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venerdì 25 settembre 2020

Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo

 


“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1)


Le riflessioni del Qoelet in questi ultimi giorni mi hanno sempre più toccato e coinvolto, perché, quando più vai avanti negli anni, tanto più ti rendi conto di quante cose ti vengono meno.
Quanti ricordi, quanti rimpianti!
Quante occasioni che ti sei lasciato sfuggire, quante opportunità che non hai saputo cogliere, apprezzare e per le quali non hai ringraziato nessuno!
E ti sembra molto molto più ricca di attrattive la vita passata, rispetto a quella che oggi vivi nel depauperamento progressivo di ciò che ti sembrava scontato e indispensabile.
Inevitabile il rimpianto per ciò che non è più, il desiderio di ritornare indietro nel tempo, ma anche un po' la rabbia per non aver saputo apprezzare a tempo debito ciò che gratuitamente ti era stato donato.
Ancora adesso mi fa male il ricordo di un rifiuto, da parte mia, di un pezzo di torta che mio padre mi offriva perchè ritenuto troppo piccolo.
La torta finì nella bocca di mio padre che non scherzava quando era in ballo l'educazione dei figli.
Quel dolce non tornò più, mentre l'amore di mio padre non venne mai meno, che mostrò specie quando mi ammalai e con mamma si fece carico di me e della mia famiglia.
Dicono che l'idea che ci facciamo di Dio è influenzata dall'immagine che abbiamo del padre.
Ma nessun padre nella carne può competere con Dio, il papà di tutti i papà, come lo chiamava Giovanni quando era piccolo.
“ C'è un tempo per piangere un tempo per ridere... un tempo per nascere un tempo per morire... un tempo degli abbracci e un tempo per astenersi dagli abbracci...”
“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo”trovo scritto sul calendario liturgico nella giornata di oggi.
Tutto quello che dice il Qoelet è estremamente vero ma angoscioso se non lo leggiamo alla luce di Cristo.
“Il tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori” parole che ho sentito pronunciare dalla bocca di una mamma mentre teneva in braccio il figlio molto malato.
Mi colpì la serenità del suo volto, la tenerezza dello sguardo posato sul piccolo che mi fecero intendere che quelle parole lei le sperimentava ogni giorno, ogni momento nel rapporto con la sua storia.
Il dolore innocente è ciò che tocca le persone e spesso le allontana da Dio, che non dovrebbe permettere che i buoni, i giusti, i piccoli, soffrano senza averne colpa.
Ma Dio è Padre e Madre e, come tale vuole, solo il bene dei suoi figli.
Questa sera nell'omelia che il sacerdote ha fatto in occasione dell'anniversario di nozze di una coppia, guardando i figli presenti alla cerimonia, ha detto che per capire quanto i genitori ci hanno voluto bene bisogna che muoiano.
E non è forse quello che nella fede crediamo?
“ «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
La morte ci fa paura, non possiamo negarlo e facciamo di tutto per esorcizzarla, evitarla almeno come ipotesi lontana.
Noi per poter veramente fare il salto e vivere nella dimensione dello Spirito, dobbiamo attraversare fino in fondo la nostra umanità che purtroppo cerchiamo di evitare proprio perché ci ricorda la nostra impotenza di fronte all'ineluttabilità della morte.
Guardiamo a Cristo che sperimentò fino in fondo i limiti della carne, condividendo con noi tutto, ma proprio tutto, persino la morte che trasformò in via di salvezza.
Infatti chi è venuto a togliere all'uomo la paura di perdere qualcosa, la paura di finire nel nulla, lo smarrimento del non senso è Cristo il quale, attraverso la sua umanità, ci ha portati in un'altra dimensione, ci ha traghettati, morendo, nell'ottavo giorno, il giorno delle occasioni favorevoli, il giorno eterno, incorruttibile della misericordia di Dio.

mercoledì 1 aprile 2020

" A te ho affidato la mia causa"(Ger 11,20)

Meditazioni sulla liturgia di
sabato della IV settimana di Quaresima
Letture: Ger 11, 18-20;Salmo 7; Gv 7, 40-53



