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venerdì 11 dicembre 2020

" A chi posso paragonare questa generazione?" (Mt 11,16-19)






 " A chi posso paragonare questa generazione?" (Mt 11,16-19)

C'è gente a cui non va niente bene, vale a dire che è sempre scontenta, ha sempre qualcosa da dire sul comportamento degli altri ergendosi a giudice della storia sia che riguardi una singola persona, sia un gruppo, una nazione, l'intera umanità.
E' l'esercito degli scontenti, quello che anche oggi continua ad animare le dispute più o meno dotte sui talk show televisivi, sui giornali, o semplicemente negli ambiti in cui vive.
Se c'è una cosa che non sopporta Gesù è la gente che giudica, che si mette su un
piedistallo, il piedistallo del giusto e si erge a misura di tutte le cose.
Di gente di questo tipo ne incontro sempre più spesso, ma la prima con cui mi sono scontrata e confrontata sono io che, pur stando in silenzio, giudicavo e prendevo le distanze da tutto ciò che avrebbe potuto farmi soffrire.
Ci ho messo del tempo, tanto tempo a prendere coscienza che non io ero la misura di tutte le cose e se volevo trovare la gioia di vivere dovevo accettarne gioie e dolori, salute e malattia.
Quando neghi, rifiuti ciò che non ti piace e non ti appaga e guardi non quello che hai ma quello che ti manca diventi un infelice.
Questo criterio poi lo applichi anche a tutte le persone che hanno a che fare con te, che incontri, che osservi, che magari sono i tuoi educatori o i tuoi datori di lavoro per finire al coniuge con cui con convinzione hai pensato di vivere la tua vita senza traumi.
Perchè lo sposo te lo scegli, non come la madre il padre, i fratelli, gli educatori e chiaramente ti illudi di trovare finalmente uno che è come te, che la pensa come te, che fa le cose che piacciono a te.
Adamo disse, quando partorì nel sonno Eva (nel sonno, notare) e la vide, pensando di conoscerla" Questa è carne della mia carne, osso delle mie ossa!" salvo poi accorgersi che non la conosceva affatto quando gli diede il frutto della condanna.
"Prometto di esserti fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia" era la formula del matrimonio quando mi sono sposata.
"Con la grazia di Cristo" l'hanno messo dopo ed è ciò che fa la differenza.
Chissà perchè questo passo del vangelo mi ha fatto pensare al matrimonio, quando finisce l'innamoramento e comincia la scelta di amare cercando nell'altro il buono che ha in sè, quel germe divino che te lo fa sentire carne della tua carne ossa delle tue ossa.
E' la grazia di Cristo che ti permette di vedere il bene al di là degli strumenti che usi per realizzarlo, è il Suo amore che potenzia la tua capacità di accogliere e fare tuoi gli insegnamenti, i moniti, i consigli di un eremita o di una persona che si mischia con la gente.
"Tra i nati di donna nessuno fu più grande di Giovanni, l'Immergitore" perchè aveva capito che per preparare la via del Signore bisognava entrare nel deserto, lontano da qualsiasi condizionamento e lasciarsi guidare dalla verità che hai dentro inscritta e che Dio vuole tu porti alla luce.
Un cammino di misericordia a partire da se stessi, quello che con questo anno liturgico dobbiamo intraprendere.
Perchè le più grandi colpe che imputiamo agli altri sono quelle che noi non vogliamo riconoscere in noi stessi.
Imparando a convivere con il grano e la zizzania che portiamo dentro.
Riconoscendoci quindi peccatori davanti a Dio non possiamo fare altro che unirci in coro per chiedere al Signore "pietà!" come siamo soliti fare all'inizio di ogni messa.
Signore perdonaci quando non siamo capaci di farlo con convinzione.

giovedì 17 settembre 2020

"Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato" (Lc7,47)





"Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato" (Lc7,47)
La peccatrice con il suo atteggiamento umile, pentito, adorante, testimonia visibilmente con i gesti ciò che Dio ha fatto per lei e mostra gratitudine a Gesù, incurante del giudizio negativo del padrone di casa, Simone il fariseo, e dei commensali, nei suoi confronti.
La peccatrice non si preoccupa di ciò che gli altri pensano di lei, come ogni battezzato deve fare, quando parla, agisce, ma di ciò che porta le persone a interrogarsi sul motivo del suo agire .
Il Cristiano deve suscitare domande, deve stupire, deve uscire fuori dagli schemi, quando tutto ciò è finalizzato ad esprimere a Dio la gratitudine per essere stati accolti, salvati, perdonati.
L'amore di Dio si manifesta nella riconoscenza che porta ogni salvato a rendergli grazie, a mettersi ai suoi piedi, a lavarglieli con le nostre lacrime, ungendoli con olio profumato, asciugandoglieli con i nostri capelli.
Ognuno di noi sente l'impulso di fare a lui quello che lui ha fatto a noi, lavandoci i piedi per rimetterci in piedi.
Quindi nessuna vergogna a proclamare la nostra fede, a prostrarci davanti a Dio, a dire non solo con le labbra ma anche con tutto il nostro essere...
Signore grazie, Signore ti amo, Signore concedimi di rimanere qui ai tuoi piedi perché continui a prendermi cura di te, perché i tuoi piedi sono stanchi, sudati, gonfi...
Hai percorso e continui a percorrere tutte le strade del mondo, Signore, per predicare il vangelo, la buona novella dell'amore che salva.
Concedimi Signore di darti questa piccola consolazione, questo conforto.
Chiamami Signore a questo ministero!
Ogni giorno canterò le tue lodi, se mi permetterai di farlo a te e mi aiuterai a non fare la schizzinosa per ogni fratello di cui non mi devo mai sentire migliore.
Voglio Signore che tu mi conceda di vedere un altro te in ogni persona che ha bisogno di essere rimessa in piedi attraverso il mio perdono, attraverso il mio abbassarmi e mettermi al suo servizio, ringraziandolo perché è il dono che tu mi fai di te stesso che continui a camminare per le strade del mondo.
Aiutami a non giudicare Signore, aiutami a fare quello che tu hai fatto ad ognuno di noi, aiutami Signore a non sentirmi mai a posto con te e con i fratelli.

domenica 19 aprile 2020

"I discepoli gioirono al vedere il Signore". (Gv 20,20)


"Shalom!" "Pace a te!"

