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venerdì 28 settembre 2018

“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1)




Meditazioni sulla liturgia di
venerdì della XXV settimana del TO

“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3,1)

Le riflessioni del Qoelet in questi ultimi giorni mi hanno sempre più toccato e coinvolto, perché, quando più vai avanti negli anni, tanto più ti rendi conto di quante cose ti vengono meno.
Quanti ricordi, quanti rimpianti!
Quante occasioni che ti sei lasciato sfuggire, quante opportunità che non hai saputo cogliere, apprezzare e per le quali non hai ringraziato nessuno!
E ti sembra molto molto più ricca di attrattive la vita passata, rispetto a quella che oggi vivi nel depauperamento progressivo di ciò che ti sembrava scontato e indispensabile.
Inevitabile il rimpianto per ciò che non è più, il desiderio di ritornare indietro nel tempo, ma anche un po' la rabbia per non aver saputo apprezzare a tempo debito ciò che gratuitamente ti era stato donato.
Ancora adesso mi fa male il ricordo di un rifiuto, da parte mia, di un pezzo di torta che mio padre mi offriva perchè ritenuto troppo piccolo.
La torta finì nella bocca di mio padre che non scherzava quando era in ballo l'educazione dei figli.
Quel dolce non tornò più, mentre l'amore di mio padre non venne mai meno, che mostrò specie quando mi ammalai e con mamma si fece carico di me e della mia famiglia.
Dicono che l'idea che ci facciamo di Dio è influenzata dall'immagine che abbiamo del padre.
Ma nessun padre nella carne può competere con Dio, il papà di tutti i papà, come lo chiamava Giovanni quando era piccolo.
“ C'è un tempo per piangere un tempo per ridere... un tempo per nascere un tempo per morire... un tempo degli abbracci e un tempo per astenersi dagli abbracci...”
“Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo”trovo scritto sul calendario liturgico nella giornata di oggi.
Tutto quello che dice il Qoelet è estremamente vero ma angoscioso se non lo leggiamo alla luce di Cristo.
“Il tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori” parole che ho sentito pronunciare dalla bocca di una mamma mentre teneva in braccio il figlio molto malato.
Mi colpì la serenità del suo volto, la tenerezza dello sguardo posato sul piccolo che mi fecero intendere che quelle parole lei le sperimentava ogni giorno, ogni momento nel rapporto con la sua storia.
Il dolore innocente è ciò che tocca le persone e spesso le allontana da Dio, che non dovrebbe permettere che i buoni, i giusti, i piccoli, soffrano senza averne colpa.
Ma Dio è Padre e Madre e, come tale vuole, solo il bene dei suoi figli.
Questa sera nell'omelia che il sacerdote ha fatto in occasione dell'anniversario di nozze di una coppia, guardando i figli presenti alla cerimonia, ha detto che per capire quanto i genitori ci hanno voluto bene bisogna che muoiano.
E non è forse quello che nella fede crediamo?
“ «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
La morte ci fa paura, non possiamo negarlo e facciamo di tutto per esorcizzarla, evitarla almeno come ipotesi lontana.
Noi per poter veramente fare il salto e vivere nella dimensione dello Spirito, dobbiamo attraversare fino in fondo la nostra umanità che purtroppo cerchiamo di evitare proprio perché ci ricorda la nostra impotenza di fronte all'ineluttabilità della morte.
Guardiamo a Cristo che sperimentò fino in fondo i limiti della carne, condividendo con noi tutto, ma proprio tutto, persino la morte che trasformò in via di salvezza.
Infatti chi è venuto a togliere all'uomo la paura di perdere qualcosa, la paura di finire nel nulla, lo smarrimento del non senso è Cristo il quale, attraverso la sua umanità, ci ha portati in un'altra dimensione, ci ha traghettati, morendo, nell'ottavo giorno, il giorno delle occasioni favorevoli, il giorno eterno, incorruttibile della misericordia di Dio.

martedì 21 agosto 2018

"Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli" (Mt 19,23).



Meditazioni sulla liturgia 
di lunedì della XX settimana
anno dispari

"Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli" (Mt 19,23).

