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lunedì 1 febbraio 2021

Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? (Mc 5,7)

 



Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? (Mc 5,7)

Lo dicono i demoni che si erano impossessati di un povero disgraziato, ma lo pensano anche gli abitanti di Gerasa quando vedono il prezzo da pagare per vivere in pace.
Gesù scomoda tutti, non c'è che dire. I suoi interventi non danno paradisi immediati di vita godereccia senza problemi. Tutt'altro. La lotta contro il male è impegnativa, faticosa, sfiancante, rischiosa perchè ci puoi rimettere la testa, la vita, come tutti i martiri che hanno testimoniato fino in fondo che Gesù è il Signore, che le potenze del male non prevarranno.
Ma a ben pensarci il male di per se stesso non ti paga e non ti appaga se non per un periodo molto limitato di tempo. Perchè l'inferno è vivere come i due indemoniati del vangelo di oggi, isolati, separati dalla comunità che non ama quelli che disturbano il loro quieto vivere.
Il quieto vivere quindi sembrerebbe frutto della fede, il paradiso perduto, ma anche qui c'è da riflettere e molto.
Noi tendiamo ad attribuire ad altri la responsabilità di quello che ci accade e non amiamo rimetterci in discussione.


Non mi sento un indemoniata, questo è certo, nè un demonio, ma sicuramente mi sento una di quelli che sente minacciato ciò che possiede dall'eseguire alla lettera quello che dice Gesù.
Faccio fatica a rinunciare a certe cose che non contribuiscono alla mia salute spirituale e per questo chiedo al Signore il distacco da tutto ciò che mi è stato consegnato e che devo restituire.
La mia preghiera incessante è proprio finalizzata a vivere come se fossi povera, pur essendo ricca di tutto, perchè ho Lui che è la mia unica e vera ricchezza.
Non è facile nè scontato rinunciare a ciò che hai di più caro per estirpare il male che scardina la casa dalle fondamenta.
Da poco abbiamo tagliato un pino alto e maestoso la cui ombra l'estate ci dava un po' di refrigerio. Le sue radici avevano sconnesso le scale del portone d'ingresso e avevano dissestato anche parte dei muri di sostegno.
L'abbiamo dovuto abbattere perchè la casa ci sarebbe crollata addosso.
Gli uccellini ora al mattino non mi svegliano più con i loro cinguettii, ed era una festa un canto che mi portava a lodare e ringraziare Dio.
Ora la casa è immersa nel silenzio e il canto si è trasferito nel mio cuore, perchè lì dov'è il tuo cuore c'è anche il tuo tesoro.

giovedì 23 gennaio 2020

Miracoli


VANGELO (Mc 3,7-12)
In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Parola del Signore 

Gesù comincia il suo ministero di evangelizzazione, cacciando i demoni, guarendo i malati, annunciando il vangelo.
La sua opera sembra frenetica, un cammino senza sosta, senza trattenere nulla per sé, guidato dallo Spirito, in connessione con la volontà del Padre ritagliandosi momenti di intimità e di comunione con Lui, quando ancora era notte o ritirandosi in luoghi solitari rubati alla pressione delle folle che lo cercavano per farsi guarire.
Gesù non è venuto per strabiliare l'uditorio come un mago, un giocoliere o un santone, non opera per raggiungere la fama, per ottenere prestigio, ma perché l'amore di Dio si manifesti attraverso di lui, per compiere la missione per la quale è stato mandato sulla terra.
Nella prima lettera di San Paolo ai Corinzi 3,1-9 si parla chiaramente del fatto che, chiunque annuncia il regno di Dio, chiunque battezza (Apollo Paolo) è un semplice ministro perché né chi pianta né chi irriga è qualche cosa ma Dio che fa crescere.
Gesù è Dio ma nel compimento della sua missione nel mondo è un intermediario, è un uomo vero, perfetto, che svolge la sua funzione per cui è stato mandato: :
guadagnare al Padre quanti più figli, quanti più fratelli, pellegrini nel mondo, sbandati, oppressi, bisognosi di aiuto.

Gesù fa miracoli perché la gente creda a quello che dice, ma si nasconde e impone il silenzio perché non vuole che la sequela sia un colpo di fulmine, una nube che svanisce al mattino.
Non si può diventare discepoli di Cristo se non ti sei sentito toccato, guardato, risollevato da lui, risuscitato, guarito.
Non sono le belle parole, i discorsi coerenti e ben articolati che convincono le persone, quando un evento che ti cambia la vita, nel quale riconosci la sua presenza e ti viene da dire: "Il signore è qui e non lo sapevo!"
Ma lo devi cercare Gesù, devi cercare la sua parola, la sua mano benedicente, cercare quale sia la sua vera identità, cercare, cercare…
Le folle lo cercavano.

Non tutti quelli che cercano lo trovano, quando in Lui cercano la soluzione ai propri problemi ovvero lo trovano ma non lo riconoscono o lo trovano e poi, tratto il beneficio cercato, lo perdono di vista e tornano alle occupazioni abituali.
La suocera di Pietro guarita dalla febbre, si mise a servire.
La guarigione è quando cominci a funzionare, quando assolvi alla funzione per la quale sei stato creato.
Quando ci si guasta la macchina o facciamo un incidente, portiamo la macchina dal meccanico o dal carrozziere.
Questo non vuol dire che siamo da quel momento esenti da qualsiasi altro guaio.
La macchina si può fermare di nuovo se non usiamo le dovute precauzioni, se non stiamo attenti.
Non si viaggia più come prima se si è sfiorata la morte.
Si diventa più prudenti.
Sono gli scriteriati continuano a pigiare l'acceleratore incuranti dei divieti e si sa la fine che fanno.

