sabato 19 gennaio 2019

Seguimi!


Seguimi! ( Lc 5,27)

Chi non si è sentito interpellato dalla chiamata perentoria di Gesù?
Sicuramente molti, leggendo il vangelo di oggi (se lo hanno letto, se hanno l’abitudine a leggerlo) hanno pensato che Gesù non ce l’aveva con loro, perchè la tipologia di persone che è messa al centro di questo passo è quella di uno che faceva un lavoro sporco, considerato un pubblico peccatore, sia perchè riscuoteva i soldi per la potenza ingiusta e oppressiva di Roma, sia perchè su quei soldi ci faceva la cresta, per viverci al meglio possibile.
Un’altra caratteristica di questo personaggio è il suo stare seduto ad aspettare ciò che a suo parere gli era dovuto.
Fino a quel momento Levi, che poi sarà ribattezzato Matteo, non credo si sia posto tanti problemi, sicuro di essere nel giusto, perchè chi di noi non avanza qualcosa dagli altri, non dico in soldi, ma in affetto, stima, vicinanza, compassione, amicizia ecc ecc?
Siamo tanti Levi, nascosti dietro i nostri perbenismi e tutti sediamo sui nostri piccoli o grandi scranni ad aspettare…
Ma Levi, sconosciuto agli onori delle cronache se non fosse stato per quella chiamata, pur sembrando all’apparenza un uomo arrivato, un uomo che si era fatto una posizione, viveva il cruccio nel cuore di essere evitato per quel suo sporco lavoro.
E non è cosa semplice vivere nella tua comunità ed essere da tutti scanzato.
Lo sguardo di Gesù si posò su di lui, uno sguardo non di giudizio, sicuramente, altrimenti non avremmo assistito ad una reazione così immediata, istantanea, senza ripensamenti.
Uno sguardo che può cambiare la vita!
In questa società dove è diventato cosa rara essere visti (con tutti questi marchingegni elettronici che con i loro suoni, colori e ammiccamenti, ti trasportano in un mondo dove anche il sangue non macchia e i terremoti ti lasciano comodo sul tuo letto e, se non ti spaventi troppo, puoi pure continuare a dormire), ci siamo scordati che le persone hanno gli occhi e gli occhi servono non solo per guardare, ma per essere guardati.
Mi viene in mente e come non potrebbe? l’ultima bomba mediatica del suicidio assistito con tanto di Satana che ti fa da facilitatore, accompagnatore vestito perbene.
La gente pensa che il corpo che abbiamo ci appartiene e ne possiamo fare ciò che vogliamo.
Ci sono momenti che questo non ci è possibile, perchè, anche se sei sano come un pesce, non puoi fare a meno degli altri, non fosse solo per la connessione che paghi e che ti mette in relazione???? con tutto il mondo.
Guardi, ma non sei guardato, perciò la dipendenza da questi strumenti ti fa diventare uno zombie.
Essere guardati è essere visibili, esistere.
Io ho sempre avuto un problema con la mia visibilità, perchè, quando ero piccola, tendevo a nascondermi ritenendomi uno sgorbio, veramente non ritenendomi neanche quello, visto che quando si è in tanti in famiglia ti guardano e ti cercano sempre per farti fare qualcosa.
Poi, quando mi sono resa conto di avere un corpo l’ho odiato perchè era brutto e ho passato la vita a coprirlo, a mimetizzarmi, a travestirmi.
Chissà che peccati avevo fatto per sentirmi così o chissà cosa avevo capito di Gesù in un istituto di suore frequentato per 16 anni consecutivi dall’asilo alla maturtità.
Il corpo che io nascondevo ora è allo scoperto, perchè, quando vai su una carrozzella con tanti problemi, l’importante è che uno ti porti, compresa la copertina e tutto il tuo bagaglio di pronto soccorso e che, se vai in chiesa o in qualsiasi altro luogo, tu venga messa davanti, altrimenti non vedi niente.
Mio marito ha sempre il complesso di disturbare e tende a fare l’opposto, perchè la gente poi ha problemi a incrociare una carrozzella e forse anzi sicuramente lo sguardo di chi ci sta sopra.
“Beata te che hai uno che ti accompagna!” mi sento dire, e io rispondo con un po’ di cattiveria qualche rara volta, la vera beatitudine è quando puoi scegliere se essere portato o portare.
Tornando allo sguardo…

A quanti fa bene scontrarsi con uno che sta peggio di te?

A quanti gioverebbe incrociare gli occhi di un poveretto, di quelli che in genere nei luoghi di preghiera stanno davanti, per fare una riflessione sulla propria vita, sui doni ricevuti, su quelli dilapidati, sulla nostalgia di occhi di madre e di padre che con amore, affetto, tenerezza si sono posati su di te quando non ancora sapevi camminare?
Uno guardo nostalgico di infinito, di eterno, di uno e distinto, uno sguardo d’amore, uno sguardo di perdono, perchè se sei figlio e figlio di Dio vai bene sempre a Lui e sei tu che ti devi convincere che la vita acquista valore se riesce a darne anche e soprattutto a chi ti guarda.

venerdì 18 gennaio 2019

"Il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati" ( Mt 9,6)




 "Il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati" ( Mt 9,6) 

In questo passo del Vangelo vediamo un paralitico che viene portato davanti a Gesù dai suoi amici, facendolo passare da un buco, fatto sul tetto perché sia guarito.
Da cosa deve essere guarito l'uomo?
Quali sono le malattie che lo paralizzano?
Quelle che dipendono dal giudizio degli altri, dalle etichette che gli mettono addosso, quelle che impediscono all'uomo di rialzarsi, di rimettersi in piedi, che gli tolgono la dignità, che lo fanno vivere in un inferno.
L'uomo che non si sente accettato, amato per quello che, è sempre un po' menomato, paralizzato su schemi stereotipi, e limitato nella possibilità di esprimersi, ha le ali tarpate, e vive in uno stato di guerra continua.
Guerra che gli fanno gli altri, guerra che lui fa agli altri per difendersi.
L'uomo, anche se colpevole, ha bisogno di essere reintegrato nella sua posizione, nel suo stato precedente, ha bisogno di riscatto.
Se rimane in prigione per tutta la vita, l'uomo non potrà mai esprimersi al meglio delle sue possibilità, anche se si pente.
La società sente l'esigenza di perdonare perché non può stare sempre in perenne conflitto con se stessa.
Ecco il motivo dell'indulto, dell'amnistia, del condono, della grazia delle giubileo che un tempo sanciva lo scuotimento dei pesi, la liberazione degli schiavi eccetera.
Gesù è venuto a portare personalmente all'uomo il messaggio di salvezza che parte dal perdono, il super dono che è Lui e che ci ha lasciato nei Sacramenti.
Infatti non c'è sacramento che non sia un' occasione per ricevere il perdono di Dio, che non lo attesti, che non operi in tal senso.
I Sacramenti sono un segno dell'amore di Dio per l'uomo.
Battesimo, Cresima, Riconciliazione, Unzione degli infermi,presuppongono una domanda di perdono da parte dell'uomo.
Se l'uomo non vuole guarire dalle sue infermità, Dio non si impone, non ne forza la volontà.
Poi c'è l'Eucaristia, il pegno vivente che Gesù ci ha lasciato.
Dio si fa mangiare, Dio offre se stesso perché torniamo a vivere.
Il segno tangibile dell'amore che Dio continua a donarci, nonostante le nostre infedeltà è l'Eucarestia.
"Domine non sum di dignus" si dice all'inizio della messa.

