domenica 19 novembre 2017

"Voi tutti siete figli della luce"(1Ts 5,5)


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SFOGLIANDO IL DIARIO...
Domenica 16 novembre 2014
XXXIII settimana TO A


"Voi tutti siete figli della luce"(1Ts 5,5)

La paura connota gli ultimi tempi che, se per i cristiani del primo secolo era la paura collegata all'aspettativa del ritorno promesso o minacciato da Gesù, per noi è collegata al passare degli anni, alla prospettiva che possiamo fare sempre meno cose, perché la società emargina gli improduttivi.
E poi per quelli che il mondo ce l'hanno in mano, che si sentono giovani e forti, che si tengono lontani dal dolore della povera gente c'è in agguato l'imprevisto, un incidente, un lutto, una malattia, un cataclisma che ti cancella anche i ricordi.
C'è chi crede e chi no, ma la paura che tutto finisca, che tutto quello che hai lo dovrai lasciare è sentimento con il quale prima o poi siamo chiamati a confrontarci.
Nel vangelo di oggi non si parla della vita che ci chiama man mano che passano gli anni a riconsegnare gli strumenti di cui andavamo orgogliosi, riconoscenti o no a nostro Signore, ma anche dell'impossibilità di usarli perchè ci vengono richiesti prima che arriviamo al traguardo.
Allora se di talenti si tratta, non possiamo negare da un lato che Dio li distribuisce a seconda delle capacità di ognuno, ma l'uomo anche se si sforza di farli fruttare, anche quello più in gamba, potrebbe vedere spegnersi la speranza anzitempo di trafficarli e farli quindi fruttare perchè la vita è inclemente e quando meno te l'aspetti ti toglie qualcosa o, come mi piace pensare o mi immagino, ti chiede la restituzione parziale o totale di quanto hai ricevuto.
E ti trovi, se pensi al vangelo e lo prendi alla lettera disoccupato, come oggi mi sento io che mi hanno dato la patente speciale con l'obbligo di mettere un freno a mano vicino al volante.
Incredibile come gli eventi della vita ti parlino di Dio.
A me piaceva correre, fare velocemente ogni cosa, e forse starei ancora correndo se la malattia, gessi e tutori non mi avessero rallentato la corsa.
E io pensavo che era abbastanza, che avevo imparato, con il bastone da cui usciva una sedia, a fermarmi e a dare ad ogni incontro il giusto peso.
Dovere di sedersi..... tanto che se ascoltai e gustai e m'innamorai della parola di Dio fu proprio per l'esigenza che avevo di cercare una sedia alle sette del mattino e procrastinare il mio ritorno a casa da mio marito, che volevo in qualche modo punire.
Ebbene oggi sono alle prese con un ulteriore freno che mi viene imposto dallo stato, perchè impari non solo ad andare piano, ma soprattutto a frenare in tempo per non far male a qualcuno.
Tornando al Vangelo di oggi, quindi, se da un lato i talenti Dio ce li dà, ma dall'altro ce li toglie prima che tutto sia concluso.
Allora a cosa allude in Vangelo che possa risollevarmi dalla confusione e dall'abbattimento di questi ultimi giorni che mi pesa oltremisura?
Mio marito ieri ha detto che si sente come se da un momento all'altro gli dovesse accadere qualcosa, anche io, gli ho risposto, ma poi ho aggiunto che non è per niente patologico avere pensieri di questo tipo perchè dovremmo vivere tutti pensando che da un momento all'altro ci può capitare qualcosa.
Purtroppo l'angoscia nasce dalla paura di ciò che non conosciamo, che non riusciamo a dominare, comprendere,manipolare , altrimenti non staremmo così giù di corda.
Allora cosa c'è da dire?
Che più che pensare ai talenti che abbiamo dissipato, nascosto, usato male, dobbiamo convincerci che c'è qualcosa che sta sopra che li comprende e tutti ed è l'essere figli di Dio.
Il talento che il Signore non ci toglierà mai anche quando ti tolgono la patente o sei ridotta in un letto a contare i giorni rimasti è convincersi di essere suoi figli, incapaci, fannulloni, sfortunati, ma sempre figli.
E con questa consapevolezza che dobbiamo aspettare il ritorno del Signore che alla finestra scruta all'orizzonte il nostro ritorno a casa.

sabato 18 novembre 2017

"Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"(Lc 18,8)

"Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"(Lc 18,8)

Gesù a conclusione della parabola del giudice disonesto non si chiede se troverà gente che prega incessantemente, ma se troverà fede sulla terra.
La preghiera nasce dalla fede, la fede nasce dall'amore, è intimamente connessa con l'amore donato da Dio e riversato sugli uomini attraverso coloro che lo accolgono con cuore sincero.
Noi siamo canali di una multiforme grazia che dall'alto si spande su tutte le creature.
Ci sono brocche pronte ad accogliere l'acqua dello Spirito, brocche piccole e grandi, sbrecciate, lesionate, vecchie e nuove, in buono e cattivo stato, che aspettano di riempirsi perchè la gente ha sete, tanta sete e cammina in un deserto arido e inospitale.
C'è chi quell'acqua se la tiene per sè e chi provvede a dissetare gli altri nella certezza che mai gli verrà a mancare, perchè la nostra vita è in quel lasciarsi attraversare da quell'acqua, lasciarsi bagnare e nutrire da Dio nella fede incondizionata che mai ci lascerà senza, specie se ci vede operosi nella carità, distributori di gioia e di pace con i nostri gesti concreti di amore.
Dio ama sempre, ama a prescindere, ama tutti.
E' questa convinzione che ci porta ad un atteggiamento di preghiera continuo che ci sazia se i suoi doni, frutto del suo amore, li usiamo per far stare bene i nostri fratelli, per sostenerli nei momenti della prova, per non perderli mai di vita anche quando sono lontani fisicamente, per amarli come Lui ci ha amato.
La fede è mantenere aperte le porte del nostro cuore, presentare le nostre brocche, perchè Dio possa riempirle di sè del suo amore.
L'amore fa fermare le lancette dell'orologio, perchè ti riempie, ti appaga e ti nutre.
Mi piace e mi commuove pensare che la sete di Dio e la nostra s'incontrano in questa ricerca della verità più profonda inscritta nei nostri cuori.
"Ho sete!", disse Gesù sulla croce.
Gli diedero una spugna imbevuta di aceto.
Anche noi rispondiamo così a chi ci chiede un po' di tempo, di attenzione, di cura.
Il nostro aceto è racchiuso in un cofanetto indorato e luccicante di scuse perchè il tempo non lo possiamo donare agli altri quando non ne abbiamo abbastanza per noi.
"Ho sete" continua a dire Gesù, ma noi ci turiamo le orecchie, giriamo gli occhi da un'altra parte perchè abbiamo troppe cose da fare, troppe da pensare per farci carico dei bisogni degli altri.

