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mercoledì 3 febbraio 2021

" Il Signore corregge colui che ama" ( Mc 5,34 )




 " Il Signore corregge colui che ama" ( Mc 5,34 )

"Rinfrancate le mani cadenti, e le ginocchia infiacchite" scrive Paolo nella lettera agli Ebrei, perchè ieri come oggi è facile scoraggiarsi, non capire perchè tante cose ci succedono che ci lasciano sconcertati.
"Non avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato."
Il peccato a cui allude Paolo non è solo quello personale, ma quello le cui conseguenze ricadono su tutti i membri della comunità, pur non essendo tutti peccatori allo stesso modo o non essendolo per niente.
Guardiamo cosa è successo a Gesù, il figlio di Dio durante tutta la sua vita.
Pur essendo senza colpa, si caricò sulle spalle i nostri peccati per liberarci dalla schiavitù del peccato che porta alla morte.
E che dire di Maria, anch'ella concepita senza peccato a cui non una ma sette spade trafissero l'anima, con tutto quello che dovette soffrire come madre di Gesù e come madre nostra, come donna e come sposa di Cristo, come figlia di Dio e sorella in Gesù?
Le vicende della vita di Gesù ce lo presentano, da un lato osannato e cercato per quello che diceva e faceva, per la speranza che aveva riacceso negli animi in attesa di un liberatore, dall'altro rifiutato, perseguitato e messo a morte per paura di perdere i propri privilegi.
Gesù viene rifiutato prima di tutto dai suoi, le persone che lo conoscevano da quando era andato con la sua famiglia ad abitare a Nazaret.
Il carpentiere figlio di... fratello di...come faceva a dire e a fare cose così diverse da quelle che ci si sarebbe aspettati da uno cresciuto in quel luogo con quella famiglia e quella cultura?
E si scandalizzavano di lui.
Lo scandalo è la pietra d'inciampo e, fuor di metafora, significa che ogni novità, ogni cosa che si presenta diversa da quella che ci aspettiamo, ci disorienta e ci irrigidiamo , alziamo i paletti per paura di perdere la nostra posizione.
Cambiare posizione non è facile, specie se ci stai da molto tempo e ci stai comodo.
Gesù scomoda tutti, non c'è dubbio, fino a quando non ci mettiamo sulla traiettoria giusta per raggiungere l'obbiettivo.
Così Gesù limitò i miracoli a Nazaret solo a pochi che lo accolsero senza pregiudizio.
Il rifiuto della novità di Gesù portò i suoi compaesani ad essere privati della grazia.
Se noi non riusciamo a spostarci, Dio ci ha dato l'esempio per primo, scendendo dal cielo su questa terra, incarnandosi e diventando un uomo come noi.
Come potè sentirsi Maria, la madre, quando il figlio si allontanò da casa?
Il rifiuto dei compaesani e dei famigliari fu la prima spada che le trafisse l'anima.
Ma quanto ancora doveva soffrire la madre che, come noi sperimentiamo nella nostra esperienza umana, è quella che si carica sopra le spalle tutti i dolori del figlio.
Non c'è dubbio quindi che la sofferenza non sia riservata solo a chi pecca, che la lotta sia solo per il peccato commesso personalmente.
Tutti prima o poi sperimentiamo che per essere felici dobbiamo diventare fecondi, capaci di dare vita, di uscire dalla nostra terra e andare incontro a Gesù.
Il passo del Vangelo di oggi mi conferma ciò che vivo nel quotidiano.
Nessuno è profeta in patria.
Lo sperimentiamo ogni giorno il fatto che a casa tua, nella tua parrocchia, nel tuo movimento nessuno ti sta a sentire, mentre gli sconosciuti pendono dalle tue labbra, se così si può dire.
Per tanto tempo questo è stato il mio cruccio, ma ora cerco di affidarmi al Signore e ogni mattina gli dico: "Parla, il tuo servo ti ascolta. Cosa posso fare per te?"
Mi sono liberata da tanti pensieri da quando cerco non in me ma in Lui la luce che illumina il cammino.
Maria è la mia consigliera, il mio esempio costante nelle cui mani depongo la mia preghiera.
La mia patria è la sua casa, dove ho nostalgia di tornare.

martedì 28 gennaio 2020

I suoi



SFOGLIANDO IL DIARIO...

28 gennaio 2014
Martedì della III settimana del Tempo Ordinario 
ore 6:07

"Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?".

