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domenica 24 maggio 2020

"Il Signore agiva insieme con loro " ( Mc 16,20)



"Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20)

"Il Signore agiva insieme con loro " ( Mc 16,20)

Parole consolanti, rassicuranti quelle di Gesù per noi che viviamo l'assenza, la non presenza fisica del Maestro.
Se gli apostoli ebbero dei dubbi perchè meravigliarsi che ne abbiamo anche noi che non lo abbiamo incontrato nè prima nè dopo la sua morte?
Eppure, a quanto pare, molti credettero e gli apostoli dimostrarono che la differenza la fa lo Spirito Santo che ricorda e rende presente, vivo ed efficace il dono che Gesù ci ha fatto, morendo in croce.
Ma se gli esempi di tanti uomini di fede che affrontarono la morte per testimoniare il vangelo ci dovrebbero convincere, pure abbiamo molte titubanze, specie se ci sentiamo inascoltati dal Padreterno.
"Chiedete e otterrete" in questi ultimi giorni l'ho trovato scritto più volte, ma devo ancora imparare a chiedere bene, perchè non accade nulla delle cose che desidero.
E non è che chiedevo la luna quando ho cominciato a rivolgermi a Dio.
Devo dire che i primi tempi non chiedevo per me, poi qualcuno mi ha fatto osservare che Dio vuole che ci rivolgiamo a Lui come ad un Padre e otteniamo solo se ci affidiamo completamente nelle sue mani, se ci fidiamo di Lui incondizionatamente.
Ce ne ho messo di tempo, ma poi alla fine ho ceduto e gli ho chiesto la guarigione.
Io pensavo a quella fisica, ma forse per Dio ce n'è una di gran lunga più importante ed è quella del cuore.
Chi avrebbe immaginato che avevo il cuore di pietra e che da lì doveva partire  la rigenerazione di tutta la pianta!
Ma bisogna avere pazienza e fidarsi, perché a Dio sta a cuore il tuo bene e non delude mai.
Così pian piano mi ha suggerito le parole giuste per ottenere ciò che voglio. 
Basta far entrare nelle vene il Padre nostro.


domenica 2 giugno 2019

"Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo"




 (Mt 28,19.20)
Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore,
ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia.  


Gesù ha finito le sue catechesi e se ne torna da dove è venuto.
Abbiamo gioito, pianto, riso, dormito e mangiato con Lui.
Ci siamo abbeverati alla sua fonte, lo abbiamo seguito per le strade della Galilea e della Giudea, lo abbiamo ascoltato e ci siamo sentiti beati quando le sue parole ci ridavano speranza, coraggio, forza, fede per continuare senza smarrimenti o cadute improvvise il nostro viaggio alla volta del cielo, il nostro pellegrinaggio su questa terra buia e tenebrosa, su questo percorso pieno di insidie e irto di ostacoli.
Lo abbiamo seguito fin sotto la croce e ci siamo indignati per il comportamento di chi lo ha condannato, tradito, dimenticato.
Ci siamo indignati con Lui quando l'ipocrisia nascondeva il vero culto, l'unico culto che Dio vuole.
Cosa in questo anno io non ho fatto per non perdermi neanche uno iota del suo insegnamento?
Di notte , quando il dolore mi assale e i nemici ci inzuppano il pane, quando il silenzio amplifica il grido, l'urlo del corpo, a LUI si stringe l'anima mia, a Sua madre chiedo la mano perchè la posi sui miei occhi e me li chiuda per poter riposare almeno un poco.
Come facevo da bambina quando la sera chiamavo la zia a cui ero affidata per sentire il calore delle sue dita premute sugli occhi.
Non ne avevo bisogno quando mia madre era vicina, quando d'estate tornavo a casa e dormivamo noi figli tutti nella stessa stanza dei genitori.

