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mercoledì 30 marzo 2011

Amicizia







Quando facemmo questa foto a luglio 2010 ognuno coprì con il cuscino ciò che non voleva far vedere.
Arriva il momento che la verità viene alla luce con grande dolore, a prescindere dalle coperture.

Ciao a tutti, compagni di viaggio.
Nella buona e nella cattiva sorte è bello stare insieme e lodare il Signore per tanti suoi benefici.





sabato 27 marzo 2010

Dispersioni


Giovanni 11,45-56
In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».


Gesù ha compiuto molti segni. Ora sono i fatti a parlare. Davanti alla resurrezione di Lazzaro una fermata è d'obbligo.
Che un uomo risusciti dai morti non è cosa che accade tutti i giorni.Gesù è messo in pericolo dalla resurrezione di Lazzaro.
Il potere sulla morte ce l'ha soltanto Dio.
E' arrivato il momento di fermarsi e di prendere una decisione.
Le conseguenze di un evento così straordinario potrebbero mettere in pericolo la stabilità faticosamente raggiunta. E' in gioco il futuro del tempio e la sorte di chi ha puntato tutto su di esso.
Meglio eliminare l'attentatore.
Ci si abitua anche alla schiavitù, alla dipendenza da un popolo straniero ed oppressore, ci si abitua a rinunciare alla propria libertà attraverso compromessi che minano profondamente la nostra dignità , negando la nostra vera identità.
Il Mercoledì delle ceneri la liturgia ci ha invitato a gettare le maschere e a presentarci al Signore nudi, così come siamo, per invocare su di noi la sua misericordia.
Il verbo radunare, riunire, presente nella prima e nella serconda lettura di oggi, ci fa tornare alla mente la dispersione conseguente alla costruzione della torre di Babele, alla confusione delle lingue, quando l'uomo si volle fare un segno della sua autonomia da Dio e della sua supremazia sugli altri uomini.
Dopo tanto vagare Gesù ci chiama a raccolta e ci parla di una lingua nuova e di un nuovo ed eterno baluardo, che possiamo comprendere e dal quale possiamo essere difesi e salvati.
Gettate le maschere, attraversato il deserto, oggi la liturgia ci invita ad appartarci e a fermarci con Gesù ai margini di quello che sarà poi solo un ricordo, quando entreremo con Lui nel tempio della sua gloria,.
La casa che Lui ci ha preparato per ricomporre tutte le nostre divisioni, per dare unità alle nostre lingue confuse , per sostituire alle parole false e bugiarde del mondo, l'Unica e vera Parola che salva.
L'Amore di Dio viene ad abitare in mezzo a noi.
Accogliamo con gratitudine il dono, accettando l'inevitabile fatica di attendere per aprirlo con lui
.

lunedì 16 febbraio 2009

Il segno.



Marco 8,11-13 - Perché questa generazione cerca un segno? 

In quel tempo, vennero i farisei e incominciarono a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli, con un profondo sospiro, disse: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione”. E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda.



“ Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato.”

Così troviamo scritto nella Genesi.

I farisei chiedono un segno dal cielo per mettere alla prova Gesù.

Vale la pena interrogarsi per vedere se c'è differenza tra noi e i farisei, tra i contemporanei di Gesù e noi, che abbiamo avuto modo di conoscere anche il seguito della storia.

Ma noi continuiamo a chiedere segni dal cielo, interventi miracolistici che ci tolgano dal panne, che ci risolvano con la bacchetta magica i problemi da cui siamo afflitti.

Gesù dice che questa generazione non avrà alcun segno.

A ragione, se lo cerchiamo nel cielo, fuggendo dalla nostra vita reale, dalle persone che ci rendono complicata la vita.

Lui, il segno inequivocabile di un amore che non si misura, di un perdono che si estende anche ai peggiori assassini, ci ricorda che non c'è uomo, per quanto indegno, che non sia nel cuore di Dio.

Il segno, che cambia la storia e lo rende visibile al mondo, è l'amore gratuito donato ad ogni persona, su cui il Creatore ha posto il  Suo sigillo.

giovedì 29 gennaio 2009

Significati

C'è una bella differenza tra coniuge (da cum e iugum: colui o colei con cui divido il giogo), e compagno (da cum e panis: colui con il quale divido il pane): quest'ultimo è un semplice commensale, ma il pranzo lo divido con chi voglio, la sorte no.


 Il consenso espresso il giorno delle nozze non è dunque soltanto un momento di particolare intensità nella vicenda sentimentale tra un uomo e una donna, ma è quell'atto unico e irripetibile che li fa diventare sposi, ossia definitivi debitori di reciproco amore.


E proprio l'esistenza di questo vincolo che segna la differenza tra amanti e sposi, tra il convivere e l'essere marito e moglie, tra il generare dei figli e l'essere famiglia.


(Arturo Cattaneo, con Franca & Paolo Pugni, Matrimonio d'amore. Tracce per un cammino di coppia, Edizioni Ares, Milano 1997, p. 22).