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venerdì 10 aprile 2020

Venerdì santo



 








SFOGLIANDO IL DIARIO...

10 aprile 2009.
Venerdì Santo.
Ore 4:38.

"Ho sete".

Signore Gesù oggi la Chiesa commemora la tua morte e il racconto della tua passione viene letto per la terza volta nel giro di pochi giorni nelle chiese, un racconto che parla di sofferenza, di tradimento, di buio, di notte, di condanna inevitabile, di scelta, accettata, come conseguenza di quell' "Io sono" che scandalizzò i tuoi contemporanei più devoti.
Si Signore, tu hai patito le conseguenze di ciò che hai affermato, le conseguenze della verità che scomoda, che condanna, che rimette in discussione le sedimentate certezze.
Tu Signore non hai avuto paura di proclamare ciò che era giusto, bello, buono per l'uomo, perché l'uomo aprisse il suo cuore ad una parola di speranza, di vita, di riconciliazione, di perdono.
La tua verità è tutta in quel "Ho sete" che hai pronunciato sulla croce, una sete d'amore che ti ha spinto a venire tra noi, una sete che affondava le sue radici in una frattura, un terremoto, una perdita della casa originaria, il giardino in cui l'uomo poteva godere di tutto quello che tu gli avevi preparato.
Signore oggi che si celebrano i funerali delle vittime del terremoto di questa terra, dove tu mi hai concesso di abitare, mi viene in mente quella casa straordinaria, stupenda, bellissima che ad ogni uomo tu hai riconsegnato perché ne sei stato il custode.
Non voglio piangere oggi Signore per ciò che è stato distrutto, ma per gioire per tutto  ciò che tu hai costruito attraverso il tuo sacrificio.
La tua sete d'amore si doveva incontrare con un'altra sete, quella dell'uomo che nelle vicende più buie della sua vita, sente insopprimibile e primario il bisogno di avere qualcuno accanto con cui condividere il proprio dolore, quando tutto gli viene a mancare.
Hai chiesto che ti fossero vicini tuoi discepoli, che non si addormentassero quando il peso del nostro peccato ti stava schiacciando e ti ha fatto sudare sangue.
Ma sei rimasto solo a patire, sei rimasto solo con la tua angoscia, con tuo Padre che sentivi lontano.
L' hai detto sulla croce: "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?"
Hai percepito la distanza infinita tra la tua sofferenza e la perfezione del Padre, Signore? 
Come un uomo può comprendere un Dio che soffre?
E tu che sei stato vero uomo e non hai mai smesso di esserlo, e anche vero Dio sapevi che avevamo bisogno di un sommo sacerdote, di un sacerdote perfetto che si facesse intermediario della nostra sete di giustizia, della nostra sete di senso, della nostra sete di amore gratuito, fedele, eterno.
Signore oggi, pensando ai funerali di Stato di tante vittime del terremoto, non mi sembra la liturgia della vita combaci con la liturgia codificata dalla Chiesa.
All'occhio di milioni di persone verranno mostrate tante bare questa mattina, tanti uomini morti senza colpa. 
Questa sera sarai tu ad essere mostrato alla devozione del popolo con l'adorazione della croce.
Gli uomini, l'Uomo.
E poi i sopravvissuti, quelli che hanno tanto  bisogno di chi dia loro la speranza che la Pasqua non finisce il venerdì Santo, che bisogna dolorosamente ma fermamente aspettare che passi il tempo necessario per rientrare in quel giardino e scoprire le tombe vuote e che quel vuoto è stato riempito da te Signore, che la tua sete ha generato una fonte inestinguibile di acqua alla quale attingere per non morire di sete.
Così è inevitabile, per chi ha aperto gli occhi del cuore, vedere, riconoscere nel luogo del lutto, nell'ora della prova, un Dio che dice insieme a noi che ha bisogno di qualcosa, che cerca la nostra brocca, per poterla riempire del vino della gioia per poter con noi celebrare in eterno e nozze con lo Sposo .
Signore tu hai sete, anche noi ne abbiamo.
Abbiamo sete di tante cose che ci sono venute a mancare, sete, non desiderio, sete.
La sete è soddisfatta dall'acqua  che è garanzia di vita.
Signore tu hai gridato fino all'ultimo la tua sete, quella sete che manifestasti alla Samaritana, quando la incontrasti al pozzo.
Era la stessa Signore che non ti si è mai spenta e che hai gridato dalla croce.
Tu hai sete dell'uomo hai sete dei tuoi figli perché vuoi che tornino in vita, che abbiano la vita.
Tu oggi ci chiedi di non piangere perché sei solidale con noi e con le nostre sofferenze e ci vuoi dire che, quando siamo nel deserto e serpenti velenosi ci mordono, dobbiamo sollevare lo sguardo e contemplare te che ti sei fatto simile a noi, ti sei fatto tu stesso peccato, perché attraverso la consapevolezza della nostra miseria, possiamo cantare la tua gloria e ritrovare la nostra casa.
Oggi si celebreranno i funerali di Stato delle vittime del terremoto.
Sul piazzale saranno disposte le bare e in deroga alla prassi liturgica che vieta il venerdì Santo di celebrare la messa, questa sera sarà celebrato in suffragio delle vittime.
Certo che il funerale senza la messa perde il suo significato di vittoria della vita sulla morte del sacrificio come offerta e dono per risorgere. 
Invece che adorare la croce getteranno incenso sulle bare, l'incenso che adoperiamo quando ci mettiamo di fronte a Dio.
Le bare saranno incensate, come sarà incensata la croce.
Che mistero tremendo e stupendo in cui perdersi e in cui ritrovarsi, in cui gettarsi incatenati e uscire fuori con le mani e piedi slegati, finalmente liberi!

