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giovedì 5 dicembre 2019

QUANTI PANI AVETE?




SFOGLIANDO IL DIARIO...

4 dicembre 2014 
Giovedì della I settimana di AVVENTO
ore 5.52
letture: Is 25,6-10; Salmo 22; Mt 15,29-37

" Confidate nel Signore sempre" (Lc 26,4)

Parto dalla preghiera che ieri sera abbiamo fatto insieme, io e Gianni, sostituendola a quella che il gruppo di cui facciamo parte stava facendo contemporaneamente, nella chiesa di San Giuseppe.
Certo che era l'ultima cosa che desideravo fare, ma ci è servita per condividere insieme quel pane raffermo e quei pochi pesci che  Gesù, nel Vangelo di ieri ci aveva chiesto.
Abbiamo immaginato infatti che stesse parlando a noi, sia quando spiegava alle folle la buona notizia dell'amore che salva, sia quando chiedeva ai suoi discepoli quanto pane e quanti pesci avevamo, cosa potevamo dargli perchè lo moltiplicasse.
Ma noi eravamo anche quelli che si erano messi alla sequela di Cristo, che ogni giorno andiamo alla messa, per sentirlo parlare.
Eravamo da questo punto di vista inattaccabili, perchè facevamo del nostro meglio per andare a sentire quello che ci diceva.
La parola che ha colpito Gianni e che mi ha segnalato nella condivisione è stata proprio l'incoerenza di chi dice " Signore, Signore" e poi dimentica di ascoltare e agire di conseguenza.
In effetti prego poco quando non ho forti dolori, paure, preoccupazioni, mentre, se sto malissimo, non smetto di pregare Dio, chiedergli aiuto, estendendo il mio richiamo a tutti quelli che gli stanno più vicino: Maria e tutti gli angeli, i santi e i miei cari .
Abbiamo meditato sulla nostra incoerenza, e abbiamo chiesto al Signore di essere sempre pronti ad offrirgli qualcosa di più che una preghiera distratta o interessata.
Abbiamo da un lato ricordato che a tavola dovevamo mettere una sedia per Gesù, così saremmo stati meno frettolosi a consumare un pasto senza parole, senza la Parola, avremmo celebrato l'Eucaristia sulla nostra tavola aspettandoci, rispettandoci, ricordando ogni momento che la persona che ci sedeva di fronte, quello che stavamo mangiando è un dono di cui dobbiamo rendere conto.
Abbiamo pensato che, dando spazio a Lui, gli doniamo il nostro tempo perchè lo purifichi, lo consacri e lo trasformi in kairos, il tempo delle occasioni favorevoli, degli incontri in cui Lui si nasconde e ci parla.
Gianni ha offerto il suo silenzio che voleva fosse purificato e moltiplicato.
Questa mattina ripensando che la moltiplicazione del suo silenzio, ciò che mi fa più soffrire, sarebbe stata un'ulteriore condanna per me, gliel'ho detto.
Ho pensato poi che forse anche io dovevo offrirglielo, perchè alle nostre parole, ai nostri pensieri sostituissimo un tempo di ascolto vero e ubbidiente, un tempo particolare in cui sulla ridda di clamori che ci agitano, la sua voce suonasse limpida e chiara sì che non possiamo confonderla con i tanti bla.. bla.. che ci occludono la mente.
"Quanti pani avete?
Ci siamo sentiti interpellati da questa parola, perchè sinceramente nè io nè Gianni eravamo convinti che la preghiera fatta così, ci potesse dare molto.
La prima parte del tempo io l'ho passata a pregustarmi il sonno, ma poi abbiamo convenuto, strada facendo, che qualsiasi preghiera eucaristica porta ad un offerta, che parte non da un superfluo di cui possiamo fare a meno, ma da un sacrificio anche piccolo che comporta una rinuncia.
La preghiera di ieri sera è stata condotta dallo Spirito di Dio, che al termine ci ha regalato e messo in bocca le parole che l'amato e l'amata si scambiano nel Cantico dei Cantici.
Parole di fuoco, parole ancorate alla nostra carne, alla bellezza che ognuno di noi dimentica di guardare, osservare, ammirare dopo il matrimonio, dando tutto per scontato.
La gratitudine a Dio per tutto quello che ci ha donato ieri sera la voglio esprimere con un canto di lode  perchè ci ha sempre moltiplicato quello che noi gli offriamo.
Così senza televisione abbiamo passato la mezzanotte senza accorgercene.
Al gruppo ci ho pensato solo all'inizio e mi dispiace che non ho espresso neanche il desiderio di unirci ai fratelli nella preghiera.
So che accadrà, perchè i fiori mettono tempo a spuntare e ci vuole pazienza ad attendere, quando vediamo ancora così poco e così male.
"Confidate nel Signore sempre" è scritto sul foglietto del calendario liturgico, perchè Lui è la roccia che non crolla e che ci permette di non essere travolti dalla tempesta, se le fondamenta della nostra casa poggiano su di LUI.
Come vorrei non dimenticare mai queste parole, come vorrei che diventassero il sangue che scorre nelle mie vene, come vorrei che non mi pesasse così tanto rinunciare a tante cose, che non mi servono, che sono dannose, per godere pienamente della sua presenza nella nostra vita.
Ho un cruccio nel cuore che è quello che mi sta allontanando dalla mia parrocchia, dai fratelli, con i quali ho condiviso tanto, dai sacerdoti che sono stati strumento di grazia potente.
Anche le amicizie ho riscontrato che non durano o cambiano perchè la nostra umanità ci porta a differenziarci, opporci, non andare d'accordo.
Se la preghiera fosse come quella che ieri sera abbiamo sperimentato io e Gianni, se fosse occasione di riflessione sulla storia che ci accomuna, certo non avrei di questi scrupoli. 
Ma lo stesso Dio ci rende capaci di accordarci se noi lo chiediamo con cuore sincero.

Signore sono qui, con il desiderio di comunione con tutti i miei fratelli, nessuno escluso.
Per questo ti prego vieni a fortificare le fondamenta di questo edificio spirituale di cui non riusciamo a vedere la forma.
Maria aiutaci a sentirci una cosa sola con Dio e con i fratelli, come ci ha lasciato detto Gesù.
"Prego perchè siano una cosa sola con me, come noi siamo una cosa sola".
Niente è impossibile a Te.


