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mercoledì 27 maggio 2020

Preghiera



SFOGLIANDO IL DIARIO...

4 giugno 2014
mercoledì della settima settimana di Pasqua.
Chiesa dell'adorazione.
Ore 11:15

"Che siano una cosa sola"( Gv 17,11)

Signore sono qui, sono arrivata finalmente.
Mi hai invitata e mi hai preparato un posto speciale, un posto di favore, perché potessi più intimamente sentirmi legata a te.
Il parcheggio della macchina proprio davanti all'ingresso della cappellina, mi ha detto che tu ti eri scomodato per me e poi questa sedia nascosta dietro al pilastro, che però è in prima fila, un posto speciale per non essere distratta e sentirmi in più intima comunione con te.
Io ho portato un piccolo contenitore, un regalo che poi regalo non è, ma io so che a te piace che ti diamo quello che abbiamo e non ti formalizzi se il regalo è proporzionato a quello che veniamo a ricevere.
Tu vuoi che noi portiamo le nostre brocche, grandi, piccole, mal messe, usurate dal tempo e da tanti colpi inferti dagli altri.
Le nostre brocche non mantengono il contenuto, neanche il tempo che ci vuole per arrivare a casa.
Ne riportiamo sempre troppo poca di acqua, di grazia, perché la perdiamo per strada.
E poi per quello che tu ci darai ci vorrebbero cisterne a tenuta stagna, perché possiamo soddisfare la nostra e l'altrui sete.
Io Signore, lo sai, ho un corpo che fa acqua da tutte le parti, è malandato, sofferente, ferito, un corpo che non funziona, che non ancora, grazie a te, riesce a trattenere la grazia che tu dispensi a chi te la chiede.
Ma io sono certa Signore che tu lo farai. Come dubitarne?
L'hai detto tu "Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto".
Allora mi sono portata questo minuscolo contenitore malandato, ma con un germe di vita, una zolla su cui tu getterai il tuo seme.
Tutto è inadeguato per quello che sono venuta a chiederti. Ma io so che la tua è parola di verità e di vita.
Ecco il mio piccolo amore, Signore.
Non sono capace, lo vedi, lo sai di amare quelli che mi giudicano, quelli che non mi corrispondono.
Non sono capace di amare quelli più fortunati di me, che camminano, sono giovani, hanno ancora una vita davanti e pochi limiti da superare.
Non riesco ad amare i miei limiti e quelli degli altri.
Non riesco, specie in questi ultimi tempi , a fare comunione con nessuno.
Mi sono isolata e mi sento sola ... e tu non mi basti.
Non vorrei dirlo Signore, ma è quello che accade.
Non mi basti perché non sento la tua presenza, non mi batte il cuore quando parli, quando mi dai il tuo corpo, perché non ti vedo Signore.
Io cerco contatti di carne, cose che gli occhi possano vedere, le orecchie sentire, le mani toccare.
So che tutto questo non è bene, ma tu non permetteresti il male se non fossi certo di ricavarne un bene.
Perciò sono qui, perché tu mi dia la pazienza di attendere, la fede che sposta le montagne, incrollabile salda nel tuo amore.
Sono qui Signore con questo piccolo cuore, ferito, sofferente, indurito e separato dei miei fratelli.
Rompi le catene, liberami dal maligno Signore, e riempimi di te.
Invitami alla tua mensa e donami forza, coraggio per portare al mondo la buona notizia dell'amore che salva.
Confido in te Signore.
Ti adoro mio Dio mio Salvatore.
Tu sei il re, tu sei il mio Signore, tu sei Dio, tu sei mio Padre.
Oggi e sempre mi crei e mi rinnovi, oggi e sempre mi
dai la vita.
Fa' che mai ne distacchi da te, che l'unità sia il bene più grande che io ambisca di ricevere come grazia da te.
Una con te, una con i fratelli, una con il mio corpo che tu mi hai donato perché si manifesti in esso la tua gloria.

Chiesa dell'adorazione. Pescara


lunedì 25 maggio 2020

Non sono solo



"Non sono solo perché il Padre è con me"

Quanto vorrei poter dire che non sono sola perché Dio è con me... 
nei momenti di solitudine, di angoscia, di tribolazione, nei momenti in cui materialmente non c' è nessuno che si prenda cura di te , che ti sia accanto, che ti consoli, ti rassicuri, ti racconti una storia.
Quando Giovanni era piccolo avevamo preso l'abitudine, prima di addormentarci di raccontarci una storia, vera, una io e una lui. 
E lui si addormentava beato, perché le storie, se le sai raccontare, se riesci a cogliere lo Scintillante che ognuna racchiude, ti danno serenità, pace e gioia e favoriscono l'ingresso nel mondo dei sogni.
Ti senti meno solo, se qualcuno ti racconta una storia, specie se ti riguarda, se le conseguenze, gli effetti ti sono caduti come manna sulla tua vita.
Per tanti anni ho avuto paura di rimanere sola, la stessa patologia che afflisse mia madre fino alla morte.
Io fui più fortunata perché mi curai con i rimedi del mondo, la psicoterapia che mi tolsero il sintomo, il panico, ma non rimossero la causa.
Dovevo incontrare il Signore per essere liberata dalla paura di non essere ok . 
Perché se sei tu a vedere i tuoi difetti, a riconoscerli e a cercare di migliorarti, di annullarli con le sole tue forze non esci vivo dall'impresa.
 Solo a combattere una battaglia che ti vedrà sempre perdente senza l'aiuto del Signore.
Ma il Signore dovevo ancora incontrarlo per accettare  che venisse ad abitare la mia solitudine e a guarirmi dall'ansia di perfezione.
Non sono sola oggi, perché guardo con gli occhi di Dio i miei limiti, i miei peccati e anche quelli degli altri o almeno ci provo. 
La sua.misericordia si stende su quelli che lo temono e come Gesù possiamo dire "Non sono solo" perché a stare con me c'è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, la Famiglia mia d'origine che con il Battesimo mi è stata donata, grazie al Suo sacrificio.

domenica 24 maggio 2020

"Il Signore agiva insieme con loro " ( Mc 16,20)



"Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20)

"Il Signore agiva insieme con loro " ( Mc 16,20)

