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venerdì 10 aprile 2020

Venerdì santo



 








SFOGLIANDO IL DIARIO...

10 aprile 2009.
Venerdì Santo.
Ore 4:38.

"Ho sete".

Signore Gesù oggi la Chiesa commemora la tua morte e il racconto della tua passione viene letto per la terza volta nel giro di pochi giorni nelle chiese, un racconto che parla di sofferenza, di tradimento, di buio, di notte, di condanna inevitabile, di scelta, accettata, come conseguenza di quell' "Io sono" che scandalizzò i tuoi contemporanei più devoti.
Si Signore, tu hai patito le conseguenze di ciò che hai affermato, le conseguenze della verità che scomoda, che condanna, che rimette in discussione le sedimentate certezze.
Tu Signore non hai avuto paura di proclamare ciò che era giusto, bello, buono per l'uomo, perché l'uomo aprisse il suo cuore ad una parola di speranza, di vita, di riconciliazione, di perdono.
La tua verità è tutta in quel "Ho sete" che hai pronunciato sulla croce, una sete d'amore che ti ha spinto a venire tra noi, una sete che affondava le sue radici in una frattura, un terremoto, una perdita della casa originaria, il giardino in cui l'uomo poteva godere di tutto quello che tu gli avevi preparato.
Signore oggi che si celebrano i funerali delle vittime del terremoto di questa terra, dove tu mi hai concesso di abitare, mi viene in mente quella casa straordinaria, stupenda, bellissima che ad ogni uomo tu hai riconsegnato perché ne sei stato il custode.
Non voglio piangere oggi Signore per ciò che è stato distrutto, ma per gioire per tutto  ciò che tu hai costruito attraverso il tuo sacrificio.
La tua sete d'amore si doveva incontrare con un'altra sete, quella dell'uomo che nelle vicende più buie della sua vita, sente insopprimibile e primario il bisogno di avere qualcuno accanto con cui condividere il proprio dolore, quando tutto gli viene a mancare.
Hai chiesto che ti fossero vicini tuoi discepoli, che non si addormentassero quando il peso del nostro peccato ti stava schiacciando e ti ha fatto sudare sangue.
Ma sei rimasto solo a patire, sei rimasto solo con la tua angoscia, con tuo Padre che sentivi lontano.
L' hai detto sulla croce: "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?"
Hai percepito la distanza infinita tra la tua sofferenza e la perfezione del Padre, Signore? 
Come un uomo può comprendere un Dio che soffre?
E tu che sei stato vero uomo e non hai mai smesso di esserlo, e anche vero Dio sapevi che avevamo bisogno di un sommo sacerdote, di un sacerdote perfetto che si facesse intermediario della nostra sete di giustizia, della nostra sete di senso, della nostra sete di amore gratuito, fedele, eterno.
Signore oggi, pensando ai funerali di Stato di tante vittime del terremoto, non mi sembra la liturgia della vita combaci con la liturgia codificata dalla Chiesa.
All'occhio di milioni di persone verranno mostrate tante bare questa mattina, tanti uomini morti senza colpa. 
Questa sera sarai tu ad essere mostrato alla devozione del popolo con l'adorazione della croce.
Gli uomini, l'Uomo.
E poi i sopravvissuti, quelli che hanno tanto  bisogno di chi dia loro la speranza che la Pasqua non finisce il venerdì Santo, che bisogna dolorosamente ma fermamente aspettare che passi il tempo necessario per rientrare in quel giardino e scoprire le tombe vuote e che quel vuoto è stato riempito da te Signore, che la tua sete ha generato una fonte inestinguibile di acqua alla quale attingere per non morire di sete.
Così è inevitabile, per chi ha aperto gli occhi del cuore, vedere, riconoscere nel luogo del lutto, nell'ora della prova, un Dio che dice insieme a noi che ha bisogno di qualcosa, che cerca la nostra brocca, per poterla riempire del vino della gioia per poter con noi celebrare in eterno e nozze con lo Sposo .
Signore tu hai sete, anche noi ne abbiamo.
Abbiamo sete di tante cose che ci sono venute a mancare, sete, non desiderio, sete.
La sete è soddisfatta dall'acqua  che è garanzia di vita.
Signore tu hai gridato fino all'ultimo la tua sete, quella sete che manifestasti alla Samaritana, quando la incontrasti al pozzo.
Era la stessa Signore che non ti si è mai spenta e che hai gridato dalla croce.
Tu hai sete dell'uomo hai sete dei tuoi figli perché vuoi che tornino in vita, che abbiano la vita.
Tu oggi ci chiedi di non piangere perché sei solidale con noi e con le nostre sofferenze e ci vuoi dire che, quando siamo nel deserto e serpenti velenosi ci mordono, dobbiamo sollevare lo sguardo e contemplare te che ti sei fatto simile a noi, ti sei fatto tu stesso peccato, perché attraverso la consapevolezza della nostra miseria, possiamo cantare la tua gloria e ritrovare la nostra casa.
Oggi si celebreranno i funerali di Stato delle vittime del terremoto.
Sul piazzale saranno disposte le bare e in deroga alla prassi liturgica che vieta il venerdì Santo di celebrare la messa, questa sera sarà celebrato in suffragio delle vittime.
Certo che il funerale senza la messa perde il suo significato di vittoria della vita sulla morte del sacrificio come offerta e dono per risorgere. 
Invece che adorare la croce getteranno incenso sulle bare, l'incenso che adoperiamo quando ci mettiamo di fronte a Dio.
Le bare saranno incensate, come sarà incensata la croce.
Che mistero tremendo e stupendo in cui perdersi e in cui ritrovarsi, in cui gettarsi incatenati e uscire fuori con le mani e piedi slegati, finalmente liberi!

Così dice il Signore:
«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto.
Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità» (.Zc 12,10-11;13,1)



sabato 23 novembre 2019

"Dio non è dei morti, ma dei vivi"(Lc 20,38)



"Dio non è dei morti, ma dei vivi"(Lc 20,38)

