martedì 11 dicembre 2018

" Annuncia alle città di Giuda-Ecco il vostro Dio-"(Is 40,9)



Meditazioni sulla liturgia di 
martedì della II settimana di Avvento 

" Annuncia alle città di Giuda-Ecco il vostro Dio-"(Is 40,9)


Dio non si stanca ad annunciare la salvezza, a costo di stancare, di essere ripetitivo, di farci esclamare come questa mattina è successo a me:" Ma questo l'ha già detto domenica! La chiesa dovrebbe stare più attenta a scegliere le scritture perchè non ci siano doppioni" .
La prima cosa che mi viene in mente è quella di passare al vangelo nella speranza di trovarvi qualcosa di nuovo e invece anche lì niente sorprese.
La parabola della pecorella perduta , anche questa letta da poco.
Quando sono stanca e annoiata della vita mi capita di non scorgere i segni del cambiamento, del nuovo.
Come il Qoelet mi viene da dire" Niente di nuovo sotto il sole" e ci rimango male, perchè la mia giornata si qualifica dalla novità che ogni giorno scorgo nella Parola di Dio, nella luce che si accende su un altro pezzetto della mia storia ancora in ombra.
Così mentre cerco il nuovo nelle cose, nelle parole scontate, mi accorgo che la consolazione è affidata a noi,
" Consolate il mio popolo, annuncia alle città di Giuda-Ecco il vostro Dio...Cantate canto nuovo...narrate in mezzo ai popoli la sua gloria..dite tra i popoli-il Signore regna! -(salmo 95/96)."
Non si scappa, Dio ci chiama a collaborare  e se non lo abbiamo ancora capito è giusto che lo ripeta all'infinito.
Quando eravamo piccoli mamma prima che obbedissimo doveva ripetercelo tante volte quello che dovevamo fare, perchè facevamo sempre finta di non sentire o non eravamo attenti a quello che diceva, presi dai nostri giochi, dalle nostre priorità.
Così questa mattina ho scoperto che oltre alla parola di riconciliazione Dio ci ha affidato il ministero della gioia, della consolazione.
Quante persone ne hanno bisogno!
Io per prima, mi viene da dire, ma purtroppo quando sento il bisogno di essere consolata, compatita, Dio mi manda qualcuno che sta peggio di me, qualcuno da consolare.
Che poi consolare è formato da parole che non possono non farci pensare ad una solitudine da cui dobbiamo fare uscire l'uomo, una solitudine che cessa di esserlo quando c'è chi ti si avvicina e la trasforma in porta di speranza.
Dio sa che abbiamo bisogno di uscire fuori da noi stessi, dobbiamo tendere le orecchie, stare attenti, aiutarci gli uni gli altri a non cadere, a tenere alto il morale, perchè tutti abbiamo bisogno di belle notizie, buone , annunci veritieri, di speranza che Dio ha cura di tutti ed è all'opera da sempre per farci vivere senza paura nel suo ovile dove non manca nulla, dove non moriremo per l'attacco dei ladroni e dei lupi, dove c'è sempre uno che vigila su di te, un angelo, un custode, una pecora madre, o anche solo un caldo e sicuro rifugio nel cuore del pastore, la sua parola di vita.
Allora collaboriamo tutti ad annunciare che Dio sta venendo. 
E l'Avvento è tempo di attesa e di grazia. 
Se ci mettiamo insieme sicuramente nelle scuole si tornerà a parlare del Natale e di Gesù bambino senza paura di offendere.

lunedì 10 dicembre 2018

Il perdono




«Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati»(lc 5,20)

In questo passo del Vangelo vediamo un paralitico che viene portato davanti a Gesù dai suoi amici, facendolo passare da un buco, fatto sul tetto perché sia guarito.
Da cosa deve essere guarito l'uomo?
Quali sono le malattie che lo paralizzano?
Quelle che dipendono dal giudizio degli altri, dalle etichette che gli mettono addosso, quelle che impediscono all'uomo di rialzarsi, di rimettersi in piedi, che gli tolgono la dignità, che lo fanno vivere in un inferno.
L'uomo che non si sente accettato, amato per quello che, è sempre un po' menomato, paralizzato su schemi stereotipi, e limitato nella possibilità di esprimersi, ha le ali tarpate, e vive in uno stato di guerra continua.
Guerra che gli fanno gli altri, guerra che lui fa agli altri per difendersi.
L'uomo, anche se colpevole, ha bisogno di essere reintegrato nella sua posizione, nel suo stato precedente, ha bisogno di riscatto.
Se rimane in prigione per tutta la vita, l'uomo non potrà mai esprimersi al meglio delle sue possibilità, anche se si pente.
La società sente l'esigenza di perdonare perché non può stare sempre in perenne conflitto con se stessa.
Ecco il motivo dell'indulto, dell'amnistia, del condono, della grazia delle giubileo che un tempo sanciva lo scuotimento dei pesi, la liberazione degli schiavi eccetera.
Gesù è venuto a portare personalmente all'uomo il messaggio di salvezza che parte dal perdono, il super dono che è Lui e che ci ha lasciato nei Sacramenti.
Infatti non c'è sacramento che non sia un' occasione per ricevere il perdono di Dio, che non lo attesti, che non operi in tal senso.
I Sacramenti sono un segno dell'amore di Dio per l'uomo.
Battesimo, Cresima, Riconciliazione, Unzione degli infermi,presuppongono una domanda di perdono da parte dell'uomo.
Se l'uomo non vuole guarire dalle sue infermità, Dio non si impone, non ne forza la volontà.
Poi c'è l'Eucaristia, il pegno vivente che Gesù ci ha lasciato.
Dio si fa mangiare, Dio offre se stesso perché torniamo a vivere.
Il segno tangibile dell'amore che Dio continua a donarci, nonostante le nostre infedeltà è l'Eucarestia.
"Domine non sum di dignus" si dice all'inizio della messa.

Non siamo degni Signore di ricevere tanto, eppure tu sei pronto a donarti a noi, a farci gustare quanto è bello stare con te, in pace con te e con i fratelli.
La pace è ciò di cui abbiamo bisogno, è una beatitudine....
"Beati gli operatori di pace" è scritto.
Gli angeli annunciavano la tua nascita dicendo: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà".

