Visualizzazione post con etichetta meditazione sulla liturgia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta meditazione sulla liturgia. Mostra tutti i post

domenica 4 ottobre 2020

"Figlio oggi va' a lavorare nella vigna".(Mt 21,28)

 "Figlio oggi va' a lavorare nella vigna".(Mt 21,28)

Oggi Signore tu ci chiami a lavorare nella tua vigna, oggi, in questo momento, in questa situazione, in questa prova.
Non abbiamo scuse, né tu ti sogneresti di comandarci qualcosa di impossibile, ingiusto, dannoso.
Non possiamo risponderti sempre sì.
Ci sono momenti in cui ci occuperemmo forse del tuo regno se le troppe sono le cose da fare, i pensieri, gli impegni fossero meno onerosi.
Il tempo scorre veloce e a sera spesso ci ritroviamo con un pugno di mosche in mano, con la delusione di esserci affaticati invano, con la stanchezza di chi ha profuso energie a dismisura senza ricavarne nulla di buono.
Tu Signore ci hai creato, ti sei incarnato, hai visto, sperimentato cos'è la vita, quanti nemici ostacolano il nostro rapporto di fiducia con te.
Tu lo sai Signore quanto siamo pasticcioni, superficiali, deboli, incapaci.
Tu sai che per lavorare la vigna, per fare il contadino ci vogliono delle competenze che non abbiamo, almeno non tutti.
Cerchiamo faticosamente di acquisire quelle che ci servono per sopravvivere, per non morire di fame, per provvedere ai bisogni nostri e dei nostri più stretti congiunti e non sempre ci riusciamo.
Tu lo sai Signore quanto la vita, i problemi, le angosce, le delusioni, la nostra naturale fragilità ci avvolge e ci frena, ci soffoca come una piovra dai mille tentacoli.
Tu vuoi che io venga a lavorare nel tuo giardino.
Ora che il dolore mi schiaccia, ora che non riesco a pensare, trovare, immaginare una via di uscita, ora che il mio corpo sembra percorso da serpi viscide che mi stringono, mi dilaniano, mi immobilizzano facendomi molto soffrire.
Ora vuoi che io venga Signore?
Ieri sera nel turbine del dolore, dell'affanno, della fatica, del non senso ho cercato di trovare nel salmo della compieta, nelle preghiere della sera della tua Chiesa qualcosa che esprimesse ciò che io avevo nel cuore.
Ho dovuto richiudere il libro perchè mi veniva la nausea a leggere del tuo amore, delle tue risposte sempre puntuali.
Signore perdono quando la carne è così debole che mi chiude la bocca e mi tarpa il cuore, perdono quando non riesco a lodarli benedirti e ringraziarti perché venti tempestosi mi sconvolgono.
Perdono.
Tu vuoi un asino su cui gettare il mantello, un asino che ti porti a Gerusalemme.
Ne hai bisogno.
Ora.
Signore sia fatta la tua volontà non la mia.
Anche se non la capisco.

sabato 5 ottobre 2019

" Signore insegnaci a pregare!" (Lc 11,1)


" Signore insegnaci a pregare!" (Lc 11,1)
Non basterà una vita perchè impariamo a farlo, non con parole che escano dalla bocca, anche se sono di Dio, ma da un sentimento forte e stabile che alberga nel nostro cuore.
Quanti paternostri ho detto in vita mia, ma quanti me li sono dovuti sudare con una supplica incessante a Dio perchè lo sentissi Padre!
Perchè il problema sta tutto lì.
Un conto è pensare che hai davanti Dio, Essere perfettissimo,Creatore e Signore del cielo e della terra davanti al quale ti senti una pulce, polvere sulla sua bilancia, un niente, peccatore recidivo, nonostante le promesse, un conto che stai parlando con tuo Padre, che, per quanto rispetto gli voglia portare è uno con cui hai confidenza e non ti vergogni di essere quello che sei.
Un padre ama i figli a prescindere, anche se disubbidiscono ed è pronto ad aiutarli sempre, se si trovano in difficoltà ( i padri normali, non i deviati, che purtroppo ci sono).
Conciliare le due cose è molto difficile e se ci riuscissimo avremmo trovato la chiave per vivere il paradiso già su questa terra.
Ci sono notti che la prima parte di questa preghiera mi rimane così difficile che dico rosari di avemarie perchè Lei, la perfetta Figlia mi insegni l'abc della fede.
Come faccio a sentire Padre un Dio che permette tanti lutti, tante sofferenze, tanto disordine, tanta ingiustizia qui su questa terra?
Ad uno sguardo superficiale mi verrebbe da dire che è patrigno e che questa vita me la poteva risparmiare, visto che nessuno gliel'ha chiesta.
Quando ho queste tentazioni diaboliche guardo la stella e invoco Maria.
Per fortuna che il Signore mi ha dato un sacco in cui riporre tutti i suoi doni, un sacco che sta a me riempire con i grazie che spontaneamente mi salgono alla bocca per qualcosa che non è scontato, un'improvvisata, un guizzo, un bagliore, una luce nel buio della notte.
La vita all'uomo la dà la memoria. Ricordare tanti suoi benefici ti porta a sollevare lo sguardo al cielo e credere che i miracoli sono ancora possibili perchè Dio non si stanca di amare.
"Insegnaci a pregare" dicono i discepoli a Gesù dopo aver osservato la sua abitudine a ritirarsi solo in disparte e tornare con il volto trasfigurato.
Credo che sia andata proprio così, perchè altrimenti non ci sarebbe stata ragione di chiederglielo.
Ricordo che quando per la prima volta misi piede in una chiesa ciò che mi colpì fu il volto sereno e gioioso delle persone che stavano pregando.
Qualunque cosa avessero mangiato per essere così gioiosi, ricordo che pensai, doveva diventare il mio pane quotidiano.
E così fu.
Dacci ogni giorno il nostro pane, non quello degli altri, nè più nè meno del giusto.
Non vogliamo sottrarre a nessuno il necessario e se noi non ne siamo capaci, affidiamo a Dio di distribuire ciò di cui abbiamo bisogno in modo imparziale secondo la sua giustizia.
San Luca non dice di chiamare il Padre "nostro" come riportano gli altri evangelisti, forse per paura che ce ne appropriamo e non vogliamo condividerlo con nessuno, come fanno i bambini che non si sognano di prestare il papà e la mamma a chichessia.
Nostri sono invece i peccati come i debitori e non possiamo rivenderceli.
Se guardiamo bene l'aggettivo possessivo "tuo" è usato due volte per il nome e per il regno.
" Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno"