Ricordo quanto mi fu difficile accettare questa verità di fede: la resurrezione della carne, tanto che chiesi a don Gino se era un dogma, altrimenti avrei cambiato religione. 
Ero giunta stremata ai piedi del crocifisso, dilaniata nella carne, trascinando a fatica un corpo che mi aveva dato sempre problemi in crescita esponenziale, tanto che se volevo avere una tregua ai dolori che mi affliggevano, dovevo estraniarmi, negargli l'esistenza. 
Per anni il corpo non l'ho fatto esistere, quando non mi piaceva come era fatto, quando mi sentivo brutta, goffa, inguardabile. 
Avevo cominciato a mangiare sì da raggiungere un peso proibitivo sì che lo sprezzante giudizio sul mio corpo dei miei coetanei lo alimentavo con il mio comportamento autolesionistico. 
Del mio corpo non mi piaceva nulla, i capelli, troppo lisci, gli occhi troppo piccoli, le spalle curve, la bocca troppo sottile, il dorso curvo , il sedere grosso, le gambe storte e i piedi lunghi e piatti. 
Ma non mi accontentavo di criticarne la forma, perchè avevo metabolizzato attraverso gli imput di chi si doveva prendere cura di me che non dovevo parlare, ridere, piangere, fare la pipì, chiedere aiuto , avere paura, dormire, mangiare, ascoltare, ecc ecc. 
Il mio corpo aveva cessato di esistere, era stato sepolto in un cimitero vivo, il cimitero del mio inconscio pechè tutto gli era proibito. 
Non parliamo poi dei divieti della religione che mi avevano insegnato le suore e che mia madre e mia nonna assecondavano. 
Così sono vissuta per tanti anni pensando al corpo come l'impedimento più grande alla mia felicità. 
Ma quel corpo che io avevo seppellito vivo ha cominciato a reclamare i suoi diritti, ad urlare per uscire dal sepolcro in cui l'avevo o l'avevano seppellito. 
Le malattie esplosero quando mi sposai, ma molte avvisaglie le ebbi tanto tempo prima a cui però non detti il diritto di esistere, vale a dire che al corpo tappai la bocca. 
Ma la cosa divenne impossibile quando le malattie divennero tanto invalidanti da costringermi all'immobilità che la scienza pensò di garantire con una miriade di gessi e di tutori. 
Ma fu tutto inutile perchè nulla riuscì a far tacere il mio bambino malato.
"Il tuo corpo ti parla" fu il libro che una terapista della riabilitazione mi regalò e che mi introdusse nel mistero di una lingua che non conoscevo, che non si studia a scuola. 
Eppure ero laureata in lettere antiche, conoscevo i segreti della lingua italiana, greca, latina. Ma ci sono linguaggi che solo la vita ti può insegnare e quello del corpo è uno di questi.
Dicevo quindi che volevo cambiare religione, se era vero che dopo la morte il corpo mi avrebbe seguito e non mi sarei potuta separare mai da ciò che aveva decretato la mia infelicità. 
Leggendo il vangelo di oggi il mio cuore si apre invece alla speranza che niente è accaduto invano e che, grazie al corpo, Dio mi ha parlato, attraverso il suo corpo mi ha salvato e mi ha donato la gioia di essere Sua figlia,  creata per non morire, ma per mettere a servizio del regno questo corpo così com'è, perchè diventasse attraverso lo sforzo e la fatica, le ferite e tutto il resto, una magnifica farfalla destinata a volare libera nel cielo nelle braccia del Suo Creatore.

giovedì 2 maggio 2019

Il Dio di Gesù Cristo



Meditazioni sulla liturgia di
giovedì II settimana tempo di Pasqua

" Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo"(At 5,32)

Lo Sprito Santo , questo sconosciuto a cui non riusciamo a dare una sembianza di persona ricorrendo a simboli che ce lo facciano sentire vivo e operante nella nostra storia.
Eppure, anche se pensavo fosse un optional, quando Annamaria e Graziellina vennero ad annunciarne la potenza a casa mia, durante il mandato missionario a loro affidato nel 2000, mi sono dovuta ricredere non poco, come è accaduto per Gesù Cristo, altro optional, di cui avevo sentito parlare senza sentirmi minimamente coinvolta in quello che si diceva di lui.
La verità è che il vangelo non lo avevo mai neanche sfogliato, ad eccezione di quando dovetti fare gli esami di greco all'università, attenta alle regole, ma non ai contenuti.
Eppure, anche se il Dio che conoscevo, di cui mi avevano parlato era quello dell'Antico Testamento, un Dio giustiziere implacabile di chi trasgredisce le regole, pure nella ricerca di una religione personale e alternativa mi ero andata convincendo che se c'era un Dio era un Dio Amore, quell'amore che per quanto mi sforzassi non aveva trovato riscontri nella mia esperienza personale.
Più andavo avanti e più sentivo l'esigenza di essere amata per quello che ero, di essere capita, accettata, di essere guidata , consigliata in tutto quello che continuava    a succedermi, senza peraltro essere esonerata dal fare, collaborare, condividere tutto con Lui.
Non so come mi sia nata questa idea, come sia maturata dentro di me.
Una cosa è certa: la solitudine, il non senso della vita senza punti di riferimento stabili, l'amore imperfetto degli uomini mi avevano fatto pensare che Dio era tutto quello che mancava alla mia vita.
Certo mi mancava la salute, ma non mi pesava questa situazione che si protrae ormai da tantissimi anni, quanto il portare il peso della croce ( allora non sapevo si chiamasse così) da sola, senza consolatori, senza nessuno che mi si sedesse accanto e parlasse al mio cuore.
Certo è che se mi sono intestardita sull'idea che Dio è amore, sicuramente non potevo inventare una cosa di cui non avevo fatto esperienza.
Come si può desiderare ciò che non si è mai conosciuto?
L'amore della madre, dello sposo, del figlio, delle amiche più care, avrebbero dovuto farmi desistere da questa idea, ma niente da fare.
Le esperienze mi mettevano sempre di fronte ad amori ingannevoli, imperfetti, amori incapaci di darmi gioia duratura.
"Chi mi vuol seguire prenda la sua croce, e mi segua"dice Gesù.
La croce intesa come capacità di amare l'ha suggerita don Carlino, profeta di Dio, che mi ha fatto riconciliare con tutte le mie malattie, perchè ho capito che la malattia più grande è quella di non essere capaci di amare.
Certo è che se uno cerca l'amore non si sogna di cercare qualcuno da amare, ma qualcuno che lo ami.
Così è successo a me che cercando l'amore come cosa da ricevere, ho trovato l'amore come cosa da dare.
E' successo con mio fratello, segnato da una malattia incurabile, a cui pensavo poter dare scienza, intelligenza, consigli, ma poi alla fine ho capito che di fronte alla morte certa l'unica cosa che potevo dargli era il mio amore incondizionato, standogli accanto, attenta a tutti i suoi bisogni.
Il suo bisogno più grande, capii era non solo quello di non essere lasciato solo, ma soprattutto di non rimanere a digiuno dell'Eucaristia che lui aveva preso l'abitudine di ricevere ogni giorno, da quando il male lo aveva costretto a fermarsi.
La sua casa era vicina ad una chiesa.
Così l'ultimo gesto che feci per farlo contento fu quello di cercargli un sacerdote che gli portasse la Comunione, pur non essendo convinta che lì ci fosse Gesù, ero certa che per lui era importante e gli avrebbe fatto bene per la sua fede.
Mio fratello aveva smesso di alimentarsi quando padre Clemente gli portò la Comunione, e forse fu l'ultima cosa che riuscì ad ingoiare.
Ripensando a tutto questo non posso che affermare che non io ma lo Spirito di Dio ha agito sì da portarmi poi a cercare ancora l'amore, una volta morto mio fratello e a riconoscerlo in un crocifisso.

