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venerdì 5 febbraio 2021

«Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?».Salmo 26




 «Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?».Salmo 26

Il Salmo 26 ci ricorda che Dio non ci abbandona e che sarà sempre al nostro fianco.
A vedere come sono andate a finire le cose, non sembra che Dio mantenga le sue promesse, perché i suoi profeti hanno fatto tutti una brutta fine, senza eccezioni, non avendo risparmiato neanche il Figlio da una fine ignominiomeditasa.
Giovanni Battista è il più grande dei profeti, come lo ha definito Gesù, non ha avuto paura di stigmatizzare il comportamento di Erode tanto da finire decapitato e la sua testa portata su un piatto d'argento per i capricci di una donna e la debolezza di un uomo che così credeva di affermare la sua forza e il suo potere.
Questa mattina voglio fermarmi a riflettere non tanto sulle promesse disattese di Dio, perché sappiamo che Gesù è risorto e nella fede crediamo che con lui risorgeremo, ma sulla responsabilità dei genitori nei riguardi dei figli.
In questo caso Erodiade, la madre della fanciulla che aveva ammaliato il re con la sua danza, ha la più grande responsabilità di quanto è successo.
I genitori sono responsabili non solo di quello che i bambini fanno da piccoli, ma anche di quello che faranno da grandi e insegneranno ai loro figli, nipoti e pronipoti.
Sempre più spesso capita che i coniugi si separino e che poi si servano dei figli per farsi la guerra.
Il genitore non convivente, nelle poche ore che passa con il figlio tende a fargli fare esperienze irripetibili, belle, entusiasmanti, fuori dell'ordinario, perché sia contento e magari si attacchi più a lui e gli voglia più bene.
La condivisione di valori in una coppia sana che insegna a distinguere il bene dal male alla luce della parola di Dio, alla luce della verità, della giustizia è cosa preziosa e rara di questi tempi.
Oggi ricordiamo il martirio di San Giovanni Battista perché non ebbe paura a dire quello che riteneva giusto, quello che lo Spirito gli ispirava e ci rimise la vita.
Ma i genitori di oggi sono capaci di dire dei no imprescindibili ai propri figli, rischiando l'impopolarità o anche il rifiuto?
Voglio pregare per tutti quei genitori che hanno la responsabilità dell'educazione dei propri figli, ma anche per tutti gli educatori, familiari e non perché imparino e attingano da Dio la verità e la trasmettano alle nuove generazioni nella sua purezza e interezza.
Se noi gettiamo un seme già marcio, non possiamo aspettarci che frutti immangiabili, disgustosi e velenosi.
Ringraziamo Giovanni Battista per la sua testimonianza, come tutti i profeti che hanno parlato nel nome di Dio.
Ringraziamo Dio per tutti quelli che oggi ci camminano accanto e dei quali vorremmo accorgerci e dai quali vorremmo essere ammaestrati.
Benediciamolo per la parola che ci ha donato e che ci dona ogni giorno per riflettere su fatti che interessano non la vita di persone vissute tanti anni fa, ma la nostra vita concreta, reale, quotidiana.

domenica 24 maggio 2020

"Il Signore agiva insieme con loro " ( Mc 16,20)



"Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20)

"Il Signore agiva insieme con loro " ( Mc 16,20)

Parole consolanti, rassicuranti quelle di Gesù per noi che viviamo l'assenza, la non presenza fisica del Maestro.
Se gli apostoli ebbero dei dubbi perchè meravigliarsi che ne abbiamo anche noi che non lo abbiamo incontrato nè prima nè dopo la sua morte?
Eppure, a quanto pare, molti credettero e gli apostoli dimostrarono che la differenza la fa lo Spirito Santo che ricorda e rende presente, vivo ed efficace il dono che Gesù ci ha fatto, morendo in croce.
Ma se gli esempi di tanti uomini di fede che affrontarono la morte per testimoniare il vangelo ci dovrebbero convincere, pure abbiamo molte titubanze, specie se ci sentiamo inascoltati dal Padreterno.
"Chiedete e otterrete" in questi ultimi giorni l'ho trovato scritto più volte, ma devo ancora imparare a chiedere bene, perchè non accade nulla delle cose che desidero.
E non è che chiedevo la luna quando ho cominciato a rivolgermi a Dio.
Devo dire che i primi tempi non chiedevo per me, poi qualcuno mi ha fatto osservare che Dio vuole che ci rivolgiamo a Lui come ad un Padre e otteniamo solo se ci affidiamo completamente nelle sue mani, se ci fidiamo di Lui incondizionatamente.
Ce ne ho messo di tempo, ma poi alla fine ho ceduto e gli ho chiesto la guarigione.
Io pensavo a quella fisica, ma forse per Dio ce n'è una di gran lunga più importante ed è quella del cuore.
Chi avrebbe immaginato che avevo il cuore di pietra e che da lì doveva partire  la rigenerazione di tutta la pianta!
Ma bisogna avere pazienza e fidarsi, perché a Dio sta a cuore il tuo bene e non delude mai.
Così pian piano mi ha suggerito le parole giuste per ottenere ciò che voglio. 
Basta far entrare nelle vene il Padre nostro.


lunedì 20 aprile 2020

RINASCERE DALL'ALTO



"Tutti furono colmati di Spirito Santo"(At 4,31)

