lunedì 12 giugno 2017

Scavare

"Egli ci consola in ogni nostra tribolazione"(2 Cor 1,4)

Oggi il Signore ci parla di consolazione, di beatitudini nel momento della prova, della lotta per testimoniarlo, nella dura e difficile professione di fede quando ci manca, quando non lo vediamo, non lo sentiamo, quando ci sentiamo abbandonati e soli.
La preghiera diventa lamento e poi grido, urlo verso il cielo che non si apre, rabbia repressa perchè ti senti abbandonato al tuo destino di morte senza averlo mai rinnegato neanche un minuto.
Ieri sera è successo che il dolore mi divorava e la preghiera smozzicata, a brandelli non riusciva ad elevarsi pura e incontaminata al cielo per toccare il Suo cuore di Padre.
Maria era con me, come lo è stata in tutti questi giorni di guerra senza quartiere, Maria di cui, Signore perdonami, sentivo l'impotenza di fronte a tanto male.
Ho soffocato la rabbia, la ribellione ripetendo giaculatorie, stringendo tra le mani il crocifisso del rosario.
Cosa non ho fatto per mantenermi salda nella fede in Colui che solo mi può salvare?
Lui sa, Lui vede, Lui conosce. Avrà pietà di me e mi consolerà, mi dicevo.
Sono qui che aspetto le sue consolazioni, aspetto la sua acqua che disseta e rigenera, aspetto la tregua di un dolore che non si misura, aspetto la liberazione da tutti i lacci che mi tengono incatenata.
Ho cercato, mentre ero nel tubo stretto della risonanza, più stretto di una bara, sconvolta dagli spasmi che dal collo si irradiavano sulle braccia ingabbiate in una posizione innaturale, di pensare che quel sacrificio non era inutile e che il Signore mi chiamava a rompere le sbarre della prigione, chiamando a raccolta tutti gli angeli e i santi del paradiso, con Maria al mio fianco.
Lotta titanica che ha sortito solo l'effetto di aprire un piccolo varco da cui non è uscito nessuno.
Fatica inutile? Non so. Ho pensato che forse dovevo scavare sottoterra, perchè il bambino che dovevo liberare era sotto le macerie, il mio bambino malato che dovevo abbracciare.
Le immagini erano quelle della liberazione con le unghie, con le mani, con la forza della disperazione, con la speranza di trovare ancora viva la piccola vittima.
Durante quell'ora che è durata secoli di vita cosa non ho fatto per liberare il prigioniero? Ma non è uscito nessuno dalla fossa che avevo scavato.
Mi sono riportata da quell'esperienza di estrema preghiera un dolore scrastrante che per tutta la notte mi ha fatto urlare e pregare, una preghiera a cui si è unito il mio sposo.
Mentre io rimanevo in silenzio, stremata dalla fatica, guardavo la sua mano che con dolcezza e con fede invocava la misericordia di Dio su di me, attraverso Maria.
Ripensavo a quante volte il letto ci ha diviso, in passato, ha aumentato le distanze, a quante volte Asmodeo aveva affondato i suoi strali.
Ma adesso che i nostri corpi si uniscono per pregare, anche quando, come ieri sera io sono rimasta in silenzio, mettendo il bavaglio alla mia rabbia, alla mia ribellione, il Signore ci ha stretto in un abbraccio di vita e ci ha fatto sperimentare la consolazione nella tribolazione.
Per essere beati bisogna essere tribolati.
La beatitudine tocca solo a quelli che hanno fame, hanno sete, piangono, cercano Dio, non si ribellano, non si nascondono dietro meriti che non hanno, la beatitudine è per noi, per me che questa mattina ho invocato il nome del Signore ed Egli mi ha risposto.
Il bambino è venuto alla luce e si è lasciato guardare, coccolare, amare.

domenica 11 giugno 2017

TERRA PROMESSA



Festa della ss. Trinità 



" Chi crede in Lui non è condannato"(Gv 3,18)

Nel mondo ci sono molte persone che dicono di credere in Dio, dandogli nomi diversi.
I Cristiani, pur non essendone consapevoli, credono nel Dio di Gesù Cristo, che è l'unico che lo conosce bene e lo ha visto e ci ha parlato e vive con Lui.
Non è differenza da poco credere in Dio e credere nel Dio di Gesù Cristo.
Il creato, le stelle, il sole, la luna, i fiori, il mare, i monti e gli alberi e il sorriso di un bimbo e l'abbraccio di due innamorati come un bel tramonto o la vicinanza amorevole di due vecchi che si tengono per mano ...
Quante cose belle il Signore Dio nostro ha messo sotto i nostri occhi che parlano di Lui!
Eppure non basta e non è bastato, tanto che molti profeti hanno parlato e continuano per Lui, per far conoscere al mondo quanto è grande il Suo amore per l'uomo, quanto è disposto a fare per noi.
Ma siamo un popolo di dura cervice ed è stato necessario che la Parola, il Verbo si incarnasse.
Gesù, Figlio di Dio, un uomo come noi, con i nostri limiti, con la sua vita ci ha mostrato il volto del Padre..
Ma non ci ha lasciati soli, orfani, quando se n'è andato, ascendendo al cielo.
Lo Spirito Santo, purtroppo non molto conosciuto e invocato dalla maggioranza dei cristiani, oggi è la Persona della Trinità che ci rende presente il Figlio e il Padre, che ci ricorda, ci spiega, ci istruisce, ci introduce nel cuore di Dio.
Oggi è la festa della Trinità, la festa della nostra famiglia d'origine.
Oggi contempliamo e adoriamo la verità tutta intera.

"Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò"
Così il libro della Genesi presenta la creazione dell'uomo.
Mi sembra importante ricordarle oggi, perchè, se magari possiamo capire che significa essere immagine di Dio, in quanto suoi figli, per la somiglianza è necessario pensare alla libertà che ci viene data per aderire completamente al modello a cui si è ispirato.
La relazione tra le persone della ss Trinità è il modello, la terra da coltivare, per avere vita.
Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo non agiscono mai per un beneficio personale, ma l'uno rimanda all'altro, uniti nel pensare, nel volere e nell'agire.
Cosa che non accade purtroppo neanche nelle migliori famiglie.
Il problema dell'uomo è andare d'accordo con l'altro diverso da sè.
Ne sanno qualcosa i coniugi quando si svegliano dalla convinzione che l'altro è osso delle sue ossa e carne della sua carne.
Poi vediamo alla televisione come va a finire, anche se le famiglie che vanno d'accordo, le famiglie sane, non salgono agli onori della cronaca perchè non fanno notizia.
A noi invece farebbe tanto bene che ne parlassero, che testimoniassero pubblicamente qual è la ricetta per andare d'accordo.
Una coppia che si ama è un vangelo che cammina, un ostensorio vivente, perchè mostra al mondo il volto di Dio.
Una famiglia dove si coltiva l'amore, con l'aiuto di Cristo, è parabola di Dio uno e Trino, parabola del nostro destino di figli, chiamati a vivere l'amore trinitario, diventando uno in Loro.
La casa di Cristo sarà la nostra casa per sempre, se sapremo coltivare l'amore che ci ha donato.
Grazie Padre perchè mi hai creato, grazie Figlio perchè mi hai redento, grazie Spirito Santo perchè mi porti a godere dei frutti del Vostro amore.

