venerdì 19 ottobre 2018

"Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo" ( Ef 1,13)



Meditazioni sulla liturgia di
Venerdì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario

"Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo" ( Ef 1,13)

"Tu mi appartieni"( Is 43,1) le parole che mi vengono in mente  leggendo  il passo della lettera agli Efesini che la liturgia oggi ci propone.
" Questa è mia, guai a chi me la tocca!" , disse mio padre, quando nacqui, nonostante fossi nera e bruttissima, parole che ancora oggi mi riempiono di felicità, che assomigliano molto a quelle pronunciate da Dio.
Sicuramente Dio era consapevole che, pur avendoci pensati belli, non lo saremmo stati, che la libertà avrebbe potuto portarci lontano da Lui, fino a rifiutarlo, rinnegarlo, mandarlo a morte.
Ogni genitore, quando concepisce un figlio non credo metta in conto questa possibilità, perchè è sicuro che l'amore che nutre per il figlio è garanzia che non si allontani mai da casa, da Lui, che gli risponda e gli corrisponda.
Ma le cose sappiamo non vanno così e spesso i figli ci fanno disperare perchè vogliono fare di testa loro.
I genitori tengono duro, ma può accadere che si stanchino di amare senza essere per niente ricambiati e abbandonano i figli al loro destino, anche se con grande dolore.
Questo accade ai genitori cosiddetti normali, che scelgono di mettere al mondo un figlio per rendere più perfetta la loro unione coniugale.
Poi ci sono quelli che i figli li fanno per sbaglio, ma poi si affezionano a loro e per loro darebbero la vita.
E poi ci sono quelli che li abortiscono quando non sono come li vorrebbero, quando vengono troppo presto o troppo tardi o con il partner sbagliato.
Dio è Padre, con la P maiuscola e di tutti i comportamenti umani uno solo vedo simile a quello  a cui ho fatto riferimento all'inizio, quello che non solo a parole ma con i fatti ama a prescindere.
"Tu sei mia, mi appartieni... ti farò mia sposa per sempre" troviamo scritto.
Cos'è il suggello dello Spirito? 
E' ciò che ci unisce a Dio che non ci molla perchè prima della creazione ci ha scelto, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi, per opera del Figlio.
Gesù che era nel Padre da sempre è la garanzia della nostra salvezza.
L'amore che lega il Padre al Figlio, fa sì che il progetto di Dio si realizzi nella comunione e nell'unità dello Spirito.
Cristo Gesù che non ritenne tesoro geloso essere Dio, si fece uomo per salvarci ed essere capaci di rispondere, corrispondere, sposi per sempre del nostro Creatore.
A volte ho pensato, cacciandolo dalla mente, perchè mi sembrava una bestemmia, al fatto che Dio per primo ha fatto la fecondazione eterologa.
Ieri durante l'elevazione ho pensato che non era così.
Maria,  la prima dei salvati, è la prima che ha risposto a Dio amandolo come lui ci ama.
Maria è stata scelta da Dio per essere fecondata dallo Spirito, perchè era già sposa di Dio Padre, in quanto era in intima e continua connessione d'amore con Lui.
Maria è la Sposa dello Spirito Santo, ma poi anche di Gesù, passando attraverso l'educazione del Padre a cui ha risposto sempre: "Si faccia di me secondo il tuo volere."
Si può essere poligami quando l'Amore ha un solo significato, quello del dono incondizionato di sè.

sabato 13 ottobre 2018

«Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!» ( Lc 11,27)


" Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano" (Lc 11,28)

Il concetto di beatitudine cambia a seconda del tempo, del luogo, della situazione in cui ci si trova ecc ecc. Insomma la beatitudine è un valore soggettivo e in genere si considera beato quello che ha ciò che noi non abbiamo.
Se mi volgo indietro sono stata la persona più invidiata da quando ero piccola per i motivi più svariati.
I miei genitori lavoravano entrambi e questo ci faceva ritenere ricchi, anche se io non ho mai visto una lira, perchè i debiti delle famiglie d'origine di cui si erano fatti carico prosciugavano i loro stipendi.
Sono stata invidiata per l'altezza che è mezza bellezza, da persone costituzionalmente di bassa statura, anche se il mio peso superava il quintale all'età di 14 anni, ed io mi vergognavo anche di uscire di casa.
Sono stata invidiata perchè avevo molte amiche, perchè andavo bene a scuola, perchè mi sono laureata molto giovane, perchè ho trovato subito un lavoro e poi mi sono sposata un buon partito.
Ci sono tanti altri motivi che hanno suscitato in chi mi conosceva sentimenti poco benevoli ma non voglio soffermarmi su questo.
Da parte mia facevo altrettanto, anche se inconsciamente, perchè, a parer mio erano tante le cose che mi mancavano e che ho cercato di ottenere con impegno, fatica, perseveranza e qualche piccolo imbroglio tendente a coprire l'amara verità.
Non ho fatto niente mai per danneggiare gli altri, ma sicuramente ha fatto tanto per nascondere ciò che io per prima non accettavo di me.
Solevo dire comunque che ero tutta un bluff, vantandomi della capacità di mostrare quella che non ero senza troppa fatica.
Era un gioco che poi perfezionai fino a farlo diventare un'arte. 
Arrivò la resa dei conti appena sposata con la malattia che mi ancorò in un letto per non so quanto tempo. Ho passato la mia vita a cercare di inventarmi la vita nel letto o nelle sue vicinanze e non posso dire che non ci sia riuscita.
Il problema comunque non era da poco e per quanta fantasia uno possa avere arriva il momento che gli spettatori abbandonano il teatro e rimani sul palcoscenico a recitare il dramma da sola senza che nessuno ti guardi, ti ascolti, si curi di te.
Fu allora che cercai un interlocutore che non si formalizzasse , una persona a cui non dovevo esibire la mia bravura, ma mostrare la mia inadeguatezza, la mia impotenza a cambiare le cose e le persone.
Mi ero illusa per tanto tempo di riuscire a ingannare anche me stessa, ma era giunto il momento di giocare a carte scoperte.
Tanta era la soma che mi ero caricata sopra le spalle per nascondere la verità che incontrare il Signore nudo, inchiodato ad una croce mi liberò dall'ansia del dover essere e mi consegnò alla verità che tanto temevo.
Veramente beata mi sentii, resa felice da Chi non giudica le apparenze e guarda il cuore, lo conosce, vede i tuoi pensieri prima ancora che si formino.
" Beata te che hai un marito che ti porta!" è oggi la voce corale che accompagna le mie sempre più rare apparizioni in pubblico. 
All'inizio mi veniva il nervoso, perchè ne avrei volentieri fatto a meno, se non avessi avuto bisogno di chi mi spingesse la sedia a rotelle. 
Così la beatitudine non mi ha abbandonata nel giudizio della gente, anche se la fortuna mi ha voltato le spalle.
La parola di oggi quindi mi interpella personalmente, visto che ho vissuto la beatitudine che il mondo mi attribuiva sempre come una beffa.
Quando i riflettori si spengono giunge il momento della verità.
Mi sento beata? Sono beata?
Devo dire proprio di sì, non perchè sia bella, colta, ricca, realizzata,ma perchè sono portata per mano e a volte in braccio dalla parola di Dio, che è diventata la mia droga.
Non c'è niente che possa togliermi la mia gioia, anche se tante porte si sono chiuse e nessuno più bussa alla mia e il telefono non squilla se non per vendermi qualcosa e nella posta ci sono solo bollette da pagare.
Mi accompagna la Parola di Dio che continua a confermarmi che le beatitudini del mondo hanno il tempo contato, quelle sue sono senza scadenza. 
Maria è stata la battistrada di questo percorso.
Il suo Magnificat diventi il canto di ogni uomo che si sente investito dalla Grazia di Dio.
 



