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mercoledì 6 novembre 2019

Pieno compimento della legge è l'amore.


" Amerai il prossimo tuo come te stesso"(Rm 13,9)
Non è facile amare tutti Signore, si fa fatica a perdonare a ricambiare il male con il bene, a passare sopra a tante ingiustizie, cattiverie, tradimenti. Non è facile e a volte addirittura impossibile percorrere le vie della riconciliazione, non è umano mi viene da dire.
Quando ai fidanzati che si preparano a ricevere il Sacramento del matrimonio diciamo che devono essere pronti a perdonare il coniuge anche se tradisce ,c'è una ribellione, un rifiuto a prendere in considerazione questa che sembra una postilla, un optional di cui non tenere conto.
Salvo poi mettersi l'anima in pace pensando che a loro non può accadere perchè si amano e l'ipotesi quando sono innamorati non li riguarda per niente.
Molti di quelli che si sentivano sicuri del loro amore si separano a causa di un tradimento.
Signore se non ci fossi tu sicuramente avrei fatto terra bruciata intorno a me in nome della mia giustizia che non contempla la debolezza, il limite dell'altro, ma solo il mio diritto ad essere amata, rispettata, per quello che sono, che faccio, dico, dono.
La cosa più brutta è l'ingratitudine, sentirsi scontati, invisibili per quelli che hai beneficato.
E' un vero tormento.a
Eppure tu Signore metti al primo posto il comandamento dell'amore che è la garanzia di qualsiasi progetto finalizzato alla sicurezza tua e nostra.
Sembra strano che tu Signore ci chieda di metterti al primo posto, di anteporti a qualsiasi persona o interesse perchè le nostre azioni vadano in porto.
Potrebbe non interessarci la tua proposta di essere tuoi discepoli, vale a dire di seguirti, rinnegando tutto e sollevando sulle nostre spalle la croce, l'unico bagaglio consentito per affrontare il cammino della vita.
Quando pensiamo alla croce ci vengono in mente tutti i problemi che abbiamo che non possiamo risolvere, tutte le cose che ci schiacciano e ci impediscono di fare quello che ci pare e piace.
Il peso più grande che non riusciamo a portare è la nostra incapacità di amare, di benedire quelli che ci maledicono, di ringraziarti per tutto ciò che ostacola la realizzazione dei nostri progetti, che fa naufragare le nostre aspettative.
Il nostro poco amore Signore ci toglie la pace, ci rende la vita un inferno.
Sperimentiamo ogni giorno l'incapacità o la cattiva volontà delle persone di amarci e non ci mettiamo mai in discussione.
Sono gli altri a farci soffrire, gli altri che ci hanno fatto diventare aridi, egoisti e soli.
Gli altri...
Poi scopriamo per grazia che tu sei l'Altro, in te possiamo riconciliarci con il mondo intero senza fatica, perchè ti sei caricato sopra le spalle tutte le nostre croci, il nostro piccolo amore e lo hai trasformato assumendolo sulla tua carne in occasione di vita.

"Forse mi passa se abbraccio qualcuno!" disse Giovanni in piena crisi di asma e tu Signore ci fai le catechesi attraverso i bambini e ci dici di sollevare lo sguardo al crocifisso dove nelle tue braccia troviamo la capacità di allargare le nostre braccia e di accogliere e amare tutti quelli che ti stanno a cuore, vale a dire sono vicini al tuo cuore.

sabato 26 ottobre 2019

Morte e Vita




SFOGLIANDO IL DIARIO...

24 ottobre 2015
Meditazioni sulla liturgia di
sabato della XXIX settimana del TO
Letture: Rm 8,1-11;Salmo 23; Lc 13,1-9
ore6.37

"La carne tende alla morte, lo Spirito alla vita"(Rm 8,6)

Oggi Signore ci parli di cose che non ci fanno piacere, ci atterriscono, contengono minacce inaccettabili da parte di te che sei buono, clemente, lento all'ira, compassionevole.

Quando leggo certi passi della Scrittura rimango sconvolta e voglio illudermi che non fai sul serio, che parli solo per farci paura, ingigantendo il castigo, le conseguenze del nostro peccato.

Quando ero piccola mi hanno insegnato a prenderti sul serio e sono vissuta nella paura. Perché, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a mantenere i buoni propositi che facevo nel confessionale.

Ho quindi cercato vie di scampo, stratagemmi per coprire, nascondere, ingannarti perché tu non ti accorgessi di che pasta ero fatta.

Il pensiero delle fiamme dell'inferno erano diventate la mia angoscia quotidiana.

Le ho studiate tutte per obbedire ai tuoi comandamenti senza pagare lo scotto delle mie piccole e grandi inadempienze, come parlare a bassa voce quando mi confessavo, perché il sacerdote non capisse o anche riassumere approssimativamente i peccati sì da farli sembrare di meno.

E che dire della messa che avevamo scoperto valeva se arrivavamo prima che il calice fosse scoperto?

Ricordo che ci eravamo passati parola, noi bambini su chi diceva la messa più corta e sui tempi delle omelie e tutto ciò che serviva per non prolungare un supplizio obbligato, pena l'inferno.

Cercavamo insomma di salvare la forma, l'apparenza, come eravamo soliti fare con i nostri genitori per nascondere le magagne.

Eppure ho frequentato per 16 anni un istituto di suore dove era ogni mattino obbligatorio andare in chiesa prima di cominciare le lezioni.

Io non ci riuscivo per via di mia sorella che dovevo preparare e portare all'asilo nella stessa struttura alla stessa ora, avendo solo 10 anni più di lei.

Ho fatto la Comunione e la Cresima a 6 anni e non ci ho capito niente, tranne il fatto che dovevo imparare a memoria delle risposte che avrei dovuto dare al Vescovo che mi avrebbe interrogato.

Tu sai Signore tutto questo, sai anche quanta solitudine ha connotato la mia infanzia,  piena di doveri e di complessi di colpa senza nessuno che si prendesse cura di me e mi rispondesse.

In casa eravamo tanti e io ero la più grande dei figli, fatta eccezione di mio fratello che era esonerato da ogni incombenza, perché maschio e di salute cagionevole.

Il diritto ad esistere l'avevano solo i malati e io ero quella che non si ammalava mai o almeno non lo facevo vedere.

Caricata di pesi più grandi di quelli che potevo portare non mi sono ribellata, convinta che fosse giusto così, com'era giusto che tu mi punissi se io contravvenivo alle tue leggi.

Il tuo occhio mi perseguitava, un occhio inscritto in un triangolo e, se i miei potevo imbrogliarli, con te la cosa era più difficile ma io ci provavo sempre.

Non posso dire che la mia sia stata un infanzia infelice, ma un tempo di attesa di vita migliore.

Non ho mai disperato che un giorno le cose si sarebbero rimesse al posto giusto e io avrei raggiunto l'autonomia e la libertà di fare quello che più mi piaceva e ritenevo giusto.

