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giovedì 26 dicembre 2019

Doni






SFOGLIANDO IL DIARIO...

26 dicembre 2008
Santo Stefano
ore 6:17.

"Chi persevererà fino alla fine sarà salvato."(Mt 24,13)

Ieri sera ho concluso la giornata chiedendomi se il Natale era tutte quelle cose che erano successe, quei no con i quali mi ero dovuta scontrare, se il Natale era il dolore la sofferenza, la percezione del mio limite e di quello degli altri.
Me lo sono chiesto anche se dentro avevo la pace e la serenità che può dare solo il Signore.
Mi meravigliavo che fosse così, perché non mi sentivo per niente brava, capace, ma Dio era dentro di me.
Lo sentivo che mi parlava, mi sosteneva, mi incoraggiava, mi consolava.
Lo sentivo che mi guardava come quando io guardo i bambini anche quando fanno i macelli, che mi viene di divorarli di baci.
Sentivo che avevo un Padre che si preoccupava di me, che vigilava sul mio cammino e continuava a ripetermi: "Non temere io ho vinto il mondo".
Le sue parole di speranza risuonavano dentro il mio cuore, offuscando e coprendo le mie di autocommiserazione, di rivalsa e di lamento per le cose che avrei voluto dire, fare, pensare.
Perciò ieri sera mi chiedevo in cosa consistesse il Natale, ma non ho trovato risposta.
Avevo vissuto giorni di grande tensione verso questa che è la festa più bella dell'anno.
Il dolore mi aveva accompagnato, tormentato, logorato, schiacciata, schiantata.
Ho toccato l'apice la vigilia a sera, proprio come quando si partorisce che le forze di vengono meno e ti viene meno il respiro e non sai più che dire e non puoi più fare, perché la schiena ha detto basta.
Sono stata seduta, incollata alla sedia, la sera della vigilia, dopo aver fatto tutto, compreso togliere i frammenti delle uova sode cadute sul tappeto.
La Madonna stava per partorire nella grotta il Bambinello.
Ho pensato che stavo male, ma non ho associato il mio al suo dolore.
Mi sarebbe peraltro sembrato blasfemo.
Davanti agli occhi gli incarti dei troppi regali, le coccarde, i fiocchi, la confusione hanno contribuito a rendermi triste, perché in tutto quel ben di Dio riscontravo la nostra incapacità a vivere il Natale in modo autentico e vero.
Mi chiedevo perché il Natale dovesse essere per forza così, perché aumentare il numero delle portate a tavola o il numero delle cose inutili che siamo abituati a comperarci.
Perché aumentare il numero delle cose che abbiamo fino a farci venire la nausea?
Era quello il Natale?
Mangiare di più, comprare l'inutile, il superfluo per sé e per gli altri?
Perciò ero triste.
Ho detto alla fine della giornata di ieri, il 25. " Il prossimo Natale voglio che vada liscio, senza supplemento di cibo o di regali, perché siamo già sazi di tutto. Perché abbuffarci per farci venire la nausea e stare male? Il prossimo anno voglio andare alla messa di mezzanotte come fossi una sposa fresca e pura a incontrare il mio Signore, a condividere la gioia di una rinascita dall'alto di cui sento tanto il bisogno".
Era triste anche Giovanni quando ha visto quel ben di Dio.
Tanto che mi ha chiesto di andarcene in disparte a parlare un po'.
Il suo problema era come gestire il troppo che per lui non era tanto il cibo (ha mangiato solo quello che è abituato a mangiare. I dolci non gli piacciono e poi non è un mangione) quanto i regali.
Troppi!
Si sentiva smarrito Giovanni nel vederli e nel sentirsi tanto, troppo fortunato.
Così abbiamo parlato di felicità, di cosa rende felice un bambino.
Mi ero ricordata di quando, alla domanda su cosa rendesse felici (dopo una giornata da incubo a scartare i regali del compleanno) rispose: "un bacio un abbraccio o qualcuno che ti voglia bene o quando ti mostra il paradiso" e lo disegnò.
Erano le mie braccia tese quando gli davo qualcosa o la mia mano quando stringeva la sua nel momento del dolore e della sofferenza.
Il paradiso Giovanni ha capito in cosa consiste.
Del resto quando cominciò a voler disegnare, il suo pallino era di essere aderente alla realtà, di non trascurare nessun particolare, di comunicare ciò che aveva dentro.
Mi chiese di Dio come era fatto, poi decise che era luce e usò sempre il giallo per indicarlo, poi cominciò a mettere raggi dorati intorno agli angeli o ai personaggi buoni che erano però sempre sollevati da terra.
Dio era in quel giallo, in quei raggi.
Dio lo espresse in azione, a portare grande pace e serenità.
Così anche la nave che toglie dalle acque i rifiuti e li sputa nell'aria, mostra un pezzo di paradiso, quello dei pesciolini contenti, come i fiori che escono dal fucile dell'uomo bionico, servo di Erode, per far felici gli uomini, o quando tutti vanno d'accordo.
Giovanni non fa che disegnare il paradiso che ha un'unica faccia: quella del bene che vince il male, dell'amore che vince l'odio, dell'unione tra le persone.
La notte di Natale sul grande lettone, quando Gianni se n'è andato alla messa con gli altri  io e Giovanni abbiamo vissuto il paradiso, parlando di cosa rende felici, parlando di amore, di Gesù, di babbo Natale.
Giovanni per la prima volta mi ha chiesto di chi è figlio babbo Natale, da dove è venuto, dopo che io gli ho detto che ai miei tempi non c'era, che c'era solo la Befana.
Le letterine le scrivevamo a papà e le mettevamo sotto il suo tovagliolo di nascosto.
In quella letterina promettevamo di fare i buoni.
Il Natale era il momento dell'esame di coscienza, del pentimento e della promessa.
Eravamo in linea, adesso che ci penso, con ciò che la liturgia ci ha fatto vivere.
Il richiamo di Giovanni Battista al pentimento per preparare la via del signore.
Giovanni questo non l'ha capito, ma avrà tempo per farlo.
Io l'ho capito solo ora il senso di quanto facevo sessant'anni fa.
Non è mai tardi per ringraziare il Signore di quella povertà che ci faceva gustare il Natale come un dono speciale che viene dal cielo e che tangibilmente mi dava anche la percezione del buono, del bello, dell'abbondante dove ogni giorno combattevamo con la miseria più nera.
Come recuperare o far recuperare il senso del Natale?
Quest'anno è venuta la crisi e non a caso la storia si vendica e ci induce a riflettere su cosa sia essenziale.
Dicevo di questo Natale alla rovescia per poi imbattermi il giorno dopo nel martirio di Santo Stefano.
Allora ho detto che, se non ho fatto in tempo, non ho avuto modo di vivere il Natale autenticamente, non c'è speranza.
La festa è già finita.
Dalla capanna alla croce. Dalla speranza alla morte.
Un bel mistero!
Ma mi ha colpito il martirio di Stefano quando, mentre effondeva la vita diceva: "Ecco io contemplo i cieli aperti e il figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio".
Dicevo del partorire nel dare vita, di quello che ho sentito la notte della vigilia.
Il Natale è un partorire, un dare vita. Ecco perché il martirio di Santo Stefano a continuare a celebrare il Natale, fare festa davanti al Signore, gioire con lui perché la morte e la resurrezione sono la faccia di una stessa medaglia.
"Una spada ti trafiggerà l'anima".
Anche Maria nella notte fatata meditava tutte queste cose in silenzio quanto dicevano del suo Signore.