venerdì 12 ottobre 2018

Vegliate e pregate


 Meditazione sulla liturgia di
venerdì della XXVII settimana del T.O.

VANGELO (Lc 11,15-26)
In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

La Parola di oggi ci invita a stare svegli, ad essere vigili e attenti perchè il nemico le studia tutte per impadronirsi della nostra casa.
Noi da un lato non vogliamo che il diavolo vi entri e ci tormenti e ci schiavizzi, che il male imperversi sì da renderci la vita impossibile, ma dall'altra non permettiamo al Signore di entrarvi e dimorarvi, perchè la difenda dai nostri nemici.
La verità è che non vogliamo essere sotto nessun padrone e vorremmo decidere da soli ciò che ci piace fare senza intrusioni di sorta.
Vogliamo vivere liberi da qualsiasi condizionamento, in modo autonomo, egoistico, separati da tutti, isolati dal male, non contaminati da nulla .
Insomma vorremmo tenere la nostra casa in ordine, senza la fatica di pulirla ogni giorno e non permettendo a nessuno di entrarvi e di viverci.
Quanti cristiani vivono con il piede in due staffe, non volendo compromettere la propria vita con una scelta radicale!
Io, anche se mi ci metto d'impegno, mi ritrovo sempre a confessare lo stesso peccato di tradimento, idolatria, di mancanza di coraggio nel denunciare il male o nel chiudere gli occhi davanti a ciò che offende il Signore, per paura, per pigrizia, per distrazione, per quieto vivere.
Questa mattina mentre meditavo i misteri dolorosi, ho pensato al tradimento di Giuda. 
Quante volte io ho tradito il Signore, non mettendolo al primo posto, non permettendogli di abitare nella mia casa?
E poi ho pensato al sonno di quei discepoli fidati che Gesù aveva chiamato nell'Orto degli ulivi perchè si unissero alla sua preghiera e non lo lasciassero solo a combattere l'estrema battaglia contro il male?
"Vegliate e pregate" dice Gesù e questo non è avvenuto per Pietro Giacomo e Giovanni che pure erano stati scelti per assistere alla sua trasfigurazione, perchè avessero un'anticipazione di paradiso,  che azzerava ogni tipo di previsione funesta.
Non ci riuscirono a stare svegli i più intimi amici e lo lasciarono solo.
Quante volte lasciamo sole le persone, negando loro anche solo uno sguardo di misericordia, un gesto di tenerezza, il dono di un frammento del nostro tempo, che sembra sfuggirci di mano! 
Viviamo in modo convulso e abbiamo sempre tante cose da fare, da pensare, cose che ci distolgono dal pensare ai bisogni degli altri, dei piccoli di Dio.
In questi ultimi giorni ho fatto esperienza di quanto il tempo si dilati se lo si vive nella grazia del Signore.
Solo due giorni fa volevo mandare in frantumi il cielo, rinnegando i buoni propositi.
Mi sentivo braccata da ogni parte nel fisico, negli affetti e nei beni materiali, colpita come accade durante un bombardamento mirato o uno tsunami.
Volevo, volevo, volevo, non so cosa volevo, ma ero molto arrabbiata e sicuramente un urlo al cielo compresso ce l'avevo da indirizzare, sperando di svegliare Dio che non ascoltava la mia preghiera.
Avrei voluto urlare BASTA!!! ma le ruote della macchina mi hanno portato in un confessionale, dove c'era ad aspettarmi il Signore che, attraverso padre Carlo, mi ha accolto e rassicurata, mi ha dato la pace e riacceso la speranza.
Ho capito chi voleva esasperarmi e da lì ho ricominciato il cammino, riprendendo in mano la candela del battesimo e con la piccola luce che da essa si sprigionava ho cercato di fare un passo alla volta, ringraziando per quel passo e non preoccupandomi del successivo. 
Era ancora tutto buio ma io avevo riacceso alla luce di Cristo quello strumento indispensabile per non impazzire di paura e per orientarmi in un paese pieno di macerie.

