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sabato 23 marzo 2019

"Egli tornerà ad avere pietà di noi"( Mt 7,19)

Misericordia


sabato della II settimana di Quaresima
Letture : Mi 7, 14-15. 18-20; salmo 102; Lc 15, 1-3.11-32
ore 7.44

"Egli tornerà ad avere pietà di noi"( Mi 7,19)

Signore tu sei un Dio fedele, sempre. Purtroppo noi non ce ne accorgiamo, perchè pensiamo che tutto ci sia dovuto e che è scontato tutto ciò che gratuitamente da te riceviamo ogni giorno.
" Dacci oggi il nostro pane quotidiano!" diciamo nel Padre nostro, anche se non dimentichi di darci il tuo pane anche se non te.
Come potrebbe un Padre dimenticare di dare il cibo ai propri figli?
Tu ci educhi a chiedere ciò di cui abbiamo bisogno,  perchè ci siamo dimenticati che la gratitudine, il grazie è la risposta ad un beneficio ricevuto di cui si prende coscienza.
Il cammino quaresimale è un percorso per mettere a fuoco ciò che è essenziale per noi e da chi ci viene elargito gratuitamente.
Il deserto ci  aiuta a uscire dallo scontato, ci mette in comunicazione con te che sei datore di doni, con te che non ci hai mai abbandonato, di te che aspetti che ci accorgiamo di quanto ti dobbiamo, di quanto senza meriti usufruiamo.
La Quaresima è bella, è un periodo straordinario dell'anno perchè ci apre alla gioia e alla gratitudine verso te che ci hai creato per amore e ci hai chiamato all'amore,  non quello del mondo che si basa su un tornaconto personale effimero e di breve durata, ma un amore che abbatte tutti i muri di divisione che separano gli uomini e li rinchiudono nei loro appartamenti.
Straordinaria la lezione che ci dai con questa parabola dove non ci colpisce tanto il peccato del fratello scialacquone o l'invidia del fratello giusto, quanto la tua gioia nel riaccogliere nella tua casa chi se ne era allontanato.
Mi vedo, mi riconosco nel figliol prodigo che ha dilapidato tutte le tue ricchezze per vivere senza condizionamenti lontano dalla tua casa.
E' accaduto quando ho pensato, sposandomi, che finalmente potevo disporre del tempo e del denaro come più mi piaceva e mi potevo scegliere gli amici da invitare  o da frequentare senza passare al vaglio del sì di mio padre.
" Fino a quando vivrai sotto questo tetto, dovrai sottostare alle mie regole" diceva mio padre anche dopo che avevo cominciato a lavorare e a riportare soldi a casa.
Pensavo, mi illudevo che la libertà  si compra con il denaro, ma mio padre non me lo permise.
Così decisi di andarmene e feci l'esperienza della libertà che mi fece entrare nel deserto e mi educò a non dare niente per scontato.
Tu Signore agivi attraverso i genitori che mi hai donato, mi parlavi in parabole che io non capivo o non volevo capire.
Oggi il mio pensiero va ai miei genitori che, attraverso i loro comportamenti, mi hanno parlato di te, mi hanno testimoniato te, Signore mio Dio.
Voglio ringraziarti per loro che, quando mi ammalai, appena sposata, non si formalizzarono alle modalità del mio allontanamento, ma corsero al mio capezzale e si presero cura di me e della mia famiglia da poco arricchita dalla nascita di un figlio.
Le regole dell'amore valgono dentro e fuori la casa e non si comprano con uno stipendio ragguardevole.
La Quaresima dovrebbe durare tutta la vita per scoprire i tesori nascosti sotto la sabbia del deserto.

domenica 26 agosto 2018

INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE


Sfogliando il diario...


12 maggio 2007
ore 6,30

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano"


Chissà perché ho associato questa parole al Family day, mentre penso alla giornata che mi aspetta.


Forse perché il pane quotidiano si spezza in famiglia, un pane spesso fatto di sofferenza, di fatica, di incomprensioni, di rotture, di aggiustamenti “fai da te”.


Il pane quotidiano è ciò che Dio provvede a darci ogni giorno, non cambiando gli ingredienti in base ai nostri gusti, ma fornendoci sempre l'aiuto necessario perché sia commestibile e basti per tutti.


Il mondo, gli uomini, noi, non ci stiamo a non poterci scegliere il pane che vogliano, quello che si vende al fornaio, della forma, del sapore e del profumo che più ci piace o ci serve, nel caso abbiamo degli ospiti, o dobbiamo fare una gita.


Molte famiglie non possono permettersi il lusso di sceglierlo, il pane, anzi spesso neanche di comprarlo.


Gli Ebrei dovettero fare a meno di quello a cui erano abituati, quando arrivò l'ordine di fuggire dall'Egitto perchè mancò loro il tempo per far lievitare la pasta.
Il pane azzimo all'inizio, li sfamò, e fu un sacrificio; ma poi anche quello finì.


Nel deserto sentirono la nostalgia di quel pane quotidiano, dato per scontato per tanti anni e rimpiansero i giorni della schiavitù, quando era garantito ogni giorno.


Ma Dio ebbe pietà di loro, e dal cielo cadde la manna; “ma-nhu?”, “cos'è questo?”si domandarono stupiti, quegli uomini stremati dalla fame, dal caldo, e dalla fatica.


Quel cibo, sceso dal cielo, era senza colore e sapore, proprio perché ognuno doveva darglielo, chiedendosi chi lo mandava e a cosa doveva servire.


Oggi rifletto sul pane che dovrei farmi, per via delle intolleranze, un pane speciale che non sia di frumento e non contenga lievito di birra. 
Penso al dolore che non mi ha fatto dormire stanotte, che da mesi non mi abbandona, dolore alle braccia, al collo, alla testa, penso all'ernia cervicale che non posso operare, perché sarebbe la terza volta e non è detto che l'intervento risolverebbe qualcosa.


Penso al “family day”, al perché non l'hanno chiamato con un nome italiano, visto che si tiene in Italia, penso alla gente che in questo momento si è data appuntamento a Roma, in piazza San Giovanni, per proclamare, sostenere il valore della famiglia.


Io e Gianni non ci possiamo andare.


Da quando mi sono ammalata i grandi eventi li seguiamo in televisione, alla radio o leggendo i giornali.


