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martedì 3 dicembre 2019

I piccoli



(Mt 11,25)

"Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno."
Passiamo la vita a gareggiare per arrivare primi; per essere giudicati migliori, facciamo carte false.
E' una corsa al massacro e sono pochi quelli che si rassegnano a rimanere nella condizione di ultimi, piccoli, disprezzati, giudicati non ok per la nostra società che mette in palio sempre troppo pochi posti per sperare di farcela.
E' una lotta che contraddistingue le nostre relazioni perchè nessuno vuole sentirsi da meno rispetto agli altri, anche se si fa quotidianamente esperienza di fallimento perchè i sapienti, i bravi conoscono tutti i trucchi per raggiungere l'ambito obiettivo.
Quando poi ci capita una pagina del vangelo che contrasta vistosamente con ciò che ci hanno insegnato e che la società pretende da noi, rimaniamo spiazzati e non comprendiamo.
Ho sempre pensato che la Parola di Dio era rivolta ai semplici, a quelli che madre natura non ha dotato di cervello e l'ho snobbata per tanto tempo.
Del resto se si ragiona con il cervello come si fa a dar ragione a Gesù?
E io ero, e ancora lo sono un po', donna di cervello, come si suol dire, donna per cui due più due fa quattro e tutto si spiega con la ragione, cosa di cui mi sono sempre gloriata.
Al cuore non ho mai pensato come sede di sentimenti, come terzo occhio, come custode delle verità più profonde.
I bambini ci insegnano il vangelo, ci definiscono categorie nuove, ci mettono davanti un altro modo per guardare il mondo e le cose.
Nelle catechesi prebattesimali siamo soliti dire questo portando ad esempio la nostra esperienza di nonni a cui Dio ha dato la possibilità di fare gli esami di riparazione con due splendidi libri di carne, i nostri nipotini.
E non è a dire che non ci avesse fornito del materiale necessario quando eravamo giovani sposi, visto che dopo un anno di matrimonio nacque il nostro primo e rimasto unico figlio.
Ma noi, per le vicende della vita ma soprattutto per le nostre abitudini a guardare quello che non c'è e non a ringraziare per quello che c'è, abbiamo slittato lo sguardo sempre lontano dal dono che ci era stato recapitato.
Non mi sono mai fermata a giocare con mio figlio nè ho guardato il mondo con i suoi occhi nel poco tempo che mi era concesso di stare con lui.
Mi dispiace che la malattia, subentrata con la sua venuta al mondo, sia stata un ostacolo per godere del dono.
Ho cercato lontano ciò che Dio continuava a mettermi vicino.
Ecco perchè le mie frequentazioni non sono state con i piccoli ma con i migliori che mi potevo comprare con il denaro che allora non ci mancava.
Dovevamo sperimentare i limiti di certi nomi, grandezze e specializzazioni, per tornare a valle con le pive nel sacco e tanti problemi irrisolti.
E nel silenzio, nell'angoscia e nel buio di tanti sconvolgimenti, ecco spuntare il germoglio, i germogli su piante ormai inaridite, piante incapaci di dare frutto.
Si può diventare fecondi e felici quando lo stato e la vita e il mondo ti hanno messo da parte, ti hanno cancellato praticamente dai loro registri?
Questi piccoli libri di carne, cresciuti nelle nostre mani perchè illuminati e alimentati dall'amore di Dio a cui avevamo permesso di penetrare e permeare i nostri cuori sono diventati la nostra bibbia, il nostro catechismo, la chiave per entrare nel mistero del regno, nel significato delle parabole.
Le loro domande sono diventate le nostre domande, i loro bisogni, i nostri bisogni, nostri i loro confusi balbettii.
Con loro ho imparato a guardare nel cielo le stelle e i fiori nei prati e sugli alberi gli uccelli e le formiche nelle piccole buche.
Ho imparato a piangere e ridere con loro per cose piccole e grandi, a fidarmi senza pregiudizi e paure di tutto ciò che la vita mi metteva davanti.

lunedì 16 settembre 2019

Merito e indegnità.


“Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto” 
(Lc 7,6).

Gesù viene chiamato a guarire il servo del centurione, sollecitato da alcuni anziani che si sono fatti garanti dei suoi meriti, in quanto aveva sempre mostrato benevolenza verso gli Ebrei.
Il pagano però non avanza meriti, ma per la seconda volta (la prima è quando incarica persone più vicine a Gesù di parlargli del suo caso), si mette da parte e dichiara la sua indegnità.
"Domine non sum dignus " diciamo prima della comunione, attingendo le parole proprio da questo brano evangelico, perché la fede del centurione è la più grande che Gesù ha incontrato, è la fede che nasce dalla consapevolezza della nostra indegnità di fronte alla potenza di Dio.

" Domine non sum dignus ".dovremmo dirlo sempre, perché “chi è l'uomo perché te ne curi, chi è l'uomo perché te ne ricordi? Eppure l'hai fatto poco meno di te (eloim), di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo sotto i suoi piedi. "
Signore quanto sei grande, quanto sei bello, quanto consolanti le tue parole, quanto dolce il tuo sguardo!
Tu desideri che noi siamo perfetti, ma che prendiamo coscienza della nostra imperfezione che necessita della tua grazia.
Tu non vuoi un uomo annullato, mortificato, ma un uomo libero, capace di scegliere il bene senza condizionamenti, un uomo grato perché solo in te c'è salvezza.
Ti lodo ti ringrazio e ti benedico Signore per questa giornata ricca di eventi, emozioni, pensieri, fatica e gioia.
Ti benedico e ti lodo per Gianni, il mio sposo, per Giovanni, il libro di carne che mi hai mandato a domicilio e per tutte ole persone con le quali sono stata più in comunione oggi.

martedì 10 settembre 2019

Preghiera di lode


 (Col 2,6)


Fratelli, come avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. "