Don Ermete ha ribadito che il giorno dell'Ascensione è fondamentale per meditare sul fatto che dobbiamo vivere con gli occhi rivolti al cielo, ma con i piedi ben piantati per terra, continuando la nostra vita ordinaria insieme a LUI.
Basta conservare la password per stare in cielo con i piedi per terra.
In fondo è un problema di connessione alla Sua rete disponibile, di cui dobbiamo conoscere la chiave d'accesso: il Suo Nome.
Così ci assicuriamo una catechesi permanente sull'amore di Dio testimoniato dal fatto che viviamo con per e in Cristo.
E la cosa più bella è che non dobbiamo temere vuoti di memoria come accade con l'avanzare degli anni.
Lo Spirito di Dio, il testimone ce lo ricorderà e ce lo renderà presente ogni volta che lo invochiamo.
Invocare lo Spirito di Dio è invocare, chiedere l'amore.
Tutti sentiamo dal primo vagito fino alla morte il desiderio, l'anelito ad essere amati senza condizioni, amati per quello che siamo non per quello che sappiamo o possiamo fare.
Se quindi il nome di Gesù ce lo dimentichiamo, non possiamo dimenticare l'anelito di vita iscritto in ogni cuore, anelito di sguardi, carezze,consigli, aiuto in tutte le nostre difficoltà, anelito di perdono, di alleanza, di comunione, di condivisione della nostra limitatezza.
Dio è grande, troppo per noi misere creature che non riusciamo a guardare oltre il nostro pollice, che invece di tenere gli occhi e il cuore proiettati nel cielo, continuiamo a tenere gli occhi fissi a terra, e a pensare che la nostra felicità derivi dal riuscire a stare in piedi e sovrastare gli altri per vedere più ampi squarci di terra e sentirsi migliori.

So Signore che ora tocca a noi dire e fare quello che tu hai fatto.
La prima cosa è credere che se lo dici è possibile che avvenga, è certo che avviene se ci dai un cuore di ascolto.
Tu ci farai capire che significa per una come me che non cammina e non si sposta se non per brevissimi tratti, che dimentica il più delle volte cose elementari, che non ha più parenti nè amici che le corrispondano, andare in tutto il mondo e proclamare il vangelo.
Solo se farai entrare il mondo nel mio cuore non dovrò andare lontano e potrò servirti anche se su una sedia a rotelle o appoggiata ad un deambulatore.

sabato 1 giugno 2019

Grazia



"Per opera della grazia erano diventati credenti" (At 8,27)

Domani festeggeremo l'Ascensione di Gesù al cielo.
Chissà perché questa festa mi ha sempre reso triste, dubbiosa, angosciata perché inevitabilmente il pensiero va a questi giorni speciali che seguono la Pasqua in cui il Risorto ha camminato con noi, si è fatto incontrare e riconoscere da tutti quelli che ne piangevano la morte.
E' stato bello esaltante leggere in ogni pagina del vangelo che la liturgia del tempo di Pasqua ci propone, che Gesù non è un fantasma, che ad ognuno può capitare di vederlo quando meno ce lo aspettiamo, nei momenti più bui e dolorosi della nostra vita.
Ci ha chiesto da mangiare, ci ha dato da mangiare, si è fatto carico dei nostri dubbi, delle nostre domande, ci ha spiegato quello che non abbiamo capito, è diventato un inseparabile e insostituibile amico. 
Come tutte le cose belle finiscono, anche il tempo Di Pasqua volge al termine e non posso nascondere il velo di tristezza che scende nel mio cuore quando penso che Gesù torna in cielo e noi rimaniamo qui nella speranza di superare la distanza infinita che ci separa da Lui.
E' il tempo questo dell'attesa, della fede, il tempo in cui nulla è scontato, ma bisogna chiedere, chiedere con insistenza senza mai stancarsi.
Chiedere ma cosa?
Ho sempre avuto una grande difficoltà a chiedere per paura di non essere esaudita, ma forse più verosimilmente perché non ero stata abituata a dire grazie.
Dire Grazie comporta un atto di umiltà, una dipendenza da chi ti ha fatto un favore, sentirsi debitori di qualcosa a qualcuno che non sei tu.
"Homo faber fotunae suae" è stato il mio motto, l'epigrafe che volevo fosse incisa sulla mia tomba.
Poi c'è stato qualcuno che ha rifiutato un regalo che gli avevo fatto per sdebitarmi di un favore ricevuto. 
" Perché mi vuoi privare della gioia di farti un dono?"
Ero abituata da sempre a pareggiare i conti, anzi a mettermi sempre un gradino più sopra per non sentirmi debitrice di nessuno.
Mai avrei pensato che spendersi per un altro senza aspettarsi nulla rende felice.
Era il tempo in cui il Dio di Gesù Cristo non ancora lo incontravo personalmente, n'è ci avevo mai fatto un discorso, n'è ci eravamo scambiati regali.
Gesù, l'illustre sconosciuto della mia vita non si è arreso perché il regalo che mi aveva fatto voleva che lo scartassi.
Il dono del Battesimo l'avevo riposto in cantina, ancora nell'incanto originale, come quelle cose inutili che si regalano ai neonati e che vanno a finire nel fondo di un cassetto o insieme alle cianfrusaglie ammassate nei ripostigli.
C'è un momento della vita in cui non hai niente in mano che la tua debolezza, la tua fragilità, il tuo nulla, la tua solitudine e il tuo fallimento...
Ci sono momenti in cui tra le cose scartate rovisti per cercare qualcosa che ti aiuti a dimenticare il tempo presente e a rivalutare il tempo perduto tra la paccottiglia accantonata nei bauli.
Così per caso o meglio per grazia mi sono imbattuta in un Crocifisso.
Da allora è cominciata la nostra storia di amicizia prima e poi d'amore.
Non ho capito subito che il Signore voleva la mia brocca per poterla riempire.
Il regalo era un contenitore, il mio corpo, bello, pulito, immacolato, reso tale dal Sacramento del Battesimo che negli anni io non avevo provveduto a sgrommare dalla muffa e dallo sporco, con molte crepe e qualche pezzo mancante.
Gesù mi ha chiesto di diventare sua sposa per sempre e si è impegnato a ridare alla sua promessa sposa la bellezza antica perché mi vuole riempire di sé fino all'orlo.
Cosa renderò al Signore per quello che mi ha fatto?
Un sacrificio di lode sarà il mio regalo, il mio magnificat, perché grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente.
Non debbo temere la sua dipartita perché è con me, è dentro di me, il mio corpo è diventato il suo e attraverso il Suo corpo elevo al Padre la mia preghiera.