Non siamo degni Signore di ricevere tanto, eppure tu sei pronto a donarti a noi, a farci gustare quanto è bello stare con te, in pace con te e con i fratelli.
La pace è ciò di cui abbiamo bisogno, è una beatitudine....
"Beati gli operatori di pace" è scritto.
Gli angeli annunciavano la tua nascita dicendo: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà".

Dio porta la pace, Dio ci lascia la sua pace quando appare agli 11 nel cenacolo.
Dio ci vuole operatori di pace, portatori di perdono, testimoni di amore.
Il paralitico perdonato, può rialzarsi, andare a casa sua con il suo letto sotto il braccio.
I suoi amici hanno fatto ciò che ognuno di noi dovrebbe fare: portare Gesù e paralitici, a tutte quelle persone che sono ingabbiate dalla loro colpa, le persone che non si sentono amate, rispettate, che non si rispettano e non rispettano gli altri, che hanno sbagliato, che non si accettano e che pensano che non c'è pace tra gli ulivi, vale a dire che non c'è speranza neanche in Dio.
Ma quando si incontra Gesù veramente, il primo effetto è quello di sentirsi bene, perché ci si sente guardati con occhi di misericordia.
Matteo, la Samaritana, Zaccheo sono tutte persone che hanno sentito lo sguardo di amore posarsi su di loro e si sono convertiti.
Gesù guarisce con il perdono e noi siamo chiamati a fare altrettanto.
In un mondo in cui, perché non ci siano conflitti si sta omologando, globalizzando, omogeneizzando tutto, in un mondo in cui la differenza di genere tende ad essere azzerata o negata, la differenza tra generazioni (vedi operazioni di lifting), la differenza di cultura, il pubblico e il privato messi sullo stesso piano (grande fratello, isola dei famosi), dove non c'è più pudore, dove tutto è per tutti nel significato più deteriore e dannoso, il diverso fa fatica a vivere ed è condannato all'isolamento, alla non esistenza.
Ecco allora le guerre che cercano di ristabilire un diritto che prescinde dall'identità, dalla dignità delle persone.
Gesù è venuto a portare la pace che nasce dall'accettazione dell'altro, per permettergli di operare per il bene comune mettendo in comune quello che è.
"Non entrerete nel mio riposo "dice Dio a quelli che non si vogliono convertire al suo amore.



martedì 15 gennaio 2019

"Sei venuto a rovinarci?" (Mc 1,24)


Meditazione sulla liturgia di 
martedì I settimana del T.O. 

  "Sei venuto a rovinarci?" (Mc 1,24)


Gesù è veramente un profeta, perchè come leggiamo nel vangelo di oggi, riesce a far emergere la parte peggiore di noi, quella che ci tiene schiavi introducendoci verso una strada di libertà e di servizio.
In mezzo ai devoti c'era uno posseduto da uno spirito muto.
Quanti spiriti muti ci soffocano, ci legano, ci impediscono di vedere, ascoltare, entrare nel mistero grandioso e profondo dell'amore di Dio!
Quanti di noi, pur essendo sempre presenti alle assemblee domenicali è diviso tra tanti pensieri che gli fanno perdere di vista la propria identità di figli di Dio, re profeti e sacerdoti che hanno dimenticato o ignorano completamente quale sia questo grande dono che Dio ci ha fatto con il Battesimo.
Così copriamo il dono con lo sterco degli animali seguendo il miraggio di facili e immediate sicurezze, dimenticando chi è il Padre che ci ha creato e che che siamo suoi, gregge del suo pascolo.
Chi non può non riconoscersi in questo povero disgraziato che il vangelo ci mette davanti nella IV domenica del TO?
Chi ha l'animo sgombro da pensieri, preoccupazioni che soffocano la nostra vita di relazione con Dio e con l'uomo?
Chi non si sente schiavizzato dal giudizio degli altri, dagli impegni e dai doveri del mondo consumistico e omogeneizzato, chi non si sente solo nella quotidiana battaglia per un pezzo di pane o per qualcosa di più consistente che a lui sembra vitale?
Le cose del mondo ci opprimono e noi finiamo per tradire il mandato.
"Effatà!" "Apriti!" dice il sacerdote alla fine del rito Battesimale."Quello che hai sentito ora non tenertelo per te ma annuncialo ai tuoi fratelli"
Ma quando queste parole sono state pronunciate non eravamo in grado di capirle e chi per noi ce le doveva ricordare forse neanche lui le ha capite.
Re, profeti e sacerdoti, perchè?
Siamo figli di Dio, ma troppo spesso ce lo dimentichiamo. Per questo andiamo ad elemosinare in altre case ciò che pensiamo ci dia dignità, cibo e vestito e perchè no? anche piaceri effimeri e dannosi.
Gesù è il profeta che il Padre ci ha donato perchè ci parli di Lui e ci ricordi la meraviglia dell'inizio, quando ci fidavamo di lui, quando abitavamo nella sua casa e lui ci sollevava alla sua altezza.
I bambini si convincono con un abbraccio, e anche noi quando eravamo bambini ci rifugiavamo nelle braccia di un genitore se ci sentivamo perduti.
Ma poi siamo diventati grandi e abbiamo cercato altre braccia, altre consolazioni, lontani da casa.
Gesù ci svela cosa ci tormenta, da cosa dobbiamo liberarci.
Il processo è faticoso quando decidi di andargli dietro e ascoltarlo e fare come lui ci dice.
Del protagonista del vangelo si dice che fu straziato dal demonio quando questo fu cacciato fuori.
Ogni parto è doloroso, ma ciò che conta è quello che espelliamo.
Oggi voglio essere più attenta a quello che ascolto perchè ci sono ancora tante cose da cui voglio essere liberata, tante neanche le conosco.
La Parola di Dio compia il miracolo.
Don Ermete ha detto che la messa non la celebra il sacerdote ma tutta l'assemblea, assemblea di sacerdoti: non a caso le preghiere le fa tutte al plurale, perchè siamo figli di un unico padre e fratelli in Gesù; non a caso dopo la consacrazione diciamo il Padre Nostro.
Che con più consapevolezza ognuno di noi partecipi alla vita comunitaria senza mai dimenticare la propria identità, senza far scaturire una risposta pronta alla chiamata di Dio, che ci sveglia, oggi e sempre, con la sua Parola.

sabato 12 gennaio 2019

«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».(Lc 2,22)



 «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».(Lc 2,22)

Oggi voglio meditare su questa parola che sento rivolta a me, oggi che ho bisogno di forza dall'alto, di appoggiarmi ad un sostegno sicuro, oggi che la paura mi schiaccia e mi rende infelice, oggi che mi sento debole, incapace, malata, senza risorse che non sia tu o mio Signore.

