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martedì 3 novembre 2020

"Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio" (Lc 14,15)



 "Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio" (Lc 14,15)

Un tempo partivo sempre dalla parola che  leggevo sul calendario liturgico appeso sul comodino, la prima su cui al risveglio avevo deciso di posare gli occhi e la mente.

Ed era bello constatare, attraverso le associazioni di idee, i pensieri, le riflessioni, i ricordi supportati dal tuo Spirito, che quella parola era per me, rivolta a me, anche quando a prima vista non sembrava.

Poi ho smesso, perché le letture che si ripropongono durante l'arco dell'anno, sono le stesse e mi sembra che non abbiano niente di  nuovo da dirmi. 

"Dio mi parla, Dio è qui, Dio non mi lascia mai sola ", mi dicevo, perché immancabilmente scoprivo nella Parola un nesso, una connessione con la mia vita e crescevo nella fede.

Oggi è come se avessi gli occhi appannati, il cuore indurito, la mente non più tanto agile, come accade ai vecchi che dimenticano spesso quello che stanno vivendo o facendo e sono bravi solo a ricordare il passato.

Il presente è sempre nebuloso per gli anziani, come se avessero perso la capacità di vivere il qui e ora.

Così questa mattina la tua parola Signore, mi proietta su quanto per me è stato importante scoprire: che la messa è un invito a nozze e che l'abito necessario per parteciparvi è la consapevolezza di quanto tu sei grande e quanto noi siamo immeritevoli, consapevoli della distanza, consapevoli della grazia, consapevoli di non meritare tutto quello che tu ci dai.

Ho letto da qualche parte che la vita è un invito a nozze continuo, non solo la domenica, ma anche ogni giorno, ogni minuto.

Ci chiami a mangiare il tuo corpo e a bere il tuo sangue, a fare tutto quello che tu hai fatto perché fosse per noi un memoriale, vale a dire attuazione di ciò che accadde sulla croce..

"Mangiatene e bevetene tutti… Fate questo in memoria di me... "

La notte in cui fosti tradito, la notte più terribile, più angosciosa, la notte in cui al peso dei nostri peccati, alla condanna immeritata che ti si prospettava, alla solitudine a cui ti hanno lasciato i tuoi amici più intimi, in quella notte tu ci ha invitato a nozze, al banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, la notte in cui fosti tradito hai dato il tuo corpo, il tuo sangue, tutto te stesso, e non ci hai invitati ad essere spettatori delle tue nozze ma ad unirci nel corpo oltre che nello spirito a te.

Scoprire che non siamo invitati ma sposi del Figlio ci coglie impreparati, ci riempie il cuore di gratitudine, di grazia incommensurabile, perché ad una festa di nozze, se gli invitati godono del banchetto, lo sposo e la sposa sono quelli che realizzano la loro tensione all'unità, il loro amore in tutte le sue componenti.

Tu Signore chiami tutti alla festa della vita e pian piano ci conduci sull'alto monte e progressivamente ci istruisci e ci farai assaggiare a piccoli sorsi il vino buono e, dopo che è finito, un altro ancora migliore, trasformando l'acqua in vino perché la festa duri e il tempo si fermi nella gioia dell'incontro con te.

Perché alla fine della festa ci vieni a chiamare e ci porti in disparte e ci rivolgi parole d'amore e ci sollevi alla tua altezza e, lontano da occhi indiscreti, ti doni totalmente a chi ha accettato l'invito e ha apprezzato i tuoi doni e ne è riconoscente nella misura in cui la povertà, la malattia, l'emarginazione sociale avevano decretato la fine della sua funzione su questa terra.

Tu così hai fatto con me e penso che questo accada a tutti quelli che ti cercano con cuore sincero.

Io ti amo Signore, mio Dio e mio redentore, mia roccia, mio Salvatore, ti adoro, mi prostro davanti ai tuoi piedi e ti rendo grazie per tanta tenerezza, mentre dal tuo cuore trafitto sgorga l'acqua viva.

mercoledì 15 agosto 2018

Le nozze




Oggi,15 agosto si celebrano delle nozze speciali: quelle di Maria, madre di Dio, madre nostra e di tutta la chiesa con il Principe, il figlio del Re. 
Siamo tutti invitati a godere di questo evento che ci vede non solo spettatori ma anche protagonisti. Dio ci ha comunicato il Suo corpo, quando lo ha speso per noi, incarnandosi e morendo, continua a donarcelo, quando, nell'Eucaristia, si fa così intimo a noi da poter essere da noi assimilato, per diventare nostra carne e nostro sangue. In ogni messa lo Sposo ci chiama perchè vuole anticiparci un pezzetto di paradiso.
Benediciamo e lodiamo il Signore perchè ci ha dato Maria, che con il suo "sì" ha permesso ad ogni uomo di godere dei benefici dell'amore incondizionato di Dio. Ringraziamo Maria che alle nozze di Cana si è preoccupata perchè il vino buono fosse somministrato a tutti i commensali fino alla fine.

Buon Ferragosto.Buona festa dell'Assunta.

foto©http://antomilella.files.wordpress.com/2007/07/loretonotte.jpg

domenica 14 gennaio 2018

"Cosa cercate?"(Gv 1,38)



Sfogliando il diario...

