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giovedì 5 novembre 2020

Fiori e bambini



Sfogliando il diario...

Emanuele è un bambino di poche parole, forse perchè ha vicino un fratello che ne dice molte e tutte molto interessanti.

Così si è convinto di non valere nulla, perchè Giovanni scrive poesie, romanzi e canzoni e lui non riesce a fare neanche un pensierino corretto.

L'altro giorno però è tornato da scuola esultante, perchè aveva preso BRAVISSIMO ad un testo poetico dal titolo "Piove".

Non si può descrivere la meraviglia quando abbiamo letto il suo capolavoro.

Veramente era molto bello e suggestivo, lungo e articolato.

" Ma come hai fatto a scrivere cose così straordinarie?

"Sembra che l'abbia scritta Giovanni " ci è scappato di dire, ma ci siamo subito scusati con lui.

"Giovanni c'entra, eccome! Questa notte, mentre dormiva, mi sono alzato, gli ho aperto la testa e gli ho rubato l'ispirazione. Poi l'ho unita alla mia schifezza e c'è uscita una cosa buona."


Ho pensato che così non si andava da nessuna parte, perciò l'ho chiamato in disparte e gli ho detto:

" Quanti anni hai?"

"Sette"

"E Giovanni?"

"Undici"

L'ho preso per mano e l'ho portato alla finestra,  invitandolo a guardare i fiori sul davanzale.

"Ti ricordi quella piccola  piantina che mi hai regalato per il mio compleanno? Aveva un fiore e pochissime foglie.Ricordi?

Guardala adesso com'è bella e cresciuta!"

Questa volta la meraviglia era la sua.

"Non dire mai più che sei una schifezza, perchè il tempo, la pazienza e l'impegno compiono miracoli", ho concluso, abbracciandolo forte.

mercoledì 4 novembre 2020

"«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)



 "«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)

Leggendo la Parola che la liturgia oggi ci propone sulla sequela, ho pensato a Giovanni che ieri sera pretendeva di fare un disegno capolavoro, mentre guardava la televisione o anche quando ardeva dal desiderio di leggermi una storia che lui riteneva interessante.

Con grande fatica e poca attenzione ha ascoltato quello che gli stavo raccontando, una storia che un tempo lo avrebbe coinvolto, fatto gioire e gli avrebbe aperto il cuore e la mente.

Ieri proprio con lui abbiamo parlato della necessità dello stop del pensiero, per poter fare qualunque cosa che sia buona per noi e per gli altri.

Quand'era piccolo Giovanni si lamentava perché Dio aveva inventato il cervello per i troppi pensieri che non lo facevano stare tranquillo e oggi ancora dice che non può fare capolavori, proprio perché ha troppe idee in testa.

La cosa capita anche a me che vorrei che ci entrasse tutto o quasi tutto in quello che faccio, che dico, che penso, non essendo disposta a mollare niente, a lasciarmi guidare dallo Spirito in modo fiducioso e docile.

La prima cosa da fare è spegnere la televisione, che significa chiudere le orecchie a ciò che ci viene dal mondo esterno, un mondo filtrato dall'interpretazione dei vari cantastorie, che ti mettono su piatti d'argento il cibo da loro preparato, a volte, anzi quasi sempre tossico, indigesto ma principalmente adulterato.

Quando parlava Gesù, la televisione non c'era, ma sicuramente c'erano falsi maestri, persone che per autorità, per posizione sociale, per vincoli di sangue eccetera venivano messi al primo posto nella scala degli interessi, degli affetti e dell'ascolto.

E poi quale grande richiamo poteva e può essere quello di consigli per accumulare beni, amministrarli o anche non perderli!

Quale grande attenzione, fatica, comporta l'occuparsi e preoccuparsi non solo di noi, ma anche degli altri, sopportandone i pesi del vivere quotidiano!

La nostra vita è fatta di relazioni che ci tengono legati alle cose, alle persone e alla storia, agli eventi passati, presenti e futuri.

La nostra vita si snoda nella continua ricerca del nostro bene, vale a dire del nostro tornaconto personale, strumentalizzando le persone che ci sono più vicine, strumentalizzando esperienze, beni materiali, ma anche doti naturali o capacità acquisite, per stare bene, meglio, per non morire ed essere felici.

