la sofferenza non sia riservata solo a chi pecca, che la lotta sia solo per il peccato commesso personalmente.
Tutti prima o poi sperimentiamo che per essere felici dobbiamo diventare fecondi, capaci di dare vita, di uscire dalla nostra terra e andare incontro a Gesù.
Il passo del Vangelo di oggi mi conferma ciò che vivo nel quotidiano.
Nessuno è profeta in patria.
Lo sperimentiamo ogni giorno il fatto che a casa tua, nella tua parrocchia, nel tuo movimento nessuno ti sta a sentire, mentre gli sconosciuti pendono dalle tue labbra, se così si può dire.
Per tanto tempo questo è stato il mio cruccio, ma ora cerco di affidarmi al Signore e ogni mattina gli dico: "Parla, il tuo servo ti ascolta. Cosa posso fare per te?"
Mi sono liberata da tanti pensieri da quando cerco non in me ma in Lui la luce che illumina il cammino.
Maria è la mia consigliera, il mio esempio costante nelle cui mani depongo la mia preghiera.
La mia patria è la sua casa, dove ho nostalgia di tornare.

martedì 5 febbraio 2019

"Figlia la tua fede ti ha salvata"(Mc10,52)



Meditazione sulla liturgia di 
martedì della IV settimana del Tempo Ordinario.

"Figlia la tua fede ti ha salvata"(Mc10,52)

Il brano del Vangelo di oggi ci presenta due miracoli di Gesù incastonati l'uno nell'altro, miracoli che hanno alla base la fede dei postulanti.
Giairo intercede per la figlia, che sta morendo.
Fa effetto che a rivolgersi a Gesù sia uno dei capi della sinagoga, un personaggio che si distingue tra quelli che erano al potere e che manderanno a morte Gesù.
Giairo si sposta, non aspetta che Gesù vada da lui, lo raggiunge lì dove pensa sia, vista la folla che gli si era radunata attorno.
E' un padre angosciato, ha bisogno di aiuto, è disposto a tutto, specialmente è disposto ad aspettare, cosa che non tutti siamo capaci di fare.
Quando siamo in difficoltà, nel bisogno, ci rivolgiamo a Dio chiedendogli aiuto, ma non siamo mai disposti ad aspettare più di tanto, specie se qualcuno ci passa avanti, come accade nelle cose del mondo, quando il"c'ero prima io!" è la reazione irritata di chi si sente scavalcato e messo da parte.
Giairo ci commuove con la sua mitezza, la sua umiltà che fa da contrasto al tumulto del cuore, per una figlia che sta morendo, per qualcosa davanti a cui sente tutta la sua impotenza.
Giairo prega prima e durante l'attesa, ha fiducia in Gesù e la sua fede risuscita la figlia che tutti credevano ormai morta.
Attraverso la fede l'emorroissa si vede liberata dai mali del corpo e dell'anima.
La donna viene guarita due volte e la seconda è un resuscitare dai morti attraverso la potenza salvifica di Gesù.
In entrambi i personaggi notiamo due momenti, quello della ricerca di aiuto nella persona di Gesù, e quella delle conseguenze di una perseveranza che passa attraverso una riflessione su quanto accaduto(l'emorroissa) o una perseveranza nell'attesa che premia chi chiede.
Gesù trasmette la vita, una vita che si manifesta in uno svegliarsi dal sonno( Svegliati, svegliati Sion, metti le vesti più belle...) o un cessare di perdere la vita attraverso un sangue che fuoriesce dalla persona e non nutre le cellule del corpo.
Molti di noi vivono addormentati o fiaccati, indeboliti dalla perdita di energie usate in modo sbagliato.
I personaggi descritti dal vangelo di oggi ci portano a fare delle riflessioni sul nostro rapporto con gli uomini e con Dio.
Il capo della sinagoga è nel bisogno, lo riconosce e, nonostante ricopra un incarico importante, non si avvale di raccomandazioni, non pretende che Gesù si sposti, ma gli va incontro con umiltà e lo invita a casa sua perchè imponga le mani sulla figlia che sta morendo, la tocchi perchè il soffio di vita passi da Gesù alla piccola.
Ma Giairo fa di più. E' un uomo che sa aspettare e non si indigna del contrattempo che ritarda l'intervento del "Maestro", perchè si fida di lui e confida in lui.
Quanti di noi sarebbero stati capaci di fare altrettanto nelle stesse condizioni in cui si trovava quel padre disperato?
E poi c'è una povera donna, mischiata alla folla, una donna che pensa di passare inosservata toccando il mantello di Gesù. Ma si sbaglia. 
Gesù vede quello che altri non vedono, scruta i cuori, percepisce la fede che guarisce qualsiasi sia lo strumento di cui ci si serve per arrivare a lui.
Una donna che perde sangue non è in grado di dare vita a nessuno.
Gesù non la vede ma sente che quel tocco alla veste ha sprigionato un'energia che risuscita.
La donna viene guarita dal male fisico per la sua fede semplice, primordiale, poi però viene immessa nel fiume di grazia che rende capaci di vita chi, spogliandosi di tutto, consegna al Signore il suo cuore.

