domenica 18 novembre 2018

Disegni







SFOGLIANDO IL DIARIO...

15 novembre 2009
"Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno".(Mc 13,31)

Un tempo ti avrei chiesto “Quali parole Signore?” perchè non sapevo neanche che tu avevi parlato.
Ignoravo che tu conoscessi il nostro linguaggio, né pensavo poter mai mettermi in relazione con te.
Chi ero io per poter scalare il cielo e incontrarti?
Del resto non pensavo valesse la pena mettermi nelle condizioni di essere da te giudicata e condannata.
Più stavo lontana da te, più mi sentivo al sicuro, con complessi di colpa che però mai mi abbandonavano.
Mi avevano parlato di te come un giudice severo e inflessibile, e una cosa sola mi faceva paura: l'inferno.
Ieri sera alla domanda quali erano le mie paure da bambina ho a fatica cercato di ricordare qualcosa che mi facesse paura a quei tempi, ma non l'ho trovata, dal che ho dedotto che non avevo paura di niente, che non conoscevo la paura, non sapevo cosa significasse.
Questa mattina, leggendo il Vangelo, che parla della fine del mondo con immagini apocalittiche, mi è tornata in mente la paura, quella di essere scoperta mentre facevo ciò che era proibito.
Mi sognavo la notte il giudizio finale e, volendo sfuggire a quello, mi sono allontanata da te.
Ma la paura era ed è paura del giudizio delle persone, cosa che ha condizionato la mia vita.
Ma, se almeno nella giovinezza potevo fare a meno di te, non mancandomi la salute, l'entusiasmo, la speranza, con il passare degli anni la tua presenza è diventata un'esigenza per confrontarmi con te, per cercare in te regole compatibili con la vita.
Alla ricerca di indicazioni sulla vita buona, ho scartato tutto ciò che non era dimostrabile, scartato tutto ciò che mi dava ricette del momento, bocciato tutto ciò che non appagava la mente e il cuore.
Mi sembrava che per esistere dovevo essere buona, brava, dimenticare me stessa e diventare quello che l'altro voleva che fossi.
Ma la non verità non paga.
Sono diventata esperta in coperture mimetiche, tanto che dicevo di me minimizzando che  ero un grande bluff.
Andare incontro ai desiderata degli altri mi faceva esistere.
Non sopportavo il rifiuto o l'indifferenza di chi mi avrebbe potuto condannare a morte.
La paura che ho negato da piccola come sentimento non buono, la vedevo rappresentata in mamma.
Diana, la paura” si diceva, quando giocavamo a tombola e usciva il 90.
Poi la sua paura incomprensibile  è toccata anche a me.
Una paura irrazionale e ritenuta colpevole come colpevole erano ritenute le malattie che mi erano venute dopo sposata.
La malattia come la paura di stare sola non mi permettevano più di indossare gli abiti che mi erano sempre serviti per mimetizzarmi, per nascondermi.
Così ne ho inventati di sofisticati, ma portandomi dietro la necessità di dover essere come agli altri piaceva, perché il consenso che cercavo doveva essere universale.
Signore non so perché, meditando il Vangelo, ho detto tutte queste cose e direi che sono andato fuori tema.
Ma ora che ti ho incontrato e conosciuto, non ho paura di essere giudicata da te per un tema uscito male.
So che tu sei qui e mi hai guidato in questa riflessione perché prendessi coscienza dei miei limiti, perché ti ingraziassi per la verità che mi hai mostrato, che rende libere le persone di essere quelle che sono, di andare in carrozzella o camminare, di essere sana o malata, guarita o in via di guarigione, di essere vera, di non ricorrere a mistificazioni per nascondersi agli occhi altrui.
Perché tu sei un padre Signore che ama tutte le sue creature in modo speciale, unico, ma sei anche un Dio che non guarda a quello che faccio ma a quello che sono, ci fai esistere anche quando pecchiamo, un Dio che mi fai ogni giorno, ogni momento, un Dio che cammina con noi, che ogni giorno nutre e rinnova, plasma e riempie le sue creature.
Non ho paura Signore di te, ho paura di me, del male che posso fare e continuo a fare a me stessa e ai fratelli, quando sono giudice severo delle mie e delle altrui debolezze.
Ti ringrazio Signore perché il tuo sacrificio ci ha salvato una volta per tutte, ti lodo e ti benedico perché mi stai pian piano spogliando per scoprire il capolavoro che tu hai fatto con me.
Penso ai capolavori che faccio con Emanuele e un tempo con Giovanni.
Mi entusiasmavano quelli di Giovanni perché mi sorprendeva con le sue intuizioni.
Giovanni voleva mettere una forma alle cose, dare forma, rinserrandole nei suoi schemi mentali.
L'osservazione attenta lo ha portato a fare tanti capolavori che parlavano di te.
Emanuele non sa disegnare.
È un po' come me, ma non me ne cruccio, perché partiamo da scarabocchi, perché poi lui possa vedervi le cose che conosce, che ama, che desidera.
La maggior parte del lavoro lo faccio io, ma lui vede ciò che io non vedo. Lui mi aiuta a vedere e io l'aiuto a rendere visibile l'invisibile.
Alla fine attacchiamo il capolavoro alla porta con due firme, nonna Etta e Emanuele, nonna Etta e Giovanni.
Che bello Signore vedere il mondo sotto il metro d'altezza!
Che bello scoprire ciò che già c'è, basta tirarlo fuori.
Tu Signore così hai fatto con me.
Mi hai spogliato perché mi volevi dare una veste perché risplendesse, attraverso di me, la tua gloria.
Così aiuto Emanuele e Giovanni a scoprire i doni di cui tu li hai colmati.

sabato 17 novembre 2018

PREGARE SEMPRE SENZA STANCARSI MAI



Meditazioni sulla liturgia di
sabato della XXXII settimana del TO anno pari

letture:3Gv 1,5-8; Sal 111;Lc 18,1-8

"Eterno sarà il ricordo del giusto"

