martedì 16 gennaio 2018

Volontà di Dio

SFOGLIANDO IL DIARIO…
24 gennaio 2017
martedì della II settimana del TO
” Ecco io vengo a fare la tua volontà”(Eb 10,9)
Non è facile Signore pronunciare queste parole senza aver sentito il beneficio della tua presenza, della tua vicinanza, del tuo aiuto.
Bisogna averti incontrato e averti frequentato, aver visto cambiare i connotati alla vita, alle giornate, alle relazioni.
Solo chi ha ricevuto la grazia di appartenerti è in grado di rispondere come tu hai risposto alla richiesta del Padre.
“Un corpo mi hai dato…e ho detto io vengo a fare il tuo volere”.
“Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità….Perché il mio dolore è senza fine e la mia piaga incurabile non vuole guarire?
Tu sei diventato per me un torrente infido, dalle acque incostanti.”dice Geremia.
Quanta verità scopro nelle sue parole !
C’è stato un tempo in cui tu mi hai corteggiato e mi cospargevi la strada di fiori, un tempo in cui mi faceva tremare il soffio del vento e il primo cinguettio degli uccelli, un tempo in cui ti rendevo grazie per ogni respiro, per ogni battito d’ali.
La meraviglia dell’inizio!
La gioia prendeva il sopravvento sul dolore e a quello che mi veniva tolto subentravano doni di gran lunga più appaganti, belli, insperati.
Oggi tutto questo è solo un ricordo, oggi che passo il tempo a tamponare dolori che come spade s’infilano nella mia carne, oggi che la casa è diventata silenziosa e e gli uccelli hanno smesso di cantare e i fiori di abbellire il mio giardino e i bimbi di mostrarmi i tesori del regno.
Me ne sto qui sulla mia sedia avvoltolata dalle coperte, per ripararmi dal freddo, senza muovermi per paura di farmi più male, a difendermi dagli attacchi di un nemico subdolo e insistente, che senza posa giorno e notte attenta alla mia vita che amo sempre meno.
Cosa dirti o Dio che non ti abbia già detto? o cosa scriverti che non ti abbia già scritto?
Ti ho cantato poemi d’amore, a te ho reso grazie ogni giorno, tu eri la mia luce, il mio faro, tutto.
E poi arrivano giorni in cui non c’è niente più da desiderare, da amare, perchè c’è il vuoto intorno a me.
Sono qui, mi vedi, a cercare ancora parole per esprimere la malinconia di chi vede solo il sepolcro come luogo dove riposare.
A che scopo mi hai abbandonato? Perchè mi hai sedotto con le tue lusinghe?
Ricordo i sacchi di scintillanti di cui facevo incetta, frammenti di arcobaleno, guizzi di luce su bolle di rugiada, un sacco che riaprivo ogni volta che la vita mi costringeva a brusche frenate.
E ora che la sosta è più lunga non ci sono più usignoli che mi cantino la ninnananna, nè vagiti di bimbo che mi illuminino gli occhi, l’aratro è fermo come il torrente che più non gorgoglia soffocato dal ghiaccio.
In TV sfilano le bare delle vittime di grandi tragedie, pochi i sorrisi e gli abbracci dei sopravvissuti.
Nel fiume del tempo la morte porta via la vita e io mi chiedo se ti ho sognato.
Se eri tu quello che mi ha guidato attraverso valli tenebrose con il canto nel cuore, se eri tu che ogni volta riaccendevi la speranza e mi metteva le ali.
Non ti trovo più negli anfratti dei fossi, nei nascondigli di questa vita disastrata.
Quando penso che è finita eccoti a darmi quel poco d’acqua che mi serve per non morire, ma insufficiente per amare questo dolore, questa malattia, questo handicap, questo silenzio, questo deserto senza fine.
Quando dovrò attendere per incontrarti di nuovo?
Non mi dire che anche questa notte verrai a trovarmi sotto le vesti di un dolore che non si misura, un dolore che non trova antidoti, che non può trasformarsi nè in lamento nè in preghiera, un dolore che ti paralizza la mente e il cuore e ti fa desiderare solo di morire.
L'immagine può contenere: bevanda, pianta e spazio al chiuso
 

lunedì 15 gennaio 2018

LO SPOSO



Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Dinanzi a me hai preparato una mensa
e il mio calice trabocca. (Sal 23,5)

Questo mistero è grande Signore.
Come potremmo viverlo senza il tuo Spirito? Lo Spirito che ci illumina, ci istruisce, ci guida, ci svela il mistero e ci fa vivere dentro il mistero, ci separa dal mondo continuando a vivere nel mondo e ci rende partecipi della tua redenzione.
Signore mio Dio veramente tu sei un Dio generoso perchè hai dato all'uomo, tua creatura la possibilità, la capacità di vivere intimamente unito a te, rendendolo partecipe di tutto quanto è tuo.
La tua bellezza, la tua bontà, la tua mitezza, la tua umiltà, la tua misericordia, la tua giustizia, il tuo tempo, i tuoi desideri, il tuo potere, tutto hai trasfuso in noi perchè fossimo degni di vivere il paradiso.
Qui su questa terra ci anticipi i segreti del regno, ma noi non siamo mai sazi, mai contenti, vorremmo che questi sprazzi di luce, questi momenti di beatitudine e di pace durassero un po' di più e invece tu ti affacci, ti mostri un momento, e poi fuggi, ti nascondi sì che ci rimane solo la nostalgia e il desiderio che accada di nuovo.
A volte l'attesa ci sembra un po' troppo lunga e gli impegni, i pensieri, la vita di questo mondo, le tribolazioni, spesso ci allontanano da te.
Così non ti permettiamo di entrare e di fermarti a parlare un po' con noi a guardarci negli occhi, a stare in silenzio nel solo godimento di sentire il tuo sguardo posarsi su di noi e la beatitudine di poter rispondere al tuo abbraccio con il nostro abbraccio.
Signore oggi ci parli di quanto sia importante approfittare dei momenti in cui riusciamo a trovare la giusta connessione con te, momenti in cui decidiamo di dire basta a tutto ciò che ci distrae dall'essenziale, momenti in cui tu fermi il tempo e ci crei uno spazio in cui riceverti, in cui incontrarti, in cui lasciare che tu ci ami e gioisca con noi.
Ci sarà un giorno in cui lo Sposo non ci verrà tolto, un giorno in cui celebreremo le nozze eterne, il giorno in cui niente e nessuno potrà toglierci la nostra gioia che sei tu.
Ricordo con nostalgia il tempo del mio fidanzamento, gli incontri con quello che sarebbe diventato mio marito nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
Sono stati giorni belli, pieni di infinito, di eternità, di comunione, di estasi, di tante cose che non sapevo fossero segno di qualcosa di estremamente più grande.
Il matrimonio ha spento i nostri entusiasmi, perchè non avevamo invitato te alle nozze. Oggi faticosamente ma con sempre più entusiasmo stiamo scoprendo che con te tutto è più facile, che l'amore non viene meno se sei tu ad alimentarlo, che più andiamo avanti negli anni e più ci sentiamo segno della tua misericordia infinita, ma anche e soprattutto missionari di gioia e di amore, testimoni di te che sei l'amore infinito, te che aspetti di coronare il nostro sogno di comunione e di condivisione perfetta.
Tu sei il perno, tu la radice di ogni piccolo amore che trasformi in pianta dalle poderose radici che stende i suoi rami per fare ombra ai viandanti dell'assolato e arido deserto della vita.
Tu dai il senso al nostro stare insieme.
Tu hai consegnato l'uno all'altra, libri di carne, su cui esercitarci e prepararci all'incontro definitivo con te.

domenica 14 gennaio 2018

"Cosa cercate?"(Gv 1,38)



Sfogliando il diario...

