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venerdì 27 dicembre 2019

Il Verbo





Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi."(Gv 1,14)

SFOGLIANDO IL DIARIO...
Certo che se non avessi insegnato lettere per tanti anni, se non avessi corretto tanti temi e sottolineato tanti periodi sospesi per mancanza del verbo, non so quanto avrei capito di questa pagina fondamentale del vangelo.
Ci ho riflettuto quando Giovanni, mentre faceva i compiti di grammatica, mi ha chiesto cos'era un verbo.
Gli ho risposto che è la parola più importante, quella che dà senso al discorso, quella che permette agli uomini di comunicare.
E poichè doveva leggere e riassumere una storia, gli ho cancellato tutti i verbi per dimostrargli che non ci si capiva più niente.
Visto che si sta preparando per la Prima Comunione , ne ho approfittato per parlargli di Gesù, il Verbo di Dio, e di quanto sia importante la sua venuta per dare senso ai nostri discorsi e alla nostra vita.

domenica 26 agosto 2018

INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE


Sfogliando il diario...


12 maggio 2007
ore 6,30

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano"


Chissà perché ho associato questa parole al Family day, mentre penso alla giornata che mi aspetta.


Forse perché il pane quotidiano si spezza in famiglia, un pane spesso fatto di sofferenza, di fatica, di incomprensioni, di rotture, di aggiustamenti “fai da te”.


Il pane quotidiano è ciò che Dio provvede a darci ogni giorno, non cambiando gli ingredienti in base ai nostri gusti, ma fornendoci sempre l'aiuto necessario perché sia commestibile e basti per tutti.


Il mondo, gli uomini, noi, non ci stiamo a non poterci scegliere il pane che vogliano, quello che si vende al fornaio, della forma, del sapore e del profumo che più ci piace o ci serve, nel caso abbiamo degli ospiti, o dobbiamo fare una gita.


Molte famiglie non possono permettersi il lusso di sceglierlo, il pane, anzi spesso neanche di comprarlo.


Gli Ebrei dovettero fare a meno di quello a cui erano abituati, quando arrivò l'ordine di fuggire dall'Egitto perchè mancò loro il tempo per far lievitare la pasta.
Il pane azzimo all'inizio, li sfamò, e fu un sacrificio; ma poi anche quello finì.


Nel deserto sentirono la nostalgia di quel pane quotidiano, dato per scontato per tanti anni e rimpiansero i giorni della schiavitù, quando era garantito ogni giorno.


Ma Dio ebbe pietà di loro, e dal cielo cadde la manna; “ma-nhu?”, “cos'è questo?”si domandarono stupiti, quegli uomini stremati dalla fame, dal caldo, e dalla fatica.


Quel cibo, sceso dal cielo, era senza colore e sapore, proprio perché ognuno doveva darglielo, chiedendosi chi lo mandava e a cosa doveva servire.


Oggi rifletto sul pane che dovrei farmi, per via delle intolleranze, un pane speciale che non sia di frumento e non contenga lievito di birra. 
Penso al dolore che non mi ha fatto dormire stanotte, che da mesi non mi abbandona, dolore alle braccia, al collo, alla testa, penso all'ernia cervicale che non posso operare, perché sarebbe la terza volta e non è detto che l'intervento risolverebbe qualcosa.


Penso al “family day”, al perché non l'hanno chiamato con un nome italiano, visto che si tiene in Italia, penso alla gente che in questo momento si è data appuntamento a Roma, in piazza San Giovanni, per proclamare, sostenere il valore della famiglia.


Io e Gianni non ci possiamo andare.


Da quando mi sono ammalata i grandi eventi li seguiamo in televisione, alla radio o leggendo i giornali.


Io a fatica reggo la testa sopra le spalle, lui alle prese con medici e medicine di cui entrambi abbiamo bisogno, il lavoro ordinario e straordinario del sabato, perché si deve dividere tra impegni aziendali e responsabilità familiari: la spesa settimanale, l'aiuto in casa, perché da sola non ce la farei e non ultimi Giovanni ed Emanuele, che nel pomeriggio staranno con noi, mentre i genitori, andranno a salutare degli amici che si sposano fuori città.


Abbiamo pensato di portarli in campagna, nella casa sul colle, la casa delle vacanze,come suole chiamarla Giovanni.


Questa mattina, di buon ora, nonno Elio con nostro figlio, andranno a montare il cancelletto da mettere alle scale, per evitare che Emanuele, che ha cominciato ad andare da solo, non si scapicolli, e l'altalena per Giò, in un posto visibile dalla casa, ma sicuro, visto che sono 5 ettari di terra non in piano.


Gianni alle 7 dovrà trovarsi in cantiere, per prendere accordi con l'idraulico, che deve montare il serbatoio per l'acqua che manca, da quando ha smesso di piovere regolarmente.