" A te ho affidato la mia causa"(Ger 11,20)
Non c'è che dire il peccato porta alla morte ma è solo con la morte che si vince il peccato.
Sembra un paradosso quello che oggi si evince dalle letture che la liturgia ci propone.
Geremia, perseguitato perchè profeta scomodo va incontro alla morte come Gesù, affidandosi nelle mani dell'autore della vita, Dio stesso, che solo può far vivere e morire, a seconda che ti affidi o non ti affidi a lui.
La morte non piace a nessuno e penso che umanamente nè Geremia nè Gesù l'abbiano affrontata a cuor leggero.
Ma a morire si impara ogni giorno, è una disciplina, una scuola di spogliamento, di offerta, di accoglienza della volontà di Dio che ci chiede di farci da parte, di fargli spazio perchè possa attraverso di noi far risorgere dai morti quelli che si trovano chiusi nella tomba del loro orgoglio, della loro presunzione, della loro proclamata autosufficienza.
Far risorgere dai morti è facoltà di Dio che ha pagato con la morte del figlio la resurrezione di quelli che non l'hanno conosciuto o riconosciuto come Colui che salva, colui che libera, colui che ama a prescindere sempre e perdona non sette ma settanta volte sette.
Innestati in Cristo con il Battesimo anche noi possiamo fare le stesse cose che ha fatto Gesù. fidandoci di quello che ha detto, guardando quello che ha fatto, credendo che in Lui sono ricapitolate tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra e che attraverso di Lui abbiamo la redenzione e il perdono dei peccati.
Il peccato ci separa da Dio, ci priva del nutrimento necessario, della linfa, dell'acqua di cui abbiamo bisogno per vivere in eterno.
Siamo stati creati per l'eternità e per questo Dio non poteva permettere che i suoi figli morissero .
L'eternità fa paura a Giovanni, il mio nipotino, perchè la pensa come un periodo vuoto dove non c'è niente da fare.
Noi la vita ce la immaginiamo come quella che viviamo qui su questa terra, proiettata nel dopo o ripiegata nel rimpianto del passato, in un presente pieno di pensieri, preoccupazioni, senza tempo per fermarci per vivere la nostra identità di persone create a immagine e somiglianza di Dio.
La nostra società è incapace di fermarsi, in una perenne corsa verso l'autodistruzione.
Ringrazio Dio che attraverso la malattia mi ha dato l'opportunità di fermarmi, di andare sempre più piano, si da cogliere nell'attimo che sto vivendo la pienezza dell'essere, la gioia dell'incontro con il mio tu in cui mi specchio, nello sguardo di chi mi definisce e mi ama, ma anche nella storia di chi il Signore mi ha messo accanto per vedervi le tracce del suo passaggio.
Lo ringrazio perchè il tempo me lo ha moltiplicato e lo ha reso tutt'altro che noioso, perchè sempre più numerosi sono i figli custoditi nel Suo cuore di Padre che mi chiamano a rispondere dell'amore che gratuitamente ha riversato su di me e a corrispondere perchè tutti ne godano.
L'eternità comincia da quando siamo stati concepiti e non dobbiamo aspettare di morire per sapere cos'è. Quello che non ci aspettiamo o forse ignoriamo è che l'eternità è l'acquisizione della certezza che non potremo più morire, che la gioia sarà piena perchè il deserto è finito e non dobbiamo più combattere per godere della terra promessa.
Vivere nella casa di una famiglia riconciliata da un Amore più grande ci darà finalmente la pace.

martedì 31 dicembre 2019

Il principio e la fine.


 
SFOGLIANDO IL DIARIO...

31 dicembre 2015
giovedì
tempo di Natale

"Figlioli è giunta l'ultima ora" (1 Gv 2,18)

Quando questa mattina ho alzato gli occhi per trovare conforto nella Parola di Dio, dopo una notte di dolore e di paura, mi sono cadute le braccia.
La morte non l'avevo solo sognata, ma ce l'avevo davanti, era lì e me lo diceva Dio.
Il medico di base a cui non ho mai dato tanta importanza, scegliendo persone a mio parere più qualificate per farmi curare, ieri  in una circostanza imprevista  e imprevedibile, aveva avuto modo di consigliarmi una terapia del dolore che io non conoscevo e che mi faceva paura.
Avevo deciso ieri sera di non tenerne conto sperando di poter superare indenne l'ennesimo attacco del nemico.
Ma non ce l'ho fatta e il rimedio  a mio parere era peggiore del male e mi avrebbe portato a morire di paura.
Perchè in fondo non è tanto la malattia che devi sconfiggere ma la paura dei suoi effetti devastanti che ti tolgono la vita.
Quando stai morendo di paura perchè sei su un filo di lana sottilissimo su cui cerchi di stare in equilibrio e sotto, da una parte e dall'altra, c'è il vuoto, l'abisso, il nulla, sicuramente non sono confortanti parole come quelle che ho trovato scritte sul calendario liturgico
" E' giunta l'ultima ora"
Meno male che non mi fermo  alla prima reazione istintiva e cerco con tutti i mezzi a disposizione di fare chiarezza lasciandomi illuminare da Dio e da chi sceglie  per fare da tramite.
Incredibilmente non ho subito fatto caso, non ho dato importanza al vangelo dove si parlava di inizio, di principio.
Alla messa  mi è venuto il lampo.
Oggi si conclude il 2015, e parlare di inizio mi sembrava fuori luogo, mentre mi sembrava pertinente ma non entusiasmante ciò che avevo letto sul calendario liturgico.
Ma torniamo alla paura.
Senza aver letto il seguito nè della prima,nè della seconda lettura, ho pensato che la paura non viene da Dio ma dal demonio ed era lui che dovevo combattere.
In questi ultimi tempi mi ha dato sempre più filo da torcere, ma con il Signore sono uscita fortificata dalla lotta e più intimamente legata a Lui, roccia che non crolla.
A dir la verità ho preso l'abitudine di chiamare  Sua madre e con lei mettermi ai piedi della croce.
Il beneficio che ne deriva è innegabile, straordinario, efficace.
Meditare con lei i misteri del regno è sperimentare la meraviglia dell'inizio, quella di essere figli, un inizio che ti porta ad essere madre e poi sposa per sempre del tuo Signore.
Maria mi insegna, mi guida, mi consiglia e mi accarezza, mi mette in braccio il suo Gesù quando riesco a fargli spazio, quando non ho nulla da offrire che la mia paura di farmi male e di fargli del male.
" In principio era il Verbo..." 
In principio c'era lui e alla fine c'è sempre Lui,  che ci ha unti con l'unzione del Santo Spirito,  cosa dobbiamo temere?
L'ultima ora è arrivata,ma guai a quelli che non sono dalla parte giusta. 
Grazie a Dio ho scelto la parte migliore non per mio merito ma per sua grazia.
Mio padre diceva " Do' te' l'ucchie te' le mane", che significa che sapevo scegliere bene.

martedì 29 ottobre 2019

Pazienza



SFOGLIANDO IL DIARIO...

