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sabato 15 agosto 2020

La gioia


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“Il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore” (Lc 1,47)
O Maria custode della gioia a te mi rivolgo questa mattina, perché io possa ritrovarla e asciugare le lacrime di cui il mio cuore gronda.
La gioia è il distintivo del cristiano, ma forse è la sua croce che il Signore Dio nostro ci ha detto di sollevare per metterci in cammino dietro a lui.
Oggi sono triste, mia Signora, madre mia, amica, infermiera, sorella, sono triste perché come la Maddalena cerco Gesù in un cimitero, nel sepolcro dove sono seppelliti i miei ricordi di un’ infanzia e di una giovinezza che non tornano.
Nel sepolcro cerco la gioia delle scampagnate che facevamo in questo giorno di festa, la gioia dello stare insieme alla famiglia e agli amici, la gioia dei preparativi, la gioia dei giochi e delle risate e del cibo buono che ognuno preparava, la gioia di una libertà lontana dal cemento e dal caos della città, la gioia della spensieratezza e dei canti durante il cammino.
Nel sepolcro cerco le persone che mi furono care un tempo e che non ci sono più, gli amici che hanno preso altre strade, la salute e il vigore delle gambe che non mi faceva arretrare di fronte a percorsi accidentati, difficili, pericolosi.
Oggi cerco nel posto sbagliato ciò che mi toglierebbe la tristezza. Mi piacerebbe tra le lacrime sentirmi chiamare per nome come Maria di Magdala e riconoscere la mia GIOIA.
Tu, Maria, non hai dovuto aspettare che tuo figlio risorgesse per sentirti investita di luce e di grazia, per sentirti chiamata per nome e invitata a gioire con e per il tuo Signore.
Come vorrei ascoltare la sua vooce e sentirmi il cuore balzare nel petto, questa mattina, mentre tutta la casa è in silenzio e i rumori di fuori giungono ovattati qui in questa strada di periferia e gli uccelli non cantano e il sole trapassa con i suoi raggi la foschia del cielo.
Tutto è fermo, tutto è immobile: forse dormono gli abitanti di questo pianeta o sono partiti presto per fare le scampagnate.
Sento solo il mio cuore stretto in una morsa mortale, mentre le parole del magnificat fanno fatica a farsi largo nell’angusto spazio del presente inaccettabile.
Ti prego mia Signora, aiutami a gioire con te, aiutami a vivere questo momento di solitudine, di abbandono, di tristezza senza fine con il tuo entusiasmo, la tua fede, la tua umiltà.
Aiutami madre a ritrovare l’amore dell’anima mia, senza stancarmi, senza scoraggiarmi, aiutami a vedere nella croce la luce che si sprigiona dalla gioia di essere amati, salvati, redenti, scelti da nostro Signore Gesù.
Maria tu che hai creduto alle promesse del Signore, tu che non hai dubitato mai della sua fedeltà, del suo amore, portami ai suoi piedi, insieme facciamoci inondare da quell’acqua e quel sangue che ridanno vita alle ossa inaridite, ai cuori di pietra, raccontami la storia vera del tuo fidanzamento, la storia di un amore che coronato in cielo ogni giorno feconda la terra. Aiutami a dire come Giacobbe: ” Il Signore è qui e non lo sapevo!”
“Egli è qui non cercatelo nelle chiese” vorrei esclamare oggi che non posso andare a Messa, oggi che le lacrime mi impediscono di vedere “gli scintillanti”, schegge di luce che si immillano sulle onde increspate del mare al mattino, quando il sole vi posa i suoi raggi, la luce del tuo sguardo quando il Creatore ti comunicò il Suo amore rendendoti madre e Sposa del Figlio.

sabato 1 agosto 2020

"Ci ha parlato del Signore, nostro Dio" (Ger 26,16


 Ci ha parlato nel nome del Signore nostro Dio (Ger 26, 16)

Questa mattina voglio riflettere sui peccati di omissione, quei peccati che non ci confessiamo perché non pensiamo che abbiano importanza.
Siamo portati a farci i fatti nostri e a non intervenire quando una presa di posizione potrebbe in qualche maniera danneggiarci o comunque farci perdere tempo.
Normalmente le leggi indicano ciò che non si deve fare e questo è ciò che accomuna anche gran parte delle religioni.
Nella nostra società si è diventati sempre più individualisti specie ora che gli appartamenti sono rigorosamente separati gli uni dagli altri o almeno questo è desiderio di chi se lo può permettere.
Gli ingressi rigorosamente separati, case autonome, recinzioni a prova di ladro, ma anche a prova di vicino, ritenuto a priori scomodo.
La preoccupazione per il pericolo che viene dagli sconosciuti è generalizzata, cosa in effetti vera perché i telegiornali, i mass media non ci risparmiano scene di vittime ingenue cadute nella rete di malavitosi, ma anche di persone di cui si fidavano.
Un tempo vivevamo con le porte aperte e non avevamo nessuna paura di essere aggrediti.
Ci sentivamo liberi di lasciare la chiave nella toppa, perchè nessuno si sentisse escluso dalla nostra ospitalità.
Oggi con l' aumento dei dispositivi per difendersi aumenta anche il nostro isolamento, la nostra insensibilità su ciò che ci accade attorno.
Spesso accade che si trova qualcuno morto solo dopo molti giorni nella sua casa, senza che se ne sia accorto qualcuno.
La tecnologia ci viene in aiuto e ci supporta con diavolerie di ogni tipo per astrarci dal mondo che ci circonda.
E' sotto lo sguardo di tutti, almeno di quei pochi che si fanno delle domande, che non c'è persona che a tavola, al ristorante, in strada, nei luoghi di attesa, in auto, sul treno ecc l'attività principale dei nostri compagni di viaggio.
Usare il telefonino per svago o per lavoro, in relazione strettissima con il proprio tesoro.
Qualche giorno fa mi è capitato di osservare il comportamento di Giovanni il mio nipote più grande che stava aspettando il suo turno per esibirsi sul palco alla batteria.
Io ero tra gli invitati.
Non capita mai che Giovanni non abbia tra le mani il telefonino, ma quella volta non poteva proprio perché doveva esibirsi a momenti.
Per questo si è messo a guardare quello che io stavo facendo col mio telefonino, cosa che lo ha stupito e gli ha fatto esclamare:"Ma nonna quanta fatica e quanta pazienza hai per pubblicare quello che scrivi!"
Anche io in quel momento mi stavo estraniando da ciò che mi circondava, ma l'ora era tarda e dovevo prima di mezzanotte postare sui gruppi la meditazione sulla liturgia del giorno.
Ho pensato che era la prima volta che Giovanni senza lo strumento diabolico ha dimenticato se stesso ed è venuto a me, da quando ha raggiunto l'età per possederlo.
Non posso dire che io sia esente da queste tentazioni diaboliche di ingannare i tempi dell'attesa chattando o lavorando per il mio Signore.
Comunque ricordo con nostalgia il tempo in cui nelle sale di attesa riuscivo a sollecitare gli altri a parlare e condividere con me fatti e aspetti della propria vita.
In quelle occasioni ho favorito l'apertura del cuore, rendendo possibile al Signore di entrare nei nostri discorsi.
Sono stati gli incontri più belli, incontri di storie, incontri di esperienze, incontri di vita.
Il peccato di omissione è frutto della nostra società malata che usa il progresso per dividerci, opera diabolica che ci porta alla morte. Geremia come anche Giovanni Battista, due profeti che oggi la liturgia sottopone alla nostra attenzione non si curano delle conseguenze di delle loro parole suggerite da Dio, faranno una brutta fine.
Certo è che se pensiamo a questo nessuno ha voglia di esporsi perché anche Gesù è stato rifiutato e condannato a morte per quello che diceva incurante delle conseguenze del suo operato.
Allora c'è da chiedersi di che cosa ci dobbiamo occupare, di che cosa ci dobbiamo preoccupare, se la morte aspetta i profeti.
È chiaro che il discorso dell'annuncio per il bene della comunità non attrae, anzi ci porta a fuggire come fece Giona che finì poi nella pancia di un pesce da cui fu rigettato.
Ma se pensiamo alla morte come porta di verità, di giustizia, di vita vera, di eternità, di conoscenza completa del nostro Dio, le paure ci abbandonano e ci viene un coraggio da leoni.
La Fede fa questi miracoli.
Solo chi ha fede può portare avanti un discorso di vita senza paura.
Oggi voglio riflettere su quanto trattenga di ciò che il Signore mi suggerisce e quanto sia disposta a rischiare per Lui.

