Sono un'umile scriba, divenuta discepola del regno dei cieli, simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
giovedì 11 febbraio 2021
APRITI!
mercoledì 4 novembre 2020
"«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)
"«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)
Leggendo la Parola che la liturgia oggi ci propone sulla sequela, ho pensato a Giovanni che ieri sera pretendeva di fare un disegno capolavoro, mentre guardava la televisione o anche quando ardeva dal desiderio di leggermi una storia che lui riteneva interessante.
Con grande fatica e poca attenzione ha ascoltato quello che gli stavo raccontando, una storia che un tempo lo avrebbe coinvolto, fatto gioire e gli avrebbe aperto il cuore e la mente.
Ieri proprio con lui abbiamo parlato della necessità dello stop del pensiero, per poter fare qualunque cosa che sia buona per noi e per gli altri.
Quand'era piccolo Giovanni si lamentava perché Dio aveva inventato il cervello per i troppi pensieri che non lo facevano stare tranquillo e oggi ancora dice che non può fare capolavori, proprio perché ha troppe idee in testa.
La cosa capita anche a me che vorrei che ci entrasse tutto o quasi tutto in quello che faccio, che dico, che penso, non essendo disposta a mollare niente, a lasciarmi guidare dallo Spirito in modo fiducioso e docile.
La prima cosa da fare è spegnere la televisione, che significa chiudere le orecchie a ciò che ci viene dal mondo esterno, un mondo filtrato dall'interpretazione dei vari cantastorie, che ti mettono su piatti d'argento il cibo da loro preparato, a volte, anzi quasi sempre tossico, indigesto ma principalmente adulterato.
Quando parlava Gesù, la televisione non c'era, ma sicuramente c'erano falsi maestri, persone che per autorità, per posizione sociale, per vincoli di sangue eccetera venivano messi al primo posto nella scala degli interessi, degli affetti e dell'ascolto.
E poi quale grande richiamo poteva e può essere quello di consigli per accumulare beni, amministrarli o anche non perderli!
Quale grande attenzione, fatica, comporta l'occuparsi e preoccuparsi non solo di noi, ma anche degli altri, sopportandone i pesi del vivere quotidiano!
La nostra vita è fatta di relazioni che ci tengono legati alle cose, alle persone e alla storia, agli eventi passati, presenti e futuri.
La nostra vita si snoda nella continua ricerca del nostro bene, vale a dire del nostro tornaconto personale, strumentalizzando le persone che ci sono più vicine, strumentalizzando esperienze, beni materiali, ma anche doti naturali o capacità acquisite, per stare bene, meglio, per non morire ed essere felici.
Gesù ci dice di smettere di pensare a tutto questo, di fare uno stop del pensiero (quello che ieri ho cercato di insegnare a Giovanni e che gli ha permesso la fine di fare in men che non si dica il suo capolavoro, dopo che aveva stracciato parecchi fogli per l'incapacità di concentrarsi).
Gesù ci dice una cosa che noi sperimentiamo ogni giorno.
Quando perdiamo di vista la cosa importante, facciamo sempre i macelli, bruciamo il cibo che sta cuocendo sul fuoco, dimentichiamo i nostri più elementari doveri di rispetto, di amore nei confronti delle persone, non ci lasciamo formare, istruire, amare dagli altri, occupati concentrati solo su noi stessi.
Sacrosante parole quelle di Gesù, perché ci indica la strada per non smarrirci e per fare quindi dei capolavori.
Se mettiamo lui e al primo posto sicuramente non ci dimenticheremo dei nostri cari, anzi allargheremo la cerchia, nè manderemo in fumo i nostri averi, i nostri beni materiali e spirituali, ma li useremo come meglio conviene.
Il meglio è usare, servirsi di tutto ciò che gratuitamente ci è stato donato da Dio, per essere felici e per rendere felici, mettendo in circolo l'amore.
Ma bisogna crederci, bisogna intanto partire da un atto di fede, un credo ad occhi chiusi ma a cuore aperto.
Credere per vedere.
Quanti occhi si aprono dopo un atto di fede!
Ieri Patrizia mi ha detto che da quando ogni sera prega, il mal di testa non l'ha più avuto.
Io non so se sia effetto della preghiera che non abbia il mal di testa, ma sono certa che adesso è più attenta a vedere quanto non ce l'ha e ringraziare tutte le volte che succede, senza dare per scontato niente.
La fede è ascolto, e partire dal presupposto che l'altro ha ragione, anche quando è arrabbiato, la fede è la disposizione ad accogliere la verità che abita dentro l'altro e da essa lasciarsi trasformare, identificare.