27 ottobre 2015
Meditazione sulla liturgia di 
martedì della XXX settimana del TO
ore 6.29

"La creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio"

Le letture di oggi ci invitano ad avere pazienza nella certezza che Dio mantiene ciò che ha promesso, perché non è un Dio bugiardo, ma fedele per mille generazioni come a dire per sempre.
La pazienza purtroppo è una virtù che naturalmente non abbiamo.
Già da piccoli riveliamo la nostra impazienza nel non saper aspettare e nel volere tutto e subito.
I bambini piangono e si fanno sentire se non sono accontentati in quelli che sono i loro bisogni veri o i loro capricci, i grandi, a seconda dei casi o continuano a urlare come i bambini quando non ottengono quello che vogliono, divenendo anche violenti o disciplinano la bocca e mettono dentro la rabbia, vivendo comunque sempre male il tempo dell'attesa.
In pochi l'attesa diventa un tempo di grazia, un'opportunità per  vivere con fiducia il tempo di Dio che ci chiama a fermarci su quello che ogni giorno ci è gratuitamente dato e non su ciò che vorremmo avere subito.
Nella preghiera dei fedeli oggi ho trovato questa bella e significativa richiesta:"Perchè impariamo la pazienza e la fiducia dai nostri contadini"
Il problema sta nel fatto che per chi vive in città è difficile incontrare un contadino, frequentarlo, condividere con lui la vita di ogni giorno, salvo se si decide di fare una vacanza in un agriturismo.
Anche l'attesa perchè il lievito fermenti la pasta non è condivisa nelle nostre famiglie, perchè si fa prima a comprare già fatti i prodotti lievitati.
Ma la realtà ogni giorno ci pone di fronte il problema dell'attesa, perchè, a ben pensarci, passiamo la maggior parte del nostro tempo ad attendere qualcosa o qualcuno.
"La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati a fare qualcos'altro" ha scritto Antony De Mello in un libro.
In effetti poichè passiamo il tempo a rincorrere i sogni, non ci accorgiamo dei miracoli che si snodano sotto i nostri occhi.
Dio non ci nega anticipazioni prelibate del suo banchetto, e come mia madre, quando friggeva le patatine, ci dava più di un assaggio mentre le cucinava un po' per volta, così Dio ci fa pregustare le primizie del regno.
Ieri con Giovanni, che è venuto a fare i compiti da me, abbiamo parlato del BING BANG e del fatto che la professoressa di religione aveva detto che il crederci era anticristiano, scandalizzando tutti i compagni, compreso lui.
Ho pensato al granello di senapa, che guarda caso troviamo nel vangelo di oggi e l'ho portato a riflettere su ciò che accade ad un seme e alla pianta che ne scaturisce.
Gli ho detto che l'universo è come un seme, gettato da Dio. 
Noi ci siamo dentro e assistiamo alle trasformazioni che avvengono al suo interno, alcune visibili, altre invisibili, altre ancora inconoscibili.
E' la storia del filo d'erba, del fiore, dell'albero e di ogni vita umana che si sviluppa nel grembo della madre.
La differenza tra chi crede e chi non crede sta nel non voler accettare che ci sia Qualcuno al di sopra di noi che in ogni cosa creata ha messo le informazioni per realizzare il suo progetto di vita.
Se quindi non incontriamo contadini sulla nostra strada, leggiamo la Scrittura dove sono racchiuse le informazioni per imparare direttamente dal Contadino del cielo, il divino Seminatore  ad avere pazienza aspettando che il frutto maturi.
Per quanto riguarda le massaie che impastano il pane, prendiamo come esempio Maria che di pane se ne intende visto che ci ha dato Gesù, accogliendo nel suo grembo il seme divino della Parola, attraverso lo Spirito di Dio perchè divenisse pane per tutti gli affamati del mondo.

"Il tempo sarà nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito dimorerà nei nostri cuori"

venerdì 28 settembre 2018

“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1)




Meditazioni sulla liturgia di
venerdì della XXV settimana del TO

“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1)