Sembrano avere poca attinenza la prima con la seconda lettura. Nella prima (3 Gv ,5-8) si parla di ospitalità gratuita fatta in nome del Signore Gesù Cristo.
La gratuità è alla base di ogni azione che parta dal cuore di Dio e dal cuore di qualsiasi uomo che si lascia illuminare da Lui.
Di gratuità  e di amore si parla anche nel vangelo contrapposti allo spirito del mondo che agisce sempre per un proprio tornaconto.
Nel caso del giudice iniquo e delle giuste richieste della vedova, la molla dell'agire del primo sicuramente non è l'amore ma un desiderio di sbarazzarsi prima possibile di una persona scomoda che disturba il suo normale e  gaudente tran tran.
Il giudice iniquo quindi fa giustizia e accorda alla vedova quanto gli viene chiesto, come peraltro è suo preciso e specifico dovere.
L'orfano e la vedova erano tenuti in grande considerazione nella società ebraica come aveva prescritto Mosè.
La vedova quindi vede esauditi i suoi desideri, trova risposta alle sue richieste di aiuto e di giustizia con la sua insistenza, perseveranza nella richiesta a chi non è Dio, ma un uomo che si stava comportando ingiustamente.
Nel racconto parabola, per antitesi, si aggiunge un altro personaggio, Dio, che sicuramente non si può paragonare ad un giudice ingiusto che fa i suoi comodi e non risponde alle nostre preghiere, anzi.
Da quello che troviamo scritto pare che Lui non solo risponde alle preghiere dei suoi eletti che a Lui si rivolgono giorno e notte, ma  le esaudisce prontamente.
Cosa che non sembra accadere , perchè a volte passano anni prima che la nostra preghiera sia esaudita, oppure non ne vediamo il frutto se non dopo la morte.
C'è quindi qualcosa che non funziona nella nostra esperienza di Dio.
Io credo che il Vangelo sia uno scrigno pieno di perle preziose e che quelle che a prima vista sembrano le più scadenti, con il tempo si rivelano le più pregiate.
Quindi che la nostra preghiera venga esaudita prima ancora che la formuliamo sono certa.
So che in questo momento, lo credo fermamente, che Dio è all'opera per farmi giustizia e che non mi rimanderà a mani vuote.
Ma come per ogni cosa che decidiamo di fare per un altro abbiamo bisogno di un tempo, così Dio, non perchè non sia capace di fare magie, ma perchè ciò che poi ci dona siamo in grado di apprezzarlo, usarlo nel migliore dei modi.
In fondo il nostro rapporto con Lui è come una scuola, dove se non ti impegni non impari nulla e rimani una capra per tutta la vita.
Il maestro, il professore ogni giorno s'impegna a spiegare, correggere i compiti assegnati, ma solo alla fine degli studi noi potremo con quel bagaglio affrontare la vita, il lavoro ecc ecc.
Ciò che muove Dio è l'amore e tutto quello che fa è per il nostro bene.
A noi il compito di essere attenti alla sua parola, fare domande, impegnarci sempre, senza saltare neanche una lezione, perchè alla fine possiamo riconoscere che la Sua giustizia è anche la nostra giustizia, perchè Dio fa bene ogni cosa.

venerdì 16 novembre 2018

"Camminate nell'amore"(2Gv 1,6)



Meditazione sulla liturgia di
venerdì della XXXII settimana TO 

"Camminate nell'amore"(2Gv 1,6)

" Dove sarà il cadavere, là si raduneranno gli avvoltoi" (Lc17,37)

Delle letture di oggi, la prima mi conforta, perché è soffusa di speranza per chi cammina nell'amore, per chi segue Cristo.
Ma il vangelo è minaccioso, perché presenta il conto a quelli che magari hanno letto distrattamente la lettera di Giovanni e non hanno preso sul serio quello che c'è scritto.
Il fatto è che Gesù ha parlato prima di Giovanni, e che, se Giovanni parla come parla, è perché ha fatto esperienza dell'amore del maestro, della sua passione per l'uomo, per la sua infaticabile testimonianza di ciò che è buono, bello, vivificante per la sua creatura.
Per paura di non essere frainteso, si è incarnato, è diventato uno di noi e ci ha mostrato la strada per sopravvivere alla più grande delle catastrofi: la morte.
Giovanni, non fa altro che continuare il discorso del maestro, illuminato dallo Spirito che, non dimentichiamolo, non ci salta, non tocca solo i santi, ma anche e soprattutto gli ignoranti, i  consapevoli di esserlo, i peccatori, i bisognosi di Dio.
Così Gesù presenta il conto e dice come vanno a finire quelli che non hanno ascoltato la sua parola, non hanno osservato il grande comandamento.
Se anche le letture sono ravvicinate a tal punto che sembra non ci sia tempo per ammortizzare la mazzata del castigo finale, dobbiamo pensare che Giovanni , il discepolo che Gesù amava, quello che con Maria stava sotto la croce, che l'accolse in casa sua, non ha fatto altro che dire con convinzione ciò che aveva imparato frequentando il maestro e sua madre, ripieno di Spirito santo.
Certo a noi pensiamo che tutto questo non ci possa capitare, cioè di vivere alla sequela di Cristo, di seguirlo sulla strada del Calvario, di assistere alla sua morte e resurrezione. 
Pensiamo che Giovanni è stato fortunato e ha fatto esperienze che a noi sono negate.
Eppure Gesù continua a rivolgersi ad ognuno di noi, perchè è risorto e vive  nella sua Chiesa e ci parla ogni giorno, ogni momento della vita perchè ci ha scelti, perchè ci ama, perchè continua ad effondere il Suo Spirito su di noi, testardi ciechi e impauriti.
La morte fa paura a tutti, anche quando diciamo di desiderarla e umanamente cerchiamo tutti i rimedi possibili per evitarla o procrastinarla.
Vorremmo essere noi a decidere il quando e il come, ma chi ci ha dato la vita nel tempo che credeva opportuno, così ce la può togliere all'improvviso.
Per questo ci avverte di tenerci pronti ad accogliere il dono, perché di dono si tratta quando sei sottratto ad una realtà corruttibile per entrare nell' incorruttibilità dell'amore di Dio.
Gesù ci avverte, Giovanni ci rassicura, tanti testimoni ci hanno mostrato le meraviglie dell'intimità con il nostro Creatore.
Sono passati 2000 anni e il cielo brillano stelle più luminose di quelle create da Dio per illuminare la notte.
Sono i suoi testimoni, i santi che riflettono la luce di Dio perché si specchiano in Lui.
Man mano che procediamo la parola di Dio diventa più credibile, più comprensibile , più praticabile per via dei suoi santi e testimoni della fede.
 Così confortati facciamo in modo che la morte ci trovi vivi e che gli avvoltoi vadano a saziarsi da un'altra parte.

sabato 10 novembre 2018

" Non potete servire Dio e la ricchezza."(Lc 16,13)




" Non potete servire Dio e la ricchezza."(Lc 16,13)

Siamo tutti amministratori disonesti Signore, chi più chi meno.
Questa parola ci colpisce specialmente se ci troviamo nello stato di bisogno, se siamo poveri, se siamo vecchi e malati, se siamo soli abbandonati dagli uomini e a volte, perdonami, anche da te.
Cosa offrirti o Dio, di cosa dobbiamo spogliarci quando la nostra vita scorre ai margini delle strade percorse dagli uomini, invisibili anche ai nostri stessi famigliari, senza amici, senza neanche la possibilità di spostarci fuori del nostro angusto rifugio?
Tu dici che dobbiamo farci gli amici con la disonesta ricchezza, con tutto ciò che non ci appartiene, vale a dire la vita che ci hai donato con questo corpo mortale a cui tu hai promesso l'immortalità
Questo mistero è grande e il mio pensiero si smarrisce pensando alla fine di tutto ciò che mi chiami a restituire prima del tempo.
Tu sei la mia ricchezza Signore, l'unica vera, insostituibile ricchezza.
So che  tu mi aiuterai a non dimenticare tanti tuoi benefici e a comunicare agli altri che tu sei con noi oggi, domani, sempre.
È l'unica cosa che non ci chiami a riconsegnare.
Anzi da sempre quel pane benedetto e spezzato ci torna moltiplicato, se custodito nel forziere del tuo Amore.

