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venerdì 18 settembre 2020

"Cristo è risorto dai morti"(1Cor 15,20)



 "Cristo è risorto dai morti"(1Cor 15,20)

"Se Cristo non è risorto vana è la vostra fede."
Questa mattina mi trovo a riflettere quanto importante sia questa parola che interessa tutti.
La resurrezione della carne non sembra interessare tutti perchè anche i cristiani non ne sono del tutto sicuri specie quando le prove della vita ci trovano a lottare con le unghie e con i denti per non esserne sopraffatti.
Desideriamo vivere e la morte ci fa paura.
Anche se nel Vangelo leggiamo che Gesù è venuto a salvarci dalle conseguenze del peccato e quindi anche dalla morte fisica ci crediamo fino ad un certo punto.
Ricordo che all'inizio di questo cammino la cosa mi sconvolse perchè fino a quel momento mi ero fatta l'idea che la resurrezione riguardasse solo l'anima e non il corpo.
Il mio corpo lo odiavo perchè era la causa di tutti i miei mali, un corpo non accettato perchè ritenuto brutto e causa di peccato, un corpo che ho nascosto con ogni genere di coperture perchè ne provavo vergogna.
Un corpo non degno di esistere che io avevo condannato a morte da quando avevo cominciato a pensare.
Mia madre mi raccontava che nessun medico era mai riuscito a visitarmi quando stavo male perchè io facevo l'africa per non permettere che mi spogliassero.
Il mio corpo si è ribellato e ha cominciato a gridare con quanto fiato aveva in gola perchè mi accorgessi di lui.
Ad accorgermene non ci ho messo più di tanto, ma ho passato la vita a mettergli il bavaglio per evitare che il suo pianto si sentisse.
Come faceva mio zio quando ero piccola che per non sentirmi piangere mi tappava la bocca infilandoci dei tovaglioli.
Ma il mio corpo ha urlato sempre più forte infischiandosene dei tovaglioli, delle coperture, della vergogna, di tutto quello che io avevo escogitato per non mostrare la sua verità.
Era naturale quindi che, quando pervenni alla fede, l'idea della rersurrezione non mi fosse gradita.
Infatti ciò che mi consolava del dopo era che la morte avrebbe messo fine al mio calvario e avrei potuto libera con l'anima danzare nella casa di Dio.
Chiesi a don Gino se era obbligatorio credere alla resurrezione dei corpi, se era un dogma disposta a cambiar religione in caso affermativo.
Don Gino si scandalizzò e me ne disse di tutti i colori e io rimasi frastornata dalla sua reazione.
Mi misi quindi d'impegno a studiare le scritture e alla fine mi convinsi e mi misi l'anima in pace.
Ma questo fu il primo passo per arrivare a gustare la verità che sta a monte della nostra resurrezione: la resurrezione di Cristo.
Che significava per me che Gesù è risorto?
Un fatto accaduto 2000 anni fa come poteva interagire sulla mia vita presente? Per assaporare la gioia di un Dio con noi, che vive nella storia che opera nella nostra storia, è passato del tempo, molto tempo in verità.
E' dono sentirlo vicino, vivo e presente, è dono vederlo in ogni fratello affamato, assetato, ignudo, è dono sentirlo alleato nelle battaglie quotidiane, è dono trasalire quando ti accorgi attraverso un segno che è lì dove mai avresti pensato di trovarlo.
Sono gli scintillanti di cui riempio la mia bisaccia per tirarli fuori in tempo di carestia.
Il digiuno è quando Lui si nasconde, non parla, non risponde, il digiuno è quando lo senti lontano estraneo ai tuoi problemi.

mercoledì 1 aprile 2020

" A te ho affidato la mia causa"(Ger 11,20)

Meditazioni sulla liturgia di
sabato della IV settimana di Quaresima
Letture: Ger 11, 18-20;Salmo 7; Gv 7, 40-53



" A te ho affidato la mia causa"(Ger 11,20)
Non c'è che dire il peccato porta alla morte ma è solo con la morte che si vince il peccato.
Sembra un paradosso quello che oggi si evince dalle letture che la liturgia ci propone.
Geremia, perseguitato perchè profeta scomodo va incontro alla morte come Gesù, affidandosi nelle mani dell'autore della vita, Dio stesso, che solo può far vivere e morire, a seconda che ti affidi o non ti affidi a lui.
La morte non piace a nessuno e penso che umanamente nè Geremia nè Gesù l'abbiano affrontata a cuor leggero.
Ma a morire si impara ogni giorno, è una disciplina, una scuola di spogliamento, di offerta, di accoglienza della volontà di Dio che ci chiede di farci da parte, di fargli spazio perchè possa attraverso di noi far risorgere dai morti quelli che si trovano chiusi nella tomba del loro orgoglio, della loro presunzione, della loro proclamata autosufficienza.
Far risorgere dai morti è facoltà di Dio che ha pagato con la morte del figlio la resurrezione di quelli che non l'hanno conosciuto o riconosciuto come Colui che salva, colui che libera, colui che ama a prescindere sempre e perdona non sette ma settanta volte sette.
Innestati in Cristo con il Battesimo anche noi possiamo fare le stesse cose che ha fatto Gesù. fidandoci di quello che ha detto, guardando quello che ha fatto, credendo che in Lui sono ricapitolate tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra e che attraverso di Lui abbiamo la redenzione e il perdono dei peccati.
Il peccato ci separa da Dio, ci priva del nutrimento necessario, della linfa, dell'acqua di cui abbiamo bisogno per vivere in eterno.
Siamo stati creati per l'eternità e per questo Dio non poteva permettere che i suoi figli morissero .
L'eternità fa paura a Giovanni, il mio nipotino, perchè la pensa come un periodo vuoto dove non c'è niente da fare.
Noi la vita ce la immaginiamo come quella che viviamo qui su questa terra, proiettata nel dopo o ripiegata nel rimpianto del passato, in un presente pieno di pensieri, preoccupazioni, senza tempo per fermarci per vivere la nostra identità di persone create a immagine e somiglianza di Dio.
La nostra società è incapace di fermarsi, in una perenne corsa verso l'autodistruzione.
Ringrazio Dio che attraverso la malattia mi ha dato l'opportunità di fermarmi, di andare sempre più piano, si da cogliere nell'attimo che sto vivendo la pienezza dell'essere, la gioia dell'incontro con il mio tu in cui mi specchio, nello sguardo di chi mi definisce e mi ama, ma anche nella storia di chi il Signore mi ha messo accanto per vedervi le tracce del suo passaggio.
Lo ringrazio perchè il tempo me lo ha moltiplicato e lo ha reso tutt'altro che noioso, perchè sempre più numerosi sono i figli custoditi nel Suo cuore di Padre che mi chiamano a rispondere dell'amore che gratuitamente ha riversato su di me e a corrispondere perchè tutti ne godano.
L'eternità comincia da quando siamo stati concepiti e non dobbiamo aspettare di morire per sapere cos'è. Quello che non ci aspettiamo o forse ignoriamo è che l'eternità è l'acquisizione della certezza che non potremo più morire, che la gioia sarà piena perchè il deserto è finito e non dobbiamo più combattere per godere della terra promessa.
Vivere nella casa di una famiglia riconciliata da un Amore più grande ci darà finalmente la pace.

venerdì 27 dicembre 2019

Vide e credette (Gv 20,8)



Vide e credette (Gv 20,8)

Maria di Màgdala, come anche Pietro, pensano che il corpo di Gesù sia stato trafugato, quando trovano il sepolcro vuoto.
Solo Giovanni, " vide e credette".
Giovanni, "il discepolo che Gesù amava", la dice lunga sulla capacità del giovane di percepire fino in fondo l'amore appassionato e fedele del Maestro.