Sacrofano (Roma)
Mercoledì 4 gennaio 2012

"Cosa cercate?"(Gv 1,38)

Io ti cerco Signore ma sono stanca, stanca di percorrere sentieri aspri e sconosciuti, difficili, impervi, pericolosi.
Sono stanca di seguirti per vie che non conosco, strade scomode, inesplorate, sono stanca e vorrei riposare, almeno un poco, un poco di più di quanto mi è stato concesso in questi ultimi tempi.
Certo è che il cibo che mi fai gustare è buono, immensamente più buono di quello che mi fa gonfiare la pancia, mi provoca dolori di ogni genere, mi paralizza le gambe, mi intossica, mi danneggia, mi impedisce di vivere.
Mi dibatto Signore come un uccello nel laccio del cacciatore e non riesco a districarmi.
Chiedo a te l'aiuto giorno e notte, ma non riesco più a distinguere la tua parola tra le tante che si affollano nella mia mente.
Sono stanca di cercare la tua dimora anche perché come dici: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli il nido ma tu non hai neanche un sasso dove poggiare il capo".
Allora non hai una casa?
Ecco perché è così difficile venirti dietro.
Ma in un altro passo è scritto che tu a Davide dicesti: "Io ti costruirò una casa”.
Molte volte ho riflettuto su questo: la casa di carne che tu hai preparato per noi è Maria, è la Chiesa, è il tuo corpo mistico.
Sono belle parole Signore, a volte anche convincenti, quando riesco a vivere l'amore donato, la gratitudine, l'offerta alle persone che mi metti accanto.
Ma anche questo a volte mi sfugge come ora, questa mattina in cui il dolore si è ripresentato in forma nuova, con nuovi connotati e la relazione con Gianni si è interrotta.
Incomprensione, rabbia, dolore, stanchezza hanno eretto muri invalicabili tra di noi come spesso ci accade.
Non ci sopportiamo, non sappiamo sorriderci, abbracciarci, guardarci negli occhi.
Siamo spersi nella nostra comune inadeguatezza… E tu ci hai messi insieme.
Ieri sera nell'adorazione eucaristica non ci siamo mai sfiorati né con le mani, né con il corpo, né con gli occhi, mentre il lettore ci invitava a comunicarci gratitudine per ciò che l'altro fa, è, dice.
Non mi veniva in mente niente che non fosse una porta chiusa con tanti chiavistelli, porta invalicabile, nonostante tu fossi lì presente davanti a noi e tante coppie si stringevano e si comunicavano l'amore.
Noi non l'abbiamo fatto, non ne siamo stati capaci Signore.
Non riuscivo a trovare ricordi di momenti di intimità con il mio sposo.
Poi ho pensato alla preghiera che ultimamente abbiamo fatto insieme, quando infuriava la tempesta sul mio corpo.
Forse l'unica volta che ho sentito il suo cuore battere sul mio e mi sono commossa....
Ma era troppo  tardi, perchè Don Renzo ha tolto il Santissimo e tu te ne sei andato.
Un momento di commozione...
Le lacrime…
Si può ricominciare da qui?


Invocazione allo Spirito.
Vieni Spirito Santo, vieni ad abitare le nostre solitudini, le nostre fragilità, le nostre incomprensioni.
Vieni Spirito Santo ad abbattere i muri che ci dividono, ad appianare i monti dell'orgoglio e dell'ira, delle rivendicazioni e dei pregiudizi.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci l'umiltà per accoglierci l'un l'altro con amore, con compassione, con tenerezza, vieni ad insegnarci le vie audaci della morte e della vita, dell'esodo senza ritorno, del sì ripetuto ogni giorno alla diversità dell'altro, che ci sconcerta, ci irrita, ci scomoda...
Vieni Spirito Santo a smussare le nostre resistenze, a fondere i nostri cuori in un unico e ardente braciere.
Vieni Spirito Santo a toccare e guarire le nostre ferite, trasformale in segno visibile della tua presenza in noi, per noi, con noi.
Vieni Spirito Santo, aiutaci a riconoscerti, aiutaci ad uscire dai nostri sepolcri dove ci siamo nascosti per non mostrarci nudi l'uno all'altro.
Spirito Santo vieni a donarci il tuo vestito di luce, perché non ci vergogniamo più di quello che siamo.
Vieni Spirito Santo ad insegnarci linguaggio dell'amore che ci ha consegnato Cristo Gesù.

Ringraziamento allo Spirito Santo

Spirito Santo ti ringraziamo per essere venuto ad accendere la luce nella nostra casa, a riscaldarla con il tuo amore di sposo.
Grazie Signore Dio dell'universo che ci hai fatto un così grande dono, grazie perché ci hai dato la capacità di accoglierlo, la grazia di contemplarlo e di adorarlo glorificando il tuo nome, grazie Signore Gesù perché ci hai donato il tuo Spirito d'amore, di compassione, di tenerezza, di perdono, di pace.
Grazie per tutti i doni che continui ad elargirci, per la vita che non ti stanchi di far sbocciare nei nostri deserti, nelle nostre difficoltà...
Grazie perché continui a fare miracoli, anche quando non ce li meritiamo, specialmente quando non ne siamo degni.
Grazie Signore di tutto e per tutto.
Ti benedicano tutti i tuoi figli oggi e sempre e la luce che oggi hai acceso nei nostri cuori e in quella delle famiglie qui convenute sia fonte e sorgente di grazie.
Signore Gesù fa' che la tua chiesa, la nostra chiesa si infiammi del tuo amore, che ogni uomo si lasci amare, abbracciare, accarezzare, da te, curare, consolare, guarire.
Signore Gesù siamo qui, noi due, persone che tu non a caso hai unito nel tuo nome santo e benedetto.
Ci vedi Signore, ci conosci.
Vieni ad abitare la nostra imperfetta umanità.
Accogli la preghiera dei tuoi servi e come un tempo non disdegnasti una stalla e la mangiatoia, oggi non disegnare la nostra ripetuta inadeguatezza di aderire al tuo progetto di comunione.
Rendici uno in te Signore, donaci la gioia di essere salvati in te, donaci la pace della comune consapevolezza di essere tuoi figli, amati così come siamo, collaboratori di giustizia, servi fedeli e inutili per la tua e nostra gioia.
Signore Gesù io credo che tu sei veramente qui in mezzo a noi, sei davanti a noi, sei dentro di noi.
Abbiamo oggi visto dove abiti Signore e ci siamo innamorati di te.
Non vogliamo più lasciarti Signore; non permettere che ci separiamo mai da te.
Tu ci indicherai le strade della speranza, la fonte della vita, non ce la negherai per darci ristoro nelle tempeste del deserto.
Tu non ti nasconderai al nostro sguardo quando scoppiano i temporali, quando il sole sarà oscurato dalle nubi.
Tu continuerai risplendere nel nostro cuore, a riscaldarlo, a darci forza e coraggio e aprirai la nostra bocca ad un canto di lode a te, Dio re dell'universo che hai guardato a quanto noi siamo piccoli, fragili, peccatori perché volevi riempirci di te.