sabato 10 giugno 2017

Fede

"Io sono stato inviato per metterti alla prova"(TB 12,13)

Ci sono tante cose che ancora non capisco, tante che la Parola di Dio mi svela e tante che mi nasconde.
Nel testo che la liturgia del giorno ci propone l'angelo Raffaele dichiara che è stato mandato da Dio a Tobi per metterlo alla prova.
Per quello che ho capito leggendo il libro di Tobia, mi sembra che Raffaele sia stato mandato come "medicina di Dio", vale a dire che è stato mandato per la guarigione materiale e spirituale di tutti i protagonisti della storia.
Grazie a Tobi che si lascia accompagnare e guidare dall'angelo, ma anche dalle parole e dall'esempio del padre, Sara sarà liberata dal demonio ammazzamariti, Asmodeo, i soldi saranno recuperati, la medicina per guarire il padre sarà portata a Tobia sì che ritrovi la vista.
Tobi si è fidato del suo accompagnatore e tutti vissero felici e contenti.
La prova per Tobi quindi è quella di non aver mai dubitato di Dio, accettando quanto il suo accompagnatore man mano gli suggeriva, senza il minimo dubbio che non fosse giusto.
Tobi non è diffidente, sa che da solo non può portare a termine il compito che il padre gli ha affidato e con umiltà segue il suo accompagnatore.
Noi facciamo fatica a fidarci delle persone, pensando sempre che siamo migliori, più bravi, almeno se non in tutto quello che dicono e fanno.
" Gareggiate nello stimarvi a vicenda" è scritto,"il primo di voi sia l'ultimo... chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato... non sono venuto per essere servito ma per servire... l'anima mia magnifica il signore perchè ha guardato l'umiltà della sua serva..."
Il passo del vangelo di oggi ci parla proprio dell'umile obolo della vedova, a cui Gesù dà più valore di tutte le ricchezze che versano nel tempio i benestanti, per farsi vedere, non privandosi di nulla, dando il superfluo a Dio, svuotando di senso il sacrificio a cui dovevano servire le offerte.
Così liturgia dei sabato della IX settimana del TO ci fa riflettere su quanto sia importante non apparire ma essere.
Davanti a Dio non si può barare, perchè Lui scruta il cuore e vede se gli offriamo il superfluo, se nel tesoro del tempio gettiamo monete false.
L'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio è l'unica moneta che possiamo restituirgli perchè ne faccia un capolavoro.
Tobi, Sara, hanno attirato lo sguardo di Dio per la loro umiltà " Ha guardato l'umiltà della sua serva" dice Maria nel Magnificat e possono essere certi di avere una ricompensa duratura.
In cambio dei nostri sacrifici spesi sull'altare di idoli muti noi riceviamo delusioni a non finire, ricompense che non durano nel tempo che non pagano e non appagano.
Sull'altare oggi voglio deporre il mio orgoglio che faccio fatica a mettere da parte e voglio con le parole di Maria dire" Eccomi, sia fatto di me come tu vuoi"

sabato 3 giugno 2017

SEGUIMI!



Meditazioni sulla liturgia
 di sabato della VII settimana di Pasqua

" Tu seguimi!" (Gv 21,22)

Certo che non dovremmo mai stancarci di leggere il vangelo perchè le istruzioni in esso contenute per una vita buona, bella, piena, vera diventano sempre più chiare, man mano che procediamo nella conoscenza della nostra identità di figli di Dio.
Non possiamo più tergiversare, fingere di non aver capito, saltare qualche passaggio scomodo perchè non ci giova e non ci salva.
Ricordo quando ero bambina cercavo di truccare le carte con il sacerdote quando andavo a confessarmi, abbassando la voce per i peccati a mio parere più gravi, o assolvendomi da sola con ragionamenti inventati di volta in volta.
E poi c'era mia madre che come il Padreterno non era mai contenta di quello che facevo, di come lo facevo e mio padre severissimo quando si trattava di portare rispetto alle persone o di rientrare a casa prima che calasse il sole.
Ero diventata maestra per evitare le conseguenze della non osservanza delle leggi divine e umane.
Specializzata nel truccare le carte nascosi a me stessa e agli altri la mia vera identità, vantandomi di essere brava a coprire, nascondere, camuffare, ciò che di me non mi piaceva e che pensavo fosse motivo di giudizio negativo da parte dei miei interlocutori.
Ebbene arriva il tempo che ti devi spogliare, volente o nolente, il tempo in cui a nessuno importa se sei bella, brava, intelligente, bella.
Arriva il tempo in cui rimani sola a riflettere su ciò che conta nella vita, ti trovi a desiderare ciò che non gli altri ma L'Altro, il Signore, l'Altissimo Onnipotente e Santo vuole da te.
Arriva il tempo ed è questo in cui la vita ti chiede indietro quello che disprezzavi perchè imperfetto, e tu faresti le carte false per evitare che accada.
"Verranno i giorni in cui ti cingeranno la veste e ti porteranno lì dove tu non vuoi"
Gesù alludeva alla morte a cui Pietro sarebbe andato incontro, ma ci sono tante morti non meno dolirose, morti a piccole dosi che ti sfibrano e mettono continuamente alla prova la tua fede..
Non ti deve importare ciò che faranno gli altri, se a loro toccherà una sorte migliore o peggiore dela tua.
"Seguimi!" è l'imperatvo categorico di Gesù per chi lo ama.
Se sei figlio di Dio non puoi avere tentennamenti, anche se come Pietro ami come sai, come puoi amare, se come Pietro riconosci I tuoi limiti ma ti fidi di Lui

venerdì 2 giugno 2017

Collaborazione


Meditazione sulla liturgia
 di venerdì della VII settimana di Pasqua

" Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno"(At 25,18)

