venerdì 26 maggio 2017

Sono con te



"Non aver paura, continua a parlare e non tacere" (At 18,9)

" perchè io sono con te". non c'entrava sul foglietto del calendario liturgico e non ce l'hanno messo, ma io non posso fare a meno di ricordare il motivo per cui non devo temere nelle persecuzioni, nelle tribolazioni, nelle angosce.
Dio è con me, sempre e dovunque, anche quando non lo vedo, non lo sento, quando il mio cuore è una landa desolata senza acqua, nè riparo.
Così troviamo scritto ( Mt 28, 20)" Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo" e "Finchè vivrai nessuno potrà fermarti, perchè io sarò con te come sono stato con Mosè, e non ti lascerò e non ti abbandonerò mai".(Gios 1,5)
Perciò la parola che oggi mi ha più colpito e consolata è proprio questa rassicurazione di Gesù che ci promette assistenza continua in tutte le nostre imprese, aiuto concreto in tutte le avversità e i pericoli che ci si porranno davanti.
La parola che percorre la Bibbia ripetuta per ben 365 volte è " Non temere!", guarda caso tante volte quanti sono i giorni dell'anno.
E noi abbiamo bisogno di queste iniezioni di fiducia, di questo incoraggiamento continuo, perchè la lotta si fa aspra man mano che ti avvicini al tesoro, alla stanza del RE.
La gioia di cui parla Gesù è una gioia che ci coinvolge e ci permea nel profondo dell'anima e del corpo, perchè quando sei in braccio a chi ti ha generato non hai paura di niente.
Questo accade ai bambini, questa è l'esperienza della fede dono dello Spirito di Dio a cui Gesù ci ha affidato.
Gesù fa un paragone a proposito della sofferenza, paragonandola a quella che prova la madre quando mette al mondo un figlio.
Il riferimento è quanto mai calzante, perchè in effetti il parto, per quanto sia doloroso porta al conseguimento di una gioia che nessuno ti può togliere perchè un uomo è nato.
Ma se la madre soffre nel mettere al mondo un figlio, e qui il paragone è relativo alla persecuzione cui furono sottoposti i primi cristiani, dall'altro il bambino non è da meno, perchè da uno stato passa ad un'altro stato, dal buio alla luce, dall'acqua all'aria, dal caldo e sicuro rifugio, al mondo nuovo che deve imparare ad esplorare per vivere.
Per nascere e per far nascere la sofferenza è d'obbligo, il dolore è lo strumento necessario perchè riceviamo la vita e la doniamo agli altri.
Gesù ci tranquillizza dicendoci che in questo travaglio da cui per primo non si è esonerato, Lui è accanto a noi, lotta con noi, fa la parte più difficile, gravosa, ci rende possibile l'impossibile.
Il segno che la nostra sofferenza non è inutile, ma feconda è la gioia che nessuno potrà mai toglierci.
Grazie Signore perchè ci sei sempre, grazie perchè mi proteggi all'ombra delle tue ali, grazie perchè non ti stanchi di farmi regali, ogni giorno tua, sempre più tua.

giovedì 25 maggio 2017

Credere

" E' lui che dà a tutti la vita e il respiro ad ogni cosa" (At 17,25)

Questo ha detto Paolo nel suo primo discorso ad Atene nell'Areopago, cercando di accattivarsi la simpatia della gente lì riunita, partendo da ciò che lo accomunava alla loro cultura e al comune sentire dell'uomo di tutti i tempi.
Non ci vuole tanto ad arrendersi all'evidenza che non ci siamo creati da soli e che c'è Qualcuno o qualcosa che ci sovrasta che non conosciamo.
Ad Atene c'era un altare con un'iscrizione " Al dio ignoto " e da lì parte Paolo perché, se i Greci non conoscono Dio, Lui sì e vuole comunicare a tutti la sua straordinaria scoperta della vera identità di Dio.
Cristo, come abbiamo letto ieri, festa degli apostoli Filippo e Giacomo nella lettera a Corinzi (1 Cor 15,8) apparve agli apostoli prima e poi a lui come ad un aborto.
Lo scopo di Paolo quindi è annunciare Cristo morto e risorto.
Ma la reazione degli Ateniesi è pressappoco quella di tanti, troppi cristiani che, pur credendo in Dio, ignorano o non tengono in alcuna considerazione Gesù Cristo, ritenendolo un optional non necessario alla fede.
Anche io un tempo pensavo così, perché non è che ci voglia una grande intelligenza per credere in Dio, ma per accettare, ammettere, accogliere il Dio di Gesù Cristo, il Dio incarnato morto e risorto per noi è dono dello Spirito.
Per 56 anni ho cercato lontano un Dio vicino, che non riconoscevo perché di Lui mi ero fatta un'idea sbagliata.
"Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso"(Gv 16,12) dice Gesù. Ed è tremendamente vero.
Ci sono cose che non possiamo capire se non dopo aver fatto esperienza dei nostri limiti e della nostra presunzione di poter sapere, capire, comprendere, ottenere tutto e subito.
Ringrazio il Signore che mi ha dato l'opportunità di verificare quanto fossero fallaci le vie dell'intelligenza, della scienza, dell'autosufficienza, lo ringrazio perché attraverso i ricalcoli dolorosi della mia vita mi ha portato a fermarmi e a contemplare la croce.

domenica 21 maggio 2017

La dimora di Dio

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. (Gv 14,21)

