domenica 3 dicembre 2017

AVVENTO



"Il Signore elargirà il suo bene
e la nostra terra produrrà il suo frutto." (Sal 85,13)


Oggi è cominciato il nuovo anno liturgico, con il quale la Chiesa ci spinge a riflettere sulle ragioni della nostra speranza, sul senso dell'attendere, come tensione verso quel Quid che dà forza al nostro andare, perseveranza nella prova,conforto e luce nei momenti difficili.
Ci si propone un nuovo inizio.
Nessuno è contento di ricominciare tutto da capo, quando il ricominciare comporta abbattere ciò che faticosamente ci siamo costruiti, abbiamo ammassato, elevato a conferma della nostra traballante autosufficienza, .
Ricominciare è sempre doloroso, faticoso e parte da uno sconforto, da un fallimento, dalla noia di una routine sempre uguale e priva di slancio, dalla consapevolezza che poi non tutto riusciamo a compattare, disciplinare, programmare, prevedere, dall'impotenza di fronte ad eventi che scalzano le nostre certezze, che mettono in dubbio ciò che ritenevamo indispensabile, che ci toglie il terreno da sotto ai piedi.
Al punto di partenza nessuno vuole tornarci, perchè significa rimettersi in gioco, magari quando le forze e l'entusiasmo sono ormai scemati per la fatica e per gli anni, che inesorabilmente passano e ci immobilizzano.
"Il tempo è nelle nostre mani, nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori", mi disse tanti anni fa una mamma stringendo tra le braccia il corpicino diafano e sofferente del suo piccolino.
L'infinito nel cuore per catturare il tempo e non divenirne schiavi.
Il tempo dell'Avvento ci dà l'opportunità di cercare ancora questo infinito che ci sfugge, che non conosciamo, o che non conosciamo abbastanza.
La Chiesa ci invita a fare piazza pulita e ad attendere ciò che può cambiarci la vita in modo totale ed esclusivo, straordinario, una volta per sempre.
Il pensiero va al contadino che getta il seme sulla terra dissodata e spoglia, e aspetta che i seme germogli.
Il seme è la Parola di Dio che ogni anno , ogni giorno dell'anno viene gettato e che non risale senza portare frutto.
Noi non ce ne accorgiamo, presi come siamo ad ascoltare altre parole, quelle che ci arrivano attraverso i nuovi canali della comunicazione.
Il mondo virtuale ha soppiantato quello reale e ci si è dimenticati che il mondo visibile è parabola, segno dell'invisibile presenza di Dio nella storia.
Dio parla attraverso gli invisibili canali dello Spirito e getta il seme.
Non tutto attecchisce, anche se è Lui a seminare, a parlare.
Noi siamo quel terreno che aspetta il nuovo inizio.
Perchè la pianta germogli e porti frutto, è necessario che siamo terra mossa, le zolle siano rovesciate,spaccate dall'aratro nelle parti più compate e indurite.
Dio a piene mani sparge il suo seme in questo tempo di grazia.
Lui il seme non si stanca mai di gettarlo, per tutto l'anno, per dissodarci, per prepararci all'accoglienza di un Gesù sempre più autentico e vero, sempre meno mistificato dall'edonismo, dal consumismo, dal relativismo, dal materialismo, dalI' individualismo.
Molti di noi hanno incontrato Gesù, ma non l'hanno riconosciuto, perchè hanno proiettato su di lui la propria immagine sfigurata dalle maschere che ci siamo abitualti ad indossare per sentirci sicuri e protetti in questo mondo dove il diverso fa paura, dove l'omologazione, la glogalizzazione nascondono la vera identità della gente, cancellandone l'identità e la radice più sana e profonda.
Le parole del profeta Isaia“Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore di Dio.”
ci si chiede come potranno avverarsi e incarnarsi nella nostra vita, se quell’albero lo soffochiamo con i tanti, troppi pacchi ingombranti che coprono non solo la radice, ma la vista di tutto l’albero, che si suole fare a Natale, ai piedi del quale sono posati e che la notte della vigilia siamo soliti scartare, appesantiti dal cibo e dal sonno e perché no? anche dalla noia di un rito,,,, che alla maggior parte non dice più nulla.
Rimangono, finita la festa, sparse le carte e le coccarde e i fiocchi che hanno reso belli i regali, carte non più utilizzabili, stropicciate, strappate dalla frenesia di sapere se finalmente l’abbiamo trovata la pietra filosofale, ciò che continuiamo a cercare nei negozi del mondo,, dove non ti regalano niente, se non dopo che tu hai pagato.
Ma se la radice la lasciamo respirare, vedremo spuntare quel dono speciale, che ha pensato a pagare Lui di persona, perché l’albero non marcisca, ma diventi rigoglioso e porti frutti in abbondanza
Chiediamo a Maria l'aiuto per accogliere con gioia un Dio che non si è limitato a metterci il mondo tra le mani, ma tutto se stesso, pronto ad essere mangiato per diventare per noi cibo di vita eterna.

venerdì 1 dicembre 2017

" I cieli e la terra passeranno , ma le mie parole non passeranno"( Lc 21,33)



SFOGLIANDO IL DIARIO...
27 novembre 2015
venerdì della XXXIV settimana del TO anno dispari


" I cieli e la terra passeranno , ma le mie parole non passeranno"( Lc 21,33)

Al termine dell'anno liturgico è giocoforza porsi qualche domanda su quello che Dio ci ha detto e su quello che ci è servito per progredire nella fede.
A molti forse non interessa saperlo, perchè vivono benissimo, almeno così dicono, prescindendo da Dio .
E non è un'esperienza che non mi riguardi, perchè per anni non l'ho fatto esistere, bastando a me stessa o sforzandmi di farlo.
Quando cominciarono le crisi di panico però, spesso ho desiderato la fede che mi avrebbe tolto la paura di morire.
Quando le cose vanno bene a Dio pensi poco, quando ti vanno male o ti incattivisci e pensi che, se c'è un Dio, è ingiusto e cattivo, o cerchi le strade per arrivare a Lui e chiedergli aiuto.
A me non è capitata nè l'una nè l'altra cosa perchè per chiedere aiuto ci vuole tanta umiltà ma soprattutto ci vuole la fede necessaria per credere che Lui può concretamente aiutarti, perchè è Dio.
Quando le sue parole mi vennero incontro,le divorai con avidità; la sua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perchè erano parole di gioia e di vita.
Non mi interessava guarire, quando entrai in quella chiesa, quanto trovare qualcuno con cui parlare per condividere la mia pena.
Ma il crocifisso che divenne il mio interlocutore, compagno di viaggio,maestro e redentore, lo vidi la sera, alzando lo sguardo, alle parole del sacerdote" L'uomo crede di essere Dio ma non è Dio".
Per fortuna o meglio per grazia l'incontro fu preceduto da parole di gioia che trasudavano da un salmo della liturgia delle ore che al mattino avevo per caso ascoltato, entrando in quella stessa chiesa per cercare una sedia.
" I fiumi battano le mani" le parole che mi fecero entrare in un clima di gioia e di festa che non sapevo potesse riguardarmi.
Per anni avevo insegnato lettere al liceo e credevo almeno di conoscere le opere più importanti e significative di tutti i tempi, ma mi sbagliavo di grosso.
Perciò la sera tornai per cercare di sapere chi aveva scritto quelle parole.
E l'incontro fu con la Parola, quella che oggi mi sostiene e mi guida.
Per questo le immagini apocalittiche che la liturgia di questi ultimi giorni dell'anno liturgico ci sottopone, non mi spaventano, perchè Lui è con me e non temo alcun male.
Anche se l'inverno si avvicina e le piante si stanno spogliando del loro verde mantello, penso a quando in primavera spunteranno i primi germogli sui rami e sarà festa perchè annunciano la Pasqua del Signore, la nostra Pasqua, la nostra liberazione.

