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martedì 5 novembre 2019

"Non siate pigri nel fare il bene"(Rm 12,11)



"Non siate pigri nel fare il bene"(Rm 12,11)

Spesso Signore non riusciamo a distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è e, pur non essendo pigri, ci affatichiamo invano per cose che non sono importanti o meno importanti di altre che ti stanno a cuore e che ci farebbero stare bene.
Riconosco Signore la mia incapacità, il mio limite nel testimoniare la misericordia la giustizia e la verità.
Signore tu mi vedi, non voglio nè posso nascondermi ai tuoi occhi, ma sono molto turbata dalle conseguenze dei miei comportamenti, che pur essendo nelle intenzioni finalizzati al bene, spesso provocano divisioni, separazioni che io non amo e a cui non riesco a porre rimedio.

Signore tu hai detto che un giorno misericordia giustizia e verità s'incontreranno e si baceranno.
Come vorrei che venisse presto, che fosse ora, perché p mi tormenta la conseguenza del mio operato.
Tu solo puoi aiutarmi, tu solo puoi darmi la pace che viene meno ogni volta che si incrinano i rapporti con i miei fratelli.
Io non voglio che questo succeda, sto male quando la divisione apre la strada al demonio, il tuo e nostro nemico.
Così oggi ti voglio pregare perchè riesca a vivere nella fiducia in te ogni conflitto, che io possa pensare che non io ma tu solo apri le strade della riconciliazione, saldi i fili spezzati dal nostro egoismo, dalla nostra superficialità, dalla nostra incapacità di ascoltare.
Nella lettera di San Paolo ( (Rm 12,5-16) questa mattina ho trovato le istruzioni per procedere

Ma senza il tuo aiuto niente è possibile, tu lo sai, tu l'hai detto.
Voglio nutrirmi della tua Parola Signore, voglio accogliere il tuo invito a partecipare al tuo banchetto, senza cercare scuse, anzi con entusiasmo e gratitudine perchè mai dimenticherò il giorno in cui tu mi costringesti ad entrare in una chiesa perchè ascoltassi la tua parola.
Cercavo quel giorno solo una sedia per sedermi, perchè faccio fatica a stare in piedi. Ti sei servito della mia infermità per farmi ascoltare che "i fiumi battono le mani".
La gioia che mi trasmise la tua parola mi fece desiderare di tornare ad ascoltarla per conoscere chi parlava.
Ora Signore ripeti il miracolo di donarmi la pace,non quella che dà il mondo, concedimi che la tua pace mi porti a non essere pigra nel fare il bene, anche se mi pesa e se il risultato mi fa soffrire.
Maria guidami nel cammino che porta a Gesù.

martedì 10 settembre 2019

Preghiera di lode


 (Col 2,6)


Fratelli, come avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. "