venerdì 5 ottobre 2018

Gioia




"Chi ascolta voi ascolta anche me" (Lc 10,16)

Non sapevo, non credevo che la ricerca di una sedia quella mattina di una gelida giornata invernale mi avrebbe dato l'opportunità di ascoltare ciò che mai le mie orecchie avevano ascoltato. 
Erano le parole del Salmo 98

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d'Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.
Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra:
giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.
Mi colpì la gioia che trasudava da quelle parole, una gioia che coinvolgeva tutto il creato e che io ero lungi da avere.
Incredibile come fiumi che battono le mani mi portassero a desiderare di conoscere l'autore di così alta poesia, perchè di poesia si trattava se era stata capace di trasmettermi il desiderio di vivere quelle stesse emozioni che le vicende della vita aveva  azzerato.
Così cominciò il mio cammino di fede, da una sedia, da un dovere di sedersi per poter assaporare quel cibo che non conoscevo, che mi dà vita e di cui non posso più fare a meno.
Oggi la Parola di Dio mi nutre più di qualsiasi altro alimento, riempie i vuoti dell'anima, dà senso al dolore e alla gioia, allo smarrimento, alla ricerca, all'attesa, alla morte e alla vita, a tutto.
Anche quando la liturgia ci mette davanti testi apparentemente scollegati, lo Spirito unisce tutti sotto l'unico denominatore di un Dio che ci ama, che ci cerca, che ci vuole felici non per un momento, ma per sempre, per tutta la vita.
Così la maestosa presenza di Dio conduce Giobbe al senso della sua piccolezza, le parole del Salmo 138 mostrano la gratitudine dell'orante a Dio perchè è presenza amorevole in ogni cosa uscita dalle sue mani ( mi hai fatto come un prodigio), e anche la minaccia  alle città dove Gesù aveva svolto gran parte della sua attività apostolica ( Guai a te Corazim, guai a te  è un grido di dolore perchè si ravvedano e si verifichi in ogni uomo la capacità di fare le cose che ha fatto Lui come i discepoli a cui nel suo nome ha dato potere di guarire le malattie del corpo e  dell'anima.
(Gv 10,33-34)
«Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».Rispose loro Gesù: "Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei?"


giovedì 4 ottobre 2018

San Francesco giullare di Dio





"La gioia del Signore è la vostra forza" (Neemia 8,10)



Se noi fossimo contenti di te, Signore,

Non potremmo resistere

A questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo,

E indovineremmo facilmente

Quale danza ti piace farci danzare

Sposando i passi che la tua Provvidenza ha segnato.



Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza

Della gente che, sempre, parla di servirti

con l’aria da capitano,

Di conoscerti con aria da professore,

Di raggiungerti con regole sportive,

Di amarti come ci si ama in un matrimonio invecchiato.



Un giorno in cui avevi un po’ voglia d’altro

Hai inventato san Francesco,

E ne hai fatto il tuo giullare.

Spetta a noi ora di lasciarci inventare

Per essere gente allegra che danza la propria vita con te.



Per essere un buon danzatore, con te come con tutti,

Non occorre sapere dove la danza conduce.

Basta seguire,

Essere gioioso,

Essere leggero,

E soprattutto non essere rigido.



Non occorre chiederti spiegazioni

Sui passi che ti piace fare.

Bisogna essere come un prolungamento,

Vivo ed agile, di te.

E ricevere da te la trasmissione del ritmo che l’orchestra

scandisce.



Non bisogna volere avanzare a tutti i costi,

Ma accettare di girarsi, di andare di fianco.

Bisogna sapersi fermare e sapere scivolare invece di

camminare.

Ma non sarebbero che passi senza senso

Se la musica non ne facesse un’armonia.



Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito,

E facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica;

Dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza,

Che la tua Santa Volontà

E’ di una inconcepibile fantasia,

E che non c’è monotonia e noia

Se non per le anime vecchie,

Che fanno tappezzeria

Nel ballo gioioso del tuo amore.



Signore, Vieni a invitarci.

Siamo pronti a danzarti questa corsa da fare,

Questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in

cui avremo sonno.

Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,

Quella del caldo, e quella del freddo, più tardi.

Se certe arie sono spesso in minore, non ti diremo

Che sono tristi;

Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo

Che sono logoranti.

E se qualcuno ci urta, la prenderemo in ridere;

Sapendo bene che questo capita sempre quando si danza.



Signore, insegnaci il posto

Che tiene, nel romanzo eterno

Avviato fra te e noi,

Il ballo singolare della nostra obbedienza.



Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni;

In essa quel che tu permetti

Dà suoni strani

Nella serenità di quel che tu vuoi.



Insegnaci a indossare ogni giorno

la nostra condizione umana

Come un vestito da ballo che ci farà amare da te,

tutti i suoi dettagli

Come indispensabili gioielli.



Facci vivere la nostra vita,

Non come un gioco di scacchi dove tutto è calcolato,

Non come una match dove tutto è difficile,

Non come un teorema rompicapo,

Ma come una festa senza fine

in cui l’incontro con te si rinnova,

Come un ballo,

Come una danza,

Fra le braccia della tua grazia,

Nella musica universale dell’amore.



Signore, vieni a invitarci.


