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mercoledì 16 dicembre 2020

"Stillate cieli dall'alto"

 

"Stillate cieli dall'alto"

Questa è la settimana  della gioia, inaugurata domenica, quella gioia che mi conquistò quando entrai per la prima volta (in verità non era la prima, visto che avevo frequentato per 16 anni un istituto di suore, che a messa bene o male c'ero andata sempre, salvo gli ultimi anni) eppure mi viene di dire la prima volta che entrai in una chiesa.

Si entra con il corpo ma non con il cuore tante volte in una casa, in una storia, in una situazione.

Ecco quel giorno il corpo e il cuore erano sintonizzati se ne ricordo esattamente la data e le parole che ascoltai.

Era giunto il momento di accontentarsi di quello che la vita ti dava, di quello che riuscivi a vedere, sentire, fare.

Quel giorno era importante per me cercare una sedia al riparo dai rigori dell'inverno,in un luogo appartato e silenzioso, per starmene per conto mio.

Fu la gioia prorompente delle lodi del mattino che erano recitate in quella chiesa che mi svegliarono dal sonno e mi fecero tendere le orecchie.

Fu un giorno memorabile quello di una gioia scoperta lì dove mai avrei pensato.

La gioia nella Parola di Dio che non conoscevo e quella dei fedeli che la proclamavano con convinzione..

Erano pochi ma a me bastarono per invidiarli e desiderare di nutrirmi dello stesso cibo.

La mia vita è stata avara di gioie solevo dire fino a poco tempo fa e l'unica cosa che mi invidiano le persone è il marito che mi segue e mi accompagna.

Anche se sto in punto di morte sono una persona fortunata, a detta degli altri.

Anche io penso la stessa cosa... basta accontentarsi, come dice la Scrittura.

Ma io sono una che non si è mai accontentata, che ha sempre guardato non a quello che aveva ma a quello che mi mancava.

Non l'ho preteso dagli altri, però, ma da me stessa e ho cercato di rimediare cercando dentro di me tutto ciò che mi serviva per non soccombere.

Dio in questa storia dell'Antico Testamento, non ce l'ho fatto entrare e le mie gioie erano frutto di sudore, fatica, bravura mia e solo mia.

Oggi la liturgia da un lato ci pone la gioia annunciata a Sion, a Israele, a noi, uno per uno, perchè è finita la condanna, il dolore, il martirio, la persecuzione, la morte.

Ma la cosa sconvolgente è che Dio esulta di gioia per la sua sposa.

Mai abbastanza mi sazierò di questo Dio che si commuove, che soffre e che gioisce, che è vicino a noi nella gioia e nel dolore nella salute e nella malattia.

La perfezione non sta nell'impassibilità davanti ai nostri problemi, ma la sua partecipazione in anima e corpo a tutto ciò che ci affligge o ci fa stare bene.

" La gioia del Signore sia la nostra forza!"...Quando sentivo il sacerdote concedarci con queste parole non ho mai pensato alla sua, al suo cure di carne che esultava per la sua sposa.

Sono sempre più innamorata di questo Dio dal volto umano, un Dio che parla, che ama, che soffre, che spera.

Un Dio che ogni anno ci ripropone il mistero dell'incarnazione, la bellezza del nostro credo in una Persona viva che cammina con noi e che porta la parte più pesante del nostro bagaglio.

" Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te!" disse l'angelo a Maria, annunciandogli il concepimento del Figlio di Dio destinato ad essergli Sposo per sempre.

Il cammino dell'Avvento è un cammino nuziale, perchè non puoi amare lo Sposo se non l'hai prima partorito, e non puoi essere madre se non hai fatto esperienza di essere figlia amata sopra ogni altra cosa dal tuo Creatore.

Il Natale è possibile se viviamo nell'ascolto della Parola che era in principio, che era presso Dio che era Dio come dice Giovanni.

Il cammino per partorire Gesù è quello di un'infinita miseria presentata a Dio perchè la trasformi in utero fecondo di gioia senza fine.


domenica 13 dicembre 2020

"Lo Spirito del Signore è sopra di me,mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio" (Is 61,1)



 "Lo Spirito del Signore è sopra di me,mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio" (Is 61,1)

Ai tempi di Giovanni Battista era Dio a scegliere il profeta, non l'uomo a chiedere di diventarlo.

I tempi sono cambiati e in meglio da questo punto di vista,

Perchè ciò che il popolo di Israele aspettava è avvenuto, e noi abbiamo tutti gli strumenti per conoscere Dio e annunciarlo.

Nessuno sapeva come Dio era fatto, per questo era necessario che qualcuno si facesse portavoce della sua parola. 

Oggi noi abbiamo il Vangelo che ci dà i connotati di colui che deve venire a cui non siamo degni di sciogliere neanche i legacci dei sandali.

Mi chiedo se noi cristiani, abbiamo l'umiltà necessaria per portare Cristo ai fratelli nella sua integrità, senza deformarne il volto, stravolgendo il senso del suo messaggio.

Giovanni Battista non cercava visibilità, tanto che si era ritirato nel deserto a contatto con l'essenziale, unica strada perchè Dio possa passare, entrare nella nostra storia, ingombra di pensieri, aspettative, giudizi e pregiudizi, condizionamenti di ogni tipo.

Il deserto è il luogo privilegiato dell'incontro con il Signore, perchè nel deserto sperimenti cosa vale e cosa è superfluo e puoi cogliere la voce di Dio anche quando è nascosta nel vento leggero.

Tutta la liturgia di oggi è incentrata sulla gioia, gioia dell'uomo che si sente oggetto delle attenzioni di Dio, che si sente amato da Dio, gioia prorompente che porta a testimoniarlo fino a mettere in gioco la propria vita. 

" Io gioisco pienamente nel Signore","L'anima mia magnifica il Signore" dice il profeta Isaia, perchè è stato scelto  per portare la bella notizia dell'amore che salva, ma lo dice anche Maria commentando il saluto della cugina Elisabetta che riconosce in lei la portatrice del Salvatore.

"State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie" dice Paolo ai Tessalonicesi, perchè la gioia sia strumento per attendere con fiducia la venuta del Signore.

Il Battesimo ci consacra re, profeti e sacerdoti. 

Anche noi , quindi siamo chiamati a vivere l'attesa con gioia e  gratitudine perchè ognuno di noi è chiamato a far nascere Gesù, non cambiandogli i connotati.

"In mezzo a voi sta uno che non conoscete", dice Giovanni.

Chi conosce Gesù?

Chi è certo che la persona che ha incontrato sia proprio lui?

Quando ci innamoriamo pensiamo sempre che la persona giusta sia quella che ci ha fatto battere il cuore a prima vista.

Ma perchè l'amore duri devi frequentarla, ascoltarla, vedere quello che fa, ascoltare quello che dice e quello che ti dicono gli altri, amici e nemici.

E poi , la cosa più importante è che ti fa stare bene, perchè non ti giudica, ma ti ama a prescindere da quello che sei, fai, dici, taci.