mercoledì 30 gennaio 2019

Pazienza



E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada (Mc 4,4)

“Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto? 
Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra” recita il Salmo 121
Tu Signore hai creato la terra, quella terra da cui plasmati il primo Adamo, terra su cui soffiasti il tuo spirito perchè prendesse vita.
La tua parola è spirito e vita se l'accogliamo nel nostro grembo, se permettiamo a te di rovesciare le nostre zolle, se ci lasciamo lavorare sì da diventare terra feconda.
Non permettere Signore che pruni e rovi invadano il santo suolo, che la nostra terra si indurisca per mancanza di acqua e del lavoro paziente della zappa e dell'aratro.
Aiutaci a non fuggire da te, a non lasciarci attraversare dai carri e dai cavalli dei pensieri mondani, dai piedi di chi cammina senza meta offuscato da vani miraggi.
Tu Signore rendi feconda la nostra terra se come argilla ci lasciamo lavorare dalle tue mani.
Le prove, le difficoltà della vita spesso non ci allontanino da te e non ci chiudano alla tua opera salvifica.
Aiutaci Signore a vivere la tua paternità come dono, a non dimenticare che siamo nati da seme corruttibile ma in Cristo trasformati in seme incorruttibile.
Aiutaci a imparare dalla natura il segreto della vita che nasce sempre da una morte, la morte del seme, da una ferita, uno squarcio, una sofferenza.
La parabola della natura si apra ai nostri occhi sì che, mentre guardiamo un fiore sbocciare non ci sfugga lo squarcio che produce all'involucro che lo conteneva.
Signore mio Dio quanto è grande il tuo nome su tutta la terra! Non voglio dimenticare tanti tuoi benefici.
Il colore dei fiori, il loro profumo, i frutti succosi che subentrano quando i petali appassiscono e cadono e poi i semi...
Signore tutto questo non ci faccia fermare a ciò che vediamo quaggiù, che spesso ci delude e non ci sfama, ma ci porti ad aprire le nostre zolle per accogliere il tuo seme.
C'era un tempo che io ero strada, tempo in cui mi attraevano le cose del mondo e non conoscevo le tue vie.
Carri e cavalli sono passati sulla mia carne, hanno affondato le ruote e gli zoccoli sul mio terreno rendendolo impercorribile.
Crepe e smottamenti, dissesti di ogni tipo hanno favorito la disgregazione di ciò che rimane del mio corpo mortale.
Sono stata pietra dura ad ogni sollecitazione, chiusa in me stessa, timorosa di tutto e di tutti, in me cercando il fine, il mezzo con l'arroganza di potere tutto se lo volevo.
Sono stati gli anni bui della paura, paura di rimanere sola, paura di scoprire la parte più nascosta di me, quella di cui mi vergognavo, paura di riconoscermi nella mia inadeguatezza, nel mio limite,nel mio bisogno d'aiuto.
Tu non ti sei stancato di bussare alla mia porta. Con il piccone e con l'aratro, con tutti i mezzi hai cercato di creare un varco al mio cuore di pietra per trasformarlo in cuore di carne.
Ho lottato con te tanti anni, ti ho impedito di lavorarmi, modellarmi come docile creta nelle mani del vasaio, ti ho impedito di parlare mettendoti un bavaglio alla bocca, coprendo il tuo grido di dolore con tanti tovaglioli che ti pressavo sulla bocca.
Così mio zio, quando ero piccola, metteva fine al mio pianto, così avevo imparato a fare per mettere a tacere il mio corpo che è il tuo corpo, il mio dolore che è il tuo dolore.
Tardi ti ho amato Signore mio Dio, tardi mi sono arresa al tuo piccone, tardi ti ho fatto entrare nella mia casa perchè mi aiutassi a mettervi ordine. 
Tardi e non è detto che ci riesca sempre anche oggi che sei il mio interlocutore privilegiato, sei il mio aiuto, il mio alleato, il mio salvatore. 
Questa mattina mi chiedevo che senso avessero le parole del vangelo tante volte lette riguardo a te, divino Seminatore.
Ho pensato a Maria terra fertile e dissodata che tu hai scelto per accogliere il nuovo Adamo, la terra promessa rigenerata dal tuo Spirito dalla tua eterna misericordia.
Ho creduto che per vivere e portare frutto dovevamo morire come il seme che non è nulla fino a quando non spacca la terra per mostrare il suo germoglio.
Ma questa mattina che, dopo qualche giorno di tregua, si sono ripresentati i dolori che mi sconvolgono, mi dilaniano, mi bruciano viva, ho distrattamente letto ciò che la liturgia propone alla nostra riflessione.
Distrattamente. 
Perchè cosa avresti potuto dirmi di nuovo?
La parabola del seminatore mi faceva pensare a te che semini ma mai mi è venuto in mente che non ti limiti solo a questo.
Tu continui a gettare il seme sulla strada, sul terreno sassoso, sulla terra invasa dai rovi a differenza del contadino che non ama rischiare e prepara la terra, la dissoda, la pulisce, la ara, la appiana e fa tante cose ancora per essere certo che il suo lavoro vada a buon fine e il seme attecchisca e non venga portato via o soffochi accerchiato da erbe infestanti e velenose.
Ho chiuso gli occhi e mentre mani, piedi e tutto il corpo si contorcevano dal dolore mi sono trovata a ringraziarti perchè continui a lavorare la mia terra perchè non si aggrumi, perchè ne vuoi fare un lussureggiante giardino dove brillano tutti i colori dell'arcobaleno.