 Lo chiedi a noi Gesù, ma tu lo sai chi sono i tuoi.
Lo dici subito peraltro in questo passo del Vangelo che mi destabilizza ogni volta che lo leggo.
Quando i tuoi non ti hanno accolto mi è stato più facile entrare nella logica del tuo discorso, perché anche noi sperimentiamo il rifiuto delle persone che appartengono alla nostra comunità, all'ambiente di lavoro, di svago, all'ambiente ecclesiale.
Quando questo accade, ci rifugiamo negli affetti più intimi, nei legami parentali, cercando la nostra comune radice nel sangue che ci lega, cercando di basare, rendere inattaccabile la nostra identità, la nostra sicurezza nell'essere figlio, padre, fratello, cugino sposo o sposa di….
Ma poi prendiamo delle trenate proprio lì dove mai ci aspetteremmo e pugnalate che vengono dai parenti, i baci di Giuda, le invidie, gli abbandoni che sono quelli che ci fanno più male.…
È sempre più difficile trovare contesti in cui ci sentiamo sicuri dai tradimenti, dalle offese, dal silenzio, dal menefreghismo, dall'egoismo.
Così finiamo per isolarci dal mondo perché non troviamo persone simili a noi, persone che ci corrispondono.
Eppure tu hai detto: "Non è bene che l'uomo sia solo, voglio fargli uno che gli corrisponda (che gli risponda e risponda di lui)". 
Nel testo biblico si fa riferimento alla coppia maschio e femmina, la famiglia originaria, ma penso che nel tuo progetto ci fosse la persona, un essere di relazione tra  un io e un  tu chiamati  ad essere una cosa sola, a collaborare per dare vita al mondo.
Il tuo progetto è finalizzato a mostrare la perfezione dell'amore, la tua perfezione, che può anche prevedere il vivere la propria chiamata nella relazione con molti, con tutti i diversi da noi.
Del resto Signore tu non ti sei sposato, ma hai   mostrato  la stessa perfezione dell'amore e hai realizzato nella tua persona, nella tua vita ciò per cui siamo stati creati.
"Non è bene che l'uomo sia solo, gli voglio fare uno che gli corrisponda".
Così ti sei incarnato e ci  hai mostrato cosa significa rispondere, corrispondere, rispondere di qualcuno.
Tu Signore ti sei fatto carico di tutta l'umanità, a tutti hai  dato la possibilità di relazionarsi con uno che rispondesse ai  requisiti che rendevano possibile la permanenza nel paradiso terrestre di noi uomini che, per natura, siamo incapaci da soli di rimanerci, di farci carico dei pesi degli altri, di rispondere, corrispondere, di vivere le relazioni come hai fatto tu, di amare fino a morire per l'altro chiunque esso sia, fratello, sorella, madre, sposo ma anche soprattutto nemico dentro e fuori il nostro ambiente ecclesiale, lavorativo, culturale.
Tu ci hai dato tutto ciò che manca alla nostra perfezione e in te solo siamo in grado di ricostruire l'unità originaria che ci lega ad ogni uomo, in te Signore ritroviamo e rinsaldiamo i legami corrosi dall'invidia, dall'egoismo, dalla distrazione, dall'incomprensione, dall'ignoranza, dall'odio... tutti peccati che minano e distruggono la comunione.
Tu solo Signore ci rendi capaci di essere quello che noi, per quel quanti sforzi facciamo, non siamo capaci di realizzare.
Tu solo.
Io Signore non voglio stare fuori, anzi  voglio avvicinarmi di più , stare il più vicina possibile a te, voglio guardarti negli occhi, starti di fronte perché altrimenti non capisco quello che dici.
Le madri, quando i figli piangono, capiscono se hanno fame, freddo sono sporchi, anche se non sanno parlare.
L'amore non ha bisogno di amplificatori, surrogati dell'udito per capire di cosa necessita il nostro fratello più sfortunato.
L'amore è qualcosa che supera i limiti dello spazio e del tempo, ma noi Signore, io in particolare, siamo ancora molto lontani da questa perfezione che cerco da te.
Quanto vorrei non sentirmi in esilio, in terra straniera, quanto vorrei trovare un luogo in cui con i tuoi discepoli possiamo vivere la gioia di ascoltarti, di renderti grazie, di fare sacrifici di comunione.
Sarebbe bello sentirsi sempre a casa, non avere paura come ieri mattina mi è successo, quando mi girava la testa e avevo le vertigini nel palazzo disabitato.
Quanto sarebbe bello Signore che automaticamente potessimo vedere ciò che non vediamo, sentire  la nostra casa animarsi di voci, di suoni, di gesti di servizio,  di amore con te prima di tutti che ti sei messo  il grembiule per rimetterci in piedi e darci stabilità dignità e reintegrarci nella nostra funzione.
Tutto questo è un sogno che un giorno spero si realizzi.
Ancora tanto devo lasciarmi lavorare da te, creta nelle tue mani perché diventi  canale, contenitore della grazia, perché non mi senta più vaso di coccio condannato a viaggiare con vasi di ferro, ma vaso di Dio mandato per ammorbidire le pareti degli altri vasi grazie all'amore che tu mi doni.
Signore mio Dio per questa giornata ti chiedo di poter vivere con te, essere accolta nella tua cerchia ma anche da te e custodita, vigilata, amata quando mi riprende la paura.
Signore che la mia famiglia sia quella che tu mi hai donato di amare a prescindere dai legami di sangue.
La tua famiglia io cerco Signore, perché sia per me garanzia di stabilità.

venerdì 10 gennaio 2020

"Noi amiamo Dio perchè egli ci ha amato per primo"( 1 Gv 4,19)


 

SFOGLIANDO IL DIARIO...