Dio porta la pace, Dio ci lascia la sua pace quando appare agli 11 nel cenacolo.
Dio ci vuole operatori di pace, portatori di perdono, testimoni di amore.
Il paralitico perdonato, può rialzarsi, andare a casa sua con il suo letto sotto il braccio.
I suoi amici hanno fatto ciò che ognuno di noi dovrebbe fare: portare Gesù e paralitici, a tutte quelle persone che sono ingabbiate dalla loro colpa, le persone che non si sentono amate, rispettate, che non si rispettano e non rispettano gli altri, che hanno sbagliato, che non si accettano e che pensano che non c'è pace tra gli ulivi, vale a dire che non c'è speranza neanche in Dio.
Ma quando si incontra Gesù veramente, il primo effetto è quello di sentirsi bene, perché ci si sente guardati con occhi di misericordia.
Matteo, la Samaritana, Zaccheo sono tutte persone che hanno sentito lo sguardo di amore posarsi su di loro e si sono convertiti.
Gesù guarisce con il perdono e noi siamo chiamati a fare altrettanto.
In un mondo in cui, perché non ci siano conflitti si sta omologando, globalizzando, omogeneizzando tutto, in un mondo in cui la differenza di genere tende ad essere azzerata o negata, la differenza tra generazioni (vedi operazioni di lifting), la differenza di cultura, il pubblico e il privato messi sullo stesso piano (grande fratello, isola dei famosi), dove non c'è più pudore, dove tutto è per tutti nel significato più deteriore e dannoso, il diverso fa fatica a vivere ed è condannato all'isolamento, alla non esistenza.
Ecco allora le guerre che cercano di ristabilire un diritto che prescinde dall'identità, dalla dignità delle persone.
Gesù è venuto a portare la pace che nasce dall'accettazione dell'altro, per permettergli di operare per il bene comune mettendo in comune quello che è.
"Non entrerete nel mio riposo "dice Dio a quelli che non si vogliono convertire al suo amore.




sabato 8 dicembre 2018

" Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28)



Immacolata Concezione

" Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28)

C'è poco da rallegrarsi se mi guardo intorno, se penso a questa mia vita sempre più tribolata, alla nostalgia dei natali della mia infanzia dove non si parlava di Gesù, tanto come ora che lo si combatte senza esclusione di colpi.
Del Natale ricordo il profumo di buono che usciva dalla cucina, l'affaccendarsi gioioso di noi tutti perchè il banchetto di grasse vivande ci riunisse attorno ad un unica mensa, noi che eravamo costretti a mangiare a turni per via del lavoro di mamma e papà.
Allora la festa era la festa e i negozi rimanevano chiusi, e se ti eri dimenticato qualcosa il vicino non si scandalizzava se glielo chiedevi, anzi ti dava anche in aggiunta il suo che aveva preparato e che voleva che tu assaggiassi.
Mi manca il calore della famiglia, la spensieratezza di quando ero bambina e il mio compito era solo quello di nascondere le nostre letterine nel tovagliolo di papà senza che se ne accorgesse. Infatti eravamo quattro e io la più grande, quella a cui mamma affidava gli incarichi di responsabilità.
Il calore di quei giorni prima e dopo la festa ancora mi percorre le vene, ma se mi guardo intorno oggi vedo solo deserto.
I natali mi fanno paura, mi mettono ansia, mi scomodano a tal punto che vorrei saltarli a piè pari. Un tempo le feste di Natale coincidevano con le feste a scuola e siccome mamma faceva l'insegnante, finalmente ce l'avevamo a casa tutta per noi.
Mi chiedo come sia possibile che ti rimanga il profumo e il sapore di una festa senza che si parli del festeggiato, fatta eccezione delle letterine che le suore ci facevano scrivere a scuola.
Davvero questo Dio che celebro nelle mie carte, che mi ha cambiato la vita è un Dio misterioso, lascia tracce dappertutto e ci invita a fare la caccia al tesoro.
Penso che questo è il bello della nostra fede, di non sentirsi mai arrivati, ma di avere il cuore sempre aperto alla speranza che la carta successiva sia quella vincente.
Il Natale dei miei anni spensierati era anche e soprattutto tempo di gioco, insieme con pochi spiccioli continuavamo la festa, il banchetto, cambiando solo la tovaglia, il terreno su cui dovevamo passare con le nostre scarpe.
Il denaro non era il protagonista di quei giochi innocenti tra gli adulti che ridiventavano bambini, ma la gioia di avere complici, compagni di viaggio, maestri gli stessi che durante l'anno non avevano tempo per noi quando li cercavamo per giocare insieme.
Non ricevevamo regali, perchè il regalo era lo stare insieme.
Ti accorgi che ti sei fatto vecchio quando non hai voglia di regali, ma di persone.
E' arrivato anche il mio turno e la nostalgia è più grande quanto più la casa ti sta larga man mano che la caccia al tesoro procede.
Quando gli spazi si allargano, diventa più difficile trovare la carta vincente.
La Parola di Dio ci ha convocato nel deserto, e in questo luogo aspro e desolato dobbiamo cercare  quel profumo, quel sapore di buono che ti spinge ancora a cercare, che non ti spegne la speranza che potrai anche tu, come un tempo sedere al banchetto preparato per tutti i popoli, un banchetto di grasse vivande dove nessuno sarà deluso e la festa sarà festa eterna perchè le scuole saranno chiuse per sempre, e noi per sempre avremo  Chi  si fermerà con noi a giocare senza che aspettiamo il Natale.
La festa di oggi è occasione per riflettere sulla gioia che vorrei fosse piena, ma che pregusto come quando da piccola assistevo e in minima parte collaboravo alla realizzazione della festa.
A Maria l'angelo disse"Rallegrati!, piena di grazia, i Signore è con te". Mi piace pensare che queste parole sono rivolte anche a me oggi, in cui ho il morale a terra perchè non c'è più nessuno di quelli con cui ho festeggiato i natali di un tempo, vorrei sentirmi confermata nell'amore di Dio che mi ama così come sono, anche se non sono senza peccato, vorrei tanto che la sua grazia riempisse il vuoto che sento dentro di me per tutto ciò che sono stata costretta a lasciare, strada facendo, a riconsegnargli con dolore e fatica.
Chiedo a Maria di potermi unire a lei in questo straordinario viaggio per imparare come  anche da vecchi si può dare alla luce Gesù.
"Nulla è impossibile a Dio!"dice l'angelo a Maria, perchè non dovrebbe poterlo dire anche a tutti quelli che come me  conservano il profumo e il sapore dell'amore condiviso?

venerdì 7 dicembre 2018

"Avvenga per voi secondo la vostra fede" (Mt 9,29)



SFOGLIANDO IL DIARIO...