Egli vide la stessa scena e non ebbe dubbi.
Non aveva mai avuto dubbi sul suo amore.
Non lo aveva mai perso di vista, specie quando Gesù s' inerpicò faticosamente sulla strada che porta al Calvario.
Il peso delle braccia di legno, a cui dovevano essere inchiodate le sue... il suo abbraccio eterno, infinito non potè dimenticarlo, neanche quando emise l'ultimo respiro.
Perciò dice: 
“Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi.”(Cfr 1Gv 1,1-4)


Spesso ci accade che Gesù non lo troviamo perchè il lutto, la prova, ci fanno ripiegare su noi stessi, nel rimpianto di ciò che non c'è più e ci impediscono di guardare nella giusta direzione.
Adorare il corpo morto, quan'anche fosse quello del Figlio di Dio, non serve a nessuno. 
Dobbiamo continuare a cercarlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici. 
L'amore è un rincorrersi, un nascondersi, un ritrovarsi per poi staccarsi di nuovo e mettersi di nuovo in cammino, per provare di nuovo la gioia dell'abbraccio, dopo una ricerca faticosa e a volte infruttuosa.
Gesù ci aspetta lì dove non ci pensiamo di trovarlo. Apriamo il cuore alla meraviglia e allo stupore per la cosa nuova che trae dal suo cappello di giocoliere infaticabile e fantasioso.
Dio ha cura dei suoi figli e li ama tutti; ma allo spettacolo si divertono solo quelli che riescono a tornare bambini. 
Lui, Dio dei vivi e non dei morti, ci invita nel giardino, che ci ha destinato e di cui continua a prendersi cura.
Ascoltiamo cosa ha da dirci.
Nella Scrittura c'è sempre una parola rivolta a noi, una parola che ci asciuga le lacrime e ci riempie il cuore di gioia.

Signore, io sono quel Giovanni che tu ami.
Lo siamo tutti, Signore, perchè tu non fai preferenze.
Eppure non tutti ci accorgiamo della tua presenza.
Ti cerchiamo lontano, mentre tu sei vicino, accanto a noi.
Continuiamo a gettare le reti dalla parte sbagliata e non prestiamo ascolto alla tua voce.
Signore, anche se sei risorto, continuiamo a cercarti in un cimitero, tra le tombe dei nostri idoli infranti, delle nostre speranze naufragate, dei nosti sforzi vanificati dall'imprevedibilità di un evento o dalla cattiveria degli uomini.
Signore, come vorrei potermi fidare di te, sempre!
Come vorrei non avere paura!
Come vorrei sentirmi amata da te, specie quando è notte e non ho nulla da offrirti che il mio fallimento.

giovedì 25 aprile 2019

"Dio l'ha risuscitato dai morti e noi ne siamo testimoni"(At 3,15)




Meditazione sulla liturgia di
giovedì dell'ottava di Pasqua

letture: At 3,11-26; Sal 8; Lc 24, 35-48
"Dio l'ha risuscitato dai morti e noi ne siamo testimoni"(At 3,15)

Questa settimana che è detta di Pasqua, parla di un sol giorno, l'ottavo, il giorno della resurrezione, un giorno in cui campeggia un sepolcro vuoto.
Il vuoto è il grande protagonista della giornata di Pasqua, un vuoto riempito dalla ricerca e dall'incontro con Gesù. 
Le sue apparizioni sono raccontate in modo diverso e non sincronizzato dagli evangelisti, ma una cosa è certa: chi parla ha visto, ha ascoltato, ha toccato, ha parlato con Lui, con Lui ha mangiato.
Straordinaria questa settimana dove si succedono gli incontri con Gesù che non viene riconosciuto da nessuno a prima vista. 
Eppure i discepoli avevano avuto modo di frequentarlo per tre anni almeno, ma la resurrezione rende irriconoscibili perchè il corpo si trasfigura a tal punto che pensi di aver a che fare con un fantasma. 
Accadde anche durante le tempesta quando videro Gesù camminare sulle acque. 
L'uomo ha bisogno per credere non soltanto di apparizioni fugaci, ma di qualcosa che li riporti al loro abituale modo di vedere, di sentire, di vivere. 
Se vuoi che Gesù si faccia presente devi prima di tutto condividere con chi ti sta accanto la fede, la certezza che è risorto per farti risorgere, la certezza che la persona che ti sta di fronte è brocca in attesa di essere riempita dallo Spirito del Signore, persona che ha sete, ha fame, soffre.
Devi condividere le tue e le sue ferite, le devi scoprire e toccare, devi sentire la pace che ti viene dalla consapevolezza che non hai sognato quando il velo si alzava sul senso delle Scritture e che Cristo è presente ogni volta che spezzi il pane con un fratello , ogni volta che ti fai pane e ti spezzi per donare all'altro il tuo amore e riempire la sua brocca.

Tutto questo perchè il sangue del Giusto è caduto su di noi, ci ha bagnato, ci ha rigenerato, ci ha ridato la vita, ha irrigato le nostre aride zolle, la nostra terra riarsa e ci ha resi fecondi di vita sempre nuova.
Il sepolcro è vuoto, e rimarrà sempre vuoto se cerchiamo di imprigionarci la verità, se cerchiamo di nasconderci il profumo dei fiori, il loro colore.
Se ci ammassiamo la nostra terra, le nostre certezze, i nostri beni, per essere certi di valere e durare in eterno, nessuna tomba rimarrà inviolata e il tesoro nascosto verrà trafugato quanto prima dagli ingordi, se il tempo non avrà provveduto prima a distruggere tutto.