Il tuo nome, il tuo regno, non il mio o quello di chi si crede di essere Dio o pretende di darti consigli.
Perchè tu sei un Dio di pace, un Dio di giustizia, di perdono e di misericordia, venuto a salvarci dalla nostra salvezza.
Perchè tu sei PADRE.

"Misericordia e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo" (Salmo 85)

venerdì 6 settembre 2019

"Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi." (Lc 5,38)



"Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi." (Lc 5,38)


“Quando tu sei con me, questa stanza non ha più parenti”, dice una canzone.
L'amore umano fa sperimentare nell'apice dell'attrazione, quanto le categorie umane passino in secondo ordine, quanto il giudizio degli uomini non sia tenuto in nessuna considerazione, perché i nostri occhi vedono ciò che gli altri non vedono, non sperimentano, non toccano, non sentono.
Così una stanza può non avere più pareti, ma alberi infiniti.
Il corpo dell'amata diventa un giardino e gli occhi perle e la bocca ha il sapore di un frutto succoso.
Dimentichi di mangiare, di bere, vivi nell'attesa gioiosa e vigilante, tendi l'orecchio, sussulti al minimo rumore di passi che senti avvicinarsi, quando lo sposo è lontano.
Tu Signore sei lo sposo ed è bello pensare a te, collegando la meraviglia dell'inizio di ogni amore umano con la meraviglia di questo rapporto sponsale con te che non ci abbandoni, che sei fedele sempre, che non deludi mai le aspettative, man mano che diventi più intimo a noi, ci introduci nelle più segrete stanze della tua casa e ci doni il tuo corpo come suggello di un amore che non conosce limiti, condizionamenti, misura.
Tu Signore dai tutto e da noi pretendi tutto, perché nel tutto si perfeziona l'amore.
Quando vogliamo lasciare qualcosa per noi è come se un vestito liso volessimo renderlo nuovo mettendoci una toppa di stoffa robusta o volessimo chiudere un vino nuovo in otri vecchi.
Tu Signore rinnovi la meraviglia dell'inizio, quando ci accostiamo a te con amore sincero. 
Tu ci fai pregustare le meraviglie del regno, quando ci metti davanti l'amore.
L'amore umano è segno del tuo amore divino, è frammento, scintilla.
Quanta gioia, quanta trepidazione, quanta incoscienza nella prima fase dell'innamoramento.
Sembra che la terra non stia più sotto i nostri piedi e ci sembra di volare quando i nostri desideri s'incontrano.
Purtroppo nell'amore umano i desideri ben presto divergono e ciò che prima sembrava scontato, eterno, indistruttibile, immutabile, mostra i segni del deperimento, dell'invecchiamento, si logora, si rompe e mostra le nostre nudità, le nostre ferite, lo sporco che non si vedeva.
Con te, Signore le cose vanno così e durano perché tu non inorridisci di fronte alla nostra nudità, non ti ergi a giudice delle nostre inadeguatezze, ma curi le nostre ferite, lavi le nostre brutture, ti chini sulle nostre cadute e ci rialzi.
Tu Signore non sei come gli uomini del mondo che amano fin quando siamo amabili, ma continui a mostrarci il tuo volto mite e generoso, lento all'ira e ricco di grazia verso di noi, tue creature, che tu vuoi ridare alla luce, far rinascere dall'alto, rivestire di una veste nuova e splendente, indistruttibile corazza contro il nemico.
Tu Signore sei lo sposo perfetto che non delude e con te l'idillio dura in eterno.
Tu continui a scriverci lettere d'amore, tu continui a fidarti di noi, ad aprirci le braccia e a sussurrarci all'orecchio di fronte a qualsiasi difficoltà: "non temere sono con te tutti i giorni".
Anche se non ti vediamo Signore tu sei con noi, l'Emanuele, il Dio con noi, oggi e sempre.
“Sono stato dovunque sei andato” hai detto a Davide che voleva costruirti una casa e circoscriverti in un tempio fatto di muri.
“Il Signore è qui e non lo sapevo!” dice Giacobbe nella notte più buia della sua vita.
Tu Signore sei vicino a noi nei nostri fallimenti, non ti scandalizzi né ci giudichi per le nostre dimenticanze, per i nostri peccati, ma continui a tenderci la mano, continui a parlarci d'amore.
Signore, se gli uomini potessero scoprire quanto ci ami! 
Se potessero incontrarti nei momenti più drammatici della propria vita, quando ci si sente schiacciati da pesi incommensurabili, incapaci di scrollarci di dosso tutto quello che ci è caduto sulle spalle.
Se gli uomini, potessero vedere quali sono le cose di cui hanno veramente bisogno! Se riuscissero a riconoscerti anche se hai il volto sfigurato e ripugnante di un uomo flagellato, colpito, gonfio, tumefatto, sporco per gli sputi, segnato per le ferite, deturpato per i segni dell'irriverenza e la derisione di chi voleva cancellare la tua immagine e toglierti di mezzo!
Gli occhi Signore però non li hanno toccati, gli occhi te li hanno risparmiati, quegli occhi dai quali mi sento guardata, nei quali mi specchio, quegli occhi che mi definiscono come figlia, sorella, sposa.






