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domenica 7 giugno 2020

TERRA PROMESSA




Festa della ss. Trinità 



" Chi crede in Lui non è condannato"(Gv 3,18)

Nel mondo ci sono molte persone che dicono di credere in Dio, dandogli nomi diversi.
I Cristiani, pur non essendone consapevoli, credono nel Dio di Gesù Cristo, che è l'unico che lo conosce bene e lo ha visto e ci ha parlato e vive con Lui.
Non è differenza da poco credere in Dio e credere nel Dio di Gesù Cristo.
Il creato, le stelle, il sole, la luna, i fiori, il mare, i monti e gli alberi e il sorriso di un bimbo e l'abbraccio di due innamorati come un bel tramonto o la vicinanza amorevole di due vecchi che si tengono per mano ...
Quante cose belle il Signore Dio nostro ha messo sotto i nostri occhi che parlano di Lui!
Eppure non basta e non è bastato, tanto che molti profeti hanno parlato e continuano per Lui, per far conoscere al mondo quanto è grande il Suo amore per l'uomo, quanto è disposto a fare per noi.
Ma siamo un popolo di dura cervice ed è stato necessario che la Parola, il Verbo si incarnasse.
Gesù, Figlio di Dio, un uomo come noi, con i nostri limiti, con la sua vita ci ha mostrato il volto del Padre..
Ma non ci ha lasciati soli, orfani, quando se n'è andato, ascendendo al cielo.
Lo Spirito Santo, purtroppo non molto conosciuto e invocato dalla maggioranza dei cristiani, oggi è la Persona della Trinità che ci rende presente il Figlio e il Padre, che ci ricorda, ci spiega, ci istruisce, ci introduce nel cuore di Dio.
Oggi è la festa della Trinità, la festa della nostra famiglia d'origine.
Oggi contempliamo e adoriamo la verità tutta intera.

"Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò"
Così il libro della Genesi presenta la creazione dell'uomo.
Mi sembra importante ricordarle oggi, perchè, se magari possiamo capire che significa essere immagine di Dio, in quanto suoi figli, per la somiglianza è necessario pensare alla libertà che ci viene data per aderire completamente al modello a cui si è ispirato.
La relazione tra le persone della ss Trinità è il modello, la terra da coltivare, per avere vita.
Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo non agiscono mai per un beneficio personale, ma l'uno rimanda all'altro, uniti nel pensare, nel volere e nell'agire.
Cosa che non accade purtroppo neanche nelle migliori famiglie.
Il problema dell'uomo è andare d'accordo con l'altro diverso da sè.
Ne sanno qualcosa i coniugi quando si svegliano dalla convinzione che l'altro è osso delle sue ossa e carne della sua carne.
Poi vediamo alla televisione come va a finire, anche se le famiglie che vanno d'accordo, le famiglie sane, non salgono agli onori della cronaca perchè non fanno notizia.
A noi invece farebbe tanto bene che ne parlassero, che testimoniassero pubblicamente qual è la ricetta per andare d'accordo.
Una coppia che si ama è un vangelo che cammina, un ostensorio vivente, perchè mostra al mondo il volto di Dio.
Una famiglia dove si coltiva l'amore, con l'aiuto di Cristo, è parabola di Dio uno e Trino, parabola del nostro destino di figli, chiamati a vivere l'amore trinitario, diventando uno in Loro.
La casa di Cristo sarà la nostra casa per sempre, se sapremo coltivare l'amore che ci ha donato.
Grazie Padre perchè mi hai creato, grazie Figlio perchè mi hai redento, grazie Spirito Santo perchè mi porti a godere dei frutti del Vostro amore.

domenica 19 aprile 2020

"I discepoli gioirono al vedere il Signore". (Gv 20,20)


"Shalom!" "Pace a te!"

Non so se i discepoli sarebbero stati altrettanto contenti se il Maestro avesse rinfacciato loro la condotta vile nei suoi confronti, negli ultimi momenti, i più cruciali della sua vita.
Gesù non si vendica, lo sappiamo , Gesù perdona perché ci conosce, , per questo ha fatto tutto quello che ha fatto.
Incapaci di perdonare i nostri nemici, chi disattende le nostre aspettative, incapaci di assolvere non solo gli uomini ma anche la nostra storia che è andata come è andata, una storia che avremmo voluto diversa, meno accidentata, incapaci di assolvere Dio a cui attribuiamo la responsabilità di tanti ricalcoli, la responsabilità di essere stato a guardare tante ingiustizie di cui siamo stati fatti oggetto, ma anche di tante ingiustizie che ci scorrono davanti aprendo il giornale o pigiando un bottone.
Responsabilità degli altri e di Dio hanno condizionato la nostra storia e noi viviamo arrabbiati perché se le cose fossero andate o andassero come pensiamo desideriamo riteniamo giusto noi, il mondo girerebbe al contrario senza far cadere nessuno.
Incapaci quindi di riconciliarci con la nostra storia passata e presente, incapaci di cambiare posizione, viviamo chiusi alla luce e al soffio dello spirito.
Per fortuna che le porte chiuse per Gesù non sono un ostacolo, quando non abbiamo smesso di rimpiangerlo e di cercarlo.
"Pace a voi!"
Oggi non a caso è la domenica della Divina Misericordia, straordinaria intuizione della Chiesa per sottolineare che il senso della Pasqua è tutto qui.
Dio ci ama, Dio ci perdona, Dio ci cerca, Dio fa l'impossibile perché noi impariamo ad amare, a perdonare, a vivere nell'unità.
Un cuor solo, un'anima sola distingueva i primi cristiani.
A guardare come vanno le cose, sembra impossibile che il mondo si metta d'accordo, che le nazioni, i politici, i condomini facciano la pace, che facciano la pace tanti coniugi incapaci di scegliere l'amore, coniugi che non si sparano per la polvere, coniugi che vivono la violenza fino alle estreme conseguenze.
Il mondo ha bisogno di pace Signore, ne hanno bisogno i piccoli per vivere in famiglie riconciliate, ne ha bisogno ognuno di noi in guerra con qualcosa o qualcuno che disturba il nostro paradiso.
Spesso ci chiediamo in cosa consista vivere nel paradiso terrestre, cosa serve perché non sfiorisca, cosa serve perché ci dia vita,ci chiediamo cosa intendi per terra promessa, visto che, se leggiamo la bibbia, non sembra che ci si trovi tutto quel ben di Dio che ci aspettiamo.
Le guerre, i sacrifici, la fatica per rimanere nel luogo che tu ci hai consegnato senza la tua pace, senza la capacità di fare altrettanto, senza il perdono non riusciremo mai a renderlo fecondo.
La terra promessa che il tuo sacrificio è venuto a fecondare con sangue e acqua è la relazione con le cose e le persone a cui attribuiamo i nostri fallimenti, la nostra infelicità.
Solo tu Signore ci rendi capaci di fare quello che tu hai fatto, solo tu Signore puoi trasformare la valle di Acor in porta di speranza, le piogge torrenziali in un luminoso e grande arcobaleno che unisce il cielo alla terra i nostri cuori al tuo, il nostro sì in canto accordato e melodioso di lode .

domenica 12 aprile 2020

Buio


SFOGLIANDO IL DIARIO...
23 marzo 2008.
Domenica di resurrezione.
5:00 54.

"Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio"(Gv 20,1)

Anche per me, Signore è ancora buio, non sfolgora nel mio cuore il sole di Pasqua, il giorno è cominciato come al solito con un risveglio doloroso.
La casa è immersa nel silenzio e la luce non filtra dalle tapparelle abbassate.
E' un giorno come tanti, con la casa in disordine, il pranzo da preparare, il dolore alle spalle, alle braccia, alla schiena, la messa che mi aspetta, anche se non posso decidere come e quando parteciparvi, dovendo tener conto del fatto che Gianni ha partecipato ieri sera alla veglia pasquale e non so quanto  voglia abbia di sentirsi un'altra messa.
Un giorno come tanti con qualche cosa in meno, perché oggi Franco con la sua famiglia non mangerà con noi.
La cosa se da un lato può farmi piacere perché mi riposo, dall'altro mi dispiace perché lo stare insieme dà un senso alla fatica.
È una domenica in cui manca la comunione con il mio sposo perché lui ce l'ha fatta a venire alla veglia e io no, nonostante me lo sono imposto come obiettivo.
Avevo detto: "quest'anno non accadrà come gli altri anni che arrivo alla sera del sabato santo piegata in due dal dolore.”
Invece è successo ancora una volta. E quest'anno non c'era la scusa di mamma per la quale avrei dovuto preparare il pranzo e la cena, non c'era la scusa dei bimbi da tenere, visto che la madre venerdì è stata casa dal lavoro, non c'erano scuse che potessero distogliermi dal non venire in chiesa e aspettare che la luce si accendesse dopo che le candele l'avevano attinta dal cero pasquale.
Non ho potuto Signore e mi dispiace.
Sono qui a pensare che Maria di Magdala venne al sepolcro che era ancora buio a cercarti.
Anche io avrei voluto fare così e sentirmi il cuore scoppiare alla vista del sepolcro vuoto, sussultando al suono della tua voce.
“Rabbuni!”
Te l'avrei voluto dire anche io Signore e abbracciarti e adorarti, bagnarti e lavarti i piedi con le mie lacrime, profumatissimo Nardo, merce preziosa perché non riesco a piangere e mi piacerebbe poterlo fare e asciugarti i piedi con i miei capelli e stringerli sovrastata dalla tua persona, avvolta dal tuo calore.
È uno squallido lunedì qualsiasi quello che oggi sento avvicendarsi, quello di una Pasqua anzi tempo, che non mostra fiori perché ci sono state le gelate e sono tutti caduti.
Una Pasqua sui generis quella di quest'anno, dove il pensiero non riesce a fermarsi.
Il pensiero è fermo al prima, alla via Crucis, al Calvario, alla morte, il pensiero va alle tante vie Crucis, ai calvari di tante persone che si trovano a vivere una vita priva di colpi di scena, come lo fu quel mattino di Pasqua di tanti anni fa.
A Pasqua dovrebbe cambiare qualcosa invece ti accorgi che non cambia niente e che la sveglia è sempre alle quattro, qualunque sia l'ora in cui vai a dormire, che il dolore è sempre lo stesso, quello che mi sveglia, aggiungendosi a quello preesistente della sera prima.
Il lunedì è come la domenica e la domenica come gli altri giorni da quando sono andata in pensione.
I giorni sono tutti uguali, sono tutti scanditi dalla tua Parola con la quale dai senso a questa vita sempre più dolorosa.
Oggi viene a mangiare con noi mia sorella.
Ecco la cosa nuova.
Ho voluto fare qualcosa per far star bene qualcun altro, visto che Franco non c'è.
Occuparsi di chi ha bisogno.
Mi viene in mente Sergio, il cugino barbone, che sta solo. Forse sarebbe bene portargli da mangiare.
Chissà se per lui questo giorno è più triste degli altri, perché lo svago delle passeggiate non può permetterselo, visto che fa freddo e piove.
Dicevo Signore che non è cambiato niente dal giorno prima, dalla settimana prima, salvo che siamo più vecchi e abbiamo più fatica sulle spalle.
Come vivere questa Pasqua, come cercare la luce in eventi che tristemente e monotonamente si ripetono?
Giovanni, 6 anni, non sta nella pelle perché può aprire le uova e cercarvi la sorpresa... lui almeno aspetta qualcosa.
Emanuele, 2 anni, non sa e non si pone il problema, anche se ieri sera si è riproposto il problema della febbre che gli è ritornata.
Dove celebrerai la Pasqua Signore?
È proprio vero che vuoi celebrarla con me?
Signore è vero che non sono riuscita a stare sveglia mentre tu pativi, so che ti ho guardato da lontano mentre salivi sull monte, so Signore che non sono stata capace di perdonare fino in fondo le persone che mi fanno del male, molto probabilmente non ancora riesco a perdonare te per le prove che ogni giorno mi mandi.
A volte mi sembri come i miei familiari che danno per scontato che io riesca a sopravvivere e si aspettano da me sempre il massimo.
Signore forse non sono riuscita a seguirti proprio perché eri tu la persona dalla quale mi volevo tenere lontana per non soffrire ulteriormente.
Non so.
Certo è che il dolore caratterizza questa mia vita e non c'è Pasqua o Natale che tenga.
I giorni sono caratterizzati dalla luce e la luce la accende la sveglia del dolore, quando non si dimentica di spegnerla la sera quando vado a letto.
Signore dove e quando celebrerai la Pasqua con me?
Sono stanca di rincorrerti, sono stanca di aspettare, sono stanca di vivere ogni cose in modo così tanto diverso dalla normalità.
Signore tu mi inviti a fare festa con te.
Non è un caso che sia stata capace di non perderti di vista per tutto il tempo di questa Quaresima, ma oggi che sei risorto non ti trovo, non so dove sei andato.
“Vi precederò in Galilea”, tu dici alle donne.
Devo venire in Galilea per incontrarti Signore?
Ancora strada da fare, polvere da mordere, fatica da affrontare?
Signore ma non è mai finita? Ma dov'è la Galilea?
Dove trovarti per riposarmi senza dover chiedere pietà?
Dove?
Signore mi fa male la schiena, mi fanno male le braccia e le gambe, mi fa male tutto, come ogni mattina, come ogni giorno, come ogni lunedì, dopo la domenica passata a servire la famiglia che si allarga, mi fanno male tutte le ossa, pigolo come una rondine, sono stanche le mie braccia di essere levate in alto e tu mi dici di camminare ancora, di precederti in Galilea.
Cosa troverò in Galilea?
Ti troverò Signore?
Potrò baciarti i piedi e le mani ferite dai chiodi?
Potrò riposare un po' vicino a te?
O sarai ancora tanto indaffarato a portare la buona notizia che non avrai il tempo per fermarti un po' a casa mia?
Dalle giunture degli infissi trapela un po' di luce fioca, perché il cielo è coperto e neanche il sole questa mattina dice che è Pasqua.
Signore accendi la luce nel mio cuore, perché voglio anche io fare Pasqua con te.
Ore 8,30
Omelia della messa di Pasqua.
Siete contenti? Ci ha chiesto don Gino nell'omelia del giorno di Pasqua.
Fuori pioveva, la Chiesa era fredda, la temperatura non è sintonizzata sulla primavera che è entrata da poco, l'assemblea in ascolto era perlopiù formata da donne che si stavano rubando la messa per poter correre a casa a preparare il pranzo per tutti.
Molte di loro probabilmente non avranno tempo nè modo neanche di sedersi a tavola con i familiari che, approfittano oggi per dormire un po' di più, visto che sono stati invitati e c'è qualcuno che ci pensa a preparare per tutti.
Per questo ci sono solo donne alla messa delle otto del mattino di Pasqua e non è un caso.
Sono le donne che l'hanno incontrato per prima il Risorto e sono loro che devono annunciarlo alla famiglia ancora immersa nel sonno.
Io non sono tra quelle donne, sto qui e penso che devo ancora andare in Galilea per annunciare la resurrezione, che non mi posso fermare a guardarlo ad abbracciarlo e ad adorarlo e a commuovermi.
I miei pensieri vanno al viaggio che devo ancora fare per raggiungere la Galilea, quanta gente aspetta l'annuncio, quanta gente aspetta che io porti ciò che ricevo gratuitamente tutti i giorni.
Meno male che c'è il Signore che provvede a prepararmi un cibo senza che faccia la fatica di cercarlo, di comprarlo, di digerirlo.
Già perché tutti i cibi ultimamente sono proibiti per me e per la maggior parte delle persone: intolleranze, pressione alta, colesterolo, trigliceridi e via dicendo.
Meno male che il cibo che ci dà il Signore non intossica e non ci fa ingrassare. si incontra dove ci aspetteremmo.
Il mattino di Pasqua è buio per tutti quelli che cercano Gesù dove non c'è, che si fanno un'idea personale della sua persona .
Anche io questa mattina non l'ho incontrato.
Questa mattina il buio e silenzio ha fatto da sfondo, come al solito, a questo dolore.
Ho pensato alla Galilea, che dovevo ancora camminare e la schiena mi fa ancora tanto male.
Cosa vuole il Signore da me?
Adesso Don Gino sta dicendo cosa noi dobbiamo fare, noi donne che siamo qui alla messa mattutina.
Andare in Galilea non per trovarlo ma per dire che l'abbiamo incontrato nel banchetto che lui ci ha anticipato di qualche ora prima che si apparecchi all'ora di pranzo per tutti.