Io a fatica reggo la testa sopra le spalle, lui alle prese con medici e medicine di cui entrambi abbiamo bisogno, il lavoro ordinario e straordinario del sabato, perché si deve dividere tra impegni aziendali e responsabilità familiari: la spesa settimanale, l'aiuto in casa, perché da sola non ce la farei e non ultimi Giovanni ed Emanuele, che nel pomeriggio staranno con noi, mentre i genitori, andranno a salutare degli amici che si sposano fuori città.


Abbiamo pensato di portarli in campagna, nella casa sul colle, la casa delle vacanze,come suole chiamarla Giovanni.


Questa mattina, di buon ora, nonno Elio con nostro figlio, andranno a montare il cancelletto da mettere alle scale, per evitare che Emanuele, che ha cominciato ad andare da solo, non si scapicolli, e l'altalena per Giò, in un posto visibile dalla casa, ma sicuro, visto che sono 5 ettari di terra non in piano.


Gianni alle 7 dovrà trovarsi in cantiere, per prendere accordi con l'idraulico, che deve montare il serbatoio per l'acqua che manca, da quando ha smesso di piovere regolarmente.


Avevo contato sull'aiuto di Gianni, per fare il pane, per fare la spesa, per preparare qualcosa per questo pomeriggio, quando con i bambini andremo a respirare un po' d'aria pura.


Per fortuna che Elisabetta e Lorenzo, a cui abbiamo fatto i testimoni di nozze, ci hanno detto subito di sì a darci una mano.


Penso a quante volte il Signore ci ha chiamati a turno a vigilare sulle nozze dell'altro, quante volte il reciproco donarsi ha portato la pace in famiglia e ha reso possibile che la la festa non si guastasse.


Oggi, a Roma, c'è il “Family day”, e forse questi impegni non ci permetteranno di seguirne lo svolgimento, nemmeno in televisione. Dovremmo essere invece concentrati, io e Gianni, ad ascoltare come vanno le cose, perché, mercoledì prossimo, a Radio Speranza, dobbiamo fare noi la trasmissione e commentare questo evento.


Ma  siamo rimasti a casa, e ci stiamo chiedendo se il luogo fa la differenza.


Penso al pane che devo fare per me, che sono intollerante al frumento e al lievito di birra, quel pane che, con il dolore che ho, mi è difficile immaginare di poterlo realizzare, senza poi mettermi a letto o andare all'ospedale.


“Ma-nhu?” “Cos'è?” Voglio chiedere al Signore, per me e per tutti quelli che non sanno riconoscere il pane che alimenta la vita.


Cosa mangeremo oggi, visto che quel pane che vorremmo, non lo possiamo ottenere, neanche avendo i soldi a palate?


“Cos'è?” Cibo insapore e incolore come la manna.


Quando ci riesco, metto insieme un cucchiaino di miele, un po' di farina di farro, di saragolla o di segale, un po' d'acqua e mi metto ad aspettare.


Le prime volte è uscito un aborto, ma l'ho mangiato lo stesso. 
Pian piano ho imparato ad attendere che l'impasto si gonfi, a dosare gli ingredienti, ma ogni volta è un'avventura, un incontro con Dio a cui dico grazie sempre, perché non è scontato che ci riesca, che lo possa fare, lo possa mangiare, lo possa digerire o pagarne il prezzo.


Per sicurezza ieri ho comprato due etti di pane azzimo di camut in un negozio alternativo.


Quattro euro.


Gli Ebrei sicuramente l'hanno pagato più caro, il pane che hanno mangiato con i fianchi cinti, di corsa, mentre fuggivano dalle grinfie del faraone.


Ma la liberazione dalla schiavitù non ha avuto prezzo, perché non sono bastati quarant'anni di deserto alla ricerca della terra promessa. 
Doveva venire Dio in persona a saldare il debito che nessun sacrificio poteva estinguere.


Oggi mi chiedo quale pane oggi verrà dal cielo e la risposta me la dà la liturgia, che invita a lasciarsi guidare dallo Spirito, come Paolo e i discepoli, a cui la direzione la dava chi chiamava, chi aspettava, chi chiedeva, chi aveva bisogno.


L'orecchio attento alla voce dello Spirito ci fa intendere che il pane quotidiano non lo fanno gli ingredienti, ma Colui che indica come mescolare, amalgamare, attendere che lieviti, infornare, attendere ancora, vigilando sulla cottura, per poi sfornarlo e dividerlo perché tutti ne abbiano.


Oggi, giorno della famiglia, voglio condividere con quanti mi leggono, il pane di questa giornata, che solo l'amore rende appetibile, buono e digeribile,un pane che serve a dare vita a noi e al mondo, un pane fatto di gratuità, di dono, di servizio, di Spirito Santo, che fa lievitare la massa.
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12 maggio 2007
La Bella Addormentata (Gran Sasso)
ore 9.30
Mi sono fatta portare in campagna, dove l'aria è pulita e il panorama è da mozzagfiato, dove niente e nessuno ti può distogliere dall'impegno di testimoniare il valore della famiglia.


Seduta al computer, per fare l'articolo per Radio Speranza, vigilo su Emanuele, l'ultimo nato, mentre Franco, mio figlio, assiste il suocero, che monta il cancelletto alle scale, fatto da lui, per rendere più sicuri i primi passi del piccolo.


A montare l'altalena per Giovanni, il grande, e l'amaca per tutti, penseranno più tardi, perchè bisogna tagliare i rami degli alberi e fare dei buchi per terra e c'è bisogno di aiuto.


Bisogna aspettare che torni Gianni con le tanniche d'acqua, perchè questa sera i bambini e noi possiamo tornarci, mentre i genitori saranno al matrimonio a cui sono stati invitati
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15 maggio 2006


ore 10
Oggi ho ancora fatto esperienza di povertà e di famiglia, il momento in cui, tornata dalla messa, ho incrociato Dubrynka, "la bulgara del piano di sotto" come all'inizio la chiamavo, che trafelata veniva ad avvisarmi che non c'era nessuno che tenesse Emanuele il piccolo di casa, perchè chi se ne occupa abitualmente, l'altra nonna, precipitosamente ha dovuto accompagnare sua madre anziana all'ospedale.


