Visualizzazione post con etichetta bilanci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bilanci. Mostra tutti i post

lunedì 31 dicembre 2018

Te Deum



"Figlioli è giunta l'ultima ora" (1 Gv 2,18)


Siamo arrivati alla fine di quest'anno ed è giusto fare dei bilanci.
La chiesa conclude con il Te Deum, il canto di ringraziamento, la messa vespertina del 31 dicembre.
Corre quindi l'obbligo di riflettere su cosa questo anno ci ha portato per crescere in virtù e conoscenza, in amore e gratitudine.
Quest'anno, mi chiedo se ci ha insegnato a rispettare di più lo spazio dell'altro, a entrare nella sua casa in punta di piedi, a chiedere prima permesso, se ci ha insegnato a scusarci per tutto ciò che ha potuto ferire anche involontariamente la sensibilità di un nostro fratello, se ci ha portato a ringraziare le persone senza dare nulla per scontato.
Mi chiedo se questo atteggiamento suggerito da Papa Francesco, lo abbiamo avuto con Dio, con il quale il rapporto di amicizia non deve mai superare il limite dello spazio sacro su cui non si può camminare se non dopo essersi tolti i sandali dai piedi.
Mi chiedo, alla fine di questo anno, se le lamentele e le recriminazioni verso il Padre celeste hanno preso il posto di un atteggiamento umile e contrito, nella consapevolezza del mio peccato, se il perdono l'ho invocato molto sugli altri e poco su di me, troppo poco, se i miei grazie sono stati sinceri o interessati e se mi sono sforzata di ringraziare anche quando il cibo era poco appetibile o non in misura della mia fame.
Mi chiedo se il mio Te Deum è pronto, elaborato nei giorni che si sono succeduti in quest'anno o devo correre ai ripari e sforzarmi di ricordare chi è morto e chi è vivo nelle mie relazioni.
Quanti porto nel cuore?
Quanti continuano a vivere dentro di me, anche se sono lontani, anche se sono partiti per un viaggio senza ritorno?
Mi chiedo se mi sento più graziata o più perseguitata, percossa, se sento sul mio corpo i segni delle ruote chiodate che mi sono passate sopra o l'olio della tenerezza e della compassione di Dio che si è chinato sulle mie ferite.
Faccio fatica a mettere ordine ai miei pensieri, perchè la confusione è tanta e i bilanci non si possono fare senza avere le idee chiare. 
Ho cercato nell'agendina qualcosa che mi facesse tornare alla memoria gli eventi di questo anno e di conseguenza come mi sono comportata.
La salute mi ha dato non pochi problemi, alla vista, all'udito, all'equilibrio, con dolori  davanti, dietro, sopra e sotto, le crisi di panico, gli sbandamenti, le sudorazioni notturne, la testa confusa, i disorientamenti, i controlli obbligati, le visite per capire cosa mi stava succedendo, le visite per la patente e poi la patente, speciale, perchè sono una donna speciale e gli amici sempre di meno e l'allontanamento dalla mia comunità, dagli amici, la mancanza di relazioni costruttive e vitali, un gran senso d.i solitudine, la percezione del filo che si accorcia mentre brucia lo stoppino, la malinconia, la morte come necessità desiderata e temuta.
Quest'anno è stato contraddistinto dalla graduale ma sempre più certa consapevolezza che Satana esiste e non ama che la coppia vada d'accordo. Abbiamo cercato di combattere le sue azioni malefiche in tutti i modi possibili, ma ora siamo stanchi e ci troviamo sul ciglio della strada in attesa che il BUON SAMARITANO si chini su di noi.
Il Natale è stato senza luci, tutto è stato ovattato dal silenzio di persone mancanti all'appello.
Pochi i momenti di gioia.
Ho pianto tanto , questo sì, ma di commozione quando mia sorella mi ha fatto l'improvvisata e  per il mio compleanno ha preso l'aereo per farmi gli auguri di persona.
Mi sono commossa quando ho saputo che una persona a me cara, allontanatasi per uno stupido litigio,  mi ha mandato un rosario, mi sono coinvolta per la morte di una zia molto anziana, che mi aveva ospitato a Bologna gli anni dell'Università, un pezzo della mia storia, la morte improvvisa del mio cognato più giovane  mi ha colto impreparata.
Sembra però che io sia diventata di ferro: tutto scivola via...
Eppure non ho perso il vizio di fare incetta di " scintillanti", sprazzi di luce con cui il Signore illumina la mia strada.
Ho cercato la maggior parte delle notti di mettermi in comunicazione con Lui per dirgli il mio sì.
Ma quando mi riesce difficile ho preso l'abitudine di chiamare Sua madre e con lei mettermi ai piedi della croce.
Il beneficio che ne deriva è innegabile, straordinario, efficace.
Meditare con lei i misteri del regno è imparare la meraviglia dell'inizio, quella di essere figli, un inizio che ti porta ad essere madre e poi sposa per sempre del tuo Signore.
Maria mi insegna, mi guida, mi consiglia e mi accarezza, mi mette in braccio il suo Gesù quando riesco a fargli spazio, quando non ho nulla da offrire che la mia paura di farmi male e di fargli del male.
" In principio era il Verbo..." In principio c'era Lui e alla fine c'è sempre Lui, che ci ha unti con l'unzione del Santo Spirito.
Di cosa dobbiamo avere paura?
L'ultima ora è arrivata, ma guai a quelli che non sono dalla parte giusta. Grazie a Dio ho scelto la parte migliore, non per mio merito ma per sua grazia.

