Visualizzazione post con etichetta nipoti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nipoti. Mostra tutti i post

giovedì 5 novembre 2020

Fiori e bambini



Sfogliando il diario...

Emanuele è un bambino di poche parole, forse perchè ha vicino un fratello che ne dice molte e tutte molto interessanti.

Così si è convinto di non valere nulla, perchè Giovanni scrive poesie, romanzi e canzoni e lui non riesce a fare neanche un pensierino corretto.

L'altro giorno però è tornato da scuola esultante, perchè aveva preso BRAVISSIMO ad un testo poetico dal titolo "Piove".

Non si può descrivere la meraviglia quando abbiamo letto il suo capolavoro.

Veramente era molto bello e suggestivo, lungo e articolato.

" Ma come hai fatto a scrivere cose così straordinarie?

"Sembra che l'abbia scritta Giovanni " ci è scappato di dire, ma ci siamo subito scusati con lui.

"Giovanni c'entra, eccome! Questa notte, mentre dormiva, mi sono alzato, gli ho aperto la testa e gli ho rubato l'ispirazione. Poi l'ho unita alla mia schifezza e c'è uscita una cosa buona."


Ho pensato che così non si andava da nessuna parte, perciò l'ho chiamato in disparte e gli ho detto:

" Quanti anni hai?"

"Sette"

"E Giovanni?"

"Undici"

L'ho preso per mano e l'ho portato alla finestra,  invitandolo a guardare i fiori sul davanzale.

"Ti ricordi quella piccola  piantina che mi hai regalato per il mio compleanno? Aveva un fiore e pochissime foglie.Ricordi?

Guardala adesso com'è bella e cresciuta!"

Questa volta la meraviglia era la sua.

"Non dire mai più che sei una schifezza, perchè il tempo, la pazienza e l'impegno compiono miracoli", ho concluso, abbracciandolo forte.

mercoledì 4 novembre 2020

"«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)



 "«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. "(Lc14,26)

Leggendo la Parola che la liturgia oggi ci propone sulla sequela, ho pensato a Giovanni che ieri sera pretendeva di fare un disegno capolavoro, mentre guardava la televisione o anche quando ardeva dal desiderio di leggermi una storia che lui riteneva interessante.

Con grande fatica e poca attenzione ha ascoltato quello che gli stavo raccontando, una storia che un tempo lo avrebbe coinvolto, fatto gioire e gli avrebbe aperto il cuore e la mente.

Ieri proprio con lui abbiamo parlato della necessità dello stop del pensiero, per poter fare qualunque cosa che sia buona per noi e per gli altri.

Quand'era piccolo Giovanni si lamentava perché Dio aveva inventato il cervello per i troppi pensieri che non lo facevano stare tranquillo e oggi ancora dice che non può fare capolavori, proprio perché ha troppe idee in testa.

La cosa capita anche a me che vorrei che ci entrasse tutto o quasi tutto in quello che faccio, che dico, che penso, non essendo disposta a mollare niente, a lasciarmi guidare dallo Spirito in modo fiducioso e docile.

La prima cosa da fare è spegnere la televisione, che significa chiudere le orecchie a ciò che ci viene dal mondo esterno, un mondo filtrato dall'interpretazione dei vari cantastorie, che ti mettono su piatti d'argento il cibo da loro preparato, a volte, anzi quasi sempre tossico, indigesto ma principalmente adulterato.

Quando parlava Gesù, la televisione non c'era, ma sicuramente c'erano falsi maestri, persone che per autorità, per posizione sociale, per vincoli di sangue eccetera venivano messi al primo posto nella scala degli interessi, degli affetti e dell'ascolto.

E poi quale grande richiamo poteva e può essere quello di consigli per accumulare beni, amministrarli o anche non perderli!

Quale grande attenzione, fatica, comporta l'occuparsi e preoccuparsi non solo di noi, ma anche degli altri, sopportandone i pesi del vivere quotidiano!

La nostra vita è fatta di relazioni che ci tengono legati alle cose, alle persone e alla storia, agli eventi passati, presenti e futuri.

La nostra vita si snoda nella continua ricerca del nostro bene, vale a dire del nostro tornaconto personale, strumentalizzando le persone che ci sono più vicine, strumentalizzando esperienze, beni materiali, ma anche doti naturali o capacità acquisite, per stare bene, meglio, per non morire ed essere felici.

Gesù ci dice di smettere di pensare a tutto questo, di fare uno stop del pensiero (quello che ieri ho cercato di insegnare a Giovanni e che gli ha permesso la fine di fare in men che non si dica il suo capolavoro, dopo che aveva stracciato parecchi fogli per l'incapacità di concentrarsi).

Gesù ci dice una cosa che noi sperimentiamo ogni giorno.

Quando perdiamo di vista la cosa importante, facciamo sempre i macelli, bruciamo il cibo che sta cuocendo sul fuoco, dimentichiamo i nostri più elementari doveri di rispetto, di amore nei confronti delle persone, non ci lasciamo formare, istruire, amare dagli altri, occupati concentrati solo su noi stessi.

