mercoledì 27 maggio 2020

Preghiera



SFOGLIANDO IL DIARIO...

4 giugno 2014
mercoledì della settima settimana di Pasqua.
Chiesa dell'adorazione.
Ore 11:15

"Che siano una cosa sola"( Gv 17,11)

Signore sono qui, sono arrivata finalmente.
Mi hai invitata e mi hai preparato un posto speciale, un posto di favore, perché potessi più intimamente sentirmi legata a te.
Il parcheggio della macchina proprio davanti all'ingresso della cappellina, mi ha detto che tu ti eri scomodato per me e poi questa sedia nascosta dietro al pilastro, che però è in prima fila, un posto speciale per non essere distratta e sentirmi in più intima comunione con te.
Io ho portato un piccolo contenitore, un regalo che poi regalo non è, ma io so che a te piace che ti diamo quello che abbiamo e non ti formalizzi se il regalo è proporzionato a quello che veniamo a ricevere.
Tu vuoi che noi portiamo le nostre brocche, grandi, piccole, mal messe, usurate dal tempo e da tanti colpi inferti dagli altri.
Le nostre brocche non mantengono il contenuto, neanche il tempo che ci vuole per arrivare a casa.
Ne riportiamo sempre troppo poca di acqua, di grazia, perché la perdiamo per strada.
E poi per quello che tu ci darai ci vorrebbero cisterne a tenuta stagna, perché possiamo soddisfare la nostra e l'altrui sete.
Io Signore, lo sai, ho un corpo che fa acqua da tutte le parti, è malandato, sofferente, ferito, un corpo che non funziona, che non ancora, grazie a te, riesce a trattenere la grazia che tu dispensi a chi te la chiede.
Ma io sono certa Signore che tu lo farai. Come dubitarne?
L'hai detto tu "Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto".
Allora mi sono portata questo minuscolo contenitore malandato, ma con un germe di vita, una zolla su cui tu getterai il tuo seme.
Tutto è inadeguato per quello che sono venuta a chiederti. Ma io so che la tua è parola di verità e di vita.
Ecco il mio piccolo amore, Signore.
Non sono capace, lo vedi, lo sai di amare quelli che mi giudicano, quelli che non mi corrispondono.
Non sono capace di amare quelli più fortunati di me, che camminano, sono giovani, hanno ancora una vita davanti e pochi limiti da superare.
Non riesco ad amare i miei limiti e quelli degli altri.
Non riesco, specie in questi ultimi tempi , a fare comunione con nessuno.
Mi sono isolata e mi sento sola ... e tu non mi basti.
Non vorrei dirlo Signore, ma è quello che accade.
Non mi basti perché non sento la tua presenza, non mi batte il cuore quando parli, quando mi dai il tuo corpo, perché non ti vedo Signore.
Io cerco contatti di carne, cose che gli occhi possano vedere, le orecchie sentire, le mani toccare.
So che tutto questo non è bene, ma tu non permetteresti il male se non fossi certo di ricavarne un bene.
Perciò sono qui, perché tu mi dia la pazienza di attendere, la fede che sposta le montagne, incrollabile salda nel tuo amore.
Sono qui Signore con questo piccolo cuore, ferito, sofferente, indurito e separato dei miei fratelli.
Rompi le catene, liberami dal maligno Signore, e riempimi di te.
Invitami alla tua mensa e donami forza, coraggio per portare al mondo la buona notizia dell'amore che salva.
Confido in te Signore.
Ti adoro mio Dio mio Salvatore.
Tu sei il re, tu sei il mio Signore, tu sei Dio, tu sei mio Padre.
Oggi e sempre mi crei e mi rinnovi, oggi e sempre mi
dai la vita.
Fa' che mai ne distacchi da te, che l'unità sia il bene più grande che io ambisca di ricevere come grazia da te.
Una con te, una con i fratelli, una con il mio corpo che tu mi hai donato perché si manifesti in esso la tua gloria.

Chiesa dell'adorazione. Pescara


lunedì 25 maggio 2020

Non sono solo



"Non sono solo perché il Padre è con me"

Quanto vorrei poter dire che non sono sola perché Dio è con me... 
nei momenti di solitudine, di angoscia, di tribolazione, nei momenti in cui materialmente non c' è nessuno che si prenda cura di te , che ti sia accanto, che ti consoli, ti rassicuri, ti racconti una storia.
Quando Giovanni era piccolo avevamo preso l'abitudine, prima di addormentarci di raccontarci una storia, vera, una io e una lui. 
E lui si addormentava beato, perché le storie, se le sai raccontare, se riesci a cogliere lo Scintillante che ognuna racchiude, ti danno serenità, pace e gioia e favoriscono l'ingresso nel mondo dei sogni.
Ti senti meno solo, se qualcuno ti racconta una storia, specie se ti riguarda, se le conseguenze, gli effetti ti sono caduti come manna sulla tua vita.
Per tanti anni ho avuto paura di rimanere sola, la stessa patologia che afflisse mia madre fino alla morte.
Io fui più fortunata perché mi curai con i rimedi del mondo, la psicoterapia che mi tolsero il sintomo, il panico, ma non rimossero la causa.
Dovevo incontrare il Signore per essere liberata dalla paura di non essere ok . 
Perché se sei tu a vedere i tuoi difetti, a riconoscerli e a cercare di migliorarti, di annullarli con le sole tue forze non esci vivo dall'impresa.
 Solo a combattere una battaglia che ti vedrà sempre perdente senza l'aiuto del Signore.
Ma il Signore dovevo ancora incontrarlo per accettare  che venisse ad abitare la mia solitudine e a guarirmi dall'ansia di perfezione.
Non sono sola oggi, perché guardo con gli occhi di Dio i miei limiti, i miei peccati e anche quelli degli altri o almeno ci provo. 
La sua.misericordia si stende su quelli che lo temono e come Gesù possiamo dire "Non sono solo" perché a stare con me c'è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, la Famiglia mia d'origine che con il Battesimo mi è stata donata, grazie al Suo sacrificio.

domenica 24 maggio 2020

"Il Signore agiva insieme con loro " ( Mc 16,20)



"Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20)

"Il Signore agiva insieme con loro " ( Mc 16,20)

