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giovedì 31 ottobre 2019

"Benedetto colui che viene nel nome del Signore".(Lc 19,38)


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Meditazione sulla liturgia di
giovedì della XXX settimana del T.O.

"Benedetto colui che viene nel nome del Signore".(Lc 19,38)

Sono le parole con cui la folla accompagnò l'ingresso di Gesù a Gerusalemme.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore dovremmo dirlo tutti, dovremmo esultare quando Dio manda qualcuno a parlarci, a spronarci, a scuoterci perché vuole la nostra salvezza.
Tutti quelli che il Signore manda ad annunciare la liberazione dei prigionieri, un'era di salvezza, di gioia, di pace, di prosperità, nella giustizia e nella verità, sono veramente benedetti perché attraverso di loro Dio ci rassicura, ci conferma che ci vuole bene e ci vuole salvi.
A Gerusalemme Gesù dovette constatare come la sua missione profetica non potesse essere realizzata nei confronti delle persone a cui era stato mandato, se non morendo.
Nessuno è profeta in patria.
I suoi lo dichiararono pazzo e lo rifiutarono, il popolo d'Israele rappresentato dagli uomini della legge, scribi e farisei, lo osteggiarono con ogni mezzo, lo ridussero al silenzio, condannandolo a morte.
Il piccolo resto era molto piccolo sotto la croce, un resto tanto piccolo da far pensare ad un completo fallimento dell'opera di Dio.
La madre e un discepolo, il discepolo che Gesù amava, quello che non aveva mai avuto dubbi sull'amore di Gesù.
Due personaggi che per grazia, per fede, per vincolo di sangue, dovevano raccogliere il dono dello Spirito e portarlo al mondo.
L'amore legava la madre al figlio e l'amore legava il maestro al discepolo.
A loro Gesù affida il compito di distribuire la sua eredità a quelli che aspettavano la salvezza.
Quali armi, quali strumenti avevano i primi cristiani per convincere chi non aveva conosciuto, incontrato Gesù, chi non ne aveva mai sentito parlare?
Non c'erano né la radio né televisione né giornali, eppure il cristianesimo si estese a macchia d'olio accendendo di entusiasmo tanti affamati, assetati, nudi, perseguitati.
Perché il cristianesimo prese così fortemente piede?
Perché molti erano quelli che sentivano il bisogno di qualcosa che desse senso alla vita di povertà, di sottomissione, di persecuzione,vita avara di beni materiali, di pace, di giustizia, di verità.
Così l'oppio dei popoli trasformò tutti i diseredati in gente gioiosa che imparò a mettere in comune con gli altri quel poco che aveva, che imparò a collaborare, che trovò una nuova e incredibile forza nell'appartenere alla famiglia dei figli di Dio.
Cosa poteva fare uno Stato potente ma oppressore insaziabile, cosa poteva fare un governante straniero ad un popolo di salvati che aveva come signore e maestro Gesù, figlio di Dio morto e risorto per noi?
“Benedetto chi viene nel nome del Signore”.
Dio dà la grazia a chi la cerca, a chi la chiede, a chi l'accoglie con cuore sincero.
Perché tanta gente non è portata a credere?
Perché Dio è visto come un optional, un elemento di disturbo, come ingombro inutile?
Cosa impedisce agli uomini di inchinarsi di fronte a lui?
Forse la mancata percezione del proprio limite, l'illusione che a tutto c'è rimedio e che, se non è a portata di mano, sicuramente con qualche imbroglio, artificio, possiamo sperare di cavarcela, senza dovergli dire grazie.
La cultura del nostro tempo tende a soddisfare i nostri bisogni non reali ma indotti dai mass media.
Ci bombardano con tanta pubblicità su ciò che possiamo ottenere con il minimo sforzo e ci convincono che la felicità è nelle cose, non nelle persone.
Prodotti sempre più appetibili e sofisticati ci sono presentati come panacea, come rimedio a tutti i nostri mali.
Così perdiamo di vista ciò che ci manca realmente e non cerchiamo ciò che ci rende felici.
Per tanto tempo le conquiste per me ritenute importanti, quelle che pensavo mi dessero la felicità, non sono state altro che terremoti, che hanno intaccato fortemente le mie sicurezze.
L'amore non si può comprare.
Quando per tutta la vita ti sei sentito solo a combattere con chi attentava alla tua autonomia e ti usava, certo che pensavi potesse darti la felicità le cose che l'altro possedeva per esercitare su di te il suo potere.
Così per sfuggire dal potere degli altri hai cercato ciò che agli altri dava potere per esercitarlo a tua volta e sentirti forte.
Solitudini diverse ma sempre solitudini sono quelle in cui il rapporto è con le cose e non con le persone.
Anzi quando il potere è nelle tue mani, perché possiedi gli strumenti per esercitarlo, ti senti più solo di quando qualcuno lo esercitava su di te, perché almeno ti faceva esistere, perché gli servivi.
La casa, il figlio, il lavoro, lo sposo, la sicurezza economica la giovinezza, la salute, la posizione sociale, sembravano gli ingredienti giusti per uscire fuori da un'era di sfruttamento e di buio, per vivere la piena felicità del dominio sulle cose e sulle persone.
Ahimè quanto è fallace la vita, quanto è doloroso constatare che la maschera che volevo togliere al mondo l'hai indossata tu per manipolare il mondo!
Quanta strada per riconoscere ciò di cui avevo veramente bisogno! Quanta sofferenza! Anni, anni di lotta, di ricerca, di purificazione del desiderio, anni in cui deserto è stato il maestro di vita, il deserto che diventava sempre più esteso e sconfinato man mano che cercavo ciò che avevo perduto.
Dipendere era la cosa che più mi faceva star male.
Ho avuto tutte malattie che mi costringevano ad una dipendenza frustrante, inaccettabile.
Ora è ufficiale.
Ho bisogno di chi mi accompagni.
Un certificato che oggi mi parla di Dio, dell'accompagnatore di cui non posso più fare a meno, di colui che mi ha rapito il cuore, si è impadronito di me e mi ha riempito di tutto ciò che non conoscevo ma che sento di fa vivere.
Il suo amore mi sostiene, mi dà la serenità, mi dà la pace di scegliere di morire ogni giorno un poco per essere riempita ogni giorno di Lui.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore ora e sempre.
Grazie Maria perché non mi hai lasciato la mano e perché non te la prendi quando non ti saluto, quando non mi accorgo che ci sei.
Grazie perché so che una madre non dimentica mai di vigilare sui suoi figli.