Continuo a guardare il crocifisso.. Dal petto squarciato scende sangue e acqua.
Gesù, il Vivente continua a parlarmi...
Lo contemplo, lo amo, lo adoro....
Corro a prendere la mia brocca riposta in cantina, seppellita da ciarpame di ogni tipo, devo fare presto perchè non appassisca del tutto il virgulto che lui ha piantato, voglio che lui mi attraversi e mi renda serbatoio d'amore.
Non mi stancherò di stare ai suoi piedi, con Maria, non smetterò di contemplare le sue ferite, non smetterò di chiedere il suo perdono.

venerdì 17 novembre 2017

"Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà" (Lc 17,33)

"Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà" (Lc 17,33)

Parole dure Signore quelle che ci riservi oggi.
Il cibo che ci poni davanti non è proprio quello che desideriamo e vorremmo poter scegliere un'alternativa che non ci rovini lo stomaco.
Per fortuna o meglio per grazia questa mattina al risveglio ho cominciato con l'Ufficio delle letture e con le Lodi che sono tutt'altra musica.
"I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento" le parole del salmo che commenta la prima lettura di oggi che ci invita a risalire a te attraverso la bellezza e la perfezione del creato.
" Chi è l'uomo perchè te ne curi, il figlio dell'uomo perchè te ne dia pensiero?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi"
Ho bisogno di ricordarmele queste parole altrimenti il vangelo di oggi mi porta da tutt'altra parte.
Gesù tu sei venuto a renderci simili a te, a cancellare nella carne il peccato, per poter godere appieno della nostra elezione a figli di Dio, tuoi fratelli, di natura divina, superiori agli angeli, perchè tu sei sopra di loro e noi siamo tuoi, ti apparteniamo, siamo innestati alla tua pianta, al tuo albero, e non siamo più noi che viviamo ma tu vivi in noi.
Perchè dovremmo avere paura?
Perchè le tue parole dovrebbero turbarci se noi viviamo in te e in te troviamo il coraggio, la forza per continuare il santo viaggio alla volta della Gerusalemme celeste?
Eppure questa mattina mi sono svegliata con una sensazione di malessere generalizzato, di paura per sintomi nuovi che mi facevano pensare a nuove e mortali malattie.
L'idea della morte ha cominciato nel dormiveglia a impadronirsi di me come spada minacciosa che pendeva sul mio capo.
Il gelo mi attanagliava le ossa e da quella morte, che spesso invoco come momento di liberazione e di gioia per unirmi a te per sempre, avrei voluto fuggire.
E tu nel vangelo me l'hai messa davanti con tanta crudezza da turbarmi ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno.
Io ti amo Signore e ti desidero.
Credo che non parli a vanvera e se parli è solo per il nostro bene, anche e soprattutto quando fai la voce grossa.
Ma non è facile rimanere tranquilli quando ci si prospetta un così grande castigo.
Non posso dimenticare la paura che mi presi quando mio padre, avvertito da una vicina che noi, le avevamo mancato di rispetto, cacciandole la lingua, ce le voleva dare di santa ragione, se non fosse intervenuta mamma a difenderci dalla sua ira.
Certo è che il vizio di cacciare la lingua ai passanti me lo sono tolto e ringrazio mio padre perchè con coerenza e rigore mi ha dato le basi per affrontare la vita senza soccombere.
Fa' che la morte ti colga vivo! ho letto da qualche parte.
C'è una morte che dobbiamo temere ed è quella che ci separa da te Signore, fonte della vita.
Eppure di tanto in tanto mi riprendono le angosce della morte, della malattia, del male che ha il sopravvento sul bene.... e ho paura.
Ti ringrazio Signore perchè ogni volta che mi succede penso a te e chiamo in aiuto Maria, la madre che ci hai dato perchè ci rassicuri e ci difenda non da te, ma dall'idea sbagliata che ci facciamo di te.
Signore mi rendo conto che di fede non ne ho mai abbastanza.
Aumenta la mia fede perchè io non lasci cadere nessuna briciola del pane che ogni giorno mi dai.

mercoledì 15 novembre 2017

GRATITUDINE


VANGELO (Lc 17,11-19)
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore.
Questa mattina, dopo aver letto il vangelo riguardante l'irriconoscenza dei nove lebbrosi guariti da Gesù, mi voglio fermare sulla nostra endemica incapacità di ringraziare chi ci fa del bene. 
Per cosa vogliamo ringraziare Gesù?
Fu la prima preghiera che mi venne in mente di insegnare a Giovanni, quando aveva meno di due anni.
Avevo pensato che c’erano nelle preghiere tradizionali parole che non avrebbe capito come” Ave, pietà celeste, luce perpetua”.
“Per le patate, per i colori!”, fu la sua risposta immediata guardando le cose poggiate sul tavolo dove stava mangiando.
Chi ci avrebbe pensato a ringraziare il Signore per le patate e per i colori?
Da lì cominciò uno splendido gioco, una gara che contraddistinse il nostro stare insieme, a casa, al parco e
negli altri spostamenti.
Grazie per il sole, grazie per il parcheggio, grazie per qualche adulto che al mare gli avrebbe fatto fare il bagno o avrebbe giocato con lui, visti i miei limiti deambulatori.
Era tanto infatti se con la macchina riuscivo a portarlo da qualche parte.
Giovanni divenne il mio maestro che mi bacchettava qualora mi dimenticavo di dire grazie a Gesù per il posto macchina trovato davanti all’ingresso del luogo dove dovevamo andare.
Oggi Giovanni va solo, è diventato grande e mi chiedo dove sono andati a finire i miei insegnamenti , visto che spesso, immerso nei suoi pensieri, attaccato al suo telefonino non solleva la testa neanche per salutare pur abitando di fronte.
E mi dispiace.
Me lo chiedo, ma forse è più giusto che mi faccia io un serio esame di coscienza per vedere se sono attenta, come quando mi prendevo cura di Giovanni, dei doni che ogni giorno il Signore mi elargisce, e lo ringrazio come facevo un tempo.
Devo dire con tutta onestà che i piccoli doni passano inosservati, occupata come sono a difendermi dagli assalti poderosi del nemico, che in questo momento è la malattia.
Non c’è dubbio comunque che me ne faccia, ma io penso sempre al dono più grande che mi aspetto e che non viene… e non mi accorgo di quanti angeli è cosparso il mio cammino.
Angeli che mi aiutano a superare i piccoli e grandi ostacoli che ogni giorno la vita mi mette davanti.
Il parcheggio, i colori, la patate…
Nostalgia d’altri tempi o straordinaria realtà che il Signore rinnova ogni giorno cambiando gli incarti ?


martedì 14 novembre 2017

"Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio" (Sap 3,1)

"Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio" (Sap 3,1)