Il limite
Bisogna entrare nel deserto per rendersi conto che nulla è scontato, che molte cose di cui godiamo sono frutto dell'asservimento al peccato, agli idoli di questo mondo.
Nel deserto incontriamo il Signore, ci accorgiamo della sua provvidenza, della sua cura costante nei confronti dell'uomo.
Poveri ed in cammino alla volta della terra promessa,diventiamo pellegrini, profughi e mendicanti, a imitazione di Cristo.
Gesù, primo pellegrino, sfollato è approdato ai nostri lidi per lavarci in piedi e rimetterci in piedi per permetterci di continuare a sperare nella terra promessa ed entrare nel suo riposo.
“Domine non sum dignus” L'estrema povertà, l'estrema inadeguatezza invoca l'onnipotenza di Dio che tutto può se lo vuole.
La memoria
La preghiera di lode non può non poggiare sull'esperienza di ciò che nella vita abbiamo percepito come dono di Dio negli eventi straordinari, nelle persone straordinarie che ci hanno portato a cambiare atteggiamento, facendoci uscire dallo scontato.
Persone che ci hanno salvato, tratto fuori dalla melma e dal fango e ci hanno restituito la dignità perduta.
Eventi in cui si è percepito lo sguardo di qualcuno chino su di noi, un samaritano che si è fatto carico delle nostre ferite e ci ha preso sulle spalle, dopo avervi versato l'olio della tenerezza e della compassione, dell'amore gratuito senza riserve.
Ed è lì che comincia la preghiera di lode.
E' un dire grazie a chi e per chi si è chinato a raccoglierci dalla strada e che ci ha sottratto al pericolo di ladroni.
La memoria di uno sguardo che suscita un altro sguardo, di gratitudine a chi hai di fronte e ti dice: “coraggio sono io non temere! Non sono un fantasma.”
Il percorso quindi parte da dove posi lo sguardo. Se sei a terra puoi guardare il cielo le stelle , il creato, se sei a terra puoi godere di tutto ciò che ti sovrasta e ti viene gratuitamente donato.
Se invece continui a rimanere sul tuo piedistallo, lo sguardo inevitabilmente si posa su ciò che sta sotto che in genere è il fango, la terra, il peccato, il fallimento, la nostra umanità imperfetta peccatrice.
“Gloria a Dio e nell'alto dei cieli e pace agli uomini di buona volontà”
La preghiera di lode è un uscire fuori da sé da sé e incontrare il tu di Dio in cui ritroviamo noi stessi e tutto e tutto ciò che gli appartiene.
La dovizia di doni dei quali non ci accorgiamo imbandiscono ogni giorno la nostra mensa. Certo che non sempre anzi raramente sul tavolo c'è quello che noi desideriamo.
Il pane spesso è pane di lacrime, di sofferenza, di solitudine, di dolore.
Come lodare Dio nella prova? Come riuscire a benedirlo e ringraziarlo quando ci sentiamo schiacciati da ogni parte?
La lode è perché c'è, perché c'è stato, perché siamo certi che la sua fedeltà dura in eterno. La nostra vita vale parecchio altrimenti non l'avrebbe riscattata pagando un prezzo così elevato.
La nostra vita è il dono più grande che abbiamo potuto ricevere, anche quando ci sembra di non servire più a nessuno, anche quando siamo dimenticati da tutti.
Sentirsi guardarti da Dio, sentirsi amati da lui nella memoria di tanti suoi benefici fa sì che che diamo senso anche le nostre infermità che servono a far meditare, riflettere quelli che vivono nell'autosufficienza e nella presunzione di non avere bisogno di nulla.
La lode scaturisce da da ciò che Dio ci ha dato ci dà ci darà.
Ma per lodare il Signore bisogna aprire gli occhi e le orecchie.( prima le orecchie poi gli occhi in verità)
“ Ascolta Israele se tu mi ascoltassi!”
Il Dio di Gesù , il Padre, provvede ai gigli dei campi, all'erba dei prati agli uccelli del cielo.
La provvidenza che si fa tangibile quando sei affamato assetato ignudo pellegrino.
Le beatitudini
La provvidenza sperimentata, vissuta ci apre la bocca alla lode, ci mette in un atteggiamento di attesa di preghiera di gratitudine di fiducia in Dio.
“ Dio è qui e non lo sapevo! “Disse Giacobbe, nella notte più buia della sua vita.
Quante volte abbiamo sperimentato l'incursione provvidenziale di Dio nella nostra storia. Ma Dio non è nello straordinario ma nell'ordinarietà delle cose.
Ridiventare bambini
“Per cosa vogliamo ringraziare Gesù?” “Per le patate e per i colori “disse Giovanni quando aveva meno di tre anni.
Ringraziare per le patate. Chi ci avrebbe pensato? Eppure bisogna ridiventare bambini, rinascere dall'alto per sperimentare quella meraviglia, quella gratitudine per il dono che Dio ci fa attraverso i 1000 gesti di tenerezza al giorno che ci aiutano a vivere.
" Dacci oggi il nostro pane quotidiano", diciamo nel Padre nostro
Il pane quotidiano in minima parte è merito nostro, il resto è gratitudine a Dio e all'altro.
Eucaristia
Come le gocce d'acqua nel vino consacrato sull'altare si perdono e diventano sangue di Cristo, così noi nel calice mettiamo la nostra indegnità unita al canto di lode perchè li trasformi in fonte di Vita per tutti.

mercoledì 1 maggio 2019

"Dio creò l'uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza (Gn 1,27)



S. Giuseppe lavoratore
Festa
"Dio creò l'uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza "
"Vide quanto aveva fatto e disse che era cosa molto buona. Sesto giorno"
"Non è questi il figlio del carpentiere?"
"Tu fai tornare l'uomo in polvere"
"Insegnaci a contare i nostri giorni".