martedì 29 gennaio 2019

Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.


Meditazioni sulla liturgia della
 III settimana del TO
VANGELO (Mc 3,31-35)
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
Parola del Signore

 A questa società, dove la raccomandazione è d'obbligo, dove il nepotismo impera a tutti i livelli, dove se non sei figlio, fratello, moglie , compagna di..., ti puoi scordare ciò che ti spetterebbe di diritto, per quello che vali, il Vangelo di oggi offre una preziosa riflessione. 
Gesù, rispondendo a chi lo sollecitava a privilegiare i parenti, che stavano fuori, indica di quale raccomandazione abbiamo veramente bisogno, quali garanzie dobbiamo esibire, per essere sicuri di essere ascoltati. 






I SUOI siamo noi, popolo che lui si è scelto, i battezzati che credono alla vita nuova donata da Dio attraverso Cristo Gesù.
E' incredibile come le più grandi divisioni le troviamo nella Chiesa che Cristo ha fondato, effondendo il suo Spirito su Maria, la madre che consegna al discepolo che più si sentiva amato da Lui, perchè l'accolga nella sua casa.
La nuova chiesa fondata da Cristo ha come punto di riferimento, principio e fine, Lui che ha dato tutto perchè siamo una sola cosa con Lui come Lui è una cosa sola con il Padre attraverso lo Spirito.
Non basta sentirsi suoi, appartenergli solo per un legame che non unisce le braccia al cuore.
Il popolo di Dio è quello che può rivolgersi al Padre come ha fatto Gesù, chiamandolo ABBA', padre di tenerezza, di misericordia, di perdono, lento all'ira e dispensatore di prodigi.
Non possiamo , osservando i nostri fratelli, censurare tutto quello che dicono, prendendoli per pazzi, dall'alto dei nostri studi e delle nostre sicurezze acquisite.
Non possiamo giudicare gli altri in base a quello che non hanno in comune con noi e separarcene e vivere per conto nostro la fede che ci è stata donata con il Battesimo, uguale per tutti.
Invece di guardare a ciò che ci divide, sforziamoci di mettere a fuoco ciò che ci unisce, quell'unico Pane offerto per la salvezza di tutta la famiglia di Dio.
"Tu me li hai dati. Non prego per me, ma per loro, perchè siano una cosa sola  con noi, come noi siamo una sola cosa" "Amatevi gli uni gli altri" dice il Signore. Da questo riconosceranno che siete miei discepoli"

Gesù quanta fatica facciamo ad amare le persone che non capiamo, che si comportano in modo diverso da noi! Quanta fatica a benedire quelli che maledicono, a gareggiare nello stimarci a vicenda, anche se fanno e dicono cose da pazzi!
Signore le tue richieste ci sembrano tanto folli, esagerate che siamo tentati di pensare che sei fuori di testa.
Ma poi , ed è questa la grande consolazione, la nostra sicurezza, ripensiamo a quanto hai detto : "Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi"
Ci sarà stato un motivo per farlo!
Aiutami a scoprire la bellezza, la forza, la vita del tuo progetto d'amore.

Aiutami a sentirmi sempre più figlia amata e voluta insieme ai miei fratelli nella fede in te che sei l'unico vero Bene.
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lunedì 28 gennaio 2019

"Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno"(Mc 3,30)


"Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno"(Mc 3,30) 


