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mercoledì 29 gennaio 2020

Terra


“Mentre seminava una parte cadde lungo la strada”(Mc 4,4)
Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto.
Il mio aiuto viene dal Signore, egli ha fatto cielo e terra, recita un Salmo.
Tu Signore hai creato la terra, quella terra da cui plasmati il primo Adamo, terra su cui soffiasti il tuo spirito perchè prendesse vita.
La tua parola è spirito e vita se l’accogliamo nel nostro grembo, se permettiamo a te di rovesciare le nostre zolle, se ci lasciamo lavorare sì da diventare terra feconda.
Non permettere Signore che pruni e rovi invadano il santo suolo, che la nostra terra si indurisca per mancanza di acqua e del lavoro paziente della zappa e dell’aratro.
Aiutaci a non fuggire da te, a non lasciarci attraversare dai carri e dai cavalli dei pensieri mondani, dai piedi di chi cammina senza meta offuscato da vani miraggi.
Tu Signore rendi feconda la nostra terra se come argilla ci lasciamo lavorare dalle tue mani.
Le prove, le difficoltà della vita spesso ci allontanano da te e ci chiudono alla tua opera salvifica.
Non permettere Signore che ti rifiutiamo quando arrivi a tagliare, potare, arare.
Aiutaci Signore a vivere la tua paternità come dono, a non dimenticare che siamo nati da seme corruttibile ma in Cristo trasformati in seme incorruttibile.
Fa’ Signore che il nostro sguardo sia proiettato lontano, che non giudichi le cose in base al tempo limitato che ha il seme per marcire e morire, aiutaci a imparare dalla natura il segreto della vita che nasce sempre da una morte, la morte del seme, da una ferita, uno squarcio, una sofferenza.
La parabola della natura si apra ai nostri occhi sì che, mentre guardiamo un fiore sbocciare non ci sfugga lo squarcio che produce all’inolucro che lo conteneva, o quando germoglia una pianta fà che non dimentichiamo la ferita del fusto, necessaria a che si sviluppi.
Signore mio Dio quanto è grande il tuo nome su tutta la terra! Non voglio dimenticare tanti tuoi benefici.
Il colore dei fiori, il loro profumo, i frutti succosi che subentrano quando i petali appassiscono e cadono e poi i semi… Signore tutto questo non ci faccia fermare a ciò che vediamo quaggiù, che spesso ci delude e non ci sfama, ma ci porti ad aprire i nostri cuori, zolle sempre pronte ad accogliere il tuo seme di vita.
Fa’ Signore che in questa giornata non mi lasci abbattere dalle prove della vita presente, dalla paura di finire i miei giorni, ma mi predisponga ad un’attesa fiduciosa di una terra promessa che diventa dono da godere ogni giorno per tutta la vita..
…la Tua non la mia Signore.
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giovedì 19 dicembre 2019

FECONDITÀ

Fecondità
"Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita" (Lc 1,13)

Zaccaria rimane muto di fronte all'impensabile, improbabile, assurdo intervento di Dio nella sua storia.
Il il silenzio è ciò di cui ha bisogno per maturare la consapevolezza di quanto è grande Signore, di quanto impensabili sono le sue vie, per disporsi ad accogliere un mistero che lo sovrasta, quello dell'incarnazione del Messia nel seno della vergine.
Il silenzio è la strada per abilitarci all'ascolto di ciò che Dio ci comunica, per aprire gli occhi all'invisibile sua presenza .
"Benedetto il Signore Dio d'Israele, che ha visitato il suo popolo e ha suscitato per lui una salvezza potente", dirà poi, quando vedrà che nulla è impossibile a Dio.
La madre di Sansone dovrà astenersi dal bere vino e sostanze inebrianti per collaborare al progetto di Dio su di lei che, sterile, diventerà madre di Sansone.
Le condizioni per diventare fecondi sono quindi una vita morigerata e il silenzio.
Questo mi sembra di capire dal messaggio che la liturgia ci offre oggi.
Dio ci dà la vita e ci rende capaci di darla a nostra volta, ci rende quindi fecondi.
La fecondità del suolo dipende dal clima e dal lavoro del contadino che dovrà tenere conto del tempo, delle stagioni per dissodare il terreno, seminare, spargere il concime, e raccogliere.
La collaborazione dell'uomo è fondamentale perché il seme attecchisca.
Dio sceglie non i terreni più fertili, ma quelli che sui quali può agire, attraverso i quali si può manifestare la sua gloria.
La moglie di Manoach, futura madre di Salomone, era sterile come anche Elisabetta.
Entrambe saranno scelte per dare al mondo strumenti di salvezza.
Salomone e Giovanni Battista.u

lunedì 10 giugno 2019

Maria Madre della Chiesa



«Ecco tua madre!».(Gv 19,27)