Tu mi hai consacrato con il Battesimo, re, profeta e sacerdote, mi hai unto con l'olio della tua tenerezza, mi hai coperto con il manto regale, mi hai posto al sicuro su una culla di stelle, tu Signore mio Dio hai pagato un prezzo spropositato per la mia vita, per amore, perchè non volevi consegnarmi alle ombre della notte ma mi volevi far vivere nella luce.
Tu, Signore mio Dio sei qui, vicino a me a ricordarmi che sei mio Padre, che non dimentichi il frutto delle tue viscere e che lotterai con me fino a quando l'ultimo respiro avrà detto l'ennesimo sì alla tua volontà di salvarmi, di amarmi, di volermi con te per sempre, in eterno.
Signore so, credo che tu lo fai e lo farai, lo hai sempre fatto, anche quando non mi accorevo della tua presenza e non ti ringraziavo per nessuna cosa, quando davo tutto per scontato e pensavo che il bene veniva da me e il male dagli altri.
Così ho cercato di migliorarmi per combattere il male che mi si era appiccicato addosso.
Ho cercato tutte le strade per far trionfare la giustizia e la verità, cercando la verità dovunque , quando la mia non mi convinceva, ma senza di te.
Signore tanto più è stata difficile e faticosa la ricerca, tanto più esaltante è l'aver trovato la misura di tutte le cose, la mia misura, non nei sepolcri dove nessuno può imprigionarti, ma fuori nel giardino di cui sei sempre stato il custode.
Signore io che non vedevo il colore di fiori, non sentivo il loro profumo, grazie a te ho scoperto la vita che scorre in un prato dai mille colori.
Tu fai piovere, tu fai crescere, tu ad ogni elemento del creato hai dato un'unicità irripetibile.
Così io mi sento, così tu mi fai sentire: un fiore del tuo giardino, un fiore profumato che è delizia agli occhi e rendimento di grazie all'autore di tanta bellezza.
Io Signore non sono bella, nè lo sono mai stata.
Quando sono nata ero così brutta che non sembravo neanche figlia di mia madre e di mio padre.
Ero nera, un colore che non appartiene alla mia famiglia d'origine, ma mio padre mi raccontano che disse:" Peccato che sia femmina( non mi avrebbe sposato nessuno), ma è mia e guai a chi me la tocca!".
Parole profetiche perchè non mio padre, ma tu hai pronunciato quelle parole da quando mi hai pensata prima che fossi intessuta nelle viscere di mia madre.
Per quanto riguarda il matrimonio, vedo anche lì la profezia, ma tu che non sei uomo ma Dio, non eri dispiaciuto perchè non avrei trovato marito, perchè avevi destinato a me uno Sposo che è al di sopra di ogni altro sposo umano, avevi destinato a me te stesso e le nozze eterne con l'agnello immolato.
Signore cosa dirti se non grazie di questo cammino in tua compagnia, di questa cura costante nei riguardi del vermiciattolo di Giacobbe, della donna che tu hai sollevato dalla polvere e hai vestito come una regina e trattato come una regina?
Per questo oggi voglio pregare perchè io possa essere all'altezza del compito a me assegnato nella gratitudine eterna al mio Dio che mi ha creata per amore e mi ha reso pane per l'offerta sacrificale.
Mi consacro a te Gesù, a te voglio dare il profumo e la fragranza del pane appena sfornato, ma anche l'umiltà del più piccolo e insignificante filo d'erba che vive e cresce per tua grazia.
A Maria chiedo di aprirmi sempre più all'accoglienza della tua volontà, lei che fu da te scelta per la sua fede umile ed operosa, perfetta figlia, perfetta madre, perfetta sposa.

giovedì 10 gennaio 2019

SFOGLIANDO IL DIARIO...




"lo Spirito del Signore è sopra di me"

Quando lo Spirito del Signore è sopra di me?.
Quando amo il fratello che vedo, quando così facendo rendo visibile il regno di Dio, quando divento profezia della sua salvezza per ogni uomo.
La profezia che Gesù legge sul rotolo di Isaia è estesa ad ogni battezzato.
Il primo a dare l'esempio è Gesù.
"Lo spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri il lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vita: per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore".
Dio è amore.
Rimanete nel mio amore.
Lo spirito agisce in quelli che amano i propri fratelli.
Dove c'è l'amore è presente Dio.
Del resto se Dio non lo ha mai visto nessuno, come si fa a darne i connotati?
Giovanni spesso, poiché ama disegnare, mi ha chiesto come è fatto Dio, che faccia avesse.
Mi ha chiesto anche dov'era, dove trovarlo, perché voleva abbracciarlo e non lo vedeva.
Il primo disegno che ha fatto su Dio raffigura tre persone che si tengono per mano, un papà una mamma e un figlio, sotto il quale ha scritto: "Dio è amore".
Quando deve disegnare Dio, la maggior parte delle volte, mette due o più persone che si vogliono bene, contornate da raggi dorati, come se dalla loro relazione, dal bene che si vogliono uscisse la luce.
Una volta ci mise un cuore come raccordo di raggi rossi che univano le persone di una stessa famiglia.
Dio, Giovanni lo rappresenta quindi come luce che si sprigiona da quelli che si amano.
Ma anche luce che dal cielo scende sulla terra, quando deve illustrare un dialogo tra Dio che non si vede e un personaggio di cui sta raccontando la storia.
Si serve anche degli angeli per parlare di Dio, angeli che sprizzano luce, i suoi messaggeri.
Spesso, come ieri, Dio gli parla di festa, di gioia.
Ha raffigurato l'ultima cena mettendo in mano agli apostoli palloncini e aggiungendo il tredicesimo apostolo che è lui, più piccolo, con un palloncino anche lui in mano, per partecipare alla testa.
In alto ci ha messo due personaggi, uno grande e uno piccolo, un maschio e una femmina, per indicare che alla festa siamo chiamati tutti.
Ha disegnato una casa grande e ce l'ha anche scritto: CASA GRANDE forse perché non poteva accettare che Gesù si limitasse a mangiare solo con 12 persone.
Man mano che faceva il disegno lo arricchiva di simboli e i 12 apostoli ad un certo punto sono diventati tredici e poi erano maschi e femmine, anche se avevano tutti i pantaloni.
Perché l'ultima cena è una festa e nessuno ne è escluso.