domenica 10 novembre 2019

Il niente e il tutto


"Il Signore guidi i vostri cuori all'amore di Dio" ( 2 TS 3,5)
Come vorrei che queste parole si avverassero, per me, per tutti quelli che sono nella prova, nella sofferenza, nel buio della notte!
Quando non hai più niente a cui aggrapparti, nessuna soluzione umana ai tuoi problemi, quando il cammino ti ha sfiancato e il deserto diventa sempre più inospitale e hai sete, hai fame, hai freddo, hai paura...
Il cuore si smarrisce quando la paura prende il sopravvento, quando la paura diventa panico perchè il luogo in cui ti stai inoltrando non lo conosci e lo temi.
Temi la tua incapacità di fronteggiare altre prove, temi di essere lasciata sola a combattere con gli sciacalli della notte, con gli avvoltoi che bramano di divorare la tua carne.
Li senti i loro morsi profondi, i loro denti aguzzi che ti fanno male, tanto male e non hai armi con cui difenderti.
Nella notte il tuo grido sale a Dio perchè intervenga a fermare la mano iniqua del grande accusatore, che venga in tuo aiuto e si chini sulle tue ferite, che ti consoli, ti prenda in braccio e ti porti lontano dai luoghi della perdizione.
"Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l'aiuto. il mio aiuto viene dal Signore, egli ha fatto cielo e terra."
Continuo a sperare anche se non mi risponde, anche se le parole mi tornano come eco alle orecchie.
Ci sono momenti in cui la tua nudità ti sgomenta, i tuoi crolli ripetuti nel tempo da tante scosse di terremoto hanno reso inagibile la tua casa, il tuo paese, i luoghi degli incontri e della memoria.
Davanti hai un accumulo disordinato di macerie dove non è possibile neanche avvicinarsi per recuperare qualcosa che ti è appartenuto, che ti è caro, che ti serve,
Devi lasciare la tua terra come Abramo e andare incontro ad un futuro pieno di incognite.
Prego con le parole del Salmo 16
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.
Voglio credere che la terra che mi sono lasciata alle spalle non è migliore di quella che il Signore ha in serbo per me.
La terra della condivisione, della comunione, della compresenza, della sussidiarietà, della gratuità non la conosci se non hai perso tutto, se non hai riconsegnato tutto nelle sue mani, se non ti volti indietro mentre lasci ciò che ti appesantiva le braccia e ti ostacolava il cammino.
Ti aspetta una terra di libertà, di condivisione, di gioia e di dolore, di morte e di vita che si abbracciano e si toccano e cantano la poesia, la bellezza, la potenza del Suo Amore.

domenica 15 settembre 2019

“Rallegratevi con me"(Lc 15,6)




“Rallegratevi con me"(Lc 15,6)

Non so quanta gente sia disposta a rallegrarsi con noi per una cosa bella che ci succede, perchè è più facile condividere il dolore, più complicato condividere la gioia.
L'invidia è una brutta bestia e se l'altro ha qualcosa più di te o è più fortunato di te è già tanto che rimaniamo indifferenti. 
Siamo sempre portati a far paragoni per cui il successo dell'altro sembra che oscuri la nostra visibilità e dalla gioia dell'altro in genere non ce ne viene nulla di concreto. 
Certo che se uno è contento non è portato a farti del male che è già una conquista. 
Leggendo quindi questo passo del vangelo mi sembra scollegato dalle nostre esperienze quotidiane dove misuriamo al millimetro le differenza che ci separano, piuttosto che ciò che ci unisce.
Ma chi parla non è un uomo qualsiasi, ma Gesù, che per abolire le differenze, si è fatto uomo come noi, che non considerò un tesoro geloso essere figlio di Dio e s'immolò perchè anche noi godessimo della sua gioia, perchè anche noi usufruissimo della sua stessa eredità.
Allora il testo proposto alla nostra riflessione nasconde il di più che non notiamo ad una prima lettura affrettata. 
Il di più è che apparteniamo alla stessa famiglia, che siamo tutti figli di un unico Padre, Padre di Gesù e Padre nostro e se una famiglia perde qualcosa tutti ne subiscono le conseguenze, perchè tutta la comunità è impoverita: la Chiesa.
Noi non pensiamo a queste cose, abituati a vivere nei nostri appartamenti e a escludere gli altri dalla comunione dei beni. Viviamo appartati, blindati, un po' per paura, un po' per egoismo, un po' perchè abbiamo tante cose di cui occuparci che gli altri ci sono solo d'inciampo.
Veramente il messaggio di Gesù è rivoluzionario perchè abolisce tutte le divisioni all'interno della società, abbatte i muri , che ci separano gli uni dagli altri e ci richiama ai valori della famiglia originaria, quella in cui un unico Padre ci ha creato per amore e ci ha chiamati all'amore.
La rivoluzione non sembra aver avuto successo, visto che oggi le famiglie hanno perso l'orientamento e i modelli buoni che trascinano per contagio sono diminuiti o non sono visibili.
E' di poco tempo fa la notizia di una coppia cristiana che è stata uccisa perchè non aveva abiurato la religione cristiana. 
Se ad essere ucciso era un orso, una foca, un cane o un delfino avrebbe suscitato reazioni molto più incisive.
Ma io confido nel Signore e sono certa che la gioia è contagiosa e potrebbe, anzi può cambiare il corso della storia.
La mia esperienza personale mi fa credere questo. 
Se oggi sono qui a prendere vita dalla Parola di Dio facendo tutto il possibile perchè neanche uno iota, una goccia vada perduta, lo devo alla gioia dipinta sul viso di Lilla e di Fenzina che mi fecero desiderare di averla anche io, quando per la prima volta misi piede in una chiesa.
Oggi voglio pregare perchè non sia tentata di rinchiudermi in me stessa e apra il mio cuore alla condivisione di ciò che unisce e libera l'uomo.

lunedì 17 giugno 2019

ESAGERAZIONI?



SFOGLIANDO IL DIARIO...

15 giugno 2015
Meditazioni sulla liturgia di

lunedì della XI settimana del TO
ore 6.52

Letture; 2 Cor 6,1-10; Salmo 5; Mt 5, 38-42

"Afflitti, ma sempre lieti"(2 Cor 6,10)

Certo che le cose che troviamo scritte nel Vangelo sembrano esagerazioni, cose dell'altro mondo.
Questa mattina leggevo su un sito cattolico la diatriba tra quelli che non vogliono che i disperati in fuga dalla guerra, dalla fame, dalle torture ci vengano a rubare il pane di bocca, cristiani convinti, credenti e praticanti che a colpi di sciabola rintuzzavano le timide ed educate parole di quelli che il vangelo lo vogliono incarnare nella propria vita.
Non è un caso che la parola di Dio ci raggiunga quando sembra impossibile anche solo provvedere a noi stessi, sbarcare il lunario noi e la nostra famiglia.
"Da' a chi ti chiede, porgi l'altra guancia e se uno ti chiede il mantello dagli anche la tunica."
Le parole di Gesù rimettono in discussione la maggior parte dei nostri comportamenti abituali che escludono gli altri dal godimento di ciò che a malapena basta per noi.
Mi viene in mente la testimonianza di una persona povera a cui un giorno decisi di regalare una somma di denaro ricavata dalla vendita di vestiti che non mettevo.
Il superfluo era la prima volta che decidevo di darlo a chi ne avrebbe fatto un uso migliore.
Ciò che non ci serve non ci appartiene, mi dicevo, mentre le chiedevo se si offendeva a prendere da me quell'elemosina.
Mi rispose con un sorriso disarmante e una gioia che le fece brillare gli occhi.
"Lieti , anche se afflitti" dice  San Paolo.
Ho visto che è una cosa possibile in quella persona che mi benedisse, perché la Provvidenza, attraverso di me, non si era fatta attendere.
Quella mattina era entrata in chiesa anche se era in ritardo per il lavoro di sguattera sottopagata.
A Dio voleva presentare la sua giornata e i suoi scarsi e inadeguati mezzi per provvedere a se e alla famiglia.
Mi disse che era povera e che viveva di carità.
I suoi vestiti a volte firmati non mi dovevano trarre in inganno perchè niente era suo, tranne una giacca di pelo sdrucita e lisa di quando le cose andavano bene e il marito lavorava, prima che un alluvione gli facesse marcire la merce ammassata in cantina, tappeti costosi di cui faceva commercio.
Mi raccontò, mentre in sagrestia le consegnai la busta con il mucchietto di soldi, che una volta aveva sentito forte l'esigenza di dare le uniche 10.000 lire ad un povero,  nonostante il parroco l'avesse dissuasa, conoscendo la sua situazione.
Ma lei non volle sentire ragioni, certa che Dio non le avrebbe lesinato ciò di cui aveva bisogno.
Infatti, appena uscita le si fece incontro una persona che le mise in mano il doppio della sua elemosina,  per le preghiere che aveva fatto per lei e la sua famiglia.
Bisogna crederci, anche se sembra follia, bisogna farne esperienza e raccontare a tutti quanto è grande il Signore che ci soccorre in ogni nostra tribolazione.
Avrei tante cose da raccontare a proposito che non basterebbe un libro, cose successe a me e ai miei cari, miracoli scintillanti che ti appaiono solo quando smetti di voler spostare le montagne perchè le vedi al posto giusto.