Bisognerebbe andare più spesso ai funerali, anche di quelli che non conosci, perchè la liturgia ti porta in alto, ti fa respirare l'aria degli angeli, il soffio dello Spirito.
Il cuore si apre alla speranza e almeno per un po' vivi ciò che credi, ciò che non sempre ti appare così scontato e chiaro.
...che le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, ma anche quelle degli ingiusti, aggiungo io, perchè Dio le affida a noi affinchè possiamo intercedere per abbreviare la loro attesa.
"Il tuo volto io cerco, non nascondermi il tuo volto" ripeteva il Salmo, ieri, durante il funerale di un mio caro congiunto.. e l' Eccomi usciva spontaneo e struggente dal cuore e dalle note dell'organo.
Un volto meno offuscato, benevolo, sorridente quello che attraverso le letture ci si mostrava.
Pensavo ai miei cari, a tutti quelli che mi hanno preceduto che lo vedono o aspettano da me un aiuto per accorciare le distanze.
Intorno a me volti tristi, il pianto dei più stretti congiunti mi lacerava, ma il mio cuore esultava perchè trovava la pace nella Parola che Dio, attraverso i suoi ministri, ci profondeva a piene mani: parole di compassione e di speranza, di certezza che il defunto è uno che ha assolto la sua funzione, che come il servo inutile del vangelo di oggi ha fatto quello che doveva fare per vivere pienamente la sua identità di figlio di Dio.
Mi è venuta in mente mia madre che nel sogno per la prima volta mi aveva sorriso e mi sono ricordata che le dovevo una rosa rossa.
Un desiderio mai realizzato perchè il percorso del perdono è stato lungo e difficile.
Ieri durante la messa ho sentito forte il desiderio di riconciliarmi con lei attraverso un segno di una rinnovata alleanza come quando ero piccola e lei si appoggiava a me, la più grande per affidarmi incarichi di fiducia.
Così sono andata al cimitero, superando tutte le barriere architettoniche fisiche e spirituali ( le più difficili da abbattere) e ho deposto la rosa sulla sua tomba,e ho pregato con lei , io per lei e lei per noi, che siamo rimasti in pochi a svolgere il nostro servizio.
Servi inutili, che brutta parola!
Eppure man mano che leggi ti accorgi di quanto grande sia l'amore di Dio.
Siamo inutili perchè il servizio, il servire non a Lui ma a noi giova per realizzare in pienezza il disegno del Padre, per diventare simili a Lui che doveva morire per eliminare definitivamente le conseguenze del peccato nella nostra carne e risorgere con un corpo nuovo perfetto e immacolato, eterno, indistruttibile e santo.
Se moriamo con Lui anche noi resusciteremo nell'ultimo giorno e sarà festa, un banchetto di grasse vivande e di cibi succulenti sarà imbandito sulle alture di Sion e tutti vi affluiranno e diranno: "Là sono nati, in te sono tutte le sorgenti"
Grazie Signore perchè oggi mi parli di vita, di vita piena, mi asciughi le lacrime e mi doni di condividere la gioia dei tuoi angeli e dei tuoi santi che ti vedono come tu sei, faccia a faccia.
Io ti immagino Signore, ma i contorni non sono definiti.
Gli occhi non servono quando il cuore è pieno di gratitudine, desiderio della patria beata, speranza, amore per ogni cosa che esce dalle tue mani, per ogni parola che esce dalla tua bocca.
Come raccontarlo? Come convincere?
Oggi prego perchè la mia fede rimanga salda e possa solo il mio sguardo far trasparire la luce che mi hai messo dentro.

lunedì 13 novembre 2017

"Lo spirito del Signore riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce."(Sap 1,7)

"Lo spirito del Signore riempie la terra
e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce."(Sap 1,7)


Queste sono le parole che mi hanno colpito della liturgia odierna.
In quest'ora del mattino in cui non riesco a dormire, voglio approfondire la Parola, voglio meditarla, perché non è un esercizio inutile, rivelandosi, come ho avuto modo di sperimentare, occasione di crescita spirituale.
La parola di oggi tocca molti punti apparentemente scollegati tra loro.
La fede, il perdono, la correzione fraterna, la ricerca della sapienza.
In fondo si parla di relazioni tra l'uomo e Dio, tra l'uomo e gli altri uomini.
Ciò che è comune a tutti i rapporti, le relazioni che portano al bene, è l'amore altrimenti chiamato Sapienza.
La Sapienza è un attributo di Dio, ma anche il suo elemento distintivo.
Con la sapienza Dio crea, Dio dà vita, Dio opera.
Ma poiché Dio è uno e trino, questa sapienza è frutto di un accordo profondo tra le tre persone della Santissima Trinità.
Se Padre, Figlio, e Spirito Santo non fossero andati d'accordo, certo che il caos sarebbe rimasto tale, perché, per fare un'opera perfetta come quella della creazione, bisogna accordarsi prima di tutto.
Del resto anche qui su questa terra, per qualunque progetto in cui più persone sono coinvolte, l'accordo è il presupposto perché si realizzi un'idea, che venga alla luce qualcosa di bello di buono e di utile.
Se questo non avviene e uno prevarica l'altro, le conseguenze a volte sono disastrose o perlomeno il progetto non viene portato a termine, o perde gran parte della sua efficacia.
Penso all'impianto di depurazione che mio marito ingegnere progettò.
Non funzionò mai perché non c'è stato accordo tra chi l'ha pensato e chi l' ha eseguito e chi poi doveva usufruirne e chi doveva provvedere a farlo funzionare.
Quanti accordi, quante relazioni, quanti si a monte della buona riuscita di un progetto!
Se pensiamo alla creazione, la modalità è la stessa.
L'accordo tra le persone della Trinità realizza la meraviglia dell'inizio, però se chi ne deve usufruire non si mette d'accordo, vale a dire non collabora con il progettista si torna nel caos.
Perciò vediamo il degrado del nostro pianeta a causa dell'uso indiscriminato delle risorse e della cattiva attenzione al bene comune.
Il paragone con l'opera umana non regge completamente, perché Dio che ha creato il mondo, non ha cessato di provvedere a farlo funzionare e a dare sole e pioggia e stagioni eccetera perché l'uomo potesse viverci.
Poi ha anche provveduto a ricreare ciò che l'uomo aveva distrutto: il suo tempio, attraverso il sacrificio di Gesù che in tre giorni l'ha ricostruito.
Questo è frutto della sapienza di Dio, dell'amore che non sette ma settanta volte sette perdona, per convincere, portare l'uomo a perdonare, vale a dire ad amare all'infinito.
I rapporti tra gli uomini sono regolati dall'amore, almeno nelle intenzioni del Creatore, perché solo così non si deteriori, né si interrompa il ciclo vitale.
Dio corregge una volta massimo due, (simbolicamente un numero limitato di volte), rispetto al perdono che invece esercita all'infinito.
Questo chiede di fare all'uomo nell'esercizio della volontà personale: correggere l'altro si, ma essere disposto a perdonarlo sempre.
L' accordo di cui si parlava è proprio il frutto di un desiderio di bene, di pace, di armonia che deve investire tutto il creato.
Ora tutto questo è possibile se ci fidiamo di Dio, se crediamo a quello che ha fatto, ha detto, è.
Credere in Dio non basta, è necessario credere al suo amore.
Tutti i popoli non hanno potuto fare a meno di riconoscere una realtà che li trascendeva fin dai primordi.
La buona, bella notizia è che Dio è sapienza, che Dio ci ama, che Dio ci aiuta a conquistare la dote divina della sapienza del cuore.
Nell'antichità gli dei erano capricciosi vendicativi e di loro non ci si poteva fidare, ma bisognava tenerli a bada, placare la loro ira, altrimenti sarebbero stati guai per tutti.
Anche nell'Antico Testamento sembra emergere ad un occhio superficiale, un Dio siffatto che si vendica delle offese e che non ha pietà per nessuno.
Solo una lettura più attenta, globale, fa emergere la verità di un'alleanza che non s'infrange neanche di fronte alle defezioni più vistose.
In un passo troviamo scritto: "io sono Dio non uomo e non vengo dietro alla mia ira ".
Il più bel libro d'amore è la Bibbia perché ci parla di un amore che ci salva, di una sapienza che è alla base del progetto salvifico, la condizione perché si realizzi.
Signore donami la sapienza del cuore, donami una fede piccola come un granellino di senapa, donami la pazienza di attendere che muoia e porti molto frutto.

sabato 11 novembre 2017

"Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo" (Rm 16,16)

"Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo" (Rm 16,16)

