Visualizzazione post con etichetta genitori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta genitori. Mostra tutti i post

giovedì 29 agosto 2019

Martirio di San Giovanni Battista

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone sedute, bambino, notte e spazio al chiuso
"Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti " leggiamo nel passo di Geremia che oggi la liturgia sottopone alla nostra riflessione, dove Dio, attraverso il profeta, ci ricorda che non ci abbandona e che sarà sempre al nostro fianco.
A vedere come sono andate a finire le cose, non sembra che Dio mantenga le sue promesse, perché i suoi profeti hanno fatto tutti una brutta fine, senza eccezioni, non avendo risparmiato neanche il Figlio da una fine ignominiosa.
Giovanni Battista è il più grande dei profeti, come lo ha definito Gesù, non ha avuto paura di stigmatizzare il comportamento di Erode tanto da finire decapitato e la sua testa portata su un piatto d'argento per i capricci di una donna e la debolezza di un uomo che così credeva di affermare la sua forza e il suo potere.
Questa mattina voglio fermarmi a riflettere non tanto sulle promesse disattese di Dio, perché sappiamo che Gesù è risorto e nella fede crediamo che con lui risorgeremo, ma sulla responsabilità dei genitori nei riguardi dei figli.
In questo caso Erodiade, la madre della fanciulla che aveva ammaliato il re con la sua danza, ha la più grande responsibilità di quanto è successo. 
I genitori sono responsabili non solo di quello che i bambini fanno da piccoli, ma anche di quello che faranno da grandi e insegneranno ai loro figli, nipoti e pronipoti.
Sempre più spesso capita che i coniugi si separino e che poi si servano dei figli per farsi la guerra.
Il genitore non convivente, nelle poche ore che passa con il figlio tende a fargli fare esperienze irripetibili, belle, entusiasmanti, fuori dell'ordinario, perché sia contento e magari si attacchi più a lui e gli voglia più bene.
La condivisione di valori in una coppia sana che insegna a distinguere il bene dal male alla luce della parola di Dio, alla luce della verità, della giustizia è cosa preziosa e rara di questi tempi.
Oggi ricordiamo il martirio di San Giovanni Battista perché non ebbe paura a dire quello che riteneva giusto, quello che lo Spirito gli ispirava e ci rimise la vita.
Ma i genitori di oggi sono capaci di dire dei no imprescindibili ai propri figli, rischiando l'impopolarità o anche il rifiuto? 
Voglio pregare per tutti quei genitori che hanno la responsabilità dell'educazione dei propri figli, ma anche per tutti gli educatori, familiari e non perché imparino e attingano da Dio la verità e la trasmettano alle nuove generazioni nella sua purezza e interezza.
Se noi gettiamo un seme già marcio, non possiamo aspettarci che frutti immangiabili, disgustosi e velenosi.
Ringraziamo Giovanni Battista per la sua testimonianza, come tutti i profeti che hanno parlato nel nome di Dio.
Ringraziamo Dio per tutti quelli che oggi ci camminano accanto e dei quali vorremmo accorgerci e dai quali vorremmo essere ammaestrati.
Benediciamolo per la parola che ci ha donato e che ci dona ogni giorno per riflettere su fatti che interessano non la vita di persone vissute tanti anni fa, ma la nostra vita concreta, reale, quotidiana.

mercoledì 19 settembre 2018

L'utero di Dio


“La carità non avrà mai fine “. (1Cor 13,8)

“Dio è amore”, scrisse Giovanni, sotto un disegno che mostrava una famiglia felice, una coppia con un bambino a lato, preso per mano, con tanti raggi gialli luminosi. 
Giovanni ad ogni colore dava un significato e il giallo per lui esprimeva la felicità, come il verde l'odio, il viola l'invidia.
Straordinari questi bambini che ti aprono le porte del Paradiso!
Ai piccoli infatti sono svelati i segreti del regno. 
“Quante cose si possono fare con Gesù!” aveva detto Marco, un altro bambino speciale speciale, non perché l'ho conosciuto io, ma perché tutti i bambini sono speciali quando li osservi, li ascolti e ti fai guidare da loro. 
Quando mi sono sposata non pensavo che avere dei figli comportava fatica come quella che mi è rimasta impressa di insegnare a Franco a scrivere nelle  righe, passando dallo stampatello al corsivo.
Ma non sapevo che dai bambini impari a guardare il mondo con altri occhi.
Per fortuna che il Signore mi ha dato un'altra chanche affidandomi i miei nipotini per fare gli esami di riparazione.
Bisogna veramente osservarli i bambini, anzi  diventare bambini e rientrare dell'utero di chi ti ha generato, per vedere svelati i misteri del regno.
Solo così puoi capire i discorsi di Gesù, farli tuoi, diventare come lui  ci ha promesso.
Questa notte, meditando i misteri gloriosi del rosario, non riuscivo a staccare la mente dal pensiero che, per poter contemplare il mistero non lo dovevi guardare da fuori, ma lo dovevi guardare da dentro, da dentro la pancia, dall'interno dell'utero di chi ti ha generato. 
Così questa notte ho fatto un trasloco e invece di pensare che dalla terra guardavo il cielo, ho capovolto la cosa e ho pensato che dal cielo guardavo la terra, più che altro dal cuore di Dio guardavo Antonietta e guardavo tutti i suoi figli.
Io galleggiavo leggera nel suo utero.
Dal liquido amniotico mi sentivo cullata, nutrita, amata da Dio Padre, Eterno Amante, dal Figlio Eterno Amato e dallo Spirito Santo, Eterno Amore.
L'accordo della mia famiglia d'origine, la loro comunione, il loro amore facevano sì che mi sentissi al sicuro.
Era una sensazione bellissima perché  finalmente ero felice.
Le parole del Vangelo “ Vi ho suonato il flauto e non avete ballato, vi ho cantato un lamento e non avete pianto” mi sembravano appartenere un passato che non ritorna. 
Ero arrivata nella casella del Cristo morto e risorto in quell'assurdo gioco dell'oca dove i dadi mi rimandavano sempre al punto di partenza.
La  meta che mi si prospettava all'inizio come una croce che nessuno ama e che tutti vorrebbero rigettare il mittente, si era  trasformata  in un grande utero accogliente, dove mi sentivo amata, protetta e nutrita per essere portata a perfezione.
Ricordo, quando mi sono sposata, la soddisfazione di cambiare il cognome (allora la legge lo imponeva) perchè dalla mia famiglia mi ero sentita poco amata.
Pensavo che nella famiglia di mio marito quell'amore l'avrei trovato nella sua interezza. 
Quanto mi sbagliavo! 
Ma nè nella prima nè nella seconda ho trovato l'amore perfetto.
Per questo, senza sapere di stare a cercarlo, ho incontrato il Signore,perché io cercavo l'amore e non Dio.
Ma Dio è amore.
E' l'amore  che ti riempie la vita, ti dà il coraggio di andare avanti, alimenta la speranza, dà un senso a tutto quello che fai. 
Sentirsi amati è sentirsi vivi, in quel caldo e sicuro rifugio che è la Sua casa di carne.
Attingendo alla fonte non puoi non desiderare di fare altrettanto, perché quello che impari nella Sua casa, sei capace di farlo anche tu per le persone che Gli stanno a cuore, tutti i figli che formano il Suo Corpo, la Chiesa.
“La carità non abbia finzioni”, dice San Paolo.
Ad una bimba che assisteva all'incontro prebattesimale dei genitori ho chiesto se sapeva cos'era l'amore e se l'aveva imparato dalla televisione.
Mi ha risposto che l'amore lo vedeva nei suoi genitori perchè anche quando litigano si riappacificano.
Le ho chiesto allora cosa i genitori dovevano insegnare ai figli.
“A fare la pace!”, la sua risposta.