Gesù ci dice di smettere di pensare a tutto questo, di fare uno stop del pensiero (quello che ieri ho cercato di insegnare a Giovanni e che gli ha permesso la fine di fare in men che non si dica il suo capolavoro, dopo che aveva stracciato parecchi fogli per l'incapacità di concentrarsi).

Gesù ci dice una cosa che noi sperimentiamo ogni giorno.

Quando perdiamo di vista la cosa importante, facciamo sempre i macelli, bruciamo il cibo che sta cuocendo sul fuoco, dimentichiamo i nostri più elementari doveri di rispetto, di amore nei confronti delle persone, non ci lasciamo formare, istruire, amare dagli altri, occupati concentrati solo su noi stessi.

Sacrosante parole quelle di Gesù, perché ci indica la strada per non smarrirci e per fare quindi dei capolavori.

Se mettiamo lui e al primo posto sicuramente non ci dimenticheremo dei nostri cari, anzi allargheremo la cerchia, nè manderemo in fumo i nostri averi, i nostri beni materiali e spirituali, ma li useremo come meglio conviene.

Il meglio è usare, servirsi di tutto ciò che gratuitamente ci è stato donato da Dio, per essere felici e per rendere felici, mettendo in circolo l'amore.

Ma bisogna crederci, bisogna intanto partire da un atto di fede, un credo ad occhi chiusi ma a cuore aperto.

Credere per vedere.

Quanti occhi si aprono dopo un atto di fede!

Ieri Patrizia mi ha detto che da quando ogni sera prega, il mal di testa non l'ha più avuto.

Io non so se sia effetto della preghiera che non abbia il mal di testa, ma sono certa che adesso è più attenta a vedere quanto non ce l'ha e ringraziare tutte le volte che succede, senza dare per scontato niente.

La fede è ascolto, e partire dal presupposto che l'altro ha ragione, anche quando è arrabbiato, la fede è la disposizione ad accogliere la verità che abita dentro l'altro e da essa lasciarsi trasformare, identificare.

E' l'Altro che ci dice chi siamo e quando l'altro è Gesù siamo certi che non ci sbaglieremo.

giovedì 10 gennaio 2019

SFOGLIANDO IL DIARIO...




"lo Spirito del Signore è sopra di me"

Quando lo Spirito del Signore è sopra di me?.
Quando amo il fratello che vedo, quando così facendo rendo visibile il regno di Dio, quando divento profezia della sua salvezza per ogni uomo.
La profezia che Gesù legge sul rotolo di Isaia è estesa ad ogni battezzato.
Il primo a dare l'esempio è Gesù.
"Lo spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri il lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vita: per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore".
Dio è amore.
Rimanete nel mio amore.
Lo spirito agisce in quelli che amano i propri fratelli.
Dove c'è l'amore è presente Dio.
Del resto se Dio non lo ha mai visto nessuno, come si fa a darne i connotati?
Giovanni spesso, poiché ama disegnare, mi ha chiesto come è fatto Dio, che faccia avesse.
Mi ha chiesto anche dov'era, dove trovarlo, perché voleva abbracciarlo e non lo vedeva.
Il primo disegno che ha fatto su Dio raffigura tre persone che si tengono per mano, un papà una mamma e un figlio, sotto il quale ha scritto: "Dio è amore".
Quando deve disegnare Dio, la maggior parte delle volte, mette due o più persone che si vogliono bene, contornate da raggi dorati, come se dalla loro relazione, dal bene che si vogliono uscisse la luce.
Una volta ci mise un cuore come raccordo di raggi rossi che univano le persone di una stessa famiglia.
Dio, Giovanni lo rappresenta quindi come luce che si sprigiona da quelli che si amano.
Ma anche luce che dal cielo scende sulla terra, quando deve illustrare un dialogo tra Dio che non si vede e un personaggio di cui sta raccontando la storia.
Si serve anche degli angeli per parlare di Dio, angeli che sprizzano luce, i suoi messaggeri.
Spesso, come ieri, Dio gli parla di festa, di gioia.
Ha raffigurato l'ultima cena mettendo in mano agli apostoli palloncini e aggiungendo il tredicesimo apostolo che è lui, più piccolo, con un palloncino anche lui in mano, per partecipare alla testa.
In alto ci ha messo due personaggi, uno grande e uno piccolo, un maschio e una femmina, per indicare che alla festa siamo chiamati tutti.
Ha disegnato una casa grande e ce l'ha anche scritto: CASA GRANDE forse perché non poteva accettare che Gesù si limitasse a mangiare solo con 12 persone.
Man mano che faceva il disegno lo arricchiva di simboli e i 12 apostoli ad un certo punto sono diventati tredici e poi erano maschi e femmine, anche se avevano tutti i pantaloni.
Perché l'ultima cena è una festa e nessuno ne è escluso.