venerdì 7 giugno 2019

Collaborazione


Meditazione sulla liturgia
 di venerdì della VII settimana di Pasqua

" Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno"(At 25,18)

La croce è il prezzo dell'amore, il prezzo della salvezza nostra e delle persone a noi affidate.
Paolo, folgorato sulla via di Damasco, non si arrestò di fronte agli ostacoli, alle persecuzioni che accompagnarono la sua testimonianza fino alla morte.
L'apostolo delle genti ha dimostrato con la sua vita quanto lo Spirito di Dio renda capaci di essere testimoni dell'amore fino a dare la vita per gli altri, come quelli che scelse per primo, tranne Giuda, il traditore.
Giovanni non sembra che sia stato ucciso, ma noi sappiamo che a volte la morte è un guadagno quando la vita ci consegna una croce pesante e il monte del calvario sembra non avere mai fine.
Oggi penso a Pietro, alla domanda che Gesù gli rivolge " Mi ami tu?" e al mandato che gli affida di pascere, dar da mangiare, far vivere il suo gregge.
Gesù ci dà il mandato indipendentemente dalla nostra capacità di amarlo, sarà lo Spirito Santo che ci allargherà il cuore come a Pietro, come ad ognuno di noi cui affida il compito, con il Battesimo di dare vita al suo gregge, darsi come cibo, diventare pane spezzato, sangue versato per i nostri fratelli.
Ci chiede di collaborare Gesù alla salvezza del mondo, come in una famiglia ognuno fa quello che può e sa fare a seconda dell'età delle forze e dell'esperienza, a seconda anche della docilità a farsi insegnare da ne chi sa di più e ne ha fatto esperienza per primo.
A chi è chiesto molto, a chi meno.
Perchè?
Quando ero piccola mi piaceva lavare i piatti, era un divertimento, specie quando ci mettevamo su uno sgabelo io e mio fratello a giocare con la schiuma del detersivo, facendo un pantano che poi mamma doveva asciugare.
Ma noi eravamo convinti di dare una mano e non ci ponevamo tanti problemi.
Mamma ci guardava benevola, contenta di vederci accordati nel desiderio di essere d'aiuto.
Poi, quando divenne più grande l'ultima nata, cominciarono i turni e il piacere divenne un impegno, un'imposizione, un dovere. Litigavamo sempre per ciò che spettava fare all'una o all'altra, mio fratello era fuori discussione essendo maschio, e ci siamo persi così gli anni migliori, nemiche fin dal grembo materno.
Perché questa sorella, nascendo mi aveva tolto il posto che occupavo fino a quel momento nella casa, nella priorità delle attenzioni di mamma, papà, dei nonni, essendosi ammalata poco dopo la nascita di una grave malattia che concentrò le cure della famiglia tutte su di lei.
L'amore, la gratuità senza mugugni furono soppiantati dal latte inquinato dall'invidia, dal desiderio di prevalere, dalla divisione che provoca l'avere, il possedere di più.
Gesù oggi ci chiede di amarlo così come siamo capaci e di lasciarci guidare da Lui per aumentare la nostra capacità di rispondere sì a qualunque cosa ci chieda.
"Che siano una cosa sola con noi", chiede al Padre prima di congedarsi dai suoi discepoli, e anche quelli che crederanno alle loro parole saranno beneficiari del suo perdono, dela Sua grazia.
Così oggi voglio chiedere perdono a Gesù per tutte le volte che ho litigato con mia sorella, per tutte le volte che mia madre, mia nonna e tutti i miei antenati non hanno fatto comunione, non hanno gratuitamente dato, non hanno collaborato alla giustizia, alla verità, alla bellezza e alla pace che viene solo da Lui.
Voglio chiedere perdono per tutte le maldicenze, i giudizi e i pregiudizi di cui io mi sono resa colpevole e di tutte le modalità colpevoli che ho ereditato, modalità che hanno portato alla divisione, alla rottura, alla condanna a morte del proprio fratello.
Quanto poco amore Signore c'è nella mia storia, quanto poco amore ho dato al mio sposo, alla mia nuova famiglia prima di conoscerti!
Ma noi sappiamo, crediamo che il nostro piccolo pezzo di legno, il braccio inaridito di creature focomeliche tu lo trasformerai in potenza e grazia, segno del tuo infinito amore, abbraccio sublime, eterno di cui ci renderai capaci.
Grazie Signore per il tuo sì al Padre.
Grazie Maria per il tuo sì allo Spirito di Dio.

domenica 19 agosto 2018

Pane



"Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (Gv 6,58).