George Edmund Street,Decorazione a piastrelle della navata, 1875 circa.
 Roma, San Paolo Dentro le mura.




lunedì 30 luglio 2018

"Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori"



" Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me"(Es 32,33)

Quando Dio si arrabbia non mi piace per niente, come succedeva quando mio padre si arrabbiava con noi perchè facevamo cose che non dovevamo fare.
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l'educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c'era l'amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall'amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d'attesa attraverso le nuove tecnologie, per l'altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull'autostrada, ecc. ecc.
Penso che l'arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare le parole scaturite da un incontro che mi ha cambiato la vita.
"Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori"
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s'incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l'ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (...un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all'abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell'agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .

domenica 21 agosto 2016

LA PORTA STRETTA: IL SERVIZIO

aaa76-il2bgioco2bdell2527oca2b2b3


Meditazioni sulla liturgia di domenica della XXI settimana del T.O. anno C
“Sforzatevi di entrare per la porta stretta”( Lc 13,24)
Forse la porta stretta, non è obbedire ma fare di cuore ciò che Dio vuole.
Il più delle volte agiamo per paura, per ottenere un vantaggio, per ricattare Dio, usando il nostro comportamento o i nostri presunti meriti per ottenere il lasciapassare per il paradiso.
Quando penso a Gesù non posso negare che anche lui e per primo si è dovuto ridimensionare, diventare piccolo, umile, servo dei servi per rientrare nella casa che era sua di diritto.
Perchè quando esci non è sempre così scontato poterci rientrare, perchè le chiavi non te le puoi portare dietro, sono a disposizione però di tutti quelli che si fanno piccoli, tanto piccoli da poterci passare.
” Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”
E Gesù, che non aveva niente da scontare, non aveva commesso nessuna colpa, non si era allontanato per suo gusto all’insaputa del genitore, pure gli è toccata la stessa sorte: farsi piccolo, farsi servo, obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Le parole della lettera di San Paolo in cui si parla dell’obbedienza dei figli verso i genitori in un epoca in cui i genitori sono fuori di testa e arrivano anche ad ammazzare o non riconoscere i figli usciti dalle proprie viscere, in un’epoca in cui i figli hanno altro da fare, da pensare e non vedono l’ora di sottrarsi all’autorità, alla dipendenza dei genitori, dopo avergli spillato l’ultima lira, figli che se possono permetterserlo i genitori, s’intende, gli mettono una badante o li richiudono in un ospizio, quando non li uccidono prima anche solo non facendoli esistere.
La porta stretta dicevo che non è stata risparmiata neanche a Gesù che aveva onorato il padre e la madre, aveva fatto la volontà di Dio con tutto il cuore, e per giunta era uscito da casa sua per salvare il mondo, non per trarne un beneficio personale ed egoistico.
Quando penso a quanto si è dovuto rimpiccipolire mi smarrisco, addirittura non riesco neanche a concepirlo, perchè l’infinito non può diventare finito, vale a dire che l’infinitamente grande non può diventare tanto piccolo da non poter passare per una porta stretta, quella di casa sua, se non morendo.
Eppure questo è accaduto, questa è la nostra fede.
Senza quel servizio, quel sacrificio quella porta sarebbe irrimediabilmente chiusa per tutti.
Meditando quindi su quello che la liturgia oggi ci propone, voglio pensare a quanto amore metto nel dire sì agli uomini e a Dio, quante volte il mio sì è condizionato da ciò che non ha niente a che fare con Lui, ma molto a che fare con il mio vantaggio personale.
Servo? A chi servo?Chi servo? Perchè servo?
Questa è la domanda che mi devo porre, prima di cominciare la giornata.
Il servizio mi fa vivere, perchè ciò che non serve si mette in cantina o si getta in discarica.
Ciò che non serve non ha funzione. E le cose che non funzionano o si fanno riparare o si gettano lo sappiamo.
Ma la domanda connessa è chi serviamo, se noi stessi, l’orgoglio, il denaro, il prestigio, la bellezza, il piacere ecc ecc, vale a dire il mondo, o serviamo Dio.
Ma come facciamo a sapere se ciò che facciamo serve a noi o a Dio?
Io penso che a Dio interessa che noi viviamo e lui sa di cosa abbiamo bisogno, cosa serve e cosa ci serve perchè viviamo in eterno.
Allora non allontaniamoci dalla luce e facciamoci illuminare dalla sua Parola. “Lampada ai miei passi è la tua parola” è scritto.
Ma perchè ridiventare bambini?
Perchè i bambini si fidano delle persone che si prendono cura di loro.
Ieri sono stata colpita da un racconto trovato nel web.
” Quando vediamo un’acrobata volteggiare nell’aria la nostra ammirazione e i nostri occhi sono tutti su di lui, mentre chi lavora e non si può permettere di non distrarsi è l’altro che deve essere sempre pronto a prenderlo, impedendo che cada.”
Ora che ci penso la porta stretta è quel foro da cui uscì sangue e acqua, la porta è Lui, “io sono la porta delle pecore” ma devi diventare piccolo, tanto piccolo per rientrare nell’utero di chi ti ha pensato e amato per primo.
Bisogna rinascere dall’alto come disse Gesù a Nicodemo.
Rinascere è rientrare nel grembo di chi continua a nutrirti non solo il tempo della gestazione, ma per tutta l’eternità.
Siamo preziosi ai suoi occhi.
“Può una madre dimenticare suo figlio? quand’anche si dimenticasse, io non ti dimenticherei mai!”dice il Signore.