Sacrofano (Roma)
Mercoledì 4 gennaio 2012

"Cosa cercate?"(Gv 1,38)

Io ti cerco Signore ma sono stanca, stanca di percorrere sentieri aspri e sconosciuti, difficili, impervi, pericolosi.
Sono stanca di seguirti per vie che non conosco, strade scomode, inesplorate, sono stanca e vorrei riposare, almeno un poco, un poco di più di quanto mi è stato concesso in questi ultimi tempi.
Certo è che il cibo che mi fai gustare è buono, immensamente più buono di quello che mi fa gonfiare la pancia, mi provoca dolori di ogni genere, mi paralizza le gambe, mi intossica, mi danneggia, mi impedisce di vivere.
Mi dibatto Signore come un uccello nel laccio del cacciatore e non riesco a districarmi.
Chiedo a te l'aiuto giorno e notte, ma non riesco più a distinguere la tua parola tra le tante che si affollano nella mia mente.
Sono stanca di cercare la tua dimora anche perché come dici: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli il nido ma tu non hai neanche un sasso dove poggiare il capo".
Allora non hai una casa?
Ecco perché è così difficile venirti dietro.
Ma in un altro passo è scritto che tu a Davide dicesti: "Io ti costruirò una casa”.
Molte volte ho riflettuto su questo: la casa di carne che tu hai preparato per noi è Maria, è la Chiesa, è il tuo corpo mistico.
Sono belle parole Signore, a volte anche convincenti, quando riesco a vivere l'amore donato, la gratitudine, l'offerta alle persone che mi metti accanto.
Ma anche questo a volte mi sfugge come ora, questa mattina in cui il dolore si è ripresentato in forma nuova, con nuovi connotati e la relazione con Gianni si è interrotta.
Incomprensione, rabbia, dolore, stanchezza hanno eretto muri invalicabili tra di noi come spesso ci accade.
Non ci sopportiamo, non sappiamo sorriderci, abbracciarci, guardarci negli occhi.
Siamo spersi nella nostra comune inadeguatezza… E tu ci hai messi insieme.
Ieri sera nell'adorazione eucaristica non ci siamo mai sfiorati né con le mani, né con il corpo, né con gli occhi, mentre il lettore ci invitava a comunicarci gratitudine per ciò che l'altro fa, è, dice.
Non mi veniva in mente niente che non fosse una porta chiusa con tanti chiavistelli, porta invalicabile, nonostante tu fossi lì presente davanti a noi e tante coppie si stringevano e si comunicavano l'amore.
Noi non l'abbiamo fatto, non ne siamo stati capaci Signore.
Non riuscivo a trovare ricordi di momenti di intimità con il mio sposo.
Poi ho pensato alla preghiera che ultimamente abbiamo fatto insieme, quando infuriava la tempesta sul mio corpo.
Forse l'unica volta che ho sentito il suo cuore battere sul mio e mi sono commossa....
Ma era troppo  tardi, perchè Don Renzo ha tolto il Santissimo e tu te ne sei andato.
Un momento di commozione...
Le lacrime…
Si può ricominciare da qui?


Invocazione allo Spirito.
Vieni Spirito Santo, vieni ad abitare le nostre solitudini, le nostre fragilità, le nostre incomprensioni.
Vieni Spirito Santo ad abbattere i muri che ci dividono, ad appianare i monti dell'orgoglio e dell'ira, delle rivendicazioni e dei pregiudizi.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci l'umiltà per accoglierci l'un l'altro con amore, con compassione, con tenerezza, vieni ad insegnarci le vie audaci della morte e della vita, dell'esodo senza ritorno, del sì ripetuto ogni giorno alla diversità dell'altro, che ci sconcerta, ci irrita, ci scomoda...
Vieni Spirito Santo a smussare le nostre resistenze, a fondere i nostri cuori in un unico e ardente braciere.
Vieni Spirito Santo a toccare e guarire le nostre ferite, trasformale in segno visibile della tua presenza in noi, per noi, con noi.
Vieni Spirito Santo, aiutaci a riconoscerti, aiutaci ad uscire dai nostri sepolcri dove ci siamo nascosti per non mostrarci nudi l'uno all'altro.
Spirito Santo vieni a donarci il tuo vestito di luce, perché non ci vergogniamo più di quello che siamo.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci linguaggio dell'amore che ci ha consegnato Cristo Gesù.

Ringraziamento allo Spirito Santo

Spirito Santo ti ringraziamo per essere venuto ad accendere la luce nella nostra casa, a riscaldarla con il tuo amore di sposo.
Grazie Signore Dio dell'universo che ci hai fatto un così grande dono, grazie perché ci hai dato la capacità di accoglierlo, la grazia di contemplarlo e di adorarlo glorificando il tuo nome, grazie Signore Gesù perché ci hai donato il tuo Spirito d'amore, di compassione, di tenerezza, di perdono, di pace.
Grazie per tutti i doni che continui ad elargirci, per la vita che non ti stanchi di far sbocciare nei nostri deserti, nelle nostre difficoltà...
Grazie perché continui a fare miracoli, anche quando non ce li meritiamo, specialmente quando non ne siamo degni.
Grazie Signore di tutto e per tutto.
Ti benedicano tutti i tuoi figli oggi e sempre e la luce che oggi hai acceso nei nostri cuori e in quella delle famiglie qui convenute sia fonte e sorgente di grazie.
Signore Gesù fa' che la tua chiesa, la nostra chiesa si infiammi del tuo amore, che ogni uomo si lasci amare, abbracciare, accarezzare, da te, curare, consolare, guarire.
Signore Gesù siamo qui, noi due, persone che tu non a caso hai unito nel tuo nome santo e benedetto.
Ci vedi Signore, ci conosci.
Vieni ad abitare la nostra imperfetta umanità.
Accogli la preghiera dei tuoi servi e come un tempo non disdegnasti una stalla e la mangiatoia, oggi non disegnare la nostra ripetuta inadeguatezza di aderire al tuo progetto di comunione.
Rendici uno in te Signore, donaci la gioia di essere salvati in te, donaci la pace della comune consapevolezza di essere tuoi figli, amati così come siamo, collaboratori di giustizia, servi fedeli e inutili per la tua e nostra gioia.
Signore Gesù io credo che tu sei veramente qui in mezzo a noi, sei davanti a noi, sei dentro di noi.
Abbiamo oggi visto dove abiti Signore e ci siamo innamorati di te.
Non vogliamo più lasciarti Signore; non permettere che ci separiamo mai da te.
Tu ci indicherai le strade della speranza, la fonte della vita, non ce la negherai per darci ristoro nelle tempeste del deserto.
Tu non ti nasconderai al nostro sguardo quando scoppiano i temporali, quando il sole sarà oscurato dalle nubi.
Tu continuerai risplendere nel nostro cuore, a riscaldarlo, a darci forza e coraggio e aprirai la nostra bocca ad un canto di lode a te, Dio re dell'universo che hai guardato a quanto noi siamo piccoli, fragili, peccatori perché volevi riempirci di te.


