
Sono un'umile scriba, divenuta discepola del regno dei cieli, simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
giovedì 29 agosto 2019
Martirio di San Giovanni Battista

mercoledì 19 settembre 2018
L'utero di Dio
![]() |
| George Edmund Street,Decorazione a piastrelle della navata, 1875 circa. Roma, San Paolo Dentro le mura. |
lunedì 30 luglio 2018
"Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori"
Ricordo di quando girai intorno al tavolo non so quante volte per sfuggire alla giusta punizione per aver mancato di rispetto ad una persona.
Quella volta fu mia madre a salvarmi e anche in seguito la sua mediazione fu risolutiva.
Nella fede abbiamo la nostra Madre celeste che ci ha lasciato Gesù, a cui ci ha affidato, che intercede per noi che siamo degli inguaribili peccatori.
Se poi andiamo a guardare, Dio ha una pazienza infinita e prima di darci un castigo le prova tutte, tanto da sacrificare il figlio Gesù, perchè ci convinciamo che le sue minacce sono per il nostro bene, vale a dire che lui vede dove ci portano le nostre cattive azioni e fa di tutto perchè non cadiamo nel fosso.
Mio padre non era Dio e spesso sperimentavamo i segni lasciati sul nostro corpo di uno schiaffo dato di santa ragione.
Non condanno l'educazione severa che mi ha dato, perchè oggi solo capisco che alla base di ogni rimprovero c'era l'amore per noi figli che voleva preparare alla vita senza che soccombessimo agli inevitabili ostacoli, rimanendo onesti, educati e rispettosi delle regole.
Oggi godo dei frutti dei suoi insegnamenti; ma quanto tempo è dovuto passare perchè me ne accorgessi!
Le esperienze sono state come un lievito o come un seme che è maturato pian piano.
Ho dovuto attendere per capire che essere genitore comporta una grande responsabilità che ti porta a dire no dolorosi ma necessari, pochi in verità rispetto ai tanti sì dettati ugualmente dall'amore.
Oggi mi è più facile capire le parabole del regno, perchè in tutte vedo Dio che opera per il mio bene.
Ma bisogna attendere, non avere fretta.
Il granello di senapa come il lievito hanno bisogno di tempo per mostrare la forza dirompente che è al loro interno.
A noi non piace aspettare e vogliamo tutto e subito.
La nostra civiltà per un verso ci ha portato ad accorciare i tempi d'attesa attraverso le nuove tecnologie, per l'altro non ci ha esonerato dal fare la fila per qualsiasi cosa occorra, al supermercato, in ospedale, in banca, sulla strada e sull'autostrada, ecc. ecc.
Penso che l'arte di attendere è virtù divina per questo Gesù ci invita a non avere fretta e a sperare che tutto si compirà.
Sono capace di attendere?
A questo proposito voglio ricordare le parole scaturite da un incontro che mi ha cambiato la vita.
"Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori"
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s'incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l'ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarmi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (...un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all'abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle avevo deciso di trascriverle ogni anno nella prima pagina dell'agenda quelle parole.
Oggi non ho più bisogno di scriverle sulla prima pagina dell’agenda per meditarle e farle mie, perché le ho scritte nel cuore e a quell’angelo mandato dal cielo, il mio grazie sincero e riconoscente giunga come dolce carezza .
domenica 21 agosto 2016
LA PORTA STRETTA: IL SERVIZIO
Il più delle volte agiamo per paura, per ottenere un vantaggio, per ricattare Dio, usando il nostro comportamento o i nostri presunti meriti per ottenere il lasciapassare per il paradiso.
Quando penso a Gesù non posso negare che anche lui e per primo si è dovuto ridimensionare, diventare piccolo, umile, servo dei servi per rientrare nella casa che era sua di diritto.
Perchè quando esci non è sempre così scontato poterci rientrare, perchè le chiavi non te le puoi portare dietro, sono a disposizione però di tutti quelli che si fanno piccoli, tanto piccoli da poterci passare.
” Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”
E Gesù, che non aveva niente da scontare, non aveva commesso nessuna colpa, non si era allontanato per suo gusto all’insaputa del genitore, pure gli è toccata la stessa sorte: farsi piccolo, farsi servo, obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Le parole della lettera di San Paolo in cui si parla dell’obbedienza dei figli verso i genitori in un epoca in cui i genitori sono fuori di testa e arrivano anche ad ammazzare o non riconoscere i figli usciti dalle proprie viscere, in un’epoca in cui i figli hanno altro da fare, da pensare e non vedono l’ora di sottrarsi all’autorità, alla dipendenza dei genitori, dopo avergli spillato l’ultima lira, figli che se possono permetterserlo i genitori, s’intende, gli mettono una badante o li richiudono in un ospizio, quando non li uccidono prima anche solo non facendoli esistere.
La porta stretta dicevo che non è stata risparmiata neanche a Gesù che aveva onorato il padre e la madre, aveva fatto la volontà di Dio con tutto il cuore, e per giunta era uscito da casa sua per salvare il mondo, non per trarne un beneficio personale ed egoistico.
Quando penso a quanto si è dovuto rimpiccipolire mi smarrisco, addirittura non riesco neanche a concepirlo, perchè l’infinito non può diventare finito, vale a dire che l’infinitamente grande non può diventare tanto piccolo da non poter passare per una porta stretta, quella di casa sua, se non morendo.
Eppure questo è accaduto, questa è la nostra fede.
Senza quel servizio, quel sacrificio quella porta sarebbe irrimediabilmente chiusa per tutti.
Meditando quindi su quello che la liturgia oggi ci propone, voglio pensare a quanto amore metto nel dire sì agli uomini e a Dio, quante volte il mio sì è condizionato da ciò che non ha niente a che fare con Lui, ma molto a che fare con il mio vantaggio personale.
Servo? A chi servo?Chi servo? Perchè servo?
Questa è la domanda che mi devo porre, prima di cominciare la giornata.
Il servizio mi fa vivere, perchè ciò che non serve si mette in cantina o si getta in discarica.
Ciò che non serve non ha funzione. E le cose che non funzionano o si fanno riparare o si gettano lo sappiamo.
Ma la domanda connessa è chi serviamo, se noi stessi, l’orgoglio, il denaro, il prestigio, la bellezza, il piacere ecc ecc, vale a dire il mondo, o serviamo Dio.
Ma come facciamo a sapere se ciò che facciamo serve a noi o a Dio?
Io penso che a Dio interessa che noi viviamo e lui sa di cosa abbiamo bisogno, cosa serve e cosa ci serve perchè viviamo in eterno.
Allora non allontaniamoci dalla luce e facciamoci illuminare dalla sua Parola. “Lampada ai miei passi è la tua parola” è scritto.
Ma perchè ridiventare bambini?
Perchè i bambini si fidano delle persone che si prendono cura di loro.
Ieri sono stata colpita da un racconto trovato nel web.
” Quando vediamo un’acrobata volteggiare nell’aria la nostra ammirazione e i nostri occhi sono tutti su di lui, mentre chi lavora e non si può permettere di non distrarsi è l’altro che deve essere sempre pronto a prenderlo, impedendo che cada.”
Ora che ci penso la porta stretta è quel foro da cui uscì sangue e acqua, la porta è Lui, “io sono la porta delle pecore” ma devi diventare piccolo, tanto piccolo per rientrare nell’utero di chi ti ha pensato e amato per primo.
Bisogna rinascere dall’alto come disse Gesù a Nicodemo.
Rinascere è rientrare nel grembo di chi continua a nutrirti non solo il tempo della gestazione, ma per tutta l’eternità.
Siamo preziosi ai suoi occhi.
