sabato 14 ottobre 2017

Beatitudini

" Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano" (Lc 11,28)

Il concetto di beatitudine cambia a seconda del tempo, del luogo, della situazione in cui ci si trova ecc ecc. Insomma la beatitudine è un valore soggettivo e in genere si considera beato quello che ha ciò che noi non abbiamo.
Se mi volgo indietro sono stata la persona più invidiata da quando ero piccola per i motivi più svariati.
I miei genitori lavoravano entrambi e questo ci faceva ritenere ricchi, anche se io non ho mai visto una lira, perchè i debiti delle famiglie d'origine di cui si erano fatti carico prosciugavano i loro stipendi.
Sono stata invidiata per l'altezza che è mezza bellezza, da persone costituzionalmente di bassa statura, anche se il mio peso superava il quintale all'età di 14 anni, ed io mi vergognavo anche di uscire di casa.
Sono stata invidiata perchè avevo molte amiche, perchè andavo bene a scuola, perchè mi sono laureata molto giovane, perchè ho trovato subito un lavoro e poi mi sono sposata un buon partito.
Ci sono tanti altri motivi che hanno suscitato in chi mi conosceva sentimenti poco benevoli ma non voglio soffermarmi su questo.
Da parte mia facevo altrettanto, anche se inconsciamente, perchè, a parer mio erano tante le cose che mi mancavano e che ho cercato di ottenere con impegno, fatica, perseveranza e qualche piccolo imbroglio tendente a coprire l'amara verità.
Non ho fatto niente mai per danneggiare gli altri, ma sicuramente ha fatto tanto per nascondere ciò che io per prima non accettavo di me.
Solevo dire comunque che ero tutta un bluff, vantandomi della capacità di mostrare quella che non ero senza troppa fatica.
Era un gioco che poi perfezionai fino a farlo diventare un'arte.
Arrivò la resa dei conti appena sposata con la malattia che mi ancorò in un letto per non so quanto tempo. Ho passato la mia vita a cercare di inventarmi la vita nel letto o nelle sue vicinanze e non posso dire che non ci sia riuscita.
Il problema comunque non era da poco e per quanta fantasia uno possa avere arriva il momento che gli spettatori abbandonano il teatro e rimani sul palcoscenico a recitare il dramma da sola senza che nessuno ti guardi, ti ascolti, si curi di te.
Fu allora che cercai un interlocutore che non si formalizzasse , una persona a cui non dovevo esibire la mia bravura, ma mostrare la mia inadeguatezza, la mia impotenza a cambiare le cose e le persone.
Mi ero illusa per tanto tempo di riuscire a ingannare anche me stessa, ma era giunto il momento di giocare a carte scoperte.
Tanta era la soma che mi ero caricata sopra le spalle per nascondere la verità che incontrare il Signore nudo, inchiodato ad una croce mi liberò dall'ansia del dover essere e mi consegnò alla verità che tanto temevo.
Veramente beata mi sentii, resa felice da Chi non giudica le apparenze e guarda il cuore, lo conosce, vede i tuoi pensieri prima ancora che si formino.
" Beata te che hai un marito che ti porta!" è oggi la voce corale che accompagna le mie sempre più rare apparizioni in pubblico.
All'inizio mi veniva il nervoso, perchè ne avrei volentieri fatto a meno, se non avessi avuto bisogno di chi mi spingesse la sedia a rotelle.
Così la beatitudine non mi ha abbandonata nel giudizio della gente, anche se la fortuna mi ha voltato le spalle.
La parola di oggi quindi mi interpella personalmente, visto che ho vissuto la beatitudine che il mondo mi attribuiva sempre come una beffa.
Quando i riflettori si spengono giunge il momento della verità.
Mi sento beata? Sono beata?
Devo dire proprio di sì, non perchè sia bella, colta, ricca, realizzata,ma perchè sono portata per mano e a volte in braccio dalla parola di Dio, che è diventata la mia droga.
Non c'è niente che possa togliermi la mia gioia, anche se tante porte si sono chiuse e nessuno più bussa alla mia e il telefono non squilla se non per vendermi qualcosa e nella posta ci sono solo bollette da pagare.
Mi accompagna la Parola di Dio che continua a confermarmi che le beatitudini del mondo hanno il tempo contato, quelle sue sono senza scadenza.
Maria è stata la battistrada di questo percorso.
Il suo Magnificat diventi il canto di ogni uomo che si sente investito dalla Grazia di Dio.

venerdì 13 ottobre 2017

Vegliate e pregate

"Venite, vegliate vestiti di sacco, ministri di Dio"(Gl 1,13)

La Parola di oggi ci invita a stare svegli, ad essere vigili e attenti perchè Il nemico le studia tutte per impadronirsi della nostra casa.
Il nostro problema sta nel fatto che non vogliamo che il diavolo vi entri e ci tormenti e ci schiavizzi, che il male imperversi sì da renderci la vita impossibile, ma dall'altra non permettiamo al Signore di entrare e di diventare Lui il nostro difensore, permettendogli di abitare Lui nella nostra casa.
La verità sta nel fatto che non vogliamo essere sotto nessun padrone e vorremmo decidere da soli ciò che ci piace fare senza intrusioni di sorta.
Vogliamo vivere liberi da qualsiasi condizionamento, in modo autonomo, egoistico, separati da tutti, isolati dal male, non contaminati da nulla .
Insomma vorremmo tenere la nostra casa pulita senza la fatica di pulirla ogni giorno e non permettendo a nessuno di entrarvi e di viverci.
Certo che abbiamo delle belle pretese, da noi si dice " la botte piena e la moglie ubriaca"
Quanti cristiani vivono con il piede in due staffe, non volendo compromettere la propria vita con una scelta radicale!
Io, anche se mi ci metto d'impegno, mi ritrovo sempre a confessare lo stesso peccato di tradimento, idolatria, di mancanza di coraggio a denunciare il male o ad oppormici, o a chiudere gli occhi davanti a ciò che offende il Signore, per paura, per pigrizia, per distrazione, per quieto vivere.
Questa mattina mentre meditavo imisteri dolorosi ho pensato al tradimento di Giuda. Quante volte io ho tradito il Signore, non mettendolo al primo posto, non permettendogli di abitare nella mia casa?
E poi ho pensato al sonno di quei discepoli fidati che Gesù aveva chiamato nell'orto degli ulivi perchè si unissero alla sua preghiera e non lo lasciassero solo in un momento di grande prostrazione e tentazione.
"Vegliate e pregate" dice il Signore e questo non è avvenuto per Pietro Giacomo e Giovanni che pure erano stati scelti per assistere alla trasfigurazione di Gesù, a fare esperienza di ciò che azzerava ogni tipo di previsione funesta.
Non ci riuscirono a stare svegli i più intimi amici e lo lasciarono solo.
Quante volte lasciamo sole le persone negando loro anche solo uno sguardo di misericordia, un gesto di tenerezza, il dono di un frammento del nostro tempo vissuto in modo convulso!
Abbiamo sempre tante cose da fare da pensare, cose che ci distolgono dal pensare ai bisogni degli altri, dei piccoli di Dio.
In questi ultimi giorni ho fatto esperienza di quanto il tempo si dilati se lo si vive nella grazia del Signore.
Solo due giorni fa volevo frantumare il cielo, mandare all'aria i buoni propositi con tutto ciò che alimenta le mie giornate.
Mi sentivo braccata da ogni parte nel fisico negli affetti e nei beni materiali colpita come accade durante un bombardamento mirato o uno tsunami.
Si era rotto anche il pc definitivamente, olte tutto il resto.
Volevo, volevo, volevo, non so cosa volevo ma sicuramente un urlo al cielo compresso ce l'avevo da indirizzare, sperando di svegliare Dio che non ascoltava la mia preghiera.
Avrei voluto urlare BASTAAAAAAAAAAAA!!! ma le ruote della macchina mi hanno portato in un confessionale dove c'era ad aspettarmi il Signore che attraverso padre Carlo mi ha accolto e rassicurata, mi ha dato la pace e riacceso la speranza.
Ho capito chi voleva esasperarmi e da lì ho ricominciato il cammino riprendendo in mano la candela del battesimo e con la piccola luce che da essa si sprigionava ho cercato di fare un passo alla volta ringraziando per quel passo e non preoccupandomi del successivo. Era ancora tutto buio ma io avevo riacceso alla luce di Cristo quello strumento indispensabile per non impazzire di paura e per orientarmi in un paese pieno di macerie.
Ho visto altre luci che si accendevano e tutta la casa si è illuminata.....