Madeleine Delbrêl 

mercoledì 3 ottobre 2018

" Come può un uomo aver ragione davanti a Dio? (Gb 9,2)



" Come può un uomo aver ragione davanti a Dio? (Gb 9,2)

Ci sono cose che non capiamo Signore. Il dolore innocente, la radicalità del vangelo.
Oggi vorrei esprimerti quello che sento nel profondo del cuore, lasciandomi illuminare da te, non coprendo nulla di ciò che svela la mia identità.
Sono tua figlia, bisognosa di aiuto, in tutto dipendente da te che sei mio Padre, un Padre speciale, unico, un Padre nel quale siamo compresi e dal quale siamo attratti, ma che non riusciamo ad abbracciare, perchè sei infinitamente più grande di noi.
Tu hai creato il cielo e la terra, hai dato ordine e leggi all'universo...
Signore e maestro del tempo e della storia noi ci sentiamo polvere sulla tua bilancia.
La nostra vita è un soffio, un soffio gli anni della giovinezza, un soffio tutto ciò che un tempo ritenevamo importante, imprescindibile.
E' proprio vero che le cose si apprezzano quando le perdiamo e più non ritornano come i tuoi doni che man mano ci chiami a riconsegnare.
La croce che sembra schiacciarci con te è più sopportabile, a volte addirittura è grazia, quando riusciamo a percepire il tuo respiro, e il tuo cuore sul nostro stesso giaciglio.
Tu compagno di viaggio, mite e umile di cuore, nella nostra quotidiana battaglia ti nascondi nelle pieghe sgualcite della nostra storia e a volte, anzi troppo spesso non ti riconosciamo, perchè di te ci siamo fatti un'idea sbagliata.
Così se incontriamo un salvatore, un aiutante, uno che ci solleva dai problemi, pensiamo che sei tu o un angelo mandato da te per salvarci.
E' più difficile trovarti, quando la prova si prolunga nel tempo , quando non ci sono samaritani che si prendano cura di noi, quando il silenzio della nostra casa diventa assordante e nessuno più bussa alla nostra porta.
La preghiera diventa un lamento, una flebile richiesta d'aiuto, quando siamo soli e nessuno ci può sentire.
E' in quell'abisso di straziante dolore che tornano in mente le parole della Sacra Scrittura, tante volte lette e meditate, frammenti di luce nella notte.
A te salgono smozzicati pensieri, padre nostri e avemarie di cui tu solo percepisci il senso, o almeno questo speriamo.
Sei tu il nostro unico conforto, non c'è padre, fratello, sorella, figli, impegni di lavoro, casa, sedia o letto che ci attirino, che ci distolgano dal cercarti .
Scopriamo quanto sei importante per noi solo se siamo sulla croce.
E' quello il momento in cui ti fai piccolo e vieni a visitarci.
Ogni volta che un uomo ti invoca, ti chiama, ogni volta che la nostra debolezza chiede aiuto alla tua misericordia, avviene il miracolo di essere portati come il buon ladrone in paradiso.
Quante volte Signore ti lasci crocifiggere per noi, quante volte rinnovi il tuo sacrificio per sollevarci dalla polvere e liberarci dai lacci di morte!
Le ragioni del Signore chi può scrutarle?
Tu sei morto per me e questa è l'unica ragione per cui continuo a cercarti.

domenica 30 settembre 2018

" Chi non è contro di noi è per noi"(Mc 9,40)


" Chi non è contro di noi è per noi"(Mc 9,40)
La situazione illustrata dal vangelo di oggi, non è tanto lontana dall'esperienza che noi facciamo quotidianamente nelle nostre chiese, dove i gruppi ecclesiali non fanno comunione perchè si sentono depositari della verità. Così ognuno coltiva il proprio orticello, non mettendo a servizio di tutta la chiesa i carismi donati da Dio per l'edificazione comune. Se riuscissimo a superare i particolarismi e a gioire della comune appartenenza a Cristo, mostrando la verità di un cuor solo e un'anima sola,il mondo sicuramente s'interrogherebbe su cosa fonda la pace, la gioia, l'armonia, la vita.

Essere per te Signore io cerco, voglio, spero, vivo.
Agire per te Signore, portare legna al tuo fuoco, mattoni alla tua casa, uomini a desiderare di abitarla.
Tutto Signore sia finalizzato alla tua gloria e alla realizzazione del tuo progetto d'amore.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio Signore per questo nuovo giorno che mi doni per amarti, servirti e glorificarti. Ti ringrazio perchè ci hai fatto entrare nell'ottavo giorno, il giorno che ci svincola dal nostro tempo di occupazioni e preoccupazioni per cogliere la manna che copiosa tu mandi dal cielo ogni domenica, giorno in cui ricordiamo e viviamo la tua resurrezione.
Ti ringrazio Signore perchè sei vivo e presente nel santissimo sacramento dell'altare, nella parola proclamata e donata ai tuoi fedeli nella santa assemblea domenicale, nell'Eucarestia che ci rafforza nello spirito e nella carne per abbracciare e materialmente e spiritualmente i tuoi piccoli.
Grazie per questo mistero d'amore che rinnovi in ogni messa celebrata.
Grazie Signore perchè l'Eucaristia è dono, è rendimento di grazie, è comunione, è missione, grazie perchè parte da un " Domine non sum dignus" da una povertà che ci farebbe paura se non si incontrasse con una misericordia senza confini.
Grazie perchè i nostri limiti ci portano a sollevare gli occhi in alto, a desiderare che siano colmati dal tuo amore, grazie perchè abbiamo bisogno del tuo perdono ogni momento perchè siamo piccoli, fragili , bisognosi di aiuto.
Concedici di desiderare sempre ciò che tu vuoi, di operare a che questo si compia per ogni uomo, aiutaci ad essere pronti a cogliere il soffio dello Spirito da qualunque parte venga e a condividere senza pregiudizi\ tutto ciò che concorre al bene di quelli che ti amano.
Nel tuo nome cacceremo i demoni, nel tuo nome guariremo gli infermi, nel tuo nome consoleremo gli afflitti, sazieremo gli affamati, perdoneremo i nostri nemici, porteremo la pace nelle nostre famiglie e nei luoghi da noi frequentati.
Nel tuo nome abbracceremo la nostra croce, rinnegando noi stessi, nel tuo nome saremo capaci abbracciare la croce di tutti quelli che ne sono schiacciati perchè non ti conoscono, nel tuo nome faremo cose grandi, con te, per te e in te vivremo la gioia di appartenerti.