giovedì 30 novembre 2017

"Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato" (Rm10,13)






"Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato" (Rm10,13)

Signore sono qui come ogni mattina.
So che tu ci sei sempre, che non hai bisogno, come me di fare un atto di volontà per parlare al mio cuore, per riprendere le fila del discorso, mai interrotto da quando sono stata pensata da te, molto prima dei miei genitori.
Tu non hai preteso che ti ascoltassi, ma l'hai desiderato ardentemente, hai cercato senza farmi violenza di farmi giungere il messaggio d'amore contenuto nella tua Parola.
Ero sorda, ero cieca Signore, tu lo sai.
Come potevo accorgermi di te se il mio sguardo era rivolto solo ed esclusivamente a me , l'io in cui mi ero rinchiusa costruendo barriere alte e invalicabili perchè nessuno si accorgesse che non ero brava, nè buona, nè bella?
Come potevo immaginare che tu eri l'unico che non mi giudicava, che non pretendeva che io fossi diversa?
Ho inventato mille coperture per mascherare la mia inadeguatezza e ho studiato mille stratagemmi per illudermi e illudere il prossimo con la mia abilità di giocoliere, funambolo, illusionista.
Tu mite e umile di cuore, Dio dell'universo, eterno misericordioso e Santo, tu che potevi tranquillamente infischiartene di una che credeva di poter riuscire per tutta la vita a mantenersi sul trespolo della sua infinita superbia, hai atteso con pazienza, continuando a guardarmi con il tuo sguardo d'amore, di infinita tenerezza, hai continuato a vigilare su di me perchè cadendo non mi facessi poi tanto male da morirne.
Tu Signore sei stato sempre con me, ma io ero da un'altra parte, vivevo altre esperienze lontano da te, esperienze dalle quali sono uscita con le ossa rotte, le carni dilaniate, il corpo distrutto.
Ma tu non hai permesso che il tuo tempio fosse raso al suolo, che non rimanesse pietra su pietra, il tempio del tuo corpo che è diventato anche il mio, un tempio dove tu non disdegni di abitare.
Signore ti voglio lodare benedire e ringraziare di questo nuovo giorno che mi doni per associarmi alla tua passione, per stare più intimamente unita a te.
Non voglio fuggire Signore dal dolore come sono tentata di fare spesso, ma voglio con te sperimentare la gioia di starti vicino, di vegliare e pregare con te, in questo tempo di grazia, perchè tu sei il mio Sposo, la delizia dell'anima mia.
Non mi sentirò più abbandonata e sola Signore se tu sei con me e io con te.
Aiutami a vivere questo tempo protesa verso la realizzazione delle tue promesse, aiutami a non scoraggiarmi quando stai in silenzio, fammi capire che quello è un momento privilegiato, perchè mi stai acoltando stringendomi al cuore.
Oggi è la festa di S. Andrea, il primo dei chiamati che, sentendo il tuo sguardo posarsi su di lui, lascia tutto e ti segue.
Nel vangelo di Giovanni ci dà una grande lezione di umiltà, non facendo discorsi per convincere a credere in te, ma portando a te, semplicemente credendo che non lui ma tu solo puoi convertire le persone al tuo amore.
Un tempo pensavo che la bravura consistesse nel riuscire a risolvere i miei e gli altrui problemi senza l'aiuto di nessuno.
Gran parte della vita ho fatto l'insegnante tuttologa autoreferente.
In mano mi è rimasto un pugno di mosche perchè solo ora ho capito di cosa abbiamo bisogno.
Di te e solo di te Signore.
Che non dimentichi mai che a parlare sei stato tu per primo, ad amare, a chiamare, a dare vita.

Tu e solo tu Signore mi insegni ciò di cui abbiamo bisogno e la strada per arrivare a goderne per sempre
.

lunedì 27 novembre 2017

" Questa vedova così povera ha gettato più di tutti" (Lc 21,3)


" Questa vedova così povera ha gettato più di tutti" (Lc 21,3)
Leggendo questo passo del vangelo oggi non può non venirmi in mente il tempo in cui ai poveri, il tempio di Dio davo i vestiti vecchi dopo averci staccato i bottoni.
Mi vergogno a pensare che il problema non me lo sono mai posto se non dopo aver frequentato assiduamente Luciana che ai poveri provvedeva privandosi del necessario e passava il tempo ad attaccare bottoni, ricucire gli strappi, lavare, stirare e imbustare gli indumenti che avrebbe poi distribuito ai Gesù che bussavano alla porta del suo negozio.
La sua catechesi mi rimise in discussione e da lì partii per essere in grado di passare attraverso la porta stretta del paradiso.
Ma quanta roba dovevo togliere, a quanta rinunciare anzitempo!
Cominciai con il ridurre il numero dei miei acquisti compulsivi e a dare ai poveri la somma che non avevo speso.
La strada è lunga e io, pur conoscendo la direzione, spesso ricado nel volere tutto per me.
I miei armadi si stanno svuotando e sono sempre più contenta dello spazio che si sta creando all'interno della mia casa, uno spazio che vorrei venisse occupato da Lui, il mio unico bene, il mio amore, la mia consolazione, il mio tutto.
Gesù è nei poveri, nei piccoli, nelle persone ammalate nel corpo e nelo spirito, è in tutti quelli che reclamano uno sguardo di compassione e di amore.
La carità non abbia finzioni scrive San Paolo.
E io non voglio vivere sotto una maschera di generosità che purtroppo ogni tanto riesumo dai miei bauli ancora pieni di cose inutili.
Così parallelamente al desiderio, all'impegno di vuotare le mie valigie, per il viaggio che mi aspetta, su un aereo che non ti permette di portare neanche gli effetti personali, seguo la strada della riconsegna di tutto ciò che il Signore mi ha dato gratuitamente con la vita.
Gli anni passano e ciò che davo per scontato ora mi viene richiesto senza tentennamenti. Non è una scelta la mia, ma un sì che a distanza ravvicinata il Signore mi chiede.
Gli occhi, le mani, le gambe... il corpo, le sue funzioni, man mano che procedo su quella strada mi viene richiesto... ogni giorno qualcosa in più.
La mia valigia sta diventando leggera e io ringrazio il Signore perchè Lui non pesa e si sta prendendo tutto il posto che io gli permetto di occupare facendogli spazio.
Nel tesoro del tempio oggi voglio gettare il mio sì e il mio grazie a Lui che mi rende i piedi agili come quelli delle cerve e mi fa volare in alto su vette incontaminate dove il sole brilla più forte.
Grazie Signore di questa vita nuovaspogliaz di spogliazione e di rinuncia che tu mi fai desiderare.