E' l'Altro che ci dice chi siamo e quando l'altro è Gesù siamo certi che non ci sbaglieremo.
mercoledì 19 giugno 2019
" Prega il Padre tuo nel segreto" (Mt 6,6)
sabato 19 gennaio 2019
Seguimi!
venerdì 7 dicembre 2018
"Avvenga per voi secondo la vostra fede" (Mt 9,29)
venerdì 9 settembre 2016
Cecità

(Lc 6,39-42)
Prendere coscienza della propria cecità non è facile a meno che uno non te lo dimostri con prove inconfutabili.
Un tempo io ero la misura di tutte le cose, io e nessun altro.
Mi industriavo a perfezionarmi, questo sì, mi dannavo a cercare soluzioni per me e per gli altri, perchè volevo risolvere i problemi del mondo senza scomodare alcun dio.
Poi una notte sognai di vagare tra le tombe vuote di un cimitero per trovare scarpe della mia misura.
Qualcuno mi fece notare che non erano le scarpe che io cercavo, ma la mia misura.
In una tomba, lo sanno tutti, non ci potrai trovare qualcosa che ti serva, caso mai il contrario.
Meno male che è arrivato il Signore e mi ha aperto gli occhi su dove guardare, in chi specchiarmi, da cosa lasciarmi illuminare.
E tutto è nato da un incidente in cui mi si sono rotti gli occhiali e all’odissea che ne è derivata per farmene un paio nuovi adatti ad un difetto in quell’occasione rivelatosi.
Per un tempo quindi andai a naso, senza lenti che mettessero a fuoco le cose.
Fu allora che vidi ciò che mai mi sarei sognata di vedere, perchè mi dovevo fermare, chiedere, lasciarmi guidare.
Gesù lo incontrai proprio in seguito a quella rottura, a quel travaglio, perchè solo se hai perso la bussola cerchi chi ti indichi la direzione.
Io insegnante impeccabile di lettere antiche mi trovai dall’oggi al domani messa in pensione, per via degli sbandamenti dovuti a lenti sbagliate, inadatte.
Subito fu una tagedia, ma il Signore ha fatto bene ogni cosa, per cui prima di mettermi in cattedra mi assicuro che sia Lui la lente attraverso la quale guardo il mondo e le persone con i suoi occhi e con il suo cuore.
Almeno ci provo.
Non è detto che ci riesca.
venerdì 4 dicembre 2015
Gli occhi del cuore
lunedì 17 novembre 2014
Che cosa vuoi che io faccia per te?
domenica 3 aprile 2011
Il dito di Dio nel fango
Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
Se le immagini che scorrono sul teleschermo avessero il potere di sporcarci di terra, di tingerci con il sangue di tante vittime che abbiamo visto morire insieme alle speranze dei sopravvissuti, potremmo rispondere che non ci vediamo e che abbiamo bisogno di andare a lavarci nella piscina di Siloe.
Solo se ci sentiamo sporchi sentiamo l'esigenza di lavarci.
Signore dacci l'umiltà e la docilità necessaria per farci toccare da te , qualunque sia il mezzo per ridarci la vista.
NON E' IL FANGO CHE HA GUARITO IL CIECO NATO,
MA IL DITO DI DIO NEL FANGO
mercoledì 16 marzo 2011
Miracoli
Questa immagine l'ho scattata sul mio balcone all'albero di pesco che pensavo morto definitivamente.
La macchina fotografica per fortuna non ha la benda.
martedì 15 marzo 2011
Controlli
Sono tornata ora dal controllo. Tutto ok per loro. Nessuna infezione.
Per me è un altro ostacolo superato, perchè ieri me la sono fatta addosso dalla paura.
A vederci ci vedo meno di prima.
L'operatore di turno mi ha detto che ho la pupilla ancora dilatata, per cui è naturale.
Qualcuno , mentre aspettavo, mi ha chiesto qual era il mio medico curante
" il Padreterno" ho risposto senza tentennamenti.
Se non ci fosse stato Lui, ieri, mi avrebbero portato al manicomio.
Non è detto che non accada, però.
Ma io continuo a sperare e a credere che non finisce qui, che non può finire così.
Che il senso di tanta sofferenza che ci accomuna non può darcela nè una medicina, nè un medico e nessun altra cosa dagli effetti non duraturi.
giovedì 3 marzo 2011
Vedere
Mc 10,46-52 In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Quando ero piccola invidiavo mia sorella perchè aveva gli occhi neri e grandi e ciglia lunghe e folte. Ben presto, però, dovette mettersi gli occhiali, perchè era molto miope.
Mi presi la rivincita perchè ero l'unica della famiglia che non portava occhiali, ovviando all'inconveniente degli occhi piccoli con un trucco sapiente.
A 35 anni, poiché le immagini del televisore che ci avevano regalato per il matrimonio, non erano nitide, convinsi mio marito a comprane uno nuovo, salvo poi accorgermi che ero io che non ci vedevo, per via dell'astigmatismo che si manifesta con il progredire degli anni.