giovedì 8 novembre 2018

"Ho trovato la pecora, quella che era perduta"(Lc 15,6)



Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della XXXI settimana del TO anno dispari

"Ho trovato la pecora, quella che era perduta"(Lc 15,6)

Tu Signore sei sempre in cerca dei tuoi figli che vanno scappando da tutte le parti, che pur amando i pascoli erbosi s'illudono di trovarne migliori e a minor prezzo.
Il tuo ovile ci sta un po' stretto perché vorremmo stare più larghi, comodi e non doverci ogni giorno scontrare con le esigenze e le pretese dei nostri fratelli.
Una casa tutta per noi dove possiamo fare quello che più ci piace, senza controlli e controindicazioni, una casa dove il nostro diritto ha la meglio sul bisogno degli altri. 
Vivere gomito a gomito non è per niente bello, condividere quello che hai, difficile, sopportare oltre al tuo odore anche quello che emanano le altre pecore, insopportabile.
E' naturale che la convivenza ci dia dei problemi dai quali vogilamo scappare e per questo ci perdiamo.
Ognuno di noi, la maggior parte, sogna una casa per conto suo, una villetta con un piccolo giardino, dove si può fare rumore e nessuno si arrabbia.
Giovanni, quando cominciò a crescere mi disse che preferiva andare a stare dall'altra nonna, perché nella mia casa non ci si poteva fare rumore e c'erano troppe curve(regole) e poi io avevo una piccola televisione, mentre nonna Rita aveva uno schermo megagalattico con pure la Play Station.
Giovanni, che fino all'anno prima mi aveva detto che gli davo il paradiso !
Ripenso a quanto mi fecero male le sue parole e posso pensare a quanto tu soffri per le nostre defezioni, soffri per chi si allontana ..
I figli che hai generato, che hai amato prima di dar loro la vita, i figli per cui sei morto, i figli, carne della tua carne, ossa delle tue ossa.
Anche se Giovanni lo amo come e più forse di mio figlio, certo  non l'ho partorito io e poi è un bambino che ha scelto un'altra casa dove c'è chi lo guarda e ha cura di lui.
Ma noi Signore, se ci allontaniamo, non sappiamo a cosa andiamo incontro e ci perdiamo e ci facciamo male, perciò tu ci vieni a cercare, anche a costo di lasciare le altre 99 pecore chiuse dentro l'ovile.
Ricordo quanto mi fecero bene le parole di un sacerdote a cui confidai la mia pena per l'irriconoscenza del piccolo Giovanni, quando mi disse che noi siamo il campo base, il luogo dove si prende l'equipaggiamento per partire e dove si torna se si è in panne.
E così è avvenuto, ogni volta che Giovanni aveva bisogno di essere consolato, rassicurato.
Molti non sanno che tu sei il campo base, molti dimenticano dove trovare gli strumenti per il viaggio, molti addirittura lo ignorano.
Per questo ti metti in cammino e ci cerchi, per prenderci in braccio e farci sentire il tuo cuore che batte per noi.

mercoledì 7 novembre 2018

Discepoli



"Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo".(Lc 14,27)

Il discepolo è colui che impara dal maestro.
Il maestro porta alla conoscenza di ciò che uno ignora.
Gesù è venuto a parlarci, a mostrarci, a testimoniarci l'amore del Padre.
Gesù è la strada che porta a Dio.
Mettere Gesù al primo posto e anteporlo a qualsiasi pensiero, desiderio, azione, e fidarsi di lui, e seguirlo fin dove è impensabile per la mente umana, è la follia della croce che redime e salva il mondo, è la porta stretta che ti apre all'Oltre, al totalmente Altro, all'amore infinito, eterno, misericordioso, fedele di Dio.
Mettere Gesù al primo posto è la stessa cosa che mettere Dio al primo posto?
Me lo chiedo questa mattina, mentre scrivo e medito la Parola.
Quando parlo di Gesù penso più ad un uomo che a Dio.
Del resto Gesù stesso, quando parla, rimanda sempre al Padre, dirige i nostri occhi, la nostra mente, il nostro cuore al Padre che lo ha mandato.
Gesù se chiede attenzione, sequela, scelte irrevocabili, dolorose, difficili, addirittura scandalose, se parla di sé come “la testata d'angolo di una costruzione”, se dice “Io sono la via, la verità, la vita” è perché ha sempre davanti agli occhi la missione da compiere, che è quella di riportare a casa i figli che con il peccato originale si sono allontanati dalla casa dove sono nati e si sono persi per il mondo.
Gesù è venuto a portarci la vita, quella vita che viene meno ogni volta che interrompiamo il flusso d'amore che sgorga da Dio.
Dio è amore, Dio è l'acqua pura, zampillante da ogni cuore visitato da lui, da ogni cuore aperto al bisogno dell'altro.
Gesù è la via che porta al Padre, ma anche l'unica verità che non delude, che supera le barriere del tempo e dello spazio, è la vita che ci viene data attraverso il suo corpo e la sua parola.
La vita viene a noi, quando decidiamo di metterla a servizio di Gesù, di non anteporla lui, ma di perderla per lui.
Le parole del Vangelo sono esigenti, incomprensibili, se non si fa esperienza di Gesù, della storia come unico luogo di incontro con l'amore di Dio.
Cercare Dio nei libri, nelle straordinarie manifestazioni di potenza, di grandezza, di gloria, nei ragionamenti teologici, non serve se non a constatare l'impossibilità di una relazione con lui.
Perché è facile ammettere che Dio esiste, che c'è qualcuno al di sopra di noi, più grande, intelligente, potente ...
Ma quand'anche riusciamo a fare nostro questo pensiero di creaturalità, di limite, certo non troviamo ciò che ci serve per accettare, superare il limite, per dare un senso alla nostra vita, per uscire dalla noia, dalla tristezza, della delusione, dalla rabbia, da tutti quei sentimenti che ci rendono la vita impossibile, sentimenti che ci portano alla morte.
Un Dio lontano è un Dio che non serve all'uomo, perché la vita è piena di problemi e l'uomo sente forte il bisogno di qualcuno che lo aiuti a non esserne sommerso e a superarli.
Meraviglioso è scoprire ogni giorno la sua presenza, il Dio con noi che porta la nostra tenda, che ha trasformato il nostro corpo in un santuario dove lui abita.
Straordinario questo Dio con noi che ci chiede di mettere il suo giogo perché solo lui sa dove mettere i piedi, sa dove dobbiamo arrivare.
Che questa certezza non mi abbandoni mai, che il giogo non pesi più di tanto, che con gioia ogni giorno io possa dirgli di sì, con la certezza che è l'unica sottomissione che mi rende libera.
"Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi, io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi. Il mio giogo è leggero."
Il tuo giogo è leggero, Signore, è vero.
Tutti gli altri gioghi sono diventati per me insostenibili, anche se non riesco a liberarmene.
Ogni volta che ci riesco, sento la forza liberante della tua parola, della tua amicizia, della tua misericordia, della tua presenza, della forza che mette le ali ai miei limiti che tu assumi su di te.
Non ho rimpianti Signore e di questo voglio ringraziarti.
Non rimpiango la passeggiate che non ho fatto, non rimpiango i luoghi che non ho visitato, non rimpiango ciò che non ho più.
Rimpiango le occasioni perdute per amare di più e meglio, rimpiango il fatto che per tanto tempo ho voluto camminare senza giogo, senza che mi portasse qualcuno, nella continua frustrazione di sbagliare strada, nella ricerca continua però della strada giusta da percorrere da sola, della meta da raggiungere da sola.
Ho cercato le strade in vista di mete che mi deludevano ogni volta che le raggiungevo.
Sono stata una cercatrice di strade prima di tutto, adattando le le mete che mutavano nel tempo a seconda delle situazioni che stavo vivendo.
Mi sono specializzata in percorsi adattabili ad ogni obiettivo.
Poi è arrivata la malattia di mio fratello.
Quando Nuccio si ammalò pensai che avesse bisogno di esperienza per muoversi nel campo della sanità.
Ma lui era malato perso.
Allora pensai che aveva bisogno di di qualcuno che gli stesse accanto, che si prendesse cura di lui.
Non potendo essere sempre presente al suo capezzale mi misi a fare collette per pagare un'infermiera per la notte.
Ma il suo bisogno era un altro e quando ne presi coscienza mi detti da fare per soddisfarlo.
Aveva bisogno di te, Signore.
A me non interessava credere, ma era importante esaudire il suo desiderio, per renderlo felice.
Io non ti conoscevo, lui si.
Ho pensato che poteva fargli piacere.
Ricordo quel giorno.
Quando ci misi a trovare un prete disposto a portargli la comunione!
Così sei arrivato e io mi sono commossa.
Ho sentito un brivido attraversarmi la schiena, ho percepito una presenza, ma dovevo ancora toccare il fondo…