C'è ancora speranza?
Anzi adesso faccio come suggerisco alle coppie: "La fedeltà come il perdono sono doni dati, che ci toccano, non ce li può togliere nessuno. Allora Signore ti chiedo, pretendo (che brutta parola perdonami!) che tu mi dia ciò che già mi hai dato, ma che ho dimenticato come si usa, anche perché ho dato per scontato che avrei ricordato le istruzioni.
Signore ti prego non dimenticare il dono, ti prego aiutami a usarlo nel miglior modo possibile.

mercoledì 25 dicembre 2019

"Non c'era posto per loro". (Lc 2,7)





SFOGLIANDO IL DIARIO...

25 dicembre 2009
Natale del Signore
ore 6:59.

"Non c'era posto per loro". (Lc 2,7)

Chissà se scartando i regali, tra le scatole, i fiocchi, le buste, i sacchetti dorati, luccicanti e splendenti ci siamo persi Gesù, non l'abbiamo trovato e non ci siamo accorti che c'era!
Chissà dov'è andato a finire ieri sera, nella frenesia di aprire quei pacchi che facevano bella mostra di sé ai piedi dell'albero e del presepe!
Alla tastiera di Emanuele mancavano le pile e noi non ce ne siamo accorti quando l'abbiamo comprata, dando per scontato che andava a corrente.
Emanuele c'è rimasto male, perché aveva un giocattolo muto, inservibile, senza le pile.
Giovanni si è messo a piangere perché il fratello aveva ricevuto quello che desiderava e lui no, anche se c'era la chance di questa notte che prevede il passaggio di babbo Natale nella casa dei piccoli.
Sì perché babbo Natale il giro lo fa prima dai nonni e dagli zii e per ultimo va dai bambini, altrimenti si stanca troppo.
Giovanni questa mattina troverà il Nintendo agognato ed Emanuele il cane che parla e si muove, Samby, ma dovrà fare attenzione perché le pile a disposizione sono solo tre: o fa funzionare la tastiera o fa muovere il cane.
Non si può pensare a tutto e nella vita babbo Natale riserba sempre qualche sorpresa, perché è vecchio e smemorato o perché ha ricevuto istruzioni precise in merito dal committente, Gesù bambino, di lasciare un piccolo spazio anche per lui attraverso una preghiera, perché le pile o il gioco preferito non sono scontati per niente.
Ricordo un anno che ai bambini arrivarono tutti i giochi che andavano a pile, ma nessuno di noi si fece carico di comperarle.
Mi viene da pensare al carburante che non si esaurirà, a quel "venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi io vi ristorerò, venite senza denaro."
Il carburante ce l'ha portato Gesù, ma bisogna attraversare il deserto per riconoscerlo.
"Non di solo pane vive l'uomo ha di ogni parola che esce dalla bocca di Dio."
A me Gesù ha portato il messale festivo e feriale, un dono che mi ha fatto molto felice e poi la macchinetta del caffè a corrente che puoi programmare e mettere sul comodino.
Attrezzatura per quando (sempre) mi sveglio di notte e mi metto a meditare la parola di Dio.
"Non c'era posto per loro."
Mi ha colpito questa frase, perché mi interrogo sullo spazio che riesco a fare al Signore.
È sempre uno scampolo, un pezzetto del mio tempo, della mia vita che gli offro, che lascio che lui rigeneri, disinquini, ravvivi, punisca, un piccolo spazio che vorrei non si restringesse mai, anzi vorrei che si dilatasse all'infinito se, bontà sua, il mio cuore diventa capace di infinito.
Quest'anno ho continuato a frequentare Maria, la figlia, la madre, la sposa.
Ho imparato tante cose da lei e tante ancora mi aspetto di imparare.
Mi ha portato sempre nel posto giusto, per farmi incontrare Gesù.
È stata e continua ad essere maestra di silenzio.
A me che parlo troppo ha insegnato che solo la parola di Dio salva.
Perciò ho regalato i calendari liturgici, perché l'oroscopo gli amici e non solo lo traggano dalle parole che ogni giorno vi trovano scritte.
Parola di Dio, parola di vita, parola di verità, parola di gioia, di pace, di perdono, di eterna comunione con Dio.

L'anima mia magnifica il Signore e il mio cuore esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato alla mia miseria, al mio peccato, alla mia inadeguatezza, alla mia sete e alla mia fame e l'ha colmata di infinito.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome.
Ha abbattuto i muri dell'orgoglio, del giudizio, dell'egoismo, gettato a terra gli idoli in cui mi ero rifugiata, mi ha spogliato di tutto ciò che ritenevo importante, a cui ero saldamente attaccata, mi ha aperto le mani perché lasciassi cadere gli appigli su cui contavo, perché potesse riempirle della sua grazia.
Mi ha teso la mano e mi ha sollevato alla sua altezza.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata e Santo è il suo nome.

Grazie Maria di questa scuola di umanità, di meditazione, di silenzio nell'accettazione gioiosa della volontà di Dio.
Si faccia di me quello che vuoi, Signore.
Non permettere che mi allontani da te.
Ieri ho acquistato la Micra nuova, pensando che vuoi bene anche a me che non lo merito.
Chissà perché mi è venuta quest'idea!
Sono partita con il proposito, questo Natale, di aiutare i poveri, di invitare un povero, di usare i soldi dell'invalidità per Miriam e Joseph, la coppia di nigeriani senza permesso di soggiorno e senza lavoro, per  la famiglia di mio figlio o per chi ha bisogno.
Ricordo quello che pensai quando mi dettero l'accompagnamento.
Mi sembravano soldi rubati che io non meritavo, a cui non avevo diritto.
Pensavo che, se era andata com'è andata, forse tu volevi che ne facessi dono ad un bisognoso.
Poi ieri ho deciso di usarli per me, capovolgendo tutti i ragionamenti (pacco dono alla famiglia dei bulgari che ci abitano sotto, alla casa in campagna, al suo completamento o alla ristrutturazione della casa dove viviamo.)
Ho pensato alla coincidenza che quei soldi, arrivati nel momento in cui ho fatto un danno rilevante alla macchina vecchia, non era casuale.
Chi avrebbe immaginato che li avrei spesi per ricomperare una macchina nuova, quando fino a poco tempo fa la patente pareva che me la togliessero definitivamente?
Signore quanto sei grande!