Non so se i discepoli sarebbero stati altrettanto contenti se il Maestro avesse rinfacciato loro la condotta vile nei suoi confronti, negli ultimi momenti, i più cruciali della sua vita.
Gesù non si vendica, lo sappiamo , Gesù perdona perché ci conosce, , per questo ha fatto tutto quello che ha fatto.
Incapaci di perdonare i nostri nemici, chi disattende le nostre aspettative, incapaci di assolvere non solo gli uomini ma anche la nostra storia che è andata come è andata, una storia che avremmo voluto diversa, meno accidentata, incapaci di assolvere Dio a cui attribuiamo la responsabilità di tanti ricalcoli, la responsabilità di essere stato a guardare tante ingiustizie di cui siamo stati fatti oggetto, ma anche di tante ingiustizie che ci scorrono davanti aprendo il giornale o pigiando un bottone.
Responsabilità degli altri e di Dio hanno condizionato la nostra storia e noi viviamo arrabbiati perché se le cose fossero andate o andassero come pensiamo desideriamo riteniamo giusto noi, il mondo girerebbe al contrario senza far cadere nessuno.
Incapaci quindi di riconciliarci con la nostra storia passata e presente, incapaci di cambiare posizione, viviamo chiusi alla luce e al soffio dello spirito.
Per fortuna che le porte chiuse per Gesù non sono un ostacolo, quando non abbiamo smesso di rimpiangerlo e di cercarlo.
"Pace a voi!"
Oggi non a caso è la domenica della Divina Misericordia, straordinaria intuizione della Chiesa per sottolineare che il senso della Pasqua è tutto qui.
Dio ci ama, Dio ci perdona, Dio ci cerca, Dio fa l'impossibile perché noi impariamo ad amare, a perdonare, a vivere nell'unità.
Un cuor solo, un'anima sola distingueva i primi cristiani.
A guardare come vanno le cose, sembra impossibile che il mondo si metta d'accordo, che le nazioni, i politici, i condomini facciano la pace, che facciano la pace tanti coniugi incapaci di scegliere l'amore, coniugi che non si sparano per la polvere, coniugi che vivono la violenza fino alle estreme conseguenze.
Il mondo ha bisogno di pace Signore, ne hanno bisogno i piccoli per vivere in famiglie riconciliate, ne ha bisogno ognuno di noi in guerra con qualcosa o qualcuno che disturba il nostro paradiso.
Spesso ci chiediamo in cosa consista vivere nel paradiso terrestre, cosa serve perché non sfiorisca, cosa serve perché ci dia vita,ci chiediamo cosa intendi per terra promessa, visto che, se leggiamo la bibbia, non sembra che ci si trovi tutto quel ben di Dio che ci aspettiamo.
Le guerre, i sacrifici, la fatica per rimanere nel luogo che tu ci hai consegnato senza la tua pace, senza la capacità di fare altrettanto, senza il perdono non riusciremo mai a renderlo fecondo.
La terra promessa che il tuo sacrificio è venuto a fecondare con sangue e acqua è la relazione con le cose e le persone a cui attribuiamo i nostri fallimenti, la nostra infelicità.
Solo tu Signore ci rendi capaci di fare quello che tu hai fatto, solo tu Signore puoi trasformare la valle di Acor in porta di speranza, le piogge torrenziali in un luminoso e grande arcobaleno che unisce il cielo alla terra i nostri cuori al tuo, il nostro sì in canto accordato e melodioso di lode .

giovedì 9 aprile 2020

GIOVEDI' SANTO




"Prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo".
"Li amò fino alla fine".