“Può una madre dimenticare suo figlio? quand’anche si dimenticasse, io non ti dimenticherei mai!”dice il Signore.
venerdì 20 luglio 2012
Babele moderna
Consapavole che nessuno mi avrebbe ringraziato, perchè nessuno aveva chiesto, mi sono guardata intorno e ho visto come vanno le cose.
Mi sono bastati cinque minuti per sapere cosa avevano fatto al mattino.
Questo è il disegno di Emanuele
| Un camion porta una casa. Dove? |
lunedì 14 maggio 2012
I regali
Giovanni, che è grande ci ha commosso con la poesia che ha scritto per l'occasione, senza l'aiuto delle maestre.
| Questa è la poesia che ha scritto Giovanni, che non sono riuscita a scannerizzare |
Franco, mio figlio, mi ha fatto intendere che quelle cose dette o fatte dai bambini erano anche per me.
Al rimpianto per quello che non c'èra più si è sostituita la gratitudine per quell'amore moltiplicato nella discendenza.
domenica 13 maggio 2012
Mia madre, la mia più bella invenzione
Mi mancava una Mamma e l'ho fatta.
Ho fatto mia Madre prima che ella facesse me.Era piú sicuro.
Ora sono veramente un uomo come tutti gli uomini.
Non ho piú nulla di invidiare loro, poiché ho una Mamma, una vera.
Mi mancava.
Mia Madre si chiama Maria, dice Dio.
La sua anima è assolutamente pura e piena di grazia.
Il suo corpo è vergine, pervaso da una luce che sulla terra mai mi sono stancato di guardarla, di ascoltarla, di animarla.
È bella mia Madre, tanto che, lasciando gli splendori del cielo, non mi sono trovato sperduto vicino a lei.
Eppure so bene, dice Dio, cosa sia l'essere portato dagli angeli: beh, non vale le braccia di una mamma, credetemi. Maria, mia Madre è morta, dice Dio.
Dopo che io ero risalito verso il cielo, ella mi mancava, io le mancavo.
Ella mi ha raggiunto.
Con la sua anima, con il suo corpo direttamente.
Non potevo fare diversamente.
Era necessario.
Era conveniente.
Le dita che hanno portato Dio non potevano immobilizzarsi.
Gli occhi che hanno contemplato Dio non potevano restare chiusi.
Le labbra che hanno baciato Dio, non potevano irrigidirsi.
Il corpo purissimo che aveva dato un corpo a Dio non poteva marcire mescolato alla terra.
Non ho potuto, non era possibile.
Mi sarebbe costato troppo.
Ho un bell'essere Dio, sono suo figlio, e comando io.
E poi, dice Gesú, l'ho fatto anche per gli uomini miei fratelli.
Perché abbiano una Mamma in cielo. Una vera, una di loro, corpo e anima, la mia...
In cielo hanno una Mamma che li segue con gli occhi, con i suoi occhi di carne.
In cielo hanno una Mamma che li ama con tutto il cuore, con il suo cuore di carne.
E questa Mamma è la mia, che mi guarda con gli stessi occhi, che mi ama con lo stesso cuore.
Se gli uomini fossero furbi, ne approfitterebbero, dovrebbero ben sospettare che io non le posso rifiutare nulla...
Che volete! È mia Madre.
Io l'ho voluta. Non me ne pento.
L'uno di fronte all'altro, corpo e anima, Madre e Figlio.
Eternamente Madre e Figlio
Madre e figli ... ».
M.Quoist
lunedì 19 marzo 2012
Decalogo per il papà
1°. Il primo dovere di un padre verso i suoi figli è amare la madre. La famiglia è un sistema che si regge sull'amore. Non quello presupposto, ma quello reale, effettivo. Senza amore è impossibile sostenere a lungo le sollecitazioni della vita familiare. Non si può fare i genitori "per dovere". E l'educazione è sempre un "gioco di squadra". Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un'intima unione danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base sicura. Un papà può proteggere la mamma dandole in "cambio", il tempo di riprendersi, di riposare e ritrovare un po' di spazio per sé.