martedì 5 novembre 2019

"Non siate pigri nel fare il bene"(Rm 12,11)



"Non siate pigri nel fare il bene"(Rm 12,11)

Spesso Signore non riusciamo a distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è e, pur non essendo pigri, ci affatichiamo invano per cose che non sono importanti o meno importanti di altre che ti stanno a cuore e che ci farebbero stare bene.
Riconosco Signore la mia incapacità, il mio limite nel testimoniare la misericordia la giustizia e la verità.
Signore tu mi vedi, non voglio nè posso nascondermi ai tuoi occhi, ma sono molto turbata dalle conseguenze dei miei comportamenti, che pur essendo nelle intenzioni finalizzati al bene, spesso provocano divisioni, separazioni che io non amo e a cui non riesco a porre rimedio.

Signore tu hai detto che un giorno misericordia giustizia e verità s'incontreranno e si baceranno.
Come vorrei che venisse presto, che fosse ora, perché p mi tormenta la conseguenza del mio operato.
Tu solo puoi aiutarmi, tu solo puoi darmi la pace che viene meno ogni volta che si incrinano i rapporti con i miei fratelli.
Io non voglio che questo succeda, sto male quando la divisione apre la strada al demonio, il tuo e nostro nemico.
Così oggi ti voglio pregare perchè riesca a vivere nella fiducia in te ogni conflitto, che io possa pensare che non io ma tu solo apri le strade della riconciliazione, saldi i fili spezzati dal nostro egoismo, dalla nostra superficialità, dalla nostra incapacità di ascoltare.
Nella lettera di San Paolo ( (Rm 12,5-16) questa mattina ho trovato le istruzioni per procedere

Ma senza il tuo aiuto niente è possibile, tu lo sai, tu l'hai detto.
Voglio nutrirmi della tua Parola Signore, voglio accogliere il tuo invito a partecipare al tuo banchetto, senza cercare scuse, anzi con entusiasmo e gratitudine perchè mai dimenticherò il giorno in cui tu mi costringesti ad entrare in una chiesa perchè ascoltassi la tua parola.
Cercavo quel giorno solo una sedia per sedermi, perchè faccio fatica a stare in piedi. Ti sei servito della mia infermità per farmi ascoltare che "i fiumi battono le mani".
La gioia che mi trasmise la tua parola mi fece desiderare di tornare ad ascoltarla per conoscere chi parlava.
Ora Signore ripeti il miracolo di donarmi la pace,non quella che dà il mondo, concedimi che la tua pace mi porti a non essere pigra nel fare il bene, anche se mi pesa e se il risultato mi fa soffrire.
Maria guidami nel cammino che porta a Gesù.

giovedì 30 novembre 2017

"Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato" (Rm10,13)

"Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato" (Rm10,13)

Signore sono qui come ogni mattina.
So che tu ci sei sempre, che non hai bisogno, come me di fare un atto di volontà per parlare al mio cuore, per riprendere le fila del discorso, mai interrotto da quando sono stata pensata da te, molto prima dei miei genitori.
Tu non hai preteso che ti ascoltassi, ma l'hai desiderato ardentemente, hai cercato senza farmi violenza di farmi giungere il messaggio d'amore contenuto nella tua Parola.
Ero sorda, ero cieca Signore, tu lo sai.
Come potevo accorgermi di te se il mio sguardo era rivolto solo ed esclusivamente a me , l'io in cui mi ero rinchiusa costruendo barriere alte e invalicabili perchè nessuno si accorgesse che non ero brava, nè buona, nè bella?
Come potevo immaginare che tu eri l'unico che non mi giudicava, che non pretendeva che io fossi diversa?
Ho inventato mille coperture per mascherare la mia inadeguatezza e ho studiato mille stratagemmi per illudermi e illudere il prossimo con la mia abilità di giocoliere, funambolo, illusionista.
Tu mite e umile di cuore, Dio dell'universo, eterno misericordioso e Santo, tu che potevi tranquillamente infischiartene di una che credeva di poter riuscire per tutta la vita a mantenersi sul trespolo della sua infinita superbia, hai atteso con pazienza, continuando a guardarmi con il tuo sguardo d'amore, di infinita tenerezza, hai continuato a vigilare su di me perchè cadendo non mi facessi poi tanto male da morirne.
Tu Signore sei stato sempre con me, ma io ero da un'altra parte, vivevo altre esperienze lontano da te, esperienze dalle quali sono uscita con le ossa rotte, le carni dilaniate, il corpo distrutto.
Ma tu non hai permesso che il tuo tempio fosse raso al suolo, che non rimanesse pietra su pietra, il tempio del tuo corpo che è diventato anche il mio, un tempio dove tu non disdegni di abitare.
Signore ti voglio lodare benedire e ringraziare di questo nuovo giorno che mi doni per associarmi alla tua passione, per stare più intimamente unita a te.
Non voglio fuggire Signore dal dolore come sono tentata di fare spesso, ma voglio con te sperimentare la gioia di starti vicino, di vegliare e pregare con te, in questo tempo di grazia, perchè tu sei il mio Sposo, la delizia dell'anima mia.
Non mi sentirò più abbandonata e sola Signore se tu sei con me e io con te.
Aiutami a vivere questo tempo protesa verso la realizzazione delle tue promesse, aiutami a non scoraggiarmi quando stai in silenzio, fammi capire che quello è un momento privilegiato, perchè mi stai acoltando stringendomi al cuore.
Oggi è la festa di S. Andrea, il primo dei chiamati che, sentendo il tuo sguardo posarsi su di lui, lascia tutto e ti segue.
Nel vangelo di Giovanni ci dà una grande lezione di umiltà, non facendo discorsi per convincere a credere in te, ma portando a te, semplicemente credendo che non lui ma tu solo puoi convertire le persone al tuo amore.
Un tempo pensavo che la bravura consistesse nel riuscire a risolvere i miei e gli altrui problemi senza l'aiuto di nessuno.
Gran parte della vita ho fatto l'insegnante tuttologa autoreferente.
In mano mi è rimasto un pugno di mosche perchè solo ora ho capito di cosa abbiamo bisogno.
Di te e solo di te Signore.
Che non dimentichi mai che a parlare sei stato tu per primo, ad amare, a chiamare, a dare vita.
Tu e solo tu Signore mi insegni ciò di cui abbiamo bisogno e la strada per arrivare a goderne per sempre.