domenica 8 ottobre 2017

La vigna

"Piantò una vigna…"(Mt 21,33)

Dio fece un giardino, l'Eden e vi mise Adamo, l'uomo fatto con la terra su cui alitò il suo spirito.
Il giardino che Dio diede ad Adamo era il suo amore da accogliere, custodire, coltivare.
Adamo rifiutò di sottostare alle regole del suo Creatore e di quel giardino non fu riconoscente, né si preoccupò di coltivare la relazione con il suo benefattore, anzi ne approfittò per sottrargli la signoria di quel luogo, volendo prescindere da lui e tenersi tutto per sé.
L'amore di Dio è dono, ma non personale proprietà, perché è amore per tutti, è amore che suscita altro amore, amore che genera figli, uva buona, il vino della festa, della gioia, della vita senza tramonto.
Così Dio si riprese il giardino e lo diede da coltivare ai profeti, ai poveri, alle vedove, agli orfani, alle sterili, a persone che per la società non valevano nulla o meno di nulla, perché tutti preparassero la venuta del figlio, il nuovo Adamo, che avrebbe insegnato a noi come si coltiva la vigna del Signore e come la vigna dia frutti buoni e saporiti.
Gesù è venuto a irrigare con il suo sangue la terra, quel luogo ormai preda di ladri, sconvolto e abbandonato alla furia degli elementi.
Lui, il Signore, è diventato muro di cinta e poi torre e frantoio e tutto ciò che occorreva perché la vigna possa essere tutelata da qualsiasi attacco nemico.
Gesù con il suo sacrificio mise al sicuro la sua eredità, perché ne potessimo godere anche noi che non siamo stati scelti per primi.
Ma questo vino oggi noi lo dobbiamo somministrare, offrire, far gustare a quelli che hanno perso ogni speranza, che sono tristi, che non godono della bellezza di quanto esce dalla mano del Signore.
Nella Bibbia a volte ci riconosciamo nella terra, a volte siamo vigna, a volte siamo tralci, a volte siamo città.
Gerusalemme è un luogo dove è eretto il tempio del Signore, luogo di riferimento in cui si celebra il culto e nel quale ci si riconosce figli di un unico padre.
Gerusalemme sarà distrutta e il tempio andrà in rovina.
Di Gerusalemme ciò che era importante, ciò che aveva sempre contato era il tempio.
Noi siamo quel tempio che Dio vuole abitare.
Gesù è disgustato dell'uso che se ne faceva e scaccia i venditori del tempio, perché ne avevano fatto una spelonca di ladri e di furfanti.
I rapporti, le relazioni erano basate sull'uso, sull'interesse egoistico e personale.
Ognuno pensava a prendere, nessuno si preoccupava più di dare gratuitamente all'altro la propria attenzione, il proprio sguardo, il tempo di un sorriso, di una carezza, di una stretta di mano disinteressata.
Non c'era più nessuno che si prendesse cura dell'altro.
A Dio ci si rivolgeva solo per placarne l'ira e ottenere vantaggi personali.
Gesù ricostruisce il tempio con il suo corpo dopo che gli uomini ne hanno decretato la morte e sulla croce con le braccia spalancate e il cuore trafitto attira tutti a sé, perché innestiamo i nostri cuori di pietra, le nostre vite selvatiche, pezzi di legno senza futuro nelle sue ferite, perché la vigna riprenda a dare frutto.
E la terra? Dov'è la terra?
La croce ha due braccia: quelle verticali attingono dal cielo lo spirito di vita, quelle orizzontali abbracciano il mondo per dargli la vita.
Grazie Gesù, grazie Padre, grazie Spirito Santo.
Noi siamo i vignaioli destinati a dare buoni frutti perché il mondo ritrovi la gioia.
Innestati a Gesù non potremmo che essere certi di questo.
Se la vigna si è inselvatichita e l'uva è immangiabile, significa che dobbiamo chiedere al Signore un nuovo innesto.

sabato 23 settembre 2017

Terra

"Accorreva gente da ogni città". (Lc 8,4)

Ho letto distrattamente la parola di Dio questa mattina, come mi capita spesso in questi ultimi tempi, come cosa scontata, che conosco, della quale non ho bisogno, perché l'ho abbondantemente meditata.

E questo mi dispiace.
Perciò per il Vangelo di oggi, mi sembrava di aver esaurito tutto ciò che intorno a questa parola si poteva dire, ma mi sbagliavo.
Questa mattina mi è venuta in mente la terra promessa, che da un po' di tempo è al centro dei miei pensieri.
Ho riflettuto sul fatto che dalla costola di Adamo Dio fece uscire la donna, creando la relazione tra l'uomo e il tu diverso da lui che gli stesse di fronte, gli rispondesse, rispondesse di lui, gli corrispondesse.
Dio amore non poteva non creare i presupposti perché l'amore potesse esplicarsi e dare frutto.
Il rapporto, la relazione tra l'uomo e la donna può dare la vita o la morte a seconda di come ci si ama.
Dio ama,Dio soffia, Dio crea, Dio getta il seme.
La terra da coltivare è quella seminata da Dio,è quella su cui Dio fa piovere, su cui fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, quella in cui permette la crescita, opera la crescita se quella terra, quella relazione è continuamente alimentata, tenuta viva dalla disponibilità a mettersi di fronte e a rispondere e a farsi carico l'uno dell'altro.
Questo seme gettato dal cielo, questo soffio divino può essere soffocato dalla nostra superficialità, dal nostro egoismo, della nostra propensione a pensare solo a noi stessi.
La terra promessa è qualcosa che dobbiamo custodire, alimentare come un tesoro: i talenti del Vangelo.
Difendiamo la terra dei nemici, ripuliamola dalle erbe infestanti, dagli spini, dai rovi, rimaniamo svegli perché nessuno la devasti, perseveriamo nel prenderci cura di lei, la terra che Dio ci ha dato in eredità.
“L'inferno è lastricato di buone intenzioni” diceva mio padre.
Dio però non si è scoraggiato perchè aveva e continua ad avere le idee chiare.
"Non è bene che l'uomo sia solo. Gli voglio fare uno che gli sia simile, che gli corrisponda”.
Così prese Maria affinché generasse Gesù l'uomo perfetto, capace di rispondere di tutti i nostri peccati, capace di rispondere a tutte le nostre domande, soddisfare tutti i nostri più segreti bisogni.

Grazie Gesù pane gettato dal cielo, manna che nutre nel deserto, vita continuamente rinnovata.
Il terreno che il Signore ci ha dato da coltivare è il nostro amore, la nostra relazione di coppia.

Quando ci sposammo non sapevamo che dovevamo liberarlo da ogni impurità, che dovevamo dissodare, curare, concimare, tenerlo pronto per accogliere il seme gettato dal cielo, vale a dire il Suo amore.
Ma noi non abbiamo mai ringraziato per i frutti che non da noi ma da Dio provenivano sì che non siamo morti di fame.
Perché Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, fa' splendere il sole sui buoni e sui cattivi e continua a gettare il seme anche sulla strada, sui rovi e sulle pietre nella speranza che a qualcuno venga il desiderio di dissodare, arare, pulire la sua terra perché diventi patrimonio comune, cibo per tutti gli affamati del mondo.
Tutto questo non lo sapevamo e pensavamo che l'amore era cosa nostra e che il campo era nostro, i frutti nostri.
.. tanti anni di deserto, di paure di incomprensioni, di solitudine, di tristezza, di noia di non senso, di maschere, travestimenti, illusionismi per convincerci che eravamo felici...
Gli amici al primo posto...
Stavamo bene solo se stavamo con gli altri e agli altri davamo il cibo preparato da noi, la casa, il sorriso, l'ospitalità.
Abbiamo condiviso la fame, la sete, la casa ma non Dio che quella fame, quella sete soddisfa, quella casa riempie.
Ora la casa è deserta e gli amici sono scomparsi.
“Rimanete nel mio amore.”
La terra promessa è l'amore di Dio in cui rimanere.
La terra è feconda se inseriti in un progetto più grande da scoprire ogni giorno in due con il Suo aiuto.

venerdì 22 settembre 2017

LE DONNE


(Lc 8,1-3)

