Visualizzazione post con etichetta comandamenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comandamenti. Mostra tutti i post

domenica 17 maggio 2020

" Se mi amate, osserverete i miei comandamenti" (Gv 14,15)




" Se mi amate, osserverete i miei comandamenti" (Gv 14,15)

Volevo partire dalla gioia su cui da ieri mi sono soffermata come condizione essenziale, presupposto e conseguenza di una festa che non deve finire. 
Meditando i misteri del rosario mi è venuto in mente che Gesù dalla madre è sollecitata ad intervenire perchè a Cana, durante un banchetto di nozze il vino era finito. 
Il vino è ciò che manca , quel vino speciale che il sacerdote , ripetendo le parole del Maestro consacra e trasforma nel sangue, nella  vita di Cristo. Così aveva fatto lui e aveva invitato gli apostoli a fare altrettanto in memoria di lui.
Se manca Cristo, la nostra vita si spegne, perchè è lui che ci dona la vita e non una vita qualunque ma una vita da figli di Dio, che è una cosa non straordinaria, ma impensabile e inimmaginabile, incredibile, se non sei dentro, se non ne fai esperienza.
Ebbene ieri pregando il rosario mi è uscita dal cuore una richiesta di aiuto, a Maria, una preghiera forte, gridata, urlata,non perchè il vino fosse finito, ma era agli sgoccioli.
I dolori erano sempre più invasivi e paralizzanti perchè il busto ortopedico nuovo, comprimendo lo stomaco che si era dilatato, mi stava deviando la colonna vertebrale, che di suo ha già tanti e annosi problemi.
Il dolore è il mio scomodo compagno di viaggio da sempre, si può dire, un compagno ingombrante, irrispettoso e sempre più invadente.
C'è stato un tempo che il problema lo vivevo come se dipendesse da me e dai medici e dai rimedi che la medicina mi proponeva.
Poi ho incontrato il Signore, attaccato, appeso ad un legno, innocente crocifisso per i nostri peccati e gli ho detto" Pure tu!"
All'inizio con Lui si è stabilita un'amicizia basata sulla condivisione di uno stato di estrema sofferenza, anche se a volte ho pensato che io da una vita stavo male e lui un lasso di tempo molto più limitato.
Dio mi perdoni se ho pensato questo, se la mia presunzione, anche dopo averlo concretamente incontrato, continuava a farmi credere che con Dio si parte alla pari.
" Pregherò quando sarò guarita" dicevo prima della conversione, non sembrandomi conveniente e rispettoso approfittare quando avevo bisogno, avendolo di fatto cancellato dalla mia vita nel tempo delle vacche grasse.
Mi ha salvato la mia sete di conoscenza, mi hanno sempre più affascinato le sue parole, le uniche da cui potevo capire chi fosse.
Con Gianni, nel periodo di fidanzamento, non abbiamo pensato fosse tanto importante conoscerci e abbiamo solo pensato a divertirci. Ma poi l'abbiamo scontata e ancora ci stiamo lavorando, lasciandoci illuminare dalla luce di Cristo.
Il dolore notturno ha favorito la conoscenza di Colui che credevo uguale a me, il dolore è stato lo strumento per scendere da quella torre che mi ero costruita su cui era scritto"Volere è potere".
Quante cose di notte lo Spirito mi ha comunicato, aprendo i sigilli del segreto, del mistero che si cela dietro le parabole della vita.
E ora sono ai piedi di quella croce su cui impudentemente ero salita e mi ero arroccata, ai piedi con Maria, insieme al discepolo che Gesù amava. 
Ero io, sono io oggi la discepola che si sente amata da Dio e che non si allontana perchè  venga lavata e rigenerata ogni momento dal sangue e dall'acqua che sgorga dal Suo costato.
Ogni notte diventiamo più intimi, ogni notte, quando il dolore viene a visitarmi dico: "Sei venuto a trovarmi di nuovo, mio Signore? Sei sceso per portarmi questo strumento di salvezza e associarmi al tuo sacrificio?"
Quante volte ho pensato che fosse lui a mandarmi questo dolore, i cani che dilaniano la carne, il magma infuocato che mi percorre la schiena, i lacci che si stringono in modo disordinato attorno alle mie membra, le ossa che si spezzano e gemono chiedendo aiuto.
" Sei tu mio Signore?", dicevo ogni volta che accadeva.
" Ti serve anche questo dolore? E anche questo e questo e questo?"
" Tu sai cosa farne, io no.
II mio corpo è il tuo corpo, il mio dolore è il tuo dolore, sicuramente sarà una cosa buona, è una cosa buona, diventa una cosa buona nelle tue mani."
Ho quindi attribuito a lui tutto quello che mi accadeva anche se non capivo perchè a me chiedeva tanto di più.
Questa notte lo Spirito del Signore si è posato su di me, mentre invocavo Maria perchè il vino stava per finire e il dolore di tante notti insonni e dolorose non mi faceva godere dell'amicizia e delle attenzioni dello Sposo.
Come un lampo il pensiero mi ha squarciato la nube che mi impediva di vivere in pienezza di gioia la sofferenza che mi stava massacrando e ho detto:" Sei venuto a salvarmi mio Signore. 
Non sei tu che mi mandi questo dolore, non sei tu il mio dolore, ma sei venuto a combattere insieme a me l'attacco del nemico. 
So che averti come alleato è come aver già vinto, perchè tu hai vinto il mondo. Di cosa devo avere paura? 
Vieni Signore Gesù e fa che non ti scambi mai più con il mio persecutore, ma ti accolga sempre come il mio Salvatore".
Grazie Maria, perchè con te è bello vivere e rimanere nell'amore di Dio".