Un bacio, cosa è un bacio? Per Cristo il bacio fu il segno che era lui quello che dovevano prendere, il bacio di Giuda, il traditore.
Ci sono poi i baci degli innamorati, finchè durano, che ti fanno schizzare in paradiso. Finchè dura l'amore, il rispetto, la fiducia, l'attrazione.
Ci sono i baci di convenienza, poi, io li chiamo i baci dei capi di stato, che fanno finta, recitano un copione da cui non possono distaccarsi.
baci delle mamme sono i più belli, quelli che non si dimenticano, perchè il solo ricordo ti scalda l'anima, ti riempie il cuore.
Io non ho ricevuto baci da quel che mi ricordo, quando ero piccola e poi divenuta più grande solo in occasione di partenze e di ritorni.
"I figli si baciano quando dormono" soleva dire mia madre e l'unico contatto con lei è il picolo segno di croce che tracciava sulla nostra fronte prima di andare a dormire, grazie a Dio.
A mio figlio non ho dato neanche quello purtroppo ma le vie del Signore sono infinite.
Se la mia vita è stata avara di baci e di abbracci, fatta eccezione del periodo del fidanzamento , ora di baci ne ricevo molti da gente che non conosco ma di cui condivido la fede.
E' il bacio santo di cui parla San Paolo?
Certo che anche tra noi cristiani c'è chi lo fa per dovere, chi per interesse e chi per amore sincero.
Al segno della pace illustri sconosciuti ti stringono la mano, ti abbracciano e ti baciano e tu senti che non è finzione ma forza prorompente per condividere la gioia di essere lì in quel luogo a mangiare dello stesso pane seduti alla stessa mensa, invitati dall'unico ed eterno Signore, Padre di tutti, dei buoni e dei cattivi, dei sani e dei malati.
Condividere la gioia di essere salvati, di essere figli di un unico Padre è la cosa più bella che ci possa capitare.
Il bacio è il segno di un'appartenenza ad una famiglia più grande, una famiglia dove tutti i dissidi, le differenze, le distanze si ricompongono in Cristo nostro Signore.
Gesù nel vangelo di oggi parla di disonesta ricchezza da usare per acquistarsi degli amici che ti difenderanno davanti al tribunale di Dio.
A me questa mattina, Dio mi perdoni!, viene in mente che la più disonesta ricchezza è quella che abbiamo senza aver fatto nulla per meritarla, una ricchezza che ci è piovuta dall'alto, quando eravamo ancora peccatori e ancora lo siamo.
Come si potrebbe chiamare un bene così grande, quale l'amore di Dio, quando se abbiamo fatto qualcosa è proprio l'opposto per averne diritto?
Gesù ci invita a non tenerci per noi quello che ci dona gratuitamente, il suo bacio santo, santissimo, ma di dispensarlo non solo ai nostri amici, ma anche e soprattutto ai nostri nemici, se ci riesce.
Non dobbiamo tenere per noi, trattenere la grazia che ci elargisce, perchè noi siamo come serbatoi che più fanno uscire l'acqua e più si riempiono e si purificano.
Basta guardare di che colore è l'acqua quando apri il rubinetto di una casa che abiti solo durante le ferie. Il colore è marrone fino a quando l'acqua pulita trova lo spazio per riempirlo di nuovo.
Questa mattina voglio pregare così.
Signore ti ringrazio per quel piccolo segno di croce che mamma imprimeva sulle nostre fronti, prima di andare a dormire, per quei rosari che diceva la notte per la salvezza delle anime di noi 4 figli.
Sono i suoi baci santi che oggi mi stanno pervenendo dal cielo.
Ti ringrazio per tutti quelli che mi hanno testimoniato il tuo amore, per quelli con cui oggi lo condivido con gioia, con una consapevolezza sempre più forte e riconoscente. Ti prego di rendere il mio corpo meno rigido a ricambiare gli abbracci che attraverso i tuoi amici mi fai giungere.
Signore abbassa, infrangi le mie difese, sì che non arretri di fronte a ciò che potrebbe ferirmi e farmi male.
Che ogni gesto sia gesto d'amore, che ogni bacio sia soffio del tuo Spirito!

giovedì 9 novembre 2017

"Non sapete che siete tempio di Dio?" (1Cor 3,16)

LA CASA DI CARNE

DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
letture: Ez 47,1-2.8-9.12; 1Cor 3,9c-11.16-17; Sal 45; Gv 2,13-22

"Non sapete che siete tempio di Dio?" (1Cor 3,16)

Certo che se non ci si abitua al linguaggio di Gesù, è difficile capire quello che dice.
Gli apostoli, i discepoli, rispetto a noi erano svantaggiati, perchè la sua missione su questa terra doveva trovare compimento con la sua morte e resurrezione.
Ma anche oggi che tutto quello che Gesù, il Figlio di Dio ha detto si è avverato, non sembra che siano in tanti quelli che credono alla sua parola, che la comprendono, che ne fanno un alimento vitale.
Certo è che per capire una persona non basta parlare la stessa lingua, quando questa non è collegata con il cuore.
Le parole fluttuano nel vuoto e non si aggregano se non c'è un catalizzatore, un verbo che dia loro senso e compimento.
Gesù è questo catalizzatore in un mondo di bla...bla...bla..., rumori, suoni senza senso, disarmonie senza vita.
Ebbene per capire Gesù bisogna frequentarlo, e più lo frequenti e più lo capisci.
Quando il mio nipotino Emanuele mi venne affidato per la prima volta, io non capivo i suoni scomposti e disarticolati dei suoi lunghi discorsi misti a pianto.
Poi , a forza di stargli vicino, di prendermi cura di lui, le cose cambiarono a tal punto che lui scriveva pagine di scarabocchi, poi me le dava da leggere.
Io, cercando di entrare nel suo mondo, gliele leggevo e lui era sempre affascinato da ciò che emergeva da quei fogli.
" Ma nonna, mi diceva, tutte queste cose ho scritto?" meravigliandosi non poco di aver imparato a farsi capire senza neanche andare a scuola, come il fratello più grande.
Questi sono i miracoli dell'amore di cui possiamo fare esperienza, pur non essendo maestri ufficialmente riconosciuti.
Oggi il protagonista è il tempio come luogo in cui Dio può entrare, uscire, rimanere, a seconda di come è costruito.
Un tempio, una Chiesa noi ce la immaginiamo sempre fatta di mattoni, un luogo dove riunirsi per dare a Dio quello che è di Dio e prendere da lui quello che ci manca.
Mi ha colpito l'immagine della prima lettura in cui dal tempio esce acqua che va a irrigare terre lontane dando vita a tutto ciò che incontra sul suo percorso.
Inevitabile l'accostamento alla ferita inferta al fianco di Gesù dalla lancia del soldato, da dove uscì sangue e acqua, simbolo dello Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.
Quella Casa di carne ci ha dato la vita e mi viene da chiedermi se continua a darcela nelle case di pietra costruite per contenerlo e distribuirlo a chi vi si reca.
Dello Spirito non si fa mercato, questo è ciò che ho capito.
Lo Spirito, l'amore non si compra, ma si accoglie unendo le mani e chiedendo pietà e misericordia per i nostri peccati.
L'indegnità è caratteristica di chi va in chiesa, ma non ne siamo mai abbastanza consapevoli.
Perciò ogni celebrazione eucaristica comincia con il Confiteor.
Siamo piccoli, siamo fragili, siamo bisognosi di tutto e in chiesa ci andiamo per attingere alla fonte quell'acqua che ci risuscita, ci ridà la vita.
"Quante cose possiamo fare con Gesù!" sono le parole di un bimbo che rispondeva così alla domanda rivoltagli dalla maestra di religione sull'idea che si era fatta di Gesù.
Sembrerebbe risposta non pertinente ma a me piace ricordarla perchè mi ridimensiona, quando penso che la salvezza del mondo dipenda da me, dai miei meriti, dalle preghiere, le sofferenze, le messe, i rosari, i pellegrinaggi e via dicendo.
Senza di Lui non possiamo fare niente, questo è un punto fermo.
Con Lui tutto è possibile, anche trasformare queste nostre chiese dove si sta così larghi da permetterci di inginocchiarci a debita distanza dalle persone che non conosciamo.
E per darsi il segno della pace poi si fanno dei veri e propri pellegrinaggi, creando scompiglio in tutta la celebrazione.
Per questo i vescovi hanno detto che il segno della pace deve essere circoscritto a chi ci è vicino. Penso al cuore e ai lontani dal nostro cuore a cui va il mio pensiero quando il sacerdote ci invita a fare un segno di riconciliazione.
E' allora che devo fare i conti con le distanze e mettermi in viaggio per sentirmi un cuor solo e un'anima sola con i lontani da me, ma in Cristo tutti uniti.
E' bello che oggi la Chiesa romana ricordi la sua prima chiesa, simbolo dell'unità dei cristiani di quel tempo
E' bello che ci parli di tempio, luogo dove due o più si riuniscono nel suo nome, ma anche della casa di carne in cui ogni nostra casa può affondare le fondamenta.
Penso a quanta responsabilità abbiamo a far sì che la Chiesa diventi la sposa di Cristo, carne della sua carne, ossa delle sue ossa.
Che la gratitudine per tutto ciò che riceviamo da Lui, attraverso la chiesa non ci faccia inorgoglire e non ci induca nella tentazione di farne commercio.
Signore perdonaci quando ci dimentichiamo che ognuno di noi è tempio dello Spirito e fa' che mai lo trasformiamo in una spelonca di ladri.
Aiutaci a credere che siamo stati creati per accoglierti nella nostra vita personale, nel nostro corpo di carne, nelle relazioni che fanno della nostra casa una piccola chiesa domestica.
Aiutaci a colmare le distanze affidando a te il compito di saldare, colmare i vuoti che ci separano. Fa' Signore che le nostre piccole chiese diventino il tempio luminoso dell'Amore condiviso con i fratelli.