10 gennaio 2015
Sabato tempo di Natale

letture: 1 Gv 4,19-5,4;Salmo 71;Lc, 4, 14-22
ore 7.04

"Noi amiamo Dio perchè egli ci ha amato per primo"( 1 Gv 4,19)

Il nostro amore è una risposta all'azione gratuita di Dio che ci ha amati a prescindere da come ci saremmo comportati.
Amare a prescindere non è facile, perchè umanamente cerchiamo sempre un riscontro, una gratificazione, un segno che ci dica che l'altro non ci rifiuta, che non ci giudica, che siamo bravi e buoni, ineccepibili.
Eppure questo accade spesso, per non dire sempre.
Ogni nostra azione è condizionata da quello che gli altri potrebbero pensare, dire di noi.
Abbiamo paura ad andare controcorrente e, se ci avventuriamo, spesso ne usciamo con le ossa rotte.
Ne ho fatto esperienza quando, durante l'incontro con i fidanzati, il parroco mi ha redarguito pubblicamente e privatamente sull'inopportunità di ricordare ripetutamente ai convenuti che senza Gesù, senza l'aiuto di Dio, non possiamo fare niente e che Dio non ha bisogno di noi, ma noi di Lui per stare bene.
Motivo?
Ha paura che le persone si stanchino, si annoino a sentirsi dire ciò che non sanno e non vogliono sapere, preferisce star zitto e fare magari qualche battuta mondana che con il vangelo non ha niente a che vedere, purchè non se ne vadano.
Questa esperienza mi ha fatto stare male, ma onestamente non riesco a capire dove ho sbagliato.
Si può tacere quando la verità è prorompente?
La si può incatenare?

Io non so Signore come trovare la giusta misura perchè anche in silenzio tu possa parlare attraverso di me.
Umanamente Signore ci sono molte cose che mi danno fastidio e il desiderio, l'istinto è quello di tacere per sempre, di obbedire per non essere d'inciampo, ma poi penso che così facendo faccio il gioco del nemico.
Per questo ti chiedo la libertà dei tuoi figli, quella libertà che viene dalla verità che tu sei venuto a rivelarci, mostrarci, testimoniarci.
Signore senza di te non sono capace di nulla, le mie parole perdono il significato e non toccano il cuore.
Concedimi Signore di vivere senza paura il Vangelo e di testimoniarlo anche a costo di essere condannata a morte, vale a dire al silenzio.
Aiutami Signore a entrare nel tuo mistero d'amore, a realizzare con la vita e l'esempio quella libertà che tu sei venuto a portarci.
Maria il tuo sì sia per me la guida per meditare nel cuore tutto ciò che ora non capisco.

lunedì 16 dicembre 2019

"Con quale autorità fai queste cose?"(Mt 21,23)




SFOGLIANDO IL DIARIO...

14 dicembre 2015
lunedì della III settimana di Avvento
ore 7.15

"Con quale autorità fai queste cose?"(Mt 21,23)san Ma

Te lo chiesero scribi e farisei quando rovesciasti i banchi dei cambiavalute nel tempio e mandasti all'aria tutto ciò che era ormai consuetudine ritenere giusto e scontato.
Oggi non mi viene da chiederti con quale autorità sconvolgi la mia vita, mi fai cambiare direzione, mandi all'aria i miei progetti, mi rimetti continuamente in discussione.
Non te lo chiedo Signore perchè so che tu agisci per il mio bene che non vedo in questo momento ma che credo sia l'unico che mi può salvare.
Del mio tempio tu vuoi fare una casa di preghiera dove due o più si riuniscono nel tuo nome.
Molto spesso mi sento sola Signore in questa battaglia senza esclusione di colpi.
Il nemico ne inventa una ogni giorno e mi attacca lì dove sono più vulnerabile o dove e quando non me lo aspetto.
Ma io porto impresso nel mio corpo il tuo sigillo, porto il tuo nome Signore Dio degli eserciti e non voglio e non posso e non devo temere l'assalto degli arroganti, le loro trame di morte.
Tu sei il mio Salvatore Signore, e io aspetto che si compia su di me la tua volontà, la tua promessa di esserti sposa per sempre.
Voglio crederlo Signore anche se questo periodo di fidanzamento è turbato dalla mia incapacità di rimanere nel tuo amore, dal mio desiderio di cercare altrove ciò che per un poco e solo per un poco mi schioda dalla croce, dove sembra tu abbia costruito per me una casa per strare a me più vicino.
A volte mi viene da pensare che questa intimità che tu cerchi è solo condivisione di dolore e di morte.
A volte mi viene da dire che non è giusto che tu venga a visitarmi solo quando sto male e che vorrei essere invitata qualche volta a mangiare con te insieme a prostitute e peccatori.
E poi mi pento di averlo solo pensato perchè cosa dire della messa quotidiana in cui mi dai tutto ciò che mi serve per vivere al meglio l'amore ?
Cosa dirti Signore, questa mattina, che non ti abbia già detto?
Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi, quando del tuo tempio ho fatto mercato, una spelonca di ladri.
Tutto è tuo Signore e io non lo sapevo!
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio perchè le tue benedizioni entrano rompendo i vetri.
Il cieco che tu hai guarito con del fango misto a saliva messo sugli occhi, sicuramente non avrebbe sentito la necessità di lavarsi, di purificarsi se tu non avessi rincarato la dose.
Io ero un osso duro, lo confesso, corazzata contro chiunque avesse tentato di entrare nella fortezza che mi ero costruita per non vedere, per non sentire, per non soffrire ancora di più.
Quanti anni passati a difendermi da te, dalla croce, dalle croci di cui il mio cammino era cosparso!
Tu Signore hai permesso che vagassi nel deserto, che sperimentassi il morso di serpenti velenosi, che soffrissi la fame, la sete, il freddo di notte, il caldo di giorno, la fatica dell'andare, senza orizzonte, senza meta.
L'hai permesso Signore perchè volevi mandare all'aria tutti quegli strumenti che io usavo per la mia gloria per il mio tornaconto, per l'io cresciuto a dismisura in anni di lotta titanica contro un invisibile nemico.
Quanta superbia Signore, quante cose sbagliate nella mia vita!
Eppure tu non ti stanchi di tornare all'attacco per conquistare definitivamente il mio cuore.
Un giorno ti vedrò mio Signore, rivestito di gloria e di splendore e mi farai tua sposa per sempre condividendo con me solo gioia, solo pace, sole senza tramonto nella casa che sarà la tua casa e casa di tutte le genti, perchè insieme proclameremo il tuo nome e ci prostreremo alla tua presenza.

