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martedì 16 febbraio 2021

" Guardatevi dal lievito dei farisei " (Mc 8,15)

 



"Noè trovò grazia agli occhi del Signore"(Gn 6,8)

" Guardatevi dal lievito dei farisei " (Mc 8,15)
Signore sono qui con il desiderio di incontrarti nella Parola che questa mattina hai pensato per me, con la difficoltà a fare ordine ai miei pensieri, a farti spazio perchè entri e mi nutra fin nelle midolla e mi guarisca e mi liberi da tutte le mie angosce.
"Non abbiamo che un solo pane! " ti dicono i discepoli mentre tu li stai mettendo in guardia dal lievito dei farisei, dal pensare che tutto di pende da noi e che tu non c'entri con le nostre insignificanti, banali (per te, presumiamo) preoccupazioni quotidiane.
Avere la memoria corta dipende da quante cose ci sforziamo di metterci dentro, per pianificare, organizzare, acquisire, capire, sentirci forti, autonomi, autosufficienti, più bravi, più in gamba di tanti poveri scemi che non vedono al di là del proprio naso.
Eppure tu Gesù continui a darci credito, ad operare non servenoti di cose mirabolanti, straordinae, ma traendo il molto, il di più, dal poco, dall'insignificante, perchè si manifesti la potenza di Dio e non la nostra forza. Giovanni, quando ti cercava, da picclo ebbe l'intuizione che, per stringerti, abbracciarti, dormire con te, doveva farti spazio.
Un bambino ha le idee chiare su quello che serve per ciò che gli preme.
Allora per Giovanni tu eri l'irrangiunfedgibile, l'imprendibile e così ci ha fatto la catechesi.
Ma anche quando ti facciamo salire sulla nostra barca o noi saliamo sulla tua, che è lo stesso, continuiamo a fare, pensare come se non ci fossi e ci preoccupiamo del pane che non ci siamo portati dietro, senza minimamente uscire fuori da noi stessi e vedere in te il pane di vita eterna.
Come i tuoi apostoli allora, anche noi Signore continuiamo a dare importanza al lievito dei farisei, lo usiamo per fare il nostro pane quotidiano, ignorando la tua Provvidenza, contando solo sulle nostre povere forze.
Eppure, quando partiamo, siamo animati dalle migliori intenzioni, ma ci perdiamo per strada
La mappa ce la scordiamo a casa e il percorso diventa un labirinto da cui non sappiamo sbrogliarci.
La memoria è la prima che va in tilt, quando la preoccupazione di morire di fame prende il sopravvento e tu puoi parlare all'infinito, ma ilnostro cuore si chiude a riccio, entriamo in confusione, ci viene il panico e stiamo male.
Gesù quanto vorrei che la porta del mio cuore fosse sempre aperta per te, che fosse in grado di riconoscerti, anche quando i tuoi connotati sono diversi da quelli che ci aspetteremmo.
Oggi è Carnevale e, anche se mai ho sentito il bisogno, il desiderio di mascherarmi, e mai l'ho fatto, forse perchè vivevo in maschera da quando non mi sono sentita ok per chi era addetto alla mia educazione e formazione.
Ho pensato però a fare maschere per i piccoli che mi erano affidati, immedesimandomi nel loro desiderio di vivere una giornata spensierata di gioco e di trasgressione.
Costruivo le maschere con quello che avevo, non riuscendo mai a renderli felici, perchè si sa che le maschere sono scomode, anche quelle più costose.
Ricordo le maschere di lana che confezionai appositamente perchè Franco prima e poi suo figlio Giovanni non avessero freddo e potessero il mese di febbraio farsi ammirare per le strade della città senza dover mettere il cappotto.
La maschera da clown, da Arlecchino, da cocher....
Tempi lontani di cui non ricordo il sorriso e la gratitudine dei piccoli, quanto la mia soddisfazione ad essere così brava ad inventare cose a cui nessuno aveva pensato.
Il mio orgoglio mi ha portato a fare tante cose inutili che non servivano a far felici ma ad autoincensarmi perchè ero brava, specialmente a creare con poco, con ciò che per gli altri era da buttare, cose utili, belle, uniche.
In questa mia storia di esaltazione personale dove non trovavo mai la misura tu sei entrato o mio Signore e mi hai preso per mano.
Nel deserto in cui mi hai portato io non volevo entrare e ho lottato con tutte le mie forze per trovare un pane diverso da quello che tu mi offrivi.
Sul corpo porto i segni di questa lotta titanica per non dare a te lo scettro della mia vita.
Ma tu Signore non hai desistito e hai continuato a picconare il mio cuore di pietra, a demolire le difese che nascondevano la mia fragilità, il mio peccato.
Tu Signore pian piano mi hai tolto tutte le maschere dietro le quali mi nascondevo a te e agli altri.
Mi hai amato di amore eterno, non hai permesso che il tuo santo vedesse la corruzione.
Per questo Signore ti ringrazio, ti lodo e ti benedico.
E' il primo Carnevale che vivo senza preoccupazioni di cibo o di vestito, è il primo che vivo in modo autentico, perchè so che non ti scandalizzi di fronte alla mia nudità, anzi gioisci perchè puoi rivestirmi di luce e farmi segno della tua infinita misericordia.

giovedì 11 febbraio 2021

APRITI!