Grazie percchè io so che non ti formalizzi se non riesco a darti tutto lo spazio che vorrei e ti accontenti anche di un angolino da cui continui a trasmetterni vita sempre

venerdì 24 novembre 2017

" Devi profetizzare ancora su molti popoli" ( Ap 10,11)



SFOGLIANDO IL DIARIO...
18 novembre 2016
venerdì XXXIII TO

" Devi profetizzare ancora su molti popoli" ( Ap 10,11)

Quante volte sono giunta allo stremo e ho pregato, ho chiesto che il mio compito su questa terra avesse termine e che era giunta l'ora di ricongiungermi ai miei cari e godere finalmente della pace riservata ai tuoi servi che hanno profuso la vita per annunnciare il tuo regno, rendendoti presente e vivo in mezzo alla desolazione di tante vite provate duramente nel corpo e nell'anima.
In questi ultimi tempi i picchi di dolore sono diventati insostenibili e farmaci sempre più potenti non riescono a mettere a tacere il martirio del corpo.
Signore se tu squarciassi i cieli e scendessi, se tu aprissi per me la pagina del libro della vita in cui io potrei trovare pace e ristoro! 
Guardo sul comodino la piccola statua di Maria, che fu di Sergio, il cugino barbone che ce la lasciò in eredità insieme alle sue cose ammassate nella terra degli avi seppellita nella sporcizia, Maria che per tante notti con le sue mani giunte ha garantito la preghiera che spesso veniva meno sulle mie labbra.
La sua immagine mi rassicurava che lei almeno non si stancava di pregare e di intercedere per me.
Il rosario è stato tante volte il ponte che mi traghettava nel mio mistero bagnato dal tuo sangue, rigenerato e venuto alla luce per il tuo sacrificio.
Sono stati momenti di paradiso, specie quando, attraverso le mani di Maria, ho potuto toccare il tuo cuore trafitto, immergermi nel tuo sangue benedetto e benedire tutto ciò che rendeva possibile l'impossibile.
Poi sono arrivate le medicine potenti che mi hanno ridato il sonno ma diminuito le occasioni d'incontro con te.
Me ne sono rammaricata e ho cercato di giorno spazi e occasioni per ritrovare l'intimità perduta.
Ma ho sperimentato solo il silenzio e la paura quando le voci del mondo hanno coperto la tua e la piccola statua della Madonna è stata dimenticata, mischiata tra i libri.
Mi sono chiesta perchè solo il dolore, il silenzio, il buio della notte fossero strumento per vivere il tuo amore, le tue consolazioni,ma anche e soprattutto l'offerta del corpo sul tuo altare.
Così sono ricominciate le veglie come risposta al mio lamento, veglie non cercate, veglie associate a nuovi e più potenti dolori. 
Mi hai lasciato senza parole e senza consolazioni, Signore, sola a scalare il monte su cui pensavo di essere già arrivata.
Notti tormentate e buie, notti non di ribellione, ma di stupore e di silenzio straziante, notti in cui ho solo aspettato che parlassi.
Non avevo la forza di aprire bocca di fronte a tanta ferocia nè tantomeno di scrivere.
Le parole per testimoniarti agli amici le ho cercate in quelle che mi avevi suggerito negli anni, meravigliandomi di quanto profondi fossero i pensieri che il dolore aveva partorito.
Ora sono qui dopo l'ennesimo attacco a leccarmi le ferite, con la testa in fiamme, stanca e desiderosa di trovare il senso a tanta sofferenza.
Maria nell' ombra continua a pregare, mentre io cerco in questa meditazione strade per incontrarti che non siano così dolorose ma non ne trovo.
Sul calendario liturgico c'è scritto: " Devi profetizzare ancora su molti popoli" e un brivido ha percorso la mia schiena . 
Non mi ero resa conto che la Parola era rivolta a me all'inizio di questa meditazione.
Il libro è dolce e amaro c'è scritto e io sto sperimentando quanto siano vere queste parole.
Maria esca dall'ombra e mi copra con il suo manto perchè non perda la speranza in questa battaglia senza quartiere, in questa agonia senza fine, in questa morte che sto scontando vivendo per te, Signore Dio mio

" Devi profetizzare ancora su molti popoli" ( Ap 10,11)





SFOGLIANDO IL DIARIO...
18 novembre 2016
venerdì XXXIII TO

" Devi profetizzare ancora su molti popoli" ( Ap 10,11)