Lo Spirito di Dio  ha guidato i miei passi, mi ha fatto proclamare ciò che ancora dovevo sperimentare, a Champoluc, dove il prete scomunicato s'indignò fortemente quando osai contraddirlo sull'identità di Dio.
Amore e mistero a confronto in quella discussione che mise fine ai miei pellegrinaggi quotidiani alla baita  dove celebrava la messa mischiando la Parola di Dio con quella degli uomini saggi.

Il mistero dell'amore di Dio lo svela Gesù Cristo, che è venuto a mostrarcelo e a darne testimonianza morendo sulla croce per noi.
Con Gesù il mistero è svelato e, se gli crediamo fino in fondo, attraverso lo Spirito effuso sulla chiesa  risaliamo al Padre, rinasciamo con il Battesimo dall'alto, sì da fare esperienza piena di un amore che genera figli amanti perchè amati.

Grazie Gesù che ci hai mostrato il mistero della nostra identità, perchè quello che importa ad un Padre non è la sua felicità, ma la felicità dei suoi figli, qualunque sia il prezzo. E tu sei Dio, come lo è lo Spirito Santo che ci guida alla verità tutta intera, come lo è il Padre, creatore e Signore di tutto il creato, il Figlio, il Verbo incarnato, lo Spirito Santo l'amore fecondo.


sabato 24 novembre 2018

"Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui".( Lc 20,38)




VANGELO (Lc 20,27-40)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». 
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Parola del Signore


Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sulla funzione del corpo che non è quella di prendere o lasciare, ma di accogliere.
Dopo la morte il corpo non avrà bisogno di nessun accessorio per funzionare, vale a dire amare, perchè tutto il corpo sarà capace di esprimere e comunicare l'amore, senza occhi, braccia, mani ...altro.
Il corpo il Signore ce lo ha dato come strumento di comunicazione e la sfida è nel riuscire a mettersi in contatto con l'altro senza fili... una rete gratuita e illimitata che il Padreterno ci dà verso tutti, per sempre.
Il Web forse non a caso è stato inventato per mettere in comunicazione le persone anche se non si vedono, non si conoscono, usando non tutto ciò che normalmente serve per una relazione giusta, corretta, completa.
Ebbene io oggi uso solo le dita e quella parte di vista che mi rimane per comunicare con gli amici virtuali di Internet, ma un giorno non avrò bisogno neanche di questo.

mercoledì 3 ottobre 2018

" Come può un uomo aver ragione davanti a Dio? (Gb 9,2)



" Come può un uomo aver ragione davanti a Dio? (Gb 9,2)

Ci sono cose che non capiamo Signore. Il dolore innocente, la radicalità del vangelo.
Oggi vorrei esprimerti quello che sento nel profondo del cuore, lasciandomi illuminare da te, non coprendo nulla di ciò che svela la mia identità.
Sono tua figlia, bisognosa di aiuto, in tutto dipendente da te che sei mio Padre, un Padre speciale, unico, un Padre nel quale siamo compresi e dal quale siamo attratti, ma che non riusciamo ad abbracciare, perchè sei infinitamente più grande di noi.
Tu hai creato il cielo e la terra, hai dato ordine e leggi all'universo...
Signore e maestro del tempo e della storia noi ci sentiamo polvere sulla tua bilancia.
La nostra vita è un soffio, un soffio gli anni della giovinezza, un soffio tutto ciò che un tempo ritenevamo importante, imprescindibile.
E' proprio vero che le cose si apprezzano quando le perdiamo e più non ritornano come i tuoi doni che man mano ci chiami a riconsegnare.
La croce che sembra schiacciarci con te è più sopportabile, a volte addirittura è grazia, quando riusciamo a percepire il tuo respiro, e il tuo cuore sul nostro stesso giaciglio.
Tu compagno di viaggio, mite e umile di cuore, nella nostra quotidiana battaglia ti nascondi nelle pieghe sgualcite della nostra storia e a volte, anzi troppo spesso non ti riconosciamo, perchè di te ci siamo fatti un'idea sbagliata.
Così se incontriamo un salvatore, un aiutante, uno che ci solleva dai problemi, pensiamo che sei tu o un angelo mandato da te per salvarci.
E' più difficile trovarti, quando la prova si prolunga nel tempo , quando non ci sono samaritani che si prendano cura di noi, quando il silenzio della nostra casa diventa assordante e nessuno più bussa alla nostra porta.
La preghiera diventa un lamento, una flebile richiesta d'aiuto, quando siamo soli e nessuno ci può sentire.
E' in quell'abisso di straziante dolore che tornano in mente le parole della Sacra Scrittura, tante volte lette e meditate, frammenti di luce nella notte.
A te salgono smozzicati pensieri, padre nostri e avemarie di cui tu solo percepisci il senso, o almeno questo speriamo.
Sei tu il nostro unico conforto, non c'è padre, fratello, sorella, figli, impegni di lavoro, casa, sedia o letto che ci attirino, che ci distolgano dal cercarti .
Scopriamo quanto sei importante per noi solo se siamo sulla croce.
E' quello il momento in cui ti fai piccolo e vieni a visitarci.
Ogni volta che un uomo ti invoca, ti chiama, ogni volta che la nostra debolezza chiede aiuto alla tua misericordia, avviene il miracolo di essere portati come il buon ladrone in paradiso.
Quante volte Signore ti lasci crocifiggere per noi, quante volte rinnovi il tuo sacrificio per sollevarci dalla polvere e liberarci dai lacci di morte!
Le ragioni del Signore chi può scrutarle?
Tu sei morto per me e questa è l'unica ragione per cui continuo a cercarti.

giovedì 27 settembre 2018

Vanità delle vanità





Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della XXV settimana del Tempo Ordinario

“Non c'è niente di nuovo sotto il sole”(Qo 1,9)