sabato 25 febbraio 2017

BAMBINI


” Lasciate che i bambini vengano a me.”
( Mc 10,14)
Certo è che per capire la parola di Dio bisogna che il tempo passi, che l’acqua, tanta acqua scorra sotto i ponti e che abbiano superato il livello di guardia non una ma cento, mille volte.
Peccato che ce ne accorgiamo tardi ma meglio tardi che mai.
Quando rimasi incinta del mio primo e rimasto unico figlio non trascurai di leggere tutto ciò che era necessario per conoscere ciò che io avrei dovuto dargli per farlo stare bene, per assicurargli un futuro di bravo e buon ragazzo, educato, rispettoso e pronto per affrontare senza timore le inevitabili battaglie della vita.
E di questo ne avevo avuto un assaggio indigesto non appena lo concepimmo, perchè fu allora che incappammo da subito in medici, medicine, ospedali, indagini, mala sanità inframezzata da qualche rarissimo spiraglio di cielo.
Perchè a ben pensarci, come commentò la mia amica dopo aver letto la storia, il mio primo e per ora rimasto unico libro che ho scritto fermo al 5 gennaio 2000, dobbiamo pregare per questi poveri medici su cui confluiscono le nostre aspettative puntualmente deluse.
La vita non è andata in vacanza da allora, anzi si è data da fare per farmi sentire viva, e quale corpo può dirsi morto fino a quando sente il dolore?
Se è per questo non sono viva ma stravivivissima e come dice la mia amica Michela Malagò vivisiima e strabenedetta, con cui lei, amica del Web mi saluta al mattino.
In questa settimana, poichè io sono scomparsa, sono scomparsi i saluti.
Chissà a quanti è venuto in mente che stavo male di più, se fosse stato possibile!
Tornando ai bambini su cui ti soffermi solo dopo dopo che ti sono venuti a mancare, ripenso al mio diventare orfana di figlio prima di metterlo al mondo, visto che a due mesi mi fecero l’anestesia totale per togliermi quel grumo di sangue che hanno chiamato gravidanza extrauterina ma che di extrauterino era solo il loro cervello, quello dei medici, che poi si sono inventati per coprire l’abbaglio che avevo una tuba cistica.
Un pezzo di giovane di 2 metri con tanto di moglie e di prole è la mia gravidanza mancata che mi fu restituita dopo 5 anni da mia madre.
E io ancora con la testa imballata su ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che dovevo dare non mi preoccupai minimamente di cosa poteva dirmi un bambino sconosciuto di 5 anni, pur essendo io quella che lo aveva partorito.
Ma siamo abituati a metterci in cattedra e non ci sfiora l’idea che i bambini hanno tanto da insegnarci.
Ne ho fatto esperienza con i figli di mio figlio, l’ex extrautereino, che infischiandosene che la scuola mi aveva messo in pensione perchè incapace di deambulare, affidò alle mie cure prima Giovanni e poi Emanuele di 4 anni più piccolo.
I miei libri di carne li chiamo, perchè il vangelo me l’hanno insegnato loro, aprendomi gli occhi e le orecchie alla meraviglia, facendomi rimpicciolire a tal punto da mettermi con loro nelle tane delle formiche o nei raggi di luce che si immillano quando al mattino il sole poggia i suoi raggi sul mare increspato dalla brezza leggera.
Giovanni li chiamò “scintillanti” e da allora ne andammmo in cerca, ne facemmo una professione, per riempire ogni giorno il nostro sacco di grazie a Gesù, a Maria, a Dio, a tutta la corte celeste.
Fu un ‘mpresa far entrare a 6 anni di distanza il piccolo Emanuele nel sacco lui che non conosceva il nostro linguaggio cifrato.
Emanuele diceva che a casa mia c’era il lupo ma lo Spirito santo non va in vacanza e mi suggerì quella volta e fu per sempre che, invece di consolarlo dicendo bugie sul rientro anticipato della madre con eventuale regalino, mi sono fatta lui, sono diventata Emanuele e con lui ho cominciato a entrare nel suo dolore parlandogli della mamma, di quanto era bella, di quanto morbide le sue braccia, dolci i suoi baci.
Che aveva ragione a piangere, anche io l’avrei fatto.
Si rasserenò quasi subito, un po’ quello che accadde a me qualche giorno fa in cui, presa dalla disperazione, tanto stavo male, mi si aprì la pagina delle LAMENTAZIONI.
Mi sono sentita dire che avevo ragione a lamentarmi e che Dio mi metteva in bocca la sua parola per non farmi sforzare.
Mi sono sentita dire che c’è spazio anche per il lamento, che non è peccato e che Dio attraverso un bambino gà anni prima me l’aveva suggerito per farmi guadagnare la fiducia in Lui che mi ama di amore eterno e sa cosa consola l’uomo.
C’è un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per ringraziare il Signore di quel pianto e di quel riso.