Del resto Giovanni ha ben chiaro cosa significa avere Dio nel cuore e si rende conto che in questi ultimi tempi lui dà ascolto al diavoletto.
Ma nessuno gli parla più di Gesù, di Dio, nessuno gli fa fare il segno di croce, e lui se lo dimentica.
Ieri è venuto con la punizione che non doveva né poteva vedere la televisione fino a domenica.
In un primo momento ho pensato che la punizione era per le nonne che poi si dovevano inventare come tenerlo a freno, ma poi sono stata contenta perché abbiamo passato un pomeriggio a fare gli esploratori dell'amore di Dio.
Che bello tornare a parlare con Giò di tutte le cose belle che porta nel cuore, delle sue esperienze, le sue paure, ma anche delle sue certezze!
È stato un bel pomeriggio, come quando per due ore abbiamo vagato per la città a fare gli esploratori.
E dire che l'altro ieri ero caduta in depressione, quando mi aveva detto che preferiva andare da nonna Rita perché ha la casa più grande e ci si può fare rumore e perché non c'è nessuno che si lamenta.
La zia Adelina che abita accanto è sorda e non ci sono problemi.
Ho pensato ai nostri anni di sodalizio, intimità, a tutte le cose che ci siamo detti, al legame profondissimo che abbiamo, infranto da una casa più grande e una vicina sorda.
La sordità del vicino, la larghezza della casa, la possibilità di fare il comodo proprio, possono cancellare l'amore?
Ho pensato all'amore di Dio che non ci perde di vista.
Ieri il Vangelo di questo parlava, quando ha fatto riferimento a Gesù che era salito sul monte per pregare e aveva detto ai suoi discepoli di precederlo sull'altra riva.
Ho pensato a mercoledì, quando Giovanni mi ha preceduto, quando l' ho accompagnato a basket e poi si è scordato completamente di aspettarmi, come gli avevo detto.
Io non lo avevo perso di vista, anche se al buio della strada poco illuminata, coperto dalle macchine, non sono riuscita a distinguerne la sagoma, mentre guadagnava la porta della palestra.
Ma poi l'ho raggiunto e l'ho riportato a casa, senza fargli fare l'allenamento, perché capisse che non deve dimenticare che è ancora piccolo e che è stato a me affidato.
Ho pensato allo sguardo di Dio che non si stacca mai da noi, lo sguardo puntato lontano che ti segue, ti abbraccia, ti prende.
Poi se te ne sei dimenticato e appare all'improvviso, pensi che sia un fantasma, specie se stai lottando contro il vento contrario.
Ho pensato che nessuna casa grande può togliermi Giovanni, perché ogni casa diventa grande dove c'è Gesù e c'è posto per tutti.
Per questo forse ieri ha disegnato una casa grande dove si poteva fare festa, dove c'erano grandi e piccini, dove Gesù spezzava il pane dava il vino a tutti.
Ecco a cosa porta un pomeriggio senza televisione.
Che non sia provvidenziale il fatto che Giovanni di tanto in tanto decida di fare il cattivo?.
È stato il suo modo di dire che è stufo della balia elettronica e che ha bisogno, ha voglia di qualcuno che gli parli di Dio, mettendosi in una relazione più profonda e più vera con lui.


domenica 18 novembre 2018

Disegni







SFOGLIANDO IL DIARIO...