Mi chiedo questa mattina cosa mi vuoi dire di nuovo, rispetto alle cose che ho già ampiamente meditato, sperimentato, conosciuto.
Nicodemo, nel suo colloquio notturno con te, esordisce dicendo: "Noi sappiamo" in cui c'è la presunzione di conoscere la verità. Forse anche io ho questa presunzione perché conosco anche la tua risposta e faccio continua esperienza di cosa significhi lasciarsi guidare dal tuo Spirito. 
Ma questa mattina il dolore alla spalla è più forte e m'impedisce di andare oltre, di vedere quello che ieri non vedevo, di crescere nella fede, nell'amore, nella speranza. 
Il dolore mi perseguita Signore, tu lo sai. E' il mio compagno di viaggio, inseparabile aguzzino, da cui non riesco a liberarmi. 
A volte spero che si distragga e fuggo letteralmente, sperando di lasciarlo a casa, senza che se ne accorga, ma lui mi insegue e non mi dà tregua. Giorno e notte. 
Tu lo sai Signore che, se da un lato tutto questo mi avvicina a te , nella preghiera, nella comunione con tutti i tuoi figli segnati dal peccato originale, dall'altro provo la nausea per questo stato di sofferenza continua.
Quando sto così non ho voglia, né forza di pregare e l'unica cosa che mi viene da dire è " Signore liberami da questo persecutore!" Ma è proprio vero che la sofferenza e solo quella ci fa fare esperienza di te, della tua bontà, della tua misericordia, del tuo grande amore per noi? 
E la gioia?
Perché Signore le gioie sono così poche rispetto alle tante morti che dobbiamo subire o accettare o offrire? 
Non credo che sia tu il mio persecutore, anzi sono certa che la conseguenza del peccato è ricaduta su di me . 
C'è qualche anima che soffre in attesa di essere liberata e io, per quello che ho capito, devo unirmi a te nella passione perché sia liberata e così risorgere a vita nuova. 
Tu sei risorto Signore e cammini con noi, soffri con noi, ti sacrifichi con noi, perché non si perda nessuno dei tuoi figli. 
Un Dio che soffre sembra un paradosso, perché con la Pasqua sembrerebbe che la storia è conclusa con " tutti vissero felici e contenti". 
Invece adesso è il tempo dello Spirito, il tempo in cui le conseguenze del tuo sacrificio le sperimentiamo nel dolore, nella lotta, nella tribolazione, nella persecuzione, quando chiediamo a te tutto ciò che ci manca per non soccombere ai nemici, per liberare i prigionieri, per vincere definitivamente la morte e tornare nel tuo giardino. 
Signore aiutami a vivere ogni momento pensando che non sono sola in questa battaglia di liberazione e che la parte più onerosa, più difficile, impossibile all'uomo la fai tu. 
Aiutami Maria a non dimenticare che siamo tempio dello Spirito che non può essere distrutto da nessuno, se Gesù è venuto ad abitarci.

sabato 18 gennaio 2020

Povertà

SFOGLIANDO IL DIARIO...

14 gennaio 2016
sabato I settimana del Tempo Ordinario
ore 9.13 

" Io non sono venuto per i giusti ma per i peccatori" (Mc 2,17)

Quante volte ho letto questa parola e ho pensato che non mi riguardasse, ma quelli che vivono schiavi dei loro giudizi e pregiudizi, che scaricano sugli altri il dovere di essere buoni, bravi giusti, sentendosi esonerati dal rimettersi in discussione.
Ho pensato a tutti quelli che siedono al banco delle imposte per ricevere il tributo dovuto alla propria bontà, bravura, giustizia.
Chissà perchè la parola di Dio sembra sempre rivolta agli altri e pensiamo che Dio per noi è muto, non si interessa ai nostri problemi, non ci consiglia e non ci consola.
Come è accaduto questa mattina dopo l'ennesima notte di dolore, di lotta esasperata con il nemico che mi frantuma le ossa, mi macella la carne.
Ieri sera ho sperimentato come una che si ritiene già nella fossa, incapace di deambulare, di prendersi cura di se, di provvedere agli altri come sarebbe opportuno e giusto, possa essere utile al progetto di Dio, dandole lingua e sapienza in un incontro di fidanzati, dopo aver detto di sì a Lui, al Suo progetto d'amore.
Se non fosse stato per quella domanda che mi sono posta prima di prepararmi, di decidere di andare nonostante l'ora e il freddo e tutto il resto, sarei rimasta a casa avvoltolata nelle coperte a piangermi addosso, convincendomi che mi dovevo rassegnare ad essere arrivata al capolinea e che c'è un tempo per ogni cosa e per me il tempo di mettermi in cattedra era finito e dovevo consegnare il testimone.
"E' per te Signore? Sei tu che me lo chiedi?" sono le domande che mi sono fatta, dopo essermi convinta che non era il caso di esibire le mie infermità.
Ho sentito nel profondo la sua risposta e ho preso coraggio e mi sono vestita, spogliata di ogni velleità, dell'orgoglio di essere brava, capace, in gamba per quel tipo di incontri.
Non avrei parlato sicuro, non ne avevo la forza, ma la vergogna quella l'ho superata, pensando che era il Signore che mi chiamava.
Poi tutto è diventato più semplice e al momento opportuno ho gridato, urlato la gioia del Signore risorto, la vita che nelle vene aveva ricominciato a pulsare come sempre quando parlo di Lui.
E' l'ennesimo miracolo a cui assisto, di cui faccio esperienza, un miracolo che questa mattina mi ha fatto leggere con un altro spirito le parole scritte sul calendario liturgico.
"Non sono venuto per i giusti ma per i peccatori"
Ho pensato a quando facevo l'insegnante e quanta cura mettevo nel prepararmi.
Curavo il trucco, il vestito, l'atteggiamento, sì che tutto fosse ok per chi mi guardava, ascoltava.
Insegnante del metodo, tutta d'un pezzo, chiara ed efficace, coerente, di bell'aspetto ecc ecc.
Facevano a gara per scriversi alla mia sezione e io ne andavo fiera anche se la malattia mi costringeva a continue e brusche frenate.
Ho continuato a truccarmi anche quando mi hanno messo in pensione, chissà chi dovevo ingannare!
E ieri chi l'avrebbe detto che una povera vecchia handicappata e sofferente, con la mente annebbiata dai farmaci e da tante notti insonni sarebbe stata strumento di grazia nelle mani di Dio...
Così ho pensato che era bello essere sua figlia, sentirsi sua figlia, peccatrice, non ok per il mondo, ma immensamente preziosa ai suoi occhi, un padre che non ti lascia mai sola a combattere le sue battaglie, a portare alto il suo nome fino agli estremi confini della terra.