Dio prepara una casa per il figlio, si prepara una casa per venire ad abitare con noi.
L'Emanuele, il Dio con noi ha bisogno di un terreno dissodato, un terreno fertile che lo accolga , lo custodisca, lo faccia crescere e lo dia alla luce.
Il terreno...la casa..
Maria è la casa, l'arca dell'alleanza che veniva portata insieme a tutto il resto nel trasferimento del popolo nel deserto da un luogo ad un altro, arca che ci ricorda un'altra arca, quella di Noè, un' arca che salva dal diluvio, un' arca che dona la vita.
L'arca troverà poi una stabile dimora nel tempio, ma sarà anche rubata, trafugata e il tempo andrà in rovina.
Come tutte le cose del mondo che conoscono la corruzione, scompariranno, mentre rimarrà in eterno la verità ad essi sottesa,
Così Gesù, il Salvatore, diventerà tempio,tenda, arca, unito strettamente alla madre che lo ha generato dallo Spirito, con lo Spirito.
Lo Spirito di Dio toccherà questa umile donna e la trasformerà in icona vivente dell'unità inscindibile dell'uomo con Dio, l'unica che dà forza.
Maria dallo Spirito è generata, con lo Spirito genera, dallo Spirito è consacrata sposa di Cristo.
LUI ce l'ha consegnata , donata sulla croce.
" Ecco tua madre !" l'inizio del cammino alla volta del cielo.
Il Dio con noi ha bisogno di chi lo porti con sè, che lo dia alla luce, che lo testimoni, che partorisca a Lui figli di Dio.

E' la Chiesa che oggi deve farci vivere questa fecondità a cui è chiamata, rendendo visibile Dio nel mondo.

lunedì 25 marzo 2019

Annunciazione




" Tu lo chiamerai Gesù" (Lc 1,31)

Signore mio Dio con questo nome ti hanno chiamato i tuoi genitori.
"Colui che salva".
Anche noi vogliamo chiamarti così, specie quando siamo attaccati dal nemico e la tentazione ci spinge a cercare altre salvezze, desiderare altre soluzioni alternative al vangelo.
Tu solo Signore puoi salvarci, specie quando ci riconosciamo poveri, bisognosi di aiuto.
Perchè tu ami più piccoli, i più deboli, tu Signore puoi operare solo in quelli che non ti legano le mani, non ti inchiodano ad una croce, condannandoti a morte.
Tu Signore puoi salvare tutti anche i tuoi persecutori e paradossalmente hai avuto più seguaci dopo la morte che durante la tua vita fatta di segni e di parole divine.
Tu salvi l'uomo dalla fossa della morte, lo salvi dalla sua insipiente sicurezza, quando a te si affida, quando si fida di te.
"Chi potrà salvarsi? " mi veniva da chiedermi qualche giorno fa, guardando come nel mondo tutto vada a rovescio e sembra che tu sia sconfitto in questa società che pian piano sta scrivendo leggi, imponendo doveri, autorizzando comportamentvii che ci allontanano da te, che negano la vita.
Eppure la storia d'Israele racconta di un popolo che subì anche la vergogna, l'umiliazione , il dolore, lo strazio dell'esilio, della distruzione del tempio .
Tu Signore però non hai mai smesso di amarlo, non hai smesso di operare perchè si realizzasse il tuo disegno di salvezza.
Il tuo progetto prevedeva una collaborazione di carne, tangibile, con una donna , prevedeva che la salvezza passasse attraverso un nutrimento concreto, reale dalla madre al figlio attraverso il cordone ombelicale..
Tu Signore hai formato le tue viscere e le tue ossa nel seno della vergine Maria, hai assunto, preso da lei i caratteri somatici, hai bevuto il suo latte, sei venuto alla luce dopo nove mesi come un comune mortale.
Questo mistero è grande Signore mio Dio... perchè ti sei fatto piccolo , tanto piccolo da entrare nell'utero di Maria che, pur essendo grande nella fede , era spropositatamente piccola per contenere te che sei infinitamente grande.
Eppure è successo.
E tu, colui che salva, sei venuto alla luce nella più piccola città della Giudea, in una stalla. Ti piacciono Signore le persone umili, piccole, povere..
Maria è stata scelta propria perchè aveva imparato ad essere figlia , perchè non si può partorire ed essere madri se non si è fatta l'esperienza di essere figli, amati, scelti, predestinati, destinati ad essere glorificati.
L'essere figli di un Padre come il tuo , Signore, è vivere in eterno nella ferma speranza che nulla e nessuno potrà farci del male.
Così Maria è stata chiamata a collaborare al tuo disegno di giustizia e d'amore.
Mi viene in mente la coppia sterile che abbiamo incontrato al Convegno della C.E.A.M. di Campitello Matese, quella che dopo due anni di matrimonio ha deciso di prendere in affido un bambino di 10 anni.
Dei due la persona più serena che dava forza all'altro era lui che non faceva che ricordare la sua famiglia d'origine e le meraviglie che aveva compiuto l'amore dei suoi genitori. Un amore che aveva generato servizio, gratuità, dono di sè nei tre figli.
Per questo lui, pur avendo perso il lavoro, quindi in un periodo d'incertezza e difficoltà economica , ha scelto di prendersi cura di un bambino, insieme a lei che invece viene da una famiglia di separati dove non ha respirato l'amore.
Per questo l'impresa per lei si è presentata più difficile , anche se l'alleanza con il suo sposo fa sì che il progetto si realizzi perchè fondato su di te, Signore.
Tu chiami ognuno di noi a collaborare alla salvezza.
Ognuno di noi può essere reso fecondo ( felice) attraverso lo Spirito Santo che getta il seme della parola che attecchisce solo in un terreno dissodato, ben preparato.
Signore non conosco i tuoi progetti su di me non tanto per il fine quanto per il percorso attraverso cui tu vuoi venire alla luce attraverso di me. perchè anche io possa vivere e dare vita.
Voglio guardare a Maria, voglio farmi guardare da lei, voglio chiedere la sua collaborazione perchè anche io possa vivere l'esperienza di essere madre giusta, vera , santa, dopo aver sperimentato fino in fondo la dolcezza, la tenerezza, la credibilità dell'amore del Padre, amore per diventare madre.
Aiutami Signore a riconoscere l'amore, aiutami a farmi guidare dall'amore per diventare madre non solo di mio figlio ma dei tuoi figli insieme a Maria.