Il limite
Bisogna entrare nel deserto per rendersi conto che nulla è scontato, che molte cose di cui godiamo sono frutto dell'asservimento al peccato, agli idoli di questo mondo.
Nel deserto incontriamo il Signore, ci accorgiamo della sua provvidenza, della sua cura costante nei confronti dell'uomo.
Poveri ed in cammino alla volta della terra promessa,diventiamo pellegrini, profughi e mendicanti, a imitazione di Cristo.
Gesù, primo pellegrino, sfollato è approdato ai nostri lidi per lavarci in piedi e rimetterci in piedi per permetterci di continuare a sperare nella terra promessa ed entrare nel suo riposo.
“Domine non sum dignus” L'estrema povertà, l'estrema inadeguatezza invoca l'onnipotenza di Dio che tutto può se lo vuole.
La memoria
La preghiera di lode non può non poggiare sull'esperienza di ciò che nella vita abbiamo percepito come dono di Dio negli eventi straordinari, nelle persone straordinarie che ci hanno portato a cambiare atteggiamento, facendoci uscire dallo scontato.
Persone che ci hanno salvato, tratto fuori dalla melma e dal fango e ci hanno restituito la dignità perduta.
Eventi in cui si è percepito lo sguardo di qualcuno chino su di noi, un samaritano che si è fatto carico delle nostre ferite e ci ha preso sulle spalle, dopo avervi versato l'olio della tenerezza e della compassione, dell'amore gratuito senza riserve.
Ed è lì che comincia la preghiera di lode.
E' un dire grazie a chi e per chi si è chinato a raccoglierci dalla strada e che ci ha sottratto al pericolo di ladroni.
La memoria di uno sguardo che suscita un altro sguardo, di gratitudine a chi hai di fronte e ti dice: “coraggio sono io non temere! Non sono un fantasma.”
Il percorso quindi parte da dove posi lo sguardo. Se sei a terra puoi guardare il cielo le stelle , il creato, se sei a terra puoi godere di tutto ciò che ti sovrasta e ti viene gratuitamente donato.
Se invece continui a rimanere sul tuo piedistallo, lo sguardo inevitabilmente si posa su ciò che sta sotto che in genere è il fango, la terra, il peccato, il fallimento, la nostra umanità imperfetta peccatrice.
“Gloria a Dio e nell'alto dei cieli e pace agli uomini di buona volontà”
La preghiera di lode è un uscire fuori da sé da sé e incontrare il tu di Dio in cui ritroviamo noi stessi e tutto e tutto ciò che gli appartiene.
La dovizia di doni dei quali non ci accorgiamo imbandiscono ogni giorno la nostra mensa. Certo che non sempre anzi raramente sul tavolo c'è quello che noi desideriamo.
Il pane spesso è pane di lacrime, di sofferenza, di solitudine, di dolore.
Come lodare Dio nella prova? Come riuscire a benedirlo e ringraziarlo quando ci sentiamo schiacciati da ogni parte?
La lode è perché c'è, perché c'è stato, perché siamo certi che la sua fedeltà dura in eterno. La nostra vita vale parecchio altrimenti non l'avrebbe riscattata pagando un prezzo così elevato.
La nostra vita è il dono più grande che abbiamo potuto ricevere, anche quando ci sembra di non servire più a nessuno, anche quando siamo dimenticati da tutti.
Sentirsi guardarti da Dio, sentirsi amati da lui nella memoria di tanti suoi benefici fa sì che che diamo senso anche le nostre infermità che servono a far meditare, riflettere quelli che vivono nell'autosufficienza e nella presunzione di non avere bisogno di nulla.
La lode scaturisce da da ciò che Dio ci ha dato ci dà ci darà.
Ma per lodare il Signore bisogna aprire gli occhi e le orecchie.( prima le orecchie poi gli occhi in verità)
“ Ascolta Israele se tu mi ascoltassi!”
Il Dio di Gesù , il Padre, provvede ai gigli dei campi, all'erba dei prati agli uccelli del cielo.
La provvidenza che si fa tangibile quando sei affamato assetato ignudo pellegrino.
Le beatitudini
La provvidenza sperimentata, vissuta ci apre la bocca alla lode, ci mette in un atteggiamento di attesa di preghiera di gratitudine di fiducia in Dio.
“ Dio è qui e non lo sapevo! “Disse Giacobbe, nella notte più buia della sua vita.
Quante volte abbiamo sperimentato l'incursione provvidenziale di Dio nella nostra storia. Ma Dio non è nello straordinario ma nell'ordinarietà delle cose.
Ridiventare bambini
“Per cosa vogliamo ringraziare Gesù?” “Per le patate e per i colori “disse Giovanni quando aveva meno di tre anni.
Ringraziare per le patate. Chi ci avrebbe pensato? Eppure bisogna ridiventare bambini, rinascere dall'alto per sperimentare quella meraviglia, quella gratitudine per il dono che Dio ci fa attraverso i 1000 gesti di tenerezza al giorno che ci aiutano a vivere.
" Dacci oggi il nostro pane quotidiano", diciamo nel Padre nostro
Il pane quotidiano in minima parte è merito nostro, il resto è gratitudine a Dio e all'altro.
Eucaristia
Come le gocce d'acqua nel vino consacrato sull'altare si perdono e diventano sangue di Cristo, così noi nel calice mettiamo la nostra indegnità unita al canto di lode perchè li trasformi in fonte di Vita per tutti.

sabato 7 settembre 2019

"Il figlio dell'uomo è signore del sabato"(Lc 6,5)



SFOGLIANDO IL DIARIO...

5 settembre 2015
sabato XXII sett TO anno dispari
letture:Col 1,21-23; Salmo 53; Lc 6,1-5
ore 7.06

"Il figlio dell'uomo è signore del sabato"(Lc 6,5)

Meditazioni sulla liturgia di sabato della XXII settimana del tempo Ordinario e sulla lettura breve delle lodi di sabato II settimana del salterio.


" Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. (Rm 12, 14-16a )"

Ho passato queste ultime ore della notte pregando intensamente, tu lo sai.
Ho pregato perchè ne avevo bisogno, perchè tu ti muovessi a pietà dei miei dolori, della mia continua tribolazione.
Ho cercato nella preghiera a Maria l'aiuto per intercedere presso di te Signore, perchè la mia preghiera giungesse più presto alle tue orecchie e tu provvedessi a togliermi la spina dal fianco.
Maria non si è fatta attendere e così ho potuto riprendere sonno anche se per poco e non dopo aver pubblicato la preghiera che ieri mi aveva suscitato la tua parola sul digiuno e sulla presenza- assenza dello Sposo.

Ora sono qui Signore e vorrei non dimenticare quello che la tua Parola ha mosso in me, cominciando dall'ultima che ho letto.
" benedite coloro che vi perseguitano e non maledite"
Non è facile Signore fare quello che tu dici, anche se ci sto provando, da quando mi hanno detto che le maledizioni dei miei antenati sono ricadute su di me e che, solo se cambio la maledizione in benedizione, sarò liberata da questa condanna, dai lacci invisibili ma poderosi con cui il mio corpo è messo a tacere, o viene ostacolato ad agire.
Ogni giorno m'interrogo su chi siano i miei nemici per perdonarli, per benedirli.
Ma ora che ci penso non ho mai preso in considerazione che la più grande nemica di Antonietta sono io, che devo benedire tutto ciò che di me non mi piace, tutto ciò che mi manca e consegnarlo a te perchè tu lo moltiplichi e lo renda cibo per gli affamati della tua parola.
Hai ragione Signore ad insistere, perchè non ancora assolvo Antonietta, non ancora mi fido completamente di te e metto la mia benedizione nelle tue mani, rendendo efficace il Sacramento del Battesimo.
Signore aiutami ad accettare i miei limiti, aiutami a lasciarmi andare, aiutami a non legarti le mani per sciogliermi dai lacci di morte.
A Maria chiedo soccorso, aiuto e benedizioni, a Lei, che è tua madre, affido la mia causa.

Solo tu Signore puoi guarirmi dal peccato che fu dei miei padri: l'invidia, l'orgoglio, il giudizio e tutto quello che ne consegue.
E poi voglio fare una breve sosta sul vangelo di oggi che mi ricorda quante cose faccio non per amore ma per dovere.
Come vorrei Signore sentirmi libera da tante compulsioni ossessive, libera di appartenerti fino in fondo, libera da tanti lacci che oggi legano i miei antenati e che si ripercuotono su di me e sul mio agire e sulla mia qualità di vita.
Aiutami Signore a vivere l'amore che tu ci hai donato una volta per sempre e che continui a rinnovarci ogni giorno, ogni ora, ogni momento.
Aiutami a non pensare mai che tu sei un dio ingiusto e lontano.
Fammi sentire il calore del tuo sguardo, la dolcezza dei tuoi baci sulla mia bocca.
Oggi durante la messa mi hai dato un' altra possibilità per riflettere su cosa mi impedisce di lasciarmi andare e su come il poco amore dei miei antenati si sia trasformato in limite, malattia del corpo.
"Quante volte, vantandomi, ho detto che avevo allevato i miei due nipoti senza prenderli mai in braccio!".
Pensavo così di esibire l'ennesima vittoria su un handicap che cerco di dimenticare e che trasformo in strumento di vittoria, di esaltazione dell'io, anche se non tralascio mai di aggiungere che sei tu che operi in me e ne sono convinta.
Ma la superbia della fede fa sempre capolino in certe affermazioni, in cui è in gioco la mia capacità di superare gli ostacoli, abbattere i limiti, inventarmi strade alternative per raggiungere lo scopo.
Così mi sono guardata dentro e ho aperto la piaga che non guarisce, perchè ho sempre avuto vergogna a mostrarla anche  me stessa.
Per questo no ho mai pregato per me, ma mi sono sempre fatta carico dei pesi degli altri, perchè inconsciamente non volevo riconoscere il mio bisogno.
Ti voglio ringraziare Signore perchè non deludi mai le aspettative e, man mano che procediamo, ci dai la luce per guardarci dentro e riconoscerci peccatori amati e salvati da te.

domenica 5 maggio 2019

"Mi vuoi bene?" (Gv 21,17)



Meditazioni sulla liturgia di
domenica della III settimana di Pasqua anno C

letture: At 5,27-32.40-41; Salmo 29; Ap 5, 11-14; Gv 21,1-19

" Sapevano bene che era il Signore"( Gv 21,12)

