Visualizzazione post con etichetta vita cristiana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vita cristiana. Mostra tutti i post

domenica 12 aprile 2020

Buio


SFOGLIANDO IL DIARIO...
23 marzo 2008.
Domenica di resurrezione.
5:00 54.

"Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio"(Gv 20,1)

Anche per me, Signore è ancora buio, non sfolgora nel mio cuore il sole di Pasqua, il giorno è cominciato come al solito con un risveglio doloroso.
La casa è immersa nel silenzio e la luce non filtra dalle tapparelle abbassate.
E' un giorno come tanti, con la casa in disordine, il pranzo da preparare, il dolore alle spalle, alle braccia, alla schiena, la messa che mi aspetta, anche se non posso decidere come e quando parteciparvi, dovendo tener conto del fatto che Gianni ha partecipato ieri sera alla veglia pasquale e non so quanto  voglia abbia di sentirsi un'altra messa.
Un giorno come tanti con qualche cosa in meno, perché oggi Franco con la sua famiglia non mangerà con noi.
La cosa se da un lato può farmi piacere perché mi riposo, dall'altro mi dispiace perché lo stare insieme dà un senso alla fatica.
È una domenica in cui manca la comunione con il mio sposo perché lui ce l'ha fatta a venire alla veglia e io no, nonostante me lo sono imposto come obiettivo.
Avevo detto: "quest'anno non accadrà come gli altri anni che arrivo alla sera del sabato santo piegata in due dal dolore.”
Invece è successo ancora una volta. E quest'anno non c'era la scusa di mamma per la quale avrei dovuto preparare il pranzo e la cena, non c'era la scusa dei bimbi da tenere, visto che la madre venerdì è stata casa dal lavoro, non c'erano scuse che potessero distogliermi dal non venire in chiesa e aspettare che la luce si accendesse dopo che le candele l'avevano attinta dal cero pasquale.
Non ho potuto Signore e mi dispiace.
Sono qui a pensare che Maria di Magdala venne al sepolcro che era ancora buio a cercarti.
Anche io avrei voluto fare così e sentirmi il cuore scoppiare alla vista del sepolcro vuoto, sussultando al suono della tua voce.
“Rabbuni!”
Te l'avrei voluto dire anche io Signore e abbracciarti e adorarti, bagnarti e lavarti i piedi con le mie lacrime, profumatissimo Nardo, merce preziosa perché non riesco a piangere e mi piacerebbe poterlo fare e asciugarti i piedi con i miei capelli e stringerli sovrastata dalla tua persona, avvolta dal tuo calore.
È uno squallido lunedì qualsiasi quello che oggi sento avvicendarsi, quello di una Pasqua anzi tempo, che non mostra fiori perché ci sono state le gelate e sono tutti caduti.
Una Pasqua sui generis quella di quest'anno, dove il pensiero non riesce a fermarsi.
Il pensiero è fermo al prima, alla via Crucis, al Calvario, alla morte, il pensiero va alle tante vie Crucis, ai calvari di tante persone che si trovano a vivere una vita priva di colpi di scena, come lo fu quel mattino di Pasqua di tanti anni fa.
A Pasqua dovrebbe cambiare qualcosa invece ti accorgi che non cambia niente e che la sveglia è sempre alle quattro, qualunque sia l'ora in cui vai a dormire, che il dolore è sempre lo stesso, quello che mi sveglia, aggiungendosi a quello preesistente della sera prima.
Il lunedì è come la domenica e la domenica come gli altri giorni da quando sono andata in pensione.
I giorni sono tutti uguali, sono tutti scanditi dalla tua Parola con la quale dai senso a questa vita sempre più dolorosa.
Oggi viene a mangiare con noi mia sorella.
Ecco la cosa nuova.
Ho voluto fare qualcosa per far star bene qualcun altro, visto che Franco non c'è.
Occuparsi di chi ha bisogno.
Mi viene in mente Sergio, il cugino barbone, che sta solo. Forse sarebbe bene portargli da mangiare.
Chissà se per lui questo giorno è più triste degli altri, perché lo svago delle passeggiate non può permetterselo, visto che fa freddo e piove.
Dicevo Signore che non è cambiato niente dal giorno prima, dalla settimana prima, salvo che siamo più vecchi e abbiamo più fatica sulle spalle.
Come vivere questa Pasqua, come cercare la luce in eventi che tristemente e monotonamente si ripetono?
Giovanni, 6 anni, non sta nella pelle perché può aprire le uova e cercarvi la sorpresa... lui almeno aspetta qualcosa.
Emanuele, 2 anni, non sa e non si pone il problema, anche se ieri sera si è riproposto il problema della febbre che gli è ritornata.
Dove celebrerai la Pasqua Signore?
È proprio vero che vuoi celebrarla con me?
Signore è vero che non sono riuscita a stare sveglia mentre tu pativi, so che ti ho guardato da lontano mentre salivi sull monte, so Signore che non sono stata capace di perdonare fino in fondo le persone che mi fanno del male, molto probabilmente non ancora riesco a perdonare te per le prove che ogni giorno mi mandi.
A volte mi sembri come i miei familiari che danno per scontato che io riesca a sopravvivere e si aspettano da me sempre il massimo.
Signore forse non sono riuscita a seguirti proprio perché eri tu la persona dalla quale mi volevo tenere lontana per non soffrire ulteriormente.
Non so.
Certo è che il dolore caratterizza questa mia vita e non c'è Pasqua o Natale che tenga.
I giorni sono caratterizzati dalla luce e la luce la accende la sveglia del dolore, quando non si dimentica di spegnerla la sera quando vado a letto.
Signore dove e quando celebrerai la Pasqua con me?
Sono stanca di rincorrerti, sono stanca di aspettare, sono stanca di vivere ogni cose in modo così tanto diverso dalla normalità.
Signore tu mi inviti a fare festa con te.
Non è un caso che sia stata capace di non perderti di vista per tutto il tempo di questa Quaresima, ma oggi che sei risorto non ti trovo, non so dove sei andato.
“Vi precederò in Galilea”, tu dici alle donne.
Devo venire in Galilea per incontrarti Signore?
Ancora strada da fare, polvere da mordere, fatica da affrontare?
Signore ma non è mai finita? Ma dov'è la Galilea?
Dove trovarti per riposarmi senza dover chiedere pietà?
Dove?
Signore mi fa male la schiena, mi fanno male le braccia e le gambe, mi fa male tutto, come ogni mattina, come ogni giorno, come ogni lunedì, dopo la domenica passata a servire la famiglia che si allarga, mi fanno male tutte le ossa, pigolo come una rondine, sono stanche le mie braccia di essere levate in alto e tu mi dici di camminare ancora, di precederti in Galilea.
Cosa troverò in Galilea?
Ti troverò Signore?
Potrò baciarti i piedi e le mani ferite dai chiodi?
Potrò riposare un po' vicino a te?
O sarai ancora tanto indaffarato a portare la buona notizia che non avrai il tempo per fermarti un po' a casa mia?
Dalle giunture degli infissi trapela un po' di luce fioca, perché il cielo è coperto e neanche il sole questa mattina dice che è Pasqua.
Signore accendi la luce nel mio cuore, perché voglio anche io fare Pasqua con te.
Ore 8,30
Omelia della messa di Pasqua.
Siete contenti? Ci ha chiesto don Gino nell'omelia del giorno di Pasqua.
Fuori pioveva, la Chiesa era fredda, la temperatura non è sintonizzata sulla primavera che è entrata da poco, l'assemblea in ascolto era perlopiù formata da donne che si stavano rubando la messa per poter correre a casa a preparare il pranzo per tutti.
Molte di loro probabilmente non avranno tempo nè modo neanche di sedersi a tavola con i familiari che, approfittano oggi per dormire un po' di più, visto che sono stati invitati e c'è qualcuno che ci pensa a preparare per tutti.
Per questo ci sono solo donne alla messa delle otto del mattino di Pasqua e non è un caso.
Sono le donne che l'hanno incontrato per prima il Risorto e sono loro che devono annunciarlo alla famiglia ancora immersa nel sonno.
Io non sono tra quelle donne, sto qui e penso che devo ancora andare in Galilea per annunciare la resurrezione, che non mi posso fermare a guardarlo ad abbracciarlo e ad adorarlo e a commuovermi.
I miei pensieri vanno al viaggio che devo ancora fare per raggiungere la Galilea, quanta gente aspetta l'annuncio, quanta gente aspetta che io porti ciò che ricevo gratuitamente tutti i giorni.
Meno male che c'è il Signore che provvede a prepararmi un cibo senza che faccia la fatica di cercarlo, di comprarlo, di digerirlo.
Già perché tutti i cibi ultimamente sono proibiti per me e per la maggior parte delle persone: intolleranze, pressione alta, colesterolo, trigliceridi e via dicendo.
Meno male che il cibo che ci dà il Signore non intossica e non ci fa ingrassare. si incontra dove ci aspetteremmo.
Il mattino di Pasqua è buio per tutti quelli che cercano Gesù dove non c'è, che si fanno un'idea personale della sua persona .
Anche io questa mattina non l'ho incontrato.
Questa mattina il buio e silenzio ha fatto da sfondo, come al solito, a questo dolore.
Ho pensato alla Galilea, che dovevo ancora camminare e la schiena mi fa ancora tanto male.
Cosa vuole il Signore da me?
Adesso Don Gino sta dicendo cosa noi dobbiamo fare, noi donne che siamo qui alla messa mattutina.
Andare in Galilea non per trovarlo ma per dire che l'abbiamo incontrato nel banchetto che lui ci ha anticipato di qualche ora prima che si apparecchi all'ora di pranzo per tutti.