E' QUANDO NON HAI NIENTE 
CHE PORTI CRISTO NELLA SUA INTEREZZA

venerdì 10 gennaio 2020

"Noi amiamo Dio perchè egli ci ha amato per primo"( 1 Gv 4,19)


 

SFOGLIANDO IL DIARIO...

10 gennaio 2015
Sabato tempo di Natale

letture: 1 Gv 4,19-5,4;Salmo 71;Lc, 4, 14-22
ore 7.04

"Noi amiamo Dio perchè egli ci ha amato per primo"( 1 Gv 4,19)

Il nostro amore è una risposta all'azione gratuita di Dio che ci ha amati a prescindere da come ci saremmo comportati.
Amare a prescindere non è facile, perchè umanamente cerchiamo sempre un riscontro, una gratificazione, un segno che ci dica che l'altro non ci rifiuta, che non ci giudica, che siamo bravi e buoni, ineccepibili.
Eppure questo accade spesso, per non dire sempre.
Ogni nostra azione è condizionata da quello che gli altri potrebbero pensare, dire di noi.
Abbiamo paura ad andare controcorrente e, se ci avventuriamo, spesso ne usciamo con le ossa rotte.
Ne ho fatto esperienza quando, durante l'incontro con i fidanzati, il parroco mi ha redarguito pubblicamente e privatamente sull'inopportunità di ricordare ripetutamente ai convenuti che senza Gesù, senza l'aiuto di Dio, non possiamo fare niente e che Dio non ha bisogno di noi, ma noi di Lui per stare bene.
Motivo?
Ha paura che le persone si stanchino, si annoino a sentirsi dire ciò che non sanno e non vogliono sapere, preferisce star zitto e fare magari qualche battuta mondana che con il vangelo non ha niente a che vedere, purchè non se ne vadano.
Questa esperienza mi ha fatto stare male, ma onestamente non riesco a capire dove ho sbagliato.
Si può tacere quando la verità è prorompente?
La si può incatenare?

Io non so Signore come trovare la giusta misura perchè anche in silenzio tu possa parlare attraverso di me.
Umanamente Signore ci sono molte cose che mi danno fastidio e il desiderio, l'istinto è quello di tacere per sempre, di obbedire per non essere d'inciampo, ma poi penso che così facendo faccio il gioco del nemico.
Per questo ti chiedo la libertà dei tuoi figli, quella libertà che viene dalla verità che tu sei venuto a rivelarci, mostrarci, testimoniarci.
Signore senza di te non sono capace di nulla, le mie parole perdono il significato e non toccano il cuore.
Concedimi Signore di vivere senza paura il Vangelo e di testimoniarlo anche a costo di essere condannata a morte, vale a dire al silenzio.
Aiutami Signore a entrare nel tuo mistero d'amore, a realizzare con la vita e l'esempio quella libertà che tu sei venuto a portarci.
Maria il tuo sì sia per me la guida per meditare nel cuore tutto ciò che ora non capisco.

venerdì 27 dicembre 2019

Vide e credette (Gv 20,8)



Vide e credette (Gv 20,8)

Maria di Màgdala, come anche Pietro, pensano che il corpo di Gesù sia stato trafugato, quando trovano il sepolcro vuoto.
Solo Giovanni, " vide e credette".
Giovanni, "il discepolo che Gesù amava", la dice lunga sulla capacità del giovane di percepire fino in fondo l'amore appassionato e fedele del Maestro.

Egli vide la stessa scena e non ebbe dubbi.
Non aveva mai avuto dubbi sul suo amore.
Non lo aveva mai perso di vista, specie quando Gesù s' inerpicò faticosamente sulla strada che porta al Calvario.
Il peso delle braccia di legno, a cui dovevano essere inchiodate le sue... il suo abbraccio eterno, infinito non potè dimenticarlo, neanche quando emise l'ultimo respiro.
Perciò dice: 
“Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi.”(Cfr 1Gv 1,1-4)


Spesso ci accade che Gesù non lo troviamo perchè il lutto, la prova, ci fanno ripiegare su noi stessi, nel rimpianto di ciò che non c'è più e ci impediscono di guardare nella giusta direzione.
Adorare il corpo morto, quan'anche fosse quello del Figlio di Dio, non serve a nessuno. 
Dobbiamo continuare a cercarlo, come la sposa e lo sposo del Cantico dei Cantici. 
L'amore è un rincorrersi, un nascondersi, un ritrovarsi per poi staccarsi di nuovo e mettersi di nuovo in cammino, per provare di nuovo la gioia dell'abbraccio, dopo una ricerca faticosa e a volte infruttuosa.
Gesù ci aspetta lì dove non ci pensiamo di trovarlo. Apriamo il cuore alla meraviglia e allo stupore per la cosa nuova che trae dal suo cappello di giocoliere infaticabile e fantasioso.
Dio ha cura dei suoi figli e li ama tutti; ma allo spettacolo si divertono solo quelli che riescono a tornare bambini. 
Lui, Dio dei vivi e non dei morti, ci invita nel giardino, che ci ha destinato e di cui continua a prendersi cura.
Ascoltiamo cosa ha da dirci.
Nella Scrittura c'è sempre una parola rivolta a noi, una parola che ci asciuga le lacrime e ci riempie il cuore di gioia.