Signore Dio dell'universo, Padre, Redentore, Creatore e Signore di tutte le cose esistenti visibili e invisibili, insegnaci a contare i nostri giorni, a rendere conto del nostro operato, a dare importanza al tempo che tu ci doni.
Signore mio Dio, fa' che io apprezzi ogni momento di questa vita, anche quando vorrei bypassarla, quando vorrei fuggire lontano perché ne ho paura.
Signore mio Dio solo con te è possibile vivere il limite della povertà, della malattia, dell'età, dell'essere maschio e femmina distinti gli uni dagli altri, il limite del non saper rispondere alla tua chiamata, di non aver fiducia in te abbastanza, non avere fiducia nell'uomo, nella donna che ci hai messo accanto, limite del non fidarci se non di noi stessi.
Signore tu ci hai creato, noi siamo tuoi, gregge del suo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento e ci sazi con miele di rocca.
Apri la nostra mente, donaci la tua intelligenza per penetrare i misteri del regno, per guardare le cose con i tuoi occhi, per amare con il tuo cuore.
Tu Signore hai creato tutto ciò che ci circonda.
Tu prima che venisse alla luce, hai amato l'opera delle tue mani.
Come uno scultore, un artigiano hai impastato la terra e ne hai fatto l'uomo a tua immagine, guardandoti allo specchio della Santissima Trinità.
Ti sei guardato, datore di vita, e l'hai soffiata su Adamo il terrestre donandogli la tua vita immortale.
Hai messo in noi il germe, il motore che ci avrebbe portato a te Signore mio Dio.
Lo spirito è venuto a fecondare Maria perché il nuovo Adamo non fosse figlio della terra ma venisse dalla tua vita palpitante.
Ti lodo Signore ti ringrazio per questo tuo progetto d'amore, ti benedico per questo tempo che ancora mi doni per crescere, per conoscerti, per amarti meglio.
Grazie Signore perché mi aspetti, mi accompagni, sei sempre vicino e rispondi di me al nemico e mi difendi per tenermi al riparo dalla morte.
Grazie mio Dio, per questa notte passata senza dolore, per questo riposo dopo tante notti di veglia e di battaglie estenuanti.
Grazie Signore perché in te ho confidato, te ho chiamato con tua madre e i tuoi santi per avere l'aiuto e non morire di paura.
Quanti guadi di morte, quanti abissi profondi, Signore mi hai fatto superare prendendomi in braccio, sollevandomi sulle tue ali!
Se non avessi te non sarei nulla, i miei giorni contati per tornare nella polvere da dove sono venuta.
Ma io continuo a confidare in te ora che il mio corpo è innestato al tuo albero e nel mio corpo scorre il tuo sangue..
Ci sarà un giorno in cui tutto questo avverrà senza dolore, senza sofferenza, nella gioia e nel desiderio sempre vivo di essere un cuore solo e un'anima sola con te e i fratelli.
Qui su questa terra che mi hai dato di coltivare la vita è dura, dura la roccia su cui passare l'aratro, duro invalicabile il muro che spesso ci divide.
Se tu Signore non ci metti il dito, se tu non continui a creare nuove opportunità di relazioni feconde, non possiamo realizzarci, non possiamo avvicinarci alla fonte, non possiamo Signore vivere in eterno.
Oggi è festa perché la Chiesa ricorda San Giuseppe lavoratore.
L'identità a Giuseppe la dà il lavoro, non l'essere lo sposo di Maria, né il tuo padre putativo.
Anche allora all'uomo l'identità e la dignità la dava il lavoro.
"Chi non lavora neppure mangi" c'è scritto.
Quanti oggi hanno perso il lavoro, quanti espatriano per cercarlo lontano dalla propria terra, quanti pur volendolo non lo trovano.
Signore il nemico vuole distruggere la tua immagine, colpendo al cuore la tua creazione nella relazione tra l'uomo e la donna, tra l'uomo e il creato, tra l'uomo e te che sei il Creatore.
Rompendo, infrangendo lo specchio noi vediamo il buio Signore e siamo nel buio.
Anche tu Signore hai lavorato, così è scritto, per creare quello che ci hai consegnato, affidato.
L'uomo e la donna sono usciti dalle tue mani.
Artefice sommo ci ricordi che il lavoro manuale è sopra ogni altra attività umana.
Con le dita ci hai plasmato, con le mani hai toccato e guarito tanti Signore .
Fa che torniamo ad apprezzare ciò che sembra vergognoso: i lavori manuali.
Signore fa' che apriamo gli occhi a ciò che abbiamo senza dover cercare lontano ciò che abbiamo vicino.
Signore insegnaci a vivere secondo i tuoi precetti, ad amare come tu ci hai amato a non disprezzare nulla di quanto ci hai affidato, considerandolo sempre come dono da vivere con te per te e in te.

giovedì 4 aprile 2019

" Di te farò una grande nazione"(Es 32,10)



Meditazione sulla liturgia di
giovedì della IV settimana di Quaresima
letture: Es 32,7-14; Salmo 105; Gv 5, 31-47


" Di te farò una grande nazione"(Es 32,10)

Così dice Dio a Mosè, escludendo il popolo dalla salvezza, perchè si era allontanato da Lui e si era costruito un vitello d'oro.
Il popolo non aveva avuto pazienza di aspettare che il profeta scendesse dal monte dove si era recato per ricevere le tavole della legge.
Molto spesso anche noi pecchiamo perchè non abbiamo pazienza di aspettare le risposte di Dio e ci costruiamo un vitello d'oro da sostituirgli.
Avere pazienza, avere fede, non disperare mai.
Questo ci chiede Il Signore quando sembra che il mondo ci crolli addosso e le nostre preghiere non sono ascoltate.
A me succede spesso di costruirmi un altro interlocutore, muto purtroppo ma visibile, tangibile che sembra riempire il vuoto che mi lascia il silenzio di Dio che io interpreto come assenza.
La preghiera di Mosè ogni volta che la leggo mi colpisce, perchè mi dà l'impressione di un dialogo in cui sembra che Dio abbia la peggio, in quanto Mosè gli ricorda i suoi doveri, le sue promesse.
Ma è possibile che Dio si faccia incastrare dalle parole di un uomo?
E' possibile che Dio decida di venir meno alle sue promesse?
Oggi ho trovato la risposta a questo interrogativo che  mi portavo dentro da tanto tempo.
Dio non condanna l'uomo ma è l'uomo che, rifiutandolo, condanna se stesso e decide di non usufruire più della sua grazia, del suo aiuto.
E poi Mosè, quando prega, non si preoccupa tanto della sorte del popolo quanto del nome di Dio, della sua credibilità, della sua gloria.
Nel Padre nostro, insegnatoci da Gesù, noi facciamo una grande preghiera di intercessione dicendo " Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà".
Nella prima parte di questa preghiera non ci preoccupiamo di noi ma del nome e della credibilità, verità, gloria di Dio.
La preghiera perfetta quindi è quella di lode, perchè la rivolgiamo al Padre, che non dimentica mai i suoi figli  come sta scritto
"Può una madre dimenticare suo figlio? Quand'anche se ne dimenticasse, io non ti dimenticherò mai!"
Il giorno del mio compleanno, nato sotto le più fosche previsioni, si è trasformato in un capolavoro dello Spirito a cui ho affidato la mia pena per intercedere affinchè un fratello non fosse divorato dalle sabbie mobili della sua malattia di cercare altrove un compenso, una consolazione, una risposta ai suoi bisogni non disciplinati.
La giornata quindi è stata una grande e continua preghiera di intercessione a cui si sono uniti tanti fratelli che ho invitato a pregare con me.
In quel giorno il Signore mi ha fatto tanti regali che non  posso enumerare, ma il più grande in assoluto è che non si è dimenticato di me e del suo popolo che a lui si è rivolto con cuore sincero.
Non mi piace rimanere sola, mi piace essere in tanti a lodare benedire e ringraziare Dio, perchè noi siamo suo popolo siamo suoi ed egli è nostro Padre, ci ha generati e ci vuole collaboratori della salvezza per fare festa tutti insieme in paradiso.

