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mercoledì 23 settembre 2020

Non prendete nulla per il viaggio



 " Non prendete nulla per il viaggio" (Lc 9,3)

La mia borsa si sta alleggerendo, grazie a te Signore.
Ho qualcosa ancora, ma conto di non portarmi più dietro niente se non te nel mio cuore.
So che tu metti le ali ai miei piedi e mi fai camminare per le strade del mondo con la sola arma della tua parola per sconfiggere i nemici, medicina per quelli che sul cammino trovo vittime delle aggressioni del mondo.
Quanto vorrei Signore dare un senso alla mia vita, portandoti con me nella più estrema povertà, perché si manifesti la tua potenza, la tua forza, la tua grazia.
Mosè nel deserto innalzò il serpente, quel serpente, che era simbolo del male, perché con i suoi morsi uccideva la gente, innalzato su un'asta, guariva chi lo guardava dai morsi velenosi.
Che grande mistero la croce!
Causa di dannazione o santificazione, premio e condanna, bene e male, ma segno di speranza, di vita per quelli che a te si rivolgono, in te confidano, a te affidano le loro pene e si lasciano da te trasformare.
Il tema delle letture di oggi é la povertà, povertà di beni, povertà di potenza, povertà di autorevolezza, povertà di numeri (piccolo resto), povertà come intende il mondo, quando non sei niente e non hai niente che ti possa garantire la sopravvivenza.
Tu alla povertà hai dato un valore sommo Signore e hai voluto che ognuno di noi facesse esperienza di spoliazione, di depauperamento, tu hai voluto che ci svuotassimo per poterci riempire di Spirito santo.
Signore questo è il mio più grande desiderio, portarti fino agli estremi confini della terra, così come tu vuoi.
Ma sai che ancora tante cose mi trattengono in questa casa, in questo appartamento, cose di cui non so fare a meno, cose che tolte, mi destabilizzano.
Anche il dolore è diventato parte del mio bagaglio, la parte più consistente, ma grazie sd esso mi porto dietro la storia di tanti tuoi figli che hanno bisogno di vedere te, che ti chini sulle loro sofferenze, fasci loro ferite, provvedi a che non muoiano di fame.
Quanti Signore sono in condizioni di povertà,a volte colpevole, perché causata dallo sperpero in tempi di vacche grasse.
Anche noi Signore, come le persone che in questo momento porto nel cuore, abbiamo dilapidato i tuoi beni e oggi abbiamo cominciato ad apprezzare la tua provvidenza, sempre pronto a stendere una mano per nutrirci in tempo di fame.
Non siamo degni Signore di un mandato così impegnativo, quello di portarti integro, senza orpelli, ai malcapitati della notte, vittime di aggressioni malavitose.
Chi siamo noi Signore per annunciare il Vangelo nella sua verità più profonda?
Chi siamo noi per portarti agli altri poveri, essendo ancora così impastati di terra e appesantiti da tanti rimorsi, peccati, cattive abitudini, egoismi?
Chi Signore siamo per te?
" Tu sei mio figlio oggi ti ho generato" è scritto. Siamo tuoi figli Signore cattivi e buoni. Ma tutti destinati ad un incontro particolare irripetibile, profondo, vero con te.
Tutti, nessuno escluso.
Perché tu non vuoi la morte del peccatore, ma che si salvi.
Di questo sono certa e ti ringrazio di questo dono di speranza che non mi fa vacillare davanti agli assalti del nemico.
Nella mia ingenuità vorrei che quello che tu mi hai donato arrivasse anche agli altri.
Ci sono tanti ostacoli, tanti limiti da superare, ma l'energia che tu metti dentro di me non esce se non quando c'è qualcuno da guardare negli occhi, qualcuno in carne ed ossa che con me possa far comunione.
Quanto vorrei che nella tua chiesa questo fosse possibile! La tua casa piena di serpenti, vermi, animali striscianti viscidi che attaccano quando meno te lo aspetti.
E io sogno la tua casa Signore, la Gerusalemme celeste e continuo intanto a rendere più pulita, ordinata la mia , ornandola di fiori, di piante, perché la tua gloria si manifesti.
Sto preparando la tua casa Signore perché tu possa stabilmente abitarvi senza che ti debba costringere o ti debba tappare la bocca o legarti le mani. Ora è nostra ospite una tua piccola figlia , bisognosa di affetto, di cure ,di chi si faccia carico dei suoi problemi .
Abbiamo fatto fatica a ridimensionarci, per via degli armadi troppo pieni e dei suoi bagagli ingombranti..
Ripenso a quando Giovanni per poterti abbracciare ti ha fatto spazio nel letto, mettendosi in un cantuccio.
Anche noi ci stiamo provando Signore, perché il Vangelo, quando lo viviamo, serve prima di tutto a noi che ci sentiamo meglio e riusciamo a dare un senso a tante nostre azioni inutili.
Continua a parlare con noi perché in questo pm viaggio ci hai chiamato in due.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio perché in te ho trovato e riconosciuta la nostra vocazione originaria, dialogante.
Tu sei il Verbo incarnato, tu sei la Parola viva, tu sei tutto quello che ci è mancato nella vita e che pensavo non potesse mai essere nostro. Signore grazie per tutto.
Grazie perché non guardi ai nostri meriti, non vuoi sacrifici che non siano quelli di lode, riconoscendoti l'unico vero bene

sabato 7 dicembre 2019

La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!