Quante volte sono giunta allo stremo e ho pregato, ho chiesto che il mio compito su questa terra avesse termine e che era giunta l'ora di ricongiungermi ai miei cari e godere finalmente della pace riservata ai tuoi servi che hanno profuso la vita per annunnciare il tuo regno, rendendoti presente e vivo in mezzo alla desolazione di tante vite provate duramente nel corpo e nell'anima.
In questi ultimi tempi i picchi di dolore sono diventati insostenibili e farmaci sempre più potenti non riescono a mettere a tacere il martirio del corpo.
Signore se tu squarciassi i cieli e scendessi, se tu aprissi per me la pagina del libro della vita in cui io potrei trovare pace e ristoro! 
Guardo sul comodino la piccola statua di Maria, che fu di Sergio, il cugino barbone che ce la lasciò in eredità insieme alle sue cose ammassate nella terra degli avi seppellita nella sporcizia, Maria che per tante notti con le sue mani giunte ha garantito la preghiera che spesso veniva meno sulle mie labbra.
La sua immagine mi rassicurava che lei almeno non si stancava di pregare e di intercedere per me.
Il rosario è stato tante volte il ponte che mi traghettava nel mio mistero bagnato dal tuo sangue, rigenerato e venuto alla luce per il tuo sacrificio.
Sono stati momenti di paradiso, specie quando, attraverso le mani di Maria, ho potuto toccare il tuo cuore trafitto, immergermi nel tuo sangue benedetto e benedire tutto ciò che rendeva possibile l'impossibile.
Poi sono arrivate le medicine potenti che mi hanno ridato il sonno ma diminuito le occasioni d'incontro con te.
Me ne sono rammaricata e ho cercato di giorno spazi e occasioni per ritrovare l'intimità perduta.
Ma ho sperimentato solo il silenzio e la paura quando le voci del mondo hanno coperto la tua e la piccola statua della Madonna è stata dimenticata, mischiata tra i libri.
Mi sono chiesta perchè solo il dolore, il silenzio, il buio della notte fossero strumento per vivere il tuo amore, le tue consolazioni,ma anche e soprattutto l'offerta del corpo sul tuo altare.
Così sono ricominciate le veglie come risposta al mio lamento, veglie non cercate, veglie associate a nuovi e più potenti dolori. 
Mi hai lasciato senza parole e senza consolazioni, Signore, sola a scalare il monte su cui pensavo di essere già arrivata.
Notti tormentate e buie, notti non di ribellione, ma di stupore e di silenzio straziante, notti in cui ho solo aspettato che parlassi.
Non avevo la forza di aprire bocca di fronte a tanta ferocia nè tantomeno di scrivere.
Le parole per testimoniarti agli amici le ho cercate in quelle che mi avevi suggerito negli anni, meravigliandomi di quanto profondi fossero i pensieri che il dolore aveva partorito.
Ora sono qui dopo l'ennesimo attacco a leccarmi le ferite, con la testa in fiamme, stanca e desiderosa di trovare il senso a tanta sofferenza.
Maria nell' ombra continua a pregare, mentre io cerco in questa meditazione strade per incontrarti che non siano così dolorose ma non ne trovo.
Sul calendario liturgico c'è scritto: " Devi profetizzare ancora su molti popoli" e un brivido ha percorso la mia schiena . 
Non mi ero resa conto che la Parola era rivolta a me all'inizio di questa meditazione.
Il libro è dolce e amaro c'è scritto e io sto sperimentando quanto siano vere queste parole.
Maria esca dall'ombra e mi copra con il suo manto perchè non perda la speranza in questa battaglia senza quartiere, in questa agonia senza fine, in questa morte che sto scontando vivendo per te, Signore Dio mio.

domenica 19 novembre 2017

"Voi tutti siete figli della luce"(1Ts 5,5)


Nessun testo alternativo automatico disponibile.
SFOGLIANDO IL DIARIO...
Domenica 16 novembre 2014
XXXIII settimana TO A


"Voi tutti siete figli della luce"(1Ts 5,5)

La paura connota gli ultimi tempi che, se per i cristiani del primo secolo era la paura collegata all'aspettativa del ritorno promesso o minacciato da Gesù, per noi è collegata al passare degli anni, alla prospettiva che possiamo fare sempre meno cose, perché la società emargina gli improduttivi.
E poi per quelli che il mondo ce l'hanno in mano, che si sentono giovani e forti, che si tengono lontani dal dolore della povera gente c'è in agguato l'imprevisto, un incidente, un lutto, una malattia, un cataclisma che ti cancella anche i ricordi.
C'è chi crede e chi no, ma la paura che tutto finisca, che tutto quello che hai lo dovrai lasciare è sentimento con il quale prima o poi siamo chiamati a confrontarci.
Nel vangelo di oggi non si parla della vita che ci chiama man mano che passano gli anni a riconsegnare gli strumenti di cui andavamo orgogliosi, riconoscenti o no a nostro Signore, ma anche dell'impossibilità di usarli perchè ci vengono richiesti prima che arriviamo al traguardo.
Allora se di talenti si tratta, non possiamo negare da un lato che Dio li distribuisce a seconda delle capacità di ognuno, ma l'uomo anche se si sforza di farli fruttare, anche quello più in gamba, potrebbe vedere spegnersi la speranza anzitempo di trafficarli e farli quindi fruttare perchè la vita è inclemente e quando meno te l'aspetti ti toglie qualcosa o, come mi piace pensare o mi immagino, ti chiede la restituzione parziale o totale di quanto hai ricevuto.
E ti trovi, se pensi al vangelo e lo prendi alla lettera disoccupato, come oggi mi sento io che mi hanno dato la patente speciale con l'obbligo di mettere un freno a mano vicino al volante.
Incredibile come gli eventi della vita ti parlino di Dio.
A me piaceva correre, fare velocemente ogni cosa, e forse starei ancora correndo se la malattia, gessi e tutori non mi avessero rallentato la corsa.
E io pensavo che era abbastanza, che avevo imparato, con il bastone da cui usciva una sedia, a fermarmi e a dare ad ogni incontro il giusto peso.
Dovere di sedersi..... tanto che se ascoltai e gustai e m'innamorai della parola di Dio fu proprio per l'esigenza che avevo di cercare una sedia alle sette del mattino e procrastinare il mio ritorno a casa da mio marito, che volevo in qualche modo punire.
Ebbene oggi sono alle prese con un ulteriore freno che mi viene imposto dallo stato, perchè impari non solo ad andare piano, ma soprattutto a frenare in tempo per non far male a qualcuno.
Tornando al Vangelo di oggi, quindi, se da un lato i talenti Dio ce li dà, ma dall'altro ce li toglie prima che tutto sia concluso.
Allora a cosa allude in Vangelo che possa risollevarmi dalla confusione e dall'abbattimento di questi ultimi giorni che mi pesa oltremisura?
Mio marito ieri ha detto che si sente come se da un momento all'altro gli dovesse accadere qualcosa, anche io, gli ho risposto, ma poi ho aggiunto che non è per niente patologico avere pensieri di questo tipo perchè dovremmo vivere tutti pensando che da un momento all'altro ci può capitare qualcosa.
Purtroppo l'angoscia nasce dalla paura di ciò che non conosciamo, che non riusciamo a dominare, comprendere,manipolare , altrimenti non staremmo così giù di corda.
Allora cosa c'è da dire?
Che più che pensare ai talenti che abbiamo dissipato, nascosto, usato male, dobbiamo convincerci che c'è qualcosa che sta sopra che li comprende e tutti ed è l'essere figli di Dio.
Il talento che il Signore non ci toglierà mai anche quando ti tolgono la patente o sei ridotta in un letto a contare i giorni rimasti è convincersi di essere suoi figli, incapaci, fannulloni, sfortunati, ma sempre figli.
E con questa consapevolezza che dobbiamo aspettare il ritorno del Signore che alla finestra scruta all'orizzonte il nostro ritorno a casa.

sabato 18 novembre 2017

"Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"(Lc 18,8)

"Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"(Lc 18,8)