Gesù per farsi seguire, aveva bisogno di rimettere le macchine a nuovo, rimetterle su strada, fare il tagliando, ma di quelle folle osannanti sotto la croce nemmeno l'ombra

martedì 3 settembre 2019

" Taci! esci da costui!"(Lc 4,35)



Gesù gli ordinò severamente." Taci! esci da costui!"(Lc 4,35)


Perchè Gesù intima al demonio di uscire dalla persona di cui si è impossessato? Sicuramente non perchè l'ha riconosciuto come il santo di Dio, ci mancherebbe. Ma perchè afferma che è venuto a rovinarci.
La persona in questione era tra i devoti e in essa possiamo identificarci senza scandalizzarci.
Quante volte a parole noi riconosciamo che Gesù è il Signore salvo poi attribuirgli la responsabilità di tutto quello che ci accade di male!
Il dio in cui crediamo ci sta bene fino a quando non ci scomoda, non ci fa cambiare posizione, non mette i paletti all'esercizio della nostra libera volontà
Identifichiamo la felicità nel fare quello che ci pare e piace, anche se siamo molto severi nel giudicare quelli che non rispettano le regole.

In fondo è la libertà degli altri che ci rovina la vita e alzi la mano chi non si è indignato con qualcuno che

l'ha usata a nostro discapito.
Il problema della fede, della vita, delle relazioni interpersonali sta tutto nell'esercizio corretto della nostra volontà e delle nostre scelte.

Ma chi ci dice che una cosa è buona o cattiva?
Dio ci ha provato consegnando ad Adamo ed Eva il paradiso con l'unica clausola di non mangiare dei frutti dell'albero del bene e del male. Vale a dire che solo Lui e non l'uomo poteva dire ciò che è buono e ciò che è cattivo.
Si sa che a nessuno piace sottostare a imposizioni, comandi, leggi che limitano il nostro campo d'azione, che mortificano i nostri desideri, impediscono la realizzazione dei nostri sogni.
Ma Dio è Padre e come tutti i padri del mondo ne sa più dei figli che non ancora raggiungono l'autonomia, ma essendo Dio ne sa più di tutti i figli anche i più intelligenti, scienziati, premi nobel e via dicendo.
Altrimenti che Dio sarebbe?
Tutti i costruttori, ideatori di manufatti conoscono bene la loro funzione e cosa occorre perchè durino a lungo.
Nessuno si sognerebbe, a meno di essere pazzo, di mettere al posto della benzina acqua o coca cola, nè laverebbe a 100 gradi una maglia di puro cachemire, magari aggiungendo il candeggio.
Non si capisce proprio come l'uomo presti così tanta attenzione alle cose a cui tiene, leggendo e seguendo con scrupolo il ibretto di istruzioni e si rifiuti di seguire le indicazioni contenute nel vangelo non per vivere a lungo, ma per non morire mai.
Dio eterno ha creato figli destinati ad essere eterni a patto che non si allontanbino da casa, che si lascino nutrire dalla Sua parola, guidare dal Suo spirito.
Tornando al vangelo di oggi quindi è doveroso farci un serio esame di coscienza per vedere se Dio lo adoriamo a parole ma poi nei fatti lo vorremmo cacciare perchè disturba la nostra vita, il nostro fare ciò che ci pare e piace perchè in fronte non abbiamo scritto" giocondo"
Signore aiutaci a fare la tua volontà, a consultarti ad ogni decisione, a preoccuparci non tanto di stare bene ma di far stare bene.
Quel giardino che ci riconsegni fiorito ad ogni confessione fà che ce ne facciamo carico e lo coltiviamo con cura, amore e tanta umiltà.

domenica 14 aprile 2019

"Pregate per non entrare in tentazione"(Lc 22,40)







"Pregate per non entrare in tentazione"(Lc  22,40)


La lettura del Passio mi ha fatto pensare a Gerusalemme la città santa dove tu Signore hai combattuto l'ultima ed estrema battaglia con il demonio, il divisore, il traditore, l'ingannatore.
La tua è una vera agonia un combattimento che è iniziato da quando ti sei ritirato nel deserto a pregare per 40 giorni e sei stato tentato in tutti i modi perchè desistessi dal compito che ti eri prefisso, perchè abbandonassi la tua missione di salvezza per tutti noi.
Mi sono sentita oggi quella Gerusalemme di cui parla la Scrittura, città santa destinata ad accogliere il re dei re, il salvatore, il redentore, lo sposo non di un giorno ma di tutta la vita.
Mi sono vista aperta, scoperta dal tuo passaggio, mi sono sentita asino e mantello, tua discepola che agitava le palme al tuo passaggio, diventata palma io stessa, simbolo di gioia di pace , di amore e di gratitudine a te che sei il re dei re, il salvatore, il messia, il giusto per eccellenza come dirà il centurione quando ti vide morire in quel modo.
Ma dentro di me si accampano gli istinti più bassi che mi portano a disconoscerti, a dimenticare, ad addormentarmi senza vigilare sui possibili attacchi dei tuoi e miei nemici.
In me c'è Giuda e Pilato, Erode e Pietro, il ladrone pentito e quello che non si vuole pentire, in me si è scatenata una grande battaglia tra le forze del bene e del male.
E' questa l'ora di vegliare e pregare per non lasciarti solo ad affrontare questa terribile prova.
"Fate questo in memoria di me"
Quante volte nel mio animo, nella tua città santa, tu sei venuto e io ti ho accolto a parole ma nei fatti ti ho abbandonato, lasciato solo, negato, dimenticato.
Quante volte ti ho lasciato solo a combattere Signore, quante volte ho rifiutato il tuo aiuto cercando in me solo la forza il coraggio la capacità di sconfiggere il nemico.
Ma tu Signore oggi mi dici che non sette ma settanta volte sette mi hai perdonato e mi perdonerai.
So che anche io ti ho crocifisso non una volta sola ma tutte le volte che mi sono separata da te.
Il tuo linguaggio è difficile, duro, la vita sempre più problematica e viene spontaneo pensare che tu non servi, non vali per farci risorgere dalle morti, dalle riconsegne dolorose a cui ci chiama il nostro destino.
"Fate questo in memoria di me"
Ogni giorno nell'Eucaristia si rinnova il duello, la Pasqua, ogni giorno decido di non morire ma di chiedere aiuto a te che solo puoi darmi ciò che mi manca per accoglierti nella mia casa, nella mia Gerusalemme senza condannarti a morte ma condividendo con te il pane di vita.
Signore grazie della tua luce, grazie della tua pace, quella che annunciarono gli angeli quando nascesti che ci conforta nella speranza che anche su questa terra, in questa città terrena possiamo godere se tu sei con noi, se noi siamo con te, se insieme combatteremo con le armi della luce il divisore, il nemico che è sempre in agguato per non farci partecipare alla festa che ci hai preparato in paradiso.
Tu lo sposo, io la sposa, tu l'unico mio vero bene.