Lode a te Signore Gesù che hai fatto ciò che hai visto fare dal Padre, lode a te Maria che mi ricordi  tutto ciò che ha detto, fatto, tuo figlio e quello che hai imparato dal Padre con l'umiltà e la fiducia di chi si sente  serva del Signore che tutti chiameranno beata perchè grandi cose in te ha fatto l'Onnipotente.
Sento, vedo, tocco che anche in me, in noi coppia, l'Onnipotente sta operando grandi cose.
Per questo lo voglio esaltare, per questo lo voglio lodare, per questo voglio tenere sempre alto il Suo nome.



domenica 3 marzo 2019

La pagliuzza, la trave.



Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? (Lc 6,41)

Signore questa mattina voglio mettermi di fronte a te con lo spirito giusto, l'atteggiamento giusto, perché mi piacerebbe esprimerti quello che sento nel cuore.
Tu Signore lo fai battere, tu ti presenti a me questa mattina con la veste più bella che è quella della luce del sole che rischiara tutto il cielo, come il canto degli uccelli che interrompono il silenzio di tanto in tanto, l'assenza totale di nuvole, una vegetazione straordinariamente rigogliosa, gli alberi, i fiori, la meraviglia di questo nuovo inizio.
Ogni giorno Signore tu ci doni di ricominciare e oggi desidero farlo con ciò che metti sotto i miei occhi, ciò che mi fai percepire attraverso il corpo accarezzato dall'aria tiepida.
Signore quanto sei bello, immenso, infinito!
La tua grandezza chi la può misurare?
Ci hai invitato a guardarci attorno per riflettere sui gigli dei campi e sugli uccelli del cielo e su quanto più valiamo per te.
Queste meraviglie che mi portano ad alzare gli occhi al cielo non le hai create per te.
Non ne avevi certo bisogno.
Tutto hai messo ai nostri piedi e ci hai dato anche la libertà di farne scempio.
Le cose più belle tu le hai consegnate nelle nostre mani.
Penso a questi fiori che sono sul davanzale della finestra.
Le piccole begonie sono rigogliose come anche le calancole sopravvissute alla mia imperizia e all'attacco dei parassiti.
Questa che è di fronte a me continua a vivere, l'altra che sembrava morta ha ripreso a fiorire sul balcone grande.
Mi viene in mente il rapporto tra me e Gianni, i giudizi affrettati che alzano muri di incomprensione e ci fanno mancare l'aria.
Però quello che mi consola è il fatto che queste piante io le voglio far vivere e che sto cercando e ho cercato di curarle con tutto l'amore possibile.
Ogni volta è una sorpresa.
Quella che penso sia da buttare mostra di essere vitale e viceversa.
Il giudizio non è sempre vincente ma vince la perseveranza nel credere che si può salvare una vita.
Il giudizio non deve essere che quello testato sulla tua giustizia.
È giusto che l'uomo viva, è giusto che facciamo di tutto perché questo progetto si realizzi.
A te Signore presento questa giornata con il suo carico di dolori e di speranza.
La speranza fondata sulla povertà di ciò che abbiamo, nella certezza che solo tu salvi.
Non ci abbandonare Signore in questa continua opera di giardinieri incapaci di conoscere quale fiore spunterà all'improvviso.
Aiutaci a rendere sempre più bello il tuo giardino, il giardino che ci hai consegnato, perché possiamo, attraverso ciò che gratuitamente ogni giorno provvedi a mandare, riconoscere che solo tu puoi renderci capaci di ridare vita ai tuoi figli a cominciare da noi stessi.
 
 (dal Salmo 91)
 È bello rendere grazie al Signore.

È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte.

Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità. 

sabato 27 ottobre 2018

"Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!» (Salmo 121)




"Quale gioia, quando mi dissero:

«Andremo alla casa del Signore!».
(Salmo 121)

" Dalla tua bocca esce solo rumore" mi disse un giorno la logopedista al termine dell'esame fatto al computer sulla mia voce.
In effetti, quando parlavo io, il video era attraversato da righe nere irregolari, che facevano un rumore assordante, infernale, mentre quando parlava lei lo stesso video si colorava di azzurro e spuntavano fiori e uccellini che cantavano.
"La sua lingua è troppo lunga, si deve tagliare" fu il responso del dentista.