VANGELO (Mt 9,35-10,1.6-8)

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Parola del Signore


" Vedendo le folle, ne sentì compassione"

La compassione unisce questo passo del vangelo ad un altro letto di recente in questa prima settimana di Avvento.
La moltiplicazione dei pani fu la conseguenza della compassione di Dio che da agli uomini ciò di cui hanno bisogno attraverso Gesù Maestro, Pastore, Divino agricoltore.
Noi siamo la folla affamata, siamo le pecore senza pastore, siamo il campo dove Dio getta il suo seme. Noi siamo quindi i bisognosi, quelli che Gesù è venuto a salvare, ciechi, sordi, muti, storpi ecc ecc.
Il grande problema è proprio il fatto che non ne siamo consapevoli.
Passiamo la vita a lamentarci per ciò che ci manca e ci arrabbattiamo per averlo anche a costo di compromessi con la nostra coscienza, convinti che un lavoro per chi non ce l'ha, diverso, per chi non ne è contento, la carriera, il prestigio personale, la casa, amicizie influenti, una crema o un bisturi che fermino il tempo , una cura miracolosa che ci esoneri dalla possibilità di morire ecc ecc , ci darebbero la felicità sperata e ci farebbero uscire dal branco degli eterni scontenti.
Ma per quante cose abbiamo o facciamo, guardiamo sempre a quello che ci manca e mai a quello che abbiamo.
Quando Gesù dice: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" pensiamo sempre che non ce l'ha con noi, che sta parlando a chi passa il tempo a grattarsi la pancia e ad aspettare la manna che viene dal cielo.
Non pensiamo mai che tutto è dono, il vedere, il sentire, il camminare, il parlare e tutto ciò che fa parte della vita.
Pensiamo che se abbiamo qualcosa lo dobbiamo a noi, ai nostri sacrifici, alla nostra intelligenza, forza, capacità e a nessun altro.
Certo è che se diamo tutto per scontato la parola di oggi non può coinvolgerci.
Accorgersi che c'è chi sta peggio di noi, che c'è chi muore di fame, di sete, ma specialmente di solitudine, silenzio, abbandono è la naturale conseguenza del vedere.
La cecità è l'ostacolo alla compassione.
Gesù vide ed ebbe compassione.
Perciò ieri ha guarito due ciechi che con fede gli hanno chiesto di avere pietà di loro.
Quanti ciechi da guarire!
Mentre ieri leggevo il vangelo, avevo l'occhio bendato per l'intervento recente e per consolarmi della fatica a distinguere le lettere le une dalle altre pensavo al cuore , il nostro terzo occhio, come l'aveva definito Giovanni, il mio nipotino, dopo che gli avevo spiegato la differenza tra contenti e scontenti.
Straordinaria la parola di Dio che ti prende per mano e ogni giorno arricchisce la tua storia.
Se vedi, quindi, con l'occhio del cuore, patisci con(compatisci), e agisci di conseguenza.
Ma tutto ha origine dalla percezione del tuo bisogno e dall'umiltà con cui chiedi aiuto al solo che già la conosce e ti può aiutare.
Gesù oggi ci invita a collaborare con lui, se abbiamo permesso alla luce di entrare attraverso le fessure delle nostre persiane.
"Quante cose si possono fare con Gesù! " disse Marco, di ritorno dal catechismo.
Voglio stamparmele in mente e non solo queste parole, perchè solo se ne siamo convinti, nel Suo nome potremo scacciare i demoni, guarire, tutto quello che oggi Gesù dice che i suoi discepoli possono fare.