venerdì 28 settembre 2018

“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1)




Meditazioni sulla liturgia di
venerdì della XXV settimana del TO

“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1)

Le riflessioni del Qoelet in questi ultimi giorni mi hanno sempre più toccato e coinvolto, perché, quando più vai avanti negli anni, tanto più ti rendi conto di quante cose ti vengono meno.
Quanti ricordi, quanti rimpianti!
Quante occasioni che ti sei lasciato sfuggire, quante opportunità che non hai saputo cogliere, apprezzare e per le quali non hai ringraziato nessuno!
E ti sembra molto molto più ricca di attrattive la vita passata, rispetto a quella che oggi vivi nel depauperamento progressivo di ciò che ti sembrava scontato e indispensabile.
Inevitabile il rimpianto per ciò che non è più, il desiderio di ritornare indietro nel tempo, ma anche un po' la rabbia per non aver saputo apprezzare a tempo debito ciò che gratuitamente ti era stato donato.
Ancora adesso mi fa male il ricordo di un rifiuto, da parte mia, di un pezzo di torta che mio padre mi offriva perchè ritenuto troppo piccolo.
La torta finì nella bocca di mio padre che non scherzava quando era in ballo l'educazione dei figli.
Quel dolce non tornò più, mentre l'amore di mio padre non venne mai meno, che mostrò specie quando mi ammalai e con mamma si fece carico di me e della mia famiglia.
Dicono che l'idea che ci facciamo di Dio è influenzata dall'immagine che abbiamo del padre.
Ma nessun padre nella carne può competere con Dio, il papà di tutti i papà, come lo chiamava Giovanni quando era piccolo.
“ C'è un tempo per piangere un tempo per ridere... un tempo per nascere un tempo per morire... un tempo degli abbracci e un tempo per astenersi dagli abbracci...”
“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo”trovo scritto sul calendario liturgico nella giornata di oggi.
Tutto quello che dice il Qoelet è estremamente vero ma angoscioso se non lo leggiamo alla luce di Cristo.
“Il tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori” parole che ho sentito pronunciare dalla bocca di una mamma mentre teneva in braccio il figlio molto malato.
Mi colpì la serenità del suo volto, la tenerezza dello sguardo posato sul piccolo che mi fecero intendere che quelle parole lei le sperimentava ogni giorno, ogni momento nel rapporto con la sua storia.
Il dolore innocente è ciò che tocca le persone e spesso le allontana da Dio, che non dovrebbe permettere che i buoni, i giusti, i piccoli, soffrano senza averne colpa.
Ma Dio è Padre e Madre e, come tale vuole, solo il bene dei suoi figli.
Questa sera nell'omelia che il sacerdote ha fatto in occasione dell'anniversario di nozze di una coppia, guardando i figli presenti alla cerimonia, ha detto che per capire quanto i genitori ci hanno voluto bene bisogna che muoiano.
E non è forse quello che nella fede crediamo?
“ «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
La morte ci fa paura, non possiamo negarlo e facciamo di tutto per esorcizzarla, evitarla almeno come ipotesi lontana.
Noi per poter veramente fare il salto e vivere nella dimensione dello Spirito, dobbiamo attraversare fino in fondo la nostra umanità che purtroppo cerchiamo di evitare proprio perché ci ricorda la nostra impotenza di fronte all'ineluttabilità della morte.
Guardiamo a Cristo che sperimentò fino in fondo i limiti della carne, condividendo con noi tutto, ma proprio tutto, persino la morte che trasformò in via di salvezza.
Infatti chi è venuto a togliere all'uomo la paura di perdere qualcosa, la paura di finire nel nulla, lo smarrimento del non senso è Cristo il quale, attraverso la sua umanità, ci ha portati in un'altra dimensione, ci ha traghettati, morendo, nell'ottavo giorno, il giorno delle occasioni favorevoli, il giorno eterno, incorruttibile della misericordia di Dio.

giovedì 27 settembre 2018

Vanità delle vanità





Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della XXV settimana del Tempo Ordinario

“Non c'è niente di nuovo sotto il sole”(Qo 1,9)