Oggi il Vangelo ci parla di un peccato inescusabile..
La bestemmia contro lo Spirito Santo.
La bestemmia non è tanto rifiutare, rinnegare Dio padre o Dio figlio, quanto negare il dono, rifiutare il regalo che Dio attraverso il Figlio ci ha fatto per ridonarci la vita, renderci immortali.
Negare l'amore di Dio che si manifesta attraverso i Sacramenti, negare che Dio ci perdona, non credere nella misericordia di Dio. porta alla morte.
Giuda andò ad impiccarsi perché non credette alla misericordia di Dio.
Il più grande peccato, inescusabile, è non accogliere l'amore di Dio.
Gesù dice che possiamo rinnegarlo, come possiamo rinnegare il Padre, ma non possiamo rinnegare lo Spirito perché è l'unica fonte di vita.
Per questo la bestemmia contro lo Spirito è imperdonabile, non perché Dio sia cattivo, ma perché l'uomo deliberatamente sceglie di non vivere, di separarsi dalla fonte della vita, dalla luce che lo fa risplendere, come fece Satana quando decise che poteva fare a meno di Dio, separandosi a lui.
La divisione, la rottura del rapporto è conseguenza di una bestemmia contro lo Spirito.
Signore grazie perché mi hai fatto uscire dalla solitudine e mi hai fatto entrare nella tua casa che è casa di luce, di gioia, casa sempre in festa.
Grazie Signore perché ho tanto desiderato tornare a casa quando ero piccola e sognavo sempre la luce, lo spazio, la libertà che vi si godeva nel giardino dove abitava la mia famiglia, dove potevo giocare con i miei fratelli, dove i disegni sui muri, il glicine, la casetta di nonna Annina e nonno Giustino, la vigilanza delle zie tali per amore e non per legami di sangue, i fiori delle aiuole,i nascondigli e il pozzo pieno di mistero, pericolo e attrazione, il cancello mai chiuso con il catenaccio aperto ad ogni visitatore o pellegrino, il carretto dei nonni, la fatica e la gioia, il pianto e le risate, la vita che pulsava in ogni più piccola fibra di quel luogo del cuore e della fantasia.
Grazie Signore perché oggi ho capito il motivo per cui ho avuto sempre tanta nostalgia e desiderio di tornare in quel luogo.
La la vita scorreva tra le persone e le cose e te che le mettevi in relazione.
Il tuo Spirito li era presente, anche se in modo imperfetto, perchè tutti si volevano bene.
Oggi che nulla di quanto desideravo e mi rendeva felice è sopravvissuto nel tempo, sento che finalmente sono tornata a casa, nella casa della mia famiglia d'origine, la casa dove tu ti prendi cura di tutti i tuoi figli attraverso l'Amore che unisce il cielo alla terra.

giovedì 24 gennaio 2019

"Aveva guarito molti" (Mc 3,10)



Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della II settimana del TO


"Aveva guarito molti" (Mc 3,10)

" Non chi dice Signore Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio entrerà nel regno dei cieli"
I demoni sono quelli che per primi riconoscono Gesù e non riescono a tacere la sua identità, anzi qui gli si prostrano ai suoi piedi.
Quanti di noi si rivolgono a Dio solo per paura!
Gesù non ha bisogno di questi seguaci, nè di chi gli faccia una pubblicità ingannevole che non salva.
In questo passo del vangelo vediamo Gesù all'opera che guarisce molti da varie malattie.
E' normale che, se la notizia si diffonde,  tutti i malati cercano in lui la guarigione.
Ma di quale guarigione abbiamo bisogno?
Quali sono i nostri veri bisogni?
Gesù non fa i miracoli per farsi pubblicità anzi a tutti dice di tacere, di non dire a nessuno ciò che ha fatto.
Sembra un controsenso anche perchè siamo abituati a dare importanza più all'incarto che al contenuto, più alle parole che ai fatti, più ai fatti che alle persone.
Ognuno di noi ha qualcosa da chiedere a Dio e in genere le nostre sono richieste che  riguardano il nostro benessere o il benessere di quelli che ci stanno a cuore.
Il nostro rapporto con Dio è in genere basato sulla richiesta di aiuto e il padrenostro lo diciamo automaticamente sorvolando su ciò che è essenziale.
I punti nodali: "Sia fatta la tua volontà....Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori " li diciamo volando e sperando che Dio in quel momento si sia distratto.
Gesù,  sacerdote perenne, mediatore sommo, intercede per noi peccatori, essendosi addossato le nostre colpe.
I miracoli non sono che un segno e, quando Dio ce li manda, è perchè ci convinciamo che di Lui non dobbiamo avere paura e che la nostra guarigione gli sta a cuore più di quanto stia a cuore a noi.
Certo noi abbiamo una visione limitata e, se abbiamo la febbre, vogliamo che ci passi, se non ci funziona qualcosa vogliamo che torni a funzionare, se ci mancano i soldi vorremmo che Dio provvedesse a farceli trovare con un lavoro dignitoso o anche con una semplice vincita alla lotteria.
Ma Dio sa di cosa abbiamo bisogno.
Il nostro bisogno è il tempo, un tempo dilatato in cui fermarci e guardare al rallentatore il prima e il durante, annullando il dopo.
Al rallentatore si vedono tante più cose, si distinguono i particolari, che normalmente ci sfuggono nella nostra vita convulsa. 
Solo così Gesù può parlare al nostro cuore e convincerci che quello che chiediamo non sempre è il meglio per noi.
Ai fidanzati abbiamo fatto  gli auguri e abbiamo chiesto cosa volevano che gli augurassimo.
Solo tre coppie (e meno male!) hanno detto che per loro è importante che Gesù, il Signore, stia sempre accanto a loro nella nuova e straordinaria avventura che si accingono a vivere.

mercoledì 23 gennaio 2019

Era di sabato.