venerdì 20 luglio 2012

Babele moderna


Viviamo in una civiltà schizofrenica e non bisogna andare lontano per accorgersene.
Ieri con una sofferenza indicibile, ma con tutto l'amore che potevo metterci, ho preparato il pranzo per tutti, pur se le mie forze non bastavano a prendermi da sola un bicchiere d'acqua. 
Sapevo che i bambini sarebbero tornati affamati dalla scuola dell'estate, che mio figlio e mio marito girano come le trottole per cercare soldi e lavoro, che mia nuora, l'unica con un posto non si sa per quanto tempo sicuro, sarebbe tornata, approfittando della pausa pranzo, che si riduce a 15 minuti,(viste le distanze) e che non c'era niente di pronto.
Consapavole che nessuno mi avrebbe ringraziato, perchè nessuno aveva chiesto, mi sono guardata intorno e ho visto come vanno le cose.
Ognuno era proiettato in quello che avrebbe dovuto fare il pomeriggio o il giorno dopo. 
Di qui rimproveri perchè i bambini si stavano sporcando, a me indicazioni per non farli scendere in giardino a giocare, perchè dovevano essere lavati asciugati e vestiti di tutto punto per le 17.30, ora fissata per il controllo annuale dalla pediatra.
Mio marito e mio figlio parlavano al telefono per dare preventivi o prendere ordini, mia nuora urlava perchè era tardi ed era stanca e nessuno la stava a sentire per i vestiti che poi i bimbi avrebbero dovuto indossare.
Il problema è che nessuno ha capito dove li aveva messi.
Mio figlio è andato a stirarne degli altri, mio marito ha fatto fare la doccia solo a Giovanni, facendogli indossare canottiera e mutande di Emanuele che ha 4 anni di meno,  e la maglia e i pantaloni sudati e sporchi della scuola dell'estate.
Emanuele si è defilato dicendo che stava facendo un disegno e che non aveva tempo per la doccia.
Non so cosa sia successo alle 17,30 quando la mamma, uscita dall'ufficio se li è venuta a prendere di corsa, e non lo voglio sapere.

C'è stato però un momento, in cui gli adulti si sono allontanati da tavola, e io sono rimasta sola con i bambini.
Mi sono bastati cinque minuti per sapere cosa avevano fatto al mattino.
Emanuele ha confidato a me e al fratello che ha trovato un amico che gli ha insegnato a fare il portiere. Gli ha detto che per allenarsi, in mancanza di un compagno con cui giocare. basta anche un muro su cui lanciare con forza la palla e poi cercare di prenderla.
Giovanni che è un portiere collaudato mi ha detto che aveva scoperto una cosa importante, proprio quel giorno.
"Volere non è potere" mi ha detto, perchè gli avevano fatto goal da una posizione che riteneva supercollaudata e sicura.
Ho chiesto loro se quello che stavano mangiando era buono. 
"Buonissimo!" hanno risposto.
"Allora ringraziamo Dio, perchè se fosse dipeso dalla nonna,  le cose sarebbero andate in tutt'altro modo."
Peccato che poi sia rientrato mio figlio sul più bello per ricordare a Giovanni di mettersi il deodorante.
Ieri sera sotto le poltrone della sala ho trovato un sacchetto con i vestiti puliti e in ordine che i bambini avrebbero dovuto indossare.

Questo è il disegno di Emanuele
Un camion porta una casa. Dove?

lunedì 14 maggio 2012

I regali


Cominciare la giornata con una preghiera di lode (dopo una notte di massacro fisico)  nasce da un atto di volontà,  che si dimostra fruttuoso man mano che ci facciamo guidare da Dio a scoprire i Suoi "scintillanti".
Ieri sera a tavola con mio figlio, la sposa e i suoi bambini, ripensavo a quando il regalo, per la festa della mamma, era un costoso gioiello acquistato da mio marito per conto di nostro figlio. 
Quest'anno non ho ricevuto regali. 
La crisi però non ci ha potuto togliere la gioia di stare insieme e di godere di quello che i bambini avevano preparato per la loro mamma.
Emanuele ci ha fatto tenerezza con il suo dono: un rosario di tutti i colori, fatto con il pongo. 