mercoledì 4 maggio 2016

Campo base



“Chi viene a me non avrà più fame”.(Gv 6,35)

Signore dacci sempre questo pane, continua Signore a nutrirmi dite, della tua presenza, del tuo amore, della tua compassione, della tua parola.

Signore ho bisogno di te, sempre di più la mia fame e la mia sete aumentano, perché mi fai sperimentare le sorgenti della vita, mi dai la gioia piena, mi proietti nell’eternità e mi togli la paura.

Signore quanto sono dolci le tue dimore, i tuoi consigli mi stanno sempre dinanzi…

Come potrei tradirti Signore se tu sei con me ogni momento della mia vita?

Non abbandonarmi Signore al mio destino, non permettere che perda la speranza nella gioia che tu solo puoi donarmi .

Nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia ti prometto fedeltà.

Signore, con il tuo aiuto il dolore sarà per me fonte di consolazione, di gratitudine a te che sei venuto a trovarmi con la sofferenza, il necessario viatico per arrivare a te ed essere nutriti dal tuo amore.

La mia eucaristia sia la gratitudine a te che mi hai aperto le porte del tuo cuore, le porte della vita, introducendomi nelle tue stanze più segrete.

Mi hai fatto bere alla tua coppa vino e miele stillanti, mi hai chiamato in disparte perchè mi hai scelto per essere tua sposa per sempre.

In modo de tutto inaspettato hai chiesto la mia mano.

Così fece Gianni, quando lo frequentavo perchè volevo favorire l’incontro tra lui e una persona che mi stava molto a cuore.

Ma tu ti sei innamorato di me, volevi me.

Attraverso le parole di Gianni riconosco le tue , attraverso di lui mi hai fatto sperimentare quanta gratitudine scaturisce dal sentirsi guardati, scelti senza aspettarselo, senza esserne degni.

La mia risposta all’uomo che sarebbe stato il mio sposo, allora fu un sì dovuto alla fiducia che mi ispirava , perchè era una persona di cui potevo fidarmi e che non mi avrebbe mai tradito né avrebbe approfittato di me.

Per questo gli dissi di sì come ho detto di sì a te.

La meraviglia dell’inizio!

Che bello scoprire nella propria storia tracce la tua presenza, del tuo passaggio!

Ma poi la storia non si è svolta come quella che ha legato te al popolo di Israele.

Siamo stati peccatori Signore, perché non abbiamo messo te al primo posto.