Avevo contato sull'aiuto di Gianni, per fare il pane, per fare la spesa, per preparare qualcosa per questo pomeriggio, quando con i bambini andremo a respirare un po' d'aria pura.


Per fortuna che Elisabetta e Lorenzo, a cui abbiamo fatto i testimoni di nozze, ci hanno detto subito di sì a darci una mano.


Penso a quante volte il Signore ci ha chiamati a turno a vigilare sulle nozze dell'altro, quante volte il reciproco donarsi ha portato la pace in famiglia e ha reso possibile che la la festa non si guastasse.


Oggi, a Roma, c'è il “Family day”, e forse questi impegni non ci permetteranno di seguirne lo svolgimento, nemmeno in televisione. Dovremmo essere invece concentrati, io e Gianni, ad ascoltare come vanno le cose, perché, mercoledì prossimo, a Radio Speranza, dobbiamo fare noi la trasmissione e commentare questo evento.


Ma  siamo rimasti a casa, e ci stiamo chiedendo se il luogo fa la differenza.


Penso al pane che devo fare per me, che sono intollerante al frumento e al lievito di birra, quel pane che, con il dolore che ho, mi è difficile immaginare di poterlo realizzare, senza poi mettermi a letto o andare all'ospedale.


“Ma-nhu?” “Cos'è?” Voglio chiedere al Signore, per me e per tutti quelli che non sanno riconoscere il pane che alimenta la vita.


Cosa mangeremo oggi, visto che quel pane che vorremmo, non lo possiamo ottenere, neanche avendo i soldi a palate?


“Cos'è?” Cibo insapore e incolore come la manna.


Quando ci riesco, metto insieme un cucchiaino di miele, un po' di farina di farro, di saragolla o di segale, un po' d'acqua e mi metto ad aspettare.


Le prime volte è uscito un aborto, ma l'ho mangiato lo stesso. 
Pian piano ho imparato ad attendere che l'impasto si gonfi, a dosare gli ingredienti, ma ogni volta è un'avventura, un incontro con Dio a cui dico grazie sempre, perché non è scontato che ci riesca, che lo possa fare, lo possa mangiare, lo possa digerire o pagarne il prezzo.


Per sicurezza ieri ho comprato due etti di pane azzimo di camut in un negozio alternativo.


Quattro euro.


Gli Ebrei sicuramente l'hanno pagato più caro, il pane che hanno mangiato con i fianchi cinti, di corsa, mentre fuggivano dalle grinfie del faraone.


Ma la liberazione dalla schiavitù non ha avuto prezzo, perché non sono bastati quarant'anni di deserto alla ricerca della terra promessa. 
Doveva venire Dio in persona a saldare il debito che nessun sacrificio poteva estinguere.


Oggi mi chiedo quale pane oggi verrà dal cielo e la risposta me la dà la liturgia, che invita a lasciarsi guidare dallo Spirito, come Paolo e i discepoli, a cui la direzione la dava chi chiamava, chi aspettava, chi chiedeva, chi aveva bisogno.


L'orecchio attento alla voce dello Spirito ci fa intendere che il pane quotidiano non lo fanno gli ingredienti, ma Colui che indica come mescolare, amalgamare, attendere che lieviti, infornare, attendere ancora, vigilando sulla cottura, per poi sfornarlo e dividerlo perché tutti ne abbiano.


Oggi, giorno della famiglia, voglio condividere con quanti mi leggono, il pane di questa giornata, che solo l'amore rende appetibile, buono e digeribile,un pane che serve a dare vita a noi e al mondo, un pane fatto di gratuità, di dono, di servizio, di Spirito Santo, che fa lievitare la massa.
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12 maggio 2007
La Bella Addormentata (Gran Sasso)
ore 9.30
Mi sono fatta portare in campagna, dove l'aria è pulita e il panorama è da mozzagfiato, dove niente e nessuno ti può distogliere dall'impegno di testimoniare il valore della famiglia.


Seduta al computer, per fare l'articolo per Radio Speranza, vigilo su Emanuele, l'ultimo nato, mentre Franco, mio figlio, assiste il suocero, che monta il cancelletto alle scale, fatto da lui, per rendere più sicuri i primi passi del piccolo.


A montare l'altalena per Giovanni, il grande, e l'amaca per tutti, penseranno più tardi, perchè bisogna tagliare i rami degli alberi e fare dei buchi per terra e c'è bisogno di aiuto.


Bisogna aspettare che torni Gianni con le tanniche d'acqua, perchè questa sera i bambini e noi possiamo tornarci, mentre i genitori saranno al matrimonio a cui sono stati invitati
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15 maggio 2006


ore 10
Oggi ho ancora fatto esperienza di povertà e di famiglia, il momento in cui, tornata dalla messa, ho incrociato Dubrynka, "la bulgara del piano di sotto" come all'inizio la chiamavo, che trafelata veniva ad avvisarmi che non c'era nessuno che tenesse Emanuele il piccolo di casa, perchè chi se ne occupa abitualmente, l'altra nonna, precipitosamente ha dovuto accompagnare sua madre anziana all'ospedale.