Dal 2 al 5 gennaio 2012 a Sacrofano (Roma) si è svolto il Convegno “La grazia del Sacramento delle Nozze: nello Spirito Santo pienezza di vita”, il secondo organizzato dalla Fondazione “Famiglia Dono Grande”, il cui presidente è Mons. Renzo Bonetti.


domenica 15 ottobre 2017

Inviti


Meditazioni sulla liturgia di

domenica della XXVIII settimana del TO anno A

"Tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze"(Mt 22,9)

Così è scritto sul foglietto del calendario liturgico appeso sul comodino.
Un tempo partivo sempre dalla parola che vi leggevo, la prima su cui al risveglio avevo deciso di posare gli occhi e la mente.
Ed era bello constatare, attraverso le associazioni di idee, i pensieri, le riflessioni, i ricordi supportati dal tuo Spirito, che quella parola era per me, rivolta a me, anche quando a prima vista non sembrava.
Poi ho smesso, perché le letture che si ripropongono durante l'arco dell'anno, sono le stesse e mi sembra che nonabbiano niente di nuovo da dirmi.
"Dio mi parla, Dio è qui, Dio non mi lascia mai sola ", mi dicevo, perché immancabilmente scoprivo nella Parola un nesso, una connessione con la mia vita e crescevo nella fede.
Oggi è come se avessi gli occhi appannati, il cuore indurito, la mente non più tanto agile come accade ai vecchi che dimenticano spesso quello che stanno vivendo o facendo e sono bravi solo a ricordare il passato.
Il presente è sempre nebuloso per gli anziani, come se avessero perso la capacità di vivere il qui e ora.
Così questa mattina la tua parola Signore, mi proietta su quanto per me è stato importante scoprire: che la messa è un invito a nozze e che l'abito necessario per parteciparvi è la consapevolezza di quanto tu sei grande e quanto noi siamo immeritevoli, consapevoli della distanza, consapevoli della grazia, consapevoli di non meritare tutto quello che tu ci dai.
Ho letto da qualche parte che la vita è un invito a nozze, continuo, non solo la domenica, ma anche ogni giorno, ogni minuto.
Ci chiami a mangiare il tuo corpo e a bere il tuo sangue, a fare tutto quello che tu hai fatto perché fosse per noi un memoriale vale a dire attuazione di ciò che accadde sulla croce..
"Mangiatene e bevetene tutti… Fate questo in memoria di me... "
La notte in cui fosti tradito, la notte più terribile, più angosciosa, la notte in cui al peso dei nostri peccati, alla condanna immeritata che ti si prospettava, alla solitudine a cui ti hanno lasciato i tuoi amici più intimi, in quella notte tu ci ha invitato a nozze, al banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, la notte in cui fosti tradito hai dato il tuo corpo, il tuo sangue, tutto te stesso, e non ci ha invitati ad essere spettatori delle tue nozze ma ad unirci nel corpo oltre che nello spirito a te.
Scoprire che non siamo invitati ma sposi del Figlio ci coglie impreparati, ci riempie il cuore di gratitudine, di grazia incommensurabile, perché ad una festa di nozze se gli invitati godono del banchetto, lo sposo e la sposa sono quelli che realizzano la loro tensione all'unità, il loro amore in tutte le sue componenti.
Tu Signore chiami tutti alla festa della vita e pian piano ci conduci sull'alto monte e progressivamente ci istruisci e ci farai assaggiare a piccoli sorsi il vino buono e, dopo che è finito, un altro ancora migliore, trasformando l'acqua in vino perché la festa duri e il tempo si fermi nella gioia dell'incontro con te.
Perché alla fine della festa ci vieni a chiamare e ci porti in disparte e ci rivolgi parole d'amore e ci sollevi alla tua altezza e lontano da occhi indiscreti ti doni totalmente a chi ha accettato l'invito e ha apprezzato i tuoi doni e ne è riconoscente nella misura in cui la povertà, la malattia, l'emarginazione sociale avevano decretato la fine della sua funzione su questa terra.
Tu così hai fatto con me e penso che questo accada a tutti quelli che ti cercano con cuore sincero.
Io ti amo Signore, mio Dio e mio redentore, mia roccia, mio Salvatore, ti adoro, mi prostro davanti ai tuoi piedi e ti rendo grazie per tanta tenerezza, mentre dal cuore trafitto sgorga l'acqua viva.
Signore questa mattina mi sono svegliata un po' arrabbiata, triste perché la malattia, il dolore non mi dà pace il banchetto a cui tu mi chiami è sempre da me bene accetto, man mano che diminuiscono le chances di poter partecipare a quelli del mondo.
Il cibo è stato sempre il mio amico-nemico, amico perché, attraverso di esso, qualunque esso fosse, colmavo il vuoto che sentivo abissale dentro di me, la solitudine, la mancanza di relazioni, l'anaffettività che mi stavano distruggendo.
Mi sono ammalata a quanto pare a causa di ciò che ho ingerito: tutte le malattie che oggi ho, dipendono dalle cose che ho mangiato e che mi hanno avvelenato.
Ricordo il cibo ma non la mano che me lo porgeva, la parola che lo accompagnava, un cibo mangiato in silenzio, di nascosto, spesso un cibo che non mi saziava, mi lasciava inappagata.
Signore non ti conoscevo e ho sofferto come una bestia per quel cibo che per me era sempre insufficiente, troppo poco, cattivo, specie quello che preparava mia madre di corsa.
A Bologna città di dei miei studi a casa degli zii che mi ospitavano alla pari, di cibo ne avevo quanto ne volevo, ma anche lì era un cibo rubato, pagato a caro prezzo.
Oggi che ti ho incontrato, conosciuto, sono ancora a combattere con il cibo materiale perché ci sono troppe buone cose che si possono mangiare, che potrei preparare o comprare già fatte, ma mi fanno male.
Ogni giorno devo fare i conti con le conseguenze nefaste di un cibo che per un motivo per un altro mi intossica.
Solo il tuo cibo Signore mi fa stare bene, ma ci sono momenti e questo è uno, in cui vorrei vivere una vita più spensierata una vita non così strettamente dipendente da quello che mangio.
Sono stanca Signore di occuparmi della mia salute fisica, di come muovermi, quando muovermi, con chi… stanca di sentire la continua frustrazione di non poter più godere delle cose belle buone che la vita ci pone davanti.
Sento una continua limitazione associata a dolore per tutte le cose con tempo mi facevano anche distrarre oltre che divertire e sentirmi viva.
Gli amici, le persone care se ne sono andate.
Sono rimasta sola, ma è più giusto dire che mi sento sola Signore.
Non mi basta la tua grazia e ti chiedo perdono
Mi piacerebbe che il mio sposo fosse più loquace,mi piacerebbe condividere gioie dolori con lui, senza dover pagare un prezzo così alto.
Mi piacerebbe Signore poter programmare un banchetto con la famiglia di mio figlio come un tempo, senza la paura di soccombere alla fatica, con la certezza che non starò male.
Mi piacerebbe Signore non sentire il peso di questa vita che si svolge su questo treno di sofferenza.
Dacci oggi il tuo pane quotidiano, Signore e donami di rendere appetibile qualsiasi altro ingrediente, uniitoto ad esso.