venerdì 18 ottobre 2019

S.LUCA

SEMI
SEMI
“Andate ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”(Lc 10,3)
Del Vangelo di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù si fa precedere dai suoi discepoli, persone che lo avevano conosciuto attraverso la parola e le azioni che lui compiva.
Perchè questo?
Gesù ha bisogno sempre di un profeta che gli prepari la strada.
Non appare all’improvviso, non fai un’esperienza di lui se non c’è stato qualcuno che ti ha portato la sua pace.
Non sono le belle parole, nè il numero delle valigie al seguito, 90 per il principino di Galles leggevo, niente di niente ti devi portare dietro, perchè quello che ti serve o ce l’hai dentro o non c’è valigia o sacca o treno o nave o che lo possa contenere.
Quindi Dio manda noi, che non sappiamo di teologia, che abbiamo una vita più o meno dura, sfigata, come ora si suol dire o tranquilla perchè il lavoro grazie a Dio non l’abbiamo ancora perso, i figli si comportano bene, sono rispettosi e studiano e si sono fatti una famiglia regolare, regolarmente sposati in chiesa, e poi un piccolo gruzzolo in banca per le necessità.
Insomma manda tutti quelli che oggi si mettono in ascolto della sua parola, giovani e vecchi, letterati e illetterati, tutti, ma proprio tutti perchè la messe è abbondante e gli operai sono pochi.
Spesso noi pensiamo che della messe e quindi del grano abbia bisogno Dio o gli affamati e non ci sfiora l’idea che anche noi dobbiamo mangiare e quel cibo ce lo dobbiamo procurare rispondendo all’invito di Gesù.
Un’altra cosa che mi ha colpito è quel non salutare nessuno mentre siamo impegnati nella missione affidataci.
La nostra generazione è maestra in questo e non avrà difficoltà a capire che quando stai chattando con l’amico del cuore non alzi gli occhi per salutare neanche fosse il figlio del re a passarti vicino.
Ebbene Gesù che è l’Amico per eccellenza non accetta deroghe e per Lui bisogna tirare dritto e andare diretti allo scopo.
Cosa portarsi dietro?
Niente.
Perchè l’unica cosa che Gesù ci chiede di portare è la pace e quella ci pensa Lui a darcela.
E poi andare insieme.
In due sappiamo che da un lato ci si aiuta, dall’altro ci si difende meglio, ma quello che è più importante è che ci si allena a fare la pace.
Perchè per portare la pace devi sperimentare ogni momento come sia difficile andare d’accordo con uno diverso da te, specie se è tua moglie o tuo marito.
La pace è frutto dell’amore e l’amore è basato sul perdono, il perdono sul desiderio di andare d’accordo.
Ma a questo pensa Lui che ci ha mandato e che solo così facendo ci educa alla comunione con LUI e ci introduce nelle stanze del re.
E’ quando non hai niente da portare che porti Cristo nella sua interezza.

domenica 7 luglio 2019

Restate in quella casa





VANGELO (Lc 10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Parola del Signore.


Del vangelo di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù cerca ancora collaboratori.
Da solo non ce la fa.
Abbiamo visto ieri la chiamata dei dodici apostoli che coincideva con la chiamata di Paolo, passata in second'ordine, essendo domenica.
Ma la settimana scorsa abbiamo assistito a quanto sia stata importante la testimonianza e l'annuncio di Giovanni Battista che lo aveva incontrato e aveva sussultato quando ancora era nel grembo della madre.
Oggi Gesù chiama altri 72 discepoli per preparargli le strade, discepoli a cui dà delle istruzioni ben precise.
Niente bagaglio, in coppia, con il compito di portare la pace e rimanere nella casa dove hanno stabilito di fermarsi.
Il dovere è di rimanere nella casa anche se il primo giorno  sarà diverso dai successivi, perchè non si può mettere tutti i giorni la tovaglia buona e darti il posto d'onore, imbandendo un banchetto di grasse vivande e di cibi succulenti.
La routine prende il sopravvento e se vuoi rimanere ti devi adattare ai modi, ai tempi, alle abitudini di chi ti ospita.
Il passo del vangelo non può non far pensare al matrimonio per quel mandato affidato alla coppia.
I primi tempi di convivenza sono caratterizzati da un'attenzione speciale per l'ospite con cui hai deciso di passare tutta la vita nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
La quotidianità logora i rapporti se non decidiamo di rimanere e nel cuore continuiamo portare la pace, a benedire, a condividere, ad accogliere a dire sì con amore, con convinzione, con la consapevolezza che stai collaborando con Dio per portare al mondo la pace, per insegnare agli uomini come ci si riconcilia, per aprire la strada a Gesù autore di così grande miracolo.
Infatti la collaborazione che Gesù ci chiede, la chiede principalmente agli sposi che nella loro missione sacramentale hanno il dovere, l'investitura divina di mostrare al mondo i colori dell'arcobaleno, il segno di un'alleanza che con la grazia di Cristo dura in eterno.
La pace è dono di Dio e se non lo hai ricevuto non puoi neanche portarlo ai tuoi simili.
Senza Gesù non riusciamo a rimanere più di qualche giorno in una casa che non è la nostra, un tempo limitato in cui si rimpiange e si desidera il proprio letto, le proprie abitudini sconvolte dal dover condividere spazio, tempo vita con uno che non sei tu.
Ma Gesù ha bisogno di tali collaboratori.
Gli apostoli, grazie ai suoi insegnamenti, illuminati dallo Spirito Santo, cercarono in ogni modo di attualizzare i suoi insegnamenti tanto che li riconoscevano da come si amavano.
A quanto pare lo Spirito Santo non ha mai smesso di operare sulla Chiesa, ma oggi noi cristiani che testimoni siamo?
Da cosa ci riconoscono?
Siamo capaci di rimanere in un luogo, in una situazione, con una persona anche quando ci fa guerra o solo non corrisponde alle nostre iniziali aspettative?
Come collaboriamo alla costruzione del regno, come prepariamo la via del Signore se il nostro cuore è incostante e al primo soffio di vento fa le valigie se ne torna a casa sua, dimenticando il compito che gli è stato affidato?
Quando vengono meno le parole o sono usate a sproposito, ci ricordiamo a chi chiedere aiuto?
Penso ai silenzi prolungati e pesanti di coppie che non hanno più nulla da dirsi, ma anche alle parole violente che feriscono o uccidono.
Gesù il Verbo incarnato, la Parola vivente mai ci lascerà a secco di parole giuste, vere, parole di perdono, parole di vita.

mercoledì 15 maggio 2019

Essere mandati


"Non sono venuto per condannare, ma per salvare il mondo"(Gv12,47)

Della parola di oggi mi ha colpito quell'essere mandato di Gesù da parte del Padre, ma anche quell'essere mandati di Saulo e Barnaba da parte dello Spirito Santo lontano dalla comunità di Antiochia, dove per la prima volta furono chiamati cristiani quelli che nel nome di Cristo formavano un cuor solo e un'anima sola.
La chiesa si espande, sul sangue di Stefano germoglia e cresce nei luoghi dove i primi cristiani sono costretti a rifugiarsi per evitare la persecuzione che toccò al Cristo, nostro Signore.