Quando ho incontrato l'amore ti ho messo in un angolo, ti ho imbavagliato, nascosto nella convinzione che ti avrei ridato il posto che ti spettava quando una volta sposata  non potevi più nuocermi, perché non dovevo più ingannare nessuno.

Nella casa futura tutto quello che mi era negato da te e dai miei genitori sarebbe stato lecito, perché su ciò che era mio, nessuno poteva mettere più bocca, nemmeno tu.

Quanto mi sbagliavo Signore!

Ciò che nella casa paterna mi pesava e sentivo come un obbligo nella casa coniugale divenne un impegno continuo, consapevole e gioioso per far stare bene i miei cari.

Ma sul mio volto e su quello di chi si prese cura di me la gioia si spense ben presto quando mi ammalai a un anno di distanza dal matrimonio.

Cercando soluzioni trascurammo il percorso e nella vana ricerca della felicità umana ci lasciammo sfuggire le occasioni per riconoscerti in quei tristi bagliori di morte che connotarono gli innumerevoli viaggi della speranza che non portavano a niente.

Ma tu Signore stavi con me senza che me ne accorgessi. Hai vegliato su tutto il percorso accidentato, difficile, catastrofico di una vita che volgeva alla morte, una vita non abitata dalla grazia.

Tu Signore volevi entrare nella mia casa e bussavi sempre più forte, un rumore assordante quei colpi che massacravano il corpo, lo facevano urlare, un corpo che i medici cercavano di mettere a tacere con busti,gessi, fasce e tutori, camicie di forza per impedire che il suo lamento arrivasse fino a te.

Hai bussato Signore e io non ti ho risposto per anni. Eppure vivevo con la porta aperta e le chiavi nella serratura, per chi volesse entrare, visto che io ero imbalsamata in un gesso distesa in un letto  con sotto la pala e il telefono sul comodino.

"Pregherò quando sarò guarita", dicevo e me la prendevo con mamma che aveva aumentato il numero dei suoi rosari giornalieri.

"Prega per un altro" dicevo, stufa che tutte quelle preghiere mi aumentavano le malattie più che guarirle.

Ma tu bussavi alla porta del mio cuore che non è la stessa cosa e quello ce l'avevo blindato.

Quanta pazienza Signore a zappettare intorno al fico sterile perché fiorisse e desse frutto!

Non ho parole per ringraziarti, perché sei entrato dentro di me e mi nutri di un amore che non si misura, di una consolazione che nessuno al mondo mi può dare e mi parli e mi mostri il tuo volto di carne, dove se minacci guai è solo per metterci in guardia dai pericoli delle nostre chiusure, della cecità dei nostri occhi a vederti in ogni uomo che ha bisogno della nostra cura.

"Forse mi passa se abbraccio qualcuno!" disse Giovanni, in piena crisi d'asma.

Me le sono scritte queste parole per non dimenticarle quando mi sento sola e provata dalle vicende della vita.

venerdì 2 agosto 2019

Feste, FESTA


"Offrirete al Signore una nuova oblazione"(Lv 23,16)

Oggi la Chiesa fa memoria delle feste liturgiche che caratterizzarono il rapporto con Dio fin dall'antichità.
La religione, il culto nasce sempre da una dipendenza a qualcosa o a Qualcuno che ci supera, che ci sovrasta, qualcosa o Qualcuno a cui dobbiamo dire grazie.
Così è stato per i popoli nomadi come per quelli sedentari.
La natura era la fonte di ogni approvvigionamento, di ogni possibilità di vita.
La capacità dell'uomo scompariva di fronte alla ricchezza prodigiosa che la natura racchiudeva in sé.
Dio ci ha parlato attraverso il creato per farsi conoscere come chi dispensa sui buoni e sui cattivi la sua eterna misericordia.
Il popolo eletto fu educato a riconoscerne la grazia e a dare a LUI il giusto tributo.
Come i bambini anche i popoli hanno bisogno di tempo per vedere Dio all'opera nella storia. 
Così le feste legate alle stagioni, ai cicli naturali della semina e del raccolto confluiscono e si fondono con quelle in cui Dio si rivela al suo popolo attraverso la liberazione, il cammino alla volta della terra promessa.
Dio ci guida attraverso il deserto, ci dà da mangiare e da bere, ci istruisce in vista di una terra stabile in cui dimorare, una terra che diventa strumento di salvezza per noi e per gli altri.
Sulle feste antiche se ne innestarono delle nuove, arricchendole di significato, perché Dio che opera nella nostra storia è lo stesso che fa piovere e fa crescere  e provvede quindi il cibo a tempo opportuno.
Gesù, quando viene a visitarci contesta il formalismo delle feste antiche, e vuole riportare l'uomo a vivere la festa, non dimenticando il festeggiato, anzi mettendolo al primo posto.
Una volta Franco, nostro figlio, mi disse, che per il suo compleanno, non voleva la festa, cosa che ci turbò molto, visto che da quando era piccolissimo ne avevamo organizzate di sempre più belle, coinvolgendoci in prima persona per far divertire gli invitati e soddisfare la gola e la pancia con ogni genere di delizie.
"Quando il protagonista è la festa, non mi interessa" ci disse a giustificazione del suo rifiuto.
E aveva ragione, perché tutti intenti a organizzare giochi, preparare dolci, sistemare la casa e il giardino lui finiva sempre per passare in secondo piano.
Gesù è la nostra festa, è non solo il festeggiato, ma anche il cibo e la gioia e tutto quanto rende gradevole e indimenticabile lo stare insieme.
Nell'Eucaristia noi rinnoviamo questo desiderio di Dio di essere Lui la nostra festa, Lui la nostra salvezza, la nostra fonte di perenne grazia.
I suoi compaesani,  pur meravigliandosi di quello che diceva e faceva, lo allontanarono con il pregiudizio che una festa per riuscire bene deve avere un animatore pagato a caro prezzo, un animatore che conosce il mestiere, che fa divertire.
Gesù, il figlio del falegname, aveva poche chances perché lo conoscevano tutti e nessuno si sarebbe sognato di investire su di lui la più piccola speranza.
Certo è che se avessero. saputo  come sarebbe andata a finire, che la morte avrebbe fatto la sua parte nel copione di Dio, sicuramente l'avrebbero cacciato prima.
Ma la festa che si chiama Gesù non ci fa aspettare che tre giorni, per poi manifestare a tutti il miracolo della sua e nostra resurrezione, l'inizio dell'ottavo giorno, quando ogni momento è  occasione d'incontro con il Signore.

domenica 10 febbraio 2019

"Sulla tua parola getterò le reti" ( Lc 5,5)


Gettate le vostre reti per la pesca" ( Lc 5,4)