martedì 6 novembre 2018

“Venite, è pronto”(Lc 14,17)



 “Venite, è pronto”(Lc 14,17)

Tu Signore oggi ci inviti, siamo gli operai dell'ultima ora, quelli che hai preso dai crocicchi delle strade, zoppi, ciechi, muti, sordi... Quanto tempo hai bussato alla mia porta!
Ma io non ti ho aperto perché non ti conoscevo, avevo tante cose da fare, tanti obiettivi da perseguire, tanti sogni da realizzare, non potevo permettermi di perdere tempo con uno sconosciuto.
Fin quando i sogni si sono retti in piedi, fino a quando il mio "volere è potere" mi ha garantito qualche effimero successo, non ho pensato di aver bisogno di te, perché bastavo a me stessa e la vita mi aveva insegnato che per esistere per gli altri dovevo compiacere, servire, essere brava, molto brava a cercare soluzioni per uscire dal panne e per insegnare a chi ne aveva bisogno  i trucchi che semplificano la vita.
Non ti ho aperto, non ti ho fatto entrare, ero troppo piena di me, perché tu trovassi uno spazio nel mio cuore di pietra.
La mia terra si era indurita, incapace di produrre fiori e frutti, per questo cercavo nella gratitudine degli altri quel nutrimento di cui avevo bisogno per restare in vita.
Signore questa mattina, leggendo il vangelo ho pensato che nella mia vita ho fatto tutto a rovescio, allontanandomi dalla fonte della vita, cercando il plauso delle persone, e fuggendo lontano da me stessa, dalla terra che tu mi avevi dato e cercando lontano ciò che avrei trovato se avessi scavato vicino, dentro.
Tu mi dici che mi riporterai nella mia terra, la terra che hai dato ai nostri padri, che cambierai il mio cuore di pietra in cuore di carne, perché possa tornare in vita e battere per te che sei il mio sposo e per tutti quelli per i quali ti sei sacrificato.
Penso a ieri sera quando Gianni mi ha portato l'Eucaristia, un frammento dell'ostia spezzata dal sacerdote nella consacrazione. 
I margini irregolari e la forma imperfetta, il pezzo di un corpo donato per amore mi ha fatto trasalire e commuovere e non solo.
Mi è sembrato in quel momento di avere di fronte te crocifisso, le tue piaghe e le spine e la lancia e gli sputi e gli oltraggi, tutto mi è comparso davanti mentre guardavo la sacra particola che mi mostrava il prezzo del nostro riscatto.
Mi guardavi e mi chiedevi di fare altrettanto.
"Fate questo in memoria di me".
Pensavo a questo periodo così burrascoso, alla devastazione del mio corpo, alle tempeste che si agitano nella mia mente  e nel mio cuore e mi sentivo fortemente chiamata in causa.
La paura ti gela le vene, ti paralizza le ossa e io non faccio che chiederti aiuto, pietà, misericordia, perché nessuno o nessuna cosa mi tolga la mia gioia.
Voglio morire cantando a te un inno di lode, voglio sentirmi da te amata fino all'ultimo respiro.
Oggi mi rinnovi l'invito. 
Non posso venire al tuo banchetto, ma tu non ti formalizzi e ti sposti e vieni a casa mia. 
Ti presenti sempre in modo imprevedibile e nuovo, come un re o un mendicante, ma sempre in  cerca dell'uomo per comunicargli il tuo amore.
Ti aspetto  o mio Signore, non tardare. 





lunedì 5 novembre 2018

" Non agite per vanagloria"(Fil 2,3)



Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXXI settimana del TO


" Non agite per vanagloria"(Fil 2,3)

