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giovedì 11 febbraio 2021

APRITI!



Sfogliando il diario...
Si sono aperte le cateratte del cielo questa notte.
Finalmente ha piovuto. È da tanto che aspettavamo che accadesse che l'acqua irrigasse i campi, che ci lavasse, ci purificasse, ci rinfrescasse da questo caldo appiccicoso, da questa estate bollente.
“Apriti!” lo dice Gesù al sordomuto perché entri in relazione con i suoi simili, perché esca dall'isolamento che lo tiene separato dai suoi e gli impedisce di dare e di ricevere vita.
Ma Gesù, per chi è sordo e muto, non può ricorrere a parole persuadenti, parole che non sarebbero comprese da chi come il sordomuto è colpito da una malattia che non fa intendere.
I sordomuti capiscono il linguaggio dei gesti, vale a dire che suppliscono con la vista a ciò che le orecchie impediscono di far entrare.
Le orecchie e gli occhi sono la porta attraverso cui può venire comunicato l'amore, la vita. Attraverso gli occhi e le orecchie può passare la guarigione.
Io pensavo che la mia unica parte non malata fossero gli occhi, fino a 35 anni, quando mi accorsi che il problema non era il televisore che volevo cambiare, ma io che avevo bisogno di un paio di occhiali.
Da allora non ho avuto grossi problemi a leggere, a vedere, fino a quando poi ebbi difficoltà a usare un unico paio di occhiali per vedere da vicino e da lontano.
Così cominciai a usare due paia di occhiali che erano estremamente fastidiosi da usare, perché prevedevano ogni volta un fermarmi, un considerare a quale distanza stava l'oggetto da vedere.
Così, nonostante il parere dei medici, per via dell'intervento alla zona cervicale, ho messo le lenti multifocali che mi permettevano di cambiare, senza pensarci troppo, l'oggetto da guardare.
Lenti multifocali, che si sostituirono alle bifocali, che mi permettevano di avere sottomano lo strumento di lavoro, avevano però un difetto: quello di non permettere la visione alle bande laterali, a meno di girare la testa.
Poiché gli interventi mi avevano reso pressoché impossibile la rotazione, mi sono trovata costretta, quando era necessario, a cambiare posizione ogni volta che volevo vedere di lato.
Questo cambiamento di posizione è d'obbligo ancora e mi crea molti problemi, perché o faccio cambiare posizione agli altri o mi posiziono dopo che gli altri si sono accomodati, adeguandomi, quando è possibile, alle esigenze di chi mi sta di fronte.
Mi capita con Gianni al mattino di doverlo letteralmente rincorrere per incrociarne lo sguardo, senza stare male e poter anche capire quello che dice, osservando il movimento delle labbra e degli occhi, quando li apre.
Gli occhi, in questi ultimi, tempi sono diventati molto importanti, da quando ho cominciato a sentirci meno.
Gli occhi hanno sopperito alla deficienza dell'udito.
Ma ora si sono ammalati.
In questo momento uno, il destro, funziona, ma una toppa, una poltiglia melmosa, resinosa li appiccica e mi oscura la visione.
È diventato una lotta leggere, scrivere, vedere.
Dopo l'intervento di ieri, in cui mi hanno bendato un occhio, la cosa è diventata ancora più complicata. (Per fortuna la tortura dura solo un giorno).
La cattiva notizia è che le lacrime artificiali prescritte costano €15 e sono monodose.
Ho fatto il conto che durano 5 giorni, perché le devo mettere tre volte al giorno.
Mi appare sempre più chiaro dove andranno a finire i soldi dell'accompagnamento, ammesso che me li diano.
Ma una riflessione viene da farla.
Ho sempre pensato e detto che il Signore ci aveva rimandato a settembre per il matrimonio, per il figlio, per la casa, per l'uso del denaro, ma, ma mano che procedo mi rendo conto che si può essere rimandati a settembre in un infinito numero di materie.
Per quello che mi riguarda sono stata rimandata per l'uso del corpo, delle orecchie, degli occhi, della bocca, delle mani, dei piedi, dell'intestino, della schiena, dello stomaco e via dicendo.
Gli occhi finora erano salvi e non avrei mai pensato che c'erano crediti in questa materia, specie quando, tolti gli occhiali, a poca distanza dalla conversione, osservando il cielo azzurro, la luce che attraversava l'aria pulita da un recente temporale, gli alberi e tutta la natura rigogliosa di quella stagione che mi pare fosse la primavera, esclamai:”Ma Per lodare e benedire il Signore non c'è bisogno di occhiali, perché queste cose le vedo solo ora che gli occhi mi funzionano meno, secondo i canoni della medicina ufficiale!”
Era il tempo in cui stavo combattendo per cercare gli occhiali giusti, dopo l'ultimo tamponamento, dove erano andate in frantumi le lenti multifocali e cominciò l'odissea della messa a fuoco.
Un bel percorso non c'è che dire.
Ora guardo dalla finestra il cielo grigio... continua a piovere dopo un tempo interminabile di solleone, afa e foschia, specie in certe ore.
Penso che questa acqua pulisca ogni cosa, che tornerà il sereno e si rinfrescherà l'aria sì da renderla respirabile.
Ogni temporale è seguito dal sereno che accogliamo sempre con gioia, specie quando l'acquazzone ha rimosso le scorie inquinanti che rendevano l'aria pesante, irrespirabile.
Io ho una cortina davanti agli occhi, una barriera che non mi permette di vedere bene.
Gli esami a settembre sono impegnativi.
Non so quanto studio, interventi, medicine, dispendio di tempo, energie e denaro saranno necessari per vedere in questo rimando ciò di cui ho bisogno o ciò che mi serve.
Non so.
Questo compito per ora è solo cominciato.
Rifletto sul Vangelo e penso che ciò che importa non è ciò che voglio vedere io, ma ciò che Lui vuole che veda.
Che mi tocchi le orecchie, che mi bagni la bocca con la saliva.
Che io veda i segni con i quali Lui, il Signore, vuole comunicarsi a me, vuole donarmi la sua forza.
“Apriti!”
Voglio aprire il mio cuore all'annuncio di salvezza completamente e in modo irrevocabile.
Quando finiranno questi esami?
Signore grazie della tua parola, grazie di questo tempo che mi doni per meditare ciò che mi dici.