Ti ama e basta.

La nostra condanna è il giudizio degli altri che ci inchioda, ci ingessa, ci costringe a recitare sempre una parte del tutto.

E io sono stanca di aspettare chi si accorga di me, sono stanca di aspettare che qualcuno si convinca che la vita con me è stata inclemente, stanca di aspettare che qualcuno si ricordi che esisto.

Quest'anno non ho voglia di mettere luci e festoni per la casa, non ho voglia di pranzi succulenti, nè di regali che tignola e ruggine corrodono.

Mi piacerebbe far felice qualcuno, questo sì e con questo spirito ho comprato i regali, nonostante la crisi.

Per la Parola di Dio, i calendari liturgici, non ho badato a spese perchè sulla Parola è peccato mortale risparmiare.

Non cerco visibilità o almeno cerco di evitarlo, non voglio che gli altri si accorgano di me perchè sono brava a scrivere, a confezionare cose originali con le mie mani, non voglio distinguermi per il numero di malattie, nè per la capacità di sopportare i dolori.

Vorrei tanto che le persone a cui sono legata attraverso la Parola di Dio incontrino Gesù e lo riconoscano. 

Non voglio cambiargli i connotati, come un tempo facevo, dando importanza alla mia capacità di annunciare il Vangelo in modo chiaro e corretto.

Un tempo ero fiera del lettorato, perchè la mia voce forte e chiara arrivava a tutti e tutti capivano quello che Dio ci diceva nella messa.

Ora non leggo più, perchè non sto più in piedi, ogni giorno gli strumenti umani diminuiscono, diventano difettosi, per questo ti rendo lode, Padre, perchè mi stai portando nel deserto per farti incontrare in ciò che mi manca.

venerdì 11 dicembre 2020

" A chi posso paragonare questa generazione?" (Mt 11,16-19)






 " A chi posso paragonare questa generazione?" (Mt 11,16-19)

C'è gente a cui non va niente bene, vale a dire che è sempre scontenta, ha sempre qualcosa da dire sul comportamento degli altri ergendosi a giudice della storia sia che riguardi una singola persona, sia un gruppo, una nazione, l'intera umanità.
E' l'esercito degli scontenti, quello che anche oggi continua ad animare le dispute più o meno dotte sui talk show televisivi, sui giornali, o semplicemente negli ambiti in cui vive.
Se c'è una cosa che non sopporta Gesù è la gente che giudica, che si mette su un
piedistallo, il piedistallo del giusto e si erge a misura di tutte le cose.
Di gente di questo tipo ne incontro sempre più spesso, ma la prima con cui mi sono scontrata e confrontata sono io che, pur stando in silenzio, giudicavo e prendevo le distanze da tutto ciò che avrebbe potuto farmi soffrire.
Ci ho messo del tempo, tanto tempo a prendere coscienza che non io ero la misura di tutte le cose e se volevo trovare la gioia di vivere dovevo accettarne gioie e dolori, salute e malattia.
Quando neghi, rifiuti ciò che non ti piace e non ti appaga e guardi non quello che hai ma quello che ti manca diventi un infelice.
Questo criterio poi lo applichi anche a tutte le persone che hanno a che fare con te, che incontri, che osservi, che magari sono i tuoi educatori o i tuoi datori di lavoro per finire al coniuge con cui con convinzione hai pensato di vivere la tua vita senza traumi.
Perchè lo sposo te lo scegli, non come la madre il padre, i fratelli, gli educatori e chiaramente ti illudi di trovare finalmente uno che è come te, che la pensa come te, che fa le cose che piacciono a te.
Adamo disse, quando partorì nel sonno Eva (nel sonno, notare) e la vide, pensando di conoscerla" Questa è carne della mia carne, osso delle mie ossa!" salvo poi accorgersi che non la conosceva affatto quando gli diede il frutto della condanna.
"Prometto di esserti fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia" era la formula del matrimonio quando mi sono sposata.
"Con la grazia di Cristo" l'hanno messo dopo ed è ciò che fa la differenza.
Chissà perchè questo passo del vangelo mi ha fatto pensare al matrimonio, quando finisce l'innamoramento e comincia la scelta di amare cercando nell'altro il buono che ha in sè, quel germe divino che te lo fa sentire carne della tua carne ossa delle tue ossa.
E' la grazia di Cristo che ti permette di vedere il bene al di là degli strumenti che usi per realizzarlo, è il Suo amore che potenzia la tua capacità di accogliere e fare tuoi gli insegnamenti, i moniti, i consigli di un eremita o di una persona che si mischia con la gente.
"Tra i nati di donna nessuno fu più grande di Giovanni, l'Immergitore" perchè aveva capito che per preparare la via del Signore bisognava entrare nel deserto, lontano da qualsiasi condizionamento e lasciarsi guidare dalla verità che hai dentro inscritta e che Dio vuole tu porti alla luce.
Un cammino di misericordia a partire da se stessi, quello che con questo anno liturgico dobbiamo intraprendere.
Perchè le più grandi colpe che imputiamo agli altri sono quelle che noi non vogliamo riconoscere in noi stessi.
Imparando a convivere con il grano e la zizzania che portiamo dentro.
Riconoscendoci quindi peccatori davanti a Dio non possiamo fare altro che unirci in coro per chiedere al Signore "pietà!" come siamo soliti fare all'inizio di ogni messa.
Signore perdonaci quando non siamo capaci di farlo con convinzione.

martedì 1 dicembre 2020

" Giudicherà con giustizia i miseri"(Is 11,4)



 " Giudicherà con giustizia i miseri"(Is 11,4)

Passiamo la vita a gareggiare per arrivare primi; per essere giudicati migliori, facciamo carte false.

E' una corsa al massacro e sono pochi quelli che si rassegnano a Qrimanere nella condizione di ultimi, piccoli, disprezzati, giudicati non ok per la nostra società che mette in palio sempre troppo pochi posti per sperare di farcela.

E' una lotta che contraddistingue le nostre relazioni perchè nessuno vuole sentirsi da meno rispetto agli altri, anche se si fa quotidianamente esperienza di fallimento perchè i sapienti, i bravi conoscono tutti i trucchi per raggiungere l'ambito obiettivo.

Quando poi ci capita una pagina del vangelo che contrasta vistosamente con ciò che ci hanno insegnato e che la società pretende da noi, rimaniamo spiazzati e non comprendiamo.

Ho sempre pensato che la Parola di Dio era rivolta ai semplici, a quelli che madre natura non ha dotato di cervello e l'ho snobbata per tanto tempo.

Del resto se si ragiona con il cervello come si fa a dar ragione a Gesù?

E io ero, e ancora lo sono un po', donna di cervello, come si suol dire, donna per cui due più due fa quattro e tutto si spiega con la ragione, cosa di cui mi sono sempre gloriata.

Al cuore non ho mai pensato come sede di sentimenti, come terzo occhio, come custode delle verità più profonde.

I bambini ci insegnano il vangelo, ci definiscono categorie nuove, ci mettono davanti un altro modo per guardare il mondo e le cose.