Parole consolanti, rassicuranti quelle di Gesù per noi che viviamo l'assenza, la non presenza fisica del Maestro.
Se gli apostoli ebbero dei dubbi perchè meravigliarsi che ne abbiamo anche noi che non lo abbiamo incontrato nè prima nè dopo la sua morte?
Eppure, a quanto pare, molti credettero e gli apostoli dimostrarono che la differenza la fa lo Spirito Santo che ricorda e rende presente, vivo ed efficace il dono che Gesù ci ha fatto, morendo in croce.
Ma se gli esempi di tanti uomini di fede che affrontarono la morte per testimoniare il vangelo ci dovrebbero convincere, pure abbiamo molte titubanze, specie se ci sentiamo inascoltati dal Padreterno.
"Chiedete e otterrete" in questi ultimi giorni l'ho trovato scritto più volte, ma devo ancora imparare a chiedere bene, perchè non accade nulla delle cose che desidero.
E non è che chiedevo la luna quando ho cominciato a rivolgermi a Dio.
Devo dire che i primi tempi non chiedevo per me, poi qualcuno mi ha fatto osservare che Dio vuole che ci rivolgiamo a Lui come ad un Padre e otteniamo solo se ci affidiamo completamente nelle sue mani, se ci fidiamo di Lui incondizionatamente.
Ce ne ho messo di tempo, ma poi alla fine ho ceduto e gli ho chiesto la guarigione.
Io pensavo a quella fisica, ma forse per Dio ce n'è una di gran lunga più importante ed è quella del cuore.
Chi avrebbe immaginato che avevo il cuore di pietra e che da lì doveva partire  la rigenerazione di tutta la pianta!
Ma bisogna avere pazienza e fidarsi, perché a Dio sta a cuore il tuo bene e non delude mai.
Così pian piano mi ha suggerito le parole giuste per ottenere ciò che voglio. 
Basta far entrare nelle vene il Padre nostro.


venerdì 22 maggio 2020

La gioia


SFOGLIANDO IL DIARIO...



6 maggio 2016
Venerdì della VI settimana di Pasqua
Ore 6.49
" Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia"(Gv 16,23a)

Ieri e anche oggi Signore trovo scritto che non dobbiamo temere perché la nostra tristezza si cambierà in gioia. 
La speranza che ciò accadrà si fonda su esperienze vissute e non dimenticate.
Mamma mi diceva che ricordavo solo le cose brutte e negative della mia vita perciò ero sempre imbronciata.
La gioia non connotò la mia infanzia e crescendo mi inventai i rimedi alla tristezza, ai no della vita cercando in me stessa motivi per risorgere.
Mi arrangiai a trovare soluzioni a tutto ciò che mi faceva star male, che non mi rendeva felice.
Non ti conoscevo Signore e di te mi avevano raccontato cose terribili che la Pace invece di dartela te la toglievano.
Poi mi sono imbattuta nella tua Parola che trasudava gioia da tutti i pori.
Non sapevo che tu parlassi, n'è che avevi affidato ai Salmi il compito di far emergere la gioia da tutto il creato e trasmetterci la certezza che hai fatto bene ogni cosa.
Così ho cominciato a cercare non quello che mi mancava ma quello che avevo sempre avuto e che continuavi a donarmi ogni giorno.
Furono i primi tempi pieni di scintillanti schegge di luce, di meraviglia, di stupore, di gioia, di gratitudine perché tu eri con me ogni momento della mia vita a compiere miracoli.
Poi come nella stagione dell'amore tutto è bello, tutto scontato, arriva il tempo dell'inverno, del gelo, del silenzio, della solitudine.
Arriva il tempo in cui ti nascondi nelle viscere della terra e più non ti vediamo.
Arriva il tempo del pianto, dell'angoscia, dell'attesa.
E' il tempo della fede, il tempo in cui lo Spirito deve ricordarci ogni cosa, deve ricordarci che ad ogni inverno subentra la primavera e poi l'estate con i suoi frutti più succulenti.
Non ce la facciamo ad aspettare Signore quando le forze vengono meno e l'attesa si prolunga più del dovuto, quando tardi a venire e noi siamo schiacciati dalla prova.
Per questo ti prego, vieni presto in mio aiuto.
Ho bisogno di te Signore, ho bisogno della tua gioia, una gioia duratura che niente e nessuno potrà togliermi.

domenica 17 maggio 2020

" Se mi amate, osserverete i miei comandamenti" (Gv 14,15)




" Se mi amate, osserverete i miei comandamenti" (Gv 14,15)

Volevo partire dalla gioia su cui da ieri mi sono soffermata come condizione essenziale, presupposto e conseguenza di una festa che non deve finire. 
Meditando i misteri del rosario mi è venuto in mente che Gesù dalla madre è sollecitata ad intervenire perchè a Cana, durante un banchetto di nozze il vino era finito. 
Il vino è ciò che manca , quel vino speciale che il sacerdote , ripetendo le parole del Maestro consacra e trasforma nel sangue, nella  vita di Cristo. Così aveva fatto lui e aveva invitato gli apostoli a fare altrettanto in memoria di lui.
Se manca Cristo, la nostra vita si spegne, perchè è lui che ci dona la vita e non una vita qualunque ma una vita da figli di Dio, che è una cosa non straordinaria, ma impensabile e inimmaginabile, incredibile, se non sei dentro, se non ne fai esperienza.
Ebbene ieri pregando il rosario mi è uscita dal cuore una richiesta di aiuto, a Maria, una preghiera forte, gridata, urlata,non perchè il vino fosse finito, ma era agli sgoccioli.
I dolori erano sempre più invasivi e paralizzanti perchè il busto ortopedico nuovo, comprimendo lo stomaco che si era dilatato, mi stava deviando la colonna vertebrale, che di suo ha già tanti e annosi problemi.
Il dolore è il mio scomodo compagno di viaggio da sempre, si può dire, un compagno ingombrante, irrispettoso e sempre più invadente.
C'è stato un tempo che il problema lo vivevo come se dipendesse da me e dai medici e dai rimedi che la medicina mi proponeva.
Poi ho incontrato il Signore, attaccato, appeso ad un legno, innocente crocifisso per i nostri peccati e gli ho detto" Pure tu!"
All'inizio con Lui si è stabilita un'amicizia basata sulla condivisione di uno stato di estrema sofferenza, anche se a volte ho pensato che io da una vita stavo male e lui un lasso di tempo molto più limitato.
Dio mi perdoni se ho pensato questo, se la mia presunzione, anche dopo averlo concretamente incontrato, continuava a farmi credere che con Dio si parte alla pari.
" Pregherò quando sarò guarita" dicevo prima della conversione, non sembrandomi conveniente e rispettoso approfittare quando avevo bisogno, avendolo di fatto cancellato dalla mia vita nel tempo delle vacche grasse.
Mi ha salvato la mia sete di conoscenza, mi hanno sempre più affascinato le sue parole, le uniche da cui potevo capire chi fosse.
Con Gianni, nel periodo di fidanzamento, non abbiamo pensato fosse tanto importante conoscerci e abbiamo solo pensato a divertirci. Ma poi l'abbiamo scontata e ancora ci stiamo lavorando, lasciandoci illuminare dalla luce di Cristo.
Il dolore notturno ha favorito la conoscenza di Colui che credevo uguale a me, il dolore è stato lo strumento per scendere da quella torre che mi ero costruita su cui era scritto"Volere è potere".
Quante cose di notte lo Spirito mi ha comunicato, aprendo i sigilli del segreto, del mistero che si cela dietro le parabole della vita.
E ora sono ai piedi di quella croce su cui impudentemente ero salita e mi ero arroccata, ai piedi con Maria, insieme al discepolo che Gesù amava. 
Ero io, sono io oggi la discepola che si sente amata da Dio e che non si allontana perchè  venga lavata e rigenerata ogni momento dal sangue e dall'acqua che sgorga dal Suo costato.
Ogni notte diventiamo più intimi, ogni notte, quando il dolore viene a visitarmi dico: "Sei venuto a trovarmi di nuovo, mio Signore? Sei sceso per portarmi questo strumento di salvezza e associarmi al tuo sacrificio?"
Quante volte ho pensato che fosse lui a mandarmi questo dolore, i cani che dilaniano la carne, il magma infuocato che mi percorre la schiena, i lacci che si stringono in modo disordinato attorno alle mie membra, le ossa che si spezzano e gemono chiedendo aiuto.
" Sei tu mio Signore?", dicevo ogni volta che accadeva.
" Ti serve anche questo dolore? E anche questo e questo e questo?"
" Tu sai cosa farne, io no.
II mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore, sicuramente sarà una cosa buona, è una cosa buona, diventa una cosa buona nelle tue mani."
Ho quindi attribuito a lui tutto quello che mi accadeva anche se non capivo perchè a me chiedeva tanto di più.
Questa notte lo Spirito del Signore si è posato su di me, mentre invocavo Maria perchè il vino stava per finire e il dolore di tante notti insonni e dolorose non mi faceva godere dell'amicizia e delle attenzioni dello Sposo.
Come un lampo il pensiero mi ha squarciato la nube che mi impediva di vivere in pienezza di gioia la sofferenza che mi stava massacrando e ho detto:" Sei venuto a salvarmi mio Signore. 
Non sei tu che mi mandi questo dolore, non sei tu il mio dolore, ma sei venuto a combattere insieme a me l'attacco del nemico. 
So che averti come alleato è come aver già vinto, perchè tu hai vinto il mondo. Di cosa devo avere paura? 
Vieni Signore Gesù e fa che non ti scambi mai più con il mio persecutore, ma ti accolga sempre come il mio Salvatore".
Grazie Maria, perchè con te è bello vivere e rimanere nell'amore di Dio".