domenica 1 settembre 2019

SFOGLIANDO IL DIARIO...

(Lc 14,1.7-14 ) Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.



Meditando sull'umiltà (da humus, terra) e su ciò che comporta, mi è venuta in mente la preghiera che Gianni, mio marito, ha fatto, ad alta voce, mentre eravamo riuniti per l'incontro settimanale del gruppo Sacra Famiglia.

Si sentiva portato in un grande e luminoso giardino.
Gesù lo aveva preso per mano e con tenerezza e decisione lo aveva introdotto alla visione stupenda di quel luogo dove lui abita e regna.
La luce era fortissima ma piacevole, dolce, e non costringeva a chiudere gli occhi, perché non li feriva, ma li accarezzava e invitava ad aprirsi di più, per godere dell’incanto dei fiori sbocciati tra l’erba, dell’azzurro luminoso del cielo, dei raggi di un sole che riscaldava e accarezzava la pelle, senza bruciarla, né tantomeno ferirla.
Si era messo accucciato da un lato, come un bimbo che scopre un luogo incantato, ma ha paura, è smarrito, non sa chi sia, dove sia e a chi chiedere o chi ringraziare.
In un cantuccio osservava i fiori e pregava: forse sono un fiore, Signore, che tu hai fatto sbocciare in questo prato e ti sei compiaciuto di me, perché sono bello, puro e tenero nei petali appena sbocciati.. Poi si è detto che non era quel fiore, non voleva essere fiore, in quel giardino dove Dio lo aveva chiamato.
Poi ha visto l’erba e ha pensato: “Ecco voglio essere erba, quel filo d’erba che spunta dalla terra timidamente, mescolandosi ai fiori.
Un filo d’erba forse, sì poteva pensare di esserlo, ma poi l’idea che non era degno di essere erba, gli ha fatto guardare più in basso, alla terra sulla quale risplendeva la vita e ha visto una zolla, una piccola zolla, nera e compatta.
Forse avrebbe potuto essere quella, forse si poteva sentire a suo agio, nascondendosi sotto i profumi e i colori del prato.
Ma ancora troppo gli sembrava l’ardire e gli è venuto in mente il lombrico, che si ciba di terra e la espelle digerita, emettendola lì dove l’ ha presa.
Sì voleva essere quella terra che il lombrico si era mangiata, quella poltiglia informe e incolore che usciva dalla sua pancia.
Voleva essere humus, zolla ricca di fermenti vitali, uscita dal ventre di un piccolo animale strisciante, voleva essere quel lievito che fa fermentare la massa, che non si vede, ma che agisce moltiplicando il volume.
Nel giardino dove il Signore l’aveva portato, Gianni si è scelto la cosa migliore, quella che non viene guardata né ammirata, ma quella che rende possibile il miracolo di un giardino fiorito, dove brillano i colori dell’arcobaleno

lunedì 8 luglio 2019

"Il Signore è qui e non lo sapevo!"(Gen 28,16)



"Il Signore è qui e non lo sapevo!"(Gen 28,16)