venerdì 10 aprile 2020

Venerdì santo



 








SFOGLIANDO IL DIARIO...

10 aprile 2009.
Venerdì Santo.
Ore 4:38.

"Ho sete".

Signore Gesù oggi la Chiesa commemora la tua morte e il racconto della tua passione viene letto per la terza volta nel giro di pochi giorni nelle chiese, un racconto che parla di sofferenza, di tradimento, di buio, di notte, di condanna inevitabile, di scelta, accettata, come conseguenza di quell' "Io sono" che scandalizzò i tuoi contemporanei più devoti.
Si Signore, tu hai patito le conseguenze di ciò che hai affermato, le conseguenze della verità che scomoda, che condanna, che rimette in discussione le sedimentate certezze.
Tu Signore non hai avuto paura di proclamare ciò che era giusto, bello, buono per l'uomo, perché l'uomo aprisse il suo cuore ad una parola di speranza, di vita, di riconciliazione, di perdono.
La tua verità è tutta in quel "Ho sete" che hai pronunciato sulla croce, una sete d'amore che ti ha spinto a venire tra noi, una sete che affondava le sue radici in una frattura, un terremoto, una perdita della casa originaria, il giardino in cui l'uomo poteva godere di tutto quello che tu gli avevi preparato.
Signore oggi che si celebrano i funerali delle vittime del terremoto di questa terra, dove tu mi hai concesso di abitare, mi viene in mente quella casa straordinaria, stupenda, bellissima che ad ogni uomo tu hai riconsegnato perché ne sei stato il custode.
Non voglio piangere oggi Signore per ciò che è stato distrutto, ma per gioire per tutto  ciò che tu hai costruito attraverso il tuo sacrificio.
La tua sete d'amore si doveva incontrare con un'altra sete, quella dell'uomo che nelle vicende più buie della sua vita, sente insopprimibile e primario il bisogno di avere qualcuno accanto con cui condividere il proprio dolore, quando tutto gli viene a mancare.
Hai chiesto che ti fossero vicini tuoi discepoli, che non si addormentassero quando il peso del nostro peccato ti stava schiacciando e ti ha fatto sudare sangue.
Ma sei rimasto solo a patire, sei rimasto solo con la tua angoscia, con tuo Padre che sentivi lontano.
L' hai detto sulla croce: "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?"
Hai percepito la distanza infinita tra la tua sofferenza e la perfezione del Padre, Signore? 
Come un uomo può comprendere un Dio che soffre?
E tu che sei stato vero uomo e non hai mai smesso di esserlo, e anche vero Dio sapevi che avevamo bisogno di un sommo sacerdote, di un sacerdote perfetto che si facesse intermediario della nostra sete di giustizia, della nostra sete di senso, della nostra sete di amore gratuito, fedele, eterno.
Signore oggi, pensando ai funerali di Stato di tante vittime del terremoto, non mi sembra la liturgia della vita combaci con la liturgia codificata dalla Chiesa.
All'occhio di milioni di persone verranno mostrate tante bare questa mattina, tanti uomini morti senza colpa. 
Questa sera sarai tu ad essere mostrato alla devozione del popolo con l'adorazione della croce.
Gli uomini, l'Uomo.
E poi i sopravvissuti, quelli che hanno tanto  bisogno di chi dia loro la speranza che la Pasqua non finisce il venerdì Santo, che bisogna dolorosamente ma fermamente aspettare che passi il tempo necessario per rientrare in quel giardino e scoprire le tombe vuote e che quel vuoto è stato riempito da te Signore, che la tua sete ha generato una fonte inestinguibile di acqua alla quale attingere per non morire di sete.
Così è inevitabile, per chi ha aperto gli occhi del cuore, vedere, riconoscere nel luogo del lutto, nell'ora della prova, un Dio che dice insieme a noi che ha bisogno di qualcosa, che cerca la nostra brocca, per poterla riempire del vino della gioia per poter con noi celebrare in eterno e nozze con lo Sposo .
Signore tu hai sete, anche noi ne abbiamo.
Abbiamo sete di tante cose che ci sono venute a mancare, sete, non desiderio, sete.
La sete è soddisfatta dall'acqua  che è garanzia di vita.
Signore tu hai gridato fino all'ultimo la tua sete, quella sete che manifestasti alla Samaritana, quando la incontrasti al pozzo.
Era la stessa Signore che non ti si è mai spenta e che hai gridato dalla croce.
Tu hai sete dell'uomo hai sete dei tuoi figli perché vuoi che tornino in vita, che abbiano la vita.
Tu oggi ci chiedi di non piangere perché sei solidale con noi e con le nostre sofferenze e ci vuoi dire che, quando siamo nel deserto e serpenti velenosi ci mordono, dobbiamo sollevare lo sguardo e contemplare te che ti sei fatto simile a noi, ti sei fatto tu stesso peccato, perché attraverso la consapevolezza della nostra miseria, possiamo cantare la tua gloria e ritrovare la nostra casa.
Oggi si celebreranno i funerali di Stato delle vittime del terremoto.
Sul piazzale saranno disposte le bare e in deroga alla prassi liturgica che vieta il venerdì Santo di celebrare la messa, questa sera sarà celebrato in suffragio delle vittime.
Certo che il funerale senza la messa perde il suo significato di vittoria della vita sulla morte del sacrificio come offerta e dono per risorgere. 
Invece che adorare la croce getteranno incenso sulle bare, l'incenso che adoperiamo quando ci mettiamo di fronte a Dio.
Le bare saranno incensate, come sarà incensata la croce.
Che mistero tremendo e stupendo in cui perdersi e in cui ritrovarsi, in cui gettarsi incatenati e uscire fuori con le mani e piedi slegati, finalmente liberi!