venerdì 15 maggio 2020

" Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri".




" Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri".(Gv 15,12)

Nella vita ho avuto molti amici, molte amiche, me le andavo a cercare, mettevo davanti a loro ponti d'oro, per loro non mi sono mai risparmiata. 
Il bisogno di condividere con qualcuno gioie e dolori, speranze, emozioni, progetti e percorsi, mi ha fatto sempre essere amica di tutti, mi ha portato ad invitare a pranzo, a cena o anche solo per una merenda chiunque fosse disponibile a stare con me. 
Mi sentivo appagata da tutti gli amici che mi facevano sentire importante, e davano un senso alle mie giornate sempre più dolorose.
Quelle amicizie ora sono scomparse per vari motivi, e oggi mi trovo spesso sola a sfogliare la rubrica telefonica per cercare qualcuno che abbia voglia di raccontarsi o a cui raccontare.
Spesso non trovo nessuno e mi prende una grande angoscia.
Ricordo però che ho avuto sempre difficoltà a condividere il letto, tanto che in casa era previsto solo un letto di fortuna per giunta scomodo per un ospite improvviso.
Ricordo che il padre di Gianni mi fece notare che non avevamo pensato alla stanza degli ospiti, quando vide la casa la prima volta, ma io gli risposi che l'avevo fatto apposta per evitare che gli venissero brutte idee. 
Non avevo nessuna voglia di ospitarlo, quando sarebbe venuta l'ora di accudirlo perchè vecchio.
Con il tempo cambiai il cuore di pietra in cuore di carne per grazia sì che accolsi una parente lontana e l'ospitai, quando la sua situazione di malattia era problematica perchè comportava un disagio fisico e psichico non indifferente.
Ci sono stati scontri e dissapori in quell'occasione, ma Maria ci unisce. 
A Natale timidamente mi ha mandato un rosario, senza dire nulla di più. 
Non devo dimenticarlo.
Maria, la madre che Gesù ci ha lasciato, regalato, perchè non ci smarriamo e non perdiamo la rotta, con il tempo è diventata così tanto intima a me che la notte dorme con me, ma anche di giorno è disposta a seguirmi, accompagnarmi, consigliarmi, dovunque decida di andare. 
Questa è vera amicizia, con la differenza che non io ho scelto lei, ma Qualcuno ha scelto per me ciò di cui avevo bisogno. 
Gesù si è accorto che mi trovo a mio agio con le persone semplici più che con quelle che se la credono. 
Non vorrei e non voglio fargli torto e sempre mi ripeto che Maria è un tramite per non perderlo di vista e capire di più e meglio i suoi comandamenti e osservarli in modo fecondo.
Gesù oggi parla dell'amicizia e non a caso io ho pensato a Maria che ha soppiantato tutte le mie amicizie perdute, ci chiama amici perchè ha scelto di amarci sempre, a prescindere, ha scelto di ospitarci nel suo cuore, anche se non ne siamo degni.
Maria è sua madre, è la sposa dello Spirito, è la perfetta figlia del Padre, a lei posso rivolgermi con assoluta fiducia, perchè l'amico è colui che non trae vantaggio dal tuo amore ma ti sceglie per renderti capace di amare e di essere felice. 
Maria creatura ci è riuscita, perchè non dovrebbe essere possibile anche a noi?
Intanto voglio ringraziare il Signore perchè mi ha donato strumenti impensabili per non sentirmi mai sola, i suoi amici che sono diventati anche miei e sono tanti! 
Grazie Signore!

lunedì 20 aprile 2020

RINASCERE DALL'ALTO



"Tutti furono colmati di Spirito Santo"(At 4,31)