Lei, interpellata dai genitori, doveva andare al lavoro, mi aveva detto dispiaciuta, ma la figlia,Didi, aveva due giorni di ferie e poteva benissimo aiutarmi in un compito per me impossibile, per via delle braccia che non funzionano.


Io pensavo che oggi, anzi, questa mattina, visto che il pomeriggio sono impegnata con Giovanni, potevo con calma, preparare la trasmissione per domani, nonostante il dolore mettesse in dubbio tutti i progetti. 
Ero andata anche a fare la spesa, per approfittare, fin quando ce la facevo, a rifornirmi dell'occorrente per il pranzo e la cena.


Con Giovanni, non mi riesce di fare niente, specie, quando, come oggi, lo devo portare in palestra.


Alla messa ho sentito forte il desiderio di invocare lo Spirito, durante e dopo l'elevazione, pensando a quel pane quotidiano che oggi doveva essere frutto dell'impasto con il dolore, il servizio alla famiglia che è raddoppiata, da quando Franco si è sposato, il servizio alla Chiesa, attraverso la trasmissione radiofonica: "Famiglia:segno di speranza", che dovevo imbastire da sola, visto che il collaboratore abituale è impegnato.


D'accordo che c'è sempre Gianni che mi può sostituire; ma oggi è al lavoro, e, più che prestare la voce, domani, per leggere quanto ho scritto, non può fare.


Dicevo dei progetti, del dolore e del pane quotidiano che chiediamo a Dio nel Padre nostro


Il mio pane, quello di segala e camut, senza lievito, fatto ieri sera a mezzanotte, risultato immangiabile, non è stato più un problema, nel momento in cui si sono attivati i soccorsi.


Sempre più spesso mi ritrovo ad essere povera, tra i poveri, ma arricchita dalla provvidenza che non permette che rimaniamo a stomaco vuoto.


Didi, la madre di Crystian e Denise, è in cucina che mi sta pulendo la verdura, dopo aver fatto addormentare Emanuele, io sono qui che rifletto su quanto contino, nell'essere famiglia, non tanto gli ingredienti, quanto la capacità di impastarli, armonizzandoli con l'umiltà, la fiducia in Dio, e la gratitudine a tutti quelli di cui si serve per comunicarci il suo amore.

lunedì 29 settembre 2014

Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli


Ho sempre pensato che gli angeli fossero un'invenzione, come le fate e gli gnomi delle favole.
Disturbavano la mia intelligenza, non la mia fede, perchè non riuscivo a comprendere quale fosse la loro reale funzione nei nostri confronti.
L'"Angelo di Dio", quindi, se aveva senso recitarlo , quando ero piccola, oggi non più.
Altrimenti mi sembrerebbe fare un torto allo Spirito Santo che Gesù ci ha lasciato, una volta finita la sua missione.
Mentre questa mattina mi si riproponeva il dilemma di tutti gli anni, in occasione della festa dei SS Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e, a distanza ravvicinata, come se non bastasse, quella degli Angeli Custodi, il 2 ottobre, un'idea mi ha fulminato.
Se esistono gli angeli cattivi con a capo Satana, della cui esistenza non ho mai dubitato, perchè non credere che esistono i buoni, quelli rimasti fedeli al Signore?
Il fine ultimo della creazione è l'uomo impastato di terra e animato dal soffio divino.
Che Dio non abbia creato gli angeli in previsione di una nostra inadeguatezza a combattere con degli spiriti puri,come sono le forze del male?
Lo Spirito Santo di per se basterebbe a sgominarli; ma fin quando siamo su questa terra, dobbiamo fare i conti con i nostri limiti, perchè se il nostro contenitore non è completamente vuoto fa fatica ad entrare o se il vetro è appannato o sporco la luce non filtra.
La luce di Dio viene riflessa, invece, in modo perfetto sugli angeli che vivono al suo cospetto, che a loro volta la dirigono sui nostri più accaniti avversari, mandandoli in fumo, come accade con gli specchi ustori, usati da Archimede.
Così oggi a Giovanni ho parlato degli angeli e della storia di Archimede passato alla storia per le sue geniali invenzioni.
Il pomeriggio è finito guardando un film di Walt Disney sul geniale e pasticcione Archimede Pitagorico, eroe dei cartoni animati. 

 

venerdì 2 maggio 2014

Il limite



Sfogliando il diario....

"Voi siete un dono dello Spirito alla Chiesa” ha detto S.E.Mons.Enrico Solmi, all'inizio della messa conclusiva del convegno " Maschio e femmina li creò" (Gn 1,27) , indetto dalla C.E.I. a Bagni di Nocera Umbra(Pg) dal 23 al 26 aprile 2014, rivolgendosi alle coppie in tante lì convenute.