C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni. (Parola del Signore )
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Le donne che hanno sperimentato la resurrezione diventano annunciatrici di resurrezione.
Maria di Magdala, guarita dai sette demoni è la prima che incontra Gesù risorto.
Solo chi è stato guarito può annunciare la novità del regno.
Chi è stato rispettato come persona, vedova, peccatrice, povera, umile, vergine è tolta dall'emarginazione in cui una società maschilista l'aveva relegata e può seguire Gesù e servirlo come gli apostoli, in modo diverso, mettendo al servizio i propri beni.
Qui non si tratta a mio parere di beni solo materiali, ma di tutti i beni di cui la donna è custode.
Nella sequela la donna pian piano ritrova l'unità originaria nella differenziazione dei servizi, ma nella comune disposizione a costruire il regno come discepola tra discepoli.
L'unità originaria spezzata dal peccato, da Gesù viene ripristinata attraverso la riabilitazione di queste donne che vivevano ai margini della società.
Luca ci ha parlato della peccatrice che, stando dietro, lava i piedi a Gesù con le sue lacrime e con l'olio, asciugandoli poi con i suoi capelli.
Gesù riporta il mondo alla situazione originaria, dove uomo e donna insieme sono una cosa sola nella distinzione delle funzioni
Maschio e femmina li creò, c'e scritto.
Al seguito di Gesù ci sono maschi e femmine, ma ai piedi della madre troviamo il paradiso, come dice il Corano, perché la donna è stata creata da Dio per dare la vita in tutti i sensi.
Ogni uomo ha bisogno di una madre per nascere.
Ecco perché Gesù affida alla donna, la Maddalena, il compito di annunciare la sua resurrezione.
Ma già avevo affidato a Maria il compito di darlo alla luce, perché potesse poi diventare sua sposa per sempre e collaborare alla nostra redenzione.
Maria la prima dei salvati ci indica la strada per servire Gesù dando vita al mondo.

giovedì 21 settembre 2017

S. Matteo

“Seguimi!”(Mt 9,9)

Chi non si è sentito interpellato dalla chiamata perentoria di Gesù?
Sicuramente molti, leggendo il vangelo di oggi (se lo hanno letto, se hanno l’abitudine a leggerlo) hanno pensato che Gesù non ce l’aveva con loro, perchè la tipologia di persone che è messa al centro di questo passo è quella di uno che faceva un lavoro sporco, considerato un pubblico peccatore, sia perchè riscuoteva i soldi per la potenza ingiusta e oppressiva di Roma, sia perchè su quei soldi ci faceva la cresta, per viverci al meglio possibile.
Un’altra caratteristica di questo personaggio è il suo stare seduto ad aspettare ciò che a suo parere gli era dovuto.
Fino a quel momento Levi, che poi sarà ribattezzato Matteo, non credo si sia posto tanti problemi, sicuro di essere nel giusto, perchè chi di noi non avanza qualcosa dagli altri, non dico in soldi, ma in affetto, stima, vicinanza, compassione, amicizia ecc ecc?
Siamo tanti Levi, nascosti dietro i nostri perbenismi e tutti sediamo sui nostri piccoli o grandi scranni ad aspettare…
Ma Levi, sconosciuto agli onori delle cronache se non fosse stato per quella chiamata, pur sembrando all’apparenza un uomo arrivato, un uomo che si era fatto una posizione, viveva il cruccio nel cuore di essere evitato per quel suo sporco lavoro.
E non è cosa semplice vivere nella tua comunità ed essere da tutti scanzato.
Lo sguardo di Gesù si posò su di lui, uno sguardo non di giudizio, sicuramente, altrimenti non avremmo assistito ad una reazione così immediata, istantanea, senza ripensamenti.
Uno sguardo che può cambiare la vita!
In questa società dove è diventato cosa rara essere visti (con tutti questi marchingegni elettronici che con i loro suoni, colori e ammiccamenti, ti trasportano in un mondo dove anche il sangue non macchia e i terremoti ti lasciano comodo sul tuo letto e, se non ti spaventi troppo, puoi pure continuare a dormire), ci siamo scordati che le persone hanno gli occhi e gli occhi servono non solo per guardare, ma per essere guardati.
Mi viene in mente e come non potrebbe? l’ultima bomba mediatica del suicidio assistito con tanto di Satana che ti fa da facilitatore, accompagnatore vestito perbene.
La gente pensa che il corpo che abbiamo ci appartiene e ne possiamo fare ciò che vogliamo.
Ci sono momenti che questo non ci è possibile, perchè, anche se sei sano come un pesce, non puoi fare a meno degli altri, non fosse solo per la connessione che paghi e che ti mette in relazione???? con tutto il mondo.
Guardi, ma non sei guardato, perciò la dipendenza da questi strumenti ti fa diventare uno zombie.
Essere guardati è essere visibili, esistere.
Io ho sempre avuto un problema con la mia visibilità, perchè, quando ero piccola, tendevo a nascondermi ritenendomi uno sgorbio, veramente non ritenendomi neanche quello, visto che quando si è in tanti in famiglia ti guardano e ti cercano sempre per farti fare qualcosa.
Poi, quando mi sono resa conto di avere un corpo l’ho odiato perchè era brutto e ho passato la vita a coprirlo, a mimetizzarmi, a travestirmi.
Chissà che peccati avevo fatto per sentirmi così o chissà cosa avevo capito di Gesù in un istituto di suore frequentato per 16 anni consecutivi dall’asilo alla maturtità.
Il corpo che io nascondevo ora è allo scoperto, perchè, quando vai su una carrozzella con tanti problemi, l’importante è che uno ti porti, compresa la copertina e tutto il tuo bagaglio di pronto soccorso e che, se vai in chiesa o in qualsiasi altro luogo, tu venga messa davanti, altrimenti non vedi niente.
Mio marito ha sempre il complesso di disturbare e tende a fare l’opposto, perchè la gente poi ha problemi a incrociare una carrozzella e forse anzi sicuramente lo sguardo di chi ci sta sopra.
“Beata te che hai uno che ti accompagna!” mi sento dire, e io rispondo con un po’ di cattiveria qualche rara volta, la vera beatitudine è quando puoi scegliere se essere portato o portare.
Tornando allo sguardo…
A quanti fa bene scontrarsi con uno che sta peggio di te?
A quanti gioverebbe incrociare gli occhi di un poveretto, di quelli che in genere nei luoghi di preghiera stanno davanti, per fare una riflessione sulla propria vita, sui doni ricevuti, su quelli dilapidati, sulla nostalgia di occhi di madre e di padre che con amore, affetto, tenerezza si sono posati su di te quando non ancora sapevi camminare?
Uno guardo nostalgico di infinito, di eterno, di uno e distinto, uno sguardo d’amore, uno sguardo di perdono, perchè se sei figlio e figlio di Dio vai bene sempre a Lui e sei tu che ti devi convincere che la vita acquista valore se riesce a darne anche e soprattutto a chi ti guarda.

martedì 19 settembre 2017

Compassione

" Il Signore fu preso da grande compassione" (Lc 7,13)