La croce è il prezzo dell'amore, il prezzo della salvezza nostra e delle persone a noi affidate.
Paolo, folgorato sulla via di Damasco, non si arrestò di fronte agli ostacoli, alle persecuzioni che accompagnarono la sua testimonianza fino alla morte.
L'apostolo delle genti ha dimostrato con la sua vita quanto lo Spirito di Dio renda capaci di essere testimoni dell'amore fino a dare la vita per gli altri, come quelli che scelse per primo, tranne Giuda, il traditore.
Giovanni non sembra che sia stato ucciso, ma noi sappiamo che a volte la morte è un guadagno quando la vita ci consegna una croce pesante e il monte del calvario sembra non avere mai fine.
Oggi penso a Pietro, alla domanda che Gesù gli rivolge " Mi ami tu?" e al mandato che gli affida di pascere, dar da mangiare, far vivere il suo gregge.
Gesù ci dà il mandato indipendentemente dalla nostra capacità di amarlo, sarà lo Spirito Santo che ci allargherà il cuore come a Pietro, come ad ognuno di noi cui affida il compito, con il Battesimo di dare vita al suo gregge, darsi come cibo, diventare pane spezzato, sangue versato per i nostri fratelli.
Ci chiede di collaborare Gesù alla salvezza del mondo, come in una famiglia ognuno fa quello che può e sa fare a seconda dell'età delle forze e dell'esperienza, a seconda anche della docilità a farsi insegnare da ne chi sa di più e ne ha fatto esperienza per primo.
A chi è chiesto molto, a chi meno.
Perchè?
Quando ero piccola mi piaceva lavare i piatti, era un divertimento, specie quando ci mettevamo su uno sgabelo io e mio fratello a giocare con la schiuma del detersivo, facendo un pantano che poi mamma doveva asciugare.
Ma noi eravamo convinti di dare una mano e non ci ponevamo tanti problemi.
Mamma ci guardava benevola, contenta di vederci accordati nel desiderio di essere d'aiuto.
Poi, quando divenne più grande l'ultima nata, cominciarono i turni e il piacere divenne un impegno, un'imposizione, un dovere. Litigavamo sempre per ciò che spettava fare all'una o all'altra, mio fratello era fuori discussione essendo maschio, e ci siamo persi così gli anni migliori, nemiche fin dal grembo materno.
Perché questa sorella, nascendo mi aveva tolto il posto che occupavo fino a quel momento nella casa, nella priorità delle attenzioni di mamma, papà, dei nonni, essendosi ammalata poco dopo la nascita di una grave malattia che concentrò le cure della famiglia tutte su di lei.
L'amore, la gratuità senza mugugni furono soppiantati dal latte inquinato dall'invidia, dal desiderio di prevalere, dalla divisione che provoca l'avere, il possedere di più.
Gesù oggi ci chiede di amarlo così come siamo capaci e di lasciarci guidare da Lui per aumentare la nostra capacità di rispondere sì a qualunque cosa ci chieda.
"Che siano una cosa sola con noi", chiede al Padre prima di congedarsi dai suoi discepoli, e anche quelli che crederanno alle loro parole saranno beneficiari del suo perdono, dela Sua grazia.
Così oggi voglio chiedere perdono a Gesù per tutte le volte che ho litigato con mia sorella, per tutte le volte che mia madre, mia nonna e tutti i miei antenati non hanno fatto comunione, non hanno gratuitamente dato, non hanno collaborato alla giustizia, alla verità, alla bellezza e alla pace che viene solo da Lui.
Voglio chiedere perdono per tutte le maldicenze, i giudizi e i pregiudizi di cui io mi sono resa colpevole e di tutte le modalità colpevoli che ho ereditato, modalità che hanno portato alla divisione, alla rottura, alla condanna a morte del proprio fratello.
Quanto poco amore Signore c'è nella mia storia, quanto poco amore ho dato al mio sposo, alla mia nuova famiglia prima di conoscerti!
Ma noi sappiamo, crediamo che il nostro piccolo pezzo di legno, il braccio inaridito di creature focomelicche tu lo trasformerai in potenza e grazia, segno del tuo infinito amore, abbraccio sublime, eterno di cui ci renderai capaci.
Grazie Signore per il tuo sì al Padre.
Grazie Maria per il tuo sì allo Spirito di Dio.

mercoledì 31 maggio 2017

INCONTRI



"Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente" ( Sof 3, 17)

Questa mattina voglio riflettere sulla gioia che nasce dall'incontro tra due persone.
Protagonista è la gioia dell'incontro, il riconoscere la presenza del Signore ed esultare.

"Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo"
A riconoscere Gesù quindi non fu Elisabetta ma Giovanni, il precursore, prima ancora che venisse alla luce.
Giovanni comunica la sua gioia alla madre che fu piena di Spirito Santo.
E' lo Spirito Santo infatti che poi suggerisce ad Elisabetta parole di benedizione e di giubilo per la presenza di Dio in mezzo a loro.

Un Dio nascosto che si rivela quando si riconosce la sua voce, quando emerge dalla memoria la meraviglia dell'inizio, nostalgia di un oceano che eri abituato a solcare, senza paura, di un giardino che il Signore ha custodito e coltivato per te, da quando te ne sei allontanato.
Penso che l'esperienza di incontri particolari che ti fanno balzare il cuore nel petto, li facciamo un po' tutti, anche se la fretta spesso ce li fa dimenticare.
Sono incontri che ti fanno stare bene, incontri in cui presente passato e futuro diventano un punto luminoso di pace, di gioia di amore condiviso.
Il tempo degli amori giovanili è passato e io pensavo che alla mia età il trasalimento del cuore, la commozione nell'incontro degli sguardi, nelle strette di mano, nel calore della vita che fluisce dalle parole  non mi sarebbero più toccati.
"Ormai sono vecchia" sono solita dire e non mi aspetto le sorprese di Dio, le sue incursioni in normali giornate di fatica e di servizio, di svago e di lavoro.
Non me l'aspettavo sabato, quando abbiamo deciso di non andare a fare rifornimenti per la settimana nelle cattedrali del consumismo, i supermercati dove trovi tutto quello che vuoi e anche quello che non sai di volere.
Siamo andati al mercato che si tiene ogni sabato in un paese che è il prolungamento della città in cui noi viviamo.
Un mercato con tante bancarelle dietro le quali il volto, il sorriso, la stretta di mano si fa storia che ti parla in modo più eloquente della merce esposta.
Ogni volta che ci andiamo il cerchio si allarga e si moltiplicano i sorrisi, anche se non compriamo niente, ma non lesiniamo il tempo per stare un po' con chi aspetta che qualcuno si fermi.
Io li chiamo i luoghi del cuore, scintillanti di giorni che sarebbero senza senso, senza la pace che ti lasciano certi incontri, senza il desiderio di tornare per condividere ciò che Dio  dona ogni giorno ogni mattina, a tutti.
La cosa che più mi piace è portare senza farmene accorgere le persone a vedere il bello e il buono in quello che hanno, che a loro capita.
E' come se aiutassi le persone a ritrovare ciò che hanno perso.

La gratitudine e la gioia nei loro volti è il segno che la messa non è finita, quella a cui partecipiamo prima di fare le nostre escursioni in quel mondo che sembra tagliato fuori dal tempo.