domenica 9 febbraio 2020

I tabernacoli di Dio


RnS
Settimana di discepolato: 15-21 agosto 2010
Casa famiglia di Nazareth:Loreto(An)



SFOGLIANDO IL DIARIO...
5 settembre 2010

Siamo tornati a valle.
Non si poteva rimanere sul Tabor e farci tre tende, come disse San Pietro a Gesù, il giorno della Trasfigurazione.
Veramente sul Tabor non ci sono stata una settimana, come in genere accade in occasione di quelle che sono diventate le nostre vacanze, una boccata d'ossigeno per il corpo e per lo spirito a cui attingere in tempi di magra.
Due telefonate a distanza ravvicinata (i discepoli non avevano il cellulare per loro fortuna) che mi hanno di fatto riscaraventato giù, la fatica di risalire e poi il perpetuarsi di un destino di no, interrotto da rari sprazzi di luce.
A chi mi chiede dove sono andata, rispondo che sono andata in montagna, a scalare le alte vette dello spirito e a fare ogni giorno i conti con la mia inadeguatezza, gli ostacoli improvvisi, i sentieri inaccessibili, i grandi abissi della solitudine e dell'orgoglio, del dubbio e della rabbia, della preghiera silenziosa, delle lacrime a un Dio che non si fa catturare, ma continua a guardarti con dolcezza e che ti riprende tra le acque limacciose del tuo limite, chinandosi sulle tue ferite e versandovi sopra l'olio della sua tenerezza.
Di questo viaggio ricordo gli “scintillanti” del bambini, gli occhi e il cuore di 25 cuccioli che hanno dato vita ai silenzi del ritiro spirituale per coppie che vogliono mettere a servizio il Sacramento a loro donato il giorno del matrimonio.
Alla partenza avevo chiesto a Dio una tregua al dolore che accompagna tutte le mie ore, di giorno e di notte.
Era la prima volta che non mi ero proposta cambiamenti radicali della mia vita personale e di coppia.
“Pensaci tu”, dicevo, “lo sai di cosa ho bisogno, non devo dirtelo io”.
Mi sono ripromessa di affidare completamente a Lui questo tempo di grazia, con la certezza che mi sarei riportata a casa qualcosa di veramente speciale.
Del resto quando si prega all'ombra della Santa Casa non può che essere così: lo senti il manto della madre che ti copre, la mano che ti custodisce, la luce del mistero che s'irradia dall'umile e povera casa di mattoni anneriti, dove l'onnipotenza di Dio si è fatta carne, attraverso l'umile sì di una donna.
Ma questa volta la battaglia è stata dura, tanto che il giorno della penitenziale, mi sono alzata prestissimo e sono andata in cappella per comunicare al mio Unico e Vero Interlocutore che avevo deciso di diventare cattiva, ricordando quando lo decise Giovanni, il mio nipotino, per vedere cosa sarebbe cambiato, nella contraddizione di una vita in cui il vento, o chi per lui, rimescola di continuo le carte, senza che la partita sia ancora finita.
“Anche il passero trova la casa, la rondine il nido, presso i tuoi altari, Signore” , mi andavo ripetendo, certa che avrebbe continuato a permettermi di razzolare sotto le gambe del tavolo, come i cagnolini del vangelo, confidando che qualche briciola, e non solo, sarebbe caduta e io non sarei morta di fame.
Così ho cambiato posizione e ho messo le distanze tra me e i partecipanti al corso, compreso lo sposo.
Sulla sedia a rotelle potevo spostarmi comodamente per vedere, sentire, attraverso le porte e le finestre aperte, quello che avveniva dentro la cappellina di legno, sede di tutte le attività previste per la settimana.
Ed è proprio quando cambi posizione che vedi i miracoli.
Così, quando don Paolo Gentili ha benedetto i bambini, venerdì 20 agosto, come faceva ogni giorno, invitandoli a portare la benedizione ai propri genitori, prima di essere affidati all'impagabile Assunta e all'equipe improvvisata di volontari, il mio cuore, gonfio di tristezza,ha traboccato.
“Fortunati quei genitori che hanno tanti figli, perchè riceveranno tante benedizioni!
I figli sono una benedizione e di bambini lì convenuti ce n'erano tanti, 25 per la verità, più quelli attesi, custoditi dentro la pancia o in una preghiera carica di speranza.
Tanti figli, tante benedizioni, mi dicevo, mentre vedevo sfilare i bambini in silenzio e poggiare le loro piccole mani sulla testa dei loro cari.
“Io non ho nessuno che mi benedica, perchè il mio unico figlio è lontano, è grande e non credo che lo farebbe” pregavo e piangevo, piangevo e chiedevo...
Poi..ho sentito l'aria muoversi attorno a me.
Pensavo ad una folata di vento.
Apro gli occhi e vedo i figli di quei genitori tanto invidiati fermi dietro di me.
Con ordine e discrezione li sento imporre le loro tenere e calde mani sulla mia testa.
Un brivido di commozione percorre la schiena, sentendo la potente benedizione di Dio che si stava servendo di quei piccoli, per comunicarmi che non era arrabbiato con me.
Aveva capito che avevo bisogno di un po' di coccole, visto che ne era stata avara la vita in questi ultimi due anni.
Anche Gianni, senza dirlo, le aveva cercate in quel luogo, perchè il dolore, la malattia, più che la gioia, ci tenevano strettamente legati.
Per questo eravamo andati a Loreto.
La sera di venerdì siamo andati a ringraziare la nostra Mamma celeste nella Basilica della Santa Casa e abbiamo ricevuto il mandato per portare a valle la bella notizia della famiglia, la più bella invenzione di Dio, per affrontare con Lui l' emergenza educativa di questo mondo allo sbando.
E il mandato è anche per noi, che siamo nonni, ma educatori a tempo pieno dei nostri nipotini.
Don Paolo prima della partenza, nell'ultima messa celebrata presto al mattino nella cappellina, dopo aver distribuito la comunione, ha spento la luce del tabernacolo lasciandolo aperto.
Solo allora in pienezza, divenuti tende e fabbricatori di tende, come ci indicava l'icona che ci ha accompagnato per tutto il percorso ( Aquila, Priscilla e Paolo nella casa comune dove fabbricavano tende), abbiamo sentito forte la chiamata a scioglierci come il sale nell'acqua insapore del mondo e a diventare fiaccole accese sulle strade insidiose e buie della notte.
Abbiamo guardato attaverso il tabernacolo la foto delle famiglie .
Mai ci è sembrato mandarci così tanti messaggi di vita.