mercoledì 4 novembre 2020

"«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)



 "«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)

Leggendo la Parola che la liturgia oggi ci propone sulla sequela, ho pensato a Giovanni che ieri sera pretendeva di fare un disegno capolavoro, mentre guardava la televisione o anche quando ardeva dal desiderio di leggermi una storia che lui riteneva interessante.

Con grande fatica e poca attenzione ha ascoltato quello che gli stavo raccontando, una storia che un tempo lo avrebbe coinvolto, fatto gioire e gli avrebbe aperto il cuore e la mente.

Ieri proprio con lui abbiamo parlato della necessità dello stop del pensiero, per poter fare qualunque cosa che sia buona per noi e per gli altri.

Quand'era piccolo Giovanni si lamentava perché Dio aveva inventato il cervello per i troppi pensieri che non lo facevano stare tranquillo e oggi ancora dice che non può fare capolavori, proprio perché ha troppe idee in testa.

La cosa capita anche a me che vorrei che ci entrasse tutto o quasi tutto in quello che faccio, che dico, che penso, non essendo disposta a mollare niente, a lasciarmi guidare dallo Spirito in modo fiducioso e docile.

La prima cosa da fare è spegnere la televisione, che significa chiudere le orecchie a ciò che ci viene dal mondo esterno, un mondo filtrato dall'interpretazione dei vari cantastorie, che ti mettono su piatti d'argento il cibo da loro preparato, a volte, anzi quasi sempre tossico, indigesto ma principalmente adulterato.

Quando parlava Gesù, la televisione non c'era, ma sicuramente c'erano falsi maestri, persone che per autorità, per posizione sociale, per vincoli di sangue eccetera venivano messi al primo posto nella scala degli interessi, degli affetti e dell'ascolto.

E poi quale grande richiamo poteva e può essere quello di consigli per accumulare beni, amministrarli o anche non perderli!

Quale grande attenzione, fatica, comporta l'occuparsi e preoccuparsi non solo di noi, ma anche degli altri, sopportandone i pesi del vivere quotidiano!

La nostra vita è fatta di relazioni che ci tengono legati alle cose, alle persone e alla storia, agli eventi passati, presenti e futuri.

La nostra vita si snoda nella continua ricerca del nostro bene, vale a dire del nostro tornaconto personale, strumentalizzando le persone che ci sono più vicine, strumentalizzando esperienze, beni materiali, ma anche doti naturali o capacità acquisite, per stare bene, meglio, per non morire ed essere felici.

Gesù ci dice di smettere di pensare a tutto questo, di fare uno stop del pensiero (quello che ieri ho cercato di insegnare a Giovanni e che gli ha permesso la fine di fare in men che non si dica il suo capolavoro, dopo che aveva stracciato parecchi fogli per l'incapacità di concentrarsi).

Gesù ci dice una cosa che noi sperimentiamo ogni giorno.

Quando perdiamo di vista la cosa importante, facciamo sempre i macelli, bruciamo il cibo che sta cuocendo sul fuoco, dimentichiamo i nostri più elementari doveri di rispetto, di amore nei confronti delle persone, non ci lasciamo formare, istruire, amare dagli altri, occupati concentrati solo su noi stessi.

Sacrosante parole quelle di Gesù, perché ci indica la strada per non smarrirci e per fare quindi dei capolavori.