venerdì 17 novembre 2017

"Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà" (Lc 17,33)




"Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà" (Lc 17,33)

Parole dure Signore quelle che ci riservi oggi.
Il cibo che ci poni davanti non è proprio quello che desideriamo e vorremmo poter scegliere un'alternativa che non ci rovini lo stomaco.
Per fortuna o meglio per grazia questa mattina al risveglio ho cominciato con l'Ufficio delle letture e con le Lodi che sono tutt'altra musica.
"I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento" le parole del salmo che commenta la prima lettura di oggi che ci invita a risalire a te attraverso la bellezza e la perfezione del creato.
" Chi è l'uomo perchè te ne curi, il figlio dell'uomo perchè te ne dia pensiero?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai messo ai suoi piedi"
Ho bisogno di ricordarmele queste parole altrimenti il vangelo di oggi mi porta da tutt'altra parte.
Gesù tu sei venuto a renderci simili a te, a cancellare nella carne il peccato, per poter godere appieno della nostra elezione a figli di Dio, tuoi fratelli, di natura divina, superiori agli angeli, perchè tu sei sopra di loro e noi siamo tuoi, ti apparteniamo, siamo innestati alla tua pianta, al tuo albero, e non siamo più noi che viviamo ma tu vivi in noi.
Perchè dovremmo avere paura?
Perchè le tue parole dovrebbero turbarci se noi viviamo in te e in te troviamo il coraggio, la forza per continuare il santo viaggio alla volta della Gerusalemme celeste?
Eppure questa mattina mi sono svegliata con una sensazione di malessere generalizzato, di paura per sintomi nuovi che mi facevano pensare a nuove e mortali malattie.
L'idea della morte ha cominciato nel dormiveglia a impadronirsi di me come spada minacciosa che pendeva sul mio capo.
Il gelo mi attanagliava le ossa e da quella morte, che spesso invoco come momento di liberazione e di gioia per unirmi a te per sempre, avrei voluto fuggire.
E tu nel vangelo me l'hai messa davanti con tanta crudezza da turbarmi ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno.
Io ti amo Signore e ti desidero.
Credo che non parli a vanvera e se parli è solo per il nostro bene, anche e soprattutto quando fai la voce grossa.
Ma non è facile rimanere tranquilli quando ci si prospetta un così grande castigo.
Non posso dimenticare la paura che mi presi quando mio padre, avvertito da una vicina che noi, le avevamo mancato di rispetto, cacciandole la lingua, ce le voleva dare di santa ragione, se non fosse intervenuta mamma a difenderci dalla sua ira.
Certo è che il vizio di cacciare la lingua ai passanti me lo sono tolto e ringrazio mio padre perchè con coerenza e rigore mi ha dato le basi per affrontare la vita senza soccombere.
Fa' che la morte ti colga vivo! ho letto da qualche parte.
C'è una morte che dobbiamo temere ed è quella che ci separa da te Signore, fonte della vita.
Eppure di tanto in tanto mi riprendono le angosce della morte, della malattia, del male che ha il sopravvento sul bene.... e ho paura.
Ti ringrazio Signore perchè ogni volta che mi succede penso a te e chiamo in aiuto Maria, la madre che ci hai dato perchè ci rassicuri e ci difenda non da te, ma dall'idea sbagliata che ci facciamo di te.
Signore mi rendo conto che di fede non ne ho mai abbastanza.
Aumenta la mia fede perchè io non lasci cadere nessuna briciola del pane che ogni giorno mi dai.

domenica 5 novembre 2017

" Voi siete tutti fratelli"(Mt 23,8)

" Voi siete tutti fratelli"(Mt 23,8)

Bisogna che ce lo ricordi Signore, ancora di più, perchè ce lo dimentichiamo e la maggior parte lo ignora.
Tu dici queste parole a conclusione del discorso che stigmatizza il comportamento dei sacerdoti, delle guide che predicano bene e razzolano male.
A me veramente d'istinto, appena ho cominciato a leggere il vangelo di oggi, è venuto di pensare di pensare ai nostri sacerdoti, a quante cose vorrei che facessero e non fanno, cose che ci farebbero desiderare di frequentare con più assiduità i Sacramenti.
Siamo sempre pronti a sposare la tua causa quando ad essere condannati sono gli altri, quando le pagliuzze negli occhi degli altri ci sembrano travi e noi ci guardiamo bene dallo specchiarci.
I peccati degli altri  ci indignano, maggiormente se a commetterli è chi dovrebbe dare l'esempio.
Tu giustamente non ti limiti a condannare , ma proponi la via maestra del servizio, perchè siamo tutti fratelli, tutti salvati, tutti amati a prescindere.
Il Battesimo ci consacra re, profeti e sacerdoti e, anche se non avessimo avuto la pazienza di andare fino in fondo nella lettura del vangelo che oggi la liturgia propone alla nostra riflessione, potevamo arrivarci con quello che dovremmo sapere, in quanto cristiani.
Purtroppo, abituati a compiacere, a cercare il plauso della gente  anche attraverso la nostra discrezione nel non interferire sulla vita altrui, facendoci i fatti nostri, prendiamo le distanze anche dalla Tua Parola.
Il sacerdozio è parola che non è entrata nel nostro vocabolario come impegno di vita cristiana, convinti che riguardi solo gli ordinati dal vescovo.
Ti chiedo perdono Signore per tutte le volte, e sono tante, che ho parlato male dei tuoi ministri, che non li ho accolti nel cuore, non ho pregato per loro, nè mi sono sognata di interessarmi alle loro difficoltà.
Invoco la tua misericordia su tutti i peccati di orgoglio, quando ho pensato che le omelie le avrei sapute far meglio di loro.
Aiutami Signore a non guardare ciò che manca ma ciò che c'è nella tua e mia casa, nella mia e tua famiglia, aiutami a lodarti benedirti e ringraziarti per tutto ciò che gratuitamente ci doni attraverso i tuoi sacerdoti.