Mi chiedo questa mattina cosa mi vuoi dire di nuovo, rispetto alle cose che ho già ampiamente meditato, sperimentato, conosciuto.
Nicodemo, nel suo colloquio notturno con te, esordisce dicendo: "Noi sappiamo" in cui c'è la presunzione di conoscere la verità. Forse anche io ho questa presunzione perché conosco anche la tua risposta e faccio continua esperienza di cosa significhi lasciarsi guidare dal tuo Spirito. 
Ma questa mattina il dolore alla spalla è più forte e m'impedisce di andare oltre, di vedere quello che ieri non vedevo, di crescere nella fede, nell'amore, nella speranza. 
Il dolore mi perseguita Signore, tu lo sai. E' il mio compagno di viaggio, inseparabile aguzzino, da cui non riesco a liberarmi. 
A volte spero che si distragga e fuggo letteralmente, sperando di lasciarlo a casa, senza che se ne accorga, ma lui mi insegue e non mi dà tregua. Giorno e notte. 
Tu lo sai Signore che, se da un lato tutto questo mi avvicina a te , nella preghiera, nella comunione con tutti i tuoi figli segnati dal peccato originale, dall'altro provo la nausea per questo stato di sofferenza continua.
Quando sto così non ho voglia, né forza di pregare e l'unica cosa che mi viene da dire è " Signore liberami da questo persecutore!" Ma è proprio vero che la sofferenza e solo quella ci fa fare esperienza di te, della tua bontà, della tua misericordia, del tuo grande amore per noi? 
E la gioia?
Perché Signore le gioie sono così poche rispetto alle tante morti che dobbiamo subire o accettare o offrire? 
Non credo che sia tu il mio persecutore, anzi sono certa che la conseguenza del peccato è ricaduta su di me . 
C'è qualche anima che soffre in attesa di essere liberata e io, per quello che ho capito, devo unirmi a te nella passione perché sia liberata e così risorgere a vita nuova. 
Tu sei risorto Signore e cammini con noi, soffri con noi, ti sacrifichi con noi, perché non si perda nessuno dei tuoi figli. 
Un Dio che soffre sembra un paradosso, perché con la Pasqua sembrerebbe che la storia è conclusa con " tutti vissero felici e contenti". 
Invece adesso è il tempo dello Spirito, il tempo in cui le conseguenze del tuo sacrificio le sperimentiamo nel dolore, nella lotta, nella tribolazione, nella persecuzione, quando chiediamo a te tutto ciò che ci manca per non soccombere ai nemici, per liberare i prigionieri, per vincere definitivamente la morte e tornare nel tuo giardino. 
Signore aiutami a vivere ogni momento pensando che non sono sola in questa battaglia di liberazione e che la parte più onerosa, più difficile, impossibile all'uomo la fai tu. 
Aiutami Maria a non dimenticare che siamo tempio dello Spirito che non può essere distrutto da nessuno, se Gesù è venuto ad abitarci.

domenica 19 aprile 2020

"I discepoli gioirono al vedere il Signore". (Gv 20,20)


"Shalom!" "Pace a te!"

Non so se i discepoli sarebbero stati altrettanto contenti se il Maestro avesse rinfacciato loro la condotta vile nei suoi confronti, negli ultimi momenti, i più cruciali della sua vita.
Gesù non si vendica, lo sappiamo , Gesù perdona perché ci conosce, , per questo ha fatto tutto quello che ha fatto.
Incapaci di perdonare i nostri nemici, chi disattende le nostre aspettative, incapaci di assolvere non solo gli uomini ma anche la nostra storia che è andata come è andata, una storia che avremmo voluto diversa, meno accidentata, incapaci di assolvere Dio a cui attribuiamo la responsabilità di tanti ricalcoli, la responsabilità di essere stato a guardare tante ingiustizie di cui siamo stati fatti oggetto, ma anche di tante ingiustizie che ci scorrono davanti aprendo il giornale o pigiando un bottone.
Responsabilità degli altri e di Dio hanno condizionato la nostra storia e noi viviamo arrabbiati perché se le cose fossero andate o andassero come pensiamo desideriamo riteniamo giusto noi, il mondo girerebbe al contrario senza far cadere nessuno.
Incapaci quindi di riconciliarci con la nostra storia passata e presente, incapaci di cambiare posizione, viviamo chiusi alla luce e al soffio dello spirito.
Per fortuna che le porte chiuse per Gesù non sono un ostacolo, quando non abbiamo smesso di rimpiangerlo e di cercarlo.
"Pace a voi!"
Oggi non a caso è la domenica della Divina Misericordia, straordinaria intuizione della Chiesa per sottolineare che il senso della Pasqua è tutto qui.
Dio ci ama, Dio ci perdona, Dio ci cerca, Dio fa l'impossibile perché noi impariamo ad amare, a perdonare, a vivere nell'unità.
Un cuor solo, un'anima sola distingueva i primi cristiani.
A guardare come vanno le cose, sembra impossibile che il mondo si metta d'accordo, che le nazioni, i politici, i condomini facciano la pace, che facciano la pace tanti coniugi incapaci di scegliere l'amore, coniugi che non si sparano per la polvere, coniugi che vivono la violenza fino alle estreme conseguenze.
Il mondo ha bisogno di pace Signore, ne hanno bisogno i piccoli per vivere in famiglie riconciliate, ne ha bisogno ognuno di noi in guerra con qualcosa o qualcuno che disturba il nostro paradiso.
Spesso ci chiediamo in cosa consista vivere nel paradiso terrestre, cosa serve perché non sfiorisca, cosa serve perché ci dia vita,ci chiediamo cosa intendi per terra promessa, visto che, se leggiamo la bibbia, non sembra che ci si trovi tutto quel ben di Dio che ci aspettiamo.
Le guerre, i sacrifici, la fatica per rimanere nel luogo che tu ci hai consegnato senza la tua pace, senza la capacità di fare altrettanto, senza il perdono non riusciremo mai a renderlo fecondo.
La terra promessa che il tuo sacrificio è venuto a fecondare con sangue e acqua è la relazione con le cose e le persone a cui attribuiamo i nostri fallimenti, la nostra infelicità.
Solo tu Signore ci rendi capaci di fare quello che tu hai fatto, solo tu Signore puoi trasformare la valle di Acor in porta di speranza, le piogge torrenziali in un luminoso e grande arcobaleno che unisce il cielo alla terra i nostri cuori al tuo, il nostro sì in canto accordato e melodioso di lode .

venerdì 7 giugno 2019

Collaborazione


Meditazione sulla liturgia
 di venerdì della VII settimana di Pasqua

" Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno"(At 25,18)