Nelle catechesi prebattesimali siamo soliti dire questo portando ad esempio la nostra esperienza di nonni a cui Dio ha dato la possibilità di fare gli esami di riparazione con due splendidi libri di carne, i nostri nipotini.

E non è a dire che non ci avesse fornito del materiale necessario quando eravamo giovani sposi, visto che dopo un anno di matrimonio nacque il nostro primo e rimasto unico figlio.

Ma noi, per le vicende della vita ma soprattutto per le nostre abitudini a guardare quello che non c'è e non a ringraziare per quello che c'è, abbiamo slittato lo sguardo sempre lontano dal dono che ci era stato recapitato.

Non mi sono mai fermata a giocare con mio figlio nè ho guardato il mondo con i suoi occhi nel poco tempo che mi era concesso di stare con lui.

Mi dispiace che la malattia, subentrata con la sua venuta al mondo,  sia stata un ostacolo per godere del dono.

Ho cercato lontano ciò che Dio continuava a mettermi vicino.

Ecco perchè le mie frequentazioni non sono state con i piccoli ma con i migliori che mi potevo comprare con il denaro che allora non ci mancava.

Dovevamo sperimentare i limiti di certi nomi, grandezze e specializzazioni, per tornare a valle con le pive nel sacco e tanti problemi irrisolti.

E nel silenzio, nell'angoscia e nel buio di tanti sconvolgimenti, ecco spuntare il germoglio, i germogli su piante ormai inaridite, piante incapaci di dare frutto.

Si può diventare fecondi e felici quando lo stato e la vita e il mondo ti hanno messo da parte, ti hanno cancellato praticamente dai loro registri?

I figli di nostro figlio sono stati

i piccoli libri di carne, cresciuti nelle nostre mani perchè illuminati e alimentati dall'amore di Dio a cui avevamo permesso di penetrare e permeare i nostri cuori .

Essi sono diventati la nostra bibbia, il nostro catechismo, la chiave per entrare nel mistero del regno, nel significato delle parabole.

Le loro domande sono diventate le nostre domande, i loro bisogni, i nostri bisogni, nostri i loro confusi balbettii.

Con loro ho imparato a guardare nel  cielo le stelle e  i fiori nei prati e sugli alberi gli uccelli e le formiche nelle piccole buche.

Ho imparato a piangere e ridere con loro per cose piccole e grandi, a fidarmi senza pregiudizi e paure di tutto ciò che la vita mi metteva davanti.

martedì 24 dicembre 2019

LA CASA





Mi ha sempre affascinato il discorso che Dio fa a Davide attraverso Natan, il profeta.

"Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa."

Ora che è Natale mi chiedo se sono riuscita a costruire  una casa dove ci si possa riunire tutti intorno ad unico focolare.
Quando Giovanni all'età di 5 anni, disse che non gli piaceva stare nella mia casa perchè non ci si poteva fare rumore e preferiva andare dall'altra nonna che aveva un televisore megagalattico con la play station e abitava a pianterreno, mi sono sentita morire.
Un bimbo che mi aveva detto :"Nonna tu mi dai il paradiso, quando mi abbracci e mi consoli!"...
Non ci potevo credere, perchè era stato sempre con me e avrei giurato che mai se ne sarebbe andato.
Ma ho pianto in segreto e ho aspettato che tornasse.
Qualcuno mi aveva detto che noi siamo il campo base, un luogo non fatto per rimanere, ma per partire, un luogo dove torni  per fare rifornimento o quando ti si rompe qualcosa.
E così è stato e continua ad essere la mia casa..deserta ma sempre aperta quando arrivano alla spicciolata per fare rifornimento o per farsi medicare una ferita del corpo o dell'anima.
Forse Dio quando ha pensato alla sua chiesa ha pensato a questo. 
Il papa ha detto che la chiesa è un ospedale da campo ed è vero.
Ma mi piace di più pensare che è un campo base perchè la solitudine non azzeri tanti ricordi e io non smetta mai  di benedire il Signore.

lunedì 23 dicembre 2019

Lotta



SFOGLIANDO IL DIARIO...
23 dicembre 2016
venerdì della IV settimana di Avvento
ore 7,29

"Giovanni è il suo nome"(Lc 1,63)


Cosa può dirmi oggi questa parola pronunciata da un uomo  che ritrova la voce quando dà il nome al figlio ?
Uomo del dubbio, nei mesi che lo separarono dalla realizzazione della promessa di Dio, nel silenzio imparò a trovare segni di vita.
Zaccaria, fu costretto a chiamare il figlio della vecchiaia,  Giovanni (Dio ama), perché Dio non viene mai meno alle sue promesse.
 Non è facile dire :"Dio ama" se si è impegnati. a difendersi dagli attacchi del nemico, un nemico subdolo, sfuggente, che si nasconde e di notte sferra i suoi colpi più feroci, un nemico a cui non piace la luce, difficile da sconfiggere con i metodi tradizionali.
Da mesi per non dire da anni le mie sofferenze si concentrano la notte, in un tempo che difficilmente è sotto lo sguardo dei medici, ma anche dei miei amici o più stretti famigliari. 
L'unico che può testimoniare i casini che racconto è mio marito che mi dorme vicino, a fianco, e che, pur avendo il sonno pesante, a  volte viene inevitabilmente svegliato dai miei movimenti che non conciliano un riposo tranquillo. 
A volte mi ci addormento, si fa per  dire, con i casini, ed è lui che chiamo  a darmi un bicchiere dove sciogliere l'ennesimo antidolorifico, a farmi un'iniezione, un massaggio o a dire una preghiera.
Ma tutto si riduce ad un tempo molto limitato, perchè il resto me la vedo io e la bestia, io e il mio Creatore, il mio Salvatore.
Questa notte è stato  come quando una banda di malviventi decide di innescare una serie di incendi in più parti di un vasto territorio, sì  che a spegnerlo è difficile se non impossibile.
In genere dell'atto doloso non rimane che il terreno annerito dal fuoco e molte macerie.
E' stato così tutta  la notte e non sapevo come difendermi, come difendere ciò che appartiene al Signore.
Alla fine stremata ho aperto il Libro e ho trovato la difesa di Giobbe, guarda caso, che si proclama innocente di fronte a Dio e agli uomini.
Il demonio è la bestia contro cui il protagonista di questa storia deve lottare, l'antagonista di Dio e del suo consacrato.
Ho pensato che la storia poteva essere anche la mia.
Poi di nuovo ho cercato nel Sacro Libro, perchè non mi piace portare avanti le mie ragioni...cosa Dio non conosce?
Nella conclusione del libro di Zaccaria dove si parla del combattimento finale e della Gerusalemme nuova ho trovato la pace.
Non c'e dubbio che Dio continui a parlarmi e a dirmi di non avere paura .
"Il Signore uscirà a combattere contro quelle genti" la frase che mi ha colpito.
Mi sono messa l'anima in pace e mi sono accucciata come sono solita fare ai suoi piedi.