Così dice il Signore:
«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto.
Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità» (.Zc 12,10-11;13,1)



martedì 7 gennaio 2020

Mamma


SFOGLIANDO IL DIARIO...

"Noi siamo da Dio"( 1 Gv 4,6)

Occupata a leggere la Parola di Dio e a interrogarmi su cosa sia il regno di Dio, se io lo vedo vicino o lontano, se mi sono convertita, ho cambiato posizione come ha fatto Gesù, spostandosi nella Galilea delle genti, mi ero dimenticata che oggi,  anni fa moriva mamma, dopo indicibili sofferenze.
Quel tempo lo vissi a stretto contatto con Dio, la  sua Parola, la sua luce in un lungo e fitto scambio di messaggi d'amore, di richieste di aiuto, di luci ma anche di ombre, che Dio non ha permeso offuscassero la sua presenza continua, in quel periodo di grande sofferenza.
Chissà perchè si sente la presenza del regno più forte quando ti manca tutto, quando i problemi ti schiacciano, le forze ti abbandonano, quando niente dipende da te, riconoscendo al Signore ogni raggio di luce che permetti di far entrare dalle fessure della tua finestra.
L'epifania cominciò prima del tempo stabilito, due mesi e mezzo prima che mamma si ricoverasse e poi morisse, un'epifania che mi fece vivere quel tempo , uno dei più tormentati della mia vita, faticosi, come tempo di grazia e di opportunità favorevoli alla realizzazione del Suo progetto.
Oggi mamma mi manca, e spesso penso che, quello che non posso dire a nessuno, lei lo capirebbe e non mi giudicherebbe.
Gli ultimi tempi sono stati fortemente falsati dalla presenza continua di altre persone vicino a lei che ci hanno impedito di parlare liberamente con il cuore in mano.
Solo una volta in ospedale mi confidò che non poteva dimenticare cosa io avevo fatto per lei, in occasione di una grave malattia che l'aveva colpita, quando io ancora adolescente, facendomi intendere che io ero la sua preferita.
Questo anche per scusarsi del fatto che,  pur nutrendo gli stessi sentimenti a mio riguardo, preferiva avere in quel frangente, vicino persone fisicamente più forti di me , per aiutarla a spostarsi, cambiarsi ecc ecc.
Ricordo che io me la presi perchè dicevo che non mi voleva, e preferiva estranei a me che non ce la facevo neanche a starle vicino seduta.
Ricordo la grossa stella di Natale che le regalò Monica, al suo sorriso riconoscente, alla sua gioia, quando la vide.
Ricordo il mio giudizio inclemente sui soldi sprecati per qualcosa che era destinata a morire con lei.
Mi pentii di quel sentimento in seguito e me ne vergognai, perchè non ancora avevo capito in cosa consiste l'amore.
Monica, la ragazza con tanti problemi, non la ritenevo capace di occuparsi di mamma e invece dovetti ricredermi alla grande, perchè l'umiltà, la delicatezza, l'amore di Monica furono gli ingredienti essenziali per rendere migliori gli ultimi giorni di mamma.
Ricordo che mi meravigliavo del fatto che si tratteneva anche dopo l'orario stabilito, che veniva a vedere come stava  anche quando non era il suo turno, che fu la prima a presentarsi quando morì, al mattino mentre eravamo con lei io e mia sorella.
Ebbi occasione allora di capire in cosa consiste l'amore donato, il disinteresse, la gratuità in ciò che è essenziale.
Monica mi insegnò tante cose che sto metabolizzando pian piano, perchè il regno di Dio anche se c'è, è già all'opera non è detto che subito ne trai beneficio.
Mi piacerebbe questa mattina pregare per quest'angelo buono che tanto ha fatto per noi e che so oggi ha bisogno di quelle stesse attenzioni che un tempo lei ebbe per mamma.
Prego Maria, che è madre, perchè l'accompagni e non faccia spegnere mai la stella che ha illuminato il suo cammino.
Io non sono capace di tenerezza, sono troppo cerebrale, troppo condizionata dalla ragione che oscura o limita l'espressione libera dei sentimenti.
"Il regno di Dio è vicino"
Quanto vorrei che fosse qui, ora, sempre, dentro di me, una luce che mi permette di apprezzare tutto ciò che la vita mi propone, una luce che mi permette di trasformare la maledizione in una benedizione.
Quanta strada Signore devo fare ancora! Quanto sono distante dalla meta!
Gesù tu sono certa che sei qui con me, in questa sgangherata preghiera, sono certa che anche se non ti vedo e non ti sento e non ti tocco,  stai operando meraviglie nella mia vita, nella mia anima.
Lo so, ma mi piacerebbe esserne più consapevole, vivere con il cuore a contatto con il tuo, sentire i tuoi battiti e accordarmi a che anche i miei si accordino e suonino insieme la suprema armonia dell'amore.
Fa' Signore che possa in ogni momento della vita dire che tu hai fatto bene ogni cosa, fa' che ti possa lodare, benedire e ringraziare sempre nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
Togli da me Signore ogni sentimento di pretesa, di rivendicazione, di presunzione, addolcisci il mio cuore e insegnagli a parlare come tu hai fatto con noi.
Signore io non sono capace di nulla ma con il tuo aiuto so che riuscirò a farmi da parte perchè la tua luce brilli senza ostacoli di sorta.
In questo tempo mi mancano molto gli affetti terreni, di mia madre, di mio padre, delle persone che oggi sono con te e non vedo.
Aiutami Signore a pensare, a credere che l'affetto dei miei cari ora è potenziato, perchè sono più vicini a te.
Ti chiedo perdono per quello che in vita hanno fatto contro la tua legge, causando danni alla discendenza.
Ti chiedo perdono per i peccati compiuti dai nostri progenitori che ci hanno reso la vita un terreno arido e spoglio, senza attrattive.
Il tuo regno è vicino dici, oggi a noi.
Il tuo regno Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto.
Voglio specchiarmi nei tuoi occhi Signore e annegare nel mare, nell'oceano del tuo amore misericordioso.
A mamma dona l'eterno riposo, la gioia senza fine di stare tra i tuoi eletti.
Portale una rosa rossa, quella rosa che non fui capace di mettere sulla sua bara, perchè il mio cuore era ancora pieno di rancore per ciò che mi aveva tolto e incapace di riconoscere e ringraziare per ciò che mi aveva dato, che tu mi avevi dato attraverso di lei.
Dalle un bacio Signore e un abbraccio, forte, che senta il calore del mio corpo chinato sul suo, la tenerezza delle labbra poggiate sulla sua guancia, la pressione leggera delle dita mentre le faccio una carezza.
Signore a mamma vorrei che tutto questo arrivasse attraverso di te.
A Maria chiedo di accompagnarmi sulla strada della tenerezza.
Grazie mamma, per tutto quello che tu hai fatto per noi, senza risparmio!
Il regno di Dio è veramente vicino! Alleluia!  