mercoledì 6 febbraio 2019

Patria




Ed era per loro motivo di scandalo (Mc 6,3)



"Rinfrancate le mani cadenti, e le ginocchia infiacchite" scrive Paolo nella lettera agli Ebrei, perchè ieri come oggi è facile scoraggiarsi, non capire perchè tante cose ci succedono che ci lasciano sconcertati.
"Non avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato."
Il peccato a cui allude Paolo non è solo quello personale, ma quello le cui conseguenze ricadono su tutti i membri della comunità, pur non essendo tutti peccatori allo stesso modo o non essendolo per niente.
Guardiamo cosa è successo a Gesù, il figlio di Dio durante tutta la sua vita.
Pur essendo senza colpa, si caricò sulle spalle i nostri peccati per liberarci dalla schiavitù del peccato che porta alla morte.
E che dire di Maria, anch'ella concepita senza peccato a cui non una ma sette spade trafissero l'anima, con tutto quello che dovette soffrire come madre di Gesù e come madre nostra, come donna e come sposa di Cristo,come figlia di Dio e sorella in Gesù?
Le vicende della vita di Gesù ce lo presentano, da un lato osannato e cercato per quello che diceva e faceva, per la speranza che aveva riacceso negli animi in attesa di un liberatore, dall'altro rifiutato, perseguitato e messo a morte per paura di perdere i propri privilegi.
Gesù viene rifiutato prima di tutto dai suoi, le persone che lo conoscevano da quando era andato con la sua famiglia ad abitare a Nazaret.
Il carpentiere figlio di... fratello di...come faceva a dire e a fare cose così diverse da quelle che ci si sarebbe aspettati da uno cresciuto in quel luogo con quella famiglia e quella cultura?
E si scandalizzavano di lui.
Lo scandalo è la pietra d'inciampo e, fuor di metafora, significa che ogni novità, ogni cosa che si presenta diversa da quella che ci aspettiamo, ci disorienta e ci irrigidiamo , alziamo i paletti per paura di perdere la nostra posizione.
Cambiare posizione non è facile, specie se ci stai da molto tempo e ci stai comodo.
Gesù scomoda tutti, non c'è dubbio, fino a quando non ci mettiamo sulla traiettoria giusta per raggiungere l'obbiettivo.
Così Gesù limitò i miracoli a Nazaret solo a pochi che lo accolsero senza pregiudizio.
Il rifiuto della novità di Gesù portò i suoi compaesani ad essere privati della grazia.
Se noi non riusciamo a spostarci, Dio ci ha dato l'esempio per primo, scendendo dal cielo su questa terra, incarnandosi e diventando un uomo come noi.
Come potè sentirsi Maria, la madre, quando il figlio si allontanò da casa?
Il rifiuto dei compaesani e dei famigliari fu la prima spada che le trafisse l'anima.
Ma quanto ancora doveva soffrire la madre che, come noi sperimentiamo nella nostra esperienza umana, è quella che si carica sopra le spalle tutti i dolori del figlio.
Non c'è dubbio quindi che la sofferenza non sia riservata solo a chi pecca, che la lotta sia solo per il peccato commesso personalmente.
Tutti prima o poi sperimentiamo che per essere felici dobbiamo diventare fecondi, capaci di dare vita, di uscire dalla nostra terra e andare incontro a Gesù.
Il passo del Vangelo di oggi mi conferma ciò che vivo nel quotidiano.
Nessuno è profeta in patria.
Lo sperimentiamo ogni giorno il fatto che a casa tua, nella tua parrocchia, nel tuo movimento nessuno ti sta a sentire, mentre gli sconosciuti pendono dalle tue labbra, se così si può dire.
Per tanto tempo questo è stato il mio cruccio, ma ora cerco di affidarmi al Signore e ogni mattina gli dico: "Parla, il tuo servo ti ascolta. Cosa posso fare per te?"
Mi sono liberata da tanti pensieri da quando cerco non in me ma in Lui la luce che illumina il cammino.
Maria è la mia consigliera, il mio esempio costante nelle cui mani depongo la mia preghiera.
La mia patria è la sua casa, dove ho nostalgia di tornare.