Gesù a conclusione della parabola del giudice disonesto non si chiede se troverà gente che prega incessantemente, ma se troverà fede sulla terra.
La preghiera nasce dalla fede, la fede nasce dall'amore, è intimamente connessa con l'amore donato da Dio e riversato sugli uomini attraverso coloro che lo accolgono con cuore sincero.
Noi siamo canali di una multiforme grazia che dall'alto si spande su tutte le creature.
Ci sono brocche pronte ad accogliere l'acqua dello Spirito, brocche piccole e grandi, sbrecciate, lesionate, vecchie e nuove, in buono e cattivo stato, che aspettano di riempirsi perchè la gente ha sete, tanta sete e cammina in un deserto arido e inospitale.
C'è chi quell'acqua se la tiene per sè e chi provvede a dissetare gli altri nella certezza che mai gli verrà a mancare, perchè la nostra vita è in quel lasciarsi attraversare da quell'acqua, lasciarsi bagnare e nutrire da Dio nella fede incondizionata che mai ci lascerà senza, specie se ci vede operosi nella carità, distributori di gioia e di pace con i nostri gesti concreti di amore.
Dio ama sempre, ama a prescindere, ama tutti.
E' questa convinzione che ci porta ad un atteggiamento di preghiera continuo che ci sazia se i suoi doni, frutto del suo amore, li usiamo per far stare bene i nostri fratelli, per sostenerli nei momenti della prova, per non perderli mai di vita anche quando sono lontani fisicamente, per amarli come Lui ci ha amato.
La fede è mantenere aperte le porte del nostro cuore, presentare le nostre brocche, perchè Dio possa riempirle di sè del suo amore.
L'amore fa fermare le lancette dell'orologio, perchè ti riempie, ti appaga e ti nutre.
Mi piace e mi commuove pensare che la sete di Dio e la nostra s'incontrano in questa ricerca della verità più profonda inscritta nei nostri cuori.
"Ho sete!", disse Gesù sulla croce.
Gli diedero una spugna imbevuta di aceto.
Anche noi rispondiamo così a chi ci chiede un po' di tempo, di attenzione, di cura.
Il nostro aceto è racchiuso in un cofanetto indorato e luccicante di scuse perchè il tempo non lo possiamo donare agli altri quando non ne abbiamo abbastanza per noi.
"Ho sete" continua a dire Gesù, ma noi ci turiamo le orecchie, giriamo gli occhi da un'altra parte perchè abbiamo troppe cose da fare, troppe da pensare per farci carico dei bisogni degli altri.

Continuo a guardare il crocifisso.. Dal petto squarciato scende sangue e acqua.
Gesù, il Vivente continua a parlarmi...
Lo contemplo, lo amo, lo adoro....
Corro a prendere la mia brocca riposta in cantina, seppellita da ciarpame di ogni tipo, devo fare presto perchè non appassisca del tutto il virgulto che lui ha piantato, voglio che lui mi attraversi e mi renda serbatoio d'amore.
Non mi stancherò di stare ai suoi piedi, con Maria, non smetterò di contemplare le sue ferite, non smetterò di chiedere il suo perdono.

venerdì 17 novembre 2017

"Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà" (Lc 17,33)

"Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà" (Lc 17,33)

Parole dure Signore quelle che ci riservi oggi.
Il cibo che ci poni davanti non è proprio quello che desideriamo e vorremmo poter scegliere un'alternativa che non ci rovini lo stomaco.
Per fortuna o meglio per grazia questa mattina al risveglio ho cominciato con l'Ufficio delle letture e con le Lodi che sono tutt'altra musica.
"I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento" le parole del salmo che commenta la prima lettura di oggi che ci invita a risalire a te attraverso la bellezza e la perfezione del creato.
" Chi è l'uomo perchè te ne curi, il figlio dell'uomo perchè te ne dia pensiero?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi"
Ho bisogno di ricordarmele queste parole altrimenti il vangelo di oggi mi porta da tutt'altra parte.
Gesù tu sei venuto a renderci simili a te, a cancellare nella carne il peccato, per poter godere appieno della nostra elezione a figli di Dio, tuoi fratelli, di natura divina, superiori agli angeli, perchè tu sei sopra di loro e noi siamo tuoi, ti apparteniamo, siamo innestati alla tua pianta, al tuo albero, e non siamo più noi che viviamo ma tu vivi in noi.
Perchè dovremmo avere paura?
Perchè le tue parole dovrebbero turbarci se noi viviamo in te e in te troviamo il coraggio, la forza per continuare il santo viaggio alla volta della Gerusalemme celeste?
Eppure questa mattina mi sono svegliata con una sensazione di malessere generalizzato, di paura per sintomi nuovi che mi facevano pensare a nuove e mortali malattie.
L'idea della morte ha cominciato nel dormiveglia a impadronirsi di me come spada minacciosa che pendeva sul mio capo.
Il gelo mi attanagliava le ossa e da quella morte, che spesso invoco come momento di liberazione e di gioia per unirmi a te per sempre, avrei voluto fuggire.
E tu nel vangelo me l'hai messa davanti con tanta crudezza da turbarmi ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno.
Io ti amo Signore e ti desidero.
Credo che non parli a vanvera e se parli è solo per il nostro bene, anche e soprattutto quando fai la voce grossa.
Ma non è facile rimanere tranquilli quando ci si prospetta un così grande castigo.
Non posso dimenticare la paura che mi presi quando mio padre, avvertito da una vicina che noi, le avevamo mancato di rispetto, cacciandole la lingua, ce le voleva dare di santa ragione, se non fosse intervenuta mamma a difenderci dalla sua ira.
Certo è che il vizio di cacciare la lingua ai passanti me lo sono tolto e ringrazio mio padre perchè con coerenza e rigore mi ha dato le basi per affrontare la vita senza soccombere.
Fa' che la morte ti colga vivo! ho letto da qualche parte.
C'è una morte che dobbiamo temere ed è quella che ci separa da te Signore, fonte della vita.
Eppure di tanto in tanto mi riprendono le angosce della morte, della malattia, del male che ha il sopravvento sul bene.... e ho paura.
Ti ringrazio Signore perchè ogni volta che mi succede penso a te e chiamo in aiuto Maria, la madre che ci hai dato perchè ci rassicuri e ci difenda non da te, ma dall'idea sbagliata che ci facciamo di te.
Signore mi rendo conto che di fede non ne ho mai abbastanza.
Aumenta la mia fede perchè io non lasci cadere nessuna briciola del pane che ogni giorno mi dai.