sabato 23 settembre 2017

Terra

"Accorreva gente da ogni città". (Lc 8,4)

Ho letto distrattamente la parola di Dio questa mattina, come mi capita spesso in questi ultimi tempi, come cosa scontata, che conosco, della quale non ho bisogno, perché l'ho abbondantemente meditata.

E questo mi dispiace.
Perciò per il Vangelo di oggi, mi sembrava di aver esaurito tutto ciò che intorno a questa parola si poteva dire, ma mi sbagliavo.
Questa mattina mi è venuta in mente la terra promessa, che da un po' di tempo è al centro dei miei pensieri.
Ho riflettuto sul fatto che dalla costola di Adamo Dio fece uscire la donna, creando la relazione tra l'uomo e il tu diverso da lui che gli stesse di fronte, gli rispondesse, rispondesse di lui, gli corrispondesse.
Dio amore non poteva non creare i presupposti perché l'amore potesse esplicarsi e dare frutto.
Il rapporto, la relazione tra l'uomo e la donna può dare la vita o la morte a seconda di come ci si ama.
Dio ama,Dio soffia, Dio crea, Dio getta il seme.
La terra da coltivare è quella seminata da Dio,è quella su cui Dio fa piovere, su cui fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, quella in cui permette la crescita, opera la crescita se quella terra, quella relazione è continuamente alimentata, tenuta viva dalla disponibilità a mettersi di fronte e a rispondere e a farsi carico l'uno dell'altro.
Questo seme gettato dal cielo, questo soffio divino può essere soffocato dalla nostra superficialità, dal nostro egoismo, della nostra propensione a pensare solo a noi stessi.
La terra promessa è qualcosa che dobbiamo custodire, alimentare come un tesoro: i talenti del Vangelo.
Difendiamo la terra dei nemici, ripuliamola dalle erbe infestanti, dagli spini, dai rovi, rimaniamo svegli perché nessuno la devasti, perseveriamo nel prenderci cura di lei, la terra che Dio ci ha dato in eredità.
“L'inferno è lastricato di buone intenzioni” diceva mio padre.
Dio però non si è scoraggiato perchè aveva e continua ad avere le idee chiare.
"Non è bene che l'uomo sia solo. Gli voglio fare uno che gli sia simile, che gli corrisponda”.
Così prese Maria affinché generasse Gesù l'uomo perfetto, capace di rispondere di tutti i nostri peccati, capace di rispondere a tutte le nostre domande, soddisfare tutti i nostri più segreti bisogni.

Grazie Gesù pane gettato dal cielo, manna che nutre nel deserto, vita continuamente rinnovata.
Il terreno che il Signore ci ha dato da coltivare è il nostro amore, la nostra relazione di coppia.

Quando ci sposammo non sapevamo che dovevamo liberarlo da ogni impurità, che dovevamo dissodare, curare, concimare, tenerlo pronto per accogliere il seme gettato dal cielo, vale a dire il Suo amore.
Ma noi non abbiamo mai ringraziato per i frutti che non da noi ma da Dio provenivano sì che non siamo morti di fame.
Perché Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, fa' splendere il sole sui buoni e sui cattivi e continua a gettare il seme anche sulla strada, sui rovi e sulle pietre nella speranza che a qualcuno venga il desiderio di dissodare, arare, pulire la sua terra perché diventi patrimonio comune, cibo per tutti gli affamati del mondo.
Tutto questo non lo sapevamo e pensavamo che l'amore era cosa nostra e che il campo era nostro, i frutti nostri.
.. tanti anni di deserto, di paure di incomprensioni, di solitudine, di tristezza, di noia di non senso, di maschere, travestimenti, illusionismi per convincerci che eravamo felici...
Gli amici al primo posto...
Stavamo bene solo se stavamo con gli altri e agli altri davamo il cibo preparato da noi, la casa, il sorriso, l'ospitalità.
Abbiamo condiviso la fame, la sete, la casa ma non Dio che quella fame, quella sete soddisfa, quella casa riempie.
Ora la casa è deserta e gli amici sono scomparsi.
“Rimanete nel mio amore.”
La terra promessa è l'amore di Dio in cui rimanere.
La terra è feconda se inseriti in un progetto più grande da scoprire ogni giorno in due con il Suo aiuto.