Giovanni, che è grande ci ha commosso con la poesia che ha scritto per l'occasione, senza l'aiuto delle maestre.
Questa è la poesia che ha scritto Giovanni, che non sono riuscita a scannerizzare

Franco, mio figlio, mi ha fatto intendere che quelle cose dette o fatte dai bambini erano anche per me.
Al rimpianto per quello che non c'èra più si è sostituita la gratitudine per quell'amore moltiplicato nella discendenza.
Così lo Spirito mi ha portato a lodare, benedire e ringraziare il Signore, solo spostando lo sguardo da ciò che mi manca a ciò che ho in abbondanza.

domenica 13 maggio 2012

Mia madre, la mia più bella invenzione




 “La mia piú bella invenzione, dice Dio, è Maria.
Mi mancava una Mamma e l'ho fatta.
Ho fatto mia Madre prima che ella facesse me.Era piú sicuro.
Ora sono veramente un uomo come tutti gli uomini.
Non ho piú nulla di invidiare loro, poiché ho una Mam­ma, una vera.
Mi mancava.
Mia Madre si chiama Maria, dice Dio.
La sua anima è assolutamente pura e piena di grazia.
Il suo corpo è vergine, per­vaso da una luce che sulla terra mai mi sono stancato di guardarla, di ascoltarla, di animarla.
È bella mia Madre, tanto che, lasciando gli splen­dori del cielo, non mi sono trovato sperduto vicino a lei.
Eppure so bene, dice Dio, cosa sia l'essere portato dagli angeli: beh, non vale le braccia di una mamma, credetemi. Maria, mia Madre è morta, dice Dio.
Dopo che io ero risalito verso il cielo, ella mi mancava, io le mancavo.
Ella mi ha rag­giunto.
Con la sua anima, con il suo corpo direttamente.
Non potevo fare diversamente.
Era necessario.
Era conveniente.
Le dita che hanno portato Dio non potevano immobilizzarsi.
Gli occhi che hanno contemplato Dio non potevano restare chiusi.
Le labbra che hanno baciato Dio, non pote­vano irrigidirsi.
Il corpo purissimo che aveva dato un corpo a Dio non po­teva marcire mescolato alla terra.
Non ho potuto, non era possibile.
Mi sa­rebbe costato troppo.
Ho un bell'essere Dio, sono suo figlio, e comando io.
E poi, dice Gesú, l'ho fatto anche per gli uomini miei fratelli.
Perché ab­biano una Mamma in cielo. Una vera, una di loro, corpo e anima, la mia...
In cielo hanno una Mamma che li segue con gli occhi, con i suoi occhi di carne.
In cielo hanno una Mamma che li ama con tutto il cuore, con il suo cuore di carne.
E questa Mamma è la mia, che mi guarda con gli stessi oc­chi, che mi ama con lo stesso cuore.
Se gli uomini fossero furbi, ne appro­fitterebbero, dovrebbero ben sospettare che io non le posso rifiutare nul­la...
Che volete! È mia Madre.
Io l'ho voluta. Non me ne pento.
L'uno di fronte all'altro, corpo e anima, Madre e Figlio.
Eternamente Madre e Fi­glio
Madre e figli ... ».



M.Quoist

lunedì 19 marzo 2012

Decalogo per il papà






1°. Il primo dovere di un padre verso i suoi figli è amare la madre. La famiglia è un sistema che si regge sull'amore. Non quello presupposto, ma quello reale, effettivo. Senza amore è impossibile sostenere a lungo le sollecitazioni della vita familiare. Non si può fare i genitori "per dovere". E l'educazione è sempre un "gioco di squadra". Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un'intima unione danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base sicura. Un papà può proteggere la mamma dandole in "cambio", il tempo di riprendersi, di riposare e ritrovare un po' di spazio per sé.



2°. Il padre deve soprattutto esserci. Una presenza che significa "voi siete il primo interesse della mia vita". Affermano le statistiche che, in media, un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno in modo autenticamente educativo con i propri figli. Esistono ricerche che hanno riscontrato un nesso tra l'assenza del padre e lo scarso profitto scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e l'aggressività. Non è questione di tempo, ma di effettiva comunicazione. Esserci, per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita. E' anche imparare a notare tutti quei piccoli e grandi segnali che i ragazzi inviano continuamente.




3°. Un padre è un modello, che lo voglia o no. Oggi la figura del padre ha un enorme importanza come appoggio e guida del figlio. In primo luogo come esempio di comportamenti, come stimolo a scegliere determinate condotte in accordo con i principi di correttezza e civiltà. In breve, come modello di onestà, di lealtà e di benevolenza. Anche se non lo dimostrano, anche se persino lo negano, i ragazzi badano molto di più a ciò che il padre fa', alle ragioni per cui lo fa. La dimostrazione di ciò che chiamiamo "coscienza" ha un notevole peso quando venga fornita dalla figura paterna.




4°. Un padre dà sicurezza. Il papà è il custode. Tutti in famiglia si aspettano protezione dal papà. Un papà protegge anche imponendo delle regole e dei limiti di spazio e di tempo, dicendo ogni tanto "no", che è il modo migliore per comunicare: "ho cura di te".




5°. Un padre incoraggia e dà forza. Il papà dimostra il suo amore con la stima, il rispetto, l'ascolto, l'accettazione. Ha la vera tenerezza di chi dice: "Qualunque cosa capiti, sono qui per te!". Di qui nasce nei figli quell'atteggiamento vitale che è la fiducia in se stessi. Un papà è sempre pronto ad aiutare i figli, a compensare i punti deboli.




6°. Un padre ricorda e racconta. Paternità è essere l'isola accogliente per i "naufraghi della giornata". E' fare di qualche momento particolare, la cena per esempio, un punto d'incontro per la famiglia, dove si possa conversare in un clima sereno. Un buon papà sa creare la magia dei ricordi, attraverso i piccoli rituali dell'affetto. Nel passato il padre era il portatore dei "valori", e per trasmettere i valori ai figli basta imporli. Ora bisogna dimostrarli. E la vita moderna ci impedisce di farlo. Come si fa a dimostrare qualcosa ai figli, quando non si ha neppure il tempo di parlare con loro, di stare insieme tranquillamente, di scambiare idee, progetti, opinioni, di palesare speranze, gioie o delusioni?