domenica 22 dicembre 2019

Dio e la storia




"Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù"( Mt 1,21)

Il vangelo di Matteo comincia con la genealogia di Gesù Cristo, la storia in cui si è calato Dio, per farsi storia con noi, per essere il Dio con noi, l'Emanuele.
E' il segno che tutti cerchiamo, il segno che Dio esiste, attaccandoci a eventi straordinari che non rispettano le regole della scienza che noi conosciamo.
Certo il concepimento di Gesù nel seno di una vergine è straordinario e molti sono portati a credere che sia una pura invenzione.
Che Gesù sia esistito è innegabile, ma che sia stato concepito in modo così innaturale è dura da far capire.
Dio può tutto, e gettare il suo seme nel seno di una vergine non mi sembra così impensabile.
Se crediamo in Dio tutto ciò che cade sotto i nostri occhi è venuto dal nulla e, se non vogliamo pensare al mare con tutti i suoi pesci, al cielo con tutte le sue stelle, basta guardare il miracolo della vita che si schiude davanti ai nostri occhi quando vediamo sbocciare un fiore lì dove non lo avevamo piantato.
Ci sono tante cose che la ragione non  capisce di cui ci facciamo una ragione perché ci dovremmo meravigliare di come Gesù è stato concepito?
Del vangelo di oggi più che questo intervento straordinario di Dio su Maria, mi ha colpito la fede di Giuseppe che non dubita della sua donna e si ferma di fronte al mistero.
Giuseppe è l'uomo giusto per accogliere ed educare Gesù. 
Molti infatti ignorano che, per non abortire il figlio dopo averlo dato alla luce, è necessario che i genitori non rompano la loro alleanza, perché il grembo, l'utero in cui il figlio prende vita e diventa grande è l'accordo dei genitori, il sì ripetuto a Dio e all'altro ogni giorno della propria vita.
Per questo è stato scelto Giuseppe che non ha chiesto un segno come Acaz per essere convinto che era Dio a parlargli e a chiamarlo ad una missione così alta.
Giuseppe si fida della donna a cui è legato  e di Dio, come ogni persona che decide il " per sempre" del matrimonio cristiano.
Inoltre è importante notare come la storia, le origini di ogni persona siano importanti  fondamentali per la formazione del carattere.
Oggi si tende a prescindere da tutto questo, pensando che un bambino possa essere privato della sua storia, nascendo in provetta.
La storia di Gesù è importante principalmente perchè mette in luce un disegno, quello di Dio, che attraverso non la santità delle persone, ma attraverso i loro limiti messi nelle sue mani, ha trasformato una serie di nomi in suoi collaboratori per la salvezza del mondo.
Non esiste albero che possa vivere senza radici, questo lo sappiamo e, quando queste mancano, non per cattiva volontà, è Dio che provvede a innestare le sue.
Il mondo va a rotoli perchè ha dimenticato la cosa fondamentale: che i figli nascono prima che dall'amore umano dall'amore di Dio.




sabato 21 dicembre 2019

"Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo" (Lc 1,42)


(Sof 3,14)
Rallégrati, figlia di Sion,
grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!

La tua delizia Signore è Maria, messaggera di buoni annunci, la tua gioia Signore si irradia su tutta la terra, quando il sole si alza nel cielo, quando scompare tingendo di rosso le creste dei monti, quando spuntano le stelle, quando appare la luna, quando il vento muove le foglie degli alberi, quando il mare si increspa al suo soffio leggero, quando immilla la tua luce in migliaia di piccole stelle.
Tu hai posto le tue delizie tra gli uomini Signore, quando un fiore spunta nel prato, quando un bimbo ci tende la le braccia, quando un vecchio ci stringe la mano, quando il mondo si trasferisce nel cuore.
Tu Signore hai riempito il nostro calice fino a farlo traboccare, il calice della vertigine, la bellezza senza fine, la pienezza di ogni cosa buona.
Signore quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!

Oggi la liturgia ci fa assistere al miracolo della gioia che scaturisce non da quello che si vede con gli occhi, ma da quello che si percepisce con il cuore.
L' incontro non è tra Maria ed Elisabetta ma tra Gesù e Giovanni Battista, legati strettamente nella testimonianza dell'amore di Dio.
La scena si impernia su ciò che accade nel grembo di due madri.
La vita che hai dentro porta a gioire e a comunicare la gioia.
La gioia di cui parla il libro dei proverbi al capitolo otto è nascosta e si rivela solo agli occhi di chi ha fede.
Giovanni è quello che prima di ogni altra persona riconosce Gesù e fa un balzo nel ventre della madre
La voce di colui che griderà nel deserto ha incontrato la Parola e l'ha trasmessa a sua madre.
La madre comunica a Maria quanto, attraverso il figlio, ha percepito.
Maria che già conosceva il frutto del suo seno non può che aprire il cuore al Magnificat, alla preghiera di lode e di ringraziamento a Dio che non solo si è chinato sull'umiltà della sua serva, ma ha agito nella storia del popolo sempre in funzione di una salvezza che, attraverso di lei, sta portando a compimento.
In un'epoca in cui i bambini sono scelti nel tempo e nel numero e possibilmente nel sesso e nella condizione fisica ottimale, in un secolo in cui la vita nel grembo della madre è affidata all'arbitrio di chi pensa di esserne padrone, la festa di oggi parla un linguaggio mai sentito.
Ci sono cose che si vedono, ma non sono vere, ci sono cose che non si vedono e hanno un autenticità, una bellezza, una forza una perfezione che non riusciremmo mai a immaginare.

"Beata te che hai creduto senza vedere, hai creduto alle parole del Signore" dice Elisabetta a Maria.
La beatitudine è credere in ciò che Dio dice, promette.
La fede è la beatitudine somma che non dipende da noi ma da Dio, come non dipende da noi il fatto che il sole ogni mattina si alzi nel cielo e illumini la terra.
Da noi dipende solo la volontà di lasciarci illuminare, aprendo le finestre della nostra casa di carne.
Che grande dono è la fede!.

