Sono un'umile scriba, divenuta discepola del regno dei cieli, simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
domenica 17 dicembre 2017
45 anni fa
giovedì 28 agosto 2008
Il diacono
Non avevo mai visto all'opera un diacono, tranne quando, in certe celebrazioni, legge il Vangelo o dà la Comunione. Attraverso gli amici del sito http://www.gesualcentrodellavita.net/, ho preso coscienza di quanta passione, determinazione, fatica, sacrificio, ma sorattutto fede accompagnino questi umili e operosi servitori della vigna del Signore.
In occasione della recente perdita di una mia carissima parente, che mi aveva fatto da mamma e che viveva lontano da me, ho avuto modo di sentire il balsamo benefico delle parole di un diacono, che è venuto a casa a benedire la salma, ha pregato con noi e per noi, spezzando la parola di Dio con chiarezza e competenza.
Oltre a consolarci, si è fatto carico delle esigenze della figlia, credente non praticante, che pretendeva che il funerale fosse officiato da un sacerdote, nonostante la sua indisponibilità per quel giorno.
Non gli sono stati di ostacolo, per accontentarla, gli impegni di famiglia, precedentemente presi, ed è riuscito, alle 16 del giorno più caldo di agosto, a Roma, a trovare un sacerdote che dicesse la messa, a coinvolgere la moglie, sottraendola ai nipotini che abitualmente le vengono affidati, a reperire un giovane adulto, che con la sua chitarra ha accompagnato i canti intonati dalla sua signora.
Voglio ringraziare il Signore di tutto l'amore che ha riversato in quei cuori, sì da poterne dare in abbondanza anche a noi.
Voglio benedirlo per tutti gli uomini di buona volontà che intraprendono questo cammino, perchè sono una grande risorsa per la Chiesa.
giovedì 12 giugno 2008
Zia Manuelina
Quando muore una madre,una nonna, una zia, ci sentiamo tutti un po' orfani, anche se non è la nostra, anche se è avanti negli anni. Non vorremmo mai che morissero le persone che si sono occupate di noi, che hanno vegliato sul nostro sonno, asciugato le nostre lacrime, provveduto a che non ci mancasse nulla di ciò di cui avevamo bisogno.
Ci precedono in cielo gli occhi, le orecchie, le mani, i piedi, il cuore di queste creature, di cui Dio si serve, per mostrarci la sua tenerezza, la sua premura costante.
Un pezzo della nostra storia oggi ci è stato consegnato, perchè in essa vi scopriamo le traccce del Suo passaggio nella relazione con questa sorella, che ha traghettato molti di noi, presenti al suo funerale, nel mare della vita.
Oggi, radunati attorno a lei, per darle l'estremo saluto (figli, nipoti, pronipoti, e quanti la conobbero e ebbero modo di apprezzare i doni da Dio a lei elargiti) non vogliamo piangere perchè ce l'ha tolta, ma vogliamo, con il cuore colmo di gratitudine, dire grazie a LUI, perchè ce l'ha donata.
Questa sia l'occasione, per guardare oltre, e riconoscere che il Signore ha vigilato e continua a vigilare sul nostro cammino, senza mai stancarsi.
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mercoledì 4 giugno 2008
F...come FELICITA'
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza. Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. Una notte l’uomo vicino alla finestra morì pacificamente nel sonno. Timidamente l’altro uomo chiese all’infermiera se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. Fu accontentato. Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Delusione: la finestra si affacciava su un muro bianco. L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. Forse, voleva solo fare coraggio all’amico. La felicità di rendere felici gli altri
(Dalla rivista QUALEVITA)
F...come FELICITA'
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza. Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. Una notte l’uomo vicino alla finestra morì pacificamente nel sonno. Timidamente l’altro uomo chiese all’infermiera se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. Fu accontentato. Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Delusione: la finestra si affacciava su un muro bianco. L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. Forse, voleva solo fare coraggio all’amico. La felicità di rendere felici gli altri
(Dalla rivista QUALEVITA)
giovedì 7 febbraio 2008
La scala
A Natale si è scusata perchè non poteva farci gli auguri di persona, per via dell'influenza. "Appena passa verremo con i bambini e faremo una bella tombolata", ci disse per telefono.
Il marito e la madre sono andati a comprarle i vestiti di una taglia più grande, perchè i medici hanno detto che si gonfierà, dopo.
Martina, la figlia di 13 anni, ha voluto sapere perchè sono stati via tanto tempo, la nonna e il padre.