La croce è il prezzo dell'amore, il prezzo della salvezza nostra e delle persone a noi affidate.
Paolo, folgorato sulla via di Damasco, non si arrestò di fronte agli ostacoli, alle persecuzioni che accompagnarono la sua testimonianza fino alla morte.
L'apostolo delle genti ha dimostrato con la sua vita quanto lo Spirito di Dio renda capaci di essere testimoni dell'amore fino a dare la vita per gli altri, come quelli che scelse per primo, tranne Giuda, il traditore.
Giovanni non sembra che sia stato ucciso, ma noi sappiamo che a volte la morte è un guadagno quando la vita ci consegna una croce pesante e il monte del calvario sembra non avere mai fine.
Oggi penso a Pietro, alla domanda che Gesù gli rivolge " Mi ami tu?" e al mandato che gli affida di pascere, dar da mangiare, far vivere il suo gregge.
Gesù ci dà il mandato indipendentemente dalla nostra capacità di amarlo, sarà lo Spirito Santo che ci allargherà il cuore come a Pietro, come ad ognuno di noi cui affida il compito, con il Battesimo di dare vita al suo gregge, darsi come cibo, diventare pane spezzato, sangue versato per i nostri fratelli.
Ci chiede di collaborare Gesù alla salvezza del mondo, come in una famiglia ognuno fa quello che può e sa fare a seconda dell'età delle forze e dell'esperienza, a seconda anche della docilità a farsi insegnare da ne chi sa di più e ne ha fatto esperienza per primo.
A chi è chiesto molto, a chi meno.
Perchè?
Quando ero piccola mi piaceva lavare i piatti, era un divertimento, specie quando ci mettevamo su uno sgabelo io e mio fratello a giocare con la schiuma del detersivo, facendo un pantano che poi mamma doveva asciugare.
Ma noi eravamo convinti di dare una mano e non ci ponevamo tanti problemi.
Mamma ci guardava benevola, contenta di vederci accordati nel desiderio di essere d'aiuto.
Poi, quando divenne più grande l'ultima nata, cominciarono i turni e il piacere divenne un impegno, un'imposizione, un dovere. Litigavamo sempre per ciò che spettava fare all'una o all'altra, mio fratello era fuori discussione essendo maschio, e ci siamo persi così gli anni migliori, nemiche fin dal grembo materno.
Perché questa sorella, nascendo mi aveva tolto il posto che occupavo fino a quel momento nella casa, nella priorità delle attenzioni di mamma, papà, dei nonni, essendosi ammalata poco dopo la nascita di una grave malattia che concentrò le cure della famiglia tutte su di lei.
L'amore, la gratuità senza mugugni furono soppiantati dal latte inquinato dall'invidia, dal desiderio di prevalere, dalla divisione che provoca l'avere, il possedere di più.
Gesù oggi ci chiede di amarlo così come siamo capaci e di lasciarci guidare da Lui per aumentare la nostra capacità di rispondere sì a qualunque cosa ci chieda.
"Che siano una cosa sola con noi", chiede al Padre prima di congedarsi dai suoi discepoli, e anche quelli che crederanno alle loro parole saranno beneficiari del suo perdono, dela Sua grazia.
Così oggi voglio chiedere perdono a Gesù per tutte le volte che ho litigato con mia sorella, per tutte le volte che mia madre, mia nonna e tutti i miei antenati non hanno fatto comunione, non hanno gratuitamente dato, non hanno collaborato alla giustizia, alla verità, alla bellezza e alla pace che viene solo da Lui.
Voglio chiedere perdono per tutte le maldicenze, i giudizi e i pregiudizi di cui io mi sono resa colpevole e di tutte le modalità colpevoli che ho ereditato, modalità che hanno portato alla divisione, alla rottura, alla condanna a morte del proprio fratello.
Quanto poco amore Signore c'è nella mia storia, quanto poco amore ho dato al mio sposo, alla mia nuova famiglia prima di conoscerti!
Ma noi sappiamo, crediamo che il nostro piccolo pezzo di legno, il braccio inaridito di creature focomeliche tu lo trasformerai in potenza e grazia, segno del tuo infinito amore, abbraccio sublime, eterno di cui ci renderai capaci.
Grazie Signore per il tuo sì al Padre.
Grazie Maria per il tuo sì allo Spirito di Dio.

giovedì 6 giugno 2019

L'abbraccio

Nella bella cattedrale di Wùrzburg, in Germania, si trova una veneranda Croce del sec. XIV.
Il Signore ha le mani staccate dalla traversa e le tiene incrociate una sull’altra sul petto, avendo i chiodi ancora tra le dita.
Una leggenda racconta che un ladro incredulo, vista la corona d’oro sulla testa del Re crocifisso, stese la mano per prenderla.
In quel preciso istante il Signore staccò le mani e i chiodi dalla croce, s’inchinò in avanti, abbracciò il ladro e lo accostò al suo cuore. Quali furono i pensieri che attraversarono la mente di quell’uomo? Vergogna… pentimento… riconoscenza… desiderio di non staccarsi più da quell’abbraccio? Lo trovarono svenuto.
Da quel tempo Cristo non ha mai più riallargato le sue braccia, ma ha conti­nuato a tenerle cosi, come sono ora, come se volesse sempre stringere al cuore l’uomo peccatore, guardandolo profondamente negli occhi.



"Io ho fatto conoscere loro il tuo nome" (Gv 17,26)

Sono qui davanti a te Signore mio Dio, sono qui con tua madre a cui ho chiesto di accompagnarmi in questa notte all'altra riva, per poterti ascoltare, per rivederti, per poter mangiare ancora del tuo pane di vita.
Ti ringrazio Signore perchè non hai ritenuto un tesoro geloso tua madre e ce l'hai donata, l'hai con noi condivisa perchè ci portasse a te ogni volta che smarriamo la strada o ti chiamasse lei in aiuto, e ti rendesse visibile ai nostri occhi attraverso la sua preghiera.
Ti ringrazio perchè sei venuto a dare un senso a tanta sofferenza, perchè mi hai mostrato che tu sei in ciò che ci manca, che siamo beati quando percepiamo i nostri limiti, quando ci sentiamo bisognosi di tutto, quando nessuna cosa al mondo ci può consolare, guarire, darci gioia e speranza di vita.
Grazie Signore perchè questa mattina mi hai dato la tua carne e il tuo sangue perchè diventassi una sola cosa con te.
Me l'hai data e io me ne sono nutrita, e la paura è svanita sostituita dalla gioia di appartenerti e di servirti con gli strumenti poveri e disprezzati che tu trasformi in armi invincibili contro le tentazioni del demonio.
Signore grazie perchè oggi comincio la giornata pensando che niente e nessuno potrà separarmi dal tuo amore, che questo amore è lo stesso che ti lega al Padre, un amore che lo Spirito Santo ci mostra e ci dona.
Mi viene in mente l'immagine con cui siamo soliti raffigurare lo Spirito Santo che arriva a noi come acqua, fuoco, colomba, soffio, vento...
Ma quella che più amo e che parla alle corde più profonde del mio essere è un abbraccio, un sentirsi stretti da un amore più grande che ci comprende tutti e che ci fa dire l'uno all'altro:"Io mi fido di te".
Tu ci chiami all'unità e quale grande miracolo hai compiuto Signore inchiodando il tuo abbraccio alla croce?
Grazie Signore per i tuoi doni, grazie dell'abbraccio che riservi ad ogni uomo peccatore, perchè tu continui a morire per noi ogni volta che ti chiamiamo in aiuto.

domenica 2 giugno 2019

"Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo"




 (Mt 28,19.20)
Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore,
ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia.  


Gesù ha finito le sue catechesi e se ne torna da dove è venuto.
Abbiamo gioito, pianto, riso, dormito e mangiato con Lui.
Ci siamo abbeverati alla sua fonte, lo abbiamo seguito per le strade della Galilea e della Giudea, lo abbiamo ascoltato e ci siamo sentiti beati quando le sue parole ci ridavano speranza, coraggio, forza, fede per continuare senza smarrimenti o cadute improvvise il nostro viaggio alla volta del cielo, il nostro pellegrinaggio su questa terra buia e tenebrosa, su questo percorso pieno di insidie e irto di ostacoli.
Lo abbiamo seguito fin sotto la croce e ci siamo indignati per il comportamento di chi lo ha condannato, tradito, dimenticato.
Ci siamo indignati con Lui quando l'ipocrisia nascondeva il vero culto, l'unico culto che Dio vuole.
Cosa in questo anno io non ho fatto per non perdermi neanche uno iota del suo insegnamento?
Di notte , quando il dolore mi assale e i nemici ci inzuppano il pane, quando il silenzio amplifica il grido, l'urlo del corpo, a LUI si stringe l'anima mia, a Sua madre chiedo la mano perchè la posi sui miei occhi e me li chiuda per poter riposare almeno un poco.
Come facevo da bambina quando la sera chiamavo la zia a cui ero affidata per sentire il calore delle sue dita premute sugli occhi.
Non ne avevo bisogno quando mia madre era vicina, quando d'estate tornavo a casa e dormivamo noi figli tutti nella stessa stanza dei genitori.