E' bello pensare che la croce, come la morte è a collocazione provvisoria, come dice don Tonino Bello.
Di questa Pasqua voglio ricordare la Via Crucis insieme con Gesù, l'indulgenza plenaria lucrata con la partecipazione al triduo pasquale, la gioia di essere stata chiamata a condividere con Lui gli effetti della redenzione.
Voglio ricordare l'antipasto del giorno di Paqua diverso da quello che mi aspettavo, di gran lunga più appagante, buono, partecipato. 
E' stata la preghiera dei bimbi, la benedizione con un ramoscello d'olivo intinto nell'acqua benedetta che don Massimo ha consegnato a loro come a tutti i suoi parrocchiani.
Mi piace ricordare che quell'acqua stava lì perchè la penitenza assegnata ai piccoli del catechismo, dopo la confessione, era di riempire un numero più o meno grande di questi contenitori di pace, di luce, di amore, testimoni della resurrezione di Gesù
Di questa Pasqua voglio ricordare la decisione maturata di essere sempre più vera, di gettare le ultime maschere per presentarmi al Signore nella verità.
Ho desiderato togliere tutto ciò che mi separa dal mio Creatore, che mi impedisce un incontro autentico con l'uomo, toccando le sue ferite, facendomi carico dei suoi bisogni, presentando a Lui la mia inadeguatezza, perchè la benedica e la trasformi in grazia. 
Gesù ha chiesto di essere toccato, di essere nutrito perchè i suoi si convincessero che non era un fantasma. 
Quanti aspettano da noi di essere toccati senza schifarci delle loro ferite più profonde, quanti ci chiedono da mangiare e noi facciamo finta di non sentire!
Vorrei nutrirmi a tal punto della Parola di Dio per diventare ciò a cui sono chiamata, per realizzare il Suo progetto d'amore nell'obbedienza alla Sua Parola, nella fede al Suo amore eterno, misericordioso e santo.

martedì 23 aprile 2019

" Donna perchè piangi? Chi cerchi?"(Gv20,15)



Meditazioni sulla liturgia di 
martedì dell'ottava di Pasqua.


" Donna perchè piangi? Chi cerchi?"(Gv20,15)

"Ella pensando che fosse il custode del giardino...."
A volte si prendono delle cantonate e quella di Maria Maddalena sembra grossa.
Scambiare Gesù per un giardiniere è il massimo, specie se il rapporto tra i due è stato tutt'altro che superficiale.
A volte il dolore ci chiude gli occhi e ci impedisce di vedere e riconoscere le persone amate.
Ma l'offuscamento dura solo pochi attimi, perchè l'organo che per primo ci ha fatto riconoscere la voce di chi ci custodiva nel grembo è lo stesso che permette a Maria di esultare quando sente il suo nome pronunciato in quel modo inconfondibile come solo l'amato era solito fare.
Ma ciò su cui mi voglio soffermare è l'errore in cui sembra essere caduta Maria di Magdala, pensando che Gesù è il custode del giardino.
Non è questa forse la verità?
C'è un giardino che Dio ha fatto per noi, l'ha costruito nel deserto e ci ha messo il nostro progenitore Adamo con la sua sposa, dopo avergliela fatta partorire con un sonno indotto.
" Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. (Gn 2,8)"
Ma  noi sappiamo lo scempio che ne fu fatto con il peccato originale, sì che Dio non potè far altro che cacciare dal paradiso la coppia e occuparsene lui che conosce come prendersi cura di ogni cosa bella che è uscita dalle sue mani.
I fiori con il loro profumo e i loro colori ci avvicinano a Lui perchè ci parlano della sua bellezza, della sua creatività, del suo amore senza confini.
Il contadino del cielo se continua a buttare anche sulla strada e sui sassi e sui rovi il seme della sua Parola è perché veniamo alla luce e vediamo il volto di chi ci ha amato per primo, perchè vuole riconsegnarci quel giardino di cui è rimasto custode per noi.
Non poteva permettere che distruggessimo il suo sogno di farci vivere per sempre nella sua casa che diventa la nostra, quando ne riconosciamo la voce, come il figlio la madre, prima che i suoi occhi imparino a vedere.
Non è un caso che l'organo che prima si sviluppa nell'utero materno è l'udito e solo dopo due mesi gli occhi riescono a distinguere le fattezze di colei che ti ha parlato quando eri nascosto nelle sue viscere, ma non al suo cuore.
Voglio ringraziare il Signore perchè non ci ha abbandonato al nostro destino, ma ha conservato gelosamente il dono che voleva fare ad ogni uomo, aspettando che lo riconoscessimo dalla Parola che salva.

venerdì 3 agosto 2018

" Non tralasciare neppure una parola." (Ger 26,2)




" Non tralasciare neppure una parola." (Ger 26,2)

Mi chiedo quanto sia giusto meditare la parola di Dio, trascrivere i miei pensieri per donarli agli altri, pensieri ispirati dal desiderio di diffondere il vangelo e di portarlo fino agli estremi confini della terra e vivere una situazione di estrema precarietà, di dolore continuo, di impossibilità di porre rimedio ad una sofferenza che sembra non avere mai fine.
Nella mia meditazione mattutina vorrei tanto chiedere al Signore una tregua a questo dolore che mi sta portando alla morte, morte dei pensieri, morte della speranza, morte di Dio.
Non sia mai detto che questo accada!
"Mi si attacchi la lingua al palato se ti dimentico Gerusalemme!"
Eppure la vita scorre così, tra speranze e delusioni, cadute rovinose e impensabili guarigioni operate da Dio.
Ho consultato tanti, tutti  i medici, ho percorso tutte le strade della medicina ufficiale e  alternativa e non credo che ci sia più niente da scoprire ancora.
Solo il Signore sa, solo il Signore mi svelerà il mistero di questo corpo che è diventato una prigione dalla quale vorrei tanto fuggire. Questo corpo mi permette di fare sempre meno cose rispetto ad un tempo e l'unica attività che mi è rimasta è quella di meditare e di diffondere la parola di Dio con fatica unita a tanta Grazia.
Il nemico mi perseguita e si accanisce sul mio corpo, questo corpo che Dio mi ha donato, questo corpo che è segno di morte e di resurrezione, segno che non sempre c'è corrispondenza tra quello che si vede e la grazia che lo sostiene.
So che non mi è lesinato il Suo aiuto,  percepisco la Sua vicinanza, percepisco il Suo sostegno nel portare il Vangelo e chi non lo conosce e cantare le Sue Lodi e suscitare ammirazione, stupore, interesse per ciò che Lui ha detto, per ciò che Lui ha fatto.
Non posso negare che quando parlo di Lui le persone in parte rimangono stupite, altre invece sì allontano, cambiano stanza, cambiano posizione, mi abbandonano, mi mettono alla porta. 
Penso alla triste sorte di dei profeti, di Geremia in particolare, che per amore del Signore, a costo della propria vita, non ha trascurato di dire tutto ciò che gli veniva comandato.
Penso alla triste sorte di Gesù che all'inizio fu disprezzato dai suoi paesani per il fatto che non aveva le credenziali giuste per poter dire cose di così alto peso riguardanti Dio e la Sua parola che in Lui si attualizzava.
Nella nostra società quello che conta non è tanto il valore personale quanto quello di essere figlio, fratello, parente di qualcuno che conta per avere un posto di lavoro ben remunerato,  per ottenere un favore, per ricoprire un alto incarico.
Quanti raccomandati vivono di rendita senza aver sudato, senza essersi mai spesi per una giusta causa!
E Gesù non era figlio di uno qualunque dei capi di questo mondo, era figlio di Dio e aveva la credenziale massima, aveva tutto ciò che era necessario per essere creduto, accettato, accolto, osannato.
Ma la sorte dei profeti è segnata, come Geremia anche Gesù sarà condannato a morire; ma solo Gesù risusciterà il terzo giorno e darà a noi la possibilità di rientrare in quel giardino che Adamo ed Eva non seppero custodire, del quale non seppero prendersi cura.
Con il battesimo siamo diventati i figli di Dio e chiamati a testimoniare il Suo amore nel mondo ai nostri fratelli.
Mi chiedo cos'è che fa la differenza, a distanza di tempo, tra quelli che hanno onore e gloria da vivi e quelli che invece solo dopo la morte vedrano germogliare, fruttificare ogni parola uscita dalla loro bocca, ispirata da Dio.
La vita è sofferenza da qualunque posto la si guardi.
C'è chi soffre nello spirito e c'è chi soffre nella carne.
Ma il dolore senza Dio è l'inferno.
Ad ognuno Dio dà gli strumenti  per diffondere la Sua parola.
I corpi malati sofferenti, sono uno strumento potente di salvezza per se stessi e per gli altri.
Dio ci ha salvato attraverso il corpo, noi dobbiamo fare altrettanto perchè il Suo sacrificio diventi efficace.
Gesù non si è trattenuto nulla per sé.
Non posso tirarmi indietro e dire "basta perché non ce la faccio, perché sono stanca, perché sono sola, perchè tu sei lontano e non mi aiuti quando te lo chiedo e non mi guarisci"
Non posso chiedere a Dio se non amare la sua volontà e desiderare che diventi la mia unica gioia, anche se la Sua volontà mi porta a morire per Lui.