lunedì 17 giugno 2019

ESAGERAZIONI?



SFOGLIANDO IL DIARIO...

15 giugno 2015
Meditazioni sulla liturgia di

lunedì della XI settimana del TO
ore 6.52

Letture; 2 Cor 6,1-10; Salmo 5; Mt 5, 38-42

"Afflitti, ma sempre lieti"(2 Cor 6,10)

Certo che le cose che troviamo scritte nel Vangelo sembrano esagerazioni, cose dell'altro mondo.
Questa mattina leggevo su un sito cattolico la diatriba tra quelli che non vogliono che i disperati in fuga dalla guerra, dalla fame, dalle torture ci vengano a rubare il pane di bocca, cristiani convinti, credenti e praticanti che a colpi di sciabola rintuzzavano le timide ed educate parole di quelli che il vangelo lo vogliono incarnare nella propria vita.
Non è un caso che la parola di Dio ci raggiunga quando sembra impossibile anche solo provvedere a noi stessi, sbarcare il lunario noi e la nostra famiglia.
"Da' a chi ti chiede, porgi l'altra guancia e se uno ti chiede il mantello dagli anche la tunica."
Le parole di Gesù rimettono in discussione la maggior parte dei nostri comportamenti abituali che escludono gli altri dal godimento di ciò che a malapena basta per noi.
Mi viene in mente la testimonianza di una persona povera a cui un giorno decisi di regalare una somma di denaro ricavata dalla vendita di vestiti che non mettevo.
Il superfluo era la prima volta che decidevo di darlo a chi ne avrebbe fatto un uso migliore.
Ciò che non ci serve non ci appartiene, mi dicevo, mentre le chiedevo se si offendeva a prendere da me quell'elemosina.
Mi rispose con un sorriso disarmante e una gioia che le fece brillare gli occhi.
"Lieti , anche se afflitti" dice  San Paolo.
Ho visto che è una cosa possibile in quella persona che mi benedisse, perché la Provvidenza, attraverso di me, non si era fatta attendere.
Quella mattina era entrata in chiesa anche se era in ritardo per il lavoro di sguattera sottopagata.
A Dio voleva presentare la sua giornata e i suoi scarsi e inadeguati mezzi per provvedere a se e alla famiglia.
Mi disse che era povera e che viveva di carità.
I suoi vestiti a volte firmati non mi dovevano trarre in inganno perchè niente era suo, tranne una giacca di pelo sdrucita e lisa di quando le cose andavano bene e il marito lavorava, prima che un alluvione gli facesse marcire la merce ammassata in cantina, tappeti costosi di cui faceva commercio.
Mi raccontò, mentre in sagrestia le consegnai la busta con il mucchietto di soldi, che una volta aveva sentito forte l'esigenza di dare le uniche 10.000 lire ad un povero,  nonostante il parroco l'avesse dissuasa, conoscendo la sua situazione.
Ma lei non volle sentire ragioni, certa che Dio non le avrebbe lesinato ciò di cui aveva bisogno.
Infatti, appena uscita le si fece incontro una persona che le mise in mano il doppio della sua elemosina,  per le preghiere che aveva fatto per lei e la sua famiglia.
Bisogna crederci, anche se sembra follia, bisogna farne esperienza e raccontare a tutti quanto è grande il Signore che ci soccorre in ogni nostra tribolazione.