domenica 24 marzo 2019

"Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido"(Es 3,7)

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«Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele». (Es 3,7)
Certo che in questo momento non sento impellente aderire al messaggio consegnatoci da Dio.
Sono incredibilmente nervosa e insoddisfatta, angosciata, triste e rancorosa.
Non so cosa fare nè ho desideri che vorrei realizzare, desideri di evasione, di incontri, di condivisioni.
Non ho desideri se non quello di riconciliarmi con me stessa che significherebbe riconciliarmi con Dio.
So che Lui non è arrabbiato con me, so che mi ama e aspetta con pazienza che mi passi, so che nulla è cambiato delle cose che mi stanno attorno, della realtà in cui vivo.
La percezione di una costruzione continua faticosa, a volte esaltante, a volte deludente.
…salire sulle ali dei gabbiani e sorvolare le acque del mare, su cui si posa tiepido il sole del mattino… salire su vette inaccessibili dove abitano le aquile e ritrovarsi in alto, tanto in alto da non distinguere uomini e cose, senza accorgertene, e immergerti nel creato che ti comprende ti avvolge e ti supera…sprofondare in abissi senza misura, profondissimi e oscuri, senza appigli, o rimanere incagliata in sabbie mobili, costretta all’ immobilità per evitare che la melma ti risucchi…vedere le persone piangere e ridere, vestire a lutto o indossare I colori della gioia…. la spensieratezza dei giovani e ascoltare il suono delle loro risate e dei loro chiacchiericci…le rughe di tanti vecchi che procedono sempre più curvi sotto il peso dei loro esili corpi ingobbiti e assistere a battesimi e funerali, nozze e anniversari, compleanni, gite e lavoro, quando c’è, e non lavoro e povertà e accattoni agli angoli delle strade, sui marciapiedi, all'uscita delle chiese…..immagini di vita e di morte…turbamenti profondi di una mente che di notte s’interroga sul perché di una vita così dura, difficile, dove i desideri non s’incontrano, dove le delusioni sono il pane di lacrime di ogni giorno, dove gli anni ti danno solo più spazio per riempire il tuo cuore di tanta amarezza, rimpianti, domande senza risposta….
Questa mattina non so perché non riesco a rimettere i pezzi in ordine, perché mi sento disgregata, scomposta, disorientata.
Mi chiedo perché fino a qualche giorno fa i miei pensieri erano totalmente diversi, positivi, vitali e oggi mi sento morire dall'angoscia che mi preme sul cuore.
Ho perso il mio Amico fedele, il mio Sposo e non mi darò pace finché non lo ritrovo, anche a costo di logorarmi tutta la pelle dei piedi e delle mani, anche a costo di morire per ritrovarlo.
E poi mi sono persa la Madre che Dio mi ha dato per guidarmi nelle notti senza stelle.
Io so che si sta bene con loro e oggi non ho voglia di meditare, di pregare, di fare nulla delle cose che da 16 anni caratterizzano i miei risvegli anticipati.
Sento che tutto è inutile, ma la nostalgia non posso cancellarla, perché è vivo il ricordo delle carezze, dell’intimità profonda instaurata con Lui e con i Suoi santi.
Questa mattina, leggendo il Vangelo, a tutto questo ho pensato, all'insensatezza di quello che accade, all'incapacità di dominare gli eventi, alla fede che crolla quando pensi sia saldamente ancorata a Lui, alle tue esperienze di incontri scintillanti.
La macchina di Paolo è giù nel giardino, nuova fiammante, in attesa di un compratore, sotto le intemperie che non la risparmiano come non risparmiano le nostre molto più vecchie.
La guardo e penso a Paolo che due mesi fa l’aveva comprata con tanto entusiasmo, perché voleva fare le vacanze in montagna sicuro.
Lì ha cominciato a star male e la macchina non gli è servita per non morire o morire più comodo.
Perché quando si muore si sta scomodi immagino e la macchina è l’ultima cosa a cui pensi.
Ebbene quella macchina mi fa pensare alla mia patente che in questo ultimo arco di tempo ha contribuito a dissociare i pezzi del mio cervello.
La patente si dà a chi è capace di guidare uno strumento di locomozione .
Quando la conseguii toccai il cielo con un dito perchè avevo raggiunto la sospirata autonomia.
Gianni, il mio futuro marito, fu l’istruttore migliore che potessi trovare: mi insegnò ad andare piano, a fare i parcheggi, le retromarce e la doppietta per i sorpassi.
Non penso ci sia un istruttore più bravo di lui.
Per me lo è stato a tal punto che della mia gloriosa cinquecento rossa ero perfettamente padrona e pensavo che sarebbe durata in eterno e io in eterno l’avrei guidata con la stessa passione, maestria e ne avrei goduto i confort.
Ma la vita si è ripreso quello che mi aveva elargito a piene mani: la pazienza di Gianni, la sicurezza nell'andare da sola, l’orgoglio di essere io a guidare la mia vita.
Quando la sostituii con una Panda, sul lunotto di dietro attaccai un adesivo con su scritto: “Non seguitemi, mi sono persa anch'io” .Era vero, terribilmente vero.
Anche quando, dopo 11 anni di crisi di panico, ripresi la guida, ero persa, non sapevo dove trovare la strada giusta per non smarrirmi più.
Penso oggi a quanto mi costi rinunciare alla patente che scade tra poco a tutti i ricalcoli, percorsi e ripercorsi per evitare il pericolo dello STOP definitivo.
Penso che niente può durare all'infinito e, se tempo fa mi svegliai con una domanda che mi mise in pace, combattuta dalla paura di avere un cuore malato :”Che credevi, Antonietta, che eri immortale?”, oggi voglio continuare a guardare la vita con il cuore aperto alla speranza, ma con l’occhio volto alla macchina di Paolo che sta dentro un cilindro di ferro in attesa della resurrezione, ma la macchina non la può usare.
Così il Vangelo mi ha riportato alla concretezza della vita dove succedono cose comprensibili e incomprensibili, cose belle e brutte, ma il contadino del cielo ho capito che continuerà a zappare attorno al fico sterile, perché vuole che porti frutto.

