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venerdì 5 febbraio 2021

«Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?».Salmo 26




 «Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?».Salmo 26

Il Salmo 26 ci ricorda che Dio non ci abbandona e che sarà sempre al nostro fianco.
A vedere come sono andate a finire le cose, non sembra che Dio mantenga le sue promesse, perché i suoi profeti hanno fatto tutti una brutta fine, senza eccezioni, non avendo risparmiato neanche il Figlio da una fine ignominiomeditasa.
Giovanni Battista è il più grande dei profeti, come lo ha definito Gesù, non ha avuto paura di stigmatizzare il comportamento di Erode tanto da finire decapitato e la sua testa portata su un piatto d'argento per i capricci di una donna e la debolezza di un uomo che così credeva di affermare la sua forza e il suo potere.
Questa mattina voglio fermarmi a riflettere non tanto sulle promesse disattese di Dio, perché sappiamo che Gesù è risorto e nella fede crediamo che con lui risorgeremo, ma sulla responsabilità dei genitori nei riguardi dei figli.
In questo caso Erodiade, la madre della fanciulla che aveva ammaliato il re con la sua danza, ha la più grande responsabilità di quanto è successo.
I genitori sono responsabili non solo di quello che i bambini fanno da piccoli, ma anche di quello che faranno da grandi e insegneranno ai loro figli, nipoti e pronipoti.
Sempre più spesso capita che i coniugi si separino e che poi si servano dei figli per farsi la guerra.
Il genitore non convivente, nelle poche ore che passa con il figlio tende a fargli fare esperienze irripetibili, belle, entusiasmanti, fuori dell'ordinario, perché sia contento e magari si attacchi più a lui e gli voglia più bene.
La condivisione di valori in una coppia sana che insegna a distinguere il bene dal male alla luce della parola di Dio, alla luce della verità, della giustizia è cosa preziosa e rara di questi tempi.
Oggi ricordiamo il martirio di San Giovanni Battista perché non ebbe paura a dire quello che riteneva giusto, quello che lo Spirito gli ispirava e ci rimise la vita.
Ma i genitori di oggi sono capaci di dire dei no imprescindibili ai propri figli, rischiando l'impopolarità o anche il rifiuto?
Voglio pregare per tutti quei genitori che hanno la responsabilità dell'educazione dei propri figli, ma anche per tutti gli educatori, familiari e non perché imparino e attingano da Dio la verità e la trasmettano alle nuove generazioni nella sua purezza e interezza.
Se noi gettiamo un seme già marcio, non possiamo aspettarci che frutti immangiabili, disgustosi e velenosi.
Ringraziamo Giovanni Battista per la sua testimonianza, come tutti i profeti che hanno parlato nel nome di Dio.
Ringraziamo Dio per tutti quelli che oggi ci camminano accanto e dei quali vorremmo accorgerci e dai quali vorremmo essere ammaestrati.
Benediciamolo per la parola che ci ha donato e che ci dona ogni giorno per riflettere su fatti che interessano non la vita di persone vissute tanti anni fa, ma la nostra vita concreta, reale, quotidiana.

domenica 19 gennaio 2020

" E' lui che battezza in Spirito Santo" (Gv 1,33)



domenica della II settimana del Tempo Ordinario
anno A


" E' lui che battezza in Spirito Santo" (Gv 1,33)