Dal 2 al 5 gennaio 2012 a Sacrofano (Roma) si è svolto il Convegno “La grazia del Sacramento delle Nozze: nello Spirito Santo pienezza di vita”, il secondo organizzato dalla Fondazione “Famiglia Dono Grande”, il cui presidente è Mons. Renzo Bonetti.


giovedì 11 gennaio 2018

" Siate forti e siate uomini" (1 Sam 4,9)


L'immagine può contenere: una o più persone

" Siate forti e siate uomini" (1 Sam 4,9)

Sono le parole che i Filistei pronunciano appena vedono l'arca dell'Alleanza portata in campo dagli Israeliti.
I Filistei sono presi da timore, hanno paura del Dio d'Israele che aveva dato prova di essere superiore ad ogni altro dio, per questo fanno appello a tutte le loro forze per vincere il nemico che avevano di fronte.
E così fu.
Questa pagina ci sconcerta perchè non basta portare in campo l'arca dell'alleanza come fosse un amuleto per vincere.
Altre volte assistiamo a sconfitte dolorose del popolo d'Israele, deportazioni, carestie, diaspora: delusioni cocenti.
La più cocente è quella di stare ancora ad aspettare il Messia come colui che ti fa diventare tanto forte e potente da non aver più timore di essere sottomesso da qualunque nazione.
Molto spesso ci attacchiamo ad un rosario, ad un immagine benedetta, ad una devozione per piegare Dio alla nosta volontà.
Andiamo in chiesa per convincerlo a fare la nostra volontà, ad esaudire i nostri desideri, non a chiedere di conoscere e fare nostra la sua volontà.
Nonostante siano passati tanti anni la storia si ripete e non abbiamo imparato la lezione che attraverso l'incarnazione e la morte di Gesù ci farebbe sentire invincibili.
Quale arca dobbiamo portare nel campo di battaglia? Cosa deve conteere l'arca?
L'arca è la casa in cui Dio ha deciso di abitare non per le opere della legge, ma per sua grazia.
"Un corpo mi hai dato, sul rotolo el libro è scritto di fare il tuo volere" è scritto.
Se permettiamo a Dio di entrare dentro di noi, se ci lasciamo purificare dalla lebbra che ci isola e ci tiene lontani dalla comunione con i fratelli, Dio è con noi e " Chi sarà contro di noi?".
Ma dobbiamo avere la necessaria umiltà di chiedere a Dio ciò che ha chiesto il lebbroso, nella consapevolezza che siamo malati e che solo lui ci può guarire.
La fede è l'unica arma in grado di sconfiggere la lebbra della divisione (diavolo, il divisore dal greco diàballo), dell'incomprensione, dell'odio, dell'invidia, dell'orgoglio, della presunzione, dell'avarizia, dell'auosufficienza, il demone che ci frantuma e ci disperde, il demone che non ci fa essere una sola cosa con Lui.
Quanta strada ancora da fare Signore! Quanto mi riesce difficile dire " sia fatta la tua volontà" che ogni giorno nel padrenostro ripeto più volte con le labbra e non con il cuore!
Congiungi, unisci Signore il cuore e la mente, radunaci da tutte le parti del mondo in cui siamo stati dispersi e fà che non ci sentiamo pecoroni se decidiamo di essere un solo gregge sotto un unico pastore.
Maria insegnami a fare la volontà di Dio anche e soprattutto quando confligge con il buon senso e la giustizia, quando mi sembra troppo crudele e inaccettabile.
Intercedi perchè io sia guarita dalla lebbra più grave che è quella che mi tiene separata da Dio.

“ Ne ebbe compassione" (Mc 1,41)

L'immagine può contenere: 1 persona
Lebbra
“ Ne ebbe compassione" (Mc 1,41)
Nella vita di ogni credente c'è un prima, un tempo in cui la nostra identità, la nostra dignità dipende dall'osservanza di una legge imposta dal di fuori, una legge che ci rende schiavi della paura.
”L'inflessibile giudice delle nostre inadempienze” è venuto a tenderci la mano, a toccarci e a dirci:
“Non temere, sono io, sono qui. Sono stato dovunque sei andato.
Non ho avuto paura di te, della lebbra che ti impediva di riconoscermi in quei precetti che ti sembravano insensati e incomprensibili.
Sono venuto a toglierti la paura.
Ho lasciato il cielo e sono sceso.
Ho bussato alla tua porta come un mendicante e ho atteso che mi aprissi il tuo cuore.
Lo volevo riempire di tutto l'amore che da sempre io nutro per te.
Non potevo vederti ridotto così.
Tu, mio figlio.
Ho avuto compassione della tua infermità e mi sono spostato, perchè tu potessi capire quanto vali per me.
Da oggi in poi sei una creatura nuova.
L'unica lebbra di cui dovrai avere paura è quella che ti porta a vivere con vergogna la tua inadeguatezza.
Non escluderti, per paura del giudizio, dalla possibilità di lasciarti guardare e curare da me.
Le regole, i precetti che tanto ti pesavano, si trasformeranno, come per incanto, in libertà per accogliere e vivere l'Amore che salva.”

"Signore se tu vuoi puoi".(Mc 1,40)



"Signore se tu vuoi puoi guarirmi".(Mc 1,40)

Non basta andare in Chiesa, recitare rosari, seguire processioni, fare adorazioni eucaristiche, sentire messe eccetera eccetera per dire "Dio è con noi".
"Il Dio con noi" non è un talismano.
La Chiesa, l'arca dell'alleanza, i simboli sacri non sono garanzia di vittoria sui nostri nemici, su quelli che attentano alle nostre sicurezze e, ci impediscono di conquistare la Terra promessa, senza rimetterci in discussione, facendo il comodo nostro, non mettendo Dio al primo posto, ma riesumandolo solo nei momenti di crisi.
Un Dio così strumentalizzato non ci potrà essere di aiuto perché ciò che gli sta a cuore non è la vittoria di un momento, ma la salvezza definitiva di tutti i suoi figli.
Cosa quindi ci insegnano le letture di oggi?
Nel Vangelo viene raccontata la guarigione del lebbroso.
"Se tu vuoi puoi guarirmi"dice l'uomo a Gesù.
L'umiltà di riconoscersi bisognosi, l'umiltà di ammettere il proprio peccato, rende la preghiera autentica.
Solo chi è consapevole della lebbra che lo divide dal consesso umano, che gli impedisce la comunione, la condivisione, la solidarietà con l'altro uomo, può presentarsi a Dio con le credenziali giuste, può suscitare compassione.
E Gesù prova compassione per quest'uomo che vive emarginato dalla società e lo guarisce, esaudendo la sua preghiera: "se tu vuoi puoi".
“Se tu vuoi” questo differenzia la fede degli Israeliti che si trovarono a combattere contro i Filistei e il lebbroso.
"Se tu vuoi" fa la differenza perché mette davanti a tutto la volontà di Dio che non necessariamente coincide con la nostra.
Se tu vuoi Signore, puoi liberarmi dall'angoscia, dalla paura, dal dubbio, da tutto ciò che mi separa dagli uomini e da te.

Se tu vuoi Signore puoi farmi tornare in vita.

mercoledì 10 gennaio 2018

"Mi hai chiamato ?".