lunedì 27 gennaio 2020

La memoria

 

(Samuel Bak:Luce della memoria)

SFOGLIANDO IL DIARIO...



Per l'ennesima volta abbiamo dovuto convenire che il Signore le cose le fa molto meglio di noi.

Nostro figlio ha provveduto a ricordarcelo, quando non si è visto recapitare il consueto invito domenicale.

L'impegno a preparare la trasmissione alla radio ci sembrava un buon motivo per cominciare a mettere in pratica ciò che diciamo ai genitori delle coppie, che si preparano a ricevere il Sacramento del Matrimonio.

Che, se nella Genesi è scritto "Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne", è importante che questi figli li lasciamo un po' soli, e gli permettiamo di allontanarsi da noi.

La tavola dei nonni, del resto, hanno modo di apprezzarla durante la settimana grandi e piccoli, a turno.

La domenica è l'unico giorno in cui la famiglia, specie se giovane, può contarsi, raccontarsi, ritrovarsi attorno alla mensa comune, dove il pane e la parola possono essere condivisi senza interferenze di sorta.

“Perchè ti preoccupi? Tanto lo sai che poi lo Spirito Santo ti cambia le cose all'ultimo momento”. Certo che, più che dalla fede, l'affermazione di nostro figlio nasceva dalla fame e dalla scarsa voglia di cucinare, visto che la moglie stava facendo gli straordinari.

Comunque la richiesta implicita era così garbata, che volentieri abbiamo abbassato la guardia e abbiamo accolto a braccia aperte l'ennesima incursione della banda del portone di fronte, alias famiglia di nostro figlio, seggiolone, giochi e tanta sana, quanto insostenibile baraonda che ne consegue.

"Radio Speranza può aspettare", ci siamo detti, perchè è la vita di una famiglia vera, non virtuale che vogliamo portare in trasmissione e la vita è questa, fatta di buoni propositi, di cedimenti, di sacrificio e di gioia, di speranza fondata su una promessa, che vediamo ogni giorno realizzarsi.

“Sono stato dovunque sei andato” l'abbiamo scritto sulla lavagnetta appesa in cucina, insieme alle cose che via via scopriamo che mancano.

Almeno Lui non ci abbandona, non si esaurisce come il sale, il latte, le uova o la farina. Lui c'è sempre e questo non vorremmo mai dimenticarcelo.

Sabato, alla fine della cena, alla quale avevamo invitato dei cari amici che non vedevamo da tempo, Anna mi ha detto, e non è la prima volta, che io sono raccomandata dal Padreterno, e che non è giusto che io ottenga le cose, basta che le desideri.

“ Quel che mi fa capire se uno è passato attraverso il fuoco dell'amore divino non è il suo modo di parlare di Dio, ma il suo modo di parlare delle cose terrene.” ha scritto Simone Weil.

Avevamo parlato fino a quel momento di quello che era successo durante la settimana, del luogo caldo e accogliente che avevo trovato per aspettare che il gommista mi riparasse la gomma bucata, per due giorni di seguito. Infatti il problema si è ripetuto a distanza di 24 ore.

La sacrestia della chiesa, adibita a cappella, per esporre il Santissimo in questi giorni di freddo, era stato l'unico luogo che mi ha permesso di stare seduta, su una sedia comoda, al caldo e di controllare dalla finestra quando la macchina era pronta.

E dire che solo il giorno prima avevo pensato che l'adorazione eucaristica non faceva per me, per via del riscaldamento che non c'è, dei banchi scomodi, dei mille impegni che ogni mattina mi si presentano.

Avevo parlato ai miei amici del parcheggio che trovo sempre quando vado in centro dalla fisioterapista, degli straordinari interventi dello Spirito ogni volta che andiamo in panne.

Raccomandati siamo tutti, basta aprire gli occhi per accorgersene, le ho risposto.

Ricordo quando, nell'imminenza di un intervento chirurgico importante, davanti alla chiesa per la prima volta presi coscienza che quel posto libero che sempre trovavo per parcheggiare la macchina non era dovuto alla mia bravura, ma alla cura di Chi sapeva che non posso camminare.

Chi si era preoccupato di trovarmi un posto per la macchina, tante volte, non se ne sarebbe stato a guardare di fronte a un bisogno tanto più grande.

Ebbi modo di sperimentare in seguito, che non mi ero sbagliata e che sempre, anche per interventi di poco conto, trovavo una corsia preferenziale, senza fare telefonate o regali per propiziarmi il medico o il suo entourage.

Da allora le raccomandazioni le chiedo solo al Padreterno.



Il 27 gennaio è celebrata la giornata della memoria perchè non si dimentichino i crimini commessi nell'ultima guerra mondiale contro gli Ebrei.

Abbiamo letto sul “Giornale” del pittore Samuel Bak, superstite dell'olocausto, che, rimasto cieco, continua a ricordare le ferite inferte a lui e al suo popolo con i suoi quadri.

Da essi si leva per noi una voce possente: non possiamo dimenticare quello che ha fatto l’uomo. 
Potrebbe riaccadere. 
Ma neppure possiamo ricordare solo ciò che ha fatto l’uomo: se morisse nel cuore la luce della fede e della preghiera, riaccadrà. 
Ricordiamo sì, l’antico dolore, ma per tenere desta in noi la memoria dell’Onnipotente. 
Fra gli edifici della morte ce ne sarà sempre uno in cui si custodisce fedele il fuoco della vita. E la speranza ci salverà.