giovedì 24 gennaio 2019

"Aveva guarito molti" (Mc 3,10)



Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della II settimana del TO


"Aveva guarito molti" (Mc 3,10)

" Non chi dice Signore Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio entrerà nel regno dei cieli"
I demoni sono quelli che per primi riconoscono Gesù e non riescono a tacere la sua identità, anzi qui gli si prostrano ai suoi piedi.
Quanti di noi si rivolgono a Dio solo per paura!
Gesù non ha bisogno di questi seguaci, nè di chi gli faccia una pubblicità ingannevole che non salva.
In questo passo del vangelo vediamo Gesù all'opera che guarisce molti da varie malattie.
E' normale che, se la notizia si diffonde,  tutti i malati cercano in lui la guarigione.
Ma di quale guarigione abbiamo bisogno?
Quali sono i nostri veri bisogni?
Gesù non fa i miracoli per farsi pubblicità anzi a tutti dice di tacere, di non dire a nessuno ciò che ha fatto.
Sembra un controsenso anche perchè siamo abituati a dare importanza più all'incarto che al contenuto, più alle parole che ai fatti, più ai fatti che alle persone.
Ognuno di noi ha qualcosa da chiedere a Dio e in genere le nostre sono richieste che  riguardano il nostro benessere o il benessere di quelli che ci stanno a cuore.
Il nostro rapporto con Dio è in genere basato sulla richiesta di aiuto e il padrenostro lo diciamo automaticamente sorvolando su ciò che è essenziale.
I punti nodali: "Sia fatta la tua volontà....Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori " li diciamo volando e sperando che Dio in quel momento si sia distratto.
Gesù,  sacerdote perenne, mediatore sommo, intercede per noi peccatori, essendosi addossato le nostre colpe.
I miracoli non sono che un segno e, quando Dio ce li manda, è perchè ci convinciamo che di Lui non dobbiamo avere paura e che la nostra guarigione gli sta a cuore più di quanto stia a cuore a noi.
Certo noi abbiamo una visione limitata e, se abbiamo la febbre, vogliamo che ci passi, se non ci funziona qualcosa vogliamo che torni a funzionare, se ci mancano i soldi vorremmo che Dio provvedesse a farceli trovare con un lavoro dignitoso o anche con una semplice vincita alla lotteria.
Ma Dio sa di cosa abbiamo bisogno.
Il nostro bisogno è il tempo, un tempo dilatato in cui fermarci e guardare al rallentatore il prima e il durante, annullando il dopo.
Al rallentatore si vedono tante più cose, si distinguono i particolari, che normalmente ci sfuggono nella nostra vita convulsa. 
Solo così Gesù può parlare al nostro cuore e convincerci che quello che chiediamo non sempre è il meglio per noi.
Ai fidanzati abbiamo fatto  gli auguri e abbiamo chiesto cosa volevano che gli augurassimo.
Solo tre coppie (e meno male!) hanno detto che per loro è importante che Gesù, il Signore, stia sempre accanto a loro nella nuova e straordinaria avventura che si accingono a vivere.

martedì 15 gennaio 2019

"Sei venuto a rovinarci?" (Mc 1,24)


Meditazione sulla liturgia di 
martedì I settimana del T.O. 

  "Sei venuto a rovinarci?" (Mc 1,24)


Gesù è veramente un profeta, perchè come leggiamo nel vangelo di oggi, riesce a far emergere la parte peggiore di noi, quella che ci tiene schiavi introducendoci verso una strada di libertà e di servizio.
In mezzo ai devoti c'era uno posseduto da uno spirito muto.
Quanti spiriti muti ci soffocano, ci legano, ci impediscono di vedere, ascoltare, entrare nel mistero grandioso e profondo dell'amore di Dio!
Quanti di noi, pur essendo sempre presenti alle assemblee domenicali è diviso tra tanti pensieri che gli fanno perdere di vista la propria identità di figli di Dio, re profeti e sacerdoti che hanno dimenticato o ignorano completamente quale sia questo grande dono che Dio ci ha fatto con il Battesimo.
Così copriamo il dono con lo sterco degli animali seguendo il miraggio di facili e immediate sicurezze, dimenticando chi è il Padre che ci ha creato e che che siamo suoi, gregge del suo pascolo.
Chi non può non riconoscersi in questo povero disgraziato che il vangelo ci mette davanti nella IV domenica del TO?
Chi ha l'animo sgombro da pensieri, preoccupazioni che soffocano la nostra vita di relazione con Dio e con l'uomo?
Chi non si sente schiavizzato dal giudizio degli altri, dagli impegni e dai doveri del mondo consumistico e omogeneizzato, chi non si sente solo nella quotidiana battaglia per un pezzo di pane o per qualcosa di più consistente che a lui sembra vitale?
Le cose del mondo ci opprimono e noi finiamo per tradire il mandato.
"Effatà!" "Apriti!" dice il sacerdote alla fine del rito Battesimale."Quello che hai sentito ora non tenertelo per te ma annuncialo ai tuoi fratelli"
Ma quando queste parole sono state pronunciate non eravamo in grado di capirle e chi per noi ce le doveva ricordare forse neanche lui le ha capite.
Re, profeti e sacerdoti, perchè?
Siamo figli di Dio, ma troppo spesso ce lo dimentichiamo. Per questo andiamo ad elemosinare in altre case ciò che pensiamo ci dia dignità, cibo e vestito e perchè no? anche piaceri effimeri e dannosi.
Gesù è il profeta che il Padre ci ha donato perchè ci parli di Lui e ci ricordi la meraviglia dell'inizio, quando ci fidavamo di lui, quando abitavamo nella sua casa e lui ci sollevava alla sua altezza.
I bambini si convincono con un abbraccio, e anche noi quando eravamo bambini ci rifugiavamo nelle braccia di un genitore se ci sentivamo perduti.
Ma poi siamo diventati grandi e abbiamo cercato altre braccia, altre consolazioni, lontani da casa.
Gesù ci svela cosa ci tormenta, da cosa dobbiamo liberarci.
Il processo è faticoso quando decidi di andargli dietro e ascoltarlo e fare come lui ci dice.
Del protagonista del vangelo si dice che fu straziato dal demonio quando questo fu cacciato fuori.
Ogni parto è doloroso, ma ciò che conta è quello che espelliamo.
Oggi voglio essere più attenta a quello che ascolto perchè ci sono ancora tante cose da cui voglio essere liberata, tante neanche le conosco.
La Parola di Dio compia il miracolo.
Don Ermete ha detto che la messa non la celebra il sacerdote ma tutta l'assemblea, assemblea di sacerdoti: non a caso le preghiere le fa tutte al plurale, perchè siamo figli di un unico padre e fratelli in Gesù; non a caso dopo la consacrazione diciamo il Padre Nostro.
Che con più consapevolezza ognuno di noi partecipi alla vita comunitaria senza mai dimenticare la propria identità, senza far scaturire una risposta pronta alla chiamata di Dio, che ci sveglia, oggi e sempre, con la sua Parola.