Il tuo volto io cerco o Signore, la tua parola medito giorno e notte. Non mi sono nascoste le tue vie, donami di percorrerle con te.
Signore, mia forza, mio canto, mia salvezza, mia consolazione, ti amo, ti adoro, ti desidero, Signore mio Dio!
Quanto sono belle le tue dimore, quanto sono grandi le tue opere, quanto dolci i tuoi occhi, tenere le tue mani, saggi i tuoi pensieri, misericordioso il tuo cuore!
Signore il tuo amore è grande, il tuo amore è immenso.
A te voglio innalzare inni di grazie, ti voglio lodare con parole della mia bocca con tutto il cuore, con tutta la mente.
Grazie Signore di te, per te, per quelli che tu ami, grazie per tutte le tue creature, grazie del dono della vita, grazie del tempo, grazie dello spazio in cui tu hai posto tutta la tua creazione, uno spazio che si dilata all'infinito, quando tu sei con noi.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio Signore, perché al nostro corpo tu hai dato ali di angeli per volare fino a te, per abbattere i limiti, che la natura mortale porta in sé.
Grazie perché in te sono tutte le sorgenti, in te tutto trova pace, gioia, serenità e calore, in te Signore ritroviamo tutta la tua creazione, in te troviamo tutti i tuoi figli, in te troviamo lo Spirito che li ha generati e li unisce e li abbraccia e dà loro unità.
Grazie perché in te la luce vince le tenebre, il caos ha dato spazio all'ordine, in te ogni cosa ha una funzione e un senso, ma principalmente ogni cosa è investita dal tuo amore.
La tua casa Signore è casa di accoglienza, di preghiera e di sacrificio, di condivisione, di comunione, di solidarietà.
La tua casa è casa viva di carne, di Spirito, di vita nuova alimentata dal tuo amore, un amore che abbraccia tutto e tutti, un amore che supera ogni umana immaginazione, un amore che investe lontani e vicini, un amore che non smette mai di cercare la corrispondenza, il sì all'altro per poterlo riempire di grazia e di benedizioni, di ogni cosa buona che ti appartiene, che è tuo, che è divino.
Signore ti ringrazio di questo abbraccio cosmico, generoso e vitale in cui mi sento immersa, da cui mi sento ristorata, rassicurata, consolata, coccolata.
Grazie perché è più di quanto potessi immaginare.
Tu hai risposto al mio desiderio di unità della persona nella storia, al mio anelito ad entrare nel mistero trinitario, dove il molteplice diventa straordinaria pienezza dell'essere nella composizione dei conflitti, nella riunificazione della persona attraverso il tempo che da kronos diventa kairos .
Il tempo è il nostro maestro, il tempo che tu hai inventato e nel quale ci hai immesso, per farci fare esperienza di infinito, di uno e molteplice, di eterno, di comunione, di trascendenza.
Signore il tempo tuo è un tempo di grazia, il tuo tempo ce l'hai donato tu che operi nel tempo per farci uscire dal tempo, per metterci nella dimensione tua, che è quella dell'oltre e dell'altro.
Signore grazie per tutto ciò che mi ha aiutato a crescere nella tua conoscenza, grazie per tutte le occasioni che mi hai messo davanti per poter cambiare rotta, grazie perché le frane sono state dolorose, causa di grandi sconvolgimenti dell'ordine che io avevo dato alle mie cose.
Grazie Signore di tutto.
Grazie.
Ti voglio lodare, benedire e ringraziare per le coppie che ieri abbiamo incontrato, per le loro famiglie, per il sì che si apprestano a dire davanti a te, grazie per padre Vincenzo, grazie per il desiderio che continui ad alimentare in noi di servirti, malgrado la stanchezza, la malattia, gli impegni.
Ti ringraziamo Signore di questa forza nuova, che ci spinge verso gli altri perché in loro vediamo il tuo progetto, il tuo sogno.
Fa' Signore che si  realizzi, aiutaci a credere che non ti sei affaticato invano, che non è stato inutile il tuo sacrificio, che non è inutile nessun sacrificio per la tua causa che tu hai indicato alla tua Chiesa, la sposa che ti sei scelto e che vuoi accogliere, consolare, guarire e farla partecipe della tua gloria.
Guarda ora alla nostra coppia, la tua chiesa domestica 
Purifica i nostri percorsi Signore, purificami dalla frenesia di avere tutto a portata di mano, tutto e subito.
Aiutaci ad adeguarci uno ai tempi dell'altro, a sottometterci l'uno all'altro, aiutaci ad accogliere con gioia la tua legge divina e immortale di un presente ricco di grazia e di amore.
Aiutaci Signore a non disperdere energie per cose che non servono, per cose che portano solo problemi e dolori e ci impediscono di vivere liberi.
Aiutaci Signore a percepire il battito del tuo cuore che pulsa per tutti gli affamati e gli assetati del mondo, per quelli specialmente che non riconoscono di avere sete e fame di te e si abbeverano ad altre fonti e si saziano ad altre mense.
Aiutaci Signore ad entrare più profondamente nel tuo mistero d'amore, conducici per mano nella stanza alta, quella posta in disparte dagli sguardi indiscreti, dove tu ci dimostrerai il tuo tesoro, ansioso di donarlo a chiunque voglia seguirti.
Aiutaci Signore a bussare alla tua porta e a presentarci con l'abito delle nozze, l'abito bianco immacolato, abito che tu Signore hai provveduto a lavare con il tuo sangue, prima che entrassimo nel tuo santuario.
Grazie Signore di questo desiderio grande, incontenibile della tua intimità, grazie perché ci ami di amore eterno,incorruttibile.

domenica 30 settembre 2018

" Chi non è contro di noi è per noi"(Mc 9,40)


" Chi non è contro di noi è per noi"(Mc 9,40)
La situazione illustrata dal vangelo di oggi, non è tanto lontana dall'esperienza che noi facciamo quotidianamente nelle nostre chiese, dove i gruppi ecclesiali non fanno comunione perchè si sentono depositari della verità. Così ognuno coltiva il proprio orticello, non mettendo a servizio di tutta la chiesa i carismi donati da Dio per l'edificazione comune. Se riuscissimo a superare i particolarismi e a gioire della comune appartenenza a Cristo, mostrando la verità di un cuor solo e un'anima sola,il mondo sicuramente s'interrogherebbe su cosa fonda la pace, la gioia, l'armonia, la vita.

Essere per te Signore io cerco, voglio, spero, vivo.
Agire per te Signore, portare legna al tuo fuoco, mattoni alla tua casa, uomini a desiderare di abitarla.
Tutto Signore sia finalizzato alla tua gloria e alla realizzazione del tuo progetto d'amore.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio Signore per questo nuovo giorno che mi doni per amarti, servirti e glorificarti. Ti ringrazio perchè ci hai fatto entrare nell'ottavo giorno, il giorno che ci svincola dal nostro tempo di occupazioni e preoccupazioni per cogliere la manna che copiosa tu mandi dal cielo ogni domenica, giorno in cui ricordiamo e viviamo la tua resurrezione.
Ti ringrazio Signore perchè sei vivo e presente nel santissimo sacramento dell'altare, nella parola proclamata e donata ai tuoi fedeli nella santa assemblea domenicale, nell'Eucarestia che ci rafforza nello spirito e nella carne per abbracciare e materialmente e spiritualmente i tuoi piccoli.
Grazie per questo mistero d'amore che rinnovi in ogni messa celebrata.
Grazie Signore perchè l'Eucaristia è dono, è rendimento di grazie, è comunione, è missione, grazie perchè parte da un " Domine non sum dignus" da una povertà che ci farebbe paura se non si incontrasse con una misericordia senza confini.
Grazie perchè i nostri limiti ci portano a sollevare gli occhi in alto, a desiderare che siano colmati dal tuo amore, grazie perchè abbiamo bisogno del tuo perdono ogni momento perchè siamo piccoli, fragili , bisognosi di aiuto.
Concedici di desiderare sempre ciò che tu vuoi, di operare a che questo si compia per ogni uomo, aiutaci ad essere pronti a cogliere il soffio dello Spirito da qualunque parte venga e a condividere senza pregiudizi\ tutto ciò che concorre al bene di quelli che ti amano.
Nel tuo nome cacceremo i demoni, nel tuo nome guariremo gli infermi, nel tuo nome consoleremo gli afflitti, sazieremo gli affamati, perdoneremo i nostri nemici, porteremo la pace nelle nostre famiglie e nei luoghi da noi frequentati.
Nel tuo nome abbracceremo la nostra croce, rinnegando noi stessi, nel tuo nome saremo capaci abbracciare la croce di tutti quelli che ne sono schiacciati perchè non ti conoscono, nel tuo nome faremo cose grandi, con te, per te e in te vivremo la gioia di appartenerti.