4 dicembre 2015
venerdì della I settimana di Avvento
Letture:  (Is 29,17-24); Salmo 26;  (Mt 9,27-31)
ore 7
"Avvenga per voi secondo la vostra fede" (Mt 9,29)

Oggi il vangelo ci parla di fede in chi può guarirci dalle malattie che ci affliggono.
I due ciechi furono esauditi nella loro richiesta di aiuto perchè credevano che Gesù poteva fare il miracolo.
Anche io credo che Lui e solo Lui può non dico togliermi le malattie, ma attenuarne l'effetto devastante sul mio sistema nervoso che è andato in tilt.
Non so più in che lingua invocarlo, pregarlo, chiedergli almeno una briciola del suo amore, una briciola di quel pane che cade dalla tavola e di cui sono soliti cibarsi i cagnolini.
Un dio senza pietà mi si mostra in questi giorni, un dio impassibile e severo , un dio sordo al grido di chi è nella fossa dei leoni e viene straziato dai loro denti aguzzi giorno e notte senza riuscire a morire.
La morte si sconta vivendo e chissà quanti peccati devo scontare per guadagnarmi questo traguardo.
Un tempo avanzavo tra i primi nella santa assemblea, un tempo rendevo lode e gloria al Signore perchè aveva cosparso la mia strada di "scintillanti".
Un tempo.. ma come accade nei matrimoni all'inizio c' è l'idillio e la risposta sempre pronta, un abbraccio, un regalo, un sorriso, una parola carina. 
Con Lui bastava che desiderassi anche incosciamente una cosa che la vedevo realizzata.
Poi è aumentata la vicinanza, il tempo della preghiera, l'intimità, e il tempo dell'attesa si è fatto più lungo, addirittura interminabile.
Le risposte tardano a venire e io mi sento messa da parte, dimenticata.
Perchè Signore mi tratti in questo modo?
Perchè non rispondi ai miei ripetuti SOS ?
Perchfedeè Signore la mia vita deve essere un calvario e la morte durare lunghissimi anni?
Continuo a credere che solo tu puoi aiutarmi, che non c'è nessuno al di fuori di te che possa togliermi questa spina nel fianco, ma tu sei sordo, anche se non avaro di parole di speranza, specie in questi giorni di preparazione al Natale.
I morti non ti lodano dalla fossa, perchè non scendi e impedisci al nemico di fare scempio del mio corpo?
Perchè Signore più non ti schieri con i nostri eserciti e ci fai andare allo sbando?
Piega i cieli e scendi e visita questa vigna, il virgulto che ti sei piantato.
Ne fanno scempio i viandanti e i ladroni.
Sono tua Signore, te lo sei dimenticato?
Dove ti nascondi o mio diletto perchè torni a sorridermi la vita e i fiori del mio giardino profumino e i loro colori  mi parlano di te?
Dove cercarti Signore che non sia in questo dolore continuo e scrastante, dove fuggire da questa persecuzione?
Signore non posso , non voglio, non riesco a vederti in queste macerie, in questo corpo mandato al macello, dato in pasto agli avvoltoi.
Dove sei Signore?
Mostrami il tuo volto e io vivrò.
Guariscimi gli occhi del cuore perchè ti veda chino sule mie ferite.

giovedì 6 dicembre 2018

" Confidate nel Signore sempre" ( Is 26.4)




" Confidate nel Signore sempre" ( Is 26.4)

Mi chiedo Signore se io sono capace di confidare in te sempre, di perseverare nella preghiera, nella fede, nella speranza, nella carità, nell'amore.
Questa mattina mi interrogo soprattutto sulla mia perseveranza nell'amore non tanto verso i fratelli che vedo di rado ma che porto nel cuore e ti presento ogni volta che mi metto alla tua presenza, quanto sul tuo amore per me.
A volte mi vengono i dubbi, visto come vanno le cose.
Tu hai chiesto a Pietro: " Mi ami tu?" ed era importante la tua domanda perchè gliel'hai fatta tre volte.
Non ti sei formalizzato alla quantità di amore che desideravi ma ti sei accontentato da subito e da subito gli hai dato l'incarco di pascere le tue pecore con l'amore di cui era capace.
Tu sei Dio e il tuo amore è infinito, questo penso sia l'attributo che più corrisponde alla verità del tuo essere Dio, il mio Dio, il Dio dei miei padri, il Dio di Gesù.
Quando non riesco a lodarti, benedirti e ringraziarti per la prova che ininterrottamente mina il corpo e la mente, notte e giorno protendendo le mie mani verso la tua acqua, la fonte viva e rigenerante della vita, quando la vita diventa solo un peso e il giorno un susseguirsi di no, io mi chiedo se il tuo amore è così grande come lo immagino, come lo desidero, come penso che dovrebbe essere.
Mi chiedo e ti chiedo quanto dovrò aspettare per vivere la gioia di essere tua figlia, di sentirmi definitivamente a casa al riparo da ogni paura e da ogni inganno.
Me lo chiedo dopo l'ennesima notte passata nel tormento del corpo e nella preghiera incessante, me lo chiedo questa mattina che mi appresto a cercare ragioni di speranza, spiragli di luce nella mia insignificante quotidianità.
Ho fatto indigestione della tua Parola Signore, questa notte, nella speranza di trovare un varco a tanta sofferenza, un senso, una direzione a dare al mio cammino, al mio esodo per una terra che non conosco.
"Mi si attacchi la lingua al palato, se ti dimentico Gerusalemme"
Le parole che mi porto dentro e che continuo a ripetermi per paura di rinnegarti.
Oggi credo che la risposta alla domanda se mi ami la debba trovare dopo il capitolo della passione.
Nei misteri gloriosi Maria mi farà vedere scritta nel cielo in terra e in ogni luogo qual è la vera salvezza, dove trovarla e in chi confidare sempre

sabato 1 dicembre 2018

" Non vi sarà più notte...il Signore Dio la illuminerà"(Ap 22,5)