"Sono un uomo dalle labbra impure!" dice Isaia, "Signore allontanati da me che sono un peccatore!" dice Pietro al vedere l'effetto della parola del Signore.
Straordinaria la Parola del Signore perchè ti cambia la vita, ti mostra come non bisogna essere bravi per essere assunti come operai della sua vigna.
Basta fidarsi di lui perchè è lui che ci rende bravi, coraggiosi, capaci, intrepidi, santi.
E' incredibile come questo possa succedere a noi che, da quando cominciamo a capire qualcosa, pretendiamo di fare, di dire a nostro piacimento, di agire senza che nessuno ci comandi perchè vogliamo essere noi artefici del nostro destino.
Le leggi imposte sono sempre pesanti e io ricordo con quanta poco entusiasmo per non dire rabbia mi sottoponevo a ciò che i grandi mi imponevano e, se ho raggiunto le mete dell'indipendenza agognata, lo debbo proprio all'insubordinazione ai gioghi che mia madre, mio padre, i miei educatori mi imponevano.
Non parliamo poi di quello che sentivo pesarmi di più, il giogo della legge di Dio.
Con Lui non potevo barare anche se ci ho provato più di una volta, mentre i miei spesso e volentieri li ingannavo e non subivo le conseguenze della mia disobbedienza.
Con Dio era un'altra cosa perchè il suo occhio era sempre aperto, fisso su di me e non c'era posto dove nascondermi.
Un incubo come le fiamme dell'inferno che sentivo sempre in agguato.
Peccato che di Dio mi sia stata data un'informazione così distorta, peccato che l'incontro sia avvenuto così tardi, avevo 56 anni, che non è poco!
Eppure non avviene subito quello che avvenne per Isaia e per Pietro, perchè ci è voluto del tempo e tanta frequentazione per riconoscermi peccatrice, dalle labbra impure, incapace da sola di fare qualcosa di buono e di utile e fecondo.
Ricordo che siamo partiti alla pari, quando il mio sguardo si è posato sul crocifisso, con quel " Pure tu!" che la dice lunga sulla mia presunzione di essere come Lui.
Per fortuna o meglio per grazia il Signore non si è formalizzato sul modo con cui l'ho apostrofato e come una madre che si accorge che il suo bambino è salito molto in alto e rischia di cadere e lo pende in braccio e pian piano lo riporta giù perchè impari a camminare lì dove può senza farsi male, essendo ancora troppo piccolo per certe escursioni.
Con me il Signore ha usato una delicatezza senza pari e mi ha preso così come ero, piena di me e di idee preconcette.
Da subito mi ha incuriosito, attratto quello che diceva, perchè puntuale, anche se non immediato, era il riscontro nella mia vita.
Oggi, leggendo il vangelo mi ritrovo nell'esperienza dell'essermi affaticata invano, esperienza di sconforto e di delusione che viene dopo tanti sforzi non approdati a niente.
C'è un momento della vita in cui capisci che se non cambi posizione sei destinato a rimanere a mani vuote e a piangere sul latte versato.
Ciò che ti fa cambiare posizione, punto di vista, punto di partenza, è la Sua parola che ti indica per chi e perchè devi faticare, spenderti, metterti a servizio.
Mio padre diceva sempre, quando andava al lavoro, ( Faceva il capostazione)salutandoci, che andava a servizio.
Io non mi sono mai sognata di pensare così il mio lavoro di insegnante e il servizio se mai lo facevo a me stessa per sentirmi brava, sempre migliore rispetto ad altri insegnanti e nel giudizio degli alunni, delle famiglie, dei miei colleghi.
L'idea della bravura era stata consolidata da mia madre che per farmi fare le cose che i miei fratelli non potevano sapevano volevano fare mi stimolava dicendo" Tu sei brava, solo tu ci riesci!"
La bravura è stata la mia fregatura, perchè per dimostrarlo a me stessa e agli altri mi sono sfiancata, rotta le ossa, affaticata invano.
Ma quest'ultima cosa me l'ha fatta capire Gesù che si è chinato alla mia altezza e mi ha ripulito da tante zozzure e mi ha preso nella sua casa perchè imparassi che significa essere servi inutili.
La percezione di non essere all'altezza della persona che hai di fronte non è automatica.
Bisogna frequentarla , ascoltare quello che ti dice , vedere quello che fa e credere che, anche se le sue parole ti scomodano, il suo fare ti scandalizza, devi con fede e umiltà aspettare la verifica che arriva sempre, verifica che ha sempre ragione, che il suo più grande interesse siamo noi, sono io, è l'uomo e che non farebbe nulla se non fosse certo che è per il suo bene.
Non è semplice riconoscersi peccatori se non dopo aver sperimentato la sua misericordia, la sua grazia.
Solo se ti apri ad accoglierla ti senti invadere da una pace che non si misura, da una gioia che dà luce a tutto ciò che ti circonda e ti fa sentire insopprimibile il desiderio di metterti a suo servizio.
In questo cammino Maria è la maestra infallibile che mi aiuta a vivere con umiltà la grazia di cui il Signore ogni giorno mi riempie

mercoledì 13 giugno 2018

" La nostra capacità viene da Dio"(2,Cr 3,5)



" La nostra capacità viene da Dio"(2,Cr 3,5)
"Non sono venuto ad abolire la legge, ma a dare compimento" (Mt 5,17)