Sacrosante parole quelle di Gesù, perché ci indica la strada per non smarrirci e per fare quindi dei capolavori.

Se mettiamo lui e al primo posto sicuramente non ci dimenticheremo dei nostri cari, anzi allargheremo la cerchia, nè manderemo in fumo i nostri averi, i nostri beni materiali e spirituali, ma li useremo come meglio conviene.

Il meglio è usare, servirsi di tutto ciò che gratuitamente ci è stato donato da Dio, per essere felici e per rendere felici, mettendo in circolo l'amore.

Ma bisogna crederci, bisogna intanto partire da un atto di fede, un credo ad occhi chiusi ma a cuore aperto.

Credere per vedere.

Quanti occhi si aprono dopo un atto di fede!

Ieri Patrizia mi ha detto che da quando ogni sera prega, il mal di testa non l'ha più avuto.

Io non so se sia effetto della preghiera che non abbia il mal di testa, ma sono certa che adesso è più attenta a vedere quanto non ce l'ha e ringraziare tutte le volte che succede, senza dare per scontato niente.

La fede è ascolto, e partire dal presupposto che l'altro ha ragione, anche quando è arrabbiato, la fede è la disposizione ad accogliere la verità che abita dentro l'altro e da essa lasciarsi trasformare, identificare.

E' l'Altro che ci dice chi siamo e quando l'altro è Gesù siamo certi che non ci sbaglieremo.

lunedì 16 dicembre 2019

Sorprese



SFOGLIANDO IL DIARIO...
12 dicembre 2016
lunedì III settimana di AVVENTO
ore 7.27

"Lo Spirito del Signore fu sopra di lui"(Num 24,2)

Non c'è dubbio che Dio ci faccia annoiare, che non ci riserbi delle sorprese, belle o brutte, dipende dai punti di vista.
I comportamenti omologati, politicamente corretti, sempre uguali non generano meraviglia, stupore, ma a volte anzi spessissimo rabbia e rifiuto.
Siamo abituati a non lasciarci scomodare a non distogliere il nostro sguardo dai teoremi che a nostro parere funzionano sempre.
Se c'è uno che esce dal branco, che si comporta in modo diverso da come ce lo aspettiamo o lo rifiutiamo a priori o lo emarginiamo condannandolo di fatto a morte.
Oggi un profeta di Baal, su cui lo Spirito del Signore si era posato, predice la nascita del Messia, contravvenendo a quello che da lui ci si sarebbe aspettato.
Anche Gesù scandalizza con il suo modo di fare tanto da suscitare negli astanti la domanda" Con quale autorità fai queste cose?" Perchè per mettersi contro la tradizione, contro il comune pensare codificato, contravvenendo alle buone maniere (l'aveva fatta grossa rovesciando i banchi dei cambiavalute dal tempio) ce ne vuole di coraggio, ma soprattutto ci vuole uno che ti garantisca l'ineccepibilità delle tue azioni.
Noi siamo abituati a certificare con altri certificati chi siamo, dove abitiamo, di chi siamo figli ecc ecc.
Non possiamo dimenticare la carta d'identità, la tessera sanitaria, il codice fiscale e la patente se vogliamo essere certi di muoverci senza problemi.
Gesù non aveva dietro nessuna credenziale,(allora non si usavano), ma che era figlio del falegname lo sapevano tutti nel paese e lo stato romano che esisteva, visto che nacque durante il censimento.
Non so se quello che mi è venuto in mente leggendo la parola di Dio che oggi la liturgia ci propone alla riflessione sia corretto, confacente, se insomma ci entri qualcosa con il vangelo.
Perchè sto pensando alle sorprese, i ricalcoli della mia vita che sembra essersi arenata su una nota stonata.
I profeti Dio me li manda a domicilio, l'ho sempre detto da quando mi furono affidati, a me che lo stato aveva prepensionato perchè incapace di deambulare Giovanni prima e poi Emanuele , i bambini di mio figlio.
Una nonna che fa fatica a reggersi in piedi da sola ci vuole del coraggio  per mettergli in braccio i propri figli, in braccio è metaforico s'intende perchè io i miei nipoti non li ho mai presi in braccio.
Eppure è accaduto. Come mi meraviglio ancora io di quello che è accaduto da 15 anni a questa parte. A chi mi chiedeva come facevo, io dicevo che li allevavo a preghiere.
Comunque stavo pensando, dicendo dei profeti a domicilio, alle due piccole adorabili pesti che mi hanno insegnato il vangelo, mi hanno donato la capacità di meravigliarmi, il desiderio di cambiare continuamente posizione, di inventarmi le storie narrando la storia della mia, nostra vita.
La ricerca di scintillanti è stata la strada maestra per imparare a dire grazie per qualsiasi cosa, per le patate, per i colori, per un parcheggio ecc ecc.
Ma ora che si sono fatti grandi le occasioni di trovare schegge di luce si sono rarefatte.
Perciò mi sono inventata, in una notte di quelle ormai dico normali, perchè le eccezioni, sono quelle che dormo e vi garantisco sono molto poche.
Ebbene l'altra notte pensando al Natale, a noi che non siamo più giovani ( Emanuele mi proibisce di dire che siamo vecchi, perchè per lui i vecchi hanno come minimo 100 anni), alle persone che ci hanno preceduto in cielo, a questa terra, a questa casa sempre più vuota, sempre più silenziosa, al fatto che le persone più care che peraltro ci abitano di fronte, nostro figlio, moglie e figli, non avrebbero avuto il tempo di fermarsi con noi, perchè lavorano, studiano, sono scout, e per giunta i piccoli promettenti musicisti e in questo periodo si moltiplicano le occasioni per farsi gli auguri attorno ad un tavolo mi è venuta un'idea.
Quella di farmi un regalo, più regali, per quest'occasione di festa per tutti.
Il regalo sono le persone, mi sono detta e allora perchè non chiedere ad ognuno il dono del tempo per venire con me chiaramente accompagnata da mio marito, a scegliersi un regalo? 
Giovanni, il saggio,m ha detto che era una buona idea anche se penso che sia praticamente impossibile trovare un orario compatibile con la disponibilità di chi mi deve accompagnare,visti gli impegni scolastici, sportivi, musicali e scoutistici che lo tengono impegnato anche i giorni di festa.
Emanuele invece non è stato in se dalla gioia perchè farebbe le carte false per andarsi a comprare qualcosa, infischiandosene degli impegni, specie quelli scolastici.
Mio figlio ha detto che era una cosa molto difficile trovare un tempo da regalarmi, perchè specie sotto Natale non sa dove arrivare prima.
In effetti pur abitando di fronte lo vedo molto raramente perchè a ora di pranzo manda i bambini con il vassoio a prendere ciò che ho preparato e il pomeriggio i bambini per fare i compiti entrano da soli con la chiave che staziona in permanenza nella toppa.
Con tristezza ho pensato che i figli per vederli devono essere disoccupati e senza famiglia, forse, dico, ma non è certo.
Comunque il Padreterno si è inventata una soluzione alternativa, si fa per dire, senza offesa.
Ha fatto venire la febbre al figlio tanto desiderato, sabato in cui tutta la famiglia è impegnata in attività scout e domenica in cui tutti erano stati invitati per un battesimo al ristorante.
Me lo sono trovato in casa, acciaccato e bisognoso di cure, me lo sono coccolato e ho avuto modo di fargli vedere i regali che gli avevamo comprato, perchè li misurasse. La sua taglia infatti è tale che solo la mamma sa scovare dove trovare ciò che gli entra e gli sta bene.
Mi dispiace che per starci un po' insieme quello era l'unico modo, mi dispiace anche ma meno che mi abbia passato l'influenza. 
Di questo supplemento di regalo non ne sentivo il bisogno.
Ma io sono una che non si arrende e che aspetta. 
Sicuramente con questa febbre Dio ci vuol fare una cosa migliore.