Un bel paio di occhiali firmati, oltre a ridarmi una vista perfetta, contribuirono a caratterizzare il mio viso, a mio parere, brutto, scialbo e per nulla espressivo.
Poi mi sono venute le allergie che mi hanno costretto a rinunciare al trucco.
Oggi sto constatando che ci sono malattie per le quali non esistono nè occhiali, né cure.
Leggendo la storia di Bartimeo ripenso agli occhi piccoli, ai trucchi, agli occhiali, a tutte le cose che hanno condizionato la mia vita.
Penso a questa mattina, quando ho trovato scritte le parole che mi urgevano dentro e che ho potuto meditare insieme ai fratelli durante la messa.
(Sir 42,15-26)
Ricorderò ora le opere del Signore
e descriverò quello che ho visto.
Per le parole del Signore sussistono le sue opere,
e il suo giudizio si compie secondo il suo volere.
Il sole che risplende vede tutto,
della gloria del Signore sono piene le sue opere.
Neppure ai santi del Signore è dato
di narrare tutte le sue meraviglie,
che il Signore, l’Onnipotente, ha stabilito
perché l’universo stesse saldo nella sua gloria.
Egli scruta l’abisso e il cuore,
e penetra tutti i loro segreti.
L’Altissimo conosce tutta la scienza
e osserva i segni dei tempi,
annunciando le cose passate e future
e svelando le tracce di quelle nascoste.
Nessun pensiero gli sfugge,
neppure una parola gli è nascosta.
Ha disposto con ordine le meraviglie della sua sapienza,
egli solo è da sempre e per sempre:
nulla gli è aggiunto e nulla gli è tolto,
non ha bisogno di alcun consigliere.
Quanto sono amabili tutte le sue opere!
E appena una scintilla se ne può osservare.
Tutte queste cose hanno vita e resteranno per sempre
per tutte le necessità, e tutte gli obbediscono.
Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra,
egli non ha fatto nulla d’incompleto.
L’una conferma i pregi dell’altra:
chi si sazierà di contemplare la sua gloria?
Penso al Signore che mi ha guarito, senza che lo riconoscessi, senza neanche sapere che lo avrei incontrato sulla mia strada.
martedì 7 settembre 2010
Vista
Quando ero piccola, invidiavo mia sorella che aveva gli occhi grandi, neri, con lunghe ciglia.
Poi lei mise gli occhiali, io no.
Non appena l'età me ne diede il permesso, mi preoccupai di mettere in risalto i miei occhi con un trucco sapiente.
Anche quando mi accorsi che le immagini sfocate dello schermo non dipendevano dall'anzianità del televisore (avevo 35 anni),continuai a cercare negli ombretti, nei rimmel e nelle creme, il rimedio per rendere più visibili gli occhi, attraverso le inevitabili e odiate lenti.
Reduce dall'ennesimo intervento all'occhio sinistro penso a quanto sia importante vedere, più che essere visti.
giovedì 11 febbraio 2010
Madonna di Lourdes
Quell'11 febbraio 1998, mentre, sovrappensiero, tornavo dall’ennesima terapia (questa volta alla spalla destra), un altro sovrappensiero mi piomba addosso, facendo volare in frantumi gli occhiali multifocali che avevo da poco comprato. Il colpo non fu tanto violento, ma la paura sì, tanta, tanta da farmi irrigidire come una lastra di marmo, così da sentirmi sulla testa, sul collo e su tutta la colonna un dolore lancinante di corde spezzate.
Con gli occhiali quell’11 febbraio andarono in frantumi i miei sogni, le mie speranze, la mia forza di reagire, andarono in frantumi le certezze, quelle mie, quelle del medico che mi aveva in cura, fu rimesso in discussione tutto il programma di rieducazione posturale, il mio rendimento sul lavoro, le mie relazioni, la mia identità, tutto.
Oggi, festa della Madonna di Loudes, voglio ringraziare il Signore per tutti quelli che direttamente o indirettamente mi hanno parlato di Lui, mi hanno portato a Lui, per tutti quelli dei quali si è servito per accompagnarmi, curarmi amarmi...
A cominciare da mia madre…, per le sue novene e i suoi rosari, per tutte quelle preghiere che mi infastidivano e mi indispettivano, perché sembravano sortire l’effetto contrario.
Voglio ringraziare mio padre per quella boccetta di acqua di Lourdes che mi gettò addosso con fede, con rabbia, con disperazione, quando un giorno mi vide dibattermi nel letto in sofferenze a cui nessuno riusciva a trovare rimedi.
Voglio ringraziare la nostra Mamma Celeste perché mi ha aperto gli occhi ad una nuova dimensione, quella della fede, che non ha bisogno di lenti per stupire di fronte a tutto ciò che esce dalle mani di Dio.