Se mettiamo lui e al primo posto sicuramente non ci dimenticheremo dei nostri cari, anzi allargheremo la cerchia, nè manderemo in fumo i nostri averi, i nostri beni materiali e spirituali, ma li useremo come meglio conviene.

Il meglio è usare, servirsi di tutto ciò che gratuitamente ci è stato donato da Dio, per essere felici e per rendere felici, mettendo in circolo l'amore.

Ma bisogna crederci, bisogna intanto partire da un atto di fede, un credo ad occhi chiusi ma a cuore aperto.

Credere per vedere.

Quanti occhi si aprono dopo un atto di fede!

Ieri Patrizia mi ha detto che da quando ogni sera prega, il mal di testa non l'ha più avuto.

Io non so se sia effetto della preghiera che non abbia il mal di testa, ma sono certa che adesso è più attenta a vedere quanto non ce l'ha e ringraziare tutte le volte che succede, senza dare per scontato niente.

La fede è ascolto, e partire dal presupposto che l'altro ha ragione, anche quando è arrabbiato, la fede è la disposizione ad accogliere la verità che abita dentro l'altro e da essa lasciarsi trasformare, identificare.

E' l'Altro che ci dice chi siamo e quando l'altro è Gesù siamo certi che non ci sbaglieremo.

mercoledì 19 giugno 2019

" Prega il Padre tuo nel segreto" (Mt 6,6)


" Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto" (Mt 6,6)

Signore ti ringrazio di questo tempo che mi doni per mettermi davanti a te e mostrare a te e solo a te il mio cuore.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio per questi momenti di intimità, di pace, di serenità, di gioia, perle del mattino, quando tutto tace intorno a me e mi è più facile mettere te al primo posto.
Ti ringrazio per questa notte in cui hai concesso il riposo al corpo e alla mente, dopo che ho affidato a te la mia preghiera deponendola nelle mani di tua madre e chiedendo anche l'aiuto dei miei cari e di San Michele Arcangelo perché schiacciasse la testa del serpente.
Ogni notte è una battaglia per conquistare un pezzetto di terra dove poter riposare al riparo dalle grandi acque. 
Ogni notte assisto al miracolo di una vittoria che supera le mie aspettative, offrendomi capacità sempre più raffinate per vedere i tuoi miracoli.
E questo lo sto sperimentando man mano che la vista fisica diminuisce. 
I problemi agli occhi che non avevo messo in conto di avere, stanno portando me a scoprire come gli occhi li abbiamo anche nelle mani, nelle orecchie, sulla pelle, gli occhi del cuore, che ci fanno vedere tanto di più di quelli che un tempo pensavo fossero l'unico mezzo per conoscere le cose.
Tu mi hai condotto per mano Signore, attraverso una storia di occhiali e di occhi per scoprire il tuo tesoro che non risplende e non appare come cosa straordinaria nè grandiosa, a prima vista. 
Un granellino di senapa, una cosa apparentemente insignificante all'inizio... una goccia di acqua che pian piano ha scalfito e spaccato la roccia dura del mio cuore.
Del Vangelo di oggi ho capito che la Fede non consiste nel farsi vedere ma nel vedere.
La fede passa attraverso una cecità, un nascondimento, un diventare tanto piccoli da vedere tutto ciò che ci circonda più grande, sì da sentirsi tanto inadeguati da apprezzare l'inadeguatezza degli altri.
Ho pensato, leggendo il vangelo, che non si può comunicare con l'altro, se non diventi l'altro, e, se l'altro è povero, devi diventare povero, se l'altro è malato devi diventare malato.
Se hai fatto esperienza di dolore e di sofferenza ti è più facile accogliere e metterti in ascolto dell'altro.
Vedere l'altro senza farti vedere.
Per quanto riguarda il rapporto con te forse le cose cambiano perché l'unico che dobbiamo cercare per farci vedere sei tu.
Il farsi vedere è in funzione della tua luce che può riflettersi solo se ci mettiamo nella direzione giusta, se ci esponiamo ai tuoi raggi. 
E' la tua luce che poi fa sì che noi possiamo vedere il nostro fratello e lo possiamo ascoltare perché lo guardiamo, facendo sì che non noi ma tu lo illumini.
È bello scoprire Signore quanto questa vista che tu mi stai donando sia migliore della prima, perché vedo tante più cose che mi fanno stare bene. 
Vedo te che continui a dare vita al mondo, continui incessantemente a ricalcolare la storia perché diventi storia di salvezza e arriviamo sani e salvi alla meta. 
Grazie Signore. 
Quando mi affido a te, il Grande Navigatore, non posso sbagliarmi...il Navigatore che bisogna ascoltare, non vedere.

sabato 19 gennaio 2019

Seguimi!