Le letture di oggi ci parlano  di amore, dell'amore che non aspetta il ricambio.
Quando invitate qualcuno, dice Gesù, non invitate quelli che poi possono invitarvi a loro volta per affetto o per dovere, ma invitate zoppi, ciechi,storpi, tutti quelli che in cambio non hanno niente da darvi se non la loro presenza.
Ricordo una volta, l'ennesima che mi lamentavo con mio marito, perché, quando mangiava quello che gli avevo preparato, con fatica, con passione, con amore, sottraendo il tempo  ad altre faccende, non mi diceva mai grazie, né mostrava gradimento alcuno, né diceva se gli piaceva, non gli piaceva, se il cibo era migliore  o peggiore del giorno precedente.
Niente. 
Silenzio assoluto.
A volte pensavo che, anche se fosse stata spazzatura, lui l'avrebbe mangiata, lo stesso, come accadde quando in montagna lo trovammo con la testa dentro il contenitore degli avanzi destinati ai cani.
Ma Gianni è sempre stato così: se una cosa è buona la divora, perché gli piace, se fa schifo la mangia veloce, così finisce prima.
Un giorno mi venne in mente che non potevo passare il mio tempo ad aspettare che mi ringraziasse, così ho pregato.
"Grazie Signore perché mi dai chi mangia le cose che cucino, perché mi fai vivere nell'attesa che qualcuno ritorni, grazie perché dai un senso alla mia fatica".
Con la gratitudine avevo già fatto un percorso lungo e doloroso, tutto il tempo che i rapporti con mio fratello si deteriorarono a causa dei grazie che non mi diceva, quando gli portavo il regalo per il suo compleanno.
La cosa arrivò a pesarmi a tal punto che smisi di fargli gli auguri il 5 gennaio, data della sua nascita, e da allora smisi anche di frequentare la sua casa come del resto già aveva cominciato a fare lui con la mia.
Fu proprio quell'esperienza di non risposte che in un primo tempo ci inaridì il cuore, ma poi arrivò il Signore grande e misericordioso, a caricarci sul suo giumento.
Quando si ammalò in modo irreversibile, Gesù si prese cura di lui e, attraverso di lui, curò anche me.
L'ultima cosa che mio fratello comprò, nell'ultima sua uscita, fu una sedia per farmi stare più comoda, quando l'andavo a trovare.
Pian piano capii che il mio dono era lo stargli accanto, senza aspettare i suoi grazie.
Fu il periodo più bello in cui ci ritrovammo a raccontarci la nostra storia comune, interrotto purtroppo dalla sua morte prematura.
Ma il 5 gennaio dell'anno dopo fu proprio l'esigenza di cercare una sedia per sedermi che mi aprì le porte di una chiesa. 
Mio fratello, nella sua malattia che lo convertì al Signore, aveva capito che avevo bisogno di incontrare il Signore, di sentire il Suo abbraccio mentre seduta ascoltavo la  Sua  voce.
Dal cielo  mi aveva mandato il suo "grazie"   nella notte dell'Epifania, mettendomi in braccio Gesù.
Le letture che oggi la liturgia ci propone mi ricordano episodi della mia vita che non avrei apprezzato se non mi fossi messa a sedere, perché anche io, dopo aver ascoltato la sua Parola, mangiassi di quei pani e di quei pesci che Gesù moltiplicò per le folle che lo seguivano.


domenica 4 novembre 2018

L'abbraccio


"Amerai il tuo prossimo come te stesso" (Mc 12,31)
Noi non ne siamo capaci, Signore, lo sai.
Il nostro piccolo pezzo di legno a cui inchiodare il nostro abbraccio agli uomini, ai fratelli, ai bisognosi è tanto troppo piccolo e tu solo puoi compiere il miracolo di trasformarlo e farlo coincidere con il tuo.
Sembra impresa impossibile.
Come possiamo seguirti Signore se il nostro è un amore così limitato, se abbiamo braccia corte e anchilosate, se a malapena riusciamo a provvedere a noi stessi?
Ma tu sei un Dio ricco di misericordia, grande nell'amore, onnipotente e santo.
Ti voglio lodare, benedire e ringraziare ogni momento della mia vita, voglio guardare a te che ti sei caricato sopra le spalle tutti i nostri peccati, a te che sali sulla santa montagna e ci chiami a fare lo stesso per rinascere a vita nuova.

Tu ci hai detto: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Lc 9, 23).
Per seguire te, Gesù, bisogna caricarsi sopra le spalle il nostro piccolo pezzo di legno, il nostro piccolo amore, la nostra incapacità di amare e confidare in Te, guardare Te, diventare una cosa sola con Te, rimanere in Te.

"Qual è il più grande comandamento?” ti chiede lo scriba.
Non è un caso che il comandamento cominci con un invito ad ascoltare.
Ascoltare è un'esigenza, perchè se non tieni le orecchie aperte sì che la Parola non si fermi alla bocca ma arrivi alla testa e al cuore, non saremo mai capaci di obbedirti Signore, di fare la tua volontà, di accoglierla, anche se ci sono momenti che non la capiamo.
Tu sei il Signore, non ci sia altro Dio al di fuori di Te.
Tu Signore mio Dio hai fatto il cielo e la terra, tu mi hai creato con un atto di amore, tu Signore hai desiderato comunicarmi ciò che è tuo, tu hai deciso di farmi partecipe della tua gioia.
Signore, non permettere che mi costruisca idoli che non parlano, che non rispondono, che non si prendono cura di noi.
Non permettere che mi separi mai dal tuo amore, aiutami a perseverare nella santa battaglia, certa che tu sei con me sempre, perchè il mio pezzo di legno l'ho innestato al tuo, le mie braccia alle tue, perchè tu Signore possa operare attraverso anche la mia sofferenza.
Questa mattina ti presento queste braccia sollevate in alto per chiederti aiuto, pietà e misericordia.
Dovrò affrontare giganti paurosi, attraversare acque putride e stagnanti, respingere l'ennesimo attacco del nemico: la paura.
Fa' che i miei pensieri non vadano lontano, che io resti al tuo fianco nel sacrificio per tutti quelli a cui tu vuoi dare la vita.
Il mio prossimo oggi lo vedo in te Signore.
Tu sei in questo momento la persona più vicina al mio cuore insieme a tua madre. In te e in lei trovo tutti quelli che tu ami e per cui bisogna pregare, offrire e soffrire.
Insieme Signore so che la fatica non sarà vana, che tu mi immergerai nel tuo sangue preziosissimo e mi farai strumento di salvezza.
Mi porterai a lodarti benedirti e ringraziarti attraverso la prova, la tribolazione, la persecuzione, mi porterai a ripetere con più forza: " Gesù è il Signore!”
Credo che tu non mi lascerai mai sola in questa battaglia, credo che non io ma tu opererai cose grandi nella mia vita.
Tu solo puoi darmi la capacità di amarti come tu ci ami, il coraggio di affrontare il pericolo senza smarrirmi, la forza di respingere le più grandi tentazioni, la gioia senza fine di appartenerti.
Il braccio della croce verticale non può salvare l'uomo se manca il braccio orizzontale, a cui tu Signore hai inchiodato il tuo abbraccio a tutta l'umanità, un abbraccio che anch'io Signore vorrei portare ad ogni fratello, specie a quelli che amo di meno.
Tu Gesù mi renderai capace di tutto questo, lo so, ce l'hai detto, perchè con il Battesimo ho rinunciato a Satana e a tutte le sue seduzioni.
Maria,madre, sorella, amica, continua a sussurrarmi il Magnigicat che con te ogni giorno vorrei poter liberamente e gioiosamente cantare a Dio.
Vieni Spirito Santo, vieni per Maria!