domenica 16 dicembre 2018

LAETARE



SFOGLIANDO IL DIARIO...

16 dicembre 2012
domenica della III settimana di Avvento anno C.


(Sof 3, 16-17)

Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente.


Oggi è la domenica della gioia.
Tutta la Chiesa era in festa.
Il sacerdote aveva i paramenti rosa che si indossano solo due volte l'anno: la terza di Avvento e la terza di Quaresima, come a dire che il lutto, la penitenza, si può anche interrompere, rischiarata da un annuncio più forte, più vivo, più gioioso.
Si avvicina il Natale e dovremmo tutti essere contenti.
Ma l'attesa è fatta di fatica, di ricalcoli , di prove, di deserto, di buio, di silenzio.
L'attesa è a volte, come questa notte, un inferno.
Questa notte ho avuto dolori sovrumani, l'Apocalisse pensavo è qui e io la sto vivendo.
Il dolore al basso ventre, l'arsura come dopo un intervento a causa dell'anestesia, un bere continuo, un continuo andare in bagno e poi il braccio e l'articolazione della spalla che gridava vendetta.
E poi i sogni, la ricerca di un luogo in cui riposare con un bambino da accudire e un posto piccolo piccolo, una panca con il coperchio, dove si è soliti mettere i libri della liturgia.
Li ho visti nelle cappelle dei conventi queste panche contenitore.
Gli spazi erano piccoli e a me è toccato tra due persone dalle quali mi sentivo schiacciata.
E questo è il segno che ha accompagnato il grido di dolore.
Poi altri sogni, altri personaggi collegati con la chiesa e io che vivevo ai margini di quello che si diceva, io che non comprendevo, che non ero calcolata… Il dolore.
Ho pensato che non c'è pace per me, quando ho aperto la Bibbia stanotte per pregare con un salmo di lode, ma non ho trovato nulla che esprimesse il mio sentimento che era quello di vincere il demonio con le benedizioni di Dio, con la lode da Lui ispirata.
Così questa mattina mi sentivo una profuga.
Il comodino sembrava essere stato travolto da uno tsunami, un terremoto.
Non c'era niente diritto, ordinato.
Ho fatto la le foto con il mio cellulare scassato, scassate sono uscite le foto che rendono bene il disastro.
Del resto volevo usare la macchinetta per parlare di Dio e della vita in cui lui si incarna con la Parola.
Così ho postato le foto delle scempio con sotto le parole del profeta Sofonia.
"Non lasciarti cadere le braccia. Il Signore è un salvatore potente".
E ci voglio credere che sia così.
Quando a messa Don Antonio ha dato la comunione, il Corpo di Cristo, all'improvviso l'aria si è squarciata e, come un fulmine, un tuono, un terremoto, la Parola è scesa su di me.
Il Corpo di Cristo io l'avevo preso e mi ero svegliata.
Questa volta il risveglio è stato una danza di lode, di grazia, di gratitudine, danza di forza, coraggio, speranza, perché il Corpo di Cristo è dentro di me.
Cosa potrà farmi il demonio?
Solo tu Signore mi puoi salvare. Solo tu mi dai le armi della luce per sconfiggere il serpente che attenta alla mia vita.
Lode e gloria a te Signore Gesù.



venerdì 12 ottobre 2018

Vegliate e pregate


 Meditazione sulla liturgia di
venerdì della XXVII settimana del T.O.