Partire, mettersi in cammino, trovare Gesù in una mangiatoia.
L'incarto dorato non c'è, non c'è fiocco, coccarda o altro che renda più appetibile il dono.
Il dono è scoperto e nudo, posato su un piatto, il piatto dei maiali, degli asini e dei buoi, il piatto dove mangiano le bestie.
Noi siamo gli asini, e il bue, siamo la pecora, il pastore, il deserto.
Quante cose possiamo essere nel presepe approntato da Dio!
Oggi mi sento tanto la capanna, la paglia, la mangiatoia, un luogo maleodorante, povero, umile che accoglie Gesù.
Una stalla piena di spifferi, una stalla scomoda e fredda.
Sono io quella che accoglie Gesù?
Non so fino a che punto sia capace di farlo, certo è che sento una grande luce illuminarmi, un calore che mi scalda il cuore e mi fa sentire felice.
Gesù quanto ti amo, Signore quanta strada per arrivare alle porte del paradiso!

ADESTE FIDELES


BUON NATALE

martedì 24 dicembre 2019

BUON NATALE!






 L'arcobaleno, le coccole, gli abbracci, gli amici, i "ti voglio bene", la luce, la vita, il sole, l'amore,  sono i doni che il piccolo Emanuele si aspettava da Gesù a Natale.
Con lo stesso spirito che animò il mio nipotino, auguro a tutti gli amici di poter tornare bambini per vedere in questa notte un grande arcobaleno attraverso cui passa la vita. 



BUON NATALE!




“ Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari" 
(dal Salmo 8)

mercoledì 11 dicembre 2019

L'arcobaleno




(Salmo 8,3)"
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi nemici"

Quando Emanuele,in prossimità del Natale, mi disse che Gesù veniva a portarci l'arcobaleno, ho pensato che non avesse capito un granchè del Vangelo.
Del resto non era stato con me, come Giovanni.
A lui non avevo potuto raccontare prima di addormentarsi le storie di Gesù, nè sembrava interessato ad ascoltarle da chicchessia, amando stare in silenzio ed osservare.

Nei suoi disegni però avevo notato che non mancava  mai un arcobaleno e un cuore. 
Solo oggi, ascoltando le letture che la liturgia ci propone, mi sono resa conto che bisogna ridiventare bambini per vedere l'arcobaleno come la cosa più bella che Dio ci abbia donato.
Ricordo l'occasione in cui me lo disse.
Poichè aveva la varicella il mio lettone fu lo spettatore muto dei nostri discorsi che sfociarono in qualcosa di assolutamente inaspettato e inusuale.
QUI trovate le foto di quel Natale..



"Che cosa vuoi che ti porti Gesù? " gli chiesi.
"L'arcobaleno, le coccole, gli abbracci, ti voglio bene, gli amici..."mi rispose.
Dopo un primo momento di meraviglia, mi convinsi che aveva ragione a pensarlo e mi diedi da fare per fargli un albero a sua misura, a misura di un  bambino, con i poveri strumenti a mia disposizione.
Feci tanti piccoli sacchetti unendo ritagli di stoffe diverse, le imbottii con dell'ovatta , dopo avervi attaccato una striscia di panno lenci con su scritto il contenuto di ciascun dono, e le appesi ad un modesto albero finto.

Sono passati tanti anni da allora e la malinconia inevitabilmente si stava impadronendo di me, perchè siamo sempre di meno attorno al tavolo i giorni di festa e nessuno bussa più alla nostra porta.
Per chi e per cosa dovevo addobbare la casa ? 
"Non faccio niente quest'anno perchè ormai siamo diventati vecchi e i giovani hanno altro a cui pensare", dicevo.
Poi mi sono ricordata del sacco di " SCINTILLANTI" riempito con tutti i grazie detti al Signore.
L'ho aperto ed ecco cosa ne è uscito, perchè quando smetti di lamentarti per ciò che ti manca escono fuori i doni di cui Dio ha ricolmato la tua vita.




giovedì 13 dicembre 2018

"Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista". (Mt 11,11)



Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della II settimana di  Avvento
Letture: Is 41,13-20; Sal 144;  Mt 11,11-15


"Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista". (Mt 11,11)

Delle letture di oggi mi ha colpito la graduatoria di Dio, dove gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi.
E' consolante comunque, per chi non è abituato a stare sulla cresta dell'onda, ad essere riverito e rispettato, applaudito e sicuro, sapere che ci sarà o è già in atto un capovolgimento delle sorti, e arriverà per tutti il giorno del giudizio, dove non contano le monete contraffatte o anche solo le monete che non portano impressa l'immagine e la somiglianza di Dio.
Sembra un'impresa impossibile quella di somigliargli, di fargli da specchio, sembra impossibile che la sporcizia non ci si attacchi addosso sì da rimandare all'esterno un'immagine deformata di Lui.
Ma nella Bibbia 365 volte, tanti quanti sono i giorni è ripetuta la frase"Non temere!", frasi di incoraggiamento, di speranza, per tutti gli affaticati, stanchi, depressi, sfiduciati, tutti noi, che faticosamente portiamo sulle spalle bagagli troppo pesanti a prescindere se li abbiamo noi scelti o qualcuno gode a metterceli addosso e a renderceli più pesanti.
Ebbene nell'Antico e nel Nuovo Testamento Dio non fa che ripetere che non dobbiamo avere paura perchè Lui ha fatto un patto con noi che non dimenticherà mai.
I suoi incoraggiamenti passano attraverso la bocca dei profeti o la vita di quelli che si sono fidati di Lui fino in fondo e ne hanno visto i frutti.
Giovanni Battista di cui oggi Gesù fa l'elogio, non è stato tenero con i suoi , ma ha predicato fino a morire per questo la necessità di pentirsi, di convertirsi al Signore.
Giovanni Battista ci ha rimesso la testa solo perchè ha segnalato al potente di turno che non gli era lecito tenersi la moglie di suo fratello.
Le parole del precursore a Gesù fanno dire di lui che tra i nati di donna non è mai sorto uno più grande di lui, ma da chi si è sentito giudicato, scomodato, irritato dalle sue parole è stato condannato a morte.
Molti pensano che  la morte a cui condanniamo le persone scomode ci  restituisca la libertà di fare quello che ci pare e piace.
Ma purtroppo non è così perchè  da  morti le parole incidono sulla coscienza molto di più e alla colpa si aggiunge altra colpa con conseguente appesantimento della soma che portiamo sopra le spalle.
Alla fine dei conti moriamo tutti, buoni e cattivi e la differenza la fa proprio la coscienza pulita o sporca, quella che ci salva o ci condanna.
Giovanni Battista rispetto agli altri profeti ha avuto la grazia di conoscere Gesù quando era nella pancia di sua madre e di annunciarlo con  la vita.
La conversione è il primo passo, ineludibile per incontrare il Signore.
In questo tempo di Avvento da un lato si moltiplicano le parole di speranza, dall'altro parole di incoraggiamento e di invito a costruire le strade per arrivare alla grotta.