mercoledì 9 maggio 2018

"Tutto quello che il Padre possiede è mio" (Gv16,15)

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"Tutto quello che il Padre possiede è mio" (Gv16,15)

C'è da chiedersi se a noi interessa questa affermazione di Gesù, se sia finalizzata a glorificare se stesso, a vantarsi delle cose che possiede.
Ma Gesù, se lo abbiamo conosciuto attraverso ciò che ha fatto e detto, se siamo stati attenti ai suoi insegnamenti e abbiamo cercato di metterli in pratica, ci ha mostrato il grande amore che il Padre ha per noi e il desiderio che, attraverso di Lui, possiamo goderne insieme.
Ci sono cose di cui non possiamo portare il peso, per questo ci ha lasciato lo Spirito Santo, facendosi da parte, perchè nella famiglia di Dio ognuno ha un compito per la realizzazione di un progetto condiviso, voluto, concordato.
Ed ecco entrare in scena alla grande, (tra poco sarà Pentecoste) lo Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.
Questo illustre sconosciuto per i più è Colui al quale è affidato il compito di guidarci alla verità tutta intera.
Ma ci interessa conoscere la verità su Gesù Cristo?
Non abbiamo letto abbastanza di Lui frequentando la Chiesa e nutrendoci della Sua Parola?
Sapere chi è Dio penso ci interessi. A riguardo molti filosofi e teologi hanno scritto fiumi di libri.
Pare che la verità sia stata sviscerata e spiegata minuziosamente a noi Cristiani.
Gli Ateniesi non vollero ascoltare oltre il discorso di Paolo, quando parlò di resurrezione.
" Su questo ti sentiremo un'altra volta"
Ci sono cose che non vogliamo capire, non siamo in grado di accettare e per questo le mettiamo da parte.
Gli Ateniesi fermarono Paolo alla parola resurrezione, ma noi dobbiamo andare avanti, perchè la resurrezione è un evento che ci coinvolge e ci apre al mistero di Cristo morto e risorto per noi.
Gesù è risorto per far risorgere anche noi, per darci una nuova vita, una nuova possibilità di godere dei frutti del regno.
Lo Spirito Santo sceso sulla Chiesa ha lo scopo di prendersi cura di noi e di farci diventare ciò per cui siamo stati creati.
Un cuor solo, un'anima sola innestati in Cristo, capaci di fare cose più grandi di Lui nella consapevolezza che tutto ciò che è del Padre è anche nostro.
La vita di Dio in noi è la linfa che ci rende immortali, che ci dona uno spirito di sapienza e di intelligenza, di amore e di timor di Dio.

Mio Dio quanto sei grande! Quanto grandi lebtue opere!
Fin dal seno materno mi hai chiamato a succhiare il tuo latte, a nutrirmi della tua bellezza, della tua forza, della tua grazia.
Io non sapevo di essere così importante per te e mi nascondevo e mi coprivo perchè volevo sfuggire al tuo sguardo inquisitore.
Sono vissuta nella paura che tu ti vendicassi di tante mie inadempienze e ho vissuto il panico di rimanere sola per tantissimi anni.
Ora ti ho trovato mio amore e mia consolazione, mia gioia, mio tutto.
Eri nella fame insaziabile che ha connotato la mia giovinezza, nel silenzio di tante giornate vissute nella dimenticanza, nell'assenza e nell'abbandono da parte delle persone più care, ti nascondevi, mio Signore, nel fango e nella confusione di scelte che pensavo mi dessero la felicità.
I fiori del mio giardino mi parlano di te, specie ora che la primavera ha colorato il nostro sguardo.
Ma ciò che più mi porta a lodarti e ringraziarti è che tu mi hai voluto parte del tuo corpo, dandomi un'identità nuova a servizio di un progetto che mi affascina e mi commuove, un progetto che supera ogni umana immaginazione.
La bellezza della nostra vita è prendere coscienza che solo innestati in Te, dimorando, rimanendo nel tuo amore, nel tuo abbraccio inchiodato alla croce il percorso diventa una straordinaria opportunità di gioia, di comunione di conoscenza della verità tutta intera.
Perché la tua croce è sostenuta dal Padre attraverso lo Spirito Santo che è l'amore che ci rende simili a Te, uniti a Te in tutto e per tutto capaci di fare le cose che hai fatto : amare a prescindere, amare senza misura.

martedì 14 novembre 2017

"Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio" (Sap 3,1)



"Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio" (Sap 3,1)