sabato 25 febbraio 2017

BAMBINI


” Lasciate che i bambini vengano a me.”
( Mc 10,14)
Certo è che per capire la parola di Dio bisogna che il tempo passi, che l’acqua, tanta acqua scorra sotto i ponti e che abbiano superato il livello di guardia non una ma cento, mille volte.
Peccato che ce ne accorgiamo tardi ma meglio tardi che mai.
Quando rimasi incinta del mio primo e rimasto unico figlio non trascurai di leggere tutto ciò che era necessario per conoscere ciò che io avrei dovuto dargli per farlo stare bene, per assicurargli un futuro di bravo e buon ragazzo, educato, rispettoso e pronto per affrontare senza timore le inevitabili battaglie della vita.
E di questo ne avevo avuto un assaggio indigesto non appena lo concepimmo, perchè fu allora che incappammo da subito in medici, medicine, ospedali, indagini, mala sanità inframezzata da qualche rarissimo spiraglio di cielo.
Perchè a ben pensarci, come commentò la mia amica dopo aver letto la storia, il mio primo e per ora rimasto unico libro che ho scritto fermo al 5 gennaio 2000, dobbiamo pregare per questi poveri medici su cui confluiscono le nostre aspettative puntualmente deluse.
La vita non è andata in vacanza da allora, anzi si è data da fare per farmi sentire viva, e quale corpo può dirsi morto fino a quando sente il dolore?
Se è per questo non sono viva ma stravivivissima e come dice la mia amica Michela Malagò vivisiima e strabenedetta, con cui lei, amica del Web mi saluta al mattino.
In questa settimana, poichè io sono scomparsa, sono scomparsi i saluti.
Chissà a quanti è venuto in mente che stavo male di più, se fosse stato possibile!
Tornando ai bambini su cui ti soffermi solo dopo dopo che ti sono venuti a mancare, ripenso al mio diventare orfana di figlio prima di metterlo al mondo, visto che a due mesi mi fecero l’anestesia totale per togliermi quel grumo di sangue che hanno chiamato gravidanza extrauterina ma che di extrauterino era solo il loro cervello, quello dei medici, che poi si sono inventati per coprire l’abbaglio che avevo una tuba cistica.
Un pezzo di giovane di 2 metri con tanto di moglie e di prole è la mia gravidanza mancata che mi fu restituita dopo 5 anni da mia madre.
E io ancora con la testa imballata su ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che dovevo dare non mi preoccupai minimamente di cosa poteva dirmi un bambino sconosciuto di 5 anni, pur essendo io quella che lo aveva partorito.
Ma siamo abituati a metterci in cattedra e non ci sfiora l’idea che i bambini hanno tanto da insegnarci.
Ne ho fatto esperienza con i figli di mio figlio, l’ex extrautereino, che infischiandosene che la scuola mi aveva messo in pensione perchè incapace di deambulare, affidò alle mie cure prima Giovanni e poi Emanuele di 4 anni più piccolo.
I miei libri di carne li chiamo, perchè il vangelo me l’hanno insegnato loro, aprendomi gli occhi e le orecchie alla meraviglia, facendomi rimpicciolire a tal punto da mettermi con loro nelle tane delle formiche o nei raggi di luce che si immillano quando al mattino il sole poggia i suoi raggi sul mare increspato dalla brezza leggera.
Giovanni li chiamò “scintillanti” e da allora ne andammmo in cerca, ne facemmo una professione, per riempire ogni giorno il nostro sacco di grazie a Gesù, a Maria, a Dio, a tutta la corte celeste.
Fu un ‘mpresa far entrare a 6 anni di distanza il piccolo Emanuele nel sacco lui che non conosceva il nostro linguaggio cifrato.
Emanuele diceva che a casa mia c’era il lupo ma lo Spirito santo non va in vacanza e mi suggerì quella volta e fu per sempre che, invece di consolarlo dicendo bugie sul rientro anticipato della madre con eventuale regalino, mi sono fatta lui, sono diventata Emanuele e con lui ho cominciato a entrare nel suo dolore parlandogli della mamma, di quanto era bella, di quanto morbide le sue braccia, dolci i suoi baci.
Che aveva ragione a piangere, anche io l’avrei fatto.
Si rasserenò quasi subito, un po’ quello che accadde a me qualche giorno fa in cui, presa dalla disperazione, tanto stavo male, mi si aprì la pagina delle LAMENTAZIONI.
Mi sono sentita dire che avevo ragione a lamentarmi e che Dio mi metteva in bocca la sua parola per non farmi sforzare.
Mi sono sentita dire che c’è spazio anche per il lamento, che non è peccato e che Dio attraverso un bambino gà anni prima me l’aveva suggerito per farmi guadagnare la fiducia in Lui che mi ama di amore eterno e sa cosa consola l’uomo.
C’è un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per ringraziare il Signore di quel pianto e di quel riso.