Lei, interpellata dai genitori, doveva andare al lavoro, mi aveva detto dispiaciuta, ma la figlia,Didi, aveva due giorni di ferie e poteva benissimo aiutarmi in un compito per me impossibile, per via delle braccia che non funzionano.


Io pensavo che oggi, anzi, questa mattina, visto che il pomeriggio sono impegnata con Giovanni, potevo con calma, preparare la trasmissione per domani, nonostante il dolore mettesse in dubbio tutti i progetti. 
Ero andata anche a fare la spesa, per approfittare, fin quando ce la facevo, a rifornirmi dell'occorrente per il pranzo e la cena.


Con Giovanni, non mi riesce di fare niente, specie, quando, come oggi, lo devo portare in palestra.


Alla messa ho sentito forte il desiderio di invocare lo Spirito, durante e dopo l'elevazione, pensando a quel pane quotidiano che oggi doveva essere frutto dell'impasto con il dolore, il servizio alla famiglia che è raddoppiata, da quando Franco si è sposato, il servizio alla Chiesa, attraverso la trasmissione radiofonica: "Famiglia:segno di speranza", che dovevo imbastire da sola, visto che il collaboratore abituale è impegnato.


D'accordo che c'è sempre Gianni che mi può sostituire; ma oggi è al lavoro, e, più che prestare la voce, domani, per leggere quanto ho scritto, non può fare.


Dicevo dei progetti, del dolore e del pane quotidiano che chiediamo a Dio nel Padre nostro


Il mio pane, quello di segala e camut, senza lievito, fatto ieri sera a mezzanotte, risultato immangiabile, non è stato più un problema, nel momento in cui si sono attivati i soccorsi.


Sempre più spesso mi ritrovo ad essere povera, tra i poveri, ma arricchita dalla provvidenza che non permette che rimaniamo a stomaco vuoto.


Didi, la madre di Crystian e Denise, è in cucina che mi sta pulendo la verdura, dopo aver fatto addormentare Emanuele, io sono qui che rifletto su quanto contino, nell'essere famiglia, non tanto gli ingredienti, quanto la capacità di impastarli, armonizzandoli con l'umiltà, la fiducia in Dio, e la gratitudine a tutti quelli di cui si serve per comunicarci il suo amore.

domenica 29 luglio 2018

" Ne mangeranno e ne faranno avanzare" (2Re 4,43)

L'immagine può contenere: una o più persone

" Ne mangeranno e ne faranno avanzare" (2Re 4,43)

Molto spesso Signore ci alziamo da tavola sazi, colmi, nauseati di cibo che questa civiltà consumistica ci propone in tutte le salse, in tutte le sue mistificazioni.
Un tempo, quando eravamo poveri davvero, non era così.
Ci mancava sempre qualcosa e il nostro pensiero, alzati da tavola, era che arrivasse presto la sera per sederci e riempire lo stomaco.
Molti oggi fanno l'esperienza del digiuno, perchè la fame nel mondo e nelle case esiste, eccome! ma noi stiamo alla larga dai poveri, e ci teniamo stretto quel poco o quel tanto che abbiamo con la scusa che a malapena basta per noi, per i nostri figli, per la nostra vecchiaia.
Facciamo fatica a pensare, noi che abbiamo una modesta ma sicura pensione, che sarebbe giusto e opportuno privarci di qualche cosa per persone che neanche conosciamo, fatta eccezione delle grandi catastrofi che con un SMS ti metti a posto la coscienza.
Un giorno Giovanni mi chiese chi erano i poveri e dove poteva trovarli.
Mi ha lasciato spiazzata, perchè in effetti nella nostra cerchia di parenti ed amici non c'è nessuno che muore di fame, nonostante la crisi.
Se si eccettuano i questuanti davanti alle chiese, ai supermercati e ai semafori, per me che mi sposto solo su ruote o rotelle, non saprei come incontrare e far del bene ad un povero.
Ricordo con nostalgia il tempo in cui non avevamo problemi a tenere aperta la porta di casa e la naturalezza con cui mamma condivideva con il povero di turno il nostro pasto frugale, coinvolgendoci tutti in quella azione del tutto naturale che noi vivevamo come una festa.
A Giovanni, non potendo farglieli vedere dal vivo, ho cercato su Internet le foto di bambini denutriti, con la pelle attaccata alle ossa, la pancia gonfia, la faccia piena di insetti anche loro in cerca di cibo.
Ma le foto anche se ti commuovono, non ti fanno cambiare posizione, perchè quella gente è lontana e chi la conosce e come raggiungerla?
Se ti avanza un po' di minestra o un pezzo di pane non puoi certo organizzare un volo per portarli a destinazione per chi ne ha bisogno.
Così la televisione i giornali ci fanno sentire la povertà come problema a cui non possiamo noi porre rimedio, problemi dei grandi, degli stati, dei governanti, dei magnati di turno.
Certo è che il miracolo della moltiplicazione dei pani non è un invenzione dei 4 evangelisti e San Giovanni addirittura, a differenza degli altri, ne ricorda due.
San Giovanni è quello che descrive poco i miracoli e, se questo ce lo ripete due volte avrà avuto i suoi buoni motivi.
Non dimentichiamo che è vissuto alla scuola di Maria, una volta che il Maestro Gesù è tornato in cielo e Maria, come tutte le mamme e le nonne ripetono spesso i fatti salienti della vita di chi ha lasciato un segno nel loro cuore.
Dunque oggi San Giovanni ci dà la sua versione dei fatti.
Gesù sale sulla montagna, vuole rimanere solo con i suoi discepoli, è stanco, umanamente comprensibile dopo tanto camminare, parlare, agire.
Ma la sosta è breve, perchè la folla ha fame e sete di Lui e lo raggiunge.
Gesù si chiede (è vero uomo non dimentichiamolo), dove poter andare a comprare il pane per una folla così numerosa.
Chiede dove, non si pone il problema con quali soldi.
Gesù cerca il luogo dove è nascosto il tesoro.
Già perchè ognuno di noi ha un tesoro nascosto di cui magari non è neanche consapevole, oppure lo sa e se lo vuole tenere tutto per sè.
Ai discepoli il compito di far venire alla luce ciò che è nascosto e che passa inosservato.
Quante cose abbiamo a cui non diamo importanza, perchè sono scontate, perchè sono nostre, perchè non c'è nessuno che ce le faccia vedere.
Gesù ha bisogno di luoghi dove trovare il pane, il cibo da dare alle folle affamate, ha bisogno di discepoli che comincino a svuotare le proprie tasche ad aprire le loro borse, a dare il buon esempio perchè altri siano portati a fare comunione, a mettere in comune quello che hanno.
Gesù benedice quel poco che durante la celebrazione eucaristica riusciamo ad offrirgli, se ci riusciamo, tra caldo, sbadigli e fretta di tornarsene a casa o al mare o in montagna per chi è in vacanza.
Noi da tempo non andiamo in vacanza per cui dalla televisione apprendiamo che si sono accorciate un po' per tutti, ma questo non significa che non riusciamo a gustare più e meglio quel pane e quel pesce che ogni giorno il Signore moltiplica per noi e siamo contenti.
In fondo la vacanza è un vivere la mancanza di qualcosa per apprezzare più e meglio ciò che qui e ora Dio ci sta donando.
Il luogo dove trovo il pane è su questo terrazzo a cui il vento ha divelto il tendone, assolato il pomeriggio, straordinariamente fresco e accogliente nelle prime ore del mattino, un terrazzo che sembrava non servisse più a nessuno perchè i bambini si sono fatti grandi e usano il loro che è più bello, più grande e costruito da poco per allargare la loro casa.
Chi l'avrebbe detto che questo era il luogo che Gesù cercava per donarmi la Sua Parola?
Penso a quello che oggi gli avrei offerto.
Mi è venuto in mente tutto ciò che non amo e che non benedico: persone, malattie, ostacoli, sacrifici, rifiuti, povertà, ricalcoli.
Nella lettera agli Efesini (Ef 4,1-6) San Paolo oggi ci dice:
"Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti."
Il miracolo della moltiplicazione dei pani allora può essere possibile e rinnovabile ogni volta che al Signore diamo da benedire ciò che noi non siamo capaci di fare, di apprezzare, di riconoscere come dono.
Gesù cambia la maledizione in una benedizione e i primi a beneficiarne siamo noi che possiamo gratuitamente e spontaneamente condividere con gli altri ciò che abbiamo.