Vanità delle vanità
Tutto ciò che cade sotto i nostri occhi, tutto ciò di cui facciamo esperienza, è soggetto alla legge del tempo, è vanità.
Non c'è cosa che rimanga in eterno, per sempre, uguale, ferma, posseduta, niente che possa darci la sicurezza dell'eternità.
Tutto muta sotto i nostri occhi, anche se assistiamo impotenti al ripetersi di fenomeni rovinosi che non possiamo cambiare.
Tutto è vanità, dice il Qoelet e veramente lo scetticismo prende l'uomo, ma anche la disperazione del non senso, quando riflette sul tempo come suo nemico, il tempo che gli toglie ogni giorno qualcosa, il tempo contro il quale non può fare nulla, perché ci sono processi che possono essere rallentati, migliorati, ma la morte è per tutti.
Niente di nuovo sotto il sole, dice Qoelet, riflettendo sull'acqua che dal cielo scende sulla terra e poi risale in cielo, sul sole che sorge e tramonta, sulle stagioni che continuano ad avvicendarsi.
Un creato quindi spettatore impassibile della tragedia che ogni uomo vorrebbe evitare per non essere risucchiato nel nulla, per non tornare in polvere, per non essere dimenticato, non esistere più.
Tutto è sottoposto alla legge della corruttibilità anche se sembra eterno rispetto all'uomo, perché il sole, la pioggia, il vento, il mare non hanno la possibilità, la capacità di raccontare, tramandare, esprimere, direi gioire o piangere, perché non sono dotati di anima.
Giovanni quando era piccolo animava tutti gli elementi della natura, li disegnava due a due, perché si facessero compagnia.
Quando non poteva farlo, come per il sole, disegnava nuvole amiche che gli facevano tornare il sorriso, quando era triste o arrabbiato.
Ora ha scoperto i mostri e le battaglie cruente per far prevalere la verità e la giustizia e i suoi disegni hanno perso della freschezza e bellezza proprie dei piccoli.
Un triste destino ci accomuna tutti, perché se un bambino risolve con la fantasia i problemi del male, del dolore del mondo ricorrendo a superpoteri di mostri, personaggi dotati di superpoteri, nella realtà però viviamo l'incapacità di opporci al degrado, alla cattiveria, al limite che è dato alla natura e all'uomo.
Erode cercava di vedere Gesù perchè era incuriosito da quello che si diceva di lui, che gli ricordava la figura di Giovanni Battista decapitato per un assurdo capriccio di chi da lui si voleva difendere.
Gesù gli faceva pensare a qualcosa che già conosceva, come accade ad ognuno di noi che non siamo tranquilli fino a quando non mettiamo le nostre paure nel recinto, fino a quando non cataloghiamo, etichettiamo, riponiamo nello scaffale l'esperienza nuova e la associamo nello stessa cartella di altre.
Il nuovo non trova spazio nella nostra credenza, il nuovo ha bisogno di nuovi contenitori che in questo caso sembra non esistere, perché l'incorruttibile non può essere compreso dal corruttibile, l'eterno dalla carne.
Così Erode cercava di vedere il Gesù, cercava di capire chi fosse.
Il passo del Qoelet ci fa piombare nel non senso di questa nostra esistenza, ci mostra una verità che ci fa paura.
Il Vangelo ci pone di fronte a qualcosa che sfugge alla comprensione umana, perché nuovo e noi abbiamo finito per credere solo alle cose che conosciamo.
La straordinarietà di Gesù è che lui è solo lui può dare all'uomo la risposta ai suoi tanti interrogativi, dubbi, relativi al senso da dare a ciò che scorre sotto i nostri occhi, a ciò che viviamo nella nostra personale esperienza cognitiva e relazionale.
Gesù è risorto e vive, il suo corpo abbraccia il prima e il dopo e il durante, il suo corpo dà vita a quelli che non ci sono più, speranza di eternità a noi che stiamo qui a combattere la nostra insensata battaglia con il tempo che fugge.
È lui che abbraccia il tempo, è lui che ci trasporta nella dimensione di una vita che non si interrompe, ma che interagisce con le altre vite, ieri oggi sempre.
Il corpo di Cristo, la sua Chiesa.
Questa consapevolezza mi dà molta consolazione, mi appaga la mente e lo spirito e apre la mia bocca alla lode perché ci sentiamo veramente persone nuove.
Questo mistero ci risucchia e ci immerge nelle acque limpide e chiare dell'amore di Dio.
Gesù ha inaugurato un nuovo giorno, lui il sole che non tramonta, ha fermato il tempo e ci ha messo nella sua eternità, l'ottavo giorno, il giorno dopo il sabato, il giorno della sua resurrezione.

martedì 18 settembre 2018

“Voi siete il corpo di Cristo”(1Cor 12,27)


“Voi siete il corpo di Cristo”(1Cor 12,27)

Gesù risuscita il figlio della vedova di Naim perché è mosso a compassione delle lacrime della madre. 
La morte non lo tocca, non è per lui un problema, perché l'ha vinta per sempre, offrendosi in sacrificio per noi.
Gesù in questo passo viene chiamato il Signore per la prima volta dall'evangelista Luca che gli dà il titolo che gli spetta, nel momento in cui mostra il suo potere sulla morte
Sant'Ambrogio ha visto nel pianto della donna prefigurato il pianto della Chiesa per la morte di Cristo.
Quel “Non piangere!” ci fa venire in mente il “Donna perchè piangi?”, parole rivolte da Gesù alla Maddalena che lo cercava in un cimitero. 
“Non cercare tra i morti colui che è vivo “dicono i due angeli alle donne sconcertate davanti al sepolcro vuoto.
 Gesù è Signore della vita.
Luca mette questi due miracoli, quello della resurrezione del giovanetto e quello della guarigione del servo del centurione, a sostegno della risposta di Gesù sulla sua identità, agli inviati di Giovanni Battista.
«Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
“Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” gli avevano chiesto.
I discepoli di Giovanni Battista non so se ne furono convinti fino in fondo e certe volte viene pure a noi il desiderio di sapere se è vero che Gesù è Cristo, il padrone della morte o se ne dobbiamo aspettarne un altro, visto che a morire continuiamo a morire tutti e nessuno è tornato a dirci il contrario
Ciò che affligge l'uomo di tutti i tempi è proprio il pensiero di dover morire, per cui si cerca in tutti i modi di anestetizzarsi perché non si accetta di dover lasciare prima o poi la propria vita con tutto ciò a cui si è legati.
La vita è un dono, ma  non tutti la ritengono tale, quando la malattia o la morte vengono a visitarci.
“Donna ecco tuo figlio!”
Lo dice Gesù sulla croce alla madre consegnandogli Giovanni un altro figlio da amare e a cui trasmettere tutto ciò che lui aveva insegnato,
"Figlio ecco tua madre!"
Lo dice al discepolo perché si prenda cura di lei, della Chiesa  di tutti i fratelli che la costituiscono, che formano il Suo Corpo mistico.
Tanti Gesù a cui dare vita..questo è il compito di ogni cristiano.
In punto di morte Gesù si preoccupa della sua Chiesa che non può reggersi se non c'è chi si prenda cura l'uno dell'altro
Noi siamo corpo di Cristo con il Battesimo, siamo innestati in Lui e da Lui attingiamo la fede, la speranza e l'amore, vale a dire quella predisposizione dell'anima ad anteporre ai nostri interessi gli interessi dell'altro. 
Come  serbatoi veniamo riempiti dalla Sua linfa vitale e ci svuotiamo per irrigare le terre deserte e infruttuose di tanti fratelli lontani.