Gliel'hanno detto. Si è accasciata sulla poltrona, con lo sguardo fisso nel vuoto.
Qualcuno le si è avvicinato e le ha chiesto se voleva parlarne. Ha scosso la testa, nascondendola nell'abbraccio muto e poderoso della persona amica, fermando il tempo nel calore di quelle braccia.
mercoledì 20 giugno 2007
Il cane di peluche
Sfogliando il diario
Passando davanti alla stanza, dove tu eri solito rilassarti, sprofondato sulla poltrona, ho avuto una stretta nel cuore.
Al centro del tavolo, non un vaso di fiori, una pianta, un piatto prezioso di porcellana o di lucido argento, quelle cose che, a parer mio, danno un tono all'arredo e mostrano la classe e il gusto della padrona di casa. Niente di tutto questo.
Una tovaglietta senza pretese, che parla del lavoro paziente e amoroso di una mamma o una nonna, che non c’è più, pulita e stirata, accoglieva un piccolo cane smarrito in quello spazio inusuale, tutto per lui.
Era stato abituato ad accontentarsi di un angolo della testata del letto, dalla mia parte, un po’ in ombra perché non si doveva vedere.
Eppure quando me lo regalasti, subito mi chiesi che fine avrebbe fatto quel peluche dal colore sbiadito, ma dagli occhi teneri e tristi, che mi ricordavano i tuoi, quando ti nascondevi.
Me lo misi vicino e fu la prima volta che una cosa che non avevo comprato o scelto personalmente prendesse un posto di tanto riguardo.
Me lo guardavo ogni volta che mi mettevo a dormire, me lo stringevo quando quel letto diventava la mia prigione, ancorata ai problemi da cui avrei voluto fuggire.
A lui, non a te, ho chiesto conforto, in lui mi sono illusa di ritrovarti le volte che ti chiudevi nella tua stanza, muto, immobile per paura che mi accorgessi che un pensiero ti attraversava la mente, che una lacrima rigava il tuo volto, che il cuore aveva accelerato i suoi battiti per la donna che sarebbe diventata tua moglie.
Per anni quel cane mi ha parlato di te, dei sentimenti nascosti, del tuo cuore in attesa che la carezza non la facessi ad un pupazzo di stoffa.
Ora te ne sei andato, ti sei sposato con la donna che ti sei scelto.
Chissà se ancora ti ricordi di quel semplice dono, chissà se hai smesso di chiuderti dentro, affidando un messaggio d’amore agli occhi ingenui e spauriti di un piccolo cane marrone.
Oggi, attraverso la fessura di una porta socchiusa, quell’immagine mi ha catturata, trasportandomi in un mondo che non conoscevo, tornato alla luce, quando proprio non ci pensavo.
Quel cane mi ha parlato di te e di me, di un rapporto difficile, di parole non dette, di sguardi furtivi, di lacrime non tutte versate, di attese, di ansie e di angosce, di un amore non esternato, quasi mai capito, mai condiviso.
Ho visto il cane perdersi nella stanza ormai vuota, troppo vuota e troppo grande per lui; mi è sembrato che prima o poi scomparisse in quello stagno, come un sasso gettato lontano, mentre i cerchi si allargano e vengono riassorbiti dall’acqua.
Ma niente di tutto questo è successo.
La stanza, che sembrava ormai vuota, ha cominciato a riempirsi della tua voce, dei tuoi occhi sinceri e innocenti, delle tue calde mani affettuose, del tuo viso sorridente e sereno, dei tuoi sentimenti non più celati, di tutto ciò che finalmente riuscivo e riesco a vedere.
5 agosto 2001
lunedì 9 aprile 2007
I poveri
mercoledì 18 ottobre 2006
Elogio del litigio di coppia
martedì 18 luglio 2006
Racconti di solidarietà
Ci ritrovammo a parlare come se ci fossimo conosciute da sempre, io che di lei non sapevo niente, lei che di me aveva intuito tutto, perché “dove hai gli occhi hai il cuore” e Luciana gli occhi e il cuore li ha aperti alla sofferenza del mondo, anche se passa i suoi giorni chiusa in un garage, senza che luce e aria vi circolino liberamente.
Lì restaura mobili per la gente perbene che, pur amandoli, non ama la gommalacca che penetra nelle unghie quando devi restaurarli, né la gente che se ne porta appresso l’odore.