Signore, io sono quel Giovanni che tu ami.
Lo siamo tutti, Signore, perchè tu non fai preferenze.
Eppure non tutti ci accorgiamo della tua presenza.
Ti cerchiamo lontano, mentre tu sei vicino, accanto a noi.
Continuiamo a gettare le reti dalla parte sbagliata e non prestiamo ascolto alla tua voce.
Signore, anche se sei risorto, continuiamo a cercarti in un cimitero, tra le tombe dei nostri idoli infranti, delle nostre speranze naufragate, dei nosti sforzi vanificati dall'imprevedibilità di un evento o dalla cattiveria degli uomini.
Signore, come vorrei potermi fidare di te, sempre!
Come vorrei non avere paura!
Come vorrei sentirmi amata da te, specie quando è notte e non ho nulla da offrirti che il mio fallimento.

giovedì 29 agosto 2019

Martirio di San Giovanni Battista

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone sedute, bambino, notte e spazio al chiuso
"Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti " leggiamo nel passo di Geremia che oggi la liturgia sottopone alla nostra riflessione, dove Dio, attraverso il profeta, ci ricorda che non ci abbandona e che sarà sempre al nostro fianco.
A vedere come sono andate a finire le cose, non sembra che Dio mantenga le sue promesse, perché i suoi profeti hanno fatto tutti una brutta fine, senza eccezioni, non avendo risparmiato neanche il Figlio da una fine ignominiosa.
Giovanni Battista è il più grande dei profeti, come lo ha definito Gesù, non ha avuto paura di stigmatizzare il comportamento di Erode tanto da finire decapitato e la sua testa portata su un piatto d'argento per i capricci di una donna e la debolezza di un uomo che così credeva di affermare la sua forza e il suo potere.
Questa mattina voglio fermarmi a riflettere non tanto sulle promesse disattese di Dio, perché sappiamo che Gesù è risorto e nella fede crediamo che con lui risorgeremo, ma sulla responsabilità dei genitori nei riguardi dei figli.
In questo caso Erodiade, la madre della fanciulla che aveva ammaliato il re con la sua danza, ha la più grande responsibilità di quanto è successo. 
I genitori sono responsabili non solo di quello che i bambini fanno da piccoli, ma anche di quello che faranno da grandi e insegneranno ai loro figli, nipoti e pronipoti.
Sempre più spesso capita che i coniugi si separino e che poi si servano dei figli per farsi la guerra.
Il genitore non convivente, nelle poche ore che passa con il figlio tende a fargli fare esperienze irripetibili, belle, entusiasmanti, fuori dell'ordinario, perché sia contento e magari si attacchi più a lui e gli voglia più bene.
La condivisione di valori in una coppia sana che insegna a distinguere il bene dal male alla luce della parola di Dio, alla luce della verità, della giustizia è cosa preziosa e rara di questi tempi.
Oggi ricordiamo il martirio di San Giovanni Battista perché non ebbe paura a dire quello che riteneva giusto, quello che lo Spirito gli ispirava e ci rimise la vita.
Ma i genitori di oggi sono capaci di dire dei no imprescindibili ai propri figli, rischiando l'impopolarità o anche il rifiuto? 
Voglio pregare per tutti quei genitori che hanno la responsabilità dell'educazione dei propri figli, ma anche per tutti gli educatori, familiari e non perché imparino e attingano da Dio la verità e la trasmettano alle nuove generazioni nella sua purezza e interezza.
Se noi gettiamo un seme già marcio, non possiamo aspettarci che frutti immangiabili, disgustosi e velenosi.
Ringraziamo Giovanni Battista per la sua testimonianza, come tutti i profeti che hanno parlato nel nome di Dio.
Ringraziamo Dio per tutti quelli che oggi ci camminano accanto e dei quali vorremmo accorgerci e dai quali vorremmo essere ammaestrati.
Benediciamolo per la parola che ci ha donato e che ci dona ogni giorno per riflettere su fatti che interessano non la vita di persone vissute tanti anni fa, ma la nostra vita concreta, reale, quotidiana.

sabato 27 luglio 2019

Grano e zizzania


MEDITAZIONI sulla liturgia 
di sabato della XVI settimana del TO 


"Mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò".( Mt 13,25)

Il regno di Dio è come il lievito... il regno di Dio è come un granello di senapa....parole che ti aprono il cuore alla speranza che accada quello che non vedi, che si trasformi questa terra arida deserta e senza germogli in un grande e lussureggiante giardino.
Ma Gesù oggi non comincia con le notizie belle e rassicuranti ma con qualcosa che ci turba fortemente.
La zizzania è qualcosa che temiamo, che teme qualsiasi contadino perchè può rovinare, quando è tanta, tutto il raccolto.
Il contadino tende ad estirparla man mano che si accorge che prende piede, ma Dio sa di cosa abbiamo bisogno e aspetta.
Non è forse vero che gli ostacoli, le tribolazioni ci rendono più forti se affrontati con Dio a fianco?
Non è forse vero che peccatori incalliti si convertano toccati da un gesto, una parola inaspettata che non li giudica, da un gesto di amore, di compassione, dall'esempio di qualche timorato di Dio?
Può anche darsi che accada il contrario e che il grano diventi zizzania, si trasformi, fino a meritare le pene dell'inferno.
"Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare...."(1Pt 5,7)
Bisogna essere vigilanti e non abbassare mai la guardia perchè la morte ci può cogliere all'improvviso.
Certo che non possiamo passare la vita nella paura che ci succeda qualcosa di irreversibile, perchè anticiperemmo l'inferno, cosa che a Dio non piace.
Il nostro creatore che Gesù ci ha insegnato a chiamare Padre non sa che farsene di figli che vivono spaventati e tristi e tramano alle sue spalle.
La vita con Dio è gioia, bellezza, amore, pace, comunione e tutto ciò che di bello e di buono possiamo augurarci.
La vita con Dio è come la vita di due innamorati, appena scocca la scintilla, innamorati che fanno esperienza di eternità, di infinito, di trascendenza, di uno e distinto, di comunione, in una parola fanno esperienza di paradiso.
La gioia è il distintivo del cristiano.
La gioia di averlo incontrato, la gioia di saperlo sempre vicino, perchè il suo nome è "Io sono, io ci sto, io esisto"per te per tutti quelli che mi apriranno la porta.
Si può con Lui vivere in un campo dove il nemico semina la zizzania senza paura di essere fagocitati, ma riuscendo man mano a guadagnare terreno, rinforzando le nostre radici con l'ascolto attento della parola e con la volontà di metterla in pratica.
"Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?"(Rm 8,31)
Mi viene in mente la sorpresa e la gioia che mi hanno dato le parole di una giovane commessa di un grande centro commerciale, incontrata ieri, mentre mio marito spingeva la mia sedia a rotelle..
Per me era un illustre sconosciuta ma lei ben si ricordava di me se mi ha detto:" Lei è la signora che crede che l'umanità sia positiva!"
Non sapendo cosa rispondere perchè non ricordavo affatto l'incontro nè la persona, ma ero certa di pensarla in quel modo le ho risposto;" Perchè tu no?"
"Da quando lei mi ha parlato anche io ho cominciato a crederci. E pensare che mi sentivo tutto il mondo contro!"
"Di certo questo è un miracolo!" ho pensato, ma poi mi sono ricordata le parole del vangelo e di come Dio, se rimaniamo con Lui, se facciamo parlare Lui, rende efficaci le nostre parole perchè la zizzania non prenda piede.
"Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio." (Rm 8,26-27)
troviamo scritto proprio oggi.