La compassione è virtù divina, è lasciarsi toccare, penetrare fin nelle più profonde viscere dal seme della vita, è un anelito che sfocia nella vita di un'altra persona che ti entra dentro attraverso questo sentimento di luce e che poi esce fuori da te formato e vitale, miracolo di Dio che ogni volta ci sorprende con i fiori che continua a far spuntare nel nostro giardino.
Ho pensato a quante donne hanno la grazia di poter dare vita ad un bambino, e non sono consapevoli del miracolo di cui si fanno strumento e segno.
Oggi la liturgia ci fa assistere a due funerali, quelli a cui mai vorremmo partecipare, perché quando una madre perde un figlio non ci sono parole che consolano, presenze che attenuano la pena, a meno che non sia quella di nostro Signore che ci risuscita ogni volta che andiamo dietro ad una bara, ogni volta che ci portiamo in chiesa il nostro bagaglio di morte, i nostri fallimenti, il nostro orgoglio, le nostre divisioni, la nostra incapacità di commuoverci e perdonare.
Gesù ci aspetta anche oggi nella mensa eucaristica per darci ciò che ci serve per rialzarci, camminare spediti, per annunciare che eterna è la sua misericordia.
Ci sono morti chiusi in casse di legno e morti che camminano, morti di cui incrociamo lo sguardo triste, sconsolato, arrabbiato, sfiduciato, morti con gli occhi spenti, che da noi aspettano la resurrezione e la vita.
Ma che possiamo fare noi, poveri cristi, con tutti i problemi che ci affliggono a questa gente, tanti, troppi in verità, che ha perso la gioia di vivere isolandosi dal mondo, tagliando la rete di comunicazioni vitali per evitare il peggio?
Sono arrabbiati con gli uomini e con Dio queste persone che dimorano nei cimiteri.
Sicuramente se in chiesa ci vanno, non trovano quello che vogliono, non cercano quello che c'è, arrivano in ritardo e saltano la parte iniziale, la più importante, quella in cui si chiede perdono a Dio e ai fratelli per i propri peccati.
Perché la messa non è valida, ma meglio dire non porta frutto, se arrivi in ritardo e ne perdi un pezzo.
Contrariamente a quanto ci avevano fatto credere, che il precetto era assolto e non facevi peccato, se arrivavi prima che si scoprisse il calice.
Dicevo della messa e dei funerali.
"Annunciamo la tua morte o Signore e proclamiamo la tua resurrezione in attesa della tua venuta" lo dice il sacerdote insieme all'assemblea dopo la consacrazione.
In ogni celebrazione eucaristica ci confrontiamo con la morte, anche se non c'è un carro funebre.
Ma il Signore ha compassione di noi, del nostro pianto dietro le bare in cui abbiamo rinchiuso le cose inutili che ci sono venute a mancare.
Ci fa sedere e non ci chiede cosa ci manca ma cosa abbiamo. E' quello che dobbiamo offrire, mettere nelle sue mani perché lo benedica.
Si può benedire la morte, la perdita del lavoro, un tradimento, la malattia, la solitudine?
Sembra impossibile, ma se lo fa Dio,( ci ha salvato attraverso il suo sacrifici), ci renderà capaci di fare altrettanto se mettiamo in comune quel poco che abbiamo, provando compassione per chi ha la morte nel cuore.
La chiesa anche durante funerali si trasformerà in una straordinaria festa di nozze dove da invitati scopriamo di essere i festeggiati, i risorti, sposi di Cristo che non smette mai di farci proposte d'amore. .

domenica 17 settembre 2017

Perdono

“Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? “(Mt 18,21)