Meditazioni sulla liturgia di mercoledì della prima settimana del Tempo ordinario


"Tutti ti cercano!" (Mc 1,37)

Le letture di oggi parlano di una ricerca da parte di Dio e di una ricerca da parte dell'uomo.
Nel primo libro di Samuele vediamo che Dio chiama a servirlo Samuele, il giovane che affiancava il vecchio Eli nel servizio al tempio.
Nonostante Samuele fosse coricato vicino all'arca di Dio, vale a dire che viveva nella casa del Signore, non riconosce la sua voce e ha bisogno che Eli indichi chi lo sta chiamando e cosa deve rispondere.
"Parla Signore, il tuo servo ti ascolta!"
Molto spesso capita a chi è tutto casa e chiesa e vive una vita di preghiera, di aver bisogno di un fratello più avanti nella fede per conoscere la volontà di Dio, per riconoscere la sua voce.
Il brano in questione ci fa capire quanto siamo importanti gli uni per gli altri, ma anche che l'iniziativa è sempre quella di Dio che ci cerca, che ci chiama, che vuole che noi mettiamo tutto nelle sue mani...la nostra vita, la nostra volontà, perché solo Lui sa veramente qual è il nostro bene e cosa ci fa vivere in eterno.
Nel vangelo Gesù compie tanti miracoli, piccoli e grandi: la guarigione della suocera di Pietro e dell'indemoniato e di tanti afflitti da varie malattie.
È chiaro che l'azione taumaturgica di Gesù suscita entusiasmo nella folla e la gente lo segue per quello che dice, ma più per i miracoli che compie.
Gesù non ha bisogno di bagni di folla, di sequela interessata, e si ritira a pregare.
Ha bisogno di non inorgoglirsi e di rimanere fedele al mandato del Padre.
I demoni conoscono la sua identità ma Lui impedisce loro di parlare.
Non sono le parole dei demoni, la loro testimonianza verbale a definire, mostrare che Gesù è il Figlio di Dio.
Il Messia doveva soffrire e morire, doveva offrire il suo corpo in sacrificio per i nostri peccati, perché l'uomo capisse.
I demoni lo riconoscono sì, ma si preoccupano solo del fatto che Gesù è venuto a rovinarli.
I demoni non vogliono Gesù, non lo cercano e gli dicono di andarsene, altri lo cercano per essere guariti da malattie fisiche, ma Gesù deve svelare il mistero che lo abita pian piano, gradualmente, un mistero in cui un Dio mendicante si è messo in cerca dell'uomo.
Tutti ti cercano Signore e tu scappi.
Quante volte ti ho cercato e non ti ho trovato! Specialmente quando avevo bisogno che mi risolvessi un problema, che mi liberarsi da un pensiero, trasformassi la mia vita magicamente.
Quanto tempo ti ho cercato Signore nei luoghi e nelle situazioni più disparate!
Quanto tempo a pensare che per parlarti dovevo diventare grande, tanto grande da poter scalare il cielo!
Quante volte Signore ho pensato che non era possibile sintonizzarmi sulle tue frequenze perché la mia radio era vecchia e malandata, incapace di captare la suprema armonia dello spirito.
Ti cercavo Signore nei ragionamenti della mente, nella bravura mia, nella bravura degli altri, nella perfezione e non ti trovavo...la perfezione che mi avevano indotto a pensare fosse importante, fondamentale, per essere presa in considerazione, per esistere.
Signore tu mi cercavi, io ti cercavo, ma non ci incontravamo.
Tu mi chiamavi Signore servendoti delle vicende della vita, delle persone che hai messo sul mio cammino, del pensiero dei grandi filosofi, degli scrittori, dei poeti.
Il tuo volto sempre più mi mostrava il sorriso di chi ama ed è contento di stare con l'amato anche se non è ok.
Che bello scoprire che mi sorridi sempre, che sempre mi ami anche quando sono tutt'altro che buona.
Signore ti ringrazio perché avevo bisogno di chi mi guardasse senza giudicarmi, desiderasse stare con me anche quando sono impresentabile e non posso dare niente, né fare o posso fare niente.

Grazie Signore perché finalmente ti ho trovato nel mio limite finalmente accettato, nel mio desiderio di lasciarmi perfezionare solo da te.

martedì 9 gennaio 2018

Gesù gli ordinò severamente." Taci! esci da lui!"(Mc 1,25)

Gesù gli ordinò severamente." Taci! esci da lui!"(Mc 1,25)

Perchè Gesù intima al demonio di uscire dalla persona di cui si è impossessato? Sicuramente non perchè l'ha riconosciuto come il santo di Dio, ci mancherebbe. Ma perchè afferma che è venuto a rovinarci.
La persona in questione era tra i devoti e in essa possiamo identificarci senza scandalizzarci.
Quante volte a parole noi riconosciamo che Gesù è il Signore salvo poi attribuirgli la responsabilità di tutto quello che ci accade di male!
Il dio in cui crediamo ci sta bene fino a quando non ci scomoda, non ci fa cambiare posizione, non mette i paletti all'esercizio della nostra libera volontà
Identifichiamo la felicità nel fare quello che ci pare e piace, anche se siamo molto severi nel giudicare quelli che non rispettano le regole.

In fondo è la libertà degli altri che ci rovina la vita e alzi la mano chi non si è indignato con qualcuno che
l'ha usata a nostro discapito.
Il problema della fede, della vita, delle relazioni interpersonali sta tutto nell'esercizio corretto della nostra volontà e delle nostre scelte.
Ma chi ci dice che una cosa è buona o cattiva?
Dio ci ha provato consegnando ad Adamo ed Eva il paradiso con l'unica clausola di non mangiare dei frutti dell'albero del bene e del male. Vale a dire che solo Lui e non l'uomo poteva dire ciò che è buono e ciò che è cattivo.
Si sa che a nessuno piace sottostare a imposizioni, comandi, leggi che limitano il nostro campo d'azione, che mortificano i nostri desideri, impediscono la realizzazione dei nostri sogni.
Ma Dio è Padre e come tutti i padri del mondo ne sa più dei figli che non ancora raggiungono l'autonomia, ma essendo Dio ne sa più di tutti i figli anche i più intelligenti, scienziati, premi nobel e via dicendo.
Altrimenti che Dio sarebbe?
Tutti i costruttori, ideatori di manufatti conoscono bene la loro funzione e cosa occorre perchè durino a lungo.
Nessuno si sognerebbe, a meno di essere pazzo, di mettere al posto della benzina acqua o coca cola, nè laverebbe a 100 gradi una maglia di puro cachemire, magari aggiungendo il candeggio.
Non si capisce proprio come l'uomo presti così tanta attenzione alle cose a cui tiene, leggendo e seguendo con scrupolo il ibretto di istruzioni e si rifiuti di seguire le indicazioni contenute nel vangelo non per vivere a lungo, ma per non morire mai.
Dio eterno ha creato figli destinati ad essere eterni a patto che non si allontanbino da casa, che si lascino nutrire dalla Sua parola, guidare dal Suo spirito.
Tornando al vangelo di oggi quindi è doveroso farci un serio esame di coscienza per vedere se Dio lo adoriamo a parole ma poi nei fatti lo vorremmo cacciare perchè disturba la nostra vita, il nostro fare ciò che ci pare e piace perchè in fronte non abbiamo scritto" giocondo"
Signore aiutaci a fare la tua volontà, a consultarti ad ogni decisione, a preoccuparci non tanto di stare bene ma di far stare bene.
Quel giardino che ci riconsegni fiorito ad ogni confessione fà che ce ne facciamo carico e lo coltiviamo con cura, amore e tanta umiltà.

lunedì 8 gennaio 2018

" Il Signore aveva reso sterile il suo grembo" (1Sam 1,6 )



MEDITAZIONI SULLA 
liturgia di lunedì della I settimana del TO


" Il Signore aveva reso sterile il suo grembo" (1Sam 1,6 )