venerdì 27 dicembre 2019

Vide e credette (Gv 20,8)



Vide e credette (Gv 20,8)

Maria di Màgdala, come anche Pietro, pensano che il corpo di Gesù sia stato trafugato, quando trovano il sepolcro vuoto.
Solo Giovanni, " vide e credette".
Giovanni, "il discepolo che Gesù amava", la dice lunga sulla capacità del giovane di percepire fino in fondo l'amore appassionato e fedele del Maestro.

Egli vide la stessa scena e non ebbe dubbi.
Non aveva mai avuto dubbi sul suo amore.
Non lo aveva mai perso di vista, specie quando Gesù s' inerpicò faticosamente sulla strada che porta al Calvario.
Il peso delle braccia di legno, a cui dovevano essere inchiodate le sue... il suo abbraccio eterno, infinito non potè dimenticarlo, neanche quando emise l'ultimo respiro.
Perciò dice: 
“Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi.”(Cfr 1Gv 1,1-4)


Spesso ci accade che Gesù non lo troviamo perchè il lutto, la prova, ci fanno ripiegare su noi stessi, nel rimpianto di ciò che non c'è più e ci impediscono di guardare nella giusta direzione.
Adorare il corpo morto, quan'anche fosse quello del Figlio di Dio, non serve a nessuno. 
Dobbiamo continuare a cercarlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici. 
L'amore è un rincorrersi, un nascondersi, un ritrovarsi per poi staccarsi di nuovo e mettersi di nuovo in cammino, per provare di nuovo la gioia dell'abbraccio, dopo una ricerca faticosa e a volte infruttuosa.
Gesù ci aspetta lì dove non ci pensiamo di trovarlo. Apriamo il cuore alla meraviglia e allo stupore per la cosa nuova che trae dal suo cappello di giocoliere infaticabile e fantasioso.
Dio ha cura dei suoi figli e li ama tutti; ma allo spettacolo si divertono solo quelli che riescono a tornare bambini. 
Lui, Dio dei vivi e non dei morti, ci invita nel giardino, che ci ha destinato e di cui continua a prendersi cura.
Ascoltiamo cosa ha da dirci.
Nella Scrittura c'è sempre una parola rivolta a noi, una parola che ci asciuga le lacrime e ci riempie il cuore di gioia.

Signore, io sono quel Giovanni che tu ami.
Lo siamo tutti, Signore, perchè tu non fai preferenze.
Eppure non tutti ci accorgiamo della tua presenza.
Ti cerchiamo lontano, mentre tu sei vicino, accanto a noi.
Continuiamo a gettare le reti dalla parte sbagliata e non prestiamo ascolto alla tua voce.
Signore, anche se sei risorto, continuiamo a cercarti in un cimitero, tra le tombe dei nostri idoli infranti, delle nostre speranze naufragate, dei nosti sforzi vanificati dall'imprevedibilità di un evento o dalla cattiveria degli uomini.
Signore, come vorrei potermi fidare di te, sempre!
Come vorrei non avere paura!
Come vorrei sentirmi amata da te, specie quando è notte e non ho nulla da offrirti che il mio fallimento.

venerdì 7 giugno 2019

Collaborazione


Meditazione sulla liturgia
 di venerdì della VII settimana di Pasqua

" Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno"(At 25,18)