giovedì 10 gennaio 2019

SFOGLIANDO IL DIARIO...




"lo Spirito del Signore è sopra di me"

Quando lo Spirito del Signore è sopra di me?.
Quando amo il fratello che vedo, quando così facendo rendo visibile il regno di Dio, quando divento profezia della sua salvezza per ogni uomo.
La profezia che Gesù legge sul rotolo di Isaia è estesa ad ogni battezzato.
Il primo a dare l'esempio è Gesù.
"Lo spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri il lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vita: per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore".
Dio è amore.
Rimanete nel mio amore.
Lo spirito agisce in quelli che amano i propri fratelli.
Dove c'è l'amore è presente Dio.
Del resto se Dio non lo ha mai visto nessuno, come si fa a darne i connotati?
Giovanni spesso, poiché ama disegnare, mi ha chiesto come è fatto Dio, che faccia avesse.
Mi ha chiesto anche dov'era, dove trovarlo, perché voleva abbracciarlo e non lo vedeva.
Il primo disegno che ha fatto su Dio raffigura tre persone che si tengono per mano, un papà una mamma e un figlio, sotto il quale ha scritto: "Dio è amore".
Quando deve disegnare Dio, la maggior parte delle volte, mette due o più persone che si vogliono bene, contornate da raggi dorati, come se dalla loro relazione, dal bene che si vogliono uscisse la luce.
Una volta ci mise un cuore come raccordo di raggi rossi che univano le persone di una stessa famiglia.
Dio, Giovanni lo rappresenta quindi come luce che si sprigiona da quelli che si amano.
Ma anche luce che dal cielo scende sulla terra, quando deve illustrare un dialogo tra Dio che non si vede e un personaggio di cui sta raccontando la storia.
Si serve anche degli angeli per parlare di Dio, angeli che sprizzano luce, i suoi messaggeri.
Spesso, come ieri, Dio gli parla di festa, di gioia.
Ha raffigurato l'ultima cena mettendo in mano agli apostoli palloncini e aggiungendo il tredicesimo apostolo che è lui, più piccolo, con un palloncino anche lui in mano, per partecipare alla testa.
In alto ci ha messo due personaggi, uno grande e uno piccolo, un maschio e una femmina, per indicare che alla festa siamo chiamati tutti.
Ha disegnato una casa grande e ce l'ha anche scritto: CASA GRANDE forse perché non poteva accettare che Gesù si limitasse a mangiare solo con 12 persone.
Man mano che faceva il disegno lo arricchiva di simboli e i 12 apostoli ad un certo punto sono diventati tredici e poi erano maschi e femmine, anche se avevano tutti i pantaloni.
Perché l'ultima cena è una festa e nessuno ne è escluso.