15 novembre 2009
"Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno".(Mc 13,31)

Un tempo ti avrei chiesto “Quali parole Signore?” perchè non sapevo neanche che tu avevi parlato.
Ignoravo che tu conoscessi il nostro linguaggio, né pensavo poter mai mettermi in relazione con te.
Chi ero io per poter scalare il cielo e incontrarti?
Del resto non pensavo valesse la pena mettermi nelle condizioni di essere da te giudicata e condannata.
Più stavo lontana da te, più mi sentivo al sicuro, con complessi di colpa che però mai mi abbandonavano.
Mi avevano parlato di te come un giudice severo e inflessibile, e una cosa sola mi faceva paura: l'inferno.
Ieri sera alla domanda quali erano le mie paure da bambina ho a fatica cercato di ricordare qualcosa che mi facesse paura a quei tempi, ma non l'ho trovata, dal che ho dedotto che non avevo paura di niente, che non conoscevo la paura, non sapevo cosa significasse.
Questa mattina, leggendo il Vangelo, che parla della fine del mondo con immagini apocalittiche, mi è tornata in mente la paura, quella di essere scoperta mentre facevo ciò che era proibito.
Mi sognavo la notte il giudizio finale e, volendo sfuggire a quello, mi sono allontanata da te.
Ma la paura era ed è paura del giudizio delle persone, cosa che ha condizionato la mia vita.
Ma, se almeno nella giovinezza potevo fare a meno di te, non mancandomi la salute, l'entusiasmo, la speranza, con il passare degli anni la tua presenza è diventata un'esigenza per confrontarmi con te, per cercare in te regole compatibili con la vita.
Alla ricerca di indicazioni sulla vita buona, ho scartato tutto ciò che non era dimostrabile, scartato tutto ciò che mi dava ricette del momento, bocciato tutto ciò che non appagava la mente e il cuore.
Mi sembrava che per esistere dovevo essere buona, brava, dimenticare me stessa e diventare quello che l'altro voleva che fossi.
Ma la non verità non paga.
Sono diventata esperta in coperture mimetiche, tanto che dicevo di me minimizzando che  ero un grande bluff.
Andare incontro ai desiderata degli altri mi faceva esistere.
Non sopportavo il rifiuto o l'indifferenza di chi mi avrebbe potuto condannare a morte.
La paura che ho negato da piccola come sentimento non buono, la vedevo rappresentata in mamma.
Diana, la paura” si diceva, quando giocavamo a tombola e usciva il 90.
Poi la sua paura incomprensibile  è toccata anche a me.
Una paura irrazionale e ritenuta colpevole come colpevole erano ritenute le malattie che mi erano venute dopo sposata.
La malattia come la paura di stare sola non mi permettevano più di indossare gli abiti che mi erano sempre serviti per mimetizzarmi, per nascondermi.
Così ne ho inventati di sofisticati, ma portandomi dietro la necessità di dover essere come agli altri piaceva, perché il consenso che cercavo doveva essere universale.
Signore non so perché, meditando il Vangelo, ho detto tutte queste cose e direi che sono andato fuori tema.
Ma ora che ti ho incontrato e conosciuto, non ho paura di essere giudicata da te per un tema uscito male.
So che tu sei qui e mi hai guidato in questa riflessione perché prendessi coscienza dei miei limiti, perché ti ingraziassi per la verità che mi hai mostrato, che rende libere le persone di essere quelle che sono, di andare in carrozzella o camminare, di essere sana o malata, guarita o in via di guarigione, di essere vera, di non ricorrere a mistificazioni per nascondersi agli occhi altrui.
Perché tu sei un padre Signore che ama tutte le sue creature in modo speciale, unico, ma sei anche un Dio che non guarda a quello che faccio ma a quello che sono, ci fai esistere anche quando pecchiamo, un Dio che mi fai ogni giorno, ogni momento, un Dio che cammina con noi, che ogni giorno nutre e rinnova, plasma e riempie le sue creature.
Non ho paura Signore di te, ho paura di me, del male che posso fare e continuo a fare a me stessa e ai fratelli, quando sono giudice severo delle mie e delle altrui debolezze.
Ti ringrazio Signore perché il tuo sacrificio ci ha salvato una volta per tutte, ti lodo e ti benedico perché mi stai pian piano spogliando per scoprire il capolavoro che tu hai fatto con me.
Penso ai capolavori che faccio con Emanuele e un tempo con Giovanni.
Mi entusiasmavano quelli di Giovanni perché mi sorprendeva con le sue intuizioni.
Giovanni voleva mettere una forma alle cose, dare forma, rinserrandole nei suoi schemi mentali.
L'osservazione attenta lo ha portato a fare tanti capolavori che parlavano di te.
Emanuele non sa disegnare.
È un po' come me, ma non me ne cruccio, perché partiamo da scarabocchi, perché poi lui possa vedervi le cose che conosce, che ama, che desidera.
La maggior parte del lavoro lo faccio io, ma lui vede ciò che io non vedo. Lui mi aiuta a vedere e io l'aiuto a rendere visibile l'invisibile.
Alla fine attacchiamo il capolavoro alla porta con due firme, nonna Etta e Emanuele, nonna Etta e Giovanni.
Che bello Signore vedere il mondo sotto il metro d'altezza!
Che bello scoprire ciò che già c'è, basta tirarlo fuori.
Tu Signore così hai fatto con me.
Mi hai spogliato perché mi volevi dare una veste perché risplendesse, attraverso di me, la tua gloria.
Così aiuto Emanuele e Giovanni a scoprire i doni di cui tu li hai colmati.