Che mistero grande è quello dell'Eucaristia Signore!
Ci hai amato fino alla fine.
Signore pietà! Cristo pietà!
Ci hai lavato i piedi, ci hai tolto le sozzure, quelle di cui non eravamo consapevoli, ti sei fatto servo, schiavo d'amore per convincerci che ci hai amati e che ci ami di amore eterno.
Signore tu sapevi che saresti stato di lì a poco consegnato ai nemici e che qualcuno dei più cari amici ti avrebbe tradito.
Tu sapevi Signore, eppure non lo hai escluso dalla lavanda dei piedi, lo hai invitato a mangiare con te, hai condiviso fino alla fine tutto di te.
Signore tu non guardi ai nostri peccati quando ti fai vicino a noi, non vuoi che il peccato sia di ostacolo all'incontro intimo con te.
Tu Signore inviti tutti alla tua mensa, a mangiare e a bere il frutto del tuo sì al Padre, perché è frutto del perdono, la strada privilegiata per cambiare il nostro cuore, per convincerci che tu ci ami di amore eterno.
Non sette ma 70 volte 7 hai perdonato e continui a perdonare.
“Quante volte?” chiedeva il sacerdote quando andavamo a confessarci!
Ricordo che il numero, quand'era grande, mi tranquillizzava perché era più difficile dire una volta che tante volte quante erano quelle in cui avevo deciso di non combattere la mia naturale debolezza, i miei tradimenti ripetuti nel tempo.
Signore quanto poco ti conoscevo!
Oggi penso a quei giorni e mi sento un'estranea, una lontano di casa, una che ha vissuto all'estero con la nostalgia di qualcosa o qualcuno che sapeva esistere ma che aveva irrimediabilmente perduto.
Sono vissuta lontana da casa Signore, cercando di costruirmi appartamenti separati dai tuoi precetti..
Ho cercato nelle amicizie di riproporre il modello che sentivo dentro come l'unico capace di soddisfare i miei e gli altrui bisogni.
Con gli amici ho sempre condiviso la tavola e anche il letto quando era possibile.
Ricordo il mio coinvolgimento in qualunque relazione allacciassi.
Me l'aveva insegnato mia madre che aveva vissuto in una famiglia patriarcale, numerosa e poi aveva trasportato questo modello anche in casa nostra, dopo che la guerra l'aveva messa nelle condizioni e nella necessità di condividere tutto con tutti.
La nostra casa era un porto di mare e io non ricordo ci stessi male.
Le persone erano la vita della nostra casa, ora che ci penso, e noi non ci siamo mai sentiti soli, anche se il disagio era grande.
Non ti conoscevo Signore allora, so solo che il desiderio di stare con gli altri l'ho sempre sentito come prioritario come quello di interessarmi alle persone, dare loro quello che avevo.
Dico questo non per sentirmi a posto, ma per consolarmi del fatto che in fondo tu già abitavi con noi, che già ci avevi fatto scuola e operavi nella nostra vita sì da trasformarla invisibilmente in vita nuova e redenta.
Tu Signore questa sera ti consegni a noi e poi ai i tuoi assassini.
Ti consegni donando il tuo corpo.
E mangiarono ne bevvero i tuoi discepoli come anche i tuoi assassini. 
La differenza dov'era Signore?
Tu hai amato fino alla fine.
Quando prendesti un corpo per comunicare l'amore non hai posto condizioni al Padre.
Il sì è stato unico, valido per sempre in eterno.
Un corpo ci hai donato, quel corpo che per venire alla luce ha presupposto la prima morte, la morte a te stesso che sei Dio per diventare uomo simile a noi con tutte le conseguenze che comporta.
Il peccato aveva introdotto nel mondo la sofferenza e la morte e tu hai voluto affrontare anche il rischio di morire per sempre.
Potevi peccare Signore?
Non so.
Penso che il peccato era la contraddizione di quanto tu sei venuto ad affermare.
Tu hai detto: "Io sono".
Il peccato non fa essere, ecco perché il peccato non poteva appartenerti, sfiorarti perché il peccato è la negazione di Dio.
Tu Signore questa sera doni il tuo corpo nell'ultima cena ai tuoi discepoli, lo usi perché serva a rimettere in piedi le persone, rendendole capaci di camminare, pulendole da tutte le immondezze e le inadeguatezze proprio della natura umana e della cattiva volontà.
Il tuo corpo deve servire per amare, perdonare, promuovere, dare vita a chi se ne ciba.
Il tuo corpo ci hai lasciato Signore.
Che cosa straordinaria, bella!
Che mistero consolante grandioso di comunione!
Il tuo corpo consegnato alla Chiesa è diventato un mistero d'amore senza tempo, né confini.
Ti sei fatto uno in tutti e ci hai riuniti da ogni parte del mondo.
La cena eucaristica ci ha fatto riconoscere figli di un unico Padre, seduti alla stessa mensa dove il cibo è lo stesso per tutti.
Il tuo corpo e il tuo sangue sparso per noi e per tutti per la nostra salvezza.
Che bello Signore, che tenerezza, che dono grande quello che stasera fai ad ogni ognuno di noi!
Consegni il tuo corpo all'uomo perché faccia altrettanto.
Ognuno di noi può diventare quel pezzo di pane, quel vino per creare comunione e pace e gioia nelle relazioni dentro e fuori la famiglia.
Il mistero eucaristico diventa la chiave per vivere la relazione coniugale nella più completa adesione al tuo progetto di unione feconda nella distinzione.
Signore donami un corpo da e per amare, un corpo per servire, un corpo da glorificare attraverso l'amore speso fino alla fine.
Donami Signore di sentire in questo gesto ripetuto nel tempo l'eterna offerta fatta al Padre come rendimento di grazie per quello che continua a donare ad ognuno.
“Un corpo mi hai dato, sul rotolo del libro c'è scritto di fare il tuo volere.”
Sì Signore questo corpo che non mi fa dormire, che non mi permette di fare ciò che voglio, che mi limita anche nelle funzioni più elementari, che fa un grande fracasso sia strumento d'amore puro ed eterno della tua missione salvifica per i fratelli che mi hai donato.
Fa' che senta sempre forte la tua presenza accanto a me e non presuma di essere io a fare le cose che solo la tua grazia mi concede, permette di realizzare molto meglio di come io saprei fare.
Signore questa sera voglio stare con te, voglio sentirmi un'invitata speciale, una dei 12, voglio mettere la mia testa sul tuo cuore, voglio sentire la pressione delle tue mani e il tuo calore, mentre lavandoli mi accarezzi i piedi.
Signore questa sera voglio prendere da te tutto l'amore di cui sento il bisogno per rimettermi in piedi e camminare nella percezione di un corpo sano, utile, bello e buono per te, perché serve per parlare di te, per renderti visibile agli occhi del mondo.
Signore solo tu puoi compiere il miracolo di rendere ancora utile questo corpo in rovina, in disfacimento, solo tu Signore puoi trasformare questo vaso di creta informe in una meravigliosa coppa, capace di trattenere e conservare l'acqua dello Spirito senza perderne una goccia..