Vanità delle vanità
Tutto ciò che cade sotto i nostri occhi, tutto ciò di cui facciamo esperienza, è soggetto alla legge del tempo, è vanità.
Non c'è cosa che rimanga in eterno, per sempre, uguale, ferma, posseduta, niente che possa darci la sicurezza dell'eternità.
Tutto muta sotto i nostri occhi, anche se assistiamo impotenti al ripetersi di fenomeni rovinosi che non possiamo cambiare.
Tutto è vanità, dice il Qoelet e veramente lo scetticismo prende l'uomo, ma anche la disperazione del non senso, quando riflette sul tempo come suo nemico, il tempo che gli toglie ogni giorno qualcosa, il tempo contro il quale non può fare nulla, perché ci sono processi che possono essere rallentati, migliorati, ma la morte è per tutti.
Niente di nuovo sotto il sole, dice Qoelet, riflettendo sull'acqua che dal cielo scende sulla terra e poi risale in cielo, sul sole che sorge e tramonta, sulle stagioni che continuano ad avvicendarsi.
Un creato quindi spettatore impassibile della tragedia che ogni uomo vorrebbe evitare per non essere risucchiato nel nulla, per non tornare in polvere, per non essere dimenticato, non esistere più.
Tutto è sottoposto alla legge della corruttibilità anche se sembra eterno rispetto all'uomo, perché il sole, la pioggia, il vento, il mare non hanno la possibilità, la capacità di raccontare, tramandare, esprimere, direi gioire o piangere, perché non sono dotati di anima.
Giovanni quando era piccolo animava tutti gli elementi della natura, li disegnava due a due, perché si facessero compagnia.
Quando non poteva farlo, come per il sole, disegnava nuvole amiche che gli facevano tornare il sorriso, quando era triste o arrabbiato.
Ora ha scoperto i mostri e le battaglie cruente per far prevalere la verità e la giustizia e i suoi disegni hanno perso della freschezza e bellezza proprie dei piccoli.
Un triste destino ci accomuna tutti, perché se un bambino risolve con la fantasia i problemi del male, del dolore del mondo ricorrendo a superpoteri di mostri, personaggi dotati di superpoteri, nella realtà però viviamo l'incapacità di opporci al degrado, alla cattiveria, al limite che è dato alla natura e all'uomo.
Erode cercava di vedere Gesù perchè era incuriosito da quello che si diceva di lui, che gli ricordava la figura di Giovanni Battista decapitato per un assurdo capriccio di chi da lui si voleva difendere.
Gesù gli faceva pensare a qualcosa che già conosceva, come accade ad ognuno di noi che non siamo tranquilli fino a quando non mettiamo le nostre paure nel recinto, fino a quando non cataloghiamo, etichettiamo, riponiamo nello scaffale l'esperienza nuova e la associamo nello stessa cartella di altre.
Il nuovo non trova spazio nella nostra credenza, il nuovo ha bisogno di nuovi contenitori che in questo caso sembra non esistere, perché l'incorruttibile non può essere compreso dal corruttibile, l'eterno dalla carne.
Così Erode cercava di vedere il Gesù, cercava di capire chi fosse.
Il passo del Qoelet ci fa piombare nel non senso di questa nostra esistenza, ci mostra una verità che ci fa paura.
Il Vangelo ci pone di fronte a qualcosa che sfugge alla comprensione umana, perché nuovo e noi abbiamo finito per credere solo alle cose che conosciamo.
La straordinarietà di Gesù è che lui è solo lui può dare all'uomo la risposta ai suoi tanti interrogativi, dubbi, relativi al senso da dare a ciò che scorre sotto i nostri occhi, a ciò che viviamo nella nostra personale esperienza cognitiva e relazionale.
Gesù è risorto e vive, il suo corpo abbraccia il prima e il dopo e il durante, il suo corpo dà vita a quelli che non ci sono più, speranza di eternità a noi che stiamo qui a combattere la nostra insensata battaglia con il tempo che fugge.
È lui che abbraccia il tempo, è lui che ci trasporta nella dimensione di una vita che non si interrompe, ma che interagisce con le altre vite, ieri oggi sempre.
Il corpo di Cristo, la sua Chiesa.
Questa consapevolezza mi dà molta consolazione, mi appaga la mente e lo spirito e apre la mia bocca alla lode perché ci sentiamo veramente persone nuove.
Questo mistero ci risucchia e ci immerge nelle acque limpide e chiare dell'amore di Dio.
Gesù ha inaugurato un nuovo giorno, lui il sole che non tramonta, ha fermato il tempo e ci ha messo nella sua eternità, l'ottavo giorno, il giorno dopo il sabato, il giorno della sua resurrezione.

lunedì 24 settembre 2018

Il DONO


VANGELO (Lc 8,16-18)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Gesù ci invita a fare attenzione a quello che ascoltiamo.
Ci ha parlato nei giorni scorsi di seme da accogliere, oggi di lampada da mettere bene in vista.
"A chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha"
Parole incomprensibili, se non ci lasciamo illuminare da LUI.
"Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata."(Sapienza 11,26), è scritto.
Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza: chiamandolo all'esistenza per amore, l'ha chiamato nello stesso tempo all'amore.
Se accogliamo l'amore, che Dio ha continuato a dispensare a piene mani sulla terra, se lo coltiviamo con la pazienza e la passione del contadino, verrà alla luce.
Ma chi fa piovere e fa crescere è solo Lui
La gratitudine e la gioia per tutto ciò che ci dona, ci porti a non tenere nascosto il DONO che ci ha fatto attraverso Gesù, Suo Figlio., un DONO PER tutti gli uomini.
La testimonianza vera, viva ed efficace del PER-DONO da accogliere e mettere sul candelabro della nostra vita.

domenica 23 settembre 2018

I bambini




 Meditazione sulla liturgia di
domenica della XXV settimana del tempo ordinario anno B

“Voi non ottenete perché chiedete male”.
“Chi è il più grande?”

La frase che mi ha colpito di più è quel chiedere male. 
Già perché altrimenti non si spiega che le cose che ci affliggono non si risolvano per il meglio anche dopo un incessante preghiera.
Chiedere male.
Se una madre ha un bambino che sta morendo è normale che chieda la sua guarigione, se io ho un dolore che mi fa uscire fuori di testa è normale che chieda che mi passi …
Chiediamo male quando a Dio chiediamo soldi per comprarci la seconda macchina o anche la prima, se abbiamo possibilità, forza, per andare a piedi o con l'autobus.
Chiedere a Dio che incenerisca il nostro nemico è chiedere male.
Ma allora perché nel Vangelo troviamo scritto:”Chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto”?
Il fatto è che Dio non ci dà ciò che vogliamo ma ciò che ci serve, indipendentemente dal fatto che glielo chiediamo oppure no.
Ci sono cose che Dio ci dà, la maggior parte direi, che diamo per scontate, per cui non ci passa neanche per l'anticamera del cervello di ringraziarlo, mentre se non ci dà ciò che desideriamo ardentemente, ce la prendiamo con lui, attribuendogli la responsabilità dei nostri problemi irrisolti.
”Bisogna sperare che i desideri s' incontrino”mi diceva un addetto ai lavori, quando mi lamentavo perché non c'era corrispondenza fra i miei e i desiderata di Gianni, il mio sposo.
Certo è che questo discorso allora non mi veniva di riferirlo al rapporto che abbiamo con Dio, perché allora Dio per me esisteva come complesso di colpa, un Dio che mi scomodava sempre, specie quando ho deciso di farne a meno.
I più grandi complessi di colpa li ho avuti nei suoi confronti e posso dire con assoluta certezza che non mi sono goduta appieno niente, perché ritenevo tutto quello che facevo contrario a ciò che era giusto.
“Bisogna desiderare che desideri s'incontrino” quando me lo disse lo psicologo, pensai che dovevo cambiare quelli di mio marito manipolandolo fino a fargli fare quello che io volevo.
Ma Gianni è un ariete tosto, duro, irremovibile.
Se fa una cosa è solo per compiacerti, ma dimentica subito il motivo alla base del tuo desiderio.
Oggi, riflettendo sul rapporto che abbiamo con Dio, mi viene da dire che è lui che spera che i nostri desideri si incontrino con i suoi, vale a dire che impariamo a desiderare ciò che lui vuole, perché sicuramente è quello che ci fa bene.
Con Gianni siamo arrivati a desiderare insieme le stesse cose o a rispettarci per quei desideri che non collimano.
Siamo convinti entrambi che i nostri desideri devono essere presentati a Dio, vagliati da lui, perché, se è cosa buona, Dio ce la concederà.
Ma spesso, molto spesso non ci capiamo e scoppia la guerra che per fortuna non dura molto.
Ieri sera i nervi li avevamo tutti a fior di pelle, perchè non sono solo i nostri da dover armonizzare, ma anche quelli di chi incrocia i nostro cammino, che non sono pochi.
Sono prove da presentare al Signore perchè senza di Lui non possiamo fare nulla.
Lui ci rende capaci di amore, di tenerezza, di pazienza, di perdono verso i piccoli in cui ama nascondersi.