Da quando don Cristiano ci commentò questa pagina della scrittura durante un ritiro dal titolo" Riconciliarsi con la propria storia" non posso fare a meno di cercare Dio nei momenti più bui della mia vita, certa che è in quel luogo, in quella situazione, in quello smarrimento, nel dubbio, nella paura, nella sconfitta, nell'abbandono, nella solitudine, nel tradimento e in tutto quello che ci sembra insuperabile e sconvolgente.
Lo cerco e lo trovo, anche se non in automatico, come all'inizio pensavo o pretendevo.
Mi ha aiutata la parola di Dio a ripercorrere la mia storia e a cercare le tracce della sua presenza anche e soprattutto quando ne ero inconsapevole. E il libro di ricordi si è colorato di foto luminose, a colori, sviluppando tutti i negativi che avevo ammassati nelll'angolo più nascosto del mio cassetto.
Non c'è che dire, Dio ci sorprende sempre, perchè lo vedi dopo che è passato, perchè non vuole che lo imprigioniamo in idee e schemi preconcetti, perchè ci fidiamo di lui e teniamo sempre occhi e orecchi e cuore aperti alle sue improvvisate, alle sue incursioni d'amore.
Per la mia esperienza personale ciò che ha tagliato in due il prima e il dopo è stata proprio una notte oscura come quella di Giacobbe, una notte di silenzio e di disperazione, una notte dalla quale mi sentivo risucchiata.
Se non avessi avuto il bisogno, l'esigenza di uscire fuori di casa all'alba, di cambiare abitudini e posizione, se non fossi stata animata dal desiderio di trovare uno che mi rispondesse, cosa che mio marito aveva cessato di fare, che si accorgesse della mia assenza e si chiedesse la ragione, non sarei uscita ad un'ora improbabile per una passeggiata.
Era l'alba e il nostro matrimonio era naufragato in un silenzio mortale, le parole erano pietre che facevano solo male.
Così ci ignoravamo nel quotidiano, separati in casa, soffrivamo in silenzio per qualcosa a cui non sapevamo nè potevamo porre rimedio.
E poi il lavoro che mi era stato tolto per motivi di salute e la morte di mio fratello, inaspettata anche se avevamo avuto sei mesi per prepararci.
Quei sei mesi erano diventati il banco di prova per porre rimedio ad un evento ineluttabile.
Ma i tentativi per indorare la pillola furono vani e le cose andarono come andarono.
Dal pulpito, pur non conoscendo Dio, il giorno del funerale gridai che non era morto, che anzi era più vivo che mai da quando la sua malattia ci aveva ricompattati e riuniti in una gara di solidarietà per assisterlo, per stargli vicino, per venire incontro ai suoi bisogni.
Era vivo perchè la sua malattia aveva messo a fuoco quello che mancava ai nostri legami famigliari, alle nostre relazioni malate.
Gli portai la Comunione, perchè sapevo che gli avrebbe fatto piacere, mentre stava morendo, non perchè io credessi, ma perchè lui credeva e ne avrebbe tratto un beneficio.
In quel gesto disinteressato, in quell'ora suprema, Dio si è fatto presente e ha aperto una fessura perchè la sua acqua scavasse la mia roccia.
I rapporti con Gianni divennero insostenibili man mano che mi venivano meno motivazioni per vivere.
Malata, senza interlocutori che avessero riempito il vuoto del prepensionamento e attutito le conseguenze negative dell'handicap che aveva determinato la mia messa a riposo, un matrimonio in rovina, un figlio che ormai grande era tutto proteso per la sua futura sposa e aveva scambiato la casa per un albergo dove tutto è dovuto, un disagio sempre crescente, un vuoto, una paura, un senso di annientamento....mi sentivo impazzire.
Fu allora che nel fondo della mia disperazione trovai la forza di fare un estremo tentativo per trovare un tu che mi stesse di fronte e mi rispondesse.
"Il signore è qui e non lo sapevo!"
Parole sante, parole profetiche che il 5 gennaio del 2000 non conoscevo.
Quel giorno avevo bisogno di chi mi ridesse la speranza che la gioia esiste e che devi solo cercarla.
Quel giorno la trovai nella natura in festa, nei fiumi che battevano le mani della liturgia delle ore.
Ero entrata nella chiesa che non sapevo fosse la mia parrocchia, calpestando cacche di piccioni di cui era cosparso il sagrato, attraversando porte scrostate e cadenti, alla ricerca di una sedia.
Cercavo una sedia e ho trovato Dio.
Incredibile solo a pensarci.
Spesso non ci sentiamo ascoltati nelle nostre preghiere e pretendiamo di dare consigli al Padreterno, come se fosse un vecchio rincitrullito che non vede e non sente.
Attraverso una sedia, che era il mio limite, l'incapacità di stare in piedi da quando mi ammalai , Dio mi ha dato l'opportunità di fermarmi e di mettermi in ascolto di chi mi stava parlando.
Il mio limite è diventato la mia forza, la possibilità di mangiare il cibo che Dio moltiplica su tutti gli altari del mondo e fa distribuire dagli apostoli a quelli che stanno seduti.
Quante volte ho pensato che questa malattia che la scienza non ancora è riuscita a spiegare era la mia condanna, la mia croce che volentieri avrei rimandato al mittente.
"Il tempo è nelle nostre mani, nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori".
Ma ti devi sedere, ti devi fermare, per poter esclamare: " il Signore è qui e non lo sapevo!".

domenica 7 luglio 2019

Restate in quella casa





VANGELO (Lc 10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Parola del Signore.