Del resto Giovanni ha ben chiaro cosa significa avere Dio nel cuore e si rende conto che in questi ultimi tempi lui dà ascolto al diavoletto.
Ma nessuno gli parla più di Gesù, di Dio, nessuno gli fa fare il segno di croce, e lui se lo dimentica.
Ieri è venuto con la punizione che non doveva né poteva vedere la televisione fino a domenica.
In un primo momento ho pensato che la punizione era per le nonne che poi si dovevano inventare come tenerlo a freno, ma poi sono stata contenta perché abbiamo passato un pomeriggio a fare gli esploratori dell'amore di Dio.
Che bello tornare a parlare con Giò di tutte le cose belle che porta nel cuore, delle sue esperienze, le sue paure, ma anche delle sue certezze!
È stato un bel pomeriggio, come quando per due ore abbiamo vagato per la città a fare gli esploratori.
E dire che l'altro ieri ero caduta in depressione, quando mi aveva detto che preferiva andare da nonna Rita perché ha la casa più grande e ci si può fare rumore e perché non c'è nessuno che si lamenta.
La zia Adelina che abita accanto è sorda e non ci sono problemi.
Ho pensato ai nostri anni di sodalizio, intimità, a tutte le cose che ci siamo detti, al legame profondissimo che abbiamo, infranto da una casa più grande e una vicina sorda.
La sordità del vicino, la larghezza della casa, la possibilità di fare il comodo proprio, possono cancellare l'amore?
Ho pensato all'amore di Dio che non ci perde di vista.
Ieri il Vangelo di questo parlava, quando ha fatto riferimento a Gesù che era salito sul monte per pregare e aveva detto ai suoi discepoli di precederlo sull'altra riva.
Ho pensato a mercoledì, quando Giovanni mi ha preceduto, quando l' ho accompagnato a basket e poi si è scordato completamente di aspettarmi, come gli avevo detto.
Io non lo avevo perso di vista, anche se al buio della strada poco illuminata, coperto dalle macchine, non sono riuscita a distinguerne la sagoma, mentre guadagnava la porta della palestra.
Ma poi l'ho raggiunto e l'ho riportato a casa, senza fargli fare l'allenamento, perché capisse che non deve dimenticare che è ancora piccolo e che è stato a me affidato.
Ho pensato allo sguardo di Dio che non si stacca mai da noi, lo sguardo puntato lontano che ti segue, ti abbraccia, ti prende.
Poi se te ne sei dimenticato e appare all'improvviso, pensi che sia un fantasma, specie se stai lottando contro il vento contrario.
Ho pensato che nessuna casa grande può togliermi Giovanni, perché ogni casa diventa grande dove c'è Gesù e c'è posto per tutti.
Per questo forse ieri ha disegnato una casa grande dove si poteva fare festa, dove c'erano grandi e piccini, dove Gesù spezzava il pane dava il vino a tutti.
Ecco a cosa porta un pomeriggio senza televisione.
Che non sia provvidenziale il fatto che Giovanni di tanto in tanto decida di fare il cattivo?.
È stato il suo modo di dire che è stufo della balia elettronica e che ha bisogno, ha voglia di qualcuno che gli parli di Dio, mettendosi in una relazione più profonda e più vera con lui.


domenica 18 novembre 2018

Disegni







SFOGLIANDO IL DIARIO...

15 novembre 2009
"Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno".(Mc 13,31)