Sfogliando il diario...
Si sono aperte le cateratte del cielo questa notte.
Finalmente ha piovuto. È da tanto che aspettavamo che accadesse che l'acqua irrigasse i campi, che ci lavasse, ci purificasse, ci rinfrescasse da questo caldo appiccicoso, da questa estate bollente.
“Apriti!” lo dice Gesù al sordomuto perché entri in relazione con i suoi simili, perché esca dall'isolamento che lo tiene separato dai suoi e gli impedisce di dare e di ricevere vita.
Ma Gesù, per chi è sordo e muto, non può ricorrere a parole persuadenti, parole che non sarebbero comprese da chi come il sordomuto è colpito da una malattia che non fa intendere.
I sordomuti capiscono il linguaggio dei gesti, vale a dire che suppliscono con la vista a ciò che le orecchie impediscono di far entrare.
Le orecchie e gli occhi sono la porta attraverso cui può venire comunicato l'amore, la vita. Attraverso gli occhi e le orecchie può passare la guarigione.
Io pensavo che la mia unica parte non malata fossero gli occhi, fino a 35 anni, quando mi accorsi che il problema non era il televisore che volevo cambiare, ma io che avevo bisogno di un paio di occhiali.
Da allora non ho avuto grossi problemi a leggere, a vedere, fino a quando poi ebbi difficoltà a usare un unico paio di occhiali per vedere da vicino e da lontano.
Così cominciai a usare due paia di occhiali che erano estremamente fastidiosi da usare, perché prevedevano ogni volta un fermarmi, un considerare a quale distanza stava l'oggetto da vedere.
Così, nonostante il parere dei medici, per via dell'intervento alla zona cervicale, ho messo le lenti multifocali che mi permettevano di cambiare, senza pensarci troppo, l'oggetto da guardare.
Lenti multifocali, che si sostituirono alle bifocali, che mi permettevano di avere sottomano lo strumento di lavoro, avevano però un difetto: quello di non permettere la visione alle bande laterali, a meno di girare la testa.
Poiché gli interventi mi avevano reso pressoché impossibile la rotazione, mi sono trovata costretta, quando era necessario, a cambiare posizione ogni volta che volevo vedere di lato.
Questo cambiamento di posizione è d'obbligo ancora e mi crea molti problemi, perché o faccio cambiare posizione agli altri o mi posiziono dopo che gli altri si sono accomodati, adeguandomi, quando è possibile, alle esigenze di chi mi sta di fronte.
Mi capita con Gianni al mattino di doverlo letteralmente rincorrere per incrociarne lo sguardo, senza stare male e poter anche capire quello che dice, osservando il movimento delle labbra e degli occhi, quando li apre.
Gli occhi, in questi ultimi, tempi sono diventati molto importanti, da quando ho cominciato a sentirci meno.
Gli occhi hanno sopperito alla deficienza dell'udito.
Ma ora si sono ammalati.
In questo momento uno, il destro, funziona, ma una toppa, una poltiglia melmosa, resinosa li appiccica e mi oscura la visione.
È diventato una lotta leggere, scrivere, vedere.
Dopo l'intervento di ieri, in cui mi hanno bendato un occhio, la cosa è diventata ancora più complicata. (Per fortuna la tortura dura solo un giorno).
La cattiva notizia è che le lacrime artificiali prescritte costano €15 e sono monodose.
Ho fatto il conto che durano 5 giorni, perché le devo mettere tre volte al giorno.
Mi appare sempre più chiaro dove andranno a finire i soldi dell'accompagnamento, ammesso che me li diano.
Ma una riflessione viene da farla.
Ho sempre pensato e detto che il Signore ci aveva rimandato a settembre per il matrimonio, per il figlio, per la casa, per l'uso del denaro, ma, ma mano che procedo mi rendo conto che si può essere rimandati a settembre in un infinito numero di materie.
Per quello che mi riguarda sono stata rimandata per l'uso del corpo, delle orecchie, degli occhi, della bocca, delle mani, dei piedi, dell'intestino, della schiena, dello stomaco e via dicendo.
Gli occhi finora erano salvi e non avrei mai pensato che c'erano crediti in questa materia, specie quando, tolti gli occhiali, a poca distanza dalla conversione, osservando il cielo azzurro, la luce che attraversava l'aria pulita da un recente temporale, gli alberi e tutta la natura rigogliosa di quella stagione che mi pare fosse la primavera, esclamai:”Ma Per lodare e benedire il Signore non c'è bisogno di occhiali, perché queste cose le vedo solo ora che gli occhi mi funzionano meno, secondo i canoni della medicina ufficiale!”
Era il tempo in cui stavo combattendo per cercare gli occhiali giusti, dopo l'ultimo tamponamento, dove erano andate in frantumi le lenti multifocali e cominciò l'odissea della messa a fuoco.
Un bel percorso non c'è che dire.
Ora guardo dalla finestra il cielo grigio... continua a piovere dopo un tempo interminabile di solleone, afa e foschia, specie in certe ore.
Penso che questa acqua pulisca ogni cosa, che tornerà il sereno e si rinfrescherà l'aria sì da renderla respirabile.
Ogni temporale è seguito dal sereno che accogliamo sempre con gioia, specie quando l'acquazzone ha rimosso le scorie inquinanti che rendevano l'aria pesante, irrespirabile.
Io ho una cortina davanti agli occhi, una barriera che non mi permette di vedere bene.
Gli esami a settembre sono impegnativi.
Non so quanto studio, interventi, medicine, dispendio di tempo, energie e denaro saranno necessari per vedere in questo rimando ciò di cui ho bisogno o ciò che mi serve.
Non so.
Questo compito per ora è solo cominciato.
Rifletto sul Vangelo e penso che ciò che importa non è ciò che voglio vedere io, ma ciò che Lui vuole che veda.
Che mi tocchi le orecchie, che mi bagni la bocca con la saliva.
Che io veda i segni con i quali Lui, il Signore, vuole comunicarsi a me, vuole donarmi la sua forza.
“Apriti!”
Voglio aprire il mio cuore all'annuncio di salvezza completamente e in modo irrevocabile.
Quando finiranno questi esami?
Signore grazie della tua parola, grazie di questo tempo che mi doni per meditare ciò che mi dici.

domenica 7 febbraio 2021

"Tutti ti cercano!" (Mc1,37)

 


"Tutti ti cercano!" (Mc1,37)

Tutti ti cercano Signore volontariamente, inconsciamente, sentiamo tutti bisogno di verità, di senso, di amore, di eternità, di bene, di pace, di felicità.

Signore ti cerchiamo nei posti sbagliati, nel modo sbagliato, ti cerchiamo per motivi egoistici perché alla fine dei conti pensiamo solo a noi stessi, al nostro tornaconto e degli altri, specie se non li vediamo, non ci importa nulla.

E anche quelli che vivono con noi, quelli che incrociamo sulla nostra strada, facciamo finta di non conoscerli.

Signore tu lo sai.

Abbiamo la memoria corta, ma anche la memoria colpevole perché, quando qualcuno ci fa del male o solo contrasta i nostri piani, lo condanniamo a morte.

Tu sei venuto Signore a instaurare il tuo regno, a riportare l'uomo all'unica vera radice, all'unico nutrimento che non fa morire, all'unica verità che ci accomuna, ma non siamo capaci Signore di starti dietro.

Anche se abbiamo abbondantemente usufruito del tuoi benefici, anche se sappiamo che la nostra vita senza di te vale meno che nulla, ci comportiamo come ciechi, muti, sordi, storpi, lebbrosi, guariti, ci ammaliamo e abbiamo continuamente bisogno del medico che ci guarisca.

Signore ci sono momenti in cui la tua vicinanza è così palpabile, così percepibile che mi sembra assurdo preoccuparmi, lamentarmi, anche solo per dirti ciò che già tu conosci.

Sono momenti di intimità, di paradiso, che però non durano e questo non mi piace.

Specie quando poi mi risucchia la vita con le sue esigenze di vigilanza, di deserto, di solitudine, di dolore, di affanno, occasioni difficili, solitudine.

Signore io vorrei che tu fossi sempre con me, che io possa trovarti quando il bisogno di te è grande.

A volte mi fai restare a digiuno per un tempo che a me sembra insostenibile, a volte il mio cuore si chiude, quando mi trovo nel deserto e il calore del sole mi brucia la pelle, l'assenza di acqua mi infuoca la gola, la sabbia si estende a perdita d'occhio e niente mi indica la direzione .

La sofferenza non si placa, il martirio è quotidiano, di notte e di giorno c'è sempre qualcosa o qualcuno che mi richiama al limite, alle corde impazzite del corpo, la prigione da cui non posso venire liberata.

Io ti cerco perché, quando tu sei con me, questa stanza non ha più parenti, questa casa non è più luogo di lupi solitari, ma soffia attraverso le finestre spalancate la dolce brezza di primavera e i tiepidi raggi del sole si posano sulle mie membra dolenti.

Quando ci sei tu Signore tutto cambia colore, sapore, tutto si trasforma.

Penso che non sei tu che te ne vai, riflettendo sulla Parola che la liturgia di oggi ci propone alla riflessione, ma io che non sono capace di starti dietro.

A volte mi stanco di pregare quando sto un po' meglio, ti cerco di meno appagata da quello che umanamente posso fare, mi piace fare.

Ma la cosa che più mi dispiace è l'incapacità di fare comunione con i miei fratelli, occupata a fuggire dalla bestia che mi perseguita.

Mi sembra di fare ben poco per te Signore, per i fratelli che tu mi hai affidato.