Sul muro di una prigione hanno trovato scritto:


Credo nel sole

anche quando esso non

risplende.

Credo nell'amore

anche quando non lo sento.

Credo in Dio

anche quando tace.


eco del  Salmo 136


"Mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia"
 




Giovanni spesso mi chiede di parlargli della guerra in cui il nonno, che è andato in cielo a riabbracciare il suo papà, ha combattuto.

Io gli racconto del rosario detto mentre passava il fronte e le bombe cessarono all'amen finale, gli racconto di nonna Antonietta che, quando scoppiavano i temporali, ci chiamava a pregare sul grande lettone la Madonna, gli racconto di quando è nato.



"Quando sei nato, avevi un viso spaventato, gli occhi sgranati, fissi, immobili come se avessi visto tutto il male del mondo e fossero incapaci di chiudersi ancora, di battere, palpitare sul tuo tenero e dolce faccino.

Volevi venire al mondo da tanto tempo.

Da tempo spingevi, scalciavi, per uscire dal tuo caldo e sicuro rifugio, ma una corda ti teneva attaccato a tua madre.

Avvolta al collo due volte, ti si stringeva sempre di più, ogni volta che volevi provare a respirare con i tuoi polmoni, pure se l’aria era inquinata e il panorama non era quel granché che ti aspettavi.

Sei nato con un numero cucito sulla tutina e un braccialetto al piedino, con su scritto il cognome di tua madre, per paura che ti perdessi.

Cosa tu avevi a che fare con me?

Nessuna cosa mi ricordava che eri, che sei, figlio di mio figlio, che allo stesso modo eri nato, soffrendo e morendo tu e tua madre per poter risorgere ancora e di più e per dire che la vita è bella, perché è miracolo, stupore dono stupendo e misterioso della potenza e della misericordia di Dio.

Perché quando penso a te sto male?

A cosa penso, guardando i tuoi occhi spauriti, e sgranati, occhi grandi come fanali?

Penso a te, che sei scampato ad un naufragio, a tutti i naufragi del mondo, che hai lottato con una forza che non era la tua.

Un angelo con te ha lottato perché venissi al mondo, sciogliendo quei lacci di morte che te lo impedivano.

Forse gli occhi spauriti sono quelli dello stupore di avercela fatta,

Non ci credevi, non ci avevi creduto, con quei due cordoni attorcigliati al collo, che ti soffocavano ad ogni movimento.

E tua madre te ne aveva fatte sentire di musiche ..e noi abbiamo pensato che stavi ballando, mentre ti muovevi nella sua pancia …chissà se la corda l’avevi anche prima… tutto il tempo in cui le cuffie appoggiate alla pancia ti facevano le coccole, che noi, tua madre, tuo padre, non potevamo farti più da vicino.

Oppure una piroetta più ardita, un salto acrobatico, di cui ti sentivi capace, vista l’ora che si avvicinava, per conoscere i volti delle tante voci, che ti avevano tenuto compagnia, amandoti senza vederti.

Il mondo ti aspettava e tu aspettavi il mondo e con impazienza scalciavi, aprivi, chiudevi le manine, stendevi i piedi, le gambe e le braccia, perché eri ansioso di venire alla luce.

Poi quella notte, era notte, la notte lunga, buia, angosciosa, senza fine, degli urli, dei gemiti, del rantolo, dell’agonia di una madre che non può far nascere suo figlio, perché lo avrebbe fatto morire.

Così, Giovanni, sei stato trattenuto ancora, per un tempo che a noi è sembrato eterno, perché non soffocassi del tutto.

Il grido spasmodico di tua madre mi è rimasto nell’anima, ha scavato dentro chissà quanti chilometri, giù nel profondo abisso della memoria. Era un grido, era un pianto, era una richiesta d’aiuto, era l’impotenza dell’uomo che chiamava l’onnipotenza di Dio.

Così con le mani strette ad una corona, ad un rosario, ho pregato, abbiamo pregato, perché vi ci aggrappaste anche voi, tu, tua madre, perché usciste dal gorgo e vi salvaste dai flutti di morte.

Le parole non le ricordo, ricordo lo sguardo fisso a Dio, Dio di misericordia, a Sua madre perché provasse compassione di quella titanica lotta con il serpente, che ti avvinghiava la gola.

Così sei venuto alla luce n. 43, figlio di tua madre, ma dono di Dio, perché il tuo nome era già scritto, sulle palme delle Sue mani, prima ancora che fossi intessuto nel grembo di tua madre, prima ancora che tua madre e tuo padre pensassero a te

Il tuo nome era Giovanni, è Giovanni, perché la misericordia di Dio non si misura e tu tutta in te la manifesti



E questo ci siamo sentiti di dire a Emanuele, il nostro nipotino più piccolo, il giorno del suo Battesimo, sperando che ci sentisse



"Emanuele,cosa possiamo offrirti, nel giorno del tuo Battesimo, che Dio non abbia già provveduto a darti senza misura? Cosa possiamo prometterti che non sia già stato preparato per te da Lui, prima che tu nascessi, prima ancora che i tuoi genitori pensassero a te?

Avremmo almeno voluto trovare belle parole per esprimere i sentimenti che in questo momento ci riempiono il cuore: di gratitudine verso Dio, che continua a fidarsi di noi, perché continua ad affidarci i Suoi figli, i fiori più belli del suo giardino; di stupore e di meraviglia per il miracolo della vita che ogni giorno mostra i suoi tesori, belli e nascosti; di inadeguatezza di fronte al compito che sentiamo troppo alto per noi; ma anche di grande consolazione, perché tu ti chiami Emanuele "Dio con noi", e ogni giorno ci ricordi che non dobbiamo aver paura, perché mai saremo lasciati soli.

Le parole le abbiamo trovate già scritte: sono quelle del Salmo 90.



Tu che abiti al riparo dell'Altissimo

e dimori all'ombra dell'Onnipotente, 

di' al Signore: "Mio rifugio e mia fortezza,

mio Dio in cui confido.

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore;

ti coprirà con le sue penne

sotto le sue ali troverai rifugio.

la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;

non temerai i terrori della notte

nè la freccia che vola di giorno.

Poichè tuo rifugio è il Signore

e hai fatto dell'Altissimo la sua dimora,

non ti potrà colpire la sventura,

nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

Egli darà ordine ai suoi angeli

di custodirti in tutti i tuoi passi.

Sulle loro mani ti porteranno

perchè non inciampi nella pietra il tuo piede."




lunedì 20 gennaio 2020

Lo sposo



Lo sposo è con loro.