Un tempo ti avrei chiesto “Quali parole Signore?” perchè non sapevo neanche che tu avevi parlato.
Ignoravo che tu conoscessi il nostro linguaggio, né pensavo poter mai mettermi in relazione con te.
Chi ero io per poter scalare il cielo e incontrarti?
Del resto non pensavo valesse la pena mettermi nelle condizioni di essere da te giudicata e condannata.
Più stavo lontana da te, più mi sentivo al sicuro, con complessi di colpa che però mai mi abbandonavano.
Mi avevano parlato di te come un giudice severo e inflessibile, e una cosa sola mi faceva paura: l'inferno.
Ieri sera alla domanda quali erano le mie paure da bambina ho a fatica cercato di ricordare qualcosa che mi facesse paura a quei tempi, ma non l'ho trovata, dal che ho dedotto che non avevo paura di niente, che non conoscevo la paura, non sapevo cosa significasse.
Questa mattina, leggendo il Vangelo, che parla della fine del mondo con immagini apocalittiche, mi è tornata in mente la paura, quella di essere scoperta mentre facevo ciò che era proibito.
Mi sognavo la notte il giudizio finale e, volendo sfuggire a quello, mi sono allontanata da te.
Ma la paura era ed è paura del giudizio delle persone, cosa che ha condizionato la mia vita.
Ma, se almeno nella giovinezza potevo fare a meno di te, non mancandomi la salute, l'entusiasmo, la speranza, con il passare degli anni la tua presenza è diventata un'esigenza per confrontarmi con te, per cercare in te regole compatibili con la vita.
Alla ricerca di indicazioni sulla vita buona, ho scartato tutto ciò che non era dimostrabile, scartato tutto ciò che mi dava ricette del momento, bocciato tutto ciò che non appagava la mente e il cuore.
Mi sembrava che per esistere dovevo essere buona, brava, dimenticare me stessa e diventare quello che l'altro voleva che fossi.
Ma la non verità non paga.
Sono diventata esperta in coperture mimetiche, tanto che dicevo di me minimizzando che  ero un grande bluff.
Andare incontro ai desiderata degli altri mi faceva esistere.
Non sopportavo il rifiuto o l'indifferenza di chi mi avrebbe potuto condannare a morte.
La paura che ho negato da piccola come sentimento non buono, la vedevo rappresentata in mamma.
Diana, la paura” si diceva, quando giocavamo a tombola e usciva il 90.
Poi la sua paura incomprensibile  è toccata anche a me.
Una paura irrazionale e ritenuta colpevole come colpevole erano ritenute le malattie che mi erano venute dopo sposata.
La malattia come la paura di stare sola non mi permettevano più di indossare gli abiti che mi erano sempre serviti per mimetizzarmi, per nascondermi.
Così ne ho inventati di sofisticati, ma portandomi dietro la necessità di dover essere come agli altri piaceva, perché il consenso che cercavo doveva essere universale.
Signore non so perché, meditando il Vangelo, ho detto tutte queste cose e direi che sono andato fuori tema.
Ma ora che ti ho incontrato e conosciuto, non ho paura di essere giudicata da te per un tema uscito male.
So che tu sei qui e mi hai guidato in questa riflessione perché prendessi coscienza dei miei limiti, perché ti ingraziassi per la verità che mi hai mostrato, che rende libere le persone di essere quelle che sono, di andare in carrozzella o camminare, di essere sana o malata, guarita o in via di guarigione, di essere vera, di non ricorrere a mistificazioni per nascondersi agli occhi altrui.
Perché tu sei un padre Signore che ama tutte le sue creature in modo speciale, unico, ma sei anche un Dio che non guarda a quello che faccio ma a quello che sono, ci fai esistere anche quando pecchiamo, un Dio che mi fai ogni giorno, ogni momento, un Dio che cammina con noi, che ogni giorno nutre e rinnova, plasma e riempie le sue creature.
Non ho paura Signore di te, ho paura di me, del male che posso fare e continuo a fare a me stessa e ai fratelli, quando sono giudice severo delle mie e delle altrui debolezze.
Ti ringrazio Signore perché il tuo sacrificio ci ha salvato una volta per tutte, ti lodo e ti benedico perché mi stai pian piano spogliando per scoprire il capolavoro che tu hai fatto con me.
Penso ai capolavori che faccio con Emanuele e un tempo con Giovanni.
Mi entusiasmavano quelli di Giovanni perché mi sorprendeva con le sue intuizioni.
Giovanni voleva mettere una forma alle cose, dare forma, rinserrandole nei suoi schemi mentali.
L'osservazione attenta lo ha portato a fare tanti capolavori che parlavano di te.
Emanuele non sa disegnare.
È un po' come me, ma non me ne cruccio, perché partiamo da scarabocchi, perché poi lui possa vedervi le cose che conosce, che ama, che desidera.
La maggior parte del lavoro lo faccio io, ma lui vede ciò che io non vedo. Lui mi aiuta a vedere e io l'aiuto a rendere visibile l'invisibile.
Alla fine attacchiamo il capolavoro alla porta con due firme, nonna Etta e Emanuele, nonna Etta e Giovanni.
Che bello Signore vedere il mondo sotto il metro d'altezza!
Che bello scoprire ciò che già c'è, basta tirarlo fuori.
Tu Signore così hai fatto con me.
Mi hai spogliato perché mi volevi dare una veste perché risplendesse, attraverso di me, la tua gloria.
Così aiuto Emanuele e Giovanni a scoprire i doni di cui tu li hai colmati.

giovedì 8 novembre 2018

"Ho trovato la pecora, quella che era perduta"(Lc 15,6)



Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della XXXI settimana del TO anno dispari

"Ho trovato la pecora, quella che era perduta"(Lc 15,6)