VANGELO (Lc 11,15-26)
In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

La Parola di oggi ci invita a stare svegli, ad essere vigili e attenti perchè il nemico le studia tutte per impadronirsi della nostra casa.
Noi da un lato non vogliamo che il diavolo vi entri e ci tormenti e ci schiavizzi, che il male imperversi sì da renderci la vita impossibile, ma dall'altra non permettiamo al Signore di entrarvi e dimorarvi, perchè la difenda dai nostri nemici.
La verità è che non vogliamo essere sotto nessun padrone e vorremmo decidere da soli ciò che ci piace fare senza intrusioni di sorta.
Vogliamo vivere liberi da qualsiasi condizionamento, in modo autonomo, egoistico, separati da tutti, isolati dal male, non contaminati da nulla .
Insomma vorremmo tenere la nostra casa in ordine, senza la fatica di pulirla ogni giorno e non permettendo a nessuno di entrarvi e di viverci.
Quanti cristiani vivono con il piede in due staffe, non volendo compromettere la propria vita con una scelta radicale!
Io, anche se mi ci metto d'impegno, mi ritrovo sempre a confessare lo stesso peccato di tradimento, idolatria, di mancanza di coraggio nel denunciare il male o nel chiudere gli occhi davanti a ciò che offende il Signore, per paura, per pigrizia, per distrazione, per quieto vivere.
Questa mattina mentre meditavo i misteri dolorosi, ho pensato al tradimento di Giuda. 
Quante volte io ho tradito il Signore, non mettendolo al primo posto, non permettendogli di abitare nella mia casa?
E poi ho pensato al sonno di quei discepoli fidati che Gesù aveva chiamato nell'Orto degli ulivi perchè si unissero alla sua preghiera e non lo lasciassero solo a combattere l'estrema battaglia contro il male?
"Vegliate e pregate" dice Gesù e questo non è avvenuto per Pietro Giacomo e Giovanni che pure erano stati scelti per assistere alla sua trasfigurazione, perchè avessero un'anticipazione di paradiso,  che azzerava ogni tipo di previsione funesta.
Non ci riuscirono a stare svegli i più intimi amici e lo lasciarono solo.
Quante volte lasciamo sole le persone, negando loro anche solo uno sguardo di misericordia, un gesto di tenerezza, il dono di un frammento del nostro tempo, che sembra sfuggirci di mano! 
Viviamo in modo convulso e abbiamo sempre tante cose da fare, da pensare, cose che ci distolgono dal pensare ai bisogni degli altri, dei piccoli di Dio.
In questi ultimi giorni ho fatto esperienza di quanto il tempo si dilati se lo si vive nella grazia del Signore.
Solo due giorni fa volevo mandare in frantumi il cielo, rinnegando i buoni propositi.
Mi sentivo braccata da ogni parte nel fisico, negli affetti e nei beni materiali, colpita come accade durante un bombardamento mirato o uno tsunami.
Volevo, volevo, volevo, non so cosa volevo, ma ero molto arrabbiata e sicuramente un urlo al cielo compresso ce l'avevo da indirizzare, sperando di svegliare Dio che non ascoltava la mia preghiera.
Avrei voluto urlare BASTA!!! ma le ruote della macchina mi hanno portato in un confessionale, dove c'era ad aspettarmi il Signore che, attraverso padre Carlo, mi ha accolto e rassicurata, mi ha dato la pace e riacceso la speranza.
Ho capito chi voleva esasperarmi e da lì ho ricominciato il cammino, riprendendo in mano la candela del battesimo e con la piccola luce che da essa si sprigionava ho cercato di fare un passo alla volta, ringraziando per quel passo e non preoccupandomi del successivo. 
Era ancora tutto buio ma io avevo riacceso alla luce di Cristo quello strumento indispensabile per non impazzire di paura e per orientarmi in un paese pieno di macerie.

martedì 1 maggio 2018

San Giuseppe Lavoratore

L'immagine può contenere: una o più persone e cappello

"Dio creò l'uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza li creò"
"Vide quanto aveva fatto e disse che era cosa molto buona. Sesto giorno"
"Non è questi il figlio del carpentiere?"
"Tu fai tornare l'uomo in polvere"
"Insegnaci a contare i nostri giorni".


Signore Dio dell'universo, Padre, Redentore, Creatore e Signore di tutte le cose esistenti visibili e invisibili, insegnaci a contare i nostri giorni, a rendere conto del nostro operato, a dare importanza al tempo che tu ci doni.
Signore mio Dio, donami di apprezzare ogni momento di questa vita, anche quando vorrei bypassarla, quando vorrei fuggire lontano perché ne ho paura.
Signore mio Dio solo con te è possibile vivere il limite della povertà, della malattia, dell'età, dell'essere maschio e femmina distinti gli uni dagli altri, il limite del non saper rispondere alla tua chiamata, di non aver fiducia in te abbastanza, non avere fiducia nell'uomo, nella donna che ci hai messo accanto, limite del non fidarci se non di noi stessi.
Signore tu ci hai creato, noi siamo tuoi, gregge del suo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento e ci sazi con miele di rocca.
Apri la nostra mente, donaci la tua intelligenza per penetrare i misteri del regno, per guardare le cose con i tuoi occhi, per amare con il tuo cuore.
Tu Signore hai creato tutto ciò che ci circonda.
Tu prima che venisse alla luce, hai amato l'opera delle tue mani.
Come uno scultore, un artigiano hai impastato la terra e ne hai fatto l'uomo a tua immagine, guardandoti allo specchio della Santissima Trinità.
Ti sei guardato, datore di vita, e l'hai soffiata su Adamo il terrestre donandogli la tua vita immortale.
Hai messo in noi il germe, il motore che ci avrebbe portato a te Signore mio Dio.
Lo spirito è venuto a fecondare Maria perché il nuovo Adamo non fosse figlio della terra ma venisse dalla tua vita palpitante.
Ti lodo Signore ti ringrazio per questo tuo progetto d'amore, ti benedico per questo tempo che ancora mi doni per crescere, per conoscerti, per amarti meglio.
Grazie Signore perché mi aspetti, mi accompagni, sei sempre vicino e rispondi di me al nemico e mi difendi per tenermi al riparo dalla morte.
Grazie mio Dio, per questa notte passata senza dolore, per questo riposo dopo tante notti di veglia e di battaglie estenuanti.
Grazie Signore perché in te ho confidato, te ho chiamato con tua madre e i tuoi santi per avere l'aiuto e non morire di paura.
Quanti guadi di morte, quanti abissi profondi, Signore mi hai fatto superare prendendomi in braccio, sollevandomi sulle tue ali!
Se non avessi te non sarei nulla, i miei giorni contati per tornare nella polvere da dove sono venuta.
Ma io continuo a confidare in te ora che il mio corpo è innestato al tuo albero e nel mio corpo scorre il tuo sangue..
Ci sarà un giorno in cui tutto questo avverrà senza dolore, senza sofferenza, nella gioia e nel desiderio sempre vivo di essere un cuore solo e un'anima sola con te e i fratelli.
Qui su questa terra che mi hai dato di coltivare la vita è dura, dura la roccia su cui passare l'aratro, duro invalicabile il muro che spesso ci divide.
Se tu Signore non ci metti il dito, se tu non continui a creare nuove opportunità di relazioni feconde, non possiamo realizzarci, non possiamo avvicinarci alla fonte, non possiamo Signore vivere in eterno.
Oggi è festa perché la Chiesa ricorda San Giuseppe lavoratore.
L'identità a Giuseppe la dà il lavoro, non l'essere lo sposo di Maria, né il tuo padre putativo.
Anche allora all'uomo l'identità e la dignità la dava il lavoro.
"Chi non lavora neppure mangi" c'è scritto.
Quanti oggi hanno perso il lavoro, quanti espatriano per cercarlo lontano dalla propria terra, quanti pur volendolo non lo trovano.
Signore il nemico vuole distruggere la tua immagine, colpendo al cuore la tua creazione nella relazione tra l'uomo e la donna, tra l'uomo e il creato, tra l'uomo e te che sei il Creatore.
Rompendo, infrangendo lo specchio noi vediamo il buio Signore e siamo nel buio.
Anche tu Signore hai lavorato, così è scritto, per creare quello che ci hai consegnato, affidato.
L'uomo e la donna sono usciti dalle tue mani.
Artefice sommo ci ricordi che il lavoro manuale è sopra ogni altra attività umana.
Con le dita ci hai plasmato, con le mani hai toccato e guarito tanti Signore .
Fa che torniamo ad apprezzare ciò che sembra vergognoso: i lavori manuali.
Signore fa' che apriamo gli occhi a ciò che abbiamo senza dover cercare lontano ciò che abbiamo vicino.
Signore insegnaci a vivere secondo i tuoi precetti, ad amare come tu ci hai amato a non disprezzare nulla di quanto ci hai affidato, considerandolo sempre come dono da vivere con te per te e in te.