Voglio ringraziare il Signore perchè fa nuove tutte le cose quando lo porti nel cuore.

venerdì 26 maggio 2017

Sono con te



"Non aver paura, continua a parlare e non tacere" (At 18,9)

" perchè io sono con te". non c'entrava sul foglietto del calendario liturgico e non ce l'hanno messo, ma io non posso fare a meno di ricordare il motivo per cui non devo temere nelle persecuzioni, nelle tribolazioni, nelle angosce.
Dio è con me, sempre e dovunque, anche quando non lo vedo, non lo sento, quando il mio cuore è una landa desolata senza acqua, nè riparo.
Così troviamo scritto ( Mt 28, 20)" Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo" e "Finchè vivrai nessuno potrà fermarti, perchè io sarò con te come sono stato con Mosè, e non ti lascerò e non ti abbandonerò mai".(Gios 1,5)
Perciò la parola che oggi mi ha più colpito e consolata è proprio questa rassicurazione di Gesù che ci promette assistenza continua in tutte le nostre imprese, aiuto concreto in tutte le avversità e i pericoli che ci si porranno davanti.
La parola che percorre la Bibbia ripetuta per ben 365 volte è " Non temere!", guarda caso tante volte quanti sono i giorni dell'anno.
E noi abbiamo bisogno di queste iniezioni di fiducia, di questo incoraggiamento continuo, perchè la lotta si fa aspra man mano che ti avvicini al tesoro, alla stanza del RE.
La gioia di cui parla Gesù è una gioia che ci coinvolge e ci permea nel profondo dell'anima e del corpo, perchè quando sei in braccio a chi ti ha generato non hai paura di niente.
Questo accade ai bambini, questa è l'esperienza della fede dono dello Spirito di Dio a cui Gesù ci ha affidato.
Gesù fa un paragone a proposito della sofferenza, paragonandola a quella che prova la madre quando mette al mondo un figlio.
Il riferimento è quanto mai calzante, perchè in effetti il parto, per quanto sia doloroso porta al conseguimento di una gioia che nessuno ti può togliere perchè un uomo è nato.
Ma se la madre soffre nel mettere al mondo un figlio, e qui il paragone è relativo alla persecuzione cui furono sottoposti i primi cristiani, dall'altro il bambino non è da meno, perchè da uno stato passa ad un'altro stato, dal buio alla luce, dall'acqua all'aria, dal caldo e sicuro rifugio, al mondo nuovo che deve imparare ad esplorare per vivere.
Per nascere e per far nascere la sofferenza è d'obbligo, il dolore è lo strumento necessario perchè riceviamo la vita e la doniamo agli altri.
Gesù ci tranquillizza dicendoci che in questo travaglio da cui per primo non si è esonerato, Lui è accanto a noi, lotta con noi, fa la parte più difficile, gravosa, ci rende possibile l'impossibile.
Il segno che la nostra sofferenza non è inutile, ma feconda è la gioia che nessuno potrà mai toglierci.
Grazie Signore perchè ci sei sempre, grazie perchè mi proteggi all'ombra delle tue ali, grazie perchè non ti stanchi di farmi regali, ogni giorno tua, sempre più tua.

giovedì 25 maggio 2017

Credere

" E' lui che dà a tutti la vita e il respiro ad ogni cosa" (At 17,25)

Questo ha detto Paolo nel suo primo discorso ad Atene nell'Areopago, cercando di accattivarsi la simpatia della gente lì riunita, partendo da ciò che lo accomunava alla loro cultura e al comune sentire dell'uomo di tutti i tempi.
Non ci vuole tanto ad arrendersi all'evidenza che non ci siamo creati da soli e che c'è Qualcuno o qualcosa che ci sovrasta che non conosciamo.
Ad Atene c'era un altare con un'iscrizione " Al dio ignoto " e da lì parte Paolo perché, se i Greci non conoscono Dio, Lui sì e vuole comunicare a tutti la sua straordinaria scoperta della vera identità di Dio.
Cristo, come abbiamo letto ieri, festa degli apostoli Filippo e Giacomo nella lettera a Corinzi (1 Cor 15,8) apparve agli apostoli prima e poi a lui come ad un aborto.
Lo scopo di Paolo quindi è annunciare Cristo morto e risorto.
Ma la reazione degli Ateniesi è pressappoco quella di tanti, troppi cristiani che, pur credendo in Dio, ignorano o non tengono in alcuna considerazione Gesù Cristo, ritenendolo un optional non necessario alla fede.
Anche io un tempo pensavo così, perché non è che ci voglia una grande intelligenza per credere in Dio, ma per accettare, ammettere, accogliere il Dio di Gesù Cristo, il Dio incarnato morto e risorto per noi è dono dello Spirito.
Per 56 anni ho cercato lontano un Dio vicino, che non riconoscevo perché di Lui mi ero fatta un'idea sbagliata.
"Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso"(Gv 16,12) dice Gesù. Ed è tremendamente vero.
Ci sono cose che non possiamo capire se non dopo aver fatto esperienza dei nostri limiti e della nostra presunzione di poter sapere, capire, comprendere, ottenere tutto e subito.
Ringrazio il Signore che mi ha dato l'opportunità di verificare quanto fossero fallaci le vie dell'intelligenza, della scienza, dell'autosufficienza, lo ringrazio perché attraverso i ricalcoli dolorosi della mia vita mi ha portato a fermarmi e a contemplare la croce.

domenica 21 maggio 2017

La dimora di Dio

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. (Gv 14,21)

