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giovedì 5 dicembre 2019

QUANTI PANI AVETE?




SFOGLIANDO IL DIARIO...

4 dicembre 2014 
Giovedì della I settimana di AVVENTO
ore 5.52
letture: Is 25,6-10; Salmo 22; Mt 15,29-37

" Confidate nel Signore sempre" (Lc 26,4)

Parto dalla preghiera che ieri sera abbiamo fatto insieme, io e Gianni, sostituendola a quella che il gruppo di cui facciamo parte stava facendo contemporaneamente, nella chiesa di San Giuseppe.
Certo che era l'ultima cosa che desideravo fare, ma ci è servita per condividere insieme quel pane raffermo e quei pochi pesci che  Gesù, nel Vangelo di ieri ci aveva chiesto.
Abbiamo immaginato infatti che stesse parlando a noi, sia quando spiegava alle folle la buona notizia dell'amore che salva, sia quando chiedeva ai suoi discepoli quanto pane e quanti pesci avevamo, cosa potevamo dargli perchè lo moltiplicasse.
Ma noi eravamo anche quelli che si erano messi alla sequela di Cristo, che ogni giorno andiamo alla messa, per sentirlo parlare.
Eravamo da questo punto di vista inattaccabili, perchè facevamo del nostro meglio per andare a sentire quello che ci diceva.
La parola che ha colpito Gianni e che mi ha segnalato nella condivisione è stata proprio l'incoerenza di chi dice " Signore, Signore" e poi dimentica di ascoltare e agire di conseguenza.
In effetti prego poco quando non ho forti dolori, paure, preoccupazioni, mentre, se sto malissimo, non smetto di pregare Dio, chiedergli aiuto, estendendo il mio richiamo a tutti quelli che gli stanno più vicino: Maria e tutti gli angeli, i santi e i miei cari .
Abbiamo meditato sulla nostra incoerenza, e abbiamo chiesto al Signore di essere sempre pronti ad offrirgli qualcosa di più che una preghiera distratta o interessata.
Abbiamo da un lato ricordato che a tavola dovevamo mettere una sedia per Gesù, così saremmo stati meno frettolosi a consumare un pasto senza parole, senza la Parola, avremmo celebrato l'Eucaristia sulla nostra tavola aspettandoci, rispettandoci, ricordando ogni momento che la persona che ci sedeva di fronte, quello che stavamo mangiando è un dono di cui dobbiamo rendere conto.
Abbiamo pensato che, dando spazio a Lui, gli doniamo il nostro tempo perchè lo purifichi, lo consacri e lo trasformi in kairos, il tempo delle occasioni favorevoli, degli incontri in cui Lui si nasconde e ci parla.
Gianni ha offerto il suo silenzio che voleva fosse purificato e moltiplicato.
Questa mattina ripensando che la moltiplicazione del suo silenzio, ciò che mi fa più soffrire, sarebbe stata un'ulteriore condanna per me, gliel'ho detto.
Ho pensato poi che forse anche io dovevo offrirglielo, perchè alle nostre parole, ai nostri pensieri sostituissimo un tempo di ascolto vero e ubbidiente, un tempo particolare in cui sulla ridda di clamori che ci agitano, la sua voce suonasse limpida e chiara sì che non possiamo confonderla con i tanti bla.. bla.. che ci occludono la mente.
"Quanti pani avete?
Ci siamo sentiti interpellati da questa parola, perchè sinceramente nè io nè Gianni eravamo convinti che la preghiera fatta così, ci potesse dare molto.
La prima parte del tempo io l'ho passata a pregustarmi il sonno, ma poi abbiamo convenuto, strada facendo, che qualsiasi preghiera eucaristica porta ad un offerta, che parte non da un superfluo di cui possiamo fare a meno, ma da un sacrificio anche piccolo che comporta una rinuncia.
La preghiera di ieri sera è stata condotta dallo Spirito di Dio, che al termine ci ha regalato e messo in bocca le parole che l'amato e l'amata si scambiano nel Cantico dei Cantici.
Parole di fuoco, parole ancorate alla nostra carne, alla bellezza che ognuno di noi dimentica di guardare, osservare, ammirare dopo il matrimonio, dando tutto per scontato.
La gratitudine a Dio per tutto quello che ci ha donato ieri sera la voglio esprimere con un canto di lode  perchè ci ha sempre moltiplicato quello che noi gli offriamo.
Così senza televisione abbiamo passato la mezzanotte senza accorgercene.
Al gruppo ci ho pensato solo all'inizio e mi dispiace che non ho espresso neanche il desiderio di unirci ai fratelli nella preghiera.
So che accadrà, perchè i fiori mettono tempo a spuntare e ci vuole pazienza ad attendere, quando vediamo ancora così poco e così male.
"Confidate nel Signore sempre" è scritto sul foglietto del calendario liturgico, perchè Lui è la roccia che non crolla e che ci permette di non essere travolti dalla tempesta, se le fondamenta della nostra casa poggiano su di LUI.
Come vorrei non dimenticare mai queste parole, come vorrei che diventassero il sangue che scorre nelle mie vene, come vorrei che non mi pesasse così tanto rinunciare a tante cose, che non mi servono, che sono dannose, per godere pienamente della sua presenza nella nostra vita.
Ho un cruccio nel cuore che è quello che mi sta allontanando dalla mia parrocchia, dai fratelli, con i quali ho condiviso tanto, dai sacerdoti che sono stati strumento di grazia potente.
Anche le amicizie ho riscontrato che non durano o cambiano perchè la nostra umanità ci porta a differenziarci, opporci, non andare d'accordo.
Se la preghiera fosse come quella che ieri sera abbiamo sperimentato io e Gianni, se fosse occasione di riflessione sulla storia che ci accomuna, certo non avrei di questi scrupoli. 
Ma lo stesso Dio ci rende capaci di accordarci se noi lo chiediamo con cuore sincero.