Quando pensiamo alla messa, alla preghiera, all'obbedienza dei comandamenti eccetera, tutte cose che Gesù ci invita a fare e di cui la Chiesa si fa portavoce e ministra, pensiamo sempre di fare un piacere a Dio e non a noi.
Anche oggi, leggendo il vangelo, di primo acchito, ho pensato a come ci comportiamo noi nei confronti delle persone, specialmente di quelle a cui possiamo fare i ricatti del tipo: "Se mi ami devi fare quello che ti dico, se no significa che non mi vuoi bene".
Dicevo che questa mattina subito mi è scattata la molla della censura, della critica, perché sembra che Gesù si comporti come noi.
"Non è possibile, mi sono detta, altrimenti il cielo e la terra sono la stessa cosa e la religione è una menzogna.
Gesù ci inganna, facendoci questo discorso, mi dicevo, anche se poi come premio dell'osservanza dei suoi comandamenti c'è il fatto che Lui e il Padre verranno ad abitare presso di noi.
Anche questa possibilità di avere come eterni coinquilini, condomini, o familiari che dir si voglia, la Trinità, non so a quanti faccia gola, quanti la desiderano questa vicinanza.
Ieri il mio fisioterapista mi ha chiesto da dove cominciare a leggere la Bibbia e se gli davo o se avevo qualcosa da fargli leggere anche se aveva pensato di cercare su Internet.
Bella domanda mi sono detta, ma lui aveva fretta e voleva una risposta di cinque minuti.
Cinque minuti per una cosa così seria, così importante!
Solo lo Spirito Santo può fare di questi miracoli.
Così gli ho detto che o andava a Spirito Santo o… cominciasse a leggere il Vangelo.
Come se fosse facile!
Se gli capita una pagina come quella di oggi solo lo Spirito può convertirlo a continuare, a insistere, a chiedere!
Forse è questo ciò che dovevo dirgli.
Quando parla una persona dobbiamo prestare ascolto, che significa intanto fare silenzio e lasciare che le sue parole ci arrivino chiare e nitide, attraverso le orecchie, alla mente e al cuore.
Ma la cosa più importante, se da un lato è il silenzio, l'ascolto, l'accoglienza, non possiamo prescindere dal fermarci prima di tutto sull'identità del nostro interlocutore.
Chi ci sta parlando?
Se è nostra moglie/marito, madre, fratello eccetera non è detto che quello che vuole noi facciamo sia giusto, perché i ricatti d'amore sono i più frequenti.
Quindi si deve partire da un atto di fede.
Chi è Gesù? È veramente il figlio di Dio?
L'identità di Gesù non è che può essere dimostrata con un discorso forbito, ben articolato, pieno di riferimenti.
L'identità di Gesù la scopri se permetti che lui ti scopra, ti illumini.
Vale a dire che la cosa più semplice da fare è verificare se quello che dice ci fa stare bene.
Verificare che poi tutto quello che Lui ha detto e fatto lo lo ha testimoniato con la sua vita, è un argomento a favore.
Ma tutti i discorsi, le dimostrazioni cadono nel vuoto se lo Spirito del Signore non ci spiega, non ci illumina, non ci guida.
Oggi Gesù dice che verrà ad abitare con noi, se osserviamo i suoi comandamenti che poi è uno solo "amatevi come io vi ho amato" .
Non dice "amate me" ma "amatevi l'un l'altro", che la dice lunga sull'egoismo del Padreterno che dal nostro amore non è che ne ricavi maggiore autorità, gloria, potenza e chi più ne ha più ne metta.
L'amore serve a noi e non a Lui.
Così le messe, i Sacramenti in genere, la lettura della Parola, sono doni d'amore per noi, solo per noi.
Certe volte mi chiedo chi glielo ha fatto fare a creare, dare la vita ad un esercito di bugiardi, ingannatori, fedifraghi, menefreghisti... Con tutto quello che gli facciamo passare!
Così diciamo quando i figli ci fanno disperare.
Ma se diamo delle regole, certo sono per farli stare meglio, loro (un po' anche noi in verità, altrimenti ci distruggono la casa.
Le prime comunità cristiane erano un cuor solo e un'anima sola e li riconoscevano da come si amavano.
Penso alle nostre case di uomini, dove non c'è profumo di santità, dove si litiga, non ci si frequenta, si sta ognuno per conto proprio.
Certo che queste abitazioni dove siamo, dove ognuno parla una lingua diversa o vive in un mondo virtuale da un'altra parte, non profumano di Dio.
Dio verrà ad abitare in mezzo a noi, quando ci metteremo d'accordo, quando cuori batteranno all'unisono, quando non ci saranno da osservare comandi imposti dall'alto.
Lo Spirito suggerirà il pensare, il dire e l'agire.
Lo Spirito d'amore accorderà i cuori sì che non avremo bisogno di uscire di casa per celebrare la liturgia perché Dio è il tempio, l'amore è il tempio, vale a dire che Dio abita con noi quando l'amore circolerà senza ostacoli nelle nostre case.
È l'amore che rende visibile Dio, è l'amore che ci rende fecondi e felici, è l'amore che ci realizza pienamente.
La dimora di Dio è l'amore. L'amore è anche la nostra casa, è di casa se accoglieremo i consigli di Gesù e non gli legheremo le mani e non tapperemo la bocca alla voce dello Spirito.

martedì 16 maggio 2017

Tornerò



" Vado e tornerò tra voi"(Gv 14,28)

Non è semplice, facile, automatico, accettare le tue parole, senza provare un senso profondo di smarrimento, credere che tornerai, e pensare che adesso comincia un'altra attesa.
Ci avevi abituato in questi giorni successivi alla Pasqua ad incontrarti in ogni situazione, a lasciarci guidare dalle tue parole, a toccarti, vederti, mangiare con te.
Ci avevi abituati alla tua presenza che pensavamo che non ci sarebbe stata più tolta.

Camminavi con noi, percorrevi le nostre strade, ti facevi interprete dei nostri dubbi, rispondevi alle nostre aspettative.
Per noi che pensavamo fosse tutto finito con la tua crocifissione, con il fallimento della tua missione, è stato tanto bello che, quando ci siamo resi conto che ci sbagliavamo e che tu eri e sei vivo, abbiamo pensato che non saremmo rimasti più soli.
E ora te ne vai di nuovo, e ci chiedi un ulteriore atto di fede, te ne vai e ci lasci con tante domande sospese, tanti perchè.
Il tempo di Pasqua dovrebbe durare in eterno, non finire mai.
Invece dobbiamo aspettare ancora, quando pensavamo di essere arrivati.
Come ci accade nella vita quando le cose cambiano all'improvviso, quando meno te lo aspetti, quando i ricalcoli dolorosi cancellano le gioie faticosamente raggiunte, acquisite.
Tu Signore cambi ancora posizione e ci metti in difficoltà perchè dobbiamo continuare a muoverci a cercarti nella nostra quotidiana battaglia o piatta quotidianità.
Tu vuoi che ti cerchiamo Signore e non smettiamo mai di farlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici.
Ti nascondi per donarci la gioia di un incontro non scontato ma gravido di desiderio.
Penso a questa mia vita Signore ora e mi ldomando se sarebbe più bella più interessante, più viva, più piena se non avessi qualcuno da desiderare, a cui tendere, in cui sperare.
Nonostante il mio corpo viva fisicamente legato da lacci potenti, pure lo spirito lo sento libero e vitale, non condizionato da nulla che non sia l'ansia, l'attesa, la ricerca di te.
Per questo non voglio rattristarmi oggi che dici che te ne andrai.
Ci lasci la pace, ci dai la tua pace, cosa desiderare di più?
Forse ne abbiamo bisogno più di ogni cosa per superare la distanza che ci separa, lo smarrimento quando il cielo di chiude e tu più non ci parli come nel tempo del fidanzamento.
E poi la promessa di un ritorno definitivo.
Voglio crederti Signore e accogliere con gioia e gratitudine la tua pace.
Ne avrò sicuramente bisogno per il tempo di carestia.

lunedì 15 maggio 2017

Rimandi



"Chi ama me sarà amato dal Padre mio."(Gv14,21)