Seguimi! ( Lc 5,27)

Chi non si è sentito interpellato dalla chiamata perentoria di Gesù?
Sicuramente molti, leggendo il vangelo di oggi (se lo hanno letto, se hanno l’abitudine a leggerlo) hanno pensato che Gesù non ce l’aveva con loro, perchè la tipologia di persone che è messa al centro di questo passo è quella di uno che faceva un lavoro sporco, considerato un pubblico peccatore, sia perchè riscuoteva i soldi per la potenza ingiusta e oppressiva di Roma, sia perchè su quei soldi ci faceva la cresta, per viverci al meglio possibile.
Un’altra caratteristica di questo personaggio è il suo stare seduto ad aspettare ciò che a suo parere gli era dovuto.
Fino a quel momento Levi, che poi sarà ribattezzato Matteo, non credo si sia posto tanti problemi, sicuro di essere nel giusto, perchè chi di noi non avanza qualcosa dagli altri, non dico in soldi, ma in affetto, stima, vicinanza, compassione, amicizia ecc ecc?
Siamo tanti Levi, nascosti dietro i nostri perbenismi e tutti sediamo sui nostri piccoli o grandi scranni ad aspettare…
Ma Levi, sconosciuto agli onori delle cronache se non fosse stato per quella chiamata, pur sembrando all’apparenza un uomo arrivato, un uomo che si era fatto una posizione, viveva il cruccio nel cuore di essere evitato per quel suo sporco lavoro.
E non è cosa semplice vivere nella tua comunità ed essere da tutti scanzato.
Lo sguardo di Gesù si posò su di lui, uno sguardo non di giudizio, sicuramente, altrimenti non avremmo assistito ad una reazione così immediata, istantanea, senza ripensamenti.
Uno sguardo che può cambiare la vita!
In questa società dove è diventato cosa rara essere visti (con tutti questi marchingegni elettronici che con i loro suoni, colori e ammiccamenti, ti trasportano in un mondo dove anche il sangue non macchia e i terremoti ti lasciano comodo sul tuo letto e, se non ti spaventi troppo, puoi pure continuare a dormire), ci siamo scordati che le persone hanno gli occhi e gli occhi servono non solo per guardare, ma per essere guardati.
Mi viene in mente e come non potrebbe? l’ultima bomba mediatica del suicidio assistito con tanto di Satana che ti fa da facilitatore, accompagnatore vestito perbene.
La gente pensa che il corpo che abbiamo ci appartiene e ne possiamo fare ciò che vogliamo.
Ci sono momenti che questo non ci è possibile, perchè, anche se sei sano come un pesce, non puoi fare a meno degli altri, non fosse solo per la connessione che paghi e che ti mette in relazione???? con tutto il mondo.
Guardi, ma non sei guardato, perciò la dipendenza da questi strumenti ti fa diventare uno zombie.
Essere guardati è essere visibili, esistere.
Io ho sempre avuto un problema con la mia visibilità, perchè, quando ero piccola, tendevo a nascondermi ritenendomi uno sgorbio, veramente non ritenendomi neanche quello, visto che quando si è in tanti in famiglia ti guardano e ti cercano sempre per farti fare qualcosa.
Poi, quando mi sono resa conto di avere un corpo l’ho odiato perchè era brutto e ho passato la vita a coprirlo, a mimetizzarmi, a travestirmi.
Chissà che peccati avevo fatto per sentirmi così o chissà cosa avevo capito di Gesù in un istituto di suore frequentato per 16 anni consecutivi dall’asilo alla maturtità.
Il corpo che io nascondevo ora è allo scoperto, perchè, quando vai su una carrozzella con tanti problemi, l’importante è che uno ti porti, compresa la copertina e tutto il tuo bagaglio di pronto soccorso e che, se vai in chiesa o in qualsiasi altro luogo, tu venga messa davanti, altrimenti non vedi niente.
Mio marito ha sempre il complesso di disturbare e tende a fare l’opposto, perchè la gente poi ha problemi a incrociare una carrozzella e forse anzi sicuramente lo sguardo di chi ci sta sopra.
“Beata te che hai uno che ti accompagna!” mi sento dire, e io rispondo con un po’ di cattiveria qualche rara volta, la vera beatitudine è quando puoi scegliere se essere portato o portare.
Tornando allo sguardo…

A quanti fa bene scontrarsi con uno che sta peggio di te?

A quanti gioverebbe incrociare gli occhi di un poveretto, di quelli che in genere nei luoghi di preghiera stanno davanti, per fare una riflessione sulla propria vita, sui doni ricevuti, su quelli dilapidati, sulla nostalgia di occhi di madre e di padre che con amore, affetto, tenerezza si sono posati su di te quando non ancora sapevi camminare?
Uno guardo nostalgico di infinito, di eterno, di uno e distinto, uno sguardo d’amore, uno sguardo di perdono, perchè se sei figlio e figlio di Dio vai bene sempre a Lui e sei tu che ti devi convincere che la vita acquista valore se riesce a darne anche e soprattutto a chi ti guarda.

venerdì 7 dicembre 2018

"Avvenga per voi secondo la vostra fede" (Mt 9,29)



SFOGLIANDO IL DIARIO...