mercoledì 8 novembre 2017

"Pienezza della Legge è la carità."(Rm 13,10)


SFOGLIANDO IL DIARIO...

"Pienezza della Legge è la carità."(Rm 13,10)


"Dio è amore" scrisse Giovanni, il mio nipotino, all'età di 4 anni, sotto un disegno che raffigurava un papà, una mamma e un bambino. Non sapeva ancora scrivere Giovanni, o almeno io lo pensavo. Grande fu la mia sorpresa nel constatare che con lineee incerte aveva scritto l'essenza del nostro credo.
Intorno ci aveva disegnato dei raggi gialli, come a indicare che il sole, la luce si sprigiona da una famiglia costituita da un padre, da una madre, da un figlio che si tengono per mano. Mi stupì allora anche il fatto che il bambino non era messo in mezzo non staccando la coppia.
Quanta scienza, quanta intelligenza in un bambino, mi trovai a pensare, un bambino profeta a cui lo Spirito aveva suggerito ciò che aveva trovato scritto dentro di sè, la meraviglia dell'inizio, l'immagine che Dio in lui aveva stampato, come in ogni uomo del resto.
Giovanni aveva scritto il sogno, la nostalgia di un amore tutto per lui, aveva pensato che Solo Dio poteva rimettere le cose al posto giusto, visto che gli era nato da qualche mese un fratellino che gli aveva tolto il posto d'onore, il primato.
Si sentiva minacciato da quel fratello che gli era venuto a togliere o almeno diminuire l'affetto e le attenzioni dei genitori, dei nonni e degli zii, essendo stato lui il primo di altri figli, nati nell'ambito della famiglia di cui faceva parte, da parte del padre, nostro figlio e della madre.
Quel disegno allora mi sembrò perfetto, perchè non mi soffermai su ciò che mancava, ma su ciò che c'era.
Oggi, riflettendo sulle letture mi è tornato in mente quel disegno, dove c'è nascosta una verità inconfutabile. Per Dio siamo tutti figli unici, amati allo stesso modo, destinati tutti a ricevere da Lui lo stesso indivisibile premio: il suo amore infinito, eterno, gratuito. L'essere figli di Dio ci dà l'opportunità di ripensare ai nostri rapporti umani, ai nostri piccoli e grandi amori, amore di madre, di padre, di figlio di sposo, di amico.. amori con la graduatoria, amori a termine, troppo spesso, amori che ci tolgono la pace e ci fanno vivere male.
" fate questo in memoria di me" dice Gesù dopo aver benedetto il pane e il vino nell'ultima cena, segno del suo corpo offerto e spezzato per noi, del suo dangue versato per la nostra salvezza.
A chi pensava Gesù quando ha fatto questo straordinario segno di comunione, seguito dal suo sacrificio reale, indiscusso, consumato sopra la croce?
Nel suo cuore di carne, dilatato all'infinito dallo Spirito divino c'eravamo tutti, presenti, passati e futuri figli di re.
Sotto la croce c'era Maria, la madre e Giovanni, il discepolo che Gesù amava, o meglio il discepolo che più degli altri si sentiva amato da Gesù, c'era una coppia, quindi e il terzo che non era generato ma stava generando la Chiesa era Gesù sulla croce.
Il disegno di Giovanni non è che un capitolo di un racconto, il cui titolo non è da cambiare, un racconto, una storia vera dove un figlio non deve temere che ci siano altri fratelli a mangiare alla stessa mensa perchè ce n'è per tutti, in quanto l'amore di Dio non si misura e la sua casa è così grande da accoglierci tutti comodamente.
Giovanni il mio nipotino che ora è cresciuto, sta rivalutando la straordinaria opportunità di avere un fratello con cui condividere lo spazio, il tempo e l'amore dei suoi genitori che lungi dal diminuire, si moltiplica quanto più viene spezzato.
Ma quand'anche l'amore umano venisse meno, l'amore di Dio dura in eterno e su questa consapevolezza noi dobbiamo fondare ogni relazione. Perchè solo lui ci rende capaci di amare come Lui ci ha amati. Da soli non andiamo molto lontano.

martedì 7 novembre 2017

"Non siate pigri nel fare il bene"(Rm 12,11)

"Non siate pigri nel fare il bene"(Rm 12,11)

Spesso Signore non riusciamo a distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è e, pur non essendo pigri, ci affatichiamo invano per cose che non sono importanti o meno importanti di altre che ti stanno a cuore e che ci farebbero stare bene.
Riconosco Signore la mia incapacità, il mio limite nel testimoniare la misericordia la giustizia e la verità.
Signore tu mi vedi, non voglio nè posso nascondermi ai tuoi occhi, ma sono molto turbata dalle conseguenze dei miei comportamenti, che pur essendo nelle intenzioni finalizzati al bene, spesso provocano divisioni, separazioni che io non amo e a cui non riesco a pore rimedio.
Signore tu hai detto che un giorno misericordia giustizia e verità s'incontreranno e si baceranno.
Come vorrei che venisse presto, che fosse ora, perché p mi tormenta la conseguenza del mio operato.
Signore tu solo puoi aiutarmi, tu solo puoi darmi la pace che viene meno ogni volta che si incrinano i rapporti con i miei fratelli.
Io non voglio che questo succeda, sto male quando la divisione apre la strada al demonio, il tuo e nostro nemico.
Così oggi ti voglio pregare perchè riesca a vivere nella fiducia in te ogni conflitto, che io possa pensare che non io ma tu solo apri le strade della riconciliazione, saldi i fili spezzati dal nostro egoismo, dalla nostra superficialità, dalla nostra incapacità di ascoltare.
Nella lettera di San Paolo ( (Rm 12,5-16) questa mattina ho trovato le istruzioni per procedere