lunedì 17 giugno 2019

ESAGERAZIONI?



SFOGLIANDO IL DIARIO...

15 giugno 2015
Meditazioni sulla liturgia di

lunedì della XI settimana del TO
ore 6.52

Letture; 2 Cor 6,1-10; Salmo 5; Mt 5, 38-42

"Afflitti, ma sempre lieti"(2 Cor 6,10)

Certo che le cose che troviamo scritte nel Vangelo sembrano esagerazioni, cose dell'altro mondo.
Questa mattina leggevo su un sito cattolico la diatriba tra quelli che non vogliono che i disperati in fuga dalla guerra, dalla fame, dalle torture ci vengano a rubare il pane di bocca, cristiani convinti, credenti e praticanti che a colpi di sciabola rintuzzavano le timide ed educate parole di quelli che il vangelo lo vogliono incarnare nella propria vita.
Non è un caso che la parola di Dio ci raggiunga quando sembra impossibile anche solo provvedere a noi stessi, sbarcare il lunario noi e la nostra famiglia.
"Da' a chi ti chiede, porgi l'altra guancia e se uno ti chiede il mantello dagli anche la tunica."
Le parole di Gesù rimettono in discussione la maggior parte dei nostri comportamenti abituali che escludono gli altri dal godimento di ciò che a malapena basta per noi.
Mi viene in mente la testimonianza di una persona povera a cui un giorno decisi di regalare una somma di denaro ricavata dalla vendita di vestiti che non mettevo.
Il superfluo era la prima volta che decidevo di darlo a chi ne avrebbe fatto un uso migliore.
Ciò che non ci serve non ci appartiene, mi dicevo, mentre le chiedevo se si offendeva a prendere da me quell'elemosina.
Mi rispose con un sorriso disarmante e una gioia che le fece brillare gli occhi.
"Lieti , anche se afflitti" dice  San Paolo.
Ho visto che è una cosa possibile in quella persona che mi benedisse, perché la Provvidenza, attraverso di me, non si era fatta attendere.
Quella mattina era entrata in chiesa anche se era in ritardo per il lavoro di sguattera sottopagata.
A Dio voleva presentare la sua giornata e i suoi scarsi e inadeguati mezzi per provvedere a se e alla famiglia.
Mi disse che era povera e che viveva di carità.
I suoi vestiti a volte firmati non mi dovevano trarre in inganno perchè niente era suo, tranne una giacca di pelo sdrucita e lisa di quando le cose andavano bene e il marito lavorava, prima che un alluvione gli facesse marcire la merce ammassata in cantina, tappeti costosi di cui faceva commercio.
Mi raccontò, mentre in sagrestia le consegnai la busta con il mucchietto di soldi, che una volta aveva sentito forte l'esigenza di dare le uniche 10.000 lire ad un povero,  nonostante il parroco l'avesse dissuasa, conoscendo la sua situazione.
Ma lei non volle sentire ragioni, certa che Dio non le avrebbe lesinato ciò di cui aveva bisogno.
Infatti, appena uscita le si fece incontro una persona che le mise in mano il doppio della sua elemosina,  per le preghiere che aveva fatto per lei e la sua famiglia.
Bisogna crederci, anche se sembra follia, bisogna farne esperienza e raccontare a tutti quanto è grande il Signore che ci soccorre in ogni nostra tribolazione.
Avrei tante cose da raccontare a proposito che non basterebbe un libro, cose successe a me e ai miei cari, miracoli scintillanti che ti appaiono solo quando smetti di voler spostare le montagne perchè le vedi al posto giusto.