venerdì 6 marzo 2020

"Va prima a riconciliarti con tuo fratello" (Mt 5,24)


"Va prima a riconciliarti con tuo fratello" (Mt 5,24)

La parola di oggi ci scomoda perchè spesso andiamo in chiesa per non sentire, per non vedere, per non sopportare le persone moleste che ci stanno intorno.
In chiesa cerchiamo la pace separandoci dagli uomini, lasciandoli fuori dalla porta perchè con Dio si può andare d'accordo, con certe persone è addirittura impossibile.
E' questo è il guaio di noi cristiani che siamo bravi a perdonare solo quando le persone che ce l'hanno con noi o che noi non sopportiamo stanno lontane, non le vediamo e non le facciamo esistere.
Gesù non ha peli sulla lingua e, specie in questo periodo di penitenza quaresimale, insiste sulla necessità del perdono da accogliere e da dare perchè si realizzi il suo progetto di amore, vale a dire progetto di vita.
L'immagine che mi viene in mente è un campo sterminato irrigato dall'acqua che è stata convogliata in un acquedotto a cui ogni pezzo di terra, ognuno di noi è allacciato attraverso un rubinetto erogatore personale.
E' chiaro che, se il rubinetto non viene aperto o si intasa è necessario che si provveda a rimettere in funzione ciò che dà vita al terreno, ciò che lo fa fruttificare, ciò che non lo trasforma in un groviglio di spine e di ortiche.
A chi il compito di mantenere puliti gli erogatori?
Certo che il proprietario del campo è il primo che se ne deve preoccupare.
Ma capita che, se la pioggia scende dal cielo, non ci si sente obbligati a fare manutenzione.
A volte capita anche che quando puliamo la nostra casa non facciamo caso a dove gettiamo i rifiuti, spesso danneggiando con la nostra sporcizia un bene comune o la proprietà di un nostro vicino.
Può capitare che agiamo in modo maldestro, senza cattiveria, ma solo con superficialità causando comunque un disordine come odio, rancore, rabbia del danneggiato.
Per questo Gesù ci dice di preoccuparci del bene degli altri prima che del Suo.
Perchè la sua unica preoccupazione è il bene dei figli che ha creato per essere come lui, eterni.
" Lasciatevi riconciliare da Dio!" è scritto.
Gesù ha fatto un trasloco dal cielo alla terra per riannodare i fili spezzati, per togliere all'uomo tutto ciò che impediva che gli venisse erogato l'amore .
Il problema sta nel fatto che anche se il guasto è colpa nostra, nostra responsabilità, il danno lo possono subire gli altri.
Per esperienza ognuno sa quanto sia oneroso riparare un danno provocato all'appartamento vicino, se il nostro impianto è malfunzionante, vecchio o maltenuto.
Dio sa di cosa abbiamo bisogno perciò ci ha dato l'esempio per primo spostandosi e venendoci a salvare.
Così dobbiamo fare noi, perchè lo stare bene degli altri fa stare bene anche noi e ci tiene al riparo dagli effetti delle ostruzioni che paralizzano le relazioni e distruggono la vita.

domenica 23 febbraio 2020

Amate i vostri nemici


"Voi, dunque,siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste."(Mt 5,48)


"Dio è amore" scrisse Giovanni, il mio nipotino, all'età di 4 anni, sotto un disegno che raffigurava un papà, una mamma e un bambino.
Non sapeva ancora scrivere Giovanni, o almeno io così credevo.
Grande fu la mia sorpresa nel constatare che con linee incerte aveva scritto l'essenza del nostro credo.
Intorno ci aveva disegnato dei raggi gialli, come a indicare che il sole, la luce si sprigiona da una famiglia costituita da un padre, da una madre, da un figlio che si tengono per mano.
Mi stupì allora anche il fatto che il bambino non era messo in mezzo, ma a fianco della coppia.
Quanta scienza, quanta intelligenza in un bambino, mi trovai a pensare, un bambino profeta a cui lo Spirito aveva suggerito ciò che aveva trovato scritto di se, la meraviglia dell'inizio, l'immagine che Dio in lui aveva stampato, come in ogni uomo del resto.
Giovanni aveva scritto il sogno, la nostalgia di un amore tutto per lui, aveva pensato che solo Dio poteva rimettere le cose al posto giusto, visto che gli era nato da qualche mese un fratellino che gli aveva sottratto il posto d'onore, il primato, come credeva.
Si sentiva minacciato da quel fratello che gli era venuto a diminuire l'affetto e le attenzioni dei genitori, dei nonni e degli zii, essendo stato lui il primo dei nati nell'ambito della famiglia di cui faceva parte, da parte del padre, nostro figlio e della madre.
Quel disegno allora mi sembrò perfetto, perchè non mi soffermai su ciò che mancava, ma su ciò che c'era.
Oggi, riflettendo sulle letture mi è tornato in mente quel disegno, dove c'è nascosta una verità inconfutabile.
Per Dio siamo tutti figli unici, amati allo stesso modo, destinati tutti a ricevere da Lui lo stesso indivisibile premio: il suo amore infinito, eterno, gratuito.
L'essere figli di Dio ci dà l'opportunità di ripensare ai nostri rapporti umani, ai nostri piccoli e grandi amori, amore di madre, di padre, di figlio di sposo, di amico.. amori con la graduatoria, amori a termine, troppo spesso, amori che ci tolgono la pace e ci fanno vivere male.
" Fate questo in memoria di me" dice Gesù, dopo aver benedetto il pane e il vino nell'ultima cena, segno del suo corpo offerto e spezzato per noi, del suo sangue versato per la nostra salvezza.
A chi pensava Gesù quando ha fatto questo straordinario segno di comunione, seguito dal suo sacrificio reale, indiscusso, consumato sopra la croce?
Nel suo cuore di carne, dilatato all'infinito dallo Spirito divino c'eravamo tutti, presenti, passati e futuri figli di re.
Sotto la croce c'era Maria, la madre e Giovanni, il discepolo che Gesù amava, o meglio il discepolo che più degli altri si sentiva amato da Gesù
C'era una coppia, quindi e il terzo, Gesù, che non era generato ma stava generando la Chiesa.
Il disegno di Giovanni non è che un capitolo di un racconto, il cui titolo non è da cambiare, un racconto, una storia vera dove un figlio non deve temere che ci siano altri fratelli a mangiare alla stessa mensa perchè ce n'è per tutti, in quanto l'amore di Dio non si misura e la sua casa è così grande da accoglierci tutti comodamente.
Giovanni il mio nipotino, che ora è cresciuto, sta rivalutando la straordinaria opportunità di avere un fratello con cui condividere lo spazio, il tempo e l'amore dei suoi genitori che, lungi dal diminuire, si moltiplica quanto più viene spezzato.
Ma quand'anche l'amore umano venisse meno, l'amore di Dio dura in eterno e su questa consapevolezza noi dobbiamo fondare ogni relazione.
Perchè solo Lui ci rende capaci di amare come Lui ci ha amati.
Da soli non andiamo molto lontano.
I nemici, diventeranno i nostri amici, quelli che scegliamo di amare come ha fatto Lui per primo, prima che nascessimo, prima che fossimo pensati dai nostri genitori.
E quando ci sentiamo smarriti di fronte ad un impegno così gravoso, rifugiamoci nel suo cuore misericordioso dove è sicuro ci troveremo tutti quelli che a parer nostro non meritano alcun perdono.
Faremo nostro il suo dolore, la sua mendicanza per un amore che aumenta nel momento in cui lo doni.