lunedì 21 maggio 2012

Scintillanti



Ieri Giovanni ha festeggiato la sua prima Comunione.
Con questa lettera abbiamo accompagnato il regalo. 


Caro Giovanni,

cosa dirti in questo giorno in cui ci chiami condividere la gioia di aver trovato finalmente lo SCINTILLANTE, la fonte, quella che illumina il mare increspato del mattino, riempiendo di luce le piccole gocce d'acqua, che ti fecero sgranare gli occhi quando eri piccino?
L'hai visto, l'hai sentito, l'hai toccato Gesù!
Ti sei emozionato, commosso quando i vostri sguardi si sono incrociati.
La Sua tenerezza ti ha percorso la schiena.
L'amico, il fratello, il padre, quello che ti ama anche se fai i capricci, anche se sbagli un rigore...
Non c'erano, il 5 aprile, Giovedì santo,il giorno della tua prima Comunione, fotografi nè invitati, ma solo voi bambini, gli amici intimi di Gesù, quelli a cui non ha nascosto i misteri più grandi del regno.
In quell'occasione hai visto realizzato finalmente il desiderio che anni fa avevi espresso in un disegno che tenevamo gelosamente custodito in un cassetto.

Essere il tredicesimo apostolo.



Ricordi quando chiedevi dove potevi trovare Gesù? E quando ti venne l'idea della sedia vuota da mettere a tavola perchè ci si sedesse, dello spazio che gli hai fatto nel letto così che te lo sei abbracciato?
Ricordi quando eri triste e ti bastava un caro caro, una canzone, una storia, la luna, le stelle, un fiore, una formica, per tornare a sorridere?
Ricordi quanto ti rendeva felice, dopo aver deciso di fare il buono, scoprire gli scintillanti, quando cercavi di cacciare l'angioletto cattivo, forzando con le dita le palpebre, per aprire gli occhi e farci uscire la luce?

Gli scintillanti, ricordi?

Era un gioco, ma anche un cammino alla ricerca di ciò che ci rende felici.
Un giorno facesti un disegno in cui, contornati da raggi di luce, tu piangevi e io ti stringevo la mano.
Mi dicesti, porgendomi il foglio “Ecco nonna il paradiso: quando tu mi accarezzi e mi consoli.”