giovedì 23 agosto 2018

"Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?" (Mt 22-12).



"Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?" (Mt 22-12).


Gesù con le sue parabole ci spiazza sempre, perché sembra impensabile pretendere che delle persone chiamate agli angoli delle strade, buoni e cattivi, non preparate, che non se l'aspettavano, che non se lo potevano permettere, indossassero un abito adatto alla cerimonia.

Una massa di poveri disgraziati, che magari hanno visto in quell'invito l'occasione per sbarcare il lunario è' tanto che abbiano accettato.
Quando ci invitano al matrimonio la prima cosa che ci viene in mente è: "Che vestito mi metto?" Che regalo di faccio?".
E se non abbiamo soldi per un vestito nuovo, se non l'abbiamo nell'armadio e se non siamo in grado comperare un regalo adeguato, decliniamo l'invito.
Molto spesso sono proprio questi obblighi che gli fanno decidere di dire no ad un invito.
Ricordo quello che Giovanni mi disse quando vide gli invitati in chiesa vestiti in un modo del tutto inusuale.
"Nonna ma si sono travestiti da matrimonio?" Che la dice lunga quanto si spende, quanto ci si tiene ad apparire in queste occasioni.
Ritornando al passo del Vangelo, la chiave per capire la reazione del re contro l'invitato che non aveva la veste giusta, è data dal fatto che nell'antico oriente c'era la consuetudine ai tempi di Gesù di dare agli invitati alle nozze il vestito per partecipare alla festa, un vestito uguale per tutti, bello e decoroso.
Se questa usanza fosse arrivata ai nostri giorni ci avrebbe tolto dagli impicci, almeno avrebbe tolto dagli impicci molta gente povera, ma non so quanto sarebbero stati contenti quelli che aspettano queste occasioni per sfoggiare gusto, eleganza, posizione sociale, condizione economica.
Per fortuna che hanno deciso in quasi tutte le chiese di far vestire i bimbi della prima Comunione tutti allo stesso modo, con un saio bianco di tipo monacale.
Ma questo non esonera i parenti a fare sfoggio di eleganza.
Il re della parabola si indigna perché l'uomo che non aveva la veste aveva voluto distinguersi e non si era voluto mischiare con la folla anonima dei buoni e dei cattivi, con gente con cui non aveva niente da spartire e della quale si sentiva superiore.
C'è da chiedersi quando Dio ci invita al banchetto eucaristico se cerchiamo delle scuse per non andare oppure, se andiamo, ci sentiamo diversi, migliori, superiori agli altri come i farisei contro i quali Gesù polemizza più di una volta.
Quale vestito indossare? Viene da chiedersi.
Una veste che ci piace, che ci distingue, la veste della nostra vita ordinaria ma sempre nostra… oppure lasciamo che Dio ci rivesta della sua luce, della sua pace, del suo splendore, della sua bellezza, della sua grazia?
"Guardate a lui e sarete raggianti".
È proprio vero che se hai Dio nel cuore il resto scompare, perché i tuoi occhi riflettono la Sua immagine e rendono inutile qualunque travestimento, anche fatto in buona fede.

domenica 8 luglio 2018

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.




VANGELO (Mc 6,1-6)
Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


Parola del Signore 

Leggendo questo passo del Vangelo, mi è venuto in mente subito quanto sia dolorosa l'esperienza del rifiuto, dell'aggressione, della negazione della verità che portiamo dentro.
Ci sentiamo molto più spesso vittime della malafede altrui, della cattiveria, arroganza, ipocrisia della gente,dell'indifferenza e del tradimento degli amici più cari, piuttosto che i carnefici di tante persone che condanniamo a morte quando decidiamo di dare un taglio a certe amicizie scomode, a certe relazioni difficili, a certe alleanze squilibrate. 
A volte vittime, ma più spesso carnefici vorremmo, Signore, che tu non passassi oltre, che ti fermassi un po' di più con noi che abbiamo bisogno di vedere, toccare, capire chi sei veramente.
Aiutaci Signore ad avvicinarci a te senza pregiudizi, cercandoti nella nostra insignificante quotidianità. 
Aiutaci a riconoscere la scintilla divina che brilla in ogni creatura per accoglierla e amarla come tu la ami, Signore, perchè siamo tuoi, gregge del tuo pascolo.