Le letture rimandano tutte a qualcuno che non vediamo, non sentiamo, che fisicamente non c'è.
C'è un prima e un dopo, una memoria che diventa garanzia e promessa di un dono più grande.
Ma Dio dov'è, dove trovarlo?
Invano cerchiamo di catturarlo, imprigionandolo nei nostri schemi mentali, usando categorie umane.
Quando però ancoriamo Dio ad un luogo e ad un tempo definito, quando lo incaselliamo in un comportamento, una modalità conosciuta e sperimentata, ci paralizziamo e siamo incapaci di vederlo operare qui e ora nella nostra banale, insignificante e ripetitiva quotidianità chiusa alle incursioni dello Spirito.
Lo Spirito soffia dove vuole e non sai da dove viene nè dove va.
Nessuno può ritenersi depositario della verità se non Gesù Cristo figlio di Dio, che rimanda al Padre che gliela rivela, come accade a coloro a cui Lui la voglia rivelare, come accade a Paolo che opera il miracolo sul paralitico ma non se ne prende la gloria, rimandando tutto a Qualcuno che è sopra di lui, più grande di lui.
Le letture di oggi sembrano tutte improntate a dei rimandi, vale a dire ci inducono a guardare oltre le persone, oltre lo spazio e il tempo. Tutte ci dicono che Dio è l'inafferrabile e lo vedi solo dopo che ha lasciato il segno del suo passaggio.
Straordinario questo Dio che non si lascia fotografare, che si manifesta nei modi più impensati, con modalità sempre diverse.
C'è allora da chiedersi come essere certi di averlo incontrato, come essere certi che è proprio lui quando ci accadono cose straordinarie, quando assistiamo al miracolo di guarigioni, di resurrezioni, e ad altri eventi inspiegabili per la scienza.
E come possiamo credere che Lui ci sia quando un terremoto sconvolge un paese, facendo migliaia di vittime, o quando un barcone affonda portandosi dietro centinaia di disperati, quando i suoi nemici imperversano e si accaniscono contro chi porta il suo nome?
Dio è lì è qui, è in ogni luogo, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, c'è sempre anche se non lo vedi.
Tanti non credono, perchè permette tragedie a cui assistiamo ogni giorno, non credono pechè Dio dovrebbe solo evitare la morte, la fame, la malattia, la sofferenza, ecc ecc.
Un dio a nostra immagine e somiglianza farebbe le cose certamente meglio di come le fa lui.
Mi viene in mente quanto male mi ha fatto vedere gli ulivi potati dalla cooperativa della "Caritas", a cui abbiamo dato gratuitamente in gestione la nostra terra, a cui non eravamo più in grado di provvedere.
Gli operai, povera gente che si deve inventare il mestiere, senza guida, invece di pensare ai frutti futuri hanno provveduto solo a far legna, tagliando i rami bassi e lasciando i fischioni alti infruttiferi.
Ma noi cosa avevamo fatto dell'oliveto?
In questi ultimi anni neanche la legna ci abbiamo preso.
Così ho ringraziato il Signore perchè era passato di lì, suscitando in noi il desiderio di dare a chi ne ha bisogno ciò che non ci serviva e offrendo la possibilità ad altri di ricavarne un beneficio.
Dio è in quegli ulivi smostrati, era in quelli carichi di frutti, era e sarà in ogni cosa che vive o che muore

Il Corpo di Cristo


Questo è il mio corpo (Mt 26,26)

Oggi ripenso alla messa alla quale ho partecipato ieri sera nella Chiesa di San Giovanni e San Benedetto , in un'adorabile baraonda, uno spaccato della vita di quella comunità, tutto in quello spazio benedetto dal Signore.
Ad officiare la messa don Massimo e don Andrea vice rettore del seminario, assistito dal diacono, dall'accolito, da tre seminaristi venuti per fare la loro testimonianza e da qualche chierichetto preso tra i bambini. Sull'altare trenta sedie per i bambini che oggi faranno la prima comunione ma anche tutto l'occorrente per il battesimo della piccola Erica.
La chiesa non era piena proprio perchè mancavano i bambini che oggi avrebbero festeggiato il loro incontro con Gesù, e i loro genitori.
Ai primi banchi gli scout, ma non tutti, perchè molti erano fuori della chiesa a vendere le piantine per la festa della mamma di oggi per autofinanziarsi e poi quelli che c'erano erano distratti da un continuo e convulso andirivieni dei grandi, compreso il sacerdote che è scomparso durante le letture della Parola di Dio.
Vicino avevo una mamma che si stringeva al petto il suo bambino bianchissimo, pelato e con la mascherina. Anche lei poi l'ho vista andarsene di corsa.
Gli invitati al battesimo della piccola Erica si distinguevano per i vestiti eleganti, velati, o troppo lunghi o troppo corti.
I lupetti che mi stavano davanti, tra cui Emanuele, il mio nipotino/one continuava con il suo compagno a farsi gli scherzi.
Mio figlio vestito come un accattone, ma quella è la divisa scout come si riduce dopo un campo, accompagnava la celebrazione con il suono della chitarra e con i canti contravenendo in maniera vistosa alle raccomandazioni del seminarista che aveva chiesto solo canti liturgici.
Ma lui ci gode a fare i dispetti, ci ha sempre goduto da quando era piccolo. Io cercavo invano Monia la moglie e Giovanni l'altro mio nipote più grande perchè, nonostante mi abitino di fronte non li vedo mai.
Per questo mi trovavo a quella messa. Giovanni poi ho saputo che era a fare attività fuori e lei, responsabile dei grandi, è arrivata a messa quasi finita con la faccia stravolta.
C'era tutto che non quadrava in quella celebrazione, nonostante il vangelo esordisse con le parole di Gesù" Non sia turbato il vostro cuore" la terza volta questa settimana.
Mi sembravano tutti turbati in verità ad eccezione del gruppo degli invitati al Battesimo, mamma, papà, padrini e nonni e fotografi, zii e zie e qualche amico.
Io con la sedia a rotelle guardavo quell'angolo di mondo confuso e mi interrogavo.
Il viavai delle persone è diventato sempre più convulso davanti a me che ero nelle prime file tra i capi scout, animatori della messa, per vederci meglio.
Pensavo che avere figli che ti abitano di fronte non ti assicura la loro presenza nè tu puoi più facilmente entrare nelle loro storie.
Devi decidere di andare a trovarli nel luogo dove fanno servizio, nella chiesa di pietre vive innestata a Cristo.
Si sa che quando fai una casa i mattoni non sempre combaciano alla perfezione ma se hai fatto bene le fondamenta la casa non crolla.
Così quando don Massimo ha detto " Questo è il mio corpo" con le lacrime agli occhi, sollevando l'ostia, ho guardato questo spaccato di umanità e ho pensato alle parole di Gesù" Non sia turbato il vostro cuore."
Era morto poco prima dellinizio della messa, un piccolo ospite di 9 anni dell'appartamento annesso alla chiesa, dove vengono accolte le famiglie con bambini malati o in difficoltà, mi aveva sussurrato all'orecchio mio figlio.
A nove anni morire di leucemia è un colpo al cuore, specie se di quel bimbo si prende cura l'intera comunità.
Tanti forse ne ha il bimbo con la mascherina che la mamma teneva stretto al cuore...
Pensavo all'applauso dopo il battesimo della piccola Erica quando don Massimo l'ha sollevata in alto per mostrarcela con il suo nuovo immacolato vestitino bianco che lui le aveva messo .
Morte e vita si sono intrecciate in questa celebrazione eucaristica dove abbiamo annunciato la morte del Signore e proclamato la sua resurrezione in attesa dalla sua venuta.
" Non sia turbato il vostro cuore" ..così cominciava il Vangelo

venerdì 12 maggio 2017

Una sedia per Gesù

"Non sia turbato il vostro cuore" (Gv14,1)