sabato 15 settembre 2018

"Donna ecco tuo figlio!". (Gv 19,26)




"E anche a te una spada trafiggerà l'anima." (Lc 2,35)
"Donna ecco tuo figlio!". (Gv 19,26)

 Nel momento in cui Maria perde il figlio, Gesù gliene consegna un altro, glielo affida, perché si prenda cura di lui e lui di lei. 
Bellissimo questo momento che la liturgia ci propone e che la Scrittura ci impone come fondamento della nostra fede.
La morte come passaggio del testimone, come momento di comunione tra chi se ne va e chi resta.
"Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo."(Mt 28,20)
 Bisogna credere che qualunque sia il compito a noi affidato, Lui c'è sempre.
 È lui che trasforma i nostri pani raffermi, i nostri pochi e non proprio freschi pesci in cibo che sfama le folle.
Gesù è il maestro, è stato il maestro di Maria, colui che il Padre ha mandato perché della Scrittura sperimentasse appieno il complimento, la gioia di essere salvata e salvare.
Ecco il mistero che oggi si svela nella salvezza dell'altro, di coloro che si sono affidati a noi.
Oggi sperimentiamo e godiamo appieno della nostra salvezza che è liberazione dalla schiavitù del peccato, liberazione da tutte le sovrastrutture, gli involucri, i travestimenti che ci impediscono di muoverci liberamente e di presentarci a Dio completamente nudi, senza vergogna e agli altri, mostrando le nostre inadeguatezze, i nostri limiti, come luoghi dove lo spirito opera e si manifesta. 
Grazie Signore di questa festa grande che tu ci hai dato di contemplare e di vivere, davanti o te ieri, nella croce innalzata, crocifisso dagli uomini, innalzato dal Padre nella gloria.
"Guarderanno a colui che hanno trafitto"(Zc 12,10)
A te Signore vogliamo guardare, da te vogliamo sentire le parole estreme, quella sete che ancora si placa dell'amore che vuoi dare ad ogni uomo, di quella sete che hai affidato a Maria e a Giovanni di colmare attraverso le parole, i segni che ti hanno contraddistinto durante la vita.
Grazie Signore perché ci hai dato Maria come madre, grazie perché ci hai dato persone che si sono presi la briga di raccontare cosa è successo, la storia che li ha coinvolti e ammaliati, grazie per tutti quelli che ci hanno trasmesso la fede.

venerdì 10 agosto 2018

" Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo"(Sal 126,5)




SAN LORENZO

" Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo"(Sal 126,5)

Oggi la tua paola Signore non è consolante, ogni versetto che ho letto da quando ho aperto gli occhi parla di morte, di croce, di rinnegamento, di lacrime.
Ho cercato di fare mie le parole di San Paolo che ho trovato nella liturgia delle ore, In cui si parla di consolazione ricevuta e data in ogni tribolazione.
Certo è che man mano che proseguivo la lettura di quello che oggi tu volevi dirmi, il tuo volto lo vedevo severo e accigliato, esigente in ogni cosa, e mi riusciva difficile percepirne la tenerezza e l'amore di cui sento oggi, in questo periodo della mia vita particolare, bisogno.
Ti ho sentito e continuo a sentirti un Dio intransigente e severo, anche se per il nostro bene.
Anche io sono stata intransigente e severa nei confronti delle persone che mi sono state affidate, di cui mi sono fatta carico, ma le ho accompagnate con le regole più che con gesti d'amore e di tenerezza.
Un'educazione anaffettiva non poteva fare più disastri e tanto è stato, perchè il disastro più grande l'ho fatto a me stessa, disprezzando il mio corpo, vergognandomi di come ero e cercando tutti i modi possibili per coprirne le storture.
Ho usato di tutto per nascondere, mimetizzare agli occhi estranei ciò che di me non era bello per paura delle critiche e così ho preso le distanze da me e dagli altri per paura di soffrire.
Ho eretto muri, ho lavorato indefessamente per non sentirmi dire ciò che io dentro sapevo essere vero, che non volevo venisse alla luce.
Ora che esibisco le mie infermità, che mi faccio vanto della mia debolezza, per dare gloria te Signore, certo non vivo tranquilla. E mi dispiace.
Mi chiedo perchè proprio a me, perchè per così lungo tempo devo pagare le colpe non solo mie ma anche quelle che mi sono state trasmesse, perchè la tua scelta è caduta su di me e non mi togli gli occhi di dosso,perchè devo soffrire sempre come una bestia e non avere neanche un momento di tregua, di pace del corpo oltre che dello spirito.
Per questo oggi sono polemica nei tuoi confronti Signore e mi viene in mente l'atteggiamento di Elia perseguitato che si voleva lasciare morire perchè non ce la faceva più.
Tu non hai permesso che morisse di fame, ma lo hai supportato per tutti i quaranta giorni che gli ci vollero per uscire dal deserto.
Ma quanto durano questi quarant'anni? 
Perchè hai messo davanti ai miei occhi tante cose belle e poi te le sei riprese e continui a riprendertele, man mano che passano gli anni?
Perchè non mi prendi sulle spalle, come il buon pastore con l'agnellino appena nato, come un padre il figlio che non sa camminare... perchè Signore a me sono negate carezze e tenerezze e abbracci di cui io non sono capace?
Perchè questa paralisi del cuore che si è trasferita al mio corpo legato con cento funi di ferro e quando non bastano con busti, gessi, tutori, protesi di ogni tipo?
Un giorno certo capirò, un giorno ti vedrò, un giorno ti abbraccerò perchè ti vedrò faccia a faccia e più non ti nasconderai nelle tue benedizioni che entrano rompendo i vetri.
"se il chicco di grano non muore...Va vendi tutto....rinnega te stesso....prendi la croce e seguimi....beati gli afflitti...i perseguitati.."
Il tuo Signore oggi mi sembra proprio un linguaggio duro e impietoso.
Per questo ho chiamato in mio soccorso Maria, la madre che ci hai donato, che ci ha adottato, a cui mi sono consacrata, perchè mi faccia fare l'esperienza della gioia, di quel "Kaire!", "Rallegrati!" che l'angelo le disse, perchè tu Signore eri con lei, sei con lei.
Voglio anch'io rallegrarmi, ritrovare la gioia di essere salvata qualunque sia il prezzo da pagare.

lunedì 30 ottobre 2017

"Donna sei liberata dalla tua malattia" (Lc 13,12)

"Donna sei liberata dalla tua malattia" (Lc 13,12)