Del resto Giovanni ha ben chiaro cosa significa avere Dio nel cuore e si rende conto che in questi ultimi tempi lui dà ascolto al diavoletto.
Ma nessuno gli parla più di Gesù, di Dio, nessuno gli fa fare il segno di croce, e lui se lo dimentica.
Ieri è venuto con la punizione che non doveva né poteva vedere la televisione fino a domenica.
In un primo momento ho pensato che la punizione era per le nonne che poi si dovevano inventare come tenerlo a freno, ma poi sono stata contenta perché abbiamo passato un pomeriggio a fare gli esploratori dell'amore di Dio.
Che bello tornare a parlare con Giò di tutte le cose belle che porta nel cuore, delle sue esperienze, le sue paure, ma anche delle sue certezze!
È stato un bel pomeriggio, come quando per due ore abbiamo vagato per la città a fare gli esploratori.
E dire che l'altro ieri ero caduta in depressione, quando mi aveva detto che preferiva andare da nonna Rita perché ha la casa più grande e ci si può fare rumore e perché non c'è nessuno che si lamenta.
La zia Adelina che abita accanto è sorda e non ci sono problemi.
Ho pensato ai nostri anni di sodalizio, intimità, a tutte le cose che ci siamo detti, al legame profondissimo che abbiamo, infranto da una casa più grande e una vicina sorda.
La sordità del vicino, la larghezza della casa, la possibilità di fare il comodo proprio, possono cancellare l'amore?
Ho pensato all'amore di Dio che non ci perde di vista.
Ieri il Vangelo di questo parlava, quando ha fatto riferimento a Gesù che era salito sul monte per pregare e aveva detto ai suoi discepoli di precederlo sull'altra riva.
Ho pensato a mercoledì, quando Giovanni mi ha preceduto, quando l' ho accompagnato a basket e poi si è scordato completamente di aspettarmi, come gli avevo detto.
Io non lo avevo perso di vista, anche se al buio della strada poco illuminata, coperto dalle macchine, non sono riuscita a distinguerne la sagoma, mentre guadagnava la porta della palestra.
Ma poi l'ho raggiunto e l'ho riportato a casa, senza fargli fare l'allenamento, perché capisse che non deve dimenticare che è ancora piccolo e che è stato a me affidato.
Ho pensato allo sguardo di Dio che non si stacca mai da noi, lo sguardo puntato lontano che ti segue, ti abbraccia, ti prende.
Poi se te ne sei dimenticato e appare all'improvviso, pensi che sia un fantasma, specie se stai lottando contro il vento contrario.
Ho pensato che nessuna casa grande può togliermi Giovanni, perché ogni casa diventa grande dove c'è Gesù e c'è posto per tutti.
Per questo forse ieri ha disegnato una casa grande dove si poteva fare festa, dove c'erano grandi e piccini, dove Gesù spezzava il pane dava il vino a tutti.
Ecco a cosa porta un pomeriggio senza televisione.
Che non sia provvidenziale il fatto che Giovanni di tanto in tanto decida di fare il cattivo?.
È stato il suo modo di dire che è stufo della balia elettronica e che ha bisogno, ha voglia di qualcuno che gli parli di Dio, mettendosi in una relazione più profonda e più vera con lui.


lunedì 7 gennaio 2019

Mamma



Oggi sono 13 anni che mamma ci ha lasciato.
Voglio ricordarmela  con il sorriso sulle labbra, quel sorriso che le spense la malattia.
Qui è con mio padre e con Giovanni, che potè godere delle loro coccole, più di quanto fu concesso a noi figli, nati in tempo di guerra. 
Quando è morta, così l'abbiamo ricordata le mie sorelle e io, unite nella preghiera a nostro fratello e a papà, che anni prima l'avevano preceduta in cielo per prepararle un posto speciale.

GRAZIE



Signore ti ringraziamo per mamma, per tutto il tempo che ce l’hai donata.
Grazie perché, attraverso di lei, hai mantenuto salda la nostra famiglia e ne hai allargato i confini.
Grazie perché la sua apertura ai bisogni degli altri ci è stata d’esempio e ha informato le nostre scelte di vita.
Ti lodiamo e ti benediciamo perché ci hai dato l’opportunità di prenderci cura di lei, quando le forze le sono venute a mancare.
Grazie per tutti quelli che l’hanno amata, che l’hanno accudita, curata, al posto nostro.
Grazie per tutti quelli che ti hanno reso visibile nell’amore gratuitamente donato a lei.
Signore, in questo Natale, pensavamo che non ti avremmo incontrato, lontano dalle luci e dai colori dei presepi tradizionali.
Ma tu non ti sei fatto aspettare e ti sei mostrato nella tua veste più vera… e sei nato nei nostri cuori, riscaldati dalle tante testimonianze d’amore , che si sono moltiplicate attorno a lei.
Grazie perché quest’anno ti abbiamo adorato nel volto sofferente di mamma e in quello di chi, in ospedale, con lei ha condiviso la condizione di fragilità e debolezza.
Grazie per la vita che abbiamo visto scorrere non tanto nei tubi delle sonde e delle flebo, quanto nei misteriosi canali delle relazioni intessute al suo capezzale.
Quel piccolo segno di croce, che mamma tracciava sulla nostra fronte, prima di andare a dormire, affidando a Te e non ad altri le nostre giovani vite, ha fatto sì che seguissimo la stella cometa e fossimo attenti al luogo su cui sarebbe andata a posarsi.

domenica 6 gennaio 2019

"Aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra."( Mt 2,11)



Epifania del Signore

"Aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra."( Mt 2,11)

Non è sempre facile scegliere i doni da regalare in occasione di una festa, un compleanno, una nascita, un matrimonio...
Mi sono sempre prodigata nel tempo in cui i regali li facevo perchè c'erano persone a me care che volevo fare felici, regali che erano occasione d'incontro e di festa.
Avevo tanti amici e tanti parenti, famigliari vicini e lontani a cui facevo di tutto per far recapitare il mio pensiero.
I regali li sceglievo con cura, cercando di mettermi nei panni della persona che li doveva ricevere, illudendomi che i miei desideri, gusti, bisogni coincidessero con quelli degli altri.
Comunque il regalo doveva piacere prima a me e mi rifiutavo categoricamente di esaudire un desiderio espresso esplicitamente dal festeggiato se era brutto o inutile a mio parere.
Io non so se oltre all'oro e all'argento ti avrei regalato la mirra che non mi piace e mi sembra di malaugurio.
Fatta come sono fatta che il regalo deve piacere prima a me. E la morte è qualcosa che faccio fatica a digerire.
Ci ho messo del tempo per cambiare idea e posizione, per morire a me stessa nel dono totale di me  

Cosa offrirti o Dio, cosa posso darti oggi che non ci sono più nascite, matrimoni, onomastici che diano senso alla mia ricerca di regali?
Sono scomparsi gli amici di un tempo, morti quelli della mia famiglia che mi corrispondevano, il tempo ha lasciato i suoi segni sulle strade battute del mondo, sui percorsi abituali di ricerche effimere, ora che non posso pur volendolo neanche recapitare i calendari liturgici che contengono la tua parola alle terre più o meno dissodate per accoglierla.
Sei rimasto solo tu che mi stai davanti e aspetti che ti porti non ciò di cui tu hai bisogno, perchè sei Dio e non ti manca niente, ma ciò che a me serve per continuare il mio cammino tornando a casa, alla mia vita quotidiana.
Bisogna cambiare strada, abitudini, modi di fare come fecero i Magi, per evitare gli Erode di turno, il nemico che ci allontana da te, che ti condanna a morte o almeno ci prova prima che tu lo voglia, che acconsenti a dare il segno che ti connota.
Non ho appeso calze alla finestra, non ho camini da cui tu possa farmi recapitare i tuoi suggerimenti, le tue istruzioni per vivere al meglio la mia vita.
Nel piccolo presepe allestito sul mobile d'ingresso non ci sono i Magi e quando Emanuele me l'ha chiesto gli ho detto che non servivano perchè i Magi siamo noi, quelli che anche se con ritardo arriviamo davanti alla grotta..
A natale gli addobbi, gli incarti, le luci,il cibo, la frenesia di fare in tempo tutto e bene, ci siamo dimenticati di te, occupati a fare festa ci siamo dimenticati del festeggiato.
Io non sono potuta neanche venire a messa tanto stavo male e non ricordo di aver fatto qualcosa di speciale per te.
Tu per me hai fatto gli straordinari, lo riconosco,donandomi la presenza dei miei cari, che mi abitano di fronte, che se non fosse intervenuta l'influenza sarebbero andati altrove, come consuetudine. Gli altri nonni, gli impegni scout, gli inviti, le tombolate...sono giovani ed è giusto che sia così.
Nell'Avvento avevo maturato il desiderio di presenze non virtuali, ma reali, di doni partecipati scelti insieme, di incontri autentici e veri.
Mi hai donato tutto questo Signore, lo riconosco, questa mattina che mi stavo ripiegando su me stessa per il dolore che mai mi abbandona.
Davanti alla tua grotta allora devo deporre il mio GRAZIE perchè hai reso possibile l'impossibile.