Le riflessioni del Qoelet in questi ultimi giorni mi hanno sempre più toccato e coinvolto, perché, quando più vai avanti negli anni, tanto più ti rendi conto di quante cose ti vengono meno.
Quanti ricordi, quanti rimpianti!
Quante occasioni che ti sei lasciato sfuggire, quante opportunità che non hai saputo cogliere, apprezzare e per le quali non hai ringraziato nessuno!
E ti sembra molto molto più ricca di attrattive la vita passata, rispetto a quella che oggi vivi nel depauperamento progressivo di ciò che ti sembrava scontato e indispensabile.
Inevitabile il rimpianto per ciò che non è più, il desiderio di ritornare indietro nel tempo, ma anche un po' la rabbia per non aver saputo apprezzare a tempo debito ciò che gratuitamente ti era stato donato.
Ancora adesso mi fa male il ricordo di un rifiuto, da parte mia, di un pezzo di torta che mio padre mi offriva perchè ritenuto troppo piccolo.
La torta finì nella bocca di mio padre che non scherzava quando era in ballo l'educazione dei figli.
Quel dolce non tornò più, mentre l'amore di mio padre non venne mai meno, che mostrò specie quando mi ammalai e con mamma si fece carico di me e della mia famiglia.
Dicono che l'idea che ci facciamo di Dio è influenzata dall'immagine che abbiamo del padre.
Ma nessun padre nella carne può competere con Dio, il papà di tutti i papà, come lo chiamava Giovanni quando era piccolo.
“ C'è un tempo per piangere un tempo per ridere... un tempo per nascere un tempo per morire... un tempo degli abbracci e un tempo per astenersi dagli abbracci...”
“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo”trovo scritto sul calendario liturgico nella giornata di oggi.
Tutto quello che dice il Qoelet è estremamente vero ma angoscioso se non lo leggiamo alla luce di Cristo.
“Il tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori” parole che ho sentito pronunciare dalla bocca di una mamma mentre teneva in braccio il figlio molto malato.
Mi colpì la serenità del suo volto, la tenerezza dello sguardo posato sul piccolo che mi fecero intendere che quelle parole lei le sperimentava ogni giorno, ogni momento nel rapporto con la sua storia.
Il dolore innocente è ciò che tocca le persone e spesso le allontana da Dio, che non dovrebbe permettere che i buoni, i giusti, i piccoli, soffrano senza averne colpa.
Ma Dio è Padre e Madre e, come tale vuole, solo il bene dei suoi figli.
Questa sera nell'omelia che il sacerdote ha fatto in occasione dell'anniversario di nozze di una coppia, guardando i figli presenti alla cerimonia, ha detto che per capire quanto i genitori ci hanno voluto bene bisogna che muoiano.
E non è forse quello che nella fede crediamo?
“ «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
La morte ci fa paura, non possiamo negarlo e facciamo di tutto per esorcizzarla, evitarla almeno come ipotesi lontana.
Noi per poter veramente fare il salto e vivere nella dimensione dello Spirito, dobbiamo attraversare fino in fondo la nostra umanità che purtroppo cerchiamo di evitare proprio perché ci ricorda la nostra impotenza di fronte all'ineluttabilità della morte.
Guardiamo a Cristo che sperimentò fino in fondo i limiti della carne, condividendo con noi tutto, ma proprio tutto, persino la morte che trasformò in via di salvezza.
Infatti chi è venuto a togliere all'uomo la paura di perdere qualcosa, la paura di finire nel nulla, lo smarrimento del non senso è Cristo il quale, attraverso la sua umanità, ci ha portati in un'altra dimensione, ci ha traghettati, morendo, nell'ottavo giorno, il giorno delle occasioni favorevoli, il giorno eterno, incorruttibile della misericordia di Dio.

domenica 17 giugno 2018

Dorma o vegli,il seme germoglia e cresce (Mc 4,27)



Dorma o vegli,il seme germoglia e cresce (Mc 4,27)

La Parola  di oggi ci invita ad avere pazienza nella certezza che Dio mantiene ciò che ha promesso , perché non è un Dio bugiardo, ma fedele per mille generazioni come a dire per sempre.
La pazienza purtroppo è una virtù che naturalmente non abbiamo.
Già da piccoli riveliamo la nostra impazienza nel non saper aspettare e nel volere tutto e subito.
I bambini piangono e si fanno sentire se non sono accontentati in quelli che sono i loro bisogni veri o i loro capricci, i grandi, a seconda dei casi o continuano a urlare come i bambini quando non ottengono quello che vogliono, divenendo anche violenti o disciplinano la bocca e mettono dentro la rabbia, vivendo comunque sempre male il tempo dell'attesa.
In pochi l'attesa diventa un tempo di grazia, un'opportunità per vivere con fiducia il tempo di Dio che ci chiama a fermarci su quello che ogni giorno ci è gratuitamente d
ato e non su ciò che vorremmo avvenisse subito.
Nella preghiera dei fedeli oggi ho trovato questa bella e significativa richiesta "Perchè impariamo la pazienza e la fiducia dai nostri contadini"
Il problema sta nel fatto che per chi vive in città è difficile incontrare un contadino, frequentarlo, condividere con lui la vita di ogni giorno, salvo se si decide di fare una vacanza in un agriturismo.
Anche l'attesa perchè il lievito fermenti la pasta non è condivisa nelle nostre famiglie, perchè si fa prima a comprarli già fatti la pizza e figuriamoci il pane.
Ma la realtà ogni giorno ci pone di fronte al problema dell'attesa, perchè a ben pensarci passiamo la maggior parte del nostro tempo ad attendere qualcosa o qualcuno.
"La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati a fare qualcos'altro" ha scritto Antony De Mello in un libro.
In effetti poichè passiamo il tempo a rincorrere i sogni, non ci accorgiamo dei miracoli che si snodano sotto i nostri occhi.
Dio non ci nega anticipazioni prelibate del suo banchetto, e come mia madre, quando friggeva le patatine, ci dava più di un assaggio mentre le cucinava un po' per volta, così Dio ci fa pregustare le primizie del regno.
Ieri con Giovanni, che è venuto a fare i compiti da me, abbiamo parlato del BING BANG e del fatto che la professoressa di religione aveva detto che il crederci era anticristiano, scandalizzando tutti i compagni, compreso lui.
Ho pensato al granello di senapa, che guarda caso troviamo nel vangelo di oggi e l'ho portato a riflettere su ciò che accade ad un seme e alla pianta che ne scaturisce.
Gli ho detto che l'universo è come un seme, gettato da Dio. Noi ci siamo dentro e assistiamo alle trasformazioni che avvengono al suo interno, alcune visibili, altre invisibili, altre ancora inconoscibili.
E' la storia del filo d'erba, del fiore, dell'albero e di ogni vita umana che si sviluppa nel grembo della madre.
La differenza tra chi crede e chi non crede sta nel non voler accettare che ci sia Qualcuno al di sopra di noi che in ogni cosa creata ha messo le informazioni per realizzare il suo progetto di vita.
Se quindi non incontriamo contadini sulla nostra strada leggiamo la Scrittura dove sono racchiuse le informazioni per imparare direttamente dal Contadino del cielo, il divino Seminatore ad avere pazienza aspettando che il frutto maturi.