Della Parola di oggi ciò che mi toglie ogni turbamento è la certezza che Dio ci ha fatto conoscere la via per tornare definitivamente a casa, la Sua casa, la nostra casa.
"Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato" parole, come recita il Salmo, che sento rivolte a me, in quanto per grazia ho ricevuto il Battesimo e ne godo i frutti con gioia, con gratitudine con sempre nuovo stupore per i doni che da esso scaturiscono.

Il Battesimo ci ha immerso nell'acqua e nel sangue sgorgati dal costato di Cristo, ci ha risuscitati, ci ha dato il nutrimento per non morire, per essere eterni.
Gesù è andato a prepararci un posto e non dobbiamo essere turbati della sua ascesa al cielo.
Ma quel posto noi già lo occupiamo, l'abbiamo da sempre occupato nel cuore di Dio.
Di cosa dobbiamo avere paura?
Non è tanto Dio che deve prepararci un posto, (é morto per questo) quanto noi che, se non gli facciamo spazio, gli impediamo di entrare.
Il mio nipotino era ossessionato dal fatto che voleva trovare Gesù e gli venne in mente che forse lo avrebbe incontrato se gli avesse preparato un posto.
Dapprima fu folgorato dall'idea che bastasse una sedia vuota per far sedere Gesù, quando mangiavano, poi ci sarebbe entrato anche in macchina, stringendosi un po', quando andava fuori , una sedia nella sua camera, per averlo vicino la notte.
Ma la camera a malapena conteneva i due lettini, il suo e quello di Emanuele, dove mettere la sedia?
Così pensò che bastava fargli spazio nel letto e abbracciarselo sotto le lenzuola.
Prendiamo esempio dai bambini per abbracciare nostro Signore, preparandogli un posto nel nostro cuore ingombro da tanti pensieri inutili e dannosi
http://lepronte.blogspot.it/search?q=una+sedia+per+Ges%C3%B9

giovedì 11 maggio 2017

Dio e la storia

" Dio inviò come salvatore per Israele Gesù"
(At 13,23)


Israele sono io, Israele siamo tutti noi per chi non avesse capito.
La cosa che mi colpì, quando partecipai la prima volta ad un incontro di preghiera dove veniva letta la Parola di Dio, è che si parlava di me, che il testo non stava raccontando una storia a me estranea, un evento con cui io non avevo nulla a che fare, ma ero io la persona di cui Dio si prendeva cura.

Una scoperta che dopo un primo e naturale turbamento mi riempì di gioia perchè finalmente avevo trovato l'interlocutore giusto con cui riflettere su tutto ciò che mi era capitato di bello e di brutto nella vita, sul senso da dare ai tanti ricalcoli, cambiamenti di rotta, inversioni di marcia .
La gente che incontriamo va di fretta e in genere è sempre arrabbiata.
Chi avrebbe avuto la pazienza e la voglia e il tempo di fermarsi con me per illuminare la mia notte?
Ci sentiamo sempre più soli in questo mondo confuso e convulso, mondo sinistrato e capovolto, mondo senza più punti di riferimento.
E ne abbiamo bisogno, Dio sa quanto, di fermarci e raccontarci la storia.
Quando Giovanni era piccolo, prima di addormentarsi avevamo preso l'abitudine di raccontarci una storia "vera" una io e una lui.
Il gioco gli piacque anche perchè io, non conoscendo le favole che nessuno mi aveva mai raccontato, conoscevo la storia mia, della mia famiglia e la storia di Gesù.
Storie vincenti se quelle che mi riguardavano le lasciavo illuminare dalla luce di Cristo.
Così spinta dalla necessità di far addormentare un bambino e prendermi cura di lui, quel gioco divenne un'arma potente per riconciliarmi con la mia storia e guardarla con occhi nuovi.
Così cominciò il nostro dire grazie a Dio ogni volta che trovavamo un parcheggio, spuntava il sole o appariva la luna, un grazie quando il televisore che lui voleva scalare per miracolo non lo travolse, grazie a Dio per tutto anche per le formiche che puntualmente ai primi caldi invadevano il terrazzo.
Riconciliarsi con la propria storia fu il tema più appassionante che mi coinvolse in un ritiro con don Cristiano.
Una storia che al posto dei se ( le cose fossero andate in un altro modo) porta a dire "grazie!" per tutto, anche per ciò che avevi bannato.
Dio fa la storia con noi, non ha smesso di lavorare, non si è messo in pensione dopo averci creato.
Dio come ogni genitore responsabile, non si ferma dopo averci messo al mondo.
Il lavoro più duro comincia dopo il primo vagito.
Per non parlare dei nonni.
Mio padre si chiedeva dove trovava il tempo per fare tutto quello che faceva prima di andare in pensione.
Quando le forze ci stanno abbandonando siamo chiamati a fare di più, a spenderci di più per i libri di carne su cui dobbiamo rileggere il vangelo.
Certo che quello che ci succede non è che l'ombra dell'attività di Dio che di amore ne ha da vendere e si è speso fino a morire per noi, prima ancora che glielo chiedessimo

mercoledì 10 maggio 2017

ITE MISSA EST

"Non sono venuto per condannare, ma per salvare il mondo"(Gv12,47)

Della parola di oggi mi ha colpito quell'essere mandato di Gesù da parte del Padre, ma anche quell'essere mandati di Saulo e Barnaba da parte dello Spirito Santo lontano dalla comunità di Antiochia, dove per la prima volta furono chiamati cristiani quelli che nel nome di Cristo formavano un cuor solo e un'anima sola.
La chiesa si espande, sul sangue di Stefano germoglia e cresce nei luoghi dove i primi cristiani sono costretti a rifugiarsi per evitare la persecuzione che toccò al Cristo, nostro Signore.