Così dice il Signore:
«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto.
Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità» (.Zc 12,10-11;13,1)



venerdì 1 novembre 2019

Santità


https://asuaimmagine.blogspot.com/2012/11/chi-sono-i-santi.html

Meditazioni sulla liturgia della festa di
Ognissanti


"Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia"(Mt 5,7)

Oggi mi voglio immergere nella beatitudine di essere chiamata alla santità, contemplando la visione di Giovanni che troviamo nell'Apocalisse.
Luce, pace, gioia, gratitudine, dono e ricompensa, caratterizzano le letture di oggi, in cui viene mostrato il nostro destino di figli di Dio, figli di re, profeti e sacerdoti benedetti per sempre.
Oggi è la festa di tutti i santi, non dei beati e mi piacerebbe fermarmi sulla differenza dei due termini.
Santo è colui che svuotato di tutto, si è fatto riempire da Dio, a Dio ha chiesto e da Dio ha ricevuto ciò che gli mancava per essere felice e portare frutto.
I santi che celebriamo non sono solo quelli scritti sui libri di chiesa, ma tutti quelli che vivono con coerenza il vangelo, vivono la beatitudine del già e non ancora in una perenne e progressiva tensione verso l'Assoluto, Sommo Bene.
Questa mattina mi sono soffermata sul passo del vangelo che riguarda le beatitudini.
Mi sono chiesta se potevo sentirmi parte della famiglia chiamata alla santità cercando tra le beatitudini, quella che potevo sentire più consona a me e al mio stile di vita.
Tra le beatitudini due hanno il verbo al presente, vale a dire che la ricompensa è già nell'essere povero di spirito o nell'essere perseguitato a causa della giustizia.
Tutti gli altri devono aspettare.
Allora mi sono detta che anche se non ancora in modo perfetto certo mi sento una povera di spirito, vale a dire una persona che sente insopprimibile il desiderio di essere riempita dall'amore di Dio, dal Suo Spirito.
Mi sono chiesta se questa è una situazione permanente o come le connessioni farlocchie va e viene.
Dio mi basta? Lo cerco sempre, ogni momento della mia vita, ogni mio respiro dipende da Lui?
Mi interrogo e devo con molta sincerità dire che ci sono momenti in cui Dio non mi basta e cerco altrove cibo di cui saziarmi.
Mi chiedo perchè questo accade, visto che sono certa che solo Lui può saziarmi, riempirmi, darmi ciò che mi manca per essere felice.
Il regno dei cieli è vicino, dice Gesù agli inviati perchè lo annunzino ai vicini e ai lontani.
Non dice che il regno dei cieli, il progetto di Dio, è pienamente realizzato. C'è ancora tanto da fare per portare a termine la costruzione.
Ieri pensavo a quanto fosse importante per un ingegnere avere maestranze e operai bravi e docili ai suoi comandi, perchè la realizzazione del progetto rispecchiasse l'idea del progettista.
Dio quando ha creato il mondo ha lavorato come un ingegnere, ha fatto un progetto che l'uomo poi doveva realizzare con il suo aiuto, accettando la sua direzione dei lavori.
Ma sappiamo che se non siamo strettamente collegati, uniti a Lui siamo portati ad arronzare, per la fretta, la stanchezza, per il desiderio di andare ad abitare in una casa già fatta, piena di ogni confort.
Anche se Dio non nega il salario a nessuno, se non sta a guardare chi ha lavorato di più, ma certo è che la beatitudine di lasciarci da Lui plasmare, aiutare, rendere capaci è negata a chi vuole fare di testa sua, nei suo i modi e nei suoi tempi.
Frammenti di paradiso, anticipazioni di eternità gioiosa non possiamo negare di viverli.
Purtroppo spesso dimentichiamo l'olio delle lampade e rimaniamo al buio.
La festa di oggi è una festa di luce, sfolgorante, perchè la nostra speranza la vediamo già realizzata in quelli che ci hanno preceduto nell'esercizio quotidiano della manovalanza.
Forse la beatitudine( beato è colui che è strato reso felice) che più ci calza è quella che riguarda coloro che sono nel pianto perchè saranno consolati.
Allora verrebbe da dire che quasi tutti o tutti addirittura ci salveremo, perchè nella vita di nascosto o palesemente qualche lacrima ci è scappata.
Ma Gesù dice: " Beati coloro che SONO nel pianto" che significa una situazione esistenziale della vacanza, della mancanza, del bisogno, del non bastare a se stessi, che è cosa diversa se il tuo pianto è motivato dalla perdita di qualcosa che è destinata a finire.
Il regno di Dio lo vivi se apri gli occhi e vedi che Dio si manifesta nel tuo problema, nella tua difficoltà, nella tua inadeguatezza, nel tuo limite, nel tuo pianto.
Penso proprio che devo fare molta strada ancora per sentirmi a posto, vale a dire con la pensione assicurata.
La fede è vivere ogni momento il sì al Signore perchè riempia i vuoti del cuore.
Saremo santi, perchè Lui è santo.
L'ha detto e lo farà.

mercoledì 30 ottobre 2019

La porta



SFOGLIANDO IL DIARIO...
29 ottobre 2008
Meditazioni sulla liturgia di
mercoledì della XXX settimana del T.O.
ore 4.40

"Sforzatevi di entrare per la porta stretta".(Lc13,24)