Signore sono qui, con il desiderio di comunione con tutti i miei fratelli, nessuno escluso.
Per questo ti prego vieni a fortificare le fondamenta di questo edificio spirituale di cui non riusciamo a vedere la forma.
Maria aiutaci a sentirci una cosa sola con Dio e con i fratelli, come ci ha lasciato detto Gesù.
"Prego perchè siano una cosa sola con me, come noi siamo una cosa sola".
Niente è impossibile a Te.


giovedì 6 dicembre 2018

" Confidate nel Signore sempre" ( Is 26.4)




" Confidate nel Signore sempre" ( Is 26.4)

Mi chiedo Signore se io sono capace di confidare in te sempre, di perseverare nella preghiera, nella fede, nella speranza, nella carità, nell'amore.
Questa mattina mi interrogo soprattutto sulla mia perseveranza nell'amore non tanto verso i fratelli che vedo di rado ma che porto nel cuore e ti presento ogni volta che mi metto alla tua presenza, quanto sul tuo amore per me.
A volte mi vengono i dubbi, visto come vanno le cose.
Tu hai chiesto a Pietro: " Mi ami tu?" ed era importante la tua domanda perchè gliel'hai fatta tre volte.
Non ti sei formalizzato alla quantità di amore che desideravi ma ti sei accontentato da subito e da subito gli hai dato l'incarco di pascere le tue pecore con l'amore di cui era capace.
Tu sei Dio e il tuo amore è infinito, questo penso sia l'attributo che più corrisponde alla verità del tuo essere Dio, il mio Dio, il Dio dei miei padri, il Dio di Gesù.
Quando non riesco a lodarti, benedirti e ringraziarti per la prova che ininterrottamente mina il corpo e la mente, notte e giorno protendendo le mie mani verso la tua acqua, la fonte viva e rigenerante della vita, quando la vita diventa solo un peso e il giorno un susseguirsi di no, io mi chiedo se il tuo amore è così grande come lo immagino, come lo desidero, come penso che dovrebbe essere.
Mi chiedo e ti chiedo quanto dovrò aspettare per vivere la gioia di essere tua figlia, di sentirmi definitivamente a casa al riparo da ogni paura e da ogni inganno.
Me lo chiedo dopo l'ennesima notte passata nel tormento del corpo e nella preghiera incessante, me lo chiedo questa mattina che mi appresto a cercare ragioni di speranza, spiragli di luce nella mia insignificante quotidianità.
Ho fatto indigestione della tua Parola Signore, questa notte, nella speranza di trovare un varco a tanta sofferenza, un senso, una direzione a dare al mio cammino, al mio esodo per una terra che non conosco.
"Mi si attacchi la lingua al palato, se ti dimentico Gerusalemme"
Le parole che mi porto dentro e che continuo a ripetermi per paura di rinnegarti.
Oggi credo che la risposta alla domanda se mi ami la debba trovare dopo il capitolo della passione.
Nei misteri gloriosi Maria mi farà vedere scritta nel cielo in terra e in ogni luogo qual è la vera salvezza, dove trovarla e in chi confidare sempre