Oggi voglio meditare su questa parola che sento rivolta a me, oggi che ho bisogno di forza dall'alto, di appoggiarmi ad un sostegno sicuro, oggi che la paura mi schiaccia e mi rende infelice, oggi che mi sento debole, incapace, malata, senza risorse che non sia tu o mio Signore.
Tu mi hai consacrato con il Battesimo, re, profeta e sacerdote, mi hai unto con l'olio della tua tenerezza, mi hai coperto con il manto regale, mi hai posto al sicuro su una culla di stelle, tu Signore mio Dio hai pagato un prezzo spropositato per la mia vita, per amore, perchè non volevi consegnarmi alle ombre della notte ma mi volevi far vivere nella luce.
Tu, Signore mio Dio sei qui, vicino a me a ricordarmi che sei mio Padre, che non dimentichi il frutto delle tue viscere e che lotterai con me fino a quando l'ultimo respiro avrà detto l'ennesimo sì alla tua volontà di salvarmi, di amarmi, di volermi con te per sempre, in eterno.
Signore so, credo che tu lo fai e lo farai, lo hai sempre fatto, anche quando non mi accorgevo della tua presenza e non ti ringraziavo per nessuna cosa, quando davo tutto per scontato e pensavo che il bene veniva da me e il male dagli altri.
Così ho cercato di migliorarmi per combattere il male che mi si era appiccicato addosso.
Ho cercato tutte le strade per far trionfare la giustizia e la verità, cercando la verità dovunque, quando la mia non mi convinceva.
Ma senza di te.
Signore tanto più è stata difficile e faticosa la ricerca, tanto più esaltante è l'aver trovato la misura di tutte le cose non nei sepolcro dove nessuno può imprigionarti, ma fuori nel giardino di cui sei sempre stato il custode.
Signore io che non vedevo il colore di fiori, non sentivo il loro profumo, grazie a te ho scoperto la vita che scorre in un prato dai mille colori.
Tu fai piovere, tu fai crescere, tu ad ogni elemento del creato hai dato un'unicità irripetibile.
Così io mi sento, così tu mi fai sentire: un fiore del tuo giardino, un fiore profumato che è delizia agli occhi, rendimento di grazie all'autore di tanta bellezza.
Io Signore non sono bella, nè lo sono mai stata.
Quando sono nata ero così brutta che non sembravo neanche figlia di mia madre e di mio padre.
Ero nera, un colore che non appartiene alla mia famiglia d'origine, ma mio padre mi raccontano che disse:" Peccato che sia femmina (non mi avrebbe sposato nessuno), ma è mia e guai a chi me la tocca!".
Parole profetiche perchè non mio padre, ma tu hai pronunciato quelle parole da quando mi hai pensata prima che fossi intessuta nelle viscere di mia madre.
Per quanto riguarda il matrimonio, vedo anche lì la profezia, ma tu che non sei uomo ma Dio, non eri dispiaciuto perchè non avrei trovato marito, perchè avevi destinato a me uno Sposo che è al di sopra di ogni altro sposo umano, avevi destinato a me, te stesso e le nozze eterne con l'agnello immolato.
Signore cosa dirti se non grazie di questo cammino in tua compagnia, di questa cura costante nei riguardi del vermiciattolo di Giacobbe, della donna che tu hai sollevato dalla polvere e hai vestito come una regina e trattato come una regina?
Per questo oggi voglio pregare perchè io possa essere all'altezza del compito a me assegnato nella gratitudine eterna al mio Dio che mi ha creata per amore e mi ha reso pane per l'offerta sacrificale.
Mi consacro a te Gesù, a te voglio dare il profumo e la fragranza del pane appena sfornato, ma anche l'umiltà del più piccolo e insignificante filo d'erba che vive e cresce per tua grazia.
A Maria chiedo di aprirmi sempre più all'accoglienza della tua volontà, lei che fu da te scelta per la sua fede umile ed operosa, perfetta figlia, perfetta madre, perfetta sposa.

domenica 15 dicembre 2019

Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro? (Mt 11,2)



SFOGLIANDO IL DIARIO...
12 dicembre 2010
domenica III settimana di Avvento
anno A

Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro? (Mt 11,2)

Per cinque famiglie non ci sarà il Natale. Così annunciava lo spiker giorni addietro, riferendosi alla strage di Torino che ha visto coinvolti cinque operai in un incidente sul lavoro.
C'è da chiedersi a quale Natale alludesse il giornalista. Ormai lo sappiamo: non è bello, non è di moda parlare di Gesù, il grande assente di queste orge virtuali, più che reali, di regali, pranzi, vacanze e chi più ne ha più ne metta.
Nel Vangelo di Matteo leggiamo:
Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro?
Così manda a dire a Gesù Giovanni Battista , che era in carcere, avendo sentito parlare delle sue opere, per mezzo dei suoi discepoli.
Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me».
Viene l'istinto di credere che la venuta del figlio di Dio sulla terra sia stata inefficace o non è venuto per niente, visto come vanno le cose.
A leggere i giornali sembra che in pochi siano i beati, come ci mostra l'atteggiamento di certi educatori che, per non offendere il sentimento religioso dei non cristiani, proibiscono di associare il Natale alla nascita di Gesù Cristo.
Quest'anno noi non abbiamo fatto il presepe, perchè non abbiamo ritrovato le statuine.
Sono state assorbite dal disordine, dal caos della roba ammassata in cantina da cui non riusciamo a staccarci perchè può ancora servire.
Ciò che non usiamo non ci appartiene, sono solita ripetermi per decidermi a fare spazio per qualcosa per cui valga veramente la pena.
Per fortuna che Giovanni con la mamma e il papà ne aveva fatto uno bellissimo di presepe, sul baule della sala e me l'aveva spiegato per bene, costringendomi a sedermi e ad ascoltare le cose che aveva da dirmi, le risposte alle domande che non io ma lui si era posto mentre lo stava allestendo.
Il castello di Erode in alto, più piccolo della capanna, i re Magi lontano, che guardano la stella cometa, i doni racchiusi negli zainetti dei pastori, i giocattoli per Gesù e l'angelo in cielo che canta il Gloria.
Lui non si è perso d'animo quando gli ho detto che non avevo neanche una capanna, un pastorello, una capretta, un Gesù per fare il presepe e che mi dispiaceva tanto.
Da quando ha cominciato a capire, il presepe di casa nostra è stato protagonista e spettatore della sua insaziabile sete di conoscenza, strumento privilegiato di trasmissione della fede.
Gli ho detto con le lacrime agli occhi che non ritrovavo il Presepe, pensando che quest'anno, in cui anche il fratellino Emanuele avrebbe potuto capire, non avremmo avuto l'occasione di vivere intensamente l'attesa e la nascita del Salvatore.
Ma come dicevo non si è perso d'animo e prontamente mi ha consolato, dicendomi che il suo presepe era anche il mio e di tutto il mondo, di chiunque avesse varcato la porta della sua casa.
Ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono messa a cercare qualcosa che, senza spesa aggiuntiva, potesse parlare al cuore di tutti, grandi e piccini.
Così ho addobbato dei rami di una pianta sempreverde che abbiamo in giardino con fiocchi e luci multicolori, per simboleggiare il germoglio spuntato dal tronco di Jesse, e, attorno ad una natività in miniatura che giaceva seppellita tra i giochi dei piccoli, rispuntata quando meno me lo aspettavo, ho dispiegato gli angioletti preziosi, che non avevo mai avuto il coraggio di mischiare con le altre statuine..
Ho sentito forte l'esigenza di ridurre il presepe all'essenziale: Gesù, la Madonna, San Giuseppe, gli angeli, la stella cometa. Da quel cielo, punteggiato di stelle emerge un pezzetto di roccia, con sopra poggiata una capanna dove ho messo il tesoro, il Dono che abbiamo perso di vista.
Ai personaggi continua a pensarci il Signore, che da 2000 anni cerca di rianimarli, qualunque sia il ceto, la condizione sociale, la lingua, la razza, l'opinione politica, tutti quelli che sentono gli manca qualcosa, e si mettono in viaggio, alla ricerca di Chi quel vuoto vuole riempire.
Un Dio ci attende perchè ha tante cose da dirci, tante domande a cui rispondere. Intanto ci sono gli angeli che cantano il gloria e annunciano che Gesù è nato ed è venuto a portare la pace.
A loro non si può non credere, perchè sanno quello che dicono, lo vedono, lo conoscono da molto più tempo di noi.
A noi il compito di allestire intorno alla mangiatoia un banchetto, dove trovi posto chiunque abbia bisogno d'amore.