Nel giro di pochi giorni ci si ripresenta questa pagina del Vangelo dove si parla di un pane che fa vivere in eterno.
Non è un caso, penso, visto che il problema più grande dell'uomo è quello di nutrirsi per non morire di fame.
E di affamati ce ne sono milioni, tanti di più di quelli che riportano le stime ufficiali.
Il mondo è diviso in due, da una parte i ricchi, quelli che possono scegliersi il pane da mangiare o anche di sostituirlo con qualcosa di più sofisticato e i poveri che sono in aumento e che premono alle nostre frontiere, cercando le briciole che cadono dalla nostra tavola.
Il ricordo più bello di quando ero piccola, appena finita la guerra, era il sapore, il profumo del pane che raffermo o fresco era sempre un lusso, un godimento.
Con quello raffermo ci facevamo la colazione al mattino, tagliato con pazienza ed amore a quadrettini e messo al centro del tavolo dove ci riunivamo per cominciare la giornata con un segno di comunione.
Raffermo era anche il pane bagnato nell'acqua che mamma condiva con l'olio e con il pomodoro a merenda.
Ed era un lusso.
Fresco lo mangiavamo di rado, perchè il pane si faceva in casa e doveva durare almeno una settimana.
A noi bambini piaceva tanto il pane del forno e, quando le finanze lo permettevano, divoravamo gli sfilatini litigandoci la parte iniziale o finale che era la più croccante.
Cibo da ricchi, raro sulla nostra tavola.
Di quando ero bambina non ricordo la bontà del companatico, ma la fame che solo il pane mangiato lentamente mi toglieva.
Gesù ci invita a riflettere con questo passo del vangelo sulla nostra storia e sul cibo che che ci ha veramente saziato.
Se penso al pane razionato di quando ero piccola l'immagine è quella di una famiglia riunita attorno ad un tavolo, di una madre e di un padre che si preoccupavano di darlo a noi figli.
Poi sono diventata grande e autosufficiente.
Ho scoperto che esistono tanti tipi di pane, quando andai a Bologna per studiare.
Non aveva lo stesso sapore di quello che tagliava mio padre, ma ciò che mancava a quel pane era la condivisione che aveva contraddistinto tutti i momenti importanti della mia vita in famiglia.
Ho scoperto che al bar si può scegliere ciò che più ti piace e, pagando, puoi soddisfare il palato con il dolce o il salato, magari con un amico che incontri e con il quale stai bene, ma con cui non condividi l'intimità della tua casa.
A quei tempi non sapevo cosa fosse l'Eucaristia, nè partecipavo alla messa se non per matrimoni e funerali, dopo un'overdose di messe e preghiere per 16 anni in un convento di suore, dove ho compiuto gli studi.
Oggi penso a cosa ho perso, a quanto tempo ho passato cibandomi di ciò che mi ha avvelenato il fegato, lo stomaco, l'intestino, i nervi, i muscoli e tutto il resto.
Adesso sono alle prese con l'ennesima limitazione.
Adesso si fa per dire, perchè è da tanto che combatto con le intolleranze che mi provocano certi cibi e che mi costringono a dei sacrifici, a delle rinunce a volte intollerabili.
I miei peccati di gola li sto pagando tutti, e non solo i miei, ma anche quelli di chi mi ha preceduto.
Mi sono stati proibiti i lieviti e non solo.
La cosa mi ha molto indispettita, ma poi ho pensato a quell'ostia bianca che ogni giorno il Signore mi permette di prendere, pane azzimo, pane a cui Lui dà il lievito, pane che lui moltiplica dopo averlo benedetto.
L'Eucaristia è un'occasione straordinaria per ritrovare le nostre radici comuni, le nostre abitudini famigliari di quando facevamo la fame, è un incontro di persone che mettono a disposizione quello che hanno, il limite, la fragilità, la fame, e chiedono a Dio di benedirlo e di farlo cibo che nutre e che dura in eterno.
La condivisione è essenziale come anche la benedizione.
Siamo capaci di benedire ciò che ci manca?
Siamo capaci di vedere in ciò che ci manca l'intervento, la provvidenza di Dio?
Siamo capaci di offrire al povero all'affamato non quello che ci avanza, ma quello che ci serve? 
Siamo capaci di spezzare in piccolissimi pezzi il nostro corpo perchè diventi corpo di Cristo?
Questa mattina voglio meditare e fare mia questa Parola.
Dio mi basta?
O cerco altrove di che sfamarmi?

domenica 29 luglio 2018

" Ne mangeranno e ne faranno avanzare" (2Re 4,43)

L'immagine può contenere: una o più persone

" Ne mangeranno e ne faranno avanzare" (2Re 4,43)

Molto spesso Signore ci alziamo da tavola sazi, colmi, nauseati di cibo che questa civiltà consumistica ci propone in tutte le salse, in tutte le sue mistificazioni.
Un tempo, quando eravamo poveri davvero, non era così.
Ci mancava sempre qualcosa e il nostro pensiero, alzati da tavola, era che arrivasse presto la sera per sederci e riempire lo stomaco.
Molti oggi fanno l'esperienza del digiuno, perchè la fame nel mondo e nelle case esiste, eccome! ma noi stiamo alla larga dai poveri, e ci teniamo stretto quel poco o quel tanto che abbiamo con la scusa che a malapena basta per noi, per i nostri figli, per la nostra vecchiaia.
Facciamo fatica a pensare, noi che abbiamo una modesta ma sicura pensione, che sarebbe giusto e opportuno privarci di qualche cosa per persone che neanche conosciamo, fatta eccezione delle grandi catastrofi che con un SMS ti metti a posto la coscienza.
Un giorno Giovanni mi chiese chi erano i poveri e dove poteva trovarli.
Mi ha lasciato spiazzata, perchè in effetti nella nostra cerchia di parenti ed amici non c'è nessuno che muore di fame, nonostante la crisi.
Se si eccettuano i questuanti davanti alle chiese, ai supermercati e ai semafori, per me che mi sposto solo su ruote o rotelle, non saprei come incontrare e far del bene ad un povero.
Ricordo con nostalgia il tempo in cui non avevamo problemi a tenere aperta la porta di casa e la naturalezza con cui mamma condivideva con il povero di turno il nostro pasto frugale, coinvolgendoci tutti in quella azione del tutto naturale che noi vivevamo come una festa.
A Giovanni, non potendo farglieli vedere dal vivo, ho cercato su Internet le foto di bambini denutriti, con la pelle attaccata alle ossa, la pancia gonfia, la faccia piena di insetti anche loro in cerca di cibo.
Ma le foto anche se ti commuovono, non ti fanno cambiare posizione, perchè quella gente è lontana e chi la conosce e come raggiungerla?
Se ti avanza un po' di minestra o un pezzo di pane non puoi certo organizzare un volo per portarli a destinazione per chi ne ha bisogno.
Così la televisione i giornali ci fanno sentire la povertà come problema a cui non possiamo noi porre rimedio, problemi dei grandi, degli stati, dei governanti, dei magnati di turno.
Certo è che il miracolo della moltiplicazione dei pani non è un invenzione dei 4 evangelisti e San Giovanni addirittura, a differenza degli altri, ne ricorda due.
San Giovanni è quello che descrive poco i miracoli e, se questo ce lo ripete due volte avrà avuto i suoi buoni motivi.
Non dimentichiamo che è vissuto alla scuola di Maria, una volta che il Maestro Gesù è tornato in cielo e Maria, come tutte le mamme e le nonne ripetono spesso i fatti salienti della vita di chi ha lasciato un segno nel loro cuore.
Dunque oggi San Giovanni ci dà la sua versione dei fatti.
Gesù sale sulla montagna, vuole rimanere solo con i suoi discepoli, è stanco, umanamente comprensibile dopo tanto camminare, parlare, agire.
Ma la sosta è breve, perchè la folla ha fame e sete di Lui e lo raggiunge.
Gesù si chiede (è vero uomo non dimentichiamolo), dove poter andare a comprare il pane per una folla così numerosa.
Chiede dove, non si pone il problema con quali soldi.
Gesù cerca il luogo dove è nascosto il tesoro.
Già perchè ognuno di noi ha un tesoro nascosto di cui magari non è neanche consapevole, oppure lo sa e se lo vuole tenere tutto per sè.
Ai discepoli il compito di far venire alla luce ciò che è nascosto e che passa inosservato.
Quante cose abbiamo a cui non diamo importanza, perchè sono scontate, perchè sono nostre, perchè non c'è nessuno che ce le faccia vedere.
Gesù ha bisogno di luoghi dove trovare il pane, il cibo da dare alle folle affamate, ha bisogno di discepoli che comincino a svuotare le proprie tasche ad aprire le loro borse, a dare il buon esempio perchè altri siano portati a fare comunione, a mettere in comune quello che hanno.
Gesù benedice quel poco che durante la celebrazione eucaristica riusciamo ad offrirgli, se ci riusciamo, tra caldo, sbadigli e fretta di tornarsene a casa o al mare o in montagna per chi è in vacanza.
Noi da tempo non andiamo in vacanza per cui dalla televisione apprendiamo che si sono accorciate un po' per tutti, ma questo non significa che non riusciamo a gustare più e meglio quel pane e quel pesce che ogni giorno il Signore moltiplica per noi e siamo contenti.
In fondo la vacanza è un vivere la mancanza di qualcosa per apprezzare più e meglio ciò che qui e ora Dio ci sta donando.
Il luogo dove trovo il pane è su questo terrazzo a cui il vento ha divelto il tendone, assolato il pomeriggio, straordinariamente fresco e accogliente nelle prime ore del mattino, un terrazzo che sembrava non servisse più a nessuno perchè i bambini si sono fatti grandi e usano il loro che è più bello, più grande e costruito da poco per allargare la loro casa.
Chi l'avrebbe detto che questo era il luogo che Gesù cercava per donarmi la Sua Parola?
Penso a quello che oggi gli avrei offerto.
Mi è venuto in mente tutto ciò che non amo e che non benedico: persone, malattie, ostacoli, sacrifici, rifiuti, povertà, ricalcoli.
Nella lettera agli Efesini (Ef 4,1-6) San Paolo oggi ci dice:
"Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti."
Il miracolo della moltiplicazione dei pani allora può essere possibile e rinnovabile ogni volta che al Signore diamo da benedire ciò che noi non siamo capaci di fare, di apprezzare, di riconoscere come dono.
Gesù cambia la maledizione in una benedizione e i primi a beneficiarne siamo noi che possiamo gratuitamente e spontaneamente condividere con gli altri ciò che abbiamo.