E voglio questa mattina impegnarmi a pregare per loro, ma anche per tutti i battezzati perchè con il Tuo aiuto viviano con piena consapevolezza l'essere tuoi figli, chiamati a collaborare a che il tuo progetto d'amore si realizzi.

giovedì 12 novembre 2015

IL REGNO DI DIO


Meditazioni sulla liturgia di giovedì della XXXII settimana del TO anno dispari

ore 6.53
letture: Sap 7,22-8,1; Sal 118; Lc 17,20-25


"Il regno di Dio è in mezzo a voi" (Lc 17,21)

Nel Padre nostro diciamo "venga il tuo regno"  e oggi leggiamo che il regno di Dio è in mezzo a noi.
Un bel rebus.
Ma il regno di Dio è in mezzo a noi o deve venire?
Ma cos'è il regno di Dio?
Quante domande questa mattina alle quali vorrei risposte chiare da Te Signore che sei il Regno, che sei la pace, la gioia, la misericordia, la gratitudine, la vita!
Noi viviamo lontani da te Signore quando il nostro animo è diviso, quando ci sentiamo tristi abbandonati soli, quando viviamo guardando sempre a ciò che ci manca dando per scontato ciò che abbiamo.
Quando il fare ci fa dimenticare l'essere, quando il dovere schiaccia e mortifica il piacere, quando niente ci stupisce, quando viviamo imbalsamati nei nostri pregiudizi, incatenati dal giudizio degli altri, quando i nemici si moltiplicano davanti ai nostri occhi. Quando la paura ci fa gridare più forte, ci fa affilare le armi per avere il sopravvento o quando per non soffrire alziamo muri e ci costruiamo una torre invalicabile che ci separa dal mondo.
Il tuo regno non è quacosa che si può toccare, vedere, sentire con strumenti che escono da fabriche umane, sensori, robot, telescopi, microscopi, macchine sofisticate.

Tu Signore ci hai creati a tua immagine e somiglianza, in ogni uomo hai impresso il tuo sigillo, un sigillo di appartenenza.
Quelli che vogliono compiere il male uccidendo, raschiano la matrice delle armi che usano per non farsi riconoscere, per evitare le conseguenze delle loro cattive azioni.
Noi Signore con il peccato abbiamo fatto la stessa cosa, ma tu non hai dimenticato i tuoi figli.
" Se anche una madre dimenticasse suo figlio, io non ti dimenticherò mai!" dici.
Perciò hai mandato Gesù a testimniarci che il tuo amore non lo cancella neanche il più grande peccato perchè Gesù è il sigillo che per quanto lo vuoi negare, nascondere, cancellare è più vivo che mai e continua a mostrarci il tuo regno.

Il tuo regno non avrà mai fine, perchè tu sei Dio e duri in eterno.

Se quindi oggi penso al tuo regno, penso ad un'appartenenza, ad una paternità, ad una casa, ad una misericordia senza fine.
E' grazia sentirsi tuoi figli, vivere da figli, vedere il tuo sigillo assumere le fattezze di un Uomo, il più bello dei figli dell'uomo, Gesù.
E noi siamo tuoi perchè Lui ci ha attirato tutti a sè e ci ha innestato nell'albero della vita, dove non c'è pianto nè lutto, ma gioia senza fine per quelli che ti amano.
Signore nei momenti tristi e bui della mia vita, quando il cielo è grigio come questa mattina e i lampioni delle strade sono spenti, e gli occhi non riescono a distinguere le cose, mostrati a noi luminoso e bello nella pace che ci doni quando siamo in armonia con noi stessi e con tutto ciò che ci circonda.

martedì 10 novembre 2015

Servi inutili



martedì XXXII settimana TO anno pari
ore 6.52
Letture: Tt 2,1-8.11-14;Sal 36/7; Lc 17, 7-10

"Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare."

Ogni volta che leggo questa pagina del vangelo, mi viene voglia di richiuderla, perchè almeno all'inizio mi sembrava sommamente offensiva.
Ma Gesù sa quello che dice e certo non è venuto per farci sentire peggio di come ci sentiamo.
Lo stesso effetto me lo faceva sentirmi chiamata" vermiciattolo di Giacobbe" altro schiaffo alla mia persona, che non meritava tanto.
Per fortuna, però, quando mi viene rivolta una parola, specie se non mi piace, invece di passare oltre, mi fermo per decidere se prenderla in considerazione  o no a seconda di chi l'ha pronunciata.
Se è Dio  non posso far finta di niente e da lì parto per scoprire il messaggio d'amore nascosto tra le spine.
Per sua grazia questo non l'ho mai messo in dubbio e il mio sforzo, la mia ricerca è nel tenere orecchi, occhi e cuore aperti, nella fiducia incondizionata di Chi mi vuole bene.
Oggi Gesù mi dice che servo e questa è una buona notizia.
Le cose che servono non si buttano, si usano, assolvono alla funzione per cui sono state pensate, fatte.
Il bello delle cose esistenti è quello di continuare ad esistere, perchè servono.
Purtroppo nella nostra società sempre più l'utilità di qualcosa è misurata sul tornaconto personale e non sul valore in sé.
Meno male che Dio ha fatto bene tutte le cose e per lui tutto è buono, tutto serve, se ci lasciamo alimentare, lubrificare, guidare, revisionare da Lui.
Vorrei che il Signore non si stancasse mai di rimettermi a nuovo, di sostituire i pezzi malfunzionanti con quelli con il suo marchio di fabbrica.
Lo prego perchè non si stanchi, ma so che non succederà mai, mentre è facile il contrario, che non si stanchi di me, del mio servizio, che con il passare degli anni mi sembra essere sempre meno efficace.
Ma se il verme / bruco è destinato a diventare farfalla, perchè non  pensare che, anche quando per il mondo diventi un peso, perchè improduttivo,   il Padreterno la pensi in modo diametralmente opposto?
Io credo che se oggi non ricordo le cose, se il mio passo è malfermo, se la vista e l'udito sono fortemente deficitari, se nessuno bussa alla mia porta perchè non sono in grado di condividere le cose più elementari che aggregano oggi la gente, servo ancora.
Fino a quando mi hanno funzionato le mani la mia tavola era sempre imbandita  e la casa affollata.
Ora che non mi invita più nessuno  il Signore mi sta donando tutto quello che mi manca per sedermi alla sua tavola e mangiare con Lui.