mercoledì 7 marzo 2018

" Quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? " (Dt 4,7)




" Quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? " (Dt 4,7)

Spesso Signore ho pensato che non eri così vicino quando ti invocavo, lo sai.Ma tu conosci il cuore e sai di cosa abbiamo bisogno. Certo che dobbiamo essere preparati ad attendere le tue risposte, a rimanere saldi nella fede perchè tu sei un Dio fedele e non dimentichi i figli che sono usciti da te, che tu hai creato con la parola e con la terra, con lo spirito e con la polvere del suolo.
Ci hai fatti a tua immagine Signore e questo è il sigillo che nessuno può cancellare.
Il tuo sogno, il tuo desiderio di padre è quello che ti somigliamo, ma tu sai che da soli non possiamo farcela.
E poi per somigliarti dobbiamo conoscerti e non basta una vita per smettere di sorprenderci con le tue incursioni, i tuoi rimedi, le tue benedizioni che spesso entrano rompendo i vetri.
Tu sei un Dio fedele, un Dio che continua a benedire anche quando sarebbe il caso di mandarci all'inferno e toglierci di mezzo senza appello, senza aspettare la nostra conversione.
Tu vuoi che collaboriamo con te a realizzare il tuo sogno di somigliarti.
Gli uomini sognano sempre che i figli siano o uguali a loro o migliori, anzi pretendono che lo diventino, per vantarsene ed essere di loro orgogliosi, come se dipendesse tutto dal loro desiderio.
Certo che tu non puoi desiderare qualcosa di irrealizzabile, perchè sei Dio, l'essere perfettissimo, creatore e Signore di tutta la terra.
Se non possiamo creare però ci hai dato la possibilità e la capacità di procreare, di dare vita al mondo attraverso lo spirito e la carne con cui ci hai fatti.
Tu vuoi che a noi si riveli sempre più nitida l'immagine che tu hai messo come sigillo nel nostro cuore, un'immagine che susciti in noi la nostalgia dell'infinito, dell'eterno, incorruttibile bene.
Tu Signore vuoi che non ci facciamo un dio a nostra immagine e somiglianza, che prendiamo coscienza di quanto siamo lontani dalla verità quando ti attribuiamo i nostri pensieri, i nostri pregiudizi, le nostre logiche.
Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?
Tu vuoi Signore prenderci per mano e ci inviti a fare silenzio e ad ascoltare ciò che tu ci dici attraverso la parola da te ispirata.
E' bello straordinario questo processo graduale di conoscenza, una scuola la tua che io frequento senza sentirne il peso, come accadeva quando dovevo prendere il famoso lasciapassare per aver assicurato il pane per tutta la vita.
Non mi è mai piaciuto studiare, anzi odiavo farlo, ma l'obiettivo era troppo importante per me che non valesse quel sacrificio.
Oggi tu mi chiami alla scuola dell'amore dove non ci sono compiti imposti, ma solo verifiche di quanto tu abbia ragione a dirigere i nostri passi sulla via della vita. "vi darò un cuore nuovo, vi toglierò il cuore di pietra e i darò un cuore di carne...." le parole su cui oggi voglio meditare e sulle quali pregare, per me, per i miei cari, per tutti quelli che mi hanno preceduto, per tutta la chiesa, per tutto il mondo.
Abbiamo bisogno Signore di te, del tuo cuore di carne, l'immagine che tu ci hai consegnato a cui assomigliare.
Il tuo cuore Signore sia il nostro rifugio, la nostra casa, il tuo cuore si fonda con il nostro, perchè il trapianto del bene sconfigga il male che c'è dentro di noi.
Siamo ancora tanto distanti dalla perfezione! Quanto pecchiamo ancora senza rendercene conto, quanto cammino ancora per vedere riflessa in modo nitido la tua immagine in noi!
Dacci oggi Signore il tuo amore quotidiano, perchè anche noi possiamo amare come tu ci comandi, riempi le nostre piccole brocche di Spirito Santo, perchè possiamo darne a chi ce ne chiede, dilata, rattoppa, trasforma questi contenitori rovinati dall'incuria, dall'ignoranza, dalla pigrizia, dall'ingordigia, dall'egoismo e da tutti i vizi da cui non siamo esenti sì che possiamo diventare canali di bene, di grazia, polle di acqua sorgiva nel deserto delle nostre città delle nostre relazioni parentali, amicali, ecclesiali.
Aiutaci Signore a servirti, perchè la nostra vita non abbia mai fine e viviamo sempre con te che sei nostro Padre, il nostro Creatore e Salvatore.
Di nessuno fa' che ci facciamo un'immagine precostituita, un simulacro di pietra, imbalsamato.
Insegnaci Signore a vivere accogliendo, ascoltando, accompagnando la crescita di ogni uomo dal seme al frutto. soprattutto aiutaci a farti spazio perchè tu in noi possa crescere e manifestare la tua gloria che è grazia, è benedizione è vita per ognuno e per tutti.
Grazie Signore perchè sei sempre connesso, perchè non dobbiamo pagare per la rete che si estende fino ai confini della terra con un segnale che è potente ed efficace in qualsiasi posto ci troviamo, in una stalla o in una reggia, sulla poltrona del presidente o nell'erba del mio giardino.
Grazie Maria perchè mi garantisci che niente è impossibile a Dio e che fare la sua volontà è solo preparazione alla festa.