Nella Bibbia si parla spesso di porte, una  stretta e una larga.
Quella per entrare nel regno di Dio è stretta, quella che ci porta all'inferno è larga.
Nella parabola del buon pastore, Gesù indica qual è la porta e quale sia lo strumento per entrare nell'ovile.
Lui è la porta ma anche il guardiano delle pecore, per cui in Lui, via, verità, vita, si identificano.
In Lui troviamo tutto ciò che serve quindi per vivere.
Quando Gesù parla di vita, allude a una condizione esistenziale che prescinde dal tempo, e anzi lo annulla, trasformando il  κρόνος in καιρός.
Il καιρός è il tempo delle occasioni favorevoli, il tempo dell'incontro con l'infinito di Dio.
Quando incontri Dio, esci fuori dal tempo per fare un'esperienza di vita totale, completa, profonda, eterna, trascendente.
La porta è Gesù, la porta stretta attraverso la quale passare per entrare nel grande mistero dell'amore infinito di Dio e naufragare dolcemente nel suo mare.
Ma perché troviamo scritto: "Io sto alla porta e busso?"
Che ci sia un'altra porta diversa da quella già qui citata?
Certamente.
La porta dell'uomo.
Non si può entrare nel regno di Dio se prima non abbiamo aperto la porta del nostro cuore a Lui, una porta che si apre dall'interno e che ci permette di fare conoscenza di Chi ci renderà capaci di diventare tanto piccoli da poter sperare di passare definitivamente dall'altra parte.
Già aprire il cuore.
 "Aprite le porte a Cristo", le parole del papa.
Gesù è l'unico dietologo che ci può far fare la cura dimagrante, insegnandoci e abilitandoci a fare a meno di tanti cibi dannosi per la nostra salute, cibi che  ci portano alla morte.
Gesù, attraverso l'Eucaristia ci nutrirà con un pane speciale, il suo corpo che non provoca intolleranze, ma sicuramente ci depura da ogni scoria cattiva, dannosa, velenosa.
È questo un tempo in cui vanno di moda le medicine alternative per curare le intolleranze alimentari.
Siamo diventati tutti intolleranti e siamo disposti a venderci anche l'anima per trovare nei negozi addetti, farine alternative con cui impastare un pane che non ci intossichi.
Strano che tutto questo capiti oggi in cui il crocifisso è oggetto di discussione e causa di scandalo per molti che lo sentono come un attentato alla propria libertà.
Comunque la si veda la cosa, certo è che, se vogliamo dimagrire, per entrare nella casa di Dio e rimanerci per sempre, è necessario aprire la porta al medico alternativo, Gesù Cristo, che verrà se uno lo ama, insieme con il Padre e lo Spirito Santo, a dimorare presso di noi.
Le ricette sono pronte, basta leggerle e poi fare ciò che c'è scritto da 2000 anni a questa parte per capire il principio attivo, le indicazioni terapeutiche e gli effetti collaterali, che potrebbero turbare e far decidere di usare altri farmaci.
La porta stretta del Vangelo mi fa pensare oggi ad un'energica cura dimagrante che posso e devo fare, aprendo la mia porta a Cristo.



martedì 9 aprile 2019

"Molti credettero in lui"(Gv 8,30)


Meditazione sulla liturgia di
martedì della V settimana di Quaresima

"Molti credettero in lui"(Gv 8,30)

Io non so come le parole che oggi hai pronunciato abbiano avuto l'effetto sperato: credere che tu eri quello he dicevi di essere, il Messia, il Figlio di Dio.
Ci sono cose incomprensibili che ci accadono nella vita e capita che ciò che mai avresti creduto di fare, di credere diventa esigenza insopprimibile del tuo spirito, del tuo essere uomo proiettato nell'oltre di Dio.
Così accadde ai tuoi interlocutori allora, a ridosso del tuo sacrificio, così accadde per me in un momento di grande turbamento, di solitudine estrema, in un momento in cui era stata azzerata qualsiasi relazione con il mondo esterno.
Per incontrarti Signore bisogna trovarsi in un deserto o cercarlo, perché la tua voce solo nel deserto è forte e chiara. 
Solo nel deserto impari ad apprezzare ciò che il frastuono del mondo ti impedisce di sentire.
Molti credettero quando tu hai parlato di un innalzamento in cui il Padre non ti avrebbe lasciato solo, perché tu fai sempre la sua volontà.
Mi chiedo a cosa avranno pensato i tuoi interlocutori, se minimamente immaginavano che il tuo trono di gloria sarebbe stato la croce.
Ad.ognuno di noi Signore tu chiedi di fidarsi di te, chiedi di seguirti senza scandalizzarci se il Figlio di Dio subisce una morte così ignominosa.
Tu ci chiedi Signore, oggi che sappiamo come è andata a finire e che sappiamo quali frutti nacquero dal tuo sacrificio, di seguirti fino in fondo senza paura e tentennamenti, lasciando tutto e mettendo te al primo posto, fidandoci di te fino in fondo.
Signore io non so se sono capace con fede e con fermezza di seguirti in questo viaggio così burrascoso, difficile, pauroso, non so se riuscirò ad esserti vicino e rimanere sveglia nel momento del massimo abbandono, non so se sotto la croce riuscirò a rimanere salda con Giovanni e tua madre, lasciandomi lavare purificare rinnovare dal sangue e l'acqua che sgorga dal tuo costato.
Non so Signore se come i tuoi apostoli, piena di Spirito Santo saprò affrontare la persecuzione e la morte con la ferma certezza che tu non abbandoni i tuoi figli mai specie se sono nel bisogno.
Me lo ripeto questa mattina che i bagliori di morte sinistramente si intravedono, se credo in te, se ho fiducia in te, se sono certa che stai combattendo al mio fianco questa estrema battaglia. 
Mi chiedo Signore se rimarrò salda fino alla fine nella certezza che tu sei in questo dolore, in questa sofferenza dell'anima , in questi dubbi, paure, tentennamenti.
Mi ripeto che tu sei il mio Signore che mi ha promesso un'alleanza eterna, hai detto che con noi sarai tutti i giorni della vita, che non devo temere anche se dormi, anche se non ti vedo, non ti sento, anche quando rimani muto e lontano. 
Questa mattina penso a tutto questo e il mio cuore si dilata per accogliere la Parola di Dio. 
Voglio contemplare e adorare Colui che hanno trafitto, lo voglio lodare e benedire perché con la sua croce ha redento il mondo.
Che la mia croce Signore non mi sembri troppo pesante da portare, che la.mia croce serva a salvare qualcuno dei tuoi figli dispersi. Aiutami Signore a dirti "eccomi,"specie quando la situazione che sto vivendo mi fa più paura.

martedì 26 marzo 2019

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori



"Il padrone ebbe compassione di quel servo"(Mt 18,27)