Quante cose ci dici Signore in questo periodo forte dell'anno, in cui siamo tutti presi da pensieri che con te hanno poca o nessuna attinenza!
Anzi  (cosa che a me come a molti succede), il Natale è fonte di angoscia per via dei regali da fare, per i soldi, per il traffico e la confusione delle idee, per gli inviti, per tutto ciò che ci toglie dalla routine e ci stressa.
Ci piacerebbe riposarci Signore, non pensare a nessuno se non a te, a noi stessi, da te amati, consolati, rassicurati, guariti.
Mi piacerebbe che il Natale fosse confuso tra altre feste, venisse in sordina, arrivasse inaspettato, mi piacerebbe poterti ospitare Signore nella mia povera e disadorna casa, nella mia stalla, nella mia mangiatoia, senza preoccuparmi di nulla che non sia accoglierti e prendermi cura di te.
Da tempo non riesco a fare inviti che presuppongano un preavviso, perchè tutto mi mette ansia, ma gradisco enormemente le improvvisate.
Perciò il mio frigorifero è sempre pronto per soddisfare le necessità di chi bussa inaspettato alla mia porta.
Consapevole dei miei limiti, ho sperimentato che quando il protagonista della festa è la persona godo più profondamente il senso del tuo Vangelo.
Ti chiedo quindi di poter perseverare in questa gimkana di luci, di addobbi, di circolazione caotica, di mancanze fisiche e spirituali nella fede che tu verrai lo stesso a visitarmi anche questo Natale, come hai sempre fatto, so che tra un pacco, un impegnativa, una visita, il dolore, la stanchezza, i ricalcoli continui, busserai alla mia porta per cercare un luogo dove venire alla luce.
San Giovanni non ti aveva preparato regali splendidamente confezionati, ma ti riconobbe attraverso la gioia che la madre Elisabetta gli trasmise quando vide Maria che ti portava in grembo.
Quanta semplicità e quanta gioia in questo incontro di cui Luca ci parla!
Ecco vorrei un Natale così, un Natale che riconosco dal trasalimento del cuore.
Gesù dice di Giovanni che è il più grande nati prima di lui, ma nel regno dei cieli non si seguono le graduatorie del mondo e il più grande su questa terra non è detto che lo sia anche in cielo.
A me non piace essere la prima, come un tempo, lo sai Signore. Vorrei solo la perseveranza di aspettarti con i fianchi cinti e i calzari ai piedi, perchè non voglio perdere l'occasione di ospitarti in casa mia.

lunedì 25 dicembre 2017

E' NATO?

Sfogliando il diario...
25 dicembre 2015
NATALE del SIGNORE
"Veniva nel mondo la luce vera, che illumina ogni uomo"(Gv 1,9)
2015 anni fa nascevi, Signore mio Dio. Non c'era posto per te negli alberghi, nelle case, in luoghi comodi e accoglienti, ma tu ti sei accontentato di una mangiatoia, di una stalla, in un paese piccolo e sperduto, Betlemme che, guarda caso, significa casa del pane.
"Io sono il cibo di vita eterna" dirai, una volta diventato grande e nell'ultima cena, dopo aver benedetto il pane e il vino, "prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo, questo è il mio sangue...fate questo in memoria di me".
Diventare pane, diventare cibo per tutti quelli che si lasciano ammaliare dagli incarti, dalle etichette, dalle promesse del cibo facile e a buon mercato.
Non potevi che nascere nella casa del pane e non potevi mascherare ciò che in effetti noi siamo: stalle maleodoranti e sporche, destinate ad ospitare animali non uomini fatti a tua immagine e somiglianza.
Rifletto su questo tuo non scandalizzarti per quello che siamo, su dove viviamo e come viviamo, rifletto e mi vergogno.
La casa è ancora immersa nel silenzio , perchè ieri si è fatto tardi per il cenone della vigilia.
Alla veglia di mezzanotte non siamo venuti perchè eravamo stanchi, troppo stanchi dopo l'orgia consuistica che ci ha fatto dimenticare chi stavamo aspettando.
Di presepi e di Gesù bambini e angioletti ho riempito gli scaffali, i tavoli, le librerie per contestare quelli che non hanno voluto che quest'anno nelle scuole si festeggiasse il tuo compleanno.
Mi sono indignata per questo, ma in questa pace e in questa quiete mi interrogo se anche io ti ti ho trattato alla stessa maniera.
C'è posto per te in questa casa così grande che mi ci perdo, c'è posto per ospitare chi è al freddo e al gelo, chi non ha dove posare il capo, chi sotto i cartoni si è costruito un rifugio alla stazione e lì ha passato la notte?
C'è posto per te in questa mia casa comoda e calda, con tante stanze e tante poltrone?
Tutto e niente parla di te in questo mio albergo, dove l'ingresso è riservato ai più stretti congiunti che non creano problemi.
Non posso dire che non sapevo con chi, oltre la famiglia di mio figlio avrei potuto condividere il cibo abbondante compresso nel frigo o sistemato al fresco sul balcone, dove la temperatura è più bassa.
Spesso penso alla persona che mi abita sotto che vive sola e che forse avrebbe piacere a ricevere un nostro invito.
Peccato che abbia un brutto carattere.
Non ho avuto coraggio, forza, determinazione a invitarla, ho avuto paura che avrebbe portato scompiglio nella nostra calma e collaudata routine.
Non mi sono fidata di te e ho fatto appello solo alle mie forze. Per questo ho taciuto e ho fatto finta di niente.
Signore aumenta la mia fede, in te, non in me, perchè chi dà valore e importanza al piatto è solo il suo contenuto.

giovedì 14 dicembre 2017

"Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista". (Cfr Mt 11,11-15)



"Non è sorto nessuno più grande di Giovanni Battista". (Cfr Mt 11,11-15)