Don Ermete ha ribadito che il giorno dell'Ascensione è fondamentale per meditare sul fatto che dobbiamo vivere con gli occhi rivolti al cielo, ma con i piedi ben piantati per terra, continuando la nostra vita ordinaria insieme a LUI.
Basta conservare la password per stare in cielo con i piedi per terra.
In fondo è un problema di connessione alla Sua rete disponibile, di cui dobbiamo conoscere la chiave d'accesso: il Suo Nome.
Così ci assicuriamo una catechesi permanente sull'amore di Dio testimoniato dal fatto che viviamo con per e in Cristo.
E la cosa più bella è che non dobbiamo temere vuoti di memoria come accade con l'avanzare degli anni.
Lo Spirito di Dio, il testimone ce lo ricorderà e ce lo renderà presente ogni volta che lo invochiamo.
Invocare lo Spirito di Dio è invocare, chiedere l'amore.
Tutti sentiamo dal primo vagito fino alla morte il desiderio, l'anelito ad essere amati senza condizioni, amati per quello che siamo non per quello che sappiamo o possiamo fare.
Se quindi il nome di Gesù ce lo dimentichiamo, non possiamo dimenticare l'anelito di vita iscritto in ogni cuore, anelito di sguardi, carezze,consigli, aiuto in tutte le nostre difficoltà, anelito di perdono, di alleanza, di comunione, di condivisione della nostra limitatezza.
Dio è grande, troppo per noi misere creature che non riusciamo a guardare oltre il nostro pollice, che invece di tenere gli occhi e il cuore proiettati nel cielo, continuiamo a tenere gli occhi fissi a terra, e a pensare che la nostra felicità derivi dal riuscire a stare in piedi e sovrastare gli altri per vedere più ampi squarci di terra e sentirsi migliori.

So Signore che ora tocca a noi dire e fare quello che tu hai fatto.
La prima cosa è credere che se lo dici è possibile che avvenga, è certo che avviene se ci dai un cuore di ascolto.
Tu ci farai capire che significa per una come me che non cammina e non si sposta se non per brevissimi tratti, che dimentica il più delle volte cose elementari, che non ha più parenti nè amici che le corrispondano, andare in tutto il mondo e proclamare il vangelo.
Solo se farai entrare il mondo nel mio cuore non dovrò andare lontano e potrò servirti anche se su una sedia a rotelle o appoggiata ad un deambulatore.

sabato 1 giugno 2019

Grazia



"Per opera della grazia erano diventati credenti" (At 8,27)

Domani festeggeremo l'Ascensione di Gesù al cielo.
Chissà perché questa festa mi ha sempre reso triste, dubbiosa, angosciata perché inevitabilmente il pensiero va a questi giorni speciali che seguono la Pasqua in cui il Risorto ha camminato con noi, si è fatto incontrare e riconoscere da tutti quelli che ne piangevano la morte.
E' stato bello esaltante leggere in ogni pagina del vangelo che la liturgia del tempo di Pasqua ci propone, che Gesù non è un fantasma, che ad ognuno può capitare di vederlo quando meno ce lo aspettiamo, nei momenti più bui e dolorosi della nostra vita.
Ci ha chiesto da mangiare, ci ha dato da mangiare, si è fatto carico dei nostri dubbi, delle nostre domande, ci ha spiegato quello che non abbiamo capito, è diventato un inseparabile e insostituibile amico. 
Come tutte le cose belle finiscono, anche il tempo Di Pasqua volge al termine e non posso nascondere il velo di tristezza che scende nel mio cuore quando penso che Gesù torna in cielo e noi rimaniamo qui nella speranza di superare la distanza infinita che ci separa da Lui.
E' il tempo questo dell'attesa, della fede, il tempo in cui nulla è scontato, ma bisogna chiedere, chiedere con insistenza senza mai stancarsi.
Chiedere ma cosa?
Ho sempre avuto una grande difficoltà a chiedere per paura di non essere esaudita, ma forse più verosimilmente perché non ero stata abituata a dire grazie.
Dire Grazie comporta un atto di umiltà, una dipendenza da chi ti ha fatto un favore, sentirsi debitori di qualcosa a qualcuno che non sei tu.
"Homo faber fotunae suae" è stato il mio motto, l'epigrafe che volevo fosse incisa sulla mia tomba.
Poi c'è stato qualcuno che ha rifiutato un regalo che gli avevo fatto per sdebitarmi di un favore ricevuto. 
" Perché mi vuoi privare della gioia di farti un dono?"
Ero abituata da sempre a pareggiare i conti, anzi a mettermi sempre un gradino più sopra per non sentirmi debitrice di nessuno.
Mai avrei pensato che spendersi per un altro senza aspettarsi nulla rende felice.
Era il tempo in cui il Dio di Gesù Cristo non ancora lo incontravo personalmente, n'è ci avevo mai fatto un discorso, n'è ci eravamo scambiati regali.
Gesù, l'illustre sconosciuto della mia vita non si è arreso perché il regalo che mi aveva fatto voleva che lo scartassi.
Il dono del Battesimo l'avevo riposto in cantina, ancora nell'incanto originale, come quelle cose inutili che si regalano ai neonati e che vanno a finire nel fondo di un cassetto o insieme alle cianfrusaglie ammassate nei ripostigli.
C'è un momento della vita in cui non hai niente in mano che la tua debolezza, la tua fragilità, il tuo nulla, la tua solitudine e il tuo fallimento...
Ci sono momenti in cui tra le cose scartate rovisti per cercare qualcosa che ti aiuti a dimenticare il tempo presente e a rivalutare il tempo perduto tra la paccottiglia accantonata nei bauli.
Così per caso o meglio per grazia mi sono imbattuta in un Crocifisso.
Da allora è cominciata la nostra storia di amicizia prima e poi d'amore.
Non ho capito subito che il Signore voleva la mia brocca per poterla riempire.
Il regalo era un contenitore, il mio corpo, bello, pulito, immacolato, reso tale dal Sacramento del Battesimo che negli anni io non avevo provveduto a sgrommare dalla muffa e dallo sporco, con molte crepe e qualche pezzo mancante.
Gesù mi ha chiesto di diventare sua sposa per sempre e si è impegnato a ridare alla sua promessa sposa la bellezza antica perché mi vuole riempire di sé fino all'orlo.
Cosa renderò al Signore per quello che mi ha fatto?
Un sacrificio di lode sarà il mio regalo, il mio magnificat, perché grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente.
Non debbo temere la sua dipartita perché è con me, è dentro di me, il mio corpo è diventato il suo e attraverso il Suo corpo elevo al Padre la mia preghiera.