Bisognerebbe andare più spesso ai funerali, anche di quelli che non conosci, perchè la liturgia ti porta in alto, ti fa respirare l'aria degli angeli, il soffio dello Spirito.
Il cuore si apre alla speranza e almeno per un po' vivi ciò che credi, ciò che non sempre ti appare così scontato e chiaro.
...che le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, ma anche quelle degli ingiusti, aggiungo io, perchè Dio le affida a noi affinchè possiamo intercedere per abbreviare la loro attesa.
"Il tuo volto io cerco, non nascondermi il tuo volto" ripeteva il Salmo, ieri, durante il funerale di un mio caro congiunto.. e l' Eccomi usciva spontaneo e struggente dal cuore e dalle note dell'organo.
Un volto meno offuscato, benevolo, sorridente quello che attraverso le letture ci si mostrava.
Pensavo ai miei cari, a tutti quelli che mi hanno preceduto che lo vedono o aspettano da me un aiuto per accorciare le distanze.
Intorno a me volti tristi, il pianto dei più stretti congiunti mi lacerava, ma il mio cuore esultava perchè trovava la pace nella Parola che Dio, attraverso i suoi ministri, ci profondeva a piene mani: parole di compassione e di speranza, di certezza che il defunto è uno che ha assolto la sua funzione, che come il servo inutile del vangelo di oggi ha fatto quello che doveva fare per vivere pienamente la sua identità di figlio di Dio.
Mi è venuta in mente mia madre che nel sogno per la prima volta mi aveva sorriso e mi sono ricordata che le dovevo una rosa rossa.
Un desiderio mai realizzato perchè il percorso del perdono è stato lungo e difficile.
Ieri durante la messa ho sentito forte il desiderio di riconciliarmi con lei attraverso un segno di una rinnovata alleanza come quando ero piccola e lei si appoggiava a me, la più grande per affidarmi incarichi di fiducia.
Così sono andata al cimitero, superando tutte le barriere architettoniche fisiche e spirituali ( le più difficili da abbattere) e ho deposto la rosa sulla sua tomba,e ho pregato con lei , io per lei e lei per noi, che siamo rimasti in pochi a svolgere il nostro servizio.
Servi inutili, che brutta parola!
Eppure man mano che leggi ti accorgi di quanto grande sia l'amore di Dio.
Siamo inutili perchè il servizio, il servire non a Lui ma a noi giova per realizzare in pienezza il disegno del Padre, per diventare simili a Lui che doveva morire per eliminare definitivamente le conseguenze del peccato nella nostra carne e risorgere con un corpo nuovo perfetto e immacolato, eterno, indistruttibile e santo.
Se moriamo con Lui anche noi resusciteremo nell'ultimo giorno e sarà festa, un banchetto di grasse vivande e di cibi succulenti sarà imbandito sulle alture di Sion e tutti vi affluiranno e diranno: "Là sono nati, in te sono tutte le sorgenti"
Grazie Signore perchè oggi mi parli di vita, di vita piena, mi asciughi le lacrime e mi doni di condividere la gioia dei tuoi angeli e dei tuoi santi che ti vedono come tu sei, faccia a faccia.
Io ti immagino Signore, ma i contorni non sono definiti.
Gli occhi non servono quando il cuore è pieno di gratitudine, desiderio della patria beata, speranza, amore per ogni cosa che esce dalle tue mani, per ogni parola che esce dalla tua bocca.
Come raccontarlo? Come convincere?
Oggi prego perchè la mia fede rimanga salda e possa solo il mio sguardo far trasparire la luce che mi hai messo dentro.


venerdì 22 settembre 2017

LE DONNE


(Lc 8,1-3)

C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.
In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni. (Parola del Signore )
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Le donne che hanno sperimentato la resurrezione diventano annunciatrici di resurrezione.
Maria di Magdala, guarita dai sette demoni è la prima che incontra Gesù risorto.
Solo chi è stato guarito può annunciare la novità del regno.
Chi è stato rispettato come persona, vedova, peccatrice, povera, umile, vergine è tolta dall'emarginazione in cui una società maschilista l'aveva relegata e può seguire Gesù e servirlo come gli apostoli, in modo diverso, mettendo al servizio i propri beni.
Qui non si tratta a mio parere di beni solo materiali, ma di tutti i beni di cui la donna è custode.
Nella sequela la donna pian piano ritrova l'unità originaria nella differenziazione dei servizi, ma nella comune disposizione a costruire il regno come discepola tra discepoli.
L'unità originaria spezzata dal peccato, da Gesù viene ripristinata attraverso la riabilitazione di queste donne che vivevano ai margini della società.
Luca ci ha parlato della peccatrice che, stando dietro, lava i piedi a Gesù con le sue lacrime e con l'olio, asciugandoli poi con i suoi capelli.
Gesù riporta il mondo alla situazione originaria, dove uomo e donna insieme sono una cosa sola nella distinzione delle funzioni
Maschio e femmina li creò, c'e scritto.
Al seguito di Gesù ci sono maschi e femmine, ma ai piedi della madre troviamo il paradiso, come dice il Corano, perché la donna è stata creata da Dio per dare la vita in tutti i sensi.
Ogni uomo ha bisogno di una madre per nascere.
Ecco perché Gesù affida alla donna, la Maddalena, il compito di annunciare la sua resurrezione.
Ma già avevo affidato a Maria il compito di darlo alla luce, perché potesse poi diventare sua sposa per sempre e collaborare alla nostra redenzione.
Maria la prima dei salvati ci indica la strada per servire Gesù dando vita al mondo.

domenica 2 aprile 2017

Morte e resurrezione

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" Padre ti rendo grazie perchè mi hai ascoltato" (Gv 11,41)

Con la V domenica di Quaresima la liturgia ci fa fare un giro di boa, perchè il figlio dell'uomo sia innalzato e tutti ne contemplino la gloria. La resurrezione di Lazzaro fa emergere speranze anche per i più disperati, e questa è cosa buona. Ma ieri sera ascoltavamo alla televisione che, anche se la vita dell'uomo si è allungata a tal punto da prevedere come possibile traguardo i 160 anni, a breve scadenza, il giornalista mostrava perplessità sul fatto che il nostro corpo non è programmato per vivere tanto a lungo. E quindi... che vita sarebbe?