domenica 27 maggio 2018

Festa della Santissima Trinità di Dio





(Mt 28,19-20)
“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Il Vangelo di oggi, festa della Trinità è il testamento di Gesù che, da un lato ci consegna, ci lascia il suo Spirito, l'eredità, dall'altro ci dice come impiegarla.
L'andare, il battezzare, l'insegnare quello che ci ha detto Gesù, senza lo Spirito è cosa impossibile, ma anche inconcepibile.
Quando un genitore muore, auspica che ciò che lascia ai suoi figli sia usato bene, serva per farli stare bene.
Quelli che non lasciano niente, spesso sono i più ricordati, perché i beni materiali sono fonte di liti e di sconvolgimenti nelle famiglie.
Un'eredità, quella di Gesù, da non poter tenere per sé, un'eredità da portare a chi non ha avuto modo di vivere nella casa paterna.
Gesù vuole che tutti rientrino in possesso di ciò che è stato assegnato all'uomo dall'inizio.
Nella mente di Dio l'uomo era il beneficiario di tutto quanto egli possedeva, partecipe di tutto quello che aveva.
Ma l'uomo ha rifiutato quel bene perché lo impegnava a rispettare regole scomode, utili però a tutelarlo e a tutelare tutti gli altri che di quel bene avrebbero potuto e dovuto godere.
Per questo Gesù è venuto: per ripristinare l'ordine, per riportare la situazione nella condizione iniziale, originaria, attraverso il Battesimo, la rinascita dall'alto.
Lo scopo che si prefigge Gesù è quello di far rientrare gli uomini nella casa del Padre, per renderli partecipi della comunione trinitaria dalla quale l'uomo con il peccato originale si è allontanato.
Il Battesimo è opera della Trinità.
Nel Battesimo c'è il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo.
L'uomo è stato fatto a immagine somiglianza di Dio.
Con il peccato lo specchio si è sporcato e non riflette più l'immagine di Dio, perchè si è allontanato dalla fonte della luce.
Così oggi, festa della Trinità, ricordiamo il peccato originale attraverso le parole di San Paolo quando dice che siamo diventati figli attraverso lo Spirito di Dio, figli adottivi, che come figli naturali hanno diritto all'eredità e possono chiamare il padre "Abbà".
Tutto ciò è avvenuto grazie al sacrificio di Gesù, al dono del Figlio perché diventassimo figli.
Le eredità spesso sono fonte di grande tribolazione in questo mondo.
Ne sanno qualcosa quelli che malauguratamente, dico io, si sono trovati a combattere con altri eredi, in genere fratelli, per spartirsi il bottino.
L'uomo purtroppo, per quanto riguarda ciò che Dio ci ha lasciato non capisce che la lotta, il conflitto, non porta niente di buono.
Infatti se l'eredità é vivere in Dio, solo condividendola con gli altri si può goderla appieno.
Perché in Dio non ci siamo solo noi.
Nella sua casa ci sono tutti i suoi figli e non possiamo pensare di escluderne qualcuno per nostro esclusivo interesse.
L'amore di Dio è infinito e per quanti sforzi si faccia, se vuoi dividerlo,sempre infinito rimane.
Dio è padre e dà a tutti secondo il bisogno. Di cosa dobbiamo preoccuparci?
Se rispettiamo le regole, l'eredità potremo goderla appieno, altrimenti ne saremo estromessi una volta per sempre.
Nella Trinità non c'è competizione come quando ci sono le elezioni o quando si deve formare un governo.
Ogni Persona rimanda ad un'altra Persona, nessuna rimanda a se stessa.
La pubblicità non la dà un manifesto, ma la capacità di andare d'accordo, di conciliare, promuovere le diversità perchè diventino risorsa e ricchezza.
Il mondo dovrebbe imparare dal Vangelo come si fanno le campagne elettorali e come si governa.
Il problema è che a nessuno piace salire sulla croce.
Ma se l'uomo si ferma alla croce non è abitato dallo Spirito.
Solo lo Spirito può dire che il Signore è con noi per tutti i giorni della nostra vita fino alla fine del mondo.
Dio non è morto, ma è risorto e continua ad operare nella storia per realizzare il suo progetto di amore attraverso lo Spirito.
Ognuno oggi si deve sentire candidato a portare pace, gioia, serenità, giustizia al mondo, anche se nessuno lo vota.
Dio ha investito su di noi, ha distribuito i volantini dove l'immagine sua campeggia su una faccia, e dall'altra c'è la foto di ogni uomo..
È tempo non di votare l'uomo ma di votarsi all'uomo, perché questa è l'unica strada per accedere al regno di Dio che rimette a posto le cose come erano state pensate all'inizio.
Dio è famiglia, è comunione, unità di pensiero, di parola, di azione.
L'unità è data dalla convergenza del pensiero, della parola e dell'azione conseguente.
L'unità non la dà la vicinanza, il luogo in cui si abita, la vicinanza, non dipende dallo spazio e dal tempo che in Dio non esiste.
Lo spazio e il tempo finito dividono gli uomini.
Spazio e tempo infiniti non creano problemi all'interno della relazione trinitaria.
Gesù il figlio di Dio, ha accettato di calarsi nel tempo e nello spazio finito per trasformarlo nel tempo e nello spazio infinito, facendoci entrare nell'ottavo giorno.
Il kàiros, tempo di Dio ha soppiantato il krònos, tempo dell'uomo.
Perché questo accada bisogna morire, offrire se stessi, donarsi totalmente a Dio e agli uomini per poter entrare nella pace e nella gioia senza tramonto.

domenica 15 ottobre 2017

Inviti


Meditazioni sulla liturgia di

domenica della XXVIII settimana del TO anno A

"Tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze"(Mt 22,9)