mercoledì 15 novembre 2017

GRATITUDINE


VANGELO (Lc 17,11-19)
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore.
Questa mattina, dopo aver letto il vangelo riguardante l'irriconoscenza dei nove lebbrosi guariti da Gesù, mi voglio fermare sulla nostra endemica incapacità di ringraziare chi ci fa del bene. 
Per cosa vogliamo ringraziare Gesù?
Fu la prima preghiera che mi venne in mente di insegnare a Giovanni, quando aveva meno di due anni.
Avevo pensato che c’erano nelle preghiere tradizionali parole che non avrebbe capito come” Ave, pietà celeste, luce perpetua”.
“Per le patate, per i colori!”, fu la sua risposta immediata guardando le cose poggiate sul tavolo dove stava mangiando.
Chi ci avrebbe pensato a ringraziare il Signore per le patate e per i colori?
Da lì cominciò uno splendido gioco, una gara che contraddistinse il nostro stare insieme, a casa, al parco e
negli altri spostamenti.
Grazie per il sole, grazie per il parcheggio, grazie per qualche adulto che al mare gli avrebbe fatto fare il bagno o avrebbe giocato con lui, visti i miei limiti deambulatori.
Era tanto infatti se con la macchina riuscivo a portarlo da qualche parte.
Giovanni divenne il mio maestro che mi bacchettava qualora mi dimenticavo di dire grazie a Gesù per il posto macchina trovato davanti all’ingresso del luogo dove dovevamo andare.
Oggi Giovanni va solo, è diventato grande e mi chiedo dove sono andati a finire i miei insegnamenti , visto che spesso, immerso nei suoi pensieri, attaccato al suo telefonino non solleva la testa neanche per salutare pur abitando di fronte.
E mi dispiace.
Me lo chiedo, ma forse è più giusto che mi faccia io un serio esame di coscienza per vedere se sono attenta, come quando mi prendevo cura di Giovanni, dei doni che ogni giorno il Signore mi elargisce, e lo ringrazio come facevo un tempo.
Devo dire con tutta onestà che i piccoli doni passano inosservati, occupata come sono a difendermi dagli assalti poderosi del nemico, che in questo momento è la malattia.
Non c’è dubbio comunque che me ne faccia, ma io penso sempre al dono più grande che mi aspetto e che non viene… e non mi accorgo di quanti angeli è cosparso il mio cammino.
Angeli che mi aiutano a superare i piccoli e grandi ostacoli che ogni giorno la vita mi mette davanti.
Il parcheggio, i colori, la patate…
Nostalgia d’altri tempi o straordinaria realtà che il Signore rinnova ogni giorno cambiando gli incarti ?


martedì 14 novembre 2017

"Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio" (Sap 3,1)

"Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio" (Sap 3,1)

Bisognerebbe andare più spesso ai funerali, anche di quelli che non conosci, perchè la liturgia ti porta in alto, ti fa respirare l'aria degli angeli, il soffio dello Spirito.
Il cuore si apre alla speranza e almeno per un po' vivi ciò che credi, ciò che non sempre ti appare così scontato e chiaro.
...che le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, ma anche quelle degli ingiusti, aggiungo io, perchè Dio le affida a noi affinchè possiamo intercedere per abbreviare la loro attesa.
"Il tuo volto io cerco, non nascondermi il tuo volto" ripeteva il Salmo, ieri, durante il funerale di un mio caro congiunto.. e l' Eccomi usciva spontaneo e struggente dal cuore e dalle note dell'organo.
Un volto meno offuscato, benevolo, sorridente quello che attraverso le letture ci si mostrava.
Pensavo ai miei cari, a tutti quelli che mi hanno preceduto che lo vedono o aspettano da me un aiuto per accorciare le distanze.
Intorno a me volti tristi, il pianto dei più stretti congiunti mi lacerava, ma il mio cuore esultava perchè trovava la pace nella Parola che Dio, attraverso i suoi ministri, ci profondeva a piene mani: parole di compassione e di speranza, di certezza che il defunto è uno che ha assolto la sua funzione, che come il servo inutile del vangelo di oggi ha fatto quello che doveva fare per vivere pienamente la sua identità di figlio di Dio.
Mi è venuta in mente mia madre che nel sogno per la prima volta mi aveva sorriso e mi sono ricordata che le dovevo una rosa rossa.
Un desiderio mai realizzato perchè il percorso del perdono è stato lungo e difficile.
Ieri durante la messa ho sentito forte il desiderio di riconciliarmi con lei attraverso un segno di una rinnovata alleanza come quando ero piccola e lei si appoggiava a me, la più grande per affidarmi incarichi di fiducia.
Così sono andata al cimitero, superando tutte le barriere architettoniche fisiche e spirituali ( le più difficili da abbattere) e ho deposto la rosa sulla sua tomba,e ho pregato con lei , io per lei e lei per noi, che siamo rimasti in pochi a svolgere il nostro servizio.
Servi inutili, che brutta parola!
Eppure man mano che leggi ti accorgi di quanto grande sia l'amore di Dio.
Siamo inutili perchè il servizio, il servire non a Lui ma a noi giova per realizzare in pienezza il disegno del Padre, per diventare simili a Lui che doveva morire per eliminare definitivamente le conseguenze del peccato nella nostra carne e risorgere con un corpo nuovo perfetto e immacolato, eterno, indistruttibile e santo.
Se moriamo con Lui anche noi resusciteremo nell'ultimo giorno e sarà festa, un banchetto di grasse vivande e di cibi succulenti sarà imbandito sulle alture di Sion e tutti vi affluiranno e diranno: "Là sono nati, in te sono tutte le sorgenti"
Grazie Signore perchè oggi mi parli di vita, di vita piena, mi asciughi le lacrime e mi doni di condividere la gioia dei tuoi angeli e dei tuoi santi che ti vedono come tu sei, faccia a faccia.
Io ti immagino Signore, ma i contorni non sono definiti.
Gli occhi non servono quando il cuore è pieno di gratitudine, desiderio della patria beata, speranza, amore per ogni cosa che esce dalle tue mani, per ogni parola che esce dalla tua bocca.
Come raccontarlo? Come convincere?
Oggi prego perchè la mia fede rimanga salda e possa solo il mio sguardo far trasparire la luce che mi hai messo dentro.

lunedì 13 novembre 2017

"Lo spirito del Signore riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce."(Sap 1,7)

"Lo spirito del Signore riempie la terra
e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce."(Sap 1,7)