venerdì 8 gennaio 2016

Il divino panificatore



"Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore" (1 Gv 4,8)


Le parole della Scrittura non sono sempre subito chiare, anzi spesso i concetti sembrano scollegati tra loro.
Come oggi.
Viene da chiedersi cosa c'entri l'amore di Dio, con il nostro amore, con la nostra capacità di amare.
Sfogliando i giornali o ascoltando la televisione o ciò che si dice in ambiti più ristretti, sembra che Dio non abbia niente a che spartire con l'amore umano.
Ieri in chiesa una donna di fede, mia amica, la cui figlia si era separata dal marito  da cui aveva avuto due bambini e si era messa con il padre di due bambine, sfasciando due famiglie, così mi ha risposto quando le ho chiesto come andavano le cose.
"Il matrimonio non può essere una malattia. Mia figlia si era ammalata stando con quell'uomo. Ora è guarita, scegliendo di porre fine a quel matrimonio"
I bambini in questione giocavano al parco con i miei nipotini, e io che li accompagnavo ho assistito alla degenerazione di quel raporto, sentendo e vedendo senza poter fare nulla,  come il tradimento comincia dalle cose più innocenti,  che scalzano dal primo posto il coniuge per altri interessi che aprono la crepa della divisione e aumentano a vista d'occhio le distanze.
"Il matrimonio non può essere una malattia"
Certo che così dovrebbe essere, ma anche per me la malattia comparve appena sposata. Un caso? Non so.
Gianni soleva dire che mia madre lo aveva ingannato spacciando per sana una figlia malata.
In seguito , erano gli anni terribili del silenzio e delle incomprensioni, pensai che ad ingannarmi era stato lui, visto che mi sono ammalata appena sposata.
Quindici anni fa abbiamo incontrato il Signore, gli abbiamo aperto il cuore e gli abbiamo permesso di curare le nostre ferite.
Non siamo ancora guariti, ma sappiamo che con Lui tutto cambia, perchè dove noi non possiamo arrivare arriva Lui e fa miracoli.
Non a caso oggi il vangelo ci parla dela moltiplicazione dei pani, che a ben guardare è l'arte del Divino panificatore che non fa che impastare il nostro pane ogni giorno, tenendo vivo, rigenerando quel poco che ogni giorno gli offriamo, perchè sia efficace e riesca a sfamare non solo noi ma tutti gli affamati d'amore.
Dio sa di cosa abbiamo bisogno, noi no, anche se abbiamo la presunzione di saperlo.
Per questo le nostre energie le spendiamo per avere ciò che ci sembra necessario e imprescindibile.
Ma il vuoto che si crea con l'ingestione di falsi pani, pani contraffatti o altro cibo dalle forme più appetibili, ma molto più dannosi si allarga a dismisura.
Un vuoto che porta ad un altro vuoto quando la molla dell'agire è cercare la propria soddisfazione egoistica.
Ricordo, quando ero bambina,  il pane raffermo che papà tagliava a quadretti sul tagliere, e che metteva a centro tavola la mattina, perchè li tuffassimo nelle nostre tazze fumanti di latte.
E  che dire del pane che mi metteva nonna  nel cestino, per il pranzo , con dentro la mortadella, o il suo profumo?
Avevo tanta fame allora che mio padre mi ribattezzò " Ho fame".
A casa nostra  il pane non è mai mancato, mentre il companatico sì, molto spesso.
Fu forse da allora che mi misi a cercare con sempre più impegno ciò che rendeva il pane più appetitoso.
E' la storia degli Ebrei che nell'attraversamento del deserto si stancarono della manna, e chiesero a Dio qualcosa di più sostanzioso.
Fu allora che dal cielo piovvero le quaglie.
Io non ho chiesto a Dio il companatico, nè mai l'ho ringraziato di quel pane a cubetti, raffermo che ci riuniva felici la mattina attorno al tavolo e di cui sento ancora tanta nostalgia.
Eppure nel Padre Nostro che ci ha insegnato Gesù diciamo" Dacci oggi il nostro pane quotidiano", e se è Dio che ci suggerisce cosa chiedere dobbiamo essere certi che è la cosa giusta per noi.
Ma la nostalgia a ben pensarci non è tanto per quel pane che mangiavamo allora, quanto per l'atmosfera di pace, di gioia, di amore che si respirava attorno a quella tavola dove mamma e papà si prendevano cura di noi.
E' l'amore che rendeva quel pane buono, fragrante, appetitoso, soddisfacente, il sapore è quello delle cose buone che non si dimenticano.
"L'amore è una malattia, quando cerchi nell'uomo la perfezione, ma è grazia quando quella perfezione la chiedi a Dio e aspetti che pian piano il suo lievito sia impastato con le tue lacrime, con le gioie e i dolori della vita, perchè ti rimanga nel cuore sempre il profumo e il sapore di buono di quando da piccola tuo padre e tua madre d'accordo preparavano la colazione .
La comunione, la condivisione, l'amore sono gli ingredienti del Pane del cielo che non vorremmo mai mancasse sulle nostre tavole.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, Signore.
Aiutaci a renderti grazie, anche se non è appetibile e non è quello che ci aspetteremmo.
Fa' Signore che sappiamo attendrne i benefici con umiltà, pazienza e perseveranza, con fede ferma in te che hai fatto bene ogni cosa e ci ami di amore eterno.

