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venerdì 27 dicembre 2019

Il Verbo





Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi."(Gv 1,14)

SFOGLIANDO IL DIARIO...
Certo che se non avessi insegnato lettere per tanti anni, se non avessi corretto tanti temi e sottolineato tanti periodi sospesi per mancanza del verbo, non so quanto avrei capito di questa pagina fondamentale del vangelo.
Ci ho riflettuto quando Giovanni, mentre faceva i compiti di grammatica, mi ha chiesto cos'era un verbo.
Gli ho risposto che è la parola più importante, quella che dà senso al discorso, quella che permette agli uomini di comunicare.
E poichè doveva leggere e riassumere una storia, gli ho cancellato tutti i verbi per dimostrargli che non ci si capiva più niente.
Visto che si sta preparando per la Prima Comunione , ne ho approfittato per parlargli di Gesù, il Verbo di Dio, e di quanto sia importante la sua venuta per dare senso ai nostri discorsi e alla nostra vita.

martedì 12 maggio 2015

Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.




Così Emanuele immagina lo spirito Santo:  un cuore con tanti cuori.


VANGELO (Gv 16,5-11)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.
E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».


Capita a tutti di accorgersi che chi ci ha lasciato ha detto o fatto cose belle, buone di cui non ci siamo accorti quando era in vita.
Gesù doveva morire perchè capissimo fino a che punto Dio ci ama.
A me è successo e continua a succedere che tante parole dette da mio padre mi tornino in mente ora, che lui è morto ,in momenti difficili, cruciali, ma anche sbocchi gioiosi della mia vita che volge al tramonto, parole che me lo rendono vivo e presente, perchè ne testimoniano l'amore, la cura, il sacrificio per noi figli, per me in particolare che mi sentivo un po' messa da parte, per via del fatto che ero la più grande in famiglia.
Ne provo nostalgia, ogni volta che mi succede, ma poi me lo sento venire accanto, mentre insieme diciamo un'Ave Maria, come gli ultimi tempi, prima che andasse a raggiungerla in cielo.
Questi sono gli unici anelli che porto al dito: la fede che mi regalò nonna per il mio matrimonio, il rosario che mi regalò Gianni dopo la conversione, la fede che papà regalò a mamma nell'anniversario dei loro 60 anni di matrimonio.
Acquistano valore con il tempo di Dio.

domenica 8 marzo 2015

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere




VANGELO (Gv 2,13-25)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Un tempio, una Chiesa noi ce la immaginiamo sempre fatta di mattoni, un luogo dove riunirsi per dare a Dio quello che è di Dio e prendere da lui quello che ci manca.
Viene da chiedersi se il valore della Chiesa dipenda dalla bellezza dei mosaici e delle opere d'arte, dalla grandezza o dalla fama acquisita tra gli uomini, se possiamo essere certi che non ci venga tolta.
Lo Spirito, l'amore non si compra, ma si riceve gratuitamente chiedendo pietà e misericordia per i nostri peccati.
L'indegnità è caratteristica di chi va in chiesa, ma non ne siamo mai abbastanza consapevoli. Perciò ogni celebrazione eucaristica comincia con il Confiteor.
"Quante cose possiamo fare con Gesù!" mi ripeto ogni volta che mi sento persa e inadeguata, ricordando le parole di un altro bambino che al catechismo solo questo aveva capito.
Sembrerebbe risposta non pertinente ma a me piace ricordarla perchè mi ridimensiona quando penso che la salvezza del mondo dipenda da me, dall'osservanza della legge .
Senza di Lui non possiamo fare niente, questo è un punto fermo, con Lui tutto è possibile, anche trasformare le nostre chiese in luoghi d'incontro, di riconciliazione, di pace.
Nella realtà, essendo sempre più pochi, tanto stiamo larghi, per darci il segno della pace si fanno dei veri e propri pellegrinaggi, creando scompiglio in tutta la celebrazione.
Per questo i vescovi hanno detto che il segno della pace deve essere circoscritto a chi ci è vicino.
Il mio pensiero va alle distanze che devo superare per riconciliarmi con i non presenti con i quali ho i conti in sospeso.
E' allora che cominciano i pellegrinaggi che contano, quelli che ti salvano l'anima.
E' bello che oggi la Chiesa ci parli di tempio, luogo dove due o più si riuniscono nel nome del Signore , ma anche della casa di carne in cui ogni nostra casa può affondare le fondamenta.
Penso a quanta responsabilità abbiamo a far sì che la Chiesa diventi la sposa di Cristo, carne della sua carne, ossa delle sue ossa.
Che la gratitudine per tutto ciò che riceviamo da Lui, attraverso la chiesa non ci faccia inorgoglire e non ci induca nella tentazione di farne commercio.
Signore perdonaci quando ci dimentichiamo che ognuno di noi è tempio dello Spirito e fa' che mai lo trasformiamo in una spelonca di ladri.
Aiutaci a credere che siamo stati creati per accoglierti nella nostra vita personale, nel nostro corpo di carne, nelle relazioni che fanno della nostra casa una piccola chiesa domestica.
Aiutaci a colmare le distanze affidando a te il compito di saldare, colmare i vuoti che ci separano. Fa' Signore che le nostre piccole chiese diventino il tempio luminoso dell'amore condiviso.