E' una chiesa in uscita quella che ci si presenta, una chiesa che non appena prende coscienza della propria identità, sente insopprimibile il desiderio di portare l'annuncio ai lontani.
Il primo ad uscire è stato Cristo, uscire dal caldo e sicuro rifugio della sua famiglia d'origine, uscire per gettare il seme di vita nuova nella terra inaridita e incolta del cuore dell'uomo.
Un seme frutto di una morte, la prima, quella di Dio fatto uomo e poi di tutti quelli che hanno accolto la Sua Parola.
La chiesa è fatta di mandati disposti a morire a se stessi, a lasciare tutto per mettersi alla sequela di Cristo.
I mandati non sono i migliori, i più intelligenti, i più bravi, i più colti, i più sani ecc ecc.
Si può essere mandati anche stando ancorati ad una sedia o ad un letto.
Il compito è quello che ci viene dato dal sacerdote ad ogni eucaristia.
"Ite missa est"
Andate a portare al mondo le cose che vi sono state consegnate.( Letteralmente:" Le cose sono state consegnate".)
Ma cosa ci viene consegnato nell'Eucaristia?
Prima di tutto la parola di Dio che è parola di vita.
Non dobbiamo portare le nostre parole al mondo, ma le Sue, quelle che Dio ci dice in ogni messa.
E poi ? Il corpo di Cristo che ci viene dato tra le mani e di cui ci nutriamo, il corpo sofferente della chiesa che ha bisogno di chi ha messo nel calice dell'offertorio un pezzetto o tutto di se'.
"Vuoi le mie mani?...
Vuoi i miei occhi?
Vuoi il mio tempo?.''...
Vuoi le mie lacrime?''..
Mentre passa il sacrestano per fare la questua ognuno con quel piccolo o grande obolo mette la sua moneta di carne, il suo tempo, la sua vita, perchè Dio la benedica e la trasformi in cibo per le folle affamate del mondo.
Un esercito di mandati, pieni della potenza dello Spirito può cambiare il mondo, come lo cambiarono i primi cristiani senza altri mezzi che non fosse il Suo aiuto.
Perchè oggi si fa tanta fatica a fare quello che fecero le prime comunità cristiane?
Forse perchè non sentiamo il bisogno di essere salvati o non crediamo che, se Dio benedice i nostri pochi pani raffermi e i nostri pesci non freschi di giornata, possiamo fare grandi cose per lui ed essere lievito per la Sua CHIESA.
Impariamo a vivere eucarisicamente presentando al Signore quel poco che abbiamo, chiedendo a Lui di benedirlo, per renderci capaci di benedizione e di liberazione per tanti nostri fratelli.

domenica 10 febbraio 2019

"Sulla tua parola getterò le reti" ( Lc 5,5)


Gettate le vostre reti per la pesca" ( Lc 5,4)