domenica 16 agosto 2015

Chi mangia di questo pane vivrà in eterno



16 agosto 2015
domenica XX settimana del TO anno B
ore 7.46
"Chi mangia di questo pane vivrà in eterno" Gv 6,58

Nel giro di pochi giorni ci si ripresenta questa pagina del Vangelo dove si parla di un pane che fa vivere in eterno.
Non è un caso, penso, visto che il problema più grande dell'uomo è quello di nutrirsi per non morire di fame.
E di affamati ce ne sono milioni, tanti di più di quelli che riportano le stime ufficiali.
Il mondo è diviso in due, da una parte i ricchi, quelli che possono scegliersi il pane da mangiare o anche di sostituirlo con qualcosa di più sofisticato e i poveri che sono in aumento e che premono alle nostre frontiere, cercando le briciole che cadono dalla nostra tavola.
Il ricordo più bello di quando ero piccola, appena finita la guerra, era il sapore, il profumo del pane che raffermo o fresco era sempre un lusso, un godimento.
Con quello raffermo ci facevamo la colazione al mattino, tagliato con pazienza ed amore a quadrettini e messo al centro del tavolo dove ci riunivamo per cominciare la giornata con un segno di comunione.
Raffermo era anche il pane bagnato nell'acqua che mamma condiva con l'olio e con il pomodoro a merenda.
Ed era un lusso.
Fresco lo mangiavamo di rado, perchè il pane si faceva in casa e doveva durare almeno una settimana.
A noi bambini piaceva tanto il pane del forno e quando le finanze lo permettevano divoravamo gli sfilatini litigandoci la parte iniziale o finale che era la più croccante.
Cibo da ricchi, raro sulla nostra tavola.
Di quando ero bambina non ricordo la bontà del companatico, ma la fame che solo il pane mangiato lentamente mi toglieva.
Gesù ci invita a riflettere con questo passo del vangelo sulla nostra storia e sul cibo che che ci ha veramente saziato.
Se penso al pane razionato di quando ero piccola l'immagine è quella di una famiglia riunita attorno ad un tavolo, di una madre e di un padre che si preoccupavano di darlo a noi figli.
Poi sono diventata grande e autosufficiente.
Ho scoperto che esistono tanti tipi di pane, quando andai a Bologna per studiare.
Non aveva lo stesso sapore di quello che tagliava mio padre, ma ciò che mancava a quel pane era la condivisione che aveva contraddistinto tutti i momenti importanti della mia vita in famiglia.
Ho scoperto che al bar si può scegliere ciò che più ti piace e, pagando, puoi soddisfare il palato con il dolce o il salato, magari con un amico che incontri e con il quale stai bene, ma con cui non condividi l'intimità della tua casa.
A quei tempi non sapevo cosa fosse l'Eucaristia, nè partecipavo alla messa se non per matrimoni e funerali, dopo un'overdose di messe e preghiere per 16 anni in un convento di suore dove ho compiuto gli studi.
Oggi penso a cosa ho perso, a quanto tempo ho passato cibandomi di ciò che mi ha avvelenato il fegato, lo stomaco, l'intestino, i nervi, i muscoli e tutto il resto.
Adesso sono alle prese con l'ennesima limitazione.
Adesso si fa per dire, perchè è da tanto che combatto con le intolleranze che mi provocano certi cibi e che mi costringono a dei sacrifici, a delle rinunce a volte intollerabili.
I miei peccati di gola li sto pagando tutti, e non solo i miei, ma anche quelli di chi mi ha preceduto.
Mi sono stati proibiti i lieviti e non solo.
La cosa mi ha molto indispettita, ma poi ho pensato a quell'ostia bianca che ogni giorno il Signore mi permette di prendere, pane azzimo, pane a cui Lui dà il lievito, pane che lui moltiplica dopo averlo benedetto.
L'Eucaristia è un'occasione straordinaria per ritrovare le nostre radici comuni, le nostre abitudini famigliari di quando facevamo la fame, è un incontro di persone che mettono a disposizione quello che hanno, il limite, la fragilità, la fame, e chiedono a Dio di benedirlo e di farlo cibo che nutre e che dura in eterno.
La condivisione è essenziale come anche la benedizione.
Siamo capaci di benedire ciò che ci manca?
Siamo capaci di vedere in ciò che ci manca l'intervento, la provvidenza di Dio?
Siamo capaci di offrire al povero all'affamato non quello che ci avanza, ma quello che ci serve? Siamo capaci di spezzare in piccolissimi pezzi il nostro corpo perchè diventi corpo di Cristo?
Questa mattina voglio meditare e fare mia questa Parola.
Dio mi basta?
O cerco altrove di che sfamarmi?

venerdì 16 dicembre 2011

Pane quotidiano 2



Oggi Signore mi sento smarrita di fronte al pane quotidiano da impastare.

 Agli ingredienti soliti si è aggiunta la stanchezza,  perchè il farlo mi costa fatica e non sempre risulta buono e digeribile. 

Il pane, che in questi giorni sono costretta a mangiare, è duro, pesante, non bello da vedere, non appetibile.

E' forse questo il pane di cui ho bisogno?

Forse ho dimenticato qualche ingrediente.

Ho pensato che dovevo ancora chiederlo a te.

Con fatica mi sono vestita e sono venuta a casa tua. Forse avrei imparato qualcosa in più su come si fa il pane.

Intanto ne avrei  mangiato del tuo, quello che il Sacerdote avrebbe consacrato e che non ho fatto fatica a preparare. Ma alla fine della messa non ero contenta, non mi sentivo sazia.

Ho visto la lucina accesa nel confessionale, mentre stavo uscendo dalla chiesa.

Mi è venuta voglia di inginocchiarmi, sola,  davanti a te, per aprirti il cuore.

Non sapevo cosa avrei ricevuto da quell'incontro, ma ero sicura che non sarei tornata a casa a mani vuote.

Tu mi stavi aspettando, Signore, per benedire il mio ritorno a casa, per abbracciarmi, consolarmi, perdonarmi, darmi forza e coraggio.

In quello spazio angusto del confessionale, tu Signore, mi hai indicato la strada per ricominciare.

Per penitenza: tre Avemarie.