venerdì 1 settembre 2017

Lo Sposo

Meditazioni sulla liturgia di
Venerdì della XXI settimana del TO


“Ecco lo Sposo, andategli incontro!”(Mt 25,5)

Questo è l'anelito di chiunque abbia conosciuto il Signore e vive la sua vita nell'attesa di unirsi intimamente a Lui nel giorno delle nozze.
Una vita protesa ad amare ciò che Lui ama, a cercare di discernere la sua volontà in ogni più piccolo gesto, pensiero, decisione, progetto.
Andare incontro allo Sposo è un tendere a Lui continuo e incondizionato, pendendo dalle sue labbra, leggendo le lettere che ci ha scritto e che ci aiutano a non dimenticarlo e a preparare la festa di nozze.
Ricordo quando eravamo fidanzati io e Gianni, quando dipendevo dalle sue lettere...
Quanto tempo passato alla finestra ad aspettare il postino che me le recapitasse!
Il telefono era un lusso mentre le lettere me le rileggevo fino a quando non arrivavano delle nuove.
Erano il mio tesoro, la testimonianza che mi voleva bene.
L'idea che ci eravamo fatti della felicità, quella sensazione stordente di eternità, di infinito, di comunione, di trascendenza, di uno e distinto pensavamo fosse eterna e non pensavamo che era nostalgia di Lui, frammento, lampo di una luce, di un calore, di una felicità che solo Lui poteva rendere eterna.
“Ecco lo Sposo, andategli incontro!" Dice la voce all'approssimarsi dell'ora.
Dio con noi è stato clemente e ci ha mostrato quanto ci ama.
Non come giudice ma come buon Samaritano si è chinato sulle nostre ferite e pian piano le sta guarendo con l'olio della sua tenerezza.
Lo sappiamo che ha già pagato per noi, affidandoci alla chiesa, ogni giorno nutrendoci del Pane e della Parola che è sempre parola e pane di perdono.
Quando quella parola è diventata l'unica cosa che ci permette di vivere, di esistere, e risplendere con la luce negli occhi, di comunicare agli altri la gioia di essere innamorati, siamo con l'equipaggiamento giusto.
La lampada è quella che porta la luce, permette alla luce di risplendere, allo stoppino di bruciare.
Noi siamo le lampade, contenitori, strumenti di salvezza, di gioia, di festa, di pace, di amore.
Ma una lampada senza olio non arde.
Per questo è necessario procurarsi l'olio perché lo Spirito di Dio lo accenda e lo faccia bruciare per illuminare la festa.
Se ti avessimo incontrato e conosciuto prima Signore, forse la nostra vita non sarebbe stata così tribolata!
Con umiltà e pazienza con te stiamo riattaccando i cocci della nostra anfora seppellita nel mare dopo il naufragio dei nostri idoli, la nostra anfora che tu hai destinato ad accoglierti per somministrare agli invitati alle nozze il vino della gioia.

sabato 25 marzo 2017

Volontà di Dio

"Ecco io vengo a fare la tua volontà"(Eb 10,9)


Oggi si celebrano, si festeggiano due sì, quello di Gesù e quello di Maria al Padre, a Dio che ha fatto bene ogni cosa e che ha voluto ricostruire la coppia che con il peccato aveva disatteso il suo progetto originario di somigliargli nell'amore.
Due sì che hanno cambiato la storia e che ci hanno immessi in un oceano di grazia.
Adamo ed Eva i nostri progenitori erano destinati da subito a vivere l'esperienza della comunione con Dio, essendo stati creati a Sua immagine e somiglianza.
Ma vollero prescindere dalla Sua volontà, ritenendo un tesoro geloso poter gestire la propria autonomamente.
L'incontro con il Signore ci cambia la vita perchè comprendiamo che, seguendo la nostra volontà, non andiamo molto lontano e in genere ci rompiamo le ossa sfracellandoci contro il totem dei nostri desiderata.
La nostra volontà è la cosa che fin da piccoli mettiamo al primo posto e facciamo le guerre d'indipendenza per svincolarci da leggi e precetti che ci condizionano la vita, cercando con ogni mezzo di realizzare ciò che vogliamo noi, vivendo in modo frustrante tutti i paletti, i no, i ricalcoli che si frappongono alla realizzazione dei nostri sogni.
C'è chi riesce a illudersi di avercela fatta, chi pensa di aver conquistato la libertà perchè si sente svincolato da qualsiasi costrizione e chi invece marcisce nei rigurgiti acidi non avendo il coraggio di ribellarsi al despota di turno.
Dio ci ha fatto un grande regalo: quello di poter scegliere chi seguire, se noi stessi, il nostro tornaconto o Lui che ci ha creati e sa di cosa abbiamo bisogno per durare a lungo, per essere eterni e felici.
La nostra felicità sta a cuore al Padreterno più di quanto stia a noi.
Per convincercene bisogna che sperimentiamo il fallimento delle nostre velleitarie rivendicazioni.
Non ci sogneremmo mai di far andare ad acqua una Ferrari per risparmiare, nè usare pezzi di ricambio non certificati perchè il valore dell'oggetto ci porta a seguire le istruzioni del costruttore,
Per fare la volontà di Dio è fondamentale partire dal valore che diamo alla persona, valore che non è soggetto al tempo, alle mode, al giudizio del mondo, ma è fermo e irrevocabile.
"Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato" dice Dio ad ogni uomo nel giorno del suo Battesimo, una rinascita possibile grazie ai due sì di cui oggi celebriamo la memoria.
Cristo Sposo della Chiesa Sposa genera figli per il Regno di Dio.
Un corpo ci è dato da non nascondere come fecero Adamo ed Eva dopo il peccato, ma da mettere a servizio dell'amore, di cui solo Dio è esperto.
Di amore si parla tanto e in modo sbagliato.
L'amore di possesso fa notizia, l'amore dono cresce in sordina e per fortuna salva questo modo dalla rovina creando l'humus che rende possibile l'attecchimento di piante in via d'estinzione: le famiglie.
Oggi voglio guardare l'icona di questo sacro connubio e pregare perchè anche io sia capace di accogliere nel mio grembo il seme che Dio vi ha gettato per rifare con me la mia storia e rendermi sua sposa per sempre. 