E' una chiesa in uscita quella che ci si presenta, una chiesa che non appena prende coscienza della propria identità, sente insopprimibile il desiderio di portare l'annuncio ai lontani.
Il primo ad uscire è stato Cristo, uscire dal caldo e sicuro rifugio della sua famiglia d'origine, uscire per gettare il seme di vita nuova nella terra inaridita e incolta del cuore dell'uomo.
Un seme frutto di una morte, la prima, quella di Dio fatto uomo e poi di tutti quelli che hanno accolto la Sua Parola.
La chiesa è fatta di mandati disposti a morire a se stessi, a lasciare tutto per mettersi alla sequela di Cristo.
I mandati non sono i migliori, i più intelligenti, i più bravi, i più colti, i più sani ecc ecc.
Si può essere mandati anche stando ancorati ad una sedia o ad un letto.
Il compito è quello che ci viene dato dal sacerdote ad ogni eucaristia.
"Ite missa est"
Andate a portare al mondo le cose che vi sono state consegnate.( Letteralmente:" Le cose sono state consegnate".)
Ma cosa ci viene consegnato nell'Eucaristia?
Prima di tutto la parola di Dio che è parola di vita.
Non dobbiamo portare le nostre parole al mondo, ma le Sue, quelle che Dio ci dice in ogni messa.
E poi ? Il corpo di Cristo che ci viene dato tra le mani e di cui ci nutriamo, il corpo sofferente della chiesa che ha bisogno di chi ha messo nel calice dell'offertorio un pezzetto o tutto di se'.
"Vuoi le mie mani?...
Vuoi i miei occhi?
Vuoi il mio tempo?.''...
Vuoi le mie lacrime?''..
Mentre passa il sacrestano per fare la questua ognuno con quel piccolo o grande obolo mette la sua moneta di carne, il suo tempo, la sua vita, perchè Dio la benedica e la trasformi in cibo per le folle affamate del mondo.
Un esercito di mandati, pieni della potenza dello Spirito può cambiare il mondo, come lo cambiarono i primi cristiani senza altri mezzi che non fosse il Suo aiuto.
Perchè oggi si fa tanta fatica a fare quello che fecero le prime comunità cristiane?
Forse perchè non sentiamo il bisogno di essere salvati o non crediamo che, se Dio benedice i nostri pochi pani raffermi e i nostri pesci non freschi di giornata, possiamo fare grandi cose per lui ed essere lievito per la Sua CHIESA.
Impariamo a vivere eucarisicamente presentando al Signore quel poco che abbiamo, chiedendo a Lui di benedirlo, per renderci capaci di benedizione e di liberazione per tanti nostri fratelli.

martedì 9 maggio 2017

L'EMORROISSA

Antonietta ripercorre nel suo diario la malattia che ha accompagnato la sua vita. Il giro da un medico all’altro, da uno specialista all’altro, da un ospedale all’altro. Come scrive padre Carlo Colonna nella presentazione del libro, “lo stile letterario è fine, rende bene le molteplici situazioni di vita che Antonietta ha attraversato, veicolando con efficacia le sue osservazioni umane e psicologiche. È scorrevole e rende attraente la lettura. Il testo parla alla vita di tutti, perché chi più chi meno, prima o poi, tutti si trovano ad attraversare situazioni simili. La conclusione del libro, che corrisponde all’inizio di una nuova vita nella fede, ci fa comprendere la soluzione e il senso della sua esperienza: l’incontro vivo con Dio, illumina tutto il suo diario, che diventa una testimonianza data a Dio più che a sé stessa”.

La Feltrinelli: L'emorroissa di Antonietta Milella.

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venerdì 5 maggio 2017

Segni



"Molti credettero nel Signore" (At 9,42)

Queste parole sono dette a commento e conclusione del racconto, negli Atti degli apostoli, della guarigione di un paralitico e di una resurrezione ad opera di Pietro.
Abbiamo bisogno di miracoli per credere, ma continuiamo a cercarli in fatti straordinari, che la scienza, la ragione non riesce a spiegare.
Gli Atti degli apostoli sono stati scritti perchè fosse evidente che Gesù non mentiva quando parlava dello Spirito Santo attraverso il quale avrebbe comunicato ai suoi discepoli se stesso, la sua natura, i suoi poteri.
Questa esprienza di fede è donata a tutti attraverso il Battesimo ma bisogna crederci e a quanto pare sono pochi, pochissimi quelli che credono che Gesù continua attraverso i sacramenti ad operare miracoli nella storia nostra e in quella delle persone con le quali veniamo in contatto.
Gesù ci ha donato il suo corpo morendo in croce per i nostri peccati, ma continua a farlo attraverso l'eucaristia che ci fa diventare con Lui una cosa sola, carne della sua carne ossa delle sue ossa.
Gesù doveva però salire al cielo perchè lo Spirito di vita, scendesse sulla chiesa e la rendesse capace di parlare ed agire nel suo nome e ottenere gli stessi effetti della Sua predicazione trasformandoci in testimoni credibili del Dio invisibile.
"Chi è l'uomo perchè te ne curi, il figlio dell'uomo perchè te ne ricordi, eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi" recita un Salmo.
Ma con Cristo siamo diventati più degli angeli, perchè siamo come Lui, figli di un unico Padre, fratelli in Gesù.
Carne e Spirito connotano la natura di Cristo e la nostra. Non possiamo prescindere da questa verità che ci accomuna a Dio.
La carne è debole, la carne è per noi fonte di ogni preoccupazione, perchè con l'esperienza vediamo che è destinata a morire in un progressivo processo di involuzione, per quanti sforzi facciamo per rallentane la corsa.
Gesù si pone come pane di vita prima di morire, pane che diventa corpo e carne nell'istituzione dell'Eucaristia.
Se guardiamo ai nostri bisogni sembrerebbe che del corpo e del sangue di Cristo non sappiamo che farcene, visto che le nostre preoccupazioni sono legate a ciò che vediamo, a ciò che ci serve oggi, ciò che ci esonera dalle morti a cui la vita ci chiama, che non sono poche.
Gesù ci dà il suo corpo con i segni della passione, un corpo glorioso, risuscitato, ci dà un corpo su cui lo Spirito ha soffiato la vita, in una nuova creazione.
Di cosa abbiamo paura? Cosa ci può turbare se Dio, re dell'universo ci vuole dare attraverso il Figlio, se stesso, tutto se stesso, carne e spirito perchè Gesù è vero Dio e vero uomo e come tale può vivificare la nostra carne, può dare vita eterna al nostro corpo fatto di terra?
Non voglio scandalizzarmi delle parole di Gesù ma accoglierle e mediarle nella mia preghiera mattutina per rendergli grazie e chiedergli di non permettere mai che mi separi da Lui, perchè solo con Lui questo corpo mortale potrà vivere la gioia di essere dono per Lui e per tutti quelli a cui Lui vorrà portarmi.

martedì 2 maggio 2017

Il segno



" Vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio" ( At 7,55)

Il segno si trasforma in esperienza di te Signore, esperienza di vita, di verità, di amore.
Stefano per vedere la tua gloria affrontò il martirio, non arretrò davanti ai suoi persecutori ma pieno di Spirito Santo lo effuse su quanti assistevano alla sua glorificazione.
Saulo, il più accanito nemico della Chiesa fondata dal sacrificio di Cristo fu quello che più di tutti beneficiò di quel segno tanto da prenderne il testimone e fare cose più grandi di lui.