mercoledì 8 febbraio 2017

Il giardino


Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.(Gn 2,15)

Sfogliando il diario...
Le piante del mio giardino continuano a seccare, mi viene da dire di primo acchito, pensando a questa mia vita sempre più avara di consolazioni.
Molte le ho dovute buttare. Non ho il pollice verde, come mia madre, e l'impresa di ridare vita al giardino primordiale che ci siamo negati con il peccato, sempre più appare impresa disperata.
Ma se mi fermo a guardare un po' da vicino ci sono piante che continuano a vivere nonostante la mia ignoranza in materia e le condizioni meteorologiche avverse.
Le più resistenti sono le piante umili, quelle che non si distinguono per grandezza , per rarità, per forma, quelle che in genere non si regalano perchè non ci si fa una bella figura.
Ho deciso di occuparmi dei fiori e d'imparare a farli crescere e riprodurli perchè il mio terrazzo sorridesse a chi passa e lo mettesse di buonumore.
Il balconcino fiorito che mi sta di fronte me l'ha suggerito, perchè ad ogni ora del giorno, quando mi affaccio, mi manda un messaggio d'amore, mi parla di Dio che si preoccupa anche la notte di dirmi che lui è lì a dare vita e colore e profumo a tutto il creato, dal più piccolo filo d'erba alla poderosa quercia che mi fa ombra quando il sole scotta d'estate.
Dicevo che quest'anno la lotta è dura, perchè c'è un verme velenoso che mangia la polpa dei miei gerani.
Ma se da un lato succede questo, dall'altro c'è una pianta che probabilmente non piace all'intruso che continua a produrre bacche rosse che cadendo nel terreno spargono il loro seme e rendono rigogliosa la terra nei vasi.
Ma non è solo questo.
C'è una pianta di cui non conosco il nome che dopo tre anni, con pazienza e con amore curata, oggi mi ha mostrato il suo primo bocciolo, rosso, bellissimo, un miracolo della natura.
E che dire delle piccole calle che senza preavviso sono spuntate da un vaso pieno di terra vecchia che aspettava di essere buttato nel bidone del secco residuo e che per mia incuria era rimasto nel grande balcone dove il sole e la pioggia seguono il comando di Dio e non il mio?
Non c'è che dire: Dio ci stupisce, sempre, e non bisogna mai disperare, anzi tenersi pronti alle sue improvvisate.
Ad Abramo che aveva una terra rigogliosa il Signore chiede di uscire e di incamminarsi verso un luogo che non conosceva, una terra che non lui ma Dio sceglierà per i figli e i figli dei figli.
E sarà una benedizione la fede di questo patriarca, una benedizione per tutta la sua discendenza.
Abramo morirà senza aver preso possesso della terra promessa ad eccezione di una piccola grotta per seppellirvi la moglie Sara, la caparra dei beni futuri.
Guardo le mie piante che, in questo giorno che ora è avanzato, brillano sotto i raggi del sole e i miei occhi sono catturati dalle piccole e numerose bacche rosse e dal fiore appena spuntato dopo anni di attesa e dalle calle multicolori che fanno capolino abbracciate e custodite da grandi foglie turgide e verdi.
Buono e misericordioso è il Signore, lento all'ira e ricco di grazia.
Non smetterò mai di lodarlo per tutti i suoi prodigi, per tutte le cose belle che escono dalle sue mani.
Cosa renderò al Signore per ciò che gratuitamente mi dona ogni giorno di godere?
Un sacrificio di lode è ciò che oggi mi sento di mettere sopra il suo altare.
Ieri alla messa, pensavo a cosa offrirgli.
La mia terra desolata e buia, il mio martirio incomprensibile che dura nel tempo, il mio corpo disastrato, le mie paure, la mia rabbia, la mia preghiera a rovescio quando mi ribello, lo sconcerto, il disorientamento il mio rimanere ferma ai suoi piedi per essere immersa nel sangue e nell'acqua preziosissima che sgorga dal suo costato, il mio credere che i miracoli sono sempre possibili, che il mio corpo sarebbe diventato il suo.
Una grande pace è scesa su di me quando ho pensato che se i miei affanni li prendeva lui li avrebbe sicuramente utilizzati per farci una cosa buona.
Se lascia l'iniziativa a me sono specializzata a fare disastri.
Ho creduto che delle mie offerte avrebbe fatto un giardino fiorito, una terra fertile da cui trarre nutrimento io e i miei figli e la mia discendenza.
Al segno della pace il mio pensiero è andato a mia sorella che un antico rancore teneva lontane.
La trave dal mio occhio è caduta quando le ho chiesto perdono per i dispiaceri che volontariamente o involontariamente le avevo procurato.
Con amore ho guardato la pagliuzza dal suo occhio e ho pregato perchè anche lei potesse vedere e amare tutto ciò che Gli appartiene.
Dio mi ha aperto gli occhi alla sua misericordia, mostrandomi che non io ma lui fa vivere e moltiplicare la pianta dalle molteplici bacche rosse.