Avrei tante cose da raccontare a proposito che non basterebbe un libro, cose successe a me e ai miei cari, miracoli scintillanti che ti appaiono solo quando smetti di voler spostare le montagne perchè le vedi al posto giusto.

lunedì 21 maggio 2018

Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.


SFOGLIANDO IL DIARIO...
VANGELO (Gv 16,20-23)i
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

In un mondo di indifferenti, cosa fa la differenza? 
Un cristiano in cosa si distingue da chi professa altre religioni? 
Esibire la croce come distintivo è cosa buona se serve a portare speranza, a testimoniare l'amore, ad essere strumento di pace e di perdono, altrimenti è addirittura sbagliato.
La celebrazione eucaristica spesso si conclude con queste parole:"La gioia del Risorto sia la nostra forza", ma anche il nostro distintivo, aggiungerei.
E' la GIOIA che fa la differenza.
La gioia è un sentimento che nasce dalla consapevolezza che c'è chi provvede a noi e ci ama più di quanto noi stessi siamo capaci. 
La differenza nasce dal fatto che ogni uomo è un capolavoro unico e irripetibile, perchè a Dio non piace annoiarsi e annoiare.

giovedì 25 maggio 2017

Credere

" E' lui che dà a tutti la vita e il respiro ad ogni cosa" (At 17,25)

Questo ha detto Paolo nel suo primo discorso ad Atene nell'Areopago, cercando di accattivarsi la simpatia della gente lì riunita, partendo da ciò che lo accomunava alla loro cultura e al comune sentire dell'uomo di tutti i tempi.
Non ci vuole tanto ad arrendersi all'evidenza che non ci siamo creati da soli e che c'è Qualcuno o qualcosa che ci sovrasta che non conosciamo.
Ad Atene c'era un altare con un'iscrizione " Al dio ignoto " e da lì parte Paolo perché, se i Greci non conoscono Dio, Lui sì e vuole comunicare a tutti la sua straordinaria scoperta della vera identità di Dio.
Cristo, come abbiamo letto ieri, festa degli apostoli Filippo e Giacomo nella lettera a Corinzi (1 Cor 15,8) apparve agli apostoli prima e poi a lui come ad un aborto.
Lo scopo di Paolo quindi è annunciare Cristo morto e risorto.
Ma la reazione degli Ateniesi è pressappoco quella di tanti, troppi cristiani che, pur credendo in Dio, ignorano o non tengono in alcuna considerazione Gesù Cristo, ritenendolo un optional non necessario alla fede.
Anche io un tempo pensavo così, perché non è che ci voglia una grande intelligenza per credere in Dio, ma per accettare, ammettere, accogliere il Dio di Gesù Cristo, il Dio incarnato morto e risorto per noi è dono dello Spirito.
Per 56 anni ho cercato lontano un Dio vicino, che non riconoscevo perché di Lui mi ero fatta un'idea sbagliata.
"Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso"(Gv 16,12) dice Gesù. Ed è tremendamente vero.
Ci sono cose che non possiamo capire se non dopo aver fatto esperienza dei nostri limiti e della nostra presunzione di poter sapere, capire, comprendere, ottenere tutto e subito.
Ringrazio il Signore che mi ha dato l'opportunità di verificare quanto fossero fallaci le vie dell'intelligenza, della scienza, dell'autosufficienza, lo ringrazio perché attraverso i ricalcoli dolorosi della mia vita mi ha portato a fermarmi e a contemplare la croce.