Così è scritto sul foglietto del calendario liturgico appeso sul comodino.
Un tempo partivo sempre dalla parola che vi leggevo, la prima su cui al risveglio avevo deciso di posare gli occhi e la mente.
Ed era bello constatare, attraverso le associazioni di idee, i pensieri, le riflessioni, i ricordi supportati dal tuo Spirito, che quella parola era per me, rivolta a me, anche quando a prima vista non sembrava.
Poi ho smesso, perché le letture che si ripropongono durante l'arco dell'anno, sono le stesse e mi sembra che nonabbiano niente di nuovo da dirmi.
"Dio mi parla, Dio è qui, Dio non mi lascia mai sola ", mi dicevo, perché immancabilmente scoprivo nella Parola un nesso, una connessione con la mia vita e crescevo nella fede.
Oggi è come se avessi gli occhi appannati, il cuore indurito, la mente non più tanto agile come accade ai vecchi che dimenticano spesso quello che stanno vivendo o facendo e sono bravi solo a ricordare il passato.
Il presente è sempre nebuloso per gli anziani, come se avessero perso la capacità di vivere il qui e ora.
Così questa mattina la tua parola Signore, mi proietta su quanto per me è stato importante scoprire: che la messa è un invito a nozze e che l'abito necessario per parteciparvi è la consapevolezza di quanto tu sei grande e quanto noi siamo immeritevoli, consapevoli della distanza, consapevoli della grazia, consapevoli di non meritare tutto quello che tu ci dai.
Ho letto da qualche parte che la vita è un invito a nozze, continuo, non solo la domenica, ma anche ogni giorno, ogni minuto.
Ci chiami a mangiare il tuo corpo e a bere il tuo sangue, a fare tutto quello che tu hai fatto perché fosse per noi un memoriale vale a dire attuazione di ciò che accadde sulla croce..
"Mangiatene e bevetene tutti… Fate questo in memoria di me... "
La notte in cui fosti tradito, la notte più terribile, più angosciosa, la notte in cui al peso dei nostri peccati, alla condanna immeritata che ti si prospettava, alla solitudine a cui ti hanno lasciato i tuoi amici più intimi, in quella notte tu ci ha invitato a nozze, al banchetto di grasse vivande, di cibi succulenti, la notte in cui fosti tradito hai dato il tuo corpo, il tuo sangue, tutto te stesso, e non ci ha invitati ad essere spettatori delle tue nozze ma ad unirci nel corpo oltre che nello spirito a te.
Scoprire che non siamo invitati ma sposi del Figlio ci coglie impreparati, ci riempie il cuore di gratitudine, di grazia incommensurabile, perché ad una festa di nozze se gli invitati godono del banchetto, lo sposo e la sposa sono quelli che realizzano la loro tensione all'unità, il loro amore in tutte le sue componenti.
Tu Signore chiami tutti alla festa della vita e pian piano ci conduci sull'alto monte e progressivamente ci istruisci e ci farai assaggiare a piccoli sorsi il vino buono e, dopo che è finito, un altro ancora migliore, trasformando l'acqua in vino perché la festa duri e il tempo si fermi nella gioia dell'incontro con te.
Perché alla fine della festa ci vieni a chiamare e ci porti in disparte e ci rivolgi parole d'amore e ci sollevi alla tua altezza e lontano da occhi indiscreti ti doni totalmente a chi ha accettato l'invito e ha apprezzato i tuoi doni e ne è riconoscente nella misura in cui la povertà, la malattia, l'emarginazione sociale avevano decretato la fine della sua funzione su questa terra.
Tu così hai fatto con me e penso che questo accada a tutti quelli che ti cercano con cuore sincero.
Io ti amo Signore, mio Dio e mio redentore, mia roccia, mio Salvatore, ti adoro, mi prostro davanti ai tuoi piedi e ti rendo grazie per tanta tenerezza, mentre dal cuore trafitto sgorga l'acqua viva.
Signore questa mattina mi sono svegliata un po' arrabbiata, triste perché la malattia, il dolore non mi dà pace il banchetto a cui tu mi chiami è sempre da me bene accetto, man mano che diminuiscono le chances di poter partecipare a quelli del mondo.
Il cibo è stato sempre il mio amico-nemico, amico perché, attraverso di esso, qualunque esso fosse, colmavo il vuoto che sentivo abissale dentro di me, la solitudine, la mancanza di relazioni, l'anaffettività che mi stavano distruggendo.
Mi sono ammalata a quanto pare a causa di ciò che ho ingerito: tutte le malattie che oggi ho, dipendono dalle cose che ho mangiato e che mi hanno avvelenato.
Ricordo il cibo ma non la mano che me lo porgeva, la parola che lo accompagnava, un cibo mangiato in silenzio, di nascosto, spesso un cibo che non mi saziava, mi lasciava inappagata.
Signore non ti conoscevo e ho sofferto come una bestia per quel cibo che per me era sempre insufficiente, troppo poco, cattivo, specie quello che preparava mia madre di corsa.
A Bologna città di dei miei studi a casa degli zii che mi ospitavano alla pari, di cibo ne avevo quanto ne volevo, ma anche lì era un cibo rubato, pagato a caro prezzo.
Oggi che ti ho incontrato, conosciuto, sono ancora a combattere con il cibo materiale perché ci sono troppe buone cose che si possono mangiare, che potrei preparare o comprare già fatte, ma mi fanno male.
Ogni giorno devo fare i conti con le conseguenze nefaste di un cibo che per un motivo per un altro mi intossica.
Solo il tuo cibo Signore mi fa stare bene, ma ci sono momenti e questo è uno, in cui vorrei vivere una vita più spensierata una vita non così strettamente dipendente da quello che mangio.
Sono stanca Signore di occuparmi della mia salute fisica, di come muovermi, quando muovermi, con chi… stanca di sentire la continua frustrazione di non poter più godere delle cose belle buone che la vita ci pone davanti.
Sento una continua limitazione associata a dolore per tutte le cose con tempo mi facevano anche distrarre oltre che divertire e sentirmi viva.
Gli amici, le persone care se ne sono andate.
Sono rimasta sola, ma è più giusto dire che mi sento sola Signore.
Non mi basta la tua grazia e ti chiedo perdono
Mi piacerebbe che il mio sposo fosse più loquace,mi piacerebbe condividere gioie dolori con lui, senza dover pagare un prezzo così alto.
Mi piacerebbe Signore poter programmare un banchetto con la famiglia di mio figlio come un tempo, senza la paura di soccombere alla fatica, con la certezza che non starò male.
Mi piacerebbe Signore non sentire il peso di questa vita che si svolge su questo treno di sofferenza.
Dacci oggi il tuo pane quotidiano, Signore e donami di rendere appetibile qualsiasi altro ingrediente, uniitoto ad esso.

martedì 5 settembre 2017

Spiriti muti

" Erano stupiti del suo insegnamento" (Lc 4,32)