Non è così scontato amarti Signore, anche se ce lo domandi tu, dopo averci dato le prove che il tuo amore è grande, il tuo amore è per sempre, che mantieni le tue promesse, che hai testimoniato fino alla morte di croce quanto fossero vere le parole che ci dicevi.
Eppure non riusciamo a risponderti così come sarebbe giusto, opportuno, direi naturale.
Chi non ama la persona che si prende cura di noi, si spende e si sacrifica per noi, chi non ci giudica e ci ama anche se noi  spesso lo anteponiamo ad altri interessi?
Perchè Signore non ci riesce di amare come tu ci hai amato?
Perchè gli apostoli dopo aver vissuto con te, aver ascoltato le tue parole, aver assistito alla tua morte e alla tua resurrezione, dopo essere stati testimoni di tanti miracoli non riescono a rispondere con il verbo giusto?
Nella nostra lingua chiamiamo amore anche ciò che amore non è, perchè non ci sono vocaboli alternativi, così che diciamo di amare un gelato, le vacanze, la moglie o il marito di un altro, i nostri figli, il lavoro, i soldi, gli amici, i vestiti...
Abbiamo le idee confuse su questa parola che tanto ti sta a cuore Signore, parola che ti connota.
"Dio è amore" scrisse Giovanni a 4 anni,  nel suo disegno che raffigurava una coppia e un bambino con le lettere in stampatello incerte ancora perchè era la prima volta che si cimentava a scrivere.
Non ci aveva messo il fratello nato da poco e non ce lo mise per un bel pezzo quando raffigurava la sua famiglia perchè un Dio amore non poteva permettere che gli fosse sottratto da un estraneo l'amore dei genitori.
Tu oggi chiedi a Pietro e ad ognuno di noi se ti amiamo sopra ogni cosa e io come Pietro ti risponderei "Tu lo sai Signore quanto ti amo, conosci i miei limiti, la mia debolezza, la mia fragilità, i piccoli e grandi tradimenti quotidiani che non vorrei ma che purtroppo faccio. Ti amo come umanamente posso e so amarti"

Accetta questo mio piccolo amore e trasformalo Signore, come facesti con ognuno dei tuoi apostoli, aiutami a rinnegare me stessa e prendere questo piccolo amore sopra le spalle, la mia croce,  e a seguirti fino alla fine.
Le mie braccia cadenti, malate e incapaci di stendersi oltre i confini del mio piccolo mondo, innestate alle tue, potranno essere inchiodate alla tua croce, al tuo amore senza confini.
Signore come vorrei che la tua lingua diventasse la mia, come vorrei, quando mi chiedi se ti amo,  non aver alcun dubbio a risponderti con la vita.

mercoledì 7 novembre 2018

Discepoli



"Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo".(Lc 14,27)