Mi sembra che la mia vita si snodi su un unico binario, quello che porta a liberarmi dal dolore di turno, dalla sofferenza insostenibile che mi provocano le corde tirate del corpo, i lacci, i legami, le bende, i tendini, i muscoli che intrecciano danze fin dentro le midolla.

Come pensare a fare del bene agli altri, quando sono così imprigionata, legata, sofferente?

Un tempo avevo messo al primo posto l'altro, pensando che dovevo amare, servire il mio prossimo senza curarmi di me.

Ci fu qualcuno che mi disse che dell'altro avevo fatto un idolo e che dovevo prima amare me stessa perché altrimenti l'amore era imperfetto.

Se non ami te stesso, non riesci ad amare nessun altro.

Mi sembravano parole vane e vuote e bugiarde e non le compresi allora.

Poi, quando, nonostante gli sforzi, non riuscendo a cavar un ragno dal buco, ricominciai da Maria, andai da lei e le chiesi di aiutarmi in questo cammino di ricerca, di conoscenza della verità che rende liberi.

Così Maria pian piano mi ha condotto per mano con il suo sì a riconoscermi figlia del Padre, a rientrare nella sua casa, mi ha portato a vivere la gioia e la sicurezza che ne veniva dall' essere figlia di Dio.

Mi ha insegnato ad essere figlia, Maria e per questo non finirò mai di ringraziarla, cominciando da quel “kaire”,( rallegrati )che mi aprì le porte della conoscenza..

Perché dovevo essere felice? Mi chiesi

Così scoprii che la felicità viene dal vivere la propria identità di figli di Dio.

Il fatto è che ora io me ne approfitto e spesso mi assolvo, perché ti attribuisco gli stessi sentimenti che un genitore nutre nei confronti dei figli, pronto a perdonare, abbracciare, curare, ammaestrare, consolare.

Io sento che tu sei mio Padre, che mi hai generato, sento che da te dipende ogni più piccolo soffio di vita.

Non riesco a vedere che te, a pensare a te, a vivere con te e per te anche se in modo molto molto imperfetto.

venerdì 5 febbraio 2021

«Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?».Salmo 26




 «Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?».Salmo 26

Il Salmo 26 ci ricorda che Dio non ci abbandona e che sarà sempre al nostro fianco.
A vedere come sono andate a finire le cose, non sembra che Dio mantenga le sue promesse, perché i suoi profeti hanno fatto tutti una brutta fine, senza eccezioni, non avendo risparmiato neanche il Figlio da una fine ignominiomeditasa.
Giovanni Battista è il più grande dei profeti, come lo ha definito Gesù, non ha avuto paura di stigmatizzare il comportamento di Erode tanto da finire decapitato e la sua testa portata su un piatto d'argento per i capricci di una donna e la debolezza di un uomo che così credeva di affermare la sua forza e il suo potere.
Questa mattina voglio fermarmi a riflettere non tanto sulle promesse disattese di Dio, perché sappiamo che Gesù è risorto e nella fede crediamo che con lui risorgeremo, ma sulla responsabilità dei genitori nei riguardi dei figli.
In questo caso Erodiade, la madre della fanciulla che aveva ammaliato il re con la sua danza, ha la più grande responsabilità di quanto è successo.
I genitori sono responsabili non solo di quello che i bambini fanno da piccoli, ma anche di quello che faranno da grandi e insegneranno ai loro figli, nipoti e pronipoti.
Sempre più spesso capita che i coniugi si separino e che poi si servano dei figli per farsi la guerra.
Il genitore non convivente, nelle poche ore che passa con il figlio tende a fargli fare esperienze irripetibili, belle, entusiasmanti, fuori dell'ordinario, perché sia contento e magari si attacchi più a lui e gli voglia più bene.
La condivisione di valori in una coppia sana che insegna a distinguere il bene dal male alla luce della parola di Dio, alla luce della verità, della giustizia è cosa preziosa e rara di questi tempi.
Oggi ricordiamo il martirio di San Giovanni Battista perché non ebbe paura a dire quello che riteneva giusto, quello che lo Spirito gli ispirava e ci rimise la vita.
Ma i genitori di oggi sono capaci di dire dei no imprescindibili ai propri figli, rischiando l'impopolarità o anche il rifiuto?
Voglio pregare per tutti quei genitori che hanno la responsabilità dell'educazione dei propri figli, ma anche per tutti gli educatori, familiari e non perché imparino e attingano da Dio la verità e la trasmettano alle nuove generazioni nella sua purezza e interezza.
Se noi gettiamo un seme già marcio, non possiamo aspettarci che frutti immangiabili, disgustosi e velenosi.
Ringraziamo Giovanni Battista per la sua testimonianza, come tutti i profeti che hanno parlato nel nome di Dio.
Ringraziamo Dio per tutti quelli che oggi ci camminano accanto e dei quali vorremmo accorgerci e dai quali vorremmo essere ammaestrati.
Benediciamolo per la parola che ci ha donato e che ci dona ogni giorno per riflettere su fatti che interessano non la vita di persone vissute tanti anni fa, ma la nostra vita concreta, reale, quotidiana.

martedì 2 febbraio 2021

Presentazione di Gesù al tempio.


 " I miei occhi hanno visto la tua salvezza"

" A te una spada trafiggerà l'anima".
Gioia e dolore si intrecciano in questo incontro tra l'uomo e Dio, tra Dio e l'uomo.
Alla fine dei tempi ci sarà solo gioia, ma prima la spada dovrà passare da parte a parte, il dolore dividere in due in una tensione parossistica,
L'umano e il divino si attraversano ma sono a loro volta trattenuti da una forza contraria che sembra avere la meglio.
Ma come per la freccia l'arco si deve tendere al massimo sì che essa possa staccarsi e librarsi nell'aria e penetrare, fendendo l'aria, le profondità dell'etere, così avviene per l'uomo che tende a Dio e per il Dio fatto uomo che insieme a lui vuole portarsi dietro tutti gli uomini da salvare.
"Segno di contraddizione per molti".
La scena della presentazione al tempio è di per sé una contraddizione che leggiamo nelle parole del profeta Simeone che da un lato parla di salvezza e di gloria, dall'altra di spada che trafiggerà l'anima.
Del resto la presentazione al tempio richiama ad un sacrificio antico in cui sull'altare veniva immolato l'offerta che per Abramo era stata il figlio, poi sostituito con un ariete.
L'offerta di Dio prevede sempre una privazione di qualcosa, una rinuncia ad un bene.
La legge antica prevedeva che si facessero sacrifici a Dio e per il primogenito si desse in cambio qualcosa, simbolo di quella rinuncia.
Tutta la vita di Gesù ruota attorno al tempio.
Zaccaria, Simeone, Anna designeranno il Messia nel tempio, Gesù nella sua vita fa sempre riferimento al tempio e alla legge per confermare la giustizia della legge, per testimoniarne lo spirito e ribadirne l'osservanza.
Gesù nel tempio insegnava, nel tempio guariva, nel tempio scacciò i mercanti, nel tempio fu processato.
Ci sono cose buone nel tempio, ma anche cose cattive.
Gesù è venuto a purificare la legge, togliere ciò che era inutile e dannoso, che non era buono per l'uomo.
Oggi Gesù è venuto a mostrare il vero tempio dello spirito, la persona, il luogo d'incontro tra Dio e gli uomini.
Il tempio è il luogo della relazione trinitaria, è ostensorio della divina misericordia di Dio.
Misericordia in cui convergono amore e verità, giustizia e pace.
Il tempio nuovo potrà vedere realizzato ciò che sta più a cuore all'uomo, quando Dio gli avrà chiarificato il desiderio.
Oggi, giorno della presentazione al tempio di Gesù, da un lato vediamo Maria che si offre per essere purificata, dall'altro offre suo figlio per riscattarlo con un umile dono.
La madre e il figlio sono una sola cosa nell'offerta.
L'offerta del figlio passa attraverso l'offerta della madre, ma Gesù dovrà crescere per donarci il suo corpo nell'Eucaristia, offerta sublime all'uomo.
Il tempio nuovo sarà perenne fonte di grazia per tutta l'umanità. 