SFOGLIANDO IL DIARIO...
Sabato 29 novembre 2014

" Non vi sarà più notte...il Signore Dio la illuminerà"(Ap 22,5)


Così si conclude l'anno liturgico, con la splendida visione della città del Signore, una città dove il sole non tramonta mai e dove l'albero della vita elargisce i suoi frutti senza rispettare le stagioni.

Le parole dell'Apocalisse oggi non sono minacciose e terrificanti per quelli che non si trovano in grazia di Dio, anzi sembra quasi che il sole di giustizia, la luce di Cristo illumini solo la Gerusalemme nuova, il popolo che lui si è scelto, la città dei salvati.

Se non ci fosse il Vangelo a svegliarci oggi dal sonno e toglierci le illusioni a cui siamo tanto affezionati, diremmo che la situazione è idilliaca già da adesso e invece no, non è finita.


"Vegliate e pregate!" dice Gesù, perchè il giorno del giudizio non vi travolga e non vi tolga la luce.

Umanamente possiamo sperimentare quanto sia difficile, oserei dire impossibile vivere al buio.

La scoperta più importante dell'uomo fu il fuoco, perchè nella notte potesse muoversi più agevolmente e poi il fuoco da un lato teneva lontano le bestie feroci e dall'altro serviva per scaldarsi nelle gelide notti invernali, cucinare la carne degli animali catturati, ma anche fondere i metalli.

Il fuoco Prometeo lo rubò agli dei perchè gli uomini potessero sentirsi dei eliminando il limite invalicabile che li divideva.

Prometeo fu condannato in eterno a pagare il prezzo della sua ingordigia.

Legato ad una rupe, il fegato che gli veniva divorato di giorno, di notte ricresceva più rosso che mai.

Certo che è una favola in cui troviamo la grande verità che l'uomo non basta a se stesso.

Oggi si vive senza chiedersi da dove ci vengono tante cose,  diamo tutto per scontato, abituati alle magie della tecnica e della scienza, che cercano di facilitarci la vita in ogni ambito.

Eppure , nonostante tante conquiste frutto dell'intelligenza, della passione, della perseveranza, ma anche e soprattutto della curiosità e del bisogno dei nostri progenitori, pretendiamo senza sentire il dovere di dire grazie a qualcuno, non accettando che la nostra vita sia rimessa in discussione da qualche disguido.

Passiamo il tempo ad incolpare il governo, o gli altri in generale per tutto ciò che ci manca, ma raramente e in pochi  solleviamo il capo e alziamo gli occhi al cielo per ringraziare chi è all'origine di tutto, dell'essere e del non essere.

Voglio meditare questa mattina su ciò che vedo e ciò che non vedo. Umanamente la mia vista è fortemente compromessa e non è problema di occhiali, anzi ora è anche offuscata per via della cataratta che mi ha offuscato qull'unica diottria che mi era rimasta all'occhio sinistro dopo la trombosi.

E l'occhio destro non se la passa benissimo, anche se con la correzione leggo fino all'ultima riga. Ma devo vegliare e pregare perchè il macello del primo occhio non capiti anche all'altro, altrimenti entro nel buio totale.

Domani sarò sottoposta all'intervento di cataratta che di per sè è una cosa da niente, ma la mia è una cataratta rara e bisogna che non venga tolta tutta altrimenti si rischia che gli venga dietro ciò che è opportuno rimanga.

Cosa dire?

Ho paura, paura di tutto ciò che mi mettono negli occhi, un ago, un bisturi, un collirio che brucia, ma ciò che mi fa più riflettere è che tutto è cominciato da un paio di occhiali rotti per un tamponamento, il secondo nel giro di poco tempo, che mi ha portato a guardarmi alle spalle.

Ma non ancora ho imparato, purtroppo e ci prendo certe trenate che non mi aspetto.

Comunque è vero che quando vedi bene non vedi niente, non ti soffermi su niente, mentre quando comincia a venir meno la vista cerchi di guardare solo ciò che ti interessa, a fare delle scelte, cambiano posizione, usando occhiali da vicino, lenti d'ingrandimento o facendoti raccontare da qualcun altro ciò che si vede o anche se diventi completamente cieco facendoti accompagnare.

La cosa straordinaria è che da quando i miei occhi hanno problemi ho cambiato abitudini, ma anche posizione sì che quello che non vedevo ora lo vedo molto chiaramente perchè mi faccio guidare dagli altri sensi e mi soffermo di più su tutto quello che mi interessa o suscita il mio interesse.

"Vegliate e pregate" dice Gesù, e io voglio  che il terzo occhio, il cuore, come lo chiama Giovanni, sia l'unico a non spegnersi mai.

giovedì 29 novembre 2018

"Le potenze dei cieli saranno sconvolte". (Lc 21,26)




"Le potenze dei cieli saranno sconvolte". (Lc 21,26)