Quando pensiamo alla messa, alla preghiera, all'obbedienza dei comandamenti eccetera, tutte cose che Gesù ci invita a fare e di cui la Chiesa si fa portavoce e ministra, pensiamo sempre di fare un piacere a Dio e non a noi.
Anche oggi, leggendo il vangelo, di primo acchito, ho pensato a come ci comportiamo noi nei confronti delle persone, specialmente di quelle a cui possiamo fare i ricatti del tipo: "Se mi ami devi fare quello che ti dico, se no significa che non mi vuoi bene".
Dicevo che questa mattina subito mi è scattata la molla della censura, della critica, perché sembra che Gesù si comporti come noi.
"Non è possibile, mi sono detta, altrimenti il cielo e la terra sono la stessa cosa e la religione è una menzogna.
Gesù ci inganna, facendoci questo discorso, mi dicevo, anche se poi come premio dell'osservanza dei suoi comandamenti c'è il fatto che Lui e il Padre verranno ad abitare presso di noi.
Anche questa possibilità di avere come eterni coinquilini, condomini, o familiari che dir si voglia, la Trinità, non so a quanti faccia gola, quanti la desiderano questa vicinanza.
Ieri il mio fisioterapista mi ha chiesto da dove cominciare a leggere la Bibbia e se gli davo o se avevo qualcosa da fargli leggere anche se aveva pensato di cercare su Internet.
Bella domanda mi sono detta, ma lui aveva fretta e voleva una risposta di cinque minuti.
Cinque minuti per una cosa così seria, così importante!
Solo lo Spirito Santo può fare di questi miracoli.
Così gli ho detto che o andava a Spirito Santo o… cominciasse a leggere il Vangelo.
Come se fosse facile!
Se gli capita una pagina come quella di oggi solo lo Spirito può convertirlo a continuare, a insistere, a chiedere!
Forse è questo ciò che dovevo dirgli.
Quando parla una persona dobbiamo prestare ascolto, che significa intanto fare silenzio e lasciare che le sue parole ci arrivino chiare e nitide, attraverso le orecchie, alla mente e al cuore.
Ma la cosa più importante, se da un lato è il silenzio, l'ascolto, l'accoglienza, non possiamo prescindere dal fermarci prima di tutto sull'identità del nostro interlocutore.
Chi ci sta parlando?
Se è nostra moglie/marito, madre, fratello eccetera non è detto che quello che vuole noi facciamo sia giusto, perché i ricatti d'amore sono i più frequenti.
Quindi si deve partire da un atto di fede.
Chi è Gesù? È veramente il figlio di Dio?
L'identità di Gesù non è che può essere dimostrata con un discorso forbito, ben articolato, pieno di riferimenti.
L'identità di Gesù la scopri se permetti che lui ti scopra, ti illumini.
Vale a dire che la cosa più semplice da fare è verificare se quello che dice ci fa stare bene.
Verificare che poi tutto quello che Lui ha detto e fatto lo lo ha testimoniato con la sua vita, è un argomento a favore.
Ma tutti i discorsi, le dimostrazioni cadono nel vuoto se lo Spirito del Signore non ci spiega, non ci illumina, non ci guida.
Oggi Gesù dice che verrà ad abitare con noi, se osserviamo i suoi comandamenti che poi è uno solo "amatevi come io vi ho amato" .
Non dice "amate me" ma "amatevi l'un l'altro", che la dice lunga sull'egoismo del Padreterno che dal nostro amore non è che ne ricavi maggiore autorità, gloria, potenza e chi più ne ha più ne metta.
L'amore serve a noi e non a Lui.
Così le messe, i Sacramenti in genere, la lettura della Parola, sono doni d'amore per noi, solo per noi.
Certe volte mi chiedo chi glielo ha fatto fare a creare, dare la vita ad un esercito di bugiardi, ingannatori, fedifraghi, menefreghisti... Con tutto quello che gli facciamo passare!
Così diciamo quando i figli ci fanno disperare.
Ma se diamo delle regole, certo sono per farli stare meglio, loro (un po' anche noi in verità, altrimenti ci distruggono la casa.
Le prime comunità cristiane erano un cuor solo e un'anima sola e li riconoscevano da come si amavano.
Penso alle nostre case di uomini, dove non c'è profumo di santità, dove si litiga, non ci si frequenta, si sta ognuno per conto proprio.
Certo che queste abitazioni dove siamo, dove ognuno parla una lingua diversa o vive in un mondo virtuale da un'altra parte, non profumano di Dio.
Dio verrà ad abitare in mezzo a noi, quando ci metteremo d'accordo, quando cuori batteranno all'unisono, quando non ci saranno da osservare comandi imposti dall'alto.
Lo Spirito suggerirà il pensare, il dire e l'agire.
Lo Spirito d'amore accorderà i cuori sì che non avremo bisogno di uscire di casa per celebrare la liturgia perché Dio è il tempio, l'amore è il tempio, vale a dire che Dio abita con noi quando l'amore circolerà senza ostacoli nelle nostre case.
È l'amore che rende visibile Dio, è l'amore che ci rende fecondi e felici, è l'amore che ci realizza pienamente.
La dimora di Dio è l'amore. L'amore è anche la nostra casa, è di casa se accoglieremo i consigli di Gesù e non gli legheremo le mani e non tapperemo la bocca alla voce dello Spirito.

martedì 16 maggio 2017

Tornerò



" Vado e tornerò tra voi"(Gv 14,28)

Non è semplice, facile, automatico, accettare le tue parole, senza provare un senso profondo di smarrimento, credere che tornerai, e pensare che adesso comincia un'altra attesa.
Ci avevi abituato in questi giorni successivi alla Pasqua ad incontrarti in ogni situazione, a lasciarci guidare dalle tue parole, a toccarti, vederti, mangiare con te.
Ci avevi abituati alla tua presenza che pensavamo che non ci sarebbe stata più tolta.

Camminavi con noi, percorrevi le nostre strade, ti facevi interprete dei nostri dubbi, rispondevi alle nostre aspettative.
Per noi che pensavamo fosse tutto finito con la tua crocifissione, con il fallimento della tua missione, è stato tanto bello che, quando ci siamo resi conto che ci sbagliavamo e che tu eri e sei vivo, abbiamo pensato che non saremmo rimasti più soli.
E ora te ne vai di nuovo, e ci chiedi un ulteriore atto di fede, te ne vai e ci lasci con tante domande sospese, tanti perchè.
Il tempo di Pasqua dovrebbe durare in eterno, non finire mai.
Invece dobbiamo aspettare ancora, quando pensavamo di essere arrivati.
Come ci accade nella vita quando le cose cambiano all'improvviso, quando meno te lo aspetti, quando i ricalcoli dolorosi cancellano le gioie faticosamente raggiunte, acquisite.
Tu Signore cambi ancora posizione e ci metti in difficoltà perchè dobbiamo continuare a muoverci a cercarti nella nostra quotidiana battaglia o piatta quotidianità.
Tu vuoi che ti cerchiamo Signore e non smettiamo mai di farlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici.
Ti nascondi per donarci la gioia di un incontro non scontato ma gravido di desiderio.
Penso a questa mia vita Signore ora e mi ldomando se sarebbe più bella più interessante, più viva, più piena se non avessi qualcuno da desiderare, a cui tendere, in cui sperare.
Nonostante il mio corpo viva fisicamente legato da lacci potenti, pure lo spirito lo sento libero e vitale, non condizionato da nulla che non sia l'ansia, l'attesa, la ricerca di te.
Per questo non voglio rattristarmi oggi che dici che te ne andrai.
Ci lasci la pace, ci dai la tua pace, cosa desiderare di più?
Forse ne abbiamo bisogno più di ogni cosa per superare la distanza che ci separa, lo smarrimento quando il cielo di chiude e tu più non ci parli come nel tempo del fidanzamento.
E poi la promessa di un ritorno definitivo.
Voglio crederti Signore e accogliere con gioia e gratitudine la tua pace.
Ne avrò sicuramente bisogno per il tempo di carestia.

lunedì 15 maggio 2017

Rimandi



"Chi ama me sarà amato dal Padre mio."(Gv14,21)