Parole consolanti, rassicuranti quelle di Gesù per noi che viviamo l'assenza, la non presenza fisica del Maestro.
Se gli apostoli ebbero dei dubbi perchè meravigliarsi che ne abbiamo anche noi che non lo abbiamo incontrato nè prima nè dopo la sua morte?
Eppure, a quanto pare, molti credettero e gli apostoli dimostrarono che la differenza la fa lo Spirito Santo che ricorda e rende presente, vivo ed efficace il dono che Gesù ci ha fatto, morendo in croce.
Ma se gli esempi di tanti uomini di fede che affrontarono la morte per testimoniare il vangelo ci dovrebbero convincere, pure abbiamo molte titubanze, specie se ci sentiamo inascoltati dal Padreterno.
"Chiedete e otterrete" in questi ultimi giorni l'ho trovato scritto più volte, ma devo ancora imparare a chiedere bene, perchè non accade nulla delle cose che desidero.
E non è che chiedevo la luna quando ho cominciato a rivolgermi a Dio.
Devo dire che i primi tempi non chiedevo per me, poi qualcuno mi ha fatto osservare che Dio vuole che ci rivolgiamo a Lui come ad un Padre e otteniamo solo se ci affidiamo completamente nelle sue mani, se ci fidiamo di Lui incondizionatamente.
Ce ne ho messo di tempo, ma poi alla fine ho ceduto e gli ho chiesto la guarigione.
Io pensavo a quella fisica, ma forse per Dio ce n'è una di gran lunga più importante ed è quella del cuore.
Chi avrebbe immaginato che avevo il cuore di pietra e che da lì doveva partire  la rigenerazione di tutta la pianta!
Ma bisogna avere pazienza e fidarsi, perché a Dio sta a cuore il tuo bene e non delude mai.
Così pian piano mi ha suggerito le parole giuste per ottenere ciò che voglio. 
Basta far entrare nelle vene il Padre nostro.


venerdì 22 maggio 2020

La gioia


SFOGLIANDO IL DIARIO...



6 maggio 2016
Venerdì della VI settimana di Pasqua
Ore 6.49
" Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia"(Gv 16,23a)

Ieri e anche oggi Signore trovo scritto che non dobbiamo temere perché la nostra tristezza si cambierà in gioia. 
La speranza che ciò accadrà si fonda su esperienze vissute e non dimenticate.
Mamma mi diceva che ricordavo solo le cose brutte e negative della mia vita perciò ero sempre imbronciata.
La gioia non connotò la mia infanzia e crescendo mi inventai i rimedi alla tristezza, ai no della vita cercando in me stessa motivi per risorgere.
Mi arrangiai a trovare soluzioni a tutto ciò che mi faceva star male, che non mi rendeva felice.
Non ti conoscevo Signore e di te mi avevano raccontato cose terribili che la Pace invece di dartela te la toglievano.
Poi mi sono imbattuta nella tua Parola che trasudava gioia da tutti i pori.
Non sapevo che tu parlassi, n'è che avevi affidato ai Salmi il compito di far emergere la gioia da tutto il creato e trasmetterci la certezza che hai fatto bene ogni cosa.
Così ho cominciato a cercare non quello che mi mancava ma quello che avevo sempre avuto e che continuavi a donarmi ogni giorno.
Furono i primi tempi pieni di scintillanti schegge di luce, di meraviglia, di stupore, di gioia, di gratitudine perché tu eri con me ogni momento della mia vita a compiere miracoli.
Poi come nella stagione dell'amore tutto è bello, tutto scontato, arriva il tempo dell'inverno, del gelo, del silenzio, della solitudine.
Arriva il tempo in cui ti nascondi nelle viscere della terra e più non ti vediamo.
Arriva il tempo del pianto, dell'angoscia, dell'attesa.
E' il tempo della fede, il tempo in cui lo Spirito deve ricordarci ogni cosa, deve ricordarci che ad ogni inverno subentra la primavera e poi l'estate con i suoi frutti più succulenti.
Non ce la facciamo ad aspettare Signore quando le forze vengono meno e l'attesa si prolunga più del dovuto, quando tardi a venire e noi siamo schiacciati dalla prova.
Per questo ti prego, vieni presto in mio aiuto.
Ho bisogno di te Signore, ho bisogno della tua gioia, una gioia duratura che niente e nessuno potrà togliermi.

domenica 17 maggio 2020

" Se mi amate, osserverete i miei comandamenti" (Gv 14,15)




" Se mi amate, osserverete i miei comandamenti" (Gv 14,15)