"Amatevi come io vi ho amato", questa è la perfezione dell’amore.
Ma come ci ha amato Dio?
Perdonandoci non sette volte, ma settanta volte sette, per cui il comandamento nuovo può esprimersi così:"Perdona il prossimo come perdoni te stesso. Perdonatevi come io vi ho perdonato."
Dio testimonia che, pur se sbagliano, continua ad amare i suoi figli e non li abbandona, ma si serve delle prove per far capire loro ciò che conta veramente nella vita, ciò che è essenziale, chiarificando il desiderio, dando ad ognuno il nutrimento necessario che alla fine si rivela l’unico che dona la vita:il perdono.(Dt8,1-4)
Solo così il deserto lo si può attraversare senza che la veste si logori addosso e il piede si gonfi.
Tutta la storia d’Israele è una storia d’amore tra Dio e il suo popolo, un amore che non dipende dalla bravura di chi si è scelto, né dalla disponibilità a lasciarsi aiutare e trasformare da Lui..
L’amore basta all’amore e non ha giustificazioni, almeno quello di Dio.
Riconoscersi peccatori, non bravi, non buoni, bisognosi di perdono, ci porta ad accogliere il perdono che viene dall’alto, a lasciarci nutrire dall’amore gratuito di Dio e a desiderare di trasmetterlo anche ai nostri fratelli.
"Eterna è la sua misericordia" ripetiamo in un salmo tra i più conosciuti, riconoscendo a Dio la capacità di perdonare all’infinito..
La società in cui viviamo sente la necessità di perdonare, tanto da prevedere nelle sue leggi forme di perdono come l’amnistia, il condono, l’indulto, la grazia.
Il giubileo, nelle società antiche, serviva a condonare i debiti contratti, perché la società deve poter ricominciare da capo e non può essere sempre in conflitto con se stessa.
Ma noi sappiamo perdonare? Che tipo di perdono è il nostro?
Il testo di Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese "Per…dono"edito da Effatà ci aiuta in tal senso.
Vi scopriamo forme illusorie di perdono che non conoscevamo come quello superficiale che rimanda l’esplosione del conflitto; quello ragionevole, che cerca di scusare l’altro; quello impotente, conveniente che avalla il comportamento scorretto; quello umiliante, rinfacciato,pesante,indolente per incapacità relazionale, quello l blak out, differito per penalizzare l’altro,quello accomodante,paternalista, che dissolve l’altro, il perdono abusato,ombelicale per l’incapacità a vivere la mancanza di serenità in famiglia, il perdono predicato,minimalista, sotto condizione,vicario, generico che non implica uno sforzo personale e un rapporto personale.
Tutti questi perdoni sono falsi imperfetti perché non hanno come effetto quello di mettere in circolo l’amore che fa crescere l’altro nella gratuità del dono.
Gli imperdonabili sono quelli che non hanno scusanti, quelli che umanamente è impossibile perdonare, ma che solo il nostro perdono può riabilitare e trasformare in creature nuove.
Gli imperdonabili devono stupire per ciò che inaspettatamente viene loro concesso e da lì ripartire per una vita nuova. In questo caso fondamentale è l’intervento della Grazia per riuscire a fare ciò che Dio ha fatto per noi.
Ma frutto della Grazia è anche il riconoscersi bisognosi di perdono. Solo chi si sente imperfetto riesce a comprendere l’altrui inadeguatezza.
Bisogna fare esperienza di perdono per poter perdonare.
"Amatevi come io vi ho amato" Ma come ci ha amato Dio? Come ci ha perdonato?
La storia d’Israele è storia di alleanza, fedeltà, perdono.La nostra storia gode dei frutti del perdono.
Il perdono di Dio è gratuito, parte dall’amore e dalla fiducia nei riguardi dell’uomo. Un dono gratuito e inaspettato allarga il cuore e spinge a fare altrettanto, perchè la carità è contagiosa. Chi si sente perdonato è spinto a perdonare. Chi ha fatto esperienza dell’amore gratuito di Dio non può sottrarsi all’azione della Grazia che opera in tal senso.
Il perdono di Dio educa quindi a fare altrettanto. Come?
Sicuramente l’invocazione allo Spirito che ci dia occhi per guardare e cuore per amare come Dio ha fatto con noi non è senza frutto, ma anche la lettura della Parola ci aiuta in tal senso. La vicenda di Giuseppe è emblematica.(Gn42-45)
Giuseppe, venduto dai suoi fratelli, pur desiderando riabbracciarli, appena li riconosce, si trattiene e li fa un po’ soffrire perché capiscano e imparino dall’esperienza concreta il difficile cammino della presa di coscienza del male fatto.
Il perdono non può prescindere dalla memoria di quanto è accaduto. Perché la ferita si rimargini bisogna guardarla e curarla, lasciandola scoperta.
Il perdono che parte dalla decisione di mettere una pietra sopra il passato serve solo a far imputridire la piaga.
Il perdono è memoria della crisi, è vedere lo strappo come occasione di crescita, come opportunità per creare un vincolo più saldo. Il perdono è l’altra faccia dell’amore che nasce dalla tenerezza che suscita la compassione per l’altrui fragilità.
(Pensiamo a quale sentimento proviamo nei confronti di un bambino che non riesce a fare bene ciò che per i grandi è normale)
La capacità di perdonare a prescindere e nonostante tutto, viene da Dio e umanamente non può esserci perdono perfetto, ma solo approssimazioni che non sono liberanti e non promuovono la persona.
Ogni cristiano è chiamato a dare vita, a far crescere l’altro, a partorirlo a Cristo Gesù e in quest’ottica deve essere visto il perdono: come opportunità data all’altro di entrare nella corrente della Grazia, la corrente della vita.
Il perdono a cui ci chiama Cristo è un perdono al fratello che ci ha messo accanto, il più vicino, quello che ci scomoda di più e quello che ci sembra imperdonabile, quando tradisce la nostra fiducia.
Quando si perdonano i tedeschi per l’olocausto o noi Cristiani chiediamo perdono per la barbarie implicita nelle crociate facciamo molta meno fatica di quanta ne implichi aprire il cuore all’imperdonabile coniuge che ci tradisce con una donna o con i suoi hobby, le sue amicizie, il lavoro ecc. o il condomino che vuole sempre avere ragione o ci butta l’acqua sul balcone, quando annaffia le piante o la collega pettegola che ha sparlato di noi ecc.
Il perdono dà vita a chi lo dona e a chi lo riceve, perché ristabilisce la comunione a cui Dio ci ha chiamati, quella che pensiamo di fare, quando andiamo alla Messa e prendiamo l’Eucarestia, magari ogni giorno, dimenticando che il Corpo di Cristo è la comunità dei credenti, e a quella dobbiamo dare da mangiare e da quello dobbiamo farci mangiare, lavare e farci lavare i piedi, perdonare e farci perdonare.
Ma certe persone non lo meritano il perdono, ci diciamo e ci sentiamo bravi anche solo se ci teniamo alla larga.
Gesù è maestro del perdono. Nei Vangeli vediamo che gli imperdonabili, sono quelli con i quali si mischia, i peccatori condannati senza appello da scribi e farisei.
Quando, dopo la resurrezione, compare nel cenacolo, passando attraverso le porte chiuse, saluta i disertori con le parole:" Pace a voi!"(Lc24,36).(Il perdono che prescinde)
Sempre nel Vangelo di Giovanni (Gv21,16)troviamo una pagina illuminante nell’ultimo dialogo tra Pietro e Gesù risorto, sulla sponda del lago di Tiberiade."Pietro mi ami tu?"gli chiede per due volte usando il verbo "agapào" e solo all’ultimo il verbo "filèo", adeguandosi alla risposta di Pietro che conosce solo quel modo di amare, espresso dal verbo filèo che usa in tutte le tre risposte.(Gesù continua ad abbassarsi anche dopo la resurrezione. Il perdono è frutto di una discesa, di un abbassamento)
La lavanda dei piedi che san Giovanni riporta come segno del dono che Cristo si apprestava a lasciare agli uomini ci fa entrare più intimamente nel mistero del perdono divino.(Gv13,1-17)
Gesù lava i piedi agli apostoli, prima di mangiare, nonostante questo servizio fosse riservato solo ai non circoncisi. Gesù maestro, il Rabbì comincia la condivisione del cibo, abbassandosi, indossando il grembiule, mettendosi sotto. Ecco il perdono parte dalla convinzione che non siamo migliori degli altri, passa attraverso un farsi carico di ciò che dell’altro è sporco e manda cattivo odore, sfocia in un desiderio di liberarlo da ciò che lo rende indegno, inadeguato.
Gesù, lavando i piedi ai discepoli, li rimette in piedi, restituisce loro la dignità perduta.
Per perdonare è necessario riabilitare l’altro, partendo dalla sua discolpa, facendo uno sgombero nella nostra casa perché vi possa entrare l’altro e possa parlare al nostro cuore con la sua storia. Divenire casa accogliente per l’altro, ascoltandolo, mettendoci nei suoi panni, è una strada che possiamo percorrere alla ricerca di elementi che mettano in luce l’innocenza dell’altro.
Gesù è diventato per noi casa accogliente, nella quale spesso ci rifugiamo, ma ci ha chiamati ad esserlo l’uno per l’altro.
Quando si trasloca, si sgombra la casa. Il trasloco è quello che Dio ci chiama a fare, quando vogliamo capire e farci capire, quando vogliamo comunicare, mettere in comune quello che abbiamo e non abbiamo, per far posto all’altro.
Dio ci ha dato l’esempio, quando ha indossato i nostri panni, preso la nostra carne per comunicarci il suo amore in modo tangibile.
Continuiamo a guardare come opera Dio.
Dio, spinto dall’amore verso l’uomo che ha fatto a sua immagine e somiglianza ha fiducia in lui e perdona perché sa che la riabilitazione porta l’uomo a rifarsi una vita, vale a dire a passare dalla morte alla vita.
Imparare a perdonare è un cammino di crescita, un percorso di vita per noi e per gli altri.
Ma dove dobbiamo esercitare il perdono?
Sicuramente nella comunità di cui facciamo parte a cominciare dalla più "prossima", che è quella in cui siamo nati o quella che abbiamo con il nostro coniuge formato.
Dio ha scelto di incarnarsi in una donna,ma ha avuto bisogno di due sì, quello di Maria e quello di Giuseppe .L’accordo è fondamentale per far incarnare e rendere presente Gesù.
Gesù ha scelto di vivere in una famiglia, i cui membri erano legati tra loro attraverso l’amore a Dio e all’altro.Nella Sacra Famiglia i membri erano sottomessi a Dio e sottomessi l’uno all’altro.(Maria era sottomessa a Giuseppe Gesù a suo padre e a sua madre ecc.)
Oggi la famiglia che fa notizia è quella che non funziona.Lo stato,a corto di famiglie su cui legiferare, si propone di aumentarne il numero legittimando quelle di fatto.Le famiglie oggetto di discussione sono quelle che non danno garanzie ma le pretendono dallo stato, quelle che non pensano che l’indissolubilità sia un valore, che la diversità sia una risorsa, che la stabilità un’assicurazione a tempo indeterminato per la felicità dei figli..
Il Dio in cui crediamo è un Dio famiglia, è Dio Trinità, un Dio che ha creato l’uomo a sua immagine, maschio e femmina, perché della diversità facesse una ricchezza, chiamati il maschio e la femmina a continuare la sua opera creatrice.
Il Dio della Bibbia è padre e madre, fratello e sposo e ci ha dato la vita perché fossimo a tutti gli effetti figli ed eredi del suo patrimonio di grazia e di amore.Il suo è un linguaggio familiare.
La famiglia in cui Dio ci ha chiamati è caratterizzata dall’amore profuso gratuitamente ad ogni uomo, chiamato di volta in volta "figlio","fratello","sposo".
(Appartenere ad una famiglia significa essere una di queste cose.)
Dio testimonia il suo amore con la fedeltà alla promessa, al vincolo, all’alleanza che ha stretto con l’uomo, alleanza unilaterale, alleanza che con lo spirito Santo effuso da Cristo l’uomo è in grado di non rompere.La disponibilità al perdono non sette ma settanta volte sette è garanzia di stabilità e di realizzazione della promessa.
La famiglia, luogo privilegiato scelto da Dio per fare della diversità una ricchezza, della crisi una risorsa, dell’unione una possibilità di vita, ha bisogno di persone che attingano direttamente alla fonte dell’amore, per metterlo in circolo lì dove i serbatoi sono vuoti.
Alla famiglia ha dato il compito di trasmettere la vita, di continuare la sua opera creatrice..
L’uomo è uno e se impara a perdonare non farà differenza fra il fratello con cui si incontra una volta alla settimana e il marito o la nuora o la cognata che hanno comportamenti imperdonabili
Il perdono più difficile è quello che si dona a chi ci ha tradito, ha tradito la comunione, chi ha tradito la nostra fiducia, chi ci parla alle spalle, chi non riesce ad essere buono.
La volontà concreta di perdonare porta al perdono con l’aiuto di Dio.

sabato 16 settembre 2017

Sfogliando il diario...

"Ogni albero si riconosce dal suo frutto" ( Lc 6,44)
 
Hai ragione Signore a dire queste cose, a ricordarcele, a farci prendere coscienza che siamo responsabili dei frutti che nasceranno dal nostro albero per 4 generazioni.
Stiamo vivendo l'esperienza amara di chi ci ha lasciato in eredità l'incompetenza più o meno colpevole a prenderci cura del nostro albero, l'irresponsabilità di tante azioni che mai avremmo pensato avrebbero avuto una ricaduta sulle nostre generazioni future.
E invece abbiamo dovuto ricrederci e prendere coscienza che le colpe dei padri ricadono sui figli e che non basta solo piantare, ma anche e soprattutto curare la pianta con ogni sforzo, sacrificio, chiedendo a te aiuto e sostegno , indicazioni certe e veritiere per tutto ciò che occorreva perchè la pianta non seccasse e desse buoni frutti.
Non l'ha fatto chi ci ha preceduto, non l'abbiamo fatto noi, per cui oggi ci troviamo a pagare le tasse su una terra un tempo fertile e feconda di cui ci siamo disinteressati, pensando che anche senza di noi avrebbe continuato a dare frutti buoni e succulenti.
Non sappiamo Signore se siamo ancora in tempo per rimediare, non per noi, ma per quelli che ci seguiranno, confidiamo nel tuo aiuto Signore, confidiamo nella tua misericordia perchè la maledizione si cambi in una benedizione.
Vogliamo benedire Signore quello che resta, è poco, in quanto a valore, benedire quello che manca alla nostra perfezione che è immensamente grande, vogliamo benedire quel poco che ci è rimasto e vogliamo metterlo ai piedi del tuo altare.
Lo consegnamo nelle mani di Maria che saprà anche , come madre fare una cernita di ciò che a te è gradito e sfrondare le foglie e i rami infruttuosi del nostro orgoglio con cui cerchiamo di coprire la nostra inadeguatezza.
Questa mattina voglio meditare e pregare sulla nostra responsabilità nei confronti della storia presente e futura dei nostri figli, dei nostri fratelli.
Continuerai ad avere pietà Signore? Cambierai il nostro lutto in gioia?
Non lo meritiamo, ma confidiamo nella verità della tua parola. tu l'hai detto, tu lo farai.
Siamo gli operai dell'ultima ora, Signore.
Non vogliamo piangere su quello che abbiamo perso, ma su quello che abbiamo guadagnato scegliendo di lavorare per te.
Lode e gloria a te Signore Gesù!