7°. Un padre insegna a risolvere i problemi. Un papà è il miglior passaporto per il mondo " di fuori". Il punto sul quale influisce fortemente il padre è la capacità di dominio della realtà, l'attitudine ad affrontare e controllare il mondo in cui si vive. Elemento anche questo che contribuisce non poco alla strutturazione della personalità del figlio. Il papà è la persona che fornisce ai figli la mappa della vita.




8°. Un padre perdona. Il perdono del papà è la qualità più grande, più attesa, più sentita da un figlio. Un giovane rinchiuso in un carcere minorile confida: "Mio padre con me è sempre stato freddo di amore e di comprensione. Quand'ero piccolo mi voleva un gran bene; ci fu un giorno che commisi uno sbaglio; da allora non ebbe più il coraggio di avvicinarmi e di baciarmi come faceva prima. L'amore che nutriva per me scomparve: ero sui tredici anni... Mi ha tolto l'affetto proprio quando ne avevo estremamente bisogno. Non avevo uno a cui confidare le mie pene. La colpa è anche sua se sono finito così in basso. Se fossi stato al suo posto, mi sarei comportato diversamente. Non avrei abbandonato mio figlio nel momento più delicato della sua vita. Lo avrei incoraggiato a ritornare sulla retta via con la comprensione di un vero padre. A me è mancato tutto questo".




9°. Il padre è sempre il padre. Anche se vive lontano. Ogni figlio ha il diritto di avere il suo papà. Essere trascurati, trascurati o abbandonati dal proprio padre è una ferita che non si rimargina mai.




10°. Un padre è immagine di Dio. Essere padre è una vocazione, non solo una scelta personale. Tutte le ricerche psicologiche dicono che i bambini si fanno l'immagine di Dio sul modello del loro papà. La preghiera che Gesù ci ha insegnato è il Padre Nostro. Una mamma che prega con i propri figli è una cosa bella, ma quasi normale. Un papà che prega con i propri figli lascerà in loro un'impronta indelebile.




BRUNO FERRERO



Il papà è quella cosa che c'è quando hai bisogno di aiuto e sicurezza

(Giovanni ed Emanuele)












sabato 31 dicembre 2011

Papà


Sfogliando il diario


90 anni

1 gennaio 2003 ore 0, 37

La festa è finita, gli invitati sono tornati a casa.

In questa atmosfera silenziosa e ovattata dove giungono da lontano gli ultimi spari di una festa che non vorrebbe mai finire, sono qui nel letto a pensare.

Questa notte gli spari li ho visti seduta su una poltrona, dietro i vetri della sala, stretta stretta a Giovanni, che, stupito, seguiva i colori e i rumori che si avvicendavano nel cielo.

Anche se non abbiamo fatto niente di speciale, pure è stata una bella serata, con papà a capotavola e la torta piccina con su scritto90 così grande che mi ha fatto paura.

90 anni, quanti sono!

Quanti mi sono sembrati, se li misuro con i miei, che già mi sembrano tanti!

Ogni anno è fatto di mesi, di giorni, di ore, di minuti, di attimi.

Quante gioie, quanti dolori, quanta fatica nel procedere sulla strada maestra!

Papà ricordava la guerra, questa sera: la prima guerra mondiale, la rivoluzione fascista, la seconda guerra mondiale a cui lui pure ha partecipato.

La guerra è fatta di bombe, di esplosioni, di paura.

Questa notte la gente, per divertirsi, ha colorato i rumori di morte, ha cambiato i connotati ai colpi crudeli e non ha potuto fare a meno di giocare con il fuoco.

Tanti soldi, tante energie per ricreare l’atmosfera che a mio padre un tempo fece paura e che stasera ha fatto sgranare gli occhi a Giovanni.

L’uomo non sa fare altro che giocare con il fuoco e non sa che finirà irrimediabilmente per bruciarsi.

In questa notte penso a mio padre che ha compiuto 90 anni e ha tante cose da raccontare, penso a chi non ha ricordi e se li deve inventare.

Papà

31 dicembre 1912-12 luglio 2004

Quando un uomo giusto e sazio di anni muore, non ci sono parole che servono per riempire ciò che lui ha provveduto a riempire e a lasciare colmo.

Vogliamo ringraziare il Signore per papà, un uomo che non ha bisogno di chi aggiunga qualcosa di più di quanto egli stesso non abbia testimoniato con la sua vita.

Del tempo che ci ha concesso per apprezzare fino in fondo quale grande dono ci ha fatto, benediciamo e lodiamo Dio, che ha ispirato i suoi pensieri, le sue parole, le sue azioni.

Chiediamo a Lui di poter conservare saldi nel nostro cuore i valori che papà ci ha trasmesso: il più prezioso dei quali è quello di una famiglia unita nell’amore.

 Appuntamenti
12 luglio 2010

Cinque anni dopo la morte di mio fratello, lo stesso giorno, papà è andato a raggiungerlo, come se si fossero dati appuntamento per una vacanza.

La fede ci fece incontrare prima che partisse.
Era bello, negli ultimi tempi parlare di quante volte il Signore attraverso la Madre ci rispondeva.
Facevamo a gara per raccontarcelo, lui cieco e ancorato alla sedia si dispiaceva per me che ero giovane e che anzitempo ero stata chiamata a soffrire.
Parlavamo del viaggio che si accingeva a fare come fosse cosa normale, anzi necessaria.
"Una pianta , quando è piccola, si mette in un piccolo vaso, poi, man mano che cresce si mette in un vaso più grande" gli dicevo.
"Ma arriva il momento che non ci sono più vasi che possano contenerla e deve essere piantata in un grande giardino" concludeva lui.