Certo che queste parole non mi piacciono.
Questa vita è già tanto tribolata che sentire notizie di catastrofi aggiunte non è consolante.
Dovrei commentare il Vangelo di oggi su quanto avviene o sta per avvenire, cose per me scontate, perché ho imparato dalla vita che nulla dura in eterno delle cose che vediamo, tocchiamo, sentiamo, che percepiamo con i nostri sensi.
Tutto siamo chiamati a riconsegnare, chi prima chi dopo, chi a rate chi tutto insieme.
È un po' quello che accade nella nostra vita di tutti i giorni, c'è chi paga a rate, chi in costanti.
Quelli che fanno a rate sono presumibilmente i più poveri, mentre chi ha i soldi non ha problemi a saldare il conto.
Viviamo in un tempo di crisi, i poveri sono aumentati, i ricchi si tengono stretto quello che hanno guadagnato spesso frodando il fisco e la gente.
Quelli che non possono più pagare aumentano sempre più di numero.
La resa dei conti si avvicina.
Ognuno dovrà presentarsi al trono dell'Altissimo per rendere conto dei beni assegnatigli.
Chi molto chi poco, tutti saranno chiamati a rispondere a Dio del dono o dei doni ricevuti.
È questa la fine dei tempi?
Certo è che la povertà aguzza l'ingegno e si fa sempre più ricorso a monete alternative per sopravvivere.
Ci si inventa mestieri sfruttando disposizioni, capacità, inclinazioni messi in cantina per sbarcare il lunario, ci si unisce per far fronte alla crisi e lì dove mangiavano due o uno ora mangiano in tanti.
Le famiglie si compattano, la solidarietà si rimette in moto, si esce dall'appartamento per chiedere e dare aiuto.
Lo scambio favorisce le relazioni e il mondo si umanizza.
Sì perché il denaro, i beni terreni avevano creato una barriera, la più grande barriera, alla cooperazione tra i popoli.
L'Apocalisse ci dice ciò che è sotto i nostri occhi, la crisi di tutte le certezze.
Nel momento in cui queste sono cadute ci si interroga sul senso da dare a questo nostro pellegrinaggio terreno, questa vita che si pensa finisca nel nulla e nel vuoto assoluto.
"Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia di domani non c'è certezza".
Così scriveva tantissimi anni fa un poeta.
Tutte le cose belle passano e spesso ci ritroviamo a piangere su ciò che non c'è più.
Siamo peraltro convinti che ci sia qualcosa che non muore e chiunque, anche se non credente, la cerca e continua a cercarla.
Beato chi la trova la moneta, il tesoro che non ha paura di essere attaccato dalla tignola, da ruggine o da qualsiasi altro agente necrotizzante.
"Beati gli invitati alle nozze dell'agnello di" dicono gli angeli nel passo dell'Apocalisse di oggi.
Noi siamo beati quando accogliamo l'invito di Dio a sederci a sua mensa.
Beati, resi felici anche solo dalla partecipazione, dall'invito al pranzo di nozze.
E già nella santa Eucaristia facciamo esperienza di quanto è buono il Signore, quanti doni elargisce senza merito alcuno.
Ma il cibo per nutrirci alla perfezione, è necessario che egli organi funzionino, che non abbiamo nel nostro corpo abitanti quali vermi, virus, batteri, muffe ecc. che ne impediscono l'assimilazione.
Per questo è necessaria una progressiva purificazione perché il nostro corpo, accogliendo Cristo, goda pienamente dei suoi benefici.
Cacciamo quindi i cattivi pensieri, le cattive inclinazioni, lasciamoci pulire dalla misericordia di Dio attraverso il Sacramento della Riconciliazione e affrontiamo i nemici con le armi invincibili di Gesù.

martedì 27 novembre 2018

" Il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto " (Dn 2,4)



Meditazione sulla liturgia di
martedì della XXXIV settimana del TO dispari

Letture: Dn 2,31-45; cfr Dn 3;Lc 21,5-11

VANGELO (Lc 21,5-11) 
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Parola del Signore

"Il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto " (Dn 2,4)

Voglio imprimermele bene nella mente le parole della liturgia di questo ultimo scampolo dell'anno liturgico, per non dimenticare che tutto finisce delle cose del mondo e che non dobbiamo attaccarci a niente se non a Gesù.
Perchè lui rimane nell'alternanza delle stagioni, nel tempo dell'attesa e nel tempo della resa definitiva, rimane nella quotidiana battaglia, nelle notti oscure e dolorose come nelle giornate di festa , rimane con noi e non si stanca di vegliare e pregare per noi.
Fervono i preparativi per Natale.
Tra un mese questo sarà l'ultimo giorno dell'attesa perchè nasce di nuovo. E' Natale.
"I cieli e la terra passeranno ma la mia parola non passerà" è scritto.
Quante cose mi sono persa per strada, cose e persone, non per volontà mia; ma non ci sono più e questo è un fatto innegabile.
Io mi glorio di essere una perfetta restauratrice, sì che passo il tempo a rattoppare strappi, chiudere buchi , mimetizzare le crepe della mia casa, casa di mattoni e casa di carne.
Posso dire di essere maestra nell'arte del mimetizzare ciò che il tempo corrode, rompe, distrugge.
Continuo con entusiasmo a provvedere a che la casa non mi crolli addosso e continui a servire me e la mia famiglia e gli amici e chiunque bussa alla mia porta.
A volte mi guardo intorno e non posso che constatare quanti interventi ci siano su tutto ciò che fa parte della mia quotidianità.
Ieri Giovanni mi ha detto:"Nonna quanto sei bianca, non me n'ero mai accorto!"
Sul mio corpo ho fatto i migliori e più riusciti restauri, attraverso non bisturi ma coperture di vestiti e di gioielli e di acconciature sì da sembrare quella che non ero.
Non malata, non alta, non grassa, non ignorante, non brutta.
Poi un giorno mi sono specchiata e ho passato in rassegna le mie protesi. Davvero tante! Agli occhi, alle orecchie, alla bocca, alla schiena, alle gambe...
Mi sono guardata i capelli tinti e ho pensato che una cosa sola mi mancava: gettare l'ultima maschera e lasciare alla natura il suo corso.
Così mentre penso a tutto ciò che passa, alle cose che sono riuscita a tenere in vita, grazie ai miei sapienti restauri, alle coperture che si accorciano e si ritirano man mano che mi avvicino alla fine, a tutto ciò che attraverso la morte mi ha riportato in vita, rendo lode a Dio che mi ha fatto riconciliare con la Verità che sta oltre le cose, la via maestra per poterlo incontrare attraverso ciò che mi manca.

lunedì 26 novembre 2018

"Non fu trovata menzogna sulla loro bocca" (Ap 14,5)


 


SFOGLIANDO IL DIARIO...