domenica 26 maggio 2019

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando (Gv 15,14)



Meditazione sulla liturgia della
sesta domenica di Pasqua anno C

Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando (Gv  15,14)

Quando pensiamo alla messa, alla preghiera, all'obbedienza dei comandamenti eccetera, tutte cose che Gesù ci invita a fare e di cui la Chiesa si fa portavoce e ministra, pensiamo sempre di fare un piacere a Dio e non a noi.
Anche oggi, leggendo il vangelo, di primo acchito, ho pensato a come ci comportiamo noi nei confronti delle persone, specialmente di quelle a cui possiamo fare i ricatti del tipo: "Se mi ami devi fare quello che ti dico, se no significa che non mi vuoi bene".
Dicevo che questa mattina subito mi è scattata la molla della censura, della critica, perché sembra che Gesù si comporti come noi.
"Non è possibile, mi sono detta, altrimenti il cielo e la terra sono la stessa cosa e la religione è una menzogna.
Gesù ci inganna, facendoci questo discorso, mi dicevo, anche se poi come premio dell'osservanza dei suoi comandamenti c'è il fatto che Lui e il Padre verranno ad abitare presso di noi.
Anche questa possibilità di avere come eterni coinquilini, condomini, o familiari che dir si voglia, la Trinità, non so a quanti faccia gola, quanti desiderano questa vicinanza.
Ieri il mio fisioterapista mi ha chiesto da dove cominciare a leggere la Bibbia e se gli davo o se avevo qualcosa da fargli leggere, anche se aveva pensato di cercare su Internet.
Bella domanda mi sono detta, ma lui aveva fretta e voleva una risposta di cinque minuti.
Cinque minuti per una cosa così seria, così importante!
Solo lo Spirito Santo può fare di questi miracoli.
Così gli ho detto che o andava a Spirito Santo o… cominciasse a leggere il Vangelo.
Come se fosse facile!
Se gli capita una pagina come quella di oggi, solo lo Spirito può convertirlo a continuare, a insistere, a chiedere!
Forse è questo ciò che dovevo dirgli.
Quando parla una persona dobbiamo prestare ascolto, che significa intanto fare silenzio e lasciare che le sue parole ci arrivino chiare e nitide, attraverso le orecchie, alla mente e al cuore.
Ma la cosa più importante, se da un lato è il silenzio, l'ascolto, l'accoglienza, non possiamo prescindere dal fermarci prima di tutto sull'identità del nostro interlocutore.
Chi ci sta parlando?
Se è nostra moglie/marito, madre, fratello eccetera non è detto che quello che vuole noi facciamo sia giusto, perché i ricatti d'amore sono i più frequenti.
Quindi si deve partire da un atto di fede.
Chi è Gesù? È veramente il figlio di Dio?
L'identità di Gesù non è che può essere dimostrata con un discorso forbito, ben articolato, pieno di riferimenti.
L'identità di Gesù la scopri se permetti che lui ti scopra e ti illumini.
Vale a dire che la cosa più semplice da fare è verificare se quello che dice ci fa stare bene.
Verificare che poi tutto quello che Lui ha detto e fatto lo lo ha testimoniato con la sua vita, è un argomento a favore.
Ma tutti i discorsi, le dimostrazioni cadono nel vuoto se lo Spirito del Signore non ci spiega, non ci illumina, non ci guida.
Oggi Gesù dice che verrà ad abitare con noi, se osserviamo i suoi comandamenti che poi è uno solo "amatevi come io vi ho amato" .
Non dice "amate me" ma "amatevi l'un l'altro", che la dice lunga sull'egoismo del Padreterno che dal nostro amore non è che ne ricavi maggiore autorità, gloria, potenza e chi più ne ha più ne metta.
L'amore serve a noi e non a Lui.
Così le messe, i Sacramenti in genere, la lettura della Parola, sono doni d'amore per noi, solo per noi.
Certe volte mi chiedo chi glielo ha fatto fare a creare, dare la vita ad un esercito di bugiardi, ingannatori, fedifraghi, menefreghisti... Con tutto quello che gli facciamo passare!
Così diciamo quando i figli ci fanno disperare.
Ma se diamo delle regole, certo sono per fare stare meglio loro (un po' anche noi in verità, altrimenti ci distruggono la casa!).