giovedì 8 febbraio 2018

" Il demonio è uscito da tua figlia"( Mc 7,29)

L'immagine può contenere: una o più persone

" Il demonio è uscito da tua figlia"( Mc 7,29)

Quando il demonio esce da una persona? Quando non gli è più possibile creare divisione, impedire la comunione, dividere non il pane ma i cuori delle famiglie.
Nel passo evangelico di oggi una madre chiede che il pane dei figli sia dato a tutti, anche a una pagana come lei.
Certo che la Cananea era spinta da un bisogno estremo e senza vergogna si rivolge a Gesù in modo sfrontato e impertinente con la sola forza della disperazione sapendo che solo Gesù poteva guarire sua figlia.
Chiede un po' di giustizia questa donna disperata di fronte al male che divora la sua casa
Quante madri si possono riconoscere in questa pagana che si trova in casa un figlio che non riconosce più per i suoi comportamenti aberranti, in contrasto con ciò che gli è stato insegnato.
Pensiamo al dolore di tanti genitori che magari hanno figli che sono schiavi della droga, del gioco, del sesso, figli violenti, figli malati di mente.
Questi genitori soffrono molto e spesso non sanno che fare perché le istituzioni non li aiutano, né hanno denaro sufficiente per curarli a proprie spese.
Quanti di questi ricorrono a Gesù in questi frangenti? Quanti confidano in Lui e ascoltano i suoi consigli?.
Tante situazioni esplosive all'interno delle famiglie sarebbero meno devastanti se venissero alla luce, se ci fosse condivisione del pane dei figli tra i cristiani, tra quelli che portano questo nome.
Si vive barricati in casa perché la società emargina chi ha problemi e non ne vuole sapere.
A ognuno bastano i propri e ne hanno anche d'avanzo...figuriamoci se pensano di dare aiuto a qualcuno!
La cananea è una di questi poveri genitori disperata per una situazione che da sola non può più gestire.
Avere il diavolo in casa non è il meglio che ci possiamo augurare e quante volte abbiamo sentito persone lamentarsi del comportamento di un familiare violento con queste parole!
Del pane dei figli siamo gelosi a tal punto da pensare che ci appartenga di diritto e che non dobbiamo daarne a nessuno perché è frutto del nostro lavoro, della nostra assennatezza, previdenza e non dobbiamo ringraziare nessuno.
Il pane dei figli è l'amore condiviso, che non è un concetto, un'idea, ma è l'effetto naturale di una gratitudine a Dio che non ci lascia mai morire di fame anche se ci sentiamo cagnolini sotto la tavola dei nostri padroni.
A dire il vero oggi chi sta meglio sono gli animali da compagnia a cui non si fa mancare niente, a cui si vuol bene più che agli esseri umani perché sono riconoscenti e scodinzolano sempre quando ti vedono e ti fanno sentire una regina, un re, quando gli dai da mangiare, da bere e gli fai le coccole e gli permetti di salire sulle poltrone o infilarsi nel letto con te.
Quanta cura per gli animali e quanto disinteresse per i bisogni dei più stretti congiunti!
Gesù non fa differenze, a tutti dona una parola di speranza, una parola di vita, spostandosi da un posto all'altro, in patria e fuori, con il cuore però sincronizzato con l'Amore da cui è stato generato.

lunedì 29 gennaio 2018

IDENTITA'



Meditazioni sulla liturgia
di lunedì della IV settimana del Tempo Ordinario



” Esci spirito impuro da quest’uomo”(Mc 5,8)