sabato 25 febbraio 2017

BAMBINI


” Lasciate che i bambini vengano a me.”
( Mc 10,14)
Certo è che per capire la parola di Dio bisogna che il tempo passi, che l’acqua, tanta acqua scorra sotto i ponti e che abbiano superato il livello di guardia non una ma cento, mille volte.
Peccato che ce ne accorgiamo tardi ma meglio tardi che mai.
Quando rimasi incinta del mio primo e rimasto unico figlio non trascurai di leggere tutto ciò che era necessario per conoscere ciò che io avrei dovuto dargli per farlo stare bene, per assicurargli un futuro di bravo e buon ragazzo, educato, rispettoso e pronto per affrontare senza timore le inevitabili battaglie della vita.
E di questo ne avevo avuto un assaggio indigesto non appena lo concepimmo, perchè fu allora che incappammo da subito in medici, medicine, ospedali, indagini, mala sanità inframezzata da qualche rarissimo spiraglio di cielo.
Perchè a ben pensarci, come commentò la mia amica dopo aver letto la storia, il mio primo e per ora rimasto unico libro che ho scritto fermo al 5 gennaio 2000, dobbiamo pregare per questi poveri medici su cui confluiscono le nostre aspettative puntualmente deluse.
La vita non è andata in vacanza da allora, anzi si è data da fare per farmi sentire viva, e quale corpo può dirsi morto fino a quando sente il dolore?
Se è per questo non sono viva ma stravivivissima e come dice la mia amica Michela Malagò vivisiima e strabenedetta, con cui lei, amica del Web mi saluta al mattino.
In questa settimana, poichè io sono scomparsa, sono scomparsi i saluti.
Chissà a quanti è venuto in mente che stavo male di più, se fosse stato possibile!
Tornando ai bambini su cui ti soffermi solo dopo dopo che ti sono venuti a mancare, ripenso al mio diventare orfana di figlio prima di metterlo al mondo, visto che a due mesi mi fecero l’anestesia totale per togliermi quel grumo di sangue che hanno chiamato gravidanza extrauterina ma che di extrauterino era solo il loro cervello, quello dei medici, che poi si sono inventati per coprire l’abbaglio che avevo una tuba cistica.
Un pezzo di giovane di 2 metri con tanto di moglie e di prole è la mia gravidanza mancata che mi fu restituita dopo 5 anni da mia madre.
E io ancora con la testa imballata su ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che dovevo dare non mi preoccupai minimamente di cosa poteva dirmi un bambino sconosciuto di 5 anni, pur essendo io quella che lo aveva partorito.
Ma siamo abituati a metterci in cattedra e non ci sfiora l’idea che i bambini hanno tanto da insegnarci.
Ne ho fatto esperienza con i figli di mio figlio, l’ex extrautereino, che infischiandosene che la scuola mi aveva messo in pensione perchè incapace di deambulare, affidò alle mie cure prima Giovanni e poi Emanuele di 4 anni più piccolo.
I miei libri di carne li chiamo, perchè il vangelo me l’hanno insegnato loro, aprendomi gli occhi e le orecchie alla meraviglia, facendomi rimpicciolire a tal punto da mettermi con loro nelle tane delle formiche o nei raggi di luce che si immillano quando al mattino il sole poggia i suoi raggi sul mare increspato dalla brezza leggera.
Giovanni li chiamò “scintillanti” e da allora ne andammmo in cerca, ne facemmo una professione, per riempire ogni giorno il nostro sacco di grazie a Gesù, a Maria, a Dio, a tutta la corte celeste.
Fu un ‘mpresa far entrare a 6 anni di distanza il piccolo Emanuele nel sacco lui che non conosceva il nostro linguaggio cifrato.
Emanuele diceva che a casa mia c’era il lupo ma lo Spirito santo non va in vacanza e mi suggerì quella volta e fu per sempre che, invece di consolarlo dicendo bugie sul rientro anticipato della madre con eventuale regalino, mi sono fatta lui, sono diventata Emanuele e con lui ho cominciato a entrare nel suo dolore parlandogli della mamma, di quanto era bella, di quanto morbide le sue braccia, dolci i suoi baci.
Che aveva ragione a piangere, anche io l’avrei fatto.
Si rasserenò quasi subito, un po’ quello che accadde a me qualche giorno fa in cui, presa dalla disperazione, tanto stavo male, mi si aprì la pagina delle LAMENTAZIONI.
Mi sono sentita dire che avevo ragione a lamentarmi e che Dio mi metteva in bocca la sua parola per non farmi sforzare.
Mi sono sentita dire che c’è spazio anche per il lamento, che non è peccato e che Dio attraverso un bambino gà anni prima me l’aveva suggerito per farmi guadagnare la fiducia in Lui che mi ama di amore eterno e sa cosa consola l’uomo.
C’è un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per ringraziare il Signore di quel pianto e di quel riso.