Oggi c'è una bellissima descrizione della città santa, la Gerusalemme celeste, salda, luminosa, grande, dove non c'è tempio, perché il tempio è Dio.
Penso alle nostre case di uomini, dove non c'è profumo di santità, dove si litiga, non ci si frequenta, si sta ognuno per conto proprio.
Certo che queste abitazioni dove siamo, dove ognuno parla una lingua diversa o vive in un mondo virtuale da un'altra parte, non profumano di Dio.
Dio verrà ad abitare in mezzo a noi, quando ci metteremo d'accordo, quando cuori batteranno all'unisono, quando non ci saranno da osservare comandi imposti dall'alto.
Lo Spirito suggerirà il pensare, il dire e l'agire.
Lo Spirito d'amore accorderà i cuori sì che non avremo bisogno di uscire di casa per celebrare la liturgia perché Dio è il tempio, l'amore è il tempio, vale a dire che Dio abita con noi quando l'amore circolerà senza ostacoli nelle nostre case.
È l'amore che rende visibile Dio, è l'amore che ci rende fecondi e felici, è l'amore che ci realizza pienamente.
La dimora di Dio è l'amore. 
L'amore è anche la nostra casa, è di casa, se accoglieremo i consigli di Gesù e non gli legheremo le mani e non tapperemo la bocca alla voce dello Spirito.

venerdì 24 maggio 2019

COME


Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri COME io ho amato voi.” (Gv 15,12)

Oggi Gesù ci dice la ricetta della gioia, la ricetta della felicità. Amare COME Dio ama. 
Allora non c'è speranza, mi sono detta. Niente sembra così difficile: amare alla maniera di Dio.
E' il COME che ci fa spavento. 
Anche nel Padre nostro, insegnatoci da Gesù, c'è un altro COME che non vorremmo mai pronunciare:” Rimetti a noi i nostri debiti, COME noi li rimettiamo ai nostri debitori”. 
Non è possibile che Dio ci chieda cose impossibili. Sa di che pasta siamo fatti, come può pretendere una cosa del genere? 
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano “ è la richiesta che precede la remissione dei debiti. 
Forse il pane da chiedere è quello del perdono, quel pane che ci permette di amare i nostri nemici, quelli che non sono come li vorremmo, che ci ostacolano, ci rifiutano, ci uccidono . 
“ Non di solo pane vive l'uomo, sta scritto, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” 
Gesù è la parola che salva, è il dono straordinario del Padre che attraverso il Figlio ci vuole comunicare l'Amore fatto persona, lo Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa. 
Innestati a Gesù niente sarà impossibile ai suoi amici.
Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam.