domenica 5 febbraio 2017

Luce




"Voi siete luce del mondo "(Mt 5,14)

Questa notte è stata ancora una notte drammatica, ancora la bestia si è accanita su di me, la bestia che mi toglie il respiro, mi tappa la bocca, mi toglie la luce e la forza di cantare le tue lodi.
Da un po' di giorni si ripete questa triste liturgia, questa dolorosa battaglia in cui le sevizie, gli attacchi si moltiplicano, mentre le mie forze vengono meno.
Voglio ringraziarti, Signore, per il compagno, lo sposo che mi hai messo accanto che non dorme, ma usa le armi della luce per difendermi e farmi riposare.
Le armi sono la preghiera a Maria, l'invocazione allo Spirito Santo, mani benedette e sante che si stanno addestrando alla battaglia e diventano sempre più efficaci per difendermi dal male.
Ti voglio benedire Signore perchè hai trasformato la valle di Acor in porta di speranza, perchè ci stai facendo capire cosa significa essere sposi, rispondere all'altro, rispondere dell'altro, dare all'altro ciò che tu gratuitamente doni a chi con le mani aperte cerca la tua Grazia, il tuo aiuto, la tua protezione.
Quando Gianni prega su di me e per me io non sono in grado di unirmi alla sua preghiera tanto sto male, e mi limito a dire "Ascolta la sua preghiera, Signore"
E' quando non abbiamo niente da dare che ti portiamo nella tua interezza.
Stiamo facendo esperienza di povertà, di persecuzione, di dolore, di inadeguatezza dei nostri strumenti umani, entrambi.
Mai come ora abbiamo sentito insopprimibile il desiderio di rivolgerci a te, di contare solo su di te, di aspettare da te la beatitudine promessa.
Il nostro matrimonio si sta trasformando in un sodalizio con te, sempre più stretti a te e a Maria che ci hai donato perchè le spade che ci trafiggono l'anima diventino spade d'amore e di gratitudine a te che ci hai associato al tuo progetto di salvezza.
Tu dici che siamo la luce del mondo, il sale della terra e noi vogliamo crederci, ma anche realizzare ciò per cui tu ci hai creato.
Per questo ti prego Signore squarcia il tuo cielo e scendi e non permettere che le ombre della notte offuschino la luce che viene da te o rendano insipido il sale che rende gustoso il cibo quotidiano.
Cosa offrirti o Dio che nell'intimo non ti abbia già dato?
Sono qui che aspetto cieli nuovi e terra nuova, sono qui perchè credo che tu ci hai già salvato.
Aiutaci a non smarrirci, disorientarci durante i feroci attacchi del nemico. Non offuschi mai con la sua ombra la luce che viene da te solo, Signore.
Rendici specchio immacolato e puro per immillare la tua luce, rendici acqua sorgiva limpida e accogliente perchè possiamo ad essa dare il sapore delle cose che ti appartengono.