Del vangelo di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù cerca ancora collaboratori.
Da solo non ce la fa.
Abbiamo visto ieri la chiamata dei dodici apostoli che coincideva con la chiamata di Paolo, passata in second'ordine, essendo domenica.
Ma la settimana scorsa abbiamo assistito a quanto sia stata importante la testimonianza e l'annuncio di Giovanni Battista che lo aveva incontrato e aveva sussultato quando ancora era nel grembo della madre.
Oggi Gesù chiama altri 72 discepoli per preparargli le strade, discepoli a cui dà delle istruzioni ben precise.
Niente bagaglio, in coppia, con il compito di portare la pace e rimanere nella casa dove hanno stabilito di fermarsi.
Il dovere è di rimanere nella casa anche se il primo giorno  sarà diverso dai successivi, perchè non si può mettere tutti i giorni la tovaglia buona e darti il posto d'onore, imbandendo un banchetto di grasse vivande e di cibi succulenti.
La routine prende il sopravvento e se vuoi rimanere ti devi adattare ai modi, ai tempi, alle abitudini di chi ti ospita.
Il passo del vangelo non può non far pensare al matrimonio per quel mandato affidato alla coppia.
I primi tempi di convivenza sono caratterizzati da un'attenzione speciale per l'ospite con cui hai deciso di passare tutta la vita nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
La quotidianità logora i rapporti se non decidiamo di rimanere e nel cuore continuiamo portare la pace, a benedire, a condividere, ad accogliere a dire sì con amore, con convinzione, con la consapevolezza che stai collaborando con Dio per portare al mondo la pace, per insegnare agli uomini come ci si riconcilia, per aprire la strada a Gesù autore di così grande miracolo.
Infatti la collaborazione che Gesù ci chiede, la chiede principalmente agli sposi che nella loro missione sacramentale hanno il dovere, l'investitura divina di mostrare al mondo i colori dell'arcobaleno, il segno di un'alleanza che con la grazia di Cristo dura in eterno.
La pace è dono di Dio e se non lo hai ricevuto non puoi neanche portarlo ai tuoi simili.
Senza Gesù non riusciamo a rimanere più di qualche giorno in una casa che non è la nostra, un tempo limitato in cui si rimpiange e si desidera il proprio letto, le proprie abitudini sconvolte dal dover condividere spazio, tempo vita con uno che non sei tu.
Ma Gesù ha bisogno di tali collaboratori.
Gli apostoli, grazie ai suoi insegnamenti, illuminati dallo Spirito Santo, cercarono in ogni modo di attualizzare i suoi insegnamenti tanto che li riconoscevano da come si amavano.
A quanto pare lo Spirito Santo non ha mai smesso di operare sulla Chiesa, ma oggi noi cristiani che testimoni siamo?
Da cosa ci riconoscono?
Siamo capaci di rimanere in un luogo, in una situazione, con una persona anche quando ci fa guerra o solo non corrisponde alle nostre iniziali aspettative?
Come collaboriamo alla costruzione del regno, come prepariamo la via del Signore se il nostro cuore è incostante e al primo soffio di vento fa le valigie se ne torna a casa sua, dimenticando il compito che gli è stato affidato?
Quando vengono meno le parole o sono usate a sproposito, ci ricordiamo a chi chiedere aiuto?
Penso ai silenzi prolungati e pesanti di coppie che non hanno più nulla da dirsi, ma anche alle parole violente che feriscono o uccidono.
Gesù il Verbo incarnato, la Parola vivente mai ci lascerà a secco di parole giuste, vere, parole di perdono, parole di vita.

giovedì 14 febbraio 2019

TRADURRE



Santi Cirillo e Metodio patroni D'Europa.

" Io ti ho posto per essere luce delle genti"

I santi di cui oggi celebriamo la festa sono grandi e per questo ricordati in quanto si fecero carico della difficoltà intrinseca che aveva la Parola di Dio e la liturgia ad essere presa in considerazione dagli slavi che non conoscono nè il latino, nè altra lingua che non sia la loro.
Cirillo e Metodio si misero d'impegno a tradurre tutto ciò che era necessario, Sacra scrittura e Liturgia in lingua slava, così che la gente potesse più avvicinarsi e comprendere il messaggio racchiuso in uno scrigno di cui non si ha la chiave.
E' giusto che siano stati proclamati patroni d'Europa insieme a San Benedetto e non solo, perchè con il loro impegno favorirono la nascita del nuovo continente all'insegna di un unico credo.
Purtroppo si fa ancora tanta fatica, da parte di chi ha in mano il potere, ad ammettere le radici cristiane dell'Europa.
Ma io questa mattina mi voglio soffermare sull'importanza di tradurre , (dal latino "trans-ducere" portare, condurre oltre) chi non parla la nostra stessa lingua, e viceversa sì che possa avvenire l'incontro.
Con chi?
Con la verità che ci abita, la verità che solo la luce di Cristo può rischiarare.
Ci sono persone che si rapportano con Dio non con la testa ma con il cuore e di conseguenza ricevono da Lui la capacità di tradurre ed essere tradotti senza sforzo che non sia l'affidamento totale a LUI, che per farsi capire annullò se stesso fino a morire per noi.
Leggendo il Vangelo di oggi in cui Gesù manda altri 72 a preparargli le strade, mi viene in mente una conversazione che di recente ho fatto con una persona a cui sono molto affezionata, sul dovere e il piacere di andare a Messa.
Mi ha chiesto se ci dovevo andare per forza, perchè lei si annoia per la ripetizione di formule e di gesti incomprensibili, come anche di parole e di omelie alle quali non si sente interessata.
Le ho risposto che anch'io la pensavo come lei e che, quando suo padre cominciò ad andare a messa, io lo giustificai dicendomi che da lì si vedeva che aveva un tumore al cervello.
Così è stato per la messa, che se non hai un traduttore, un libretto d'istruzioni, una recensione, come accade quando vogliamo vedere e capire un opera d'arte.
C'è quindi bisogno di traduttori, perciò Gesù chiama altri 72 e continua a chiamarci uno per uno.
Non dobbiamo andare lontano, ma assicurarci che chi ci sta più vicino sia in grado di decodificare i messaggi che noi gli mandiamo, partendo però non da loro ma da noi che per primi ci dobbiamo mettere in ascolto e diventare l'altro per capire quale lingua gli hanno insegnato, che latte ha preso, come è stato amato.
Conoscere la lingua dei nostri interlocutori è essenziale per farci capire e per mediare la Parola di Dio nei loro cuori.
Oggi Signore ti voglio pregare per tutti quelli che si sforzano di annunciare il tuo regno e trovano tante difficoltà che solo tu puoi aiutare a superare.

domenica 16 dicembre 2018

LAETARE



SFOGLIANDO IL DIARIO...