La croce è il prezzo dell'amore, il prezzo della salvezza nostra e delle persone a noi affidate.
Paolo, folgorato sulla via di Damasco, non si arrestò di fronte agli ostacoli, alle persecuzioni che accompagnarono la sua testimonianza fino alla morte.
L'apostolo delle genti ha dimostrato con la sua vita quanto lo Spirito di Dio renda capaci di essere testimoni dell'amore fino a dare la vita per gli altri, come quelli che scelse per primo, tranne Giuda, il traditore.
Giovanni non sembra che sia stato ucciso, ma noi sappiamo che a volte la morte è un guadagno quando la vita ci consegna una croce pesante e il monte del calvario sembra non avere mai fine.
Oggi penso a Pietro, alla domanda che Gesù gli rivolge " Mi ami tu?" e al mandato che gli affida di pascere, dar da mangiare, far vivere il suo gregge.
Gesù ci dà il mandato indipendentemente dalla nostra capacità di amarlo, sarà lo Spirito Santo che ci allargherà il cuore come a Pietro, come ad ognuno di noi cui affida il compito, con il Battesimo di dare vita al suo gregge, darsi come cibo, diventare pane spezzato, sangue versato per i nostri fratelli.
Ci chiede di collaborare Gesù alla salvezza del mondo, come in una famiglia ognuno fa quello che può e sa fare a seconda dell'età delle forze e dell'esperienza, a seconda anche della docilità a farsi insegnare da ne chi sa di più e ne ha fatto esperienza per primo.
A chi è chiesto molto, a chi meno.
Perchè?
Quando ero piccola mi piaceva lavare i piatti, era un divertimento, specie quando ci mettevamo su uno sgabelo io e mio fratello a giocare con la schiuma del detersivo, facendo un pantano che poi mamma doveva asciugare.
Ma noi eravamo convinti di dare una mano e non ci ponevamo tanti problemi.
Mamma ci guardava benevola, contenta di vederci accordati nel desiderio di essere d'aiuto.
Poi, quando divenne più grande l'ultima nata, cominciarono i turni e il piacere divenne un impegno, un'imposizione, un dovere. Litigavamo sempre per ciò che spettava fare all'una o all'altra, mio fratello era fuori discussione essendo maschio, e ci siamo persi così gli anni migliori, nemiche fin dal grembo materno.
Perché questa sorella, nascendo mi aveva tolto il posto che occupavo fino a quel momento nella casa, nella priorità delle attenzioni di mamma, papà, dei nonni, essendosi ammalata poco dopo la nascita di una grave malattia che concentrò le cure della famiglia tutte su di lei.
L'amore, la gratuità senza mugugni furono soppiantati dal latte inquinato dall'invidia, dal desiderio di prevalere, dalla divisione che provoca l'avere, il possedere di più.
Gesù oggi ci chiede di amarlo così come siamo capaci e di lasciarci guidare da Lui per aumentare la nostra capacità di rispondere sì a qualunque cosa ci chieda.
"Che siano una cosa sola con noi", chiede al Padre prima di congedarsi dai suoi discepoli, e anche quelli che crederanno alle loro parole saranno beneficiari del suo perdono, dela Sua grazia.
Così oggi voglio chiedere perdono a Gesù per tutte le volte che ho litigato con mia sorella, per tutte le volte che mia madre, mia nonna e tutti i miei antenati non hanno fatto comunione, non hanno gratuitamente dato, non hanno collaborato alla giustizia, alla verità, alla bellezza e alla pace che viene solo da Lui.
Voglio chiedere perdono per tutte le maldicenze, i giudizi e i pregiudizi di cui io mi sono resa colpevole e di tutte le modalità colpevoli che ho ereditato, modalità che hanno portato alla divisione, alla rottura, alla condanna a morte del proprio fratello.
Quanto poco amore Signore c'è nella mia storia, quanto poco amore ho dato al mio sposo, alla mia nuova famiglia prima di conoscerti!
Ma noi sappiamo, crediamo che il nostro piccolo pezzo di legno, il braccio inaridito di creature focomeliche tu lo trasformerai in potenza e grazia, segno del tuo infinito amore, abbraccio sublime, eterno di cui ci renderai capaci.
Grazie Signore per il tuo sì al Padre.
Grazie Maria per il tuo sì allo Spirito di Dio.

giovedì 6 giugno 2019

L'abbraccio

Nella bella cattedrale di Wùrzburg, in Germania, si trova una veneranda Croce del sec. XIV.
Il Signore ha le mani staccate dalla traversa e le tiene incrociate una sull’altra sul petto, avendo i chiodi ancora tra le dita.
Una leggenda racconta che un ladro incredulo, vista la corona d’oro sulla testa del Re crocifisso, stese la mano per prenderla.
In quel preciso istante il Signore staccò le mani e i chiodi dalla croce, s’inchinò in avanti, abbracciò il ladro e lo accostò al suo cuore. Quali furono i pensieri che attraversarono la mente di quell’uomo? Vergogna… pentimento… riconoscenza… desiderio di non staccarsi più da quell’abbraccio? Lo trovarono svenuto.
Da quel tempo Cristo non ha mai più riallargato le sue braccia, ma ha conti­nuato a tenerle cosi, come sono ora, come se volesse sempre stringere al cuore l’uomo peccatore, guardandolo profondamente negli occhi.



"Io ho fatto conoscere loro il tuo nome" (Gv 17,26)

Sono qui davanti a te Signore mio Dio, sono qui con tua madre a cui ho chiesto di accompagnarmi in questa notte all'altra riva, per poterti ascoltare, per rivederti, per poter mangiare ancora del tuo pane di vita.
Ti ringrazio Signore perchè non hai ritenuto un tesoro geloso tua madre e ce l'hai donata, l'hai con noi condivisa perchè ci portasse a te ogni volta che smarriamo la strada o ti chiamasse lei in aiuto, e ti rendesse visibile ai nostri occhi attraverso la sua preghiera.
Ti ringrazio perchè sei venuto a dare un senso a tanta sofferenza, perchè mi hai mostrato che tu sei in ciò che ci manca, che siamo beati quando percepiamo i nostri limiti, quando ci sentiamo bisognosi di tutto, quando nessuna cosa al mondo ci può consolare, guarire, darci gioia e speranza di vita.
Grazie Signore perchè questa mattina mi hai dato la tua carne e il tuo sangue perchè diventassi una sola cosa con te.
Me l'hai data e io me ne sono nutrita, e la paura è svanita sostituita dalla gioia di appartenerti e di servirti con gli strumenti poveri e disprezzati che tu trasformi in armi invincibili contro le tentazioni del demonio.
Signore grazie perchè oggi comincio la giornata pensando che niente e nessuno potrà separarmi dal tuo amore, che questo amore è lo stesso che ti lega al Padre, un amore che lo Spirito Santo ci mostra e ci dona.
Mi viene in mente l'immagine con cui siamo soliti raffigurare lo Spirito Santo che arriva a noi come acqua, fuoco, colomba, soffio, vento...
Ma quella che più amo e che parla alle corde più profonde del mio essere è un abbraccio, un sentirsi stretti da un amore più grande che ci comprende tutti e che ci fa dire l'uno all'altro:"Io mi fido di te".
Tu ci chiami all'unità e quale grande miracolo hai compiuto Signore inchiodando il tuo abbraccio alla croce?
Grazie Signore per i tuoi doni, grazie dell'abbraccio che riservi ad ogni uomo peccatore, perchè tu continui a morire per noi ogni volta che ti chiamiamo in aiuto.

giovedì 30 maggio 2019

"Io me ne vado al Padre."(Gv 16,17)




SFOGLIANDO IL DIARIO...
29 maggio 2014
giovedì della VII settimana di Pasqua
ore 6:42

"Io me ne vado al Padre."(Gv 16,17)