venerdì 11 aprile 2014

In quel tempo, i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù.


VANGELO (Giovanni 10,31-42)
In quel tempo, i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù. Egli disse loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?”.
Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre”.
Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: “Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero”. E in quel luogo molti credettero in lui.

Quanti di noi hanno fatto l'esperienza di non essere creduti, di essere lapidati con le parole, con il disprezzo, senza potersi difendere!
Quante volte siamo etichettati con nomi che non ci appartengono, identità che ci offendono, condanne irreversibili alla verità che portiamo stampata nel cuore!
Quanto più mi addentro nel mistero del dolore, nell'incomprensibilità di ciò che ci accade, quanto più cerco una strada da percorrere per essere esonerata da condanne gratuite, da medicine che annebbiano la coscienza, indebolendo la volontà, tanto più mi accorgo che i nemici affilano le armi, studiano nuove strategie per potermi colpire a morte.
Se la mia vita dipendesse da medici e da medicine, sarei morta da un pezzo, ma la vita dipende da Dio e nessuno può togliermi un capello che Dio non voglia.
E' scritto che siamo dei, e la Scrittura non può essere annullata. L'ha detto Gesù.
Di cosa devo avere paura?
Continueranno ad affilare coltelli, a cercare pietre più grandi per potermi ammazzare.
Ma il mio aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra.
Gesù lo volevano uccidere perchè affermava di essere figlio di Dio.
Non sono anche io sua figlia per i meriti di Cristo?
Quali sono i nemici di Dio?
Forse i dolori, le malattie,i fallimenti, i lutti e via dicendo? O forse questi sono usati da Satana e dal suo esercito di malfattori per dimostrare il contrario?
Le stesse cose invece, consegnate a Dio, diventano armi della luce, strumenti per debellare il nemico, per issare sul loro capo il vessillo della Sua gloria.

mercoledì 15 maggio 2013

Non sono solo







"...ma io non sono solo, perché il Padre è con me"(Gv 16,31)

Che bella parola Gesù ci suggerisce di dire, ogni volta che ci sentiamo abbandonati, umiliati, traditi, non riconosciuti per quello che ci siamo sforzati di fare!
Non siamo soli , ce lo dice Gesù, che con il suo sacrificio ci ha riscattati e immessi nella corrente d'amore che lega il Padre al Figlio e il Figlio al Padre.
Ogni battezzato può dire nei momenti più bui della sua vita, nell'ora in cui gli sembra di essersi affaticato invano: "Non sono solo, perchè il Padre è con me". 



Sfogliando il diario

21 aprile 2009

Ripenso a Giovanni ieri, quando, dopo due settimane, è tornato a stare con me.

Si è messo nel lettone portandosi una lavagnetta su cui era scritto: "Io non sono solo".

Eravamo in due nel letto e questo mi ha spinto a chiedergli cosa lo aveva fatto decidere a scrivere così.

"Perché ci sei tu che mi vuoi bene".