venerdì 15 settembre 2017

B.V.Maria Addolorata

" Donna ecco tuo figlio! "(Gv 19,26)

Oggi Signore ci doni tua madre, il dono più grande che potevi farci dopo il sacrificio consumato sulla croce.
Tu ci doni non una madre qualsiasi, ma tua madre, colei che fu resa degna e considerata degna di accoglierti nel suo seno, di dirti di sì, nella più perfetta umiltà, alla nostra redenzione.
L'hai chiamata “donna” e non “madre” tutte le volte che di lei o a lei hai parlato.
Questo tuo atteggiamento mi ha sempre destabilizzato, come se tu volessi prendere le distanze da lei come se non corrispondesse in maniera adeguata al tuo amore per lei.
Ma niente tu fai a caso, né parole ingiuste escono dalla tua bocca.
L'amore tu lo hai mostrato fino all'ultimo, l'amore perfetto, che non considera mai suo quello che di più prezioso ha, ma lo dona con gioia a chi ne ha bisogno.
E noi Signore, anche se non ce ne rendiamo conto, abbiamo molto più bisogno di te, di una madre che ci accompagni, ci guidi, ci rimbocchi le coperte, non ci faccia perdere di vista te l'orizzonte entro il quale dobbiamo vivere la nostra vita, reindirizzare le nostre fragili imbarcazioni.
Lei sa di cosa di cosa abbiamo bisogno, perché tu l'hai associata alla tua incarnazione, alla tua passione, alla tua morte e alla tua resurrezione.
" Anche a te una spada trafiggerà l'anima " disse il vecchio Simeone in un momento di grande esultanza, di commozione, quando tu fosti portato al tempio, per essere presentato a Dio, a colui dal quale eri venuto e al quale dovevi tornare.
Maria ci accompagni sempre in questo pellegrinaggio terreno, come ha accompagnato te mio Signore, con umiltà e discrezione ci ricordi i misteri della gioia, della luce, del dolore, della gloria, ci ricordi la tua vita e la sua vita, il suo percorso di luce e di mistero, di servizio umile e operoso alla tua sequela.
Ci illumini Maria, la stella a orientarci tra i flutti minacciosi di questo mare in tempesta e ci indichi il porto sicuro.
Signore grazie per questo dono che oggi la liturgia ci ricorda, ma che tu ci hai fatto da sempre e per sempre sarà a nostra disposizione, quando il vento soffia forte e spezzerà i rami degli alberi, dopo averli spogliati delle foglie, quando il terremoto sconvolgerà le nostre case di mattoni e noi non sapremmo dove abitare, quando il cielo si coprirà di nubi nere e la tempesta ci porterà lontano e ci chiuderà gli occhi, impedendoci di vedere dove stiamo andando.
Grazie Signore di questo dono grande che ogni giorno di più apprezzo, grazie perché ci hai dato una scala per salire fino a te.

lunedì 11 settembre 2017

Al centro l'uomo

"E' Lui che noi annunciamo" (Col 1,28)

Annunciare te Signore, metterti al centro della nostra vita, questo è il nostro desiderio, questo l'orientamento della nostra vita.
Sappiamo che così facendo facciamo più il nostro interesse che il tuo.
Tu sei perfetto, sei Dio e non hai bisogno di nulla, perchè significherebbe che ti manca qualcosa e questo contraddirebbe la tua identità.
Siamo noi ad aver bisogno di te, un bisogno purtroppo non riconosciuto, perchè identifichiamo il nostro bene in ciò che ci piace e che ci fa stare bene senza fatica e senza dover aspettare.
Vogliamo tutto e subito, gratis, vogliamo decidere autonomamente dove andare e con chi.
Non ci fidiamo di te Signore perchè il seguirti comporta sacrificio, attenzione, pazienza, orecchi, occhi e cuore aperti alla novità che ogni giorno ci metti davanti.
Siamo purtroppo ingessati nei nostri giudizi e pregiudizi, nei nostri ragionamenti sempre uguali, le nostre logiche umane che contrastano con quello che tu dici e fai.
Signore quante volte , pur avendo sperimentato quanta verità c'è nelle tue parole, me ne allontano e antepongo a te i miei interessi, i miei desideri che non corrispondono ai tuoi!
Quando questo succede la conseguenza è la perdita della serenità e della pace che connotano i tuoi figli che vivono nella consapevolezza di esserlo realmente.
Così, come accade in una partita di calcio, quando l'arbitro dice di mettere la palla al centro, mi dico che, se sto male, è perchè ti ho messo in un angolo e non ti permetto di operare per il mio bene.
Tu nel vangelo di oggi mostri ai farisei e agli scribi chi mettere al centro.
Paradossalmente non ti metti tu che ne hai tutto il diritto, ma metti l'uomo, un uomo che ha bisogno di aiuto nel giorno di sabato in cui non era permesso guarire un malato.
Signore l'uomo dalla mano inaridita sono io che non riesco a lasciarmi andare per aprirla ed accogliere il dono del tuo amore che ci fai attraverso l'Eucaristia.
La domenica, a differenza del sabato ebraico, è un giorno speciale, un giorno in cui le mani devono bere di aprirsi e di muoversi per venire a prendere da te ciò che ci serve per la giornata che stiamo vivendo per la settimana che comincia.
Oggi, leggendo il vangelo, per la prima volta non ho pensato all'avarizia di chi vuole tenere tutto per sè, e al dovere del cristiano di soccorrere i bisognosi.
Grazie Signore, perchè il tuo gesto mi ha mostrato che per te non è importante la legge, ma l'uomo, che tu hai messo al centro di tutta la creazione, perchè viva del frutto delle sue mani in un costante rendimento di grazie.
Apri le nostre mani inaridite, trasformale in coppe capienti per prendere e non disperdere i tuoi doni che non ti stanchi mai di farci recapitare, se ci lasciamo provocare e convocare da te, al centro della nostra umana fragilità, del nostro limite.
Tocca e guarisci Signore le nostre rigidità, rendici capaci di abbracci lasciandoci abbracciare da te.

sabato 9 settembre 2017

IL SIGNORE DEL SABATO

VANGELO (Lc 6,1-5)

Dio non si preoccupa di se stesso, ma dell'uomo.
Sa infatti che senza di Lui morirebbe.
Il sabato, secondo il racconto biblico, Dio si era riposato.
Perciò questo giorno prevedeva la sospensione di qualsiasi lavoro, per essere completamente disponibili per Dio.
Ma con il tempo le pratiche religiose avevano fatto perdere di vista il senso del riposo.
Gesù è venuto per farci entrare efficacemente nel riposo di Dio.
Infatti, pur osservando il sabato in tante occasioni riportate dai Vangeli, si sente libero di non seguirne i precetti, quando questi non corrispondono alla verità ad essi sottesa.
E' l'uomo ad avere bisogno di Dio e non viceversa.
Attraverso l'Eucaristia, è Lui che ci dona ciò di cui abbiamo bisogno per avere vita e dare vita.
Non a caso resuscitò il giorno dopo il sabato, la nostra domenica, che per gli Ebrei era un anonimo inizio di settimana, un lunedì qualsiasi.
La domenica Dio ci risuscita, per farci vivere bene tutti i giorni della settimana, immettendoci nel Suo tempo.
L'infinito riposo che il Creatore ha deciso di donare ad ogni creatura, attraverso la Nuova Creazione a cui ha dato inizio Cristo Gesù.