"Voi sarete afflitti ma la vostra afflizione si cambierà in gioia."
Né ieri, né oggi sembrano interessarmi le parole del Vangelo.
Cerco di trovare tra quelle che la liturgia ci propone quelle che più rispondono alla mia domanda di senso, al mio desiderio di incarnare la Parola.
È difficile Signore pregare in queste condizioni, tu lo sai.
Addirittura innaturale.
Ho cercato di farlo stanotte e anche ieri notte, ma mi sento come un naufrago in mezzo a una tempesta, che si aggrappa all'unico spunzone di roccia che le onde coprono e scoprono.
Alte e minacciose flagellano i litorali e consumano frantumandole le zolle, mentre il vento minaccioso rovescia la sabbia dal fondo del mare e il cielo si mescola con la terra.
La mia è una piccola barca sconnessa, sempre più inadeguata agli attacchi del male, ma io continuo a ripetermi che non mi può accadere nulla, perché Gesù, tu Signore, sei qui con me, anche se dormi.
Ho fiducia che le forze della natura non mi possono fare nulla, perché ho te nel cuore, ho fiducia in tua madre, Maria,a cui chiedo ogni volta che il pericolo si fa più grande, un aiuto privilegiato, un aiuto speciale.
A volte a te, Signore, antepongo lei nella mia preghiera, quando tu non rispondi, quando ho bisogno di vivere l'esperienza umana con visioni divine.
Tu non appari a nessuno o molto raramente, lei molti la vedono e a me piacerebbe che mi succedesse.
Per ora mi accontento di vedere la luce che si sprigiona dalla grotta di Lourdes mentre Bernadette è in estasi, in preghiera.
Io sto fuori e mi basta sapere che da quella grotta scorga un'acqua che può calmare il mio tormento come già è accaduto.
Sto tanto male Signore e non me la sento di fare discorsi profondi, teologici, sulla Trinità, sull'amore, su tutte le cose che l'evangelista Giovanni riferisce che non ho mai messo in dubbio, ma questo è un momento in cui non ti devo cercare nella Parola, ma qui in questo luogo orrido e tenebroso, in questa bufera, in questa strada polverosa, ventosa piena di pietre che mi fanno cadere.
"Il Signore è qui e non lo sapevo".
Mi colpirono queste parole quando le commentò don Cristiano a proposito della storia di Giacobbe e della notte più nera che dovette affrontare.
In queste notti Signore ti cerco con tutto il cuore, ma la carne reclama e urla così forte da mettere il bavaglio alla mia preghiera.
Questo è un tempo difficile Signore.
Anche se è tempo di Pasqua, la liturgia ci ripropone passi in cui tu fai il discorso di commiato ai tuoi discepoli.
“Ancora un poco e non mi vedrete, un altro po' e non mi vedrete"
Oggi come allora ci sono momenti in cui tu scompari e noi non capiamo nè sappiamo dove trovarti.
Ci sono momenti in cui, nonostante le buone intenzioni, facciamo una fatica cane anche solo a rabberciare una preghiera.
Anche se abbiamo esperienza di quanto possa lo Spirito (ieri ne ho avuto conferma) il corpo è una macchina che può diventare infernale, in preda agli abitanti delle tombe che ne dilaniano la carne e ne stritolano le ossa.
Pigolo come una rondine, gemo come una colomba, sono stanchi i miei occhi di guardare in alto.

domenica 26 maggio 2019

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando (Gv 15,14)



Meditazione sulla liturgia della
sesta domenica di Pasqua anno C

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando (Gv  15,14)

Quando pensiamo alla messa, alla preghiera, all'obbedienza dei comandamenti eccetera, tutte cose che Gesù ci invita a fare e di cui la Chiesa si fa portavoce e ministra, pensiamo sempre di fare un piacere a Dio e non a noi.
Anche oggi, leggendo il vangelo, di primo acchito, ho pensato a come ci comportiamo noi nei confronti delle persone, specialmente di quelle a cui possiamo fare i ricatti del tipo: "Se mi ami devi fare quello che ti dico, se no significa che non mi vuoi bene".
Dicevo che questa mattina subito mi è scattata la molla della censura, della critica, perché sembra che Gesù si comporti come noi.
"Non è possibile, mi sono detta, altrimenti il cielo e la terra sono la stessa cosa e la religione è una menzogna.
Gesù ci inganna, facendoci questo discorso, mi dicevo, anche se poi come premio dell'osservanza dei suoi comandamenti c'è il fatto che Lui e il Padre verranno ad abitare presso di noi.
Anche questa possibilità di avere come eterni coinquilini, condomini, o familiari che dir si voglia, la Trinità, non so a quanti faccia gola, quanti desiderano questa vicinanza.
Ieri il mio fisioterapista mi ha chiesto da dove cominciare a leggere la Bibbia e se gli davo o se avevo qualcosa da fargli leggere, anche se aveva pensato di cercare su Internet.
Bella domanda mi sono detta, ma lui aveva fretta e voleva una risposta di cinque minuti.
Cinque minuti per una cosa così seria, così importante!
Solo lo Spirito Santo può fare di questi miracoli.
Così gli ho detto che o andava a Spirito Santo o… cominciasse a leggere il Vangelo.
Come se fosse facile!
Se gli capita una pagina come quella di oggi, solo lo Spirito può convertirlo a continuare, a insistere, a chiedere!
Forse è questo ciò che dovevo dirgli.
Quando parla una persona dobbiamo prestare ascolto, che significa intanto fare silenzio e lasciare che le sue parole ci arrivino chiare e nitide, attraverso le orecchie, alla mente e al cuore.
Ma la cosa più importante, se da un lato è il silenzio, l'ascolto, l'accoglienza, non possiamo prescindere dal fermarci prima di tutto sull'identità del nostro interlocutore.
Chi ci sta parlando?
Se è nostra moglie/marito, madre, fratello eccetera non è detto che quello che vuole noi facciamo sia giusto, perché i ricatti d'amore sono i più frequenti.
Quindi si deve partire da un atto di fede.
Chi è Gesù? È veramente il figlio di Dio?
L'identità di Gesù non è che può essere dimostrata con un discorso forbito, ben articolato, pieno di riferimenti.
L'identità di Gesù la scopri se permetti che lui ti scopra e ti illumini.
Vale a dire che la cosa più semplice da fare è verificare se quello che dice ci fa stare bene.
Verificare che poi tutto quello che Lui ha detto e fatto lo lo ha testimoniato con la sua vita, è un argomento a favore.
Ma tutti i discorsi, le dimostrazioni cadono nel vuoto se lo Spirito del Signore non ci spiega, non ci illumina, non ci guida.
Oggi Gesù dice che verrà ad abitare con noi, se osserviamo i suoi comandamenti che poi è uno solo "amatevi come io vi ho amato" .
Non dice "amate me" ma "amatevi l'un l'altro", che la dice lunga sull'egoismo del Padreterno che dal nostro amore non è che ne ricavi maggiore autorità, gloria, potenza e chi più ne ha più ne metta.
L'amore serve a noi e non a Lui.
Così le messe, i Sacramenti in genere, la lettura della Parola, sono doni d'amore per noi, solo per noi.
Certe volte mi chiedo chi glielo ha fatto fare a creare, dare la vita ad un esercito di bugiardi, ingannatori, fedifraghi, menefreghisti... Con tutto quello che gli facciamo passare!
Così diciamo quando i figli ci fanno disperare.
Ma se diamo delle regole, certo sono per fare stare meglio loro (un po' anche noi in verità, altrimenti ci distruggono la casa!).