Tu Signore sei sempre in cerca dei tuoi figli che vanno scappando da tutte le parti, che pur amando i pascoli erbosi s'illudono di trovarne migliori e a minor prezzo.
Il tuo ovile ci sta un po' stretto perché vorremmo stare più larghi, comodi e non doverci ogni giorno scontrare con le esigenze e le pretese dei nostri fratelli.
Una casa tutta per noi dove possiamo fare quello che più ci piace, senza controlli e controindicazioni, una casa dove il nostro diritto ha la meglio sul bisogno degli altri. 
Vivere gomito a gomito non è per niente bello, condividere quello che hai, difficile, sopportare oltre al tuo odore anche quello che emanano le altre pecore, insopportabile.
E' naturale che la convivenza ci dia dei problemi dai quali vogilamo scappare e per questo ci perdiamo.
Ognuno di noi, la maggior parte, sogna una casa per conto suo, una villetta con un piccolo giardino, dove si può fare rumore e nessuno si arrabbia.
Giovanni, quando cominciò a crescere mi disse che preferiva andare a stare dall'altra nonna, perché nella mia casa non ci si poteva fare rumore e c'erano troppe curve(regole) e poi io avevo una piccola televisione, mentre nonna Rita aveva uno schermo megagalattico con pure la Play Station.
Giovanni, che fino all'anno prima mi aveva detto che gli davo il paradiso !
Ripenso a quanto mi fecero male le sue parole e posso pensare a quanto tu soffri per le nostre defezioni, soffri per chi si allontana ..
I figli che hai generato, che hai amato prima di dar loro la vita, i figli per cui sei morto, i figli, carne della tua carne, ossa delle tue ossa.
Anche se Giovanni lo amo come e più forse di mio figlio, certo  non l'ho partorito io e poi è un bambino che ha scelto un'altra casa dove c'è chi lo guarda e ha cura di lui.
Ma noi Signore, se ci allontaniamo, non sappiamo a cosa andiamo incontro e ci perdiamo e ci facciamo male, perciò tu ci vieni a cercare, anche a costo di lasciare le altre 99 pecore chiuse dentro l'ovile.
Ricordo quanto mi fecero bene le parole di un sacerdote a cui confidai la mia pena per l'irriconoscenza del piccolo Giovanni, quando mi disse che noi siamo il campo base, il luogo dove si prende l'equipaggiamento per partire e dove si torna se si è in panne.
E così è avvenuto, ogni volta che Giovanni aveva bisogno di essere consolato, rassicurato.
Molti non sanno che tu sei il campo base, molti dimenticano dove trovare gli strumenti per il viaggio, molti addirittura lo ignorano.
Per questo ti metti in cammino e ci cerchi, per prenderci in braccio e farci sentire il tuo cuore che batte per noi.

sabato 25 febbraio 2017

BAMBINI


” Lasciate che i bambini vengano a me.”
( Mc 10,14)
Certo è che per capire la parola di Dio bisogna che il tempo passi, che l’acqua, tanta acqua scorra sotto i ponti e che abbiano superato il livello di guardia non una ma cento, mille volte.
Peccato che ce ne accorgiamo tardi ma meglio tardi che mai.
Quando rimasi incinta del mio primo e rimasto unico figlio non trascurai di leggere tutto ciò che era necessario per conoscere ciò che io avrei dovuto dargli per farlo stare bene, per assicurargli un futuro di bravo e buon ragazzo, educato, rispettoso e pronto per affrontare senza timore le inevitabili battaglie della vita.
E di questo ne avevo avuto un assaggio indigesto non appena lo concepimmo, perchè fu allora che incappammo da subito in medici, medicine, ospedali, indagini, mala sanità inframezzata da qualche rarissimo spiraglio di cielo.
Perchè a ben pensarci, come commentò la mia amica dopo aver letto la storia, il mio primo e per ora rimasto unico libro che ho scritto fermo al 5 gennaio 2000, dobbiamo pregare per questi poveri medici su cui confluiscono le nostre aspettative puntualmente deluse.
La vita non è andata in vacanza da allora, anzi si è data da fare per farmi sentire viva, e quale corpo può dirsi morto fino a quando sente il dolore?
Se è per questo non sono viva ma stravivivissima e come dice la mia amica Michela Malagò vivisiima e strabenedetta, con cui lei, amica del Web mi saluta al mattino.
In questa settimana, poichè io sono scomparsa, sono scomparsi i saluti.
Chissà a quanti è venuto in mente che stavo male di più, se fosse stato possibile!
Tornando ai bambini su cui ti soffermi solo dopo dopo che ti sono venuti a mancare, ripenso al mio diventare orfana di figlio prima di metterlo al mondo, visto che a due mesi mi fecero l’anestesia totale per togliermi quel grumo di sangue che hanno chiamato gravidanza extrauterina ma che di extrauterino era solo il loro cervello, quello dei medici, che poi si sono inventati per coprire l’abbaglio che avevo una tuba cistica.
Un pezzo di giovane di 2 metri con tanto di moglie e di prole è la mia gravidanza mancata che mi fu restituita dopo 5 anni da mia madre.
E io ancora con la testa imballata su ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che dovevo dare non mi preoccupai minimamente di cosa poteva dirmi un bambino sconosciuto di 5 anni, pur essendo io quella che lo aveva partorito.
Ma siamo abituati a metterci in cattedra e non ci sfiora l’idea che i bambini hanno tanto da insegnarci.
Ne ho fatto esperienza con i figli di mio figlio, l’ex extrautereino, che infischiandosene che la scuola mi aveva messo in pensione perchè incapace di deambulare, affidò alle mie cure prima Giovanni e poi Emanuele di 4 anni più piccolo.
I miei libri di carne li chiamo, perchè il vangelo me l’hanno insegnato loro, aprendomi gli occhi e le orecchie alla meraviglia, facendomi rimpicciolire a tal punto da mettermi con loro nelle tane delle formiche o nei raggi di luce che si immillano quando al mattino il sole poggia i suoi raggi sul mare increspato dalla brezza leggera.
Giovanni li chiamò “scintillanti” e da allora ne andammmo in cerca, ne facemmo una professione, per riempire ogni giorno il nostro sacco di grazie a Gesù, a Maria, a Dio, a tutta la corte celeste.
Fu un ‘mpresa far entrare a 6 anni di distanza il piccolo Emanuele nel sacco lui che non conosceva il nostro linguaggio cifrato.
Emanuele diceva che a casa mia c’era il lupo ma lo Spirito santo non va in vacanza e mi suggerì quella volta e fu per sempre che, invece di consolarlo dicendo bugie sul rientro anticipato della madre con eventuale regalino, mi sono fatta lui, sono diventata Emanuele e con lui ho cominciato a entrare nel suo dolore parlandogli della mamma, di quanto era bella, di quanto morbide le sue braccia, dolci i suoi baci.
Che aveva ragione a piangere, anche io l’avrei fatto.
Si rasserenò quasi subito, un po’ quello che accadde a me qualche giorno fa in cui, presa dalla disperazione, tanto stavo male, mi si aprì la pagina delle LAMENTAZIONI.
Mi sono sentita dire che avevo ragione a lamentarmi e che Dio mi metteva in bocca la sua parola per non farmi sforzare.
Mi sono sentita dire che c’è spazio anche per il lamento, che non è peccato e che Dio attraverso un bambino gà anni prima me l’aveva suggerito per farmi guadagnare la fiducia in Lui che mi ama di amore eterno e sa cosa consola l’uomo.
C’è un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per ringraziare il Signore di quel pianto e di quel riso.