Volevo partire dalla gioia su cui da ieri mi sono soffermata come condizione essenziale, presupposto e conseguenza di una festa che non deve finire. 
Meditando i misteri del rosario mi è venuto in mente che Gesù dalla madre è sollecitata ad intervenire perchè a Cana, durante un banchetto di nozze il vino era finito. 
Il vino è ciò che manca , quel vino speciale che il sacerdote , ripetendo le parole del Maestro consacra e trasforma nel sangue, nella  vita di Cristo. Così aveva fatto lui e aveva invitato gli apostoli a fare altrettanto in memoria di lui.
Se manca Cristo, la nostra vita si spegne, perchè è lui che ci dona la vita e non una vita qualunque ma una vita da figli di Dio, che è una cosa non straordinaria, ma impensabile e inimmaginabile, incredibile, se non sei dentro, se non ne fai esperienza.
Ebbene ieri pregando il rosario mi è uscita dal cuore una richiesta di aiuto, a Maria, una preghiera forte, gridata, urlata,non perchè il vino fosse finito, ma era agli sgoccioli.
I dolori erano sempre più invasivi e paralizzanti perchè il busto ortopedico nuovo, comprimendo lo stomaco che si era dilatato, mi stava deviando la colonna vertebrale, che di suo ha già tanti e annosi problemi.
Il dolore è il mio scomodo compagno di viaggio da sempre, si può dire, un compagno ingombrante, irrispettoso e sempre più invadente.
C'è stato un tempo che il problema lo vivevo come se dipendesse da me e dai medici e dai rimedi che la medicina mi proponeva.
Poi ho incontrato il Signore, attaccato, appeso ad un legno, innocente crocifisso per i nostri peccati e gli ho detto" Pure tu!"
All'inizio con Lui si è stabilita un'amicizia basata sulla condivisione di uno stato di estrema sofferenza, anche se a volte ho pensato che io da una vita stavo male e lui un lasso di tempo molto più limitato.
Dio mi perdoni se ho pensato questo, se la mia presunzione, anche dopo averlo concretamente incontrato, continuava a farmi credere che con Dio si parte alla pari.
" Pregherò quando sarò guarita" dicevo prima della conversione, non sembrandomi conveniente e rispettoso approfittare quando avevo bisogno, avendolo di fatto cancellato dalla mia vita nel tempo delle vacche grasse.
Mi ha salvato la mia sete di conoscenza, mi hanno sempre più affascinato le sue parole, le uniche da cui potevo capire chi fosse.
Con Gianni, nel periodo di fidanzamento, non abbiamo pensato fosse tanto importante conoscerci e abbiamo solo pensato a divertirci. Ma poi l'abbiamo scontata e ancora ci stiamo lavorando, lasciandoci illuminare dalla luce di Cristo.
Il dolore notturno ha favorito la conoscenza di Colui che credevo uguale a me, il dolore è stato lo strumento per scendere da quella torre che mi ero costruita su cui era scritto"Volere è potere".
Quante cose di notte lo Spirito mi ha comunicato, aprendo i sigilli del segreto, del mistero che si cela dietro le parabole della vita.
E ora sono ai piedi di quella croce su cui impudentemente ero salita e mi ero arroccata, ai piedi con Maria, insieme al discepolo che Gesù amava. 
Ero io, sono io oggi la discepola che si sente amata da Dio e che non si allontana perchè  venga lavata e rigenerata ogni momento dal sangue e dall'acqua che sgorga dal Suo costato.
Ogni notte diventiamo più intimi, ogni notte, quando il dolore viene a visitarmi dico: "Sei venuto a trovarmi di nuovo, mio Signore? Sei sceso per portarmi questo strumento di salvezza e associarmi al tuo sacrificio?"
Quante volte ho pensato che fosse lui a mandarmi questo dolore, i cani che dilaniano la carne, il magma infuocato che mi percorre la schiena, i lacci che si stringono in modo disordinato attorno alle mie membra, le ossa che si spezzano e gemono chiedendo aiuto.
" Sei tu mio Signore?", dicevo ogni volta che accadeva.
" Ti serve anche questo dolore? E anche questo e questo e questo?"
" Tu sai cosa farne, io no.
II mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore, sicuramente sarà una cosa buona, è una cosa buona, diventa una cosa buona nelle tue mani."
Ho quindi attribuito a lui tutto quello che mi accadeva anche se non capivo perchè a me chiedeva tanto di più.
Questa notte lo Spirito del Signore si è posato su di me, mentre invocavo Maria perchè il vino stava per finire e il dolore di tante notti insonni e dolorose non mi faceva godere dell'amicizia e delle attenzioni dello Sposo.
Come un lampo il pensiero mi ha squarciato la nube che mi impediva di vivere in pienezza di gioia la sofferenza che mi stava massacrando e ho detto:" Sei venuto a salvarmi mio Signore. 
Non sei tu che mi mandi questo dolore, non sei tu il mio dolore, ma sei venuto a combattere insieme a me l'attacco del nemico. 
So che averti come alleato è come aver già vinto, perchè tu hai vinto il mondo. Di cosa devo avere paura? 
Vieni Signore Gesù e fa che non ti scambi mai più con il mio persecutore, ma ti accolga sempre come il mio Salvatore".
Grazie Maria, perchè con te è bello vivere e rimanere nell'amore di Dio".



venerdì 15 maggio 2020

" Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri".




" Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri".(Gv 15,12)

Nella vita ho avuto molti amici, molte amiche, me le andavo a cercare, mettevo davanti a loro ponti d'oro, per loro non mi sono mai risparmiata. 
Il bisogno di condividere con qualcuno gioie e dolori, speranze, emozioni, progetti e percorsi, mi ha fatto sempre essere amica di tutti, mi ha portato ad invitare a pranzo, a cena o anche solo per una merenda chiunque fosse disponibile a stare con me. 
Mi sentivo appagata da tutti gli amici che mi facevano sentire importante, e davano un senso alle mie giornate sempre più dolorose.
Quelle amicizie ora sono scomparse per vari motivi, e oggi mi trovo spesso sola a sfogliare la rubrica telefonica per cercare qualcuno che abbia voglia di raccontarsi o a cui raccontare.
Spesso non trovo nessuno e mi prende una grande angoscia.
Ricordo però che ho avuto sempre difficoltà a condividere il letto, tanto che in casa era previsto solo un letto di fortuna per giunta scomodo per un ospite improvviso.
Ricordo che il padre di Gianni mi fece notare che non avevamo pensato alla stanza degli ospiti, quando vide la casa la prima volta, ma io gli risposi che l'avevo fatto apposta per evitare che gli venissero brutte idee. 
Non avevo nessuna voglia di ospitarlo, quando sarebbe venuta l'ora di accudirlo perchè vecchio.
Con il tempo cambiai il cuore di pietra in cuore di carne per grazia sì che accolsi una parente lontana e l'ospitai, quando la sua situazione di malattia era problematica perchè comportava un disagio fisico e psichico non indifferente.
Ci sono stati scontri e dissapori in quell'occasione, ma Maria ci unisce. 
A Natale timidamente mi ha mandato un rosario, senza dire nulla di più. 
Non devo dimenticarlo.
Maria, la madre che Gesù ci ha lasciato, regalato, perchè non ci smarriamo e non perdiamo la rotta, con il tempo è diventata così tanto intima a me che la notte dorme con me, ma anche di giorno è disposta a seguirmi, accompagnarmi, consigliarmi, dovunque decida di andare. 
Questa è vera amicizia, con la differenza che non io ho scelto lei, ma Qualcuno ha scelto per me ciò di cui avevo bisogno. 
Gesù si è accorto che mi trovo a mio agio con le persone semplici più che con quelle che se la credono. 
Non vorrei e non voglio fargli torto e sempre mi ripeto che Maria è un tramite per non perderlo di vista e capire di più e meglio i suoi comandamenti e osservarli in modo fecondo.
Gesù oggi parla dell'amicizia e non a caso io ho pensato a Maria che ha soppiantato tutte le mie amicizie perdute, ci chiama amici perchè ha scelto di amarci sempre, a prescindere, ha scelto di ospitarci nel suo cuore, anche se non ne siamo degni.
Maria è sua madre, è la sposa dello Spirito, è la perfetta figlia del Padre, a lei posso rivolgermi con assoluta fiducia, perchè l'amico è colui che non trae vantaggio dal tuo amore ma ti sceglie per renderti capace di amare e di essere felice. 
Maria creatura ci è riuscita, perchè non dovrebbe essere possibile anche a noi?
Intanto voglio ringraziare il Signore perchè mi ha donato strumenti impensabili per non sentirmi mai sola, i suoi amici che sono diventati anche miei e sono tanti! 
Grazie Signore!