Le letture rimandano tutte a qualcuno che non vediamo, non sentiamo, che fisicamente non c'è.
C'è un prima e un dopo, una memoria che diventa garanzia e promessa di un dono più grande.
Ma Dio dov'è, dove trovarlo?
Invano cerchiamo di catturarlo, imprigionandolo nei nostri schemi mentali, usando categorie umane.
Quando però ancoriamo Dio ad un luogo e ad un tempo definito, quando lo incaselliamo in un comportamento, una modalità conosciuta e sperimentata, ci paralizziamo e siamo incapaci di vederlo operare qui e ora nella nostra banale, insignificante e ripetitiva quotidianità chiusa alle incursioni dello Spirito.
Lo Spirito soffia dove vuole e non sai da dove viene nè dove va.
Nessuno può ritenersi depositario della verità se non Gesù Cristo figlio di Dio, che rimanda al Padre che gliela rivela, come accade a coloro a cui Lui la voglia rivelare, come accade a Paolo che opera il miracolo sul paralitico ma non se ne prende la gloria, rimandando tutto a Qualcuno che è sopra di lui, più grande di lui.
Le letture di oggi sembrano tutte improntate a dei rimandi, vale a dire ci inducono a guardare oltre le persone, oltre lo spazio e il tempo. Tutte ci dicono che Dio è l'inafferrabile e lo vedi solo dopo che ha lasciato il segno del suo passaggio.
Straordinario questo Dio che non si lascia fotografare, che si manifesta nei modi più impensati, con modalità sempre diverse.
C'è allora da chiedersi come essere certi di averlo incontrato, come essere certi che è proprio lui quando ci accadono cose straordinarie, quando assistiamo al miracolo di guarigioni, di resurrezioni, e ad altri eventi inspiegabili per la scienza.
E come possiamo credere che Lui ci sia quando un terremoto sconvolge un paese, facendo migliaia di vittime, o quando un barcone affonda portandosi dietro centinaia di disperati, quando i suoi nemici imperversano e si accaniscono contro chi porta il suo nome?
Dio è lì è qui, è in ogni luogo, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, c'è sempre anche se non lo vedi.
Tanti non credono, perchè permette tragedie a cui assistiamo ogni giorno, non credono pechè Dio dovrebbe solo evitare la morte, la fame, la malattia, la sofferenza, ecc ecc.
Un dio a nostra immagine e somiglianza farebbe le cose certamente meglio di come le fa lui.
Mi viene in mente quanto male mi ha fatto vedere gli ulivi potati dalla cooperativa della "Caritas", a cui abbiamo dato gratuitamente in gestione la nostra terra, a cui non eravamo più in grado di provvedere.
Gli operai, povera gente che si deve inventare il mestiere, senza guida, invece di pensare ai frutti futuri hanno provveduto solo a far legna, tagliando i rami bassi e lasciando i fischioni alti infruttiferi.
Ma noi cosa avevamo fatto dell'oliveto?
In questi ultimi anni neanche la legna ci abbiamo preso.
Così ho ringraziato il Signore perchè era passato di lì, suscitando in noi il desiderio di dare a chi ne ha bisogno ciò che non ci serviva e offrendo la possibilità ad altri di ricavarne un beneficio.
Dio è in quegli ulivi smostrati, era in quelli carichi di frutti, era e sarà in ogni cosa che vive o che muore

Il Corpo di Cristo


Questo è il mio corpo (Mt 26,26)

Oggi ripenso alla messa alla quale ho partecipato ieri sera nella Chiesa di San Giovanni e San Benedetto , in un'adorabile baraonda, uno spaccato della vita di quella comunità, tutto in quello spazio benedetto dal Signore.
Ad officiare la messa don Massimo e don Andrea vice rettore del seminario, assistito dal diacono, dall'accolito, da tre seminaristi venuti per fare la loro testimonianza e da qualche chierichetto preso tra i bambini. Sull'altare trenta sedie per i bambini che oggi faranno la prima comunione ma anche tutto l'occorrente per il battesimo della piccola Erica.
La chiesa non era piena proprio perchè mancavano i bambini che oggi avrebbero festeggiato il loro incontro con Gesù, e i loro genitori.
Ai primi banchi gli scout, ma non tutti, perchè molti erano fuori della chiesa a vendere le piantine per la festa della mamma di oggi per autofinanziarsi e poi quelli che c'erano erano distratti da un continuo e convulso andirivieni dei grandi, compreso il sacerdote che è scomparso durante le letture della Parola di Dio.
Vicino avevo una mamma che si stringeva al petto il suo bambino bianchissimo, pelato e con la mascherina. Anche lei poi l'ho vista andarsene di corsa.
Gli invitati al battesimo della piccola Erica si distinguevano per i vestiti eleganti, velati, o troppo lunghi o troppo corti.
I lupetti che mi stavano davanti, tra cui Emanuele, il mio nipotino/one continuava con il suo compagno a farsi gli scherzi.
Mio figlio vestito come un accattone, ma quella è la divisa scout come si riduce dopo un campo, accompagnava la celebrazione con il suono della chitarra e con i canti contravenendo in maniera vistosa alle raccomandazioni del seminarista che aveva chiesto solo canti liturgici.
Ma lui ci gode a fare i dispetti, ci ha sempre goduto da quando era piccolo. Io cercavo invano Monia la moglie e Giovanni l'altro mio nipote più grande perchè, nonostante mi abitino di fronte non li vedo mai.
Per questo mi trovavo a quella messa. Giovanni poi ho saputo che era a fare attività fuori e lei, responsabile dei grandi, è arrivata a messa quasi finita con la faccia stravolta.
C'era tutto che non quadrava in quella celebrazione, nonostante il vangelo esordisse con le parole di Gesù" Non sia turbato il vostro cuore" la terza volta questa settimana.
Mi sembravano tutti turbati in verità ad eccezione del gruppo degli invitati al Battesimo, mamma, papà, padrini e nonni e fotografi, zii e zie e qualche amico.
Io con la sedia a rotelle guardavo quell'angolo di mondo confuso e mi interrogavo.
Il viavai delle persone è diventato sempre più convulso davanti a me che ero nelle prime file tra i capi scout, animatori della messa, per vederci meglio.
Pensavo che avere figli che ti abitano di fronte non ti assicura la loro presenza nè tu puoi più facilmente entrare nelle loro storie.
Devi decidere di andare a trovarli nel luogo dove fanno servizio, nella chiesa di pietre vive innestata a Cristo.
Si sa che quando fai una casa i mattoni non sempre combaciano alla perfezione ma se hai fatto bene le fondamenta la casa non crolla.
Così quando don Massimo ha detto " Questo è il mio corpo" con le lacrime agli occhi, sollevando l'ostia, ho guardato questo spaccato di umanità e ho pensato alle parole di Gesù" Non sia turbato il vostro cuore."
Era morto poco prima dellinizio della messa, un piccolo ospite di 9 anni dell'appartamento annesso alla chiesa, dove vengono accolte le famiglie con bambini malati o in difficoltà, mi aveva sussurrato all'orecchio mio figlio.
A nove anni morire di leucemia è un colpo al cuore, specie se di quel bimbo si prende cura l'intera comunità.
Tanti forse ne ha il bimbo con la mascherina che la mamma teneva stretto al cuore...
Pensavo all'applauso dopo il battesimo della piccola Erica quando don Massimo l'ha sollevata in alto per mostrarcela con il suo nuovo immacolato vestitino bianco che lui le aveva messo .
Morte e vita si sono intrecciate in questa celebrazione eucaristica dove abbiamo annunciato la morte del Signore e proclamato la sua resurrezione in attesa dalla sua venuta.
" Non sia turbato il vostro cuore" ..così cominciava il Vangelo

venerdì 12 maggio 2017

Una sedia per Gesù

"Non sia turbato il vostro cuore" (Gv14,1)