lunedì 29 settembre 2014

Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli


Ho sempre pensato che gli angeli fossero un'invenzione, come le fate e gli gnomi delle favole.
Disturbavano la mia intelligenza, non la mia fede, perchè non riuscivo a comprendere quale fosse la loro reale funzione nei nostri confronti.
L'"Angelo di Dio", quindi, se aveva senso recitarlo , quando ero piccola, oggi non più.
Altrimenti mi sembrerebbe fare un torto allo Spirito Santo che Gesù ci ha lasciato, una volta finita la sua missione.
Mentre questa mattina mi si riproponeva il dilemma di tutti gli anni, in occasione della festa dei SS Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e, a distanza ravvicinata, come se non bastasse, quella degli Angeli Custodi, il 2 ottobre, un'idea mi ha fulminato.
Se esistono gli angeli cattivi con a capo Satana, della cui esistenza non ho mai dubitato, perchè non credere che esistono i buoni, quelli rimasti fedeli al Signore?
Il fine ultimo della creazione è l'uomo impastato di terra e animato dal soffio divino.
Che Dio non abbia creato gli angeli in previsione di una nostra inadeguatezza a combattere con degli spiriti puri,come sono le forze del male?
Lo Spirito Santo di per se basterebbe a sgominarli; ma fin quando siamo su questa terra, dobbiamo fare i conti con i nostri limiti, perchè se il nostro contenitore non è completamente vuoto fa fatica ad entrare o se il vetro è appannato o sporco la luce non filtra.
La luce di Dio viene riflessa, invece, in modo perfetto sugli angeli che vivono al suo cospetto, che a loro volta la dirigono sui nostri più accaniti avversari, mandandoli in fumo, come accade con gli specchi ustori, usati da Archimede.
Così oggi a Giovanni ho parlato degli angeli e della storia di Archimede passato alla storia per le sue geniali invenzioni.
Il pomeriggio è finito guardando un film di Walt Disney sul geniale e pasticcione Archimede Pitagorico, eroe dei cartoni animati. 

 

lunedì 1 novembre 2010

Catechesi



Casa nostra
Casa dei nostri nipotini

Così il primo novembre, festa di tutti i Santi, si presentavano le porte d'ingresso (l'una di fronte all'altra) delle nostre reciproche case: quella di Giovanni ed Emanuele e la nostra.
Giovanni ha voluto sapere di chi erano quelle fotografie
.

giovedì 6 maggio 2010

Educazione


Oggi Emanuele mi ha fatto scuola, mentre insieme cercavamo di passare indenni l'ultimo guado di un pomeriggio difficile da tutti i punti di vista.
Ed è quando ho perso il controllo e me ne sono uscita con un'espressione un po' colorita, per l'ennesima cosa che andava di traverso.
Non si dice, nonna, "Va' a fa' l'asino!" ma "Santa minestrina, benedetta polentina!".