martedì 15 dicembre 2020

"Il Signore è vicino a chi lo cerca" (Salmo 33)


 

"Il Signore è vicino a chi lo cerca" (Salmo 33)

Quello che leggiamo nel Vangelo è di straordinaria attualità se ci soffermiamo a riflettere su come va la storia, la nostra e quella delle grandi come delle piccole nazioni.
C'è sempre qualcosa che non ci aspettiamo, un piccolo sassolino, come una grande montagna sorta all'improvviso davanti, un incontro a cui non hai dato importanza, una parola ascoltata per caso, un evento che non hai programmato, che non ti aspetti.
Ognuno di noi ha fatto esperienza di quanto i programmi siano fallaci e anche se riusciamo a realizzarli, a raggiungere l'obiettivo, non è mai come lo pensavamo, lo avevamo programmato.
Anche Dio si è trovato a ricalcolare il suo progetto, visto che il primo, quello che contava sulla risposta di Adamo ed Eva non è andato a buon fine.
Ma a tutto c'è rimedio specie per Dio che scrive dritto sulle righe storte e se una cosa non va come Lui avrebbe voluto, come sarebbe stato giusto fosse, ne fa un'altra migliore e ti stupisce.
Questo Natale ci porti a considerare quanto conti nella realizzazione di ciò che ci sta a cuore la sua collaborazione.
L'uomo lasciato libero fa solo macelli e lo abbiamo visto con Adamo ed Eva che volevano prescindere da Lui.
Nella seconda creazione infatti ha pensato che, se voleva fare l'uomo maschio e femmina a sua immagine e somiglianza, si doveva mettere in gioco totalmente, indossando i nostri panni, diventando uno di noi e agendo dal di dentro per insegnare all'uomo cosa crea l'accordo, l'amore, la somiglianza.
Gesù passò la sua vita a pregare prima e dopo e anche durante qualsiasi sua missione, collegato con il campo base che era la Santissima Trinità, il luogo da cui era partito, l'amore che non si misura.
Certo che si è scelto per essere certo che le cose andassero bene una madre che già aveva fatto esperienza dell'essere figlia amata da Dio a prescindere, il che porta a vivere eucaristicamente la tua vita.
Noi certo non possiamo paragonarci a Dio nel trovare rimedi ai nostri errori, nel non scoraggiarci mai quando le cose vanno a rovescio di come le abbiamo pensate, ma una cosa è certa: con Lui noi faremo cose grandi e se ci fidiamo di Lui, se perseveriamo nel sentirlo amico, fratello, sposo, padre e madre in tutti i momenti della nostra vita, belli e brutti non ce ne pentiremo.
Dio l'ha detto, Dio lo ha già fatto.
Molto spesso mi è capitato, a chi non capita? di pensare che per le piccole cose non è il caso di scomodare Dio e ci rivolgiamo a Lui solo quando la casa è allagata.
E poi, quello che siamo abituati a fare è il dargli consigli, stabilire le priorità d'intervento, insomma fare di Lui un alunno tardo a capire.
Perchè noi, che viviamo in questo mondo, le tocchiamo con mano le cose, ci scottiamo e ci facciamo male e portiamo i segni degli scontri contro la nostra non volontà, sicuramente ne sappiamo più di lui che sta in cielo anche se ha fatto l'esperienza umana fino a morire per noi.
Ma il tempo passa e quelli che stanno in paradiso sono lontani anni luce da noi. E Gesù è uno di questi santi, santissimi, il capo di tutti i santi, direi se dovessi spiegarlo ai miei nipotini.
La cosa che ammazza noi cristiani, che ci fa vivere male, è pensare che Dio sia lontano, che il Vangelo non ci riguarda per sbarcare il lunario della nostra ai suoi occhi insignificante quotidianità.
Alziamo gli occhi al cielo solo quando siamo sommersi dalla polvere e dalle macerie, magari solo per lamentarci o piangerci addosso.
"Quante cose si possono fare con Gesù! "
Non le voglio dimenticare le parole di un bambino a cui fu chiesto di sintetizzare due anni di preparazione alla Prima Comunione.
Che scienza! che intelligenza!
Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti proclami la tua lode Signore mio Dio!

martedì 1 dicembre 2020

" Giudicherà con giustizia i miseri"(Is 11,4)



 " Giudicherà con giustizia i miseri"(Is 11,4)

Passiamo la vita a gareggiare per arrivare primi; per essere giudicati migliori, facciamo carte false.

E' una corsa al massacro e sono pochi quelli che si rassegnano a Qrimanere nella condizione di ultimi, piccoli, disprezzati, giudicati non ok per la nostra società che mette in palio sempre troppo pochi posti per sperare di farcela.

E' una lotta che contraddistingue le nostre relazioni perchè nessuno vuole sentirsi da meno rispetto agli altri, anche se si fa quotidianamente esperienza di fallimento perchè i sapienti, i bravi conoscono tutti i trucchi per raggiungere l'ambito obiettivo.

Quando poi ci capita una pagina del vangelo che contrasta vistosamente con ciò che ci hanno insegnato e che la società pretende da noi, rimaniamo spiazzati e non comprendiamo.

Ho sempre pensato che la Parola di Dio era rivolta ai semplici, a quelli che madre natura non ha dotato di cervello e l'ho snobbata per tanto tempo.

Del resto se si ragiona con il cervello come si fa a dar ragione a Gesù?

E io ero, e ancora lo sono un po', donna di cervello, come si suol dire, donna per cui due più due fa quattro e tutto si spiega con la ragione, cosa di cui mi sono sempre gloriata.

Al cuore non ho mai pensato come sede di sentimenti, come terzo occhio, come custode delle verità più profonde.

I bambini ci insegnano il vangelo, ci definiscono categorie nuove, ci mettono davanti un altro modo per guardare il mondo e le cose.

Nelle catechesi prebattesimali siamo soliti dire questo portando ad esempio la nostra esperienza di nonni a cui Dio ha dato la possibilità di fare gli esami di riparazione con due splendidi libri di carne, i nostri nipotini.

E non è a dire che non ci avesse fornito del materiale necessario quando eravamo giovani sposi, visto che dopo un anno di matrimonio nacque il nostro primo e rimasto unico figlio.

Ma noi, per le vicende della vita ma soprattutto per le nostre abitudini a guardare quello che non c'è e non a ringraziare per quello che c'è, abbiamo slittato lo sguardo sempre lontano dal dono che ci era stato recapitato.

Non mi sono mai fermata a giocare con mio figlio nè ho guardato il mondo con i suoi occhi nel poco tempo che mi era concesso di stare con lui.

Mi dispiace che la malattia, subentrata con la sua venuta al mondo,  sia stata un ostacolo per godere del dono.

Ho cercato lontano ciò che Dio continuava a mettermi vicino.

Ecco perchè le mie frequentazioni non sono state con i piccoli ma con i migliori che mi potevo comprare con il denaro che allora non ci mancava.