Quante cose ci dici Signore in questo periodo forte dell'anno, in cui siamo tutti presi da pensieri che con te hanno poca o nessuna attinenza!
Anzi (cosa che a me come a molti succede), il Natale è fonte di angoscia per via dei regali da fare, per i soldi, per il traffico e la confusione delle idee, per gli inviti, per tutto ciò che ci toglie dalla routine e ci stressa.
Ci piacerebbe riposarci Signore, non pensare a nessuno se non a te, a noi stessi, da te amati, consolati, rassicurati, guariti.
Mi piacerebbe che il Natale fosse confuso tra altre feste, venisse in sordina, arrivasse inaspettato, mi piacerebbe poterti ospitare Signore nella mia povera e disadorna casa, nella mia stalla, nella mia mangiatoia, senza preoccuparmi di nulla che non sia accoglierti e prendermi curadi te.
Da tempo non riesco a fare inviti che presuppongano un preavviso, perchè tutto mi mette ansia, ma gradisco enormemente le improvvisate.
Perciò il mio frigorifero è sempre pronto per soddisfarele necessità di chi bussa inaspettato alla mia porta.
Consapevole dei miei limiti, ho sperimentato che quando il protagonista della festa è la persona godo più profondamente il senso del tuo Vangelo.
Ti chiedo quindi di poter perseverare in questa gimkana di luci, di addobbi, di circolazione caotica, di mancanze fisiche e spirituali nella fede che tu verrai lo stesso a visitarmi anche questo Natale, come hai sempre fatto, so che tra un pacco, un impegnativa, una visita, il dolore, la stanchezza, i ricalcoli continui, busserai alla mia porta per cercare un luogo dove venire alla luce.
San Giovanni non ti aveva preparato regali splendidamente confezionati, ma ti riconobbe attraverso la gioia che la madre Elisabetta gli trasmise quando vide Maria che ti portava in grembo.
Quanta semplicità e quanta gioia in questo incontro di cui Luca ci parla!
Ecco vorrei un Natale così, un Natale che riconosco dal trasalimento del cuore.
Gesù dice di Giovanni che è il più grande nati prima di lui, ma nel regno dei cieli non si seguono le graduatorie del mondo e il più grande su questa terra non è detto cher lo sia anche in cielo.
A me non piace essere la prima, come un tempo, lo sai Signore. Vorrei solo la perseveranza di aspettarti con i fianchi cinti e i calzari ai piedi, perchè non voglio perdere l'occasione di ospitarti in casa mia.

domenica 25 dicembre 2016

BUON NATALE



Guardando il mio presepe in attesa di metterci il Bambinello a mezzanotte, ho pensato a quanti natali passano inosservati, quante volte mettiamo nella mangiatoia un gesù senza cuore, finto, di porcellana, di plastica o di qualsiasi altro materiale inerte e ci dimentichiamo di quello vero, quello di carne.
In chiesa si benedicono le piccole statuine la III domenica di Avvento.
Mi sono chiesta che senso abbia questo rito, se coviamo tanti rancori nel cuore, se ci teniamo soffocati tanti Gesù che ci rifiutiamo di accogliere, persone con le quali viviamo non riconciliati, persone che ci hanno fatto del male o alle quali più o meno consapevolmente anche noi abbiamo fatto del male.
Questo Natale ho deciso che voglio mantenere il mio presepe così come l’ho preparato all’inizio di questo Avvento.
Una culla con un libro aperto… la Sua Parola che non scade e che ci guida tutti i giorni a venire.
” Sono stato con te dovunque sei andato”(2 Sam 7,9)
BUON NATALE
Antonietta e Gianni

mercoledì 21 dicembre 2016

Non lasciarti cadere le braccia



” Non temere Sion, non lasciarti cadere le braccia” (Sof 3,16)

Veramente Signore ho bisogno che qualcuno mi sollevi da terra, che asciughi le mie lacrime, che mi rialzi da questo stato di sconforto, di desolazione, di sofferenza, di stanchezza, di non sonno, non gioia, non natale.
Ho bisogno Signore di stringere tra le mani qualcosa che non sia una medicina, di bere qualcosa che non sia un veleno che si aggiunge ad altri veleni, di qualcuno che non mi si avvicini con un ago, una macchina, un catetere, un martelletto, un letto che non sia una lettiga, un auto che non sia un ambulanza, di amici, che vengono a visitarmi, non chiamati per scrivere ricette, riempire moduli, consigliare o sconsigliare una cura.
Ho bisogno Signore di qualcosa che non mi ricordi la malattia, di un sonno che mi faccia andare in vacanza da questo inferno di dolore e di sofferenza.
La scorsa notte mi sono messa ai tuoi piedi, come un cane mi ti sono aggrappata, mi sono tenuta vicino a te, il mio padrone, che mi fa sentire al sicuro.
Un cane, mi sentivo un cane in cerca di un padrone da cui sentirsi protetto. Tu l’hai permesso e io ho trovato la pace.
Ho ripensato a quella donna che ti chiedeva non so cosa e che al tuo diniego ti ricordava che anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole che cadono dal tavolo dei loro padroni.
Non ti chiedo più nulla, perchè già tanto, tutto ti ho chiesto fino ad arrivare all’essenziale.
Ora è arrivato il tempo di chiudere la bocca e aspettare che tu decida di me, della vita o della morte, non della disperazione.
Sono qui Signore ad aspettare che la tua mano tocchi la mia, che il tuo sguardo incroci il mio, che mi senta amata da te ancora, per sempre, perchè tu sei il mio Signore, il mio Salvatore, perchè non mi sono sbagliata, è solo questione di tempo.
“Il tempo è nelle nostre mani, nella misura in cui l’infinito è nei nostri cuori.”
L’ho trovato e l’ho tenuto stretto l’infinito, ho cercato con tutte le mie forze, con tutta me stessa di non smarrirlo.
Ma mi è scivolato dalle mani, senza che me ne accorgessi, come quel piccolo Gesù, il mio tesoro, che, quando ero bambina, non trovai più nel pugno dove lo custodivo.
La ferita di quella perdita non si è ancora rimarginata, perchè ero sola e quel bambino era il mio unico compagno di giochi.
Tu Signore sei altro, lo so. Sono diventata grande e lo capisco, almeno questo.
In fondo non è tanto quello che uno perde ma il vuoto che lascia, quel vuoto che ti fa soffrire.
Io so che mi stai ascoltando, che un giorno ti vedrò, non necessariamente questo natale, e mi chiedo quanto ancora dovrò aspettare.
Un Natale senza luci, quello di quest’anno, un natale dove nel mio piccolo presepe Gesù è già nato, perchè per non fare fatica e correre il rischio di perdere i pezzi, lo scorso anno, il presepe non l’ho messo in cantina, ma sul mobile della sala, perchè fosse natale ogni giorno dell’anno.
Mi chiedo se ho fatto la scelta giusta, se anche solo cambiando posizione agli oggetti ogni tanto, la vita cambia, cambia il punto di vista.
Sicuramente sì, ma arriva il tempo in cui non hai nessuno che ti aiuti a fare certi traslochi e ti devi arrangiare da sola.
Su suggerimento di Emanuele ho messo al posto del bambinello la Bibbia, Emanuele a cui non sfugge nulla e che si è ricordato la sana abitudine di questa casa, di attendere il Natale con la Parola messa tra la paglia.
Grandiosi i bambini che ti rinfrescano la mente, diventando la tua memoria quando diventi vecchio!
Ed io mi sento vecchia, tanto vecchia da chiedermi il senso di questo natale.
“Non lasciarti cadere le braccia” le parole che mi hanno colpita.
Ieri ho chiamato M. l’angelo che mi accompagna, perchè facesse sotto la mia guida le cartellate, il dolce simbolo dei natali della mia infanzia, il profumo di mio padre e delle sue tradizioni che si portò dietro quando si sposò e che trasferì a mia madre e a noi figli.
Ho desiderato mettermi in contatto con i miei cari attraverso quel profumo di mosto cotto misto a cannella, quel segno di festa nella nostra povera casa dove la cosa più dolce era il pane raffermo tagliato con cura a dadini da papà, che immergevamo nel latte, quando riuniti al mattino facevamo la colazione.
Nostalgia di profumi, nostalgia di sapori, nostalgia di presenze, nostalgia di un calore che solo tu oggi Signore mi puoi dare in questo natale senza suoni che non sia la parola che esce della tua bocca.
“Una voce, il mio diletto!”
La liturgia oggi parla di voci che si odono, che fanno sussultare, che riempiono di gioia, che ti portano a danzare come fece Davide davanti all’arca santa.
La gioia è il distintivo del cristiano e io non voglio perderla Signore.
Donami la gioia di accorgermi che tu stai arrivando anche se non ti vedo.