domenica 7 luglio 2019

Restate in quella casa





VANGELO (Lc 10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Parola del Signore.


Del vangelo di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù cerca ancora collaboratori.
Da solo non ce la fa.
Abbiamo visto ieri la chiamata dei dodici apostoli che coincideva con la chiamata di Paolo, passata in second'ordine, essendo domenica.
Ma la settimana scorsa abbiamo assistito a quanto sia stata importante la testimonianza e l'annuncio di Giovanni Battista che lo aveva incontrato e aveva sussultato quando ancora era nel grembo della madre.
Oggi Gesù chiama altri 72 discepoli per preparargli le strade, discepoli a cui dà delle istruzioni ben precise.
Niente bagaglio, in coppia, con il compito di portare la pace e rimanere nella casa dove hanno stabilito di fermarsi.
Il dovere è di rimanere nella casa anche se il primo giorno  sarà diverso dai successivi, perchè non si può mettere tutti i giorni la tovaglia buona e darti il posto d'onore, imbandendo un banchetto di grasse vivande e di cibi succulenti.
La routine prende il sopravvento e se vuoi rimanere ti devi adattare ai modi, ai tempi, alle abitudini di chi ti ospita.
Il passo del vangelo non può non far pensare al matrimonio per quel mandato affidato alla coppia.
I primi tempi di convivenza sono caratterizzati da un'attenzione speciale per l'ospite con cui hai deciso di passare tutta la vita nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
La quotidianità logora i rapporti se non decidiamo di rimanere e nel cuore continuiamo portare la pace, a benedire, a condividere, ad accogliere a dire sì con amore, con convinzione, con la consapevolezza che stai collaborando con Dio per portare al mondo la pace, per insegnare agli uomini come ci si riconcilia, per aprire la strada a Gesù autore di così grande miracolo.
Infatti la collaborazione che Gesù ci chiede, la chiede principalmente agli sposi che nella loro missione sacramentale hanno il dovere, l'investitura divina di mostrare al mondo i colori dell'arcobaleno, il segno di un'alleanza che con la grazia di Cristo dura in eterno.
La pace è dono di Dio e se non lo hai ricevuto non puoi neanche portarlo ai tuoi simili.
Senza Gesù non riusciamo a rimanere più di qualche giorno in una casa che non è la nostra, un tempo limitato in cui si rimpiange e si desidera il proprio letto, le proprie abitudini sconvolte dal dover condividere spazio, tempo vita con uno che non sei tu.
Ma Gesù ha bisogno di tali collaboratori.
Gli apostoli, grazie ai suoi insegnamenti, illuminati dallo Spirito Santo, cercarono in ogni modo di attualizzare i suoi insegnamenti tanto che li riconoscevano da come si amavano.
A quanto pare lo Spirito Santo non ha mai smesso di operare sulla Chiesa, ma oggi noi cristiani che testimoni siamo?
Da cosa ci riconoscono?
Siamo capaci di rimanere in un luogo, in una situazione, con una persona anche quando ci fa guerra o solo non corrisponde alle nostre iniziali aspettative?
Come collaboriamo alla costruzione del regno, come prepariamo la via del Signore se il nostro cuore è incostante e al primo soffio di vento fa le valigie se ne torna a casa sua, dimenticando il compito che gli è stato affidato?
Quando vengono meno le parole o sono usate a sproposito, ci ricordiamo a chi chiedere aiuto?
Penso ai silenzi prolungati e pesanti di coppie che non hanno più nulla da dirsi, ma anche alle parole violente che feriscono o uccidono.
Gesù il Verbo incarnato, la Parola vivente mai ci lascerà a secco di parole giuste, vere, parole di perdono, parole di vita.

martedì 28 maggio 2019

"Credi nel Signore Gesù e sarai salvato" (At,16,31)



"Credi nel Signore Gesù e sarai salvato" (At,16,31)

Oggi la liturgia ci mette davanti l'opera di Dio attraverso i suoi discepoli su cui è sceso lo Spirito Santo.
La fede del carceriere non nasce tanto dal veder aperte le porte della prigione, quanto il trovare i prigionieri al loro posto, pronti a rassicurarlo perchè nessun male derivasse dalla loro fuga.
Non sono cose che capitano incontrare persone che si preoccupano più dell'incolumità altrui che della propria.
Questo amore disinteressato suscita nell'uomo il desiderio di una salvezza che non può essere incatenata, una salvezza che ti mette al sicuro dai terremoti del mondo. "Cosa devo fare per essere salvato?" "Credi nel Signore Gesù"
L'uomo con tutta la sua famiglia si mette in ascolto della Parola di Dio con l'animo disposto ad accoglierla.
Il Battesimo che poi riceve lui e tutti quelli della sua casa non può prescindere dalla conoscenza del Datore del dono, sì che poi la comunione, la condivisione di quello che ha con i fratelli in Cristo insperatamente scoperti è naturale in quanto figli di un unico Padre e famigliari di Gesù.
Ma quello che sembra un racconto favolistico è una straordinaria realtà che sperimenta nella sua vita ordinaria chi si è lasciato riempire dallo Spirito di Dio.
Per la maggior parte dei cristiani lo Spirito Santo è un illustre sconosciuto, per me era un optional fino a quando non ne ho fatto esperienza.
Dio non si manifesta a tutti nello stesso modo, ma chi lo incontra riconosce ciò di cui sente nostalgia.
Arriva il momento di mettersi da parte, di dare all'altro di fare la sua parte.
Nella Trinità vediamo la perfetta comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, uniti nel pensare, nel volere e nell'agire, ognuno esercitando la propria funzione nell'ambito di un amore vicendevole e fecondo.
E' quella che viviamo l'era, il tempo dello Spirito.