Ci affatichiamo tanto a cercare l'amore, viviamo con sofferenza i rifiuti, le ambiguità, gli abbandoni, i tradimenti delle persone che ci amano come ci amano, ci rovinano la vita magari dopo avercela presentata su un piatto d'argento e tu ce la vuoi dare gratis.
Gli amori umani sono piccoli, fragili, a termine, sono inadeguati al nostro bisogno di essere amati per quello che siamo.
Le cronache sono piene di conclusioni violente di rapporti inquinati dal non perdono, dall'odio, dal desiderio di distruggere ciò che non possiamo ottenere.
L'hanno fatto con te Signore che non hai risposto alle aspettative del tuo popolo, che si è sentito tradito da te che offrivi altro da quello che si aspettavano.
Lo fanno in modo clamoroso quelli che salgono agli onori della cronaca, per l'efferatezza dei loro gesti distruttivi nei confronti di quelli da cui si sono sentiti rifiutati o non assecondati.
Signore anche noi, purtroppo ti condanniamo a morte, non facendoti esistere quando contrasti i nostri piani, non sei d'accordo con le nostre scelte, pretendi molto senza dare nulla di tangibile in cambio.
Perchè siamo abituati a vedere, toccare le cose che ci servono, che ci piacciono, a sceglierle noi, secondo i nostri gusti senza intromissioni di sorta.
Ci vogliamo sentire liberi e desidereremmo che tu ti facessi un po' complice dei nostri sforzi per ottenerle.
Il regno di Dio è vicino, continui a dire oggi come allora, perchè tu sei quello che viene incontro, viene a cercarci, si sposta coprendo le distanze che ci dividono.
Tu vieni incontro alla nostra fame e alla nostra sete d'amore, sete ancestrale di un seno che ci ha allattato dal quale ci siamo volutamente staccati, di braccia che ci hanno sostenuto, di uno sguardo tenero, dolce, avvolgente di cui sentiamo la nostalgia, uno sguardo che non giudica ma accarezza l'anima e il corpo, un amore che si misura solo in ciò che ci manca...
"Ecco l'agnello di Dio" dice Giovanni, "Il regno di Dio è vicino" dici tu, "Il regno di Dio è vicino" dicono  gli inviati, i tuoi testimoni... 
Perchè continuiamo a cercare lontano ciò che è incredibilmente vicino?
Tu ci hai creati, Signore. Tu sei nostro Padre, fratello, promesso sposo.
Tu sei l'amore, non quello inquinato del mondo... tu sei la gioia, la pace... tu la bellezza senza tramonto.
Tu Signore sei il mio riposo, la mia gioia, la mia nostalgia, sei il silenzio e l'attesa, sei il riso e il pianto, il lampo, il tuono, il vento leggero.
Tu Signore sei tutto ciò che mi circonda, mi tocca, mi sfiora la pelle, mi apre il cuore.
Tu sei tutto Signore e io mi perdo...
Nei tuoi occhi vedo riflesso questo mondo che non ti onora, nei tuoi occhi velati dal pianto gli uomini distratti, affannati, oppressi da altri pensieri...
Tu sei qui, tu ci chiami, tu ci aspetti..basta aprire la mano, gli occhi, il cuore...lasciarti entrare ...
Ma a noi piacciono le cose difficili.
Siamo bravi a complicarci la vita, a pensare che le cose a portata di mano sono per gli sciocchi, i semplici, gli ultimi...
E tu sei Dio e per giunta onnipotente, essere perfettissimo, creatore e Signore del cielo e della terra.
Come conciliare le cose?
Voglio ringraziare Giovanni, il discepolo amato, diventato santo, che ci ha presentato la scena del tuo Battesimo in modo diverso dagli altri evangelisti.
"Ecco l'agnello di Dio...E' lui che battezza in Spirito Santo" fa  dire di te a Giovanni Battista.
Sapere cosa sei venuto a fare fa la differenza, perchè la cosa ci riguarda da vicino.
Ad ogni uomo offri oggi come allora il battesimo nello Spirito Santo, l'immersione nell'oceano profondo incommensurabile dell'Amore divino in cui tutti gli amori terreni trovano compimento.
Cosa desiderare di più?
Che tutti possiamo accorgerci quando bussi alla porta.