mercoledì 14 dicembre 2016

Ricalcoli



“Beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!”(Lc 7,23)

Non c’è dubbio che Dio ci faccia annoiare, che non ci riserbi delle soprese, belle o brutte, dipende dai punti di vista.
I comportamenti omologati, politicamente corretti, sempre uguali non generano meraviglia, stupore, solo raramente rabbia e rifiuto.
Siamo abituati a non lasciarci scomodare, a non distogliere il nostro sguardo dai teoremi che a nostro parere funzionano sempre.
Se c’è uno che esce dal branco, che si comporta in modo diverso da come ce lo aspettiamo o lo rifiutiamo a priori o lo emarginiamo condannandolo di fatto a morte
Gesù scandalizza con il suo modo di fare tanto da suscitare negli astanti la domanda” Con quale autorità fai queste cose?” Perchè per mettersi contro la tradizione, contro il comune pensare codificato, contravvenendo alle buone maniere (l’aveva fatta grossa rovesciando i banchi dei cambiavalute dal tempio) ce ne vuole di coraggio, ma soprattutto ci vuole uno che ti garantisca l’ineccepibilità delle tue azioni.
Noi siamo abituati a certificare con altri certificati chi siamo, dove abitiamo, di chi siamo figli ecc ecc.
Non possiamo dimenticare la carta d’identità, la tessera sanitaria, il codice fiscale e la patente se vogliamo essere certi di muoverci senza problemi.
Gesù non aveva dietro nessuna credenziale,(allora non si usavano), ma che era figlio del falegname lo sapevano tutti nel paese e lo stato romano che esisteva, visto che nacque durante il censimento.
Non so se quello che mi è venuto in mente leggendo la parola di Dio che oggi la liturgia ci propone alla riflessione sia corretto, confacente, se insomma ci entri qualcosa con il vangelo.
Perchè sto pensando alle sorprese, i ricalcoli della mia vita che sembra essersi arenata su una nota stonata.
I profeti Dio me li manda a domicilio, l’ho sempre detto da quando mi furono affidati, a me che lo stato aveva prepensionato perchè incapace di deambulare, Giovanni prima e poi Emanuele, i bambini di mio figlio.
Una nonna che fa fatica a reggersi in piedi da sola ci vuole del coraggio per mettergli in braccio i propri figli. In braccio è metaforico s’intende perchè io i miei nipoti non li ho mai presi in braccio.
Eppure è accaduto.
Come mi meraviglio ancora io di quello che è accaduto da 15 anni a questa parte. A chi mi chiedeva come facevo, io dicevo che li allevavo a preghiere.
Le due piccole adorabili pesti mi hanno insegnato il vangelo, mi hanno donato la capacità di meravigliarmi, il desiderio di cambiare continuamente posizione, di inventarmi le storie narrando la storia della mia, della nostra vita.
La ricerca di scintillanti è stata la strada maestra per imparare a dire grazie per qualsiasi cosa, per le patate, per i colori, per un parcheggio ecc ecc.
Ma ora che si sono fatti grandi, le occasioni di trovare schegge di luce si sono rarefatte.
Perciò mi sono inventata, in una notte di quelle che ormai chiamo normali, perchè le eccezioni, sono quelle che dormo, un regalo alternativo per la ormai vicina festa.
Pensando al Natale, a noi che non siamo più giovani ( Emanuele mi proibisce di dire che siamo vecchi, perchè per lui i vecchi hanno come minimo 100 anni), alle persone che ci hanno preceduto in cielo, a questa terra, a questa casa sempre più vuota, sempre più silenziosa, al fatto che le persone più care che peraltro ci abitano di fronte, nostro figlio, moglie e figli, non avrebbero avuto il tempo di fermarsi con noi, perchè lavorano, studiano, sono scout, e per giunta i piccoli promettenti musicisti e in questo periodo si moltiplicano le occasioni per farsi gli auguri attorno ad un tavolo, mi è venuta l’dea.
Il regalo sono le persone, mi sono detta e allora perchè non chiedere ad ognuno il dono del tempo per venire con me a scegliersi un regalo?
Giovanni, il saggio, mi ha detto che era una buona idea anche se penso sia praticamente impossibile trovare un orario compatibile con gli impegni scolastici, sportivi, musicali e scoutistici che lo occupano anche i giorni di festa.
Emanuele invece non è stato in sè dalla gioia perchè farebbe le carte false per andarsi a comprare qualcosa, infischiandosene degli impegni, specie quelli scolastici.
Mio figlio ha detto che era una cosa molto difficile trovare un tempo da regalarmi, perchè specie sotto Natale, non sa dove arrivare prima.
In effetti pur abitando di fronte lo vedo molto raramente perchè a ora di pranzo manda i bambini con il vassoio a prendere ciò che ho preparato e il pomeriggio i bambini per fare i compiti entrano da soli con la chiave che staziona in permanenza nella toppa.
Con tristezza ho pensato che i figli per vederli devono essere disoccupati e senza famiglia, forse, ma non è certo.
Comunque il Padreterno si è inventata una soluzione alteenativa, si fa per dire, senza offesa.
Ha fatto venire la febbre al figlio tantro desiderato, sabato in cui tutta la famiglia è impegnata in attività scout e domenica in cui tutti erano stati invitati per un battesimo al ristorante.
Me lo sono trovato in casa, acciaccato e bisognoso di cure, me lo sono coccolato e ho avuto modo di fargli vedere i regali che gli avevamo comprato, perchè li misurasse.
La sua taglia infatti è tale che solo la mamma sa scovare dove trovare ciò che gli entra e gli sta bene.
Mi dispiace che per starci un po’ insieme quello era l’unico modo, mi dispiace anche, ma meno, che mi abbia passato l’influenza. Di questo supplemento di regalo non ne sentivo il bisogno.
Ma io sono una che non si arrende e che aspetta.
Sicuramente dietro questo ricalcolo Dio ha nascosto una sorpresa..