sabato 5 gennaio 2019

Dio è amore



Meditazione sulla liturgia del 5 gennaio 
letture: 1 Gv 3,11-21;Salmo 99/100 Il nostro Dio è grande nell'amore; Gv 1, 43-51

" Dio conosce ogni cosa" (1 Gv 3,20)

Quante volte ho letto il vangelo che oggi la liturgia ci propone, quante volte la lettera di Giovanni in cui si ribadisce che Dio è amore!
Sicuramente più di 19 volte, tanti quanti sono gli anni della mia conversione, perchè queste letture le ritroviamo anche durante l'anno, ma mai mi sono soffermata sul fatto che sono proprie del 5 gennaio.
Oggi voglio riflettere su questa straordinaria coincidenza, sulla Parola che ha segnato, senza che ne fossi consapevole, il mio cammino.
Nella prima lettera di Giovanni trovo scritto" noi siamo passati dalla morte alla vita" come conseguenza dell'amore vicendevole "questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri" e così è stato.
L'apertura ai bisogni degli altri mi aveva portato tante inimicizie e suscitato tante invidie nell'ambiente di lavoro sì da costringermi ad andare in pensione anzitempo "Non vi meravigliate se il mondo vi odia".
L'esercizio dell'amore l'avevo poi continuato in privato, prendendomi cura di mio fratello, condannato a morte da una malattia incurabile.
La sua malattia ci fece incontrare, dopo anni di incomprensioni e di lontananze, di interessi distanti e opposti
La malattia fu il comune denominatore che ci fece scoprire il nostro essere fratelli non solo di sangue ma figli di un unico Padre in Cristo Gesù.
Fu un percorso non liscio né scontato, ma propedeutico a entrare nella logica dell'amore donato, della vita che dà vita mentre si sta spegnendo, come la candela che, mentre si consuma, dona la sua fiamma per accendere un'altra candela.
Così è accaduto che, dopo la sua morte, il bisogno di trovare il giardino dell'Eden, la terra promessa, la possibilità di tenerlo in vita attraverso il dono del corpo trasformato continuamente dallo Spirito è diventato un'esigenza insopprimibile.
Il cammino di fede cominciato 19 anni fa, è un cammino di amore, di piante che con l'aiuto di Dio mi sforzo di coltivare, far crescere, non usare per il mio compiacimento ma perchè ad altri venga il desiderio di vivere in quel giardino in cui Dio ci pose all'inizio e che è destinato a noi quando, abbandonato questo corpo mortale, andremo definitivamente ad abitavi.  Lui ne è il custode e non permette che vi entri il serpente e lo distrugga.
Oggi, 19 anni fa sono nata in acqua e spirito, sono venuta alla luce perché le tenebre non hanno vinto la luce e io ne sono stata illuminata.
Voglio ringraziare il Signore di questa nuova vita che mi ha donato senza che ne avessi merito, che stava aspettando di comunicarmi gratuitamente da tanto tempo.
Era importante che mi fermassi un po' con lui, che mi sedessi, che andassi a vedere dove abitava.
Lo avevo tanto cercato negli ultimi e convulsi anni di sconvolgimenti fisici e psichici, di dolore che non si misura, di buio e di deserto in strade senza indicazioni.
Sperduta in un mare in tempesta ero un punto piccolo piccolo che nessuno avrebbe potuto vedere la mia mano che sventolava il fazzoletto del pianto.
In quell'assenza, in quell'abbandono, in quel mare senza confini, in quel cielo di piombo pesante, in quella paralisi di un mondo che si era fermato, in quell'urlo strozzato e ignorato ho incontrato il Signore.
L'ho trovato inchiodato ad una croce, seguendo le indicazioni di una preghiera che al mattino mi aveva aperto il cuore alla speranza nella liturgia delle lodi dove anche i fiumi battevano le mani .
La gioia di quel luogo in festa mi aveva fatto desiderare di tornarvi per conoscere chi con quelle parole poteva far rinascere la speranza.
" L'uomo crede di essere Dio ma non è Dio!" le parole che mi spinsero a sollevare lo sguardo al crocifisso issato sopra l'altare.
"Pure tu! " esclamai non pensando a ciò che nel tempo avrei capito, come lo straordinario di Dio, di un Dio Amore che per salvare la sua creatura ne condivide lo spazio, il tempo, la condizione, il limite, la fragilità, la persecuzione e la morte.
Quel Crocifisso che 19 anni fa incontrai, che mi insegnò la forza e la debolezza di Dio è ora al centro dei miei pensieri, al centro della mia vita e vigila perché nessuna richiesta di aiuto rimanga senza risposta, essendo Lui il principio e il fine di tutte le cose, lui che scruta da lontano il ritorno a casa dei figli che se ne sono allontanati.

mercoledì 2 gennaio 2019

"In mezzo a voi c'è uno che non conoscete".(Gv 1,26)




SFOGLIANDO IL DIARIO...

Dal 2 al 5 Gennaio 2011, presso la Fraterna Domus, a Sacrofano (Roma), si terrà il Convegno di approfondimento teologico ed esperienziale della grazia sacramentale per la famiglia sul tema “La Grazia del Sacramento delle Nozze”, promosso dalla Fondazione “Famiglia dono grande”. Relatore mons. Renzo Bonetti.

2 gennaio 2011
ore 5,34

"In mezzo a voi c'è uno che non conoscete".(Gv 1,26)