martedì 11 febbraio 2020

Ascolta e perdona





" Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?"( 1Re 8,27)

"Ascolta la supplica del tuo servo e di Israele tuo popolo, quando pregheranno in questo luogo. ASCOLTALI DAL LUOGO DELLA TUA DIMORA, DAL CIELO; ASCOLTA E PERDONA" ( 1Re 8,30)
Queste sono le parole che mi hanno colpito da sempre, quando mi imbatto nella preghiera di Salomone che mi ha sempre affascinato per la sua estrema attualità, sincerità, purezza, essenzialità.
Ma oggi, ed è questo il miracolo di un Dio che non si ripete, ma pian piano alza il velo e ti porta attraverso la preghiera, l'ascolto della sua parola ad una più intima conoscenza di Lui... Ma oggi, dicevo, mi ha colpito non la conclusione ma l'inizio della preghiera.
"Signore, Dio d'Israele, non c'è un Dio come te, nè lassù nei cieli nè quaggiù sulla terra! Tu mantieni l'alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore" (1 Re 8, 23).
"La preghiera è pensare a Gesù amandolo" dice p. De Foucauld
Noi non sappiamo, io non so pregare, mi sono detta, perchè le mie preghiere raramente cominciano con un canto di lode a Dio.
La gratitudine per tanti suoi benefici,  il riconoscergli la fedeltà e la misericordia in un'alleanza squilibrata dove la fedeltà poggia non su di noi, ma su Cristo redentore e salvatore, in cui siamo stati innestati con il Battesimo  eravamo troppo piccoli per capirlo, quando il Dono ci è stato recapitato e non abbiamo avuto nessuno che ce lo ricordasse o ci aiutasse a rendere efficace questo innesto.
Io mi definisco una donna di preghiera non tanto per i miei meriti che non sono nulla, ma per Sua grazia.
La situazione di estrema precarietà che con il tempo è diventata umanamente ingestibile si è trasformata in occasione d'incontro con Lui a cui chiedo consiglio, aiuto, benedizioni e ogni cosa che contribuisca a farmi stare bene, aumentando la mia fede e togliendomi la paura, le paure.
E di paure ne ho tante, anche se cerco di tacitarle con un sorriso, con una distrazione non proprio canonica, paure che all'improvviso mi sorprendono emergendo dal fondo di abissi che pensavo esplorati.
Uno il coraggio non se lo può dare, disse don Abbondio al Cardinale Federico Borromneo che lo redarguiva perchè aveva fatto di testa sua senza chiedere consiglio al suo superiore.
"Quegli occhi li ho visti io!...io...io.."
Cosa dire di questo povero diavolo che non aveva l'abitudine di alzare gli occhi al cielo in caso di necessità, ma di contare solo sulle sue forze?
Anche il cardinale , di fronte a questa affermazione che esce dal cuore si ridimensiona, scende dal suo piedistallo critico e diventa olio di tenerezza, balsamo di guarigione.
La preghiera è il respiro dell'anima ho letto da qualche parte e noi sappiamo che anche il respiro a volte ci manca, specie nelle salite, negli sforzi, ed è allora che la preghiera deve passare attraverso un canale non umano ma divino, il canale dello Spirito che soffia se tieni aperto il cuore.
Ma sempre ricado nella preghiera di richiesta, dando per scontato che Dio mi ascolta, che tiene a me, che mi aiuterà perchè è un Dio che mantiene fede all'alleanza e non si tira indietro e non si formalizza se non gli facciamo i salamelecchi prima di chiedergli qualcosa.
Ma la lettura di oggi mi ha fatto bene perchè mi ha ricordato che quando non ho dato per scontato nulla e ho cominciato, partendo da Lui e non da me, non ho avuto bisogno di chiedere perchè avevo già ottenuto.
In fondo, se ben ci pensiamo, la preghiera è come un incontro tra due innamorati che si dicono le cose più belle del mondo l'uno dell'altro, dando valore massimo alla persona che hanno di fronte.
E' l'amore che muove tutte le cose e Dio è Amore, eterno, infinito, uno e distinto, trascendente, fedele.
Quattro gesti di tenerezza aiutano a sopravvivere è scritto in un libro. Alle coppie di sposi si raccomanda di non dimenticare ogni giorno di dire al coniuge quanto vale per noi.
E con Dio non dovrebbe essere lo stesso ?
La differenza la fa il fatto che senza di Lui la memoria si offusca e la pigrizia, la consuetudine ci fanno dimenticare la meraviglia dell'inizio.
Il nostro Dio non ci chiede quello che non gli possiamo dare ma di dare ciò che gratuitamente lui provvede ogni giorno a darci e dirci.
" Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato!"