2°. Il padre deve soprattutto esserci. Una presenza che significa "voi siete il primo interesse della mia vita". Affermano le statistiche che, in media, un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno in modo autenticamente educativo con i propri figli. Esistono ricerche che hanno riscontrato un nesso tra l'assenza del padre e lo scarso profitto scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e l'aggressività. Non è questione di tempo, ma di effettiva comunicazione. Esserci, per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita. E' anche imparare a notare tutti quei piccoli e grandi segnali che i ragazzi inviano continuamente.
3°. Un padre è un modello, che lo voglia o no. Oggi la figura del padre ha un enorme importanza come appoggio e guida del figlio. In primo luogo come esempio di comportamenti, come stimolo a scegliere determinate condotte in accordo con i principi di correttezza e civiltà. In breve, come modello di onestà, di lealtà e di benevolenza. Anche se non lo dimostrano, anche se persino lo negano, i ragazzi badano molto di più a ciò che il padre fa', alle ragioni per cui lo fa. La dimostrazione di ciò che chiamiamo "coscienza" ha un notevole peso quando venga fornita dalla figura paterna.
4°. Un padre dà sicurezza. Il papà è il custode. Tutti in famiglia si aspettano protezione dal papà. Un papà protegge anche imponendo delle regole e dei limiti di spazio e di tempo, dicendo ogni tanto "no", che è il modo migliore per comunicare: "ho cura di te".
5°. Un padre incoraggia e dà forza. Il papà dimostra il suo amore con la stima, il rispetto, l'ascolto, l'accettazione. Ha la vera tenerezza di chi dice: "Qualunque cosa capiti, sono qui per te!". Di qui nasce nei figli quell'atteggiamento vitale che è la fiducia in se stessi. Un papà è sempre pronto ad aiutare i figli, a compensare i punti deboli.
6°. Un padre ricorda e racconta. Paternità è essere l'isola accogliente per i "naufraghi della giornata". E' fare di qualche momento particolare, la cena per esempio, un punto d'incontro per la famiglia, dove si possa conversare in un clima sereno. Un buon papà sa creare la magia dei ricordi, attraverso i piccoli rituali dell'affetto. Nel passato il padre era il portatore dei "valori", e per trasmettere i valori ai figli basta imporli. Ora bisogna dimostrarli. E la vita moderna ci impedisce di farlo. Come si fa a dimostrare qualcosa ai figli, quando non si ha neppure il tempo di parlare con loro, di stare insieme tranquillamente, di scambiare idee, progetti, opinioni, di palesare speranze, gioie o delusioni?
7°. Un padre insegna a risolvere i problemi. Un papà è il miglior passaporto per il mondo " di fuori". Il punto sul quale influisce fortemente il padre è la capacità di dominio della realtà, l'attitudine ad affrontare e controllare il mondo in cui si vive. Elemento anche questo che contribuisce non poco alla strutturazione della personalità del figlio. Il papà è la persona che fornisce ai figli la mappa della vita.
8°. Un padre perdona. Il perdono del papà è la qualità più grande, più attesa, più sentita da un figlio. Un giovane rinchiuso in un carcere minorile confida: "Mio padre con me è sempre stato freddo di amore e di comprensione. Quand'ero piccolo mi voleva un gran bene; ci fu un giorno che commisi uno sbaglio; da allora non ebbe più il coraggio di avvicinarmi e di baciarmi come faceva prima. L'amore che nutriva per me scomparve: ero sui tredici anni... Mi ha tolto l'affetto proprio quando ne avevo estremamente bisogno. Non avevo uno a cui confidare le mie pene. La colpa è anche sua se sono finito così in basso. Se fossi stato al suo posto, mi sarei comportato diversamente. Non avrei abbandonato mio figlio nel momento più delicato della sua vita. Lo avrei incoraggiato a ritornare sulla retta via con la comprensione di un vero padre. A me è mancato tutto questo".