domenica 29 ottobre 2017

“Amerai il tuo prossimo come te stesso”(Mt 22,39)

“Amerai il tuo prossimo come te stesso”(Mt 22,39)

SFOGLIANDO IL DIARIO...
9 ottobre 2017


lunedì della XXVII settimana del TO

"Chi è il mio prossimo?"(Lc 10,29)

Me lo chiedo oggi che rileggo questa Parola alla luce delle mie esperienze prima e dopo aver incontrato il Signore.
Il rispetto, la solidarietà nei confronti dell'altro, dei più deboli e bisognosi l'ho succhiato penso dalle mammelle di mia madre, nutrita prima dal suo liquido amniotico.
Davanti agli altri il nostro desiderio, il nostro bisogno scompariva, senza discussioni, perchè, non lo so nè me lo sono mai chiesto, così ci aveva insegnato mia madre..., chiunque bussava alla nostra porta aveva un pezzo di pane, un piatto di minestra, un letto. 
Così noi bambini spesso ci ritrovavamo a dormire per terra o a dire che non avevamo fame, se quello che si offriva all'ospite, la parte migliore, non ce lo potevamo permettere tutti.
Mi dette una grande lezione di umanità mio padre, quando, durante la guerra, accolse nella casa dove eravamo sfollati, i parenti anziani o disabili o senza lavoro della famiglia di mamma, ma specialmente quando si oppose alla decisione dei cognati, fratelli di mia madre, di mettere nonna in un ospizio.
In sei o in sette le cose non cambiano quando si è abituati a prendere calore dalla vicinanza dell'altro.
Eravamo 4 figli quando accadde e tutti abbastanza grandi da necessitare almeno di un piano d'appoggio per studiare e di un letto, di una sedia, che non c'erano nella misura degli abitanti della casa.
Papà puntò i piedi e si prese cura di nonna tutto il tempo che visse e più di mamma, perchè fu messo anzitempo in pensione per via di un infarto, mentre mamma lavorò come insegnante fin quasi alla morte.
Dipendenza affettiva, la chiamano, almeno quella che aveva mia madre e che mi toccò in eredità come anche la paura di rimanere sola, con conseguenti e ripetute crisi di panico.
Mamma era talmente esercitata nell'arte della crocerossina che si dimenticava a volte di avere figli incidentati, bisognosi di aiuto, specialmente bisognosi di abbracci.
Così sono andata avanti, con il mondo sulle spalle come Atlante, con la convinzione che io e solo io potevo salvarlo.
Senza rendermene conto, era per me naturale aiutare le persone a risolvere i problemi, scambiando purtroppo i miei con i bisogni altrui.
Oggi il vangelo mi dà l'opportunità di riflettere su chi è il mio prossimo e per la prima volta mi viene in mente Antonietta, vittima di infami imboscate davanti alla quale come il levita o il sacerdote sono passata senza neanche sollevare lo sguardo per posarlo sulle sue ferite, senza farmene carico affidandola a chi più di lei sapeva e poteva. 
Antonietta, nonostante avesse incontrato il Signore, non ancora aveva sentito su di sè il Suo sguardo di compassione, l'olio della Sua tenerezza versato sulle sue ferite, forse perchè pensava di non averne e continuava a cercare lontano Chi le stava così tanto vicino....
Poi è accaduto, di recente, nell'ultimo viaggio della speranza, di fermarsi davanti al tabernacolo di una chiesa fino ad allora sconosciuta: la Basilica di Santa Beretta Molla, dove si era data appuntamento con amici reali, anche se conosciuti attraverso il mondo virtuale.
Non volevo correre il rischio dal viaggio a Milano, per il consulto con un famoso professore, di riportarmi un pugno di mosche, visto come vanno a finire, da 50 anni che giro, questi appuntamenti onerosi e mai risolutivi.
Così ce ne siamo dati un altro di appuntamento, di riserva, con Ric, Aurora ( la madre) , Daniela e Rosella, moglie di Carlo un carissimo amico blogger, morto all'improvviso.
Rosella nessuno l'aveva mai incontrata di persona, pur essendo lei diventata nostra carissima amica.
Una giornata all'insegna della gioia e della gratitudine a Dio per tanta grazia, tante coincidenze favorevoli per ritrovarci in un luogo così distante da casa mia ma anche da casa loro, ma sentito più che mai vicino ai nostri cuori.
Mi hanno accolta e trattata come una regina, mi hanno fatto sentire leggera e bella, nonostante la mole con carrozzella incorporata.
Nessuno mai mi aveva dato così tanta importanza, mai avevo ricevuto tante attenzioni gratuite, non sentivo di meritarle, ma avevo bisogno di aprire il cuore a chi mi stava aspettando.