sabato 22 settembre 2018

“Mentre seminava una parte cadde lungo la strada”(Lc 8,5)




Mentre seminava una parte cadde lungo la strada”(Lc 8,5)

Cosa mi sono lasciata sfuggire Signore, da cosa mi sono lasciata depredare?
Cosa vuoi dirmi Signore con questa parola che riguardi la mia vita, presente, passata o futura?
Io amo la tua parola, dipendo dalla tua parola, non posso fare a meno della tua parola.
Man mano che ti conosco penso che sia l'unica che mi possa indicare una strada di vita.
Un tempo ero strada ma forse anche oggi a volte lo sono, perché penso ad altro, perché mi concentro su me stessa e non mi affido completamente a te.
Pur amandoti sopra ogni cosa, spesso non ti metto al centro della mia vita ed è facile che mi ritrovi ripiegata su me stessa, impermeabile all'azione dello spirito.
Questo mi accade quando la delusione, lo scoraggiamento hanno la meglio, quando la prova si protrae nel tempo, quando i tuoi doni pian piano mi chiami a riconsegnarli.
Man mano che procedono gli anni riconosco di avere sempre meno terra da offrirti, perché il mio corpo in più parti malato è incapace di servirti come un tempo quando gli occhi, le orecchie,le braccia, le gambe ecc funzionavano e servivano a me e ai miei fratelli.
Il mio corpo è la tua terra, la terra che non ti sei stancato di seminare, ma ci sono parti che sono diventate dure, coriacee all'aratro, impermeabili alla pioggia e non si prestano a nessuna coltivazione.
Si riduce sempre più quindi la la zona produttiva e io temo il momento in cui mi chiamerai a riconsegnare anche la capacità di pensare a te, di pregarti, di riconoscerti, di amarti.
Gli anni si sa non aiutano a fare le cose nel miglior modo possibile e le forze ci abbandonano.
Cosa dirti Signore se non che questo mi fa paura?
Se il chicco di grano non muore non porta frutto”.
La vita me la sento sfuggire di mano e la cosa mi disorienta non poco.
Perciò mi smarrisco e mi sento proiettata in un grande deserto.
Solo quando penso a te il cuore mi si dilata e dimentico tutto e come un bambino mi faccio consolare, abbracciare, cullare da te, da voi che siete la mia famiglia e mi asciugate le lacrime e mi dite “Coraggio, non temere sono io! Non avere paura!”
Quante volte Signore tu ripeti nella scrittura queste parole!
Ma io le dimentico nel momento in cui sono chiamata ad un'altra riconsegna e un brivido percorre freddo le ossa.
Io voglio essere terra buona, ben dissodata, voglio essere una terra accogliente anche se contenuta in un piccolo vaso.
Purchè germogli il seme e tu vi hai gettato.
Non mi piacciono i fiori recisi, non mi dicono niente, mi fanno pensare alla morte mentre amo le piante che debbano crescere, quelle che hanno bisogno di cure, quelle ammalate, quelle attaccate dagli insetti e non faccio che comperare terra buona che non basta mai, perché le radici pian piano occupano tutto lo spazio e tolgono alla pianta l'elemento vitale.
Ricordo quello che ci dicevamo io e mio padre prossimo alla fine.
Quando la pianta è piccola si mette in un piccolo vaso, quando cresce ha bisogno di un vaso più grande, ma arriva il momento che non c'è vaso che la contenga...”ed è necessario piantarla in un giardino” concludeva lui.
Arriva quel momento per tutti e su questo voglio riflettere.
Il giardino che ci aspetta è quello da cui fummo cacciati ma che per la tua misericordia ci hai con il Battesimo riconsegnato perchè ce ne prendessimo cura.
Come riuscire a imparare l'arte difficile del contadino se non accogliamo il Tuo Seme, la Tua Parola, Gesù, facendoti spazio?
Come mi insegnò Giovanni quando mi chiese dove poteva trovarti, precedendomi nella risposta.
Bastava farti spazio, prima pensando ad una sedia, un posto dove farti accomodare, poi facendosi da parte nel letto per poterti abbracciare.



venerdì 21 settembre 2018

San Matteo





“Seguimi!" (Mt 9,9)
“Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto” (Ef 4,1)