Oggi c'è una bellissima descrizione della città santa, la Gerusalemme celeste, salda, luminosa, grande, dove non c'è tempio, perché il tempio è Dio.
Penso alle nostre case di uomini, dove non c'è profumo di santità, dove si litiga, non ci si frequenta, si sta ognuno per conto proprio.
Certo che queste abitazioni dove siamo, dove ognuno parla una lingua diversa o vive in un mondo virtuale da un'altra parte, non profumano di Dio.
Dio verrà ad abitare in mezzo a noi, quando ci metteremo d'accordo, quando cuori batteranno all'unisono, quando non ci saranno da osservare comandi imposti dall'alto.
Lo Spirito suggerirà il pensare, il dire e l'agire.
Lo Spirito d'amore accorderà i cuori sì che non avremo bisogno di uscire di casa per celebrare la liturgia perché Dio è il tempio, l'amore è il tempio, vale a dire che Dio abita con noi quando l'amore circolerà senza ostacoli nelle nostre case.
È l'amore che rende visibile Dio, è l'amore che ci rende fecondi e felici, è l'amore che ci realizza pienamente.
La dimora di Dio è l'amore. 
L'amore è anche la nostra casa, è di casa, se accoglieremo i consigli di Gesù e non gli legheremo le mani e non tapperemo la bocca alla voce dello Spirito.

venerdì 24 maggio 2019

COME


Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri COME io ho amato voi.” (Gv 15,12)

Oggi Gesù ci dice la ricetta della gioia, la ricetta della felicità. Amare COME Dio ama. 
Allora non c'è speranza, mi sono detta. Niente sembra così difficile: amare alla maniera di Dio.
E' il COME che ci fa spavento. 
Anche nel Padre nostro, insegnatoci da Gesù, c'è un altro COME che non vorremmo mai pronunciare:” Rimetti a noi i nostri debiti, COME noi li rimettiamo ai nostri debitori”. 
Non è possibile che Dio ci chieda cose impossibili. Sa di che pasta siamo fatti, come può pretendere una cosa del genere? 
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano “ è la richiesta che precede la remissione dei debiti. 
Forse il pane da chiedere è quello del perdono, quel pane che ci permette di amare i nostri nemici, quelli che non sono come li vorremmo, che ci ostacolano, ci rifiutano, ci uccidono . 
“ Non di solo pane vive l'uomo, sta scritto, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” 
Gesù è la parola che salva, è il dono straordinario del Padre che attraverso il Figlio ci vuole comunicare l'Amore fatto persona, lo Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa. 
Innestati a Gesù niente sarà impossibile ai suoi amici.
Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam.

giovedì 23 maggio 2019

"Rimanete nel mio amore"(Gv 15,9)




Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della V settimana di Pasqua
Letture; At 15, 7-21; Salmo 95; Gv 15, 9-11


"Rimanete nel mio amore"(Gv 15,9)

Signore ho sempre pensato di non essere stata amata abbastanza, nel modo giusto, di essere stata sempre l'ultima ruota del carro e che se volevo amore lo dovevo comprare con la mia bravura, i miei sacrifici, i miei meriti.
Mamma diceva che io mi ricordavo solo le cose negative della mia vita, ed è vero.
Non ho mai ringraziato nessuno per quello che avevo, tutta protesa a guardare solo ciò che mi mancava, che mi sembrava la parte più considerevole.
Ho fatto sacrifici enormi per ottenere ciò che mi serviva per non dipendere dagli amori imperfetti della famiglia, degli amici, degli educatori.
E' stato un vanto per me riuscire a guadagnarmi un posto in questo mondo avaro di coccole e di carezze.
Non ti conoscevo Signore e il mio pensiero non andava oltre ciò che mi veniva dai miei, a mio parere poco, troppo poco per i miei appetiti .
Con mamma avevo un conto in sospeso perché pensavo che avesse approfittato del mio carattere arrendevole e delle mie capacità per caricarmi di pesi superiori alle mie forze.
Mi è stato molto difficile riconciliarmi con lei, fare un cammino di perdono e solo quest'anno, ne sono passati dieci dalla sua morte, sono riuscita a deporre una rosa sulla sua tomba.
Questa mattina, leggendo il vangelo, ho pensato al tuo amore e a quello che mi era stato dato dalla mia famiglia e ho gioito perché per la prima volta ho percepito quanto mia madre mi amasse.
Ho ripensato a ieri quando, riordinando la casa, non ho potuto fare a meno di constatare che le cose più belle che l'arredavano erano regali di mia madre.
Non mi ero mai resa conto che erano gli unici sopravvissuti all'incuria, al tempo, alle mode e alla disinfestazione che nell'arco degli anni sto facendo di tutte le cose inutili e brutte che la ingombravano.
Ieri mi sono resa conto del bene che mi ha voluto, privilegiandomi rispetto agli altri figli, cosa del tutto nuova rispetto ai sentimenti che mi hanno animato per lunghissimi anni.
E poi, riflettendo, ho pensato che mamma con me si è comportata come tu ti comporti con i tuoi figli, dandomi fiducia.
Mamma ne ha riposto in me tanta da affidarmi compiti apparentemente improponibili ad una bambina poco meno che adolescente.
Ma lei, come te, aveva visto la determinazione e la tenacia che mettevo nel perseguire l'obbiettivo, aveva considerato i pesi da affidarmi in proporzione della robustezza delle mie spalle, ma anche la disponibilità a dire sempre di sì per farla felice.
Quando mi ammalai, appena nato il nostro  primo e rimasto unico figlio, mamma si fece carico di tutti i nostri bisogni e provvide a tutto ciò che serviva, pur essendo ancora in servizio nella scuola e avendo ancora in casa una figlia da accudire e papà molto malato.
Ti voglio ringraziare Signore perché mi parli di te attraverso le esperienze della mia vita che mi sembrava tutta sbagliata.
I tuoi doni li apprezziamo purtroppo solo quando  le persone di cui ti servi per donarci il tuo amore non ci sono più.