Nelle mani gli ho messo il mio rosario di legno, perchè potessimo insieme continuare a pregare.
Era quello che una persona di fede, conoscendo la mia avversione viscerale con questa devozione, in chiesa se lo sfilò dalle mani, e me lo diede con l'augurio che potessi trovarvi conforto, consolazione, forza, intimità più profonda con il mistero di Dio e con sua madre, chiamata per prima ad accoglierlo e a viverlo.
Dai grani di quel rosario si sprigionava un calore profondo, rassicurante, intenso  quando pensavo a quante persone erano in  quei grani, con le loro storie di sofferenza e di morte... quante speranze, quante invocazioni d'aiuto, quanti atti di fede!
In quel legno d'ulivo c'era la passione dell'uomo e la compassione di Dio, c'era l'amore messo in circolo dal sì di Maria, diventata pian piano la nostra compagna di viaggio, mia e di papà, la nostra infermiera notturna, la via privilegiata e sicura per entrare nella casa del Padre attraverso il cuore del Figlio.


 La scala

31 dicembre 2013

Quando la notte non riesco a dormire  mi aggrappo a quel rosario che misi tra le dita di papà,  quando ci lasciò. 
Ogni notte la scala diventa più salda e sicura, ogni notte mi guadagno un pezzetto di cielo, mentre lui mi stende la mano.


domenica 29 agosto 2010

Buone vacanze




Sono partiti per le vacanze. Da tempo aspettavo questo momento.
Ho paura di rimettere in ordine i giochi sparsi per terra e sulle poltrone. Anche il tavolo su cui lavoro è pieno di fogli e di colori, disegnati, scarabbocchiati, in attesa.
Ho paura che, cancellando le tracce del loro passaggio, il vuoto diventi incommensurabile e io sia incapace di gestirlo.
"Dio non mi basti", mi verrebbe da dire, perchè attraverso i suoi angeli mi invia messaggi di tenerezza.
E' quando rimani solo che ti accorgi di quanto siano importanti le persone, anche quelle per cui fatichi, che pretendono tanto, troppo da te, quelle che ti fanno arrabbiare, che non hanno pietà di te.
Ti accorgi di quanto hai bisogno di quella fatica per dare un senso alle tue giornate, di quei sì all'amore che ti uniscono a Dio, di quelle "adorabili canaglie" che ti fanno vivere nell'inferno per prepararti il paradiso.
Grazie Franco, grazie Monia perchè continuate ad affidarmi i vostri bambini.
Io non so se l'avrei fatto, visto come sono messa.
Voglio ringraziare il Signore perchè tutto questo è opera sua.

mercoledì 21 aprile 2010

I figli sono come aquiloni

Questo è il dono che mi sono riportata dall'incontro sulla genitorialità che ha organizzato la nostra Diocesi e che voglio condividere con voi 
"Il nido vuoto": quando i figli se ne vanno
"Siamo diventati nonni": Nuova forma di fecondità in età avanzata


mercoledì 18 novembre 2009

Educare

Educare significa dare ai figli buoni ricordi, i quali, al momento opportuno, si accenderanno come lampade e illumineranno il loro cammino.
(Fëdor Dostoevskij)
Non soltanto il bambino viene alla luce attraverso suo padre e sua madre,
ma anche i genitori attraverso il loro bambino.
(Gertrud Von Le Fort)
Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al posto dei vostri figli, ma aiutateli a capire i loro bisogni, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente.
(S. Ambrogio, IV sec.)



Quando dei genitori decidono di mettere al mondo un figlio non gli domandano il permesso, ma gli “impongono” la vita.
Consciamente o inconsciamente i figli, nella loro esistenza, domanderanno il perché di questa scelta.
L’educazione è l’impresa, che dura tutta la vita, di rispondere a questa domanda dei figli.
L’educazione è una grande responsabilità; come dice lo stesso termine è un “dare risposta”, un rendere ragione del dono della vita.
Quale è il volto del nostro destino? Siamo qui per caso, viviamo per caso e quindi moriamo come se non fossimo mai esistiti oppure siamo in ogni momento portati nelle braccia di un Amore, di una Persona che ci ama?
Educare significa introdurre la persona umana nell’incontro con il suo destino, accompagnarla nello scoprire il senso della sua vita.

Tratto da "Trasmissione della Fede ai figli "(don Cristiano Marcucci)

venerdì 13 novembre 2009

Genitori non si nasce...si diventa!




Abramo e Sara: genitori per vocazione


Noi nonni con la famiglia di  nostro figlio  saremo QUI dal 13 al 15 novembre, insieme ai nostri libri di carne, per un ritiro che non ha limiti di età per i partecipanti.






Casa “Stella del Gran Sasso” Cerchiara (Te)



Per saperne di più, clicca QUI

sabato 21 marzo 2009

RISVEGLI


Descrivi il tuo risveglio
(Compito per casa)
...
La mattina mi sveglia quasi sempre papà.


Mi chiama:Giovanni, Giovanni! E'tardi.
Io mi stiracchio, scendo dal letto e vado in cucina per fare colazione.


Invece la mamma mi chiama:Giovanni, vieni a fare colazione.
Io vado in cucina e la mamma mi abbraccia forte.
....

mercoledì 18 febbraio 2009

RISVEGLI



Che i bambini passino la maggior parte del loro tempo a dormire, appena nati, è risaputo, ma che poi le cose cambiano bisogna sperimentarlo.

Ecco perchè la bomboniera del primo, Giovanni nato nel 2002, ritrae un angelo che dorme, mentre quella di Emanuele, nato nel 2006,  non c'è bisogno che ve la spieghi.

domenica 11 gennaio 2009

Figli di re

Marco 1,7-11 - Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Oggi è la nostra festa, una festa di gioia, di pace, di consolazione,una festa di amore traboccante per Chi ci ha dato la Vita.

Oggi, attraverso il Battesimo di Gesù, Dio parla al nostro cuore e ci dice chi siamo, qualora ce ne fossimo dimenticati.

Siamo stati consacrati e unti, il giorno del nostro Battesimo, re, profeti e sacerdoti, grazie al sacrificio di quell'Unico figlio, che non voleva essere solo a godere dell'Amore infinito in cui viveva nella sua famiglia d'origine.