Nella prima letura vediamo una donna che piange perchè non riesce a dare vita ad un figlio.
La scrittura dice che " Il Signore aveva reso sterile il suo gembo"parlando della situazione incresciosa e dolorosa in cui si trovava Anna, la moglie preferita di Elkana a cui pensava bastasse lui per essere felice e si meraviglia del suo dolore.
A Dio siamo soliti attribuire la responsabilità di ciò che ci succede e il Vecchio Testamento conferma quanto si agita nel cuore umano.
Dio non ci manda i problemi, questo è difficile metabolizzarlo, anche se siamo ferrati nella fede e ogni volta a Lui pensiamo più che ad una persona che ci aiuta ad una persona che ci mette alla prova continuamente per testare la nostra fede e portarci alla perfetta conoscenza del suo amore salvifico.
Ci ho messo del tempo che non è così e che il dolore è entrato nel mondo con il peccato e che noi ne stiamo pagando le conseguenze.
Tutto l'agire di Dio è finalizzato prima di tutto a salvarci da morte sicura, ma questo non significa che non abbiamo bisogno di medicine, di degenze in ospedale, di tempo per guarire, non ci esonera dalle conseguenze di malattie che lasciano segni indelebili sul corpo mortale.
Molto spesso capita che non ritroviamo più la salute di un tempo e ce ne rammarichiamo come se fosse cosa scontata e dovuta.
Sembrerebbe quindi che i nostri sforzi sono inutili, che Dio non tratta le persone tutte allo stesso modo e quindi è un Dio ingiusto, che in modo arbitrario governa e condiziona la nostra storia senza lasciarci la libertà di scegliere.
Un tempo mi funzionavano le gambe e le braccia, gli occhi, le orecchie non avevano problemi e i denti potevano triturare anche le cose più dure.
Un tempo mi piaceva camminare, correre, giocare a racchettoni sulla spiaggia, fare il bagno al mare, guidare la macchina spingendo fino in fondo l'acceleratore, mi piaceva fare i sorpassi azzardati sulle strade tortuose e in salita che mi portavano sul luogo di lavoro.
Un tempo riuscivo in men che non si dica a preparare pranzi e cene e feste per tante persone che si presentavano all'improvviso.
Un tempo mi sentivo onnipotente perchè avevo l'impressione di essere come la dea Kalì, una donna con tante braccia e i miei eroi con i quali mi identificavo erano i titani che avevano tentato di scalzare Giove dall'Olimpo, per sostituirsi a lui.
Pur essendo stati puniti in modo esemplare la loro superbia non venne meno.
La mitologia pur se ci racconta fatti inventati, ci insegna a leggere la nostra storia senza farci illusioni.
" L'uomo crede di essere dio ma non è Dio" lo sapevano anche quelli che non ancora avevano incontrato il Signore, il Dio di Gesù Cristo, perchè non ci vuole molto a capire che tutto finisce e che di te può rimanere solo il ricordo come diceva Foscolo, se hai chi ti ha innalzato una tomba che superi la furia degli elementi e l'inclemenza del tempo o qualcuno che abbia immortalato le tue gesta in un libro, sempre che non vadano distrutti il libro e la memoria.
Il peccato originale è comune a tutte le culture, a tutte le genti e noi non abbiamo, purtroppo imparato la lezione....a meno che non ci mettiamo in ascolto di ciò che la nostra storia ci insegna.
Già la nostra storia, il più bel libro che Dio ci ha consegnato da leggere e meditare.
Siamo abituati a ricordare ciò che ci è mancato e ciò che siamo stati capaci di fare da soli, senza l'aiuto di nessuno.
Se c'è una cosa che ci aumenta l'autostima e ci fa inorgoglire, una cosa che sbandieriamo come un trofeo è l'essere riusciti, basandoci solo sulle nostre forze, a superare tanti ostacoli e a diventare quello che siamo, migliori degli altri, grazie alla nostra forza di volontà, alla nostra caparbietà, bravura, intelligenza ecc ecc.
Io non so se a tutti capita di vivere la vita in questo modo e di leggerla così come ho detto.
A me è capitato, mai pensando a tutte quelle persone che avrei dovuto ringraziare perchè io salissi così in autostima.
Poi un giorno un bambino, figlio di una mia amica, parlando di Gesù così si espresse:" Quante cose si possono fare con Gesù".
Sono caduta dalle nuvole lo confesso, perchè non avevo mai pensato che con Dio ci si potesse fare qualcosa, mentre ero certa che a Dio dovevo solo dare preghiere, suppliche, obbedienza.
L'alleanza con Dio la scoprii attraverso le parole di quel bambino,sperimentandone con il tempo l'efficacia.
Man mano che scendo dal mio piedistallo, man mano che consegno a lui ciò che mi rimane, mi sento capace di fare tutto ciò che il mio corpo ha smesso di fare, non funzionando come un tempo.
Gli organi preposti al suo funzionamento sono tutti da rottamare, ma incredibilmente funzionano molto meglio di prima per le cose che contano e che danno vita.
Non ho mai viaggiato così tanto come in queste notti di dolore , viaggiato nel presente di tanti fratelli che sono nella prova, nel passato di tanti che mi hanno preceduto e che prendono vita dalla mia offerta in espiazione dei loro peccati, perchè il mio corpo è diventato, per Sua grazia il Suo corpo, il mio dolore, il suo dolore e per questo è dolore salvifico.
Anche se vedo con un occhio solo e appannato per giunta, anche se la sordità è diventata grave, pure mi sembra che mai come ora il terzo occhio come lo chiama Giovanni, il mio nipotino, e il terzo orecchio aggiungerei io, funziona sempre meglio, è quello del cuore.
Il cuore è un organo a cui non ho dato mai tanta importanza, ma da quando la mia posizione, postazione preferita è quella di stare in braccio a Gesù come gli agnellini del vangelo, mi sfuggono poche cose, quelle sempre che contano, s'intende.
Così oggi, leggendo la storia di Anna e quella pretesa del marito di poterle bastare, e poi la chiamata dei primi discepoli, ho meditato sul fatto che non conta nè il marito, nè il padre nel caso dei figli di Zebedeo, nè le cose che possiedi. Non conta nulla se Dio non ce l'hai tanto vicino da sentire i battiti del suo cuore.
Solo così ti puoi accordare e puoi camminare in terra piana e sentire i fiumi che battono le mani quando passi in mezzo ad una terra che ha fatto spuntare i suoi germogli.
Il regno di Dio è vicino quando puoi, senza cambiare mestiere cambiare lo scopo per cui ti muovi.

domenica 7 gennaio 2018

Battesimo del Signore


"In te ho posto il mio compiacimento" (Mc 1,11)