lunedì 29 settembre 2014

Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli


Ho sempre pensato che gli angeli fossero un'invenzione, come le fate e gli gnomi delle favole.
Disturbavano la mia intelligenza, non la mia fede, perchè non riuscivo a comprendere quale fosse la loro reale funzione nei nostri confronti.
L'"Angelo di Dio", quindi, se aveva senso recitarlo , quando ero piccola, oggi non più.
Altrimenti mi sembrerebbe fare un torto allo Spirito Santo che Gesù ci ha lasciato, una volta finita la sua missione.
Mentre questa mattina mi si riproponeva il dilemma di tutti gli anni, in occasione della festa dei SS Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e, a distanza ravvicinata, come se non bastasse, quella degli Angeli Custodi, il 2 ottobre, un'idea mi ha fulminato.
Se esistono gli angeli cattivi con a capo Satana, della cui esistenza non ho mai dubitato, perchè non credere che esistono i buoni, quelli rimasti fedeli al Signore?
Il fine ultimo della creazione è l'uomo impastato di terra e animato dal soffio divino.
Che Dio non abbia creato gli angeli in previsione di una nostra inadeguatezza a combattere con degli spiriti puri,come sono le forze del male?
Lo Spirito Santo di per se basterebbe a sgominarli; ma fin quando siamo su questa terra, dobbiamo fare i conti con i nostri limiti, perchè se il nostro contenitore non è completamente vuoto fa fatica ad entrare o se il vetro è appannato o sporco la luce non filtra.
La luce di Dio viene riflessa, invece, in modo perfetto sugli angeli che vivono al suo cospetto, che a loro volta la dirigono sui nostri più accaniti avversari, mandandoli in fumo, come accade con gli specchi ustori, usati da Archimede.
Così oggi a Giovanni ho parlato degli angeli e della storia di Archimede passato alla storia per le sue geniali invenzioni.
Il pomeriggio è finito guardando un film di Walt Disney sul geniale e pasticcione Archimede Pitagorico, eroe dei cartoni animati. 

 

giovedì 27 marzo 2014

Trasmissione della fede



Mia nonna, che è morta a 86 anni, fino all'ultimo, in occasione dei suoi compleanni, a chi le domandava quanti anni facesse rispondeva:"33, gli anni di Cristo". 
A me che ero bambina non venne mai in mente che stava dicendo una bugia, piuttosto mi sono andata convincendo che 33 sono gli anni che servono per entrare nell'eternità.

domenica 13 ottobre 2013

Legami



A quest'ora, domenica scorsa, a Loreto ci accingevamo a partecipare alla messa nella cappellina di legno della Casa Famiglia di Nazaret.
Aveva piovuto la notte e le sedie erano tutte bagnate. A Gianni è venuto spontaneo esclamare: " La chiesa fa acqua da tutte le parti!".
“Certo che il Rns se la passa male, come tutte le famiglie di questo mondo!”ho risposto.
Poi subito mi sono tornate in mente le parole che dal crocifisso Gesù disse a Francesco: "Ripara la mia casa!" .
Ce le ricordarono ad un convegno sul “Perdono in famiglia come fonte di vita per il mondo” a Nocera Umbra, proprio a ridosso del terremoto che aveva colpito quella zona.