martedì 19 aprile 2016

"La mano del Signore era con loro"( At 11,21)



Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10,30)

Ieri sul calendario liturgico era evidenziato che "Gesù camminava davanti ad esse ( le pecore del suo gregge)."
Gesù cammina davanti a noi per fare il battistrada, perchè la conosce e non vuole che ci perdiamo o che precipitiamo in un burrone o facciamo brutti incontri.
A noi piace andare avanti, stare in prima fila, decidere autonomamente dove andare e quale strada percorrere per arrivarci, non ci piacciono i consigli, vogliamo fare di testa nostra perchè ci fidiamo solo di noi stessi.
Seguire il nostro istinto, essere autoreferenti non ci giova, ma ce ne accorgiamo solo quando le conseguenze del nostro comportamento ci ricadono addosso e ci travolgono.
Gesù è il buon pastore che conosce la strada e ama le sue pecore.
Ascoltando la sua voce siamo al sicuro.
I discepoli che furono perseguitati furono costretti a fuggire da Gerusalemme, molti furono ammazzati.
Ma quella che sembrava una maledizione si è rivelata una benedizione, perchè se Cristo ce l'hai dentro il cuore e ascolti la sua voce, non puoi fare a meno di annunciarlo in qualsiasi luogo ti trovi.
Ia persecuzione scoppiata al tempo di Stefano portò quindi i discepoli in Siria, in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia.
Il seme viene sparso su un territorio sempre più vasto, e feconda terre sempre più lontane.
Ad Antiochia i discepoli furono chiamati Cristiani.
Ogni volta che leggo questo passo penso a quanti sforzi facciamo per convincere gli altri a credere quello che non siamo.
Gesù dovette morire perchè un pagano esclamasse"Costui veramente è figlio di Dio!"
La nostra identità non può essere camuffata da un look, da un titolo, da beni accumulati, da capacità di parlare mistificando la realtà, ma emerge quando non sei tu che parli, agisci, ami, ma lo Spirito opera in te.
Quando la mano de Signore è con te, perchè hai ascoltato la sua voce, vivi in ascolto del suo richiamo, è certo che gli altri non possono sbagliarsi sulla tua appartenenza.
Figli di Dio, fratelli in Gesù, unica famiglia unita dall'amore.
Tutto è dono, s'intende.
Il nostro sì è piccola cosa rispetto ai benefici che ci vengono dall'appartenere ad un così grande e umile sovrano.
Penso ai tanti uomini che stanno fuggendo dai loro paesi che approdano giornalmente ai nostri lidi, rischiando e rimettendoci la vita.
Molti sono cristiani, di cui il mondo occidentale scarseggia.
Il sangue di questi martiri feconderà, concimerà la nostra terra dove rovi, spini e pietre hanno spento la vita .
Sono certa che il Signore non permetterebbe il male se non per ricavarne un bene più grande.

Questo credo, in questo spero, per questo prego.

sabato 2 aprile 2016

Credere

Meditazioni sulla liturgia di
sabato di Pasqua
letture: At 4, 13,21; Salmo 117; Mc 16, 9-15


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“Tutti glorificavano Dio per l’accaduto” (At 4,21)