Un'altra volta, dopo aver constatato che tutti giochi che ti avevano regalato al compleanno, ti avevano solo fatto venire il nervoso, perché erano tanti, perché ci mancavano le pile, perché ci voleva qualcuno che ti spiegasse e giocasse con te, esclamasti che quelle cose non servivano a rendere felice un bambino.
Serviva un bacio, un abbraccio, uno che gli volesse bene.

Per carnevale comprasti la maschera dell'eroe buono, il Sommo Luminescente, perché credevi che c'è sempre uno che riporta la pace, la salvezza, la gioia, aggiusta tutte le cose, ripara le ingiustizie.
Il robot che, uscito dal castello di Erode, sparava fiori sulla strada, per riportare la pace, i robot che catturavano la polvere di stelle per ridare luce ai fiori e vita ai pesci, i disegni della luna e del sole che ballavano insieme, delle nuvole che si erano messe d'accordo per far smettere di piangere un sole bambino, parlavano della tua sete di pace, di amore, di vita.

Avevi imparato a dire grazie per tutto: per i fiori, per gli uccellini, grazie per il parcheggio, grazie per una persona adulta che ti facesse fare il bagno al mare, grazie per un bambino che giocasse con te … grazie per la luna, per il sole, per le patate, per i colori...

Dio amore, scrivesti sotto le tre persone disegnate che si tenevano per mano: una mamma, un papà e un bimbo.

Avevi 4 anni e non sapevi ancora scrivere. Chissà dove avevi imparato!
La tua famiglia ideale.
Quando l'hai fatto pensammo fossi diventato un profeta e non ci soffermammo sul fatto che mancava Emanuele.
Perché Emanuele era nato da quattro mesi, ma tu, solo l'anno successivo, lo hai messo con te ad aspettare Babbo Natale, nel disegno attaccato alla porta d'ingresso.

Se te ne ricordavi gli davi i connotati di una bimba, la “sorellina che avresti voluto sposare”.
In un disegno la mettesti accanto alla mamma, che ti separava da lei, nella casa roulotte dove tutti si volevano bene e tutti volevano bene a Gesù.


Però i raggi che riunivano le persone nell'amore erano quattro, papà e la nonna, la sorellina e la mamma divisi da una scala, su cui tu piccino ti accingevi a salire per vedere cosa stava facendo il nonno al piano di sopra.
Eravate gli unici che non salutavano dalla finestra della roulotte, gli unici per conto vostro.

In te c'era la tensione a cercare un aggancio nella persona che sentivi più amica, più disponibile ad accettarti per come eri e a giocare con te, dimenticando le regole.

Ma dovevi uscire dal guscio e scontrarti con un mondo diverso da quello ovattato della tua casa.
L'anno dopo comprasti la maschera da scheletro per fare paura
e eri ansioso di vedere se i tuoi amici si sarebbero spaventati davvero, se finalmente, indossando una maschera potevi stare tranquillo, difeso dalle loro aggressioni.

I mostri si erano sostituiti ai Tele-tubbies, a Byron, il tuo peluche di carne che ci aveva lasciato, alle braccia accoglienti dei nonni, quando mamma e papà erano al lavoro, alla curiosità sempre soddisfatta di scoprire il bello e il buono di ogni cosa.

Giovanni, in questa ricerca di ciò che ti rende felice sei arrivato a pensare che forse bisognava fare paura per non essere sopraffatti dagli altri, messi da parte, presi per il cravattino... la temuta cerniera, le sciarpe, perché qualcuno se ne potrebbe servire per catturarti e farti morire strozzato.
Ora con fierezza porti senza problemi il fazzolettone, simbolo che sei un lupetto legato ad un branco che ti protegge e che devi proteggere con l'aiuto di Dio.
Sei diventato anche portiere e hai imparato a parare i colpi degli avversari.
La preghiera è diventata per te lo strumento per allontanare la paura.

Oggi ci hai invitato a fare festa con te, per condividere la gioia di stare con la Persona che ti ha cambiato la vita.

Per tutto quello che attraverso di te abbiamo capito del mistero di Dio, GRAZIE.
Gesù, lo Scintillante, sia sempre la luce che fa brillare i tuoi occhi.

Perché bisogna ridiventare bambini per capire il senso delle parabole.

nonna Etta e nonno Gianni

Salmo 8
Con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Le bomboniere







domenica 5 giugno 2011

Fu elevato in alto sotto i loro occhi.