Grazie Gesù che non ci hai lasciati soli a combattere una battaglia così ardua e difficile, grazie perché fai sussultare il mio cuore ogni volta che vedo incontrarsi la mia volontà con la tua.
Grazie Signore perché mi trasporti in un mondo che non conoscevo, ma che avevi nascosto nel mio cuore.
La nostalgia dell'infinito, dell'eterno, dell'uno e distinto, della trascendenza è nostalgia di qualcosa che si è sperimentato quando eravamo racchiusi nel tuo grembo di padre e di madre.
Rientrare nel tuo utero è è ritrovare le radici, la fonte della gioia, della felicità senza confini, rientrare nel tuo utero è sussultare di gioia ogni volta che la tua grazia si manifesta, la tua parola si incarna e prende vita.
Grazie Signore di questi squarci di luce che ci rimandano a quel sole che mai tramonta anche quando scoppiano le tempeste.

giovedì 19 dicembre 2019

FECONDITÀ

Fecondità
"Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita" (Lc 1,13)

Zaccaria rimane muto di fronte all'impensabile, improbabile, assurdo intervento di Dio nella sua storia.
Il il silenzio è ciò di cui ha bisogno per maturare la consapevolezza di quanto è grande Signore, di quanto impensabili sono le sue vie, per disporsi ad accogliere un mistero che lo sovrasta, quello dell'incarnazione del Messia nel seno della vergine.
Il silenzio è la strada per abilitarci all'ascolto di ciò che Dio ci comunica, per aprire gli occhi all'invisibile sua presenza .
"Benedetto il Signore Dio d'Israele, che ha visitato il suo popolo e ha suscitato per lui una salvezza potente", dirà poi, quando vedrà che nulla è impossibile a Dio.
La madre di Sansone dovrà astenersi dal bere vino e sostanze inebrianti per collaborare al progetto di Dio su di lei che, sterile, diventerà madre di Sansone.
Le condizioni per diventare fecondi sono quindi una vita morigerata e il silenzio.
Questo mi sembra di capire dal messaggio che la liturgia ci offre oggi.
Dio ci dà la vita e ci rende capaci di darla a nostra volta, ci rende quindi fecondi.
La fecondità del suolo dipende dal clima e dal lavoro del contadino che dovrà tenere conto del tempo, delle stagioni per dissodare il terreno, seminare, spargere il concime, e raccogliere.
La collaborazione dell'uomo è fondamentale perché il seme attecchisca.
Dio sceglie non i terreni più fertili, ma quelli che sui quali può agire, attraverso i quali si può manifestare la sua gloria.
La moglie di Manoach, futura madre di Salomone, era sterile come anche Elisabetta.
Entrambe saranno scelte per dare al mondo strumenti di salvezza.
Salomone e Giovanni Battista.u

martedì 17 dicembre 2019

Genealogia




" Non sarà tolto lo scettro da Giuda" (Gn 49,10)

Le letture di oggi mi confermano che non vieni meno alle tue promesse e che il bene vince sul male, nonostante la nostra inadeguatezza, imperfezione, infedeltà.
Le tue vie non sono le nostre vie Signore, i tuoi pensieri non sono i nostri pensieri.
Leggendo la tua genealogia non posso fare a meno di pensare all'albero genealogico del mio sposo dove i maschi non si sono distinti in virtù.
Oggi Franco nostro figlio, per tua grazia, compie 47 anni.
Giovanni ed Emanuele sono i suoi figli.
Tutti maschi con il pericolo che la colpa di qualche antenato ricada su di loro.
In effetti tutti hanno corso il rischio di morire prima durante o poco dopo la nascita.
Giacobbe benedisse il figlio e profetizzò per la sua discendenza un regno che non gli sarebbe stato tolto.
Noi non vogliamo arrenderci al pensiero che il male vinca sul bene.
Abbiamo sbagliato e continuiamo a sbagliare, anche se oggi siamo consapevoli di quale sia il nostro compito, la nostra parte in questa storia di peccato e di salvezza.
Per questo Signore oggi ti prego affinchè questo figlio generato nella carne non lo abortiamo, dopo averlo messo al mondo, cosa che ha contraddistinto la sua storia prenatale e non solo.
Quando era nella mia pancia ho avuto tante minacce di aborto contro le quali non abbiamo combattuto con le armi della preghiera, ma con bisturi, medicine e tanta rabbia.
Quando nacque io non lo riconobbi perchè non era come lo avevo immaginato e non portava il nome che avevamo scelto, ma quello odiato del nonno paterno che doveva farsi perdonare tanti peccati, tante sofferenze che ci aveva procurato.
Nè il nome quindi che ereditò da suo nonno senza che potessi o sapessi oppormi, nè la faccia, nè i suoi orari, il suo pianto, me lo fecero amare come te che ami ogni creatura, prima ancora che noi genitori lo pensassimo, lo desiderassimo, lo concepissimo.
Io, per la vergogna e la paura che qualcuno dicesse che era brutto, lo nascosi nella camera d'ospedale e poi sotto un cappello di pelliccia perchè non si vedessero le irregolarità del volto.
Non sapevo allora che i bambini nascono brutti quando hanno molto sofferto nel tavaglio del parto, cosa che avrebbe dovuto farmelo amare di più.
Ignoravo queste cose, nonostante avessi avuto l'esperienza di mia sorella che mi sembrò un mostro, quando la vidi appena nata, anche lei avendo rischiato la vita, insieme a mia madre che volle, nonostante le difficoltà preannunciate, partorirla in casa.
Anche lei fu un miracolo che nascesse e porta il nome di tua madre perchè fu battezzata prima che uscisse tutta dall'utero che l'aveva nutrita.
Mi viene in mente un'altra bruttezza di cui venni a conoscenza avanti negli anni: la mia.
Ero tanto brutta e nera che papà disse: " peccato che sia femmina!" aggiungendo poi " questa qui guai a chi me la tocca!"
La seconda esclamazione sicuramente è stata quella che mi ha salvato, perchè è equivalsa ad una benedizione potente, un suggerimento dello Spirito.
E così è stato.
Ripensando quindi alla bruttezza che caratterizza molti bambini alla nascita, vorrei chiedere perdono per i peccati che io ho fatto non ringraziandoti per il dono che mi hai mandato prima del tempo ( 8 giorni a Natale), il primo presepe dove mi invitavi ad entrare.
E poi quelle minacce di aborto che nel tempo si ripetettero, minacce di morte per quel figlio che non riuscivamo a tenere in vita con la nostra alleanza nuziale continuamente in pericolo.
Sei tu Signore che hai salvato questo figlio da morte sicura, perchè ci hai ripreso dalle grandi acque che ci stavano sommergendo e hai voluto che, nonostante la nostra incapacità a fare comunione, ad allearci , a essere un cuor solo e un'anima sola, vivesse e desiderasse una famiglia unita nell'amore.
Ti ringrazio Signore che ci hai fatto capire dove stavamo sbagliando e ci fai desiderare di correggerci perchè non solo Franco, ma anche i suoi figli e i figli dei figli beneficino della tua e nostra benedizione per mille generazioni.

lunedì 16 dicembre 2019

"Con quale autorità fai queste cose?"(Mt 21,23)




SFOGLIANDO IL DIARIO...