sabato 3 novembre 2018

" Chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14, 11)



Meditazione sulla liturgia di
sabato della XXX settimana del TO

" Chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14, 11)

Gesù non ritenne un tesoro geloso essere figlio di Dio, ma mortificò se stesso, si abbassò per farci risalire dalla fossa della morte.
Il suo esempio ci guidi a entrare nella verità del vangelo.
Il senso è che non noi ci dobbiamo ritenere superiori agli altri, né occupare i primi posti, quando siamo invitati ( la Messa, la vita), perché solo chi ci invita( Dio) conosce il valore di ognuno e ci darà il posto che ci spetta a tempo opportuno.
Nel mondo purtroppo non succede che la stima e l'onore vengano dati a chi veramente se li merita, perché spesso il cuore dell'uomo è portato ad esaltare ciò che gli fa più comodo e a dare valore alle persone in vista di un tornaconto personale.
Solo Dio conosce i nostri meriti, se ne abbiamo, il nostro cuore e le nostre intenzioni e solo Lui può farci avanzare tra i primi se ne siamo degni.
C'è quindi il nostro giudizio, il giudizio del mondo e quello di Dio.
Noi uomini siamo spesso giudici incompetenti e interessati, per cui lasciamo che Dio ci dia il posto che ha scelto per noi, che, senza merito, occupiamo nel suo cuore.
Questa mattina mi  mi sono persa nella contemplazione del suo amore.
Ogni cosa che leggevo mi riportava a quanto noi valiamo per lui, quanto siamo importanti, quanto ha fatto per donarci la sua e non la nostra gloria.
Mi ha fatto molto riflettere il pensiero che se non ci avesse amato non ci avrebbe neanche creato.
"Io sono preziosa ai tuoi occhi" pregavo, "tu mi hai creato, sono tua, hai dato tutto per me."
"Chi si vanta si vanti nel Signore", mi veniva da dire, riprendendo le parole della Scrittura.
E così, meditando sulla presunzione, ho pensato cosa era giusto fare e pensare, ma ho riflettuto su quanto mi sia difficile mettere in pratica il vangelo.
"Gareggiate nello stimarvi a vicenda" è scritto.
Certo che a prendere istruzioni da questo manuale di lunga vita, vita eterna addirittura, sembra facile ma non lo è affatto, perché spesso mi ritrovo a considerarmi migliore di qualcun altro, nonostante mi impegni a vivere la Parola, a farla scendere nelle mie più intime fibre, perché mi nutra e mi tenga in vita.
Mi riconosco peccatrice e faccio il male che non voglio pur desiderando e conoscendo il bene.
Per questo invoco lo Spirito Santo perché scenda con potenza sulle mie relazioni e le abiti.
Chiedo a Maria di insegnarmi la sua umiltà perché possa dire che in me grandi cose ha fatto l'Onnipotente e che senza di Lui non posso fare nulla.


giovedì 1 novembre 2018

"Noi fin d'ora siamo figli di Dio"(1Gv 3,2)

VOLTO SANTO di Manoppello (Pe)


1 novembre
OGNISSANTI

"Noi fin d'ora siamo figli di Dio"(1Gv 3,2)

Mi chiedo se e fino a che punto abbiamo questa consapevolezza, noi che ci proclamiamo cristiani, noi che andiamo magari a messa non solo le feste comandate.
Quanto crediamo a questa verità di fede che Gesù è venuto a ricordarci?
Il popolo ebraico sapeva di essere stato generato da Dio, che quindi Dio è il Creatore e Signore di tutta la terra, ma a quanto pare poi non si comportava in modo consequenziale.
Doveva venire Gesù per mostrarci cosa significa essere figli, cosa comporta e che vantaggio ne consegue.
Certo che, se guardiamo intorno a noi e dentro di noi, quando non siamo in pace con noi stessi e di conseguenza con Dio e con gli uomini, l'essere figli di Dio non fa la differenza.
Leggo a proposito del vedere nella lettera di Giovanni(1 Gv 3,1-3) che "Ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sapiamo però che quando si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come egli è".
Penso a quanta fatica faccio a leggere ora che ho un occhio fuori d'uso, un occhio che mi impedisce di vedere ciò che mi circonda con chiarezza.
Rimane sempre una parte oscura e mi aspetto che almeno dopo, quando cammineremo sui prati del cielo, potrò non avrò questi problemi e sicuramente non mi sarà negata la gioia di specchiarmi in Dio, che con la sua luce mi manifesterà completamente cosa significa essere sua figlia.
Sarò uno specchio immacolato, privo di qualsiasi impurità, sì che quello che accadde agli angeli e poi ai santi accadrà a me, ad ogni uomo che ripone la sua fiducia in Lui da subito, da qui, anche se non vediamo, non sentiamo, non tocchiamo.
Dio è la nostra ultima e sicura speranza, senza di Lui la morte ci porterebbe via negli abissi delle tenebre e del nulla.
Da piccola non mi specchiavo mai, non ne sentivo l'esigenza, forse perché gli specchi non c'erano o erano posti in luoghi difficilmente accessibili.
Poi sentii il bisogno di specchiarmi, ma ero grande, quando mi accorsi che c'era chi mi guardava.
Certo che non pensavo a Dio, quando mi facevo la messimpiega o indossavo un vestito nuovo.
Il suo sguardo mi ha sempre fatto paura perché immaginavo stesse spiando le mie mosse per cogliermi in fallo.
Sono vissuta sotto il suo sguardo inquisitore gran parte della mia vita credendo che per piacergli dovevo fare ciò che mi pesava, che non capivo, che non mi rendeva felice, che mi complicava la vita.
Non so quando incrociai il suo sguardo, forse a Manoppello, dove è esposto il velo che era stato poggiato sul suo volto prima di avvolgerlo nel sacro lenzuolo della Sindone.
Rimasi disorientata, ricordo, perché mi aspettavo una faccia diversa, connotati perfetti e tutto quello che l'iconografia più recente mi avevano portato a immaginare.
Vero uomo, gli avevano strappato la barba, conficcato sulla testa una corona di spine, lo avevano flagellato prima di crocifiggerlo.
Come poteva essere bello il volto di chi ha subito tutto il peggio che può capitare ad un uomo?
Calci, pugni, sberleffi, una morte a piccole dosi sarebbe da dire, ma le dosi erano colme, traboccanti di odio e di ingratitudine.
Perciò quella faccia livida, gonfia, violata.
Noi vedremo Dio come egli è quando verrà la nostra festa.
Specchi dell'immutabile amore, specchi che servono a immillare la luce per tutto il creato.
Questa mattina un santo sacerdote ha commentato il vangelo delle beatitudini, donandoci uno squarcio di luce che su di Lui da tempo si riflette e aumenta quanto più passano gli anni.
La beatitudine è quando sai che c'è chi ti asciuga le lacrime, chi ti fa giustizia, chi ti premia perché hai fiducia in Lui.
La beatitudine poggia sulla speranza che solo Lui ci può togliere calci, sputi, persecuzioni, rifiuti, oppressioni, solo Lui può donarci tutto ciò che abbiamo perso credendoci padroni del nostro destino.
Lo sguardo di Gesù nel Sacro Volto di Manoppello fa pensare, perché lo sguardo è sguardo di amore, di pace, di stupore e di gratitudine, di tutto quello che noi vorremmo da chi ci sta di fronte.
Gesù è la nostra pace e oggi voglio pensare e meditare sul fatto che se qui ne vediamo i tratti del volto deformati, lo sguardo in cui ci specchiamo è lo sguardo di Dio che non giudica ma ama e perdona sempre.

lunedì 29 ottobre 2018

Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?



Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXX settimana del Tempo ordinario 

VANGELO (Lc 13,10-17)
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.
Parola del Signore

Dio non guarda il calendario, non conosce riposo, non va in ferie.
Come una madre è disponibile ogni momento per i bisogni dei suoi figli di notte e di giorno, quando sono vicini e di più quando sono lontani.
Così Dio è continuamente all'opera perché i suoi figli non muoiano staccati da Lui.
La madre non conosce riposo e specie la domenica, lavora di più, perché invita i suoi figli e prepara loro vivande più elaborate, squisite che presuppongono una fatica maggiore dei giorni feriali.
La madre, quando la domenica imbandisce la tavola, è felice, soddisfatta, anche se si è svegliata all'alba per accendere il fuoco, per preparare in tempo tutto ciò che serve per il banchetto domenicale.
Qualcosa lo ha preparato anche dal giorno prima.
Questo comportamento umano che noi riscontriamo in molte famiglie italiane, dove ci sono figli sposati e nipoti, per le quali la domenica è considerato il giorno in cui si va a mangiare a casa dei genitori.
Dio non è un genitore qualunque, ma un padre speciale, per cui provvede non solo al cibo, ma anche a rimettere in piedi, permettere di camminare, guarire quelli che per qualche motivo non possono aderire all'invito, non possono partecipare alla mensa comune.
Tante malattie ci impediscono di godere appieno dell'amore del Padre e a questo Dio pone rimedio.
Oggi è la volta della donna curva, rigida in una posizione.
La posizione curva impedisce di incrociare lo sguardo di chi ti sta davanti, ti fa guardare la terra e non il cielo.
La rigidità ti impedisce di modificare il tuo rapporto con la realtà che ti circonda, ti impedisce di essere libero nel movimento, libero di servire, libero di rispondere alla chiamata.
Rigidità è la paralisi del pensiero, è la chiusura del cuore, è l'impedimento, l'ostacolo ad accogliere la novità dello Spirito che ci fa gridare “Abbà Padre!".
Gesù guarisce questa donna, perché vuole farla partecipe di tutto ciò che è già pronto per ognuno di noi.
Vuole, specie il giorno di sabato, la nostra domenica, invitarci a stare con Lui per celebrare insieme la Pasqua.
Solo chi è libero da malattie può servire, perciò Gesù guarisce i malati.
Ma non tutti hanno questo privilegio.
Perché?
Il miracolo era solo un segno per evangelizzare non uno strumento per farsi pubblicità.
Perciò non tutti furono guariti.
Oggi che Gesù è salito al cielo e ci ha lasciato il suo Spirito, bisogna pregarlo incessantemente attraverso i suoi intermediari, i santi, per avere qualche speranza.
La maggior parte delle persone non viene guarita dalle malattie e tutti muoiono, anche i miracolati.
Come deve intendersi oggi il miracolo?
C'è un modo diverso dell'agire di Dio?
Io non credo.
Perché la sua Parola, il suo Spirito sono qui, in mezzo a noi e noi possiamo accedervi quando e come vogliamo.
Per quanto mi riguarda, la malattia mi ha aperto gli occhi alla mia miseria, al mio limite, alla mia inadeguatezza, alla mia impotenza, al mio bisogno di cercare oltre il senso di un destino che sembrava di morte.
Il dolore è stato e continua ad essere uno strumento per incontrare il Signore, per apprezzare quello che davo per scontato, per capire cosa effettivamente serve nella vita.

domenica 28 ottobre 2018

" Va' la tua fede ti ha salvato"(Mc 10,52)



Meditazioni sulla liturgia di
domenica della XXX settimana del TO anno B

" Va' la tua fede ti ha salvato"(Mc 10,52)

Così vorrei oggi sentirmi dire da Gesù, le stesse parole che rivolse a Bartimeo, il cieco che chiedeva l'elemosina ai bordi della strada su cui sarebbe passato.
Anche io sono su quella strada e voglio incontrarlo, voglio che mi guarisca, nonostante in tanti mi vogliono tappare la bocca, intimidirmi, mettermi da parte per evitare che ritardi o offuschi la fama, il trionfo del Salvatore.
Io so che si fermerà, anche se ha, vero uomo, il cuore in subbuglio, per la prova di cui solo lui conosce il peso.
Ma quando hai Dio nel cuore, quando sei intimamente connesso a Lui, non ti chiudi in te stesso pensando solo ai tuoi problemi, ma ti apri all'altro, tieni aperti gli occhi, le orecchie e il cuore a qualsiasi grido di aiuto.

Chi di noi , quando è oppresso da gravi pensieri, da tristi presagi, quando si trova ad affrontare una prova difficile, ha modo e tempo e testa e tutto il resto per prestare ascolto ad uno che ti chiama, un pezzente che neanche conosci?
Eppure Gesù non si smentisce e avverte la sincerità del cuore, la disperazione di quell'uomo che solo in lui vede la salvezza.
" Chiamatelo!" dice ai suoi discepoli che vedevano nell'intruso solo un ostacolo da evitare.
" Cosa vuoi che ti faccia?" gli chiede.
"Cosa volete che faccia per voi?" l'aveva chiesto anche ai discepoli che non ancora avevano capito niente di Lui.
" Che io torni a vedere!"
"Va', la tua fede ti ha salvato!"
Quale fede aveva Bartimeo da portare Gesù ad esaudire immediatamente la sua richiesta?
Essere consapevole del suo bisogno e rivolgersi all'unica persona che poteva soddisfarlo.

Molto spesso pensiamo che i nostri bisogni siano altri, bisogni della carne e non dello spirito, bisogni umani, come quelli espressi dagli apostoli quando chiesero di sedere alla destra e alla sinistra nel suo regno di gloria.
Gesù chiarifica il nostro desiderio, ci apre gli occhi a ciò che ci manca e ci guarisce riempiendo i nostri vuoti, la nostra inadeguatezza con la sua grazia.