Non sfugge a nessuno che stiamo vivendo giorni quali ci sembrava di non dover vivere mai. Perfino ad attardarsi sulla rievocazione delle violenze si dà l'impressione di essere stancamente ripetitivi. La situazione internazionale, gli eccidi, gli spettacoli della fame ci sfilano davanti agli occhi, e si ha la tentazione di pensare a situazioni senza sbocco.
Lazzaro fu risuscitato quando già puzzava, essendo già passati tre giorni dal decesso. “Se eri qui non sarebbe morto” dicono le sorelle Marta e Maria a Gesù.
E Gesù non si muove subito per andare almeno a vederlo, per dargli l'ultimo saluto; ed era un amico di quelli speciali che gli aveva aperto le porte di casa, quella casa di Betania dove soleva rifugiarsi il Maestro, quando era stanco e aveva voglia di stare in famiglia a godersi l'intimità degli amici veri.
Non si muove Gesù, continua a fare quello che stava facendo.
Mi viene in mente quanto gli sia costato non precipitarsi al capezzale di Lazzaro, subito, lasciando tutto. Chi di noi non l'avrebbe fatto, senza ripensarci due volte?
Gesù sconvolge gli schemi e ci va a cose fatte, perchè i miracoli non sono magie, come si ostina a chiamarli Giovanni, ma segni visibili solo a chi ha recuperato la vista.
Così la fede delle due sorelle s'incontra con il mistero dell'amore di Dio, che si coniuga con l'umanità di Cristo in quel suo piangere commuoversi, aver compassione.
“Vedi come l'amava?” gli bisbigliano alle spalle.
Quella resurrezione temporanea, quell'atto di compassione gli sarebbe costato caro , ma per gli amici, si fa questo ed altro..
Perchè uno che fa risuscitare dai morti, sicuramente è da mandare a morte, per far cadere il velo sulla sua vera identità di sacrilego mistificatore e di imbonitore di poveri gonzi.
Eppure ci alletta l'idea di evitare la morte, e in attesa che gli scienziati ci trovino l'antidoto, la neghiamo, nascondendola o attribuendola alle cause più impensate.
Se capita di morire ad un povero vecchio è colpa del caldo o del freddo, se un giovane ricoverato in ospedale muore, sicuramente è una vittima della mala sanità.
Le morti violente, di cui parla la televisione, pur suscitando in noi ribrezzo e ribellione, ci esonerano dal pensare che è cosa che ci riguarda in tutti i sensi, primo fra tutti, quello di uscire dall'appartamento e incominciare a farci carico dei fatti degli altri, che non significa pettegolare.
C'è da chiedersi di che vita abbiamo bisogno e quale morte dobbiamo temere.

sabato 19 novembre 2016

Morte e vita



" Dio non è dei morti ma dei viventi"( Lc 20,38)

Sono qui, in questa casa immersa nel silenzio, seduta sulla mia solita sedia, la mia abituale dimora, testimone di gioie e dolori, mia seconda pelle, da qualche mese.
A me non piace stare ferma, nè stare seduta. Mi piaceva camminare, muovermi, cambiare posizione, curiosa di sperimentare il mondo, la vita da tutte le sue angolazioni.
Non mi ero mai posta il problema che potesse arrivare il giorno in cui non mi sarebbe più stato consentito spostarmi più di tanto.
Quando accadde che fui costretta a fermarmi la prima volta, 40 anni fa, non dubitai che sarebbe tornato il tempo in cui potevo decidere autonomamente cosa fare e dove andare.
I rimedi purtroppo mostrarono i loro limiti, man mano che procedevo nei viaggi della speranza in cui investivo tutti i miei sogni.
Per me la resurrezione allora era stare in piedi o anche seduta, purchè potessi liberamente decidere dove andare.
La vita è beffarda, si prende gioco di noi e ogni volta che pensavo di aver trovato un rimedio, un lasciapassare per tornare a stare con i vivi la mazzata ancora più grande, la delusione  di constatare che volere non è potere.
Così  mi sono costruita cucce sempre più piccole in cui ho portato tutto quello che mi poteva servire nei tempi diventati interminabili del dolore e della disabilità.
Non c'è dubbio che in questo percorso di ridimensionamento da quando il mondo ce l'avevo in mano, ho dovuto fare tante rinunce, molto sofferte e dolorose, ma necessarie.
Il Signore ha bussato alla mia porta per molto tempo, ma per convincermi che avevo bisogno di Lui ci sono voluti anni, molti anni, perchè la presunzione di farcela da sola era dura a morire.
Sedici anni fa  gli ho aperto la porta, senza pensare chi fosse, con chi avevo a che fare.
La solitudine mi spinse a quel gesto quando già vivevo con le chiavi attaccate alla porta in attesa che venisse qualcuno.
Non pensai che quell'ospite era speciale e mi avrebbe cambiato la vita.
Il silenzio da nemico è diventato amico, perchè mi permetteva di ascoltare la sua voce, appassionarmi alle sue soluzioni, ai suoi messaggi di vita.
 E da allora non posso più vivere senza di Lui, senza la Sua Parola che per paura di dimenticarla, mi porto dietro, racchiusa nella piccola Bibbia rossa che in occasione di una data importante mi sono fatta comprare da Gianni al posto dei costosi monili che in passato  era scontato mi regalasse.
Grazie a lei mi sento viva, con lei ho affrontato momenti molto difficili, riconsegne dolorosissime, grazie a lei sono ancora nella terra dei viventi, anche se mi sento smarrita.
Ci sono momenti di morte, che non vorremmo sperimentare, momenti in cui ti viene chiesto non solo la tunica, ma anche il mantello, momenti in cui senti che il Signore vuole che tutto, proprio tutto tu riconsegni nelle sue mani....e hai paura, tanta paura.
Non ci si abitua a morire purtroppo, nè la preghiera è una medicina a effetto istantaneo.
La fede è ......a rilascio prolungato, come è scritto sulla confezione della medicina che avrebbe dovuto abbattere tutti i miei dolori.
Ma così non è stato per i dolori.
La fede potrà, oggi mi chiedo, supportare quest'ennesima delusione?
Potrà traghettarmi nell'oltre senza che io senta lo smarrimento, il panico, la paura di lasciare il certo per l'incerto?
Oggi che il vangelo parla di resurrezione mi chiedo fino a che punto credo che il mio Dio è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe.
Mi chiedo se credo alla resurrezione dei morti o questo è un argomento che affronterò quando sarà ora.
Non posso vivere in questo dubbio, in questo tormento, ho bisogno oggi di sapere in cosa consista non tanto il risorgere, quanto il rimanere vivi.
Non voglio pensare che la vita si spezzi, che ci sia una divisione tra il prima e il dopo.
Questa idea mi fa impazzire.
Penso a Gesù, alla sua presenza costante nella mia vita, penso che la mia fede è basata su Cristo morto e risorto e che Dio non è dei morti ma dei vienti.
Mi basta?
Vorrei tanto trovare consolazione dalle parole della Scrittura, ripescare nel mio sacco gli "scintillanti" che me lo hanno reso presente, tangibile, in tanti momenti scuri della mia vita, vorrei vedere, gustare, ubriacarmi della bellezza di un trasalimento dell'anima, quando avverti che la Sua vita scorre nelle tue vene e nelle vene dell'universo.
Mi perdo in questo caldo e tenero abbraccio del Padre che mi ha generato e che non mi lascia sola....sento che c'è un velo che deve essere ancora alzato perchè possa godere per sempre della Sua presenza... il sangue ha ripreso a scorrere nelle vene, linfa di Cristo che arriva fino al più piccolo tralcio.
E la gioia esploderà, quando tutte le anfore saranno riempite del vino della gioia, nella contemplazione di un amore senza tramonto.