Certo che non sono parole facili da comprendere se non ne facciamo un'esperienza viva attraverso l'ascolto e la preghiera che ci tiene saldamente uniti a Lui fonte di ogni verità, fonte di bene, fonte di vita.
Questa mattina, leggendo il vangelo ho ripensato alle parole che mi diceva mia madre quando mi affidava un compito o quando ero in panne.
Me lo disse anche Franco quando mi affidò i suoi figli da accudire, nonostante lo stato mi avesse messo a riposo per via della mia incapacità di deambulare.
L'"arrangiati" di mia madre provocò le più grandi sofferenze conseguenti al sentirmi sempre tanto sola in ogni frangente della mia vita.
Quell'"arrangiati" mi fortificò nel cercare e trovare espedienti, trucchi per ottenere il risultato migliore con il minimo investimento.
Ne feci una professione, quella di insegnare agli altri come l'ostacolo si può aggirare o lo si può usare a nostro vantaggio.
Insegnante del metodo mi chiamarono, perchè non ci dormivo la notte per rendere facile il difficile, per trasformare un ritaglio in uno splendido manufatto, sì che era diventato un valore la mia capacità di trovare soluzioni per ogni cosa, per farmi piacere le cose anche quando le avrei vomitate, sentendomi brava e capace sempre perchè, dove avevo gli occhi, avevo le mani, come soleva dire mio padre.
L'autoreferenza era un'esigenza per vivere, per sopravvivere nella mia famiglia d'origine dove se non eri malato non avevi attenzioni.
Così la bravura fu il mio distintivo, la bravura a cavarmela da sola, la bravura a farmi maestra di percorsi alternativi, per non soccombere al fallimento.
Ma poi mi sono trovata a fronteggiare qualcosa a cui non potevo trovare rimedio. L'occasione fu la malattia di mio fratello che lo condusse alla morte.
Bisogna prima o poi scontrarsi con una montagna che non puoi scalare, con l'inadeguatezza dei mezzi a tua disposizione, per capire che la strada da percorrere non è quella del fare da soli e vantarsene, ma quella di accettare il proprio limite, smettendo di dare ricette, non partendo dai tuoi bisogni ma da quelli di chi ti sta di fronte.
La più grande e insopprimibile esigenza è quella di sentirsi amati e noi facciamo l'errore di cercare tra gli uomini uno che ci ami a prescindere, anche se non siamo bravi, buoni, anche se abbiamo il destino segnato e non serviamo più a nessuno.
Così la vicenda di mio fratello mi mise di fronte all'impotenza dell'uomo di fronte alla morte.
Solo quando in quella morte vidi spuntare un germoglio, lo vidi crescere quando pensavo che tutto era finito, venni traghettata in un Oltre rassicurante, un Oltre che mi aprì le orecchie al battito del cuore di Dio in cui tu ero stata messa da quando ero stata pensata da Lui, perchè con Lui potessi godere del paradiso.
Quando Giovanni, il mio primo nipotino stava nascendo , ricordo che mi misi a pregare, e continuai a farlo per ogni attimo della sua vita e quella di suo fratello, specie quando mi dovevo prendere cura di loro.
Insegnante del metodo mi trasformai in nonna delle regole.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, visto che continuai a vivere i rapporti basandoli su regole, ma questa volta me le facevo suggerire da Dio.
La differenza sta tutta qui.
Non ero io che educavo, trovavo soluzioni, ma il Signore che invocavamo prima dopo e durante qualsiasi attività, compito,difficoltà.
Ricordo che un giorno mi vidi piombare la madre dei piccoli a casa dicendo che da quel momento il figlio doveva vivere senza regole, perchè glielo aveva detto lo psicologo.
Il piccolo aveva deciso di diventare cattivo inspiegabilmente, per questo era stato portato ad una visita specialistica.
Io rimasi turbata e come avevo imparato a fare quando ero in difficoltà mi misi a pregare.
Pregai perchè il bene venisse fuori, non il mio, ma quello del più debole, del più piccolo che non poteva difendersi.
Così, appellandomi al bene che tutti noi nonni, genitori, educatori in genere volevamo per il piccolo, ho detto che la cosa più importante è che ci mettessimo d'accordo, prima di tutto loro, i genitori.
In funzione del bene. Così il bambino non si sarebbe trovato disorientato con una serie di imput contraddittori.
I primi a doversi accordare erano loro, il papà e la mamma e poi noi.
Decidemmo di frequentare insieme un corso dal tema"Genitori non si nasce, si diventa" che fu una pietra miliare per passare dalla legge allo Spirito della legge.
Continuo a ringraziare il Signore perchè ci ha fatto capire che solo l'amore è alla base di ogni precetto buono e fecondo.

sabato 10 marzo 2018

" O Dio, abbi pietà di me peccatore" ( Lc 18,13)



" O Dio, abbi pietà di me peccatore" ( Lc 18,13)

Signore aumenta la mia fede, quando penso che la salvezza del mondo dipende da me, quando mi fido solo delle mie forze, quando ti escludo dai miei progetti, dalla realizzazione del bene, dalla salvezza mia e dei miei fratelli, quando mi accanisco a trovare strade alternative alla giustizia, alla misericordia, alla verità, quando mi sento sola a combattere la battaglia della vita..

Aiutami a credere che senza di te non posso fare nulla, che ho bisogno di te più dell'aria che respiro.

Fa' che non mi disperi quando non trovo soluzioni ai problemi che si frappongono alla mia e altrui felicità.

Aiutami Signore ad essere perseverante, a metterti al primo posto in tutto ciò che penso e che faccio, aiutami a dipendere da te con gratitudine, con fiducia sempre più grande, aiutami a non sentirmi più brava, più buona, più a posto dei miei fratelli, aiutami a non confidare nelle mie forze ma a ringraziarti sempre per le forze che trovo per compiere il tuo volere e collaborare al tuo progetto di salvezza.
Purificami dal peccato dell'orgoglio, del diritto a ricevere per i miei meriti la tua salvezza, aiutami Signore a non dimenticare mai da dove vengo e dove devo tornare.
Donami Signore di dare ad ogni momento della mia vita valore e senso, perchè tu e solo tu dai senso e valore e vita alle cose, ricordami ogni giorno che viviamo in una terra di esilio e che la nostra patria sei tu, il tuo amore.
Non voglio Signore dimenticare i tuoi benefici, non voglio allontanarmi da te che sei mio padre, che mi hai creato per amore, che vuoi donarmi il tuo amore per darmi la vita non un giorno ma per l'eternità
Aiutami a vivere le relazioni partendo non dalle mie soluzioni ma dal tuo sguardo che è sempre di misericordia e di amore.
Fammi amare la tua carne, in ogni uomo carcerato, debole, oppresso, malato, perseguitato, solo, in ogni uomo non amabile, non corrispondente ai miei desiderata.
Quante persone sono portata a giudicare, quante volte mi sento migliore di chi non si comporta come ritengo sia giusto!
"Gareggiate nello stimarvi a vicenda", c'è scritto, ma noi non ne siamo capaci e passiamo il tempo a criticare gli errori e i comportamenti altrui senza neanche rendrci conto che noi siamo peggio di loro.
Quando Giovanni era piccolo si buttava nelle mie braccia per essere preso, coccolato, consolato.
Non sapeva Giovanni che non ho forza nelle braccia e che era molto pericoloso ciò che desiderava e che io mi sforzavo di fare per corrispondere al suo desiderio di sicurezza.
Mi sono presa cura di lui senza mai prenderlo in braccio, trovando di volta in volta la strada che tu mi tracciavi perchè il bambino non soffrisse e si sentisse amato sempre.
Giovanni mi ha fatto sperimentare quanto conti fidarsi di te che trovi una soluzione a tutto ciò che ci serve perchè non ci sentiamo abbandonati e soli.
Mi ha insegnato a fidarmi di te, ad aspettare con fiducia le tue incursioni impreviste, le tue soluzioni incredibilmente più efficaci di quelle che io avrei saputo trovare anche se fossi stata in piena salute..
Un bambino mi ha introdotto nel tuo santuario e mi ha portato a riconoscere la mia inadeguatezza, il mio bisogno di aiuto, che in lui vedevo riflessi, ma anche e soprattutto la tua provvidenza, il tuo amore costante, la tua mano benedicente, la tua parola rassicurante, le tue opere di vita .
Così oggi Signore voglio pregare, invocando il tuo Spirito su tutti quelli che, come bambini, cercano le braccia accoglienti della madre e il suo calore, ma non sono in grado di riconoscerTI.
Serviti di me Signore per bussare al cuore di questi fratelli che stanno nel buio e aiutami ad aprire le loro finestre perchè la tua luce possa illuminare tutte le case che per troppo tempo sono state al buio.
Liberami dall'orgoglio, dalla superbia, dalla presunzione di essere capace di tanto, sempre più rendimi strumento docile nelle tue mani.
Aiutami a credere che senza di te non posso fare nulla, che ho bisogno di te più dell'aria che respiro, aiutami a non disperarmi quando non trovo soluzioni ai problemi che si frappongono alla mia e altrui felicità.
Maria insegnami a a vivere l'infanzia spirituale che fu tua prerogativa, che ti rese madre del figlio di tuo figlio, scelta per essere il faro che ci indica la strada del paradiso.