La parabola dell’amore umano, come icona e simbolo dell’amore divino non l’abbiamo capita, non siamo andati oltre i nostri umani e egoistici interessi.

Con Gianni ho fatto ciò che per anni ho fatto con te.

Ti ho dato gli ho dato i miei connotati, ho preteso di cambiare ciò che di lui non mi piaceva.

Solo ora capisco quanto mi sbagliavo a voler imporre connotati incompatibili con l’amore.

Questa mattina, meditando il Vangelo, ho pensato a quanto è bello vivere in una casa, in una famiglia unita che si spende perché ogni membro riesca nel progetto comune di dare vita.

Così mi sono commossa e rincuorata a pensare che tu, Gesù, quando stavi sulla terra non potevi mai sentirti solo, perché il Padre e lo Spirito Santo non erano mai separati da te e si adoperavano perché il progetto arrivasse a buon fine.

La tua, Gesù, è stata una spedizione molto pericolosa, ma il Campo Base, la Famiglia Divina era allestita e pronta per darti gli strumenti necessari per non farti morire definitivamente.

Hai molto sofferto, Signore Gesù, ma hai avuto accanto a te persone che ti hanno voluto bene, che si sono fidate di te, che si sono adoperate per te.

Tua madre, tuo padre, e poi le donne che tu hai riabilitato, a cui hai dato una vita nuova, e poi i discepoli che mi fanno pensare a Giovanni e ad Emanuele, i libri di carne che mi hai mandato a domicilio, dove l’amore e l’egoismo nell’espressione dei loro caratteri emergono e confliggono.

Mi commuovo a pensare a questi piccoli che mi hai dato accudire, nonostante la malattia, mi commuovo anche delle loro debolezze, delle loro velleità di agire di testa propria o di manipolarmi.

Mi commuovo perché mi parlano di come noi siamo e di come tu agisci nei nostri confronti, scoprendo in me gli stessi sentimenti che tu hai nutrito per l’uomo traditore e peccatore.

Certo che il paragone è molto azzardato perchè nella nostra imperfezione noi vediamo come in uno specchio.

Il Vangelo mi parla di quanto disti la perfezione che io cercavo dalla giustizia che tu vuoi, la giustificazione che dai ad ogni uomo, qualunque sia il suo comportamento.

Sei tu Signore che ci rendi giusti, non siamo noi che meritiamo la tua giustizia che è poi la tua grazia.

Questa mattina penso a tutto questo e a quanto piccola io mi senta nelle tue mani, penso che tutto ciò che oggi ho, ciò di cui godo è tuo dono, è fonte di grazia, anche se a volte non riesco a capire , né riesco a ringraziare per cose eccessivamente dolorose e pesanti.

Ci sono momenti in cui tu taci, rimani nascosto.

Sono i momenti bui del mio cammino.

È tremendo vivere nel deserto, nel silenzio , non sentire neanche il cuore che batte, né il mio, né quello di qualsiasi altro viandante che percorre la mia strada.

Sono quelli i momenti che mi sembrano interminabili, quando non riesco a fare neanche una preghiera e la paura mi paralizza le ossa.

Mi succede spesso in questi ultimi tempi, lo sai, Signore, per questo ti chiedo sempre la gioia , la serenità, la pace di sapere che c’è un campo base che mi aspetta, una base dove posso riposare.

La notte chiamo tua madre che poi è anche la mia, tu me l’hai regalata come l’hai regalata a tutti noi, la chiamo e le chiedo di farmi da infermiera.

Lei non si limita a massaggiarmi le parti dolenti, ma mi comunica la strada per incontrarti e portarmi in paradiso.

Da qualche tempo nella preghiera mi viene in mente la tua famiglia Signore, la Trinità che ha dato vita a tanti figli, ha reso possibili tanti sì attraverso il sacrificio di uno solo solo.

Ma non penso che, quando tu sei venuto sulla terra, il resto della FAMIGLIA sia rimasta a dormire tranquilla ad aspettare in cielo, ma come una vera famiglia avete messo in gioco tutto, perchè la missione fosse portata a termine con successo.

Del resto, quando noi mandiamo un razzo ad esplorare l’universo, le attrezzature e gli uomini che lavorano al progetto sono qui sulla terra e da qui possiamo sapere, comunicare, aiutare chi è andato in missione.