Meditazioni sulla liturgia di
martedì della II settimana del TO

"Stendi la mano!"(Mc 3,5)

L'uomo dalla mano inaridita è l'uomo che non sa amare, perdonare, donare agli altri ciò che gratuitamente Dio gli dà.
Quando ci si sente perdonati si riesce a perdonare, quando ci si sente amati si riesce ad amare.
Chi non ha fatto esperienza di amore gratuito, totale, disinteressato, non conosce l'amore e non può dare ciò che non ha, ciò che non conosce.
Nel giorno del Signore, il sabato dell' Antico Testamento, la domenica per il Nuovo Testamento, il riposo è al centro di tutte le liturgie.
Di sabato non era permesso neanche seppellire i morti, né occuparsi di qualsiasi cosa che non fosse finalizzata al culto.
Si facevano sacrifici per placare l'ira di Dio, per propiziarselo, per chiedere grazie, per lodarlo, benedirlo e ringraziarlo.
Il sabato dell'Antico Testamento è il giorno in cui ci si asteneva da ogni occupazione finalizzata a far stare bene l'uomo e ci si occupava di tutto ciò che si pensava fosse necessario, dovuto a Dio.
Dio nel settimo giorno della creazione si riposò, dopo aver affidato alla coppia il compito di proseguire l'opera da lui avviata.
Il progettista, vale a dire Dio, aveva fatto il progetto, il prototipo di ogni elemento funzionale alla sua buona riuscita .
Il collaudo era garantito da Lui, che è Dio e non può sbagliare nella bontà di quanto  fatto.
Ma a differenza dei progettisti di questo mondo, a Dio non piacque togliere la libertà all'uomo, perché tutto funzionasse alla perfezione.
Il Progettista dell'universo non poteva non prevedere che l'uomo gli si sarebbe ribellato e che avrebbe voluto fare di testa sua.
Ma il DNA non poteva mentire, per cui l'uomo, pur desiderando non dipendere da nessuno, in qualche modo ha cercato e continua a cercare la divina scintilla che ha permesso alla vita di accendersi ma che ha bisogno di essere alimentata.
Dio è amore e l'uomo nella sua vita non fa che cercarlo, pensando di trovarlo in tanti surrogati che non gli garantiscono però la durata.
La nostalgia di ciò che incosciamente ha sperimentato lo porta a cercare una felicità duratura che è il sogno di tutti.
Ma nella ricerca si rende conto che non esiste felicità duratura, ma frammenti di felicità che lasciano il vuoto dentro, quando si spengono le luci.
Tenere accesa la luce è fatica, è ricerca, è rischio, ma è l'unica strada che possiamo percorrere per non smarrirci.
Quella divina scintilla non si può alimentare con carta di giornale o con piccoli ceppi o con foglie, perché il fuoco non dura.
Bisogna trovare il combustibile giusto e provvedere a cercarlo e a farne scorta perché non manchi.
E' come l'olio delle vergini, perché quando arriva lo sposo, non possiamo pensare di prenderlo in prestito perché arriva il momento che i negozi rimangono chiusi.
Nell'Antico Testamento di sabato si pensava ad accendere fuochi per Dio come se lui avesse bisogno di calore, di luce e di cibo.
Ma non sarebbe Dio se avesse bisogno di essere nutrito, riscaldato, illuminato dall'uomo.
È lui che ci dà il combustibile giusto nell'Eucaristia domenicale, quello che serve per tutta la settimana, quando non è possibile durante i giorni successivi rubarsi una messa.
Bisogna fare incetta d'amore, farne provvista perché la scintilla diventi una fiamma che accende la fede, la speranza e la carità.
Il mondo ha bisogno di questo carburante speciale, carburante divino che si alimenta man mano che lo prendi e che lo dai agli altri.
È incredibile questo Dio che va a rovescio, che agisce secondo logiche irrazionali.
Quando noi facciamo benzina, sappiamo che prima o poi finisce e che, se vogliamo che duri, dobbiamo guidare piano e non andare tanto lontano.
Il carburante di Dio non si esaurisce presto se segui le sue direttive: "Ama il prossimo tuo come te stesso".
In questa frase ci siamo noi che non dovremmo stare lontani, ma “qui e ora” (cosa che purtroppo non accade) e c'è il prossimo vale a dire la persona più vicina a noi.
Non dobbiamo quindi fare grandi viaggi per vedere il nostro fuoco alimentarsi gratuitamente dal calore del fratello a cui ci facciamo prossimi.
Sì perché per stare al caldo, per non raffreddarsi, per non spegnersi, basta accendere una stufa o mettercisi vicino.
Il giorno del Signore, la domenica è il giorno di rifornimento perché lui non fa sciopero come i benzinai, nè alza il prezzo.
Andiamo con tutte le tanniche che abbiamo, i nostri contenitori malandati, ammaccati, forati, per fare incetta di amore.
Andiamo da lui che ci sta aspettando per farci il pieno.
Ma il braccio deve essere libero, la mano non inaridita, perché se lui è così generoso è perché vuole che ne diamo anche a chi non è potuto andare, a chi non conosce la strada, a chi non crede sia così importante la marca.
Andiamo, presentiamo le nostre povertà, un popolo di zoppi ciechi di poveri sbandati cerca te Signore.
Manda dai tuoi cieli santi pacchi di amore, pioggia di consolazioni, messaggi di tenerezza, manda Signore i tuoi angeli a spargere sulla terra fiocchi di speranza, raggi di vita.