Gesù è veramente un profeta, perchè come leggiamo nel vangelo di oggi, riesce a far emergere la parte peggiore di noi, quella che ci tiene schiavi introducendoci verso una strada di libertà e di servizio.
In mezzo ai devoti c'era uno posseduto da uno spirito muto.
Quanti spiriti muti ci soffocano, ci legano, ci impediscono di vedere, ascoltare, entrare nel mistero grandioso e profondo dell'amore di Dio!
Quanti di noi, pur essendo sempre presenti alle assemblee domenicali è diviso tra tanti pensieri che gli fanno perdere di vista la propria identità di figli di Dio, re profeti e sacerdoti che hanno dimenticato o ignorano completamente quale sia questo grande dono che Dio ci ha fatto con il Battesimo.
Così copriamo il dono con lo sterco degli animali seguendo il miraggio di facili e immediate sicurezze, dimenticando chi è il Padre che ci ha creato e che che siamo suoi, gregge del suo pascolo.
Chi non può non riconoscersi in questo povero disgraziato che il vangelo ci mette davanti ?
Chi ha l'animo sgombro da pensieri, preoccupazioni che soffocano la nostra vita di relazione con Dio e con l'uomo?
Chi non si sente schiavizzato dal giudizio degli altri, dagli impegni e dai doveri del mondo consumistico e omogeneizzato, chi non si sente solo nella quotidiana battaglia per un pezzo di pane o per qualcosa di più consistente che a lui sembra vitale?
Le cose del mondo ci opprimono e noi finiamo per tradire il mandato.
"Effatà!" "Apriti!" dice il sacerdote alla fine del rito Battesimale."Quello che hai sentito ora non tenertelo per te ma annuncialo ai tuoi fratelli"
Ma quando queste parole sono state pronunciate non eravamo in grado di capirle e chi per noi ce le doveva ricordare forse neanche lui le ha capite.
Re, profeti e sacerdoti, perchè?
Siamo figli di Dio, ma troppo spesso ce lo dimentichiamo. Per questo andiamo ad elemosinare in altre case ciò che pensiamo ci dia dignità, cibo e vestito e perchè no? anche piaceri effimeri e dannosi.
Gesù è il profeta che il Padre ci ha donato perchè ci parli di Lui e ci ricordi la meraviglia dell'inizio, quando ci fidavamo di lui, quando abitavamo nella sua casa e lui ci sollevava alla sua altezza.
I bambini si convincono con un abbraccio, e anche noi quando eravamo bambini ci rifugiavamo nelle braccia di un genitore se ci sentivamo perduti.
Ma poi siamo diventati grandi e abbiamo cercato altre braccia, altre consolazioni, lontani da casa.
Gesù ci svela cosa ci tormenta, da cosa dobbiamo liberarci.
Il processo è faticoso quando decidi di andargli dietro e ascoltarlo e fare come lui ci dice.
Del protagonista del vangelo si dice che fu straziato dal demonio quando questo fu cacciato fuori.
Ogni parto è doloroso, ma ciò che conta è quello che espelliamo.
Oggi voglio essere più attenta a quello che ascolto perchè ci sono ancora tante cose da cui voglio essere liberata, tante neanche le conosco.
La Parola di Dio compia il miracolo.
Don Ermete ha detto che la messa non la celebra il sacerdote ma tutta l'assemblea, assemblea di sacerdoti: non a caso le preghiere le fa tutte al plurale, perchè siamo figli di un unico padre e fratelli in Gesù; non a caso dopo la consacrazione diciamo il Padre Nostro.
Che con più consapevolezza ognuno di noi partecipi alla vita comunitaria senza mai dimenticare la propria identità, senza far scaturire una risposta pronta alla chiamata di Dio che ci sveglia oggi e sempre con la sua Parola.

domenica 30 aprile 2017

Emmaus






"Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro " (Lc 24,15)
Quando le parole non bastano, specialmente quelle scritte dalla tua mano, quando non basta che sei venuto a spiegarcele con la tua vita e a testimoniarne la verità con la tua morte, quando non basta tutto questo per riconoscerti nel compagno di viaggio che parla con noi , quando siamo tristi e smarriti perché pensiamo che te ne sei andato per sempre, nella maniera più atroce, triste e dolorosa e ci hai lasciati irrimediabilmente soli, senza speranza, ti prego, fermati a mangiare con noi.

La sera , il buio fa più paura, se tu non ci sei, rimani con noi, riposati un po’ , prima di riprendere il viaggio attraverso le strade del mondo.

Signore, resta con noi che non ancora riusciamo a capirti, non ancora riusciamo a capacitarci che sei andato a morire. Signore, resta con noi ancora un poco, forse il miracolo di vederti risorto anche noi potremo vederlo, se ci aprirai gli occhi al tuo folgorante mistero.

Torna a spezzare quel pane che la sera prima di morire distribuisti ai tuoi discepoli , invitandoli a fare altrettanto, in memoria di te, perché tutti ne avessimo sempre, 

Fatti conoscere nella quotidianità di un gesto così tanto familiare, non capito, dimenticato, quando solennemente lo benedicesti, perchè non rimanessimo mai senza di te, mai ci sentissimo soli, mai pensassimo che te ne eri andato per sempre.

Ti voglio incontrare, Signore nel pane spezzato, un gesto che non abbiamo capito abbastanza, ti vogliamo, Signore, riconoscere nella semplicità di ciò che tu hai trasformato in segno indelebile di Te che sei il Cristo morto e risorto per noi.
Vogliamo, Signore, incontrarti e abbracciati per sempre, sicuri che non te ne andrai, convinti che quand'anche fosse, hai dato ai tuoi ministri il potere di renderti vivo e presente nell'Eucaristia.
A torto abbiamo pensato che ci avevi illusi, dicendo che saresti stato sempre con noi, sbagliavamo quando ti abbiamo visto morire e non abbiamo creduto che saresti risorto , invano ti stavamo cercando senza guardarti nel volto, senza ascoltare parole che ci avrebbero dato speranza.
Ma ora che il pane é stato spezzato, ora sì che ho capito e ho gioito, perché a tutto tu avevi pensato prima di tornare dal Padre, trasformandoti in cibo e bevanda perenne, per quelli che avevano fame e sete di Te.
Grazie Signore perché ora so che tu sei risorto davvero e per sempre. Grazie, perché ora so dove trovarti.