4 dicembre 2015
venerdì della I settimana di Avvento
Letture:  (Is 29,17-24); Salmo 26;  (Mt 9,27-31)
ore 7
"Avvenga per voi secondo la vostra fede" (Mt 9,29)

Oggi il vangelo ci parla di fede in chi può guarirci dalle malattie che ci affliggono.
I due ciechi furono esauditi nella loro richiesta di aiuto perchè credevano che Gesù poteva fare il miracolo.
Anche io credo che Lui e solo Lui può non dico togliermi le malattie, ma attenuarne l'effetto devastante sul mio sistema nervoso che è andato in tilt.
Non so più in che lingua invocarlo, pregarlo, chiedergli almeno una briciola del suo amore, una briciola di quel pane che cade dalla tavola e di cui sono soliti cibarsi i cagnolini.
Un dio senza pietà mi si mostra in questi giorni, un dio impassibile e severo , un dio sordo al grido di chi è nella fossa dei leoni e viene straziato dai loro denti aguzzi giorno e notte senza riuscire a morire.
La morte si sconta vivendo e chissà quanti peccati devo scontare per guadagnarmi questo traguardo.
Un tempo avanzavo tra i primi nella santa assemblea, un tempo rendevo lode e gloria al Signore perchè aveva cosparso la mia strada di "scintillanti".
Un tempo.. ma come accade nei matrimoni all'inizio c' è l'idillio e la risposta sempre pronta, un abbraccio, un regalo, un sorriso, una parola carina. 
Con Lui bastava che desiderassi anche incosciamente una cosa che la vedevo realizzata.
Poi è aumentata la vicinanza, il tempo della preghiera, l'intimità, e il tempo dell'attesa si è fatto più lungo, addirittura interminabile.
Le risposte tardano a venire e io mi sento messa da parte, dimenticata.
Perchè Signore mi tratti in questo modo?
Perchè non rispondi ai miei ripetuti SOS ?
Perchfedeè Signore la mia vita deve essere un calvario e la morte durare lunghissimi anni?
Continuo a credere che solo tu puoi aiutarmi, che non c'è nessuno al di fuori di te che possa togliermi questa spina nel fianco, ma tu sei sordo, anche se non avaro di parole di speranza, specie in questi giorni di preparazione al Natale.
I morti non ti lodano dalla fossa, perchè non scendi e impedisci al nemico di fare scempio del mio corpo?
Perchè Signore più non ti schieri con i nostri eserciti e ci fai andare allo sbando?
Piega i cieli e scendi e visita questa vigna, il virgulto che ti sei piantato.
Ne fanno scempio i viandanti e i ladroni.
Sono tua Signore, te lo sei dimenticato?
Dove ti nascondi o mio diletto perchè torni a sorridermi la vita e i fiori del mio giardino profumino e i loro colori  mi parlano di te?
Dove cercarti Signore che non sia in questo dolore continuo e scrastante, dove fuggire da questa persecuzione?
Signore non posso , non voglio, non riesco a vederti in queste macerie, in questo corpo mandato al macello, dato in pasto agli avvoltoi.
Dove sei Signore?
Mostrami il tuo volto e io vivrò.
Guariscimi gli occhi del cuore perchè ti veda chino sule mie ferite.

venerdì 9 settembre 2016

Cecità

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” Può forse un cieco guidare un altro cieco?”
(Lc 6,39-42)
Chissà perchè quando leggiamo le parole del Vangelo pensiamo sempre che siano rivolte agli altri che non si comportano bene e non ci sfiora mai l’idea che Gesù sta parlando anche e soprattutto a noi!
Prendere coscienza della propria cecità non è facile a meno che uno non te lo dimostri con prove inconfutabili.
Un tempo io ero la misura di tutte le cose, io e nessun altro.
Mi industriavo a perfezionarmi, questo sì, mi dannavo a cercare soluzioni per me e per gli altri, perchè volevo risolvere i problemi del mondo senza scomodare alcun dio.
Poi una notte sognai di vagare tra le tombe vuote di un cimitero per trovare scarpe della mia misura.
Qualcuno mi fece notare che non erano le scarpe che io cercavo, ma la mia misura.
In una tomba, lo sanno tutti, non ci potrai trovare qualcosa che ti serva, caso mai il contrario.
Meno male che è arrivato il Signore e mi ha aperto gli occhi su dove guardare, in chi specchiarmi, da cosa lasciarmi illuminare.
E tutto è nato da un incidente in cui mi si sono rotti gli occhiali e all’odissea che ne è derivata per farmene un paio nuovi adatti ad un difetto in quell’occasione rivelatosi.
Per un tempo quindi andai a naso, senza lenti che mettessero a fuoco le cose.
Fu allora che vidi ciò che mai mi sarei sognata di vedere, perchè mi dovevo fermare, chiedere, lasciarmi guidare.
Gesù lo incontrai proprio in seguito a quella rottura, a quel travaglio, perchè solo se hai perso la bussola cerchi chi ti indichi la direzione.
Io insegnante impeccabile di lettere antiche mi trovai dall’oggi al domani messa in pensione, per via degli sbandamenti dovuti a lenti sbagliate, inadatte.
Subito fu una tagedia, ma il Signore ha fatto bene ogni cosa, per cui prima di mettermi in cattedra mi assicuro che sia Lui la lente attraverso la quale guardo il mondo e le persone con i suoi occhi e con il suo cuore.
Almeno ci provo.
Non è detto che ci riesca.