Un brivido di piacere mi ha percorso la schiena, un fremito di commozione mi ha inumidito gli occhi, perché mai mi ero sentita così gratificata da quello che sembrava ad una considerazione superficiale ed affrettata, un saluto scontato, condito di belle parole.

Il Vescovo di Parma, Presidente della Commissione Episcopale Famiglia e Vita, aveva esordito dicendo che, alla fine di un convegno di quella portata non si sentiva di aggiungere niente di più e di meglio, perché tutto era stato detto nella forma e nella sostanza, considerando sia la qualità dei relatori sia gli argomenti trattati.

Come i discepoli di Emmaus man mano gli occhi ci si sono aperti e lo abbiamo riconosciuto nella consapevolezza del limite che apre le porte all'altro, e ti rende capace di accogliere lo Spirito di Cristo nella sua interezza.

Dopo aver ricevuto il mandato "Andate in tutto il mondo e portate il Vangelo ad ogni creatura", parole dette da Gesù, come recita il Vangelo di Marco (Mc 16,9-15) letto sabato prima di ripartire, era naturale rispondere
"Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato".(At 4,20) .
Tutti quelli che, come noi, avevano avuto la grazia di stare lì in quei tre giorni di passione e di fatica, di mortificazione della carne e di appagamento dello spirito, nell'apertura della mente e del cuore all'annuncio della buona notizia dell'amore che salva, avrebbero sottoscritto quelle parole.

Che la differenza sessuale parte da una mancanza, da un limite che nella relazione con l'altro diventa feconda, non mi era mai stato così chiaro.
Gesù, il figlio di Dio la scelse come opportunità imprescindibile per trasformare l'amore umano in cosa divina.
Suor Benedetta, commentando il Cantico dei Cantici, nelle lodi del mattino ci aveva fatto volare mostrando nell'amore umano le sublimità dello Spirito.

Sulla via del ritorno ripensavamo al commiato di mons.Solmi, "Vi ringrazio perchè siete un dono dello Spirito alla Chiesa"..parole che ci hanno confortato e fatto paura,che rimandavano ad un impegno doveroso, serio e imprescindibile, mentre la strada tortuosa che ci aveva portato a fonte Angelica "Le terme del Papa" ce la lasciavamo alle spalle.

La prima volta che la percorremmo mi colpirono le case distrutte dal terremoto, la vita che attorno a quelle case stava lì risorgendo, nei numerosi cantieri aperti per ricostruirle.

Mi tornavano in mente quelle macerie e le associavo a quelle che hanno spesso offuscato il dono dello Spirito del nostro matrimonio, alla nostra casa di oggi che fa acqua da tutte le parti, casa con tante crepe, spifferi, piccoli e grandi, ma una casa dove volevamo tornare per condividere quello che c'era nell'intimità di quel luogo che ci continua a dare sicurezza, ci accoglie ci mette al riparo da tante insidie.

Pensavo che affidare a noi l'annuncio, coppia avanti negli anni, con tanti problemi fisici e relazionali irrisolti, era pura follia e a noi sembrava di usurpare un ruolo, un'identità che eravamo lontani dall'avere.

Noi, coppia senza bollino, tra tante famiglie più giovani, più preparate, più entusiaste, fiori dei campi in primavera, avevamo carpito qualcosa che non ci apparteneva, perché eravamo ancora e forse per sempre incapaci di comunicare, sentirci un cuor solo e un'anima sola.

Coppia "sgarrupata" che si era rubata e continuava a rubarsi frammenti di paradiso.

Ma le parole di Gesù erano inequivocabili e nascevano in un contesto di incredulità. Nessuno infatti nel Vangelo di Marco, pur avendolo incontrato, credeva che fosse risorto dei morti.

Ci siamo ricordati il dialogo che Gesù ha con Pietro: "Mi ami tu più di costoro?" Per tre volte la stessa risposta umile e contrita: "Lo sai Signore che non ne sono capace. Ti amo come so amare ."
Per tre volte lo stesso mandato: “Pasci le mie pecore”.

"Lo sai quanto siamo imperfetti, quant'è piccolo il nostro amore" avremmo risposto.

Eppure la parola di Dio la riconosci quando ti fa fare un sussulto, perché lo vedi lo tocchi, lo senti e nelle sue piaghe riconosci le tue.