Grazie Signore perchè  non ti formalizzi, non guardi se possiamo ricambiarti il favore, ma continui a chiamare agli angoli delle strade sordi ciechi, zoppi  bisognosi perchè non ti piace mangiare da solo.

lunedì 9 novembre 2015

IL TEMPIO



 VANGELO (Gv 2, 13-22)
Parlava del tempio del suo corpo.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore  

Certo che se non ci si abitua al linguaggio di Gesù, è difficile capire quello che dice.
Gli apostoli, i discepoli, rispetto a noi erano svantaggiati, perchè  la sua missione su questa terra doveva trovare compimento con la sua morte e resurrezione.
Ma anche oggi che tutto quello che Gesù, il Figlio di Dio ha detto si è avverato, non sembra che siano in tanti quelli che credono alla sua parola, che la comprendono, che ne fanno un alimento vitale.
Per capire una persona non basta parlare la stessa lingua, quando questa non è collegata con il cuore.
Le parole fluttuano nel vuoto e non si aggregano se non c'è un catalizzatore, un verbo che dia loro senso e compimento.
Gesù è questo catalizzatore in un mondo di bla...bla...bla..., rumori, suoni senza senso, disarmonie senza vita.
Ebbene per capire Gesù bisogna frequentarlo, e più lo frequenti e più lo capisci.
Quando il mio nipotino Emanuele mi venne affidato per la prima volta, io non capivo i suoni scomposti e disarticolati dei suoi lunghi discorsi misti a pianto.
Poi , a forza di stargli vicino, di prendermi cura di lui, le cose cambiarono a tal punto che lui scriveva pagine di scarabocchi, poi me le dava da leggere.
Io, cercando di entrare nel suo mondo, gliele leggevo e lui era sempre affascinato da ciò che emergeva da quei fogli.
" Ma nonna, mi diceva, tutte queste cose ho scritto?" meravigliandosi non poco di aver imparato a farsi capire senza neanche andare a scuola, come il fratello più grande.
Questi sono i miracoli dell'amore di cui possiamo fare esperienza, pur non essendo maestri  ufficialmente riconosciuti.
Oggi il protagonista è il tempio come luogo in cui Dio può entrare, uscire, rimanere, a seconda di come è costruito.
Un tempio, una Chiesa noi ce la immaginiamo sempre fatta di mattoni, un luogo dove riunirsi per dare a Dio quello che è di Dio e prendere da lui quello che ci manca.
Mi ha colpito l'immagine della prima lettura in cui dal tempio esce acqua che va a irrigare terre lontane dando vita a tutto ciò che incontra sul suo percorso.
Inevitabile l'accostamento alla ferita inferta al fianco di Gesù dalla lancia del soldato, da dove uscì sangue e acqua, simbolo dello Spirito Santo effuso su tutta la Chiesa.
Quella Casa di carne ci ha dato la vita e mi viene da chiedermi se continua a darcela nelle case di pietra costruite per contenerlo e distribuirlo a chi vi si reca.
Dello Spirito non si fa mercato, questo è ciò che ho capito.
Lo Spirito, l'amore non si compra, ma si accoglie unendo le mani e chiedendo pietà e misericordia per i nostri peccati.
L'indegnità è caratteristica di chi va in chiesa, ma non ne siamo mai abbastanza consapevoli.
Perciò ogni celebrazione eucaristica comincia con il Confiteor.
Siamo piccoli, siamo fragili, siamo bisognosi di tutto e in chiesa ci andiamo per attingere alla fonte quell'acqua che ci risuscita, ci ridà la vita.
"Quante cose possiamo fare con Gesù!" sono le parole di un bimbo che rispondeva così alla domanda rivoltagli dalla maestra di religione  sull'idea che si era fatta di Gesù.
Sembrerebbe risposta non pertinente ma a me piace ricordarla perchè mi ridimensiona, quando penso che la salvezza del mondo dipenda da me, dai miei meriti, dalle preghiere, le sofferenze, le messe, i rosari, i pellegrinaggi e via dicendo.
Senza di Lui non possiamo fare niente, questo è un punto fermo.
Con Lui tutto è possibile, anche trasformare queste nostre chiese  dove  si sta così larghi da permetterci di inginocchiarci a debita distanza dalle persone che non conosciamo.
E per darsi il segno della pace poi si fanno dei veri e propri pellegrinaggi, creando scompiglio in tutta la celebrazione.
Per questo i vescovi hanno detto che il segno della pace deve essere circoscritto a chi ci è vicino. Penso al cuore e ai lontani dal nostro cuore a cui va il mio pensiero quando il sacerdote ci invita a fare un segno di riconciliazione.
E' allora che devo fare i conti con le distanze e mettermi in viaggio per sentirmi un cuor solo e un'anima sola con i lontani da me, ma in Cristo tutti uniti.
E' bello che oggi la Chiesa romana ricordi la sua prima chiesa, simbolo dell'unità dei cristiani di quel tempo
E' bello che ci parli di tempio, luogo dove due o più si riuniscono nel suo nome, ma anche  della casa di carne in cui ogni nostra casa può affondare le fondamenta.
Penso a quanta responsabilità abbiamo a far sì che la Chiesa diventi la sposa di Cristo, carne della sua carne, ossa delle sue ossa.
Che la gratitudine per tutto ciò che riceviamo da Lui, attraverso la chiesa non ci faccia inorgoglire e non ci induca nella tentazione di farne commercio.
Signore perdonaci quando ci dimentichiamo che ognuno di noi è tempio dello Spirito e fa' che mai lo trasformiamo in una spelonca di ladri.
Aiutaci a credere che siamo stati creati per accoglierti nella nostra vita personale, nel nostro corpo di carne, nelle relazioni che fanno della nostra casa una piccola chiesa domestica.

Aiutaci a colmare le distanze affidando a te il compito di saldare, colmare i vuoti che ci separano. Fa' Signore che le nostre piccole chiese diventino il tempio luminoso dell'Amore condiviso con i fratelli.

domenica 8 novembre 2015

La farina della giara non si esaurirà


Domenica della XXXII settimana del TO anno B
ore 7.26
letture: (1Re 17,10-16); (Sal 145); (Eb 9,24-28); (Mc 12,38-44)

"Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava le monete"