Ma poi ha aggiunto "Io non sono solo quando sono vicino alla luce, quando sono vicino a Dio".

domenica 28 aprile 2013

Da questo vi riconosceranno...




VANGELO (Gv 13,31-35)

Quando Giuda fu uscito , Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
 
Beata te che hai un marito che ti segue!
Me lo sento ripetere spesso come se il vangelo riguardasse solo coppie di coniugi credenti che vanno in chiesa insieme.
Annunciare il Vangelo della famiglia è annunciare la buona novella dell’amore, della Parola che salva, in famiglie e in gruppi dove si fa fatica a mettere in comune le esperienze, la vita.
Il Vangelo della famiglia va annunciato ad ogni battezzato, perché impari come una famiglia terrena diventi strumento per vivere il Battesimo che ci fa figli di un unico Padre e ci prepari alle nozze escatologiche con lo Sposo come leggiamo nell’Apocalisse.

La frammentazione dell’uomo, della famiglia, del gruppo, dei gruppi, della Chiesa, del mondo avviene quando pensiamo che non possiamo condividere tutto e che il Vangelo parla lingue diverse a seconda dell’ora del giorno e delle persone.
Per fortuna Gesù è venuto ad annunciare l’inizio di una nuova creazione, trasformando la Babele degli uomini nella dimora stabile della Trinità di Dio, del Dio Famiglia come crediamo, senza timore di sbagliare.

Sabato mattina, siamo arrivati con un po’ di ritardo alla messa. Faceva freddo. Ci siamo messi, per non disturbare, all’ultimo banco e quel che abbiamo visto, cambiando la posizione abituale, ci ha fatto capire come non dobbiamo comportarci, come anche le migliori intenzioni naufraghino di fronte al desiderio di starsene da soli, di non dividere con l’altro nemmeno il calore, figuriamoci il resto.
Le persone, i fedeli erano ugualmente distribuiti con arte uno a destra, uno a sinistra dei banchi, equidistanti l’uno dall’altro tanto che sembrava si fossero messi d’accordo per non toccarsi, per non inquinarsi, per non essere disturbati dall’odore o dall’ombra del vicino.
Facevano eccezione due suore, due amiche, almeno così ci è sembrato e noi che siamo soliti stare vicini.
Eppure stavamo assistendo alla messa che è un rito di comunione, perché tutti eravamo stati chiamati alla mensa della Parola e del Pane e dove s’è visto mai, che quando uno è invitato ad una festa, si siede da solo a mangiare?
Mi hanno colpito le parole dell’elevazione tante volte sentite, ma forse mai ascoltate. “ Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo. Fate questo in memoria di me”
Cosa io potevo fare, in memoria di Lui? mi sono chiesta.
Era la prima volta che ci pensavo, perché fino a quel momento l’Eucarestia, mi sembrava un fatto di preti che ci concedevano poi di cibarci del corpo e del sangue di Cristo.
Sabato invece il mio pensiero è andato a ciò che Gesù voleva dire a me a tutti quelli che con me erano presenti in quella chiesa, invitandoci a spezzarci e a donarci , ad indossare il grembiule per lavarci i piedi l’un l’altro.
E come potevamo farlo se eravamo così distanti?
Mi sono venute in mente tutte le persone che conoscevo, e quelle che non conoscevo, vicini e lontani, tutti chiamati a spezzarsi e a servire i fratelli, tutti chiamati a far comunione mettendo in circolo la grazia da Dio gratuitamente ricevuta per tenere attaccato, ben connesso il corpo di Cristo: la Chiesa.

Le parole dell'Apocalisse che oggi la liturgia ci propone, rivelano una realtà già donata, ma da attualizzare ogni giorno, facendoci prossimi ai nostri fratelli, anche se i banchi sono un po' stretti e distanti.

(Ap 21,1-5)

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.
E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

venerdì 14 settembre 2012

Morte e vita


Giovanni 3,13-17
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».


Sotto la croce c'era Maria, la madre. Ma c'era anche Giovanni, il discepolo che Gesù amava. 
Sotto la croce una coppia: quella che avrebbe dovuto rendere visibile Dio al mondo. 
La chiesa delle origini, rigenerata, ricreata da Cristo.