La parabola di oggi non fa una grinza perchè è normale indignarsi per chi si comporta come il personaggio del vangelo, ingrato e irriconoscente.
Ci indigna il suo comportamento a tal punto che quasi godiamo della pena che poi deve scontare.
Ma un conto è leggere una storia e un conto è viverla. Questa parabola raccontata da Gesù ci interpella direttamente perchè noi non siamo da meno del servo spietato che pretendiamo comprensione, aiuto dagli altri quando siamo in difficoltà ma lo neghiamo a chi ci chiede o chi ha bisogno del nostro aiuto.
Pronti sempre a emettere giudizi impietosi, non sopportiamo le critiche di chicchessia, di fatto mettendoci sopra un piedistallo.
E' come se a sbagliare fossero solo gli altri con piena avvertenza e deliberato consenso, ma per noi troviamo sempre delle attenuanti e ci assolviamo da soli.
Le parole del Padre nostro parlano chiaro e se preghiamo come ci ha insegnato Gesù non possiamo non farle nostre.
"Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori", parole che mi sono sempre sembrate un ricatto da parte di Dio, perchè è normale che noi non sappiamo perdonare come fa Lui.
Ieri, a proposito della necessità di correggere il fratello che sbaglia mi ha colpito lo scopo della correzione fraterna. " Avrai guadagnato un fratello"
Ma perchè dovrebbe importarci così tanto la salvezza di un nostro fratello? Non è forse Dio che se ne dovrebbe preoccupare?
Ma il dono del Battesimo è l'amore di Dio, la carità, un dono che non va messo nel cassetto ma lucrato.
Vale a dire che avviene come tutte le cose utili, belle e buone: se le adoperiamo ne abbiamo un vantaggio, ci servono, altrimenti s'impolverano, vanno a finire nel fondo di un cassetto o in cantina o in discarica.
Non possiamo pensare che Dio ci faccia regali inutili, perchè è Padre, Lui ci ha creati e sa di cosa abbiamo bisogno.
In genere i regali del battesimo hanno vita corta ad eccezione, se c'è qualcuno che ancora lo fa di qualche oggettino d'oro, una medaglietta sacra che facciamo fondere o ci rivendiamo alla prima occasione.
Dio fa regali che durano tutta la vita come la fede e la speranza e per l'eternità come l'amore altrimenti detta "carità".
Sono le tre virtù teologali che ci assicurano una vita sana e felice da tutti i punti di vista.
Ma cos'è l'amore? Qualcosa che si dà e si riceve.
Si ama come si è stati amati e Dio lo sa quanto ingannevoli e a termine siano gli amori del mondo.
L'amore è come l'acqua del serbatoio, più ne eroghi, più ti pulisci e assolvi alla funzione per cui sei stato creato.
Siamo canali, serbatoi di un amore che non si misura, per questo non ce lo possiamo tenere per noi...rischieremmo il corto circuito, la paralisi.
Guadagnare un fratello è dargli l'acqua che gli serve per non morire. Quando in un bosco ombroso cominciano a seccare le piante, non ci si sta più bene e bisogna cambiare il luogo del tuo riposo.
La desertificazione di tante aree del pianeta deriva proprio dall'insana cupidigia degli uomini che hanno abbattuto foreste per farci altro in maniera dissennata.
Ecco perchè non possiamo lesinare la nostra acqua, il nostro amore, il nostro perdono.
Siamo tutti figli di un unico Padre e fratelli in Gesù capo del Corpo mistico. 
Se un membro cessa di funzionare tutto il corpo ne risente.
Oggi voglio meditare sulla mia capacità di fare agli altri quello che Dio ha fatto e continua a fare per me.

lunedì 25 marzo 2019

Annunciazione




" Tu lo chiamerai Gesù" (Lc 1,31)

Signore mio Dio con questo nome ti hanno chiamato i tuoi genitori.
"Colui che salva".
Anche noi vogliamo chiamarti così, specie quando siamo attaccati dal nemico e la tentazione ci spinge a cercare altre salvezze, desiderare altre soluzioni alternative al vangelo.
Tu solo Signore puoi salvarci, specie quando ci riconosciamo poveri, bisognosi di aiuto.
Perchè tu ami più piccoli, i più deboli, tu Signore puoi operare solo in quelli che non ti legano le mani, non ti inchiodano ad una croce, condannandoti a morte.
Tu Signore puoi salvare tutti anche i tuoi persecutori e paradossalmente hai avuto più seguaci dopo la morte che durante la tua vita fatta di segni e di parole divine.
Tu salvi l'uomo dalla fossa della morte, lo salvi dalla sua insipiente sicurezza, quando a te si affida, quando si fida di te.
"Chi potrà salvarsi? " mi veniva da chiedermi qualche giorno fa, guardando come nel mondo tutto vada a rovescio e sembra che tu sia sconfitto in questa società che pian piano sta scrivendo leggi, imponendo doveri, autorizzando comportamentvii che ci allontanano da te, che negano la vita.
Eppure la storia d'Israele racconta di un popolo che subì anche la vergogna, l'umiliazione , il dolore, lo strazio dell'esilio, della distruzione del tempio .
Tu Signore però non hai mai smesso di amarlo, non hai smesso di operare perchè si realizzasse il tuo disegno di salvezza.
Il tuo progetto prevedeva una collaborazione di carne, tangibile, con una donna , prevedeva che la salvezza passasse attraverso un nutrimento concreto, reale dalla madre al figlio attraverso il cordone ombelicale..
Tu Signore hai formato le tue viscere e le tue ossa nel seno della vergine Maria, hai assunto, preso da lei i caratteri somatici, hai bevuto il suo latte, sei venuto alla luce dopo nove mesi come un comune mortale.
Questo mistero è grande Signore mio Dio... perchè ti sei fatto piccolo , tanto piccolo da entrare nell'utero di Maria che, pur essendo grande nella fede , era spropositatamente piccola per contenere te che sei infinitamente grande.
Eppure è successo.
E tu, colui che salva, sei venuto alla luce nella più piccola città della Giudea, in una stalla. Ti piacciono Signore le persone umili, piccole, povere..
Maria è stata scelta propria perchè aveva imparato ad essere figlia , perchè non si può partorire ed essere madri se non si è fatta l'esperienza di essere figli, amati, scelti, predestinati, destinati ad essere glorificati.
L'essere figli di un Padre come il tuo , Signore, è vivere in eterno nella ferma speranza che nulla e nessuno potrà farci del male.
Così Maria è stata chiamata a collaborare al tuo disegno di giustizia e d'amore.
Mi viene in mente la coppia sterile che abbiamo incontrato al Convegno della C.E.A.M. di Campitello Matese, quella che dopo due anni di matrimonio ha deciso di prendere in affido un bambino di 10 anni.
Dei due la persona più serena che dava forza all'altro era lui che non faceva che ricordare la sua famiglia d'origine e le meraviglie che aveva compiuto l'amore dei suoi genitori. Un amore che aveva generato servizio, gratuità, dono di sè nei tre figli.
Per questo lui, pur avendo perso il lavoro, quindi in un periodo d'incertezza e difficoltà economica , ha scelto di prendersi cura di un bambino, insieme a lei che invece viene da una famiglia di separati dove non ha respirato l'amore.
Per questo l'impresa per lei si è presentata più difficile , anche se l'alleanza con il suo sposo fa sì che il progetto si realizzi perchè fondato su di te, Signore.
Tu chiami ognuno di noi a collaborare alla salvezza.
Ognuno di noi può essere reso fecondo ( felice) attraverso lo Spirito Santo che getta il seme della parola che attecchisce solo in un terreno dissodato, ben preparato.
Signore non conosco i tuoi progetti su di me non tanto per il fine quanto per il percorso attraverso cui tu vuoi venire alla luce attraverso di me. perchè anche io possa vivere e dare vita.
Voglio guardare a Maria, voglio farmi guardare da lei, voglio chiedere la sua collaborazione perchè anche io possa vivere l'esperienza di essere madre giusta, vera , santa, dopo aver sperimentato fino in fondo la dolcezza, la tenerezza, la credibilità dell'amore del Padre, amore per diventare madre.
Aiutami Signore a riconoscere l'amore, aiutami a farmi guidare dall'amore per diventare madre non solo di mio figlio ma dei tuoi figli insieme a Maria.