lunedì 27 maggio 2019

"Il Signore le aprì il cuore"(At 16,14)


Meditazione sulla liturgia di
lunedì della VI settimana di Pasqua
Letture: At 16,11-15; Salmo 149; Gv 15,26-16,4

" Il Signore le aprì il cuore" (At 16,14)

Queste parole sono dette a proposito di una donna che a Filippi, primo distretto della Macedonia, si trovò ad ascoltare la predicazione di Paolo giunto lì guidato dallo Spirito.
La donna era riunita a pregare con altre persone lungo il fiume, ma sicuramente non si aspettava cosa sarebbe successo.
Le incursioni dello Spirito sono improvvise e imprevedibili, ma le  riconosci dal cambiamento che operano nella tua vita.
La donna non è un personaggio inventato perché di lei si dice il nome, la professione, la città di provenienza, la fede.
L'effetto delle parole di Paolo sono sensibili, evidenti. Il Battesimo non è solo per lei, ma anche per la sua famiglia il che significa che questa donna a cui lo Spirito ha aperto il cuore è diventata anche testimone nella sua famiglia.
" Venite ad abitare nella mia casa" . Così Lidia conferma il suo sì al Signore che a tutti dona la sua presenza, se abbiamo aperto il cuore ai bisogni dell'altro.
Mai come ora la penisola Balcanica,( la Macedonia in particolare) è al centro dei riflettori come quella che ha chiuso le frontiere all'ingresso, al passaggio di tanta gente in fuga.
Dobbiamo pregare molto perché ci siano persone come Lidia a cui lo Spirito Santo ha aperto il cuore che è disposta ad accogliere sotto il suo tetto i tanti Gesù che ci chiedono aiuto, che ci fanno sperimentare che c'è più gioia nel dare che nel ricevere.
Ognuno di noi dovrebbe farsi un serio esame di coscienza per verificare se siamo cristiani solo a parole o siamo disposti ad accogliere Cristo nella nostra casa.
" Qualunque cosa avrete fatto ad uno solo di questi piccoli, l'avete fatta a me" dice il Signore.
Ma ciò che sembra impossibile a noi non è impossibile a Dio.
Chiediamogli di aprirci il cuore perché possiamo sperimentare la gioia della sua presenza.






martedì 7 maggio 2019

Dono e perdono



Meditazioni sulla liturgia di
martedì della III settimana di Pasqua

"Signore non imputare loro questo peccato" (At 7,60)

Stefano così conclude la sua preghiera prima di essere ucciso. 
Come Gesù dona il perdono ai suoi aguzzini, il dono più grande che uno possa fare a chi ti sta uccidendo.
La folla a Gesù chiede un segno per credergli, ricordando la manna piovuta dal cielo nel deserto.
Nè la manna, nè Mosè il mediatore sono importanti per placare la nostra fame, ma Colui che manda a noi ciò che ci serve per vivere.
Gesù in questo discorso di autorivelazione  dice che discende dal cielo, Dio in persona che si offre come pane di vita eterna.
Ma cosa può convincerci che Gesù è l'unico pane del quale abbiamo bisogno per non morire?
Ieri in Gv 6,29 abbiamo letto:"Questa è l'opera di Dio:credere in colui che egli ha mandato".
La fede è quindi è il segno che ci dà il pane di vita.
Attraverso la fede riconosciamo che Dio ha tanto amato il mondo da dare suo figlio Gesù per il riscatto dei nostri peccati.
Con il Battesimo il perdono di Dio, il super-dono ci viene dato attraverso l'innesto in Cristo, diventando a tutti gli effetti suoi famigliari, figli adottivi, fratelli in Gesù.
Nella sua casa non può mai mancare nè cibo nè bevanda, ma tutto concorre al bene di quelli che lo amano e che si sentono amati da Lui.
Il pane del perdono è ciò che ci garantisce il paradiso.

martedì 30 aprile 2019

"Davano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù" (At 4,33)



"Davano testimonianza della resurrezione del Signore Gesù" (At 4,33)

Che significa dare testimonianza della resurrezione del Signore Gesù?

Una volta Giovanni, il mio nipotino, mi chiese come potevo essere certa che Gesù era risorto e io gli risposi che c'era chi lo aveva incontrato nei quaranta giorni dopo la Pasqua e l'aveva raccontato.

E come lui aveva creduto alle storie che gli raccontavo prima di addormentarsi riguardanti me e la mia famiglia d'origine, così tanti credettero basandosi sulla fiducia del testimone.