giovedì 29 agosto 2019

Martirio di San Giovanni Battista

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone sedute, bambino, notte e spazio al chiuso
"Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti " leggiamo nel passo di Geremia che oggi la liturgia sottopone alla nostra riflessione, dove Dio, attraverso il profeta, ci ricorda che non ci abbandona e che sarà sempre al nostro fianco.
A vedere come sono andate a finire le cose, non sembra che Dio mantenga le sue promesse, perché i suoi profeti hanno fatto tutti una brutta fine, senza eccezioni, non avendo risparmiato neanche il Figlio da una fine ignominiosa.
Giovanni Battista è il più grande dei profeti, come lo ha definito Gesù, non ha avuto paura di stigmatizzare il comportamento di Erode tanto da finire decapitato e la sua testa portata su un piatto d'argento per i capricci di una donna e la debolezza di un uomo che così credeva di affermare la sua forza e il suo potere.
Questa mattina voglio fermarmi a riflettere non tanto sulle promesse disattese di Dio, perché sappiamo che Gesù è risorto e nella fede crediamo che con lui risorgeremo, ma sulla responsabilità dei genitori nei riguardi dei figli.
In questo caso Erodiade, la madre della fanciulla che aveva ammaliato il re con la sua danza, ha la più grande responsibilità di quanto è successo. 
I genitori sono responsabili non solo di quello che i bambini fanno da piccoli, ma anche di quello che faranno da grandi e insegneranno ai loro figli, nipoti e pronipoti.
Sempre più spesso capita che i coniugi si separino e che poi si servano dei figli per farsi la guerra.
Il genitore non convivente, nelle poche ore che passa con il figlio tende a fargli fare esperienze irripetibili, belle, entusiasmanti, fuori dell'ordinario, perché sia contento e magari si attacchi più a lui e gli voglia più bene.
La condivisione di valori in una coppia sana che insegna a distinguere il bene dal male alla luce della parola di Dio, alla luce della verità, della giustizia è cosa preziosa e rara di questi tempi.
Oggi ricordiamo il martirio di San Giovanni Battista perché non ebbe paura a dire quello che riteneva giusto, quello che lo Spirito gli ispirava e ci rimise la vita.
Ma i genitori di oggi sono capaci di dire dei no imprescindibili ai propri figli, rischiando l'impopolarità o anche il rifiuto? 
Voglio pregare per tutti quei genitori che hanno la responsabilità dell'educazione dei propri figli, ma anche per tutti gli educatori, familiari e non perché imparino e attingano da Dio la verità e la trasmettano alle nuove generazioni nella sua purezza e interezza.
Se noi gettiamo un seme già marcio, non possiamo aspettarci che frutti immangiabili, disgustosi e velenosi.
Ringraziamo Giovanni Battista per la sua testimonianza, come tutti i profeti che hanno parlato nel nome di Dio.
Ringraziamo Dio per tutti quelli che oggi ci camminano accanto e dei quali vorremmo accorgerci e dai quali vorremmo essere ammaestrati.
Benediciamolo per la parola che ci ha donato e che ci dona ogni giorno per riflettere su fatti che interessano non la vita di persone vissute tanti anni fa, ma la nostra vita concreta, reale, quotidiana.

giovedì 13 dicembre 2018

"Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista". (Mt 11,11)



Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della II settimana di  Avvento
Letture: Is 41,13-20; Sal 144;  Mt 11,11-15


"Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista". (Mt 11,11)