Cercarti, scoprirti, a riconoscerti, che fatica Signore!
In mezzo agli escrementi di questa nostra società consumistica, tra il secco residuo, l'umido, la carta che in questi giorni si è accumulata per la nostra ingordigia, i nostri pranzi, i nostri cenoni a base di lasagne, porchette, brodi imbottiti e tutto il resto.
Cercarti tra gli avanzi di questo Natale che si trascina nei nostri frigoriferi e che, se non li mangi in tempo, vanno a finire nella spazzatura, ma che comunque, anche se li mangi, vanno a finire nel gabinetto, perché sicuramente ti fanno male.
È tempo di fare un'energica cura dimagrante.
Ogni Natale ci ritroviamo più grassi, ogni Natale piangiamo sul latte versato, facciamo buoni propositi di non caderci più, di non lasciarci andare a compere, spese dissennate, di pensarci un po' prima di spendere soldi senza criterio per il cibo e per i regali.
Del resto a farci fare la cura dimagrante, se non ci sei riuscito tu con il Natale, ci pensa il governo che ci ha preparato un piatto succulento di tasse e bollette da pagare, rincari di ogni genere, per cui, volenti o nolenti ci ritroveremo alla fine dell'anno più magri.
Oggi 2 gennaio la liturgia ripresenta Giovanni Battista che faceva sul serio e il digiuno è andato a farlo nel deserto sì che non poteva cadere in tentazione.
"In mezzo a voi c'è uno che non conoscete"...in una tavola imbandita o in un cassonetto della spazzatura dove gli avanzi aspettano di essere smaltiti, mischiato alla gente che frequentiamo o anche soprattutto con quella che ci sta sullo stomaco e che non abbiamo neanche chiamato a Natale, perché non se la meritano, in casa nostra o per strada o in un ospedale o tra i barboni della stazione o negli alberghi di lusso…
Chissà!
Eppure tu sei in mezzo a noi Signore, ne sono certa, uno che non finisco mai di conoscere, dalla cui bocca aspetto sempre la parola che mi indichi la strada da seguire, una strada di amore, di pace, di gioia, di serenità, di chiamata fiduciosa nelle tue braccia.
Ieri ti ho incontrato nel ricalcolo dei miei programmi, e delle mie aspettative.
Ti ho incontrato nella pace che mi ha dato la telefonata fatta ad una persona alla quale non riuscivo a perdonare il silenzio e poi nel desiderio di andare a Roma per pregare insieme ad altre coppie (ho pensato alle lodi, all'eucaristia quotidiana, al desiderio di Gianni che anche il mio di riscoprire la bellezza del Sacramento che ci unisce e uscire dal grigiore e dalla stanchezza di questo cammino tribolato degli ultimi tempi, al fatto che per la prima volta non sentivo l'orgoglio di distinguermi, di affermare che siamo più bravi, diversi dagli altri, ma quello di confondermi amalgamare all'altra farina dell'impasto che il tuo lievito farà aumentare di volume fino ad esplodere.
Ti ho trovato nel desiderio di fare felice un'altra persona e anche nella constatazione dei miei limiti, nell'impotenza di poter provvedere a tutti e nella voce di mia cugina che a Capodanno ha avuto il permesso di mangiare il torrone e il panettone, dopo un lungo periodo in cui erano solo le sonde a nutrirla, e poi nelle voci del coro della nostra Chiesa la sera del 31, un'opera d'arte, la tua Signore, che trasformi i nostri sì sofferti, stentati, in grazia su grazia.
Ti ho trovato nella telefonata di una coppia che grazie a te ha trovato la gioia di appartenerti e testimoniarti.
Io non so Signore se riusciremo a partire, né se riusciremo a rimanere a Sacrofano, non so nulla Signore.
Oggi sei tu il regista e anche i prossimi giorni.
Signore rendici docili strumenti nelle tue mani, tenera argilla, perché la forma sia la tua e non la nostra.
Liberaci dal male Signore, liberaci dalla tentazione di attribuire a te i nostri mali, liberaci Madre dal demonio che continuamente chiude le sbarre della nostra prigione.
Madre a te affidiamo la  nostra preghiera.

Pomeriggio.
Sacrofano (Roma)
ore 15
Siamo qui, siamo arrivati.
Ho chiesto dov'era l'accettazione. 
Mi hanno risposto sorridendo che il posto cercato lo chiamano “accoglienza”.
Siamo abituati, a forza di frequentare ospedali, di cercare più che accoglienza i luoghi dell'accettazione.
Sono qui e voglio alzare un altare, fare memoria di questo incontro con l'imponderabile tua provvidenza e previdenza.
Sono qui, sono arrivata, siamo arrivati, contro ogni più rosea previsione.
"Il Signore è qui e non lo sapevo!"
Ancora una volta mi stupisce il mistero della tua presenza  in mezzo a noi.
Questa mattina nella meditazione pensavo al motivo per cui mi mi stavo sforzando, dando da fare per partire.
Apparentemente ero solo un desiderio di forzare la mano al destino che mi aveva relegato in un letto.
Non so cosa mi aspetta qui.
Ma ho sentito la nostalgia della preghiera comune, delle lodi di quando stavamo a Nocera Umbra dove la voce profonda e grave degli uomini si alternava a quella cristallina e penetrante delle donne.
"Maschio e femmina Dio li creò... a Sua immagine somiglianza."
Ho sentito l'odore dell'acqua, dell'oceano in cui mi volevo tuffare, ho sentito il desiderio di unirmi piccola goccia alle altre gocce che formano il mare,  scintille di luce, quelle che rimandano le famiglie riunite, specchio della grazia che qui abbondante scende dal cielo.

martedì 1 gennaio 2019

52ª GIORNATA MONDIALE DELLA PACE.




"Ma tu sai cos'è l'amore?", ho chiesto alla piccola Chiara , 6 anni.
"Sì:quando due si vogliono bene."
"Papà e mamma si vogliono bene?"
"Sì"
"E da dove lo riconosci ?"
" Dal fatto che fanno la pace."
"Allora i genitori cosa devono insegnare ai loro figli?"
"A fare la pace."


Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli. (Salmo 8)



lunedì 31 dicembre 2018

Te Deum



"Figlioli è giunta l'ultima ora" (1 Gv 2,18)