foto:©http://www.scarboromissions.ca/Store/images/item_85_lg.jpg

mercoledì 7 agosto 2019

Briciole



SFOGLIANDO IL DIARIO...

7 agosto 2013.
Mercoledì della XVIII settimana del Tempo Ordinario.

“Signore aiutami!” (Mt 15,25)

La cananea ha avuto fiducia in te e, pur essendo forestiera, ha osato chiederti la guarigione della figlia e tu l'hai esaudita.
La donna è ben consapevole che a lei non tocca la parte migliore del pranzo, del banchetto imbandito per i tuoi, quelli che ti sei scelto come primizia, ma si accontenta delle briciole, perché lo Spirito l'ha ispirata.
Le briciole, anche le più piccole, dell'infinito amore che tu nutri per noi, non possono essere divise dal tuo tutto.
Chiederti le briciole Signore è la strada per entrare nel tuo regno, prendere possesso della Terra promessa e ipotecare il futuro nel bene, nell'abbondanza nella pace e nell'amore.
Gli Israeliti, tranne pochi, dopo aver attraversato il deserto, non credettero a quanto era buona la tua mensa, quanti frutti ne avrebbero potuto trarre.
Se solo avessero avuto fiducia nelle tue promesse!
Eppure tu li avevi liberati dalla schiavitù del Faraone e avevi fatto tanti prodigi sconvolgendo l'ordine e le leggi naturali.
Ma noi siamo un popolo di dura cervice e facili a dimenticare i tuoi benefici. 
Per tua grazia Signore non hai permesso che la nostalgia degli “scintillanti”(schegge di luce che il mare increspato, accarezzato dal sole del mattino, immilla, innalzando l'anima a te) spegnesse in me il desiderio di rientrare nella tua terra, nella tua casa.
Con questo caldo gli insetti hanno danneggiato seriamente tutto quello che con amore, con passione avevo coltivato per imparare l'arte del contadino, per gustare ogni mattino la meraviglia dell'inizio, lo sbocciare di un nuovo fiore, lo spuntare di nuove e tenere foglie, l'allungarsi degli steli e dei rami che pendevano lussureggianti dalle fioriere del balcone variopinto.
Ogni mattina in cuor mio ti lodavo, ti benedicevo e ti ringraziavo per la vita che continuavi a profondere a piene mani attraverso la parabola della natura che mi circondava e che mi parlava di te.
Gli altri anni di questi tempi avevo dato forfait e mi ero arresa, delusa e senza speranza per le piante che mi morivano sotto gli occhi, quelle piante che provvedevo a innaffiare dopo che le avevo ricevute in regalo.
Quest'anno ho voluto comprare piante commestibili per utilizzare il sole e lo spazio del balcone rimasto senza tendone per nostra incuria, ma anche per mancanza di soldi e per mancanza di amici da invitarvi, la sera dei giorni caldi. 
Qualcosa è ancora vivo, ma devo imparare tanto per coltivare piante commestibili.
Non ho smesso al mattino lodarti, benedirti e ringraziarti per la trepidante bellezza della natura, della terra che ci hai donato di ammirare, custodire, amare, coltivare e trarne frutti.
Così gli Israeliti per la loro incredulità furono condannati a vagare altri 40 anni nel deserto e a morirvi senza entrare nella Terra promessa ad eccezione di Giosuè e di Caleb.
Certo che credere senza vedere è difficile Signore.
Pensare che quello che prometti è vero, è buono, è bello, ma anche raggiungibile è Grazia, frutto della nostalgia, del ricordo di tanti i tuoi benefici, custoditi nel sacco dei ricordi.
È per questo che ieri,in un momento di sfiducia, sono venuta da te a messa alle 7:00, e per questo ho sentito forte il desiderio di quella terra che avevo perso.
Così mi sono riconciliata con te Signore.
C'era padre Dino che mi ha accolto con un sorriso. 
Eri tu che mi stavi aspettando, lo so, perché poi non mi hai negato quel pane di cui non mi sentivo degna e che era stato riposto nel tabernacolo, perché la messa era finita.
Per te mai finisce la messa, quando un cuore sincero ti cerca e io ti lodo ti benedico e ti ringrazio perché hai mutato il mio lamento in danza e mi hai abbracciato e mi hai fatto sentire quanto è grande il tuo amore per me.
Signore grazie di tutto e per tutto e a te Maria un grazie particolare perché mi hai portato il tuo e ora nostro Gesù.

lunedì 27 maggio 2019

"Il Signore le aprì il cuore"(At 16,14)


Meditazione sulla liturgia di
lunedì della VI settimana di Pasqua
Letture: At 16,11-15; Salmo 149; Gv 15,26-16,4

" Il Signore le aprì il cuore" (At 16,14)

Queste parole sono dette a proposito di una donna che a Filippi, primo distretto della Macedonia, si trovò ad ascoltare la predicazione di Paolo giunto lì guidato dallo Spirito.
La donna era riunita a pregare con altre persone lungo il fiume, ma sicuramente non si aspettava cosa sarebbe successo.
Le incursioni dello Spirito sono improvvise e imprevedibili, ma le  riconosci dal cambiamento che operano nella tua vita.
La donna non è un personaggio inventato perché di lei si dice il nome, la professione, la città di provenienza, la fede.
L'effetto delle parole di Paolo sono sensibili, evidenti. Il Battesimo non è solo per lei, ma anche per la sua famiglia il che significa che questa donna a cui lo Spirito ha aperto il cuore è diventata anche testimone nella sua famiglia.
" Venite ad abitare nella mia casa" . Così Lidia conferma il suo sì al Signore che a tutti dona la sua presenza, se abbiamo aperto il cuore ai bisogni dell'altro.
Mai come ora la penisola Balcanica,( la Macedonia in particolare) è al centro dei riflettori come quella che ha chiuso le frontiere all'ingresso, al passaggio di tanta gente in fuga.
Dobbiamo pregare molto perché ci siano persone come Lidia a cui lo Spirito Santo ha aperto il cuore che è disposta ad accogliere sotto il suo tetto i tanti Gesù che ci chiedono aiuto, che ci fanno sperimentare che c'è più gioia nel dare che nel ricevere.
Ognuno di noi dovrebbe farsi un serio esame di coscienza per verificare se siamo cristiani solo a parole o siamo disposti ad accogliere Cristo nella nostra casa.
" Qualunque cosa avrete fatto ad uno solo di questi piccoli, l'avete fatta a me" dice il Signore.
Ma ciò che sembra impossibile a noi non è impossibile a Dio.
Chiediamogli di aprirci il cuore perché possiamo sperimentare la gioia della sua presenza.






mercoledì 1 maggio 2019

"Dio creò l'uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza (Gn 1,27)



S. Giuseppe lavoratore
Festa
"Dio creò l'uomo maschio e femmina a Sua immagine e somiglianza "
"Vide quanto aveva fatto e disse che era cosa molto buona. Sesto giorno"
"Non è questi il figlio del carpentiere?"
"Tu fai tornare l'uomo in polvere"
"Insegnaci a contare i nostri giorni".