martedì 22 gennaio 2019

Alleanza

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MEDITAZIONI sulla liturgia di
martedì della II settimana del Tempo Ordinario anno dispari
letture : Eb 3,7-14; Salmo 94; Mc 1, 40-45

Meditazione sulla lettera agli Ebrei (Eb 3, 7-14)
La cauzione che Dio ha dato dell'alleanza, il patto che ha fatto con l'uomo è Gesù Cristo, è se stesso.
Fidiamoci di lui perché la cauzione è sempre piccola, rispetto al valore e al vantaggio che se ne trae dal compromesso.
La caparra in qualsiasi contratto è un acconto di ciò che sarà poi pagato per intero al rogito.
Dio ha pagato tutto e subito senza aspettare il compimento dell'opera, rischiando di perdere, accettando di perdere, perché la posta in gioco per lui era troppo elevata, valeva più di ogni altra cosa.
Per sottrarre l'uomo al male, Dio ha dato tutto, impegnato tutto, è morto a se stesso, perché noi diventassimo se stesso.
Il tema dell'alleanza ricorre in tutta la Bibbia, l'alleanza è il patto che Dio ha stabilito con l'uomo.
È chiaro che doveva scegliersi tra tanti popoli uno con il quale stipulare il patto, si doveva scegliere la sposa come succede per noi, quando decidiamo di mettere su famiglia.
La sposa che si è scelta è Israele e, attraverso il patto fatto con Abramo, un patriarca, ma incarnazione simbolica di una famiglia e con la sua discendenza, ha amato la sua sposa che si era scelta, di amore eterno, perdonando, castigando, istruendo, accogliendo nelle sue braccia la donna infedele.
Israele la sposa non ha capito quanto lo sposo le voleva bene, nonostante le numerose continue testimonianze di fedeltà alla parola data da parte di Dio: "Non ti abbandonerò mai, perché ti amo di amore eterno".
Ma poi Dio ha deciso di fare un'altra alleanza con il suo popolo, non garantita solo da lui, dalla sua fedeltà, ma anche dalla controparte che doveva avere la stessa capacità di mantenere fede al patto.
Gesù Cristo, fattosi solidale con l'uomo, diventato in tutto simile a lui, tranne che per il peccato, è stato il partner alla pari con cui Dio ha stabilito un'alleanza nuova, sigillata con il sacrificio di una vittima perfetta.
Cristo vittima perfetta poteva con il suo sangue sigillare e rendere operativa la nuova alleanza.
Adamo, Abramo, Mosé, Cristo.
Adamo rompe l'amicizia con Dio riproposta ai capi del popolo, Cristo la ricompone una volta per tutte.
Ma da Cristo in poi l'alleanza Dio la fa con ogni singolo uomo che con la sua adesione concorre a diventare popolo di Dio.
Dell'Antico al Nuovo testamento vediamo una progressiva responsabilizzazione della persona che non solo deve rispondere di se stessa ma anche degli altri, deve diventare collaboratrice di giustizia.
Cristo è stato il primo e il più importante.
Innestati a lui, tutti possono ripetere ciò che lui ha fatto, perché la sposa diventi pura e immacolata e di due popoli si faccia un popolo solo.
La nuova alleanza ci chiama ad una sponsalità nuova, responsabilità appoggiata sulla grazia di Cristo, che rende saldo ogni legame, perché la vita continui a circolare nel corpo mistico. Così Cristo risorgerà e vivrà in eterno in tutti noi e noi in lui.
Dio ha cercato la relazione, il nodo che non si spezza, attraverso la storia del suo popolo e la nostra storia.
Ognuno di noi è chiamato a rendere saldo il nodo che ci unisce a lui e all'altro.
" Beati gli operatori di pace, i costruttori di nodi, testimoni della fede, di essi è il regno dei cieli!"
Oggi più che mai sento che le mie radici non sono quelle che mi legano alla mia famiglia terrena, ma a Gesù ebreo, figlio di una donna ebrea.
Sento forte oggi come la mia storia sia stata preparata da un popolo dal quale non mi sono mai sentita attratta, che anzi ho per parecchio tempo disprezzato e del quale mi sono sentita superiore.
Perdono Signore per il male che ho fatto senza saperlo, grazie perché mi sento oggi più stabilmente poggiata sulla speranza di una vita piena.

sabato 19 gennaio 2019

Seguimi!