lunedì 9 dicembre 2019

Aperture




Meditazioni sulla liturgia di lunedì 
della II settimana di Avvento

VANGELO (Lc 5,17-26) 
Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
Parola del Signore  



" Coraggio non temete!"( Is 35,4)

Ogni volta che mi trovo in un particolare stato di sofferenza e di prostrazione mi si ripropongono, quasi per magia parole di speranza, di guarigione, di salvezza.
Ne ho bisogno senza dubbio, ma non sempre riesco subito a farle mie perchè, non è che l'età ci tolga i problemi, anzi infierisce sulle nostre stanche membra, fiaccate da tante battaglie e aumenta per così dire la dose di quello che naturalmente tocca ad ognuno, se non viene meno prima.
Il peso di una vita avara di gioie sembra offuscare il cielo che a Natale è terso, almeno  quello dei presepi di cartapesta, per distinguere la stella cometa che ci porterà davanti a Gesù.
Lui viene nonostante noi ci ostiniamo a non costruire strade percorribili,  per andare incontro all'altro nella nostra convulsa o statica quotidianità.
Se ci facciamo caso i personaggi del presepe non sempre sono posizionati in luoghi accessibili e rimangono fermi perchè nessuno ha provveduto a spianargli una strada.
Me lo fece notare Giovanni, il primo dei miei nipoti, quando orgogliosa gli presentai il mio capolavoro con monti, fiumi, laghi e cielo stellato e tante tante statuine.
Dicevo che fu lui ad accorgersi che in tanta perfezione incastonata negli anfratti della grande libreria della sala,  per la maggior parte dei personaggi, a meno di precipitare, non c'era una via che portasse alla grotta.
Giovanni Battista ieri ci viene presentato come uno che prepara la via del Signore, grazie a Dio, e nel Vangelo Gesù sempre ieri,  invitava a pregare perchè il padrone della messe mandasse operai alla sua messe.
Oggi vediamo gli operai all'opera che sfondano il tetto della casa dove si trova Gesù e ci fanno scendere un paralitico.
L'effetto immediato di tanto sforzo è un'assoluzione dai peccati che crea scandalo negli astanti.
La via che Giovanni ha preparato è una via di conversione, di pentimento, non una panacea di lunga e prospera vita su questa terra.
La via è quella di un serio esame di coscienza per prendere atto di quanto abbiamo bisogno della misericordia di Dio, del segno che attraverso Gesù Dio ci ha dato, sacrificando suo figlio.
Domani il papa inaugura, aprendo la porta santa,l'anno della misericordia,  il giubileo straordinario.
Guarda caso che la misericordia ha bisogno sempre di passare attraverso una via, una porta, una strada che il Signore percorre incontro a noi e che noi dobbiamo percorrere per rifugiarci nelle sue braccia. 
( misericordia e coraggio hanno a che fare con il cuore)
Non sempre il Signore trova aperte le porte, spalata la neve davanti agli usci delle case, abbattuti i muri dell'orgoglio e dell'autosufficienza, non sempre il Signore riesce a farci partecipi del suo perdono, a rendere operante il suo sacrificio.
Per questo ogni anno viene Natale, ogni anno festeggiamo il suo compleanno perchè impariamo a costruire le strade, a sfondare i tetti, a farci aiutare eventualmente siamo paralizzati su un lettuccio.
Ogni anno rifletto su quante cose nel tempo sono venute meno, quante persone mancano all'appello, quanta solitudine mi circonda e prego perchè non mi sfugga l'occasione di cogliere  nel mio giardino i fiori che il Signore vi ha piantato o aspettare che germoglino in primavera.
Che non sia il Natale il tempo della tristezza e della nostalgia, ma un tempo di speranza e di vita che s'impone più forte, più bella, più vera, un tempo di preparazione della via del Signore.

sabato 7 settembre 2019

"Il figlio dell'uomo è signore del sabato"(Lc 6,5)



SFOGLIANDO IL DIARIO...

5 settembre 2015
sabato XXII sett TO anno dispari
letture:Col 1,21-23; Salmo 53; Lc 6,1-5
ore 7.06

"Il figlio dell'uomo è signore del sabato"(Lc 6,5)

Meditazioni sulla liturgia di sabato della XXII settimana del tempo Ordinario e sulla lettura breve delle lodi di sabato II settimana del salterio.


" Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. (Rm 12, 14-16a )"

Ho passato queste ultime ore della notte pregando intensamente, tu lo sai.
Ho pregato perchè ne avevo bisogno, perchè tu ti muovessi a pietà dei miei dolori, della mia continua tribolazione.
Ho cercato nella preghiera a Maria l'aiuto per intercedere presso di te Signore, perchè la mia preghiera giungesse più presto alle tue orecchie e tu provvedessi a togliermi la spina dal fianco.
Maria non si è fatta attendere e così ho potuto riprendere sonno anche se per poco e non dopo aver pubblicato la preghiera che ieri mi aveva suscitato la tua parola sul digiuno e sulla presenza- assenza dello Sposo.

Ora sono qui Signore e vorrei non dimenticare quello che la tua Parola ha mosso in me, cominciando dall'ultima che ho letto.
" benedite coloro che vi perseguitano e non maledite"
Non è facile Signore fare quello che tu dici, anche se ci sto provando, da quando mi hanno detto che le maledizioni dei miei antenati sono ricadute su di me e che, solo se cambio la maledizione in benedizione, sarò liberata da questa condanna, dai lacci invisibili ma poderosi con cui il mio corpo è messo a tacere, o viene ostacolato ad agire.
Ogni giorno m'interrogo su chi siano i miei nemici per perdonarli, per benedirli.
Ma ora che ci penso non ho mai preso in considerazione che la più grande nemica di Antonietta sono io, che devo benedire tutto ciò che di me non mi piace, tutto ciò che mi manca e consegnarlo a te perchè tu lo moltiplichi e lo renda cibo per gli affamati della tua parola.
Hai ragione Signore ad insistere, perchè non ancora assolvo Antonietta, non ancora mi fido completamente di te e metto la mia benedizione nelle tue mani, rendendo efficace il Sacramento del Battesimo.
Signore aiutami ad accettare i miei limiti, aiutami a lasciarmi andare, aiutami a non legarti le mani per sciogliermi dai lacci di morte.
A Maria chiedo soccorso, aiuto e benedizioni, a Lei, che è tua madre, affido la mia causa.

Solo tu Signore puoi guarirmi dal peccato che fu dei miei padri: l'invidia, l'orgoglio, il giudizio e tutto quello che ne consegue.
E poi voglio fare una breve sosta sul vangelo di oggi che mi ricorda quante cose faccio non per amore ma per dovere.
Come vorrei Signore sentirmi libera da tante compulsioni ossessive, libera di appartenerti fino in fondo, libera da tanti lacci che oggi legano i miei antenati e che si ripercuotono su di me e sul mio agire e sulla mia qualità di vita.
Aiutami Signore a vivere l'amore che tu ci hai donato una volta per sempre e che continui a rinnovarci ogni giorno, ogni ora, ogni momento.
Aiutami a non pensare mai che tu sei un dio ingiusto e lontano.
Fammi sentire il calore del tuo sguardo, la dolcezza dei tuoi baci sulla mia bocca.
Oggi durante la messa mi hai dato un' altra possibilità per riflettere su cosa mi impedisce di lasciarmi andare e su come il poco amore dei miei antenati si sia trasformato in limite, malattia del corpo.
"Quante volte, vantandomi, ho detto che avevo allevato i miei due nipoti senza prenderli mai in braccio!".
Pensavo così di esibire l'ennesima vittoria su un handicap che cerco di dimenticare e che trasformo in strumento di vittoria, di esaltazione dell'io, anche se non tralascio mai di aggiungere che sei tu che operi in me e ne sono convinta.
Ma la superbia della fede fa sempre capolino in certe affermazioni, in cui è in gioco la mia capacità di superare gli ostacoli, abbattere i limiti, inventarmi strade alternative per raggiungere lo scopo.
Così mi sono guardata dentro e ho aperto la piaga che non guarisce, perchè ho sempre avuto vergogna a mostrarla anche  me stessa.
Per questo no ho mai pregato per me, ma mi sono sempre fatta carico dei pesi degli altri, perchè inconsciamente non volevo riconoscere il mio bisogno.
Ti voglio ringraziare Signore perchè non deludi mai le aspettative e, man mano che procediamo, ci dai la luce per guardarci dentro e riconoscerci peccatori amati e salvati da te.

venerdì 23 agosto 2019

“Forse mi passa se abbraccio qualcuno!”



” Amerai il prossimo tuo come te stesso”
(Mt 22,39)