lunedì 20 aprile 2020

RINASCERE DALL'ALTO



"Tutti furono colmati di Spirito Santo"(At 4,31)

Mi chiedo questa mattina cosa mi vuoi dire di nuovo, rispetto alle cose che ho già ampiamente meditato, sperimentato, conosciuto.
Nicodemo, nel suo colloquio notturno con te, esordisce dicendo: "Noi sappiamo" in cui c'è la presunzione di conoscere la verità. Forse anche io ho questa presunzione perché conosco anche la tua risposta e faccio continua esperienza di cosa significhi lasciarsi guidare dal tuo Spirito. 
Ma questa mattina il dolore alla spalla è più forte e m'impedisce di andare oltre, di vedere quello che ieri non vedevo, di crescere nella fede, nell'amore, nella speranza. 
Il dolore mi perseguita Signore, tu lo sai. E' il mio compagno di viaggio, inseparabile aguzzino, da cui non riesco a liberarmi. 
A volte spero che si distragga e fuggo letteralmente, sperando di lasciarlo a casa, senza che se ne accorga, ma lui mi insegue e non mi dà tregua. Giorno e notte. 
Tu lo sai Signore che, se da un lato tutto questo mi avvicina a te , nella preghiera, nella comunione con tutti i tuoi figli segnati dal peccato originale, dall'altro provo la nausea per questo stato di sofferenza continua.
Quando sto così non ho voglia, né forza di pregare e l'unica cosa che mi viene da dire è " Signore liberami da questo persecutore!" Ma è proprio vero che la sofferenza e solo quella ci fa fare esperienza di te, della tua bontà, della tua misericordia, del tuo grande amore per noi? 
E la gioia?
Perché Signore le gioie sono così poche rispetto alle tante morti che dobbiamo subire o accettare o offrire? 
Non credo che sia tu il mio persecutore, anzi sono certa che la conseguenza del peccato è ricaduta su di me . 
C'è qualche anima che soffre in attesa di essere liberata e io, per quello che ho capito, devo unirmi a te nella passione perché sia liberata e così risorgere a vita nuova. 
Tu sei risorto Signore e cammini con noi, soffri con noi, ti sacrifichi con noi, perché non si perda nessuno dei tuoi figli. 
Un Dio che soffre sembra un paradosso, perché con la Pasqua sembrerebbe che la storia è conclusa con " tutti vissero felici e contenti". 
Invece adesso è il tempo dello Spirito, il tempo in cui le conseguenze del tuo sacrificio le sperimentiamo nel dolore, nella lotta, nella tribolazione, nella persecuzione, quando chiediamo a te tutto ciò che ci manca per non soccombere ai nemici, per liberare i prigionieri, per vincere definitivamente la morte e tornare nel tuo giardino. 
Signore aiutami a vivere ogni momento pensando che non sono sola in questa battaglia di liberazione e che la parte più onerosa, più difficile, impossibile all'uomo la fai tu. 
Aiutami Maria a non dimenticare che siamo tempio dello Spirito che non può essere distrutto da nessuno, se Gesù è venuto ad abitarci.

domenica 19 aprile 2020

"I discepoli gioirono al vedere il Signore". (Gv 20,20)


"Shalom!" "Pace a te!"

Non so se i discepoli sarebbero stati altrettanto contenti se il Maestro avesse rinfacciato loro la condotta vile nei suoi confronti, negli ultimi momenti, i più cruciali della sua vita.
Gesù non si vendica, lo sappiamo , Gesù perdona perché ci conosce, , per questo ha fatto tutto quello che ha fatto.
Incapaci di perdonare i nostri nemici, chi disattende le nostre aspettative, incapaci di assolvere non solo gli uomini ma anche la nostra storia che è andata come è andata, una storia che avremmo voluto diversa, meno accidentata, incapaci di assolvere Dio a cui attribuiamo la responsabilità di tanti ricalcoli, la responsabilità di essere stato a guardare tante ingiustizie di cui siamo stati fatti oggetto, ma anche di tante ingiustizie che ci scorrono davanti aprendo il giornale o pigiando un bottone.
Responsabilità degli altri e di Dio hanno condizionato la nostra storia e noi viviamo arrabbiati perché se le cose fossero andate o andassero come pensiamo desideriamo riteniamo giusto noi, il mondo girerebbe al contrario senza far cadere nessuno.
Incapaci quindi di riconciliarci con la nostra storia passata e presente, incapaci di cambiare posizione, viviamo chiusi alla luce e al soffio dello spirito.
Per fortuna che le porte chiuse per Gesù non sono un ostacolo, quando non abbiamo smesso di rimpiangerlo e di cercarlo.
"Pace a voi!"
Oggi non a caso è la domenica della Divina Misericordia, straordinaria intuizione della Chiesa per sottolineare che il senso della Pasqua è tutto qui.
Dio ci ama, Dio ci perdona, Dio ci cerca, Dio fa l'impossibile perché noi impariamo ad amare, a perdonare, a vivere nell'unità.
Un cuor solo, un'anima sola distingueva i primi cristiani.
A guardare come vanno le cose, sembra impossibile che il mondo si metta d'accordo, che le nazioni, i politici, i condomini facciano la pace, che facciano la pace tanti coniugi incapaci di scegliere l'amore, coniugi che non si sparano per la polvere, coniugi che vivono la violenza fino alle estreme conseguenze.
Il mondo ha bisogno di pace Signore, ne hanno bisogno i piccoli per vivere in famiglie riconciliate, ne ha bisogno ognuno di noi in guerra con qualcosa o qualcuno che disturba il nostro paradiso.
Spesso ci chiediamo in cosa consista vivere nel paradiso terrestre, cosa serve perché non sfiorisca, cosa serve perché ci dia vita,ci chiediamo cosa intendi per terra promessa, visto che, se leggiamo la bibbia, non sembra che ci si trovi tutto quel ben di Dio che ci aspettiamo.
Le guerre, i sacrifici, la fatica per rimanere nel luogo che tu ci hai consegnato senza la tua pace, senza la capacità di fare altrettanto, senza il perdono non riusciremo mai a renderlo fecondo.
La terra promessa che il tuo sacrificio è venuto a fecondare con sangue e acqua è la relazione con le cose e le persone a cui attribuiamo i nostri fallimenti, la nostra infelicità.
Solo tu Signore ci rendi capaci di fare quello che tu hai fatto, solo tu Signore puoi trasformare la valle di Acor in porta di speranza, le piogge torrenziali in un luminoso e grande arcobaleno che unisce il cielo alla terra i nostri cuori al tuo, il nostro sì in canto accordato e melodioso di lode .

domenica 12 aprile 2020

Buio


SFOGLIANDO IL DIARIO...
23 marzo 2008.
Domenica di resurrezione.
5:00 54.

"Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio"(Gv 20,1)

Anche per me, Signore è ancora buio, non sfolgora nel mio cuore il sole di Pasqua, il giorno è cominciato come al solito con un risveglio doloroso.
La casa è immersa nel silenzio e la luce non filtra dalle tapparelle abbassate.
E' un giorno come tanti, con la casa in disordine, il pranzo da preparare, il dolore alle spalle, alle braccia, alla schiena, la messa che mi aspetta, anche se non posso decidere come e quando parteciparvi, dovendo tener conto del fatto che Gianni ha partecipato ieri sera alla veglia pasquale e non so quanto  voglia abbia di sentirsi un'altra messa.
Un giorno come tanti con qualche cosa in meno, perché oggi Franco con la sua famiglia non mangerà con noi.
La cosa se da un lato può farmi piacere perché mi riposo, dall'altro mi dispiace perché lo stare insieme dà un senso alla fatica.
È una domenica in cui manca la comunione con il mio sposo perché lui ce l'ha fatta a venire alla veglia e io no, nonostante me lo sono imposto come obiettivo.
Avevo detto: "quest'anno non accadrà come gli altri anni che arrivo alla sera del sabato santo piegata in due dal dolore.”
Invece è successo ancora una volta. E quest'anno non c'era la scusa di mamma per la quale avrei dovuto preparare il pranzo e la cena, non c'era la scusa dei bimbi da tenere, visto che la madre venerdì è stata casa dal lavoro, non c'erano scuse che potessero distogliermi dal non venire in chiesa e aspettare che la luce si accendesse dopo che le candele l'avevano attinta dal cero pasquale.
Non ho potuto Signore e mi dispiace.
Sono qui a pensare che Maria di Magdala venne al sepolcro che era ancora buio a cercarti.
Anche io avrei voluto fare così e sentirmi il cuore scoppiare alla vista del sepolcro vuoto, sussultando al suono della tua voce.
“Rabbuni!”
Te l'avrei voluto dire anche io Signore e abbracciarti e adorarti, bagnarti e lavarti i piedi con le mie lacrime, profumatissimo Nardo, merce preziosa perché non riesco a piangere e mi piacerebbe poterlo fare e asciugarti i piedi con i miei capelli e stringerli sovrastata dalla tua persona, avvolta dal tuo calore.
È uno squallido lunedì qualsiasi quello che oggi sento avvicendarsi, quello di una Pasqua anzi tempo, che non mostra fiori perché ci sono state le gelate e sono tutti caduti.
Una Pasqua sui generis quella di quest'anno, dove il pensiero non riesce a fermarsi.
Il pensiero è fermo al prima, alla via Crucis, al Calvario, alla morte, il pensiero va alle tante vie Crucis, ai calvari di tante persone che si trovano a vivere una vita priva di colpi di scena, come lo fu quel mattino di Pasqua di tanti anni fa.
A Pasqua dovrebbe cambiare qualcosa invece ti accorgi che non cambia niente e che la sveglia è sempre alle quattro, qualunque sia l'ora in cui vai a dormire, che il dolore è sempre lo stesso, quello che mi sveglia, aggiungendosi a quello preesistente della sera prima.
Il lunedì è come la domenica e la domenica come gli altri giorni da quando sono andata in pensione.
I giorni sono tutti uguali, sono tutti scanditi dalla tua Parola con la quale dai senso a questa vita sempre più dolorosa.
Oggi viene a mangiare con noi mia sorella.
Ecco la cosa nuova.
Ho voluto fare qualcosa per far star bene qualcun altro, visto che Franco non c'è.
Occuparsi di chi ha bisogno.
Mi viene in mente Sergio, il cugino barbone, che sta solo. Forse sarebbe bene portargli da mangiare.
Chissà se per lui questo giorno è più triste degli altri, perché lo svago delle passeggiate non può permetterselo, visto che fa freddo e piove.
Dicevo Signore che non è cambiato niente dal giorno prima, dalla settimana prima, salvo che siamo più vecchi e abbiamo più fatica sulle spalle.
Come vivere questa Pasqua, come cercare la luce in eventi che tristemente e monotonamente si ripetono?
Giovanni, 6 anni, non sta nella pelle perché può aprire le uova e cercarvi la sorpresa... lui almeno aspetta qualcosa.
Emanuele, 2 anni, non sa e non si pone il problema, anche se ieri sera si è riproposto il problema della febbre che gli è ritornata.
Dove celebrerai la Pasqua Signore?
È proprio vero che vuoi celebrarla con me?
Signore è vero che non sono riuscita a stare sveglia mentre tu pativi, so che ti ho guardato da lontano mentre salivi sull monte, so Signore che non sono stata capace di perdonare fino in fondo le persone che mi fanno del male, molto probabilmente non ancora riesco a perdonare te per le prove che ogni giorno mi mandi.
A volte mi sembri come i miei familiari che danno per scontato che io riesca a sopravvivere e si aspettano da me sempre il massimo.
Signore forse non sono riuscita a seguirti proprio perché eri tu la persona dalla quale mi volevo tenere lontana per non soffrire ulteriormente.
Non so.
Certo è che il dolore caratterizza questa mia vita e non c'è Pasqua o Natale che tenga.
I giorni sono caratterizzati dalla luce e la luce la accende la sveglia del dolore, quando non si dimentica di spegnerla la sera quando vado a letto.
Signore dove e quando celebrerai la Pasqua con me?
Sono stanca di rincorrerti, sono stanca di aspettare, sono stanca di vivere ogni cose in modo così tanto diverso dalla normalità.
Signore tu mi inviti a fare festa con te.
Non è un caso che sia stata capace di non perderti di vista per tutto il tempo di questa Quaresima, ma oggi che sei risorto non ti trovo, non so dove sei andato.
“Vi precederò in Galilea”, tu dici alle donne.
Devo venire in Galilea per incontrarti Signore?
Ancora strada da fare, polvere da mordere, fatica da affrontare?
Signore ma non è mai finita? Ma dov'è la Galilea?
Dove trovarti per riposarmi senza dover chiedere pietà?
Dove?
Signore mi fa male la schiena, mi fanno male le braccia e le gambe, mi fa male tutto, come ogni mattina, come ogni giorno, come ogni lunedì, dopo la domenica passata a servire la famiglia che si allarga, mi fanno male tutte le ossa, pigolo come una rondine, sono stanche le mie braccia di essere levate in alto e tu mi dici di camminare ancora, di precederti in Galilea.
Cosa troverò in Galilea?
Ti troverò Signore?
Potrò baciarti i piedi e le mani ferite dai chiodi?
Potrò riposare un po' vicino a te?
O sarai ancora tanto indaffarato a portare la buona notizia che non avrai il tempo per fermarti un po' a casa mia?
Dalle giunture degli infissi trapela un po' di luce fioca, perché il cielo è coperto e neanche il sole questa mattina dice che è Pasqua.
Signore accendi la luce nel mio cuore, perché voglio anche io fare Pasqua con te.
Ore 8,30
Omelia della messa di Pasqua.
Siete contenti? Ci ha chiesto don Gino nell'omelia del giorno di Pasqua.
Fuori pioveva, la Chiesa era fredda, la temperatura non è sintonizzata sulla primavera che è entrata da poco, l'assemblea in ascolto era perlopiù formata da donne che si stavano rubando la messa per poter correre a casa a preparare il pranzo per tutti.
Molte di loro probabilmente non avranno tempo nè modo neanche di sedersi a tavola con i familiari che, approfittano oggi per dormire un po' di più, visto che sono stati invitati e c'è qualcuno che ci pensa a preparare per tutti.
Per questo ci sono solo donne alla messa delle otto del mattino di Pasqua e non è un caso.
Sono le donne che l'hanno incontrato per prima il Risorto e sono loro che devono annunciarlo alla famiglia ancora immersa nel sonno.
Io non sono tra quelle donne, sto qui e penso che devo ancora andare in Galilea per annunciare la resurrezione, che non mi posso fermare a guardarlo ad abbracciarlo e ad adorarlo e a commuovermi.
I miei pensieri vanno al viaggio che devo ancora fare per raggiungere la Galilea, quanta gente aspetta l'annuncio, quanta gente aspetta che io porti ciò che ricevo gratuitamente tutti i giorni.
Meno male che c'è il Signore che provvede a prepararmi un cibo senza che faccia la fatica di cercarlo, di comprarlo, di digerirlo.
Già perché tutti i cibi ultimamente sono proibiti per me e per la maggior parte delle persone: intolleranze, pressione alta, colesterolo, trigliceridi e via dicendo.
Meno male che il cibo che ci dà il Signore non intossica e non ci fa ingrassare. si incontra dove ci aspetteremmo.
Il mattino di Pasqua è buio per tutti quelli che cercano Gesù dove non c'è, che si fanno un'idea personale della sua persona .
Anche io questa mattina non l'ho incontrato.
Questa mattina il buio e silenzio ha fatto da sfondo, come al solito, a questo dolore.
Ho pensato alla Galilea, che dovevo ancora camminare e la schiena mi fa ancora tanto male.
Cosa vuole il Signore da me?
Adesso Don Gino sta dicendo cosa noi dobbiamo fare, noi donne che siamo qui alla messa mattutina.
Andare in Galilea non per trovarlo ma per dire che l'abbiamo incontrato nel banchetto che lui ci ha anticipato di qualche ora prima che si apparecchi all'ora di pranzo per tutti.