Seguimi! ( Lc 5,27)

Chi non si è sentito interpellato dalla chiamata perentoria di Gesù?
Sicuramente molti, leggendo il vangelo di oggi (se lo hanno letto, se hanno l’abitudine a leggerlo) hanno pensato che Gesù non ce l’aveva con loro, perchè la tipologia di persone che è messa al centro di questo passo è quella di uno che faceva un lavoro sporco, considerato un pubblico peccatore, sia perchè riscuoteva i soldi per la potenza ingiusta e oppressiva di Roma, sia perchè su quei soldi ci faceva la cresta, per viverci al meglio possibile.
Un’altra caratteristica di questo personaggio è il suo stare seduto ad aspettare ciò che a suo parere gli era dovuto.
Fino a quel momento Levi, che poi sarà ribattezzato Matteo, non credo si sia posto tanti problemi, sicuro di essere nel giusto, perchè chi di noi non avanza qualcosa dagli altri, non dico in soldi, ma in affetto, stima, vicinanza, compassione, amicizia ecc ecc?
Siamo tanti Levi, nascosti dietro i nostri perbenismi e tutti sediamo sui nostri piccoli o grandi scranni ad aspettare…
Ma Levi, sconosciuto agli onori delle cronache se non fosse stato per quella chiamata, pur sembrando all’apparenza un uomo arrivato, un uomo che si era fatto una posizione, viveva il cruccio nel cuore di essere evitato per quel suo sporco lavoro.
E non è cosa semplice vivere nella tua comunità ed essere da tutti scanzato.
Lo sguardo di Gesù si posò su di lui, uno sguardo non di giudizio, sicuramente, altrimenti non avremmo assistito ad una reazione così immediata, istantanea, senza ripensamenti.
Uno sguardo che può cambiare la vita!
In questa società dove è diventato cosa rara essere visti (con tutti questi marchingegni elettronici che con i loro suoni, colori e ammiccamenti, ti trasportano in un mondo dove anche il sangue non macchia e i terremoti ti lasciano comodo sul tuo letto e, se non ti spaventi troppo, puoi pure continuare a dormire), ci siamo scordati che le persone hanno gli occhi e gli occhi servono non solo per guardare, ma per essere guardati.
Mi viene in mente e come non potrebbe? l’ultima bomba mediatica del suicidio assistito con tanto di Satana che ti fa da facilitatore, accompagnatore vestito perbene.
La gente pensa che il corpo che abbiamo ci appartiene e ne possiamo fare ciò che vogliamo.
Ci sono momenti che questo non ci è possibile, perchè, anche se sei sano come un pesce, non puoi fare a meno degli altri, non fosse solo per la connessione che paghi e che ti mette in relazione???? con tutto il mondo.
Guardi, ma non sei guardato, perciò la dipendenza da questi strumenti ti fa diventare uno zombie.
Essere guardati è essere visibili, esistere.
Io ho sempre avuto un problema con la mia visibilità, perchè, quando ero piccola, tendevo a nascondermi ritenendomi uno sgorbio, veramente non ritenendomi neanche quello, visto che quando si è in tanti in famiglia ti guardano e ti cercano sempre per farti fare qualcosa.
Poi, quando mi sono resa conto di avere un corpo l’ho odiato perchè era brutto e ho passato la vita a coprirlo, a mimetizzarmi, a travestirmi.
Chissà che peccati avevo fatto per sentirmi così o chissà cosa avevo capito di Gesù in un istituto di suore frequentato per 16 anni consecutivi dall’asilo alla maturtità.
Il corpo che io nascondevo ora è allo scoperto, perchè, quando vai su una carrozzella con tanti problemi, l’importante è che uno ti porti, compresa la copertina e tutto il tuo bagaglio di pronto soccorso e che, se vai in chiesa o in qualsiasi altro luogo, tu venga messa davanti, altrimenti non vedi niente.
Mio marito ha sempre il complesso di disturbare e tende a fare l’opposto, perchè la gente poi ha problemi a incrociare una carrozzella e forse anzi sicuramente lo sguardo di chi ci sta sopra.
“Beata te che hai uno che ti accompagna!” mi sento dire, e io rispondo con un po’ di cattiveria qualche rara volta, la vera beatitudine è quando puoi scegliere se essere portato o portare.
Tornando allo sguardo…

A quanti fa bene scontrarsi con uno che sta peggio di te?