Non so quanto tempo ho pianto a dirotto, forte in quella chiesa, davanti a quel tabernacolo dove volevo credere che ci fosse Lui a sentirmi, affiancata dalla Santa Gianna Beretta Molla, che sentivo alitarmi vicino.
In quel pianto c'era tutto, il mio dolore e la mia gioia, il mio tormento e tanta stanchezza, c'era il dubbio e c'era la fede. cercata ad ogni costo... ma specialmente c'era quel potersi permettere di mettere a nudo la propria fragilità, il fallimento, la stanchezza di tanta strada percorsa invano e il naufragio di ogni speranza e la certezza che c'era ancora una barriera da abbattere... la porta di quel tabernacolo.... la tenda che mi divideva dagli uomini e da Dio, da mio figlio, dalla sua famiglia e dai miei parenti più prossimi, il marito, la sorella, le sorelle, i fratelli.... 
Chissà perchè mi riusciva così bene amare a distanza, prendermi cura delle persone senza mai prenderle in braccio, come ho fatto con mio figlio, come ho fatto con i miei nipoti.
Senza usare le braccia per tanto tempo ho servito la famiglia, la scuola, gli amici.... senza toccarli, ho fatto tutto il possibile e anche l'impossibile per aiutare chi era nel bisogno.
Mia madre mi diceva che i figli si baciano la notte mentre dormono, perchè non se ne devono accorgere. 
Non si devono lodare perchè poi se la credono, non si deve mai dire che sono belli, perchè poi diventano vanitosi.
Con mio figlio e con mio marito ho agito così, attraverso una cortina dietro la quale mi nascondevo.
La porta del tabernacolo quel giorno era come se fosse aperta, perchè non ho fatto fatica a sentire lo sguardo, le orecchie, tutto il corpo di Cristo teso ad ascoltarmi...e non erano parole, ma singhiozzi e non avevano nè soggetto, nè predicato verbale quel fiume in piena di lacrime uscite dal profondo del cuore.
I miei amici in fondo alla chiesa sono rimasti in silenzio, in preghiera, mentre mio marito mi accarezzava e la Santa della famiglia ( Santa Gianna Beretta Molla), quella donna ritratta sull'altare laterale pieno di ex voto, scarpette, bavaglini, cuffiette, a testimoniare che la sua intercessione era andata in porto.
Ma mentre ci dirigevamo al luogo convenuto per l'incontro con gli amici del Web, di carne non inventati, mi chiedevo se a questa santa potevo chiedere il miracolo.
Le avevo provate tutte con gli uomini, medici più o meno illustri, l'ultimo la sera prima per cui avevo affrontato il viaggio fino a Milano per riportarmi un pugno di mosche in mano.
Malattia psicosomatica non è bello sentirselo dire, se stai su una sedia a rotelle, se sei straziata giorno e notte da dolori inenarrabili, se la tua vita è diventata un incubo da cui vorresti solo fuggire.
Eppure mi avevano vivisezionata in 50 anni di peregrinazioni, per trovare la causa di tanto male. 
Alcuni per rimuoverlo avevano lasciato il segno, limitando la funzione dell'organo toccato.
Malattia somatoforme l'ha chiamata il guru di turno, l'ultimo in ordine di tempo, consigliandomi... lasciamo perdere, tanto non ci vado a 73 anni a fare un ricovero al Pio X di Milano dove alla terapia del dolore è associata una psicoterapia con i fiocchi.
Se c'è una che non si è mai tirata indietro per rimettersi in discussione, che si è sottoposta a tutto ciò che mi veniva consigliato per liberare e mettere ordine al mio cervello, quella sono io.
Poi ho incontrato il Signore e ho constatato che nel vangelo si trovano i migliori spunti per riflettere, interrogarsi e mettersi in cammino, cambiando posizione.
Di psicologi non ne ho più cercati, perchè quando non riesco a fare quello che mi dice il Signore, chiedo aiuto a Maria, ai suoi santi, a tutti gli intercessori che mi caricano sul loro giumento.
Ma se uno nasce senza le braccia, metaforicamente, s'intende, a meno di miracolo non ti crescono o se ti crescono sono malate, deboli, doloranti.
Padre Carlo durante una delle ultime confessioni mi aveva detto che Antonietta doveva imparare ad amare Antonietta, prima di tutto.
La cosa più complicata da fare almeno per me.
Mia madre mi ha amato dandomi da mangiare e comprandomi stoffe per realizzare vestiti adatti a coprire la ciccia inevitabile, ma non mi ha mai abbracciato....e neanche gli altri miei educatori a cui sono stata affidata.
In quel pianto davanti all'altare di Dio ho invocato il suo abbraccio di Padre, di Fratello, di Sposo, ho chiesto un incontro ravvicinato per sentire il suo cuore battere sul mio, le sue mani accarezzarmi per asciugare le lacrime.
La Santa della famiglia qualcosa stava facendo anche per me.
Tutto può l'Amore.