Ma senza il tuo aiuto niente è possibile, tu lo sai, tu l'hai detto.
Voglio nutrirmi della tua Parola Signore, voglio accogliere il tuo invito a partecipare al tuo banchetto, senza cercare scuse, anzi con entusiasmo e gratitudine perchè mai dimenticherò il giorno in cui tu mi costringesti ad entrare in una chiesa perchè ascoltassi la tua parola.
Cercavo quel giorno solo una sedia per sedermi, perchè faccio fatica a stare in piedi. Ti sei servito della mia infermità per farmi ascoltare che "i fiumi battono le mani".
La gioia che mi trasmise la tua parola mi fece desiderare di tornare ad ascoltarla per conoscere chi parlava.
Ora Signore ripeti il miracolo di donarmi la pace,non quella che dà il mondo, concedimi che la tua pace mi porti a non essere pigra nel fare il bene, anche se mi pesa e se il risultato mi fa soffrire.
Maria guidami nel cammino che porta a Gesù.

lunedì 6 novembre 2017

" Non agite per vanagloria"(Fil 2,3)

" Non agite per vanagloria"(Fil 2,3)
Le letture di oggi ci parlano di amore, dell'amore che non aspetta il ricambio.
Quando invitate qualcuno, dice Gesù, non invitate quelli che poi possono invitarvi a loro volta per affetto o per dovere, ma invitate zoppi, ciechi,storpi, tutti quelli che in cambio non hanno niente da darvi se non la loro presenza.
Ricordo una volta, l'ennesima che mi lamentavo con mio marito, perchè quando mangiava quello che gli avevo preparato, con fatica, con passione, con amore, sottraendo il tempo ad altre faccende, non mi diceva mai grazie, nè mostrava gradimento alcuno, nè diceva se gli piaceva, non gli piaceva, se il cibo era migliore o peggiore del giorno precedente.
Niente. Silenzio assoluto.
A volte pensavo che anche se fosse stata spazzatura lui l'avrebbe mangiata, senza fiatare, come accadde quando in montagna lo trovammo con la testa dentro il contenitore degli avanzi destinati ai cani.
Ma Gianni è sempre stato così: se una cosa è buona la divora perchè gli piace, se fa schifo la mangia veloce così finisce prima.
Un giorno mi venne in mente che non potevo passare il mio tempo ad aspettare che mi ringraziasse, così ho pregato:"Grazie Signore perchè mi dai chi mangia le cose che cucino, perchè mi fai vivere nell'attesa che qualcuno ritorni, grazie perchè dai un senso alla mia fatica".attesa
bisodoloroso, tutto il tempo che i rapporti con mio fratello si deteriorarono a causa dei grazie che non mi diceva, quando gli portavo il regalo per il suo compleanno.
La cosa arrivò a pesarmi a tal punto che smisi di fargli gli auguri il 5 gennaio, data della sua nascita, e da allora smisi anche di frequentare la sua casa come del resto già aveva cominciato a fare lui
con la mia.
Fu proprio quell'esperienza di non risposte che in un primo tempo ci inaridì il cuore, ma poi arrivò il Signore grande e misericordioso a caricarci sul suo giumento.
Quando si ammalò in modo irreversibile,
Gesù si prese cura di lui e attraverso di lui curò anche me.
L'ultima cosa che mio fratello comprò, nell'ultima sua uscita, fu una sedia per farmi stare più comoda quando l'andavo a trovare.
Dopo che io avevo capito che il mio dono era lo stargli accanto senza aspettare i suoi grazie, morì.
Ma il 5 gennaio dell'anno dopo fu proprio l'esigenza di cercare una sedia per sedermi che mi aprì le porte della Sua chiesa.
Mio fratello, nella sua malattia che lo convertì al Signore, aveva capito che avevo bisogno di incontrare Gesù, di sentire il Suo abbraccio mentre seduta ascoltavo la Sua voce.
Le letture che oggi la liturgia ci propone mi ricordano episodi della mia vita che non avrei apprezzato se non mi fossi messa a sedere perchè anche io mangiassi di quei pani e di quei pesci che Gesù moltiplicò per le folle che lo seguivano.

domenica 5 novembre 2017

" Voi siete tutti fratelli"(Mt 23,8)

" Voi siete tutti fratelli"(Mt 23,8)

Bisogna che ce lo ricordi Signore, ancora di più, perchè ce lo dimentichiamo e la maggior parte lo ignora.
Tu dici queste parole a conclusione del discorso che stigmatizza il comportamento dei sacerdoti, delle guide che predicano bene e razzolano male.
A me veramente d'istinto, appena ho cominciato a leggere il vangelo di oggi, è venuto di pensare di pensare ai nostri sacerdoti, a quante cose vorrei che facessero e non fanno, cose che ci farebbero desiderare di frequentare con più assiduità i Sacramenti.
Siamo sempre pronti a sposare la tua causa quando ad essere condannati sono gli altri, quando le pagliuzze negli occhi degli altri ci sembrano travi e noi ci guardiamo bene dallo specchiarci.
I peccati degli altri  ci indignano, maggiormente se a commetterli è chi dovrebbe dare l'esempio.
Tu giustamente non ti limiti a condannare , ma proponi la via maestra del servizio, perchè siamo tutti fratelli, tutti salvati, tutti amati a prescindere.
Il Battesimo ci consacra re, profeti e sacerdoti e, anche se non avessimo avuto la pazienza di andare fino in fondo nella lettura del vangelo che oggi la liturgia propone alla nostra riflessione, potevamo arrivarci con quello che dovremmo sapere, in quanto cristiani.
Purtroppo, abituati a compiacere, a cercare il plauso della gente  anche attraverso la nostra discrezione nel non interferire sulla vita altrui, facendoci i fatti nostri, prendiamo le distanze anche dalla Tua Parola.
Il sacerdozio è parola che non è entrata nel nostro vocabolario come impegno di vita cristiana, convinti che riguardi solo gli ordinati dal vescovo.
Ti chiedo perdono Signore per tutte le volte, e sono tante, che ho parlato male dei tuoi ministri, che non li ho accolti nel cuore, non ho pregato per loro, nè mi sono sognata di interessarmi alle loro difficoltà.
Invoco la tua misericordia su tutti i peccati di orgoglio, quando ho pensato che le omelie le avrei sapute far meglio di loro.
Aiutami Signore a non guardare ciò che manca ma ciò che c'è nella tua e mia casa, nella mia e tua famiglia, aiutami a lodarti benedirti e ringraziarti per tutto ciò che gratuitamente ci doni attraverso i tuoi sacerdoti.

E voglio questa mattina impegnarmi a pregare per loro, ma anche per tutti i battezzati perchè con il Tuo aiuto viviano con piena consapevolezza l'essere tuoi figli, chiamati a collaborare a che il tuo progetto d'amore si realizzi.

sabato 4 novembre 2017

" Chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14, 11)

" Chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14, 11)