domenica 2 settembre 2018

"Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8)






Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. (Mc 7,20) 

Signore sono qui, come ogni mattina, a cercare in te l'interlocutore, l'amico, il padre, lo sposo che mi svela il mistero nascosto della mia persona.
Tu non hai bisogno di niente, né la tua identità, la tua verità, il tuo amore dipendono da quello che noi pensiamo di te mentre noi siamo sconosciuti a noi stessi e abbiamo bisogno di chi ci guidi a conoscere cosa siamo e a cosa siamo stati chiamati.
La nostra felicità la facciamo dipendere da ciò che gli altri pensano di noi.
Proiettiamo all'esterno le nostre brutture, i nostri peccati, vedendoli ingigantiti negli altri.
Tu Signore, nonostante la nostra incostanza, la nostra poca fede, continui ad essere sempre te stesso: Dio di amore e di misericordia, lento all'ira e grande nell'amore.
Tu ci insegni le vie della vita e ci apri gli occhi a ciò che è nascosto dentro di noi, un tesoro che vale la pena di scoprire perché è germe di vita eterna.
Ho fatto ricorso prima di incontrarti all'aiuto di psicoterapeuti per conoscere ciò che albergava dentro di me e per vincere la paura di stare sola.
Quella paura nasceva proprio dal temere la mia nudità, le cicatrici lasciate dai limiti miei e dei miei compagni di viaggio.
I percorsi terapeutici, durati lunghissimi anni, mi hanno aiutato a vedere il marcio che avevo dentro, ma non il bello, il buono e questo è stato fatale.
Ho cercato in me stessa ciò che potesse aiutarmi a vivere i miei limiti senza attribuire agli altri la responsabilità di tanti miei fallimenti ma l'impresa, portata avanti da sola, si è dimostrata del tutto fallimentare,.
Avevo bisogno di incontrare la tua parola per cambiare punto di vista e per cercare la gioia dentro di me dove tu hai nascosto la vera bellezza.
Essere tua figlia, essere amata da te dall'eternità è la più bella la più grande e più gioiosa scoperta che mi ha cambiato la vita.
Portando sopra le spalle le conseguenze della colpa originaria spesso dimentichiamo il nostro limite e attribuiamo gli altri e a te la causa di tanti fallimenti.
Signore perdonaci quando non ti ringraziamo per ciò che abbiamo, per ciò che ci doni ogni giorno e guardiamo sempre ciò che ci manca.
Siamo deboli, siamo fragili, figli della colpa, bisognosi di te.
La fede si accresce man mano che ci rendiamo conto di questo bisogno insopprimibile del tuo aiuto..
Grazie Signore perché dai lezioni di vita, grazie perché veramente i tuoi insegnamenti sono luce e nutrimento per non smarrirmi durante il cammino..
Il tuo comportamento nei confronti di quelli che ti osteggiavano è esemplare perché hai mostrato a noi cosa significa veramente essere liberi.
Penso a quanto tempo ho passato per guardarmi dentro senza il tuo aiuto, quanto tempo a prendere coscienza delle cose che non andavano di me per migliorarmi, se era possibile.
Penso poi al tempo passato a cantare le tue lodi, a comunicare a chi mi stava di fronte per curarmi delle malattie immaginarie che i medici pensavano avessi, quando sei buono, bello, grande quanto preziosa è la vita che ci hai donato, quanto è grande la tua misericordia.
È stato entusiasmante Signore, io la malata, parlare al medico incaricato di raddrizzarmi il cervello, del bello, del giusto che tu rendi possibile se noi a te ci affidiamo e in te confidiamo.

Con le parole del Salmo 8 voglio esprimerti tutta la mia riconoscenza.

O Signore, Signore nostro,
Quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi?
Davvero l'hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.
O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

martedì 1 maggio 2018

San Giuseppe Lavoratore

L'immagine può contenere: una o più persone e cappello

"Dio creò l'uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza li creò"
"Vide quanto aveva fatto e disse che era cosa molto buona. Sesto giorno"
"Non è questi il figlio del carpentiere?"
"Tu fai tornare l'uomo in polvere"
"Insegnaci a contare i nostri giorni".