Dovevamo sperimentare i limiti di certi nomi, grandezze e specializzazioni, per tornare a valle con le pive nel sacco e tanti problemi irrisolti.

E nel silenzio, nell'angoscia e nel buio di tanti sconvolgimenti, ecco spuntare il germoglio, i germogli su piante ormai inaridite, piante incapaci di dare frutto.

Si può diventare fecondi e felici quando lo stato e la vita e il mondo ti hanno messo da parte, ti hanno cancellato praticamente dai loro registri?

I figli di nostro figlio sono stati

i piccoli libri di carne, cresciuti nelle nostre mani perchè illuminati e alimentati dall'amore di Dio a cui avevamo permesso di penetrare e permeare i nostri cuori .

Essi sono diventati la nostra bibbia, il nostro catechismo, la chiave per entrare nel mistero del regno, nel significato delle parabole.

Le loro domande sono diventate le nostre domande, i loro bisogni, i nostri bisogni, nostri i loro confusi balbettii.

Con loro ho imparato a guardare nel  cielo le stelle e  i fiori nei prati e sugli alberi gli uccelli e le formiche nelle piccole buche.

Ho imparato a piangere e ridere con loro per cose piccole e grandi, a fidarmi senza pregiudizi e paure di tutto ciò che la vita mi metteva davanti.

lunedì 16 novembre 2020

"Che cosa vuoi che io faccia per te?"


 


"Che cosa vuoi che io faccia per te?"

Altre volte ho trovato scritto queste parole sul calendario liturgico e sempre mi sono sentita spiazzata, perché chi me lo chiede sei tu Signore, che tu sei il mio tutto, tu vedi tutto, tu conosci tutto.

Spesso sento il desiderio di raccontare ad altri quello che mi succede o anche ne sono costretta per via delle cure e dei controlli e delle diagnosi da fare.

Abbiamo bisogno qui su questa terra di certezze per curare le malattie, sapere se uno fa finta o è per davvero malato.

C'è sempre bisogno di un timbro che convalidi una ricetta, un certificato.

Ma niente se non molto raramente rivela la verità, dice di cosa abbiamo bisogno e le indicazioni, le prescrizioni spesso sono confuse e farneticanti.

I racconti della mia malattia destabilizzano gli ascoltatori, tanto che per me è diventata un'angoscia quando devo farlo.

“Cosa vuoi che faccia per te?"

Vorrei tanto che qualcuno ci capisse qualcosa, che almeno credesse a quanto racconto.

Da quarant'anni vago da un medico all'altro, da un tipo di medicina ad un'altra, ma senza risultati apprezzabili.

Tu sai Signore quanta fatica, quanto dolore, quanta perseveranza nel cercare una soluzione, un antidoto a questo dolore.

"Cosa vuoi che faccia per te?"

Un tempo sapevo cosa chiedere, oggi non lo so più.

Procedo per inerzia, come quei deportati che, saliti su un treno, sanno solo che saranno portati in un altro luogo, lontani dalla loro terra ma non conoscono il punto d'arrivo.

Più passa il tempo più le cose s'ingarbugliano e, quando mi sembra che magari ho trovato la strada, che qualcuno mi ha ascoltato fino in fondo e ha provato a darmi una mano, mi accorgo che è solo un miraggio e che da questa situazione non uscirò mai.

Quando le cose sono molto complesse, difficili, inestricabili, sempre mi viene da dire: "Qui solo il Padreterno ci può mettere le mani, solo lui può trovare una soluzione".

Quando gli strumenti umani rivelano la loro inefficacia e niente nessuno è in grado di cacciarti dal fosso, di toglierti la spina dal fianco, rimani solo tu Signore.

Cosa posso chiederti Signore?

Tu vedi. Solo tu ci puoi porre rimedio.

Non so più da parte comincia da che parte finisce questa storia.

Mi si arrotola e mi si intreccia man mano che cerco di venire a capo di questa storia.

È un groviglio di nomi, di date, di emozioni, sentimenti, dolore, disperazione, suppliche, miraggi, conquiste, delusioni.

È una matassa troppo ingarbugliata perché un uomo possa metterci mano.

Tutti hanno problemi mi dicono, ci diciamo.

Ne sono certa tanto che mi vergogno anche solo a raccontare una parte dei miei, che mi sembrano ridicoli di fronte a quelli degli altri.

Eppure tu lo sai, a te niente è nascosto.

Certo che di tutte le terapie che sto seguendo, l'unica su cui non ho dubbi è quella che porta a te, a cercarti, ad amarti sempre di più.

"Vada da chi la fa stare bene," ha detto l'ultimo medico interpellato.

Non mi ha detto di andare dallo psicologo, come gli altri, ma da chi mi fa stare bene o meglio.

Di questo sono sicura.

L'unica certezza che ho per guarire sei tu, solo tu,

A volte mi viene voglia di smettere questo pellegrinaggio da un ospedale ad un altro, da un medico ad un altro perché nessuno riesce a darmi un giovamento stabile.

"Dai loro frutti li riconoscerete".

L'effetto delle tue medicine (la Parola, la preghiera i Sacramenti) è sicuramente più efficace di qualsiasi altro intervento terapeutico.

Di questo sono convinta, perché tu mi hai convinto.

So che tu non hai promesso guarigioni miracolose, ma hai dato ad ognuno la salvezza.

"Che io riabbia la vista!"

Signore quando sto tanto male non ti vedo e mi dispero.

Continuo a pregare, ad invocare il tuo nome, ma tu ti allontani.

Più io ti cerco più tu aumenti da me le distanze.

È proprio vero allora Signore che fai come quei padri che per far camminare i loro figli da soli li mettono per terra.

Si mettono davanti a loro con le braccia protese.

Man mano che il bambino avanza, barcollando, si fanno indietro sempre più indietro.

E' così Signore che forse funziona.

Allora Signore ciò che questa mattina ti chiedo è di non perderti di vista, ma che mantenga la fede che tu mi stai davanti ad aspettare con le braccia aperte.

Che io veda Signore il tuo volto, che io senta il calore delle tue braccia!

sabato 14 novembre 2020

"Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"(Lc 18,8)




 " Dobbiamo accogliere tali persone per diventare collaboratori della verità" (3Gv, 8).

 "Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"(Lc 18,8)

Gesù a conclusione della parabola del giudice disonesto non si chiede se troverà gente che prega incessantemente, ma se troverà fede sulla terra.

La preghiera nasce dalla fede, la fede nasce dall'amore, è intimamente connessa con l'amore donato da Dio e riversato sugli uomini attraverso coloro che lo accolgono con cuore sincero.

Noi siamo canali di una multiforme grazia che dall'alto si spande su tutte le creature.

Ci sono brocche pronte ad accogliere l'acqua dello Spirito, brocche piccole e grandi, sbrecciate, lesionate, vecchie e nuove, in buono e cattivo stato, che  aspettano di riempirsi perchè la gente ha sete, tanta sete e cammina in un deserto arido e inospitale.

C'è chi quell'acqua se la tiene per sè e chi provvede a dissetare gli altri nella certezza che mai gli verrà a mancare, perchè la nostra vita è in quel lasciarsi attraversare da quell'acqua, lasciarsi bagnare e nutrire da Dio nella fede incondizionata che mai ci lascerà senza, specie se ci vede operosi nella carità, distributori di gioia e di pace con i nostri gesti concreti di amore.

Dio ama sempre, ama a prescindere, ama tutti.