Delle letture di oggi mi ha colpito la graduatoria di Dio, dove gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi.
E' consolante comunque, per chi non è abituato a stare sulla cresta dell'onda, ad essere riverito e rispettato, applaudito e sicuro, sapere che ci sarà o è già in atto un capovolgimento delle sorti, e arriverà per tutti il giorno del giudizio, dove non contano le monete contraffatte o anche solo le monete che non portano impressa l'immagine e la somiglianza di Dio.
Sembra un'impresa impossibile quella di somigliargli, di fargli da specchio, sembra impossibile che la sporcizia non ci si attacchi addosso sì da rimandare all'esterno un'immagine deformata di Lui.
Ma nella Bibbia 365 volte, tanti quanti sono i giorni è ripetuta la frase"Non temere!", frasi di incoraggiamento, di speranza, per tutti gli affaticati, stanchi, depressi, sfiduciati, tutti noi, che faticosamente portiamo sulle spalle bagagli troppo pesanti a prescindere se li abbiamo noi scelti o qualcuno gode a metterceli addosso e a renderceli più pesanti.
Ebbene nell'Antico e nel Nuovo Testamento Dio non fa che ripetere che non dobbiamo avere paura perchè Lui ha fatto un patto con noi che non dimenticherà mai.
I suoi incoraggiamenti passano attraverso la bocca dei profeti o la vita di quelli che si sono fidati di Lui fino in fondo e ne hanno visto i frutti.
Giovanni Battista di cui oggi Gesù fa l'elogio, non è stato tenero con i suoi , ma ha predicato fino a morire per questo la necessità di pentirsi, di convertirsi al Signore.
Giovanni Battista ci ha rimesso la testa solo perchè ha segnalato al potente di turno che non gli era lecito tenersi la moglie di suo fratello.
Le parole del precursore a Gesù fanno dire di lui che tra i nati di donna non è mai sorto uno più grande di lui, ma da chi si è sentito giudicato, scomodato, irritato dalle sue parole è stato condannato a morte.
Molti pensano che  la morte a cui condanniamo le persone scomode ci  restituisca la libertà di fare quello che ci pare e piace.
Ma purtroppo non è così perchè  da  morti le parole incidono sulla coscienza molto di più e alla colpa si aggiunge altra colpa con conseguente appesantimento della soma che portiamo sopra le spalle.
Alla fine dei conti moriamo tutti, buoni e cattivi e la differenza la fa proprio la coscienza pulita o sporca, quella che ci salva o ci condanna.
Giovanni Battista rispetto agli altri profeti ha avuto la grazia di conoscere Gesù quando era nella pancia di sua madre e di annunciarlo con  la vita.
La conversione è il primo passo, ineludibile per incontrare il Signore.
In questo tempo di Avvento da un lato si moltiplicano le parole di speranza, dall'altro parole di incoraggiamento e di invito a costruire le strade per arrivare alla grotta.

Quante cose ci dici Signore in questo periodo forte dell'anno, in cui siamo tutti presi da pensieri che con te hanno poca o nessuna attinenza!
Anzi  (cosa che a me come a molti succede), il Natale è fonte di angoscia per via dei regali da fare, per i soldi, per il traffico e la confusione delle idee, per gli inviti, per tutto ciò che ci toglie dalla routine e ci stressa.
Ci piacerebbe riposarci Signore, non pensare a nessuno se non a te, a noi stessi, da te amati, consolati, rassicurati, guariti.
Mi piacerebbe che il Natale fosse confuso tra altre feste, venisse in sordina, arrivasse inaspettato, mi piacerebbe poterti ospitare Signore nella mia povera e disadorna casa, nella mia stalla, nella mia mangiatoia, senza preoccuparmi di nulla che non sia accoglierti e prendermi cura di te.
Da tempo non riesco a fare inviti che presuppongano un preavviso, perchè tutto mi mette ansia, ma gradisco enormemente le improvvisate.
Perciò il mio frigorifero è sempre pronto per soddisfare le necessità di chi bussa inaspettato alla mia porta.
Consapevole dei miei limiti, ho sperimentato che quando il protagonista della festa è la persona godo più profondamente il senso del tuo Vangelo.
Ti chiedo quindi di poter perseverare in questa gimkana di luci, di addobbi, di circolazione caotica, di mancanze fisiche e spirituali nella fede che tu verrai lo stesso a visitarmi anche questo Natale, come hai sempre fatto, so che tra un pacco, un impegnativa, una visita, il dolore, la stanchezza, i ricalcoli continui, busserai alla mia porta per cercare un luogo dove venire alla luce.
San Giovanni non ti aveva preparato regali splendidamente confezionati, ma ti riconobbe attraverso la gioia che la madre Elisabetta gli trasmise quando vide Maria che ti portava in grembo.
Quanta semplicità e quanta gioia in questo incontro di cui Luca ci parla!
Ecco vorrei un Natale così, un Natale che riconosco dal trasalimento del cuore.
Gesù dice di Giovanni che è il più grande nati prima di lui, ma nel regno dei cieli non si seguono le graduatorie del mondo e il più grande su questa terra non è detto che lo sia anche in cielo.
A me non piace essere la prima, come un tempo, lo sai Signore. Vorrei solo la perseveranza di aspettarti con i fianchi cinti e i calzari ai piedi, perchè non voglio perdere l'occasione di ospitarti in casa mia.

mercoledì 29 agosto 2018

«Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello» (Mc 6,18)



«Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello» (Mc 6,18) 

Il perdono è un comandamento divino e risponde ad un esigenza prettamente umana.