domenica 27 novembre 2016

Anche voi

Io non sono solo, perché il Padre è con me.
“Anche voi tenetevi pronti” (Mt 24,44)
Mi ha colpito oggi quell’anche voi” a cui non avevo mai fatto caso.
La parola è rivolta ai discepoli che non si devono sentire esonerati dall’essere vigilanti e pronti per la venuta del Signore.
E’ ora di svegliarci dal sonno, dice S. Paolo nella lettera ai Romani, e di fare sul serio perchè Dio fa sul serio.
E’ innegabile che quando un pericolo è vicino ci mettiamo all’opera per scongiurarlo come anche, se un evento gioioso è imminente, ci prepariamo ad accoglierlo nel migliore dei modi.
Ciò che non piace a Dio e non ci aiuta a vivere pienamente l’esperienza del Natale è pensare che non c’è niente di nuovo sotto il sole…
Ogni anno che passa questa festa ci mette di fronte alle cose che mancano, al rimpianto per ciò che non possiamo più fare, alla nostalgia dei Natali della nostra infanzia, al dolore per chi non c’è più…
Più poveri di idee, di persone, di statuine…
Il presepe si semplifica, quando si è vecchi e si riduce all’essenziale.
Perchè non abbiamo nessuno da invitare, da stupire, nessuno che condivida la gioia di consumare con noi il pranzo e nessuno che ce lo prepari, nessuno, perchè la vecchiaia ci isola dal mondo e ci lascia soli a meditare sulla fine non dei tempi, ma nostra.
L’Avvento è una straordinaria opportunità per riflettere sulla nostra staticità, sulla nostra non vita che guarda solo a ciò che manca e non vede quello che c’è.
È. innegabile che con il passare del tempo vengono meno con le persone anche le forze e il nostro presepe si riduce a pochi pezzi essenziali.
Gesù, Maria, San Giuseppe.
Gli addobbi rimangono in cantina e la casa non prende il colori dell’attesa festosa.
Mi chiedo cosa il Signore voglia dirmi con quell” anche voi”, visto che l’attesa è di casa, quando ti trovi a srotolare le ultime pagine del libro.
Guardo fuori e i colori dell’autunno mi catturano, anche se gli alberi sono sempre più spogli e la terra meno verde.
Ci si prepara all’inverno, il tempo in cui si attinge alle provviste fatte nella stagione dell’abbondanza, il tempo in cui il seme gettato nella terra è il rischio in cui si investe la speranza, il tempo in cui occhi non vedono e orecchi non odono, perchè si è spento il canto degli uccelli, e le ombre della notte prevalgono su quelle del giorno.
Nel silenzio della mia stanza interiore cerco l’incontro con il Signore attraverso la Sua parola, il seme gettato nella mia terra.
Cosa devo aspettare? Di cosa meravigliarmi? Per cosa piangere o ridere, fare lutto o gioire?
Voglio trovare in questo tempo che Lui mi dona ragioni di speranza per me e per i miei fratelli, voglio contemplare il mio piccolo presepe mentre le strade vengono tracciate e le statuine prendono vita…
Sono le persone che custodisco nel cuore, persone che nel bene e nel male il Signore ha messo sulla mia strada, persone da custodire come dono che non si consuma, persone che hanno reso meno desolato il mio inverno, hanno dato senso e sostanza alla mia preghiera, al mio sì ripetuto nel tempo, persone che mi hanno sostenuto e che ho sostenuto.Voglio pregare con le parole del Salmo 122
Quale gioia, quando mi dissero:
“Andremo alla casa del Signore!…
Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.
Il tuo Avvento Signore si incontri con la mia attesa non solitaria, non triste, ma gioiosa mentre cammino alla volta della grotta insieme a a tutti quelli che porto nel cuore.

domenica 29 maggio 2016

Il dono del Corpo




"Voi stessi date loro da mangiare" (Lc 9,13)

Oggi, voglio partire da me, dal mio corpo che mi fa stare così male e non da te, come un giorno decisi in questo deserto avaro di oasi, per farmi rigenerare dalla tua Parola, per  farmi partorire da te Signore con quel Fiat che non ti limitasti a pronunciare quando creasti il mondo.
Ogni giorno m'invento la vita sono solita dire, dimenticando di renderti grazie perché tu e solo tu sei il datore di vita, tu e solo tu mi dai occhi nuovi e cuore nuovo per vedere le cose da un'altra posizione.
Questa mattina , dopo aver letto la tua parola però non ho potuto fare a meno di pensare al mio corpo, alla sofferenza che lo fa esistere, al senso di un dolore che non si misura se non sei tu che ribalti i nostri umani ragionamenti, che fai nuove tutte le cose.
Oggi la Chiesa fa festa ricordando il dono dell'Eucaristia, il dono del tuo Corpo perché non dimenticassimo il prezzo pagato per il nostro riscatto, perché fossimo capaci di fare altrettanto per i nostri fratelli che hanno bisogno di un per un cibo che non li avveleni e li scampi da morte sicura.
Il cibo del mondo è inquinato, tossico, velenoso e noi, senza accorgercene ci ammaliamo e moriamo ogni giorno un poco.
Penso a tutte le mie malattie che mi hanno reso fin dalla nascita la vita difficile. Tutte originate da un' alimentazione sbagliata.
A cominciare da quando venni concepita in tempo di guerra, quando si faceva la fame sul fronte, ed era grazia  trovare qualcosa di commestibile da a mettere sotto i denti, anche se non era di tuo gusto.
Quando nacqui il colore della mia pelle era tanto scuro che i miei stentarono a riconoscermi come  figlia  legittima, più propensi a credere che mamma era stata vittima di uno stupro da parte di un abissino.
Il mio corpo da allora portò le stigmate di un alimentazione sbagliata e i disturbi che oggi sono estesi a tutte le membra mi portano a pensare quanto sia importante preoccuparsi per tempo delle conseguenze di cattive abitudini, di un alimentazione scorretta.
Il mio pensiero oggi va a Maria, la prima dei salvati, la donna che ti accolse nel suo seno fecondo, ti nutrì con il pane del cielo e ti diede alla luce perché noi tutti potessimo godere dei frutti del Tuo sacrificio.
Poteva anche abortirti e, se la cosa fosse capitata oggi, nessuno si sarebbe scandalizzato, anche se non era messa in gioco la reputazione e la vita.
Maria ci insegna come dar da mangiare alle folle, offrendo il suo corpo, che tu hai benedetto attraverso le parole dell'angelo.
"Kaire, il Signore è con te."
Per dare da mangiare ai tanti Gesù che incrociano le nostre strade dobbiamo avere la gioia nel cuore, dobbiamo avere con noi  te Signore Gesù che ci nutri nelle nostre più intime fibre.
"Ho sete" hai detto alla Samaritana che stava al pozzo. La brocca, la nostra brocca ti manca perché la possa riempire di acqua, di vita nuova, rigenerata dallo Spirito.
Tu chiedi a me di darti il mio corpo Signore questa mattina e io mi chiedo cosa te ne puoi fare visto come è conciato.
Non ho dormito tutta la notte per i crampi dolorosi che, a detta del medico che mi ha in cura, sono segno della disintossicazione a cui mi sto sottoponendo, una crisi di astinenza l'ha chiamata.
Quando tanti anni fa una persona a cui mi ero rivolta per guarire da disturbi continui e inspiegabili, mi disse che dovevo smettere di mangiare tutto quello che avevo mangiato fino a quel momento la presi per pazza.
Continuai i miei viaggi della speranza cercando l'antidoto, scartando a priori tutto quello che riguardava un cambiamento radicale nell'alimentazione.
Non si trattava di quantità ma di qualità dei cibi ed io non ero disposta a rimetterla in discussione.
Penso oggi alle parabole della vita attraverso cui tu ci porti a entrare nel mistero del corpo chiamato all'amore, donato per amore.
Penso che la prima eucaristia l'abbia celebrata Maria, credo che per lei la Messa non ha avuto mai fine, perché tu l'hai resa prima madre e poi Sposa, realizzando il sogno della tua Famiglia d'origine.
E chi più di una madre fa esperienza di un amore tanto grande da offrire il proprio corpo per dar vita al figlio?
Grazie Signore perché attraverso le prove della mia vita mi hai fatto capire che, se vogliamo stare bene e far stare bene è necessario disintossicarsi, svuotarci di tutto ciò che non ci appartiene, che è nocivo o superfluo.
Grazie perché la prova è il segno di una cura di disintossicazione a cui ci chiami per poter godere dei tesori del regno.
Grazie perché ci fai una sola cosa con te, grazie perché trasformi il nostro corpo mortale nel tuo immortale, quando diventiamo pane spezzato e vino versato per le folle in attesa di una parola d'amore vero.

A Maria oggi voglio chiedere aiuto perché il dono del corpo, il memoriale della passione e morte di nostro Signore , la comunione con i fratelli mi aiuti a liberarmi da tutto ciò che non mi appartiene perché non mi serve, a disintossicarmi delle delizie fugaci del mondo, a donare a Dio tutto quello che ho, che a me sembra poco e malandato perché lo benedica e sfami le folle che lo cercano con cuore sincero.