9°. Il padre è sempre il padre. Anche se vive lontano. Ogni figlio ha il diritto di avere il suo papà. Essere trascurati, trascurati o abbandonati dal proprio padre è una ferita che non si rimargina mai.
10°. Un padre è immagine di Dio. Essere padre è una vocazione, non solo una scelta personale. Tutte le ricerche psicologiche dicono che i bambini si fanno l'immagine di Dio sul modello del loro papà. La preghiera che Gesù ci ha insegnato è il Padre Nostro. Una mamma che prega con i propri figli è una cosa bella, ma quasi normale. Un papà che prega con i propri figli lascerà in loro un'impronta indelebile.
BRUNO FERRERO
![]() | |||||||||||
Il
papà è quella cosa che c'è quando hai bisogno di aiuto e sicurezza
(Giovanni
ed Emanuele)
|
sabato 31 dicembre 2011
Papà
Appuntamenti
La fede ci fece incontrare prima che partisse.
Era bello, negli ultimi tempi parlare di quante volte il Signore attraverso la Madre ci rispondeva.
Facevamo a gara per raccontarcelo, lui cieco e ancorato alla sedia si dispiaceva per me che ero giovane e che anzitempo ero stata chiamata a soffrire.
Parlavamo del viaggio che si accingeva a fare come fosse cosa normale, anzi necessaria.
"Una pianta , quando è piccola, si mette in un piccolo vaso, poi, man mano che cresce si mette in un vaso più grande" gli dicevo.
"Ma arriva il momento che non ci sono più vasi che possano contenerla e deve essere piantata in un grande giardino" concludeva lui.
Nelle mani gli ho messo il mio rosario di legno, perchè potessimo insieme continuare a pregare.
Era quello che una persona di fede, conoscendo la mia avversione viscerale con questa devozione, in chiesa se lo sfilò dalle mani, e me lo diede con l'augurio che potessi trovarvi conforto, consolazione, forza, intimità più profonda con il mistero di Dio e con sua madre, chiamata per prima ad accoglierlo e a viverlo.
Dai grani di quel rosario si sprigionava un calore profondo, rassicurante, intenso quando pensavo a quante persone erano in quei grani, con le loro storie di sofferenza e di morte... quante speranze, quante invocazioni d'aiuto, quanti atti di fede!
In quel legno d'ulivo c'era la passione dell'uomo e la compassione di Dio, c'era l'amore messo in circolo dal sì di Maria, diventata pian piano la nostra compagna di viaggio, mia e di papà, la nostra infermiera notturna, la via privilegiata e sicura per entrare nella casa del Padre attraverso il cuore del Figlio.
Quando la notte non riesco a dormire mi aggrappo a quel rosario che misi tra le dita di papà, quando ci lasciò.
Ogni notte la scala diventa più salda e sicura, ogni notte mi guadagno un pezzetto di cielo, mentre lui mi stende la mano.
domenica 29 agosto 2010
Buone vacanze
Sono partiti per le vacanze. Da tempo aspettavo questo momento.
Ho paura di rimettere in ordine i giochi sparsi per terra e sulle poltrone. Anche il tavolo su cui lavoro è pieno di fogli e di colori, disegnati, scarabbocchiati, in attesa.
Ho paura che, cancellando le tracce del loro passaggio, il vuoto diventi incommensurabile e io sia incapace di gestirlo.
"Dio non mi basti", mi verrebbe da dire, perchè attraverso i suoi angeli mi invia messaggi di tenerezza.
E' quando rimani solo che ti accorgi di quanto siano importanti le persone, anche quelle per cui fatichi, che pretendono tanto, troppo da te, quelle che ti fanno arrabbiare, che non hanno pietà di te.