Signore Dio dell'universo, Padre, Redentore, Creatore e Signore di tutte le cose esistenti visibili e invisibili, insegnaci a contare i nostri giorni, a rendere conto del nostro operato, a dare importanza al tempo che tu ci doni.
Signore mio Dio, donami di apprezzare ogni momento di questa vita, anche quando vorrei bypassarla, quando vorrei fuggire lontano perché ne ho paura.
Signore mio Dio solo con te è possibile vivere il limite della povertà, della malattia, dell'età, dell'essere maschio e femmina distinti gli uni dagli altri, il limite del non saper rispondere alla tua chiamata, di non aver fiducia in te abbastanza, non avere fiducia nell'uomo, nella donna che ci hai messo accanto, limite del non fidarci se non di noi stessi.
Signore tu ci hai creato, noi siamo tuoi, gregge del suo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento e ci sazi con miele di rocca.
Apri la nostra mente, donaci la tua intelligenza per penetrare i misteri del regno, per guardare le cose con i tuoi occhi, per amare con il tuo cuore.
Tu Signore hai creato tutto ciò che ci circonda.
Tu prima che venisse alla luce, hai amato l'opera delle tue mani.
Come uno scultore, un artigiano hai impastato la terra e ne hai fatto l'uomo a tua immagine, guardandoti allo specchio della Santissima Trinità.
Ti sei guardato, datore di vita, e l'hai soffiata su Adamo il terrestre donandogli la tua vita immortale.
Hai messo in noi il germe, il motore che ci avrebbe portato a te Signore mio Dio.
Lo spirito è venuto a fecondare Maria perché il nuovo Adamo non fosse figlio della terra ma venisse dalla tua vita palpitante.
Ti lodo Signore ti ringrazio per questo tuo progetto d'amore, ti benedico per questo tempo che ancora mi doni per crescere, per conoscerti, per amarti meglio.
Grazie Signore perché mi aspetti, mi accompagni, sei sempre vicino e rispondi di me al nemico e mi difendi per tenermi al riparo dalla morte.
Grazie mio Dio, per questa notte passata senza dolore, per questo riposo dopo tante notti di veglia e di battaglie estenuanti.
Grazie Signore perché in te ho confidato, te ho chiamato con tua madre e i tuoi santi per avere l'aiuto e non morire di paura.
Quanti guadi di morte, quanti abissi profondi, Signore mi hai fatto superare prendendomi in braccio, sollevandomi sulle tue ali!
Se non avessi te non sarei nulla, i miei giorni contati per tornare nella polvere da dove sono venuta.
Ma io continuo a confidare in te ora che il mio corpo è innestato al tuo albero e nel mio corpo scorre il tuo sangue..
Ci sarà un giorno in cui tutto questo avverrà senza dolore, senza sofferenza, nella gioia e nel desiderio sempre vivo di essere un cuore solo e un'anima sola con te e i fratelli.
Qui su questa terra che mi hai dato di coltivare la vita è dura, dura la roccia su cui passare l'aratro, duro invalicabile il muro che spesso ci divide.
Se tu Signore non ci metti il dito, se tu non continui a creare nuove opportunità di relazioni feconde, non possiamo realizzarci, non possiamo avvicinarci alla fonte, non possiamo Signore vivere in eterno.
Oggi è festa perché la Chiesa ricorda San Giuseppe lavoratore.
L'identità a Giuseppe la dà il lavoro, non l'essere lo sposo di Maria, né il tuo padre putativo.
Anche allora all'uomo l'identità e la dignità la dava il lavoro.
"Chi non lavora neppure mangi" c'è scritto.
Quanti oggi hanno perso il lavoro, quanti espatriano per cercarlo lontano dalla propria terra, quanti pur volendolo non lo trovano.
Signore il nemico vuole distruggere la tua immagine, colpendo al cuore la tua creazione nella relazione tra l'uomo e la donna, tra l'uomo e il creato, tra l'uomo e te che sei il Creatore.
Rompendo, infrangendo lo specchio noi vediamo il buio Signore e siamo nel buio.
Anche tu Signore hai lavorato, così è scritto, per creare quello che ci hai consegnato, affidato.
L'uomo e la donna sono usciti dalle tue mani.
Artefice sommo ci ricordi che il lavoro manuale è sopra ogni altra attività umana.
Con le dita ci hai plasmato, con le mani hai toccato e guarito tanti Signore .
Fa che torniamo ad apprezzare ciò che sembra vergognoso: i lavori manuali.
Signore fa' che apriamo gli occhi a ciò che abbiamo senza dover cercare lontano ciò che abbiamo vicino.
Signore insegnaci a vivere secondo i tuoi precetti, ad amare come tu ci hai amato a non disprezzare nulla di quanto ci hai affidato, considerandolo sempre come dono da vivere con te per te e in te.

giovedì 19 aprile 2018

" Io sono il pane vivo disceso dal cielo"(Gv 51)

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" Io sono il pane vivo disceso dal cielo"(Gv 51)

Signore sono qui a meditare la tua parola.

Sono qui per trovare la strada più breve per trovarti, per sentirti vicino, per capire ed accogliere la Parola che voglio sentire diretta a me, una parola di speranza, di gioia, di vita.
Pendo dalle tue labbra Signore, lo sai, perchè tu sei il mio nutrimento, tu solo parli in modo disinteressato e non vuoi che io rimanga sola senza interlocutori che mi capiscano e mi amino e mi consiglino e mi stiano vicino.
Lampada ai miei passi è la tua parola, continuo a ripetere, parole tue che sono diventate mie, viatico di speranza, strumento per non cadere.
Da 15 anni Signore, la tua Parola ha sostituito le mie, quelle del mondo, quelle che per anni ho trasmesso ai miei studenti, quelle a cui ho uniformato la mia vita.
Veramente Signore tu hai parole di vita eterna e ogni giorno si rinnova il miracolo di una vita che si arricchisce e risplende come le gocce del mare increspato quando al mattino i raggi del sole le sfiorano.
Tu sei il mio Scintillante Signore e senza di te sarei meno che nulla.
Man mano che procedo in questo cammino di vita nuova, sento che non sono sola, che posso contare su di te, che tu mi hai fatto uscire da "cent'anni di solitudine" e mi hai fatto entrare realmente, fisicamente nel mistero gioioso di un matrimonio che non sarà di delusione, ma di vita piena.
Ora "I pomessi sposi" un romanzo che mi ha sempre affascinato ma che ho sempre letto come una favola inventata è diventato lo strumento per capire che tu sei il mio promesso sposo e io la tua promessa sposa. Ho capito e cerco di vivere questo periodo di fidanzamento ascoltando quello che mi dici, cercando di metterlo in atto, vivendo spesso l'esperienza dell'incontro ravvicinato, delle tue improvvise incursioni, ma anche dei tuoi lunghi silenzi colmati dalle lettere che mi fai recapitare che mi aiutano a ricordare e a non disperare che accada di nuovo.
Come insegnante di lettere, ai ragazzi dovevo insegnare principalmente a parlare correttamente e a dire cose di valore, di senso, cosa che io non riuscivo a fare.
La mia vita è stata una vita senza parole e anche l'uomo che ho sposato è un uomo silenzioso, come si suol dire, un uomo di poche o nessuna parola.
Se tu non mi parli sono come uno che scende nella fossa è scritto.
In effetti il silenzio un tempo mi atterrriva e per questo ho sempre cercato di riempirlo con ogni genere di immondizia.
Certo non ero felice, ma non sapevo dove trovare le parole giuste e invidiavo chi naturalmente e senza sforzo riusciva ad esprimere pensieri profondi.
Ora ho te che mi fai da maestro e sono felice. E' troppo poco dire che sono felice Signore, perchè mai avrei pensato che il dio che cercavo nelle mie carte e che Bacone vedeva nei fiori del suo giardno, poteva nascondersi dentro il mio cuore, poteva parlarmi da dentro, e io potevo, attraverso il silenzio mio accettato e presentato a te, finalmente trovare il tesoro, il pane di vita.
Oggi la liturgia ci parla del cibo di vita eterna che sei tu e fa riferimento al pane che nutre lo stomaco e non ci fa morire.
Quando penso alla mia fame, quella di un tempo, quella che compensavo mangiando di nascosto altro pane, riconosco che non era quello il modo di saziarmi.
Avevo bisogno di parole Signore, tu lo sai, parole d'amore che non conoscevo.
Avevo bisogno di te che mi ami a prescindere, che non mi giudichi per le mie infermità, i miei limiti, ma usi e trasformi i miei limiti in occasione di grazia, di vita vera.
Padre vincenzo diceva, ora non lo dice più che io parlo troppo, anche Gianni e tante mie amiche.
Mi sentivo sempre fuori posto quando l'eccesso di parole faceva scomparire l'altro, non mi permetteva di mettermi in relazione con la parte più profonda, intima dell'altro.
Ora lascio parlare te Signore, almeno ci provo, perchè quello che dici è estremamente più utile, efficace e interessante di quello che dco io.
Perdona se mi arrogo il diritto e la capacità di spiegare quelo che tu dici, quando lo faccio con arroganza, superbia, quando faccio prevalere l'Io e oscuro Te,Dio.
Non vorrei che accadesse mai Signore.
"Parla il tuo servo ti ascolta" vorrei che fosse il pendaglio messo davanti agli occhi, impresso nel cuore.
Vorrei rispondere sempre così allo"Shemà Israel" perchè non voglio lasciare neanche un pezzetto di me che non sia orecchio, ascolto, obbedienza, speranza di vita piena, con te che sei il mio promesso sposo.
Grazie Signore di questo pane che mi dai ogni mattina, del tempo che mi donii per meditarlo, ruminarlo, digerirlo, grazie del pane eucaristico che tu benedici e condividi, grazie Signore perchè mi fai partecipare non al miracolo di una moltiplicazione di pani e di pesci, di offerte fatte a volte con il mal di pancia, ma mi rendi capace di condividere con gli altri e con te che sei il mio maestro tutto ciò che ho.
Oggi ti presento la mia sofferenza, il mio dolore.
Benedicilo, Signore e fa che anch'io lo benedica perchè solo tu puoi trarre da questa offerta un bene per me e per tutti.