Cosa significa essere ricchi? Me lo chiedo questa mattina pensando che un tempo avevamo molti soldi perché il lavoro andava bene e tutto filava liscio nell'impresa di mio marito, vale a dire che le banche non avevano problemi a prestarci dei soldi quando questi eventualmente mancavano, perché non pagavano. 
A quei tempi potevo comperarmi vestiti firmati e gioielli costosi, mandare nostro figlio a studiare lontano.
Non era un problema, purtroppo devo dire, cercarmi i medici migliori che sono arrivata a pagare anche cifre iperboliche senza peraltro riceverne benefici.
I soldi che avevamo non abbiamo mai pensato di darli in elemosina a persone bisognose, ad eccezione  di Gianni che continuava e continua a riempire bollettini per aiutare i bambini poveri dell'altra parte del mondo. 
Io un po' me la prendevo perché pensavo che sprecasse quei soldi per gente che non conosceva, come anche mio padre che ci lasciò in eredità solo pacchi di ricevute di soldi dati in beneficenza. 
Ero ricca? Di cosa?
Il tempo della ricchezza l'ho passato a stare male e a cercare i medici più famosi per risolvere miei problemi di salute, che puntualmente disattendevano le mie aspettative.
Se penso a quel periodo della mia vita, non posso non inorridire, pensando ai soldi buttati per cose che non contano.
Sono stata ricca quindi ma non ho usato le ricchezze per il regno dei cieli questo è certo, nè sono stata felice perché sono stata sempre male e non ho mai trovato chi mi aiutasse a stare meglio.
Sono stata ricca ma non ho mai pensato di ringraziare nessuno per quello che avevo. 
I poveri non sapevo neanche che esistessero o non li conoscevo nè li vedevo.
E dire che prima di sposarmi avevo sperimentato sulla mia pelle la rinuncia, la negazione dei più elementari bisogni, specie quando ero piccola, per la guerra e le sue conseguenze.
Poi ho incontrato il Signore, Il povero dei poveri, nudo, appeso ad una croce. 
È lui che mi ha insegnato cosa significa essere ricchi. 
"Beati i poveri di spirito, perchè di essi è il regno dei cieli"
E' la beatitudine su cui ho meditato per più tempo e che ho fatto mia perché, per quanti beni avessi, ciò che mi mancava era proprio l'umiltà di riconoscermi bisognosa di tutto, bisognosa di Lui che è la vera ricchezza.
Oggi a malapena arriviamo alla fine del mese, con l'azienda che naviga in cattive acque, ma mai mi sono sentita tanto ricca.
Ricca di Lui, delle cose che mi dice, della sua presenza, della sua alleanza, del suo amore.
Grazie Signore di questa ricchezza che non ho dovuto guadagnare studiando, sposando un uomo benestante, ricevendo una ricca eredità, ma solo mostrando a te il mio dolore, scoprendo le mie ferite, lasciandomi amare da te. 
È bello sentirsi portata in braccio come un agnellino appena nato nelle notti oscure in cui potenti marosi si alzano e si abbassano attorno a me.
E' bello e rassicurante vederti dormire nella mia barca e non preoccuparmi perché tu sei con me e, se dormi, significa che non devo temere nulla perché tu sei tranquillo perchè sei certo che non accadrà nulla.
Grazie Signore della tua presenza, della tua vicinanza, del tuo amore, grazie della tua pazienza, grazie perché mi ricordi che ci sei ogni volta che ti perdo di vista, anche solo guardando un fiore che spunta, il sole che fa capolino tra le case ogni mattina.
Grazie Signore di quell'incrocio di sguardi che ho imparato a riconoscere quando le persone ti e si appartengono, quando la luce si trasmette da uno specchio all'altro specchio, grazie Signore dei tuoi figli accomunati dallo stesso amore, dalla stessa ricchezza, dall'unico vero Bene che sei tu.

lunedì 28 novembre 2011

L'olivo




Si può essere tristi per un olivo che viene abbattuto?
Non pensavo che mi facesse così male vedere la pianta, sotto la cui ombra ci siamo rifugiati per tanti anni, cadere ingloriosamente sotto i colpi di una ruspa inclemente.
Ha dovuto fare spazio alle macchine che nel frattempo sono aumentate.
Al suo posto sorgeranno garages .
36 anni fa, quando fu costruita la casa, l'unico albero che sopravvisse alle ruspe fu lui, l'olivo, che divenne sempre più rigoglioso a e verdeggiante .
I bambini ci facevano il girotondo, la tana per il nascondino, il campo di prova delle loro prodezze , scalandolo, gettando ai rami e agli uccelli sassi e pigne e nel tempo del raccolto godendo della festa di un copioso raccolto.
Noi mamme e poi nonne, sedute sulle panchine a ridosso, abbiamo intrecciato discorsi e fili di vari colori sulle nostre creazioni d'amore.
Abbiamo vigilato sui nostri bambini insieme all'albero amico, agli uccelli che vi si posavano che con il canto rallegravano l'aria.
Ripenso con nostalgia a quel " Ci può pensare anche il vento" che disse Giovanni, quando la palla s'impigliò nei suoi rami.




domenica 6 maggio 2007

Avrei...

Questa riflessione non è mia, ma chi me l'ha inviata, sarà contenta di condividerla con tutti i miei amici.


    Avrei parlato di meno e ascoltato di più.

    Avrei invitato amici per cena

    anche se la moquette era macchiata ed il divano scolorito.

    Avrei mangiato il popcorn nel soggiorno "buono" e mi sarei preoccupata di meno della polvere quando qualcuno mi chiedeva di accendere il fuoco nel camino.

    Avrei trascorso più tempo ad ascoltare mio nonno quando raccontava della sua giovinezza.

    Non avrei insistito nell'avere i finestrini dell'auto chiusi durante una bella giornata estiva perché i miei capelli erano già stati stilizzati e laccati.

    Avrei bruciato la candela a forma di rosa prima che si sciogliesse col tempo, naturalmente.

    Mi sarei seduta sul prato con i bambini e non mi sarei preoccupata delle macchie d'erba.



    Avrei pianto e riso di meno quando guardavo la televisione e avrei riso e pianto di più osservando la vita.

    Sarei andata a letto quando ero malata invece di fare finta che il mondo si sarebbe fermato se non ero lì  ? per quel giorno.

    Non avrei comprato qualcosa solo perchè era pratico, non mostrava macchie o era garantito a vita.



    Invece di sperare che i nove mesi di gravidanza finissero presto, ne avrei

    ricordato con dolcezza ogni momento, rendendomi conto che la meraviglia che cresceva dentro di me e' l'unica occasione nella vita di aiutare Dio in un miracolo.

    Avrei chiamato più spesso gli amici, prima di accorgermi che li avevo già persi... Quando i miei bambini mi baciavano con impeto, non avrei

    risposto:

    "Più tardi adesso lavatevi le mani Per cena".

    Ci sarebbero stati più "Ti amo" e "scusa", ma soprattutto se mi avessero dato un'altra occasione di vivere,

    ne avrei vissuto in pieno ogni momento...

    L'avrei osservata e vista, veramente ... vissuta ... e non l'avrei mai data indietro.