sabato 10 settembre 2016

La casa sulla roccia

Image for Ecco l'agnello di Dio


VANGELO (Lc 6,43-49) 
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo che ha posto le fondamenta sulla roccia.
Signore tu sei venuto a rivoluzionare il mondo a stupirci, a destabilizzarci sì che noi desiderassimo cambiare posizione.
Ci sentivamo in perfetto equilibrio un tempo in cui le cose ci andavano bene e noi eravamo la misura di tutte le cose.
Con determinazione, intelligenza, studio, sacrificio e tanta buona volontà e pazienza ho costruito la mia casa , la mia cuccia con tutti i conphort per garantirmi un futuro senza problemi.
Ho studiato, ho lavorato, mi sono impegnata allo spasimo per raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissa, una casa dove non avessi padroni e dove in piena libertà potessi decidere il come e il quando uscire entrare, accogliere o respingere.
Non volevo dipendere da nessuno lo sai, Signore, tanto più da te i cui comandi mi erano incomprensibili e oltremodo gravosi.
Avevo paura di te Signore e dentro sentivo che alla mia casa mancava qualcosa, perchè se ti puoi liberare , rompere il cordone ombelicale con il padre e la madre, con la tua famiglia d’origine, certo con te non è cosa facile e penso praticamente impossibile.
Così ho cercato di arrangiarmi e di investire nel rapporto con te il minimo sindacale per non andare all’inferno, salvo poi con il tempo non curarmi più di questa possibile condanna alle mie inadempienze o furbizie, perchè l’inferno si era trasferito nella mia casa e nel mio cuore.
Con le unghie e con i denti ho cercato di sopravvivere alle fiamme, alle inondazioni, ai rifiuti, alle morti, alle montagne che mi si paravano davanti da scalare, da traforare.
Ho persino scandagliato le profondità della terra, nei suoi cunicoli bui ha cercato la verità continuamente contraddetta dai fatti, dalla luce che mi mostrava il volto beffardo di una sfida inutile e vana.
La mia casa, Signore, nelle intenzioni doveva essere una casa accogliente, con tante poltrone, perchè chi vi entrava si fermasse e godesse dello stare insieme a me, a noi.
Ho coinvolto in questo progetto di comunione, di condivisione tutta la mia famiglia, marito, figlio, amici, parenti perchè il cibo fosse lo strumento per uscire dalla mia solitudine.
Si ama come si è stati amati.
E io ero stata amata con il cibo che a mamma era mancato, cibo che provvidi a dispensare a piene mani a chiunque ho incontrato sulla mia strada.
Quanta gente si è seduta alla nostra tavola, quanti amici che ora non so che fine abbiano fatto avevano come punto di riferimento la nostra casa che sembrava salda, fondata sulla roccia perchè i commensali non mancavano mai! Commensali di cui avevo bisogno per sentire gli applausi alla mia bravura.
Ma pur se non avevo difficoltà a invitare le persone e a da loro da mangiare, avevo una grande difficoltà a condividere con gli altri il bagno, ma specialmente il letto.
Avevo escluso la possibilità di ospitare la notte qualcuno, cosa che suscitò l’irritazione di mio suocero, quando venne la prima volta a farci visita.
Si stupì che non avevamo progettato in una casa così grande la stanza per gli ospiti.
Allora mi morsi la lingua ma ricordo cosa pensai chiaramente.
A casa mia non lo avrei mai accolto nella vecchiaia, lui per primo.
Era forte il rancore che nutrivo per i suoi comportamenti a mio parere scorretti e irriverenti, e la sua vicinanza mi faceva star male.
Questa casa che oggi abito ha molti spazi inutilizzati e spesso mi chiedo se sia giusto che stiamo, in due, così larghi.
Un tempo pensavo che le badanti avrebbero occuparo lo spazio in eccesso, ma oggi non ne sono così sicura, perchè le nostre pensioni non sono sufficienti neanche a farci vivere decorosamente con le nostre forze.
E nostro figlio non ha un lavoro che gli permetta di sostenerci.
Penso quindi alle parole che tu oggi mi dici Signore, e mi interrogo se sono stata capace di ricostruire la mia casa crollata sulle certezze effimere del mondo, su di te che sei la mia roccia, la mia forza, il mio alleato, il mio potente liberatore.
Penso che ci voglia ancora tanto tempo perchè l’opera sia perfetta, ma sento nel cuore che la direzione è quella giusta e che tu sei il direttore dei lavori.
Tendo l’orecchio per percepire il tuo passaggio e riconoscerti nel turbine, nel terremoto o nel vento leggero.
Voglio vivere in ascolto della tua parola Signore, parola di vita, voglio imparare da te che sei mite e umile di cuore a non mettere preclusioni alla tua volontà, voglio seguirti dovunque vorrai portarmi, voglio imparare a costruirre case che non servano solo me, ma te che con giustizia, con misericordia e con amore le darai a chiunque ne abbia bisogno.
Le forze Signore sai che mi stanno abbandonando, come anche i mezzi materiali.
Umanamente non sono più in grado di fare nulla per rendere vivibile una casa, per renderla casa di Betania, luogo accogliente per gli sbandati della notte, ma anche per tutti gli amici.
Tu sei il mio amico più caro, il più generoso e disinteressato. Signore gestisci questo albergo perchè chi vi bussa trovi accoglienza e pace.