Non è facile amare tutti Signore, si fa fatica a perdonare a ricambiare il male con il bene, a passare sopra a tante ingiustizie, cattiverie, tradimenti. Non è facile e a volte addirittura impossibile percorrere le vie della riconciliazione, non è umano mi viene da dire.
Quando ai fidanzati che si preparano a ricevere il Sacramento del matrimonio diciamo che devono essere pronti a perdonare il coniuge anche se tradisce ,c’è una ribellione, un rifiuto a prendere in considerazione questa che sembra una postilla, un optional di cui non tenere conto.
Salvo poi mettersi l’anima in pace pensando che a loro non può accadere perchè si amano e l’ipotesi quando sono innamorati non li riguarda per niente.
Molti di quelli che si sentivano sicuri del loro amore si separano a causa di un tradimento.
Signore se non ci fossi tu sicuramente avrei fatto terra bruciata intorno a me in nome della mia giustizia che non contempla la debolezza, il limite dell’altro, ma solo il mio diritto ad essere amata, rispettata, per quello che sono, che faccio, dico, dono.
La cosa più brutta è l’ingratitudine, sentirsi scontati, invisibili per quelli che hai beneficato.
E’ un vero tormento.
Eppure tu Signore metti al primo posto il comandamento dell’amore che è la garanzia di qualsiasi progetto finalizzato alla sicurezza tua e nostra.
Sembra strano che tu Signore ci chieda di metterti al primo posto, di anteporti a qualsiasi persona o interesse perchè le nostre azioni vadano in porto.
Potrebbe non interessarci la tua proposta di essere tuoi discepoli, vale a dire di seguirti, rinnegando tutto e sollevando sulle nostre spalle la croce, l’unico bagaglio consentito per affrontare il cammino della vita.
Quando pensiamo alla croce ci vengono in mente tutti i problemi che abbiamo che non possiamo risolvere, tutte le cose che ci schiacciano e ci impediscono di fare quello che ci pare e piace.
Il peso più grande che non riusciamo a portare è la nostra incapacità di amare, di benedire quelli che ci maledicono, di ringraziarti per tutto ciò che ostacola la realizzazione dei nostri progetti, che fa naufragare le nostre aspettative.
Il nostro poco amore Signore ci toglie la pace, ci rende la vita un inferno.
Sperimentiamo ogni giorno l’incapacità o la cattiva volontà delle persone di amarci e non ci mettiamo mai in discussione.
Sono gli altri a farci soffrire, gli altri che ci hanno fatto diventare aridi, egoisti e soli.
Gli altri…
Poi scopriamo per grazia che tu sei l’Altro, in te possiamo riconciliarci con il mondo intero senza fatica, perchè ti sei caricato sopra le spalle tutte le nostre croci, il nostro piccolo amore e lo hai trasformato assumendolo sulla tua carne in occasione di vita.
“Forse mi passa se abbraccio qualcuno!” disse Giovanni in piena crisi di asma e tu Signore ci fai le catechesi attraverso i bambini e ci dici di sollevare lo sguardo al crocifisso dove nelle tue braccia troviamo la capacità di allargare le nostre e di accogliere e amare tutti quelli che ti stanno a cuore, vale a dire tutti quelli che sono vicini al tuo cuore.

domenica 7 luglio 2019

Restate in quella casa





VANGELO (Lc 10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Parola del Signore.


Del vangelo di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù cerca ancora collaboratori.
Da solo non ce la fa.
Abbiamo visto ieri la chiamata dei dodici apostoli che coincideva con la chiamata di Paolo, passata in second'ordine, essendo domenica.
Ma la settimana scorsa abbiamo assistito a quanto sia stata importante la testimonianza e l'annuncio di Giovanni Battista che lo aveva incontrato e aveva sussultato quando ancora era nel grembo della madre.
Oggi Gesù chiama altri 72 discepoli per preparargli le strade, discepoli a cui dà delle istruzioni ben precise.
Niente bagaglio, in coppia, con il compito di portare la pace e rimanere nella casa dove hanno stabilito di fermarsi.
Il dovere è di rimanere nella casa anche se il primo giorno  sarà diverso dai successivi, perchè non si può mettere tutti i giorni la tovaglia buona e darti il posto d'onore, imbandendo un banchetto di grasse vivande e di cibi succulenti.
La routine prende il sopravvento e se vuoi rimanere ti devi adattare ai modi, ai tempi, alle abitudini di chi ti ospita.
Il passo del vangelo non può non far pensare al matrimonio per quel mandato affidato alla coppia.
I primi tempi di convivenza sono caratterizzati da un'attenzione speciale per l'ospite con cui hai deciso di passare tutta la vita nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
La quotidianità logora i rapporti se non decidiamo di rimanere e nel cuore continuiamo portare la pace, a benedire, a condividere, ad accogliere a dire sì con amore, con convinzione, con la consapevolezza che stai collaborando con Dio per portare al mondo la pace, per insegnare agli uomini come ci si riconcilia, per aprire la strada a Gesù autore di così grande miracolo.
Infatti la collaborazione che Gesù ci chiede, la chiede principalmente agli sposi che nella loro missione sacramentale hanno il dovere, l'investitura divina di mostrare al mondo i colori dell'arcobaleno, il segno di un'alleanza che con la grazia di Cristo dura in eterno.
La pace è dono di Dio e se non lo hai ricevuto non puoi neanche portarlo ai tuoi simili.
Senza Gesù non riusciamo a rimanere più di qualche giorno in una casa che non è la nostra, un tempo limitato in cui si rimpiange e si desidera il proprio letto, le proprie abitudini sconvolte dal dover condividere spazio, tempo vita con uno che non sei tu.
Ma Gesù ha bisogno di tali collaboratori.
Gli apostoli, grazie ai suoi insegnamenti, illuminati dallo Spirito Santo, cercarono in ogni modo di attualizzare i suoi insegnamenti tanto che li riconoscevano da come si amavano.
A quanto pare lo Spirito Santo non ha mai smesso di operare sulla Chiesa, ma oggi noi cristiani che testimoni siamo?
Da cosa ci riconoscono?
Siamo capaci di rimanere in un luogo, in una situazione, con una persona anche quando ci fa guerra o solo non corrisponde alle nostre iniziali aspettative?
Come collaboriamo alla costruzione del regno, come prepariamo la via del Signore se il nostro cuore è incostante e al primo soffio di vento fa le valigie se ne torna a casa sua, dimenticando il compito che gli è stato affidato?
Quando vengono meno le parole o sono usate a sproposito, ci ricordiamo a chi chiedere aiuto?
Penso ai silenzi prolungati e pesanti di coppie che non hanno più nulla da dirsi, ma anche alle parole violente che feriscono o uccidono.
Gesù il Verbo incarnato, la Parola vivente mai ci lascerà a secco di parole giuste, vere, parole di perdono, parole di vita.