mercoledì 1 marzo 2017

Riconciliazione

con Dio e con i f


"In nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2Cor 5,20)

Lasciarsi riconciliare significa che non noi ma Dio vuole fare pace con noi. E' incredibile come la Quaresima non inizi con una minaccia per i peccati che abbiamo commesso, ma con un richiamo accorato di Dio a tornare nella sua casa, a lasciarsi abbracciare da Lui.
La Quaresima è un tempo di attesa , attesa di Dio che aspetta i suoi figli alla porta con lo sguardo fisso lontano aspettando che l'orizzonte si muova e la polvere che si solleva gli dia il segno della vita che si rinnova.
La polvere è il simbolo di questo giorno in cui ci vengono imposte le ceneri, frutto della combustione delle palme agitate al passaggio di Gesù nel suo ingresso solenne nella città dove avrebbe trovato la morte.
Morte e vita s'incontrano in questo giorno in cui non c'è cosa che non ci ricordi la morte, non c'e cosa che non ci ricordi la vita, facce di una stessa medaglia se ci lasciamo riconciliare da Dio.
Quello che più mi colpisce è che il protagonista di questa giornata non è l'uomo impastato di terra, destinato a tornare in polvere, ma Dio che non si rassegna che i suoi figli muoiano lontano da casa, dalla sua casa.
E' Lui che ci ha creato, è Lui che ha soffiato lo Spirito sopra di noi, è Lui che vuole tornare a donarci quel soffio di vita.
Rispondere ad una chiamata, questa è la Quaresima, un tempo in cui il deserto in cui Lui ci vuole condurre, chiarificherà il nostro desiderio e ci farà chiaramente distinguere cosa è essenziale per non rimanere terra riarsa, senz'anima, priva di vita.
Ogni anno ci si ripropone lo stesso invito, ogni anno Dio ci propone una vacanza in un luogo non sponsorizzato dalle agenzie turistiche, non ricercato da persone che hanno tutto o pensano di avere tutto, un luogo speciale per un incontro speciale con lui.
Il deserto può affascinare o fare paura a seconda dei casi.
Intanto una cosa buona è che ci puoi andare vestito come ti pare, senza maschera, ieri è finito il carnevale, perchè non c'è nessuno da compiacere o a cui piacere. Nel deserto la prima cosa che avverti è la libertà di essere te stesso, di muoverti come vuoi, di prendere qualsiasi direzione.
E la libertà è cosa rara di questi tempi in cui anche l'aria è condizionata quando te lo puoi permettere.
Nel deserto non ti serve altro che un buon udito, perchè nel silenzio Dio può parlare al tuo cuore.
Il cuore è il nostro terzo ma più importante orecchio, perchè è lì che Dio vuole arrivare, al tuo cuore per sussurrarti parole d'amore, per portarti a contemplare le delizie della stanza del re, per vivere un esperienza di assoluto, di infinito, di trascendenza, di eternità.
Nel deserto ci prepariamo alle nozze con lo Sposo che abbiamo più volte tradito, ci ritroviamo a ripercorrere la nostra storia di uomini visitata e redenta da Dio.
Ogni anno andiamo in vacanza, grazie a Dio e grazie a Lui la scelta cade sempre su terre non registrate sulle mappe turistiche.
Perchè il deserto lo puoi fare anche in città, a casa, in mezzo alla folla, non un deserto di divisione, ma un deserto di comunione con Dio e con i fratelli

domenica 12 ottobre 2014

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.






VANGELO (Mt 22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».


La messa è un invito ad un pranzo di nozze.

Quando siamo invitati a nozze ci preoccupiamo di chi ci fa l'invito, di quale vestito indossare, qualora riteniamo giusto partecipare, e quale regalo portare.

A invitarci è Dio, re dell'Universo, Creatore e Signore di tutte le cose, nonché nostro padre.

Quale vestito mettere? Certo che nei matrimoni del mondo cerchiamo di comperarcene uno adatto alla circostanza o a farcelo prestare, se proprio non possiamo, premurandoci comunque di chiedere a qualche amico o parente stretto se ha un gioiello, una sciarpa, una pelliccia o anche una macchina un po’ più prestigiosa della nostra che ci premuriamo comunque di far lavare. Nei matrimoni mondani si rischia di diventare irriconoscibili, tanto ci si sforza di comparire migliori, sì che Giovanni alle nozze del cugino ci lasciò di stucco quando disse:

“ Ma che si sono travestiti tutti da matrimonio?”

Il problema sta nel travestimento dal quale non sappiamo dissociarci.

E' importante prendere coscienza della propria inadeguatezza davanti a Dio e ai fratelli, con quel “Signore pietà, Cristo pietà”, e ancora: “Confesso a Dio Padre Onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato” indica il vestito non adeguato che abbiamo indossato.

Ma il Signore ci ha invitato ed è lì proprio per accogliere la nostra debolezza, inadeguatezza, perché ci ama e ci vuole con lui a far festa.

venerdì 13 settembre 2013

Anniversario

Oggi, anniversario del nostro matrimonio, sul calendario liturgico era scritto:" Può forse un cieco guidare un altro cieco?"