giovedì 30 maggio 2019

"Io me ne vado al Padre."(Gv 16,17)




SFOGLIANDO IL DIARIO...
29 maggio 2014
giovedì della VII settimana di Pasqua
ore 6:42

"Io me ne vado al Padre."(Gv 16,17)

"Voi sarete afflitti ma la vostra afflizione si cambierà in gioia."
Né ieri, né oggi sembrano interessarmi le parole del Vangelo.
Cerco di trovare tra quelle che la liturgia ci propone quelle che più rispondono alla mia domanda di senso, al mio desiderio di incarnare la Parola.
È difficile Signore pregare in queste condizioni, tu lo sai.
Addirittura innaturale.
Ho cercato di farlo stanotte e anche ieri notte, ma mi sento come un naufrago in mezzo a una tempesta, che si aggrappa all'unico spunzone di roccia che le onde coprono e scoprono.
Alte e minacciose flagellano i litorali e consumano frantumandole le zolle, mentre il vento minaccioso rovescia la sabbia dal fondo del mare e il cielo si mescola con la terra.
La mia è una piccola barca sconnessa, sempre più inadeguata agli attacchi del male, ma io continuo a ripetermi che non mi può accadere nulla, perché Gesù, tu Signore, sei qui con me, anche se dormi.
Ho fiducia che le forze della natura non mi possono fare nulla, perché ho te nel cuore, ho fiducia in tua madre, Maria,a cui chiedo ogni volta che il pericolo si fa più grande, un aiuto privilegiato, un aiuto speciale.
A volte a te, Signore, antepongo lei nella mia preghiera, quando tu non rispondi, quando ho bisogno di vivere l'esperienza umana con visioni divine.
Tu non appari a nessuno o molto raramente, lei molti la vedono e a me piacerebbe che mi succedesse.
Per ora mi accontento di vedere la luce che si sprigiona dalla grotta di Lourdes mentre Bernadette è in estasi, in preghiera.
Io sto fuori e mi basta sapere che da quella grotta scorga un'acqua che può calmare il mio tormento come già è accaduto.
Sto tanto male Signore e non me la sento di fare discorsi profondi, teologici, sulla Trinità, sull'amore, su tutte le cose che l'evangelista Giovanni riferisce che non ho mai messo in dubbio, ma questo è un momento in cui non ti devo cercare nella Parola, ma qui in questo luogo orrido e tenebroso, in questa bufera, in questa strada polverosa, ventosa piena di pietre che mi fanno cadere.
"Il Signore è qui e non lo sapevo".
Mi colpirono queste parole quando le commentò don Cristiano a proposito della storia di Giacobbe e della notte più nera che dovette affrontare.
In queste notti Signore ti cerco con tutto il cuore, ma la carne reclama e urla così forte da mettere il bavaglio alla mia preghiera.
Questo è un tempo difficile Signore.
Anche se è tempo di Pasqua, la liturgia ci ripropone passi in cui tu fai il discorso di commiato ai tuoi discepoli.
“Ancora un poco e non mi vedrete, un altro po' e non mi vedrete"
Oggi come allora ci sono momenti in cui tu scompari e noi non capiamo nè sappiamo dove trovarti.
Ci sono momenti in cui, nonostante le buone intenzioni, facciamo una fatica cane anche solo a rabberciare una preghiera.
Anche se abbiamo esperienza di quanto possa lo Spirito (ieri ne ho avuto conferma) il corpo è una macchina che può diventare infernale, in preda agli abitanti delle tombe che ne dilaniano la carne e ne stritolano le ossa.
Pigolo come una rondine, gemo come una colomba, sono stanchi i miei occhi di guardare in alto.

martedì 28 maggio 2019

"Credi nel Signore Gesù e sarai salvato" (At,16,31)



"Credi nel Signore Gesù e sarai salvato" (At,16,31)

Oggi la liturgia ci mette davanti l'opera di Dio attraverso i suoi discepoli su cui è sceso lo Spirito Santo.
La fede del carceriere non nasce tanto dal veder aperte le porte della prigione, quanto il trovare i prigionieri al loro posto, pronti a rassicurarlo perchè nessun male derivasse dalla loro fuga.
Non sono cose che capitano incontrare persone che si preoccupano più dell'incolumità altrui che della propria.
Questo amore disinteressato suscita nell'uomo il desiderio di una salvezza che non può essere incatenata, una salvezza che ti mette al sicuro dai terremoti del mondo. "Cosa devo fare per essere salvato?" "Credi nel Signore Gesù"
L'uomo con tutta la sua famiglia si mette in ascolto della Parola di Dio con l'animo disposto ad accoglierla.
Il Battesimo che poi riceve lui e tutti quelli della sua casa non può prescindere dalla conoscenza del Datore del dono, sì che poi la comunione, la condivisione di quello che ha con i fratelli in Cristo insperatamente scoperti è naturale in quanto figli di un unico Padre e famigliari di Gesù.
Ma quello che sembra un racconto favolistico è una straordinaria realtà che sperimenta nella sua vita ordinaria chi si è lasciato riempire dallo Spirito di Dio.
Per la maggior parte dei cristiani lo Spirito Santo è un illustre sconosciuto, per me era un optional fino a quando non ne ho fatto esperienza.
Dio non si manifesta a tutti nello stesso modo, ma chi lo incontra riconosce ciò di cui sente nostalgia.
Arriva il momento di mettersi da parte, di dare all'altro di fare la sua parte.
Nella Trinità vediamo la perfetta comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, uniti nel pensare, nel volere e nell'agire, ognuno esercitando la propria funzione nell'ambito di un amore vicendevole e fecondo.
E' quella che viviamo l'era, il tempo dello Spirito.

lunedì 27 maggio 2019

"Il Signore le aprì il cuore"(At 16,14)


Meditazione sulla liturgia di
lunedì della VI settimana di Pasqua
Letture: At 16,11-15; Salmo 149; Gv 15,26-16,4

" Il Signore le aprì il cuore" (At 16,14)