Per questo Signore ti lodo e ti benedico e ti ringrazio, perchè non mi sento sola ad affrontare la missione della vita .

Fa’ che al termine tu mi trovi degna di tornare alla base.

lunedì 11 aprile 2016

Bravura

Image for Gesù e i bambini

" Stefano pieno di grazia e potenza faceva grandi prodigi e segni" (At 6, 8)
" Quante cose si possono fare con Gesù!" fu la frase che mi colpì del compito assegnato dalla maestra di religione al piccolo Marco che doveva parlare di te.
Parole che al momento non capii ma di cui sempre più faccio esperienza.
E' veramente la cosa più bella che mi potesse capitare, trovare te Signore che mi hai fatto uscire dall'inferno dell' "Arrangiati! " a cui mi aveva condannato la vita.
In queslla che poi è diventata un'arte sono diventata maestra tanto da poter dispensare consigli a tutti quelli che si trovavano in panne.
Ho vissuto la fatica di cercare soluzioni ai miei problemi fin da piccola, la fatica di sopravvivere in un mondo avaro di coccole, abbracci e sorrisi.
Ho acquisito strumenti i più disparati per aiutare me e chiunque si trovava in difficoltà sì da essere ricercata e amata per le soluzioni che dispensavo a chiunque ne avesse bisogno.
Mi sentivo brava e mi faceva esistere il pensiero che volere è potere e che , anche quando non riuscivo a centrare l'obbiettivo, il capolavoro era assicurato, perchè quello che trovavo era migliore di ciò che avevo perso.
Mi sentivo importante, sentivo di valere qualcosa per gli altri nella misura in cui rispondevo ai loro bisogni, desideri, necessità.
L'altro è diventato il mio idolo, l'altare su cui sacrificavo il mio tempo e le mie energie, perchè era l'amore che cercavo in tanta solitudine.
Riempivo il vuoto dei non amici con i miei successi, le scoperte, i ragionamenti che portavano ad alleggerire il fardello della vita degli altri.
Porto i segni sul corpo di questo lavoro incessante e sfiancante, le mie ossa, sono rotte, la mia carne dilaniata per lo sforzo di combattere con te, Signore mio Dio, per non dire grazie a nessuno che non fosse la mia intelligenza, la mia volontà, il mio desiderio di vincere.
Signore oggi sono qui davanti a te e il mio cuore è pieno di gratitudine a te che mi hai aperto gli occhi sul mio limite.
Ti sei servito della malattia e della morte di mio fratello per dimostrarmi che non a tutto c'è rimedio e che solo tu sei il Signore della vita.
Mi hai fatto sperimentare l'impotenza di fronte ad eventi imprevisti e imprevedibili, mi hai aperto strade che non conoscevo, mai battute che mi hanno fatto scoprire il colore dei fiori, sentire il loro profumo.
Dalla mia bocca da cui usciva solo rumore, come mi fu diagnosticato , ora esce la tua lode, il canto di gioia e di gratitudine a te che ti sei fatto mio compagno di viaggio, mio potente alleato, mio liberatore.
Grazie Signore di questo giogo che porto volentieri perchè è dolce e leggero e mi fa camminare sicura.

venerdì 19 giugno 2015

DEBOLEZZA

(Mt 6,19-23)
Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
"Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza"(2Cor 11,30)