Il tesoro Signore sei tu e noi siamo le tue monete, perchè hai messo il tuo sigillo su ogni uomo, creandolo a tua immagine e somiglianza.
Purtroppo con il tempo copriamo quest'immagine con tante cose inutili, dannose, superflue sì da rendere irriconoscibile la tua paternità.
Il nostro compito, ma anche la nostra realizzazione sta proprio nel rendere sempre più somigliante la nostra vita al modello a cui ti sei ispirato, a te che sei l'Eterno, Creatore e Signore della vita...
E poi te la riprendi, all'improvviso, senza avvertirci.
Come vorrei Signore che oggi le tue parole mi bastassero per affrontare questa giornata che si presenta così difficile, per tamponare  i problemi derivanti dalle riconsegne continue.
Vorrei che mi bastassi tu per stare bene, non vorrei sentirmi così depressa di fronte a questa settimana che si è chiusa con un funerale e inizia con un altro.
Due vite stroncate, una giovane e una avanti negli anni...miei parenti.
Due vedove, una madre, dei figli, privati del loro bene...
Vedova mi sento anch'io che non sono ancora riuscita a staccarmi dagli affetti più cari, dai ricordi, dai rimpianti...
Mi chiedo se in me non c'è menzogna.
Ogni giorno mi interrogo su cosa devo gettare nel tesoro del tempio per dare tutto, ma proprio tutto a te.
Dico che in Paradiso non ci voglio andare con la valigia, ma non è così semplice spogliarsi di tutto ciò che ci tiene attaccati a questo mondo, che poi sono anche le cose che ci connotano, che ci definiscono.
La nudità spaventa, ma è essenziale per permettere quindi a Te di rivestirci solo del Tuo abito, della tua grazia, del tuo amore che ci copre, ci scalda e ci identifica come tuoi figli scelti e prediletti.
Sto facendo molti sforzi in tal senso, ma mi rendo conto di quanto sia lontana dalla meta.
La vedova ha messo  tutto quello che aveva, io non sono per niente certa che riuscirei a rinunciare a tutto.
Ogni volta che non per mia volontà sono chiamata a restituire quanto con estrema benevolenza mi è stato affidato, soffro e anche se dico" Sia fatta la tua volontà, tutto è tuo, è giusto che arrivi anche per me il tempo della riconsegna",  cerco in tutti i modi di salvare il salvabile, perchè la paura di rimanere  senza niente mi atterrisce.
Aumenta la nostra fede Signore, aiutaci ad accontentarci di quello che ogni giorno ci dai, del pane quotidiano che spesso è pane di lacrime, di dolore e di solitudine..
Come un turbine alla fine della vita gli scenari cambiano a tal punto che ti trovi spaesata in un luogo e in un tempo che non conosci e che a prima vista è privo di qualsiasi attrattiva.
E devi ancora svuotare armadi, svuotare tasche, mettere in conto che da un momento all'altro quei pochi amici o parenti che sono rimasti possono abbandonarti, lasciarti sola a orientarti in un mondo sempre più ostile e ti senti solo, inadeguato e un malessere più o meno grande ti infelicita il tempo che ti rimane da vivere.
Quanto vorrei Signore che la vita non fosse così complicata, specie quando nel tesoro del tempio siamo costretti a gettare le poche forze rimaste, la nostra fragilità, il nostro bisogno di aiuto, la nostra incapacità a staccarci, senza esserne dilaniati, dalle cose o dalle persone a cui siamo più legati. 
Il mio cuore è un guazzabuglio di pensieri, paure, non c'è gioia in quello che faccio e mi sento come travolta da un uragano.
Tu sei la mia ancora, la mia salvezza.
Maria aiutami a vivere le difficoltà come occasione di grazia, senza distogliere gli occhi da Gesù.
Sull'altare oggi voglio mettere il mio orgoglio che faccio fatica a mettere da parte e voglio con le parole di Maria dire" Eccomi, sia fatto di me come tu vuoi"

sabato 7 novembre 2015

LA DISONESTA RICCHEZZA




sabato della XXXI settimana del TO anno dispari
ore 6.36
Letture: Rm 16,3-9.16,22-27; Sal 1444; Lc 16,9-15


"Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo" Rm 16,16


Un bacio, cosa è un bacio? Per Cristo il bacio fu il segno che era lui quello che dovevano prendere, il bacio di Giuda, il traditore.
Ci sono poi i baci degli innamorati, finchè durano, che ti fanno schizzare in paradiso. Finchè dura l'amore, il rispetto, la fiducia, l'attrazione.
Ci sono i baci di convenienza, poi, io li chiamo i baci dei capi di stato, che fanno finta, recitano un copione da cui non possono distaccarsi.
I baci delle mamme sono i più belli, quelli che non si dimenticano, perchè il solo ricordo ti scalda l'anima, ti riempie il cuore.
Io non ho ricevuto baci da quel che mi ricordo, quando ero piccola e poi divenuta più grande solo in occasione di partenze e di ritorni.
"I figli si baciano quando dormono" soleva dire mia madre e l'unico contatto con lei è il picolo segno di croce che tracciava sulla nostra fronte prima di andare a dormire, grazie a Dio.
A mio figlio non ho dato neanche quello purtroppo ma le vie del Signore sono infinite.
Se la mia vita è stata avara di baci e di abbracci, fatta eccezione del periodo del fidanzamento , ora di baci ne ricevo molti da gente che non conosco ma di cui condivido la fede.
E' il bacio santo di cui parla San Paolo?
Certo che anche tra noi cristiani c'è chi lo fa per dovere, chi per interesse e chi per amore sincero.
Al segno della pace illustri sconosciuti ti stringono la mano, ti abbracciano e ti baciano e tu senti che non è finzione ma forza prorompente per condividere la gioia di essere lì in quel luogo a mangiare dello stesso pane seduti alla stessa mensa, invitati dall'unico ed eterno Signore, Padre di tutti, dei buoni e dei cattivi, dei sani e dei malati.
Condividere la gioia di essere salvati, di essere figli di un unico Padre è la cosa più bella che ci possa capitare.
Il bacio è il segno di un'appartenenza ad una famiglia più grande, una famiglia dove  tutti i dissidi, le differenze, le distanze si ricompongono in Cristo nostro Signore.
Gesù nel vangelo di oggi parla di disonesta ricchezza da usare per acquistarsi degli amici che ti difenderanno davanti al tribunale di Dio.
A me questa mattina, Dio mi perdoni!, viene in mente che la più disonesta ricchezza è quella che abbiamo senza aver fatto nulla per meritarla, una ricchezza che ci è piovuta dall'alto, quando eravamo ancora peccatori e ancora lo siamo.
Come si potrebbe chiamare un bene così grande, quale l'amore di Dio, quando se abbiamo fatto qualcosa è proprio l'opposto per averne diritto?
Gesù ci invita a non tenerci per noi quello che ci dona gratuitamente, il suo bacio santo, santissimo, ma di dispensarlo non solo ai nostri amici, ma anche e soprattutto ai nostri nemici, se ci riesce.
Non dobbiamo tenere per noi, trattenere la grazia che ci elargisce, perchè noi siamo come serbatoi che più fanno uscire l'acqua e più si riempiono e si purificano.
Basta guardare di che colore è l'acqua quando apri il rubinetto di una casa che abiti solo durante le ferie. Il colore è marrone fino a quando l'acqua pulita trova lo spazio per riempirlo di nuovo.
Questa mattina voglio pregare così.
Signore ti ringrazio per quel piccolo segno di croce che mamma imprimeva sulle nostre fronti, prima diandare a dormire, per quei rosari che diceva la notte per la salvezza delle anime di noi 4 figli.
Sono i suoi baci santi che oggi mi stanno pervenendo dal cielo.
Ti ringrazio per tutti quelli che mi hanno testimoniato il tuo amore, per quelli con cui oggi lo condivido con gioia, con una consapevolezza sempre più forte e riconoscente. Ti prego di rendere il mio corpo meno rigido a ricambiare gli abbracci che attraverso i tuoi amici mi fai giungere.
Signore abbassa, infrangi le mie difese, sì che non arretri di fronte a ciò che potrebbe ferirmi e farmi male.
Che ogni gesto sia gesto d'amore, che ogni bacio sia soffio del tuo Spirito!