BUONA PASQUA




Questa Pasqua
 ci immetta 
nel tempo infinito di Dio, eterno, santo e incorruttibile.

 Buon passaggio
 dalla 
morte alla vita.




AUGURI 
DI
 ETERNITA'






venerdì 10 aprile 2020

Venerdì santo



 








SFOGLIANDO IL DIARIO...

10 aprile 2009.
Venerdì Santo.
Ore 4:38.

"Ho sete".

Signore Gesù oggi la Chiesa commemora la tua morte e il racconto della tua passione viene letto per la terza volta nel giro di pochi giorni nelle chiese, un racconto che parla di sofferenza, di tradimento, di buio, di notte, di condanna inevitabile, di scelta, accettata, come conseguenza di quell' "Io sono" che scandalizzò i tuoi contemporanei più devoti.
Si Signore, tu hai patito le conseguenze di ciò che hai affermato, le conseguenze della verità che scomoda, che condanna, che rimette in discussione le sedimentate certezze.
Tu Signore non hai avuto paura di proclamare ciò che era giusto, bello, buono per l'uomo, perché l'uomo aprisse il suo cuore ad una parola di speranza, di vita, di riconciliazione, di perdono.
La tua verità è tutta in quel "Ho sete" che hai pronunciato sulla croce, una sete d'amore che ti ha spinto a venire tra noi, una sete che affondava le sue radici in una frattura, un terremoto, una perdita della casa originaria, il giardino in cui l'uomo poteva godere di tutto quello che tu gli avevi preparato.
Signore oggi che si celebrano i funerali delle vittime del terremoto di questa terra, dove tu mi hai concesso di abitare, mi viene in mente quella casa straordinaria, stupenda, bellissima che ad ogni uomo tu hai riconsegnato perché ne sei stato il custode.
Non voglio piangere oggi Signore per ciò che è stato distrutto, ma per gioire per tutto  ciò che tu hai costruito attraverso il tuo sacrificio.
La tua sete d'amore si doveva incontrare con un'altra sete, quella dell'uomo che nelle vicende più buie della sua vita, sente insopprimibile e primario il bisogno di avere qualcuno accanto con cui condividere il proprio dolore, quando tutto gli viene a mancare.
Hai chiesto che ti fossero vicini tuoi discepoli, che non si addormentassero quando il peso del nostro peccato ti stava schiacciando e ti ha fatto sudare sangue.
Ma sei rimasto solo a patire, sei rimasto solo con la tua angoscia, con tuo Padre che sentivi lontano.
L' hai detto sulla croce: "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?"
Hai percepito la distanza infinita tra la tua sofferenza e la perfezione del Padre, Signore? 
Come un uomo può comprendere un Dio che soffre?
E tu che sei stato vero uomo e non hai mai smesso di esserlo, e anche vero Dio sapevi che avevamo bisogno di un sommo sacerdote, di un sacerdote perfetto che si facesse intermediario della nostra sete di giustizia, della nostra sete di senso, della nostra sete di amore gratuito, fedele, eterno.
Signore oggi, pensando ai funerali di Stato di tante vittime del terremoto, non mi sembra la liturgia della vita combaci con la liturgia codificata dalla Chiesa.
All'occhio di milioni di persone verranno mostrate tante bare questa mattina, tanti uomini morti senza colpa. 
Questa sera sarai tu ad essere mostrato alla devozione del popolo con l'adorazione della croce.
Gli uomini, l'Uomo.
E poi i sopravvissuti, quelli che hanno tanto  bisogno di chi dia loro la speranza che la Pasqua non finisce il venerdì Santo, che bisogna dolorosamente ma fermamente aspettare che passi il tempo necessario per rientrare in quel giardino e scoprire le tombe vuote e che quel vuoto è stato riempito da te Signore, che la tua sete ha generato una fonte inestinguibile di acqua alla quale attingere per non morire di sete.
Così è inevitabile, per chi ha aperto gli occhi del cuore, vedere, riconoscere nel luogo del lutto, nell'ora della prova, un Dio che dice insieme a noi che ha bisogno di qualcosa, che cerca la nostra brocca, per poterla riempire del vino della gioia per poter con noi celebrare in eterno e nozze con lo Sposo .
Signore tu hai sete, anche noi ne abbiamo.
Abbiamo sete di tante cose che ci sono venute a mancare, sete, non desiderio, sete.
La sete è soddisfatta dall'acqua  che è garanzia di vita.
Signore tu hai gridato fino all'ultimo la tua sete, quella sete che manifestasti alla Samaritana, quando la incontrasti al pozzo.
Era la stessa Signore che non ti si è mai spenta e che hai gridato dalla croce.
Tu hai sete dell'uomo hai sete dei tuoi figli perché vuoi che tornino in vita, che abbiano la vita.
Tu oggi ci chiedi di non piangere perché sei solidale con noi e con le nostre sofferenze e ci vuoi dire che, quando siamo nel deserto e serpenti velenosi ci mordono, dobbiamo sollevare lo sguardo e contemplare te che ti sei fatto simile a noi, ti sei fatto tu stesso peccato, perché attraverso la consapevolezza della nostra miseria, possiamo cantare la tua gloria e ritrovare la nostra casa.
Oggi si celebreranno i funerali di Stato delle vittime del terremoto.
Sul piazzale saranno disposte le bare e in deroga alla prassi liturgica che vieta il venerdì Santo di celebrare la messa, questa sera sarà celebrato in suffragio delle vittime.
Certo che il funerale senza la messa perde il suo significato di vittoria della vita sulla morte del sacrificio come offerta e dono per risorgere. 
Invece che adorare la croce getteranno incenso sulle bare, l'incenso che adoperiamo quando ci mettiamo di fronte a Dio.
Le bare saranno incensate, come sarà incensata la croce.
Che mistero tremendo e stupendo in cui perdersi e in cui ritrovarsi, in cui gettarsi incatenati e uscire fuori con le mani e piedi slegati, finalmente liberi!

Così dice il Signore:
«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto.
Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità» (.Zc 12,10-11;13,1)



giovedì 9 aprile 2020

GIOVEDI' SANTO




"Prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo".
"Li amò fino alla fine".