Meditazione sulla liturgia di
lunedì della XXXIV settimana del TO anno pari diar

Letture: Ap 14,1-3.4b-5; sal 23/24; Lc 21,1-4

"Non fu trovata menzogna sulla loro bocca" (Ap 14,5)

Siamo arrivati al termine dell'anno liturgico e le scene che ci si presentano ci portano a riflettere su come andrà a finire.
E' estremamente consolante sapere che i giusti avranno un destino di gloria e per sempre staranno davanti al trono di Dio e canteranno le sue lodi e saranno felici, senza preoccupazioni, nessuna lacrima, nessun rimpianto, nessun dubbio.
Tutto sarà luce e armonia, delle tenebre neanche il ricordo.
Giovanni, con un linguaggio non facile, mostra la bellezza di ciò che attende i giusti, coloro in cui non fu trovata menzogna.
Mi chiedo se avrò parte anch'io a questa liturgia celeste o accadrà come qui sulla terra dove in chiesa non mi fanno né fare e  né dire niente.
Vale a dire se ci sarà un posto anche per me in cielo, se avrò una collocazione, una funzione chiara, definita e consapevole o starò fuori alla porta ad aspettare che si accorgano di me.
Mi chiedo se in me non c'è menzogna.
Per quello che oggi vedo, posso dire che nella mia vita non ho fatto che un'arte: scovare le maschere dietro cui io mi nascondevo, ma anche le maschere degli altri per far emergere e venire alla luce la verità.
Ma questo lavoro che per me, almeno da un certo punto in poi della mia vita, è diventato essenziale, non è detto che sia giunto al termine, quindi concluso.
Ogni giorno mi interrogo su cosa devo gettare nel tesoro del tempio per dare tutto, ma proprio tutto al Signore.
Dico che in Paradiso non ci voglio andare con la valigia, ma non è così semplice spogliarsi di tutto ciò che ci tiene attaccati a questo mondo, che poi sono anche le cose che ci connotano, che ci definiscono.
La nudità spaventa, ma è essenziale per permettere quindi a Lui di rivestirci solo del suo abito, della sua grazia, del suo amore che ci copre, ci scalda e ci identifica come suoi figli scelti e prediletti.
Sto facendo molti sforzi in tal senso, ma mi rendo conto di quanto sia lontana dalla meta.
La vedova ha messo nel tesoro del tempio due spiccioli, tutto quello che aveva, io non sono per niente certa cprehe riuscirei a rinunciare a tutto.
Ogni volta che non per mia volontà sono chiamata a restituire quanto con estrema benevolenza mi è stato affidato soffro e, anche se dico, " Sia fatta la tua volontà, tutto è tuo, è giusto che arrivi anche per me il tempo della riconsegna",  cerco in tutti i modi di salvare il salvabile, perchè la paura di rimanere sola e senza niente mi atterrisce.
Aumenta la nostra fede Signore, aiutaci ad accontentarci di quello che ogni giorno ci dai, del pane quotidiano che spesso è pane di lacrime, di dolore e di solitudine..
Come un turbine alla fine della vita gli scenari cambiano a tal punto che ti trovi spaesata in un luogo e in un tempo che non conosci e che a prima vista è privo di qualsiasi attrattiva.
E devi ancora svuotare armadi, svuotare tasche, mettere in conto che da un momento all'altro quei pochi amici o parenti che sono rimasti possono abbandonarti, lasciarti sola a orientarti in un mondo sempre più ostile e ti senti spaesato, solo, inadeguato e un malessere più o meno grande ti infelicita il tempo che ti rimane da vivere.
Quanto vorrei Signore che la vita non fosse così complicata, specie quando nel tesoro del tempio siamo costretti a gettare le poche forze rimaste, la nostra fragilità, il nostro bisogno di aiuto, la nostra incapacità a staccarci senza esserne dilaniati dalle cose o dalle persone a cui siamo più legati.
Come vorrei Signore che oggi le tue parole mi bastassero per affrontare questa giornata che si presenta così difficile, per tamponare  i problemi derivanti dalle riconsegne continue.
Vorrei che mi bastassi tu per stare bene, non vorrei sentirmi così depressa di fronte a questa settimana che comincia con la macchina adattata  che devo imparare a guidare, con la patente da riprendere, con l'autonomia che essa comporta e che non so quanto mi sia indispensabile.
E poi l'intervento di cataratta all'occhio già fortemente danneggiato dalla macula e il cambio di guardia delle mie aiutanti, badanti, la scelta tra due persone a cui voglio bene, la necessità di trovare la giusta misura e poi tante altre cose ancora che tu conosci.
Signore il mio cuore è un guazzabuglio di pensieri, paure, non c'è gioia in quello che faccio e mi sento come travolta da un uragano.
Tu sei la mia ancora, la mia salvezza.
Maria anche tu so che non mi hai mai abbandonato, ma ho bisogno  di qualcosa che dia carne alla mia fede.
Per questo ti prego.
Oggi é il compleanno della sposa di nostro figlio, la madre dei nostri due nipotini.
Ti prego per lei, perchè ce l'hai donata, ti ringrazio per tutto ciò che attraverso di lei tu comunichi a noi, ti prego perchè io possa sempre accoglierla nel mio cuore senza giudizio ma con carità amorevole.
Maria aiutami a vivere questa difficoltà come occasione di grazia, senza distogliere gli occhi da Gesù.

sabato 24 novembre 2018

"Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui".( Lc 20,38)




VANGELO (Lc 20,27-40)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Parola del Signore


Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sulla funzione del corpo che non è quella di prendere o lasciare, ma di accogliere.
Dopo la morte il corpo non avrà bisogno di nessun accessorio per funzionare, vale a dire amare, perchè tutto il corpo sarà capace di esprimere e comunicare l'amore, senza occhi, braccia, mani ...altro.
Il corpo il Signore ce lo ha dato come strumento di comunicazione e la sfida è nel riuscire a mettersi in contatto con l'altro senza fili... una rete gratuita e illimitata che il Padreterno ci dà verso tutti, per sempre.
Il Web forse non a caso è stato inventato per mettere in comunicazione le persone anche se non si vedono, non si conoscono, usando non tutto ciò che normalmente serve per una relazione giusta, corretta, completa.
Ebbene io oggi uso solo le dita e quella parte di vista che mi rimane per comunicare con gli amici virtuali di Internet, ma un giorno non avrò bisogno neanche di questo.

venerdì 23 novembre 2018

"Ogni giorno insegnava nel tempio"( Lc 19,47)


"Ogni giorno insegnava nel tempio"( Lc 19,47)

Ieri il Vangelo parlava del pianto di Gesù davanti al tempio di Gerusalemme, perchè non aveva riconosciuto il tempo in cui era stato visitato.
Ma c'è un tempio che lo ha riconosciuto, prima ancora che lo vedesse e lo ascoltasse, prima ancora che venisse alla luce.
Questo tempio è Maria, la donna scelta da Dio per accoglierlo nel suo grembo e darlo alla luce.
Il primo tempio su cui il Signore non dovrà piangere, nè cacciare i mercanti, il primo tempio, casa di preghiera è Maria, la madre, colei che ascolta e mette in pratica la Parola di Dio.
Maria si è nutrita di quella Parola fin dal primo vagito, Maria ha consacrato il suo corpo, la sua persona a Dio fin dalla sua prima giovinezza e anche se i vangeli non riportano questo episodio, ci sono testimonianze in proposito che non facciamo fatica a ritenere vere.
Maria fu scelta per essere la madre del figlio di Dio, non a caso.
Solo chi ha fatto e fa l'esperienza di essere figlia di Dio, amata oltremisura dal Suo Creatore, chi si riconosce indegna di tanta grazia, chi non inorgoglisce per essa ma magnifica il Signore, lo loda, lo ringrazia e lo benedice ogni momento, chi fa esperienza perfetta dell'amore del Padre, può essere madre, dare vita al figlio e trasmettere a Lui ciò di cui il Padre l'ha colmata.
Maria è la piena di grazia, il Signore è con lei,  sempre.
La liturgia di venerdì della XXXIII settimana ci presenta Gesù che caccia i venditori, i cambiavalute dal tempio perchè non vuole che la sua casa sia un mercato, non vuole che si faccia mercato delle cose sante.
Maria, la prima dei salvati è diventata tempio puro, santo e immacolato, luogo incontaminato dove la parola può attecchire e venire alla luce.
Ieri  con il salmo abbiamo ringraziato Dio perchè ci ha consacrato sacerdoti, ricordandoci come con il battesimo mettiamo il nostro corpo la nostra vita a servizio del regno, della costruzione del grande tempio che nessuno mai potrà demolire, perchè innestate sulla pietra scartata dai costruttori e diventata testata d'angolo.
Noi pietre vive, con la liturgia della vita contribuiamo, sull'esempio di Maria, a edificare la casa del Signore, il grande tempio dove tutte le genti affluiranno per unirsi al coro degli angeli e cantare all'unisono, Gloria, benedizioni, Santo è il Signore Dio dell'universo.
Vogliamo quindi oggi ringraziare Maria perchè continua ad indicarci la strada per fare tutto ciò che Lui ci dirà, come fece a Cana, come fa ogni volta che vede che la gioia viene meno e la festa rischia di finire .


giovedì 22 novembre 2018

" Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?" (Ap 5,2)




" Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?"(Ap 5,2)