Ho scacciato dalla mente il pensiero che penitenze di questo genere non servono a nulla, e ho cercato un posticino davanti alla statua della Madonna, nonostante avessi fretta e la penitenza sono solita farla, mentre guido, dentro la macchina.

Mi sono dovuta fermare davanti a Lei per capire qual era l'ingrediente mancante. 

Hai ragione Signore, avevo dimenticato tua madre, come consigliera e collaboratrice per fare il pane.

Avevo dimenticato che lei, di pane se ne intende, se con il suo sì ci ha dato te, Pane di Vita eterna, che  ogni giorno ti doni, sugli altari, a tutti gli affamati del mondo.

mercoledì 7 dicembre 2011

Prova




Signore, non è facile vivere in questa perenne tensione verso di te, in questo fragile equilibrio sul ponte che che tu hai gettato sopra l'umanità.
Non è facile non cedere alla tentazione di guardare in basso e non smarrirsi.

Siamo qui, su questo ponte traballante, fatto di corde e di assi sconnesse, siamo qui a lottare con il vento impetuoso che lo fa paurosamente oscillare.
Siamo qui, Signore, nel buio della notte, senza sapere a quale punto del ponte ci troviamo, se abbiamo fatto tanta o poca strada, per metterci in salvo.

Siamo qui.
Abbiamo fame, abbiamo sete, abbiamo freddo, siamo soli a combattere questa estrema battaglia 
Signore, ci vedi.
Spaventati e indifesi davanti alla montagna che ci sovrasta, con l'abisso che si apre sotto di noi.

Sulla tua parola continuiamo a lottare con la furia degli elementi.
Sulla tua parola continuiamo a procedere con una lentezza estenuante.
Sulla tua parola continuiamo a sperare che ci salveremo.

Siamo certi che non invano tutto questo sta accadendo, che i venti soffino così impetuosi, che l'acqua putrida rumoreggi sinistramente sotto di noi.
Non invano stiamo qui in questo momento, in questa situazione di difficoltà estrema.
Non invano.
Non per sempre.
Siamo qui, Signore.

Donaci la perseveranza di procedere senza volgerci indietro, la speranza che ci sei tu che ci stai aspettando dall'altra parte del ponte, la certezza che stai a combattere con noi contro la furia degli elementi, la fede che quello che ci capita non ci nuocerà, se confidiamo in te.
Sostienici nel momento della prova, solleva il nostro sguardo a te, fa cha mai ce ne allontaniamo .
Fa' che sappiamo lottare con lo spirito proiettato lontano.

Maria, madre dolcissima, sostienici in questa prova.
Fa' che i nostri limiti non ci facciano smarrire e tornare indietro.
Portaci sani e salvi con te dall'altra parte di questo ponte sospeso sopra l'abisso.

giovedì 24 novembre 2011

Pane quotidiano




Oggi Signore mi sento smarrita di fronte al pane quotidiano da impastare.

Agli ingredienti soliti si è aggiunta la stanchezza, perchè il farlo mi costa fatica e non sempre risulta buono e digeribile.

Il pane, che in questi giorni sono costretta a mangiare, è duro, pesante, non bello da vedere, non appetibile.

E' forse questo il pane di cui ho bisogno?

Forse ho dimenticato qualche ingrediente.

Ho pensato che dovevo ancora chiederlo a te.

Con fatica mi sono vestita e sono venuta a casa tua. Forse avrei imparato qualcosa in più su come si fa il pane.

Intanto ne avrei mangiato del tuo, quello che il Sacerdote avrebbe consacrato e che non ho fatto fatica a preparare. Ma alla fine della messa non ero contenta, non mi sentivo sazia.

Ho visto la lucina accesa nel confessionale, mentre stavo uscendo dalla chiesa.

Mi è venuta voglia di inginocchiarmi, sola, davanti a te, per aprirti il cuore.

Non sapevo cosa avrei ricevuto da quell'incontro, ma ero sicura che non sarei tornata a casa a mani vuote.

Tu mi stavi aspettando, Signore, per benedire il mio ritorno a casa, per abbracciarmi, consolarmi, perdonarmi, darmi forza e coraggio.

In quello spazio angusto del confessionale, tu Signore, mi hai indicato la strada per ricominciare.

Per penitenza: tre Avemarie.

Ho scacciato dalla mente il pensiero che penitenze di questo genere non servono a nulla, e ho cercato un posticino davanti alla statua della Madonna, nonostante avessi fretta e la penitenza sono solita farla, mentre guido, dentro la macchina.

Mi sono dovuta fermare davanti a Lei per capire qual era l'ingrediente mancante.

Hai ragione Signore, avevo dimenticato tua madre, come consigliera e collaboratrice per fare il pane.

Avevo dimenticato che lei, di pane se ne intende, se con il suo sì ci ha dato te, Pane di Vita eterna, che ogni giorno ti doni, sugli altari, a tutti gli affamati del mondo.

martedì 13 settembre 2011

Il pane del cammino


Beata Vergine Maria del Rosario       
S. Giuseppe Sposo della B. V. Maria


13 settembre 1971
13 settembre 2011




« Ricordatevi di tutto il cammino che il Signore vostro Dio vi ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarvi e mettervi alla prova, per sapere quello che avevate nel cuore e se voi avreste osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque vi ha umiliato, vi ha fatto provare la fame, poi vi ha nutrito di manna (man hu?, che cos’è?), che voi non conoscevate e che i vostri padri non avevano mai conosciuto, per farvi capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Il vostro vestito non vi si è logorato addosso e il vostro piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni»


(Cfr Dt 8,3-4).




Per le foto della cerimonia QUI

mercoledì 2 marzo 2011

Cosa volete che faccia per voi?