Anche se non è giusto fare delle graduatorie, certo che è avvenuto ciò che Gesù aveva preannunciato: " Farete cose più grandi di me. Nel mio nome scaccerete i demoni, guarirete gli infermi..."
Credere al segno, credere ai segni sembra cosa da pazzi, addirittura impossibile.
La nostra fede si basa sui segni perchè Gesù nessuno l'ha mai visto, nè Dio nè lo Spirito Santo.
Come si spiega che tanta gente creda senza vedere e toccare il Risorto?
Come è possibile che questo accada quando tutto il mondo si sta specializzando in tecnologie le più avanzate per scandagliare gli abissi del cielo, del mare, della materia?
Il desiderio di conoscere tutto ciò in cui siamo immersi è grande almeno da parte di tanti studiosi, scienziati; cerchiamo lontano ciò che è vicino, tanto vicino da farci smarrire per lo stupore.
La nostra vita è cosparsa di segni e forse è la cosa più interessante che ce la fa amare sopra ogni cosa.
Vivere cercando il senso, il significato di ciò che ci accade, di ciò che ci circonda è prolungare la vita all'infinito. Perchè anche la morte è un segno che rimanda a qualcosa di altro che solo chi si mette in ascolto, in ricerca vede sente, tocca.
E' straordinario come Dio non abbia bisogno di dimostrazioni, di teoremi, di libri stampati, perchè lo scopri ogni giorno nel respiro che ti riempie di aria i polmoni, nel battito discreto e sommesso del cuore, nell'anelito al nuovo che ogni giorno ti schiude alla vita.

Grazie Signore di tutti i segni di cui hai cosparso la mia vita, segni che mi hanno portato a cercare te a incontrare te a innamorarmi di te.
Grazie del tempo e delle occasioni che mi hai dato per fermarmi e accorgermi di ciò che stavo calpestando, dei fiori di cui avevi cosparso il mio cammino.
Grazie per gli occhi del cuore che mi hanno permesso di vedere ciò che non vedevo, grazie della mia storia donata con annesse tante schegge di luce, di pace, di gioia, di stupore, di vita vera.
Grazie perchè sei il pane di vita eterna, un pane che non si consuma, un cibo che sazia e che fa stare bene, un dono che rinnovi ogni giorno senza che te lo chiediamo.
Signore cosa dirti di più se non che il mio cuore esplode di gioia all'ombra delle tue ali?
Sono certa di contemplare il Signore nella terra dei viventi.
Gioisci ed esulta perchè il tuo Creatore ti vuole sposare.

lunedì 1 maggio 2017

Il servizio

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(Mt 13,55 ) Non è egli forse il figlio del carpentiere?

Il mese di maggio dedicato a Maria, casalinga a tutti gli effetti, comincia con la celebrazione della festa di San Giuseppe, lavoratore.
Mio padre, ferroviere, quando andava al lavoro, diceva che andava in servizio, esprimendo la verità di quello che

andava a fare.
Quando tornava, mia madre, che faceva la maestra elementare, gli faceva trovare pronto e si prendeva cura di lui. Per lei il servizio non finiva mai, ma anche per mio padre che di volta in volta si improvvisava idraulico, elettricista, muratore, facchino, falegname, ragioniere ecc ecc. 
Lavoro e servizio erano facce della stessa medaglia nella mia famiglia d'origine e in tante altre famiglie dei tempi passati.

La liturgia odierna ci parla della meraviglia e dell'incredulità della gente che non riusciva a capacitarsi come il figlio di un carpentiere, senza avere studiato, riuscisse a spiegare le scritture, compito dello scriba e a fare miracoli.Vale a dire a fare un mestiere diverso da quello che aveva imparato nella bottega di suo padre. 
Ma quando uno lavora per servire Dio nei fratelli, non rimane mai senza lavoro e riesce anche a fare i miracoli.
Come Gesù, come San Giuseppe, come la Madonna.

domenica 30 aprile 2017

CON E NON CONTRO



Oggi il mio nipotino-one di 11anni è andato accompagnato dai genitori e dal fratello maggiore all'Aquila per un raduno di rugby.Vale a dire che giocano tutta la mattina con la o le squadre convocate e poi mangiano e fanno festa insieme. 

L'Aquila non è a due passi da noi e l'evento mi è sembrato importante.
Ho chiesto ad Emanuele contro quale squadra avrebbe giocato. Mi ha risposto meravigliato" Non ho la più pallida idea. Basta che gioco!"
Straordinari questi bambini che ti insegnano come devi vivere, non contro ma con.
Vi pare poco?

Emmaus




Nessun testo alternativo automatico disponibile.

"Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro " (Lc 24,15)
Quando le parole non bastano, specialmente quelle scritte dalla tua mano, quando non basta che sei venuto a spiegarcele con la tua vita e a testimoniarne la verità con la tua morte, quando non basta tutto questo per riconoscerti nel compagno di viaggio che parla con noi , quando siamo tristi e smarriti perché pensiamo che te ne sei andato per sempre, nella maniera più atroce, triste e dolorosa e ci hai lasciati irrimediabilmente soli, senza speranza, ti prego, fermati a mangiare con noi.

La sera , il buio fa più paura, se tu non ci sei, rimani con noi, riposati un po’ , prima di riprendere il viaggio attraverso le strade del mondo.

Signore, resta con noi che non ancora riusciamo a capirti, non ancora riusciamo a capacitarci che sei andato a morire. Signore, resta con noi ancora un poco, forse il miracolo di vederti risorto anche noi potremo vederlo, se ci aprirai gli occhi al tuo folgorante mistero.