lunedì 28 gennaio 2019

"Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno"(Mc 3,30)


"Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno"(Mc 3,30) 


Oggi il Vangelo ci parla di un peccato inescusabile..
La bestemmia contro lo Spirito Santo.
La bestemmia non è tanto rifiutare, rinnegare Dio padre o Dio figlio, quanto negare il dono, rifiutare il regalo che Dio attraverso il Figlio ci ha fatto per ridonarci la vita, renderci immortali.
Negare l'amore di Dio che si manifesta attraverso i Sacramenti, negare che Dio ci perdona, non credere nella misericordia di Dio. porta alla morte.
Giuda andò ad impiccarsi perché non credette alla misericordia di Dio.
Il più grande peccato, inescusabile, è non accogliere l'amore di Dio.
Gesù dice che possiamo rinnegarlo, come possiamo rinnegare il Padre, ma non possiamo rinnegare lo Spirito perché è l'unica fonte di vita.
Per questo la bestemmia contro lo Spirito è imperdonabile, non perché Dio sia cattivo, ma perché l'uomo deliberatamente sceglie di non vivere, di separarsi dalla fonte della vita, dalla luce che lo fa risplendere, come fece Satana quando decise che poteva fare a meno di Dio, separandosi a lui.
La divisione, la rottura del rapporto è conseguenza di una bestemmia contro lo Spirito.
Signore grazie perché mi hai fatto uscire dalla solitudine e mi hai fatto entrare nella tua casa che è casa di luce, di gioia, casa sempre in festa.
Grazie Signore perché ho tanto desiderato tornare a casa quando ero piccola e sognavo sempre la luce, lo spazio, la libertà che vi si godeva nel giardino dove abitava la mia famiglia, dove potevo giocare con i miei fratelli, dove i disegni sui muri, il glicine, la casetta di nonna Annina e nonno Giustino, la vigilanza delle zie tali per amore e non per legami di sangue, i fiori delle aiuole,i nascondigli e il pozzo pieno di mistero, pericolo e attrazione, il cancello mai chiuso con il catenaccio aperto ad ogni visitatore o pellegrino, il carretto dei nonni, la fatica e la gioia, il pianto e le risate, la vita che pulsava in ogni più piccola fibra di quel luogo del cuore e della fantasia.
Grazie Signore perché oggi ho capito il motivo per cui ho avuto sempre tanta nostalgia e desiderio di tornare in quel luogo.
La la vita scorreva tra le persone e le cose e te che le mettevi in relazione.
Il tuo Spirito li era presente, anche se in modo imperfetto, perchè tutti si volevano bene.
Oggi che nulla di quanto desideravo e mi rendeva felice è sopravvissuto nel tempo, sento che finalmente sono tornata a casa, nella casa della mia famiglia d'origine, la casa dove tu ti prendi cura di tutti i tuoi figli attraverso l'Amore che unisce il cielo alla terra.

mercoledì 12 dicembre 2018

"Quanti sperano nel Signore corrono senza affanno".( Is 40,31)

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"Quanti sperano nel Signore corrono senza affanno". (Is 40,31)