16 dicembre 2012
domenica della III settimana di Avvento anno C.


(Sof 3, 16-17)

Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente.


Oggi è la domenica della gioia.
Tutta la Chiesa era in festa.
Il sacerdote aveva i paramenti rosa che si indossano solo due volte l'anno: la terza di Avvento e la terza di Quaresima, come a dire che il lutto, la penitenza, si può anche interrompere, rischiarata da un annuncio più forte, più vivo, più gioioso.
Si avvicina il Natale e dovremmo tutti essere contenti.
Ma l'attesa è fatta di fatica, di ricalcoli , di prove, di deserto, di buio, di silenzio.
L'attesa è a volte, come questa notte, un inferno.
Questa notte ho avuto dolori sovrumani, l'Apocalisse pensavo è qui e io la sto vivendo.
Il dolore al basso ventre, l'arsura come dopo un intervento a causa dell'anestesia, un bere continuo, un continuo andare in bagno e poi il braccio e l'articolazione della spalla che gridava vendetta.
E poi i sogni, la ricerca di un luogo in cui riposare con un bambino da accudire e un posto piccolo piccolo, una panca con il coperchio, dove si è soliti mettere i libri della liturgia.
Li ho visti nelle cappelle dei conventi queste panche contenitore.
Gli spazi erano piccoli e a me è toccato tra due persone dalle quali mi sentivo schiacciata.
E questo è il segno che ha accompagnato il grido di dolore.
Poi altri sogni, altri personaggi collegati con la chiesa e io che vivevo ai margini di quello che si diceva, io che non comprendevo, che non ero calcolata… Il dolore.
Ho pensato che non c'è pace per me, quando ho aperto la Bibbia stanotte per pregare con un salmo di lode, ma non ho trovato nulla che esprimesse il mio sentimento che era quello di vincere il demonio con le benedizioni di Dio, con la lode da Lui ispirata.
Così questa mattina mi sentivo una profuga.
Il comodino sembrava essere stato travolto da uno tsunami, un terremoto.
Non c'era niente diritto, ordinato.
Ho fatto la le foto con il mio cellulare scassato, scassate sono uscite le foto che rendono bene il disastro.
Del resto volevo usare la macchinetta per parlare di Dio e della vita in cui lui si incarna con la Parola.
Così ho postato le foto delle scempio con sotto le parole del profeta Sofonia.
"Non lasciarti cadere le braccia. Il Signore è un salvatore potente".
E ci voglio credere che sia così.
Quando a messa Don Antonio ha dato la comunione, il Corpo di Cristo, all'improvviso l'aria si è squarciata e, come un fulmine, un tuono, un terremoto, la Parola è scesa su di me.
Il Corpo di Cristo io l'avevo preso e mi ero svegliata.
Questa volta il risveglio è stato una danza di lode, di grazia, di gratitudine, danza di forza, coraggio, speranza, perché il Corpo di Cristo è dentro di me.
Cosa potrà farmi il demonio?
Solo tu Signore mi puoi salvare. Solo tu mi dai le armi della luce per sconfiggere il serpente che attenta alla mia vita.
Lode e gloria a te Signore Gesù.



venerdì 14 dicembre 2018

" A chi posso paragonare questa generazione?" (Mt 11,16)




" A chi posso paragonare questa generazione?"  (Mt 11,16) 