E da lì sono partita.

Indubbiamente Gianni ed io con il tempo ci vediamo di meno, anche perchè entrambi abbiamo avuto danni irreversibili all'occhio sinistro e il destro non è che se la passi meglio.

Ho pensato a quando l'amore ci aveva accecati, a quando poi pian piano, riacquistata la vista, i difetti dell'altro sono diventati barriere insormontabili e fonte di grande disagio.

Ho ricordato quegli anni d'inferno dove ognuno era giudice inclemente delle altrui debolezze.

Poi è arrivato i Signore.
Ci ha visti
Ha avuto compassione di noi
Si è avvicinato
Ha scoperto le nostre ferite
Vi ha versato l'olio della sua tenerezza e il vino della sua gioia
Ci ha caricati sulla sua cavalcatura
Ci ha affidati alla Chiesa impegnandosi a rispondere per sempre ai nostri bisogni.
E' diventato per noi un alleato potente.

Così questa mattina abbiamo pregato, traendo lo spunto dalla Liturgia delle ore:



Contro di te abbiamo peccato:

pietà di noi, o Signore!



SALMO 50

Pietà di noi, o Signore

Pietà di noi, o Dio,

secondo la tua misericordia; *

nel tuo grande amore

cancella il nostro peccato.



Lavaci da tutte le nostre colpe, *

mondaci dal nostro peccato.

Riconosciamo la nostra colpa, *

il nostro peccato ci sta sempre dinanzi.



Contro di te, contro te solo abbiamo peccato, *

quello che è male ai tuoi occhi, noi l'abbiamo fatto;

perciò sei giusto quando parli, *

retto nel tuo giudizio.



Ecco, nella colpa siamo stati generati *

nel peccato ci ha concepito nostra madre.

Ma tu vuoi la sincerità del cuore *

e nell'intimo c'insegni la sapienza.



Purificaci con issopo e saremo mondati *

lavaci e saremo più bianchi della neve.

Facci sentire gioia e letizia, *

esulteranno le ossa che hai spezzato.



Distogli lo sguardo dai nostri peccati, *

cancella tutte le nostre colpe.

Crea in noi, o Dio, un cuore puro, *

rinnova in noi uno spirito saldo.



Non respingerci dalla tua presenza *

e non privarci del tuo santo spirito.

Rendici la gioia di essere salvati *

sostieni in noi un animo generoso.



Insegneremo agli erranti le tue vie *

e i peccatori a te ritorneranno.

Liberaci dal sangue, Dio, Dio mia salvezza, *

la nostra lingua esalterà la tua giustizia.



Signore, apri le nostre labbra *

e la nostra bocca proclami la tua lode;

poiché non gradisci il sacrificio *

e, se offriamo olocausti, non li accetti.



Uno spirito contrito *

è sacrificio a Dio,

un cuore affranto e umiliato, *

tu, o Dio, non disprezzi.



Nel tuo amore

fa' grazia a Sion, *

rialza le mura

di Gerusalemme.



Allora gradirai i sacrifici prescritti, *

l'olocausto e l'intera oblazione,

allora immoleranno vittime *

sopra il tuo altare.



Contro di te abbiamo peccato:

pietà di noi, o Signore!



SALMO 99



Acclamate al Signore, voi tutti della terra, †

servite il Signore nella gioia, *

presentatevi a lui con esultanza.



Riconoscete che il Signore è Dio; †

egli ci ha fatti e noi siamo suoi, *

suo popolo e gregge del suo pascolo.



Varcate le sue porte con inni di grazie, †

i suoi atri con canti di lode, *

lodatelo, benedite il suo nome;



poiché buono è il Signore, †

eterna la sua misericordia, *

la sua fedeltà per ogni generazione.



AMEN AMEN AMEN



Gianni e Antonietta
13 settembre 1971-13 settembre 2013

martedì 18 dicembre 2012

Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio


 (Mt 1,18-24)
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.


Oggi è la festa di due "sì'": quello di Gesù e quello di Maria al Padre. 
E' la festa di fidanzamento di una coppia che celebrerà il matrimonio sotto la croce.
 

CRISTO SPOSO DELLA CHIESA SPOSA 






sabato 10 settembre 2011

Preparativi




Rubo un po'di tempo alla convulsione di queste giornate, piene di impegni e di imprevisti, per aggiornare il diario di bordo.
E' straordinario come da una situazione di calma piatta si possa essere travolti da una bufera, bruciati da un fuoco divorante, ritrovandosi a ballare al centro della pedana.
Eppure è così. Sono cose che accadono.
Le vacanze sono finite per tutti, o quasi, ma non per noi che di questa estate tra gessi, dottori e ospedali volevamo portarci qualche “scintillante” più grosso.
Al corso di Discepolato a Loreto, ci hanno ribadito che gli sposi sono Vangelo che cammina, icona dell'Alleanza tra Dio e gli uomini, anche quando stanno solo vicini.
Così abbiamo deciso di fare una grande festa, in occasione del nostro 40° anniversario di matrimonio, invitando la nostra comunità parrocchiale insieme a parenti e amici, preferibilmente in coppia, ad unirsi al nostro rendimento di grazie al Signore, perchè è stato la nostra salvezza.
Mancano tre giorni all'evento e fervono i preparativi per la mensa del Pane e della Parola, a cui farà seguito un' agape fraterna in uno spazio che noi confidiamo si dilati, visto il numero dei partecipanti.
In un mondo in cui la famiglia fa notizia solo se si sfascia, vogliamo cogliere l'occasione che il Signore ci dà perchè venga alla luce ciò che per pudore si tende a nascondere, specie quando passano gli anni.