lunedì 29 gennaio 2018

IDENTITA'



Meditazioni sulla liturgia
di lunedì della IV settimana del Tempo Ordinario



” Esci spirito impuro da quest’uomo”(Mc 5,8)

Gesù sembra essersi sbagliato circa il numero dei nemici, i suoi nemici, perchè al suo interlocutore dice ” Esci” e non “Uscite” .
Del resto l’indemoniato solo alla fine dice il suo nome, si scopre.
Molto probabilmente Gesù come spesso fa, porta la persona a prendere coscienza del suo peccato per potersene liberare definitivamente.
Il peccato ci separa dagli uomini e da Dio ma prima di tutto divide noi, ci frantuma, ci fa a pezzi tanto che facciamo fatica a vivere la nostra identità.
Quando siamo asserviti alla dittatura dei nostri vizi, del dover essere per compiacere le persone che ci fanno comodo, che ci servono, persone che dobbiamo tenere a bada per paura, quando salviamo l’apparenza pulendo l’esterno del bicchiere, quando la nostra ipocrisia ci chiude gli occhi di fronte al vero bene, siamo posseduti dal male.
L’adesione a Cristo o è totale o non serve.
“Va’ vendi tutto e seguimi” dice Gesù al giovane ricco. Ma il giovane aveva molti beni e se ne andò triste perdendo l’occasione del miglior investimento che poteva fare con Gesù.
I Geraseni quando vedono i loro beni messi in pericolo (2000 porci per la vita di un uomo era veramente troppi!) pregano Gesù di andarsene.
Gesù va via ma lascia un testimone ad annunciare il dono ricevuto.
Quanto questo vangelo può coinvolgere l’uomo di oggi?
Don Ermete suole chiedere alla fine della messa cosa ci ha detto Dio e, se uno non lo conosce, cade dalle nuvole perchè in pochi pensano, credono che Dio ci parli durante la messa o solamente ci parli. Eppure alla fine di ogni lettura proclamata si dice ” Parola di Dio!”
Che non tutto quello che Gesù dice ci piaccia è cosa normale, che la maggior parte delle volte per non sentirlo lo allontaniamo o ce ne allontaniamo è vero, è vero che molto spesso sono tanti i peccati, i vizi che neanche ci accorgiamo di averne, come quando in una casa non si aprono mai le finestre e non ci si accorge dello sporco.
Ci sono tante cose che ci tengono lontani da Dio ed è importante cominciare a far pulizia.
Da soli non ce la faremmo mai, ma con il suo aiuto saremo più che vincitori sui mali che ci affliggono.
I vizi creano dipendenza, non ci fanno stare bene e sono molto esigenti perchè presentano un conto sempre più salato.
Con Gesù le cose cambiano perchè la prima cosa che otteniamo è la pace, la gioia, il sentirci in armonia con noi stessi e con il mondo esterno.
Gesù vuole solo che riconosciamo il nostro peccato, la nostra inadeguatezza, il nostro limite e ci lasciamo aiutare da Lui.
Ci ha lasciato il libretto d’istruzioni per durare a lungo, per essere eterni. Basta aprirlo e desiderare di essere riempiti del Suo Spirito, inondati dal Suo amore.
E come l’indemoniato guarito da Gesù possiamo testimoniare la bellezza dell’amore che salva con le parole del Salmo 30
“Benedetto il Signore,
che per me ha fatto meraviglie di grazia
in una città fortificata.
Io dicevo, nel mio sgomento:
«Sono escluso dalla tua presenza».
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.”

venerdì 11 marzo 2016

Fede



" La loro malizia li ha accecati"(Sap 2,21)

Oggi come allora Gesù ci scomoda, ci rende la vita difficile. 
Piuttosto che ascoltare cosa dice e vedere quello che ha fatto e che continua a fare e a dire preferiamo tappargli la bocca, turarci le orecchie, chiudere a doppia mandata il nostro cuore, addestrare la mente ad accettare solo discorsi sostenibili, razionali, dimostrabili, la cui verità è sancita dalla maggioranza dei voti o dal nostro tornaconto.
Siamo ignoranti e non poco noi cristiani, quando permettiamo che Gesù sia messo a morte, quando ci adeguiamo al sapere comune, quando la nostra fonte di informazione sono solo i giornali e la televisione.
La Bibbia, il libro più venduto al mondo è il meno letto, il meno conosciuto, ancora oggi che, anche se in pochi, andiamo in chiesa e partecipiamo alle funzioni religiose.
Capiamo quello che vogliamo capire, crediamo solo a quello che ci conviene o riteniamo del tutto inutile o indifferente approfondire le basi su cui fondiamo il nostro credo.
Quante persone di fede se gli chiedi in chi credono ti rispondono in modo scontato che credono in Dio. 
Cosa che non sarebbe sbagliata se sapessero di quale Dio stanno parlando, a quale Dio obbediscono. 
Anche quelli dell'Isis credono in Dio, come gli Ebrei o qualsiasi altro uomo che non pensa di esersi fatto da solo.
Il Dio di Gesù Cristo sono in pochi a conoscerlo perchè il suo linguaggio è duro, difficile per quelli che non vogliono cambiare posizione, per quelli che hanno fretta, per quelli che non sanno aspettare, non amano sacrificarsi per cose che non portano vantaggi immediati e tangibili.
E' triste constatare come continuiamo a condannare a morte il figlio di Dio, come continuiamo a prendercela con tutti accusando gli altri della nostra infelicità senza rimetterci in discussione.