"Si Signore ti diamo il nostro piccolo amore, i nostri vasi sbrecciati, lesionati, informi.
Riempili, continua a riempirli con parole di vita, 
Manda il tuo Spirito per moltiplicare le nostre deboli forze 
e portare al mondo la bellezza dell'essere sposi 
maschio e femmina, 
limitati,
bisognosi l'uno dell'altro.
Con la nostalgia dell'inizio impressa nel cuore.
La meraviglia dell'appartenenza l'uno all'altro
 in te 
nostro Signore e nostro Dio."


giovedì 22 agosto 2013

La bicicletta della fede






Imparare a dire grazie è il primo passo per riconoscere che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che non siamo autosufficienti. 
Poichè nessuno può soddisfare completamente i nostri desideri, noi continuiamo a cercare l'amore perfetto di cui conosciamo i connotati perchè è nostalgia di qualcosa che abbiamo conosciuto e che quindi esiste.
E' scritto nel nostro DNA ciò che ci rende felici. 
Passiamo la vita a cercare la felicità, pensando che dipenda dalla soluzione dei nostri e degli altrui problemi. 
Ma il bello della vittoria non è una medaglia appesa al muro, ma la fatica,la passione messi per conquistarla. 
E non è scontato che tutti abbiano intelligenza, forza, coraggio, salute, gambe, braccia ecc ecc per arrivare alla meta. 
Quando camminavo non mi sono mai sognata di ringraziare chicessia perchè avevo le gambe. 
Ora ogni piccolo passo che riesco a fare è accompagnato da un grazie a Dio per quello che ogni giorno mi dona. Dio non ci manda i problemi, ma ci dà gli strumenti per affrontarli e risolverli. 
La fede è come le biciclette di un tempo che avevano la luce che si accendeva solo se pedalavi, una luce fioca , giusto per vedere la strada che ti stava davanti. 
Al resto pensa LUI, ma ti devi fidare. 
Ciao. Buona giornata.
 

venerdì 11 novembre 2011

Diventare grandi




Emanuele è diventato grande.
Finalmente anche a lui cadono i denti come a quelli della scuola primaria.
La scuola materna gli si sta facendo un po' stretta, poichè cresce a vista d'occhio e sembra voglia superare i duemetri del padre.
Ricordo
quello che scrissi quando cominciò ad andare solo.
Quanti passaggi, quante speranze, quante delusioni.

Questa mattina sono andata dal dentista per salvare gli ultimi denti rimasti, ben pochi in verità, e mi sto sforzando di ricordare cosa provai quando mi cadde il primo dentino.

martedì 7 settembre 2010

Vista



Quando ero piccola, invidiavo mia sorella che aveva gli occhi grandi, neri, con lunghe ciglia.
Poi lei mise gli occhiali, io no.
Non appena l'età me ne diede il permesso, mi preoccupai di mettere in risalto i miei occhi con un trucco sapiente.
Anche quando mi accorsi che le immagini sfocate dello schermo non dipendevano dall'anzianità del televisore (avevo 35 anni),continuai a cercare negli ombretti, nei rimmel e nelle creme, il rimedio per rendere più visibili gli occhi, attraverso le inevitabili e odiate lenti.

Reduce dall'ennesimo intervento all'occhio sinistro penso a quanto sia importante vedere, più che essere visti.


giovedì 22 luglio 2010

Il seminatore uscì a seminare.


Matteo 13,1-9
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».


Leggendo questa parabola, mi sono chiesta che tipo di terreno fossi.
Ho pensato a quando la mia identità la facevo dipendere da quello che gli altri pensavano, dicevano, facevano.
Sono stata strada di tutti, senza appartenere a nessuno, su cui le impronte dei carri, dei cavalli e dei cavalieri si sono sovrapposte senza cancellarsi a vicenda.
Porto i segni di quei passaggi da cui sono stata calpestata, dilaniata, sfigurata.
Poi è arrivato il Signore quando ero solo terra fragile e smossa, non adatta neanche per fare il sentiero.
Vi ha gettato il seme e io l'ho accolto, nel grembo l'ho custodito e ho cominciato a prendere forma..da Lui.
Non sapevo chi fossi, dove andassi e Lui me l'ha svelato, pian piano che la sua Parola cresceva dentro gli anfratti aperti dall'aratro del dolore e del fallimento.
Poi il sole, il vento, la pioggia hanno ricompattato le zolle e il seme ha dato il suo primo turgido germoglio.
Da allora sono in vigile attesa perchè niente si perda di ciò che gratuitamente iI Signore continua ad elargirmi.
Sto imparando da Lui la difficile ma non impossibile arte del contadino.



martedì 29 dicembre 2009

I treni




1Gv 2,3-11

Chi ama suo fratello, rimane nella luce.
Figlioli miei, da questo sappiamo di avere conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di rimanere in lui, deve anch’egli comportarsi come lui si è comportato.
Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto da principio. Il comandamento antico è la Parola che avete udito. Eppure vi scrivo un comandamento nuovo, e ciò è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera.
Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.