Torna a spezzare quel pane che la sera prima di morire distribuisti ai tuoi discepoli , invitandoli a fare altrettanto, in memoria di te, perché tutti ne avessimo sempre, 

Fatti conoscere nella quotidianità di un gesto così tanto familiare, non capito, dimenticato, quando solennemente lo benedicesti, perchè non rimanessimo mai senza di te, mai ci sentissimo soli, mai pensassimo che te ne eri andato per sempre.
Ti voglio incontrare, Signore nel pane spezzato, un gesto che non abbiamo capito abbastanza, ti vogliamo, Signore, riconoscere nella semplicità di ciò che tu hai trasformato in segno indelebile di Te che sei il Cristo morto e risorto per noi.
Vogliamo, Signore, incontrarti e abbracciati per sempre, sicuri che non te ne andrai, convinti che quand'anche fosse, hai dato ai tuoi ministri il potere di renderti vivo e presente nell'Eucaristia.
A torto abbiamo pensato che ci avevi illusi, dicendo che saresti stato sempre con noi, sbagliavamo quando ti abbiamo visto morire e non abbiamo creduto che saresti risorto , invano ti stavamo cercando senza guardarti nel volto, senza ascoltare parole che ci avrebbero dato speranza.
Ma ora che il pane é stato spezzato, ora sì che ho capito e ho gioito, perché a tutto tu avevi pensato prima di tornare dal Padre, trasformandoti in cibo e bevanda perenne, per quelli che avevano fame e sete di Te.
Grazie Signore perché ora so che tu sei risorto davvero e per sempre. Grazie, perché ora so dove trovarti.

venerdì 28 aprile 2017

Dio è amore



" Vide che una grande folla veniva da Lui"(Gv 6,5)

E' una folla di affamati quella che ti cerca Signore, una folla di storpi, ciechi, sordi, muti, assetati di senso, una folla che cerca in te la vita, la guarigione dalle malattie, la soluzione ai propri problemi, la risposta alle più segrete domande.
Mi chiedo quanti siano consapevoli di cercarti, quando imboccano strade sbagliate, quando s'illudono che tu sei nella soddisfazione di ogni esigenza umana.
Nel passo del vangelo di oggi tu inviti la folla che ti inseguiva, per i miracoli che facevi, per le parole che dicevi, a fermarsi e a sedersi.

Ti cerchiamo correndo, non accorgendoci dei segni che tu lasci sul nostro percorso ordinario, feriale.
Abbiamo tutti fretta di arrivare alla fine, di un viaggio, di una giornata, di un compito, di una degenza, dell'inverno, del vento, della pioggia.
Siamo tutti ansiosi di arrivare a strappare il trofeo che ci si distrugge tra le mani non appena lo abbiamo conquistato.

Fu la malattia che mi costrinse a fermarmi 43 anni fa, una malattia che all'inizio mi immobilizzò completamente, ma poi mi permise di stare in piedi e di muovere qualche passo con molta fatica.
Non c'erano allora i deambulatori con annessa una sedia, per cui all'inizio m'inventai una soluzione di compromesso: trovai per miracolo o meglio per grazia un bastone da cui usciva un piccolissimo seggiolino, quando mi spostavo ed ero costretta a stare in piedi più del dovuto.
Lo comprai per aspettare l'ascensore quando alle 7 del mattino andavo ad assistere papà all'ospedale.
Quella piccolissima sedia trasformò la mia vita di relazione, perchè ogni incontro diventò uno scambio di esperienze, uno scambio di vita, perchè io mi dovevo sedere anche solo per dire buongiorno.
Quando entrai in quella che poi seppi era la mia parrocchia non lo feci perchè cercavo te Signore, che non conoscevo, ma una sedia e un riparo alle 7 del mattino nella speranza che qualcuno mi parlasse dopo l'isolamento a cui fui condannata per la messa a riposo anticipata.
Fu proprio quella sedia che mi permise di assaporare la tua parola proclamata dalle persone lì convenute per le lodi del mattino.
Quella parola mi colpì a tal punto che desiderai ardentemente tornare per sapere chi aveva scritto ciò che le mie orecchie avevano sentito e che mi aveva comunicato tanta pace e speranza e gioia.

Ti voglio ringraziare Signore per tutte le esperienze che attraverso questo handicap mi hanno aiutato a crescere nella conoscenza di te, del tuo disegno d'amore, per tutti quelli a cui ho potuto trasmettere forza coraggio fede in te che rendevi forti i miei piedi come quelli delle cerve, per il sorriso che sono riuscita a trasmettere anche quando il dolore mi massacrava, perchè tu sei la mia luce, la mia pace, tu continui a saziarmi con il tuo pane di vita.
Grazie Maria devotissima ancella, mite e umile a servizio della nostra eterna felicità, perchè siamo tuoi figli, figli di un unico Padre, fratelli in Gesù.

giovedì 27 aprile 2017

Testimonianza


Meditazioni sulla liturgia di giovedì
della seconda settimana di Pasqua

"Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo " (At 5,32)

Gesù è risorto e abbiamo per questo festeggiato la Pasqua.
L'hanno fatto anche quelli che non credono, ma hanno fatto festa, senza il festeggiato.
Capita spesso, quando siamo invitati ad una cena o ad un pranzo, di ignorare le persone, intenti solo a godere di quello che gratuitamente ci viene offerto.
Gesù per farsi riconoscere non ha usato gli stessi strumenti, non ha seguito una modalità standard per tutti.
A Giovanni bastò vedere il sepolcro vuoto e i teli piegati per credere. " Vide e credette".
Alla Maddalena servì sentirsi chiamata per nome, ai discepoli di Emmaus servì rileggere la storia alla luce di Cristo, lo sconosciuto personaggio che, dopo essersi fatto loro compagno di viaggio, nel pane spezzato e condiviso si fece riconoscere.
Agli apostoli che si erano affaticati invano dopo una notte di pesca infruttuosa si aprirono gli occhi dopo aver visto il miracolo dell'ascolto della Sua Parola.
E poi Tommaso, grande Tommaso, che volle vedere le piaghe di Cristo, metterci il dito.
Non siamo tutti uguali quindi e ad ognuno Dio riserva un modo speciale, diverso, unico per rivelarsi.
Il denominatore comune di quanti hanno incontrato Gesù è la percezione che ti manca qualcosa, che non sei soddisfatto di quello che ti accade, che vedi il tuo limite e cerchi qualcuno o qualcosa che lo possa colmare.
I testimoni quindi sono quelli a cui manca qualcosa e che con cuore sincero lo cercano non in se stessi ma in un Tu che li rianimi, li rialzi, gli si faccia compagno, amico sposo.
In ognuno c'è la nostalgia di infinito, di eterno, di incorruttibile, di uno e distinto, di comunione, di amore vero, totale, assoluto.
Quando la nostra autosufficienza ci abbandona, quando ci rendiamo conto che non bastiamo a noi stessi, quando la vita ci chiama a riconsegnare i beni che credevamo scontati è il momento favorevole per incontrare il Signore, toccare le sue piaghe e riconoscerlo.morte
E' il momento della resurrezione, la nostra, che è un evento non perduto nel tempo, una favola per poveri gonzi, ignoranti che si lasciano abbindolare facilmente.
A testimoniare che Gesù è risorto è la nostra resurrezione che avviene quando la croce diventa il nostro comune bagaglio, nostro e di Cristo.
Dio nessuno l'ha mai visto, ma lo Spirito di Dio effuso sulla Chiesa ci permette di vederlo con gli occhi del Figlio, di ascoltarlo con le orecchie el Figlio, di servirlo con il corpo del Figlio.
Grande è questo mistero, ma se noi moriamo con Lui, con Lui risorgeremo.
E' questa la nostra speranza, è questa la nostra certezza, è questa la fede che ogni giorno ci fa rialzare e affrontare la vita con la forza prorompente di un Dio che ha tanto amato il mondo da metterci il Suo corpo tra le mani.