Siamo arrivati alla fine di quest'anno ed è giusto fare dei bilanci.
La chiesa conclude con il Te Deum, il canto di ringraziamento, la messa vespertina del 31 dicembre.
Corre quindi l'obbligo di riflettere su cosa questo anno ci ha portato per crescere in virtù e conoscenza, in amore e gratitudine.
Quest'anno, mi chiedo se ci ha insegnato a rispettare di più lo spazio dell'altro, a entrare nella sua casa in punta di piedi, a chiedere prima permesso, se ci ha insegnato a scusarci per tutto ciò che ha potuto ferire anche involontariamente la sensibilità di un nostro fratello, se ci ha portato a ringraziare le persone senza dare nulla per scontato.
Mi chiedo se questo atteggiamento suggerito da Papa Francesco, lo abbiamo avuto con Dio, con il quale il rapporto di amicizia non deve mai superare il limite dello spazio sacro su cui non si può camminare se non dopo essersi tolti i sandali dai piedi.
Mi chiedo, alla fine di questo anno, se le lamentele e le recriminazioni verso il Padre celeste hanno preso il posto di un atteggiamento umile e contrito, nella consapevolezza del mio peccato, se il perdono l'ho invocato molto sugli altri e poco su di me, troppo poco, se i miei grazie sono stati sinceri o interessati e se mi sono sforzata di ringraziare anche quando il cibo era poco appetibile o non in misura della mia fame.
Mi chiedo se il mio Te Deum è pronto, elaborato nei giorni che si sono succeduti in quest'anno o devo correre ai ripari e sforzarmi di ricordare chi è morto e chi è vivo nelle mie relazioni.
Quanti porto nel cuore?
Quanti continuano a vivere dentro di me, anche se sono lontani, anche se sono partiti per un viaggio senza ritorno?
Mi chiedo se mi sento più graziata o più perseguitata, percossa, se sento sul mio corpo i segni delle ruote chiodate che mi sono passate sopra o l'olio della tenerezza e della compassione di Dio che si è chinato sulle mie ferite.
Faccio fatica a mettere ordine ai miei pensieri, perchè la confusione è tanta e i bilanci non si possono fare senza avere le idee chiare. 
Ho cercato nell'agendina qualcosa che mi facesse tornare alla memoria gli eventi di questo anno e di conseguenza come mi sono comportata.
La salute mi ha dato non pochi problemi, alla vista, all'udito, all'equilibrio, con dolori  davanti, dietro, sopra e sotto, le crisi di panico, gli sbandamenti, le sudorazioni notturne, la testa confusa, i disorientamenti, i controlli obbligati, le visite per capire cosa mi stava succedendo, le visite per la patente e poi la patente, speciale, perchè sono una donna speciale e gli amici sempre di meno e l'allontanamento dalla mia comunità, dagli amici, la mancanza di relazioni costruttive e vitali, un gran senso di solitudine, la percezione del filo che si accorcia mentre brucia lo stoppino, la malinconia, la morte come necessità desiderata e temuta.
Quest'anno è stato contraddistinto dalla graduale ma sempre più certa consapevolezza che Satana esiste e non ama che la coppia vada d'accordo. Abbiamo cercato di combattere le sue azioni malefiche in tutti i modi possibili, ma ora siamo stanchi e ci troviamo sul ciglio della strada in attesa che il BUON SAMARITANO si chini su di noi.
Il Natale è stato senza luci, tutto è stato ovattato dal silenzio di persone mancanti all'appello.
Pochi i momenti di gioia.
Ho pianto tanto , questo sì, ma di commozione quando mia sorella mi ha fatto l'improvvisata e  per il mio compleanno ha preso l'aereo per farmi gli auguri di persona.
Mi sono commossa quando ho saputo che una persona a me cara, allontanatasi per uno stupido litigio,  mi ha mandato un rosario, mi sono coinvolta per la morte di una zia molto anziana, che mi aveva ospitato a Bologna gli anni dell'Università, un pezzo della mia storia, la morte improvvisa del mio cognato più giovane  mi ha colto impreparata.
Sembra però che io sia diventata di ferro: tutto scivola via...
Il sacco di scintilanti forse ha un buco per cui mi perdo per strada le cose migliori.
Eppure non ho perso il vizio di fare incetta degli sprazzi di luce con cui il Signore illumina la mia strada.
Ho cercato la maggior parte delle notti di mettermi in comunicazione con Lui per dirgli il mio sì.
Ma quando mi riesce difficile ho preso l'abitudine di chiamare Sua madre e con lei mettermi ai piedi della croce.
Il beneficio che ne deriva è innegabile, straordinario, efficace.
Meditare con lei i misteri del regno è imparare la meraviglia dell'inizio, quella di essere figli, un inizio che ti porta ad essere madre e poi sposa per sempre del tuo Signore.
Maria mi insegna, mi guida, mi consiglia e mi accarezza, mi mette in braccio il suo Gesù quando riesco a fargli spazio, quando non ho nulla da offrire che la mia paura di farmi male e di fargli del male.
" In principio era il Verbo..." In principio c'era Lui e alla fine c'è sempre Lui, che ci ha unti con l'unzione del Santo Spirito.
Di cosa dobbiamo avere paura?
L'ultima ora è arrivata, ma guai a quelli che non sono dalla parte giusta. Grazie a Dio ho scelto la parte migliore, non per mio merito ma per sua grazia.

venerdì 21 dicembre 2018

SFOGLIANDO IL DIARIO...




SFOGLIANDO IL DIARIO...

21 dicembre 2011
mercoledì della IV settimana di Avvento

"A che devo che la madre del mio Signore venga me?"(Lc 1,43)
Ieri sul calendario liturgico c'era scritto “ Nulla è impossibile a Dio”.
Subito, Signore, ho pensato che fosse una parola rivolta non a me, ma a Maria, dall'angelo 2011 anni fa.

Presa dai miei pensieri, dal dolore che mi schianta le più intime fibre del corpo, dalla paura, dallo smarrimento che questi sintomi mi provocano, dal disorientamento e dall'angoscia, e chi più ne ha più ne metta, non mi sono soffermata a pensare che tu stavi parlando a me, anche a me, perché sono tua figlia, perché tu mi hai creato per amore, perché niente disprezzi di ciò che hai creato.

Non l'ho capito Signore, e faccio fatica a crederci.

I giorni si susseguono ai giorni, i sintomi sono sempre più funesti, forieri di tristi e irrevocabili sentenze e io ho paura.

Il mio spirito si abbatte, è prostrato Signore, lo sai.

Se mi guardo attorno tutto mi parla di un addio che presto dovrò dare alle cose che amo, alle persone che sono diventate parte di me e ho paura.

Lo sai Signore.

Non ho bisogno di dirtelo.

Questa notte le gambe, sono state il campo di battaglia di scontri apocalittici, la mia testa non riesce più a sopportare tanto.

Il tumulto, la rabbia, la ferocia dei nemici mi squassa, mi divide e io non so dove rifugiarmi, Signore.

Come vorrei trovare in questa tempesta un po' di pace, come vorrei che il tuo nome fosse un baluardo inaccessibile al nemico che mi perseguita!

Signore salva la tua consacrata!

Tante volte mi hai mostrato il tuo amore, svergognando la bestia, tante volte che il numero non lo ricordo.

Mi chiedo se ti sei dimenticato di me e mi sembra una bestemmia anche solo pensarlo.

Tu sei mio padre Signore, non voglio dimenticarlo, non voglio pensare che ho bisogno di qualcun altro che mi tenga compagnia, mi stringa la mano, mi parli.

Per tanto tempo, quando non ti conoscevo, ho avuto paura e ho cercato mani da stringere, presenze forzate di persone che mi garantissero il sostegno e l'aiuto nel momento del bisogno.

Ma ora Signore Ti ho incontrato e cerco di convincermi che tu sei accanto a me durante le crisi più brutte.

Chiedo aiuto a tua madre, alla quale non puoi dire di no, la tua sposa, la vergine perfetta, degna di accoglierti per prima nel suo grembo.

Chiedo a te, chiedo a lei, sono stanca Signore di gridare, di tendere le mie mani in alto, perché tu le afferri e mi abbracci, sollevandomi alla tua altezza.

Signore mi vedi, sai quanto siamo provati, infelici, poveri, derelitti.
Lo sai Signore.

Quale padre se un figlio gli chiede un pane gli darà una pietra o se gli chiede un uovo gli darà uno scorpione, se un pesce gli darà una serpe?

Io credo Signore che tu, più dei genitori terreni, sai dare cose buone ai tuoi figli. Lo credo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta me stessa.

Ma i tuoi tempi Signore io non li sopporto. Troppo lunga è l'agonia, troppo il dolore.
Lo sai.
Dicono che non dobbiamo convincerti a fare ciò che noi vogliamo, che tu lo sai di cosa abbiamo bisogno e hai già provveduto per il meglio.

Ma io non ce la faccio più Signore e anche il mio sposo si abbatte ed è molto infelice.

Non riusciamo da soli a risollevarci, Signore.

Aiutaci a confidare in te, aiutaci, in questo periodo di attesa, a credere che ci sarà un Natale di gioia anche per noi.

Aiutaci Signore perché siamo poveri e infelici, perché da soli non andiamo da nessuna parte, perché tu sei la nostra unica speranza.

Oggi il Vangelo parla della visita di Maria a Sant'Elisabetta.

Il Vangelo della gioia quello di oggi.

Un incontro tra due o più persone che non ancora si vedono come la sposa e lo sposo del Cantico dei cantici, come quello di Giovanni con te, custodito nel grembo di tua madre.

Voglio pensare che Maria oggi verrà a visitare anche me, voglio credere che già si è messa in cammino per portarmi l'Eucaristia.
Voglio credere che in questa giornata tu farai irruzione nella mia casa e mi farai sussultare di gioia.

giovedì 20 dicembre 2018

"Ecco la vergine partorirà un figlio che chiamerà Emanuele: Dio con noi" (Isaia 7,14).