"Il tempo sarà nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito dimorerà nei nostri cuori"

mercoledì 30 maggio 2018

"Il Signore è mio sostegno, mi ha liberato e mi ha portato al largo, è stato lui la mia salvezza, perché mi vuol bene." (Sal 18).


L'immagine può contenere: pianta, fiore e spazio all'aperto


"Il Signore è mio sostegno,offerta
mi ha liberato e mi ha portato al largo,
è stato lui la mia salvezza, perché mi vuol bene." (Sal 18).

Come vorrei Signore poter dire con fermezza e certezza di non essere smentita che tu sei il Signore!
Quanta fatica ad accettare la prova, a non vedere, non toccare, non capire la via della salvezza!
L'angoscia diventa la tua padrona quando il corpo geme e le tue mani sono legate e i tuoi piedi e la testa e il cuore.
Solo la bocca va ripetendo i tuoi insegnamenti e ti loda con una preghiera violenta, senz'anima, nella speranza che tu ti muova a compassione e mi tenda la mano e mi dica" Coraggio, sono io, non avere paura!"
Quando dormi nella barca e le onde si fanno più minacciose vorremmo vederti all'opera, rimboccarti la veste, usare le mani e darci istruzioni per non affogare.
Quante volte mio Dio sei venuto in mio aiuto ed è bastata una sola parola, un'anelito dell'anima, quante volte sei venuto senza che me ne accorgessi, all'improvviso e mi hai aiutato a superare indenne l'abisso che mi si parava dinanzi.
Ora sempre più spesso, man mano che avanzo su questo sacro monte il tuo aiuto si fa attendere e io mi smarrisco e ho paura.
Signore ti offro la mia paura, la paura che fu di mia madre e che non capii fino a quando non la sperimentai sulla mia persona per 11 anni consecutivi, paura senza te da invocare, benedire o maledire, senza nessuno con cui relazionarmi nel bene e nel male.
La solitudine che mi schiacciava inconsapevolmente portava a te che sei un Dio di comunione, di condivisione, di amore.
Tu Signore hai riempito il vuoto dell'attesa, lo strazio delle ferite, l'angoscia dell'anima.
Tu Signore solo puoi traghettarmi nel tuo oltre, nel giardino che ci donasti quando ci hai creato e ridonato quando ci hai ripreso dall'inferno in cui eravamo piombati.
Le colpe dei padri ricadono sui figli, e noi stiamo sperimentando quanto sia vera questa affermazione che un tempo mi sembrava priva di ogni fondamento e sostanzialmente ingiusta.
Siamo abituati a guardare fuori di noi e a puntare il dito su tutto quello che gli altri fanno di sbagliato ma facciamo una fatica immane a riconoscere le nostre colpe e a fermare il male che come una valanga si ingrandisce man mano che avanza.
Pietà di noi Signore, contro di te abbiamo peccato, nel peccato mi ha generato mia madre.." Parole fino a poco tempo fa incomprensibili, perchè non vedevo la connessione tra il prima e il dopo, tra le buone o cattive abitudini che si ereditano volenti o nolenti.
E' strano come sia chiaro e scontato applicare il principio dell'ereditarietà quando si tratta di caratteri somatici, di predisposizioni a certe malattie, di attitudini mentre è inammissibile quando si tratta di cattive abitudini, di uso colpevole, distorto di beni che non ci appartengono.
Ma ciò che più condiziona la nostra vita è l'incapacità di finalizzare le nostre azioni al bene comune.
Tu sei venuto Signore a dirci tutte queste cose che solo ora sto capendo quanto siano vere.
Da soli non ce la faremmo mai Signore a disboscare una terra incolta da tanti anni, a fare ordine nella nostra casa dove abbiamo ammassato ogni sorta di cose.
Da soli Signore saremmo persi, perchè il tuo e nostro nemico fa di tutto per confonderci le idee e attttirarci con soluzioni a buon mercato.
Da soli non possiamo fare nulla, Signore, perchè grande è la nostra colpa e nella colpa siamo stati generati.
Ma tu Signore, Dio di amore, compassionevole, lento all'ira e ricco di compassione ci hai dato tutto, ma proprio tutto quello che ti apparteneva.
Ci hai dato prima di tutto una madre, Tua madre, perchè ci parlasse di te, ci ricordasse tutto quello che tu hai detto e fatto, intimamente unita attraverso lo Spirito a te, ci hai dato i tuoi angeli che ci custodiscono e ci spianano la strada, ci hai dato i tuoi santi esempio di vita vera e feconda, ci hai dato il tuo Spirito Signore per trasformare i nostri cuori di pietra in cuori di carne, perchè uscissimo dai nostri seplcri e tornassimo a vivere nel tuo giardino.
Come è bella la primavera quando i fiori si schiudono e l'erba cresce e gli alberi si rimpolpano di foglie e tutto ci sorride.
Dovrebbe durare sempre la primavera, perchè il cuore si apre alla speranza della vita che si rinnova.
Fa che rimaniamo ancorati alla tua parola, nella certezza che il tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori.

lunedì 31 luglio 2017

"Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori"

" Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me"(Es 32,33)

Quando Dio si arrabbia non mi piace per niente, come succedeva quando mio padre si arrabbiava con noi perchè facevamo cose che non dovevamo fare.
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l'educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c'era l'amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall'amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d'attesa attraverso le nuove tecnologie, per l'altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull'autostrada, ecc. ecc.
Penso che l'arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare un incontro che mi ha cambiato la vita.
"Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori"
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s'incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l'ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (...un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all'abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell'agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .

domenica 1 gennaio 2017

1 gennaio 2017

IL TEMPO E'