Che mistero grande è quello dell'Eucaristia Signore!
Ci hai amato fino alla fine.
Signore pietà! Cristo pietà!
Ci hai lavato i piedi, ci hai tolto le sozzure, quelle di cui non eravamo consapevoli, ti sei fatto servo, schiavo d'amore per convincerci che ci hai amati e che ci ami di amore eterno.
Signore tu sapevi che saresti stato di lì a poco consegnato ai nemici e che qualcuno dei più cari amici ti avrebbe tradito.
Tu sapevi Signore, eppure non lo hai escluso dalla lavanda dei piedi, lo hai invitato a mangiare con te, hai condiviso fino alla fine tutto di te.
Signore tu non guardi ai nostri peccati quando ti fai vicino a noi, non vuoi che il peccato sia di ostacolo all'incontro intimo con te.
Tu Signore inviti tutti alla tua mensa, a mangiare e a bere il frutto del tuo sì al Padre, perché è frutto del perdono, la strada privilegiata per cambiare il nostro cuore, per convincerci che tu ci ami di amore eterno.
Non sette ma 70 volte 7 hai perdonato e continui a perdonare.
“Quante volte?” chiedeva il sacerdote quando andavamo a confessarci!
Ricordo che il numero, quand'era grande, mi tranquillizzava perché era più difficile dire una volta che tante volte quante erano quelle in cui avevo deciso di non combattere la mia naturale debolezza, i miei tradimenti ripetuti nel tempo.
Signore quanto poco ti conoscevo!
Oggi penso a quei giorni e mi sento un'estranea, una lontano di casa, una che ha vissuto all'estero con la nostalgia di qualcosa o qualcuno che sapeva esistere ma che aveva irrimediabilmente perduto.
Sono vissuta lontana da casa Signore, cercando di costruirmi appartamenti separati dai tuoi precetti..
Ho cercato nelle amicizie di riproporre il modello che sentivo dentro come l'unico capace di soddisfare i miei e gli altrui bisogni.
Con gli amici ho sempre condiviso la tavola e anche il letto quando era possibile.
Ricordo il mio coinvolgimento in qualunque relazione allacciassi.
Me l'aveva insegnato mia madre che aveva vissuto in una famiglia patriarcale, numerosa e poi aveva trasportato questo modello anche in casa nostra, dopo che la guerra l'aveva messa nelle condizioni e nella necessità di condividere tutto con tutti.
La nostra casa era un porto di mare e io non ricordo ci stessi male.
Le persone erano la vita della nostra casa, ora che ci penso, e noi non ci siamo mai sentiti soli, anche se il disagio era grande.
Non ti conoscevo Signore allora, so solo che il desiderio di stare con gli altri l'ho sempre sentito come prioritario come quello di interessarmi alle persone, dare loro quello che avevo.
Dico questo non per sentirmi a posto, ma per consolarmi del fatto che in fondo tu già abitavi con noi, che già ci avevi fatto scuola e operavi nella nostra vita sì da trasformarla invisibilmente in vita nuova e redenta.
Tu Signore questa sera ti consegni a noi e poi ai i tuoi assassini.
Ti consegni donando il tuo corpo.
E mangiarono ne bevvero i tuoi discepoli come anche i tuoi assassini. 
La differenza dov'era Signore?
Tu hai amato fino alla fine.
Quando prendesti un corpo per comunicare l'amore non hai posto condizioni al Padre.
Il sì è stato unico, valido per sempre in eterno.
Un corpo ci hai donato, quel corpo che per venire alla luce ha presupposto la prima morte, la morte a te stesso che sei Dio per diventare uomo simile a noi con tutte le conseguenze che comporta.
Il peccato aveva introdotto nel mondo la sofferenza e la morte e tu hai voluto affrontare anche il rischio di morire per sempre.
Potevi peccare Signore?
Non so.
Penso che il peccato era la contraddizione di quanto tu sei venuto ad affermare.
Tu hai detto: "Io sono".
Il peccato non fa essere, ecco perché il peccato non poteva appartenerti, sfiorarti perché il peccato è la negazione di Dio.
Tu Signore questa sera doni il tuo corpo nell'ultima cena ai tuoi discepoli, lo usi perché serva a rimettere in piedi le persone, rendendole capaci di camminare, pulendole da tutte le immondezze e le inadeguatezze proprio della natura umana e della cattiva volontà.
Il tuo corpo deve servire per amare, perdonare, promuovere, dare vita a chi se ne ciba.
Il tuo corpo ci hai lasciato Signore.
Che cosa straordinaria, bella!
Che mistero consolante grandioso di comunione!
Il tuo corpo consegnato alla Chiesa è diventato un mistero d'amore senza tempo, né confini.
Ti sei fatto uno in tutti e ci hai riuniti da ogni parte del mondo.
La cena eucaristica ci ha fatto riconoscere figli di un unico Padre, seduti alla stessa mensa dove il cibo è lo stesso per tutti.
Il tuo corpo e il tuo sangue sparso per noi e per tutti per la nostra salvezza.