Le parole della lettera di Giovanni, che oggi la liturgia  propone alla nostra riflessione, mi sono sembrate difficili ad una prima superficiale lettura,.
Poi, però si sono illuminate, ripensando alla luce che si è accesa negli occhi del piccolo Emanuele, quando il nonno gli ha proposto di andare alla stazione a vedere l'arrivo dei treni.

La stessa luce che brillava nei suoi, quando il bambino gli ha risposto con un abbraccio.

lunedì 26 ottobre 2009

Accompagnamento


Finalmente è arrivato il certificato ufficiale dell'invalidità civile e del mio bisogno di accompagnamento.
Non c'è scritto però che io non possa o non debba provvedere agli altri.
Per cui la mia vita scorre su un binario parallelo, dove “Tutto posso in colui che mi dà la forza”(Fil 4,13 ).
Non è una strada facile e spesso mi sembra di soccombere.
Per questo approfitto di ogni momento di defaillance per chiedere consiglio all'Accompagnatore.
Che il mondo, lo stato laico, la società civile stia imparando a rilasciare certificati evangelici?


mercoledì 30 settembre 2009

Ricerca

"Dio è in ciò che ci manca", questa mattina mi sentivo di ripetere,mentre affannosamente rovistavo cassetti e borse per ritrovare l'anello prezioso che mi aveva lasciato, come ricordo mia madre.
"Dio è in ciò che perdiamo", mi sono detta, mentre mi imbattevo con meraviglia, stupore, gioia,  nelle tante piccole cose che avevo dimenticato, seppellite sotto un cumulo di buste, cartacce e tanta roba inutile.
Cose importanti e meno importanti, parte della storia, della mia storia redenta da Cristo.
"Dio è in ciò che ci manca" mi ripetevo, mentre ritrovavo i fili di un percorso non sempre facile, a volte oscuro e pieno di insidie, dove la salvezza mi è venuta sempre e soltanto da Lui.
Ho pensato a quell'anello che stava diventando uno strumento prezioso per rimettere ordine dentro la casa.
Non ho ritrovato l'anello, ma la luce che illumina la terra su cui poggio il piede ogni mattina.

lunedì 17 agosto 2009

Protezione

Tonina è una vecchina arzilla, bisnonna di Giovanni, che di caratteristico ha la testa dura ed è innamorata di Gesù.
La incontriamo tutte le volte che Gianni e io decidiamo di sentire la messa nella Basilica della Madonna.
Ha gli occhi celesti, nonna Tonina, trasparenti come polle di acqua sorgiva, un sorriso dolcissimo, specie quando parla di Lui, Gesù, il suo amico fedele, il suo assistente di viaggio.
Quando al mattino sgattaiola dalla porta di casa, si accerta che nessuno della famiglia la veda e possa vietarle di raggiungere le sue mete abituali: la chiesa e il cimitero, dove riposa il suo amatissimo sposo,
A chi le chiede chi le dia tanto coraggio e tanta forza per affrontare le intemperie, la fatica della salita, per tornare alla sua casa arroccata sula collina, .risponde che lei, nonostante le ripetute cadute, ha Gesù che la potegge.
Tanto che si trova, sulla via del ritorno, compera qualcosa al mercato e si carica di buste per preparare qualcosa di buono a figli e nipoti.
Oggi è capitato di nuovo.
E' caduta a terra di sasso, mentre faceva la fila alla posta per la pensione.
Ma lei ha Gesù che la protegge.
Infatti c'era sua figlia, presente lì per caso, che non ha cellulare, nè ricorda i numeri dei cellulari di nessuno della famiglia.
A fare la fila però c'era anche Rossano, un carissimo amico, che abita in un quartiere fuori città, che oggi aveva deciso di servirsi di quell'Ufficio Postale, perchè gli sta simpatico il direttore.
Quando è successo, ha telefonato al papà di Giovanni( i figli sono compagni di giochi), ha chiamato l'ambulanza, che ha seguito fino al Pronto Soccorso, con la  figlia.
Issata sul sedile di dietro, senza casco, la nonna di Giovanni un'ebbrezza simile doveva ancora provarla.
Da poco nonna Tonina, dopo gli accertamenti del caso, è tornata a casa, sempre più convinta che c'è Gesù che la protegge.
Se fosse capitato ieri chissà di quale angelo il Signore si sarebbe servito, visto che i figli e nipoti erano andati a fare una gita in montagna?

lunedì 4 maggio 2009

La porta



 



Giovanni 10,1-10 In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.

Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».


Cosa può dire a noi un pastore che vive lontano dalle nostre mete abituali?




Dobbiamo trasferirci in quelle terre aride e sassose della Palestina, il luogo dove Gesù concretamente spese la sua vita, per capire quanto fosse vitale prendersi cura di un gregge, non destinato al macello, ma a dare latte e lana, quanto diventassero intimi il pastore e le sue pecore tanto da non aver paura di perderle o confonderle, dopo che, di notte, secondo l’usanza palestinese, venivano riunite in un solo recinto.