"Sono un uomo dalle labbra impure!" dice Isaia, "Signore allontanati da me che sono un peccatore!" dice Pietro al vedere l'effetto della parola del Signore.
Straordinaria la Parola del Signore perchè ti cambia la vita, ti mostra come non bisogna essere bravi per essere assunti come operai della sua vigna.
Basta fidarsi di lui perchè è lui che ci rende bravi, coraggiosi, capaci, intrepidi, santi.
E' incredibile come questo possa succedere a noi che, da quando cominciamo a capire qualcosa, pretendiamo di fare, di dire a nostro piacimento, di agire senza che nessuno ci comandi perchè vogliamo essere noi artefici del nostro destino.
Le leggi imposte sono sempre pesanti e io ricordo con quanta poco entusiasmo per non dire rabbia mi sottoponevo a ciò che i grandi mi imponevano e, se ho raggiunto le mete dell'indipendenza agognata, lo debbo proprio all'insubordinazione ai gioghi che mia madre, mio padre, i miei educatori mi imponevano.
Non parliamo poi di quello che sentivo pesarmi di più, il giogo della legge di Dio.
Con Lui non potevo barare anche se ci ho provato più di una volta, mentre i miei spesso e volentieri li ingannavo e non subivo le conseguenze della mia disobbedienza.
Con Dio era un'altra cosa perchè il suo occhio era sempre aperto, fisso su di me e non c'era posto dove nascondermi.
Un incubo come le fiamme dell'inferno che sentivo sempre in agguato.
Peccato che di Dio mi sia stata data un'informazione così distorta, peccato che l'incontro sia avvenuto così tardi, avevo 56 anni, che non è poco!
Eppure non avviene subito quello che avvenne per Isaia e per Pietro, perchè ci è voluto del tempo e tanta frequentazione per riconoscermi peccatrice, dalle labbra impure, incapace da sola di fare qualcosa di buono e di utile e fecondo.
Ricordo che siamo partiti alla pari, quando il mio sguardo si è posato sul crocifisso, con quel " Pure tu!" che la dice lunga sulla mia presunzione di essere come Lui.
Per fortuna o meglio per grazia il Signore non si è formalizzato sul modo con cui l'ho apostrofato e come una madre che si accorge che il suo bambino è salito molto in alto e rischia di cadere e lo pende in braccio e pian piano lo riporta giù perchè impari a camminare lì dove può senza farsi male, essendo ancora troppo piccolo per certe escursioni.
Con me il Signore ha usato una delicatezza senza pari e mi ha preso così come ero, piena di me e di idee preconcette.
Da subito mi ha incuriosito, attratto quello che diceva, perchè puntuale, anche se non immediato, era il riscontro nella mia vita.
Oggi, leggendo il vangelo mi ritrovo nell'esperienza dell'essermi affaticata invano, esperienza di sconforto e di delusione che viene dopo tanti sforzi non approdati a niente.
C'è un momento della vita in cui capisci che se non cambi posizione sei destinato a rimanere a mani vuote e a piangere sul latte versato.
Ciò che ti fa cambiare posizione, punto di vista, punto di partenza, è la Sua parola che ti indica per chi e perchè devi faticare, spenderti, metterti a servizio.
Mio padre diceva sempre, quando andava al lavoro, ( Faceva il capostazione)salutandoci, che andava a servizio.
Io non mi sono mai sognata di pensare così il mio lavoro di insegnante e il servizio se mai lo facevo a me stessa per sentirmi brava, sempre migliore rispetto ad altri insegnanti e nel giudizio degli alunni, delle famiglie, dei miei colleghi.
L'idea della bravura era stata consolidata da mia madre che per farmi fare le cose che i miei fratelli non potevano sapevano volevano fare mi stimolava dicendo" Tu sei brava, solo tu ci riesci!"
La bravura è stata la mia fregatura, perchè per dimostrarlo a me stessa e agli altri mi sono sfiancata, rotta le ossa, affaticata invano.
Ma quest'ultima cosa me l'ha fatta capire Gesù che si è chinato alla mia altezza e mi ha ripulito da tante zozzure e mi ha preso nella sua casa perchè imparassi che significa essere servi inutili.
La percezione di non essere all'altezza della persona che hai di fronte non è automatica.
Bisogna frequentarla , ascoltare quello che ti dice , vedere quello che fa e credere che, anche se le sue parole ti scomodano, il suo fare ti scandalizza, devi con fede e umiltà aspettare la verifica che arriva sempre, verifica che ha sempre ragione, che il suo più grande interesse siamo noi, sono io, è l'uomo e che non farebbe nulla se non fosse certo che è per il suo bene.
Non è semplice riconoscersi peccatori se non dopo aver sperimentato la sua misericordia, la sua grazia.
Solo se ti apri ad accoglierla ti senti invadere da una pace che non si misura, da una gioia che dà luce a tutto ciò che ti circonda e ti fa sentire insopprimibile il desiderio di metterti a suo servizio.
In questo cammino Maria è la maestra infallibile che mi aiuta a vivere con umiltà la grazia di cui il Signore ogni giorno mi riempie

giovedì 7 febbraio 2019

Partire



Meditazione sulla liturgia di
giovedì della IV settimana  del Tempo Ordinario 
anno dispari

Letture: Eb 12,18-19.21-24;Salmo 47; Mc 6,7-13

"Essi partiti, proclamarono che la gente si convertisse"(Mc 6,12)