venerdì 16 febbraio 2018

Cristo Sposo della Chiesa Sposa



Meditazioni sulla liturgia di
Venerdì della settimana delle Ceneri


letture: Is 58, 1-9; salmo 50; Mt 9, 14-15

" Davanti a te camminerà la tua giustizia"(Is 58,8)

Il protagonista delle letture di oggi è il digiuno, parola che mi privazioni e sofferenza, povertà e obblighi da ottemperare.
Ricordo quando le suore con malagrazia mi strapparono dalle mani un panino con dentro l'odore rivestito di mortadella e lo buttarono nel cestino perchè era venerdì, rimproverandomi aspramente.
Era raro allora che nella nostra famiglia ci fosse da spartire una o due fette di mortadella e quindi si può capire come ci rimasi, vedendo volatilizzarsi il mio piccolo tesoro.
Ma non mi meravigliai, questo è vero, perchè ad aspettarmi, se non l'avessi fatto, ci sarebbero state le fiamme dell'inferno che mi avrebbero divorata viva insieme con l'odore di mortadella, come mi avevano convinta a credere.
Ringrazio il Signore che mi ha fatto capire di cosa abbiamo bisogno e a cosa dobbiamo rinunciare per stare bene e non morire di fame.
Chissà perchè, leggendo le parole che oggi la liturgia ci propone mi è venuta in mente la fetta di mortadella a cui dovetti rinunciare per non andare all'inferno!

Ma grazie a Dio ci sono digiuni e povertà, e questo l'ho capito un po' tardi, che ti portano in paradiso.
" Beati i poveri di spirito, perchè di essi è il regno dei cieli"
Il deserto chiarifica il desiderio e ti porta a desiderare ciò che è essenziale, giusto e buono per noi.
Dio è in ciò che ci manca.
Il digiuno caratterizza l'attesa di essere riempiti di ciò che soddisfa la nostra fame, la nostra sete, il nostro desiderio di essere liberati da qualsiasi bisogno.
Beato è colui che è reso felice non quando ha ottenuto quello che vuole, ma che vuole ciò che gli fa bene.
Il cammino di fede è l'attesa gioiosa della sposa che si prepara alle nozze con lo sposo promesso.
Ma bisogna fargli spazio, questo è il vero ostacolo ad un incontro che ti cambia la vita.
Come la mongolfiera non può alzarsi se non getti via la zavorra, così noi se non liberiamo la nostra casa da tutto il ciarpame che vi abbiamo accumulato, non possiamo sollevarci da terra.
C'è da chiedersi il perchè di questo spogliamento graduale per entrare nelle stanze più riposte del palazzo del Re.
Un serbatoio si riempie di acqua pulita solo se si svuota, se apri il rubinetto e lasci uscire l'acqua sporca.
Ma cosa Dio mette nel nostro serbatoio? Di cosa abbiamo bisogno?
Di pane, di carne, di vestiti, di casa, di soldi ecc ecc?
A me sembra che il primo irrinunciabile bisogno dell'uomo sia l'amore, l'amore che muove tutte le cose.
Dio è amore.
Dio ci dà ciò che è.
La nostra croce è quella di non riuscire ad amare le persone che ci stanno sullo stomaco.
Gesù ci invita a seguirlo portando il nostro piccolo amore( la nostra croce) perchè lui la trasformi nella capacità divina di amare e perdonare sempre, a prescindere.
L'amore di Dio da un lato ci esonera dal digiunare, quando lo lasciamo entrare, facendoci da parte, dall'altro ci spinge a digiunare, aprire il rubinetto del nostro sebatoio per poterne dare anche agli altri.
Non a caso in Quaresima siamo invitati a intensificare le opere di misericordia corporale e spirituale.
Vale a dire aprire i rubinetti del cuore.
Tanto più sei con Lui tanto più puoi digiunare, perchè il vuoto si riempia e l'acqua pian piano purificata possa essere attinta da chi ha una brocca.
Il nostro sebatoio di pietra diventato di carne sarà capace di dilatarsi per accogliere l'amore di Dio e donarlo a quelli che lo cercano con cuore sincero.

giovedì 11 gennaio 2018

" Siate forti e siate uomini" (1 Sam 4,9)


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" Siate forti e siate uomini" (1 Sam 4,9)

Sono le parole che i Filistei pronunciano appena vedono l'arca dell'Alleanza portata in campo dagli Israeliti.
I Filistei sono presi da timore, hanno paura del Dio d'Israele che aveva dato prova di essere superiore ad ogni altro dio, per questo fanno appello a tutte le loro forze per vincere il nemico che avevano di fronte.
E così fu.
Questa pagina ci sconcerta perchè non basta portare in campo l'arca dell'alleanza come fosse un amuleto per vincere.
Altre volte assistiamo a sconfitte dolorose del popolo d'Israele, deportazioni, carestie, diaspora: delusioni cocenti.
La più cocente è quella di stare ancora ad aspettare il Messia come colui che ti fa diventare tanto forte e potente da non aver più timore di essere sottomesso da qualunque nazione.
Molto spesso ci attacchiamo ad un rosario, ad un immagine benedetta, ad una devozione per piegare Dio alla nosta volontà.
Andiamo in chiesa per convincerlo a fare la nostra volontà, ad esaudire i nostri desideri, non a chiedere di conoscere e fare nostra la sua volontà.
Nonostante siano passati tanti anni la storia si ripete e non abbiamo imparato la lezione che attraverso l'incarnazione e la morte di Gesù ci farebbe sentire invincibili.
Quale arca dobbiamo portare nel campo di battaglia? Cosa deve conteere l'arca?
L'arca è la casa in cui Dio ha deciso di abitare non per le opere della legge, ma per sua grazia.
"Un corpo mi hai dato, sul rotolo el libro è scritto di fare il tuo volere" è scritto.
Se permettiamo a Dio di entrare dentro di noi, se ci lasciamo purificare dalla lebbra che ci isola e ci tiene lontani dalla comunione con i fratelli, Dio è con noi e " Chi sarà contro di noi?".
Ma dobbiamo avere la necessaria umiltà di chiedere a Dio ciò che ha chiesto il lebbroso, nella consapevolezza che siamo malati e che solo lui ci può guarire.
La fede è l'unica arma in grado di sconfiggere la lebbra della divisione (diavolo, il divisore dal greco diàballo), dell'incomprensione, dell'odio, dell'invidia, dell'orgoglio, della presunzione, dell'avarizia, dell'auosufficienza, il demone che ci frantuma e ci disperde, il demone che non ci fa essere una sola cosa con Lui.
Quanta strada ancora da fare Signore! Quanto mi riesce difficile dire " sia fatta la tua volontà" che ogni giorno nel padrenostro ripeto più volte con le labbra e non con il cuore!
Congiungi, unisci Signore il cuore e la mente, radunaci da tutte le parti del mondo in cui siamo stati dispersi e fà che non ci sentiamo pecoroni se decidiamo di essere un solo gregge sotto un unico pastore.
Maria insegnami a fare la volontà di Dio anche e soprattutto quando confligge con il buon senso e la giustizia, quando mi sembra troppo crudele e inaccettabile.
Intercedi perchè io sia guarita dalla lebbra più grave che è quella che mi tiene separata da Dio.

mercoledì 8 novembre 2017

"Pienezza della Legge è la carità."(Rm 13,10)


SFOGLIANDO IL DIARIO...