lunedì 24 luglio 2017

Perseveranza

"Non abbiate paura! Siate forti." (Es 14,13)
Certo al posto degli Israeliti anche noi avremmo agito come loro e ci saremmo lamentati con chi, alimentando le nostre speranze, ci aveva portato in una situazione oggettivamente senza sbocco.
Uno il coraggio non se lo può dare e se ti insegue un esercito di cani arrabbiati non puoi pensare di farla franca.
La fede è un mistero perchè in certe situazioni è inspiegabile come la parola di Dio che ti arriva all'orecchio, ti scuote, ti rianima, ti dà pace e sicurezza.
La parola di Dio la riconosci perchè ti toglie la paura, ti apre il cuore alla speranza, ti dà coraggio, ti fa credere che quella battaglia, quella situazione incresciosa, quell'ostacolo, quel bisogno non sei solo ad affrontarlo, perchè Dio è con te, combatte per te.
Così Mosè, strumento nelle mani di Dio , debole, fragile, senza poteri umani, riesce a diventare credibile facendo le opere di Dio.
Il passo dell'Antico Testamento che oggi la liturgia ci propone, lo possiamo riportare alla nostra esperienza ordinaria.
La paura, il dubbio, la sensazione di essere incalzati da un problema irrisolvibile, da situazionin senza sbocco, da ricalcoli della vita, da rifiuti, impotenza sono pane per tutti...
Dicevo che la fede è un mistero, ma è più giusto dire che è un dono, un dono di Dio che non ha nè braccia, nè mani, nè bocca per dire per fare ciò che noi ci aspettiamo.
Ma ha cosparso il nostro cammino di tanti intermediari, tanti angeli che operano al posto suo.
Mosè è uno di questi, che acquisì potere agli occhi di Dio quando lo perse agli occhi degli uomini.
Divenne credibile perchè dette tangibilmente segni di un potere che gli permetteva di fare cose che nessun uomo avrebbe potuto fare senza l'aiuto di Dio.
Gli Israeliti quindi seguirono Mosè perchè compiva prodigi, ma anche e soprattutto perchè era Dio a renderli, docili all'ascolto della Sua Parola.
"Neanche se vedessero uno risuscitato dai morti crederebbero" dice Abramo al ricco epulone che voleva che fossero avvertiti i suoi famigliari della sorte che li aspettava se avessero perseverato nella loro condotta ingiusta.
Ma spesso siamo soli e non abbiamo intermediari che ci salvino dall'assalto dei nemici.
E' capitato a me questa mattina che avevo deciso, dopo aver letto la Parola di Dio, di uscire fuori al balcone e trarre da ciò che vedevo e sentivo occasione per lodare e benedire il Signore, nonostante il dolore non mi avesse dato tregua.
Il sole stava salendo nel cielo, ma io stavo al fresco sul dondolo del grande balcone pieno di piante e di fiori che viene raggiunto dai suoi raggi nel pomeriggio.
E' la mia postazione preferita, la mia chiesa, perchè lì il cuore mi si apre alla lode e alla gratitudine a Dio che continua a farmi regali attraverso le sue più belle creature.