venerdì 4 dicembre 2015

Gli occhi del cuore




Meditazioni sulla liturgia di
venerdì della I settimana di Avvento

"Avvenga per voi secondo la vostra fede"(Mt 9,29)

Oggi il vangelo ci parla di fede in chi può guarirci dalle malattie che ci affliggono.
I due ciechi furono esauditi nella loro richiesta di aiuto perchè credevano che Gesù poteva fare il miracolo.
Anche io credo che Lui e solo Lui può non dico togliermi le malattie, ma attenuarne l'effetto devastante sul mio sistema nervoso che è andato in tilt.
Non so più in che lingua invocarlo, pregarlo, chiedergli almeno una briciola del suo amore, una briciola di quel pane che cade dalla tavola e di cui sono soliti cibarsi i cagnolini.
Un dio senza pietà mi si mostra in questi giorni, un dio impassibile e severo , un dio sordo al grido di chi è nella fossa dei leoni e viene straziato dai loro denti aguzzi giorno e notte senza riuscire a morire.
La morte si sconta vivendo e chissà quanti peccati devo scontare per guadagnarmi questo traguardo.
Un tempo avanzavo tra i primi nella santa assemblea, un tempo rendevo lode e gloria al Signore perchè aveva cosparso la mia strada di "scintillanti".
Un tempo.. ma come accade nei matrimoni all'inizio c' è l'idillio e la risposta sempre pronta, un abbraccio, un regalo, un sorriso, una parola carina. 
Con Lui bastava che desiderassi anche incosciamente una cosa che la vedevo realizzata.
Poi è aumentata la vicinanza, il tempo della preghiera, l'intimità, e il tempo dell'attesa si è fatto più lungo, addirittura interminabile.
Le risposte tardano a venire e io mi sento messa da parte, dimenticata.
Perchè Signore mi tratti in questo modo?
Perchè non rispondi ai miei ripetuti SOS ?
Percè Signore la mia vita deve essere un calvario e la morte durare lunghissimi anni?
Continuo a credere che solo tu puoi aiutarmi, che non c'è nessuno al di fuori di te che possa togliermi questa spina nel fianco, ma tu sei sordo, anche se non avaro di parole di speranza, specie in questi giorni di preparazione al Natale.
I morti non ti lodano dalla fossa, perchè non scendi e impedisci al nemico di fare scempio del mio corpo?
Perchè Signore più non ti schieri con i nostri eserciti e ci fai andare allo sbando?
Piega i cieli e scendi e visita questa vigna, il virgulto che ti sei piantato.
Ne fanno scempio i viandanti e i ladroni.
Sono tua Signore, te lo sei dimenticato?
Dove ti nascondi o mio diletto perchè torni a sorridermi la vita e i fiori del mio giardino profumino e i loro colori  mi parlno di te?
Dove cercarti Signore che non sia in questo dolore continuo e scrastante, dove fuggire da questa persecuzione?
Signore non posso , non voglio, non riesco a vederti in queste macerie, in questo corpo mandato al macello, dato in pasto agli avvoltoi.
Dove sei Signore?
Mostrami il tuo volto e io vivrò.

Guariscimi gli occhi del cuore perchè ti veda chino sule mie ferite.

lunedì 17 novembre 2014

Che cosa vuoi che io faccia per te?