Il riassunto che fa Marco delle apparizioni di Gesù risorto sono connotati dalla incredulità che incontrano gli annunciatori, quelli che l’hanno incontrato, visto, toccato.
I più diffidenti sembrano proprio gli apostoli, tanto che Gesù va di persona a confermare ciò che di lui dicono le donne o i discepoli di Emmaus.
Anche oggi la fede si scontra con l’incredulità della gente, specie quella di chiesa quando non vede esaudite le proprie preghiere, quando non vede i miracoli, quando si fa un dio a sua immagine e somiglianza, quando gli vuole insegnare il mestiere.
” Sia fatta la tua volontà” lo diciamo con le labbra ma si deve vedere a cosa stiamo pensando in quel momento.
Del Padre nostro volentieri cambieremmo qualche passaggio come quello in cui ci riesce più facile dire “Sia fatta la mia volontà”
Del resto le nostre preghiere per la maggior parte sono finalizzate ad ottenere benefici, ad essere esauditi in quelle che pendsiamo siano le nostre necessità, i nostri principali bisogni.
Gesù per farsi riconoscere deve mostrare le piaghe, i segni della passione, del prezzo pagato per il nostro riscatto, i segni di un amore che non si misura, un amore divino infinito, eterno, irreversibile.
Ma è sufficiente?
Il dubbio assale anche le persone più convinte, anche quelle miracolate da Gesù.
Perchè non è così scontato credere, ricordare, vivere in stretta comunione con Lui.
C’è sempre un momento in cui le piaghe del corpo di Cristo, la Chiesa, ci scomodano, ci indignano, ci fanno desiderare altro.
Ci allontanano da ciò che ci fa male che ci toglie la tranquillità e la pace a fatica acquisita nel raporto intimistico ma solo verticale con il nostro Dio che non facciamo fatica ad amare perchè ci ama a prescindere e ci perdona non sette ma settanta volte sette.
Le persone hanno sempre qualche difetto, qualcosa che ci irrita, che ci fa male.
Preferiamo mettere a tacere la nostra coscienza, dimenticare che in ogni uomo si nasconde Gesù e che se vuoi incontrarlo devi abbracciare la sua croce su cui sono inchiodati i peccati del mondo, le sofferenze dell’uomo che continua a crearsi tanti inferni e non trova la pace.
Le piaghe dolorose diventano gloriose se abbracci il tuo dolore e lo offri al Signore, se abbracci qualcuno senza paura di sporcarti , di cambiare posizione per annunciare il vangelo dell’amore che salva.
Come potremo convincere le persone che Gesù è risorto?
Non basta raccontare la storia, bisogna ogni giorno mostrare il volto gioioso del mattino di Pasqua, la speranza di un nuovo giorno, l’ottavo, il giorno eterno di Dio in cui ti immette la Grazia battesimale.
“La gioia può diventare la croce più pesante di una vita cristiana.Essa costituisce la testimonianza più pesante del divino. (L. Boros)”

venerdì 11 marzo 2016

Fede



" La loro malizia li ha accecati"(Sap 2,21)

Oggi come allora Gesù ci scomoda, ci rende la vita difficile. 
Piuttosto che ascoltare cosa dice e vedere quello che ha fatto e che continua a fare e a dire preferiamo tappargli la bocca, turarci le orecchie, chiudere a doppia mandata il nostro cuore, addestrare la mente ad accettare solo discorsi sostenibili, razionali, dimostrabili, la cui verità è sancita dalla maggioranza dei voti o dal nostro tornaconto.
Siamo ignoranti e non poco noi cristiani, quando permettiamo che Gesù sia messo a morte, quando ci adeguiamo al sapere comune, quando la nostra fonte di informazione sono solo i giornali e la televisione.
La Bibbia, il libro più venduto al mondo è il meno letto, il meno conosciuto, ancora oggi che, anche se in pochi, andiamo in chiesa e partecipiamo alle funzioni religiose.
Capiamo quello che vogliamo capire, crediamo solo a quello che ci conviene o riteniamo del tutto inutile o indifferente approfondire le basi su cui fondiamo il nostro credo.
Quante persone di fede se gli chiedi in chi credono ti rispondono in modo scontato che credono in Dio. 
Cosa che non sarebbe sbagliata se sapessero di quale Dio stanno parlando, a quale Dio obbediscono. 
Anche quelli dell'Isis credono in Dio, come gli Ebrei o qualsiasi altro uomo che non pensa di esersi fatto da solo.
Il Dio di Gesù Cristo sono in pochi a conoscerlo perchè il suo linguaggio è duro, difficile per quelli che non vogliono cambiare posizione, per quelli che hanno fretta, per quelli che non sanno aspettare, non amano sacrificarsi per cose che non portano vantaggi immediati e tangibili.
E' triste constatare come continuiamo a condannare a morte il figlio di Dio, come continuiamo a prendercela con tutti accusando gli altri della nostra infelicità senza rimetterci in discussione.