venerdì 22 luglio 2016

S. Maria Maddalena


Image for Le Beatitudini degli sposi
” Va’ dai miei fratelli” ( Gv 20,17)
Ci sono momenti Signore che tu mi chiedi l’impossibile, quando vorrei stare un po’ più a lungo con te dopo averti cercato con tutta l’anima mia e con il corpo ho percorso tutte le strade e ho chiesto a chiunque incontravo” Avete visto l’amore dell’anima mia?”
E stanotte è successo, proprio quando lo scoraggiamento si stava impossessando di me.
Mi è bastato leggere le parole del Cantico che la liturgia ci propone per ricordare il tuo incontro con la Maddalena, che come me non riusciva a vederti, a riconoscerti, mentre tu le parlavi.
Tu il custode del giardino!
Che bello pensare che quel giardino che tu ci hai regalato, dove tu ci hai messo non hai permesso che sfiorisse e s’inselvatichisse per la nostra incuria, disattenzione, incapacità di prendercene cura.
Tu Signore non hai permesso che il nostro poco amore distruggesse o vanificasse il tuo grande eterno, incommensurabile amore. Così questa notte ho ritrovato il giardino e ci sono entrata e ti ho visto e ti ho riconosciuto e la pace e la gioia è entrata nel mio cuore e hanno disteso i nervi i muscoli i tendini impazziti di questo corpo malato.
Ho pensato all’amore che ti ha legato alle donne del vangelo, Maria tua madre e tua sposa, la Maddalena, la donna che non aveva smesso di seguirti dopo essere stata da te guarita dai sette demoni.
Non faccio fatica a credere che la sua malattia fosse quella di non riuscire ad amare a coltivare la terra benedetta e santa della relazione con l’altro diverso da sè.
Le due Marie ti hanno seguito fin sotto la croce , insieme ad altre donne, perchè la vita cresce e si sviluppa nel loro seno.
Tu Signore questa notte mi hai ricordato attraverso queste donne che ci ami di amore eterno e che sei morto per noi.
Ho meditato sgranando il rosario su questo grande e ineffabile mistero del tuo amore, giardino che non appassisce mai, dove tutto il tumulto dell’anima si placa e i profumi e i colori e la pace della tua presenza placano le tempeste dell’anima e del corpo.
I dolori erano tanti, lo sai e non trovavo una posizione giusta per non urlare, un appoggio che non mi facesse sentire le pietre aguzze di un giaciglio non scelto che è diventata la mia condanna, mentre mi lacerano la carne e mi frantumano le ossa.
Sei venuto Signore e anche a me hai chiesto” perchè piangi?” .
Ho sentito la tua voce mentre mi sussurrava parole di amore, mi rinnovava le promesse, riapriva il cuore alla speranza.
Mentre sgranavo il rosario e mi perdevo nell’incontro che stavo vivendo, attraverso Maria rivivevo, anzi vivevo la gioia del ” kaire!”, che fu sua, e di ogni persona da te visitata, e poi quel sentirmi chiamata per nome, finalmente, come accadde a Maria di Magdala. “Antonietta!”
Mi sono addormentata nelle tue braccia, o forse mi hai solo chiuso gli occhi, come accadeva quando ero piccola e cercavo così di vincere le paure della notte attraverso quel contatto d’amore.
Quando te ne sei andato hai lasciato a Maria e ai tuoi santi e ai tuoi angeli di vegliare su di me e di accompagnarmi nella giornata che mi attende.
Non sono sola nel riprendere il cammino. C’è chi mi ricorda quello che mi hai detto, chi conosce la strada per ritrovarti sempre.
Confido in te Signore che mi hai visitata questa notte, confido in te perchè le tue medicine, i tuoi interventi non possono che portare bene.

lunedì 11 aprile 2016

Bravura

Image for Gesù e i bambini

" Stefano pieno di grazia e potenza faceva grandi prodigi e segni" (At 6, 8)
" Quante cose si possono fare con Gesù!" fu la frase che mi colpì del compito assegnato dalla maestra di religione al piccolo Marco che doveva parlare di te.
Parole che al momento non capii ma di cui sempre più faccio esperienza.
E' veramente la cosa più bella che mi potesse capitare, trovare te Signore che mi hai fatto uscire dall'inferno dell' "Arrangiati! " a cui mi aveva condannato la vita.
In queslla che poi è diventata un'arte sono diventata maestra tanto da poter dispensare consigli a tutti quelli che si trovavano in panne.
Ho vissuto la fatica di cercare soluzioni ai miei problemi fin da piccola, la fatica di sopravvivere in un mondo avaro di coccole, abbracci e sorrisi.
Ho acquisito strumenti i più disparati per aiutare me e chiunque si trovava in difficoltà sì da essere ricercata e amata per le soluzioni che dispensavo a chiunque ne avesse bisogno.
Mi sentivo brava e mi faceva esistere il pensiero che volere è potere e che , anche quando non riuscivo a centrare l'obbiettivo, il capolavoro era assicurato, perchè quello che trovavo era migliore di ciò che avevo perso.
Mi sentivo importante, sentivo di valere qualcosa per gli altri nella misura in cui rispondevo ai loro bisogni, desideri, necessità.
L'altro è diventato il mio idolo, l'altare su cui sacrificavo il mio tempo e le mie energie, perchè era l'amore che cercavo in tanta solitudine.
Riempivo il vuoto dei non amici con i miei successi, le scoperte, i ragionamenti che portavano ad alleggerire il fardello della vita degli altri.
Porto i segni sul corpo di questo lavoro incessante e sfiancante, le mie ossa, sono rotte, la mia carne dilaniata per lo sforzo di combattere con te, Signore mio Dio, per non dire grazie a nessuno che non fosse la mia intelligenza, la mia volontà, il mio desiderio di vincere.
Signore oggi sono qui davanti a te e il mio cuore è pieno di gratitudine a te che mi hai aperto gli occhi sul mio limite.
Ti sei servito della malattia e della morte di mio fratello per dimostrarmi che non a tutto c'è rimedio e che solo tu sei il Signore della vita.
Mi hai fatto sperimentare l'impotenza di fronte ad eventi imprevisti e imprevedibili, mi hai aperto strade che non conoscevo, mai battute che mi hanno fatto scoprire il colore dei fiori, sentire il loro profumo.
Dalla mia bocca da cui usciva solo rumore, come mi fu diagnosticato , ora esce la tua lode, il canto di gioia e di gratitudine a te che ti sei fatto mio compagno di viaggio, mio potente alleato, mio liberatore.
Grazie Signore di questo giogo che porto volentieri perchè è dolce e leggero e mi fa camminare sicura.

venerdì 8 aprile 2016

Testimoni




" Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo "(At 5,32)