Quando ce lo ha detto il sacerdote, la maggior parte di noi stava in braccio a sua madre: era piccolo, troppo piccolo per poter capire il significato di quelle parole.

Ora che siamo cresciuti, è arrivato il momentro di scendere da quelle braccia, che ci hanno sostenuto fin quando hanno potuto e come hanno potuto, e, senza troppi rimpianti, salire su altre braccia, più potenti e vigorose, nelle quali ritrovarci tutti a fare festa.

Le braccia del Papà di tutti i papà.

Come accade nelle famiglie numerose la domenica, quando ci si ritrova nel grande lettone dei genitori, a gioire dello stare insieme.

domenica 2 novembre 2008

L'abbraccio




Oggi, commemorazione di tutti i defunti, la chiesa gioisce, celebrando la vittoria della vita sulla morte.
Ricordo che chiesi a don Luigi, ero agli inizi del cammino, se era un dogma, quello della resurrezione della carne.
A dir la verità, la cosa non mi piaceva per niente perchè, se in questa vita non potevo prescindere dalle esigenze del corpo, per via della malattia che era diventata la mia scomoda compagna di viaggio, il pensiero di liberarmene mi arrideva parecchio e mi consolava.
“Certo!”, mi aveva risposto scandalizzato il sacerdote, senza però spiegarmi il perchè.



Fu da allora che mi misi a cercare tutti i testi che mi illuminassero sull'infinita misericordia di Dio, che, a mio parere, non poteva permettere che, dietro, ci portassimo un ingombro tanto inutile quanto dannoso.
Così almeno pensavo.


 
E' stato Giovanni, quando aveva quattro anni, a spiegarmi il mistero.



Per consolarlo della morte recente di mio padre, a cui era molto legato, gli avevo detto che in cielo c'era ad aspettarlo da tempo il suo papà, che lo aveva lasciato, prima che imparasse a camminare, del quale conservava sulla guancia il calore di una carezza ricevuta, quando era ancora in braccio alla madre.
Lui, mio padre, non le cercò altrove, le carezze, né le diede mai, tutto occupato a provvedere ai bisogni materiali della sua famiglia.



Quando, carico di anni e provato dalla malattia, mi diceva che era stanco e che voleva morire per riposarsi, gli rispondevo che aveva un debito di baci e di abbracci, che non ancora aveva assolto nei miei confronti.
Stando a questo, i miei non avrebbero dovuto morire mai, visto che “i figli si baciano solo di notte, quando dormono”, come soleva dire mia nonna.



Ma purtroppo quello che temevamo è accaduto e oggi mi ritrovo a pensare a loro e agli abbracci che mi sono stati negati e che ho negato a mio figlio.
Lo scorso anno il 2 novembre mi colpì l'omelia di don Ermete sulla meditazione dell'antifona d'ingresso della I messa del giorno :



Gesù è morto ed è risorto;
così anche quelli che sono morti in Gesù
Dio li radunerà insieme con lui.
E come tutti muoiono in Adamo,
così tutti in Cristo riavranno la vita. (1Ts 4,14; 1Cor 15,22)



Ci feci un post  a riguardo , tanto mi commossero e mi traghettarono nell'Oltre le sue parole.



Ma il Signore fa nuove tutte le cose e questa mattina mi sono messa a pensare che lo Spirito Santo mi avrebbe parlato anche in una chiesa diversa da quella dove avrei voluto recarmi, anche se , come dice la messa don Ermete, non la dice nessuno.



Ad aspettarmi c'era Gesù, il suo abbraccio inchiodato ad una croce, lo stesso che mi aveva conquistato 8 anni fa, quando per la prima volta varcai la soglia di quella, che sarebbe diventata la mia chiesa.
A petto scoperto, oggi come allora era lì a dirmi:”Guarda che mi fido di te: puoi farmi quello che vuoi, perchè ti amo così come sei e continuerò ad abbracciarti tutte le volte che qualcuno si dimenticherà di farlo al posto mio”.



Mi è venuto subito in mente un'altro abbraccio, quello di mio padre, che se ne andò prima di aver saldato il conto con me, all'abbraccio con il padre che lo stava aspettando, alla festa in cielo per il suo arrivo.
Ho pensato a Giovanni, che non aveva dimenticato quella storia di abbracci, con la quale lo consolai quando dovetti spiegargli che nonno Pierino era tornato nella casa da dove era venuto, e dove tutti ci ritroveremo: la casa del papà di tutti i papà.



Di tutto ciò, il piccolo aveva fatto tesoro e, dopo essersi accertato del legame di parentela che univa me e mio figlio “ Sei tu la mamma del mio papà?”, e ”Questa è tua madre?”, guardando ora l'uno ora l'altro, (un tormentone che durò settimane) se ne uscì dicendo:“Allora perchè non l'abbracci?”, lasciandoci tutti di stucco.


 
Ricordo il brivido che mi percorse la schiena, la commozione, le lacrime che feci fatica a ricacciare indietro, quando, accorgendosi del nostro imbarazzo, Giovanni, che non sopporta vedere la gente soffrire, aggiunse:
“Non ti preoccupare nonna, in cielo c'è il tuo papà che ti abbraccia!”.



Questa mattina alzando lo sguardo al crocifisso, non ho potuto fare a meno di pensare che il 2 novembre è una festa di abbracci, e che non a caso risorgiamo con il corpo.



Di braccia, almeno, avremo ancora bisogno.

L'abbraccio




foto:©http://tinypic.com/f4pan6.jpg

Oggi, commemorazione di tutti i defunti, la chiesa gioisce, celebrando la vittoria della vita sulla morte.
Ricordo che chiesi a don Luigi, ero agli inizi del cammino, se era un dogma, quello della resurrezione della carne.
A dir la verità, la cosa non mi piaceva per niente perchè, se in questa vita non potevo prescindere dalle esigenze del corpo, per via della malattia che era diventata la mia scomoda compagna di viaggio, il pensiero di liberarmene mi arrideva parecchio e mi consolava.
Certo!”, mi aveva risposto scandalizzato il sacerdote, senza però spiegarmi il perchè.