14 dicembre 2015
lunedì della III settimana di Avvento
ore 7.15

"Con quale autorità fai queste cose?"(Mt 21,23)san Ma

Te lo chiesero scribi e farisei quando rovesciasti i banchi dei cambiavalute nel tempio e mandasti all'aria tutto ciò che era ormai consuetudine ritenere giusto e scontato.
Oggi non mi viene da chiederti con quale autorità sconvolgi la mia vita, mi fai cambiare direzione, mandi all'aria i miei progetti, mi rimetti continuamente in discussione.
Non te lo chiedo Signore perchè so che tu agisci per il mio bene che non vedo in questo momento ma che credo sia l'unico che mi può salvare.
Del mio tempio tu vuoi fare una casa di preghiera dove due o più si riuniscono nel tuo nome.
Molto spesso mi sento sola Signore in questa battaglia senza esclusione di colpi.
Il nemico ne inventa una ogni giorno e mi attacca lì dove sono più vulnerabile o dove e quando non me lo aspetto.
Ma io porto impresso nel mio corpo il tuo sigillo, porto il tuo nome Signore Dio degli eserciti e non voglio e non posso e non devo temere l'assalto degli arroganti, le loro trame di morte.
Tu sei il mio Salvatore Signore, e io aspetto che si compia su di me la tua volontà, la tua promessa di esserti sposa per sempre.
Voglio crederlo Signore anche se questo periodo di fidanzamento è turbato dalla mia incapacità di rimanere nel tuo amore, dal mio desiderio di cercare altrove ciò che per un poco e solo per un poco mi schioda dalla croce, dove sembra tu abbia costruito per me una casa per strare a me più vicino.
A volte mi viene da pensare che questa intimità che tu cerchi è solo condivisione di dolore e di morte.
A volte mi viene da dire che non è giusto che tu venga a visitarmi solo quando sto male e che vorrei essere invitata qualche volta a mangiare con te insieme a prostitute e peccatori.
E poi mi pento di averlo solo pensato perchè cosa dire della messa quotidiana in cui mi dai tutto ciò che mi serve per vivere al meglio l'amore ?
Cosa dirti Signore, questa mattina, che non ti abbia già detto?
Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi, quando del tuo tempio ho fatto mercato, una spelonca di ladri.
Tutto è tuo Signore e io non lo sapevo!
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio perchè le tue benedizioni entrano rompendo i vetri.
Il cieco che tu hai guarito con del fango misto a saliva messo sugli occhi, sicuramente non avrebbe sentito la necessità di lavarsi, di purificarsi se tu non avessi rincarato la dose.
Io ero un osso duro, lo confesso, corazzata contro chiunque avesse tentato di entrare nella fortezza che mi ero costruita per non vedere, per non sentire, per non soffrire ancora di più.
Quanti anni passati a difendermi da te, dalla croce, dalle croci di cui il mio cammino era cosparso!
Tu Signore hai permesso che vagassi nel deserto, che sperimentassi il morso di serpenti velenosi, che soffrissi la fame, la sete, il freddo di notte, il caldo di giorno, la fatica dell'andare, senza orizzonte, senza meta.
L'hai permesso Signore perchè volevi mandare all'aria tutti quegli strumenti che io usavo per la mia gloria per il mio tornaconto, per l'io cresciuto a dismisura in anni di lotta titanica contro un invisibile nemico.
Quanta superbia Signore, quante cose sbagliate nella mia vita!
Eppure tu non ti stanchi di tornare all'attacco per conquistare definitivamente il mio cuore.
Un giorno ti vedrò mio Signore, rivestito di gloria e di splendore e mi farai tua sposa per sempre condividendo con me solo gioia, solo pace, sole senza tramonto nella casa che sarà la tua casa e casa di tutte le genti, perchè insieme proclameremo il tuo nome e ci prostreremo alla tua presenza.

Sorprese



SFOGLIANDO IL DIARIO...
12 dicembre 2016
lunedì III settimana di AVVENTO
ore 7.27

"Lo Spirito del Signore fu sopra di lui"(Num 24,2)

Non c'è dubbio che Dio ci faccia annoiare, che non ci riserbi delle sorprese, belle o brutte, dipende dai punti di vista.
I comportamenti omologati, politicamente corretti, sempre uguali non generano meraviglia, stupore, ma a volte anzi spessissimo rabbia e rifiuto.
Siamo abituati a non lasciarci scomodare a non distogliere il nostro sguardo dai teoremi che a nostro parere funzionano sempre.
Se c'è uno che esce dal branco, che si comporta in modo diverso da come ce lo aspettiamo o lo rifiutiamo a priori o lo emarginiamo condannandolo di fatto a morte.
Oggi un profeta di Baal, su cui lo Spirito del Signore si era posato, predice la nascita del Messia, contravvenendo a quello che da lui ci si sarebbe aspettato.
Anche Gesù scandalizza con il suo modo di fare tanto da suscitare negli astanti la domanda" Con quale autorità fai queste cose?" Perchè per mettersi contro la tradizione, contro il comune pensare codificato, contravvenendo alle buone maniere (l'aveva fatta grossa rovesciando i banchi dei cambiavalute dal tempio) ce ne vuole di coraggio, ma soprattutto ci vuole uno che ti garantisca l'ineccepibilità delle tue azioni.
Noi siamo abituati a certificare con altri certificati chi siamo, dove abitiamo, di chi siamo figli ecc ecc.
Non possiamo dimenticare la carta d'identità, la tessera sanitaria, il codice fiscale e la patente se vogliamo essere certi di muoverci senza problemi.
Gesù non aveva dietro nessuna credenziale,(allora non si usavano), ma che era figlio del falegname lo sapevano tutti nel paese e lo stato romano che esisteva, visto che nacque durante il censimento.
Non so se quello che mi è venuto in mente leggendo la parola di Dio che oggi la liturgia ci propone alla riflessione sia corretto, confacente, se insomma ci entri qualcosa con il vangelo.
Perchè sto pensando alle sorprese, i ricalcoli della mia vita che sembra essersi arenata su una nota stonata.
I profeti Dio me li manda a domicilio, l'ho sempre detto da quando mi furono affidati, a me che lo stato aveva prepensionato perchè incapace di deambulare Giovanni prima e poi Emanuele , i bambini di mio figlio.
Una nonna che fa fatica a reggersi in piedi da sola ci vuole del coraggio  per mettergli in braccio i propri figli, in braccio è metaforico s'intende perchè io i miei nipoti non li ho mai presi in braccio.
Eppure è accaduto. Come mi meraviglio ancora io di quello che è accaduto da 15 anni a questa parte. A chi mi chiedeva come facevo, io dicevo che li allevavo a preghiere.
Comunque stavo pensando, dicendo dei profeti a domicilio, alle due piccole adorabili pesti che mi hanno insegnato il vangelo, mi hanno donato la capacità di meravigliarmi, il desiderio di cambiare continuamente posizione, di inventarmi le storie narrando la storia della mia, nostra vita.
La ricerca di scintillanti è stata la strada maestra per imparare a dire grazie per qualsiasi cosa, per le patate, per i colori, per un parcheggio ecc ecc.
Ma ora che si sono fatti grandi le occasioni di trovare schegge di luce si sono rarefatte.
Perciò mi sono inventata, in una notte di quelle ormai dico normali, perchè le eccezioni, sono quelle che dormo e vi garantisco sono molto poche.
Ebbene l'altra notte pensando al Natale, a noi che non siamo più giovani ( Emanuele mi proibisce di dire che siamo vecchi, perchè per lui i vecchi hanno come minimo 100 anni), alle persone che ci hanno preceduto in cielo, a questa terra, a questa casa sempre più vuota, sempre più silenziosa, al fatto che le persone più care che peraltro ci abitano di fronte, nostro figlio, moglie e figli, non avrebbero avuto il tempo di fermarsi con noi, perchè lavorano, studiano, sono scout, e per giunta i piccoli promettenti musicisti e in questo periodo si moltiplicano le occasioni per farsi gli auguri attorno ad un tavolo mi è venuta un'idea.
Quella di farmi un regalo, più regali, per quest'occasione di festa per tutti.
Il regalo sono le persone, mi sono detta e allora perchè non chiedere ad ognuno il dono del tempo per venire con me chiaramente accompagnata da mio marito, a scegliersi un regalo? 
Giovanni, il saggio,m ha detto che era una buona idea anche se penso che sia praticamente impossibile trovare un orario compatibile con la disponibilità di chi mi deve accompagnare,visti gli impegni scolastici, sportivi, musicali e scoutistici che lo tengono impegnato anche i giorni di festa.
Emanuele invece non è stato in se dalla gioia perchè farebbe le carte false per andarsi a comprare qualcosa, infischiandosene degli impegni, specie quelli scolastici.
Mio figlio ha detto che era una cosa molto difficile trovare un tempo da regalarmi, perchè specie sotto Natale non sa dove arrivare prima.
In effetti pur abitando di fronte lo vedo molto raramente perchè a ora di pranzo manda i bambini con il vassoio a prendere ciò che ho preparato e il pomeriggio i bambini per fare i compiti entrano da soli con la chiave che staziona in permanenza nella toppa.
Con tristezza ho pensato che i figli per vederli devono essere disoccupati e senza famiglia, forse, dico, ma non è certo.
Comunque il Padreterno si è inventata una soluzione alternativa, si fa per dire, senza offesa.
Ha fatto venire la febbre al figlio tanto desiderato, sabato in cui tutta la famiglia è impegnata in attività scout e domenica in cui tutti erano stati invitati per un battesimo al ristorante.
Me lo sono trovato in casa, acciaccato e bisognoso di cure, me lo sono coccolato e ho avuto modo di fargli vedere i regali che gli avevamo comprato, perchè li misurasse. La sua taglia infatti è tale che solo la mamma sa scovare dove trovare ciò che gli entra e gli sta bene.
Mi dispiace che per starci un po' insieme quello era l'unico modo, mi dispiace anche ma meno che mi abbia passato l'influenza. 
Di questo supplemento di regalo non ne sentivo il bisogno.
Ma io sono una che non si arrende e che aspetta. 
Sicuramente con questa febbre Dio ci vuol fare una cosa migliore.