"Ecco la vergine partorirà un figlio che chiamerà Emanuele: Dio con noi" (Isaia 7,14).

Kaìre= Rallegrati.
Maria madre dolcissima, madre castissima, madre senza peccato, madre nostra, madre di Dio, a te questa mattina rivolgo la mia preghiera.
Kàire!
È bello sentirsi dire queste parole.
Rallegrati, sii contenta, sii felice, perché il Signore tuo Dio ti ha scelta come culla di tutta l'umanità.
Maria con te questa mattina voglio essere felice, voglio gioire, perché il mio, il tuo Creatore ha scelto te per venire ad abitare in mezzo a noi, attraverso di te è venuto a salvarci.
Maria anche io sto sperimentando quando bene, quanta grazia si riversa su chi lo teme, quanta consolazione, pace, gioia vengono a coloro che lo temono.
Anche io Maria mi sento ogni giorno di più riempita dalla sua grazia e mi sento smarrita.
Non riesco più a prescindere dalla sua presenza, i miei pensieri non sono che per il grande mistero del quale sono stata fatta partecipe.
Maria questa mattina sono rimasta turbata dall'incommensurabile portata di questo annuncio.
Lo smarrimento e anche la paura di aver osato tanto mi hanno fatto desiderare di chiamarti in mio soccorso e di non separarmi mai da te.
"Stringimi forte la mano, tu forte e clemente" dice un canto a te rivolto.
Questa mattina ho sentito forte l'esigenza di qualcuno che mi guidasse nel Santo viaggio per non perdermi, per non smarrire il senso reale della Parola di Dio.
Maria tu, umile fanciulla, donna come noi, sei stata scelta per il più nobile, grande servizio al nostro Dio e a tutti noi.
Ti sola puoi fare da ponte a che superiamo l'abisso delle nostre paure, della nostra inadeguatezza, l'abisso che ci separa da Dio.
Maria stringimi forte la mano, non lasciarmela mai e non permettere che io allenti la presa.
Tu hai sempre vigilato sulla mia vita, le preghiere che ti sono state rivolte tu le hai presentate a Dio e hanno sortito l'effetto desiderato.
Anche io mi chiamo come te, come anche le mie sorelle, tutte consacrate a te.
Maria vigila sulla mia famiglia, aiutami a superare i momenti di sconforto, ma specialmente non mi abbandonare quando il grande mistero mi disorienta sì da farmi paura.
Sii l'intermediaria dolce e forte tra l'Onnipotente e la sua creatura sì che non pensi di osare troppo o di fuggire per non incrociare il suo sguardo.
Il timor di Dio sia un sano timore, non frutto di paura come quello che ha impedito un rapporto fecondo con il Padre, con il Figlio, con lo Spirito Santo nella mia infanzia.
Maria oggi sento che il “Kàire” è rivolto anche a me, perché il Signore vuole riempire della sua grazia chi ha il cuore aperto e disponibile ad incontrarlo.
Maria aiutami a tenere la casa in ordine, ricordami le cose che non è giusto fare, non farmi mai dimenticare chi è l'ospite d'onore, aiutami a non disorientarmi quando le prove della vita mi portano lontano dalla fonte della luce.
Maria Santissima con fervore poche volte ti ho invocato, con poca convinzione ho rivolto a te la mia preghiera, perché pensavo che di te non ci fosse bisogno, dal momento che avevo incontrato il Signore e che potevo direttamente parlare con Lui.
Ti ho messo da parte ma tu non te la sei presa e hai continuato a provvedere a me, nonostante le preghiere fossero poco sentite, in una parola imperfette.
Maria ora so che non posso fare a meno di te.
Questa mattina ho toccato con mano quanto sia importante avere una madre che ci aiuta a diventare grandi, una madre che ci aiuta a camminare piano piano verso la meta.
Ho capito, madre dolcissima, che non posso più fare a meno di te.
Ogni volta che ho chiesto a te una grazia sono stata esaudita.
La conversione di Gianni il mio sposo, la nascita di Giovanni il nostro nipotino, la pace nella nostra famiglia è passata dalle tue mani.
Sia che ti preghi pensando alla Santa Casa di Loreto, il luogo da me più frequentato, sia che ti preghi pensando a Lourdes dove scaturisce l'acqua santa che ha placato i dolori di tante notti insonni, quell'acqua di cui mi cosparse mio padre quando vide che non riuscivo a guarire.
Sia che ti penso destinataria delle preghiere di mia madre, di nonna Antonietta, di mio padre, quando invocava il tuo aiuto ogni volta che aveva un dolore al petto, nella mia vita sei stata sempre presente.
Ma solo questa mattina percepisco la portata di questo aiuto e l'imprescindibile aiuto che devo chiedere ogni volta che mi metto di fronte al Signore per non smarrirmi e perderlo di vista.
Maria aiutami ancora, aiutami in questo Santo viaggio, aiutami a soffrire con te, aiutami a non perdermi mai di coraggio, aiutami a percepire la gioia di una notizia, di un annuncio che dilata, squarciandolo, il cuore di pietra.
Kàire, Kairète” ( rallegrati, rallegratevi) mi viene da dire.
Quanto vorrei che tutti, madre santa, potessero gioire per questo evento che ha sconvolto la storia e ha rimesso in discussione tutti gli assiomi.
Maria cosa posso fare perché la gente si accorga che Gesù non è nato invano, come posso, possiamo convincere chi non crede che la salvezza è vicina, che è vero, proprio vero che siamo chiamati a vita nuova, ad un mondo purificato dal peccato e dall'ingordigia, un mondo dove il lupo e l'agnello pascoleranno insieme, dove pace e giustizia si baceranno.
Maria quello che c'è scritto sento che si attuerà, credo che si attuerà.
Che non si perda nessuno di quelli che tuo figlio ti ha affidato e attraverso di te ha affidato ai suoi testimoni.
Maria il mondo è cieco, ma la tua fede ha salvato il mondo.
Continua la tua infaticabile opera di evangelizzazione, portando il tuo Gesù ad ogni uomo che non lo conosce.
Tu  sei andata, quando ancora l'avevi in grembo, da tua cugina e Giovanni le balzò nella pancia, sussultò senza vederlo il precursore,ma intuì attraverso le tue parole che c'era il Salvatore.
Giovanni predicava la venuta di Gesù senza averlo mai incontrato prima.
Credette però alle Scritture, muto nel grembo di sua madre, profetizzò la venuta del Salvatore.
In questo Natale Maria vorrei vivere l'esperienza di un invito a Gesù.
Non ho fatto il presepe tradizionale, ne ho fatto uno tutto di cielo dove su un pezzo di roccia ho poggiato il bambino.
Il presepe lo voglio costruire con le persone che verranno a stare con noi.. Saranno i tanti Gesù in cui Lui si nasconde.
Maria fa che questo sogno possa avverarsi, fa che quest'anno il presepe comprenda tutto il mondo e nessuno si senta escluso dal farne parte.
Giovanni, il nostro nipotino, ha detto che il suo presepe è di tutto il mondo. Parole profetiche.
Nel presepe quest'anno le statuine mancanti saranno quelle che riusciremo ad invitare alla nostra mensa.
Un presepe animato dove ognuno è un pezzo del grande scenario di un'umanità redenta.