 
Il vincolo d’affetto, di appartenenza, di intimità, che intercorre tra il pastore e le sue pecore è lo stesso che lega Dio al suo popolo, Gesù ad ognuno di noi.




Gesù è il bel pastore, il buon pastore. Noi siamo ciò che ha di più caro.



Si prende cura di noi e fa in modo che non ci perdiamo.



Lui ci conosce, noi no.



Riconoscere la sua voce è indispensabile per rientrare nell'ovile, dove metterci in salvo.



La sua voce è la porta attraverso la quale entrare nel cuore di Dio, l'ovile dove possiamo vivere con Gesù l'identità di figli di un unico Padre.

venerdì 20 marzo 2009

L'inizio della storia

Emanuele ieri, a bruciapelo, mi ha chiesto dove sta Gesù.

Quando me lo chiese Giovanni, non fu necessario che trovassi una risposta, visto che gli venne subito in mente che, se gli metteva una sedia, quando si apparecchiava la tavola, si sarebbe seduto con lui e lo avrebbe seguito ovunque. Se gli avesse fatto spazio.

Ma Giovanni è stato con me da sempre. Gli ho dato da mangiare e da bere, l'ho accompagnato in ogni sua scoperta, ho vigilato su di lui quando dormiva e quando era sveglio, quando smontava la casa con la sua esuberanza o in preda alla febbre rimaneva accucciato nel letto.

Mi sono presa cura di lui in tutto, provvedendo a rendergli presente Gesù attraverso il sole, la luna, le stelle, i fiori, il mare, i giochi, la pappa, il parcheggio e le persone che mi aiutavano a farlo stare bene.

Abbiamo cominciato con un grazie a Gesù “per le patate e per i colori”, dopo che Babbo Natale gli aveva recapitato una montagna di regali.

Era inevitabile, vista la dimensione degli striminziti zainetti in cui i pastorelli custodivano i doni da portargli.

Sicuramente i suoi non ci sarebbero entrati in quei contenitori, e per giunta aveva anche fatto il cattivo.

Emanuele è stato allevato dall'altra nonna, fino a quando non è cresciuto tanto da non dover essere più preso in braccio.

A settembre del 2008( aveva poco più di due anni) , quando venne la prima volta a stare con me, voleva scappare, perchè aveva paura del lupo.

Gli dissi che a casa mia non c'è il lupo, ma solo Gesù.

Grazie a Dio questa paura è scomparsa con il tempo, e sempre più spesso ripete che a casa mia c'è Gesù.

Ma delle storie del Vangelo, che tanto hanno appassionato Giovanni, non si cura.

A lui non interessa la storia di nessuno e ama addormentarsi in silenzio, possibilmente abbracciato a qualcuno.

Per entrare in relazione con un bambino è necessaria una storia che ti accomuni.

Perciò, quando mi ha chiesto dove sta Gesù, mi sono sentita spiazzata, perchè dovevo ancora costruirla, la storia.

Ho alzato gli occhi al Crocifisso nella ricerca di una risposta chiara e convincente.

E la risposta è arrivata come una folgore che squarcia le tenebre, come un terremoto che solleva e porta alla luce un tesoro.

Ho abbracciato Emanuele e gli ho detto.

" Vedi, Gesù è in questo abbraccio, nella gioia che provi e che provo.

Quando qualcuno ti fa una carezza, ti prepara una pappa buona, gioca con te, ti consola: è' li' che devi cercare Gesù.

Gesù non lo vedi, se fai un dispetto al fratellino o ad un compagno di scuola, se fai i capricci, se pensi solo a te e ti dimentichi che ci sono persone che aspettano che tu li abbracci".

Voglio ringraziare il Signore perchè mi ha ricordato che ogni storia comincia con un abbraccio.

mercoledì 11 marzo 2009

Malattia profetica

Il giorno del mio compleanno, staccando il foglietto del calendario liturgico , gli occhi mi sono andati alla frase messa in bella evidenza, tratta dal libro del profeta Daniele (Dn 9,10).


 “ Non abbiamo ascoltato la voce del Signore”.




Ho pensato alla strana coincidenza che proprio quella mattina avevo fissato l'appuntamento con l'otorino, per definire una volta per tutti chi è sordo: io o mio marito.


Io perchè tengo sempre troppo alto, a suo parere, il volume della radio o della Tv, o lui che non sta mai a sentire quello che dico.



Era giunto il momento di fare un serio esame di coscienza, visto che siamo in Quaresima e che, se il giorno del tuo compleanno il Signore dice che siamo stati sordi, avrà avuto i suoi buoni motivi.


 
Mi sono chiesta in quel momento se quello che andavo a fare era sufficiente per risolvere il problema e porre fine alle dispute.



“Spero sia un tappo di cerume” ho detto alla dottoressa .