Benedici il Signore anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici.
Benedici Signore questo tempo che mi doni di vivere.
Benedici i miei pensieri.
Benedici i miei dubbi, le mie paure, benedici il mio smarrimento, Signore, di fronte a tutto quello che mi accade.
Benedici la gioia e il dolore, la salute e la malattia, la giovinezza e la vecchiaia, la morte e la vita, la rinuncia, il sacrificio.
Benedici Signore i nostri sì, anche quando non sono convinti e confermati con le opere.
Benedici gli smarrimenti davanti al venir meno delle forze, delle capacità della mente, benedici Signore anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici.
Ti voglio lodare, ringraziare perché sei un Dio buono, non hai considerato un tesoro geloso la tua potenza, la tua grandezza, ma hai voluto donarla a noi, perché mi hai generato e noi siamo tuoi.
Se guardo il cielo opera delle tue dita, chi è l'uomo perché te ne curi?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai posto sotto i suoi piedi.
Signore chi sono io perché tu mi presti ascolto?
Sono polvere, sono piccola, sono niente di fronte alla grandezza dell'universo.
Ma io sento che tu sei qui vicino a me, in questa mano che non si vuole arrendere a scrivere di te, a scrivere le tue meraviglie, non si vuole arrendere anche se mi fa male, mi si addormenta, diventa di legno.
Mi chiedo come farò a cantare le tue lodi quando cesseranno di funzionare i miei occhi e le mie mani giaceranno inerti, quando la mia mente non ricorderà più nulla e il mio corpo giacerà immobile.
Come farò a testimoniare il tuo amore quando la bocca non emetterà più alcun suono, quando la vita abbandonerà pian piano ogni organo e il cuore rallenterà i suoi battiti?
Come potrò dire al mio Signore grazie, come potrò al mondo proclamare che tu solo sei il Signore, come ai miei figli dire “il Signore è grande!” e glorificare il tuo nome?
Come Signore potrò mettermi in comunicazione con te, quando la luce pian piano si attenuerà e sui miei giorni calerà la notte e arriverà l'ora della riconsegna di tutto quanto tu mi hai affidato nella vita?
Veramente tanti sono i tesori che hai messo nelle mie mani, tante le opportunità di crescere, tante quelle per farle fruttare Signore!
Troppo grandi i tuoi pensieri!
Il mio cuore si smarrisce nel tuo mistero d'amore, nel mistero racchiuso nella mia vita.
Ti ringrazio perché mi hai fatto vedere il rovescio della medaglia, mi hai portato per mano a capire la differenza tra bene e male, tra ciò che è importante ciò che non lo è.
Grazie Signore perché mi hai fatto uscire dall'isolamento, mi hai liberato dalla schiavitù del dover essere, mi hai mostrato che non sei un Dio di vendetta, ma un padre di misericordia.
Signore non mi far mancare mai la tua presenza.
Fa' che mai io ti senta lontano, distratto, assente.
Mai Signore percepisca l'abbandono, la solitudine che ha caratterizzato gran parte della mia vita.
Mai Signore io pensi che la mia indegnità sia troppo grande per bussare alla tua porta, per farti entrare nella mia casa.
Mai Signore della vita che io pensi che mi hai abbandonato.
Signore la mano tu sai non riesce a procedere su questo foglio, ma la mia preghiera continua con più fervore nel silenzio e nel raccoglimento di quest'ora, in questo incontro speciale con te e con Maria la madre che non cessa mai di pregare per me e con me.
Ti amo Signore mia forza, mia roccia, mia potente salvezza, mio potente liberatore.

martedì 11 dicembre 2018

" Annuncia alle città di Giuda-Ecco il vostro Dio-"(Is 40,9)



Meditazioni sulla liturgia di 
martedì della II settimana di Avvento 

" Annuncia alle città di Giuda-Ecco il vostro Dio-"(Is 40,9)


Dio non si stanca ad annunciare la salvezza, a costo di stancare, di essere ripetitivo, di farci esclamare come questa mattina è successo a me:" Ma questo l'ha già detto domenica! La chiesa dovrebbe stare più attenta a scegliere le scritture perchè non ci siano doppioni" .
La prima cosa che mi viene in mente è quella di passare al vangelo nella speranza di trovarvi qualcosa di nuovo e invece anche lì niente sorprese.
La parabola della pecorella perduta , anche questa letta da poco.
Quando sono stanca e annoiata della vita mi capita di non scorgere i segni del cambiamento, del nuovo.
Come il Qoelet mi viene da dire" Niente di nuovo sotto il sole" e ci rimango male, perchè la mia giornata si qualifica dalla novità che ogni giorno scorgo nella Parola di Dio, nella luce che si accende su un altro pezzetto della mia storia ancora in ombra.
Così mentre cerco il nuovo nelle cose, nelle parole scontate, mi accorgo che la consolazione è affidata a noi,
" Consolate il mio popolo, annuncia alle città di Giuda-Ecco il vostro Dio...Cantate canto nuovo...narrate in mezzo ai popoli la sua gloria..dite tra i popoli-il Signore regna! -(salmo 95/96)."
Non si scappa, Dio ci chiama a collaborare  e se non lo abbiamo ancora capito è giusto che lo ripeta all'infinito.
Quando eravamo piccoli mamma prima che obbedissimo doveva ripetercelo tante volte quello che dovevamo fare, perchè facevamo sempre finta di non sentire o non eravamo attenti a quello che diceva, presi dai nostri giochi, dalle nostre priorità.
Così questa mattina ho scoperto che oltre alla parola di riconciliazione Dio ci ha affidato il ministero della gioia, della consolazione.
Quante persone ne hanno bisogno!
Io per prima, mi viene da dire, ma purtroppo quando sento il bisogno di essere consolata, compatita, Dio mi manda qualcuno che sta peggio di me, qualcuno da consolare.
Che poi consolare è formato da parole che non possono non farci pensare ad una solitudine da cui dobbiamo fare uscire l'uomo, una solitudine che cessa di esserlo quando c'è chi ti si avvicina e la trasforma in porta di speranza.
Dio sa che abbiamo bisogno di uscire fuori da noi stessi, dobbiamo tendere le orecchie, stare attenti, aiutarci gli uni gli altri a non cadere, a tenere alto il morale, perchè tutti abbiamo bisogno di belle notizie, buone , annunci veritieri, di speranza che Dio ha cura di tutti ed è all'opera da sempre per farci vivere senza paura nel suo ovile dove non manca nulla, dove non moriremo per l'attacco dei ladroni e dei lupi, dove c'è sempre uno che vigila su di te, un angelo, un custode, una pecora madre, o anche solo un caldo e sicuro rifugio nel cuore del pastore, la sua parola di vita.
Allora collaboriamo tutti ad annunciare che Dio sta venendo. 
E l'Avvento è tempo di attesa e di grazia. 
Se ci mettiamo insieme sicuramente nelle scuole si tornerà a parlare del Natale e di Gesù bambino senza paura di offendere.

giovedì 29 novembre 2018

"Le potenze dei cieli saranno sconvolte". (Lc 21,26)




"Le potenze dei cieli saranno sconvolte". (Lc 21,26)