Queste parole sono dette a proposito di una donna che a Filippi, primo distretto della Macedonia, si trovò ad ascoltare la predicazione di Paolo giunto lì guidato dallo Spirito.
La donna era riunita a pregare con altre persone lungo il fiume, ma sicuramente non si aspettava cosa sarebbe successo.
Le incursioni dello Spirito sono improvvise e imprevedibili, ma le  riconosci dal cambiamento che operano nella tua vita.
La donna non è un personaggio inventato perché di lei si dice il nome, la professione, la città di provenienza, la fede.
L'effetto delle parole di Paolo sono sensibili, evidenti. Il Battesimo non è solo per lei, ma anche per la sua famiglia il che significa che questa donna a cui lo Spirito ha aperto il cuore è diventata anche testimone nella sua famiglia.
" Venite ad abitare nella mia casa" . Così Lidia conferma il suo sì al Signore che a tutti dona la sua presenza, se abbiamo aperto il cuore ai bisogni dell'altro.
Mai come ora la penisola Balcanica,( la Macedonia in particolare) è al centro dei riflettori come quella che ha chiuso le frontiere all'ingresso, al passaggio di tanta gente in fuga.
Dobbiamo pregare molto perché ci siano persone come Lidia a cui lo Spirito Santo ha aperto il cuore che è disposta ad accogliere sotto il suo tetto i tanti Gesù che ci chiedono aiuto, che ci fanno sperimentare che c'è più gioia nel dare che nel ricevere.
Ognuno di noi dovrebbe farsi un serio esame di coscienza per verificare se siamo cristiani solo a parole o siamo disposti ad accogliere Cristo nella nostra casa.
" Qualunque cosa avrete fatto ad uno solo di questi piccoli, l'avete fatta a me" dice il Signore.
Ma ciò che sembra impossibile a noi non è impossibile a Dio.
Chiediamogli di aprirci il cuore perché possiamo sperimentare la gioia della sua presenza.






domenica 26 maggio 2019

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando (Gv 15,14)



Meditazione sulla liturgia della
sesta domenica di Pasqua anno C

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando (Gv  15,14)

Quando pensiamo alla messa, alla preghiera, all'obbedienza dei comandamenti eccetera, tutte cose che Gesù ci invita a fare e di cui la Chiesa si fa portavoce e ministra, pensiamo sempre di fare un piacere a Dio e non a noi.
Anche oggi, leggendo il vangelo, di primo acchito, ho pensato a come ci comportiamo noi nei confronti delle persone, specialmente di quelle a cui possiamo fare i ricatti del tipo: "Se mi ami devi fare quello che ti dico, se no significa che non mi vuoi bene".
Dicevo che questa mattina subito mi è scattata la molla della censura, della critica, perché sembra che Gesù si comporti come noi.
"Non è possibile, mi sono detta, altrimenti il cielo e la terra sono la stessa cosa e la religione è una menzogna.
Gesù ci inganna, facendoci questo discorso, mi dicevo, anche se poi come premio dell'osservanza dei suoi comandamenti c'è il fatto che Lui e il Padre verranno ad abitare presso di noi.
Anche questa possibilità di avere come eterni coinquilini, condomini, o familiari che dir si voglia, la Trinità, non so a quanti faccia gola, quanti desiderano questa vicinanza.
Ieri il mio fisioterapista mi ha chiesto da dove cominciare a leggere la Bibbia e se gli davo o se avevo qualcosa da fargli leggere, anche se aveva pensato di cercare su Internet.
Bella domanda mi sono detta, ma lui aveva fretta e voleva una risposta di cinque minuti.
Cinque minuti per una cosa così seria, così importante!
Solo lo Spirito Santo può fare di questi miracoli.
Così gli ho detto che o andava a Spirito Santo o… cominciasse a leggere il Vangelo.
Come se fosse facile!
Se gli capita una pagina come quella di oggi, solo lo Spirito può convertirlo a continuare, a insistere, a chiedere!
Forse è questo ciò che dovevo dirgli.
Quando parla una persona dobbiamo prestare ascolto, che significa intanto fare silenzio e lasciare che le sue parole ci arrivino chiare e nitide, attraverso le orecchie, alla mente e al cuore.
Ma la cosa più importante, se da un lato è il silenzio, l'ascolto, l'accoglienza, non possiamo prescindere dal fermarci prima di tutto sull'identità del nostro interlocutore.
Chi ci sta parlando?
Se è nostra moglie/marito, madre, fratello eccetera non è detto che quello che vuole noi facciamo sia giusto, perché i ricatti d'amore sono i più frequenti.
Quindi si deve partire da un atto di fede.
Chi è Gesù? È veramente il figlio di Dio?
L'identità di Gesù non è che può essere dimostrata con un discorso forbito, ben articolato, pieno di riferimenti.
L'identità di Gesù la scopri se permetti che lui ti scopra e ti illumini.
Vale a dire che la cosa più semplice da fare è verificare se quello che dice ci fa stare bene.
Verificare che poi tutto quello che Lui ha detto e fatto lo lo ha testimoniato con la sua vita, è un argomento a favore.
Ma tutti i discorsi, le dimostrazioni cadono nel vuoto se lo Spirito del Signore non ci spiega, non ci illumina, non ci guida.
Oggi Gesù dice che verrà ad abitare con noi, se osserviamo i suoi comandamenti che poi è uno solo "amatevi come io vi ho amato" .
Non dice "amate me" ma "amatevi l'un l'altro", che la dice lunga sull'egoismo del Padreterno che dal nostro amore non è che ne ricavi maggiore autorità, gloria, potenza e chi più ne ha più ne metta.
L'amore serve a noi e non a Lui.
Così le messe, i Sacramenti in genere, la lettura della Parola, sono doni d'amore per noi, solo per noi.
Certe volte mi chiedo chi glielo ha fatto fare a creare, dare la vita ad un esercito di bugiardi, ingannatori, fedifraghi, menefreghisti... Con tutto quello che gli facciamo passare!
Così diciamo quando i figli ci fanno disperare.
Ma se diamo delle regole, certo sono per fare stare meglio loro (un po' anche noi in verità, altrimenti ci distruggono la casa!).

Oggi c'è una bellissima descrizione della città santa, la Gerusalemme celeste, salda, luminosa, grande, dove non c'è tempio, perché il tempio è Dio.
Penso alle nostre case di uomini, dove non c'è profumo di santità, dove si litiga, non ci si frequenta, si sta ognuno per conto proprio.
Certo che queste abitazioni dove siamo, dove ognuno parla una lingua diversa o vive in un mondo virtuale da un'altra parte, non profumano di Dio.
Dio verrà ad abitare in mezzo a noi, quando ci metteremo d'accordo, quando cuori batteranno all'unisono, quando non ci saranno da osservare comandi imposti dall'alto.
Lo Spirito suggerirà il pensare, il dire e l'agire.
Lo Spirito d'amore accorderà i cuori sì che non avremo bisogno di uscire di casa per celebrare la liturgia perché Dio è il tempio, l'amore è il tempio, vale a dire che Dio abita con noi quando l'amore circolerà senza ostacoli nelle nostre case.
È l'amore che rende visibile Dio, è l'amore che ci rende fecondi e felici, è l'amore che ci realizza pienamente.
La dimora di Dio è l'amore. 
L'amore è anche la nostra casa, è di casa, se accoglieremo i consigli di Gesù e non gli legheremo le mani e non tapperemo la bocca alla voce dello Spirito.