Gesù sembra essersi sbagliato circa il numero dei nemici, i suoi nemici, perchè al suo interlocutore dice ” Esci” e non “Uscite” .
Del resto l’indemoniato solo alla fine dice il suo nome, si scopre.
Molto probabilmente Gesù come spesso fa, porta la persona a prendere coscienza del suo peccato per potersene liberare definitivamente.
Il peccato ci separa dagli uomini e da Dio ma prima di tutto divide noi, ci frantuma, ci fa a pezzi tanto che facciamo fatica a vivere la nostra identità.
Quando siamo asserviti alla dittatura dei nostri vizi, del dover essere per compiacere le persone che ci fanno comodo, che ci servono, persone che dobbiamo tenere a bada per paura, quando salviamo l’apparenza pulendo l’esterno del bicchiere, quando la nostra ipocrisia ci chiude gli occhi di fronte al vero bene, siamo posseduti dal male.
L’adesione a Cristo o è totale o non serve.
“Va’ vendi tutto e seguimi” dice Gesù al giovane ricco. Ma il giovane aveva molti beni e se ne andò triste perdendo l’occasione del miglior investimento che poteva fare con Gesù.
I Geraseni quando vedono i loro beni messi in pericolo (2000 porci per la vita di un uomo era veramente troppi!) pregano Gesù di andarsene.
Gesù va via ma lascia un testimone ad annunciare il dono ricevuto.
Quanto questo vangelo può coinvolgere l’uomo di oggi?
Don Ermete suole chiedere alla fine della messa cosa ci ha detto Dio e, se uno non lo conosce, cade dalle nuvole perchè in pochi pensano, credono che Dio ci parli durante la messa o solamente ci parli. Eppure alla fine di ogni lettura proclamata si dice ” Parola di Dio!”
Che non tutto quello che Gesù dice ci piaccia è cosa normale, che la maggior parte delle volte per non sentirlo lo allontaniamo o ce ne allontaniamo è vero, è vero che molto spesso sono tanti i peccati, i vizi che neanche ci accorgiamo di averne, come quando in una casa non si aprono mai le finestre e non ci si accorge dello sporco.
Ci sono tante cose che ci tengono lontani da Dio ed è importante cominciare a far pulizia.
Da soli non ce la faremmo mai, ma con il suo aiuto saremo più che vincitori sui mali che ci affliggono.
I vizi creano dipendenza, non ci fanno stare bene e sono molto esigenti perchè presentano un conto sempre più salato.
Con Gesù le cose cambiano perchè la prima cosa che otteniamo è la pace, la gioia, il sentirci in armonia con noi stessi e con il mondo esterno.
Gesù vuole solo che riconosciamo il nostro peccato, la nostra inadeguatezza, il nostro limite e ci lasciamo aiutare da Lui.
Ci ha lasciato il libretto d’istruzioni per durare a lungo, per essere eterni. Basta aprirlo e desiderare di essere riempiti del Suo Spirito, inondati dal Suo amore.
E come l’indemoniato guarito da Gesù possiamo testimoniare la bellezza dell’amore che salva con le parole del Salmo 30
“Benedetto il Signore,
che per me ha fatto meraviglie di grazia
in una città fortificata.
Io dicevo, nel mio sgomento:
«Sono escluso dalla tua presenza».
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.”

martedì 5 settembre 2017

Spiriti muti

" Erano stupiti del suo insegnamento" (Lc 4,32)

Gesù è veramente un profeta, perchè come leggiamo nel vangelo di oggi, riesce a far emergere la parte peggiore di noi, quella che ci tiene schiavi introducendoci verso una strada di libertà e di servizio.
In mezzo ai devoti c'era uno posseduto da uno spirito muto.
Quanti spiriti muti ci soffocano, ci legano, ci impediscono di vedere, ascoltare, entrare nel mistero grandioso e profondo dell'amore di Dio!
Quanti di noi, pur essendo sempre presenti alle assemblee domenicali è diviso tra tanti pensieri che gli fanno perdere di vista la propria identità di figli di Dio, re profeti e sacerdoti che hanno dimenticato o ignorano completamente quale sia questo grande dono che Dio ci ha fatto con il Battesimo.
Così copriamo il dono con lo sterco degli animali seguendo il miraggio di facili e immediate sicurezze, dimenticando chi è il Padre che ci ha creato e che che siamo suoi, gregge del suo pascolo.
Chi non può non riconoscersi in questo povero disgraziato che il vangelo ci mette davanti ?
Chi ha l'animo sgombro da pensieri, preoccupazioni che soffocano la nostra vita di relazione con Dio e con l'uomo?
Chi non si sente schiavizzato dal giudizio degli altri, dagli impegni e dai doveri del mondo consumistico e omogeneizzato, chi non si sente solo nella quotidiana battaglia per un pezzo di pane o per qualcosa di più consistente che a lui sembra vitale?
Le cose del mondo ci opprimono e noi finiamo per tradire il mandato.
"Effatà!" "Apriti!" dice il sacerdote alla fine del rito Battesimale."Quello che hai sentito ora non tenertelo per te ma annuncialo ai tuoi fratelli"
Ma quando queste parole sono state pronunciate non eravamo in grado di capirle e chi per noi ce le doveva ricordare forse neanche lui le ha capite.
Re, profeti e sacerdoti, perchè?
Siamo figli di Dio, ma troppo spesso ce lo dimentichiamo. Per questo andiamo ad elemosinare in altre case ciò che pensiamo ci dia dignità, cibo e vestito e perchè no? anche piaceri effimeri e dannosi.
Gesù è il profeta che il Padre ci ha donato perchè ci parli di Lui e ci ricordi la meraviglia dell'inizio, quando ci fidavamo di lui, quando abitavamo nella sua casa e lui ci sollevava alla sua altezza.
I bambini si convincono con un abbraccio, e anche noi quando eravamo bambini ci rifugiavamo nelle braccia di un genitore se ci sentivamo perduti.
Ma poi siamo diventati grandi e abbiamo cercato altre braccia, altre consolazioni, lontani da casa.
Gesù ci svela cosa ci tormenta, da cosa dobbiamo liberarci.
Il processo è faticoso quando decidi di andargli dietro e ascoltarlo e fare come lui ci dice.
Del protagonista del vangelo si dice che fu straziato dal demonio quando questo fu cacciato fuori.
Ogni parto è doloroso, ma ciò che conta è quello che espelliamo.
Oggi voglio essere più attenta a quello che ascolto perchè ci sono ancora tante cose da cui voglio essere liberata, tante neanche le conosco.
La Parola di Dio compia il miracolo.
Don Ermete ha detto che la messa non la celebra il sacerdote ma tutta l'assemblea, assemblea di sacerdoti: non a caso le preghiere le fa tutte al plurale, perchè siamo figli di un unico padre e fratelli in Gesù; non a caso dopo la consacrazione diciamo il Padre Nostro.
Che con più consapevolezza ognuno di noi partecipi alla vita comunitaria senza mai dimenticare la propria identità, senza far scaturire una risposta pronta alla chiamata di Dio che ci sveglia oggi e sempre con la sua Parola.

mercoledì 5 luglio 2017

Rischi



"Sei venuto a tormentarci prima del tempo?" (Mt 8,29)

Lo dicono i demoni che si erano impossessati di due poveri disgraziati, ma lo pensano anche gli abitanti di Gerasa quando vedono il prezzo da pagare per vivere in pace.