Signore Dio dell'universo, Padre, Redentore, Creatore e Signore di tutte le cose esistenti visibili e invisibili, insegnaci a contare i nostri giorni, a rendere conto del nostro operato, a dare importanza al tempo che tu ci doni.
Signore mio Dio, fa' che io apprezzi ogni momento di questa vita, anche quando vorrei bypassarla, quando vorrei fuggire lontano perché ne ho paura.
Signore mio Dio solo con te è possibile vivere il limite della povertà, della malattia, dell'età, dell'essere maschio e femmina distinti gli uni dagli altri, il limite del non saper rispondere alla tua chiamata, di non aver fiducia in te abbastanza, non avere fiducia nell'uomo, nella donna che ci hai messo accanto, limite del non fidarci se non di noi stessi.
Signore tu ci hai creato, noi siamo tuoi, gregge del suo pascolo.
Tu ci nutri con fior di frumento e ci sazi con miele di rocca.
Apri la nostra mente, donaci la tua intelligenza per penetrare i misteri del regno, per guardare le cose con i tuoi occhi, per amare con il tuo cuore.
Tu Signore hai creato tutto ciò che ci circonda.
Tu prima che venisse alla luce, hai amato l'opera delle tue mani.
Come uno scultore, un artigiano hai impastato la terra e ne hai fatto l'uomo a tua immagine, guardandoti allo specchio della Santissima Trinità.
Ti sei guardato, datore di vita, e l'hai soffiata su Adamo il terrestre donandogli la tua vita immortale.
Hai messo in noi il germe, il motore che ci avrebbe portato a te Signore mio Dio.
Lo spirito è venuto a fecondare Maria perché il nuovo Adamo non fosse figlio della terra ma venisse dalla tua vita palpitante.
Ti lodo Signore ti ringrazio per questo tuo progetto d'amore, ti benedico per questo tempo che ancora mi doni per crescere, per conoscerti, per amarti meglio.
Grazie Signore perché mi aspetti, mi accompagni, sei sempre vicino e rispondi di me al nemico e mi difendi per tenermi al riparo dalla morte.
Grazie mio Dio, per questa notte passata senza dolore, per questo riposo dopo tante notti di veglia e di battaglie estenuanti.
Grazie Signore perché in te ho confidato, te ho chiamato con tua madre e i tuoi santi per avere l'aiuto e non morire di paura.
Quanti guadi di morte, quanti abissi profondi, Signore mi hai fatto superare prendendomi in braccio, sollevandomi sulle tue ali!
Se non avessi te non sarei nulla, i miei giorni contati per tornare nella polvere da dove sono venuta.
Ma io continuo a confidare in te ora che il mio corpo è innestato al tuo albero e nel mio corpo scorre il tuo sangue..
Ci sarà un giorno in cui tutto questo avverrà senza dolore, senza sofferenza, nella gioia e nel desiderio sempre vivo di essere un cuore solo e un'anima sola con te e i fratelli.
Qui su questa terra che mi hai dato di coltivare la vita è dura, dura la roccia su cui passare l'aratro, duro invalicabile il muro che spesso ci divide.
Se tu Signore non ci metti il dito, se tu non continui a creare nuove opportunità di relazioni feconde, non possiamo realizzarci, non possiamo avvicinarci alla fonte, non possiamo Signore vivere in eterno.
Oggi è festa perché la Chiesa ricorda San Giuseppe lavoratore.
L'identità a Giuseppe la dà il lavoro, non l'essere lo sposo di Maria, né il tuo padre putativo.
Anche allora all'uomo l'identità e la dignità la dava il lavoro.
"Chi non lavora neppure mangi" c'è scritto.
Quanti oggi hanno perso il lavoro, quanti espatriano per cercarlo lontano dalla propria terra, quanti pur volendolo non lo trovano.
Signore il nemico vuole distruggere la tua immagine, colpendo al cuore la tua creazione nella relazione tra l'uomo e la donna, tra l'uomo e il creato, tra l'uomo e te che sei il Creatore.
Rompendo, infrangendo lo specchio noi vediamo il buio Signore e siamo nel buio.
Anche tu Signore hai lavorato, così è scritto, per creare quello che ci hai consegnato, affidato.
L'uomo e la donna sono usciti dalle tue mani.
Artefice sommo ci ricordi che il lavoro manuale è sopra ogni altra attività umana.
Con le dita ci hai plasmato, con le mani hai toccato e guarito tanti Signore .
Fa che torniamo ad apprezzare ciò che sembra vergognoso: i lavori manuali.
Signore fa' che apriamo gli occhi a ciò che abbiamo senza dover cercare lontano ciò che abbiamo vicino.
Signore insegnaci a vivere secondo i tuoi precetti, ad amare come tu ci hai amato a non disprezzare nulla di quanto ci hai affidato, considerandolo sempre come dono da vivere con te per te e in te.

giovedì 7 settembre 2017

SFOGLIANDO IL DIARIO...



" Abbiate piena conoscenza della sua volontà" (Col 1,9)