E' questa convinzione che ci porta ad un atteggiamento di preghiera continuo che ci sazia se i suoi doni, frutto del suo amore, li usiamo per far stare bene i nostri fratelli, per sostenerli nei momenti della prova, per non perderli mai di vita anche quando sono lontani fisicamente, per amarli come Lui ci ha amato.

La fede è mantenere aperte le porte del nostro cuore, presentare le nostre brocche, perchè Dio possa riempirle di sè del suo amore.

L'amore fa fermare le lancette dell'orologio, perchè ti riempie, ti appaga e ti nutre.

Mi piace e mi commuove pensare che la sete di Dio e la nostra s'incontrano in questa ricerca della verità più profonda inscritta nei nostri cuori.

"Ho sete!", disse Gesù sulla croce. 

Gli diedero una spugna imbevuta di aceto.

Anche noi rispondiamo così a chi ci chiede un po' di tempo, di attenzione, di cura. 

Il nostro aceto è racchiuso in un cofanetto indorato e luccicante di scuse perchè il tempo non lo possiamo donare agli altri quando non ne abbiamo abbastanza per noi.

"Ho sete" continua a dire Gesù, ma noi ci turiamo le orecchie, giriamo gli occhi da un'altra parte perchè abbiamo troppe cose da fare, troppe da pensare per farci carico dei bisogni degli altri.

Continuo a guardare il crocifisso.. Dal petto squarciato scende sangue e acqua. 

Gesù, il Vivente continua a parlarmi...

Lo contemplo, lo amo, lo adoro....

Corro a prendere la mia brocca riposta in cantina, seppellita da ciarpame di ogni tipo, devo fare presto perchè non appassisca del tutto il virgulto che lui ha piantato, voglio che lui mi attraversi e mi renda serbatoio d'amore.

Non mi stancherò di stare ai suoi piedi, con Maria, non smetterò di contemplare le sue ferite, non smetterò di chiedere il suo perdono.


mercoledì 4 novembre 2020

"«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)



 "«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)

Leggendo la Parola che la liturgia oggi ci propone sulla sequela, ho pensato a Giovanni che ieri sera pretendeva di fare un disegno capolavoro, mentre guardava la televisione o anche quando ardeva dal desiderio di leggermi una storia che lui riteneva interessante.

Con grande fatica e poca attenzione ha ascoltato quello che gli stavo raccontando, una storia che un tempo lo avrebbe coinvolto, fatto gioire e gli avrebbe aperto il cuore e la mente.

Ieri proprio con lui abbiamo parlato della necessità dello stop del pensiero, per poter fare qualunque cosa che sia buona per noi e per gli altri.

Quand'era piccolo Giovanni si lamentava perché Dio aveva inventato il cervello per i troppi pensieri che non lo facevano stare tranquillo e oggi ancora dice che non può fare capolavori, proprio perché ha troppe idee in testa.

La cosa capita anche a me che vorrei che ci entrasse tutto o quasi tutto in quello che faccio, che dico, che penso, non essendo disposta a mollare niente, a lasciarmi guidare dallo Spirito in modo fiducioso e docile.

La prima cosa da fare è spegnere la televisione, che significa chiudere le orecchie a ciò che ci viene dal mondo esterno, un mondo filtrato dall'interpretazione dei vari cantastorie, che ti mettono su piatti d'argento il cibo da loro preparato, a volte, anzi quasi sempre tossico, indigesto ma principalmente adulterato.

Quando parlava Gesù, la televisione non c'era, ma sicuramente c'erano falsi maestri, persone che per autorità, per posizione sociale, per vincoli di sangue eccetera venivano messi al primo posto nella scala degli interessi, degli affetti e dell'ascolto.

E poi quale grande richiamo poteva e può essere quello di consigli per accumulare beni, amministrarli o anche non perderli!

Quale grande attenzione, fatica, comporta l'occuparsi e preoccuparsi non solo di noi, ma anche degli altri, sopportandone i pesi del vivere quotidiano!

La nostra vita è fatta di relazioni che ci tengono legati alle cose, alle persone e alla storia, agli eventi passati, presenti e futuri.

La nostra vita si snoda nella continua ricerca del nostro bene, vale a dire del nostro tornaconto personale, strumentalizzando le persone che ci sono più vicine, strumentalizzando esperienze, beni materiali, ma anche doti naturali o capacità acquisite, per stare bene, meglio, per non morire ed essere felici.

Gesù ci dice di smettere di pensare a tutto questo, di fare uno stop del pensiero (quello che ieri ho cercato di insegnare a Giovanni e che gli ha permesso la fine di fare in men che non si dica il suo capolavoro, dopo che aveva stracciato parecchi fogli per l'incapacità di concentrarsi).

Gesù ci dice una cosa che noi sperimentiamo ogni giorno.

Quando perdiamo di vista la cosa importante, facciamo sempre i macelli, bruciamo il cibo che sta cuocendo sul fuoco, dimentichiamo i nostri più elementari doveri di rispetto, di amore nei confronti delle persone, non ci lasciamo formare, istruire, amare dagli altri, occupati concentrati solo su noi stessi.

Sacrosante parole quelle di Gesù, perché ci indica la strada per non smarrirci e per fare quindi dei capolavori.

Se mettiamo lui e al primo posto sicuramente non ci dimenticheremo dei nostri cari, anzi allargheremo la cerchia, nè manderemo in fumo i nostri averi, i nostri beni materiali e spirituali, ma li useremo come meglio conviene.

Il meglio è usare, servirsi di tutto ciò che gratuitamente ci è stato donato da Dio, per essere felici e per rendere felici, mettendo in circolo l'amore.

Ma bisogna crederci, bisogna intanto partire da un atto di fede, un credo ad occhi chiusi ma a cuore aperto.

Credere per vedere.

Quanti occhi si aprono dopo un atto di fede!

Ieri Patrizia mi ha detto che da quando ogni sera prega, il mal di testa non l'ha più avuto.

Io non so se sia effetto della preghiera che non abbia il mal di testa, ma sono certa che adesso è più attenta a vedere quanto non ce l'ha e ringraziare tutte le volte che succede, senza dare per scontato niente.

La fede è ascolto, e partire dal presupposto che l'altro ha ragione, anche quando è arrabbiato, la fede è la disposizione ad accogliere la verità che abita dentro l'altro e da essa lasciarsi trasformare, identificare.

E' l'Altro che ci dice chi siamo e quando l'altro è Gesù siamo certi che non ci sbaglieremo.

lunedì 28 settembre 2020

Chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande. (Lc 9,48)



Chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande. (Lc 9,48)

La parola di oggi mi fa tornare indietro, agli anni della mia infanzia, quando noi bambini giocavamo nelle piazze e i vecchi ci stavano a guardare mentre condividevano ricordi, speranze, certezze.

Era bello correre spensierati con gli amici, inventando giochi,  ripetendo quelli che ci avevano insegnato. ... campana, nascondino, acchiapparello, rubabandiera, uno..due...tre...stella ...

Sentirsi liberi di muoversi senza pericolo di rompere qualcosa, sporcare la casa, fare rumore e disturbare i vicini, libertà di muoversi all'aria aperta,  sicuri sotto lo sguardo di chi vigilava sulla nostra incolumità, anche se doveva appoggiarsi ad un bastone.

Questo passo della scrittura mi ha ricordato i tempi della spensieratezza, quando c'era chi provvedeva al cibo e al vestito e al resto, quando la nostra unica preoccupazione era quella di fare presto i compiti senza macchiare il foglio con l'inchiostro, perchè durasse più a lungo il tempo del gioco.