 


(Mt 5,13-16)
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

venerdì 1 ottobre 2010

Per cominciare in allegria




Questa l'ho trovata sul Web, cercando materiale per il corso di preparazione al Sacramento del Matrimonio, che comincia questa sera.
Si dovrebbe leggere alla fine degli incontri, in occasione della festa di conclusione.

Quasi quasi comincio dalla fine, chissà se cambia qualcosa....


PER CONCLUDERE IN ALLEGRIA



Spett. Supporto tecnico

L'anno scorso ho upgradato il mio programma da Fidanzata 7.0 a Moglie 1.0, e ho notato che il nuovo programma ha iniziato inaspettatamente un processo di produzione figli che prende un sacco di spazio e riduce drasticamente le risorse di sistema. Naturalmente sulla brochure del programma tutto questo non era menzionato.

Come se non bastasse, Moglie 1.0 si auto-installa in tutti gli altri programmi, e si lancia da solo al momento dell'inizializzazione del sistema.

Alcuni vecchi programmi come Pokerino serale 6.3, Bevuta con gli Amici 2.5 e Domenica allo Stadio 5.0 non funzionano più, inchiodando il sistema non appena vengono lanciati.
A quanto pare non riesco neppure a tenere Moglie 1.0 in background mentre tento di lanciare i miei programmi preferiti.

Avevo pensato di tornare a Fidanzata 7.0, ma non riesco a fare funzionare il programma di disinstallazione.

Potete aiutarmi?

Grazie
Cliente Disperato.
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Supporto tecnico a Cliente disperato...

Caro Cliente Disperato,
il tuo è un problema comune a molti utenti, dovuto principalmente a un errore d'interpretazione.

Molti upgradano da Fidanzata 7.0 a Moglie 1.0 con l'idea che Moglie 1.0 sia un programma di utility.

In realtà, Moglie 1.0 è un vero e proprio sistema operativo, programmato dal suo inventore per governare tutte le altre applicazioni.
E' praticamente impossibile rimuovere, cancellare o disinstallare Moglie 1.0 e tornare a Fidanzata 7.0; alcuni file nascosti rimarrebbero infatti nel sistema, facendo in modo che Fidanzata 7.0 emuli perfettamente Moglie 1.0.
Alcuni hanno tentato di installare Fidanzata 8.0 o Moglie 2.0, ma si sono ritrovati con problemi ancora maggiori (confronta il manuale alla voce "Messaggio di errore: alimenti e assegni familiari").
Non ti resta che tenere Moglie 1.0 e far fronte alla situazione.
Avendo installato anch'io Moglie 1.0, posso suggerirti di leggere l'intera sezione che riguarda i Problemi Generali di Coppia (PGC).
Il segreto è di assumersi sempre e comunque la responsabilità per qualsiasi problema si presenti, a prescindere dalla causa che lo provochi.

La miglior cosa da fare è lanciare dalla shell la routine C:>SCUSE.COM (è residente in memoria alta).
In ogni caso, evita di abusare del comando Escape, altrimenti dovrai lanciare il comando Scuse prima ancora che il sistema riparta.
Le cose andranno benissimo finchè ti prenderai la colpa di tutti i PGC.
Moglie 1.0 è un programma ottimo, ma molto pesante; farai meglio ad acquistare del software addizionale per migliorarne le prestazioni. Abbiamo trovato buoni riscontri con Gioelleria 8.5 e con ShopOnLine 5.0.

Non installare MAI, per nessun motivo, Segretaria&Minigonna 3.3.
Quest'ultimo è un programma non supportato da Moglie 1.0; non solo, può mettere in crash con danni irreparabili il sistema operativo, riparabili solo con Avvocati 6.3, programma costosissimo del tutto incomprensibile.

Buona fortuna.

Supporto Tecnico
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domenica 17 gennaio 2010

Giare di pietra




Gv 2,1-12
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.




Preghiera a Maria


Maria, madre di Dio e madre nostra, madre di tenerezza e di amore, madre attenta, sollecita e fedele, madre di ogni uomo consegnato a te nel momento estremo del sacrificio di tuo figlio.

Portaci, con il tuo esempio, sulle strade dell’amore, che non ha bisogno di parole, ma di occhi attenti ai bisogni dell’altro.

Insegnaci, madre, a fare tutto ciò che Gesù ci dice, permettendogli di entrare nelle nostra casa di sposi, dove vogliamo vivere liberi dai nostri egoismi e non condizionati dalle nostre diversità, ma disponibili ad accoglierci e a ripetere ogni giorno il nostro sì.

Fa’ che la diversità diventi ricchezza, che la crisi occasione di crescita, che l’andare insieme sia non un ostacolo alla realizzazione dei nostri progetti personali, ma uno stimolo a trasformarli in progetto di Dio.

Regina della famiglia, guidaci ad essere docili nell’ascolto, uniti nella preghiera, umili nel servizio, perché la nostra casa diventi luogo della gioia condivisa con i fratelli, segno di speranza per il mondo.

Fa' che insieme a te sappiamo attendere fiduciosi la nostra ora,  senza mai perderci di vista. Amen


UBI OCULUS, IBI AMOR 










martedì 23 giugno 2009

23 giugno 2001-23 giugno 2009









 Quando Franco e Monia, il 23 giugno del 2001, coronavano il loro sogno d'amore, pensavamo che la nostra casa sarebbe rimasta  deserta e vuota senza  il nostro unico figlio. 

Oggi vogliamo ringraziare il Signore perchè quelle nozze le ha benedette e  rese feconde.

Salmo 126

Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia la sentinella.
Invano vi alzate di buon mattino,
tardi andate a riposare
voi che mangiate un pane di fatica:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.
Ecco, dono del Signore sono i figli,
è sua grazia il frutto del grembo.
Come frecce in mano a un eroe
sono i figli della giovinezza.


 AUGURI DA MAMMA ANTONIETTA E PAPA' GIANNI