mercoledì 26 aprile 2017

Vigilanza


Meditazioni sulla liturgia di mercoledì 
della seconda settimana di Pasqua

" Siate sobri, vegliate" ( 1 Pt 5, 8)

"Il vostro nemico, il diavolo,come leone ruggente va in giro cercando chi divorare".
La vita del cristiano è tutt'altro che semplice.
Don Gino, all'inizio di questo cammino mi aveva avvertito, diffidandomi dal pregare troppo, perchè il demonio attacca chi non gli appartiene.
Allora non capii, ma oggi posso dire con tutta sincerità che, se noi siamo del mondo apparteniamo al mondo e non dobbiamo temere i suoi attacchi, ma se siamo di Dio, la nostra vita è segnata dalla lotta con il serpente, una continua agonia per conquistare il trofeo della grazia.
Certo che questo non è un argomento convincente per la maggior parte delle persone che non guardano al di là del proprio naso e cercano la soddisfazione della carne qui su questa terra, perchè il dopo dicono che non gli interessa.
Anche io pensavo che era importante trovare una formula, una ricetta, una religione, una filosofia che mi garantisse qui su questa terra la vita buona, la serenità e la pace.
Non ho mai pensato che questa vita potesse trasformarsi in una serie di successi e di appagamenti dell'io senza sbocchi duraturi, anzi, proprio perchè avevo notato che c'erano eventi imponderabili a cui dovevamo fare fronte, era necessario trovare il modo come affrontarli senza morire.
Cercavo qualcosa che mi togliesse l'ansia e la paura e mi desse pace e serenità nella bufera.
Ringrazio Dio che non si è stancato di aspettare per consegnarmi il dono che aveva in serbo per me.
Il dono mi si è trasformato strada facendo, man mano che le esperienze della vita mi hanno fatto sperimentare la verità e l'efficacia del Vangelo.
Giovanni, il mio nipotino, continua a chiamare magia ciò che gratuitamente gli viene dato, e non si è meritato per le sue buone azioni.
Paradossalmente i più perseguitati, i più tribolati sono proprio i difensori della fede, gli annunciatori della buona novella.
Sappiamo infatti quale fu la vita dei santi, la sorte dei martiri.
Niente che possa attrarre. Eppure io sono certa che questa è l'unica scala che porta in paradiso.
La vita è diventata sempre più difficile, avara di gioie, di soddisfazioni umane, la lotta infuria e io mi sento attaccata da tutte le parti.
Ma il mio aiuto è nel Signore, egli mi ha liberato.Ogni giorno dal cielo fa scendere l'arcobaleno, rinnovando l'alleanza con il suo consacrato.
Io benedico il Signore che tiene salde le mie ginocchia e mi fa avanzare sulle alture senza paura...
Non inciampa il mio piede, non potrò vacillare.
La sua è una roccia eterna, su di essa ho costruito la mia casa.

Andate via ingannatori e violenti, state lontano serpenti velenosi e belve affamate, qui c'è Dio, il Signore che mi ha preso tra le sue braccia e mi ha sottratto alla grinfie dei miei persecutori.
Mi ha portato in terra piana, mi ha fatto pascolare su prati erbosi, mi ha dato un luogo di delizie dove poter riposare.
Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il suo nome, benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benefici." Siate sobri, vegliate" ( 1 Pt 5, 8)

"Il vostro nemico, il diavolo,come leone ruggente va in giro cercando chi divorare".
La vita del cristiano è tutt'altro che semplice.
Don Gino, all'inizio di questo cammino mi aveva avvertito, diffidandonmi dal pregare troppo, perchè il demonio attacca chi non gli appartiene.
Allora non capii, ma oggi posso dire con tutta sincerità che, se noi siamo del mondo apparteniamo al mondo e non dobbiamo temere i suoi attacchi, ma se siamo di Dio, la nostra vita è segnata dalla lotta con il serpente, una continua agonia per conquistare il trofeo della grazia.
Certo che questo non è un argomento convincente per la maggior parte delle persone che non guardano al di là del proprio naso e cercano la soddisfazione della carne qui su questa terra, perchè il dopo dicono che non gli interessa.
Anche io pensavo che era importante trovare una formula, una ricetta, una religione, una filosofia che mi garantisse qui su questa terra la vita buona, la serenità e la pace.
Non ho mai pensato che questa vita potesse trasformarsi in una serie di successi e di appagamenti dell'io senza sbocchi duraturi, anzi, proprio perchè avevo notato che c'erano eventi imponderabili a cui dovevamo fare fronte, era necessario trovare il modo come affrontarli senza morire.
Cercavo qualcosa che mi togliesse l'ansia e la paura e mi desse pace e serenità nella bufera.
Ringrazio Dio che non si è stancato di aspettare per consegnarmi il dono che aveva in serbo per me.
Il dono mi si è trasformato strada facendo, man mano che le esperienze della vita mi hanno fatto sperimentare la verità e l'efficacia del Vangelo.
Giovanni, il mio nipotino, continua a chiamare magia ciò che gratuitamente gli viene dato, e non si è meritato per le sue buone azioni.
Paradossalmente i più perseguitati, i più tribolati sono proprio i difensori della fede, gli annunciatori della buona novella.
Sappiamo infatti quale fu la vita dei santi, la sorte dei martiri.
Niente che possa attrarre. Eppure io sono certa che questa è l'unica scala che porta in paradiso.
La vita è diventata sempre più difficile, avara di gioie, di soddisfazioni umane, la lotta infuria e io mi sento attaccata da tutte le parti.
Ma il mio aiuto è nel Signore, egli mi ha liberato.Ogni giorno dal cielo fa scendere l'arcobaleno, rinnovando l'alleanza con il suo consacrato.
Io benedico il Signore che tiene salde le mie ginocchia e mi fa avanzare sulle alture senza paura...
Non inciampa il mio piede, non potrò vacillare.
La sua è una roccia eterna, su di essa ho costruito la mia casa.

Andate via ingannatori e violenti, state lontano serpenti velenosi e belve affamate, qui c'è Dio, il Signore che mi ha preso tra le sue braccia e mi ha sottratto alla grinfie dei miei persecutori.
Mi ha portato in terra piana, mi ha fatto pascolare su prati erbosi, mi ha dato un luogo di delizie dove poter riposare.
Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il suo nome, benedici il Signore anima mia non dimenticare tanti suoi benefici.