Noi nonni, partecipanti al corso NONNI CHE FORTUNA!, come avremmo potuto collaborare a riparare la Casa di Dio?
Una storia vera di David Lynch è stato lo spunto per partire alla scoperta di ciò che siamo e ciò che siamo chiamati ad essere: il viaggio che un vecchio disabile, con l'aiuto di due bastoni e un tagliaerba come mezzo di locomozione, affronta per riconciliarsi con suo fratello, superando i 600 Km che li separano.
Una riflessione sulla vecchiaia, sulla memoria, sulla condivisione della stessa.
Una riflessione sulla risorsa dell'essere nonni, persone in cammino, per la salvezza delle generazioni future.
Ci hanno chiamati “portieri” della casa, testimoni di speranza, custodi della coppia, più che dei nipotini, che dobbiamo portare nel nostro marsupio, come i canguri fanno con i loro figli.
Ma i nonni sono anche tessitori di reti, alleanze fra le stirpi, le famiglie d'origine che devono vigilare a che la porta pur rimanendo aperta, custodisca il velo che copre e scopre la bellezza dell'Amore e attende Colui che tornerà a saldare il debito di tante inadempienze.

venerdì 4 ottobre 2013

NONNI:CHE FORTUNA!

Dopo un'estate di fuoco in tutti i sensi, se Dio vuole, questa sera saremo a Loreto, fino a domenica per gustare le vacanze che il Signore ci ha preparato.
Il programma l'ho copiato e incollato dal sito  
Il tema: NONNI:CHE FORTUNA! Lʼimportanza dei nonni nella trasmissione della fede.

Qualcuno ha commentato malignamente: "Fortuna per i figli, non per voi !". 
L'ho pensato anch'io, più di una volta, che ad essere nonni non ci si guadagna e la responsabilità grava sulle spalle ancora più  di quando eravamo genitori.
Capita quando la fatica è data per scontata, quando per la festa dei nonni ricevi gli auguri da tutti, meno che da loro: i nipoti.
Ma dura un attimo, perchè subito ti ritrovi a ringraziare il Signore per averci mandato maestri a domicilio.





A nostro figlio non abbiamo trasmesso la fede in un Dio che non conoscevamo e che ci faceva paura.
Per tutto il tempo della mia malattia, Dio però non si è dimenticato di lui e gli ha messo accanto i nonni che hanno supplito alla nostra inadeguatezza.
Ora i suoi piccoli sono i nostri libri di carne, che ci ha fatto recapitare, per fare gli esami di riparazione.

(Mt 11,25)
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.

domenica 2 ottobre 2011

Festa degli Angeli Custodi.



Oggi, festa degli Angeli custodi, il mio pensiero non può non andare ai tanti angeli che hanno guidato il mio cammino, che si sono presi cura di me, quando mia madre era lontana.

Un pensiero speciale e una preghiera va a nonna Ida, presso la quale ho abitato per tantissimi anni.

Non ho foto che mi ritraggono con lei, perchè nell'immediato dopoguerra i soldi per questi lussi non c'erano proprio.
Ho ritrovato foto più recenti che la ritraggono sempre con la mano stretta a qualche nipotino, più giovane di me, dei quali ha continuato ad occuparsi fino alla fine.

Ricordo la sua mano stretta alla mia, quando usciva per la spesa, per la messa, per una passeggiata.

Ricordo il letto sempre riscaldato dal braciere che vi metteva per tempo e la bottiglia dell'acqua calda che mi consegnava per prolungare quel tepore.
Ricordo i suoi manicaretti conditi con amore e fantasia, fatti con poco di tutto.
Ricordo i grembiulini che mi cuciva addosso, senza mai aver imparato a fare la sarta.