venerdì 6 novembre 2015

Amministrare



venerdì della XXXI settimana del TO  anno dispari
letture: Rm 15,14-21;Sal 97; Lc 16,1-8
ore 6.57

"Rendi conto della tua amministrazione"(Lc 16, 2)
A tutti Signore chiederai conto della'amministrazione dei beni che ci hai affidato nel corso ella vita.
Io non sono una brava amministratrice, specie per quanto riguarda i soldi che in passato ho sperperato per me, per stare bene io.
C'è stato un tempo in cui di soldi non ne avevo o ne avevo tanto pochi da tenermeli stretti per soddisfare le mie necessità o togliermi qualche  piccola soddisfazione.
Certo che non ho mai pensato di darne a chi ne aveva più bisogno e ancora adesso faccio fatica a fare l'elemosina.
Mentre leggo il vangelo penso a tutto quello che non ho saputo fare e che non ancora imparo a fare come si deve e a te chiedo aiuto per fare non la mia ma la tua volontà.
Ma se subito mi sono venuti in mente i soldi con i quali non ho un buon rapporto, identificandoli con i beni che mi hai dato da amministrare, mi sono venuti in mente altri beni di gran lunga più preziosi che tu mi hai donato gratuitamente e mi chiedo che uso ne ho fatto e ne faccio.
Tu Signore mi hai donato la vita in questo corpo mortale , una vita sempre più sacrificata in questo involucro , che mi sta sempre più stretto, man mano che la prima si dilata.
E poi il tempo... , il tempo dell'attesa, il tempo delle occasioni favorevoli per incontrare te Signore nelle persone che metti sul mio cammino.
Mi sfilano davanti tanti volti, tante storie, tante persone amiche, parenti, educatori, amici .. Molti non ci sono più.
Pensando al giudizio finale mi chiederai conto di ognuna di loro, sono certa, ora che ho imparato la lezione, anche se ancora sono scarsa nel fare i compiti, gli esercizi.
Le ho amate? O solo usate? Mi sono messa nei loro panni, sono stata capace di rinnegare me stessa e mettermi a loro servizio? Sono stata pronta a perdonare, accogliere, entrare nella loro terra togliendomi i sandali perchè terra sacra?
Non credo Signore, anzi sono certa di no, fino a quando non ho cominciato a frequentarti e ho preso lezioni da te.
Quanta strada Signore in tua compagnia, anche se sono solo 15 anni che mi sono accorta che mi stavi accanto.
Ora mi sforzo di non usare le persone, di non darle per scontate, ma non sempre ci riesco. Per questo continuo a chiederti aiuto.
E poi penso al tempo che mi hai donato in abbondanza,  del silenzio, dei no, del fallimento, della malattia, della solitudine, del rifiuto... penso a quello dell'attesa che si è moltiplicato strada facendo, dilatato .. Un tempo che prima riempivo con tante cose da fare, da trovare, da rimediare.. e che oggi è pieno di te, Signore.
Tu sei venuto togliendoti i calzari nella mia terra rendendola sacra, considerandola sacra, sei venuto perchè mi ami e mi vuoi parlare d'amore.
Non sempre mi accorgo di quanto grande sia il tuo amore per me, non sempre ti lascio entrare, spaventata da ciò che non conosco perchè tu ti nascondi Signore nelle stalle, nelle mangiatoie, in luoghi maleodoranti e scanzati dalla gente perbene.
"Egli è qui non cercatelo nelle chiese" scrisse la mia alunna al tema su dove cercarti.
Nella mia preghiera mattutina oggi voglio chiederti la grazia di riconoscerti presente in ogni persona, avvenimento, cosa che abiterà la mia giornata.
Fa' che io veda te in tutto, perchè sei tu il Bene da amministrare.
Ciao Gesù. Che non dimentichi mai di chiederti consigli!

mercoledì 21 ottobre 2015

DONO


Ho riflettuto su ciò che da te ho ricevuto Signore per sapere, come gli apostoli, in quale misura avrei dovuto rispondere dei doni a me elargiti.
Non ho dovuto fare tanti sforzi per cercare di cosa ha abbondato la mia vita e mi è venuto istintivo ringraziarti per tutto ciò che questa mattina mi è sembrato un segno della tua benevolenza.
Tu mi hai consegnato il dolore, strumento privilegiato per conoscerti, amarti e servirti.
Il dolore è stato il mio maestro, occasione di incontri privilegiati con te e con i fratelli.
Sembra strano Signore che la mente si sia soffermata su ciò che mai avrei pensato prima d'ora come qualcosa di cui dovevo ringraziarti e rendere conto. 
Semmai era scontato il contrario.
Tu dovevi rendere conto a me di tanta sofferenza e con fede ho sempre pensato che come Giobbe sarebbe arrivato il giorno in cui avresti rotto i sigilli del libro della vita e mi avresti mostrato il tuo progetto d'amore su di me.
E invece non ho dovuto aspettare, perchè in anticipo la tua Parola è venuta ad illuminarmi sì che dal cuore senza fatica è salito a te il mio grazie per tanta tenerezza, per tanto amore da scegliermi per condividere più intimamente con me la tua passione.
Io non vedevo il colore dei fiori, non sentivo il loro profumo, dalla mia bocca usciva solo rumore e niente mi rendeva felice.
Ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissati, idoli a cui è caduta la maschera non appena li ho stretti tra le mani.
Tu mi hai indicato il sentiero della vita attraverso il naufragio di tante certezze, attraverso tutto ciò che non sono riuscita a risolvere, ad aggiustare.
Tu Signore mi hai parlato di vita attraverso la morte, la fine di tante amicizie, il fallimento di tante imprese.
Io che mi credevo vincente perchè sapevo trovare un rimedio a tutto, mi sapevo arrangiare e accomodare in tutti i ricalcoli della vita ho sperimentato la frustrazione, il dolore, la rabbia di essermi affaticata invano.
Se mi fosse andato tutto liscio certo non starei qui a ringraziarti per quei no dolorosi, per quei divieti di accesso a strade comode a scorrimento veloce, per quei cedimenti del suolo, per quelle cadute che mi hanno lasciato il segno.
Oggi se ripenso al passato non posso che ringraziarti di tutte quelle difficoltà che mi hanno precluso la strada della perdizione e mi hanno spinto a cercare la via della salvezza.
Da questo viaggio con bagagli sbagliati(Ricordo il viaggio di nozze a Cortina, in autunno, con le vesti di seta. Un incubo da dimenticare!) sono uscita con le ossa rotte, i muscoli i tendini dilaniati, i nervi scoperti.
Il dolore è diventato il mio scomodo compagno che mai mi abbandona nè di giorno, nè di notte, scomodo ma utile per non perderti di vista e non sentirmi mai sola .
Il posto dei vestiti di seta, dei gioielli e dei trucchi è stato preso da una piccola Bibbia rossa dalla quale non riesco a separarmi mai.
Tu mi hai dato tanto, perchè molto mi hai amato, Signore. 
Oggi ti sono riconoscente e non riuscirei a pensare ad una vita diversa da quella che mi hai dato.
Sono certa che quel poco che riesco a offrirti lo benedirai e lo moltiplicherai per saziare la fame di quelli che ti cercano.

giovedì 9 maggio 2013

GRAZIE



 Oggi mamma avrebbe compiuto 98 anni.