Partire è la risposta ad un mandato che viene dal Signore.
Noi abitiamo in una zona della città, che io sono solita chiamare"Reparto partenze", perchè la nostra casa è vicina alla Stazione, alle Poste, all'Ospedale e al Cimitero.
Tutti luoghi che evocano momenti di vita o di morte a seconda della posizione in cui ti trovi.
La Stazione è luogo di partenze e di arrivo come le Poste , come l'Ospedale.
Il cimitero è un luogo fermo all'apparenza, un luogo immobile e muto, ma forse è quello dove incontri la verità, quella che occhi non vedono e orecchie non odono, quella che mette in funzione gli strumenti più nascosti dell'anima.
A me piace partire, non mi piace stare ferma, mi piace anche arrivare perchè nel primo e nel secondo caso è contemplato un cambiamento di posizione, una novità da scoprire a cui attingere per proseguire il cammino.
Non amo andare al cimitero e la scusa è che non ce la faccio, che non posso camminare, che i miei cari li posso pregare anche stando qui seduta in poltrona.
Ma gli occhi sono fatti per vedere e le orecchie per ascoltare e, se vai al cimitero, non pensi solo ai tuoi morti, ma ti parlano di più le tombe, quelle coperte di fiori freschi e quelle abbandonate, quelle su cui nessuno più piange e quelle attorno alle quali si intessono preghiere e discorsi, si condividono pene, agonie, strappi, mutilazioni violente, inconsolabili, dove potresti intessere un poema sulla bellezza e sublimità del vangelo, dove si rende visibile Dio attraverso la corrispondenza d'amorosi sensi o dove Dio sembra non abitare per l'ingiustizia di tante vite.
Un tempo andavo al mare per scrivere a Dio il mio poema, ma da qualche tempo sono distratta dalla posizione lontana dall'infinito cosparso di scintillanti, perchè l'ombrellone è in ultima fila e non vedo nulla e perchè i miei vicini sono mattinieri e hanno voglia di parlare.
Forse, se trovo una panchina, è bene che pensi di andare in un cimitero per collegarmi con Dio e con le pene degli uomini, contemplando la croce, il segno inestinguibile della vittoria di Cristo sul male.
E' facile lodare, benedire e ringraziare il Signore davanti alle bellezze della natura, il creato incontaminato come lo è il mare al mattino quando il sole con i suoi raggi lo accende di scintillanti.
Ma la sfida e il compito è quello di elevare a lui una lode ancora più grande davanti a ciò che non vedi non senti non tocchi, perchè è nell'uomo vivente che si manifesta.
La fede ci induce a credere che, se Gesù è risorto, anche noi risorgeremo e che il cimitero è un luogo dove ci si riposa, si dorme, in attesa del Suo ritorno.
Tu dici Signore che non entreranno nel tuo riposo i malvagi e io mi auguro di non essere tra questi, anzi vorrei che l'inferno fosse vuoto e che tutti potessero godere dell'eredità che hai promesso ai tuoi figli.
Io non sono brava Signore, nè a parlare nè a tacere, non sono costante nella preghiera e non riesco a vivere staccata dalle cose del mondo,  anche se mi attraggono molto meno di prima.
Non amo soffrire nè riesco sempre ad offrirti il mio dolore, faccio fatica a dire" Sia fatta la tua volontà" specie quando il dolore non mi dà tregua.
Ai tuoi discepoli tu hai dato il potere di scacciare gli spiriti impuri e io penso di averne bisogno.
Ma di persone che incessantemente preghino su di me Signore non ce ne sono.
Saltuariamente trovo qualcuno che si muove a pietà.
La mia ancora di salvezza sei tu Signore, sacerdote perenne, Maria associata al tuo ministero sacerdotale e poi i miei cari che mi hanno preceduto e che oggi per me operano molto più efficacemente per il mio bene di quanto fecero in terra.
La destinataria dell'annuncio questa mattina sono io e voglio accogliere nella mia casa la Tua Parola mettendomi in ascolto e aprendoti il cuore.
Signore  aiutami a  non legarti le mani, a farti spazio, ad essere docile ai tuoi insegnamenti.
Fa' che nessuno dei tuoi discepoli se ne vada dalla mia casa scuotendo la polvere dai sandali.
Rimani Signore dentro di me, donami il balsamo della tenerezza, l'olio della compassione, il profumo della condivisione e del servizio, fa' che io mi lasci guardare da te, che non mi vergogni delle mie vesti lacere e sporche, delle mie nudità, delle mie ferite sanguinanti.
Signore aiutami a non avere fretta, a saper attendere il mio turno, a riempire di te ogni momento della giornata.
Che mai dimentichi quando sei venuto a visitarmi.

venerdì 16 marzo 2018

"Non sono venuto da me stesso". (Gv 8,42)