Ricordo le 500 lire che trovavo nella busta, quando stavo all'Università a Bologna.
Ricordo la luce dei suoi occhi, quando le portai a conoscere mio figlio Franco, il primo pronipote.


Nonna, pur avendo studiato, dovette imparare presto il mestiere di far quadrare il bilancio, l'arte della moltiplicazione dei pani e dei pesci, vista la sua precoce vedovanza, con cinque figli a carico che fece studiare fino al diploma.
S'inventò di tutto per raggranellare l'occorrente per la sua nidiata.
La vita e le prove le fecero da maestre.





Da lei ho imparato la fermezza, la forza, la perseveranza, la laboriosità, l'umiltà, la creatività, l'ottimismo, l'avvedutezza, la lungimiranza, l'instancabilità, il servizio, l'abbandono fiducioso nelle mani di Dio.






Grazie nonna per la tua ricca eredità.
Grazie perchè mi hai consegnato il bagaglio indispensabile per affrontare la vita.

GRAZIE!

giovedì 18 novembre 2010

Le preghiere di Giò e nonna Etta

    
Cercando con Google Desktop non ricordo che documento, mi sono imbattuta in questo piccolo scrigno di Scintillanti, raccolti in un caldo pomeriggio di giugno con Giovanni, a cui, per punizione mamma e papà avevano, quel giorno, tolto il Nintendo e proibito di vedere la televisione.



BUONANOTTE


Buonanotte, Gesù.


Rimboccami le coperte.


Proteggimi dai brutti sogni


e dammi un sonno tranquillo.




GRAZIE


Grazie Signore del dono della vita.


Grazie per gli occhi che mi fanno vedere le meraviglie del creato.


Grazie delle mani che mi accarezzano quando sono triste.




CAMPAGNA


Signore grazie per gli alberi,


grazie per gli animali


grazie per tutto quello che mi circonda.




POMERIGGIO IN CASA


Grazie Gesù per le costruzioni,


grazie per la palla,


grazie per la mia cuginetta Chiara


che ha giocato con me




I MALATI


Gesù ti voglio pregare per chi sta male,


come la mia nonna


che ha un tremendo dolor di schiena.




I CAPOLAVORI


Gesù grazie quando con nonna facciamo i capolavori


e ci sporchiamo le mani.




L'ARCOBALENO


Gesù grazie dell'arcobaleno che esce dal cielo quando finisce la pioggia.


Noi siamo tutti contenti.




I COLORI


Benedici il colore dei fiori,


benedici il colore dei prati,


benedici il colore del cielo,


benedici il colore del mare e dei monti.


Benedici tutti i colori che mi circondano.






AMORE


Signore benedici quelli che amo.


Benedici tutti quelli che amano me.




RABBIA


Signore, oggi sono scontento.


Tu lo sai perchè.


Fa' che mi passi la rabbia


E che torni ad essere ancora felice.


Ridonami il sorriso


e toglimi le smorfie dal viso.




TRISTEZZA


Signore, aiutami quando sono triste


oppure quando ho paura.
Consolami e incoraggiami.


Senza di te non posso.




PERDONO


Signore, perdona chi mi ha tradito.


Dagli un'altra possibilità.


Non lasciarlo subito.


Tu gli vuoi ancora bene?




DESIDERI


Signore fa' che venga presto l'estate, perchè ho voglia di andare al mare




PROMESSE


Signore ti prometto che, durante le vacanze andrò sempre a Messa e pregherò pure un po' a casa.


Ma ti chiedo una cosa: come vedi mia nonna ha un forte mal di schiena.


Fa' che gli passi, così possiamo andare al mare.




GLI SCINTILLANTI


Signore tu sai che io non ho sempre il sorriso.
Fa' che impari ad accontentarmi di quello che ho, così mi tornano gli Scintillanti.




NORMALITA'


Signore ti ho chiesto di far passare il mal di schiena alla nonna, perchè potesse portarmi al mare.


Al mare mi ci ha portato, anche se continua ad avere il mal di schiena.


Questo non è una cosa normale!


IL SEGRETO


La nonna mi ha confidato il segreto.


Questa mattina è venuta alla messa e ha chiesto aiuto a te.


Ecco perchè c'è riuscita!