NELLE NOSTRE MANI 

NELLA MISURA IN CUI 

L'INFINITO

E'
NEI NOSTRI CUORI

BUON ANNO AMICI!

lunedì 17 ottobre 2016

COSA CONTA

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“Anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che possiede”(Lc 12,8)
La parola di oggi invita a riflettere su quanto io sia attaccata alle mie cose e quanto restia a condividerle con gli altri o addirittura a regalarle, prenderne le distanze, disfarmene.
Più vado avanti nel cammino di ascolto della Parola e più mi sento inadeguata e non conforme al modello che Gesù ci pone davanti.
E quello che dice non è pazzia, frutto di farneticazioni, ma terribilmente vero.
Chi di noi non sa che deve morire? Chi non sa che dietro non ci possiamo portare niente, perchè tutto ciò che non serve nel mondo di là verrà distrutto e non sopravviverà in eterno?
Di cosa quindi ci dobbiamo preoccupare? Mi viene in mente la parabola delle 10 vergini e dell’olio che solo cinque avevano provveduto a portare con sè. Quindi qualcosa ci serve per essere traghettati nell’Oltre di Dio, nel suo regno di pace, di amore, di verità e di giustizia.
L’olio che non ha niente a che vedere con le eredità del mondo, con i beni deperibili che ci hanno lasciato i nostri avi.
Chi chiede a Gesù di fare giustizia dividendo l’eredità con suo fratello, non conosce con chi sta parlando.
Una cosa certa è che Gesù è venuto a riunire, a fare di due popoli un popolo solo, che la divisione è l’arte del diavolo.
Se si tratta di soldi non possiamo dubitarne.
Gesù per tutto il tempo della sua predicazione non ha fatto altro che predicare l’amore, la condivisione, la solidarietà, la sussidiarietà perchè siamo, grazie al suo sacrificio, figli di un unico Padre e suoi fratelli.
Poichè l’eredità che ci è stata promessa, assicurata, se lo seguiamo, è quella dell’amore di Dio, amore infinito, che per quanto tu lo voglia dividere, infinito rimane.
E l’amore, ne siamo certi non muore con il nostro corpo, anzi lo mantiene pronto per ricongiungersi con l’anima nell’ultimo giorno.
Ciò che rende possibile il miracolo della vita, dell’eternità è l’amore di Dio che si estende a tutti e che è efficace solo se decidiamo di vuotare la nostra casa di bagagli ingombranti e deperibili e gli facciamo spazio per accoglierlo.
E’ un po’ come il gas nella mongolgiera che non si alza se non ce lo metti, ma anche se ce lo metti si solleva solo se getti a terra, lasci a terra la zavorra.
Signore Gesù tu ci hai creato per amore e ci hai chiamati all’amore.
Quanto sono distante dal tuo progetto, quante cose riempiono i miei armadi, le mie cantine, le mie case, i miei frigoriferi!
Questa mattina trovo questa parola che mi invita a cominciare da me.
Non ancora ho digerito tante ingiustizie emerse dalla non divisione dell’eredità di mamma e papà.
E poi, come se non bastasse, ho pensato e ricordato quanto male ci ha fatto l’indebito arricchimento di alcuni parenti a nostro danno.
Tante ingiustizie che ci hanno mostrato le ferite ancora aperte, il non perdono che continua a corrodere il nostro cuore.
Signore Gesù noi vogliamo essere tuoi completamente, vogliamo aspettarti con l’unica provvista che ci dà la possibilità di stare sempre con te.
L’olio delle lampade, non venga mai meno, Signore.
Aiutaci ogni giorno a capire cosa conta e cosa serve per essere veramente tuoi discepoli.

giovedì 6 ottobre 2016

Morire è un fiorire

Image for Salmo 136
” Chiunque chiede riceve e chi cerca trova”(Lc 11,10)
Non mi è mai piaciuto chiedere perchè non volevo sentirmi in debito con nessuno. Facevo prima a sbrigarmele da sola le cose, come mi aveva insegnato la vita, l'”arrangiati” di mia madre quando mi trovavo in panne e le chiedevo aiuto.
Forse da lì ho tratto le conseguenze che uno non deve dipendere da nessuno per essere libero e felice.
A Dio non ho mai pensato perchè me lo avevano presentato come uno che vuole da te l’impossibile per darti il paradiso che non sai cosa sia.
Mentre l’inferno lo sapevo molto bene descrivere, disegnare, immaginare perchè lo vivevo ogni giorno, me lo sognavo la notte perchè non riuscivo ad essere buona come pretendevano le suore.
Mi sentivo sempre in peccato per cose di poco conto, che la fantasia e il dito puntato dei miei educatori ingigantivano a dismisura.
Ringrazio Dio che mi ha mostrato il suo cuore di carne liberandomi dal dover essere.
Ma ho tanto da imparare ancora su cosa è giusto chiedere per vivere la mia identità di figlia di un unico Padre, sorella in Gesù.
Ieri i discepoli chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare.
Ho meditato molto su quanto sia difficile pregare partendo dalla parola PADRE.
Perchè il resto viene di conseguenza.
Devi sentire, essere convinto che ti stai rivolgendo ad un padre, quando preghi e ti devi quindi fidare di Lui.
“Quale padre se il figlio gli chiede un pesce gli dà una serpe o se gli chiede un uovo gli darà uno scorpione?”
Chiedere, chiedere con insistenza, per ottenere cosa?
Quello che vogliamo?
Non mi sembra.
Quante volte ho chiesto a Dio ciò che mi sembrava giusto e indispensabile e non sono stata esaudita!
Non è detto che Dio ti dia quello che gli chiedi.
Bisogna imparare a chiedere per essere esauditi.
Il deserto chiarifica il desiderio e ti fa capire cosa è essenziale.
Questo ho capito in questo cammino irto di ostacoli, un cammino che ti fa apprezzare ciò che mai avresti pensato di desiderare perchè scontato.
Uscire dallo scontato è la svolta che ti fa riconoscere che tutto è dono, tutto è in funzione di un bene più grande e duraturo.
Ho letto da qualche parte che “Morire è un fiorire.”
Chi ci avrebbe pensato?
Gesù ci parla di un seme che deve marcire e morire per portare frutto.
Noi viviamo questa vita mortale assistendo all’involuzione, al deterioramento, all’invecchiamento e poi alla morte della carne. E questo ci angoscia e ci fa paura. Una fine che tocca tutti, perchè la morte non fa sconti a nessuno.
Ma se il morire è un fiorire perchè averne paura?
Gesù per per primo ha dato l’esempio offrendosi ai suoi carnefici perchè il seme portasse frutto..
Il dono dello Spirito Santo è frutto di quel sacrificio, di quella morte assurda, ingiusta, insensata, colpevole.
Allora quando preghiamo, se vogliamo essere certi di ottenere quello che ci fa stare bene chiediamo lo Spirito Santo, con insistenza invochiamolo ogni mattina perchè in ogni cosa che ci accade vediamo Dio all’opera per farci stare bene.
Preghiamo perchè possiamo in ogni cosa, in ogni evento gioioso o doloroso riconoscere il dito di Dio che ci sta scrivendo una lettera d’amore.