Il libro della vita tu ce lo consegni nel giorno del Battesimo perchè lo leggiamo e impariamo a vivere felici cercando la bellezza nel nostro cammino alla volta della patria beata. 
Qui siamo pellegrini, ospiti in una terra inospitale, con tante difficoltà da superare, tanti ostacoli, tanti che ci remano contro, che ci minacciano e ci condannano a  morte.
Noi non sappiamo leggere Signore quando riceviamo il libro e i nostri genitori non sempre sono preparati al compito di trasmetterci questa arte divina che è quella di guardare oltre, di vivere in te, con te e per te ogni attimo della vita.
Ci sono i più fortunati che nascono in famiglie dove tu sei di casa, dove la tua lingua non è sconosciuta, anzi non ne conoscono altre. 
Ma ci sono famiglie in cui tu sei il grande assente, perchè i  beni del mondo riempiono gli armadi, i forzieri, la loro bocca.
Come imparare a leggere il libro della vita se non c'è nessuno che ce lo insegni?
Me lo sono chiesto molte volte, ma alla fine ho capito che quando mancano maestri, tu vieni in nostro aiuto nascondendoti tra le pieghe, le ferite, gli strappi della nostra quotidianità.
Le cose per quanto ci sforziamo non vanno mai come vorremmo e dobbiamo fare i salti mortali, per raggiungere le mete che ci siamo prefissi. 
Spesso, perchè questo accada, dobbiamo ricorrere a sotterfugi, non tener conto del male che facciamo a chi ci sta accanto, alle conseguenze negative dei nostri " successi".
Siamo disposti a fare carte false pur di emergere, affermarci, sentirci bravi, arrivati, avere il plauso della gente, stare sulla cresta dell'onda.
Ma quanti scivoloni, quante brutte cadute, quanti ricalcoli rabbiosi, per ottenere quello che ci piace, ci soddisfa, ci rende felici anche solo per un attimo.
Le nostre sbandate le attribuiamo agli altri, sono gli altri la causa dei nostri fallimenti, delle nostre cadute, della profonda insoddisfazione che ci porta ad affinare le armi per metterli a tacere per sempre.
Hanno fatto così con te Signore, condannandoti a morte, riducendoti al silenzio perchè volevi insegnare agli uomini la lingua dello Spirito, volevi che imparassero il linguaggio universale dell'amore.
Che dire Signore? Riconosco la mia colpa perchè anche io ho cercato lontano ciò che avevo vicino, nascosto nel cuore.
Ma dovevo fermarmi e ascoltare ciò che tu mi hai rivelato attraverso le parole di gioia contenute nel Tuo libro.
Era un Salmo di gioia e di giubilo per te che stavi arrivando.
La bellezza e la gioia mi colpirono quel giorno di estrema tristezza, perchè io l'avevo perduta.
Le tue parole furono un balsamo per il mio cuore malato, afflitto, disperato,
Non sapevo che parlassi una lingua per me comprensibile. Grande fu la meraviglia perchè non ti conoscevo.
Ma tu, che conosci l'uomo perchè l'hai creato e fai tuoi i suoi più veri e intimi bisogni, hai risvegliato in me la nostalgia dei miei primi vagiti che convogliarono su di me le attenzioni di occhi, di orecchi, di braccia premurose, amorevoli, accoglienti.
Il tuo libro è diventato il mio libro, perchè il linguaggio dell'amore è unico, irripetibile, universale.
I sigilli li hai tolti con il tuo corpo offerto in sacrificio per noi, consegnandoci alla storia bagnati del sangue e dell'acqua usciti dal tuo costato.
Ma non basta rimanere ai piedi della croce per conoscere i segreti riposti nel libro della vita.
Con il Battesimo ci doni gli strumenti per risalire la corrente di grazia che bagna la chiesa, risalire per entrare attraverso quel piccolo foro e rinascere dall'alto, dopo aver contemplato le meraviglie del tuo amore nel tuo cuore di padre, di madre, di fratello, di sposo.
Sta a noi decidere su quale libro imparare la bellezza, la gioia, la pace che vengono dal non cercare altri maestri, dall'usare nelle nostre relazioni solo la lingua madre, che è la tua, una lingua comprensibile non ai dotti e ai sapienti, ma agli umili, agli oppressi, agli emarginati, gli sbagliati, gli improduttivi , i malati, i soli, quelli che hanno perso tutto nei  terremoti della vita o non hanno mai avuto niente che non fosse la tua parola come riferimento costante,
Ci hai costituito un popolo di re, profeti e sacerdoti, un popolo di santi che ti onora con le labbra, ma non sempre purtroppo anche con il cuore.
Tu Signore non ti stanchi di rompere i sigilli, non ti stanchi di insegnare l'a b c dell'amore, della condivisione, della comunione, non ti stanchi di riaprire quella ferita che ti fa male ma che è l'unica porta per conoscere il mistero che ci abita, il mistero del tuo amore in cui il Battesimo ci ha innestato.
Tu piangi Signore perchè non abbiamo capito quando sei venuto a visitarci e ti  abbiamo trattato come un ladro o un impostore, condannandoti a morte non una volta sola.
Come vorrei asciugare le tue lacrime, come vorrei poter essere strumento di grazia per tutti quelli che non ancora ti conoscono o si sono fatti di te un'immagine distorta  e riduttiva.
Manda il tuo Spirito Signore perchè io sia la voce di colui che grida nel deserto.
Ascoltate la Parola del Signore e mettetela in pratica.
I sigilli sono rotti e dalla croce emana il profumo dei fiori sbocciati in primavera.








mercoledì 21 novembre 2018

" Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi"( Lc 19,14)



Meditazioni sulla liturgia di
 mercoledì XXXIII TO 

VANGELO (Lc 19,11-28)

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
Parola del Signore

" Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi"( Lc 19,14)


Questa parabola riportata anche da Matteo  parla di noi, di come viviamo la nostra esperienza cristiana.
Possiamo essere quelli che non vogliono che Gesù venga a regnare su di noi perchè vogliamo essere noi a decidere tutto e non sopportiamo il giogo che la vita ci impone, la nostra inadeguatezza, i nostri limiti e  pensiamo che da soli possiamo superarli, evitarli, annullarli.
Delle regole, delle buone maniere ce ne infischiamo almeno quando non ci vede nessuno.
Perciò, anche se viviamo nella società dell'informazione globalizzata, in un mondo dove tutto è monitorato più o meno palesemente ci illudiamo di essere invisibili e di poter fare il comodo nostro.
Ma purtroppo come avvenne per Adamo ed Eva che andarono a nascondersi, dopo aver commesso il peccato, ma non riuscirono a fuggire allo sguardo di Dio, così noi ci illudiamo che nessuno ci veda quando facciamo ciò che non è consentito.
Quindi pur non volendo padroni a cui rendere conto ci assoggettiamo ad una miriade di padroni che ci tolgono la libertà , ma soprattutto la gioia di vivere.
Quando un lavoro ti piace lo fai con gioia e non ti pesa, e incredibilmente i lavori che pesano meno sono quelli che si fanno per far stare bene qualcuno a cui tieni.
Ognuno di noi sperimenta come diminuisca il peso delle incombenze quando l'amore ci mobilita.
Allora invece di vivere nascosti, o di nascondere i doni che Dio ci ha dato, perchè non cominciamo a recuperare le motivazioni per metterli a frutto, partendo da ciò che ci ha lasciato detto, il suo testamento?.
Mi vengono in mente tutti gli atavar, le maschere dietro cui si nascondono amici e non amici, sui social network.
Quando mi chiedono l'amicizia cerco prima di tutto tra le foto se ce n'è una a volto scoperto per sapere con chi ho a che fare.
Quando non ci si mette la faccia, è il talento, la mina che si nasconde, perchè siamo fatti a Sua immagine e somiglianza.
Perchè avere paura?
C'è chi ci mette la faccia di un altro, o anche la propria ma di quando era più giovane, più bello o addirittura di quando era  bambino.
Insomma è una gara a nascondersi per paura di non essere accettati, per evitare giudizi e pregiudizi, per carpire l'amicizia con moneta falsa.
Il vangelo di questa mattina a tutto questo mi ha fatto pensare e io non mi tiro indietro, perchè chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Comunque cerco la faccia e il nome di non cambiarla e ultimamente aggiorno la foto, man mano che le rughe aumentano e gli occhi si fanno più spenti.
Voglio non dimenticare mai che Gesù ci ha messo tutto e che ad ognuno dice di fare lo stesso, perchè siamo segno del suo amore per noi, siamo segno di una misteriosa grandezza che non può manifestarsi se la tieni coperta.