Che bello Signore, che tenerezza, che dono grande quello che stasera fai ad ogni ognuno di noi!
Consegni il tuo corpo all'uomo perché faccia altrettanto.
Ognuno di noi può diventare quel pezzo di pane, quel vino per creare comunione e pace e gioia nelle relazioni dentro e fuori la famiglia.
Il mistero eucaristico diventa la chiave per vivere la relazione coniugale nella più completa adesione al tuo progetto di unione feconda nella distinzione.
Signore donami un corpo da e per amare, un corpo per servire, un corpo da glorificare attraverso l'amore speso fino alla fine.
Donami Signore di sentire in questo gesto ripetuto nel tempo l'eterna offerta fatta al Padre come rendimento di grazie per quello che continua a donare ad ognuno.
“Un corpo mi hai dato, sul rotolo del libro c'è scritto di fare il tuo volere.”
Sì Signore questo corpo che non mi fa dormire, che non mi permette di fare ciò che voglio, che mi limita anche nelle funzioni più elementari, che fa un grande fracasso sia strumento d'amore puro ed eterno della tua missione salvifica per i fratelli che mi hai donato.
Fa' che senta sempre forte la tua presenza accanto a me e non presuma di essere io a fare le cose che solo la tua grazia mi concede, permette di realizzare molto meglio di come io saprei fare.
Signore questa sera voglio stare con te, voglio sentirmi un'invitata speciale, una dei 12, voglio mettere la mia testa sul tuo cuore, voglio sentire la pressione delle tue mani e il tuo calore, mentre lavandoli mi accarezzi i piedi.
Signore questa sera voglio prendere da te tutto l'amore di cui sento il bisogno per rimettermi in piedi e camminare nella percezione di un corpo sano, utile, bello e buono per te, perché serve per parlare di te, per renderti visibile agli occhi del mondo.
Signore solo tu puoi compiere il miracolo di rendere ancora utile questo corpo in rovina, in disfacimento, solo tu Signore puoi trasformare questo vaso di creta informe in una meravigliosa coppa, capace di trattenere e conservare l'acqua dello Spirito senza perderne una goccia..





venerdì 3 aprile 2020

Solitudine



Meditazioni sulla liturgia  di
venerdì della V settimana di quaresima
Letture:  Ger: 20,10-13; Salmo17 ; Gv 10, 31-42
ore 5.23
 

Sei sempre più solo Signore Gesù, il tuo calvario è questa progressiva solitudine, questo abbandono da parte anche dei tuoi più intimi amici, e se non capisco cosa significhi morire in croce, capisco quanto si soffra a rimanere soli.
Per anni ho combattuto quella che per me e per mia madre fu una malattia, quella della paura di rimanere sole.
Le crisi di panico che ne conseguivano erano devastanti e ci hanno fatto molto soffrire.
Nessuno ci capiva e mamma purtroppo morì senza aver debellato la paura.
A me hai concesso di uscire fuori da questo baratro, mi hai donato la tua Parola che ti rende presente e mi toglie ogni paura.
Oggi più che mai sento quanto sia importante scoprire che tu mai ci hai abbandonato, che sei al nostro fianco come un prode valoroso che combatte per noi e con noi i nemici che attentano alla nostra vita.
Sempre più mi rendo conto della necessità di avere accanto qualcuno che risponda di noi, che ci corrisponda, che risponda alle nostre domande, si faccia carico dei nostri problemi.
Tu Signore hai inventato la famiglia, la coppia perchè facessimo esperienza di amore, ma tu lo sai come sono andate le cose, prescindendo da te.
Le colpe dei nostri padri sono ricadute sulle nostre spalle e oggi noi siamo feriti dagli agguati e dalle incursioni dei briganti che non vogliono che il tuo progetto si realizzi.
Ma io credo in te Signore, di te mi fido e solo in te ripongo ogni mia fiducia.
Sei tu che riempi la mia brocca di vino nuovo, vino della gioia, vino della condivisione e della festa per le nozze celebrate con te che sei il mio Creatore e Signore, sei mio baluardo e mia fortezza, mio potente liberatore.
Quanto ti costò restituirci lo specchio infranto, il luogo in cui noi potessimo guardare la nostra miseria e cercare la luce!
Quanto hai sofferto mio Signore per quei rifiuti alla verità che tu eri venuto a mostrare! 
Perdono Signore per me e per quelli che pensano di poter compensare la propria solitudine con altro che non sia tu.
Mi è di grande aiuto ascoltare, specie in questi ultimi giorni, le parole che dici riguardo al tuo legame con il Padre.
Tu non sei mai stato solo perchè mai ti sei allontanato dalla tua casa, dalla dimora dell'amore.
Noi spesso lo facciamo e per questo siamo infelici.
Aiutaci Signore a non dimenticare mai di essere tuoi figli, che ti prendi cura di noi anche e soprattutto quando ci allontaniamo da casa.