Una società non può essere in perenne conflitto con se stessa ecco perchè anche lì dove non c'è religione, la legge contempla il condono, l'amnistia, l'indulto, la grazia e altre forme di pacificazione.

Le società arcaiche conoscevano l'anno giubilare, in cui ognuno tornava in possesso dei suoi beni. Famosa è la σεισάχϑεια "scotimento dei pesi", che in Grecia fu attuata da un famoso legislatore, Solone, passato alla storia.

Noi vorremmo che la benevolenza dello stato e delle persone in particolare ci esonerasse dal pagare lo scotto del nostro cattivo comportamento.

Il problema comunque sta nel fatto che a decidere se ci comportiamo bene o male da un lato è la legge che cerchiamo, se e quando possiamo, di aggirare con l'imbroglio o con "non lo sapevo!", dall'altro sono le persone a cui non possiamo tappare la bocca o mettere il bavaglio al pensiero.

La gente giudica e s'indigna specie se viene contraddetta e questo è un dato di fatto.

La cosa ci muove solo se ci riguarda e se sulla nostra pelle viviamo le conseguenze del giudizio negativo.

Incapaci di perdonare puntiamo subito il dito sul nostro accusatore e vorremmo la sua testa su un piatto che anche se non è d'argento fa lo stesso.

Certo che per arrivare concretamente ad uccidere una persona bisogna avere coraggio e potere ed essere esonerati dalle conseguenze del nostro gesto.

Ci scandalizziamo del comportamento di Erode che ha ucciso Giovanni Battista, il più grande profeta nato prima di Cristo, non ci scandalizziamo di noi che condanniamo a morte ogni giorno tante persone ignorandole, non facendole esistere, opponendoci alle loro richieste d'aiuto, persone in cui Cristo cammina e si rivela.

Quando le persone ci scomodano, attentano alle nostre sicurezze faticosamente acquisite, quando non ci fanno sentire ok in tutto quello che facciamo e non ci applaudono ad ogni respiro gliela facciamo pagare cara, augurandogli una sorte ben peggiore di quella capitata a Giovanni Battista e a Gesù.

I grandi anche se hanno fatto una brutta fine sono compensati dalla memoria che li fa vivere nel cuore e nella mente dei posteri, i piccoli, campioni del "fai da te", sono condannati alla eterna dimenticanza, all'oblio, alla non esistenza.

Voglio oggi riflettere su quanto io sia responsabile di tante morti innocenti.

domenica 7 gennaio 2018

Battesimo del Signore


"In te ho posto il mio compiacimento" (Mc 1,11)