Gesù il giorno di sabato continua a scandalizzare con il suo comportamento contrario al dettato della legge che obbligava il riposo e l'astensione da qualsiasi attività produttiva.
Il riposo di Dio del settimo giorno della creazione aveva portato gli Ebrei a rendere sacro il sabato.
Ma Dio ha bisogno di riposarsi?,
Dio ha smesso di creare il settimo giorno?
A me pare di no perchè, se smettesse di agire, noi moriremmo tutti all'istante, in quanto la vita non dipende da noi ma da Lui, e da lui dipende l'equilibrio delle forze che regolano l'avvicendarsi delle stagioni, i movimenti delle stelle e delle galassie, il colore dei fiori e il loro profumo.
Come pensare ad un Dio che sta fermo?
A me sembra impossibile.
Basta pensare all'incarnazione del Figlio per convincerci che, da quando aveva completato la creazione, non è stato a guardare.
Come un ingegnere che è soddisfatto solo se vede realizzato il suo progetto, così Dio si è preso cura dell'esecuzione dei lavori, li ha diretti e continua a farlo, affidando ad ognuno il compito di realizzarli insieme a lui, sotto la sua guida.
Il Dio con noi e per noi c'è sempre stato e ha continuto a parlarci attraverso la natura, la cultura, i profeti, la storia, ha continuato ad accompagnarci e a salvarci.
Per questo gli Ebrei celebrano il sabato come memoria anche della loro liberazione dalla schiavitù degli Egiziani.
Cosa non ha fatto Dio dal giorno in cui ci ha creati?
Basta leggere la Bibbia perchè emerga il suo volto di misericordia, di compassione, volto di madrre e di padre, di fratello, di amico, di sposo.
Gesù, se non l'avevamo capito, è venuto a mostrarci il vero volto del padre, a rendercelo tangibile, a togliere il velo che ci impediva di vederlo faccia a faccia.
Gesù è morto ma è anche risorto, è vivo, presente e cammina con noi ed è uno di noi, è in ogni fratello che ha bisogno d'aiuto.
Che sia sabato o domenica o un giorno qualsiasi della settimana, non importa per il cristiano che è entrato nel riposo di Dio.
Ogni giorno, infatti, siamo chiamati ad incontrare il suo volto di carne, a perderci nei suoi occhi di sete e di fame, a porgere la mano e riscaldare chi ce l'ha tanto fredda da sembrare inaridita.
Voglio ringraziare il Signore per questo ottavo giorno che ci ha regalato, Lui Signore del tempo, l'unico che poteva moltiplicarlo e renderlo eterno.
Lo voglio benedire perchè nella vita impari con Lui che ogni giorno nasci a vita nuova quando l'altro, il tuo prossimo ti interpella e ti chiede di scaldargli la mano.
Il tempo diventa eterno se hai Dio nel cuore, se con Dio ami, combatti, speri.
Se con Dio ti chini sulle ferite del mondo e vi versi l'olio della Sua tenerezza.

martedì 19 settembre 2017

Compassione

" Il Signore fu preso da grande compassione" (Lc 7,13)

La compassione è virtù divina, è lasciarsi toccare, penetrare fin nelle più profonde viscere dal seme della vita, è un anelito che sfocia nella vita di un'altra persona che ti entra dentro attraverso questo sentimento di luce e che poi esce fuori da te formato e vitale, miracolo di Dio che ogni volta ci sorprende con i fiori che continua a far spuntare nel nostro giardino.
Ho pensato a quante donne hanno la grazia di poter dare vita ad un bambino, e non sono consapevoli del miracolo di cui si fanno strumento e segno.
Oggi la liturgia ci fa assistere a due funerali, quelli a cui mai vorremmo partecipare, perché quando una madre perde un figlio non ci sono parole che consolano, presenze che attenuano la pena, a meno che non sia quella di nostro Signore che ci risuscita ogni volta che andiamo dietro ad una bara, ogni volta che ci portiamo in chiesa il nostro bagaglio di morte, i nostri fallimenti, il nostro orgoglio, le nostre divisioni, la nostra incapacità di commuoverci e perdonare.
Gesù ci aspetta anche oggi nella mensa eucaristica per darci ciò che ci serve per rialzarci, camminare spediti, per annunciare che eterna è la sua misericordia.
Ci sono morti chiusi in casse di legno e morti che camminano, morti di cui incrociamo lo sguardo triste, sconsolato, arrabbiato, sfiduciato, morti con gli occhi spenti, che da noi aspettano la resurrezione e la vita.
Ma che possiamo fare noi, poveri cristi, con tutti i problemi che ci affliggono a questa gente, tanti, troppi in verità, che ha perso la gioia di vivere isolandosi dal mondo, tagliando la rete di comunicazioni vitali per evitare il peggio?
Sono arrabbiati con gli uomini e con Dio queste persone che dimorano nei cimiteri.
Sicuramente se in chiesa ci vanno, non trovano quello che vogliono, non cercano quello che c'è, arrivano in ritardo e saltano la parte iniziale, la più importante, quella in cui si chiede perdono a Dio e ai fratelli per i propri peccati.
Perché la messa non è valida, ma meglio dire non porta frutto, se arrivi in ritardo e ne perdi un pezzo.
Contrariamente a quanto ci avevano fatto credere, che il precetto era assolto e non facevi peccato, se arrivavi prima che si scoprisse il calice.
Dicevo della messa e dei funerali.
"Annunciamo la tua morte o Signore e proclamiamo la tua resurrezione in attesa della tua venuta" lo dice il sacerdote insieme all'assemblea dopo la consacrazione.
In ogni celebrazione eucaristica ci confrontiamo con la morte, anche se non c'è un carro funebre.
Ma il Signore ha compassione di noi, del nostro pianto dietro le bare in cui abbiamo rinchiuso le cose inutili che ci sono venute a mancare.
Ci fa sedere e non ci chiede cosa ci manca ma cosa abbiamo. E' quello che dobbiamo offrire, mettere nelle sue mani perché lo benedica.
Si può benedire la morte, la perdita del lavoro, un tradimento, la malattia, la solitudine?
Sembra impossibile, ma se lo fa Dio,( ci ha salvato attraverso il suo sacrifici), ci renderà capaci di fare altrettanto se mettiamo in comune quel poco che abbiamo, provando compassione per chi ha la morte nel cuore.
La chiesa anche durante funerali si trasformerà in una straordinaria festa di nozze dove da invitati scopriamo di essere i festeggiati, i risorti, sposi di Cristo che non smette mai di farci proposte d'amore. .

giovedì 27 aprile 2017

Testimonianza


Meditazioni sulla liturgia di giovedì
della seconda settimana di Pasqua

"Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo " (At 5,32)