Il discepolo è colui che impara dal maestro.
Il maestro porta alla conoscenza di ciò che uno ignora.
Gesù è venuto a parlarci, a mostrarci, a testimoniarci l'amore del Padre.
Gesù è la strada che porta a Dio.
Mettere Gesù al primo posto e anteporlo a qualsiasi pensiero, desiderio, azione, e fidarsi di lui, e seguirlo fin dove è impensabile per la mente umana, è la follia della croce che redime e salva il mondo, è la porta stretta che ti apre all'Oltre, al totalmente Altro, all'amore infinito, eterno, misericordioso, fedele di Dio.
Mettere Gesù al primo posto è la stessa cosa che mettere Dio al primo posto?
Me lo chiedo questa mattina, mentre scrivo e medito la Parola.
Quando parlo di Gesù penso più ad un uomo che a Dio.
Del resto Gesù stesso, quando parla, rimanda sempre al Padre, dirige i nostri occhi, la nostra mente, il nostro cuore al Padre che lo ha mandato.
Gesù se chiede attenzione, sequela, scelte irrevocabili, dolorose, difficili, addirittura scandalose, se parla di sé come “la testata d'angolo di una costruzione”, se dice “Io sono la via, la verità, la vita” è perché ha sempre davanti agli occhi la missione da compiere, che è quella di riportare a casa i figli che con il peccato originale si sono allontanati dalla casa dove sono nati e si sono persi per il mondo.
Gesù è venuto a portarci la vita, quella vita che viene meno ogni volta che interrompiamo il flusso d'amore che sgorga da Dio.
Dio è amore, Dio è l'acqua pura, zampillante da ogni cuore visitato da lui, da ogni cuore aperto al bisogno dell'altro.
Gesù è la via che porta al Padre, ma anche l'unica verità che non delude, che supera le barriere del tempo e dello spazio, è la vita che ci viene data attraverso il suo corpo e la sua parola.
La vita viene a noi, quando decidiamo di metterla a servizio di Gesù, di non anteporla lui, ma di perderla per lui.
Le parole del Vangelo sono esigenti, incomprensibili, se non si fa esperienza di Gesù, della storia come unico luogo di incontro con l'amore di Dio.
Cercare Dio nei libri, nelle straordinarie manifestazioni di potenza, di grandezza, di gloria, nei ragionamenti teologici, non serve se non a constatare l'impossibilità di una relazione con lui.
Perché è facile ammettere che Dio esiste, che c'è qualcuno al di sopra di noi, più grande, intelligente, potente ...
Ma quand'anche riusciamo a fare nostro questo pensiero di creaturalità, di limite, certo non troviamo ciò che ci serve per accettare, superare il limite, per dare un senso alla nostra vita, per uscire dalla noia, dalla tristezza, della delusione, dalla rabbia, da tutti quei sentimenti che ci rendono la vita impossibile, sentimenti che ci portano alla morte.
Un Dio lontano è un Dio che non serve all'uomo, perché la vita è piena di problemi e l'uomo sente forte il bisogno di qualcuno che lo aiuti a non esserne sommerso e a superarli.
Meraviglioso è scoprire ogni giorno la sua presenza, il Dio con noi che porta la nostra tenda, che ha trasformato il nostro corpo in un santuario dove lui abita.
Straordinario questo Dio con noi che ci chiede di mettere il suo giogo perché solo lui sa dove mettere i piedi, sa dove dobbiamo arrivare.
Che questa certezza non mi abbandoni mai, che il giogo non pesi più di tanto, che con gioia ogni giorno io possa dirgli di sì, con la certezza che è l'unica sottomissione che mi rende libera.
"Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi, io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi. Il mio giogo è leggero."
Il tuo giogo è leggero, Signore, è vero.
Tutti gli altri gioghi sono diventati per me insostenibili, anche se non riesco a liberarmene.
Ogni volta che ci riesco, sento la forza liberante della tua parola, della tua amicizia, della tua misericordia, della tua presenza, della forza che mette le ali ai miei limiti che tu assumi su di te.
Non ho rimpianti Signore e di questo voglio ringraziarti.
Non rimpiango la passeggiate che non ho fatto, non rimpiango i luoghi che non ho visitato, non rimpiango ciò che non ho più.
Rimpiango le occasioni perdute per amare di più e meglio, rimpiango il fatto che per tanto tempo ho voluto camminare senza giogo, senza che mi portasse qualcuno, nella continua frustrazione di sbagliare strada, nella ricerca continua però della strada giusta da percorrere da sola, della meta da raggiungere da sola.
Ho cercato le strade in vista di mete che mi deludevano ogni volta che le raggiungevo.
Sono stata una cercatrice di strade prima di tutto, adattando le le mete che mutavano nel tempo a seconda delle situazioni che stavo vivendo.
Mi sono specializzata in percorsi adattabili ad ogni obiettivo.
Poi è arrivata la malattia di mio fratello.
Quando Nuccio si ammalò pensai che avesse bisogno di esperienza per muoversi nel campo della sanità.
Ma lui era malato perso.
Allora pensai che aveva bisogno di di qualcuno che gli stesse accanto, che si prendesse cura di lui.
Non potendo essere sempre presente al suo capezzale mi misi a fare collette per pagare un'infermiera per la notte.
Ma il suo bisogno era un altro e quando ne presi coscienza mi detti da fare per soddisfarlo.
Aveva bisogno di te, Signore.
A me non interessava credere, ma era importante esaudire il suo desiderio, per renderlo felice.
Io non ti conoscevo, lui si.
Ho pensato che poteva fargli piacere.
Ricordo quel giorno.
Quando ci misi a trovare un prete disposto a portargli la comunione!
Così sei arrivato e io mi sono commossa.
Ho sentito un brivido attraversarmi la schiena, ho percepito una presenza, ma dovevo ancora toccare il fondo…

domenica 2 settembre 2018

"Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8)






Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. (Mc 7,20) 