In cielo, ora che fa la maestra degli angioletti, come dicono Giovanni ed Emanuele, sicuramente ci saranno grandi festeggiamenti e riceverà  regali più belli di quanti ne abbia mai ricevuti qui dai suoi suoi scolari, piccoli e grandi.

Scolari lo eravamo un pò tutti, famigliari, amici, amici di amici, sconosciuti, perchè c'era sempre qualcosa da imparare da lei.
Il regalo che oggi voglio farle è  il mio grazie per il tempo che ha dedicato alla preghiera affinchè i suoi figli si salvassero.
Ogni giorno, un rosario, il sabato tre, per un voto fatto quando nacque il primo di noi.
Il più grande, che l'ha preceduta in cielo, si è addormentato pregando, come spesso accadeva anche a lei la notte, quando rubava il tempo al sonno per essere fedele alla promessa.

Grazie mamma perchè hai creduto che la salute dell'anima è ben più importante di quella del corpo, grazie perchè hai consegnato a Maria la tua preghiera.

domenica 2 dicembre 2012

sabato 14 luglio 2012

Voi valete più di molti passeri

VANGELO (Mt 10,24-33)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

La Parola del giorno  mi riempie di gioia, mi rassicura, mi fa guardare a questa giornata con fiducia, con commozione, con l'animo aperto allo stupore per quello che anche oggi il Signore mi ha preparato.
I problemi da affrontare,  come affrontarli, la consapevolezza che non ho strumenti sufficienti, adeguati,  per risolverli,  non mi turba.
Penso a quando, al risveglio,  le preoccupazioni  mi schiacciavano, quando la disperazione mi chiudeva lo stomaco, quando sui diari scrivevo in modo ossessivo: "Dio dove sei?"
Lo pensavo lontano, assiso sul suo trono inaccessibile, nel cielo.
Chi ero io perchè si scomodasse e mi tendesse la mano?

Penso a quando  quel Dio, per tanti anni cercato nei libri, nelle dispute dotte, nella profondità dei cieli infiniti, l'ho trovato nel mio limite, finalmente accettato, nel mio consapevole bisogno d'aiuto.
Oggi   lo voglio pregare con il Salmo 121, affidando a Lui tutto quello che mi pesa, mi angoscia, mi distoglie dal vivere l'incanto di quest'ora mattutina, mentre il sole pian piano si alza nel cielo e inonda la casa di luce.
 
Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra.

Non lascerà
vacillare
il tuo piede,
non si
addormenterà
il tuo custode.
Non si
addormenterà,
non prenderà
sonno,
il custode
d'Israele.

Il Signore
è il tuo custode,
il Signore è come ombra che ti copre, e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte.
Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita.
Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri,
da ora e per sempre. (Sal 121)


mercoledì 4 luglio 2012

mercoledì 28 settembre 2011

Sul mare passava la tua via



SALMO 76

Siamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati: colui che ha risuscitato Gesù risusciterà anche noi (cfr. 2 Cor 4, 8. 14).

La mia voce sale a Dio e grido aiuto; *
    la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti.


Nel giorno dell'angoscia io cerco il Signore, †
    tutta la notte la mia mano è tesa
        e non si stanca; *
    io rifiuto ogni conforto.

Mi ricordo di Dio e gemo, *
    medito e viene meno il mio spirito.
Tu trattieni dal sonno i miei occhi, *
    sono turbato e senza parole.

Ripenso ai giorni passati, *
    ricordo gli anni lontani.
Un canto nella notte mi ritorna nel cuore: *
    rifletto e il mio spirito si va interrogando.

Forse Dio ci respingerà per sempre, *
    non sarà più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore, *
    è finita la sua promessa per sempre?

Può Dio aver dimenticato la misericordia, *
    aver chiuso nell'ira il suo cuore?
E ho detto: «Questo è il mio tormento: *
    è mutata la destra dell'Altissimo».

Ricordo le gesta del Signore, *
    ricordo le tue meraviglie di un tempo.
Mi vado ripetendo le tue opere, *
    considero tutte le tue gesta.

O Dio, santa è la tua via; *
    quale dio è grande come il nostro Dio?
Tu sei il Dio che opera meraviglie, *
    manifesti la tua forza fra le genti.

È il tuo braccio che ha salvato il tuo popolo, *
    i figli di Giacobbe e di Giuseppe.

Ti videro le acque, Dio, †
    ti videro e ne furono sconvolte; *
    sussultarono anche gli abissi.

Le nubi rovesciarono acqua, †
    scoppiò il tuono nel cielo; *
    le tue saette guizzarono.

Il fragore dei tuoi tuoni nel turbine, †
    i tuoi fulmini rischiararono il mondo, *
    la terra tremò e fu scossa.

Sul mare passava la tua via, †
    i tuoi sentieri sulle grandi acque *
    e le tue orme rimasero invisibili.

Guidasti come gregge il tuo popolo *
    per mano di Mosè e di Aronne.

domenica 21 agosto 2011

Preghiera di coppia



 



Questa mattina, poichè il caldo non ci faceva dormire, abbiamo deciso di andare al mare molto presto, per godere della fresca brezza del mattino, appena il sole spunta sull'acqua.



Ci siamo portati i libri delle lodi per farle insieme, come ci eravamo proposti a Loreto, anche se il luogo non ci sembrava il più adatto per questo genere di cose.
Ma la spiaggia era quasi deserta a quell'ora e non ci è sembrato un azzardo.
Tacitamente eravamo d'accordo che se fosse passato qualcuno (abbiamo l'ombrellone vicino alla passerella), ci saremmo fermati.

Ma l'idea di andare a prendere il fresco non è venuta solo a noi, così ben presto abbiamo visto venire gente.
L'istinto di tacere, mentre si avvicinavano gli intrusi è stato grande, ma più grande è stato il desiderio di continuare a lodare il Signore senza vergogna, convinti che a scandalizzare c'è già chi ci pensa.

Quando abbiamo finito, invece di riporre i libri nella borsa, li abbiamo messi in bella mostra sul ripiano dell'ombrellone, insieme al quotidiano che ci eravamo portati da leggere.

Chissà se qualcuno si è interrogato sul senso di quello che stavamo facendo.





Sfòrzati di presentarti davanti a Dio come un uomo degno di approvazione, un lavoratore che non ha di che vergognarsi, uno scrupoloso dispensatore della parola della verità.
(2Timoteo 2,15)