domenica 30 ottobre 2016

Zaccheo



” Zaccheo scendi subito, oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5)
Quanti si scandalizzano di te Signore, perchè non ti formalizzi e non segui le idee dei benpensanti, ti mischi a prostitute e peccatori, mangi con loro e si può dire che li preferisci.
A volte per sentirmi più vicino a te cerco di farmi un esame di coscienza più accurato per scoprirmi più indegna, più peccatrice sì che anche io goda del vitello grasso, dell’abbraccio che riservi la pecora smarrita, al figliol prodigo, a tutti quelli che si allontanano da te.
Lo so Signore che non è giusto pensare che tu voglia più bene ai peccatori, che a loro riservi la tua tenerezza, la tua compassione, il privilegio di stare più vicini al tuo cuore.
Ma la sindrome del fratello maggiore che vive nella tua casa e che gode ogni giorno dei tuoi beni spesso mi prende, perchè mi sento scontata e dimenticata da te e dal mondo, come accadeva quando ero piccola e mamma si prodigava maggiormente per i miei fratelli che erano più bisognosi di cure e di attenzione, perchè malati, ribelli o semplicemente svogliati.
La tua tenerezza si spande su tutte le tue creature è scritto, ma io la sento maggiormente quando riesco a riconoscermi piccola, peccatrice e bisognosa di aiuto.
Oggi mi ha commosso la figura di Zaccheo, nella quale c’ è tanto della mia storia alla ricerca di te, confuso tra tanti dei a cui volevo dare il mio incenso.
Per anni ho cercato di vedere chi eri, mi sono arrampicata su tanti sicomori per essere certa di non sbagliarmi, ma mai avrei pensato che tu mi stessi cercando e mi facessi scendere dal piedistallo che mi ero costruita per entrare in un intima comunione con me.
Perchè io ti cercavo salendo e invece dovevo scendere lì dove tu ti sei incarnato, nella nostra casa umile e maleodorante stalla, senza schifarti dei nostri escrementi, e ti sei seduto a tavola con noi.
Tra poco sarà Natale, la festa più amata dai bambini perchè un bambinello fa tenerezza, e viene voglia di coprirlo con una copertina come desiderò fare Giovanni quando dopo averti toccato nel presepe della chiesa sentì quanto eri gelato.
La copertina man mano che cresciamo diventa una coperta tanto grande da nasconderti completamente ai nostri occhi.
L’inferno è lastricato di buone intenzioni diceva mio padre.
E in effetti in genere finiamo persino di dimenticarci dove ti abbiamo messo come mi è capitato per tanti anni che puntualmente non ritrovavo le statuine del presepe.
Ma se il bambinello si ripone in cantina finite le feste, una croce piccola o grande ce la portiamo sempre sopra le spalle anche se invisibile agli altri.
Tu l’abitudine a sceglierti posti scomodi, abitazioni non in ordine, luoghi malfamati e schivati dai benpensanti non te la sei tolta.
Perciò questa mattina ti chiedo di fermarti a casa mia e di rimanerci.
Ti offro la mia piccola fede, il mio orgoglio, le mie paure, le persone e le cose a cui sono attaccata, il mio piccolo amore perchè tu lo immerga nel tuo sangue preziosissimo e diventi grande come il tuo.
Così smetterò di perderti come le statuine del presepe a Natale, abbracciando la croce.

mercoledì 13 gennaio 2016

Epifanie



"E' in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova"(Eb 2,18)