venerdì 11 marzo 2016

Fede



" La loro malizia li ha accecati"(Sap 2,21)

Oggi come allora Gesù ci scomoda, ci rende la vita difficile. 
Piuttosto che ascoltare cosa dice e vedere quello che ha fatto e che continua a fare e a dire preferiamo tappargli la bocca, turarci le orecchie, chiudere a doppia mandata il nostro cuore, addestrare la mente ad accettare solo discorsi sostenibili, razionali, dimostrabili, la cui verità è sancita dalla maggioranza dei voti o dal nostro tornaconto.
Siamo ignoranti e non poco noi cristiani, quando permettiamo che Gesù sia messo a morte, quando ci adeguiamo al sapere comune, quando la nostra fonte di informazione sono solo i giornali e la televisione.
La Bibbia, il libro più venduto al mondo è il meno letto, il meno conosciuto, ancora oggi che, anche se in pochi, andiamo in chiesa e partecipiamo alle funzioni religiose.
Capiamo quello che vogliamo capire, crediamo solo a quello che ci conviene o riteniamo del tutto inutile o indifferente approfondire le basi su cui fondiamo il nostro credo.
Quante persone di fede se gli chiedi in chi credono ti rispondono in modo scontato che credono in Dio. 
Cosa che non sarebbe sbagliata se sapessero di quale Dio stanno parlando, a quale Dio obbediscono. 
Anche quelli dell'Isis credono in Dio, come gli Ebrei o qualsiasi altro uomo che non pensa di esersi fatto da solo.
Il Dio di Gesù Cristo sono in pochi a conoscerlo perchè il suo linguaggio è duro, difficile per quelli che non vogliono cambiare posizione, per quelli che hanno fretta, per quelli che non sanno aspettare, non amano sacrificarsi per cose che non portano vantaggi immediati e tangibili.
E' triste constatare come continuiamo a condannare a morte il figlio di Dio, come continuiamo a prendercela con tutti accusando gli altri della nostra infelicità senza rimetterci in discussione.

Signore abbi pietà di noi e aiutaci a non scandalizzarci di te condannandoti a morte per chiuderti la bocca per sempre.

giovedì 19 novembre 2015

"Alla vista della città pianse su di essa"



VANGELO (Lc 19,41-44) 

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: 
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. 
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Parola del Signore  



Gesù piange, guardando la città amata, la Sposa che non l'ha riconosciuto, che si era fatta un'idea sbagliata di lui.

Piange perchè non l'ha accolto, non ha capito che  non sempre i doni corrispondono alle nostre aspettative, come gli amici, come il coniuge con cui decidi di condividere tutta la vita, come tante altre cose che ci deludono, una volta che ne abbiamo preso possesso, una meta che abbiamo conseguito che  ci riporta indietro , il brusco risveglio da un sogno che si frantuma proprio sul più bello.
Gesù è venuto a portare la pace, a testimoniare l'amore eterno incorruttibile che unisce la sua famiglia originaria, la Trinità, che vuol donare anche a noi, perchè vuole che anche noi godiamo della gioia e della pace e dell'armonia che regna in una famiglia unita, una famiglia speciale, perchè a capo c'è Dio, il papà di tutti i papà, come lo chiama Giovanni.
Un papà con tre cuori, il suo, quello del Figlio e quello dello Spirito Santo da cui scaturiscono tutti i cuori dei figli che insieme collaborano alla costruzione del tempio di carne  che nessuna guerra potrà mai demolire.
Gesù, Figlio dell'uomo, vero uomo e vero Dio piange sul cuore di pietra che non gli ha aperto le porte per farlo entrare, Lui, l'unico che poteva fecondarlo per renderlo capace di amare sempre, senza misura, anche chi ti sembra ti stia ingannando, tradisce le tue aspettative, non risponde ai tuoi desideri legati alla vita che ancora è terra, solo terra su cui  Dio deve alitare il suo Spirito.
Come fu per il primo uomo , Adamo, "il terrestre, fatto di terra" su cui Dio soffiò per dargli la vita e renderlo capace di partorire Eva , ma non da solo, perchè Dio soffia, Dio tocca, apre e ti toglie da sotto la costola la tua sposa, dal luogo più vicino al cuore, guarda caso, perchè tu la guardi negli occhi, ti specchi in lei e lei ti definisca e ti risponda e risponda di te.
Ma la meraviglia dell'inizio è un sogno da cui purtroppo ci svegliamo tutti, perchè ci eravamo illusi che durasse per sempre e invece quello è l'anteprima del vissero felici e contenti..." l'anteprima di come vanno a finire le cose che Dio ha progettato per noi: meraviglia infinita, felicità senza fine.
Gesù vive drammaticamente la storia di un amore tradito, vilipeso, dimenticato, la storia di un amore che non si rassegna a concludere come oggi si suole fare con un divorzio, con l'infelicità a cui condanni anche i tuoi figli.
Gesù lo sposo a volte è duro, a volte parla in modo incomprensibile, fa cose che scandalizzano. Per questo ci formalizziamo a quello che non ci piace e smettiamo di ascoltarlo, di dargli retta, perchè pensiamo di aver capito tutto di Lui.
La presunzione di saperne di più corrompe ogni relazione, interrompe ogni possibilità di gustatre il meglio che non sempre appare a prima vista e non gusti se non scandagli ogni giorno, centellinandola, ogni goccia dell'oceano di vita che ci offre la Sua Parola.