VANGELO (Lc 18,35-43)
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

"Cosa vuoi che io faccia per te?"
Il cieco, consapevole di esserlo, non ebbe dubbi su cosa chiedere a Gesù, considerandolo .l'unico capace di compiere quel miracolo.
La sua fede lo liberò dalla schiavitù del non vedere tutto ciò Dio aveva fatto per lui,
Mi piacerebbe che questo accadesse anche a me, questa mattina che ho il cuore oppresso da tanti pensieri di morte, cerco nel cimitero ciò che vorrei riprendermi , ciò che mi sono lasciata sfuggire dalle mani, ciò che non ho apprezzato, riconosciuto come cosa buona, dono di Dio, cerco tutte le occasioni perdute, tutto quello che un tempo ho dato per scontato e che oggi farei carte false per riaverle indietro.
Ma purtroppo la vita non è un supermercato dove, se la merce che compri è scaduta, te la cambiano o ti danno i soldi indietro.
La vita non ha prezzo, è gratis con tutti gli optional possibili, la maggior parte nascosti.
E questo è il punto: non essendo abituati a leggere il libretto di istruzioni, prima dell'uso, lo cerchiamo quando l'oggetto in questione s'inceppa o si si rompe del tutto.
Ma il dove e il quando trovarlo non lo decidiamo noi.
La prima enciclopedia che comprammo a nostro figlio s'intitolava”COME FUNZIONA”, ma fece una brutta fine, seppellita in cantina sotto una catasta di vecchi libri, perchè non parlava di vita.
Certo che spesso non sappiamo neanche noi cosa ci serve, cosa vogliamo e la domanda di Gesù ci spiazza, ci coglie impreparati.
La lista sarebbe interminabile come quella che Franco faceva al computer all'approssimarsi del Natale e del suo compleanno a distanza ravvicinata.
L'elenco era rivolto a tutti i parenti che erano soliti fargli un regalo, noi chiaramente in prima fila per la tavernetta, l'elicottero, la moto o la macchina.
Penso che non ci abbiamo mai preso, perchè , scartando le richieste folli, compravamo cercando di conciliare il portafoglio con le sue esigenze in genere non espresse.
Ricordo quando mi venne un lampo di genio e gli comprammo una chitarra.
Non posso dimenticare il suo disappunto quando intuì dalla forma dell'involucro il suo contenuto.
Mi disse:" Se è una chitarra , ti uccido!"
Non mi uccise, chiaramente, anzi grazie a quella chitarra uscì dal suo isolamento e allacciò tante amicizie tra cui quella che oggi è sua moglie.
Con quella chitarra oggi accompagna la liturgia della domenica in chiesa o la veglia attorno al fuoco del gruppo scout di cui è capo.
Grazie a quella chitarra ha trasmesso ai suoi bambini la passione per la musica sì che oggi quando si riuniscono fanno tenerezza con Emanuele che suona il basso e Giovanni la batteria.
Monia, la moglie, canta ed è bello vederli riuniti a casa o in chiesa o ad un campo scout, insieme accompagnare la liturgia della vita.
Vorrei questa mattina riflettere proprio sui doni che ci vengono fatti, specialmente quelli che pensiamo sbagliati.
Impariamo a chiedere quello che Dio vuole e Lui ci darà quello che ci serve e che in fondo desideriamo senza saperlo.

 

domenica 3 aprile 2011

Il dito di Dio nel fango




Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.


Se le immagini che scorrono sul teleschermo avessero il potere di sporcarci di terra, di tingerci con il sangue di tante vittime che abbiamo visto morire insieme alle speranze dei sopravvissuti, potremmo rispondere che non ci vediamo e che abbiamo bisogno di andare a lavarci nella piscina di Siloe.
Solo se ci sentiamo sporchi sentiamo l'esigenza di lavarci.

Signore dacci l'umiltà e la docilità necessaria per farci toccare da te , qualunque sia il mezzo per ridarci la vista.



NON E' IL FANGO CHE HA GUARITO IL CIECO NATO,
MA IL DITO DI DIO NEL FANGO

mercoledì 16 marzo 2011

Miracoli





 



Questa immagine l'ho scattata sul mio balcone all'albero di pesco che pensavo morto definitivamente. 
La macchina fotografica per fortuna non ha la benda
.










 

martedì 15 marzo 2011

Controlli




Sono tornata ora dal controllo. Tutto ok per loro. Nessuna infezione.
Per me è un altro ostacolo superato, perchè ieri me la sono fatta  addosso dalla paura.
A vederci ci vedo meno di prima.
L'operatore di turno mi ha detto che ho la pupilla ancora dilatata, per cui è naturale.
Qualcuno , mentre aspettavo, mi ha chiesto qual era il mio medico curante
" il Padreterno" ho risposto senza tentennamenti.
Se non ci fosse stato Lui, ieri, mi avrebbero portato al manicomio.
Non è detto che non accada, però.
Ma io continuo a sperare e a credere che non finisce qui, che non può finire così.
Che il senso di tanta sofferenza che ci accomuna non può darcela nè una medicina, nè un medico e nessun altra cosa dagli effetti non duraturi.

 

giovedì 3 marzo 2011

Vedere


Mc 10,46-52 In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.