Questa mattina il Signore ci invita a riflettere sull'umiltà, parola che in sè contiene il seme della vita.
Maria, nel Magnificat, esplode in un inno di gioia e di gratitudine a Dio perchè aveva guardato l'umiltà della sua serva.
Dio per realizzare il suo progetto sceglie sempre persone sconosciute, per il mondo non capaci, non all'altezza, inadatte al compito da svolgere, cosa che sembra un controsenso. 
Sceglie ciò che il mondo scarta, mette da parte, disprezza per mostrare che il valore non ce lo dà il mondo, ma Lui che per primo ci ha amati e ci ha chiamato all'esistenza.
Umile ha al suo interno la parola latina "humus" che significa terra.
Noi veniamo dalla terra, siamo fatti di terra su cui il Signore ha alitato il Suo Spirito.
Il primo uomo si chiamò Adamo, il terrestre, fatto di terra.
Non posso per associazione d'idee non pensare alla terra promessa verso la quale tendiamo, una terra dove scorre latte e miele, dove i fiumi battono le mani e tutta la natura è in festa.
Un banchetto di grasse vivande sarà ad aspettarci sul santo monte dell'eredità promessa.
Il primo uomo con il peccato perse la possibilità di trarre frutti buoni e commestibili dalla terra di cui era fatto, dal lavoro delle sue mani, ma solo frutti che intossicano e che man mano ti tolgono la vita.
Per questo Dio si è incarnato, è diventato terra come noi, ma buona, humus nel senso che oggi diamo alla parola, terra ricca di fermenti vivi per accogliere il seme e farlo germogliare.
Gesù la nostra terra.
Come ci ricorda San Paolo nella lettera ai Filippesi 2, 6-11
"Egli pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio 
l'essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!,
a gloria di Dio Padre.
Non possiamo non tener conto di tutto questo per ridimensionarci e lasciare a Dio il compito di sollevarci alla sua altezza.
Ma come si fa a vivere l'umiltà evangelica?
Me lo chiedo, perchè a volte mi sento arrogante e molto determinata nel professare la mia fede, nell'affermare che Gesù Cristo è il Signore, provocando negli altri fastidio e rifiuto.
Si può essere umili e nel tempo stesso tempo determinati e orglogliosi della verità che portiamo dentro?
"Chi si vanta, si vanti nel Signore" è scritto.
Quando al centro della mia vita sei tu Signore non mi basteranno mai parole per santificare il tuo nome, per dire a tutti che ci ami e che vuoi darci tutto di te, vuoi darci cose che nè tignola nè ruggine attacchino, ma gioia senza fine nel godimento della bellezza, della bontà, della verità, della giustizia, ma soprattutto della tua misericordia.
Tu Signore, contadino del cielo, insegni agli uomini a coltivare la terra che hai dato ad ognuno, unendola al tuo concime, che la trasforma in humus fecondo.
Ma concretamente come si puòn esercitare l'umiltà?
Gareggiare nello stimarci a vicenda, non agire per vanagloria, essere sempre consapevoli di che pasta siamo fatti, a quale speranza siamo chiamati...

L'umiltà è quando la scelta di Dio ti fa naturalmente sedere all'ultimo posto, perchè non ti senti degno di tanto onore...tanto amore.

venerdì 3 novembre 2017

" Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare"(Lc 14,1)

" Gesù si recò a casa dei capi dei farisei per pranzare"(Lc 14,1)

Tutto concorre al bene di chi ama il Signore, mi viene da dire pensando a tutto quello che è successo in altre simili occasioni di incontri nel suo nome.
Gesù scandalizza i capi dei farisei che lo avevano invitato a pranzo guarendo un idropico nel giorno di sabato.
Non è la prima volta che il suo comportamento è controcorrente e suscita la riprovazione del suo uditorio, la critica anche dei suoi più stretti collaboratori.
Gesù è l'esempio della libertà esercitata in vista di un bene non personale, ma universale, il bene per l'uomo che è venuto a salvare dalle conseguenze del suo peccato e del peccato dei suoi antenati.
La conseguenza del suo operato la conosciamo: il rifiuto, la persecuzione, la morte.
Mi chiedo fino a che punto sia io capace di espormi per affermare la verità, per portarla avanti senza paura, senza infingimenti, se sono capace di accettare le conseguenze del mio operato o mi tiro fuori e mi apparto per non turbare le coscienze, per non rimanere sola.
Penso che Gesù non aveva niente da rimproverarsi  perchè era sempre in stretta connessione con la volontà del Padre e dello Spirito Santo, la famiglia nella quale era innestato da sempre.
Quanto vorrei avere la Sapienza di Dio per distinguere il bene dal male, per agire in conformità al suo volere, per fare bene ogni cosa.
Ma purtroppo la mia umanità, ancora corrotta dal peccato originale, non mi permette di essere perfetta e come san Paolo dico che faccio il male che non voglio, mentre sento il desiderio di fare il bene che voglio.
Se mi guardo alle spalle non posso che constatare come il mio desiderio di affermare, promuovere, annunciare il bene  molto spesso mi ha procurato emarginazione, rifiuto, condanna.
C'è stato un tempo in cui ho, come si suol dire, abbassato la testa, ho rinunciato alle mie idee, alle mie rivendicazioni per evitare rotture.
Avevo paura di rimanere sola e per questo ero sempre pronta a ripropormi con atteggiamenti accomodanti, facendomi piacere cose anche quando le avrei vomitate.
Ma quando la misura di tutte le cose ero io, non mi rammarico di questo comportamento accomodante, non litigioso, perchè non ho creato danni più grandi.
Ma da quando ho incontrato il Signore e la Sua Parola, è Lui la misura di tutte le cose e per questo mi interrogo.
Continua a succedere che incontri persone che non sono d'accordo con quello che faccio, che dico, che sono.
Da un lato ho creato vuoti, dall'altra ho trovato persone disposte a prendere il posto di quelli che ritenevo amici.
La Parola di Dio è come lama affilata, lama a doppio taglio e non si può dire che non faccia male.
Nella mia meditazione mattutina voglio riflettere su ciò che negli ultimi tempi mi sta accadendo.
La malattia mi ha isolata dal mondo, ma mi ha unita più strettamente a Dio nella ricerca continua della Sua Volonta'.
Mi rendo conto di quanto ancora debba fare, per fare spazio a Gesù, ai suoi piccoli, e gli chiedo di aiutarmi per l'intercessione di Maria, la madre che ho accolto nella mia casa perchè mi ricordi tutto quello che ha detto e fatto Gesù e come si è comportata di fronte a tutto ciò che non capiva.
Di fronte a te Signore metto da un lato le persone , i tuoi figli, i miei amici, quelli a cui mi hai mandato, quelli di cui devo rispondere, a cui devo rispondere, nella libertà e nella giustizia, dall'altra i nostri limiti che non vorrei fossero di impedimento all'annuncio della tua Parola.
Signore quanto vorrei che tu mi illuminassi perchè l'amore per la tua Parola non mi chiudesse gli occhi di fronte alle necessità dei fratelli e impedisse loro di venire a te!
Ti chiedo di non di esonerarmi dalle conseguenze di una parola vera e giusta, ma di suggerirmi parole vere e giuste, le tue!
A volte sembra che il nemico abbia la meglio. 
Ma tu hai vinto il mondo e io ho scelto te Signore.
Tu mi aiuterai a testimoniare il tuo amore anche a costo di un grande sacrificio, purchè la verità, la tua verità, risplenda e converta.
Misericordia e giustizia si incontreranno, giustizia e pace si baceranno, è scritto.
Fa' Signore che non debba aspettare di morire perchè si compia ciò che hai detto.

Maria a te affido questa preghiera.

giovedì 2 novembre 2017

" Ecco io faccio nuove tutte le cose."(Ap 21,6)

" Ecco io faccio nuove tutte le cose."(Ap 21,6)

E' incredibile come all'apparenza le cose non cambino e la vita scorre sempre sullo stesso binario senza svolte o deviazioni improvvise.
La conversione a mio parere è la linea di demarcazione che divide in due il tempo assegnato, tra un prima a un dopo, tra lo scontato e la grazia.
Come ci si abitua a stare bene e non si sente il desiderio di ringraziare nessuno, ci si abitua con più grande difficoltà, indubbiamente, a stare male, a vivere in equilibrio sui ricalcoli continui di una vita che ti spoglia e ti chiede quindi indietro man mano che avanzi, un pezzetto di te.
Dio attraverso le esperienze dolorose ti chiede di mettere nelle sue mani i pani dell'offerta, quel dolore, quella preoccupazione, quell'insoddisfazione, quella rabbia, quell'incapacità che hai di riconoscere il bene nelle vicende dolorose, il tuo fallimento, il crollo di tutte le tue certezze.
Alla sofferenza ci si abitua, per cui o ti flagellano, o ti sputano in faccia, o ti condannano a morte non facendoti esistere o... arrivi a vivere tutto come fosse cosa normale e impari a lamentarti di meno e a ringraziare di più.
Questa notte , le mie notti sono una continua battaglia, pareva che le cose sarebbero andate meglio, da come stavo ieri sera, ma purtroppo si è aperta la borsa dell'acqua calda von tutto quello che ne consegue.
Per pregare bisogna stare svegli.
Perchè stia sveglia la notte bisogna che accada qualcosa.