Signore grazie per tutto ciò che senza meriti ci hai donato attraverso il sacrificio di Gesù.
Ti ringrazio perchè questa parola oggi la sento rivolta anche a me che sono stata battezzata con l'acqua purificata dall'immersione del tuo figlio primogenito.
Ho pensato che Gesù aveva fatto quel gesto per dare esempio di come dovevamo prepararci al ritorno nella tua casa, ho pensato che quel gesto aveva lo scopo di presentare a tutti Gesù, dopo 30 anni passati nel silenzio, così che tutti sapessero chi egl era veramente, attraverso la voce che venva dall'alto.
Ma poi , proseguendo nella lettura del Vangelo, non semba che quella carta d'identità sia servita a molto, visto quanto faticò per farsi conoscere e solo quando era sulla croce un pagano disse: " Questo è veramente il figlio di Dio".
Che Gesù fosse tuo figlio tu lo sapevi, non so quanto ne fosse consapevole umanamente Lui, o se la sua consapevolezza aumentò gradualmente e toccò il culmine sulla croce.
Per me questo è un mistero, ma non è mistero il fatto che dal suo sangue siamo stati redenti, che siamo realmente tuoi fgli, da quando Gesù si è offerto come vittima sacrificale per espiare tutti i peccati del mondo.
Siamo tornati a casa , siamo nella terra che tu ci hai promesso e che ci hai affidato di custodire, coltivare per trarne frutti per noi e per gli altri.
Noi Signore non siamo niente, perchè chi fa piovere e fa crescere sei solo tu.
Ma tu ci hai voluto tuoi collaboratori, per educarci all'amore, alla gratuità del servizio, alla gioia di stare insieme senza rivendicare nulla a nessuno, ma rendendo sempre e solo grazie a te, Sole di giustizia.
Il Battesimo di Giovanni con l'acqua del Giordano prefigura il pentimento necessario per invocare il tuo perdono.
Tuo Figlio non aveva bisogno di essere perdonato, ma accollandosi tutti i nostri peccati ha sofferto molto di più che se li avesse commessi di persona, come ogni genitore che soffre per i propri figli deviati.
Gesù immergendosi nelle acque del Giordano le ha purificate e con esse tutte le acque dei fonti batesimali.
Per formare un arcobaleno sono necessarie due pozze o raccolte di acqua dove possa il sole poggiare i suoi raggi.
Dio tu unisci Il nostro Giordano con l'acqua che sgorga dal costato di Cristo.
L'arcobaleno che si è steso nel cielo oggi indica che, attraverso Gesù, vuoi fare pace con il tuo popolo, vuoi mettere fine ai venti e alle tempeste che ci hanno allontanato da Te.
L'acqua che ha origine dal tuo sacrificio continua a sgorgare, zampilare, acqua mista a sangue, perchè è il sangue che rende speciale questo arcobaleno che mai più si cancellerà dal nostro cielo rinnovato tuo amore.
Signore oggi ti chiedo di non dimenticare mai le parole che tu hai pronuncato su tuo figlio e su tutti noi che abbiamo deciso di tornare a casa e rimanere con te, lasciandoci nutrire da te , obbedendo ai tuoi comandamenti.
Rendici capaci di rispondere con slancio, con gratitudine e prontamente ad ogni tua parola, aiutaci a vederti sempre come alleato nelle prove più dolorose e insensate della vita, aiutaci a sentirti vicino nella gioia e nel dolore e ad avere te come unico e più importante punto di riferimento, quando il cielo è coperto, quando il vento soffia forte, quando terremoti o maremoti sconvolgono la nostra vita.
Aiutaci a dirti grazie per ogni cosa, per le patate, per i colori, per le persone, per il sole, per la pioggia, per tutto ciò che è vita.
Grazie Signore, grazie Maria, grazie santi tutti di Dio che siete la mia famiglia, una famiglia non destinata a morire che non mi fa sentire sola e spaesata in questa terra d'esilio. con nel cuore la nostalgia della meraviglia dell'inizio.

giovedì 21 dicembre 2017

"Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente" ( Sof 3, 17)

"Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente" ( Sof 3, 17)