"Beati gli afflitti perchè saranno consolati".
Così cominciò il nostro cammino di coppia l'indomani del nostro matrimonio. 
Ma allora non leggevamo le Scritture.

La gioia, la sofferenza, la beatitudine, tutte racchiuse nell'unico grande mistero dell'amore di Dio, che la liturgia di oggi ci chiama a contemplare





domenica 26 agosto 2012

Signore, da chi andremo?


VANGELO (Gv 6,56-69)
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

“Forse anche voi volete andarvene?”.
Da chi andare Signore, dopo aver ascoltato la tua parola, sentito il tuo sguardo posarsi sulle nostre ferite e pian piano l'olio della tua tenerezza scendere sulla sofferenza della carne che tarda a guarire?

Dove rifugiarci se non nel tuo abbraccio inchiodato alla croce.. dove Signore? 

Quante volte, Signore, il tuo linguaggio mi sembra duro, inaccettabile, lontano dalla mio concetto di bene, di gistizia, di verità!

Ma quando tutto questo mi porta a prescindere dal tuo sguardo, a tradirti, rinnegarti, cercare altre strade di salvezza, tu mi aspetti e mi parli e mi rialzi, perchè possa sperimentare ancora la tua compassione, il potere sconfinato del tuo amore.

Oggi e sempre ti voglio ringraziare, Signore, perchè a capo della tua chiesa non hai messo Giovanni un mistico, un modello irragiungibile, che sotto la croce rimase insieme a tua madre senza paura.

Hai messo Pietro, un uomo come noi, che attraverso i dubbi, le paure, le cadute, non ha mai smesso di cercare il tuo sguardo, di meditare le tue parole.

lunedì 16 aprile 2012

Bisogna rinascere dall'alto


VANGELO (Gv 3,1-8)
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».


Bisogna veramente rinascere dall’alto, per ricominciare tutto da capo e ogni giorno riscrivere la nostra storia alla luce di Cristo..
Attraverso Giovanni, Gianni e io abbiamo imparato a guardare le nostre debolezze e le nostre difficoltà con gli occhi di Dio.
E’ lui il piccolo grande maestro di cui si serve per insegnarci come si fa.
Da quando è nato, ci perdiamo ad osservare le sue manine tese verso di noi per buttarsi nelle nostre braccia.
Ringraziamo Dio perché non ha paura, visto come sono messa con la schiena, io, che me ne devo occupare la maggior parte del tempo.
Quante volte il suo pianto lo abbiamo prevenuto, vigilando che non gli mancasse nulla, quante non abbiamo potuto fare a meno di farlo soffrire per una medicina un po’ amara che lui non voleva saperne di prendere!
E che dire di quando tenta di alzarsi e di mettersi in piedi e non ci riesce e cade, suscitando in noi ilarità a tenerezza ad un tempo?
E i balbettii incomprensibili, le parole storpiate, il suo pianto, il suo riso, il suo essere bisognoso di tutto che ce lo fanno amare di più, se fosse possibile!
Perciò vogliamo stamparcele in mente e nel cuore le immagini di questo tempo di grazia che Dio ci concede, perché non vogliamo dimenticare ciò che attraverso Giovanni ci vuole dire.
Man mano la sua mano tesa diventa la nostra, nostre le sue piccole e deboli braccia e insieme ci ritroviamo a ringraziare il Signore per questo dono stupendo che ogni giorno di più mostra le sue meraviglie.
Tornare bambini è fidarsi di chi ci vuole bene, è non preoccuparci di cosa mangeremo e di che ci vestiremo, tornare bambini è non proferire parola, perché l’amore non ne ha bisogno.
Gesù, LA PAROLA; IL VERBO DI DIO, non è forse venuto per offuscare e rendere vane tutte le altre?