Signore grazie per tutto ciò che senza meriti ci hai donato attraverso il sacrificio di Gesù.
Ti ringrazio perchè questa parola oggi la sento rivolta anche a me che sono stata battezzata con l'acqua purificata dall'immersione del tuo figlio primogenito.
Ho pensato che Gesù aveva fatto quel gesto per dare esempio di come dovevamo prepararci al ritorno nella tua casa, ho pensato che quel gesto aveva lo scopo di presentare a tutti Gesù, dopo 30 anni passati nel silenzio, così che tutti sapessero chi egl era veramente, attraverso la voce che venva dall'alto.
Ma poi , proseguendo nella lettura del Vangelo, non semba che quella carta d'identità sia servita a molto, visto quanto faticò per farsi conoscere e solo quando era sulla croce un pagano disse: " Questo è veramente il figlio di Dio".
Che Gesù fosse tuo figlio tu lo sapevi, non so quanto ne fosse consapevole umanamente Lui, o se la sua consapevolezza aumentò gradualmente e toccò il culmine sulla croce.
Per me questo è un mistero, ma non è mistero il fatto che dal suo sangue siamo stati redenti, che siamo realmente tuoi fgli, da quando Gesù si è offerto come vittima sacrificale per espiare tutti i peccati del mondo.
Siamo tornati a casa , siamo nella terra che tu ci hai promesso e che ci hai affidato di custodire, coltivare per trarne frutti per noi e per gli altri.
Noi Signore non siamo niente, perchè chi fa piovere e fa crescere sei solo tu.
Ma tu ci hai voluto tuoi collaboratori, per educarci all'amore, alla gratuità del servizio, alla gioia di stare insieme senza rivendicare nulla a nessuno, ma rendendo sempre e solo grazie a te, Sole di giustizia.
Il Battesimo di Giovanni con l'acqua del Giordano prefigura il pentimento necessario per invocare il tuo perdono.
Tuo Figlio non aveva bisogno di essere perdonato, ma accollandosi tutti i nostri peccati ha sofferto molto di più che se li avesse commessi di persona, come ogni genitore che soffre per i propri figli deviati.
Gesù immergendosi nelle acque del Giordano le ha purificate e con esse tutte le acque dei fonti batesimali.
Per formare un arcobaleno sono necessarie due pozze o raccolte di acqua dove possa il sole poggiare i suoi raggi.
Dio tu unisci Il nostro Giordano con l'acqua che sgorga dal costato di Cristo.
L'arcobaleno che si è steso nel cielo oggi indica che, attraverso Gesù, vuoi fare pace con il tuo popolo, vuoi mettere fine ai venti e alle tempeste che ci hanno allontanato da Te.
L'acqua che ha origine dal tuo sacrificio continua a sgorgare, zampilare, acqua mista a sangue, perchè è il sangue che rende speciale questo arcobaleno che mai più si cancellerà dal nostro cielo rinnovato tuo amore.
Signore oggi ti chiedo di non dimenticare mai le parole che tu hai pronuncato su tuo figlio e su tutti noi che abbiamo deciso di tornare a casa e rimanere con te, lasciandoci nutrire da te , obbedendo ai tuoi comandamenti.
Rendici capaci di rispondere con slancio, con gratitudine e prontamente ad ogni tua parola, aiutaci a vederti sempre come alleato nelle prove più dolorose e insensate della vita, aiutaci a sentirti vicino nella gioia e nel dolore e ad avere te come unico e più importante punto di riferimento, quando il cielo è coperto, quando il vento soffia forte, quando terremoti o maremoti sconvolgono la nostra vita.
Aiutaci a dirti grazie per ogni cosa, per le patate, per i colori, per le persone, per il sole, per la pioggia, per tutto ciò che è vita.
Grazie Signore, grazie Maria, grazie santi tutti di Dio che siete la mia famiglia, una famiglia non destinata a morire che non mi fa sentire sola e spaesata in questa terra d'esilio. con nel cuore la nostalgia della meraviglia dell'inizio.

giovedì 4 gennaio 2018

" Che cosa cercate?" (Gv 1,38)



" Che cosa cercate?" (Gv 1,38)

Oggi il vangelo è incentrato sulla domanda che tu ci fai mentre siamo in cammino per diventare tuoi discepoli.
Capita spesso che ci mettiamo a seguire qualcuno senza sapere in effetti cosa cerchiamo, cosa ci aspettiamo da lui.
Molte volte ci facciamo un'idea troppo grande delle persone e le omaggiamo senza motivo, altre volte le disprezziamo e magari facciamo buon viso a cattivo gioco, perchè ci conviene o perchè non abbiamo alternative percorribili o più appetibili.
Siamo un branco di pecoroni e sempre più spesso cambiamo direzione e leader al primo soffio di vento contrario.
E' incredibile ma rassicurante quello che attraverso le tue parole Signore ci fai capire. Tu vuoi che noi veniamo a te senza costrizioni e ci fai la domanda fondamentale che è quella di prendere coscienza del motivo per cui siamo cristiani.
Non è cosa da poco.
Da piccola ero cristiana perchè mia madre e mio padre mi hanno battezzato, mi hanno insegnato a pregare, mi hanno fatto frequentare una scuola cattolica e non mi hanno fatto conoscere altro che questa dottrina che per me è diventata un peso, un obbligo, un tormento di doveri e di devozioni di cui avrei volentieri fatto a meno.
La cosa strana è che mi sono chiesta sempre il perchè di tutto ciò che mi riguardava, ma per la religione non ho mai messo in dubbio quello che mi veniva inculcato.
Poi ho trovato l'amore, una persona in carne ed ossa che almeno all'inizio mi ha dato tutto quello che tu mi avevi negato e così ti ho messo da parte, ho smesso di seguirti non senza grossi complessi di colpa.
Quando le illusioni sono crollate, quando non avevo più niente e nessuno a cui aggrapparmi, nessuno da seguire, nessuno che mi indicasse la strada ho desiderato incontrarti per fare un discoso alla pari con te.
Ho pensato tante volte a te, ma ti pensavo lontano, eri un estraneo da cui dovevo stare alla larga perchè mi avresti oppresso con i tuoi doveri.
Poi con il tempo il mio desiderio tu l'hai chiarificato, dopo anni di deserto e di percorsi massacranti e deludenti, falimenti e prove dalle quali uscivo sempre più disorientata e confusa, angosciata e senza luce.
Ho cominciato a sentire il desiderio di instaurare con te un raporto nuovo, adulto per poter avere un interlocutore nella immensa solitudine in cui mi avevano fatto piombare i miei fallimenti.
Ho cominciato cercando un bottone, il bottone della mia radio, un bottone nascosto che mi ero andata convincendo esisteva per sintonizzarmi sulle tue frequenze.
Spesso mi dicevo che la mia radio era rotta e che non avrei mai trovato quel bottone.
Mi convinsi che solo in una chiesa avrei trovato una collocazione, un ruolo, un'occasione per mettere a frutto la scienza e la conoscenza che avevo acquisito in tanti anni di insegnamento al liceo, uniti alla mia esperienza di vita che era confluita in tanti progetti per la prevenzione del disagio giovanile.
Tante cose avevo imparato tante ne avevo sperimentato, tante avevano portato frutto, specie quelle che erano nate dal dolore e dalla sofferenza protratta nel tempo.
Non ti conoscevo Signore, ma la sofferenza mi aveva aperto il cuore e gli occhi a quella di tanti giovani, di tanti genitori che desideravano solo essere ascoltati.
Avevo aperto un centro d'ascolto nella scuola e ne ero fiera per i risultati conseguiti.
Tu allora eri una nebulosa, eri un essere indistinto a cui non sapevo nè potevo dare i connotati, mentre i connotati della sofferenza ce li avevo ben chiari.
Così quando mi misero in pensione perchè incapace di deambulare desiderai non far morire quello che ero andata maturando
Quale luogo migliore poteva accogliere ciò che volevo mettere a servizio?
A suo tempo scegliemmo la chiesa per mettere nostro figlio al sicuro dai mali del mondo e nella chiesa ho cercato una sedia per poter continuare il mio lavoro.
Ne avevamo testate già tante, io con Gianni, che mi accompagnava in questa ricerca di un posto che potesse accogliere non solo il mio desiderio, ma anche il mio corpo che aveva delle necessità ben precise dopo tutti gli interventi alla colonna andati male.
Quando entrai nella chiesa che poi divenne ed era la mia parrocchia cercavo una sedia.
Anche se tu non me l'hai chieso penso che in qualche modo ci hai messo del tuo per suscitare in me questo desiderio.
Dovere di sedersi.
Forse io anche se la malattia mi costringeva a stare seduta non avevo preso coscienza di quanto fosse importante sedersi per ascoltare.
Così a te che mi chiedevi cosa cercavo ho risposto nella maniera più giusta.