Mi piace pensare a quello che ho fatto mentre mi giravo per trovare una posizione meno dolorosa per riprendere sonno, come cercare un rosario dai grani grandi che mi permettesse senza difficoltà di passarlo tra le dita.
Ho riempito questa notte di preghiera, dopo essermi messa in ascolto della Parola che Dio oggi ci elargisce in abbondanza.
Pur essendo giovedì, ho voluto meditare al posto dei misteri della luce, il primo mistero glorioso, la resurrezione di Gesù, ma non come sono solita fare, soffermandomi sul fatto che Gesù non viene riconosciuto oggi come allora, se ricordiamo l'incontro con la Maddalena, i discepoli di Emmaus, gli apostoli che tutta la notte si erano affaticati invano a cercare un po' di pesce.
Oggi ho voluto incontrare il Signore nella consapevolezza di averlo davanti, vivo e presente.
A lui con Maria ho fatto la mia professione di fede, ho manifestato la mia gioia e ho chiesto di aprirmi gli occhi e il cuore ad ogni uomo in cui si nasconde.
Questa notte l'ho pensato grande imponente, tanto grande da non poterne vedere la faccia, ma il petto, il cuore sì, quello sì ...
Non ho voluto, come faccio ogni volta che mi sveglio o che ci passo davanti, guardare il crocifisso che ne ritrae l'estrema sofferenza e mi ricorda il prezzo pagato per il mio riscatto.
Ho sentito, man mano che andavo avanti, il bisogno di invocare con forza lo Spirito di Dio, il suo amore su di me perchè potessi riconoscerlo presente in ogni uomo.
Ho pensato a come tratto le persone, se sempre sono disponibile ad ascoltarle, accoglierle, se mi astengo dal criticare, lamentarmi per qualche offesa ricevuta, se in tutti riesco a scorgere il volto di Cristo sofferente.
Perchè il problema è proprio quello di riconoscerlo quando è affamato, assetato, ignudo, ammalato o carcerato, riconoscerlo nel vicino di casa che annaffia i fiori sul tuo bucato, che non guarda l'ora quando decide di fare rumore...

riconoscerlo nella persona arrivista che ti lavora a fianco o nella voce dall'accento marcatamente straniero che ti chiama mentre stai pranzando o facendo un pisolino per farti cambiare gestore, quando già lo hai fatto con la compagnia che sponsorizza ...
Riconoscere Gesù, questo è l'impegno che ho preso questa lunga notte abitata dal Signore che fa nuove tutte le cose.

mercoledì 1 novembre 2017

"Nella speranza infatti siamo stati salvati" (Rm 8,24)

"Nella speranza infatti siamo stati salvati" (Rm 8,24)

Un'altra notte è passata, grazie a Dio! Manca un piccolo scampolo di tempo perchè torni ad animarsi con il risveglio di Gianni e l'arrivo di Michela. Così approfitto per meditare la Parola di Dio e riflettere su quante cose Dio già da adesso ci fa vedere senza farci aspettare che il lievito arrivi a maturazione e il granello di senapa diventi un albero.
Quando le prove della vita mi schiacciano, quando l'orizzonte è fermo e il cielo pesa sulla tua testa sì da sprofondarti, conficcarti nelle viscere della terra, mi impongo di non pensare troppo a quello che succederà, mi impongo di non chiedere a Dio soluzioni, dandogli consigli. Mi tengo ancorata alla fede in Lui che conosce bene il Suo mestiere e sa cosa è più utile alla realizzazione del suo progetto d'amore.
Quando stai male è incredibile come noti i momenti di tregua, gli sguardi, le parole gentili, la tenerezza di chi ti sta accanto, ma specialmente i loro bisogni.
Quando stai male il pensiero, se riesce a uscire fuori dalla prigione del corpo, va a tutti i malati, i sofferenti, a tutti quelli che da lontano non puoi che aiutare con una preghiera.
Andiamo sempre di fretta e non ci accorgiamo dell'erba che cresce, che il sole ogni giorno tinge di rosa il cielo e ci riscopre come faceva mia madre quando era ora di alzarsi.
Il sole ci copre e ci scopre rendendoci visibili a noi stessi e agli altri.
La maggior parte delle notti il mio sole è Lui, il Signore che mi viene a trovare...e Sua Madre...e i miei cari che la Sua Parola mi evoca.
Il mio tormento è quando mi viene tolta la connessione per il fracasso di un corpo che urla il suo dolore e fa cadere la linea.
Questo è il mio tormento e l'unica preghiera che riesco a fare in questo tempo a volte incastrato sulla sofferenza, nel silenzio di Dio e risposte degli uomini è l'attesa, muta, attesa che si rompano i sigilli e io possa tornare a dialogare con LUI.
La solitudine mi prostra più che il dolore e la malattia e la notte amplifica lo spazio vuoto, intorno, e mi trovo a navigare nel buio senza vedere nulla a cui appigliarmi, nulla che possa dare un senso a questo viaggio interminabile di non risposte, di fallimenti, di spogliazione.
"Signora lei ha una malattia rarissima, incurabile e progressiva...Signora lei ha disturbi di scarso rilievo...Signora lei deve farsi curare il cervello...Signora lei deve imparare a digiunare da tutto ciò che le piace..."
In questi 50 anni le diagnosi sono state le più svariate, contraddittorie, la guarigione una pura chimera, perchè anche quelli che fanno con coscienza il loro lavoro alzano le mani davanti al mistero che mi porto nascosto dentro di me.
L'incontro con il Signore ha cambiato il mio modo di affrontare i problemi, la vita, in modo graduale, sì che se ci sono notti in cui non riesco neanche a stringere la corona del rosario tra le mani, ce ne sono altre che sollevo lo sguardo al crocifisso appeso sul comodino, un Cristo sofferente che è la risposta a tutti i miei perchè e la miglior medicina per continuare a sperare.
Un tempo al suo posto avevo messo il calendario liturgico che ogni giorno riportava una frase significativa tratta dalla liturgia del giorno.
Per anni la Parola di Dio ha illuminato le mie notti oscure, ma oggi è Lui che parla direttamente al mio cuore attraverso l'immagine dello strazio del suo corpo che non ancora riesce a morire. 
Ai suoi piedi ho messo la piccola e bisunta e scrostata Madonna, trovata nella casa di Sergio, il cugino barbone, che ci ha lasciato in eredità,( oltre a ettari di terra abbandonata, case bruciate o crollate e un sepolcreto in grado di accogliere ancora 4 persone..)
Cosa alimenta la speranza? Il prezzo.
Grazie Signore per tutto ciò di cui ti servi per far lievitare la massa e far crescere così tanto un granello di senapa.
Grazie del tuo Sole, della tua luce, grazie della tua presenza costante accanto a me, anche se non vedo, non sento, non tocco. 
La strada per attendere con gioia è proprio in quello che ci manca a che si sviluppi in pienezza il tuo progetto d'amore.