Della Parola di oggi ciò che mi toglie ogni turbamento è la certezza che Dio ci ha fatto conoscere la via per tornare definitivamente a casa, la Sua casa, la nostra casa.
"Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato" parole, come recita il Salmo, che sento rivolte a me, in quanto per grazia ho ricevuto il Battesimo e ne godo i frutti con gioia, con gratitudine con sempre nuovo stupore per i doni che da esso scaturiscono.

Il Battesimo ci ha immerso nell'acqua e nel sangue sgorgati dal costato di Cristo, ci ha risuscitati, ci ha dato il nutrimento per non morire, per essere eterni.
Gesù è andato a prepararci un posto e non dobbiamo essere turbati della sua ascesa al cielo.
Ma quel posto noi già lo occupiamo, l'abbiamo da sempre occupato nel cuore di Dio.
Di cosa dobbiamo avere paura?
Non è tanto Dio che deve prepararci un posto, (é morto per questo) quanto noi che, se non gli facciamo spazio, gli impediamo di entrare.
Il mio nipotino era ossessionato dal fatto che voleva trovare Gesù e gli venne in mente che forse lo avrebbe incontrato se gli avesse preparato un posto.
Dapprima fu folgorato dall'idea che bastasse una sedia vuota per far sedere Gesù, quando mangiavano, poi ci sarebbe entrato anche in macchina, stringendosi un po', quando andava fuori , una sedia nella sua camera, per averlo vicino la notte.
Ma la camera a malapena conteneva i due lettini, il suo e quello di Emanuele, dove mettere la sedia?
Così pensò che bastava fargli spazio nel letto e abbracciarselo sotto le lenzuola.
Prendiamo esempio dai bambini per abbracciare nostro Signore, preparandogli un posto nel nostro cuore ingombro da tanti pensieri inutili e dannosi
http://lepronte.blogspot.it/search?q=una+sedia+per+Ges%C3%B9

giovedì 11 maggio 2017

Dio e la storia

" Dio inviò come salvatore per Israele Gesù"
(At 13,23)


Israele sono io, Israele siamo tutti noi per chi non avesse capito.
La cosa che mi colpì, quando partecipai la prima volta ad un incontro di preghiera dove veniva letta la Parola di Dio, è che si parlava di me, che il testo non stava raccontando una storia a me estranea, un evento con cui io non avevo nulla a che fare, ma ero io la persona di cui Dio si prendeva cura.

Una scoperta che dopo un primo e naturale turbamento mi riempì di gioia perchè finalmente avevo trovato l'interlocutore giusto con cui riflettere su tutto ciò che mi era capitato di bello e di brutto nella vita, sul senso da dare ai tanti ricalcoli, cambiamenti di rotta, inversioni di marcia .
La gente che incontriamo va di fretta e in genere è sempre arrabbiata.
Chi avrebbe avuto la pazienza e la voglia e il tempo di fermarsi con me per illuminare la mia notte?
Ci sentiamo sempre più soli in questo mondo confuso e convulso, mondo sinistrato e capovolto, mondo senza più punti di riferimento.
E ne abbiamo bisogno, Dio sa quanto, di fermarci e raccontarci la storia.
Quando Giovanni era piccolo, prima di addormentarsi avevamo preso l'abitudine di raccontarci una storia "vera" una io e una lui.
Il gioco gli piacque anche perchè io, non conoscendo le favole che nessuno mi aveva mai raccontato, conoscevo la storia mia, della mia famiglia e la storia di Gesù.
Storie vincenti se quelle che mi riguardavano le lasciavo illuminare dalla luce di Cristo.
Così spinta dalla necessità di far addormentare un bambino e prendermi cura di lui, quel gioco divenne un'arma potente per riconciliarmi con la mia storia e guardarla con occhi nuovi.
Così cominciò il nostro dire grazie a Dio ogni volta che trovavamo un parcheggio, spuntava il sole o appariva la luna, un grazie quando il televisore che lui voleva scalare per miracolo non lo travolse, grazie a Dio per tutto anche per le formiche che puntualmente ai primi caldi invadevano il terrazzo.
Riconciliarsi con la propria storia fu il tema più appassionante che mi coinvolse in un ritiro con don Cristiano.
Una storia che al posto dei se ( le cose fossero andate in un altro modo) porta a dire "grazie!" per tutto, anche per ciò che avevi bannato.
Dio fa la storia con noi, non ha smesso di lavorare, non si è messo in pensione dopo averci creato.
Dio come ogni genitore responsabile, non si ferma dopo averci messo al mondo.
Il lavoro più duro comincia dopo il primo vagito.
Per non parlare dei nonni.
Mio padre si chiedeva dove trovava il tempo per fare tutto quello che faceva prima di andare in pensione.
Quando le forze ci stanno abbandonando siamo chiamati a fare di più, a spenderci di più per i libri di carne su cui dobbiamo rileggere il vangelo.
Certo che quello che ci succede non è che l'ombra dell'attività di Dio che di amore ne ha da vendere e si è speso fino a morire per noi, prima ancora che glielo chiedessimo

mercoledì 10 maggio 2017

ITE MISSA EST

"Non sono venuto per condannare, ma per salvare il mondo"(Gv12,47)

Della parola di oggi mi ha colpito quell'essere mandato di Gesù da parte del Padre, ma anche quell'essere mandati di Saulo e Barnaba da parte dello Spirito Santo lontano dalla comunità di Antiochia, dove per la prima volta furono chiamati cristiani quelli che nel nome di Cristo formavano un cuor solo e un'anima sola.
La chiesa si espande, sul sangue di Stefano germoglia e cresce nei luoghi dove i primi cristiani sono costretti a rifugiarsi per evitare la persecuzione che toccò al Cristo, nostro Signore.