 (At 1,1-11)

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».




VANGELO (Mc 16,15-20) 
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


Nella festa di oggi viviamo sentimenti contraddittori.
Da un lato, la gioia di averlo ritrovato, dall'altro la delusione,lo sconcerto,lo smarrimento, per la sua dipartita.
Ma come, ci lascia soli un'altra volta?
Quaranta giorni con il Risorto, sono quaranta giorni di beatitudine, di vacanza, come si dice da noi, 40 giorni dove la bella favola ha visto il lieto fine del .. e vissero felici e contenti...
E' stato bello Gesù ascoltarti, seguirti, contemplarti, ricevere la pace da te, quando il nostro cuore era in tumulto, seguire le tue indicazioni quando continuavamo a gettare le reti dalla parte sbagliata, quando ci rassicuravi, dicendoci: "non temete, non sia turbato il vostro cuore, io sono con voi fino alla fine dei giorni".
Quaranta giorni di pace, con te, con la paura gettata alle spalle, con la consolazione di avere trovato per sempre l'amico, con la certezza che non te ne saresti mai più andato, e che non ci poteva capitare più niente di male.
E oggi te ne esci dicendo che te ne vai, così, senza preavviso, e ci lasci sconcertati, disorientati, con lo sguardo perso in un punto che pian piano viene riassorbito dal cielo.
Nell'iconografia orientale l'ascensione è illustrata con te, piccolo e scuro che sali al cielo contornato dagli angeli, e a terra gli apostoli e Maria più grandi, in evidenza.

Gesù piccolo e i discepoli grandi, la Chiesa grande.
Questo è il messaggio della festa di oggi.
Adesso tocca a noi diventare uomini di speranza sulla sua parola, che è parola di verità e di vita.
Questa giornata ci chiama ad impegnarci in prima persona, perchè oggi il progetto di Dio viene svelato: un Dio che si nasconde agli occhi dei discepoli, perchè viene ad abitare dentro di loro.
Immensamente più piccolo, immensamente più vicino.

domenica 16 maggio 2010

Il Consolatore


Lc 24,46-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Questa mattina il cielo era nuvoloso e non era bello a guardarsi. Eppure è il giorno in cui si celebra l'ascesa di Gesù al cielo. Qualcosa avrei voluto vedere di quella luce che inevitabilmente si sprigiona da lui.
Mi sono affacciata alla finestra. Era presto.
L'atmosfera immobile del mattino, la luce opaca filtrata dalle nubi spesse, le finestre chiuse delle case vicine, il freddo e l'umidità dell'ora mi hanno fatto rientrare.
Ho pensato che non era un caso che l'antifona d'ingresso della messa di oggi ci invita a distogliere lo sguardo dal cielo e il Vangelo ci indichi la via della testimonianza.
Ho ripensato a domenica scorsa, festa della mamma, a quanto mi mancavano le attenzioni di mia madre che non c'è più, di mio marito che  per quel giorno soleva farmi regali costosi al posto di mio figlio, di mio figlio che , sposandosi, aveva dovuto scegliere una mamma da festeggiare con i suoi figli, che, guarda caso, non ero io.
Era giusto che fosse così, ma io mi sentivo sola, tanto sola.
Il post di domenica scorsa parla proprio di questo e dell'attesa di un abbraccio, di quell'abbraccio che Gesù ci ha promesso, salendo in cielo.
Mi sono guardata attorno.
Sul comò della sala un vaso con un fiore. Un fiore di palloncini colorati. Me l'avevano portato la sera di domenica i bambini entusiasti, perchè insieme alla mamma e al papà avevano partecipato alla creazione del regalo per le nonne.
"Visto che i soldi non ci sono, e i fiori costano, ci siamo impegnati a cercare qualcosa di altenativo."
Prima che si sgonfiasse ho voluto fotografarla questa opera d'arte del Consolatore.
Già, perchè per fare quel fiore si è messa in moto una famiglia intera.
Grazie Signore, per quell'abbraccio che non mi neghi mai, quando ti cerco nella Parola che illumina la mia notte.

Ascensione



“Uomini di Galilea,
perché fissate nel cielo lo sguardo?
Come l’avete visto salire al cielo,
così il Signore ritornerà”. Alleluia. (At 1,11)