Gesù è risorto e abbiamo per questo festeggiato la Pasqua.
L'hanno fatto anche quelli che non credono, ma hanno fatto festa, senza il festeggiato.
Capita spesso, quando siamo invitati ad una cena o ad un pranzo, di ignorare le persone, intenti solo a godere di quello che gratuitamente ci viene offerto.
Gesù per farsi riconoscere non ha usato gli stessi strumenti, non ha seguito una modalità standard per tutti.
A Giovanni bastò vedere il sepolcro vuoto e i teli piegati per credere. " Vide e credette".
Alla Maddalena servì sentirsi chiamata per nome, ai discepoli di Emmaus servì rileggere la storia alla luce di Cristo, lo sconosciuto personaggio che, dopo essersi fatto loro compagno di viaggio, nel pane spezzato e condiviso si fece riconoscere.
Agli apostoli che si erano affaticati invano dopo una notte di pesca infruttuosa si aprirono gli occhi dopo aver visto il miracolo dell'ascolto della Sua Parola.
E poi Tommaso, grande Tommaso, che volle vedere le piaghe di Cristo, metterci il dito.
Non siamo tutti uguali quindi e ad ognuno Dio riserva un modo speciale, diverso, unico per rivelarsi.
Il denominatore comune di quanti hanno incontrato Gesù è la percezione che ti manca qualcosa, che non sei soddisfatto di quello che ti accade, che vedi il tuo limite e cerchi qualcuno o qualcosa che lo possa colmare.
I testimoni quindi sono quelli a cui manca qualcosa e che con cuore sincero lo cercano non in se stessi ma in un Tu che li rianimi, li rialzi, gli si faccia compagno, amico sposo.
In ognuno c'è la nostalgia di infinito, di eterno, di incorruttibile, di uno e distinto, di comunione, di amore vero, totale, assoluto.
Quando la nostra autosufficienza ci abbandona, quando ci rendiamo conto che non bastiamo a noi stessi, quando la vita ci chiama a riconsegnare i beni che credevamo scontati è il momento favorevole per incontrare il Signore, toccare le sue piaghe e riconoscerlo.morte
E' il momento della resurrezione, la nostra, che è un evento non perduto nel tempo, una favola per poveri gonzi, ignoranti che si lasciano abbindolare facilmente.
A testimoniare che Gesù è risorto è la nostra resurrezione che avviene quando la croce diventa il nostro comune bagaglio, nostro e di Cristo.
Dio nessuno l'ha mai visto, ma lo Spirito di Dio effuso sulla Chiesa ci permette di vederlo con gli occhi del Figlio, di ascoltarlo con le orecchie el Figlio, di servirlo con il corpo del Figlio.
Grande è questo mistero, ma se noi moriamo con Lui, con Lui risorgeremo.
E' questa la nostra speranza, è questa la nostra certezza, è questa la fede che ogni giorno ci fa rialzare e affrontare la vita con la forza prorompente di un Dio che ha tanto amato il mondo da metterci il Suo corpo tra le mani.

sabato 8 aprile 2017

Terra promessa



Meditazioni sulla liturgia 
di sabato della V settimana di Quaresima
Med

" Sapranno che io sono il Signore"(Ez 37,28)

(Ez 37,21-28)
Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni.
Non si contamineranno più con i loro ìdoli, con i loro abomìni e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio.Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe
Il mio servo Davide regnerà su di loro e vi sarà un unico pastore per tutti; seguiranno le mie norme, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. . In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; il mio servo Davide sarà loro re per sempre.
Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. In mezzo a loro sarà la mia dimora: io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.
Le nazioni sapranno che io sono il Signore che santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre.
Parola di Dio

Gesù sta per realizzare la promessa fatta ai nostri padri.    
Il popolo d'Israele è sempre andato vagando alla ricerca di una terra, di un luogo dove potersi stabilire e vivere in pace nell'abbondaza dei frutti promessi da Dio. 
Domani Gesù entrerà in Gerusalemme non per esservi proclamato re dell'universo, ma per offrirsi come agnello immolato al Padre ed espiare una volta per tutte i nostri peccati.
La terra che i nostri progenitori non hanno saputo coltivare ma hanno pensato solo a sfruttare a proprio ed esclusivo vantaggio, il giardino originario dato ad Adamo ed Eva, aspettava il nuovo Adamo, Dio in persona, per imparare l'arte del contadino e consegnarla ai suoi figli ovunque dispersi.
La storia della salvezza si gioca tutta su una terra da abbandonare e una da cercare, una terra dove tornare insieme con i fratelli.
Gli Ebrei subirono tante deportazioni, tante speranze e tante delusioni accompagnarono i vari spostamenti, con defezioni, mormorazioni, poca fede in Dio che sembrava non mantenere le promesse.
Gesù sarà condannato a morte.
A ridosso della Pasqua quanti cristiani sono consapevoli deI Battesimo della terra che Dio ci ha promesso, dove i popoli si raduneranno e saranno uniti dall'unica fede in Dio?
Gesù sulla croce ci dona la terra dove noi dobbiamo approdare, la terra che nessuno ci potrà togliere, la terra da cui sgorga la linfa che ci fa vivere.
Ma come Abramo prima dobbiamo uscire da noi stessi, abbandonare le nostre sicurezze, i nostri
beni e fidarci di Dio per andare in un luogo sconosciuto.
La fede di Abramo ci fa da battistrada. Egli non entrò nella terra promessa ma fece un viaggio alla ricerca di ciò che vide solo da lontano.
La nostra vita è un viaggio alla ricerca di un bene più grande che sta dentro di noi se riusciamo ad uscire fuori di noi stessi.
Sembra paradossale pensare che per prendere possesso della tua terra devi uscire a cercare con chi coltivarla, metterti in relazione con gli altri, i tuoi fratelli.
Ci dimentichiamo troppo spesso che solo nella relazione feconda, nell'amore donato la nostra terra diventa bene comune e diventerà moltiplicata da quella dei nostri fratelli la dimora di Dio.
"Amatevi come io vi ho amato" è la consegna."
Gesù prepara il suolo, ci mette la sua carne perchè la dura lama del piccone e dell'aratro lo rovesci tutto, lo sconvolga, lo condanni alla morte dell'inverno al silenzio e al freddo di questa stagione inclemente perchè il seme marcisca e muoia e a primavera vediamo spuntare la vita.
"Rimanete nel mio amore dice Gesù" Rimanete nella mia terra , nel mio corpo,  dove ognuno è custode dell'altro, ognuno risponde, corrisponde e definisce il fratello, dove ognuno mette nelle mani di Dio quel poco o quel tanto che sa fare perchè Lui porti a perfezione l'amore.
Allora veramente non sentiremo più parlare di divisioni, lotte e carestie perchè Uno è in tutti e noi siamo suoi. gregge del suo pascolo.
Gesù oggi ci vuole offrire la sua terra purificata dal suo sacrificio, vuole che permettiamo che il sangue e l'acqua che sgorgano dal suo costato irrighi la nostre zolle riarse sì che non più divisi possiamo usufruire dell'Unico vero Bene cantando l'alleluia pasquale.
Se accendiamo la televisione ci accorgiamo di quanti cerchino di unire, compattare la volontà delle persone, per andare al potere.
E' storia di tutti i giorni.
Ma le alleanze umane sono destinate a fallire.