Maria ti rinnovo il mio sì a che tu collab alla mia salvezza, ancella umile e fedele che non smetti mai di pregare per i figli che ti sono stati affidati.or
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domenica 18 febbraio 2018

Non di solo pane vivrà l’uomo,ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.(Mt 4,4)



Non di solo pane vivrà l’uomo,ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.(Mt 4,4)


Il mercoledì delle Ceneri è suonato il sohfar, la tromba di guerra che ha annunciato la lotta escatologica tra il bene e il male, tra l'uomo, figlio di Dio e il demonio suo nemico.
Il sohfar era risuonato due volte durante la settimana delle ceneri, la prima attraverso il profeta Gioele che invitava gli uomini a tornare al Signore con pianti, lamenti e digiuni.
"Chissà che non cambi e si plachi e lasci dietro a sé una benedizione?"

Questa era la speranza del profeta.
Venerdì è stata la volta di Isaia che Dio fa parlare come tromba per scuotere, svegliare,chiamare a raccolta suo popolo.
"È forse questo il digiuno che bramo? Dice il Signore. Mi cercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie e come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio...". Nei confronti di Dio e degli uomini
Gioele, Mosé, Isaia nella settimana delle ceneri suonano la tromba di guerra e chiamano a raccolta il popolo per implorare la misericordia di Dio. Prendendo consapevolezza del proprio peccato, raddrizzano i cuori e la mente del popolo sì che al digiuno e al pentimento corrisponda effettivamente una volontà di cambiamento radicale.

La conversione non è solo un rito una volta per tutte, ma un continuo confronto tra nostra umanità, le nostre passioni i nostri limiti e la grazia che viene dall'alto, l'aiuto che viene dal Signore.
La settimana delle ceneri quindi ci fa entrare gradualmente nel deserto dove è più facile trovarsi faccia a faccia con il nemico e testare la propria fede messa a dura prova.
Perché è necessario questo tempo di agonia, perché ritirarsi nel deserto e correre il rischio di perdere ciò che con tanta fatica abbiamo conquistato, quella piccola fede che ci aiuta nella vita quotidiana?
Gesù ci dà un grande esempio di coraggio che parte dalla fiducia incondizionata nel Padre che lo ha mandato, affidandogli una missione di estrema difficoltà, essendo egli vero uomo con tutti i limiti e le necessità e i desideri propri dell'uomo.
Ognuno si può riconoscere nell'uomo Gesù quando viene tentato dal demonio.
La ricchezza, il potere, il dominio sulle leggi della natura sono le tentazioni alle quali ogni uomo viene sottoposto dopo il Battesimo.
Come Adamo ed Eva ognuno di noi vuole sottrarsi alla dura legge della dipendenza del tutto ciò che ci limita, ci ostacola, mette in pericolo le nostre sicurezze, la nostra stessa vita.
Gesù come noi viene tentato non una volta ma sempre nella sua vita.
40 giorni sono quelli che ricordano l'attraversamento del deserto da parte del popolo d'Israele, 40 anni che indicano un periodo imperfetto non compiuto, necessario per raggiungere la terra promessa, per passare da tempo finito al tempo infinito.
I 40 anni o 40 giorni preludono all'ingresso definitivo nella casa del Padre, un ritorno alla grande attraverso le prove e il sacrificio di una vita fortemente provata.
Il Vangelo di ci indica come la lotta iniziata mercoledì delle ceneri si possa vincere e quali armi garantiscono la sconfitta del nemico.
La parola di Dio in questo combattimento all'ultimo sangue è lo strumento usato da Gesù per respingere le lusinghe del demonio, ma è anche usata dal demonio per blandire e convincere Gesù.

La parola di Dio è un'arma a doppio taglio e sembrerebbe quasi non garantire la vittoria, visto che non è esclusivo appannaggio dei cristiani.
Ma come tutte le cose che vengono da Dio devono essere usate per il fine per cui sono state dette, fatte, pensate.
La parola di Dio può dare la morte e la vita a seconda che la si usi per benedire o maledire, per obbedire o disobbedire al Padre, per cementare o rompere la relazione vitale con lui.
Il Vangelo di oggi quindi mi porta a fare due riflessioni.
1) Gesù, come ogni uomo non debella il nemico una volta per tutte perché la battaglia continua ogni giorno fino alla fine della sua vita.
2) La parola di Dio può essere usata per il bene per il male dell'uomo, a seconda di chi la usa, a seconda che l'interesse da perseguire è la vita o la morte dell'uomo, il piacere immediato o il godimento pieno della promessa.
Il sofhar suona ogni notte per me; ogni notte sono chiamata a mettermi di fronte a Dio, a cospargere di cenere la testa, a rivedere i miei comportamenti alla luce della parola e a chiedere al Signore forza, coraggio, perseveranza in questo faticoso ma entusiasmante viaggio alla volta della terra promessa.

Grazie Signore della tua parola, grazie di queste perle preziose che ogni giorno metti nel mio forziere, grazie perché la tua parola è il mio pane quotidiano.