venerdì 8 settembre 2017

Natività di Maria

" A lui sarà dato il nome di Emanuele, Dio con noi" (Mt 1,23)

Dio prepara una casa per il figlio, si prepara una casa per venire ad abitare con noi.
L'Emanuele, il Dio con noi ha bisogno di un terreno dissodato, un terreno fertile che lo accolga , lo custodisca, lo faccia crescere e lo dia alla luce.
Il terreno...la casa..
Maria è la casa, l'arca dell'alleanza che veniva portata insieme a tutto il resto nel trasferimento del popolo nel deserto da un luogo ad un altro, arca che ci ricorda un'altra arca, quella di Noè, un' arca che salva dal diluvio, un' arca che dona la vita.
L'arca troverà poi una stabile dimora nel tempio, ma sarà anche rubata, trafugata e il tempo andrà in rovina.
Come tutte le cose del mondo che conoscono la corruzione, scompariranno, mentre rimarrà in eterno la verità ad essi sottesa,
Così Gesù, il Salvatore, diventerà tempio,tenda, arca, unito strettamente alla madre che lo ha generato dallo Spirito, con lo Spirito.
Lo Spirito di Dio toccherà questa umile donna e la trasformerà in icona vivente dell'unità inscindibile dell'uomo con Dio, l'unica che dà forza.
Maria dallo Spirito è generata, con lo Spirito genera, dallo Spirito è consacrata sposa di Cristo.
LUI ce l'ha consegnata , donata sulla croce.
" Ecco tua madre !" l'inizio del cammino alla volta del cielo.
Il Dio con noi ha bisogno di chi lo porti con sè, che lo dia alla luce, che lo testimoni, che partorisca a Lui figli di Dio.
E' la Chiesa che oggi deve farci vivere questa fecondità a cui è chiamata, rendendo visibile Dio nel mondo.

Colui che salva

" Tu lo chiamerai Gesù" (Mt 1,21)

Signore mio Dio con questo nome sei stato chiamato.
"Colui che salva".
Anche noi vogliamo chiamarti così, specie quando siamo attaccati dal nemico e la tentazione ci spinge a cercare altre salvezze, desiderare altre soluzioni alternative al vangelo.
Tu solo Signore puoi salvarci, specie quando ci riconosciamo poveri, bisognosi di aiuto.
Perché tu ami i più piccoli, i più deboli, tu Signore puoi operare solo in quelli che non ti legano le mani, non ti inchiodano ad una croce, condannandoti a morte.
Tu Signore puoi salvare tutti anche i tuoi persecutori e paradossalmente hai avuto più seguaci dopo la morte che durante la tua vita fatta di segni e di parole divine.
Tu salvi l'uomo dalla fossa della morte, lo salvi dalla sua insipiente sicurezza, quando a te si affida.
"Chi potrà salvarsi? " mi veniva da chiedermi qualche giorno fa, guardando come nel mondo tutto vada a rovescio e sembra che tu sia sconfitto in questa società che pian piano sta scrivendo leggi, imponendo doveri, autorizzando comportamenti che ci allontanano da te.
Eppure la storia d'Israele racconta di un popolo che subì anche la vergogna, l'umiliazione , il dolore, lo strazio dell'esilio, della distruzione del tempio .
Tu Signore però non hai mai smesso di amarlo, non hai smesso di operare perché si realizzasse il tuo disegno di salvezza.
Il tuo progetto prevedeva che la salvezza passasse attraverso un nutrimento concreto, reale dalla madre al figlio attraverso il cordone ombelicale..
Tu Signore hai formato le tue viscere e le tue ossa nel seno della vergine Maria, hai assunto, preso da lei i caratteri somatici, hai bevuto il suo latte, sei venuto alla luce dopo nove mesi come un comune mortale.
Questo mistero è grande Signore mio Dio... perché ti sei fatto piccolo , tanto piccolo da entrare nell'utero di Maria che, pur essendo grande nella fede , era spropositatamente piccola per contenere te che sei infinitamente grande.
Eppure è successo.
E tu, colui che salva, sei venuto alla luce nella più piccola città della Giudea, in una stalla. Ti piacciono Signore le persone, le cose, umili, piccole, povere..
Maria è stata scelta propria perché aveva imparato ad essere figlia , perché non si può partorire ed essere madri se non si è fatta l'esperienza di essere figli, amati, scelti, predestinati, destinati ad essere glorificati.
L'essere figli di un Padre come il tuo , Signore, è vivere in eterno nella ferma speranza che nulla e nessuno potrà farci del male.
Così Maria è stata chiamata a collaborare al tuo disegno di giustizia e d'amore.
Tu chiami ognuno di noi a collaborare alla salvezza.
Ognuno di noi può essere reso fecondo ( felice) attraverso lo Spirito Santo che getta il seme della parola che attecchisce solo in un terreno dissodato, ben preparato.
Signore non conosco i tuoi progetti su di me non tanto per il fine quanto per il percorso attraverso cui tu vuoi venire alla luce attraverso di me, perché anche io possa vivere e dare vita.
Voglio guardare a Maria, voglio farmi guidare da lei, voglio chiedere la sua collaborazione perché anche io possa vivere l'esperienza di essere madre giusta, vera , santa, dopo aver sperimentato fino in fondo la dolcezza, la tenerezza, la credibilità dell'amore del Padre, amore per diventare madre.
Aiutami Signore a riconoscere l'amore, aiutami a farmi guidare dall'amore per diventare madre non solo di mio figlio ma dei tuoi figli insieme a Maria

giovedì 7 settembre 2017

SFOGLIANDO IL DIARIO...

" abbiate piena conoscenza della sua volontà" (Col 1,9)

Signore sono qui con la stanchezza sulle spalle, con il corpo martoriato dalla fatica di vivere questa vita avara di compensi, di gioia, sono qui dopo che anche di notte i sogni mi hanno ricordato la mia inadeguatezza e i no con i quali mi scontro ogni giorno. Sono qui Signore approfittando del silenzio e della pace di quest'ora per mettermi in contatto con te, per entrare nella tua casa e farti entrare nella mia sì da essere una sola cosa con te.
So che chiedo troppo Signore, ma non c'è strada da me conosciuta che mi permetta di scrutare il tuo volere.
Quanto vorrei essere così intima a te per conoscerlo e farlo mio!
Come vorrei che i miei desideri coincidessero con i tuoi!
Quante volte, specie in questi ultimi tempi mi sembra che mi sono affaticata invano, che ho speso le energie in modo sbagliato, inconcludente, quante volte rimetto in discussione il mio rapporto con te, perchè non mi sembra di ricevere quel pane quotidiano che ti chiedo nel Padre nostro.
Forse sbaglio a chiedere perchè non conosco la tua volontà e la mia preghiera è incentrata su ciò che io ritengo un bene, ma non tu.
Certo Signore che la strada che sto percorrendo mi sembra sempre più in salita, irta di ostacoli, faticosa.
Io ti voglio Signore, ti cerco con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta me stessa, ma non riesco a inserirmi con gioia nel tuo progetto di salvezza per quanti sforzi io faccia.
Non posso dire che l'effetto delle mie azioni non produca il bene sulle persone che tu mi affidi, le persone che mi metti sul cammino, ma a me cosa resta, quale il guadagno?
Il dolore è lo stesso ieri, oggi, domani.
La malattia lungi dal darmi tregua si rafforza nei sintomi che mi straziano la carne.
Così cerco compensi nel plauso e nella fama, cerco i " mi piace" che mi fanno sentire viva, che mi danno il termometro della considerazione del mondo.
Tutto questo non mi appaga, non mi rende felice se non per un momento.
Come vorrei tenere sempre gli occhi fissi a te, mettere te al primo posto, non sostituirmi a te per nessun motivo, imparare a tacere e a parlare nel tempo opportuno con le tue parole e non con le mie sì da non insuperbire per la luce riflessa.
Signore mio Dio ieri sera, eri molto arrabbiato quando ci hai ricordato che non ami sacrifici che sfociano nella glorificazione del nostro io, tanto arrabbiato che ci hai colto di sorpresa quando hai detto, concludendo l'invettva contro quelli che sacrificano a dei stranieri, a idoli muti, " Su venite, discutiamo. Anche se i vostri peccati fossero di colore scarlatto.. io non chiuderò il mio cuore e potremo insieme ricominciare il cammino alleati"
Queste parole ci hanno aperto il cuore dopo che tu ci hai fatto vedere lì dove era il nostro cancro, la pustola che infettava tutto il corpo. Ti abbiamo chiesto l'umiltà di riconoscerci peccatori, l'abbiamo chiesta a Maria scelta perchè maestra di umiltà, segno di uno svuotamento totale di sè, per portare alla luce te.
Oggi Signore rinnovo il mio sì a compiere la tua volontà che è volontà di bene, a chiederti con più insistenza di farmi conoscere il mistero del tuo volere, ad aprirmi il senso delle parabole come ci hai indicato nella preghiera che il pomeriggio abbiamo fatto con i tuoi amici nel piccolo cenacolo allestito a casa mia.
Ti ringrazio Signore di tutti gli stimoli che mi hai dato per riflettere sull'autenticità del mio amore. Ti ringrazio per tutte le persone che mi hai messo accanto per sentirmi famiglia , ti ringrazio di tutto ciò che desidero e che tu vuoi che desideri. Aiutami Signore a cogliere in questa giornata i fiori di cui cospargi il mio cammino e a non calpestarli, ma a ricordarne il colore e il profumo per la tua gloria e per la mia salvezza.