Signore sono qui con la stanchezza sulle spalle, con il corpo martoriato dalla fatica di vivere questa vita avara di compensi, di gioia, sono qui dopo che anche di notte i sogni mi hanno ricordato la mia inadeguatezza e i no con i quali mi scontro ogni giorno. Sono qui Signore approfittando del silenzio e della pace di quest'ora per mettermi in contatto con te, per entrare nella tua casa e farti entrare nella mia sì da essere una sola cosa con te.
So che chiedo troppo Signore, ma non c'è strada da me conosciuta che mi permetta di scrutare il tuo volere.
Quanto vorrei essere così intima a te per conoscerlo e farlo mio!
Come vorrei che i miei desideri coincidessero con i tuoi!
Quante volte, specie in questi ultimi tempi mi sembra che mi sono affaticata invano, che ho speso le energie in modo sbagliato, inconcludente, quante volte rimetto in discussione il mio rapporto con te, perchè non mi sembra di ricevere quel pane quotidiano che ti chiedo nel Padre nostro.
Forse sbaglio a chiedere perchè non conosco la tua volontà e la mia preghiera è incentrata su ciò che io ritengo un bene, ma non tu.
Certo Signore che la strada che sto percorrendo mi sembra sempre più in salita, irta di ostacoli, faticosa.
Io ti voglio Signore, ti cerco con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta me stessa, ma non riesco a inserirmi con gioia nel tuo progetto di salvezza per quanti sforzi io faccia.
Non posso dire che l'effetto delle mie azioni non produca il bene sulle persone che tu mi affidi, le persone che mi metti sul cammino, ma a me cosa resta, quale il guadagno?
Il dolore è lo stesso ieri, oggi, domani.
La malattia lungi dal darmi tregua si rafforza nei sintomi che mi straziano la carne.
Così cerco compensi nel plauso e nella fama, cerco i " mi piace" che mi fanno sentire viva, che mi danno il termometro della considerazione del mondo.
Tutto questo non mi appaga, non mi rende felice se non per un momento.
Come vorrei tenere sempre gli occhi fissi a te, mettere te al primo posto, non sostituirmi a te per nessun motivo, imparare a tacere e a parlare nel tempo opportuno con le tue parole e non con le mie sì da non insuperbire per la luce riflessa.
Signore mio Dio ieri sera, eri molto arrabbiato quando ci hai ricordato che non ami sacrifici che sfociano nella glorificazione del nostro io, tanto arrabbiato che ci hai colto di sorpresa quando hai detto, concludendo l'invettva contro quelli che sacrificano a dei stranieri, a idoli muti, " Su venite, discutiamo. Anche se i vostri peccati fossero di colore scarlatto.. io non chiuderò il mio cuore e potremo insieme ricominciare il cammino alleati"
Queste parole ci hanno aperto il cuore dopo che tu ci hai fatto vedere lì dove era il nostro cancro, la pustola che infettava tutto il corpo. Ti abbiamo chiesto l'umiltà di riconoscerci peccatori, l'abbiamo chiesta a Maria scelta perchè maestra di umiltà, segno di uno svuotamento totale di sè, per portare alla luce te.
Oggi Signore rinnovo il mio sì a compiere la tua volontà che è volontà di bene, a chiederti con più insistenza di farmi conoscere il mistero del tuo volere, ad aprirmi il senso delle parabole come ci hai indicato nella preghiera che il pomeriggio abbiamo fatto con i tuoi amici nel piccolo cenacolo allestito a casa mia.
Ti ringrazio Signore di tutti gli stimoli che mi hai dato per riflettere sull'autenticità del mio amore. Ti ringrazio per tutte le persone che mi hai messo accanto per sentirmi famiglia , ti ringrazio di tutto ciò che desidero e che tu vuoi che desideri. Aiutami Signore a cogliere in questa giornata i fiori di cui cospargi il mio cammino e a non calpestarli, ma a ricordarne il colore e il profumo per la tua gloria e per la mia salvezza.

sabato 23 aprile 2016

RICERCA

25334-vangelo1




MEDITAZIONI SULLA LITURGIA DI
sabato della IV settimana di Pasqua
Letture: At13,44-52; Sal 97;Gv 14, 7-14


” Io ti ho posto per essere luce delle genti” ((At 13,47)

Mi riesce difficile stamattina meditare sulla tua Parola Signore perchè sto male e tanti, troppi pensieri mi si affollano nella testa.
Discernere è difficile quando le forze sono ridotte al lumicino, quando il corpo grida il suo bisogno di pace, di quiete, di remissine del dolore.
Io so che non devo preoccuparmi di nulla perchè tu sei con me e non mi abbandonerai in questo ennesimo e più difficile ricalcolo della mia vita.
Quando viene a mancare un sostegno in genere se ne cercano e se ne trovano altri che fanno al bisogno.
Anche se tu non deludi mai le aspettative, c’è sempre qualcuno attraverso cui tu ti manifesti per mostrare il tuo amore…qualche persona o anche qualche evento che ti aiuta a saltare il fosso, ti toglie dal panne, ti fa sopravvivere ad una furibonda tempesta.
E così è stato sempre, ma il tempo passa e i puntelli umani, i riferimenti abituali che diamo per scontati dai quali non possiamo prescindere vengono meno, e ci ritroviamo ad essere sempre più bisognosi di un aiuto potente che viene dall’alto, abbiamo bisogno delle tue benedizioni che entrano rompendo i vetri.
Non riesco Signore a benedire questo tempo in cui sembra che ci sia un accanimento terapeutico sulle mie malattie di per se stesse invalidanti.
Eppure anche quando pensiamo di aver toccato il fondo ci accorgiamo che ci siamo sbagliati e che c’è un fondo ancora più profondo.
Come accadde a te che pensavamo che il massimo che ti era potuto succedere era morire, salvo poi renderci conto che non ti sei limitato a darci la vita ma il paradiso, la massima distanza dal Padre, scendendo agli Inferi, vale a dire andare all’inferno.
Non so se quando hai esalato l’ultimo respiro eri cosciente che non era finita e che il fondo lo dovevi ancora toccare, scendendo ancora più in basso.
Oggi medito sulla tua parola e mi sforzo di penetrarvi di rimanere in essa perchè se mi disancoro da quell’utero accogliente, caldo e sicuro, che è il tuo legame con il Padre per mezzo dello Spirito, impazzisco.
La mia disabilità, l’incidente che ha reso spero momentaneamente, spero, disabile anche Gianni, la malattia della persona che abitualmente mi aiuta, la lontananza di parenti, amici, conoscenti che possano darci una mano, lontananza abituale, colpevole o forzata, fanno sì che senta sulle mie spalle la responsabilità di portare avanti la casa e prendermi cura del mio sposo senza danneggiarmi in modo irreversibile.
Io non so cosa tu ti inventerai questa volta per farmi uscire dal panne, se è tua volontà che ne esca o che rimanga a combattere sola questa ennesima e più dura prova.
Ho visto ieri la tua mano benedicente nell’aver trovato al pronto soccorso di turno l’ortopedico amico, la prenotazione per la risonanza magnetica fra due giorni e poi tanto altro ancora che riconosco come tua grazia ma che non mi ha esonerato dal portare questa mattina sul corpo i segni di un impari battaglia, piaghe e dolori che rendono molto problematico il mio servizio alla famiglia oggi che non c’è nessuno.
Quando ho bisogno di aiuto tu mi mandi sempre qualcuno da aiutare e così anche in questa circostanza ci sono tante persone di cui debbo farmi carico.
Avevo deciso di pensare più a me stessa dietro consiglio di un uomo che ti appartiene ma, come diceva mio padre” L’inferno è lastricato di buone intenzioni”
Da quando ho cercato di mettere in pratica i saggi consigli che mi dissuadevano dall’anteporre gli altri a me stessa, perchè se non ti ami non puoi amare, è successo il finimondo e il lavoro, gli impegni,i pensieri, le responsabilità sono aumentate.
Per questo ti chiedo nel tuo nome di riportarmi nel luogo del tuo riposo, di farmi entrare, rientrare da quella ferita che mi immette nel tuo cuore di carne, un cuore di Padre, di madre, di sposo, di fratello, di amico.
Sii tu per me la roccia che non crolla, sii tu il mio maestro Signore, siano le tue braccia la culla in cui io possa sentirmi amata e al sicuro.