Me l'ha detto mio fratello.

martedì 16 febbraio 2010

Il vestito


Questo costume da arlecchino lo confezionai per mio figlio nel 1776, ma non ebbi la gioia di farglielo indossare, perchè a Carnevale di quell'anno ero ricoverata in un ospedale lontano dalla mia città.
Ci fu chi per me lo fece e m'inviò la foto di un bambino triste, perchè mamma e papà erano lontani..
Oggi voglio a tutti gli amici comunicare la gioia di aver visto ciò che allora mi fu negato, nel sorriso impertinente e dolcissimo di suo figlio, quando ha indossato lo stesso vestito.

venerdì 25 settembre 2009

Il lepronte


Sapete cos'è un lepronte? 
Io non lo sapevo fino a quando Giovanni, il mio nipotino di 7 anni, non me lo ha detto, paragonandomi a questo animale di fantasia.
Avevamo passato il pomeriggio a riannodare i fili spezzati da un estate che ci aveva portati a percorrere strade lontane, diverse, di gioia e di dolore non condivisi.
Non ci siamo frequentati per quasi due mesi, nonostante abitiamo di fronte, per via dei problemi di salute che non mi hanno permesso di occuparmi di lui.
Ci raccontiamo le storie? Così è cominciato il riallaccio della corrente.
Le sue e le mie del tempo che ci siamo persi di vista.
E vieni a scoprire che il lepronte è un animale buono, che salta, perchè è felice.


Ad un amico, preoccupato del mio prolungato silenzio, che mi chiedeva notizie, ai primi di settembre, rispondevo così.
"Ho attraversato guadi di morte, affrontato prove estreme in questi ultimi mesi, ma sono viva grazie a Dio, rafforzata nella fede, grata al Signore che non mi ha mai abbandonato.
Maria continua ad essere la mia compagna di viaggio, quella che mi assiste e mi guida quando il cielo sembra irrimediabilmente chiuso.
Ora che l'estate è finita e sono finite anche le ferie dei medici, ho cominciato a percorrere strade di speranza anche se dolorose. (Un virus, pare, mi ha attaccato le gambe sì da costringermi su una sedia a rotelle. L'immobilità mi ha provocato una trombosi all'occhio.)
Sto seguendo strade tracciate non da uomini, cercando nella preghiera quelle su cui Dio lascia un segno.
Ho ricominciato a fare qualche passo.
Prossimamente farò il secondo intervento all'occhio. "


La felicità , Giovanni, forse l'ha vista nel constatare che in ogni storia c'è un angelo mandato da Dio ad accompagnarti, consolarti, salvarti.
Un animale che ti aiuta a danzare, a gioire a farti accettare anche di perdere ciò che hai di più caro.
A questo ha pensato Giovanni , quando mi ha detto che sono un lepronte.
La cosa non può non aprirti il cuore e farti riconciliare con i tanto temuti cartoni animati.

da Wikipedia
L'agnello rimbalzello è un cortometraggio del 2003, diretto da Bud Luckey. Prodotto dagli Pixar Animation Studios, è stato mostrato all'inizio de Gli Incredibili in sala e distribuito in DVD.
Il cortometraggio Pixar, oltre a essere diretto, scritto, narrato e composto dallo storico animatore, è il primo, allegato ad un film, a contenere dialoghi.
Nella radura abita un agnello che danza elegante ed è molto popolare tra gli altri animali. Un giorno un uomo lo prende per le zampe posteriori e lo tosa. Senza il suo morbido manto, l'agnello diventa timido e perde sicurezza nel danzare. Un jackalope (lepronte in italiano) di passaggio, però, consola l'animale, insegnandogli a saltellare, e a non badare al fatto di venire tosato. L'agnello segue i consigli dell'amico e inizia a saltare, di nuovo felice.

sabato 17 marzo 2007

Gli scintillanti


C'è il mio nipotino che, d'estate, quando vede il sole al mattino  rifrangersi sulla superficie increspata del mare, chiama " gli scintillanti" le  gocce d'acqua che accolgono e immillano la sua luce.

La settimana scorsa, quando sono entrata in ospedale, ho deciso di non occuparmi di me, perchè c'era già chi lo avrebbe fatto, ma di cercare "gli scintillanti" in quel mare di sofferenza, di solitudine, di non senso  in cui la malattia spesso fa piombare.

Così ho riempito il mio scrigno con le storie delle persone incontrate, con le loro paure e i loro sorrisi, i ricordi di quelli che avevano lasciato a casa, le foto dei figli, l' affetto dei nipoti, la paura e l'incoscienza dei giovani, la tenerezza di mani intrecciate nella gioia e nel dolore, la tristezza degli abbandoni, la consolazione della fede, le pecore , l'urlo o il rosario a contare le ore della notte, la speranza di chi non ha smesso di credere che dopo la Quaresima c'è la Pasqua del Signore.

Ora che sono tornata a casa, voglio riaprire lo scrigno e immergermi nella contemplazione del mare increspato del mattino, quando i raggi del sole lo impreziosiscono con gli "scintillanti".

17 marzo 2007