"Pienezza della Legge è la carità."(Rm 13,10)


"Dio è amore" scrisse Giovanni, il mio nipotino, all'età di 4 anni, sotto un disegno che raffigurava un papà, una mamma e un bambino. Non sapeva ancora scrivere Giovanni, o almeno io lo pensavo. Grande fu la mia sorpresa nel constatare che con lineee incerte aveva scritto l'essenza del nostro credo.
Intorno ci aveva disegnato dei raggi gialli, come a indicare che il sole, la luce si sprigiona da una famiglia costituita da un padre, da una madre, da un figlio che si tengono per mano. Mi stupì allora anche il fatto che il bambino non era messo in mezzo non staccando la coppia.
Quanta scienza, quanta intelligenza in un bambino, mi trovai a pensare, un bambino profeta a cui lo Spirito aveva suggerito ciò che aveva trovato scritto dentro di sè, la meraviglia dell'inizio, l'immagine che Dio in lui aveva stampato, come in ogni uomo del resto.
Giovanni aveva scritto il sogno, la nostalgia di un amore tutto per lui, aveva pensato che Solo Dio poteva rimettere le cose al posto giusto, visto che gli era nato da qualche mese un fratellino che gli aveva tolto il posto d'onore, il primato.
Si sentiva minacciato da quel fratello che gli era venuto a togliere o almeno diminuire l'affetto e le attenzioni dei genitori, dei nonni e degli zii, essendo stato lui il primo di altri figli, nati nell'ambito della famiglia di cui faceva parte, da parte del padre, nostro figlio e della madre.
Quel disegno allora mi sembrò perfetto, perchè non mi soffermai su ciò che mancava, ma su ciò che c'era.
Oggi, riflettendo sulle letture mi è tornato in mente quel disegno, dove c'è nascosta una verità inconfutabile. Per Dio siamo tutti figli unici, amati allo stesso modo, destinati tutti a ricevere da Lui lo stesso indivisibile premio: il suo amore infinito, eterno, gratuito. L'essere figli di Dio ci dà l'opportunità di ripensare ai nostri rapporti umani, ai nostri piccoli e grandi amori, amore di madre, di padre, di figlio di sposo, di amico.. amori con la graduatoria, amori a termine, troppo spesso, amori che ci tolgono la pace e ci fanno vivere male.
" fate questo in memoria di me" dice Gesù dopo aver benedetto il pane e il vino nell'ultima cena, segno del suo corpo offerto e spezzato per noi, del suo dangue versato per la nostra salvezza.
A chi pensava Gesù quando ha fatto questo straordinario segno di comunione, seguito dal suo sacrificio reale, indiscusso, consumato sopra la croce?
Nel suo cuore di carne, dilatato all'infinito dallo Spirito divino c'eravamo tutti, presenti, passati e futuri figli di re.
Sotto la croce c'era Maria, la madre e Giovanni, il discepolo che Gesù amava, o meglio il discepolo che più degli altri si sentiva amato da Gesù, c'era una coppia, quindi e il terzo che non era generato ma stava generando la Chiesa era Gesù sulla croce.
Il disegno di Giovanni non è che un capitolo di un racconto, il cui titolo non è da cambiare, un racconto, una storia vera dove un figlio non deve temere che ci siano altri fratelli a mangiare alla stessa mensa perchè ce n'è per tutti, in quanto l'amore di Dio non si misura e la sua casa è così grande da accoglierci tutti comodamente.
Giovanni il mio nipotino che ora è cresciuto, sta rivalutando la straordinaria opportunità di avere un fratello con cui condividere lo spazio, il tempo e l'amore dei suoi genitori che lungi dal diminuire, si moltiplica quanto più viene spezzato.
Ma quand'anche l'amore umano venisse meno, l'amore di Dio dura in eterno e su questa consapevolezza noi dobbiamo fondare ogni relazione. Perchè solo lui ci rende capaci di amare come Lui ci ha amati. Da soli non andiamo molto lontano.

venerdì 3 novembre 2017

" Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare"(Lc 14,1)

" Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare"(Lc 14,1)

Tutto concorre al bene di chi ama il Signore, mi viene da dire pensando a tutto quello che è successo in altre simili occasioni di incontri nel suo nome.
Gesù scandalizza i capi dei farisei che lo avevano invitato a pranzo guarendo un idropico nel giorno di sabato.
Non è la prima volta che il suo comportamento è controcorrente e suscita la riprovazione del suo uditorio, la critica anche dei suoi più stretti collaboratori.
Gesù è l'esempio della libertà esercitata in vista di un bene non personale, ma universale, il bene per l'uomo che è venuto a salvare dalle conseguenze del suo peccato e del peccato dei suoi antenati.
La conseguenza del suo operato la conosciamo: il rifiuto, la persecuzione, la morte.
Mi chiedo fino a che punto sia io capace di espormi per affermare la verità, per portarla avanti senza paura, senza infingimenti, se sono capace di accettare le conseguenze del mio operato o mi tiro fuori e mi apparto per non turbare le coscienze, per non rimanere sola.
Penso che Gesù non aveva niente da rimproverarsi  perchè era sempre in stretta connessione con la volontà del Padre e dello Spirito Santo, la famiglia nella quale era innestato da sempre.
Quanto vorrei avere la Sapienza di Dio per distinguere il bene dal male, per agire in conformità al suo volere, per fare bene ogni cosa.
Ma purtroppo la mia umanità, ancora corrotta dal peccato originale, non mi permette di essere perfetta e come san Paolo dico che faccio il male che non voglio, mentre sento il desiderio di fare il bene che voglio.
Se mi guardo alle spalle non posso che constatare come il mio desiderio di affermare, promuovere, annunciare il bene  molto spesso mi ha procurato emarginazione, rifiuto, condanna.
C'è stato un tempo in cui ho, come si suol dire, abbassato la testa, ho rinunciato alle mie idee, alle mie rivendicazioni per evitare rotture.
Avevo paura di rimanere sola e per questo ero sempre pronta a ripropormi con atteggiamenti accomodanti, facendomi piacere cose anche quando le avrei vomitate.
Ma quando la misura di tutte le cose ero io, non mi rammarico di questo comportamento accomodante, non litigioso, perchè non ho creato danni più grandi.
Ma da quando ho incontrato il Signore e la Sua Parola, è Lui la misura di tutte le cose e per questo mi interrogo.
Continua a succedere che incontri persone che non sono d'accordo con quello che faccio, che dico, che sono.
Da un lato ho creato vuoti, dall'altra ho trovato persone disposte a prendere il posto di quelli che ritenevo amici.
La Parola di Dio è come lama affilata, lama a doppio taglio e non si può dire che non faccia male.
Nella mia meditazione mattutina voglio riflettere su ciò che negli ultimi tempi mi sta accadendo.
La malattia mi ha isolata dal mondo, ma mi ha unita più strettamente a Dio nella ricerca continua della Sua Volonta'.
Mi rendo conto di quanto ancora debba fare, per fare spazio a Gesù, ai suoi piccoli, e gli chiedo di aiutarmi per l'intercessione di Maria, la madre che ho accolto nella mia casa perchè mi ricordi tutto quello che ha detto e fatto Gesù e come si è comportata di fronte a tutto ciò che non capiva.
Di fronte a te Signore metto da un lato le persone , i tuoi figli, i miei amici, quelli a cui mi hai mandato, quelli di cui devo rispondere, a cui devo rispondere, nella libertà e nella giustizia, dall'altra i nostri limiti che non vorrei fossero di impedimento all'annuncio della tua Parola.
Signore quanto vorrei che tu mi illuminassi perchè l'amore per la tua Parola non mi chiudesse gli occhi di fronte alle necessità dei fratelli e impedisse loro di venire a te!
Ti chiedo di non di esonerarmi dalle conseguenze di una parola vera e giusta, ma di suggerirmi parole vere e giuste, le tue!
A volte sembra che il nemico abbia la meglio. 
Ma tu hai vinto il mondo e io ho scelto te Signore.
Tu mi aiuterai a testimoniare il tuo amore anche a costo di un grande sacrificio, purchè la verità, la tua verità, risplenda e converta.
Misericordia e giustizia si incontreranno, giustizia e pace si baceranno, è scritto.
Fa' Signore che non debba aspettare di morire perchè si compia ciò che hai detto.