Quanta strada per fare mie queste parole, per tornare indietro e cercare Antonietta .
E' incredibile come posa accadere che man mano che cresciamo il nostro desiderio di indipendenza, di stima, di successo, aumenta.
Vorremmo poter fare a meno di tutti, basarci solo sulle nostre forze, intelligenza, scienza, volontà, determinazione.
Non vorremmo dire grazie a nessuno perchè questo comporterebbe una mortificazione dell'orgoglio.
Il bravo è sempre per noi e rimuoviamo consciamente o incosciamente tutte quelle persone o quelle situazioni che hanno favorito il nostro successo.
Riuscire senza l'aiuto di chicchessia per me è stato sempre un vanto, il mio motto," VOLERE E' POTERE".
Antonietta, vale a dire io, scappava da se stessa, adesso l'ho capito, cercando nel plauso degli altri il diritto ad esistere.
Mi sono inventata di tutto e il contrario di tutto per risolvere i problemi miei e degli altri, mi sono misurata sempre con me stessa, alzando ad ogni successo l'asticella.
Non avevo bisogno di dirmelo, me lo dicevano gli altri che ero brava, bravissima, a partire da mia madre.
Molto spesso queste lodi erano lo strumento per ottenere da me favori, aiuto, collaborazione.
Erano interessate insomma.
Ma io non capivo.
Continuavo a fuggire da me stessa, dalla mia debolezza, ignoranza, incapacità, inventando rimedi, soluzioni, toppe che sembravano connaturate al progetto, finalizzate a rendere l'opera finita ancora più bella e degna di ammirazione.
Non ho mai pensato che stavo andando dalla parte opposta alla mia realizzazione, alla mia felicità.
Le crisi di panico che mi sconvolsero per 11 anni furono un campanello d'allarme, un rintocco di campane a martello.
Ma anche allora rimasi insensibile alle voci che venivano da dentro.
Come potevo sentirle se ero lontana?
Cosa mi fece cambiare rotta?
Scontrarmi con un problema che non mi si era mai presentato e al quale non ho saputo dare soluzioni.
La malattia e la morte di mio fratello furono lo spartiacque tra il prima e il dopo, perchè per quante soluzioni ti puoi inventare, alla morte non puoi porre rimedio.
Fu così che presi coscienza che volere non è potere e che se il volere è dell'uomo, il potere è di Dio.
Oggi dopo 15 anni di cammino in ascolto della Sua parola posso affermare con assoluta certezza che la mia debolezza è diventata la mia forza da quando l'ho consegnata al Signore.
E' incredibile come Lui riesca a trovare soluzioni a tutto, impensabili, provvidenziali, umane e divine nello stesso tempo.
Da quando il mio consigliere, alleato, maestro è Lui , da quando il mio nutrimento è l'Eucaristia, la preghiera, il desiderio di essere una cosa sola con Lui, ho trovato il tesoro, il dono che mi ha fatto della vita, di un corpo e di un cuore vivi, un tempo per realizzare con Lui il suo progetto d'amore.
Sto cercando di accumulare tesori in cielo, anche se non io ma Lui è il mio contabile.
Non cerco le lodi del modo, il plauso della gente, cerco sempre la sua approvazione, il suo ok, mi vai bene così, anche quando ti ribelli e urli la tua disperazione, te la prendi con me chiedendomi scusa.
Il mio tesoro è lì in cielo,è Lui che lo custodisce.
Non ho bisogno di fare l'inventario di ciò che ho ammassato, ma di moltiplicare la gioia e la gratitudine per l'aiuto che continua a darmi anche quando non lo merito.
E non credo di meritare qualcosa, perchè il dono è risposta generosa e insopprimibile a Lui che continua a farmi regali.
Anche oggi Signore mostra la tua potenza, disperdi i miei nemici e non permettere che il mio occhio si spenga e nella mia casa torni il buio.
A Maria voglio dire grazie per tutto quello che mi va insegnando ogni giorno, mentre con lei medito i misteri della vita, sgranando il rosario.

domenica 13 febbraio 2011

Armonia delle diversità





Oggi, mentre Gianni e io mangiavamo la pasta con le zucchine, avanzata da ieri , mi sono sorpresa a pensare cosa la rendeva così gustosa e saporita, visto che, appena fatta, non sapeva proprio di niente.
Il sapore gliel'aveva dato l'aggiunta di funghi gratinati che da qualche giorno entravano e uscivano dal frigorifero, perchè anche quelli non avevano sapore, nonostante il trito di prezzemolo e aglio mischiati al pane.
Avevo deciso di mischiare il tutto perchè la quantità fosse bastante per entrambi, visto che oggi non avevamo ospiti a pranzo.
Ho pensato a noi due, alle malattie che ogni giorno di più ci ricordano gli anni che passano, ai 40 anni di cammino insieme, alle cose straordinarie che riusciamo a fare da quando la nostra comune inadeguatezza ci porta a unire gli sforzi per le cose che contano e che condividiamo insieme agli altri.

sabato 1 gennaio 2011

BILANCIO



TE DEUM



 



Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo  Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
 
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell'universo.
 
I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
 
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.
 
O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell'uomo.
 
Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
 
Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell'assemblea dei santi.
 
Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.
 
Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.
 
Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.