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"Non sono venuto da me stesso". (Gv 8,42)
Signore, quanta autoreferenza ci contraddistingue! 
Pensiamo sempre che tutto dipenda da noi: i nostri successi, le cose che riusciamo a fare senza l'aiuto di nessuno, le intuizioni geniali, i nostri carismi, insomma tutto il "buono" che viene da noi, il buono umano…
Mentre, se non riusciamo nell'intento, i fallimenti, quindi le bocciature della vita, siamo propensi ad attribuirli sempre agli altri o alla cattiva sorte.
Poi ci sono i depressi, quelli che pensano di non valere niente, che combinano solo pasticci, sono causa di guai, si piangono addosso e vivono paralizzati dal giudizio che per primi essi emettono nei propri confronti.
Tutte queste situazioni ci riguardano perché è più normale per noi prescindere da te e chiamarti in causa per il bene che facciamo o riusciamo a fare, mentre per il male, i no della vita, è facile che ti mettiamo sul banco degli accusati, perché permetti che il giusto sia perseguitato e anche ucciso.
La vita Signore, senza di te, è un inferno, un grande pasticcio, un discorso senza né capo né coda, un guazzabuglio, un imbroglio, una fuga, un'alienazione.
Si dice che l'inferno l'abbia inventato tu, ma niente e così contrario alla verità e realtà dei fatti.
Se apriamo i giornali e guardiamo la televisione ci rendiamo conto di come vanno le cose in questo mondo: guerre, omicidi, suicidi.
Pare che la morte sia la soluzione di tutti i problemi, la morte di chi non ci piace, ci perseguita, non ci accetta, non ci vuole, ma anche la morte delle persone a cui vogliamo bene, che portiamo con noi nella tomba non sopportandone il distacco.
Signore quante cose sbagliate vediamo scorrere sotto i nostri occhi, quante cose che sembrano non riguardarci direttamente, perché noi ci sentiamo fuori da tutte queste porcherie ed esenti da certi sentimenti, più bravi più buoni, fuori dalla mischia, senza peccato.
Penso a quante divisioni permangono nelle nostre famiglie, dividendole, relegando alcuni membri nell'indifferenza, nel limbo della dimenticanza.
Ma quante battaglie e quante divisioni dentro di noi, lacerati da contraddizioni irrisolte, da sentimenti conflittuali, dall'incapacità di perdonare a noi stessi le nostre debolezze!
Ma anche la presunzione di esserne esenti crea grossi danni, si che non vediamo la trave nel nostro occhio, mentre ci ostiniamo a voler togliere la pagliuzza dall'occhio dell'altro.
Tu Signore ci insegni a guardarci dentro e a prendere coscienza di quello che siamo realmente.
In questi giorni ci dai veramente le indicazioni più importanti per vivere in comunione con te e trovare la pace.
La pace, quella che ci manca, perché siamo sempre protesi a difenderci dagli attacchi di chi o cosa non si concilia con il nostro obiettivo.
La pace che coinvolge l'anima e il corpo e che viene dal rimanere nel tuo amore.
Signore quanto vorrei che questo fosse sempre possibile per me! Che la tua casa possa sempre percepirla come unica vera e reale dimora!
Ma purtroppo tanti sono quelli che attentano a che Tu ne rimanga fuori, tanti pensieri, dolori, tentazioni e via dicendo.
Signore tu ci dai una grande lezione di umiltà, mentre affermi che sei mandato da Dio, che sei Dio, perché sei suo figlio, obbediente fino alla morte alla sua volontà.
Tu Signore Gesù, ci hai ricordato ieri, che noi prendiamo gloria gli uni dagli altri e oggi ci dici che non sei venuto da te stesso, ma che sei stato mandato.
Le tue parole Signore mi commuovono e mi fanno riflettere.
Vero Dio e vero uomo.
Un mistero che ci hai consegnato, un mistero che vuoi condividere con noi, rivelandolo sì che noi prendiamo da questo la necessaria linfa per credere che può accadere anche a noi.
Tu ci fai partecipi di qualcosa che ci sovrasta, che è più grande di ogni umana immaginazione.
Ci dici che anche noi siamo figli di Dio e come tali siamo mandati ad annunciare il Vangelo della salvezza.
Il Battesimo che tu ci hai donato, offrendo il tuo corpo in sacrificio, è fonte di nuova vita, quella eterna, la vita vera che si alimenta alla stessa fonte da cui tu sei nutrito.
Il Battesimo è la conclusione del nostro cammino quaresimale.
Tutto il nostro essere tende a questo incontro rigenerante.
Come Nicodemo vogliamo rinascere dall'alto ma dobbiamo aspettare la Pasqua.
Per ora c'è l'attraversamento del deserto con tanti ostacoli e tante mormorazioni, mugugni, ribellioni, tradimenti. 
Il deserto quaresimale ci pone di fronte ai nostri limiti e ai nostri peccati.
Perdono Signore…

domenica 3 luglio 2016

Il regno di Dio è vicino

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” Il regno di Dio è vicino” (Lc 10,9)

Il regno di Dio è vicino quando porti la pace nel cuore, quando i tuoi sogni s’inabissano nel mare profondo e ti accorgi che quello che rimane è il sogno di Dio, il suo progetto d’amore, la sua fedeltà che dura per mille e mille generazioni.
Il regno di Dio è vicino quando la storia ti consegna la vita dei suoi santi da meditare, una vita aperta a Lui, mortificata nell’orgoglio, ma mai spenta nella speranza che nulla è impossibile a Dio.
Il regno di Dio è vicino quando dai tuoi occhi sprizza la luce, dalle tue mani si effonde la benedizione per ogni fratello che incontri sulla tua strada.
Il regno di Dio è vicino quando i bambini usciranno dai loro appartamenti e i vecchi seduti davanti alla porta, appoggiati ai loro bastoni racconteranno la storia vera della bellezza.
Storie sacre si intrecceranno sui marciapiedi delle case e i figli smetteranno di giocare e, seduti per terra ad ascoltare, vedranno la speranza farsi largo tra i brutti pensieri e la luce farsi sempre più chiara sul loro futuro.
Il regno di Dio è vicino quando gli usci delle case rimarranno aperti e nessuno avrà più paura del ladro perchè tutto è di tutti.
…chiamati nel grande fiume della storia a portare la propria anfora, per riempirla del profumo del sole, dell’aria, delle risate e del pianto di quelli che all’acqua sono accorsi per attingerne un poco.
Il regno di Dio è vicino quando pensi che il tuo posto è lì dove è più scomodo, più difficile stare, a te che hai sognato altre terre, altri mari, altra gente a cui portare l’annuncio.
Il regno di Dio è vicino quando Dio è qui e ora, in questa sofferenza, in questa situazione di disagio, in questo lutto, in questo fallimento, in quest’angoscia mortale di abbandono, di tradimento, di solitudine.
Il regno di Dio è vicino quando il fratello può dire al fratello:”Il Signore è qui e non lo sapevo!”.

domenica 3 aprile 2016

Shalom!