Quando ero piccola invidiavo mia sorella perchè aveva gli occhi neri e grandi e ciglia lunghe e folte. Ben presto, però, dovette mettersi gli occhiali, perchè era molto miope.
Mi presi la rivincita perchè ero l'unica della famiglia che non portava occhiali, ovviando all'inconveniente degli occhi piccoli con un trucco sapiente.
A 35 anni, poiché le immagini del televisore che ci avevano regalato per il matrimonio, non erano nitide, convinsi mio marito a comprane uno nuovo, salvo poi accorgermi che ero io che non ci vedevo, per via dell'astigmatismo che si manifesta con il progredire degli anni.
Un bel paio di occhiali firmati, oltre a ridarmi una vista perfetta, contribuirono a caratterizzare il mio viso, a mio parere, brutto, scialbo e per nulla espressivo.
Poi mi sono venute le allergie che mi hanno costretto a rinunciare al trucco.
Oggi sto constatando che ci sono malattie per le quali non esistono nè occhiali, né cure.
Leggendo la storia di Bartimeo ripenso agli occhi piccoli, ai trucchi, agli occhiali, a tutte le cose che hanno condizionato la mia vita.
Penso a questa mattina, quando ho trovato scritte le parole che mi urgevano dentro e che ho potuto meditare insieme ai fratelli durante la messa.


(Sir 42,15-26)
Ricorderò ora le opere del Signore
e descriverò quello che ho visto.
Per le parole del Signore sussistono le sue opere,
e il suo giudizio si compie secondo il suo volere.
Il sole che risplende vede tutto,
della gloria del Signore sono piene le sue opere.
Neppure ai santi del Signore è dato
di narrare tutte le sue meraviglie,
che il Signore, l’Onnipotente, ha stabilito
perché l’universo stesse saldo nella sua gloria.
Egli scruta l’abisso e il cuore,
e penetra tutti i loro segreti.
L’Altissimo conosce tutta la scienza
e osserva i segni dei tempi,
annunciando le cose passate e future
e svelando le tracce di quelle nascoste.
Nessun pensiero gli sfugge,
neppure una parola gli è nascosta.
Ha disposto con ordine le meraviglie della sua sapienza,
egli solo è da sempre e per sempre:
nulla gli è aggiunto e nulla gli è tolto,
non ha bisogno di alcun consigliere.
Quanto sono amabili tutte le sue opere!
E appena una scintilla se ne può osservare.
Tutte queste cose hanno vita e resteranno per sempre
per tutte le necessità, e tutte gli obbediscono.
Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra,
egli non ha fatto nulla d’incompleto.
L’una conferma i pregi dell’altra:
chi si sazierà di contemplare la sua gloria?


 


Penso al Signore che mi ha guarito, senza che lo riconoscessi, senza neanche sapere che lo avrei incontrato sulla mia strada.

 

martedì 7 settembre 2010

Vista



Quando ero piccola, invidiavo mia sorella che aveva gli occhi grandi, neri, con lunghe ciglia.
Poi lei mise gli occhiali, io no.
Non appena l'età me ne diede il permesso, mi preoccupai di mettere in risalto i miei occhi con un trucco sapiente.
Anche quando mi accorsi che le immagini sfocate dello schermo non dipendevano dall'anzianità del televisore (avevo 35 anni),continuai a cercare negli ombretti, nei rimmel e nelle creme, il rimedio per rendere più visibili gli occhi, attraverso le inevitabili e odiate lenti.

Reduce dall'ennesimo intervento all'occhio sinistro penso a quanto sia importante vedere, più che essere visti.


giovedì 11 febbraio 2010

Madonna di Lourdes



Di automobilisti distratti ce ne sono molti e chissà quante storie si possono raccontare sui colpi di frusta.
Quell'11 febbraio 1998, mentre, sovrappensiero, tornavo dall’ennesima terapia (questa volta alla spalla destra), un altro sovrappensiero mi piomba addosso, facendo volare in frantumi gli occhiali multifocali che avevo da poco comprato. Il colpo non fu tanto violento, ma la paura sì, tanta, tanta da farmi irrigidire come una lastra di marmo, così da sentirmi sulla testa, sul collo e su tutta la colonna un dolore lancinante di corde spezzate.
Con gli occhiali quell’11 febbraio andarono in frantumi i miei sogni, le mie speranze, la mia forza di reagire, andarono in frantumi le certezze, quelle mie, quelle del medico che mi aveva in cura, fu rimesso in discussione tutto il programma di rieducazione posturale, il mio rendimento sul lavoro, le mie relazioni, la mia identità, tutto.

Oggi, festa della Madonna di Loudes, voglio ringraziare il Signore per tutti quelli che direttamente o indirettamente mi hanno parlato di Lui, mi hanno portato a Lui, per tutti quelli dei quali si è servito per accompagnarmi, curarmi amarmi...
A cominciare da mia madre…, per le sue novene e i suoi rosari, per tutte quelle preghiere che mi infastidivano e mi indispettivano, perché sembravano sortire l’effetto contrario.
Voglio ringraziare mio padre per quella boccetta di acqua di Lourdes che mi gettò addosso con fede, con rabbia, con disperazione, quando un giorno mi vide dibattermi nel letto in sofferenze a cui nessuno riusciva a trovare rimedi.
Voglio ringraziare la nostra Mamma Celeste perché mi ha aperto gli occhi ad una nuova dimensione, quella della fede, che non ha bisogno di lenti per stupire di fronte a tutto ciò che esce dalle mani di Dio.