martedì 5 settembre 2017

Spiriti muti

" Erano stupiti del suo insegnamento" (Lc 4,32)

Gesù è veramente un profeta, perchè come leggiamo nel vangelo di oggi, riesce a far emergere la parte peggiore di noi, quella che ci tiene schiavi introducendoci verso una strada di libertà e di servizio.
In mezzo ai devoti c'era uno posseduto da uno spirito muto.
Quanti spiriti muti ci soffocano, ci legano, ci impediscono di vedere, ascoltare, entrare nel mistero grandioso e profondo dell'amore di Dio!
Quanti di noi, pur essendo sempre presenti alle assemblee domenicali è diviso tra tanti pensieri che gli fanno perdere di vista la propria identità di figli di Dio, re profeti e sacerdoti che hanno dimenticato o ignorano completamente quale sia questo grande dono che Dio ci ha fatto con il Battesimo.
Così copriamo il dono con lo sterco degli animali seguendo il miraggio di facili e immediate sicurezze, dimenticando chi è il Padre che ci ha creato e che che siamo suoi, gregge del suo pascolo.
Chi non può non riconoscersi in questo povero disgraziato che il vangelo ci mette davanti ?
Chi ha l'animo sgombro da pensieri, preoccupazioni che soffocano la nostra vita di relazione con Dio e con l'uomo?
Chi non si sente schiavizzato dal giudizio degli altri, dagli impegni e dai doveri del mondo consumistico e omogeneizzato, chi non si sente solo nella quotidiana battaglia per un pezzo di pane o per qualcosa di più consistente che a lui sembra vitale?
Le cose del mondo ci opprimono e noi finiamo per tradire il mandato.
"Effatà!" "Apriti!" dice il sacerdote alla fine del rito Battesimale."Quello che hai sentito ora non tenertelo per te ma annuncialo ai tuoi fratelli"
Ma quando queste parole sono state pronunciate non eravamo in grado di capirle e chi per noi ce le doveva ricordare forse neanche lui le ha capite.
Re, profeti e sacerdoti, perchè?
Siamo figli di Dio, ma troppo spesso ce lo dimentichiamo. Per questo andiamo ad elemosinare in altre case ciò che pensiamo ci dia dignità, cibo e vestito e perchè no? anche piaceri effimeri e dannosi.
Gesù è il profeta che il Padre ci ha donato perchè ci parli di Lui e ci ricordi la meraviglia dell'inizio, quando ci fidavamo di lui, quando abitavamo nella sua casa e lui ci sollevava alla sua altezza.
I bambini si convincono con un abbraccio, e anche noi quando eravamo bambini ci rifugiavamo nelle braccia di un genitore se ci sentivamo perduti.
Ma poi siamo diventati grandi e abbiamo cercato altre braccia, altre consolazioni, lontani da casa.
Gesù ci svela cosa ci tormenta, da cosa dobbiamo liberarci.
Il processo è faticoso quando decidi di andargli dietro e ascoltarlo e fare come lui ci dice.
Del protagonista del vangelo si dice che fu straziato dal demonio quando questo fu cacciato fuori.
Ogni parto è doloroso, ma ciò che conta è quello che espelliamo.
Oggi voglio essere più attenta a quello che ascolto perchè ci sono ancora tante cose da cui voglio essere liberata, tante neanche le conosco.
La Parola di Dio compia il miracolo.
Don Ermete ha detto che la messa non la celebra il sacerdote ma tutta l'assemblea, assemblea di sacerdoti: non a caso le preghiere le fa tutte al plurale, perchè siamo figli di un unico padre e fratelli in Gesù; non a caso dopo la consacrazione diciamo il Padre Nostro.
Che con più consapevolezza ognuno di noi partecipi alla vita comunitaria senza mai dimenticare la propria identità, senza far scaturire una risposta pronta alla chiamata di Dio che ci sveglia oggi e sempre con la sua Parola.

Miracoli

" Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva."(Lc 4,40)

Gesù comincia il suo ministero di evangelizzazione, cacciando i demoni, guarendo i malati, annunciando il vangelo.
La sua opera sembra frenetica, un cammino senza sosta, senza trattenere nulla per sé, guidato dallo Spirito, in connessione con la volontà del Padre ritagliandosi momenti di intimità e di comunione con Lui, quando ancora era notte o ritirandosi in luoghi solitari rubati alla pressione delle folle che lo cercavano per farsi guarire.
Gesù non è venuto per strabiliare l'uditorio come un mago, un giocoliere o un santone, non opera per raggiungere la fama, per ottenere prestigio, ma perché l'amore di Dio si manifesti attraverso di lui, per compiere la missione per la quale è stato mandato sulla terra.
Nella prima lettera di San Paolo ai Corinzi 3,1-9 si parla chiaramente del fatto che, chiunque annuncia il regno di Dio, chiunque battezza (Apollo Paolo) è un semplice ministro perché né chi pianta né chi irriga è qualche cosa ma Dio che fa crescere.
Gesù è Dio ma nel compimento della sua missione nel mondo è un intermediario, è un uomo vero, perfetto, che svolge la sua funzione per cui è stato mandato: :
guadagnare al Padre quanti più figli, quanti più fratelli, pellegrini nel mondo, sbandati, oppressi, bisognosi di aiuto.

Gesù fa miracoli perché la gente creda a quello che dice, ma si nasconde e impone il silenzio perché non vuole che la sequela sia un colpo di fulmine, una nube che svanisce al mattino.
Non si può diventare discepoli di Cristo se non ti sei sentito toccato, guardato, risollevato da lui, risuscitato, guarito.
Non sono le belle parole, i discorsi coerenti e ben articolati che convincono le persone, quando un evento che ti cambia la vita, nel quale riconosci la sua presenza e ti viene da dire: "Il signore è qui e non lo sapevo!"
Ma lo devi cercare Gesù, devi cercare la sua parola, la sua mano benedicente, cercare quale sia la sua vera identità, cercare, cercare…
Le folle lo cercavano.

Non tutti quelli che cercano lo trovano, quando in Lui cercano la soluzione ai propri problemi ovvero lo trovano ma non lo riconoscono o lo trovano e poi, tratto il beneficio cercato, lo perdono di vista e tornano alle occupazioni abituali.
La suocera di Pietro guarita dalla febbre, si mise a servire.
La guarigione è quando cominci a funzionare, quando assolvi alla funzione per la quale sei stato creato.
Quando ci si guasta la macchina o facciamo un incidente, portiamo la macchina dal meccanico o dal carrozziere.
Questo non vuol dire che siamo da quel momento esenti da qualsiasi altro guaio.
La macchina si può fermare di nuovo se non usiamo le dovute precauzioni, se non stiamo attenti.
Non si viaggia più come prima se si è sfiorata la morte.
Si diventa più prudenti.
Sono gli scriteriati continuano a pigiare l'acceleratore incuranti dei divieti e si sa la fine che fanno.
Gesù per farsi seguire, aveva bisogno di rimettere le macchine a nuovo, rimetterle su strada, fare il tagliando, ma di quelle folle osannanti sotto la croce nemmeno l'ombra