Ma il regalo più grande erano due piccole piante non comprate che senza che io facessi nulla, senza averci speso tempo e denaro e forze, sono spuntate in due vasi abbandonati con un po' di terra e più delle altre mostrano vitalità e bellezza e forza e grazia.
I farisei e gli scribi cercavano un segno, anche gli Israeliti ne avevano bisogno, ma io questa mattina li avevo davanti i segni della misericordia di Dio che veste i gigli dei campi e provvede al cibo degli uccelli del cielo.
Quelle piantine con i loro teneri germogli mi portavano a lodarlo, benedirlo e ringraziarlo e mi comunicavano una grande pace.
Una pace che continuo ad avere nonostante sia dovuta fuggire dalla mia postazione per un temporale improvviso, per il formicolio doloroso alle mani e ai piedi che mi impedivano di continuare la mia preghiera che volevo condividere con gli amici dell'Unico Eterno e Fedele Amico .
La fede è rimanere fermi nella convinzione che tutto è possibile se credi che non tu ma Lui agisce anche attraverso una Tachipirina e una sdraio al coperto.

lunedì 3 ottobre 2016

I VERBI DELL’AMORE .

Image for Casa di Betania
(Lc 10, 30-35) «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò leferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’ albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.
I verbi dell’amore di Dio
lo vide
ne ebbe compassione.
gli si fece vicino,
gli fasciò le ferite,
vi versò olio e vino
lo caricò sulla sua cavalcatura,
lo portò in un albergo
si prese cura di lui.
lo affidò all’albergatore, perchè ne avesse cura, pagando in anticipo
Ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno.
Ciò che mi sconvolge oggi, leggendo questo passo del Vangelo, non è tanto quello che io sono chiamata a fare per entrare nel regno dei cieli, ma quanto il Signore ha fatto per me.
Le parole del Salmo 8 ben esprimono il sentimento che provo di inadeguatezza, di limite, di indegnità di fronte a Dio che mi ha creato.
“Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?“
Chi sono io Signore per attirare la tua attenzione, per mettere in pericolo la tua stessa vita, pur di salvarmi?
”Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato. Tutto hai messo ai suoi piedi”
Signore Gesù, fa che mai dimentichi queste parole, specie quando la mia vita mi sembra inutile, insensata, pericolosa, quando mi sento attaccata da ogni parte, quando nel deserto vedo solo volteggiare nel silenzio gli avvoltoi.
E’ bello, quando ci travolgono le tempeste e ci sentiamo inadeguati a fronteggiarle e a ripararne i danni, ascoltare la tua Parola, che è Parola di speranza, parola di vita.
Tu hai pagato per me fino all’ultimo spicciolo, mi hai affidato alla Chiesa perchè continuasse a prendersi cura di me fino al tuo ritorno…
Grazie Signore della Tua Parola, grazie dell’Eucaristia, grazie del tuo Spirito effuso su tutta la Chiesa perchè impariamo a prenderci cura gli uni degli altri senza passare oltre.