Signore abbi pietà di noi e aiutaci a non scandalizzarci di te condannandoti a morte per chiuderti la bocca per sempre.

lunedì 25 gennaio 2016

Preghiera




"Io sono Gesù Nazareno che tu perseguiti"(At 9,5)

Oggi si celebra l'incontro tra Paolo e Gesù risorto, Gesù vivo che cammina sulle strade del mondo e si nasconde in ogni fratello .
Con Maria mi voglio rallegrare per la gioia che contraddistinse il mio primo incontro con Lui, la gioia dei fratelli riuniti in preghiera per l'ufficio delle lodi, la gioia che trasudava dai salmi che investiva tutta la natura in festa per la salvezza che era alle porte.
Con Maria ho sgranato il rosario, pensando al mistero dell'incontro con Dio, il Vivente, che mi aveva scalzato dalla cavalcatura per essere aggiogata al suo carro.
Ho ripensato all'entusiasmo dei primi tempi che mi ha portato a ritenermi depositaria della verità tutta intera, che mi ha fatto discriminare i fratelli cristiani che non si comportavano come io credevo fosse giusto.
Nei misteri della gioia ho chiesto a Maria la dovuta e necessaria umiltà per avvicinarmi a qualsiasi persona senza giudizi, nè pregiudizi.
Rispettandoli, amandoli, testimoniando anche in silenzio che Dio era ed è in ogni incontro sollecitato dall'amore, dalla risposta al bisogno di aiuto, le ho chiesto di andare oltre le apparenze, per vedere di cosa l'uomo ha veramente bisogno.
Mi sarei messa in viaggio con lei, facendo un trasloco dall'io al tu, passando per strade accidentate, lunghe, in salita, purchè arrivassi lì dove lei non aveva avuto paura di andare.
Un trasloco a piedi o a bordo di un asino, su cui ho fatto salire Gesù.
Perchè io mi sono sempre sentita quell'asino di cui Gesù aveva bisogno, quando entrò a Gerusalemme la domenica delle palme.
E poi nel terzo mistero mi sono trovata con Maria ad accudire i piccoli che il Signore ha messo sulla mia strada, i poveri, gli storpi, i ciechi, i malati, i soli.
Ho chiesto a lei di aiutarmi a sfamare, prendere in braccio, curare, vigilare su tutti i fratelli con cui vivo fianco a fianco in famiglia, in parrocchia, al lavoro e sulle piattaforme virtuali,specie quelli che danno cattivo odore e non sono amabili.
Poi nel quarto mistero con lei ho presentato al tempio questi fratelli, figli di un unico Padre, ho deposto in pegno il mio corpo, i miei dolori, la mia malattia, la mia vita non separata da Lui, illuminata dallo Spirito di Dio, perchè li benedicesse e li moltiplicasse nell'amore ad un unico e sommo bene.
E poi nell'ultimo mistero ho meditato sulle mie distrazioni, su quante volte mi dimentico di Gesù per continuare il mio viaggio.
Gesù che magari si è fermato per fare una cosa importante, che sta combattendo una grande battaglia che io ignoro e a cui non do peso.
E' stato questa notte il momento più doloroso, anche se il mistero era della gioia, in quanto, nel quinto, si medita il ritrovamento di Gesù nel tempio.
Ma io con Maria ho meditato sulle volte che perdo di vista i miei fratelli, o mi sento da loro abbandonata. E non li cerco e mi dimentico di loro.
E' stato bello accostarmi a Gesù in compagnia della madre, in occasione della festa della conversione di San Paolo.
Gesù è vivo, Gesù è risorto, Gesù vuole che ci prendiamo cura di Lui.

" Forse mi passa se abbraccio qualcuno!" disse Giovanni, il mio nipotino, in piena crisi d'asma.
Da lì sono partita per andare a trovare i fratelli uniti nell'unica fede in Cristo Gesù, figlio di Dio..