Questa mattina voglio riflettere sulla gioia che nasce dall'incontro tra due persone.
Nel giro di pochi giorni viene riproposto lo stesso passo di Luca sulla visitazione di Maria alla cugina Elisabetta.
Protagonista è la gioia dell'incontro, il riconoscere la presenza del Signore ed esultare.
"Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo"
A riconoscere Gesù quindi non fu Elisabetta ma Giovanni, il precursore, prima ancora che venisse alla luce.
Giovanni comunica la sua gioia alla madre che fu piena di Spirito Santo.
E' lo Spirito Santo infatti che poi suggerisce ad Elisabetta parole di benedizione e di giubilo per la presenza di Dio in mezzo a loro.
Un Dio nascosto che si rivela quando si riconosce la sua voce, quando emerge dalla memoria la meraviglia dell'inizio, nostalgia di un oceano che eri abituato a solcare, senza paura, di un giardino che il Signore ha custodito e coltivato per te, da quando te ne sei allontanato.
Penso che l'esperienza di incontri particolari che ti fanno balzare il cuore nel petto, li facciamo un po' tutti, anche se la fretta spesso ce li fa dimenticare.
Sono incontri che ti fanno stare bene, incontri in cui presente passato e futuro diventano un punto luminoso di pace, di gioia di amore condiviso.
Il tempo degli amori giovanili è passato e io pensavo che alla mia età il trasalimento del cuore, la commozione nell'incontro degli sguardi, nelle strette di mano, nel calore della vita che fluisce dalle parole non mi sarebbero più toccati.
"Ormai sono vecchia" sono solita dire e non mi aspetto le sorprese di Dio, le sue incursioni in normali giornate di fatica e di servizio, di svago e di lavoro.
Non me l'aspettavo sabato, quando abbiamo deciso di non andare a fare rifornimenti per la settimana nelle cattedrali del consumismo, i supermercati dove trovi tutto quello che vuoi e anche quello che non sai di volere.
Siamo andati al mercato che si tiene ogni sabato in un paese che è il prolungamento della città in cui noi viviamo.
Un mercato con tante bancarelle dietro le quali il volto, il sorriso, la stretta di mano si fa storia che ti parla in modo più eloquente della merce esposta.
Ogni volta che ci andiamo il cerchio si allarga e si moltiplicano i sorrisi, anche se non compriamo niente, ma non lesiniamo il tempo per stare un po' con chi aspetta che qualcuno si fermi.
Io li chiamo i luoghi del cuore, scintillanti di giorni che sarebbero senza senso, senza la pace che ti lasciano certi incontri, senza il desiderio di tornare per condividere ciò che Dio dona ogni giorno ogni mattina, a tutti.
La cosa che più mi piace è portare senza farmene accorgere le persone a vedere il bello e il buono in quello che hanno, che a loro capita.
E' come se aiutassi le persone a ritrovare ciò che hanno perso.
La gratitudine e la gioia nei loro volti è il segno che la messa non è finita, quella a cui partecipiamo prima di fare le nostre escursioni in quel mondo che sembra tagliato fuori dal tempo.
Voglio ringraziare il Signore perchè fa nuove tutte le cose quando lo porti nel cuore.

sabato 5 agosto 2017

Verità e libertà

Meditazioni sulla liturgia di sabato
della XVII settimana del TO
Vangelo(Mt 14,1-12)
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù.

Il comportamento di Erode ci scandalizza, come quello di Pilato, che non hanno esitato a condannare a morte un giusto per paura di essere giudicati, per non perdere il consenso su cui poggiavano il potere. 
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull'autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all'unica Verità che ci rende liberi. 
Eppure quante persone evitiamo di frequentare per presunte colpe commesse, agli occhi di quanti nascondiamo la nostra vera identità per non essere giudicati!
Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sull'autenticità della nostra vita, sulla coerenza delle nostre azioni, sulla nostra adesione all'unica Verità che ci rende liberi.
Gesù è il fondamento di ogni uomo, è il prototipo di una stirpe divina, è l'archetipo a cui Dio si è ispirato per creare la relazione tra gli esseri umani, si che gli somigliassero. 
Molto spesso la nostra storia ci divide e ci strazia, perché il presente nega e ci toglie ciò che abbiamo avuto( giovinezza, lavoro, salute, soldi, prestigio, amici, certezze). 
Il futuro ci impressiona,ci fa paura perché si prospetta più come una diminuzione delle cose cui siamo attaccati, una perdita, che un'opportunità per trovare ciò che ci definisce.
Le cose mutano. l'uomo irrimediabilmente va verso la morte, ma una cosa resta: l'amore che unisce i pezzi della nostra storia, l'amore fondato su Cristo, l'amore che abbiamo conosciuto attraverso Gesù, l'amore su cui si fonda tutto l'universo,l'amore che unisce il cielo alla terra in un unico ed eterno abbraccio.
Non preoccupiamoci quindi di perdere la testa, se proclamiamo la verità dell'amore.
Perchè il tesoro lo custodiamo nel cuore di Dio.

mercoledì 23 dicembre 2015

Il MESSAGGERO


Giovanni è il suo nome ( Lc 1,63)

La liturgia di oggi ci parla della nascita di Giovanni Battista e della voce che torna a Zaccaria, suo padre quando dice il nome suggerito dall'angelo.