Ma oggi, rileggendo il vangelo mi sono resa conto che non basta raccontare una storia perchè altri credano che è vera.
L'incredulità connota l'atteggiamento dei più stretti amici e collaboratori di Gesù.
Tommaso addirittura volle mettere il dito nei fori delle ferite, per credere che Gesù non era un fantasma.
Bisogna quindi averlo incontrato personalmente per dare testimonianza della resurrezione.
La resurrezione è un evento per noi incomprensibile, da un punto di vista umano, perchè solo chi è morto può eventualmente risorgere e non risulta che questo sia accaduto a qualcuno ad eccezione del Figlio di Dio, per chi ci crede, naturalmente.
Non tutti quelli, però, che hanno incontrato Gesù sono diventati suoi testimoni.
Perchè?
Per Giovanni che oggi è più grande dovrei trovare una risposta diversa alla sua domanda.
Dovrei parlare di morte e di vita secondo la carne e secondo lo Spirito.
Mi capirebbe?
Certo è che ci sono momenti della vita in cui ci si sente morti dentro, senza speranza, demotivati, angosciati, depressi, soli, momenti in cui il senso di quello che ci accade ci sfugge e non sappiamo dove andare perchè abbiamo perso l'orientamento.
Vivere è un peso, morire un guadagno.
La scienza e le leggi stanno mettendo a punto proprio una strada indolore per uscire fuori da situazioni insostenibili per chi ne è coinvolto.
Ma se la carne muore non è detto che la persona cessi di vivere.
Nasciamo nella carne e rinasciamo nello spirito.
Così dice il Vangelo.
Per rinascere dall'alto come Gesù dice a Nicodemo dobbiamo prima morire.
Quando un bimbo esce dall'utero della madre che lo ha generato piange, perchè deve lasciare il caldo e sicuro rifugio che lo ha custodito per 9 mesi al buio e immettersi in un mondo sconosciuto dove l'aria ti brucia i polmoni, la luce ti ferisce gli occhi, dove non è scontato che il cibo ti arrivi direttamente dentro la pancia.
Ma il bambino può essere abortito se non è accolto e custodito da un NOI , l' utero che garantisce la vita del figlio.
Questo utero passa attraverso la comunione, l'accordo, l'amore dei genitori, amore che rimanda ad un amore più grande che è quello di Dio, ad un utero ancora più grande che ci comprende tutti, dove possiamo riconoscerci figli di un unico padre, fratelli in Gesù.
La comunione, la condivisione, l'accordo nel nome di Gesù favorisce, rende possibile l'apparizione del risorto, ci risuscita, ci dà ciò che manca alla perfezione dell'amore.
E' incredibile come tutto questo accada senza che noi facciamo magie, come le chiama Giovanni, le magie dei riscontri tra le pagine del vangelo e la nostra vita feriale, ordinaria.
Queste magie gli fanno paura, perchè sfuggono al controllo della ragione e si sa cosa ci accade quando vogliamo controllare, pianificare, metterci sopra e non sotto la signoria diCristo.
Se il sacrificio di Gesù aveva lo scopo di farci tornare a casa, quella casa da cui i nostri progenitori si allontanarono, la casa della nostra famiglia originaria, è certo che lì non ci sono distinzioni, siamo tutti uguali in relazione al padrone di casa, al Padre che ci ha creato e alla SUA Famiglia, collaboratori tutti della nostra incolumità, garanti della nostra vita.
Nella pancia-casa di Dio si vive come si vive in una famiglia dove tutto è in comune, dove ognuno è a servizio dell'altro, dove a garantire che le cose si svolgano secondo giustizia, verità e misericordia, vale a dire con amore c'è Dio uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, distinti nelle funzioni, ma perfettamente sintonizzati sulle frequenze dell'amore.
E' naturale quindi che la testimonianza nasca dall'amore, il motore di ogni cosa, sorgente di vita.
L'amore è da Dio, è dono , il primo e più importante dono che Gesù ci ha fatto morendo sulla croce.
E' il dono dei doni da cui scaturiscono la fede e la speranza.
Se rimaniamo ancorati a Lui non stancandoci di invocare il Suo Spirito saremo testimoni credibili di resurrezione, perchè solo chi è amato può vivere, solo chi ama può dare la vita.
Grazie Signore che ci hai chiamati a far parte della tua famiglia a godere dei beni promessi già da subito, a vivere al di sopra delle nostre possibilità e capacità la grazia del perdono.

giovedì 25 aprile 2019

"Dio l'ha risuscitato dai morti e noi ne siamo testimoni"(At 3,15)




Meditazione sulla liturgia di
giovedì dell'ottava di Pasqua

letture: At 3,11-26; Sal 8; Lc 24, 35-48
"Dio l'ha risuscitato dai morti e noi ne siamo testimoni"(At 3,15)

Questa settimana che è detta di Pasqua, parla di un sol giorno, l'ottavo, il giorno della resurrezione, un giorno in cui campeggia un sepolcro vuoto.
Il vuoto è il grande protagonista della giornata di Pasqua, un vuoto riempito dalla ricerca e dall'incontro con Gesù. 
Le sue apparizioni sono raccontate in modo diverso e non sincronizzato dagli evangelisti, ma una cosa è certa: chi parla ha visto, ha ascoltato, ha toccato, ha parlato con Lui, con Lui ha mangiato.
Straordinaria questa settimana dove si succedono gli incontri con Gesù che non viene riconosciuto da nessuno a prima vista. 
Eppure i discepoli avevano avuto modo di frequentarlo per tre anni almeno, ma la resurrezione rende irriconoscibili perchè il corpo si trasfigura a tal punto che pensi di aver a che fare con un fantasma. 
Accadde anche durante le tempesta quando videro Gesù camminare sulle acque. 
L'uomo ha bisogno per credere non soltanto di apparizioni fugaci, ma di qualcosa che li riporti al loro abituale modo di vedere, di sentire, di vivere. 
Se vuoi che Gesù si faccia presente devi prima di tutto condividere con chi ti sta accanto la fede, la certezza che è risorto per farti risorgere, la certezza che la persona che ti sta di fronte è brocca in attesa di essere riempita dallo Spirito del Signore, persona che ha sete, ha fame, soffre.
Devi condividere le tue e le sue ferite, le devi scoprire e toccare, devi sentire la pace che ti viene dalla consapevolezza che non hai sognato quando il velo si alzava sul senso delle Scritture e che Cristo è presente ogni volta che spezzi il pane con un fratello , ogni volta che ti fai pane e ti spezzi per donare all'altro il tuo amore e riempire la sua brocca.