Gesù, mi dispiace che tu sei triste, mi dispiace che tu ti senta solo davanti alla città amata, per la quale hai intrapreso una missione  così rischiosa, mi dispiace non poterti consolare Signore.

Mi piacerebbe non vederti soffrire, mi piacerebbe Signore credere che anche se non ti ho riconosciuto quando sei passato, continui a cercarmi, a passare, a parlare alla mia città che ha ancora tante pietre dure da rimuovere per farti spazio.
Mi piacerebbe Signore non sentirmi così in colpa per quello che ti hanno fatto e per quello che io non faccio per te, non facendoti esistere, di fatto condannandoti a morte ogni volta che voglio fare di testa mia.
Tu lo sai Signore, tu verdi, tu conosci.
Cosa dirti di più che tu non sappia?
La volontà di appartenerti si scontra spesso  con i miei desideri di libertà, di svincolamenti dalla tua logica dura della croce come unico strumento di salvezza.
Signore, ci sto provando, ci provo ogni giorno, ma la salita è ardua, piena di insidie.
Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto.
Nel tuo volto mi voglio specchiare, a te voglio assomigliare.

Voglio essere carne della tua carne, osso delle tue ossa,  voglio sentirmi chiamata per nome, e mai più che si dica che io sono stata "ABBANDONATA"
Ti chiamerò "MARITO MIO" e gioiranno tutte le nazioni . 

martedì 11 settembre 2012

Punti di vista

 

Questa mattina avevo l'appuntamento con l'oculista per le 9. 
La segretaria mi aveva assicurato che ero la prima e che quindi non avrei dovuto aspettare nessuno. Mi ha accompagnato, come al solito, mio marito, che aveva una montagna di cose da fare.
Il fatto che non dovevamo aspettare nessuno l'aveva messo tranquillo, perchè in poco tempo si sarebbe sbrigato.
Il fatto è che, se da un lato eravamo i primi , dall'altro non avevamo messo in conto che a visitarmi era l'oculista, che, guarda caso, è arrivata a mezzogiorno.
La sala d'attesa straripava di gente, ma a me importava poco, perchè ero la prima, ma non è solo questo.
Il disturbo all'occhio era diventato invalidante e non ero pronta a riconsegnare al Signore anche questo pezzo, per cui nel frattempo ho pregato. 
Ma ho anche parlato con le persone che con me condividevano il disagio dell'attesa e della malattia, accompagnati e accompagnatori e ne è uscita una bella, interessante e costruttiva conversazione sul valore del tempo.
Tornati a casa a ora di pranzo avanzata ( per fortuna  c'erano gli avanzi di ieri), ci siamo scusati con mia cugina, che è venuta a passare un po' di giorni con noi, dopo due anni di ospedale.
Abbiamo mangiato, al posto del pane, le pizze bianche che al volo Gianni aveva preso sulla via del ritorno e anche gli spiedini che si sono cotti, grazie alla collaborazione del suddetto marito, che è andato a mettere a posto la luce che era saltata perchè in contemporanea avevo acceso microonde, lavatrice e forno . 
(Il contatore è fuori del recinto della casa, lontano dal cancello d'ingresso, inaccessibile per me).
Al temine di tutto, mentre Gianni si accingeva a riordinare la cucina e a fare i piatti, gli ho chiesto:
" Allora oggi cosa hai fatto?"
"Niente" è stata la sua risposta scoraggiata.
Si è rinfrancato quando gli ho elencato le cose che aveva fatto per me e per mia cugina.
Cose fatte per gli altri, quelle che hanno più valore.
E gli è tornato il sorriso.

martedì 15 febbraio 2011

Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine





Credevo che il mio viaggio

fosse giunto alla fine

mancandomi oramai le forze.

Credevo che la strada

davanti a me

fosse chiusa

e le provviste esaurite.

Credevo che fosse giunto

il tempo

di trovare riposo

in una oscurità pregna

di silenzio.

Scopro invece che i tuoi

progetti

per me non sono finiti

e quando le parole ormai

vecchie

muoiono sulle mie labbra

nuove melodie nascono dal

cuore;

e dove ho perduto le tracce

dei vecchi sentieri

un nuovo paese mi si apre

con tutte le sue meraviglie.



Tagore
(Gitanjali)