Meditazioni sulla liturgia 
di domenica della II settimana di Pasqua anno C

domenica della Divina Misericordia

Letture: At 4,32-35; Sal 117; 1 Gv 5, 1-6; Gv 20, 19-31

" Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto" (Gv 20,29)

Oggi la pagina del vangelo ci parla di pace, quella che Dio ci dona con il suo perdono e quella che dobbiamo portare ai fratelli, condividendo con loro tutto ciò che abbiamo e che siamo.
Negli Atti si dice che i primi cristiani erano un cuor solo e un'anima sola, che mettevano tutto in comune e nessuno era bisognoso.
Gli effetti della pace di Cristo, del suo sacrificio all'inizio erano evidenti nella vita delle prime comunità che riconoscevano i cristiani da come si amavano.
Ma come avvenne con il peccato originale che divise gli uomini e li rese nemici così avvenne dopo che passarono gli anni e "quell'amatevi come io vi ho amato" fu sempre più difficile da veder realizzato.
Forse tutto dipende dal fatto che quanto più la comunità si estende e si moltiplica tanto più il pericolo di disaccordo aumenta a causa di una incapacità di far comunione a distanza.
Se guardiamo quello che oggi i mass media ci mostrano, le immagini del teleschermo o dei tanti dispositivi che la tecnolgia mette a nostra disposizione, sembra che i cristiani siano in via di estinzione, perchè ne ammazzano tutti i giorni qualcuno o tanti e noi stiamo a guardare.
Noi che, se andiamo a messa, non ci dobbiamo preoccupre se torneremo vivi a casa, ma se facciamo in tempo a cuocere la lasagna, se c'è il sole per farsi una passeggiata, se...
Il sangue dei martiri è il concime della nostra fede, come lo è stato quello di Cristo.
Ne sono certa anche perchè sperimento ogni giorno, nella mia quotidiana "follia" di sfidare qualunque ostaolo per rubarmi una messa,  che ci sono tanti santi che camminano in mezzo a noi, tanti Gesù che ci mostra le sue ferite accettate, accolte, offerte con e per amore.
Quanti crocifissi nelle messe dei giorni feriali, quanti nei giorni festivi, gente che ha rinvigorito la fede attraverso la sofferenza.
Piccoli resti di un popolo in cammino, ma radicati in Cristo Gesù, testimoni viventi della sua resurrezione nella serenità e nella gioia che comunicano i loro volti, quando sediamo alla stessa mensa, quella eucarisctica, e ci raccontiamo quello che abbiamo visto e quello che il Signore ogni giorno ci dona per continuare il cammino alla volta della terra promessa.
Mi viene in mente l'immagine dei 9 ettari di terra che abbiamo ereditato, incolti da circa 40 anni, terra un tempo fertile e ridente, ora tana di serpi e di insetti velenosi dove abitano cinghiali e animali non proprio accoglienti.
Ho pensato al giardino in cui Dio mise Adamo, e poi Eva, un giardino che avrebbe dato a loro e ai loro discendenti la vita se l'avessero coltivato, se si fossero presi cura di quel paradiso, se avessero accettato di seguire le istruzioni del suo Creatore, Custode di quel bene che l'Amore non poteva rinnegare.
Ma il peccato ha trasformato il giardino , la terra all'uomo affidata in un covo di lupi, in una spelonca di ladri.

Penso ad Abramo a cui il Signore disse di lasciare la sua terra, di uscire da quel suo tranquillo e sicuro rifugio e andare verso un'altra terra sconosciuta dalla quale avrebbe tratto nutrimento lui e la sua numerosa discendenza.
Abramo credette contro ogni speranza e s'incamminò fidandosi ciecamente della parola di Dio e  vide il frutto del suo sacrificio, del sì a Dio che è fedele per sempre e non viene mai meno alle sue promesse.
Il Signore, aiuta anche noi  in questo percorso alla volta di terre da dissodare, da rendere feconde attraverso la fede, la speranza e la carità che sono doni dello Spirito, doni che Gesù ci ha lasciato, soffiando sulla sua Chiesa.
Quante terre incolte troviamo sul nostro cammino, quanti rovi, quante spine, quanti intralci, pericoli, inconcontriamo addentrandoci nel cuore ferito dei nostri fratelli, quelli di cui dobbiamo rispondere, di cui dobbiamo prenderci cura per renderli fecondi!
Imparare l'arte del contadino è l'unica strada per essere in grado di trasformare la valle di Acor in porta di speranza, permettendo a Dio di trasformare la nostra storia in storia sacra dove la meraviglia dell'inizio è garantita da quel saluto che oggi ci apre il cuore"Shalom!"
" A chi rimetterete i peccati saranno rimessi" dice il Signore, perchè siamo stati perdonati da Lui, tornati ad essere quel giardino che Lui continua a custodire e di cui continua a prendersi cura.
Grazie Gesù di tutto quello che hai fatto e continui a fare per noi. Grazie perchè eterna è la tua misericordia!