Queste sono le parole che mi hanno colpito della liturgia odierna.
In quest'ora del mattino in cui non riesco a dormire, voglio approfondire la Parola, voglio meditarla, perché non è un esercizio inutile, rivelandosi, come ho avuto modo di sperimentare, occasione di crescita spirituale.
La parola di oggi tocca molti punti apparentemente scollegati tra loro.
La fede, il perdono, la correzione fraterna, la ricerca della sapienza.
In fondo si parla di relazioni tra l'uomo e Dio, tra l'uomo e gli altri uomini.
Ciò che è comune a tutti i rapporti, le relazioni che portano al bene, è l'amore altrimenti chiamato Sapienza.
La Sapienza è un attributo di Dio, ma anche il suo elemento distintivo.
Con la sapienza Dio crea, Dio dà vita, Dio opera.
Ma poiché Dio è uno e trino, questa sapienza è frutto di un accordo profondo tra le tre persone della Santissima Trinità.
Se Padre, Figlio, e Spirito Santo non fossero andati d'accordo, certo che il caos sarebbe rimasto tale, perché, per fare un'opera perfetta come quella della creazione, bisogna accordarsi prima di tutto.
Del resto anche qui su questa terra, per qualunque progetto in cui più persone sono coinvolte, l'accordo è il presupposto perché si realizzi un'idea, che venga alla luce qualcosa di bello di buono e di utile.
Se questo non avviene e uno prevarica l'altro, le conseguenze a volte sono disastrose o perlomeno il progetto non viene portato a termine, o perde gran parte della sua efficacia.
Penso all'impianto di depurazione che mio marito ingegnere progettò.
Non funzionò mai perché non c'è stato accordo tra chi l'ha pensato e chi l' ha eseguito e chi poi doveva usufruirne e chi doveva provvedere a farlo funzionare.
Quanti accordi, quante relazioni, quanti si a monte della buona riuscita di un progetto!
Se pensiamo alla creazione, la modalità è la stessa.
L'accordo tra le persone della Trinità realizza la meraviglia dell'inizio, però se chi ne deve usufruire non si mette d'accordo, vale a dire non collabora con il progettista si torna nel caos.
Perciò vediamo il degrado del nostro pianeta a causa dell'uso indiscriminato delle risorse e della cattiva attenzione al bene comune.
Il paragone con l'opera umana non regge completamente, perché Dio che ha creato il mondo, non ha cessato di provvedere a farlo funzionare e a dare sole e pioggia e stagioni eccetera perché l'uomo potesse viverci.
Poi ha anche provveduto a ricreare ciò che l'uomo aveva distrutto: il suo tempio, attraverso il sacrificio di Gesù che in tre giorni l'ha ricostruito.
Questo è frutto della sapienza di Dio, dell'amore che non sette ma settanta volte sette perdona, per convincere, portare l'uomo a perdonare, vale a dire ad amare all'infinito.
I rapporti tra gli uomini sono regolati dall'amore, almeno nelle intenzioni del Creatore, perché solo così non si deteriori, né si interrompa il ciclo vitale.
Dio corregge una volta massimo due, (simbolicamente un numero limitato di volte), rispetto al perdono che invece esercita all'infinito.
Questo chiede di fare all'uomo nell'esercizio della volontà personale: correggere l'altro si, ma essere disposto a perdonarlo sempre.
L' accordo di cui si parlava è proprio il frutto di un desiderio di bene, di pace, di armonia che deve investire tutto il creato.
Ora tutto questo è possibile se ci fidiamo di Dio, se crediamo a quello che ha fatto, ha detto, è.
Credere in Dio non basta, è necessario credere al suo amore.
Tutti i popoli non hanno potuto fare a meno di riconoscere una realtà che li trascendeva fin dai primordi.
La buona, bella notizia è che Dio è sapienza, che Dio ci ama, che Dio ci aiuta a conquistare la dote divina della sapienza del cuore.
Nell'antichità gli dei erano capricciosi vendicativi e di loro non ci si poteva fidare, ma bisognava tenerli a bada, placare la loro ira, altrimenti sarebbero stati guai per tutti.
Anche nell'Antico Testamento sembra emergere ad un occhio superficiale, un Dio siffatto che si vendica delle offese e che non ha pietà per nessuno.
Solo una lettura più attenta, globale, fa emergere la verità di un'alleanza che non s'infrange neanche di fronte alle defezioni più vistose.
In un passo troviamo scritto: "io sono Dio non uomo e non vengo dietro alla mia ira ".
Il più bel libro d'amore è la Bibbia perché ci parla di un amore che ci salva, di una sapienza che è alla base del progetto salvifico, la condizione perché si realizzi.
Signore donami la sapienza del cuore, donami una fede piccola come un granellino di senapa, donami la pazienza di attendere che muoia e porti molto frutto.

sabato 11 novembre 2017

"Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo" (Rm 16,16)

"Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo" (Rm 16,16)

Un bacio, cosa è un bacio? Per Cristo il bacio fu il segno che era lui quello che dovevano prendere, il bacio di Giuda, il traditore.
Ci sono poi i baci degli innamorati, finchè durano, che ti fanno schizzare in paradiso. Finchè dura l'amore, il rispetto, la fiducia, l'attrazione.
Ci sono i baci di convenienza, poi, io li chiamo i baci dei capi di stato, che fanno finta, recitano un copione da cui non possono distaccarsi.
baci delle mamme sono i più belli, quelli che non si dimenticano, perchè il solo ricordo ti scalda l'anima, ti riempie il cuore.
Io non ho ricevuto baci da quel che mi ricordo, quando ero piccola e poi divenuta più grande solo in occasione di partenze e di ritorni.
"I figli si baciano quando dormono" soleva dire mia madre e l'unico contatto con lei è il picolo segno di croce che tracciava sulla nostra fronte prima di andare a dormire, grazie a Dio.
A mio figlio non ho dato neanche quello purtroppo ma le vie del Signore sono infinite.
Se la mia vita è stata avara di baci e di abbracci, fatta eccezione del periodo del fidanzamento , ora di baci ne ricevo molti da gente che non conosco ma di cui condivido la fede.
E' il bacio santo di cui parla San Paolo?
Certo che anche tra noi cristiani c'è chi lo fa per dovere, chi per interesse e chi per amore sincero.
Al segno della pace illustri sconosciuti ti stringono la mano, ti abbracciano e ti baciano e tu senti che non è finzione ma forza prorompente per condividere la gioia di essere lì in quel luogo a mangiare dello stesso pane seduti alla stessa mensa, invitati dall'unico ed eterno Signore, Padre di tutti, dei buoni e dei cattivi, dei sani e dei malati.
Condividere la gioia di essere salvati, di essere figli di un unico Padre è la cosa più bella che ci possa capitare.
Il bacio è il segno di un'appartenenza ad una famiglia più grande, una famiglia dove tutti i dissidi, le differenze, le distanze si ricompongono in Cristo nostro Signore.
Gesù nel vangelo di oggi parla di disonesta ricchezza da usare per acquistarsi degli amici che ti difenderanno davanti al tribunale di Dio.
A me questa mattina, Dio mi perdoni!, viene in mente che la più disonesta ricchezza è quella che abbiamo senza aver fatto nulla per meritarla, una ricchezza che ci è piovuta dall'alto, quando eravamo ancora peccatori e ancora lo siamo.
Come si potrebbe chiamare un bene così grande, quale l'amore di Dio, quando se abbiamo fatto qualcosa è proprio l'opposto per averne diritto?
Gesù ci invita a non tenerci per noi quello che ci dona gratuitamente, il suo bacio santo, santissimo, ma di dispensarlo non solo ai nostri amici, ma anche e soprattutto ai nostri nemici, se ci riesce.
Non dobbiamo tenere per noi, trattenere la grazia che ci elargisce, perchè noi siamo come serbatoi che più fanno uscire l'acqua e più si riempiono e si purificano.
Basta guardare di che colore è l'acqua quando apri il rubinetto di una casa che abiti solo durante le ferie. Il colore è marrone fino a quando l'acqua pulita trova lo spazio per riempirlo di nuovo.
Questa mattina voglio pregare così.
Signore ti ringrazio per quel piccolo segno di croce che mamma imprimeva sulle nostre fronti, prima di andare a dormire, per quei rosari che diceva la notte per la salvezza delle anime di noi 4 figli.
Sono i suoi baci santi che oggi mi stanno pervenendo dal cielo.
Ti ringrazio per tutti quelli che mi hanno testimoniato il tuo amore, per quelli con cui oggi lo condivido con gioia, con una consapevolezza sempre più forte e riconoscente. Ti prego di rendere il mio corpo meno rigido a ricambiare gli abbracci che attraverso i tuoi amici mi fai giungere.
Signore abbassa, infrangi le mie difese, sì che non arretri di fronte a ciò che potrebbe ferirmi e farmi male.
Che ogni gesto sia gesto d'amore, che ogni bacio sia soffio del tuo Spirito!