Da Famiglia oggi: Riflessioni di coppia
 (Rubrica radiofonica a cura di Gianni e Antonietta)
22 novembre 2004

martedì 27 dicembre 2011

Raccolta di stelle

In questo Natale ho fatto la cercatrice di stelle, la pescatrice di “ scintillanti”

E' quando non hai niente che ti si apre il cuore, il terzo occhio, come lo ha chiamato Giovanni, il mio nipotino, ieri sera, mentre cercavo di spiegargli la differenza tra felici e infelici, contenti e scontenti.

Il terzo occhio l'ho aperto eccome all'incursione dello Spirito, che non si fa attendere, quando ti lasci portare da Lui, lì dove non vorresti, lì dove non ti sei mai avventurato di entrare.

Ques'anno non ho apparecchiato io la tavola, non ho preparato succulente pietanze per i pochi rimasti all'appello, perchè mi sono ammalata, di più, come se non bastasse.

E' dura consegnare lo scettro, accettare che altri facciano quello che per tutta la vita hai fatto tu in modo, a parer tuo, magistrale.

"In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi (Giov 21,18)".

Così sono andata, siamo andati, in verità, io e mio marito a casa di nostro figlio, che ci abita di fronte, ad aspettare il Natale.

Era la prima volta che succedeva, da quando si è sposato.

Abbiamo così potuto vedere ciò che non avevamo mai visto.

Per me che non amo gli addobbi eccessivi, che passo la vita a spegnere le luci, perchè mi sembra uno spreco, che cerco in tutte le cose la misura, l'ordine, l'armonia, è stata una valanga, un vento impetuoso che mi ha rapito, quando abbiamo bussato al campanello della porta accanto.

Giovanni ed Emanuele ci hanno accolto con i cappellini a luci intermittenti, Monia, la mamma, la padrona di casa, con il frontino su cui erano montate le corna rosse di una renna.

E poi il presepe...piccolo, in un angolo riparato, tra le poltrone, faceva da sfondo ad uno schermo digitale su cui comparivano immagini della natività e foto di tutti i Natali vissuti in quella famiglia, da quando sono nati i bambini.

E le calze appese, gli angioletti con i campanelli e i babbi natale che cercano di scalare le porte e il balcone e tanto altro ancora.

L'albero l'ho notato per ultimo, fatto con i pon pon che con pazienza i bimbi insieme alla mamma avevano confezionato nel tempo dell'Avvento, a cui i disegni e le letterine attaccati con le mollette aumentavano la sensazione di un caldo e piacevole tepore.


Tutto usciva dai miei schemi, tutto era nuovo per me.

Ma lo “scintillante” è stata la Bibbia, poggiata sul baule, aperta sul passo del vangelo di Luca (Lc 2,10-11), quello che si legge nella messa della notte di Natale, quando è nato Gesù.


E'lì che ho trovato la grotta e adorato il Bambinello.

Ho ripensato ai natali della mia vita, a quelli che fino al giorno prima avevo rimpianto e ho ringraziato il Signore che non smette di farmi regali.





domenica 25 dicembre 2011

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

  
(Gv 1,1-5.9-14)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.



Buon Natale


domenica 29 maggio 2011

Non vi lascerò orfani


 (Gv 14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».


" Non vi lascerò orfani"
Che bella parola quella chei ci presenta la liturgia odierna!
Gesù ci rassicura, dicendoci che non ci lascerà orfani, che ci manderà un altro consolatore.
Se è vero quello che dice, e chi l'ha incontrato non ha dubbi, i fortunati siamo noi che possiamo godere della sua presenza sempre, non dovendo arrampicarci sugli alberi, precederlo sull'altra riva, affrontare la fatica di tre giorni di viaggio per mangiare dopo averlo ascoltato.
Gesù ci promette un servizio 24 ore su 24, perchè in qualsiasi momento lo possiamo chiamare, invocare, pregare.
Ma ciò che è più importante essere nutriti del pane e della parola.
Grazie Gesù per questo incommensurabile dono che ci hai lasciato, dono per tutta la vita e oltre, grazie perchè abbiamo bisogno di chi ci consoli nel dolore, nei fallimenti, nella fine di quanto abbiamo di più caro.
Scendi con potenza, Signore, su tutti gli uomini, fà che ognuno percepisca quanto sia importante fidarsi di te, quanto sia dolce lasciarsi amare da te.