"Fateli sedere" hai detto ai discepoli prima della moltiplicazione dei pani.

sabato 30 dicembre 2017

" Chi ama il suo fratello rimane nella luce" (1Gv 2,3-11)


" Chi ama il suo fratello rimane nella luce"
(1Gv 2,3-11)

"Chi fa la volontà di Dio rimane in eterno"
(1Gv 2,12-17)


Ieri la lettera di Giovanni parlava dell'amore come strumento indispensabile per entrare nella luce della vita, oggi sempre Giovanni parla della necessità di fare la volontà di Dio per entrare nell'eternità del Suo amore.
La volontà di Dio noi non possiamo conoscerla se non attraverso la sua parola.
Il nostro Dio non è un idolo muto, una statua di fine oro cesellato, tempestato di pietre preziose, non è un bene di consumo che appunto perchè di consumo finisce dopo che ne abbiamo usufruito, non è un idea, non è una filosofia, non è una formula, non è niente di tutto ciò che l'uomo può con la sola ragione pensare, argomentare, dimostrare.
Dio è una persona, e come tale è un essere dialogante che per esistere ha bisogno di un tu che lo definisca e di un frutto che testimoni che la relazione è vitale.
Questo Dio uno nella natura è trino, perchè ogni funzione in lui diventa persona. così abbiamo Dio padre, un Dio che crea, ma non da solo.
Per creare ha bisogno della Parola, che è strumento di comunicazione e dell'amore, che definisce il fine per cui egli opera.
Nell'atto creativo tutte e tre le persone della Trinità sono interessate, agiscono, e non ci sarebbe creazione se non ci fosse collaborazione, intesa perfetta tra le tre persone.
Perchè Dio abbia pensato a noi per comunicarci il suo amore è un mistero.
Poteva scegliere altri modi per raggiungere lo stesso scopo?
Me lo chiedo spesso.
Ci sono tante cose che non capisco, ma so che le capirò un giorno.
Lo Spirito di Dio ci guiderà alla verità tutta intera, ma non è detto che anche dopo la morte noi saremo capaci di penetrare e comprendere tutto ciò che Lo riguarda, perchè siamo creature e infinitamente più piccole di Lui.
I nostri contenitori, penso, per quanto dilatati dalo Spirito non potranno essere riempiti oltre la loro capacità che è diversa a seconda della nostra apertura a farlo entrare dentro di noi.
Ma in fondo quello che interessa, dopo questo esilio, se arriveremo alla terra promessa, è che ci sentiremo sazi, appagati, perchè fame, sete, freddo, caldo sono soggettivi e Dio dà ad ognuno secondo il suo bisogno.
E' senza discussione , almeno per me, che Dio è amore, perchè solo l'amore dura in eterno, vale a dire che ha in se il germe dell'eternità.
Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza e, se vogliamo capire qualcosa di Lui, dobbiamo osservarci.
Gesù dice di guardare i bambini, perchè non hanno pregiudizi e sono consapevoli di aver bisogno di chi si prenda cura di loro.
I bambini non devono imparare le lingue per farsi capire.
L'amore della madre supera qualunque barriera comunicativa e la madre è strutturata per accogliere il seme e farlo crescere senza vederlo, intuendo dai segni che in lei c'è la vita, è lei che si adopera a che arrivi a perfezione vivendo in sua funzione.
La madre è l'unica che vive per un 'altra persona e che fa sacrifici per lei senza mai averla vista.
Si può quindi amare ciò che non si vede, fare sacrifici per qualcosa che si spera, desiderare che il figlio che hai generato sia felice, eterno nella fecondità dell'amore.
Noi uomini pensiamo purtroppo che la felicità dipenda dall'avere tante cose o tutto quello che puoi comprare con il denaro o con dei compromessi, ma con il passar del tempo ti accorgi che la felicità ti viene da uno che ti voglia bene.
Giovanni, il mio nipotino che ora è tanto cresciuto, quando era ancora piccolo mi disse proprio queste parole, dopo aver constatato che la montagna di giochi che gli aveva portato Babbo Natale gli aveva solo fatto venire il nervoso.
I bambini ci insegnano i misteri del regno , attraverso le relazioni con il mondo esterno.
Quando uno ama desidera condividere tutto con la persona amata.
Questa è l'esperienza he fanno gli sposi quando si innamorano e decidono di andare a vivere insieme.
Dio si è sempre presentato al suo popolo nell'Antico Testamento come padre e madre ma anche come promesso sposo, quindi fidanzato dell'umanità.
Ma doveva mandare il figlio, Gesù perchè conoscessimo a che punto arrivava il Suo amore, un figlio che si è fatto nostro fratello per farci partecipi della comune eredità di figli di Dio.
L'amore umano è diverso a seconda che l'oggetto sia un fratello, un amico, un figlio, un genitore, uno sposo, un conoscente.
Tanti tipi di amori, un unico verbo contemplato dalla lingua italiana.
Anche la lingua di Gesù ne contemplava uno solo, per cui ami o odi, vale a dire il suo contrario.
La lingua greca ne contemplava più di uno, amore di amicizia, phileo, amore agapico, agapao, o altri termini per indicare per esempio l'amore per la cultura, l'otium litterarum, dei latini.
Ciò che mi convince e mi affascina è il fatto che in Dio non troviamo tutte queste sottigliezze.
Per Lui l'amore è uno solo ed è quello che ci è venuto a testimoniare Gesù incarnandosi.
L'amore di Dio ci ha dato la vita, l'amore di Dio ci tiene in vita, l'amore di Dio è quello che ti fa fare la sua volontà.
Lui solo sa come aiutarci a diventare farfalla da bruco strisciante, Lui solo può compiere il miracolo di trasformarci tutti in componenti dell'unica e infrangibile famiglia, quella dei figli di Dio dove l'amore trinitario diventa esigenza di vita.

mercoledì 27 dicembre 2017

Vide e credette (Gv 20,8)

Vide e credette (Gv 20,8)

Maria di Màgdala, come anche Pietro, pensano che il corpo di Gesù sia stato trafugato, quando trovano il sepolcro vuoto.
Solo Giovanni, " vide e credette".
Giovanni, "il discepolo che Gesù amava", la dice lunga sulla capacità del giovane di percepire fino in fondo l'amore appassionato e fedele del Maestro.
Egli vide la stessa scena e non ebbe dubbi.
Non aveva mai avuto dubbi sul suo amore.
Non lo aveva mai perso di vista, specie quando Gesù s' inerpicò faticosamente sulla strada che porta al Calvario.
Il peso delle braccia di legno, a cui dovevano essere inchiodate le sue... il suo abbraccio eterno, infinito non potè dimenticarlo, neanche quando emise l'ultimo respiro.
Perciò dice: 
“Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi.”(Cfr 1Gv 1,1-4)

Spesso ci accade che Gesù non lo troviamo perchè il lutto, la prova, ci fanno ripiegare su noi stessi, nel rimpianto di ciò che non c'è più e ci impediscono di guardare nella giusta direzione.
Adorare il corpo morto, quan'anche fosse quello del Figlio di Dio, non serve a nessuno. 
Dobbiamo continuare a cercarlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici. 
L'amore è un rincorrersi, un nascondersi, un ritrovarsi per poi staccarsi di nuovo e mettersi di nuovo in cammino, per provare di nuovo la gioia dell'abbraccio, dopo una ricerca faticosa e a volte infruttuosa.
Gesù ci aspetta lì dove non ci pensiamo di trovarlo. Apriamo il cuore alla meraviglia e allo stupore per la cosa nuova che trae dal suo cappello di giocoliere infaticabile e fantasioso.
Dio ha cura dei suoi figli e li ama tutti; ma allo spettacolo si divertono solo quelli che riescono a tornare bambini. 
Lui, Dio dei vivi e non dei morti, ci invita nel giardino, che ci ha destinato e di cui continua a prendersi cura.
Ascoltiamo cosa ha da dirci.
Nella Scrittura c'è sempre una parola rivolta a noi, una parola che ci asciuga le lacrime e ci riempie il cuore di gioia.