C'è gente a cui non va niente bene, vale a dire che è sempre scontenta, ha sempre qualcosa da dire sul comportamento degli altri ergendosi a giudice della storia sia che riguardi una singola persona, sia un gruppo, una nazione, l'intera umanità.
E' l'esercito degli scontenti, quello che anche oggi continua ad animare le dispute più o meno dotte sui talk show televisivi, sui giornali, o semplicemente negli ambiti in cui vive.
Se c'è una cosa che non sopporta Gesù è la gente che giudica, che si mette su un
piedistallo, il piedistallo del giusto e si erge a misura di tutte le cose.
Di gente di questo tipo ne incontro sempre più spesso, ma la prima con cui mi sono scontrata e confrontata sono io che, pur stando in silenzio, giudicavo e prendevo le distanze da tutto ciò che avrebbe potuto farmi soffrire.
Ci ho messo del tempo, tanto tempo a prendere coscienza che non io ero la misura di tutte le cose e se volevo trovare la gioia di vivere dovevo accettarne gioie e dolori, salute e malattia.
Quando neghi, rifiuti ciò che non ti piace e non ti appaga  e guardi non quello che hai ma quello che ti manca diventi un infelice.
Questo criterio poi lo applichi anche a tutte le persone che hanno a che fare con te, che incontri, che osservi, che magari sono i tuoi educatori o i tuoi datori di lavoro per finire al coniuge con cui con convinzione hai pensato di vivere la tua vita senza traumi.
Perchè lo sposo te lo scegli, non come la madre il padre, i fratelli, gli educatori e chiaramente ti illudi di trovare finalmente uno che è come te, che la pensa come te, che fa le cose che piacciono a te.
Adamo disse, quando partorì nel sonno Eva (nel sonno, notare) e la vide, pensando di conoscerla" Questa è carne della mia carne, osso delle mie ossa!"  salvo poi accorgersi che non la conosceva affatto quando gli diede il frutto della condanna.
"Prometto di esserti fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia" era la formula del matrimonio quando mi sono sposata.
"Con la grazia di Cristo" l'hanno messo dopo ed è ciò che fa la differenza.
Chissà perchè questo passo del vangelo mi ha fatto pensare al matrimonio, quando finisce l'innamoramento e comincia la scelta di amare cercando nell'altro il buono che ha in sè, quel germe divino che te lo fa sentire carne della tua carne ossa delle tue ossa.
E' la grazia di Cristo che ti permette di vedere il bene al di là degli strumenti che usi per realizzarlo, è il Suo amore che potenzia la tua capacità di accogliere e fare tuoi gli insegnamenti, i moniti, i consigli di un eremita o di una persona che si mischia con la gente.
"Tra i nati di donna nessuno fu più grande di Giovanni, l'Immergitore" perchè aveva capito che per preparare la via del Signore bisognava entrare nel deserto, lontano da qualsiasi condizionamento e lasciarsi guidare dalla verità che hai dentro inscritta e che Dio vuole tu porti alla luce.
Un cammino di misericordia a partire da se stessi, quello che con questo anno liturgico dobbiamo intraprendere.
Perchè le più grandi colpe che imputiamo agli altri sono quelle che noi non vogliamo riconoscere in noi stessi.
Imparando a convivere con il grano e la zizzania che portiamo dentro.
Riconoscendoci quindi peccatori davanti a Dio non possiamo fare altro che unirci in coro per chiedere al Signore "pietà!" come siamo soliti fare all'inizio di ogni messa.

lunedì 10 dicembre 2018

Il perdono




«Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati»(lc 5,20)

In questo passo del Vangelo vediamo un paralitico che viene portato davanti a Gesù dai suoi amici, facendolo passare da un buco, fatto sul tetto perché sia guarito.
Da cosa deve essere guarito l'uomo?
Quali sono le malattie che lo paralizzano?
Quelle che dipendono dal giudizio degli altri, dalle etichette che gli mettono addosso, quelle che impediscono all'uomo di rialzarsi, di rimettersi in piedi, che gli tolgono la dignità, che lo fanno vivere in un inferno.
L'uomo che non si sente accettato, amato per quello che, è sempre un po' menomato, paralizzato su schemi stereotipi, e limitato nella possibilità di esprimersi, ha le ali tarpate, e vive in uno stato di guerra continua.
Guerra che gli fanno gli altri, guerra che lui fa agli altri per difendersi.
L'uomo, anche se colpevole, ha bisogno di essere reintegrato nella sua posizione, nel suo stato precedente, ha bisogno di riscatto.
Se rimane in prigione per tutta la vita, l'uomo non potrà mai esprimersi al meglio delle sue possibilità, anche se si pente.
La società sente l'esigenza di perdonare perché non può stare sempre in perenne conflitto con se stessa.
Ecco il motivo dell'indulto, dell'amnistia, del condono, della grazia delle giubileo che un tempo sanciva lo scuotimento dei pesi, la liberazione degli schiavi eccetera.
Gesù è venuto a portare personalmente all'uomo il messaggio di salvezza che parte dal perdono, il super dono che è Lui e che ci ha lasciato nei Sacramenti.
Infatti non c'è sacramento che non sia un' occasione per ricevere il perdono di Dio, che non lo attesti, che non operi in tal senso.
I Sacramenti sono un segno dell'amore di Dio per l'uomo.
Battesimo, Cresima, Riconciliazione, Unzione degli infermi,presuppongono una domanda di perdono da parte dell'uomo.
Se l'uomo non vuole guarire dalle sue infermità, Dio non si impone, non ne forza la volontà.
Poi c'è l'Eucaristia, il pegno vivente che Gesù ci ha lasciato.
Dio si fa mangiare, Dio offre se stesso perché torniamo a vivere.
Il segno tangibile dell'amore che Dio continua a donarci, nonostante le nostre infedeltà è l'Eucarestia.
"Domine non sum di dignus" si dice all'inizio della messa.

Non siamo degni Signore di ricevere tanto, eppure tu sei pronto a donarti a noi, a farci gustare quanto è bello stare con te, in pace con te e con i fratelli.
La pace è ciò di cui abbiamo bisogno, è una beatitudine....
"Beati gli operatori di pace" è scritto.
Gli angeli annunciavano la tua nascita dicendo: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà".