Ti accorgi di quanto hai bisogno di quella fatica per dare un senso alle tue giornate, di quei sì all'amore che ti uniscono a Dio, di quelle "adorabili canaglie" che ti fanno vivere nell'inferno per prepararti il paradiso.
Grazie Franco, grazie Monia perchè continuate ad affidarmi i vostri bambini.
Io non so se l'avrei fatto, visto come sono messa.
Voglio ringraziare il Signore perchè tutto questo è opera sua.
mercoledì 21 aprile 2010
I figli sono come aquiloni
"Siamo diventati nonni": Nuova forma di fecondità in età avanzata
mercoledì 18 novembre 2009
Educare
(Fëdor Dostoevskij)
Non soltanto il bambino viene alla luce attraverso suo padre e sua madre,
ma anche i genitori attraverso il loro bambino.
(Gertrud Von Le Fort)
Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al posto dei vostri figli, ma aiutateli a capire i loro bisogni, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente.
(S. Ambrogio, IV sec.)
Consciamente o inconsciamente i figli, nella loro esistenza, domanderanno il perché di questa scelta.
L’educazione è l’impresa, che dura tutta la vita, di rispondere a questa domanda dei figli.
L’educazione è una grande responsabilità; come dice lo stesso termine è un “dare risposta”, un rendere ragione del dono della vita.
Quale è il volto del nostro destino? Siamo qui per caso, viviamo per caso e quindi moriamo come se non fossimo mai esistiti oppure siamo in ogni momento portati nelle braccia di un Amore, di una Persona che ci ama?
Educare significa introdurre la persona umana nell’incontro con il suo destino, accompagnarla nello scoprire il senso della sua vita.
Tratto da "Trasmissione della Fede ai figli "(don Cristiano Marcucci)
venerdì 13 novembre 2009
Genitori non si nasce...si diventa!
sabato 21 marzo 2009
RISVEGLI
Descrivi il tuo risveglio
(Compito per casa)
mercoledì 18 febbraio 2009
RISVEGLI
domenica 11 gennaio 2009
Figli di re
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
domenica 2 novembre 2008
L'abbraccio
L'abbraccio
foto:©http://tinypic.com/f4pan6.jpg
mercoledì 5 marzo 2008
Amore
così da non commuoversi per il figlio del suo grembo?
Anche se vi fosse una donna che si dimenticasse,
io invece non ti dimenticherò mai.
(Is 49,15)
sabato 19 maggio 2007
Quando amiamo i nostri figli...
Quando amiamo i nostri figli mostriamo la tua bontà, o Dio,
quando giochiamo con loro, parliamo della Tua simpatia,
quando li accarezziamo, testimoniamo la Tua tenerezza,
quando li lasciamo essere se stessi, raccontiamo la Tua libertà,
quando li correggiamo, riveliamo la Tua giustizia,
quando li ascoltiamo, mostriamo la Tua delicatezza,
quando li perdoniamo, parliamo loro della Tua fedeltà,
quando soffriamo, testimoniamo la Tua croce,
quando ci inginocchiamo, raccontiamo il Tuo desiderio di intimità,
quando ci commoviamo, riveliamo il Tuo cuore,
quando ci feriscono, mostriamo la Tua vulnerabilità,
quando diamo loro un comando, parliamo della Tua autorità,
quando, sconfitti, ricominciamo, testimoniamo la Tua resurrezione,
quando contempliamo il creato, raccontiamo la Tua intelligenza,
quando li proteggiamo, riveliamo la Tua affidabilità,
quando ammettiamo di aver sbagliato, mostriamo la Tua umiltà,
quando lavoriamo, parliamo della Tua creazione,
quando li consoliamo, testimoniamo la Tua sensibilità,
quando insieme ascoltiamo la Parola, raccontiamo i Tuoi pensieri,
quando li benediciamo, riveliamo il Tuo sogno
…. Perdonaci o Dio,
quando di Te diciamo male o non diciamo nulla.
Anonimo