Zaccaria era diventato muto all'annuncio dell'angelo perchè non credette che poteva avverarsi il miracolo di avere un figlio a tarda età.
Quando a Zaccaria fu chiesto il nome da dare al figlio, non ebbe dubbi a confermare ciò che sua moglie Elisabetta aveva detto quando vennero per circoncidere il figlio.
A quel  "Si chiamerà Giovanni" di Elisabetta fece eco  "Giovanni è il suo nome" , parole scritte su una tavoletta.
Quando fai la volontà di Dio ti torna la voce e a Zaccaria questo accadde sì che pronunciò il più bell'inno di lode a Dio dopo il Magnificat di Maria che tutta la chiesa ricorda e prega al mattino e alla sera nella liturgia delle ore.
Ma qui non può sfuggire l'accordo della coppia in sintonia con la grazia del vincolo contratto con il matrimonio.
Per uscire dall' isolamento a cui ci condanna l'incredulità nella misericordia di Dio è necessario accordarsi.
"Quando due o più si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro"

Questa coppia nella fede ha ritrovato il suo equilibrio andando controcorrente, non adeguandosi a stereotipi di tradizioni vincolanti e non vivificanti.
Dio voleva fare una cosa nuova, partendo da un nome che è un programma e una certezza" Dio salva, Dio ama"
E non è forse questo il compito assegnato ad ognuno di noi?
Comunicare al mondo l'amore di Dio con il nome che portiamo.
Non avevo mai riflettuto fino in fondo quanto conti chiamarsi in un modo piuttosto che in un altro.
Il nome ci immette in una storia, la nostra storia, e ci dà l'identità dalla quale non possiamo prescindere per vivere.
Oggi voglio meditare sul messaggio che Dio fa alla nostra coppia.
Spesso succede che la fede non sia condivisa dalla coppia.

Spesso uno dei due rimane indietro, e si fa fatica a procedere , perchè si arriva a non comunicare, a vivere da soli le gioie e i dolori della vita.

Molti si separano proprio per questa incapacità di comunicare, ma se uno dei due rimane fermo nella fiducia in Dio e nell'amore verso il suo sposo, sicuramente potrà accadere che le cose cambino e si trasformino in un rendimento di grazie e una benedizione.
Il benedictus è attribuito a Zaccaria, ma esprime la gioia e la riconoscenza dei due sposi, perchè è certo che Elisabetta quelle parole le aveva nel cuore da quando vide presentarsi alla sua casa Maria e il bambino le sussultò nel grembo.
"Benedetto il Signore , Dio d'Israele, che ha visitato il suo popolo..."
Ognuno di noi nella sua stanza segreta può dire "Benedetto il Signore, Dio d'Israele" senza mai perdere la speranza che un giorno lo si possa dire insieme, appena svegli, lo sposo e la sposa riconciliati da Dio che ha salvato il mondo cominciando dalla famiglia , dove il sì al Signore non vengono in contemporanea, ma quando vengono, cambiano il mondo e rendono visibile Dio.

mercoledì 29 agosto 2012

Martirio di S.Giovanni Battista


VANGELO (Mc 6,17-29)
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

«Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista», disse la fanciulla ad Erode.... e così la testa del precursore, del profeta più grande in assoluto, finisce su un vassoio, vittima di un re libertino e succube delle sue e delle altrui voglie.


"Io sono con te per salvarti", lo dice il Signore a Geremia, nella prima lettura della liturgia del giorno.

Ce ne vuole di fede per crederci, quando vediamo come va a finire, bisogna proprio averLo incontrato Gesù, per non disorientarsi di fronte ad una fine di questo genere, e credere che questo non è che l'inizio di un'altra storia, immensamente più entusiasmante.