sabato 14 dicembre 2019

Il fuoco



"Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto" (Mt 17,12)

Come si fa a riconoscere qualcuno  se non lo si conosce? 
Ci facciamo sempre un'idea sbagliata delle persone, della vita, di Dio, perchè partiamo da noi stessi e non da quello che vediamo, sentiamo, tocchiamo.
Quante volte usciamo scottati da qualche esperienza con i lividi addosso, tramortiti, eppure ci ricadiamo e non mettiamo mai giudizio.
Molte cose che ci fanno male noi continuiamo a sceglierle, a cibarcene e anche se portiamo sul corpo i segni delle scottature, delle esperienze dolorose a riguardo.
Ogni sera, quando mi metto di fronte al Signore per fare l'esame di coscienza, mi viene da piangere e piango realmente perchè, nonostante pentimenti e promesse, continuo a predicare bene e a razzolare male.
Guardo la mia miseria, il mio limite, la mia presunzione di essere brava, buona, utile per il mio Signore e mi riconosco peccatrice, malata, bisognosa di consolazioni e non di punizioni, bisognosa di conferme che c'è chi non mi giudica, ma mi ama a prescindere.
Le lacrime di pentimento si trasformano in torrenti di gratitudine, di dolcezza senza fine che mi rigenerano e lavano tutte le mie ferite.
Così, pur conoscendo il Signore, non mantengo viva la fiamma dell'amore per Lui, me ne allontano quando i pensieri e le faccende del mondo mi portano a correre e a non badare a chi ho al fianco.

Mi dispiace Signore, quando questo accade, e purtroppo accade spesso. 
Vorrei tanto bruciare d'amore per te sì da non dimenticare mai i segni del fuoco che in tante notti buie mi ha illuminato senza peraltro bruciarmi.
E tu sei fuoco che brucia, sei fuoco divorante e spesso vengo meno pensando a quanta grazia mi doni nelle notti appassionate di dolore senza confini.
Ti riconosco, stranamente, solo quando sto tanto male, perchè mi diventi più intimo, più vicino parli al mio cuore e sento di essere ossa delle tue ossa, carne della tua carne.
Ti riconosco Signore in questo dono che tu mi fai di rendermi partecipe del tuo dolore, della tua passione, della tua opera di redenzione per i fratelli lontani.
Eppure non mi sento nè brava nè buona, e spesso faccio quello che a te non piace o ometto di fare ciò che è giusto fare.
Non sono degna Signore di una scelta così impegnativa, di un mandato così coinvolgente e importante come quello che tu mi chiedi o immagino tu mi chieda, da quando ci siamo incontrati e conosciuti.
Tu mi hai scelto Signore, guardandomi.
Si è trattato sicuramente di uno sguardo quello che mi ha catturato e che mi fa desiderare di rifugiarmi nelle tue braccia ogni notte, senza paura di farmi male con i chiodi, le spine e lo stare con te, vicino a te, crocifissa per amore del tuo nome.

venerdì 13 dicembre 2019

Tu mi cerchi





Così dice il Signore tuo redentore, il Santo di Israele: 
“Io sono il Signore tuo Dio 
che ti insegno per il tuo bene, 
che ti guido per la strada su cui devi andare. 
Se avessi prestato attenzione ai miei comandi, 
il tuo benessere sarebbe come un fiume, 
la tua giustizia come le onde del mare. 
La tua discendenza sarebbe come la sabbia 
e i nati dalle tue viscere come i granelli d’arena; 
non sarebbe mai radiato né cancellato 
il suo nome davanti a me”.


Tu parli Signore, continui a parlare ma noi non ti ascoltiamo, specie quando dici cose così lontane dalla nostra logica, dalla logica comune, oppure perchè siamo distratti, impegnati a perseguire da soli gli obbiettivi che riguardano la nostra salvezza.
Ci vogliamo salvare da soli, oppure non sappiamo che con te le cose andrebbero sicuramente meglio, ma purtroppo non ti conoscono abbastanza , quelli che dicono di averti incontrato, che frequentano la chiesa e partecipano all'Eucaristia domenicale.
Tu sei un Dio che parla, che si mette in relazione con l'uomo, perchè vuoi che ci salviamo tutti, perchè siamo tuoi figli siamo tuoi.