Maria a te affido questa preghiera.

lunedì 30 ottobre 2017

"Donna sei liberata dalla tua malattia" (Lc 13,12)

"Donna sei liberata dalla tua malattia" (Lc 13,12)

Gesù il giorno di sabato continua a scandalizzare con il suo comportamento contrario al dettato della legge che obbligava il riposo e l'astensione da qualsiasi attività produttiva.
Il riposo di Dio del settimo giorno della creazione aveva portato gli Ebrei a rendere sacro il sabato.
Ma Dio ha bisogno di riposarsi?,
Dio ha smesso di creare il settimo giorno?
A me pare di no perchè, se smettesse di agire, noi moriremmo tutti all'istante, in quanto la vita non dipende da noi ma da Lui, e da lui dipende l'equilibrio delle forze che regolano l'avvicendarsi delle stagioni, i movimenti delle stelle e delle galassie, il colore dei fiori e il loro profumo.
Come pensare ad un Dio che sta fermo?
A me sembra impossibile.
Basta pensare all'incarnazione del Figlio per convincerci che, da quando aveva completato la creazione, non è stato a guardare.
Come un ingegnere che è soddisfatto solo se vede realizzato il suo progetto, così Dio si è preso cura dell'esecuzione dei lavori, li ha diretti e continua a farlo, affidando ad ognuno il compito di realizzarli insieme a lui, sotto la sua guida.
Il Dio con noi e per noi c'è sempre stato e ha continuto a parlarci attraverso la natura, la cultura, i profeti, la storia, ha continuato ad accompagnarci e a salvarci.
Per questo gli Ebrei celebrano il sabato come memoria anche della loro liberazione dalla schiavitù degli Egiziani.
Cosa non ha fatto Dio dal giorno in cui ci ha creati?
Basta leggere la Bibbia perchè emerga il suo volto di misericordia, di compassione, volto di madrre e di padre, di fratello, di amico, di sposo.
Gesù, se non l'avevamo capito, è venuto a mostrarci il vero volto del padre, a rendercelo tangibile, a togliere il velo che ci impediva di vederlo faccia a faccia.
Gesù è morto ma è anche risorto, è vivo, presente e cammina con noi ed è uno di noi, è in ogni fratello che ha bisogno d'aiuto.
Che sia sabato o domenica o un giorno qualsiasi della settimana, non importa per il cristiano che è entrato nel riposo di Dio.
Ogni giorno, infatti, siamo chiamati ad incontrare il suo volto di carne, a perderci nei suoi occhi di sete e di fame, a porgere la mano e riscaldare chi ce l'ha tanto fredda da sembrare inaridita.
Voglio ringraziare il Signore per questo ottavo giorno che ci ha regalato, Lui Signore del tempo, l'unico che poteva moltiplicarlo e renderlo eterno.
Lo voglio benedire perchè nella vita impari con Lui che ogni giorno nasci a vita nuova quando l'altro, il tuo prossimo ti interpella e ti chiede di scaldargli la mano.
Il tempo diventa eterno se hai Dio nel cuore, se con Dio ami, combatti, speri.
Se con Dio ti chini sulle ferite del mondo e vi versi l'olio della Sua tenerezza.

lunedì 11 settembre 2017

Al centro l'uomo



"E' Lui che noi annunciamo" (Col 1,28)

Annunciare te Signore, metterti al centro della nostra vita, questo è il nostro desiderio, questo l'orientamento della nostra vita.
Sappiamo che così facendo facciamo più il nostro interesse che il tuo.
Tu sei perfetto, sei Dio e non hai bisogno di nulla, perchè significherebbe che ti manca qualcosa e questo contraddirebbe la tua identità.