In questi giorni opulenti, pieni di confusione, di chiasso, di incarti, addobbi, coperture, tu hai scelto di nascere ancora, di renderti visibile al mondo. 
Ma il mondo ti ha coperto con ogni genere di sporcizia, magari indorata e infiocchettata e noi non ti abbiamo visto, non ti abbiamo adorato, non ti abbiamo riconosciuto nella nostra follia collettiva che, man mano ci facciamo vecchi, percepiamo dannosa, ingiusta, perchè ci isola da tutto ciò che è buono, giusto, bello e salutare.
Nel Natale non c'è niente che ci porti a te, Signore, purtroppo e non vediamo l'ora che finisca lo spettacolo dei saltimbanchi, la follia collettiva che vuole cancellare la tua immagine mite e umile di cuore.
Per fortuna che il tempo nostro è un tempo che passa, un tempo che non si cristallizza sullo sporco che il Natale consumistico produce.
Per questo sono contenta di incontrarti in questa prima settimana del tempo ordinario, che inizia con il tuo Battesimo.
Ti preferisco grande Signore, perchè hai tante cose da insegnarmi e io ti voglio ascoltare con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta me stessa.
Certo che di te hanno parlato gli angeli, i pastori, i magi e poi tuo Padre, ma non ti abbiamo visto all'opera.
Vedi Signore di un bambino bisogna prendersi cura e a Natale tu ti mostri tanto piccolo e indifeso che l'unica cosa che può venire in mente di fare è quella di cercarti una copertina, come venne in mente a Giovanni quando ti vide e ti toccò la prima volta, o procurarti un po' di cibo.
Ma quando siamo oppressi da tanti pensieri, un bambino ci può far tenerezza ma certo non ci risolve i problemi, anzi ce ne aggiunge qualcuno in più.
Il Natale,come lo festeggiamo oggi, è una gran brutta festa, perchè sa di finto, di stantio, di quelle cose che si riesumano dalle cantine umide buie e maleodoranti, perchè poco arieggiate.
Ora abbiamo disfatto il presepe e siamo tornati alla normalità, alla routine di un cielo senza comete, di strade senza luminarie, di negozi che svendono torroni e panettoni senza luci, senza colori.
Il bello forse sta nei saldi, negli sconti del fine Feste perchè a tutti piacciono le cose scontate. Sono pochi che vogliono pagare il prezzo per intero, fino all'ultimo spicciolo, e tu sei uno di questi.
Ma se noi cerchiamo lo sconto su ciò che è giusto pagare perchè noi ne traiamo benefici, per te le cose sono al contrario, perchè non solo non cerchi sconti, ma lo fai perchè altri ne abbiano un beneficio.
Mi piace che il primo miracolo riportato da Marco è la guarigione della suocera di Pietro. 
Le battute su questo miracolo si sono sprecate, perchè una suocera è sempre una suocera e se, vogliamo dirla tutta, una rompiballe, che dovrebbe esistere solo quando ci serve senza mai esprimere un giudizio, un pensiero, astenendosi dal dare consigli. Le suocere sono un peso, e io so quanto sia difficile questo mestiere specie se sei madre di un figlio unico, maschio. 
Il cammino di fede è proprio nella relazione tra suocera e nuora. 
Tante volte mi è capitato di dare for-fait, di dire arrangiatevi, io non ci sono per nessuno, ma poi sono tornata a servire, ringraziandoti perchè mi avevi dato persone di cui prendermi cura.
Questa incapacità di servire, quando le relazioni diventano difficili o impossibili solo tu le puoi guarire, e per questo lo hai fatto. 
La maggior parte dei matrimoni fallisce per le intromissioni della famiglia d'origine. Lo diciamo negli incontri con i genitori dei fidanzati, raccontando la nostra esperienza molto significativa.
Quando mamma a tutto campo si sostituì a me per la conduzione della casa, essendomi ammalata gravemente, appena nato il nostro primo e rimasto unico figlio, noi come coppia, non crescemmo nella comunione, anzi si aprirono baratri che ancora oggi ci impediscono di comunicare. 
Tu ti sei ritirato a pregare alla fine della giornata, a parlare con la tua famiglia d'origine, non sei andato da Maria e Giuseppe, ma dal Padre a cui ti univa e ti unisce l'AMORE, lo Spirito Santo.
Dovremmo imparare tante cose da questo vangelo, perchè tutto quello che facciamo se non lo mettiamo ai piedi della croce non sappiamo mai se è buono o cattivo, la croce che unisce con i suoi bracci il cielo con la terra e gli uomini tra loro.

sabato 9 gennaio 2016

Paura



"Egli ci ha dato il Suo Spirito" (1 Gv 4,13)


Se noi rimaniamo in lui non abbiamo timore, questo dice Giovanni nella prima lettera che la liturgia ci propone. Ci ha dato il suo Spirito che è tutto.
Di cosa dobbiamo avere paura?
Eppure, nonostante me lo ripeta tante volte, di giorno e di notte, la paura mi assale, quando mi si presenta un problema nuovo o un problema che pensavo aver imparato ad affrontare con coraggio, con fiducia, nella preghiera.
La paura non è mai sconfitta e a volte mi chiedo come sia possibile che questo accada.
Don Abbondio al Cardinale Borromeo rispose che uno il coraggio non se lo può dare. E aveva ragione perchè il coraggio te lo può dare solo il Signore che ci nutre a Spirito santo e quando la dose abituale non è sufficiente ricorre alle trasfusioni.
Io ne sento tanto il bisogno in questo periodo in cui la mia vita è diventata una corsa ad ostacoli, una gimkana in un labirinto di amare sorprese.
"Il tuo volto io cerco, non nascondermi il tuo volto."
Eppure, anche se Gesù lo frequentiamo con assiduità, anche se lo portiamo nel cuore, spesso lo imbalsamiamo, lo leghiamo per paura che scappi e finiamo per immobilizzarne la sua opera creatrice.
Debbo pensare che anche questa mattina sta creando, anzi ricreando me che avrei voluto fermarmi allo stato di momentaneo benessere che ho percepito durante l'incontro con i fidanzati, ieri sera.
Non credevo di farcela ma alla fine ero lì con Gianni alle 21 come da copione da più di 10 anni.
Ogni volta mi dico che ormai è tempo di smettere, che siamo vecchi, che cosa mai possiamo portare a coppie che decidono oggi di sposarsi?
Un abisso ci separa dalle nuove generazioni, esperienze, speranze, dubbi e certezze che non ci accomunano.
Ma la forza per rialzarmi, per rinnovare il mio sì al Signore me la dà Lui e solo Lui che non cambia mai ed è come roccia che non crolla, che accomuna l'orizzonte di ogni battezzato, rendendo possibile l'attraversamento di un oceano in tempesta, se lo portiamo dentro, se ci lasciamo da lui ispirare e guidare.
Il suo è un vento di pace, di gioia, di salutare freschezza, un vento che gonfia le vele non per dilaniarle, strapparle, ma per farci camminare sicuri sulle acque come Gesù.
Sembra impossibile che ciò possa accadere, ma quando non hai niente da portare che la tua fragilità, il tuo dolore, il tuo limite è allora che porti Gesù nella sua interezza.
Perciò ieri sera ho trovato un oasi di pace in quella sala, in quella relazione che si è stabilita tra 20 coppie in procinto di sposarsi e noi coppia ampiamente datata insieme a padre Vincenzo.
Dio ci ha immessi nella sua eternità ed è per questo che la differenza tra giovani e vecchi si annulla davanti a Lui, in Lui, con Lui.
Questa notte è tornata la bufera: come ogni notte mi sono rigirata nel letto tante volte a cercare una posizione per poter sgranare il rosario e meditare con Maria i misteri del regno.
Ma se la sera mi riesce più facile sintonizzarmi sulle frequenze dello spirito, man mano che la notte avanza il corpo si ribella e urla con sempre più fiato in gola il suo tormento.
"Un corpo mi hai dato. Io ho detto eccomi. Sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere"
Ogni notte cerco di salire la scala che il Signore mi getta dal cielo dove gli angeli mi annunciano la bellezza di questa chiamata, ma le volte che non ci riesco sono tante.
E' allora che chiamo Maria in mio soccorso e le chiedo di tenermi stretta la mano, di stare con me ferma ai piedi della croce per imparare da lei come la fede possa non essere scalfita da tanto dolore.

Mi accorgo che la mia preghiera non rimane inascoltata quando mi ritrovo viva dopo aver visto in faccia la morte.
Signore a me non interessa come ti presenti, mi interessa solo riconoscerti nella grande bufera.
Per questo non mi stacco da Maria che è tua madre e non può aver dimenticato le tue fattezze.
Aiutami a riconoscerti Signore, negli eventi dolorosi della mia vita che aumentano con il passare degli anni, aiutami a fidarmi di te sempre, anche quando rimani in silenzio e mi sento sola a combattere un'incomprensibile battaglia.