Solo Cristo è garanzia di unità eterna e feconda.

mercoledì 23 marzo 2016

Farò la Pasqua da te




(Mt 26,14-25)

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

Il tradimento di Giuda da domenica, che abbiamo letto il Passio, è la terza volta che ci viene presentato e io penso cosa il Signore mi vuole dire quando annuncia la sua passione e la sua morte.
Le immagini dei disperati che sempre più numerosi affluiscono sulle coste della nostra nazione non le posso dimenticare.
Sono immagini crude, immagini che toccano l'anima, che ci scuotono e ci interpellano.
Ma da dove escono tutte queste persone?
I paesi di provenienza li ho cercati sopra l'atlante.
Ho insegnato geografia per tanti anni, ma la vita è un'altra cosa. I nomi sono scritti piccoli piccoli e faccio fatica a leggerli.
Piccole porzioni di un continente di cui ho perso memoria ad eccezione della Nigeria perchè Miriam e Ioseph, la coppia di cui ci siamo fatti carico viene da lì.
Con Giovanni ce l'abbiamo messa tutta a imparare da dove nasce il Po, dove sfocia...e tutto il resto.
Frequenta la terza elementare e l'Africa forse gli tocca il prossimo anno.
Ce ne siamo occupati solo per vedere dove vivono le scimmie e i leoni.
Una volta Giovanni mi chiese dove poteva trovare un povero, perchè non ne conosceva nemmeno uno.
Quella volta mi affannai su Internet a cercare immagini di poveri, ma non essendo ancora padrona di questo strumento, mi fu difficile trovare la foto di qualche bambino denutrito che non lo turbasse troppo, visto che era ancora piccolo,una foto comunque che lo inducesse a pensare che ci sono bambini meno fortunati di lui.
Adesso i poveri sfilano nelle immagini che ogni giorno la televisione ci propone, sbandati, perseguitati, in fuga, come se i sepolcri in cui li avevamo rinchiusi fossero incapaci di contenerne il desiderio di vita.
Mi ha colpito l'immagine di un profugo che si era portato la Bibbia e se la teneva stretta.
Qualunque sia il Dio che lui prega, mi sono detta, è un uomo di fede e sicuramente vedrà la gloria di Dio.
Gesù nell'ultima cena della Pasqua che si accinge a celebrare annuncia che verrà fare la Pasqua con noi, perché il tempo volge al termine.
Le bande di disperati, che fuggono da situazioni di estrema sofferenza, affrontano la morte nella speranza di essere salvati.
Da chi?
Celebrerò la Pasqua con voi”
Sono le parole che questa mattina risuonano dentro di me.
Con noi, con me, Gesù verrà a celebrare la Pasqua.
Di quale povero mi devo occupare, quale povero tu ci mandi perché noi possiamo mangiare con te?
Chi di noi Signore ti consegnerà al nemico, chi ti abbandonerà, chi ti rinnegherà Signore? Forse io?
Signore io non pensavo che ci fossi, che arrivasse il momento di scelte così difficili, non pensavo di essere così fortunata ad avere una casa, cibo tutti i giorni, un letto su cui dormire, dei vestiti con cui coprirmi, uno stato in cui la libertà si cerca di garantirla.
Non pensavo di essere così fortunata Signore e non pensavo neanche di dover rendere conto un giorno di quelle poche cose che mi sono rimaste.
Cosa posso offrirti Signore in questo momento della mia vita, in un momento così difficile perché le forze vengono meno, la speranza si affievolisce, i beni sempre più sembra che appartengano agli altri?
Cosa Signore?
Questa notte mi sono ribellata per la prima volta e non ti ho chiesto il perché della sofferenza, il perché del dolore innocente, come sono solita fare quando i problemi del mondo mi sembrano estremamente più gravi di quelli che io ho.
Questa notte ti ho chiesto perché proprio a me, perché solo a me, perché sempre a me il dolore, la sofferenza, la morte.
Sono anni Signore tu lo sai che combatto con questo corpo che non ne vuole sapere di stare in silenzio, che si ribella, questo corpo che tu mi hai dato, un dono destinato a servire, a morire, a comunicare il tuo amore.
Questa notte mi chiedevo il senso di questo sofferenza che si protrae ogni giorno di più.
Una sofferenza che arriva il momento che ti provoca il vomito, una sofferenza che ti fa venire il desiderio di urlare, di tirarti non solo la tunica,ma anche il mantello, le braccia, la barba e dire “Signore ma che stai a fare lì? Perché non scendi? Perché stai a guardare senza muovere un dito? Perché Signore? Perché? “
Questa notte le preghiere le ho concentrate su di me.
Il dolore mi faceva impazzire: le braccia, il collo, la testa non c'era verso trovassi una posizione neanche per sgranare il Rosario perchè le mani facevano fatica a trattenere qualunque cosa. Ma la ribellione era forte.
Confesso che questa notte non ho pensato ai disperati, ai profughi, non ti ho lodato, benedetto, ringraziato perché avevo un tetto, perché avevo una coperta, perché non mi mancava il cibo, non ti ho lodato per tanti tuoi benefici. No Signore.
Normalmente però trovo la strada per farlo e ciò mi dà calma serenità e forza di sopportare l'ennesimo attacco del nemico.
Ma questa notte no, questa notte più che invocarti ho imprecato contro di te perché permetti che io sia distrutta dal dolore.
È poi questa mattina, alla messa, come un lampo mi sono venute in mente le immagini dei profughi che vengono portati in braccio, salvati dalla furia degli elementi, e la Bibbia in primo piano stretta tra le mani di quell'uomo su cui la telecamera si è soffermato.
Mi sono venuti in mente i barconi sovraccarichi, affondati, i corpi galleggianti, gli urli i lamenti dei sopravvissuti, le invocazioni, la speranza, il dolore tutto mi è venuto in mente di questa gente uscita dal sepolcro, in cui noi l'avevamo relegata.
Non è un caso che la Pasqua sia la festa dei macigni rotolati che la Pasqua sia il giorno in cui il sepolcro si trova vuoto.
La Pasqua ci parla della resurrezione, di te che noi dovevamo cercare non in un sepolcro ma dovevamo incontrare in un giardino, perchè tu sei custode del giardino.
Ecco allora questa Pasqua tu la vuoi fare con noi, verrai a cenare a casa nostra per dirci di guardare cosa era nascosto dentro il sepolcro, per donare ad ogni uomo affamato, assetato, ignudo un po' di amore.