martedì 26 luglio 2016

Santi Gioacchino e Anna


anna e gioacchino
Meditazioni sulla liturgia di
martedì della XVII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
e della liturgia propria dei
Santi Gioacchino e Anna ( memoria)
” Riconosciamo Signore la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri; abbiamo peccato contro di te”(Ger 14,20)
” Facciamo memoria degli uomini illustri” ( Sir 44,1)
Oggi la liturgia ci mette di fronte ad una scelta.
Da un lato fare memoria degli “uomini illustri” in questo caso Gioacchino e Anna i genitori di Maria, e meditare sulla parola propria di questo giorno di festa (Sir 44,1.10-15; Salmo 131; Mt 13,16-17), dall’altro ci invita al pentimento per i peccati nostri e dei nostri antenati che continuano a infestare il campo di Dio (Ger 14,17,22; Salmo 78(79); Mt 13,36-43).
E’ infatti questo l’argomento su cui Gesù si sofferma nella spiegazione della parabola del grano e della zizzania che martedì della XVII settimana del TO la Chiesa normalmente propone alla nostra riflessione.
A me piace ascoltare appena mi sveglio ciò che Dio mi dice e sono affamata della sua parola, mai sazia di quello che leggo, mai sazia di quello che riesco a capire, fare mio, interiorizzare, collegandolo con la mia storia, per farla diventare storia sacra come a Dio piace.
Non posso negare che mi commuove sempre la celebrazione, il ricordo, la festa di una coppia di sposi, una coppia che ha dato vita non solo nella carne ma anche nello spirito ai suoi figli.
E in questo caso la figlia, Maria è stata donata a noi per l’eternità, avendo accettato, accolto nel suo grembo il seme dello Spirito che si è fatto carne per noi e ha cancellato il nostro peccato, rendendoci tutti figli di re, profeti e sacerdoti.
Se solo riuscissimo a godere del dono che abbiamo ricevuto attraverso la testimonianza di vita di tanti uomini illustri, luminosi, timorati. di Dio!
Quegli uomini che hanno concimato con la preghiera e le buone opere la terra a loro affidata, la terra promessa in cui la zizzania è dovuta arretrare per fare spazio all’amore reciproco cementato dall’amore di Dio condiviso e accolto come grazia.
Di questi due santi non si conosce la storia certa, ma ” Dai loro frutti li riconoscerete” è scritto.
E se la loro unione ha dato un simile frutto non possiamo che ringraziare Dio di così grandi testimoni della fede.
La zizzania della discordia è il tarlo, il verme che corrode ogni relazione e per questo molte famiglie si sfasciato e la nostra società è allo sbando.
Lucifero si sfrega le mani a vedere lo scempio che stiamo facendo del campo di Dio, la presunzione che i figli sono di nostra esclusiva proprietà e possiamo disporne come meglio ci piace.
Se leggiamo la storia antica inorridiamo quando c’imbattiamo in sacrifici umani, specie di bambini, se pensiamo a quelli gettati dalla rupe a Sparta, quando nascevano deformi.
Il nostro cuore si è indurito purtroppo perché non siamo più capaci di commuoverci davanti alla strage dei bambini non nati, o alle sevizie a cui sono sottoposte le bambine soprattutto fin dalla più giovane età.
Quando perdiamo di vista l’Interlocutore e ci relazionano solo con noi stessi questo accade e non dobbiamo meravigliarsi che i giornali e la televisione ci ripropongono sempre le stesse notizie con i nomi cambiati.
La zizzania ha preso la parte migliore e sta infestando il nostro campo, la terra che Dio ci ha dato da coltivare.
Quanta fatica per andare d’accordo in famiglia, con gli amici, con la nostra comunità!
Sembra impossibile riuscire a combattere il seme del diavolo: la discordia.
Se riuscissimo a ricordare e attualizzare quello che dice Gesù ” Senza di me non potete fare niente” , il problema sarebbe risolto.
Se gli sposi cristiani a capo a letto invece di attaccare madonne santi e crocifissi incorniciassero la promessa che si sono fatti il giorno del matrimonio” Accolgo te e prometto di esserti fedele CON LA GRAZIA DI CRISTO, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia finché morte non ci separi”!
Al mondo consegneremmo campi biondeggianti di spighe, figli santi che con le loro buone opere, aiutati da Dio, provvedono a che si moltiplichi il raccolto d’amore, di misericordia e di perdono per cambiare il volto del nostro pianeta e tornare alla meraviglia dell’inizio.

sabato 23 luglio 2016

RIMANERE


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” Rimanete in me e io in voi.”(Gv 15,7)
L’intenzione Signore di rimanere in te è costante e faccio di tutto per non allontanarmi.
So che con te e in te e per te tutto diventa più facile, sopportabile, anche gioioso.
Eppure non è scontato che questo avvenga, nonostante io creda che solo in te c’è salvezza.
Sento una forza contraria che mi spinge da tutt’altra parte, la forza della recriminazione, della ribellione, la non speranza, la fede che vacilla, lo smarrimento, la confusione, i perchè a cui non arriva risposta a cui si aggiungono altri perchè.
Mai mi sono sentita così confusa, così disorientata, instabile, in balia degli elementi, mai Signore, tu lo sai, ho percepito così grande il mistero che ti avvolge e così piccola la mia mente che non riesce a penetrarlo.
Ti ho tanto cercato Signore e tra tante perle false ho pensato di aver trovato la perla di valore, il tesoro che mi avrebbe garantito una vita senza problemi.
Almeno così credevo.
Con il tempo ho imparato a discernere il bene dal male, il bene da cui deriva la gioia, la pace, la vita vera.
Sono certa che il tesoro l’ho trovato e sei tu, sono certa che non mi deluderai, sono certa che quello che oggi non vedo un giorno lo vedrò e gioirà il mio cuore e saremo felici io e te, lo so perchè tu vuoi che io sia tua sposa per sempre e ti chiamerò “marito mio” e tu alzerai il velo su tutto quello che oggi non vedo, non sento, non capisco.
Io sono la tua vigna, la vigna che ti sei piantato, di cui hanno fatto scempio passanti, ladroni, e truffatori.
Oggi nel tuo giardino la mia pianta è un ammasso di rami contorti e ammalati, ma vive.
Tu solo sei capace di ridare forza e vigore alle mie membra, di tagliare ciò che va tagliato e lasciare ciò che porta frutto. Io non ne sono capace, Signore, tu lo sai.
Ieri, al termine dell’ennesimo consulto infruttuoso e deludente il cuore mi si è aperto quando Gianni, il mio sposo, mi ha detto:
“Vogliamo lasciare tutti questi medici e ce ne andiamo alla Madonna di Loreto?”
Ho pensato che sicuramente tua madre può darci delle indicazioni che ci aiutino a vivere questo tempo senza scoraggiarci, senza cadere nella tentazione di dire che il tuo comportamento è ingiusto.
Mi dispiace che questo pensiero in questi ultimi tempi si faccia così ricorrente, un pensiero che cerco di scacciare, perchè non saresti Dio, il mio Dio, il Dio di Gesù Cristo che dal male ricava sempre il bene.
Rimanere nel tuo giardino e non essere buttata nel fuoco perchè i miei rami sono secchi è il mio più grande e insopprimibile desiderio.
Confido in te Signore, confido nella linfa che non mi farai mancare perchè la mia pianta torni a vivere alla tua ombra.
Maria mi guidi in questo cammino alla ricerca della gioia perduta.