giovedì 4 dicembre 2008

La casa sulla roccia




Matteo 7,21-29
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?
Io però dichiarerò loro: non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”.
Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.


Fare la volontà di Dio è garantirsi il regno dei cieli.

Per fare la volontà di Dio bisogna conoscerla, questo è il punto.

Le nostre leggittime aspirazioni di bene non sempre si realizzano e non ci spieghiamo il perchè.

Sembra che Dio si diverta a farci soffrire con tutti i suoi no.

Che padre è, viene da chiedersi, se non si commuove davanti al dolore delle sue creature?

Eppure se guardiamo al nostro comportamento nei confronti di un bambino, ci rendiamo conto del fatto che i figli non hanno bisogno di genitori indulgenti che li accontentino in tutto, ma di genitori che vogliono il loro bene, anche quando questo comporta dire dei no difficili e dolorosi.

Se i nostri figli ci disobbediscono noi continuiamo ad amarli e, quando non tornano la sera, sono molto più presenti nel nostro cuore di quanto dormono nella stanza accanto.

Gesù è venuto a mostrarci l'amore del Padre, invitandoci a tornare bambini e a rinascere dall'alto.

Con il Battesimo, innestati in Gesù, possiamo costruire saldamente la nostra casa sulla roccia, che fuor di metafora significa definire la nostra identità originaria di figli di Dio e di fratelli in Gesù.

Ascoltando la parola del Figlio, guardando a quello che ha fatto, lasciandoci guidare dallo Spirito Santo, che ci ha lasciato per guidarci alla verità tutta intera, non ci sembrerà così incomprensibile e assurdo soffrire e morire per Lui, attraverso l'amore donato ai fratelli.