Oggi il Vangelo ci interpella perché Gesù non invita solo Matteo a seguirlo, ma ognuno di noi che sta arroccato sul suo scranno ad aspettare che gli altri gli diano il giusto tributo di onore e di gloria.
Sentirsi chiamati a seguire Gesù non è cosa che capita tutti i giorni, non perché Gesù non ci chiami, ma perché le nostre orecchie sono occupate ad ascoltare altro e non ci accorgiamo neanche che c'è qualcuno che passa e ci guarda con compassione.
Chi non avanza qualcosa da qualcuno, chi non si sente trascurato, abbandonato, giudicato delle persone a cui tiene di più?
Chi non si sente emarginato, messo in un angolo se fa un brutto mestiere, maledetto mestiere, come quello di esattore delle imposte e collaboratore di ingiustizia?
Ma ci sono altri che non si pongono nessun problema, perché si sentono a posto, perché non fanno del male a nessuno, almeno così credono, ma sicuramente si lamentano e sono oppressi se non viene dato loro il giusto tributo.
Chi ha orecchie da intendere intenda, dice il Signore.
Bisogna avere le orecchie e Dio ce le ha date per ascoltare, non per tapparcele con gli auricolari collegati allo smartfhone.
“ Ascolta Israele, se tu mi ascoltassi!” troviamo scritto.
Ascoltare viene dal verbo “audire” (ascoltare), parente stretto di “oboedire” (obbedire, ascoltare agendo di conseguenza) e Dio vuole che noi apriamo le orecchie al suo messaggio e agiamo di conseguenza.
“Seguimi!”
Non è così facile seguirti Signore, anche se subito siamo affascinati dalla tua figura, dall'autorevolezza delle tue parole, da quello che si dice di te e decidiamo di spostarci, di cambiare posizione.
Ma quando vediamo cosa comporta la tua sequela ci allontaniamo da te.
“Sulla tua parola getteremo le reti” risposero gli apostoli a te che consigliavi di fare una cosa impensabile, addirittura da pazzi, quella di andare a pescare al mattino.
Tutti sanno che i pesci di giorno non li trovi in superficie, specie i pescatori.
“Seguimi!” dicesti a Matteo che da subito si trovò a doversi confrontare con il giudizio malevolo di coloro che ti criticavano.
“Non sono venuto a chiamare i giusti. ma i peccatori” rispondi ai tuoi detrattori.
Chissà come si deve essere sentito Matteo che comunque era consapevole di essere stato graziato nel momento in cui ha deciso di rispondere al tuo invito.
Quanti di noi accettano di sentirsi peccatori, sentirsi bisognosi di perdono! Ci sentiamo tutti i giusti, perché non facciamo male a nessuno e certe volte, quando decidiamo di andarci a confessare, facciamo una grande fatica a fare un esame di coscienza e a trovare qualche peccato da dire al sacerdote.
Molto spesso le nostre confessioni consistono nel raccontare i peccati degli altri, perché noi non ne abbiamo o, se ne abbiamo, sono pochi e di lieve entità.
I peccati di giudizio sono quelli che ci accomunano un po' tutti, perché il cervello lo usiamo in genere per giudicare gli altri, ma molto raramente noi stessi.
“Misericordia voglio e non sacrificio”.
Quante cose facciamo con sacrificio ma senza amore, spendendoci in maniera forte per qualcuno o qualcosa, ma sempre lamentandoci se non ci corrispondono e non apprezzano i nostri sforzi.
“Fate poche cose ma quello che fate, fatelo con amore” ha detto Madre Teresa di Calcutta, perché è l'amore che salva, è l'amore che ti dà la pace, è l'amore che crea relazioni profonde.
Matteo è diventato santo perché è partito dalla consapevolezza di non essere nel giusto e di avere bisogno di qualcuno che lo rimettesse in piedi, che lo mettesse in un circolo di relazioni feconde e durevoli.
Leggendo il brano del Vangelo ho pensato che potevo essere Matteo, chiamato da Gesù, ma che potevo anche essere quella parte di gente che criticava il maestro per le sue frequentazioni, i puritani.
Certo che noi non possiamo dirci esenti da questo peccato, quando vediamo che persone che hanno commesso ogni genere di malefatte poi vengono da Dio perdonate.
Saremmo noi capaci di fare lo stesso nei confronti di chi ci ha fatto del male?
Perdonare non sette ma settanta volte sette sembra impossibile.
Ma niente è impossibile a Dio perché lui ci renderà capaci se ci fidiamo di lui.
Proviamo a metterci nei panni di Gesù e vedere come si comporta, perché dobbiamo imitare lui e non c'è da scandalizzarsi che si mischi con della gente poco per bene.
Basta guardare il luogo dove nacque e dove fu deposto, sicuramente un luogo dove nessuno si sognerebbe di far nascere un bambino, a meno che non vi sia costretto.
Dio per incarnarsi poteva scegliere una reggia, una clinica altamente qualificata ma da subito ci ha fatto capire quali sono le sue preferenze.
Alla fine non possiamo che dire come il centurione “Domine non sum dignus”.

Non siamo degni Signore di tanta grazia, di tanto amore perché siamo sporchi dentro e fuori, perché siamo cattivi, perché siamo gente di dura cervice, maleodoranti.
Eppure tu non ti schifi, non ti sei schifato perché ”tutto è puro per i puri” e il male non viene da fuori ma da dentro.
Niente può cambiare la naturale immagine che hai scolpito nel nostro cuore.
Impresse nella mente e nel cuore conservo e adoro le tue parole.
“ Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò”.
Signore voglio somigliarti, voglio essere come te, voglio stare dentro di te, non mi voglio mai allontanare da te.
La meditazione di questa mattina ha rinforzato il desiderio di farmi ammaestrare da te, perché sono sempre più consapevole che giudizi e pregiudizi minano il nostro rapporto.
Aiutami Signore a guardare sempre te, ad aprire le orecchie alla tua parola, a metterla in pratica con il tuo aiuto.