Al termine di ogni messa sono pochi quelli che saprebbero rispondere alla domanda che don Ermete suole rivolgere ai suoi parrocchiani; " Che ti ha detto Dio oggi?"
" Perchè mi doveva dire qualcosa?"è la risposta naturale, come lui la racconta. " Eppure al termine di ogni lettura si proclama che è Parola di Dio.
Don Ermete ha ragione perchè sono pochi quelli che si pongono il problema e nonostante la Bibbia sia il libro più venduto, è il meno letto.
Ma ti devi innamorare della Parola, devi essere preso dal sacro fuoco, lo Spirito Santo si deve essere impossessato di te per amare la Parola, studiarla di notte e di giorno, pregare per penetrarne i più profondi significati, per farla tuo nutrimento, perchè operi in te un cambiamento radicale e continuo dal di dentro.

Tutto è grazia e io non posso che ringraziarti per questa inesauribile sete di parole uscite dalla tua bocca, per la meraviglia, il trasalimento dell'anima quando sento che sono per me, riguardano me, la mia storia, il mio peccato, la mia salvezza, un amore che non si misura.

lunedì 9 dicembre 2019

Aperture




Meditazioni sulla liturgia di lunedì 
della II settimana di Avvento

VANGELO (Lc 5,17-26) 
Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Parola del Signore  



" Coraggio non temete!"( Is 35,4)

Ogni volta che mi trovo in un particolare stato di sofferenza e di prostrazione mi si ripropongono, quasi per magia parole di speranza, di guarigione, di salvezza.
Ne ho bisogno senza dubbio, ma non sempre riesco subito a farle mie perchè, non è che l'età ci tolga i problemi, anzi infierisce sulle nostre stanche membra, fiaccate da tante battaglie e aumenta per così dire la dose di quello che naturalmente tocca ad ognuno, se non viene meno prima.
Il peso di una vita avara di gioie sembra offuscare il cielo che a Natale è terso, almeno  quello dei presepi di cartapesta, per distinguere la stella cometa che ci porterà davanti a Gesù.
Lui viene nonostante noi ci ostiniamo a non costruire strade percorribili,  per andare incontro all'altro nella nostra convulsa o statica quotidianità.
Se ci facciamo caso i personaggi del presepe non sempre sono posizionati in luoghi accessibili e rimangono fermi perchè nessuno ha provveduto a spianargli una strada.
Me lo fece notare Giovanni, il primo dei miei nipoti, quando orgogliosa gli presentai il mio capolavoro con monti, fiumi, laghi e cielo stellato e tante tante statuine.
Dicevo che fu lui ad accorgersi che in tanta perfezione incastonata negli anfratti della grande libreria della sala,  per la maggior parte dei personaggi, a meno di precipitare, non c'era una via che portasse alla grotta.
Giovanni Battista ieri ci viene presentato come uno che prepara la via del Signore, grazie a Dio, e nel Vangelo Gesù sempre ieri,  invitava a pregare perchè il padrone della messe mandasse operai alla sua messe.
Oggi vediamo gli operai all'opera che sfondano il tetto della casa dove si trova Gesù e ci fanno scendere un paralitico.
L'effetto immediato di tanto sforzo è un'assoluzione dai peccati che crea scandalo negli astanti.
La via che Giovanni ha preparato è una via di conversione, di pentimento, non una panacea di lunga e prospera vita su questa terra.
La via è quella di un serio esame di coscienza per prendere atto di quanto abbiamo bisogno della misericordia di Dio, del segno che attraverso Gesù Dio ci ha dato, sacrificando suo figlio.
Domani il papa inaugura, aprendo la porta santa,l'anno della misericordia,  il giubileo straordinario.
Guarda caso che la misericordia ha bisogno sempre di passare attraverso una via, una porta, una strada che il Signore percorre incontro a noi e che noi dobbiamo percorrere per rifugiarci nelle sue braccia. 
( misericordia e coraggio hanno a che fare con il cuore)
Non sempre il Signore trova aperte le porte, spalata la neve davanti agli usci delle case, abbattuti i muri dell'orgoglio e dell'autosufficienza, non sempre il Signore riesce a farci partecipi del suo perdono, a rendere operante il suo sacrificio.
Per questo ogni anno viene Natale, ogni anno festeggiamo il suo compleanno perchè impariamo a costruire le strade, a sfondare i tetti, a farci aiutare eventualmente siamo paralizzati su un lettuccio.
Ogni anno rifletto su quante cose nel tempo sono venute meno, quante persone mancano all'appello, quanta solitudine mi circonda e prego perchè non mi sfugga l'occasione di cogliere  nel mio giardino i fiori che il Signore vi ha piantato o aspettare che germoglino in primavera.
Che non sia il Natale il tempo della tristezza e della nostalgia, ma un tempo di speranza e di vita che s'impone più forte, più bella, più vera, un tempo di preparazione della via del Signore.

domenica 8 dicembre 2019

"Ecco la serva del Signore" (Lc 1,38)




SFOGLIANDO IL DIARIO...

8 dicembre 2015
martedì
Immacolata Concezione
Letture: Gn 3, 9-15.20;
Salmo n97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38
ore 7.59

"Ecco la serva del Signore"(Lc 1,38)

Oggi festa dell'Immacolata  voglio soffermarmi sulle parole che Maria rispose all'angelo. " Sono la serva del Signore".
Le voglio fare mie, meditarle e nutrirmene perchè non solo con la bocca ma con la mia vita sia disposta a servire al Signore.
Gesù tu, quando sei entrato in Gerusalemme hai chiesto un asino perchè ne avevi bisogno.
Un asino per portare il re dei re.
Tu ti sei accontentato di una bestia umile, forse la più umile e disprezzata da noi che viaggiamo o desideriamo viaggiare comodi, se ce lo possiamo permettere, su auto veloci e prestigiose, muniti di tutti i confort.
Papa Francesco fece scandalo perchè all'inizio del suo pontificato usò una comune berlina di piccolo taglio per muoversi più agilmente e servirti nei poveri, nel popolo che gli hai affidato.
Se non servi non sei degno di entrare nel regno dei cieli, mi viene da ribadire con sempre maggior convinzione.
Le cose che non servono si mettono in cantina o si buttano subito.
Certo è come se non esistessero, perchè viene meno la loro funzione.
Maria ha accolto con gioia e con gratitudine l'annuncio dell'angelo perchè si è sentita oggetto della tua attenzione, del tuo amore che la voleva madre del Redentore.
Io non so a cosa servo, Signore, eppure mi tieni in vita, nonostante sia sempre più condizionata dai limiti del corpo e dell'età a farlo.
Questa notte ho pensato che fosse finita e ho pregato che fosse presto per soffrire di meno.
Ma non è successo niente di quello che prevedevo, di cui avevo paura pur sperandolo, e il dolore ha continuato a dilaniarmi la carne.
Ho cercato di non svegliare Gianni, ho coperto con un panno scuro la luce e mi sono aggrappata al rosario, sperando che da quei grani si sprigionasse la vita.
Ho cercato, ho chiesto di poter dire come Maria" sia fatta la tua volontà" mentre in cuor mio desideravo essere liberata dalla terribile prova.
Il canto dei tre giovani nella fornace faceva da sfondo alla mia muta preghiera.