I bambini sono oggi anche protagonisti del vangelo, simbolo di  ogni persona creata per accogliere ed essere accolta.

La grandezza di cui i discepoli discutono è contraddetta da Gesù che vede nei piccoli racchiuso il mistero dell'amore di Dio, il mistero del regno dove gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi, perchè la grandezza sta nel servire e non nell'essere serviti.

Bambini non si nasce ma si diventa, ritornare bambini, vivere l'infanzia spirituale è la meta che dobbiamo cercare di conquistare,  perchè solo se ti fai bambino Dio ti può abbracciare, solo se ti fai bambino gli altri sono portati a prendersi cura di te, solo se guardi con gli occhi di un bambino non hai paura anche se a prenderti in braccio è una nonna malata e malferma sulle gambe, solo se ti fai bambino capisci quanto bisogno hanno le persone di essere abbracciate e amate da te.

Questa è la lettera che ho scritto a Giovanni( il mio primo nipotino), il libro di carne inviatomi da Dio per spiegarmi il vangelo.

21 gennaio 2003

A Giovanni che gioca sul tappeto

Giovanni stai battendo le mani, seduto sul tappeto tra i tuoi giocattoli.

Gli occhi ti ridono, il piccolo corpo è percorso da un fremito di gioia, guardando le immagini che appaiono sullo schermo della televisione.

Non capisci, Giovanni,come sono belli questi momenti, come irripetibili quelli in cui non ti preoccupi e non pensi a ciò che accadrà nel futuro.

Non hai problemi, Giovanni, tranne quello di tirarti su il naso che cola, riuscire a prendere il giocattolo che in questo momento attrae la tua attenzione.

Ti guardo, Giovanni, sei affidato a me, questo pomeriggio.

Le ossa mi scricchiolano, i nervi, i muscoli del collo sono tesi come corde di uno strumento, mi fanno male, tanto male da chiedermi come io possa badare a te, mentre sto così male.

Il sudore esce dalle mie mani, dagli occhi, da tutta la pelle cui sono sottese le corde dei tendini impazziti.

Mi chiedo come sia possibile che io sia qui con te, piegata perché tu non ti faccia male, impegnata a distrarti e a farti sorridere, ad insegnarti qualcosa di più di quanto finora abbia appreso.

Tu tendi a me le manine, mi sorridi e mi accarezzi, affondando le dita nelle mie guance, aggrappandoti ai capelli fino a farmi male.

Io rido, Giovanni, e godo di te, del tuo essere così maldestro, incapace, indifeso, piccolo, godo della tua pelle morbida e vellutata, godo delle fossette che interrompono la carne tenera delle tue mani, godo dei tuoi piedini costretti in due paia di calzini, perché fa freddo, dei tuoi pochi capelli distribuiti in modo difforme sulla testa tornita da un artefice sommo, godo della tua bocca disegnata da un maestro mirabile, godo delle tue orecchie, del suono della tua voce balbettante sillabe che solo l’amore capisce.

Giovanni sei piccolo, ancora tanto piccolo da poterti tenere stretto e coprirti con le mie braccia.

Sei tanto indifeso che io, la nonna malata ti può difendere.

Ora Giovanni ti basta il mio occhio vigile, la mia mano dolente ma ferma, le mie braccia stracciate nelle più intime fibre per darti sicurezza e conforto.

Ti basta la mia voce che ancora persuade e comunica amore e tenerezza..

Fino a quando?

Giovanni oggi voglio godermi questo momento e ne ringrazio il Signore.

Quando sarai grande, ricorda di osservare i bambini.

Sono la più grande ed efficace scuola d’amore.

giovedì 17 settembre 2020

"Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato" (Lc7,47)





"Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato" (Lc7,47)
La peccatrice con il suo atteggiamento umile, pentito, adorante, testimonia visibilmente con i gesti ciò che Dio ha fatto per lei e mostra gratitudine a Gesù, incurante del giudizio negativo del padrone di casa, Simone il fariseo, e dei commensali, nei suoi confronti.
La peccatrice non si preoccupa di ciò che gli altri pensano di lei, come ogni battezzato deve fare, quando parla, agisce, ma di ciò che porta le persone a interrogarsi sul motivo del suo agire .
Il Cristiano deve suscitare domande, deve stupire, deve uscire fuori dagli schemi, quando tutto ciò è finalizzato ad esprimere a Dio la gratitudine per essere stati accolti, salvati, perdonati.
L'amore di Dio si manifesta nella riconoscenza che porta ogni salvato a rendergli grazie, a mettersi ai suoi piedi, a lavarglieli con le nostre lacrime, ungendoli con olio profumato, asciugandoglieli con i nostri capelli.
Ognuno di noi sente l'impulso di fare a lui quello che lui ha fatto a noi, lavandoci i piedi per rimetterci in piedi.
Quindi nessuna vergogna a proclamare la nostra fede, a prostrarci davanti a Dio, a dire non solo con le labbra ma anche con tutto il nostro essere...
Signore grazie, Signore ti amo, Signore concedimi di rimanere qui ai tuoi piedi perché continui a prendermi cura di te, perché i tuoi piedi sono stanchi, sudati, gonfi...
Hai percorso e continui a percorrere tutte le strade del mondo, Signore, per predicare il vangelo, la buona novella dell'amore che salva.
Concedimi Signore di darti questa piccola consolazione, questo conforto.
Chiamami Signore a questo ministero!
Ogni giorno canterò le tue lodi, se mi permetterai di farlo a te e mi aiuterai a non fare la schizzinosa per ogni fratello di cui non mi devo mai sentire migliore.
Voglio Signore che tu mi conceda di vedere un altro te in ogni persona che ha bisogno di essere rimessa in piedi attraverso il mio perdono, attraverso il mio abbassarmi e mettermi al suo servizio, ringraziandolo perché è il dono che tu mi fai di te stesso che continui a camminare per le strade del mondo.
Aiutami a non giudicare Signore, aiutami a fare quello che tu hai fatto ad ognuno di noi, aiutami Signore a non sentirmi mai a posto con te e con i fratelli.

sabato 8 agosto 2020

La voce grossa

" Portatelo qui da me"(Mt 17,17)