Signore abbi pietà di noi e aiutaci a non scandalizzarci di te condannandoti a morte per chiuderti la bocca per sempre.

lunedì 1 giugno 2015

"Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra"


VANGELO (Mc 12,1-12) In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Parola del Signore

"Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra"
Sembra una storia dei nostri giorni, storia di invidia, di odio, di violenza verso chi è ritenuto più fortunato, verso un padrone ritenuto ingiusto.
Anche quando viveva Gesù c'era un problema simile.
I proprietari terrieri, latifondisti, vivevano lontano e davano la terra da lavorare ai contadini, spesso sfruttandoli.
Qualora l'erede moriva, la terra andava a chi la coltivava.
Perciò ci si augurava che questo accadesse e spesso si faceva in modo che accadesse, ricorrendo alla violenza.
Ma la TUA VIGNA, Signore, è tutt'altra cosa: è il popolo che ti sei scelto, non per sfruttarlo, ma per farlo partecipe della tua eredità.
Siamo noi la tua vigna, il nostro corpo, la nostra persona che ci hai affidato per metterli a servizio del bene comune, dando uva e vino in abbondanza.
Il vino, simbolo di spensieratezza, di gioia e di festa, allora come ora, non deve mancare mai sulla nostra tavola.
Non a caso il primo segno che tu hai fatto a Cana, durante una festa di nozze, è il cambiare l'acqua in vino, perchè la tristezza non mettesse fine alla festa.
L'eredità che noi vogliamo prenderci anzitempo, negandoti, uccidendoti, o agendo come se non ci fossi, è un'eredità destinata a marcire e a morire, una vigna invasa da sterpi e rovi, un campo incapace di dare frutto.
Tu,Gesù, consacrando nell'ultima cena oltre al pane il vino, mostri che Tu per primo sei venuto a mettere a servizio il tuo corpo perchè la nostra gioia sia piena con il sacrificio della croce.
Il primo a servire, il primo a morire.
Con questa parabola, Signore, ci vuoi dire che la gioia è frutto di sacrificio, di una lenta e progressiva conquista dell'unico vero bene che sei tu , l'eredità a noi promessa, l'unica vera gioia capace di donarci la vita.

sabato 24 gennaio 2015

E' fuori di sè



Vangelo (Mc 3,20-21)


In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».


L'agire di Dio a volte sembra oltremodo insensato, specie quando ripetutamente non accade ciò che ci aspettiamo, pur conducendo una vita retta e operando per il bene.

Meno male che lo Spirito Santo non si formalizza e non rispetta le nostre categorie mentali, e soffia dove vuole.

Diremmo anche di Lui che è fuori di sè, se dovessimo definirlo.

Ma se andiamo a riflettere sull'agire di Dio, mai parole come queste gli stanno a pennello.

Perchè per fare quello che ha fatto, Dio è dovuto uscire fuori di sè, come comanda l'amore, come fu ordinato ad Abramo, quando Dio gli disse di uscire dalla sua terra.

Dio ci ha dato l'esempio.

Siamo noi capaci di uscire fuori da noi stessi per andare verso l'altro senza scandalizzarci, ma amandolo fino a morire per lui?.

venerdì 11 aprile 2014

In quel tempo, i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù.


VANGELO (Giovanni 10,31-42)
In quel tempo, i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù. Egli disse loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?”.
Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre”.
Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: “Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero”. E in quel luogo molti credettero in lui.

Quanti di noi hanno fatto l'esperienza di non essere creduti, di essere lapidati con le parole, con il disprezzo, senza potersi difendere!
Quante volte siamo etichettati con nomi che non ci appartengono, identità che ci offendono, condanne irreversibili alla verità che portiamo stampata nel cuore!
Quanto più mi addentro nel mistero del dolore, nell'incomprensibilità di ciò che ci accade, quanto più cerco una strada da percorrere per essere esonerata da condanne gratuite, da medicine che annebbiano la coscienza, indebolendo la volontà, tanto più mi accorgo che i nemici affilano le armi, studiano nuove strategie per potermi colpire a morte.
Se la mia vita dipendesse da medici e da medicine, sarei morta da un pezzo, ma la vita dipende da Dio e nessuno può togliermi un capello che Dio non voglia.
E' scritto che siamo dei, e la Scrittura non può essere annullata. L'ha detto Gesù.
Di cosa devo avere paura?
Continueranno ad affilare coltelli, a cercare pietre più grandi per potermi ammazzare.
Ma il mio aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra.
Gesù lo volevano uccidere perchè affermava di essere figlio di Dio.
Non sono anche io sua figlia per i meriti di Cristo?
Quali sono i nemici di Dio?
Forse i dolori, le malattie,i fallimenti, i lutti e via dicendo? O forse questi sono usati da Satana e dal suo esercito di malfattori per dimostrare il contrario?
Le stesse cose invece, consegnate a Dio, diventano armi della luce, strumenti per debellare il nemico, per issare sul loro capo il vessillo della Sua gloria.