Gesù scomoda tutti, non c'è che dire. I suoi interventi non danno paradisi immediati di vita godereccia senza problemi. Tutt'altro. La lotta contro il male è impegnativa, faticosa, sfiancante, rischiosa perchè ci puoi rimettere la testa, la vita, come tutti i martiri che hanno testimoniato fino in fondo che Gesù è il Signore, che le potenze del male non prevarranno.
Ma a ben pensarci il male di per se stesso non ti paga e non ti appaga se non per un periodo molto limitato di tempo. Perchè l'inferno è vivere come i due indemoniati del vangelo di oggi, isolati, separati dalla comunità che non ama quelli che disturbano il loro quieto vivere.
Il quieto vivere quindi sembrerebbe frutto della fede, il paradiso perduto, ma anche qui c'è da riflettere e molto.
Noi tendiamo ad attribuire ad altri la responsabilità di quello che ci accade e non amiamo rimetterci in discussione.
Non mi sento un indemoniata, questo è certo, nè un demonio, ma sicuramente mi sento una di quelli che sente minacciato ciò che possiede dall'eseguire alla lettera quello che dice Gesù.
Faccio fatica a rinunciare a certe cose che non contribuiscono alla mia salute spirituale e per questo chiedo al Signore il distacco da tutto ciò che mi è stato consegnato e che devo restituire.
La mia preghiera incessante è proprio finalizzata a vivere come se fossi povera, pur essendo ricca di tutto, perchè ho Lui che è la mia unica e vera ricchezza.
Non è facile nè scontato rinunciare a ciò che hai di più caro per estirpare il male che scardina la casa dalle fondamenta.
Da poco abbiamo tagliato un pino alto e maestoso la cui ombra l'estate ci dava un po' di refrigerio. Le sue radici avevano sconnesso le scale del portone d'ingresso e avevano dissestato anche parte dei muri di sostegno.
L'abbiamo dovuto abbattere perchè lalo casa ci sarebbe crollata addosso.
Gli uccellini ora al mattino non mi svegliano più con i loro cinguettii, ed era una festa un canto che mi portava a lodare e ringraziare Dio.
Ora la casa è immersa nel silenzio e il canto si è trasferito nel mio cuore, perchè l'ì dov'è il tuo cuore c'è anche il tuo tesoro.

domenica 5 febbraio 2017

Luce




"Voi siete luce del mondo "(Mt 5,14)

Questa notte è stata ancora una notte drammatica, ancora la bestia si è accanita su di me, la bestia che mi toglie il respiro, mi tappa la bocca, mi toglie la luce e la forza di cantare le tue lodi.
Da un po' di giorni si ripete questa triste liturgia, questa dolorosa battaglia in cui le sevizie, gli attacchi si moltiplicano, mentre le mie forze vengono meno.
Voglio ringraziarti, Signore, per il compagno, lo sposo che mi hai messo accanto che non dorme, ma usa le armi della luce per difendermi e farmi riposare.
Le armi sono la preghiera a Maria, l'invocazione allo Spirito Santo, mani benedette e sante che si stanno addestrando alla battaglia e diventano sempre più efficaci per difendermi dal male.
Ti voglio benedire Signore perchè hai trasformato la valle di Acor in porta di speranza, perchè ci stai facendo capire cosa significa essere sposi, rispondere all'altro, rispondere dell'altro, dare all'altro ciò che tu gratuitamente doni a chi con le mani aperte cerca la tua Grazia, il tuo aiuto, la tua protezione.
Quando Gianni prega su di me e per me io non sono in grado di unirmi alla sua preghiera tanto sto male, e mi limito a dire "Ascolta la sua preghiera, Signore"
E' quando non abbiamo niente da dare che ti portiamo nella tua interezza.
Stiamo facendo esperienza di povertà, di persecuzione, di dolore, di inadeguatezza dei nostri strumenti umani, entrambi.
Mai come ora abbiamo sentito insopprimibile il desiderio di rivolgerci a te, di contare solo su di te, di aspettare da te la beatitudine promessa.
Il nostro matrimonio si sta trasformando in un sodalizio con te, sempre più stretti a te e a Maria che ci hai donato perchè le spade che ci trafiggono l'anima diventino spade d'amore e di gratitudine a te che ci hai associato al tuo progetto di salvezza.
Tu dici che siamo la luce del mondo, il sale della terra e noi vogliamo crederci, ma anche realizzare ciò per cui tu ci hai creato.
Per questo ti prego Signore squarcia il tuo cielo e scendi e non permettere che le ombre della notte offuschino la luce che viene da te o rendano insipido il sale che rende gustoso il cibo quotidiano.
Cosa offrirti o Dio che nell'intimo non ti abbia già dato?
Sono qui che aspetto cieli nuovi e terra nuova, sono qui perchè credo che tu ci hai già salvato.
Aiutaci a non smarrirci, disorientarci durante i feroci attacchi del nemico. Non offuschi mai con la sua ombra la luce che viene da te solo, Signore.
Rendici specchio immacolato e puro per immillare la tua luce, rendici acqua sorgiva limpida e accogliente perchè possiamo ad essa dare il sapore delle cose che ti appartengono.