Certo che queste parole non mi piacciono.
Questa vita è già tanto tribolata che sentire notizie di catastrofi aggiunte non è consolante.
Dovrei commentare il Vangelo di oggi su quanto avviene o sta per avvenire, cose per me scontate, perché ho imparato dalla vita che nulla dura in eterno delle cose che vediamo, tocchiamo, sentiamo, che percepiamo con i nostri sensi.
Tutto siamo chiamati a riconsegnare, chi prima chi dopo, chi a rate chi tutto insieme.
È un po' quello che accade nella nostra vita di tutti i giorni, c'è chi paga a rate, chi in costanti.
Quelli che fanno a rate sono presumibilmente i più poveri, mentre chi ha i soldi non ha problemi a saldare il conto.
Viviamo in un tempo di crisi, i poveri sono aumentati, i ricchi si tengono stretto quello che hanno guadagnato spesso frodando il fisco e la gente.
Quelli che non possono più pagare aumentano sempre più di numero.
La resa dei conti si avvicina.
Ognuno dovrà presentarsi al trono dell'Altissimo per rendere conto dei beni assegnatigli.
Chi molto chi poco, tutti saranno chiamati a rispondere a Dio del dono o dei doni ricevuti.
È questa la fine dei tempi?
Certo è che la povertà aguzza l'ingegno e si fa sempre più ricorso a monete alternative per sopravvivere.
Ci si inventa mestieri sfruttando disposizioni, capacità, inclinazioni messi in cantina per sbarcare il lunario, ci si unisce per far fronte alla crisi e lì dove mangiavano due o uno ora mangiano in tanti.
Le famiglie si compattano, la solidarietà si rimette in moto, si esce dall'appartamento per chiedere e dare aiuto.
Lo scambio favorisce le relazioni e il mondo si umanizza.
Sì perché il denaro, i beni terreni avevano creato una barriera, la più grande barriera, alla cooperazione tra i popoli.
L'Apocalisse ci dice ciò che è sotto i nostri occhi, la crisi di tutte le certezze.
Nel momento in cui queste sono cadute ci si interroga sul senso da dare a questo nostro pellegrinaggio terreno, questa vita che si pensa finisca nel nulla e nel vuoto assoluto.
"Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia di domani non c'è certezza".
Così scriveva tantissimi anni fa un poeta.
Tutte le cose belle passano e spesso ci ritroviamo a piangere su ciò che non c'è più.
Siamo peraltro convinti che ci sia qualcosa che non muore e chiunque, anche se non credente, la cerca e continua a cercarla.
Beato chi la trova la moneta, il tesoro che non ha paura di essere attaccato dalla tignola, da ruggine o da qualsiasi altro agente necrotizzante.
"Beati gli invitati alle nozze dell'agnello di" dicono gli angeli nel passo dell'Apocalisse di oggi.
Noi siamo beati quando accogliamo l'invito di Dio a sederci a sua mensa.
Beati, resi felici anche solo dalla partecipazione, dall'invito al pranzo di nozze.
E già nella santa Eucaristia facciamo esperienza di quanto è buono il Signore, quanti doni elargisce senza merito alcuno.
Ma il cibo per nutrirci alla perfezione, è necessario che egli organi funzionino, che non abbiamo nel nostro corpo abitanti quali vermi, virus, batteri, muffe ecc. che ne impediscono l'assimilazione.
Per questo è necessaria una progressiva purificazione perché il nostro corpo, accogliendo Cristo, goda pienamente dei suoi benefici.
Cacciamo quindi i cattivi pensieri, le cattive inclinazioni, lasciamoci pulire dalla misericordia di Dio attraverso il Sacramento della Riconciliazione e affrontiamo i nemici con le armi invincibili di Gesù.

lunedì 29 ottobre 2018

Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?



Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXX settimana del Tempo ordinario 

VANGELO (Lc 13,10-17)
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.
Parola del Signore

Dio non guarda il calendario, non conosce riposo, non va in ferie.
Come una madre è disponibile ogni momento per i bisogni dei suoi figli di notte e di giorno, quando sono vicini e di più quando sono lontani.
Così Dio è continuamente all'opera perché i suoi figli non muoiano staccati da Lui.
La madre non conosce riposo e specie la domenica, lavora di più, perché invita i suoi figli e prepara loro vivande più elaborate, squisite che presuppongono una fatica maggiore dei giorni feriali.
La madre, quando la domenica imbandisce la tavola, è felice, soddisfatta, anche se si è svegliata all'alba per accendere il fuoco, per preparare in tempo tutto ciò che serve per il banchetto domenicale.
Qualcosa lo ha preparato anche dal giorno prima.
Questo comportamento umano che noi riscontriamo in molte famiglie italiane, dove ci sono figli sposati e nipoti, per le quali la domenica è considerato il giorno in cui si va a mangiare a casa dei genitori.
Dio non è un genitore qualunque, ma un padre speciale, per cui provvede non solo al cibo, ma anche a rimettere in piedi, permettere di camminare, guarire quelli che per qualche motivo non possono aderire all'invito, non possono partecipare alla mensa comune.
Tante malattie ci impediscono di godere appieno dell'amore del Padre e a questo Dio pone rimedio.
Oggi è la volta della donna curva, rigida in una posizione.
La posizione curva impedisce di incrociare lo sguardo di chi ti sta davanti, ti fa guardare la terra e non il cielo.
La rigidità ti impedisce di modificare il tuo rapporto con la realtà che ti circonda, ti impedisce di essere libero nel movimento, libero di servire, libero di rispondere alla chiamata.
Rigidità è la paralisi del pensiero, è la chiusura del cuore, è l'impedimento, l'ostacolo ad accogliere la novità dello Spirito che ci fa gridare “Abbà Padre!".
Gesù guarisce questa donna, perché vuole farla partecipe di tutto ciò che è già pronto per ognuno di noi.
Vuole, specie il giorno di sabato, la nostra domenica, invitarci a stare con Lui per celebrare insieme la Pasqua.
Solo chi è libero da malattie può servire, perciò Gesù guarisce i malati.
Ma non tutti hanno questo privilegio.
Perché?
Il miracolo era solo un segno per evangelizzare non uno strumento per farsi pubblicità.
Perciò non tutti furono guariti.
Oggi che Gesù è salito al cielo e ci ha lasciato il suo Spirito, bisogna pregarlo incessantemente attraverso i suoi intermediari, i santi, per avere qualche speranza.
La maggior parte delle persone non viene guarita dalle malattie e tutti muoiono, anche i miracolati.
Come deve intendersi oggi il miracolo?
C'è un modo diverso dell'agire di Dio?
Io non credo.
Perché la sua Parola, il suo Spirito sono qui, in mezzo a noi e noi possiamo accedervi quando e come vogliamo.
Per quanto mi riguarda, la malattia mi ha aperto gli occhi alla mia miseria, al mio limite, alla mia inadeguatezza, alla mia impotenza, al mio bisogno di cercare oltre il senso di un destino che sembrava di morte.
Il dolore è stato e continua ad essere uno strumento per incontrare il Signore, per apprezzare quello che davo per scontato, per capire cosa effettivamente serve nella vita.

venerdì 14 settembre 2018

ESALTAZIONE DELLA CROCE


13 settembre 1971
13 settembre 2018


Ieri 13 settembre di 47 anni fa ci siamo sposati.. 