Oggi così voglio pregare.
"Gesù ti amo, unico e vero Signore della mia vita.
Riconosco le mie colpe, riconosco la mia infermità, riconosco che tu solo Dio puoi guarirmi da quelle malattie che mi impediscono di lasciare il mio mantello, le mie sicurezze, vendere tutto e seguirti.
Guariscimi Signore dal cercare rimedi nelle cose del mondo, sicurezza nei beni terreni, guariscimi dalla cecità che mi impedisce di vedere te nelle cose e nelle persone che incontro sul mio cammino.
Aiutami a riconoscerti quando passi sulla mia strada.




sabato 27 ottobre 2018

"Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!» (Salmo 121)




"Quale gioia, quando mi dissero:

«Andremo alla casa del Signore!».
(Salmo 121)

" Dalla tua bocca esce solo rumore" mi disse un giorno la logopedista al termine dell'esame fatto al computer sulla mia voce.
In effetti, quando parlavo io, il video era attraversato da righe nere irregolari, che facevano un rumore assordante, infernale, mentre quando parlava lei lo stesso video si colorava di azzurro e spuntavano fiori e uccellini che cantavano.
"La sua lingua è troppo lunga, si deve tagliare" fu il responso del dentista.

Il tuo volto io cerco o Signore, la tua parola medito giorno e notte. Non mi sono nascoste le tue vie, donami di percorrerle con te.
Signore, mia forza, mio canto, mia salvezza, mia consolazione, ti amo, ti adoro, ti desidero, Signore mio Dio!
Quanto sono belle le tue dimore, quanto sono grandi le tue opere, quanto dolci i tuoi occhi, tenere le tue mani, saggi i tuoi pensieri, misericordioso il tuo cuore!
Signore il tuo amore è grande, il tuo amore è immenso.
A te voglio innalzare inni di grazie, ti voglio lodare con parole della mia bocca con tutto il cuore, con tutta la mente.
Grazie Signore di te, per te, per quelli che tu ami, grazie per tutte le tue creature, grazie del dono della vita, grazie del tempo, grazie dello spazio in cui tu hai posto tutta la tua creazione, uno spazio che si dilata all'infinito, quando tu sei con noi.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio Signore, perché al nostro corpo tu hai dato ali di angeli per volare fino a te, per abbattere i limiti, che la natura mortale porta in sé.
Grazie perché in te sono tutte le sorgenti, in te tutto trova pace, gioia, serenità e calore, in te Signore ritroviamo tutta la tua creazione, in te troviamo tutti i tuoi figli, in te troviamo lo Spirito che li ha generati e li unisce e li abbraccia e dà loro unità.
Grazie perché in te la luce vince le tenebre, il caos ha dato spazio all'ordine, in te ogni cosa ha una funzione e un senso, ma principalmente ogni cosa è investita dal tuo amore.
La tua casa Signore è casa di accoglienza, di preghiera e di sacrificio, di condivisione, di comunione, di solidarietà.
La tua casa è casa viva di carne, di Spirito, di vita nuova alimentata dal tuo amore, un amore che abbraccia tutto e tutti, un amore che supera ogni umana immaginazione, un amore che investe lontani e vicini, un amore che non smette mai di cercare la corrispondenza, il sì all'altro per poterlo riempire di grazia e di benedizioni, di ogni cosa buona che ti appartiene, che è tuo, che è divino.
Signore ti ringrazio di questo abbraccio cosmico, generoso e vitale in cui mi sento immersa, da cui mi sento ristorata, rassicurata, consolata, coccolata.
Grazie perché è più di quanto potessi immaginare.
Tu hai risposto al mio desiderio di unità della persona nella storia, al mio anelito ad entrare nel mistero trinitario, dove il molteplice diventa straordinaria pienezza dell'essere nella composizione dei conflitti, nella riunificazione della persona attraverso il tempo che da kronos diventa kairos .
Il tempo è il nostro maestro, il tempo che tu hai inventato e nel quale ci hai immesso, per farci fare esperienza di infinito, di uno e molteplice, di eterno, di comunione, di trascendenza.
Signore il tempo tuo è un tempo di grazia, il tuo tempo ce l'hai donato tu che operi nel tempo per farci uscire dal tempo, per metterci nella dimensione tua, che è quella dell'oltre e dell'altro.
Signore grazie per tutto ciò che mi ha aiutato a crescere nella tua conoscenza, grazie per tutte le occasioni che mi hai messo davanti per poter cambiare rotta, grazie perché le frane sono state dolorose, causa di grandi sconvolgimenti dell'ordine che io avevo dato alle mie cose.
Grazie Signore di tutto.
Grazie.
Ti voglio lodare, benedire e ringraziare per le coppie che ieri abbiamo incontrato, per le loro famiglie, per il sì che si apprestano a dire davanti a te, grazie per padre Vincenzo, grazie per il desiderio che continui ad alimentare in noi di servirti, malgrado la stanchezza, la malattia, gli impegni.
Ti ringraziamo Signore di questa forza nuova, che ci spinge verso gli altri perché in loro vediamo il tuo progetto, il tuo sogno.
Fa' Signore che si  realizzi, aiutaci a credere che non ti sei affaticato invano, che non è stato inutile il tuo sacrificio, che non è inutile nessun sacrificio per la tua causa che tu hai indicato alla tua Chiesa, la sposa che ti sei scelto e che vuoi accogliere, consolare, guarire e farla partecipe della tua gloria.
Guarda ora alla nostra coppia, la tua chiesa domestica 
Purifica i nostri percorsi Signore, purificami dalla frenesia di avere tutto a portata di mano, tutto e subito.
Aiutaci ad adeguarci uno ai tempi dell'altro, a sottometterci l'uno all'altro, aiutaci ad accogliere con gioia la tua legge divina e immortale di un presente ricco di grazia e di amore.
Aiutaci Signore a non disperdere energie per cose che non servono, per cose che portano solo problemi e dolori e ci impediscono di vivere liberi.
Aiutaci Signore a percepire il battito del tuo cuore che pulsa per tutti gli affamati e gli assetati del mondo, per quelli specialmente che non riconoscono di avere sete e fame di te e si abbeverano ad altre fonti e si saziano ad altre mense.
Aiutaci Signore ad entrare più profondamente nel tuo mistero d'amore, conducici per mano nella stanza alta, quella posta in disparte dagli sguardi indiscreti, dove tu ci dimostrerai il tuo tesoro, ansioso di donarlo a chiunque voglia seguirti.
Aiutaci Signore a bussare alla tua porta e a presentarci con l'abito delle nozze, l'abito bianco immacolato, abito che tu Signore hai provveduto a lavare con il tuo sangue, prima che entrassimo nel tuo santuario.
Grazie Signore di questo desiderio grande, incontenibile della tua intimità, grazie perché ci ami di amore eterno,incorruttibile.