domenica 3 febbraio 2013

Rifiuti




VANGELO (Lc 4,21-30)

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

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Leggendo questo passo del Vangelo, mi è venuto in mente subito quanto sia dolorosa l'esperienza del rifiuto, dell'aggressione, della negazione della verità che portiamo dentro.
Ci sentiamo molto più spesso vittime della malafede altrui, della cattiveria, arroganza, ipocrisia della gente,dell'indifferenza e del tradimento degli amici più cari, piuttosto che i carnefici di tante persone che condanniamo a morte quando decidiamo di dare un taglio a certe amicizie scomode, a certe relazioni difficili, a certe alleanze squilibrate.
A volte vittime, ma più spesso carnefici vorremmo, Signore, che tu non passassi oltre, che ti fermassi un po' di più con noi che abbiamo bisogno di vedere, toccare, capire chi sei veramente.
Aiutaci Signore ad avvicinarci a te senza pregiudizi, cercandoti nella nostra insignificante quotidianità.
Aiutaci a riconoscere la scintilla divina che brilla in ogni creatura per accoglierla e amarla come tu la ami, Signore, perchè siamo tuoi, gregge del tuo pascolo.

martedì 18 ottobre 2011

Lo stolto pensa:«Non c'è Dio»



SALMO 14
Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia
(Rm 5, 20).

Salmo 13 (14)

Lo stolto pensa: «Non c'è Dio».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
nessuno più agisce bene.

Il Signore dal cielo si china sugli uomini
per vedere se esista un saggio:
se c'è uno che cerchi Dio.

Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti;
più nessuno fa il bene, neppure uno.
Non comprendono nulla tutti i malvagi,
che divorano il mio popolo come il pane?

Non invocano Dio: tremeranno di spavento,
perché Dio è con la stirpe del giusto.
Volete confondere le speranze del misero,
ma il Signore è il suo rifugio.
Venga da Sion la salvezza d'Israele!
Quando il Signore ricondurrà il suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele.


lunedì 23 agosto 2010

Parole




«Voi parlate quando non siete più in pace con i vostri pensieri;
E quando non potete più restare nella solitudine del vostro cuore, vivete con le labbra, e il suono è uno svago e un passatempo.
E in molte delle vostre parole il pensiero è quasi ucciso.
Perché il pensiero è un uccello leggero, che in una gabbia di parole può spiegare le ali, ma non può volare.

Vi sono quelli tra voi che cercano gli uomini loquaci per paura di restare soli.
Il silenzio della solitudine rivela a essi la loro nudità, e vorrebbero sfuggirla.
E vi sono quelli che senza consapevolezza o cognizione parlano di verità incomprese a loro stessi.
E ci sono quelli invece che hanno in sé la verità, ma non la esprimono a parole.
Nel loro petto lo spirito dimora in un silenzio pieno di armonie.
Quando per strada o in piazza vi imbattete in un amico, lasciate che lo spirito vi muova le labbra e vi guidi la lingua.
Lasciate che la voce della vostra voce parli all'orecchio del suo orecchio;
Perché la sua anima custodirà la verità del vostro cuore, come si ricorda il sapore del vino.
Quando si è dimenticato il suo colore e il bicchiere ormai non c'è più».


Kahlil Gibran

giovedì 30 ottobre 2008

Gerusalemme



Luca 13,31-35
In quel giorno, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere”. Egli rispose: “Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.
Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.





Le parole del Vangelo di oggi ci interpellano sull'atteggiamento che abbiamo nei confronti di Gesù.

Noi siamo Gerusalemme, la città santa, la città in cui deve entrare per purificarla e renderla città eterna, attraverso il suo sacrificio.

Dio, infatti, deve morire a se stesso per poterci salvare, rinunciando ai privilegi della sua natura divina perfetta, sottoponendosi a tutti i limiti di quella nostra imperfetta.

Ma noi facciamo come Erode che lo cerca per ucciderlo o come i farisei che lo farebbero volentieri, se la legge lo permettesse, trovando altre strade per disfarsene?

In entrambi i casi nè l'uno, nè gli altri ne sopportano la vista.

Oppure siamo come quelli che lo accolgono, quando fa il suo ingresso nella città, agitando le palme e gridando "Osanna al re dei re", senza però scomodarci più di tanto, per paura di venire coinvolti in qualcosa che sradica le nostre sicurezze e ci potrebbe far fare la stessa fine?

Si può uccidere in tanti modi un uomo, sottraendolo o sottraendoci alla vista, qualunque sia il mezzo di cui ci serviamo per non farlo esistere.