Tutto questo perchè il sangue del Giusto è caduto su di noi, ci ha bagnato, ci ha rigenerato, ci ha ridato la vita, ha irrigato le nostre aride zolle, la nostra terra riarsa e ci ha resi fecondi di vita sempre nuova.
Il sepolcro è vuoto, e rimarrà sempre vuoto se cerchiamo di imprigionarci la verità, se cerchiamo di nasconderci il profumo dei fiori, il loro colore.
Se ci ammassiamo la nostra terra, le nostre certezze, i nostri beni, per essere certi di valere e durare in eterno, nessuna tomba rimarrà inviolata e il tesoro nascosto verrà trafugato quanto prima dagli ingordi, se il tempo non avrà provveduto prima a distruggere tutto.

E' bello pensare che la croce, come la morte è a collocazione provvisoria, come dice don Tonino Bello.
Di questa Pasqua voglio ricordare la Via Crucis insieme con Gesù, l'indulgenza plenaria lucrata con la partecipazione al triduo pasquale, la gioia di essere stata chiamata a condividere con Lui gli effetti della redenzione.
Voglio ricordare l'antipasto del giorno di Paqua diverso da quello che mi aspettavo, di gran lunga più appagante, buono, partecipato. 
E' stata la preghiera dei bimbi, la benedizione con un ramoscello d'olivo intinto nell'acqua benedetta che don Massimo ha consegnato a loro come a tutti i suoi parrocchiani.
Mi piace ricordare che quell'acqua stava lì perchè la penitenza assegnata ai piccoli del catechismo, dopo la confessione, era di riempire un numero più o meno grande di questi contenitori di pace, di luce, di amore, testimoni della resurrezione di Gesù
Di questa Pasqua voglio ricordare la decisione maturata di essere sempre più vera, di gettare le ultime maschere per presentarmi al Signore nella verità.
Ho desiderato togliere tutto ciò che mi separa dal mio Creatore, che mi impedisce un incontro autentico con l'uomo, toccando le sue ferite, facendomi carico dei suoi bisogni, presentando a Lui la mia inadeguatezza, perchè la benedica e la trasformi in grazia. 
Gesù ha chiesto di essere toccato, di essere nutrito perchè i suoi si convincessero che non era un fantasma. 
Quanti aspettano da noi di essere toccati senza schifarci delle loro ferite più profonde, quanti ci chiedono da mangiare e noi facciamo finta di non sentire!
Vorrei nutrirmi a tal punto della Parola di Dio per diventare ciò a cui sono chiamata, per realizzare il Suo progetto d'amore nell'obbedienza alla Sua Parola, nella fede al Suo amore eterno, misericordioso e santo.

martedì 9 aprile 2019

"Molti credettero in lui"(Gv 8,30)


Meditazione sulla liturgia di
martedì della V settimana di Quaresima

"Molti credettero in lui"(Gv 8,30)

Io non so come le parole che oggi hai pronunciato abbiano avuto l'effetto sperato: credere che tu eri quello he dicevi di essere, il Messia, il Figlio di Dio.
Ci sono cose incomprensibili che ci accadono nella vita e capita che ciò che mai avresti creduto di fare, di credere diventa esigenza insopprimibile del tuo spirito, del tuo essere uomo proiettato nell'oltre di Dio.
Così accadde ai tuoi interlocutori allora, a ridosso del tuo sacrificio, così accadde per me in un momento di grande turbamento, di solitudine estrema, in un momento in cui era stata azzerata qualsiasi relazione con il mondo esterno.
Per incontrarti Signore bisogna trovarsi in un deserto o cercarlo, perché la tua voce solo nel deserto è forte e chiara. 
Solo nel deserto impari ad apprezzare ciò che il frastuono del mondo ti impedisce di sentire.
Molti credettero quando tu hai parlato di un innalzamento in cui il Padre non ti avrebbe lasciato solo, perché tu fai sempre la sua volontà.
Mi chiedo a cosa avranno pensato i tuoi interlocutori, se minimamente immaginavano che il tuo trono di gloria sarebbe stato la croce.
Ad.ognuno di noi Signore tu chiedi di fidarsi di te, chiedi di seguirti senza scandalizzarci se il Figlio di Dio subisce una morte così ignominosa.
Tu ci chiedi Signore, oggi che sappiamo come è andata a finire e che sappiamo quali frutti nacquero dal tuo sacrificio, di seguirti fino in fondo senza paura e tentennamenti, lasciando tutto e mettendo te al primo posto, fidandoci di te fino in fondo.
Signore io non so se sono capace con fede e con fermezza di seguirti in questo viaggio così burrascoso, difficile, pauroso, non so se riuscirò ad esserti vicino e rimanere sveglia nel momento del massimo abbandono, non so se sotto la croce riuscirò a rimanere salda con Giovanni e tua madre, lasciandomi lavare purificare rinnovare dal sangue e l'acqua che sgorga dal tuo costato.
Non so Signore se come i tuoi apostoli, piena di Spirito Santo saprò affrontare la persecuzione e la morte con la ferma certezza che tu non abbandoni i tuoi figli mai specie se sono nel bisogno.
Me lo ripeto questa mattina che i bagliori di morte sinistramente si intravedono, se credo in te, se ho fiducia in te, se sono certa che stai combattendo al mio fianco questa estrema battaglia. 
Mi chiedo Signore se rimarrò salda fino alla fine nella certezza che tu sei in questo dolore, in questa sofferenza dell'anima , in questi dubbi, paure, tentennamenti.
Mi ripeto che tu sei il mio Signore che mi ha promesso un'alleanza eterna, hai detto che con noi sarai tutti i giorni della vita, che non devo temere anche se dormi, anche se non ti vedo, non ti sento, anche quando rimani muto e lontano. 
Questa mattina penso a tutto questo e il mio cuore si dilata per accogliere la Parola di Dio. 
Voglio contemplare e adorare Colui che hanno trafitto, lo voglio lodare e benedire perché con la sua croce ha redento il mondo.
Che la mia croce Signore non mi sembri troppo pesante da portare, che la.mia croce serva a salvare qualcuno dei tuoi figli dispersi. Aiutami Signore a dirti "eccomi,"specie quando la situazione che sto vivendo mi fa più paura.