giovedì 9 novembre 2017

"Non sapete che siete tempio di Dio?" (1Cor 3,16)

LA CASA DI CARNE

DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
letture: Ez 47,1-2.8-9.12; 1Cor 3,9c-11.16-17; Sal 45; Gv 2,13-22

"Non sapete che siete tempio di Dio?" (1Cor 3,16)

Certo che se non ci si abitua al linguaggio di Gesù, è difficile capire quello che dice.
Gli apostoli, i discepoli, rispetto a noi erano svantaggiati, perchè la sua missione su questa terra doveva trovare compimento con la sua morte e resurrezione.
Ma anche oggi che tutto quello che Gesù, il Figlio di Dio ha detto si è avverato, non sembra che siano in tanti quelli che credono alla sua parola, che la comprendono, che ne fanno un alimento vitale.
Certo è che per capire una persona non basta parlare la stessa lingua, quando questa non è collegata con il cuore.
Le parole fluttuano nel vuoto e non si aggregano se non c'è un catalizzatore, un verbo che dia loro senso e compimento.
Gesù è questo catalizzatore in un mondo di bla...bla...bla..., rumori, suoni senza senso, disarmonie senza vita.
Ebbene per capire Gesù bisogna frequentarlo, e più lo frequenti e più lo capisci.
Quando il mio nipotino Emanuele mi venne affidato per la prima volta, io non capivo i suoni scomposti e disarticolati dei suoi lunghi discorsi misti a pianto.
Poi , a forza di stargli vicino, di prendermi cura di lui, le cose cambiarono a tal punto che lui scriveva pagine di scarabocchi, poi me le dava da leggere.
Io, cercando di entrare nel suo mondo, gliele leggevo e lui era sempre affascinato da ciò che emergeva da quei fogli.
" Ma nonna, mi diceva, tutte queste cose ho scritto?" meravigliandosi non poco di aver imparato a farsi capire senza neanche andare a scuola, come il fratello più grande.
Questi sono i miracoli dell'amore di cui possiamo fare esperienza, pur non essendo maestri ufficialmente riconosciuti.
Oggi il protagonista è il tempio come luogo in cui Dio può entrare, uscire, rimanere, a seconda di come è costruito.
Un tempio, una Chiesa noi ce la immaginiamo sempre fatta di mattoni, un luogo dove riunirsi per dare a Dio quello che è di Dio e prendere da lui quello che ci manca.
Mi ha colpito l'immagine della prima lettura in cui dal tempio esce acqua che va a irrigare terre lontane dando vita a tutto ciò che incontra sul suo percorso.
Inevitabile l'accostamento alla ferita inferta al fianco di Gesù dalla lancia del soldato, da dove uscì sangue e acqua, simbolo dello Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.
Quella Casa di carne ci ha dato la vita e mi viene da chiedermi se continua a darcela nelle case di pietra costruite per contenerlo e distribuirlo a chi vi si reca.
Dello Spirito non si fa mercato, questo è ciò che ho capito.
Lo Spirito, l'amore non si compra, ma si accoglie unendo le mani e chiedendo pietà e misericordia per i nostri peccati.
L'indegnità è caratteristica di chi va in chiesa, ma non ne siamo mai abbastanza consapevoli.
Perciò ogni celebrazione eucaristica comincia con il Confiteor.
Siamo piccoli, siamo fragili, siamo bisognosi di tutto e in chiesa ci andiamo per attingere alla fonte quell'acqua che ci risuscita, ci ridà la vita.
"Quante cose possiamo fare con Gesù!" sono le parole di un bimbo che rispondeva così alla domanda rivoltagli dalla maestra di religione sull'idea che si era fatta di Gesù.
Sembrerebbe risposta non pertinente ma a me piace ricordarla perchè mi ridimensiona, quando penso che la salvezza del mondo dipenda da me, dai miei meriti, dalle preghiere, le sofferenze, le messe, i rosari, i pellegrinaggi e via dicendo.
Senza di Lui non possiamo fare niente, questo è un punto fermo.
Con Lui tutto è possibile, anche trasformare queste nostre chiese dove si sta così larghi da permetterci di inginocchiarci a debita distanza dalle persone che non conosciamo.
E per darsi il segno della pace poi si fanno dei veri e propri pellegrinaggi, creando scompiglio in tutta la celebrazione.
Per questo i vescovi hanno detto che il segno della pace deve essere circoscritto a chi ci è vicino. Penso al cuore e ai lontani dal nostro cuore a cui va il mio pensiero quando il sacerdote ci invita a fare un segno di riconciliazione.
E' allora che devo fare i conti con le distanze e mettermi in viaggio per sentirmi un cuor solo e un'anima sola con i lontani da me, ma in Cristo tutti uniti.
E' bello che oggi la Chiesa romana ricordi la sua prima chiesa, simbolo dell'unità dei cristiani di quel tempo
E' bello che ci parli di tempio, luogo dove due o più si riuniscono nel suo nome, ma anche della casa di carne in cui ogni nostra casa può affondare le fondamenta.
Penso a quanta responsabilità abbiamo a far sì che la Chiesa diventi la sposa di Cristo, carne della sua carne, ossa delle sue ossa.
Che la gratitudine per tutto ciò che riceviamo da Lui, attraverso la chiesa non ci faccia inorgoglire e non ci induca nella tentazione di farne commercio.
Signore perdonaci quando ci dimentichiamo che ognuno di noi è tempio dello Spirito e fa' che mai lo trasformiamo in una spelonca di ladri.
Aiutaci a credere che siamo stati creati per accoglierti nella nostra vita personale, nel nostro corpo di carne, nelle relazioni che fanno della nostra casa una piccola chiesa domestica.
Aiutaci a colmare le distanze affidando a te il compito di saldare, colmare i vuoti che ci separano. Fa' Signore che le nostre piccole chiese diventino il tempio luminoso dell'Amore condiviso con i fratelli.