 

Marco 10,32-45 In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
“Cosa volete che faccia per voi?”
Questo hai chiesto ai tuoi più intimi amici, mentre annunciavi loro quello che ti sarebbe successo.
“Cosa vuoi che io ti chieda Signore?”
Tu quello che è giusto l'hai fatto, donandoci il tuo corpo, permettendo ai tuoi figli di ucciderti come il peggiore dei malfattori.
La tua morte e la tua resurrezione mi danno la forza di non venire schiacciata dai nemici che mi perseguitano.
Questa notte è stato un calvario.
Se non ci fossi stato tu al mio fianco, non so ora cosa sarei... se non ci fossi stato tu quando infuriava la battaglia, sicuramente sarei morta Signore.
Ti voglio lodare benedire e ringraziare, perché senza timore, ho atteso di passare attraverso quella porta stretta oltre la quale sei ad aspettarmi.
Lo so, ne sono certa,che sei lì, perchè sento il tuo cuore che batte, sento il mio che risponde al richiamo.
Sono certa Signore che tu hai pronto un posto per me.
Giacomo e Giovanni ti hanno chiesto di stare alla tua destra e alla tua sinistra.
Io ti chiedo di più.
Voglio stare al centro, nelle tue braccia.
Non voglio però aspettare di oltrepassare quella porta.
Voglio sentirmi già da adesso come un bimbo svezzato nelle braccia di sua madre, come quegli agnellini che tu porti al petto.
Da ora Signore.
Per superare questo tunnel, ho bisogno che tu mi prenda in braccio, che mi accompagni, mi sostenga, mi consoli, mi stia vicino.
Ora, ho bisogno di vedere il tuo volto chinato sul mio, i tuoi occhi posarsi sulle mie ferite, ora Signore, ho bisogno di sentire la dolcezza della tua voce, il calore delle tue braccia, il tuo sguardo, le tue mani poggiate sulle mie.
Ora.
Poi, quando avrò varcato quella soglia, Signore, non m'importa del luogo dove mi concederai di stare.
L'ultimo è già un premio per me.
Sono qui Signore a pregarti perché la tentazione di pensarti lontano non mi sfiori neanche un momento.
Prendimi in braccio Signore e portami dove tu vuoi.



domenica 19 luglio 2009

IL MAESTRO


Marco 6,30-34 -

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.


Gesù si dona a tutti, per tutti prova compassione.
E' bisognoso di Lui chi annuncia il Vangelo e deve trovare spazio per la preghiera, la meditazione, l'ascolto della Parola, l'adorazione.
Non avevano tempo neanche per mangiare, i discepoli.
Gesù, pane di vita, si offre per saziare la loro fame ma anche per moltiplicare quel poco che gli viene offerto.
E' l'Eucaristia che rende capaci di portare quel pane fino ai confini della terra.
Ci sono poi quelli che non hanno punti di riferimento, che cercano parole di vita, persone allo sbando che hanno bisogno di Lui, di loro, i discepoli a suo servizio.
Per questo la sosta è breve.
Ma hanno ancora tanto da imparare i discepoli.
Quando lo Sposo verrà loro tolto, il digiuno diventerà il loro maestro.

domenica 1 febbraio 2009

Risposte

















  

Qualunque cosa rispondo, che non sia, "bene grazie", quando mi chiedono come sto, è commentato alla stessa maniera.

Dipende sicuramente dal tempo, anche se il cielo è terso e il sole spacca le pietre.

Ho finito per glissare sulla risposta e chiedere a mia volta la stessa cosa al mio interlocutore.

Se il bisogno è quello di essere ascoltati, "eccomi qui!", mi sono detta.

Così facendo, finisco per vivere la vita che vogliono gli altri, senza mai fermarmi su quella vera.

Questa mattina, il titolo di un giornale, dimenticato in cucina, mi ha rivolto la stessa domanda..

" Come stai?"

Mi sono chiesta cosa avrei risposto.

Poi sono tornata in camera e ho visto i segni della notte passata, lasciati sul comodino.

E ho scattato la foto.

Speriamo che si capisca.

martedì 22 maggio 2007

Pane quotidiano 2

Oggi Signore mi sento smarrita di fronte al pane quotidiano da impastare.


 Agli ingredienti soliti si è aggiunta la stanchezza,  perchè il farlo mi costa fatica e non sempre risulta buono e digeribile. 


Il pane, che in questi giorni sono costretta a mangiare, è duro, pesante, non bello da vedere, non appetibile.


E' forse questo il pane di cui ho bisogno?


Forse ho dimenticato qualche ingrediente.


Ho pensato che dovevo ancora chiederlo a te.


Con fatica mi sono vestita e sono venuta a casa tua. Forse avrei imparato qualcosa in più su come si fa il pane.


Intanto ne avrei  mangiato del tuo, quello che il Sacerdote avrebbe consacrato e che non ho fatto fatica a preparare. Ma alla fine della messa non ero contenta, non mi sentivo sazia.


Ho visto la lucina accesa nel confessionale, mentre stavo uscendo dalla chiesa.


Mi è venuta voglia di inginocchiarmi, sola,  davanti a te, per aprirti il cuore.


Non sapevo cosa avrei ricevuto da quell'incontro, ma ero sicura che non sarei tornata a casa a mani vuote.


Tu mi stavi aspettando, Signore, per benedire il mio ritorno a casa, per abbracciarmi, consolarmi, perdonarmi, darmi forza e coraggio.


In quello spazio angusto del confessionale, tu Signore, mi hai indicato la strada per ricominciare.


Per penitenza: tre Avemarie.


Ho scacciato dalla mente il pensiero che penitenze di questo genere non servono a nulla, e ho cercato un posticino davanti alla statua della Madonna, nonostante avessi fretta e la penitenza sono solita farla, mentre guido, dentro la macchina.


Mi sono dovuta fermare davanti a Lei per capire qual era l'ingrediente mancante. 


Hai ragione Signore, avevo dimenticato tua madre, come consigliera e collaboratrice per fare il pane.


Avevo dimenticato che lei, di pane se ne intende, se con il suo sì ci ha dato te, Pane di Vita eterna, che  ogni giorno ti doni, sugli altari, a tutti gli affamati del mondo.

mercoledì 16 maggio 2007

Pane quotidiano




Signore ti voglio lodare benedire e ringraziare del pane che oggi mi hai concesso di impastare con te.


Gli ingredienti a disposizione erano diversi da quelli  che avrei voluto per realizzare i miei progetti:  stanchezza, dolore, preoccupazioni, impegni, contrattempi, limiti del corpo e dello spirito.



 Grazie perchè mi hai fornito il lievito per far fermentare la massa, ma anche la capacità di attendere che aumentasse di volume e cuocesse, sì che fosse commestibile e bastasse per tutti.



Grazie Signore di questo giorno in cui mi hai chiamato, nella tua bottega di fornaio, a fare il garzone perchè il pane, con te, è garantito, qualunque siano gli ingredienti.