Che il giorno dopo fosse l'Esaltazione della Croce allora non lo sapevo né lo seppi per tantissimi anni, fino a quando non ho incontrato il Signore e ho cominciato a meditare la Sua Parola.
Ho pensato quindi al fatto che eravamo stati avvertiti da subito poiché mi ammalai di lì a poco tempo.
Non c'è dubbio che Dio scriva nella nostra storia e ci mandi dei messaggi che possiamo capire solo quando hai occhi per vedere, orecchie per sentire e cuore per accogliere.
La foto che ieri Emanuele, il nostro nipote più piccolo, ci ha scattato, mentre andavamo all'altare per rinnovare le promesse fatte quel giorno, è emblematica di come la gratitudine di tanti suoi benefici ci illumini il volto.

"Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto"
( Gv 19,37)
https://asuaimmagine.blogspot.com/2010/06/volgeranno-lo-sguardo-colui-che-hanno.html


sabato 28 luglio 2018

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

L'immagine può contenere: erba, pianta, cielo, spazio all'aperto e natura

VANGELO (Mt 13,24-30) 
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura. 
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: 
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. 
E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel 
mio granaio”».

Il grano e la zizzania, piante che crescono nello stesso campo mischiate, vengono da un seme buono o cattivo.
Se Dio getta il seme della sua parola nel mondo, per noi, perchè traiamo frutto dallla terra che ci ha dato, c'è chi invece combatte l'opera di Dio, la contrasta:Lucifero.
Egli, il più bello, luminoso degli angeli, ebbe la presunzione di essere Dio, perchè ne rifletteva la luce e, credendosi luce, pensò che poteva fare a meno di orientarsi nella direzione da cui tale luce proveniva.
Così Lucifero segnò la sua condanna e inaugurò il regno delle tenebre, che è il luogo in cui la luce non penetra, dove tutto è caos e confusione, e lo specchio non assolve la sua funzione, perchè ogni specchio ha bisogno di luce per riflettere ciò che gli sta davanti.
Così Lucifero è diventato il più grande nemico di Dio, non sopportando per invidia che altri godessero di ciò di cui lui era stato privato.
Così ha cominciato a mettere zizzania tra gli uomini, a separarli gli uni dagli altri, a renderli nemici, , perchè solo dividendo puoi vincere, o pensare di vincere.
Gesù ci chiama all'unità, ci ripete che il fine della sua missione su questa terra è che siamo una cosa sola con Lui come Lui è una cosa sola con il Padre.
Purtroppo ciò a cui stiamo assistendo è una particolarizzazione, frantumazione, disgregazione dell'uomo, della famiglia della società.
Più le cose vanno male, più ci si chiude in se stessi, ci si isola per paura di essere dagli altri danneggiati, derubati, rimessi in discussione.
Il demonio, colui che divide, il divisore, fa festa vedendo quanto succede nel mondo, quanto gli uomini si stiano mettendo d'impegno ognuno per farsi i fatti propri e prendere le distanze dagli altri e da Dio.
La parabola di oggi ci parla invece di una vicinanza obbligatoria, del fatto che buoni e cattivi devono stare vicini, che grano e zizzania non possono mai essere divisi prima del tempo.
Si rischia estirpando ciò che riteniamo un male di danneggiare i buoni.
Quante volte ci capita di trovare nelle persone che ritenevamo completamente negative, ingiuste, nemiche, perle di saggezza o di buona volontà, storie sconvolte da eventi avversi, da cattivi insegnamenti, segnate da mali ereditati da antenati di dura cervice.
Ma la parabola del lievito e del granello di senapa ci apre il cuore alla speranza perchè il regno di Dio non avanza con una parata di cannoni, soldati, carriarmati e tutto quello che possiamo attribuire alla potenza e alla forza da esibire per essere credibili e creduti.
Il regno di Dio è nascosto,ha dentro un suo dinamismo irreversibile che lo fa crescere senza che neanche ce ne accorgiamo.
A Dio piacciono i piccoli, i poveri, quelli che non possono contare sui propri muscoli nè sul potere della propria condizione sociale, culturale, economica.
Noi siamo il lievito, noi il granello di senapa, se ci mettiamo nelle mani di Dio e a lui affidiamo il compito e l'onere di ammassare la pasta o di credere che la grandezza delle piante non dipende dalla grandezza del seme.
A Lui consegnamo il nostro sì ad essere come lui ci vuole, a credere che siamo parte dela sua eredità, suo gregge, popolo del suo pascolo.
Ognuno di noi è un sacerdote e non può disinteressarsi di come crescono le altre piante, anzi si deve adoperare a che la terra attorno al grano sia sempre più coltivabile per gettare altro seme e arricchire il raccolto finale.
La zizzania sarà soffocata dal grano se ognuno di noi si adopererà ogni giorno di tenere pulito e in ordine non solo il proprio pezzetto di terra, ma anche quello del vicino, perchè la malattia del rifiuto , la malattia dell'egoismo e dell'autosufficienza non contagi anche noi, perchè nè chi semina è qualcosa, ma è solo Dio che fa piovere e fa crescere.
La parabola del grano e della zizzania mi fa pensare che nessuno è perfetto e che tutti siamo un po' buoni un po' cattivi.
" perchè ti preoccupi della pagliuzza nell'occhio del tuo vicino e non togli la trave che è nel tuo occhio? Lo dice Gesù, come anche " se uno ti dà uno schiaffo porgigli l'altra guancia" oppure chi è senza peccato scagli la prima pietra"
Ma noi siamo più preoccupati di vedere il male che ci circonda che il bene che diamo per scontato, invisibile ai nostri occhi.
Perchè il mondo va così a catafascio? Perchè siamo sempre pronti a puntare il dito a lamentarci del male che abbiamo, trascurando il bene che riceviamo.