E' una chiesa in uscita quella che ci si presenta, una chiesa che non appena prende coscienza della propria identità, sente insopprimibile il desiderio di portare l'annuncio ai lontani.
Il primo ad uscire è stato Cristo, uscire dal caldo e sicuro rifugio della sua famiglia d'origine, uscire per gettare il seme di vita nuova nella terra inaridita e incolta del cuore dell'uomo.
Un seme frutto di una morte, la prima, quella di Dio fatto uomo e poi di tutti quelli che hanno accolto la Sua Parola.
La chiesa è fatta di mandati disposti a morire a se stessi, a lasciare tutto per mettersi alla sequela di Cristo.
I mandati non sono i migliori, i più intelligenti, i più bravi, i più colti, i più sani ecc ecc.
Si può essere mandati anche stando ancorati ad una sedia o ad un letto.
Il compito è quello che ci viene dato dal sacerdote ad ogni eucaristia.
"Ite missa est"
Andate a portare al mondo le cose che vi sono state consegnate.( Letteralmente:" Le cose sono state consegnate".)
Ma cosa ci viene consegnato nell'Eucaristia?
Prima di tutto la parola di Dio che è parola di vita.
Non dobbiamo portare le nostre parole al mondo, ma le Sue, quelle che Dio ci dice in ogni messa.
E poi ? Il corpo di Cristo che ci viene dato tra le mani e di cui ci nutriamo, il corpo sofferente della chiesa che ha bisogno di chi ha messo nel calice dell'offertorio un pezzetto o tutto di se'.
"Vuoi le mie mani?...
Vuoi i miei occhi?
Vuoi il mio tempo?.''...
Vuoi le mie lacrime?''..
Mentre passa il sacrestano per fare la questua ognuno con quel piccolo o grande obolo mette la sua moneta di carne, il suo tempo, la sua vita, perchè Dio la benedica e la trasformi in cibo per le folle affamate del mondo.
Un esercito di mandati, pieni della potenza dello Spirito può cambiare il mondo, come lo cambiarono i primi cristiani senza altri mezzi che non fosse il Suo aiuto.
Perchè oggi si fa tanta fatica a fare quello che fecero le prime comunità cristiane?
Forse perchè non sentiamo il bisogno di essere salvati o non crediamo che, se Dio benedice i nostri pochi pani raffermi e i nostri pesci non freschi di giornata, possiamo fare grandi cose per lui ed essere lievito per la Sua CHIESA.
Impariamo a vivere eucarisicamente presentando al Signore quel poco che abbiamo, chiedendo a Lui di benedirlo, per renderci capaci di benedizione e di liberazione per tanti nostri fratelli.

martedì 9 maggio 2017

L'EMORROISSA

Antonietta ripercorre nel suo diario la malattia che ha accompagnato la sua vita. Il giro da un medico all’altro, da uno specialista all’altro, da un ospedale all’altro. Come scrive padre Carlo Colonna nella presentazione del libro, “lo stile letterario è fine, rende bene le molteplici situazioni di vita che Antonietta ha attraversato, veicolando con efficacia le sue osservazioni umane e psicologiche. È scorrevole e rende attraente la lettura. Il testo parla alla vita di tutti, perché chi più chi meno, prima o poi, tutti si trovano ad attraversare situazioni simili. La conclusione del libro, che corrisponde all’inizio di una nuova vita nella fede, ci fa comprendere la soluzione e il senso della sua esperienza: l’incontro vivo con Dio, illumina tutto il suo diario, che diventa una testimonianza data a Dio più che a sé stessa”.

La Feltrinelli: L'emorroissa di Antonietta Milella.

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venerdì 5 maggio 2017

Segni



"Molti credettero nel Signore" (At 9,42)

Queste parole sono dette a commento e conclusione del racconto, negli Atti degli apostoli, della guarigione di un paralitico e di una resurrezione ad opera di Pietro.
Abbiamo bisogno di miracoli per credere, ma continuiamo a cercarli in fatti straordinari, che la scienza, la ragione non riesce a spiegare.
Gli Atti degli apostoli sono stati scritti perchè fosse evidente che Gesù non mentiva quando parlava dello Spirito Santo attraverso il quale avrebbe comunicato ai suoi discepoli se stesso, la sua natura, i suoi poteri.
Questa esprienza di fede è donata a tutti attraverso il Battesimo ma bisogna crederci e a quanto pare sono pochi, pochissimi quelli che credono che Gesù continua attraverso i sacramenti ad operare miracoli nella storia nostra e in quella delle persone con le quali veniamo in contatto.
Gesù ci ha donato il suo corpo morendo in croce per i nostri peccati, ma continua a farlo attraverso l'eucaristia che ci fa diventare con Lui una cosa sola, carne della sua carne ossa delle sue ossa.
Gesù doveva però salire al cielo perchè lo Spirito di vita, scendesse sulla chiesa e la rendesse capace di parlare ed agire nel suo nome e ottenere gli stessi effetti della Sua predicazione trasformandoci in testimoni credibili del Dio invisibile.
"Chi è l'uomo perchè te ne curi, il figlio dell'uomo perchè te ne ricordi, eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi" recita un Salmo.
Ma con Cristo siamo diventati più degli angeli, perchè siamo come Lui, figli di un unico Padre, fratelli in Gesù.
Carne e Spirito connotano la natura di Cristo e la nostra. Non possiamo prescindere da questa verità che ci accomuna a Dio.
La carne è debole, la carne è per noi fonte di ogni preoccupazione, perchè con l'esperienza vediamo che è destinata a morire in un progressivo processo di involuzione, per quanti sforzi facciamo per rallentane la corsa.
Gesù si pone come pane di vita prima di morire, pane che diventa corpo e carne nell'istituzione dell'Eucaristia.
Se guardiamo ai nostri bisogni sembrerebbe che del corpo e del sangue di Cristo non sappiamo che farcene, visto che le nostre preoccupazioni sono legate a ciò che vediamo, a ciò che ci serve oggi, ciò che ci esonera dalle morti a cui la vita ci chiama, che non sono poche.
Gesù ci dà il suo corpo con i segni della passione, un corpo glorioso, risuscitato, ci dà un corpo su cui lo Spirito ha soffiato la vita, in una nuova creazione.
Di cosa abbiamo paura? Cosa ci può turbare se Dio, re dell'universo ci vuole dare attraverso il Figlio, se stesso, tutto se stesso, carne e spirito perchè Gesù è vero Dio e vero uomo e come tale può vivificare la nostra carne, può dare vita eterna al nostro corpo fatto di terra?
Non voglio scandalizzarmi delle parole di Gesù ma accoglierle e mediarle nella mia preghiera mattutina per rendergli grazie e chiedergli di non permettere mai che mi separi da Lui, perchè solo con Lui questo corpo mortale potrà vivere la gioia di essere dono per Lui e per tutti quelli a cui Lui vorrà portarmi.