Della liturgia di oggi mi ha colpito questa guarigione possibile solo dopo che il ragazzo malato è stato portato davanti a Gesù.
Gli apostoli si stupiscono che a Gesù è stato possibile ciò che invece loro non sono riusciti a fare. 
Gesù risponde che il miracolo non è avvenuto per la loro poca fede. " . In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».
I discepoli sono chiamati "generazione incredula e perversa".
Mi voglio mettere nei panni dei discepoli di Gesù e voglio che queste parole cambino il mio rapporto con Lui, perchè molto spesso non mi sento ascoltata e a dir la verità di miracoli neanche l'ombra.
Mi chiedo come si possono essere sentiti i discepoli dopo questa ramanzina e questa brutta figura nei confronti del padre del ragazzo.
Gesù li svergogna e risolve il problema restituendo al padre il figlio sano di mente.
Certe volte è necessario agire con determinazione e essere categorici nelle cose che contano con le persone a noi affidate.
A me capita di essere in genere molto comprensiva e paziente, doti se così le si può chiamare che mi derivano dal lavoro che ho svolto per anni, vale a dire quello dell'insegnante.
Ora continuo con i miei nipoti, ma da un lato c'è una differenza sostanziale nel rapporto che si instaura con chi ti vuole bene e chi invece le cose te le dice perchè è pagato e deve fare il suo mestiere.
Il voto è un grande deterrente e io nonna non posso far ricorso a quest'arma, per cui, specie Emanuele tende a scantonare e a cercare di evitare incontri troppo ravvicinati con me.
Dopo tante ramanzine da parte mia e dei genitori torna all'ovile e si mette sotto perchè vuole imparare. Ma i buoni propositi durano poco e ogni volta devo ricominciare la predica se così si può dirla.
D'inverno faccio meno fatica a farmi ascoltare perchè ha sperimentato che le cose fatte con me se le ricorda e a scuola non fa brutte figure.
E' solito ripetermi che non potrà mai dimenticarsi di me che gli ho fatto aumentare la media dei voti da quando in quinta si è deciso a venire con assiduità a fare i compiti a casa mia.
Ma ora è estate e chi lo convince che presentarsi impreparati alla prima media non è il massimo? 
L'estate è l'estate e le occasioni di svago, di gioco ecc sono tante, troppe e non c'è verso che si annoi.
L'altro giorno, spazientita da tante promesse non mantenute ho fatto la voce grossa ed è avvenuto il miracolo. Emanuele ha fatto un testo fantastico scorrevole, piacevole, originale e con pochissimi errori.
E' stato più bravo di quanto mi aspettassi, Emanuele. 
Ma allora bisogna fare la voce grossa?
Sembra proprio di sì perchè noi spesso obbediamo per paura più che per giustizia.
Rispettiamo il codice della strada per paura di una multa me siamo tentati di trasgredirlo quando pensiamo di farla franca e non ci vede nessuno
Così è per le tasse e per tanto altro ancora.
Questa mattina mi interrogo se nel rapporto con Dio faccio la stessa cosa o il suo amore è la garanzia del fare e del non fare.
Agisco per paura o perchè lo ritengo giusto?
Agisco in modo superficiale e poco attento perchè confido nel suo perdono e do per scontato che mi vuole bene e che nulla mi potrà mai accadere perchè sono sua figlia?
A questo proposito mi viene in mente la parabola letta di recente delle dieci vergini e dell'olio delle lampade.
Cosa mi fa desiderare che la lampada rimanga accesa quando arriva lo sposo? La consapevolezza che l'intimità acquisita attraverso la frequentazione del fidanzamento continui e diventi piena il giorno delle nozze.
Non posso pensare di unirmi ad uno sconosciuto, nè lo desidero.
Per questo i doni battesimali della fede, della speranza e della carità non posso mai darli per scontati, vale a dire non posso non usarli, perchè la candela solo se arde e si consuma assolve al suo compito di fare luce.
Voglio Signore oggi non scandalizzarmi dei tuoi rimproveri, delle tue prese di posizione, voglio accoglierti nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia con la TUA GRAZIA perchè il mio corpo giunga a perfezione e sia degno di unirsi al tuo per l'eternità.
Un giorno anche Emanuele capirà che agivo per il suo bene. Ma ciò che più mi preme è che capisca che la pazienza, la forza, l'amore che ho messo in tutto quello che ho fatto per lui non è che una scintilla del tuo eterno incommensurabile amore.

lunedì 3 agosto 2020

Era buio



" Salì sul monte in disparte a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo"(Mt 14,23)

Signore quante notti lontana da te, quante tempeste affrontate prescindendo da te!
Quante volte ho sentito le onde del mare innalzarsi paurosamente e minacciosamente per poi fragorosamente abbattersi su questo guscio di noce, la nostra barca Signore!
Questa mattina penso a quando abbiamo deciso di farti salire, entrare nel nostro piccolo spazio dove a fatica entravamo io Gianni, uno spazio che stava stretto a noi e che era impensabile condividere con qualcun altro.
Signore tu lo sai, da quando siamo sposati, una vita a combattere fianco a fianco per difenderci dagli attacchi assassini degli eventi dolorosi che si sono succeduti e sovrapposti.
Lo stare insieme non ci ha dato la felicità, ma ci ha permesso di non naufragare perché abbiamo unito gli sforzi.
Signore tu lo sai che la lontananza del cuore è quella che fa più male, quella che ci uccide, quando non siamo capaci di fare comunione, di solidarizzare, di vivere l'amore trinitario, la bella notizia dell'amore che salva, vincolati dai precetti, dal dover essere che ci giudica e ci condanna.
Quante traversate Signore nel mare in tempesta, quanta paura nel vederti camminare sulle acque senza riconoscerti!
Come potevamo noi riconoscere qualcuno che non avevamo
ancora incontrato?
Come Signore vedere in te il Salvatore, il figlio di Dio che ha scelto di diventare nostro fratello, amico, sposo, tutto?
Conoscerti Signore è stata la prima esigenza che ho sentito, quando in quella chiesa buia, la notte dell'Epifania, intravidi qualcuno che poteva salvarmi.
Eri lì attaccato ad una croce, indifeso, nudo, con i segni di una condanna ingiusta indelebilmente stampati, impressi sul corpo.
Eppure quella sera non ebbi paura, perché troppa era la solitudine, l'angoscia di essere rimasta sola a vagare nel deserto, nel mare infinito della vita.
Ero tanto sola che dicevo, (ne ero convinta ) che, se fosse venuto a casa mia un ladro, lo avrei trattenuto per parlarci un po' e l'avrei fatto sedere perché mi parlasse e mi facesse compagnia.
Avevo preso l'abitudine di vivere con le porte aperte, anche quelle del bagno, perché non volevo precludermi la possibilità che qualcuno venisse e trovasse la porta chiusa.
"Io sto alla porta e busso".
Io ci ho messo la chiave fuori della porta perché entrassi. 
Ma poteva entrare anche un delinquente, ora che ci penso, né sapevo che tu chiedevi il permesso prima di entrare.
Signore l'acqua aveva invaso tutta la barca che stava per affondare quando tu mi hai suggerito di uscire fuori, di spostarmi e di cercare un'altra sedia, un'altra casa, un altro luogo per ascoltare qualcuno che mi parlasse.
Così fu quella mattina e così fu quella sera.
La mattina non riconobbi l'autore delle parole recitate nei salmi delle lodi mattutine, la sera il tuo ministro indirizzò il mio sguardo su un'immagine che suscitò in me il desiderio di conoscerti.
Ci deve essere sempre una motivazione perché due si mettano in comunicazione, si parlino.
Io volevo sapere chi eri, tu volevi da sempre che io mi mettessi in ascolto della tua parola.
Da sempre.
Signore era notte, ma fu quello il momento in cui avvertii un desiderio nuovo di bene.
La vita poteva avere un senso se aveva ancora qualcosa di nuovo da scoprire.
La tua parola è spirito e vita.
Ora è buio, la casa è immersa nel silenzio, si sente solo il respiro pesante di Gianni che dorme accanto a me.
Un buio Signore pieno di te, un buio in cui risplende la tua parola.: "Non temete sono io!” 
Un buio luminoso, un buio pieno di consolazione e di vita.
Come un chicco di grano nel buio della terra marcisce e muore mentre sboccia la vita, così di queste lunghe notti insonni hai fatto lo strumento per parlare al mio cuore.
Come Nicodemo hai parlato a me di una rinascita dall'alto, di una paternità fuori dal tempo, di un amore senza confini, di un'eternità garantita dal tuo nutrimento.
La tua parola Signore mi permette di vivere, di riconoscerti, di amarti e servirti, di annunciarti con entusiasmo, con gioia, con gratitudine.