Gesù è risorto e abbiamo per questo festeggiato la Pasqua. L'hanno fatto anche quelli che non credono, ma  hanno fatto festa, senza il festeggiato.
Capita spesso, quando siamo invitati ad una cena o ad un pranzo, di  ignorare le persone, intenti solo a godere di quello che gratuitamente ci viene offerto.
Gesù per farsi riconoscere non ha usato gli stessi strumenti, non ha seguito una modalità standard per tutti.
A Giovanni bastò vedere il sepolcro vuoto e i teli piegati per credere. " Vide e credette".
Alla   Maddalena servì sentirsi chiamata per nome, ai discepoli di Emmaus servì rileggere la storia con la luce di Cristo, lo sconosciuto personaggio che, dopo essersi fatto loro  compagno di viaggio, nel pane spezzato e condiviso si fece riconoscere.
Agli apostoli  che si erano affaticati invano dopo una notte di pesca infruttuosa si aprirono gli occhi dopo aver visto il miracolo dell'ascolto della Sua Parola.
E poi Tommaso, grande Tommaso, che volle vedere le piaghe di Cristo, metterci il dito.
Non siamo tutti uguali quindi e ad ognuno Dio riserva un modo speciale, diverso, unico per rivelarsi.
Il denominatore comune di quanti hanno incontrato Gesù è la percezione che ti manca qualcosa, che non sei soddisfatto di quello che ti accade, che vedi il tuo limite e cerchi qualcuno o qualcosa che lo possa colmare.
I testimoni quindi sono quelli a cui manca qualcosa e che con cuore sincero lo cercano non in se stessi ma in un Tu che li rianimi, li rialzi, gli si faccia compagno, amico sposo.
In ognuno c'è la nostalgia di infinito, di eterno, di incorruttibile, di uno e distinto, di comunione, di amore vero, totale, assoluto.
Quando la nostra autosufficienza ci abbandona, quando ci rendiamo conto che non bastiamo a noi stessi, quando la vita ci chiama a riconsegnare i beni che credevamo scontati è il momento favorevole per incontrare il Signore, toccare le sue piaghe e riconoscerlo.
E' il momento della resurrezione, la nostra, che è un evento non perduto nel tempo, una favola per poveri gonzi, ignoranti che si lasciano abbindolare facilmente.
A testimoniare che Gesù è risorto è la nostra resurrezione che avviene quando la croce diventa il nostro comune bagaglio, nostro e di Cristo.
Dio nessuno l'ha mai visto, ma lo spirito di Dio effuso sulla chiesa ci permette di vederlo con gli occhi del Figlio, di ascoltarlo con le orecchie el Figlio, di servirlo con il corpo del Figlio.
Grande è questo mistero, ma se noi moriamo con Lui, con Lui risorgeremo.
E' questa la nostra speranza, è questa la nostra certezza, è questa la fede che ogni giornoci fa rialzare e affrontare la vita con la forza prorompente di un Dio che ha tanto amato il mondo da metterci il Suo corpo tra le mani.

lunedì 28 marzo 2016

Incontri






Meditazioni sulla liturgia di

 LUNEDÌ dell'ANGELO
Letture: At 2,14.22-32; Salmo 15; Mt 28,8-15

"Gli abbracciarono i piedi e lo adorarono"(Mt 28,9)

Gesù finalmente si fa trovare, da chi lo cerca con cuore sincero. 

.Non bisogna perdersi d'animo, ma avere fede, perchè non a tutti è dato di vederlo subito e riconoscerlo e credere che è risorto veramente.

Bisogna raggiungerlo in Galilea dove la sua parola è risuonata per più tempo, dove le tracce del suo passaggio sono ancora scolpite nel cuore e nella mente, dove anche i sassi parlano di Lui.

Ma il tempo nessuno lo conosce, il tempo necessario perchè la fede si rinsaldi, la speranza diventi certezza di vita piena eterna incorruttibile.

Quaranta giorni Gesù camminò con la gente della sua terra, quaranta giorni dura il tempo di Pasqua, 40 anni il tempo dell'attraversamento del deserto alla volta della terra promessa.

Quaranta è un numero simbolico per indicare un tempo intermedio, non concluso, ma un tempo necessario per imparare che non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Gesù continua a parlare oggi a noi che abbiamo fame e sete di giustizia, di senso, di verità, di amore, come quelli che vissero 2000 anni fa, come quelli che ci seguiranno alla ricerca della terra promessa.

Un miraggio a pensarci se uno legge le vicende della storia del popolo eletto e poi la nostra di Cristiani che hanno creduto a chi ci ha raccontato tutto di lui, i testimoni del vangelo.

Un miraggio, perchè gli Ebrei con le unghie e con i denti si contendono quello che ritengono sia loro esclusiva proprietà, attaccati da ogni parte, difesi da muri e da bombe intelligenti.

E noi che apparteniamo all'Occidente evoluto forse oggi che è pasquetta possiamo commuoverci davanti a un prato fiorito, durante la gita istituzionale di pasquetta, ma nessuno ha ancora imparato la difficile arte del contadino. 

Ma dov'è questa terra? 

Viviamo chiusi nei nostri appartamenti e lasciamo che gli ultimi, i poveri, gli extracomunitari coltivino per noi ciò che noi facilmente possiamo trovare al supermercato per imbandire la nostra tavola.

Gesù è la nostra terra, la terra da coltivare, concimare, , il suo corpo di carne che è ancora piagato, sofferente, bisognoso d'amore. 

Quando Tommaso mise le mani nei fori delle mani e dei piedi non erano piaghe finte. 

Questo non dobbiamo mai dimenticarlo.

Il corpo di Cristo è vivo e per questo prova dolore, il suo corpo è il nostro corpo, il corpo che con il Battesimo ci ha innestato a Lui.

Quanti Gesù ci vengono incontro ogni giorno senza allontanarci tanto da casa, quanti Gesù aspettano che noi li cerchiamo e li abbracciamo e ci prendiamo cura di loro.

Gesù ci aspetta ad ogni angolo della nostra storia, ci aspetta ma con connotati diversi. 

Per questo chi va in giro con l'immagine che se ne è fatta è difficile che lo trovi.

Se penso che io l'ho incontrato mentre in una chiesa cercavo una sedia che mi ha permesso di ascoltare senza troppi problemi statici la Sua Parola!

Dicevo della terra che Gesù ci ha consegnato da irrigare con il sangue e l'acqua del suo costato. Una terra dove l'amore fa vedere il colore dei fiori e sentire il loro profumo.

Una terra che si trasforma in un giardino, la meraviglia dell'inizio, dove tutto ti è dato se tutto ti dai. 

Grazie Gesù che non ti fai trovare spingendo un bottone, pagando un tichet, usando la preghiera o le opere buone come merce di scambio. 

Grazie perchè ti doni gratuitamente a tutti quelli che ti cercano con cuore sincero e solo da te aspettano istruzioni per imparare l'arte difficile del contadino, vale a dire per imparare ad amare.

Chissà se oggi ti incontrerò' so che tu mi verrai incontro e che mi risparmierai la fatica di spostarmi visto come sono messa. 

Ti voglio abbracciare i piedi, ti voglio adorare come le donne che il Vangelo oggi ricorda.