Dio porta la pace, Dio ci lascia la sua pace quando appare agli 11 nel cenacolo.
Dio ci vuole operatori di pace, portatori di perdono, testimoni di amore.
Il paralitico perdonato, può rialzarsi, andare a casa sua con il suo letto sotto il braccio.
I suoi amici hanno fatto ciò che ognuno di noi dovrebbe fare: portare Gesù e paralitici, a tutte quelle persone che sono ingabbiate dalla loro colpa, le persone che non si sentono amate, rispettate, che non si rispettano e non rispettano gli altri, che hanno sbagliato, che non si accettano e che pensano che non c'è pace tra gli ulivi, vale a dire che non c'è speranza neanche in Dio.
Ma quando si incontra Gesù veramente, il primo effetto è quello di sentirsi bene, perché ci si sente guardati con occhi di misericordia.
Matteo, la Samaritana, Zaccheo sono tutte persone che hanno sentito lo sguardo di amore posarsi su di loro e si sono convertiti.
Gesù guarisce con il perdono e noi siamo chiamati a fare altrettanto.
In un mondo in cui, perché non ci siano conflitti si sta omologando, globalizzando, omogeneizzando tutto, in un mondo in cui la differenza di genere tende ad essere azzerata o negata, la differenza tra generazioni (vedi operazioni di lifting), la differenza di cultura, il pubblico e il privato messi sullo stesso piano (grande fratello, isola dei famosi), dove non c'è più pudore, dove tutto è per tutti nel significato più deteriore e dannoso, il diverso fa fatica a vivere ed è condannato all'isolamento, alla non esistenza.
Ecco allora le guerre che cercano di ristabilire un diritto che prescinde dall'identità, dalla dignità delle persone.
Gesù è venuto a portare la pace che nasce dall'accettazione dell'altro, per permettergli di operare per il bene comune mettendo in comune quello che è.
"Non entrerete nel mio riposo "dice Dio a quelli che non si vogliono convertire al suo amore.




lunedì 24 settembre 2018

Il DONO


VANGELO (Lc 8,16-18)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Gesù ci invita a fare attenzione a quello che ascoltiamo.
Ci ha parlato nei giorni scorsi di seme da accogliere, oggi di lampada da mettere bene in vista.
"A chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha"
Parole incomprensibili, se non ci lasciamo illuminare da LUI.
"Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata."(Sapienza 11,26), è scritto.
Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza: chiamandolo all'esistenza per amore, l'ha chiamato nello stesso tempo all'amore.
Se accogliamo l'amore, che Dio ha continuato a dispensare a piene mani sulla terra, se lo coltiviamo con la pazienza e la passione del contadino, verrà alla luce.
Ma chi fa piovere e fa crescere è solo Lui
La gratitudine e la gioia per tutto ciò che ci dona, ci porti a non tenere nascosto il DONO che ci ha fatto attraverso Gesù, Suo Figlio., un DONO PER tutti gli uomini.
La testimonianza vera, viva ed efficace del PER-DONO da accogliere e mettere sul candelabro della nostra vita.

mercoledì 12 settembre 2018

" Beati voi che ora piangete"(Lc 6,21)



" Beati voi che ora piangete"(Lc 6,21)

Signore non è facile accogliere il tuo messaggio, vivere la beatitudine di sentirsi ogni giorno spogliato di quanto tu gli avevi dato, privato degli affetti, della salute, del lavoro, della gioia di vivere.
Signore come fai a dire che uno è beato quando piange, quando ha sete, ha fame, è nudo, perseguitato?
Signore ci hai abituato male, ci hai dato di godere dei doni che a piene mani hai distribuito nel creato, nelle persone, nella nostra storia.
Ci hai dato occhi, orecchi, gambe, un corpo per vedere, sentire, toccare, vivere la relazione con tutto ciò che è fuori di noi.
L'abbiamo dato per scontato che la vita fosse questa, Signore.
Affannarsi per godere dei tuoi doni per più tempo possibile, per arraffare ancora più degli altri, per godere di quanto porta al nostro corpo e alla nostra mente piacere e gioia.
Signore tu hai messo ai nostri piedi tutto l'universo, ci hai dato la possibilità di diventarne padroni, di manipolare l'esistente , di corromperlo, di farne ciò ciò che ritenevamo buono e giusto per noi e le persone a noi più vicine.
Il concetto di bene non ci era ben chiaro.
Sapevamo che il piacere veniva quando eravamo sazi, quando eravamo oggetto di attenzioni da parte delle persone da cui dipendevamo, quando riuscivamo a prenderci piaceri innocenti dalle occasioni che la vita ci metteva davanti.
Parlo per me e per quelli che come me sono nati sani e in una famiglia sana..
Ma l'amore non è mai sufficiente, l'amore umano è imperfetto e, se quando siamo piccoli ci dobbiamo accontentare e viviamo di quello che ci è dato dai nostri genitori, in quanto dipendiamo da loro, man mano che cresciamo sentiamo il  bisogno di un  cibo più solido , di risposte più profonde, di tempo dedicato a risolvere i problemi che derivano dalla nostra imperizia, dalla nostra ricerca d'identità, di auonomia,
Quelli che sono stati i nostri maestri infallibili, man mano che cresciamo, li vediamo sempre più inadeguati e non ci accontentano più, non soddisfano la nostra sempre più grande fame di verità, di bene, di vita.
I nostri bisogni crescono man mano che diventiamo grandi, come cresce il desiderio di vederli realizzati dalle persone che lo hanno fatto quando eravamo piccoli.
Ora siamo cresciuti, siamo diventati grandi e dobbiamo restituire tutto quello che pensavamo fosse nostro e che spesso abbiamo faticato a conquistare, proteggere, difendere, aumentare.
Tu dici che siamo beati quando piangiamo, quando ci viene a mancare tutto.
Tu solo basti, Signore, ma non è così facile ammetterlo.