Signore, io sono quel Giovanni che tu ami.
Lo siamo tutti, Signore, perchè tu non fai preferenze.
Eppure non tutti ci accorgiamo della tua presenza.
Ti cerchiamo lontano, mentre tu sei vicino, accanto a noi.
Continuiamo a gettare le reti dalla parte sbagliata e non prestiamo ascolto alla tua voce.
Signore, anche se sei risorto, continuiamo a cercarti in un cimitero, tra le tombe dei nostri idoli infranti, delle nostre speranze naufragate, dei nosti sforzi vanificati dall'imprevedibilità di un evento o dalla cattiveria degli uomini.
Signore, come vorrei potermi fidare di te, sempre!
Come vorrei non avere paura!
Come vorrei sentirmi amata da te, specie quando è notte e non ho nulla da offrirti che il mio fallimento.

lunedì 25 dicembre 2017

E' NATO?

Sfogliando il diario...
25 dicembre 2015
NATALE del SIGNORE
"Veniva nel mondo la luce vera, che illumina ogni uomo"(Gv 1,9)
2015 anni fa nascevi, Signore mio Dio. Non c'era posto per te negli alberghi, nelle case, in luoghi comodi e accoglienti, ma tu ti sei accontentato di una mangiatoia, di una stalla, in un paese piccolo e sperduto, Betlemme che, guarda caso, significa casa del pane.
"Io sono il cibo di vita eterna" dirai, una volta diventato grande e nell'ultima cena, dopo aver benedetto il pane e il vino, "prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo, questo è il mio sangue...fate questo in memoria di me".
Diventare pane, diventare cibo per tutti quelli che si lasciano ammaliare dagli incarti, dalle etichette, dalle promesse del cibo facile e a buon mercato.
Non potevi che nascere nella casa del pane e non potevi mascherare ciò che in effetti noi siamo: stalle maleodoranti e sporche, destinate ad ospitare animali non uomini fatti a tua immagine e somiglianza.
Rifletto su questo tuo non scandalizzarti per quello che siamo, su dove viviamo e come viviamo, rifletto e mi vergogno.
La casa è ancora immersa nel silenzio , perchè ieri si è fatto tardi per il cenone della vigilia.
Alla veglia di mezzanotte non siamo venuti perchè eravamo stanchi, troppo stanchi dopo l'orgia consuistica che ci ha fatto dimenticare chi stavamo aspettando.
Di presepi e di Gesù bambini e angioletti ho riempito gli scaffali, i tavoli, le librerie per contestare quelli che non hanno voluto che quest'anno nelle scuole si festeggiasse il tuo compleanno.
Mi sono indignata per questo, ma in questa pace e in questa quiete mi interrogo se anche io ti ti ho trattato alla stessa maniera.
C'è posto per te in questa casa così grande che mi ci perdo, c'è posto per ospitare chi è al freddo e al gelo, chi non ha dove posare il capo, chi sotto i cartoni si è costruito un rifugio alla stazione e lì ha passato la notte?
C'è posto per te in questa mia casa comoda e calda, con tante stanze e tante poltrone?
Tutto e niente parla di te in questo mio albergo, dove l'ingresso è riservato ai più stretti congiunti che non creano problemi.
Non posso dire che non sapevo con chi, oltre la famiglia di mio figlio avrei potuto condividere il cibo abbondante compresso nel frigo o sistemato al fresco sul balcone, dove la temperatura è più bassa.
Spesso penso alla persona che mi abita sotto che vive sola e che forse avrebbe piacere a ricevere un nostro invito.
Peccato che abbia un brutto carattere.
Non ho avuto coraggio, forza, determinazione a invitarla, ho avuto paura che avrebbe portato scompiglio nella nostra calma e collaudata routine.
Non mi sono fidata di te e ho fatto appello solo alle mie forze. Per questo ho taciuto e ho fatto finta di niente.
Signore aumenta la mia fede, in te, non in me, perchè chi dà valore e importanza al piatto è solo il suo contenuto.

sabato 23 dicembre 2017

"Li affinerà come oro e argento"(Mal 3,3)

MEDITAZIONI SULLA LITURGIA 
del 23 dicembre
Letture:Ml 3,1-4.23-24 (Prima del giorno del Signore manderò il profeta Elìa.);Sal 24 (Leviamo il capo: è vicina la nostra salvezza.); Lc 1,57-66 (Nascita di Giovanni Battista.)
"Li affinerà come oro e argento"(Mal 3,3)
La liturgia di oggi ci parla della nascita di Giovanni Battista e della voce che torna a Zaccaria, suo padre quando dice il nome suggerito dall'angelo.
Zaccaria era diventato muto all'annuncio dell'angelo perchè non credette che poteva avverarsi il miracolo di avere un figlio a tarda età.
Quando a Zaccaria fu chiesto il nome da dare al figlio, non ebbe dubbi a confermare ciò che sua moglie Elisabetta aveva detto quando vennero per circoncidere il figlio.
A quel "Si chiamerà Giovanni" di Elisabetta fece eco "Giovanni è il suo nome" , parole scritte su una tavoletta.
Quando fai la volontà di Dio ti torna la voce e a Zaccaria questo accadde sì che pronunciò il più bell'inno di lode a Dio dopo il Magnificat di Maria che tutta la chiesa ricorda e prega al mattino e alla sera nella liturgia delle ore.
Ma qui non può sfuggire l'accordo della coppia in sintonia con la grazia del vincolo contratto con il matrimonio.
Per uscire dall' isolamento a cui ci condanna l'incredulità nella misericordia di Dio è necessario accordarsi.
"Quando due o più si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro"
Questa coppia nella fede ha ritrovato il suo equilibrio andando controcorrente, non adeguandosi a stereotipi di tradizioni vincolanti e non vivificanti.
Dio voleva fare una cosa nuova, partendo da un nome che è un programma e una certezza" Dio salva, Dio ama"
E non è forse questo il compito assegnato ad ognuno di noi?
Comunicare al mondo l'amore di Dio con il nome che portiamo.
Non avevo mai riflettuto fino in fondo quanto conti chiamarsi in un modo piuttosto che in un altro.
Il nome ci immette in una storia, la nostra storia, e ci dà l'identità dalla quale non possiamo prescindere per vivere.
Oggi voglio meditare sul messaggio che Dio fa alla nostra coppia.
Spesso succede che la fede non sia condivisa dalla coppia.
Spesso uno dei due rimane indietro, e si fa fatica a procedere , perchè si arriva a non comunicare, a vivere da soli le gioie e i dolori della vita.
Molti si separano proprio per questa incapacità di comunicare, ma se uno dei due rimane fermo nella fiducia in Dio e nell'amore verso il suo sposo, sicuramente potrà accadere che le cose cambino e si trasformino in un rendimento di grazie e una benedizione.
Il benedictus è attribuito a Zaccaria, ma esprime la gioia e la riconoscenza dei due sposi, perchè è certo che Elisabetta quelle parole le aveva nel cuore da quando vide presentarsi alla sua casa Maria e il bambino le sussultò nel grembo.
"Benedetto il Signore , Dio d'Israele, che ha visitato il suo popolo..."
Ognuno di noi nella sua stanza segreta può dire "Benedetto il Signore, Dio d'Israele" senza mai perdere la speranza che un giorno lo si possa dire insieme, appena svegli, lo sposo e la sposa riconciliati da Dio che ha salvato il mondo cominciando dalla famiglia , dove il sì al Signore non vengono in contemporanea, ma quando vengono, cambiano il mondo e rendono visibile Dio.