A quanti gioverebbe incrociare gli occhi di un poveretto, di quelli che in genere nei luoghi di preghiera stanno davanti, per fare una riflessione sulla propria vita, sui doni ricevuti, su quelli dilapidati, sulla nostalgia di occhi di madre e di padre che con amore, affetto, tenerezza si sono posati su di te quando non ancora sapevi camminare?
Uno guardo nostalgico di infinito, di eterno, di uno e distinto, uno sguardo d’amore, uno sguardo di perdono, perchè se sei figlio e figlio di Dio vai bene sempre a Lui e sei tu che ti devi convincere che la vita acquista valore se riesce a darne anche e soprattutto a chi ti guarda.

venerdì 18 gennaio 2019

"Il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati" ( Mt 9,6)




 "Il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati" ( Mt 9,6) 

In questo passo del Vangelo vediamo un paralitico che viene portato davanti a Gesù dai suoi amici, facendolo passare da un buco, fatto sul tetto perché sia guarito.
Da cosa deve essere guarito l'uomo?
Quali sono le malattie che lo paralizzano?
Quelle che dipendono dal giudizio degli altri, dalle etichette che gli mettono addosso, quelle che impediscono all'uomo di rialzarsi, di rimettersi in piedi, che gli tolgono la dignità, che lo fanno vivere in un inferno.
L'uomo che non si sente accettato, amato per quello che, è sempre un po' menomato, paralizzato su schemi stereotipi, e limitato nella possibilità di esprimersi, ha le ali tarpate, e vive in uno stato di guerra continua.
Guerra che gli fanno gli altri, guerra che lui fa agli altri per difendersi.
L'uomo, anche se colpevole, ha bisogno di essere reintegrato nella sua posizione, nel suo stato precedente, ha bisogno di riscatto.
Se rimane in prigione per tutta la vita, l'uomo non potrà mai esprimersi al meglio delle sue possibilità, anche se si pente.
La società sente l'esigenza di perdonare perché non può stare sempre in perenne conflitto con se stessa.
Ecco il motivo dell'indulto, dell'amnistia, del condono, della grazia delle giubileo che un tempo sanciva lo scuotimento dei pesi, la liberazione degli schiavi eccetera.
Gesù è venuto a portare personalmente all'uomo il messaggio di salvezza che parte dal perdono, il super dono che è Lui e che ci ha lasciato nei Sacramenti.
Infatti non c'è sacramento che non sia un' occasione per ricevere il perdono di Dio, che non lo attesti, che non operi in tal senso.
I Sacramenti sono un segno dell'amore di Dio per l'uomo.
Battesimo, Cresima, Riconciliazione, Unzione degli infermi,presuppongono una domanda di perdono da parte dell'uomo.
Se l'uomo non vuole guarire dalle sue infermità, Dio non si impone, non ne forza la volontà.
Poi c'è l'Eucaristia, il pegno vivente che Gesù ci ha lasciato.
Dio si fa mangiare, Dio offre se stesso perché torniamo a vivere.
Il segno tangibile dell'amore che Dio continua a donarci, nonostante le nostre infedeltà è l'Eucarestia.
"Domine non sum di dignus" si dice all'inizio della messa.

Non siamo degni Signore di ricevere tanto, eppure tu sei pronto a donarti a noi, a farci gustare quanto è bello stare con te, in pace con te e con i fratelli.
La pace è ciò di cui abbiamo bisogno, è una beatitudine....
"Beati gli operatori di pace" è scritto.
Gli angeli annunciavano la tua nascita dicendo: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà".

Dio porta la pace, Dio ci lascia la sua pace quando appare agli 11 nel cenacolo.
Dio ci vuole operatori di pace, portatori di perdono, testimoni di amore.
Il paralitico perdonato, può rialzarsi, andare a casa sua con il suo letto sotto il braccio.
I suoi amici hanno fatto ciò che ognuno di noi dovrebbe fare: portare Gesù e paralitici, a tutte quelle persone che sono ingabbiate dalla loro colpa, le persone che non si sentono amate, rispettate, che non si rispettano e non rispettano gli altri, che hanno sbagliato, che non si accettano e che pensano che non c'è pace tra gli ulivi, vale a dire che non c'è speranza neanche in Dio.
Ma quando si incontra Gesù veramente, il primo effetto è quello di sentirsi bene, perché ci si sente guardati con occhi di misericordia.
Matteo, la Samaritana, Zaccheo sono tutte persone che hanno sentito lo sguardo di amore posarsi su di loro e si sono convertiti.
Gesù guarisce con il perdono e noi siamo chiamati a fare altrettanto.
In un mondo in cui, perché non ci siano conflitti si sta omologando, globalizzando, omogeneizzando tutto, in un mondo in cui la differenza di genere tende ad essere azzerata o negata, la differenza tra generazioni (vedi operazioni di lifting), la differenza di cultura, il pubblico e il privato messi sullo stesso piano (grande fratello, isola dei famosi), dove non c'è più pudore, dove tutto è per tutti nel significato più deteriore e dannoso, il diverso fa fatica a vivere ed è condannato all'isolamento, alla non esistenza.
Ecco allora le guerre che cercano di ristabilire un diritto che prescinde dall'identità, dalla dignità delle persone.
Gesù è venuto a portare la pace che nasce dall'accettazione dell'altro, per permettergli di operare per il bene comune mettendo in comune quello che è.
"Non entrerete nel mio riposo "dice Dio a quelli che non si vogliono convertire al suo amore.