Siamo noi ad aver bisogno di te, un bisogno purtroppo non riconosciuto, perchè identifichiamo il nostro bene in ciò che ci piace e che ci fa stare bene senza fatica e senza dover aspettare.
Vogliamo tutto e subito, gratis, vogliamo decidere autonomamente dove andare e con chi.
Non ci fidiamo di te Signore perchè il seguirti comporta sacrificio, attenzione, pazienza, orecchi, occhi e cuore aperti alla novità che ogni giorno ci metti davanti.
Siamo purtroppo ingessati nei nostri giudizi e pregiudizi, nei nostri ragionamenti sempre uguali, le nostre logiche umane che contrastano con quello che tu dici e fai.
Signore quante volte , pur avendo sperimentato quanta verità c'è nelle tue parole, me ne allontano e antepongo a te i miei interessi, i miei desideri che non corrispondono ai tuoi!
Quando questo succede la conseguenza è la perdita della serenità e della pace che connotano i tuoi figli che vivono nella consapevolezza di esserlo realmente.
Così, come accade in una partita di calcio, quando l'arbitro dice di mettere la palla al centro, mi dico che, se sto male, è perchè ti ho messo in un angolo e non ti permetto di operare per il mio bene.
Tu nel vangelo di oggi mostri ai farisei e agli scribi chi mettere al centro.
Paradossalmente non ti metti tu che ne hai tutto il diritto, ma metti l'uomo, un uomo che ha bisogno di aiuto nel giorno di sabato in cui non era permesso guarire un malato.
Signore l'uomo dalla mano inaridita sono io che non riesco a lasciarmi andare per aprirla ed accogliere il dono del tuo amore che ci fai attraverso l'Eucaristia.
La domenica, a differenza del sabato ebraico, è un giorno speciale, un giorno in cui le mani devono bere di aprirsi e di muoversi per venire a prendere da te ciò che ci serve per la giornata che stiamo vivendo per la settimana che comincia.
Oggi, leggendo il vangelo, per la prima volta non ho pensato all'avarizia di chi vuole tenere tutto per sè, e al dovere del cristiano di soccorrere i bisognosi.
Grazie Signore, perchè il tuo gesto mi ha mostrato che per te non è importante la legge, ma l'uomo, che tu hai messo al centro di tutta la creazione, perchè viva del frutto delle sue mani in un costante rendimento di grazie.
Apri le nostre mani inaridite, trasformale in coppe capienti per prendere e non disperdere i tuoi doni che non ti stanchi mai di farci recapitare, se ci lasciamo provocare e convocare da te, al centro della nostra umana fragilità, del nostro limite.
Tocca e guarisci Signore le nostre rigidità, rendici capaci di abbracci lasciandoci abbracciare da te.

sabato 9 settembre 2017

IL SIGNORE DEL SABATO

VANGELO (Lc 6,1-5)

Dio non si preoccupa di se stesso, ma dell'uomo.
Sa infatti che senza di Lui morirebbe.
Il sabato, secondo il racconto biblico, Dio si era riposato.
Perciò questo giorno prevedeva la sospensione di qualsiasi lavoro, per essere completamente disponibili per Dio.
Ma con il tempo le pratiche religiose avevano fatto perdere di vista il senso del riposo.
Gesù è venuto per farci entrare efficacemente nel riposo di Dio.
Infatti, pur osservando il sabato in tante occasioni riportate dai Vangeli, si sente libero di non seguirne i precetti, quando questi non corrispondono alla verità ad essi sottesa.
E' l'uomo ad avere bisogno di Dio e non viceversa.
Attraverso l'Eucaristia, è Lui che ci dona ciò di cui abbiamo bisogno per avere vita e dare vita.
Non a caso resuscitò il giorno dopo il sabato, la nostra domenica, che per gli Ebrei era un anonimo inizio di settimana, un lunedì qualsiasi.
La domenica Dio ci risuscita, per farci vivere bene tutti i giorni della settimana, immettendoci nel Suo tempo.
L'infinito riposo che il Creatore ha deciso di donare ad ogni creatura, attraverso la Nuova Creazione a cui ha dato inizio Cristo Gesù.

lunedì 31 luglio 2017

"Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori"

" Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me"(Es 32,33)

Quando Dio si arrabbia non mi piace per niente, come succedeva quando mio padre si arrabbiava con noi perchè facevamo cose che non dovevamo fare.
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l'educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c'era l'amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall'amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d'attesa attraverso le nuove tecnologie, per l'altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull'autostrada, ecc. ecc.
Penso che l'arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare un incontro che mi ha cambiato la vita.
"Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori"
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s'incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l'ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (...un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all'abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell'agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .

venerdì 28 luglio 2017

Libertà

"Io sono il Signore Dio tuo".(Es 20,2)

Quando gli Israeliti erano in Egitto, schiavi del faraone, certo non potevano obbedire alle leggi di Dio perché schiavi.
Il padrone detta le leggi e, se non le rispetti, la pena è grande.
La madre di Mosé fu donna coraggiosa e si espose, pur di salvare il figlio.
Ma sono esempi straordinari che Dio poi ricompensa con tanta grazia.
Perchè lo straordinario diventi ordinario e non ci siano più ostacoli, bisogna che Dio intervenga .
Per questo dette il potere a Mosè di aprire le acque del Mar rosso che divenne la tomba dei cavalli e dei cavalieri che inseguivano il popolo di Dio.
Ma viene da chiedersi se è proprio necessario passare da una legge ad un'altra legge, da un padrone ad un altro padrone, da una schiavitù ad un'altra.
Quando ero piccola mi sentivo schiava di leggi e precetti incomprensibili.
La legge del Signore non mi rinfrancava l'anima, anzi me l'opprimeva e io mi sentivo pressata solo da obblighi insensati, assurdi, dai quali volevo liberarmi al più presto.
L'autonomia, l'indipendenza economica erano l'obiettivo per cui mi sono battuta, ho lavorato, studiato, mi sono sacrificata, perché non ce la facevo più a trovare scuse per coprire le mie mancanze.
Volevo una legge di libertà e la libertà è stata sempre il mio miraggio, una libertà che non aveva niente a che vedere con Dio e con nessuna regola che mi fossi imposta dall'alto.
Volevo fare ciò che io sentivo giusto ritenendomi capace di distinguere il bene dal male.
Ma Dio aveva un altro programma per me, per tutti, perché conosce i nostri bisogni e sa come soddisfarli perché ci ha creati.
La libertà quindi non è fare quello che più ci piace o quello che umanamente riteniamo giusto, quanto quello di riconoscere che Dio è il nostro Signore e il nostro Creatore e Salvatore, è solo lui può sapere ciò che ci fa stare bene.
La libertà quindi consiste nel seguire i suoi comandamenti.
L'amore è ciò che fa realizzare pienamente l'uomo, lo rende felice, lo libera dalla morte.
"Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio davanti a me ( prima di me non dovrai mettere nessun altro interesse, nessun padrone».
Gesù quando spiega la parabola del seminatore parla di quelli che portano frutto, quelli che accolgono la parola perché il loro terreno è buono, disposto alla semina, ben dissodato, con le zolle rovesciate dall'aratro, ben pulito dalle sterpaglie e dalle erbe infestanti, dalle pietre, dai rovi.
Il terreno che porta frutto è un terreno fecondo, un terreno felice.
Siamo stati creati per essere felici e la felicità è la conseguenza della libertà di seguire Dio e suoi comandamenti, perché la legge di Dio è perfetta, rinfranca l'anima.
Maria la madre scelta da Dio per dare alla luce il figlio è la via di cui si serve per arrivare a noi.
Il terreno di Maria era ben dissodato perché fin da piccola era stata educata a tenerlo sgombro da tutto ciò che potesse ostacolare l'insediamento del seme.
Certo che, se Maria era terreno privilegiato lo dobbiamo all'educazione dei suoi genitori, sia alla sua volontà di collaborare che tutto si compisse secondo il volere di Dio.
Il seme ha portato frutto ma non dobbiamo dimenticare che Maria è la prima dei salvati ma non l'unica.
Ognuno di noi è chiamato a partorire Gesù, darlo alla luce perchè il mondo esca dalle tenebre e si accorga di Lui.