Fu da allora che mi misi a cercare tutti i testi che mi illuminassero sull'infinita misericordia di Dio, che, a mio parere, non poteva permettere che, dietro, ci portassimo un ingombro tanto inutile quanto dannoso.
Così almeno pensavo.
E' stato Giovanni, quando aveva quattro anni, a spiegarmi il mistero.

Per consolarlo della morte recente di mio padre, a cui era molto legato, gli avevo detto che in cielo c'era ad aspettarlo da tempo il suo papà, che lo aveva lasciato, prima che imparasse a camminare, del quale consevava sulla guancia il calore di una carezza ricevuta, quando era ancora in braccio alla madre.
Lui, mio padre, non le cercò altrove, le carezze, né le diede mai, tutto occupato a provvedere ai bisogni materiali della sua famiglia.

Quando, carico di anni e provato dalla malattia, mi diceva che era stanco e che voleva morire per riposarsi, gli rispondevo che aveva un debito di baci e di abbracci, che non ancora aveva assolto nei miei confronti.
Stando a questo, i miei non avrebbero dovuto morire mai, visto che “i figli si baciano solo di notte, quando dormono”, come soleva dire mia nonna.

Ma purtroppo quello che temevamo è accaduto e oggi mi ritrovo a pensare a loro e agli abbracci che mi sono stati negati e che ho negato a mio figlio.
Lo scorso anno il 2 novembre mi colpì l'omelia di don Ermete sulla meditazione dell'antifona d'ingresso della I messa del giorno :

Gesù è morto ed è risorto;
così anche quelli che sono morti in Gesù
Dio li radunerà insieme con lui.
E come tutti muoiono in Adamo,
così tutti in Cristo riavranno la vita. (1Ts 4,14; 1Cor 15,22)

Ci feci un post a riguardo , tanto mi commossero e mi traghettarono nell'Oltre le sue parole.

Ma il Signore fa nuove tutte le cose e questa mattina mi sono messa a pensare che lo Spirito Santo mi avrebbe parlato anche in una chiesa diversa da quella dove avrei voluto recarmi, anche se , come dice la messa don Ermete, non la dice nessuno.

Ad aspettarmi c'era Gesù, il suo abbraccio inchiodato ad una croce, lo stesso che mi aveva conquistato 8 anni fa, quando per la prima volta varcai la soglia di quella, che sarebbe diventata la mia chiesa.
A petto scoperto, oggi come allora era lì a dirmi:”Guarda che mi fido di te: puoi farmi quello che vuoi, perchè ti amo così come sei e continuerò ad abbracciarti tutte le volte che qualcuno si dimenticherà di farlo al posto mio”.

Mi è venuto subito in mente un altro abbraccio, quello di mio padre, che se ne andò prima di aver saldato il conto con me, all'abbraccio con il padre che lo stava aspettando, alla festa in cielo per il suo arrivo.
Ho pensato a Giovanni, che non aveva dimenticato quella storia di abbracci, con la quale lo consolai quando dovetti spiegargli che nonno Pierino era tornato nella casa da dove era venuto, e dove tutti ci ritroveremo: la casa del papà di tutti i papà.

Di tutto ciò, il piccolo aveva fatto tesoro e, dopo essersi accertato del legame di parentela che univa me e mio figlio “ Sei tu la mamma del mio papà?”, e ”Questa è tua madre?”, guardando ora l'uno ora l'altro, (un tormentone che durò settimane) se ne uscì dicendo:“Allora perchè non l'abbracci?”, lasciandoci tutti di stucco.
Ricordo il brivido che mi percorse la schiena, la commozione, le lacrime che feci fatica a ricacciare indietro, quando, accorgendosi del nostro imbarazzo, Giovanni, che non sopporta vedere la gente soffrire, aggiunse:
Non ti preoccupare nonna, in cielo c'è il tuo papà che ti abbraccia!”.

Questa mattina alzando lo sguardo al crocifisso, non ho potuto fare a meno di pensare che il 2 novembre è una festa di abbracci, e che non a caso risorgiamo con il corpo.

Di braccia, almeno, avremo ancora bisogno.

mercoledì 5 marzo 2008

Amore








Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio del suo grembo?
Anche se vi fosse una donna che si dimenticasse,
io invece non ti dimenticherò mai.
(Is 49,15)












sabato 19 maggio 2007

Quando amiamo i nostri figli...


Quando amiamo i nostri figli mostriamo la tua bontà, o Dio,
quando giochiamo con loro, parliamo della Tua simpatia,
quando li accarezziamo, testimoniamo la Tua tenerezza,
quando li lasciamo essere se stessi, raccontiamo la Tua libertà,
quando li correggiamo, riveliamo la Tua giustizia,
quando li ascoltiamo, mostriamo la Tua delicatezza,
quando li perdoniamo, parliamo loro della Tua fedeltà,
quando soffriamo, testimoniamo la Tua croce,
quando ci inginocchiamo, raccontiamo il Tuo desiderio di intimità,
quando ci commoviamo, riveliamo il Tuo cuore,
quando ci feriscono, mostriamo la Tua vulnerabilità,
quando diamo loro un comando, parliamo della Tua autorità,
quando, sconfitti, ricominciamo, testimoniamo la Tua resurrezione,
quando contempliamo il creato, raccontiamo la Tua intelligenza,
quando li proteggiamo, riveliamo la Tua affidabilità,
quando ammettiamo di aver sbagliato, mostriamo la Tua umiltà,
quando lavoriamo, parliamo della Tua creazione,
quando li consoliamo, testimoniamo la Tua sensibilità,
quando insieme ascoltiamo la Parola, raccontiamo i Tuoi pensieri,
quando li benediciamo, riveliamo il Tuo sogno
…. Perdonaci o Dio,
quando di Te diciamo male o non diciamo nulla.


Anonimo