“Tutti lo sperano; ma non c'è nessun tappo"ha risposto.


" L'abbassamento dell'udito, rivelato dall'esame,  non è preoccupante.


Dipende quanto questo limite ostacola la sua vita di relazione”



Certo che problemi me ne pone, anche perchè, se voglio capire quello che mi si dice, devo guardare in faccia le persone , devo cambiare posizione.



Malattia profetica, non c'è che dire.




mercoledì 18 febbraio 2009

RISVEGLI



Che i bambini passino la maggior parte del loro tempo a dormire, appena nati, è risaputo, ma che poi le cose cambiano bisogna sperimentarlo.

Ecco perchè la bomboniera del primo, Giovanni nato nel 2002, ritrae un angelo che dorme, mentre quella di Emanuele, nato nel 2006,  non c'è bisogno che ve la spieghi.

venerdì 26 dicembre 2008

Il vero Natale

Nauseati dal cibo e dal superfluo, a cui dobbiamo ancora trovare un posto, pieni di spazzatura che ci dobbiamo tenere in casa, almeno fino a domani, perchè nei giorni di festa la raccolta è sospesa, ci apprestiamo a vivere l'altro Natale.

Quello quotidiano, quello che non è coperto da fiocchi coccarde e incarti dorati, quello degli avanzi del giorno prima, del risveglio dall'incubo che Dio si sia dimenticato di noi e ci abbia saltato.

Dio verrà, ne sono sicura, mi sono detta.

Non è possibile che Natale duri solo una giornata, sarebbe una cattiveria.

Oggi è Santo Stefano, il primo martire. Così presto è finito il Natale?


Per fortuna che i genitori del piccolo Diego hanno deciso di battezzare il loro piccolo proprio oggi.

Durante la Messa, in un clima di fede, di festa e di gratitudine, ho potuto percepire il senso del Santo ed Eterno Natale. 

sabato 6 dicembre 2008

Compassione

Matteo 9,35-10,1.6-8


In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi insegnando nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità.
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”.
Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. E li mandò con questa ingiunzione: “Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.




La compassione è virtù divina.


"Patire con" presuppone un abbassarsi, uno scendere dal piedistallo su cui siamo seduti.


"Patire con" non è possibile, se non usciamo fuori dal nostro egoismo.


"Patire con" porta a farci carico dei bisogni altrui, dimenticando noi stessi.


"Patire con " è annunciare il vangelo dell'amore che salva.


"Patire con" è proclamare a gran voce che il regno di Dio è vicino, ed essere convincenti.





venerdì 29 agosto 2008

Martirio di S.Giovanni Battista


«Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista», disse la fanciulla ad Erode.... e così la testa del precursore, del profeta più grande in assoluto, finisce su un vassoio, vittima di un re libertino e succube delle sue e delle altrui voglie.




"Io sono con te per salvarti", lo dice il Signore a Geremia, nella prima lettura della liturgia del giorno.



Ce ne vuole di fede per crederci, quando vediamo come va a finire, bisogna proprio averLo incontrato Gesù, per non disorientarsi di fronte ad una fine di questo genere, e credere che questa non è che l'inizio di un'altra storia, immensamente più entusiasmante.


giovedì 28 agosto 2008

Il diacono

Non avevo mai visto all'opera un diacono, tranne quando, in certe celebrazioni, legge il Vangelo o dà la Comunione. Attraverso gli amici del sito http://www.gesualcentrodellavita.net/, ho preso coscienza di quanta passione, determinazione, fatica, sacrificio, ma sorattutto fede accompagnino questi umili e operosi servitori della vigna del Signore.


In occasione della recente perdita di una mia carissima parente, che mi aveva fatto da mamma e che viveva lontano da me, ho avuto modo di sentire il balsamo benefico delle parole di un diacono, che è venuto a casa a benedire la salma, ha pregato con noi e per noi, spezzando la parola di Dio con chiarezza e competenza.


Oltre a consolarci, si è fatto carico delle esigenze della figlia, credente non praticante, che pretendeva che il funerale fosse officiato da un sacerdote, nonostante la sua indisponibilità per quel giorno.


Non gli sono stati di ostacolo, per accontentarla,  gli  impegni di famiglia, precedentemente presi, ed è riuscito, alle 16 del giorno più caldo di agosto, a Roma, a trovare un sacerdote che dicesse la messa, a coinvolgere la moglie, sottraendola ai nipotini che abitualmente le vengono affidati, a reperire un giovane adulto, che con la sua chitarra ha accompagnato i canti intonati dalla sua signora.


Voglio ringraziare il Signore di tutto l'amore che ha riversato in quei cuori, sì da poterne dare in abbondanza anche a noi.


Voglio benedirlo per tutti gli uomini di buona volontà che intraprendono questo cammino, perchè sono una grande risorsa per la Chiesa.