domenica 5 giugno 2016

Compassione






” Il Signore fu preso da grande compassione” (Lc 7,13)

La compassione è virtù divina, è lasciarsi toccare, penetrare fin nelle più profonde viscere dal seme della vita, è un anelito che sfocia nella vita di un’altra persona che ti entra dentro attraverso questo sentimento di luce e che poi esce fuori da te formato e vitale, miracolo di Dio che ogni volta ci sorprende con i fiori che continua a far spuntare nel nostro giardino.
Ho pensato a quante donne hanno la grazia di poter dare vita ad un bambino, e non sono consapevoli del miracolo di cui si fanno strumento e segno.
Oggi la liturgia ci fa assistere a due funerali, quelli a cui mai vorremmo partecipare, perché quando una madre perde un figlio non ci sono parole che consolano, presenze che attenuano la pena, a meno che non sia quella di nostro Signore che ci risuscita ogni volta che andiamo dietro ad una bara, ogni volta che ci portiamo in chiesa il nostro bagaglio di morte, i nostri fallimenti, il nostro orgoglio, le nostre divisioni, la nostra incapacità di commuoverci e perdonare.
Gesù ci aspetta anche oggi nella mensa eucaristica per darci ciò che ci serve per rialzarci, camminare spediti, per annunciare che eterna è la sua misericordia.
Ci sono morti chiusi in casse di legno e morti che camminano, morti di cui incrociamo lo sguardo triste, sconsolato, arrabbiato, sfiduciato, morti con gli occhi spenti, che da noi aspettano la resurrezione e la vita.
Ma che possiamo fare noi, poveri cristi, con tutti i problemi che ci affliggono a questa gente, tanti, troppi in verità, che ha perso la gioia di vivere isolandosi dal mondo, tagliando la rete di comunicazioni vitali per evitare il peggio?
Sono arrabbiati con gli uomini e con Dio queste persone che dimorano nei cimiteri.
Sicuramente se in chiesa ci vanno, non trovano quello che vogliono, non cercano quello che c’è, arrivano in ritardo e saltano la parte iniziale, la più importante, quella in cui si chiede perdono a Dio e ai fratelli per i propri peccati.
Perché la messa non è valida, ma meglio dire non porta frutto, se arrivi in ritardo e ne perdi un pezzo.
Contrariamente a quanto ci avevano fatto credere, che il precetto era assolto e non facevi peccato, se arrivavi prima che si scoprisse il calice.
Dicevo della messa e dei funerali.
“Annunciamo la tua morte o Signore e proclamiamo la tua resurrezione in attesa della tua venuta” lo dice il sacerdote insieme all’assemblea dopo la consacrazione.
In ogni celebrazione eucaristica ci confrontiamo con la morte, anche se non c’è un carro funebre.
Ma il Signore ha compassione di noi, del nostro pianto dietro le bare in cui abbiamo rinchiuso le cose inutili che ci sono venute a mancare.
Ci fa sedere e non ci chiede cosa ci manca ma cosa abbiamo. E’ quello che dobbiamo offrire, mettere nelle sue mani perché lo benedica.
Si può benedire la morte, la perdita del lavoro, un tradimento, la malattia, la solitudine?
Sembra impossibile, ma se lo fa Dio,( ci ha salvato attraverso il suo sacrifici), ci renderà capaci di fare altrettanto se mettiamo in comune quel poco che abbiamo, provando compassione per chi ha la morte nel cuore.
La chiesa anche durante funerali si trasformerà in una straordinaria festa di nozze dove da invitati scopriamo di essere i festeggiati, i risorti, sposi di Cristo che non smette mai di farci proposte d’amore, inviti a risorgere, diventare suoi coniugi, prendendo sopra di lui il suo giogo leggero.