Signore sono qui, come ogni mattina, a cercare in te l'interlocutore, l'amico, il padre, lo sposo che mi svela il mistero nascosto della mia persona.
Tu non hai bisogno di niente, né la tua identità, la tua verità, il tuo amore dipendono da quello che noi pensiamo di te mentre noi siamo sconosciuti a noi stessi e abbiamo bisogno di chi ci guidi a conoscere cosa siamo e a cosa siamo stati chiamati.
La nostra felicità la facciamo dipendere da ciò che gli altri pensano di noi.
Proiettiamo all'esterno le nostre brutture, i nostri peccati, vedendoli ingigantiti negli altri.
Tu Signore, nonostante la nostra incostanza, la nostra poca fede, continui ad essere sempre te stesso: Dio di amore e di misericordia, lento all'ira e grande nell'amore.
Tu ci insegni le vie della vita e ci apri gli occhi a ciò che è nascosto dentro di noi, un tesoro che vale la pena di scoprire perché è germe di vita eterna.
Ho fatto ricorso prima di incontrarti all'aiuto di psicoterapeuti per conoscere ciò che albergava dentro di me e per vincere la paura di stare sola.
Quella paura nasceva proprio dal temere la mia nudità, le cicatrici lasciate dai limiti miei e dei miei compagni di viaggio.
I percorsi terapeutici, durati lunghissimi anni, mi hanno aiutato a vedere il marcio che avevo dentro, ma non il bello, il buono e questo è stato fatale.
Ho cercato in me stessa ciò che potesse aiutarmi a vivere i miei limiti senza attribuire agli altri la responsabilità di tanti miei fallimenti ma l'impresa, portata avanti da sola, si è dimostrata del tutto fallimentare,.
Avevo bisogno di incontrare la tua parola per cambiare punto di vista e per cercare la gioia dentro di me dove tu hai nascosto la vera bellezza.
Essere tua figlia, essere amata da te dall'eternità è la più bella la più grande e più gioiosa scoperta che mi ha cambiato la vita.
Portando sopra le spalle le conseguenze della colpa originaria spesso dimentichiamo il nostro limite e attribuiamo gli altri e a te la causa di tanti fallimenti.
Signore perdonaci quando non ti ringraziamo per ciò che abbiamo, per ciò che ci doni ogni giorno e guardiamo sempre ciò che ci manca.
Siamo deboli, siamo fragili, figli della colpa, bisognosi di te.
La fede si accresce man mano che ci rendiamo conto di questo bisogno insopprimibile del tuo aiuto..
Grazie Signore perché dai lezioni di vita, grazie perché veramente i tuoi insegnamenti sono luce e nutrimento per non smarrirmi durante il cammino..
Il tuo comportamento nei confronti di quelli che ti osteggiavano è esemplare perché hai mostrato a noi cosa significa veramente essere liberi.
Penso a quanto tempo ho passato per guardarmi dentro senza il tuo aiuto, quanto tempo a prendere coscienza delle cose che non andavano di me per migliorarmi, se era possibile.
Penso poi al tempo passato a cantare le tue lodi, a comunicare a chi mi stava di fronte per curarmi delle malattie immaginarie che i medici pensavano avessi, quando sei buono, bello, grande quanto preziosa è la vita che ci hai donato, quanto è grande la tua misericordia.
È stato entusiasmante Signore, io la malata, parlare al medico incaricato di raddrizzarmi il cervello, del bello, del giusto che tu rendi possibile se noi a te ci affidiamo e in te confidiamo.

Con le parole del Salmo 8 voglio esprimerti tutta la mia riconoscenza.

O Signore, Signore nostro,
Quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi?
Davvero l'hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.
O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

domenica 25 febbraio 2018

"Abbiamo peccato contro di te"(Dn 9,8)


"Abbiamo peccato contro di te"(Dn 9,8)

"Siate santi perchè io sono santo.... sarete perfetti com'è perfetto il Padre vostro che è nei cieli...siate misericordiosi com'è misericordioso il Padre vostro.."


La santità, la perfezione, la misericordia sono attributi di Dio. Come possiamo pensare di essere come Lui?
Eppure Gesù ci invita a fare ciò che sembra impossibile ad ogni uomo che abbia un po' di senno.
Come si può imitare Dio?
L'uomo crede di essere Dio ma non è Dio. Da qui la tragedia del peccato e le sue conseguenze su tutto il genere umano.
Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, c'è scritto.
Cosa vuole dirci la scritta , quando parla del progetto di Dio e del limite dell'uomo?
Infatti se siamo dei come un salmo recita, pure ci scontriamo ad ogni piè sospinto con la nostra fragilità, incompetenza, limite, arroganza, orgoglio, peccato.
Dio ci dice una cosa e noi riscontriamo quanto sia difficile realizzarla, difficile conciliare la contraddizione del nostro essere creature e l'aspirazione a diventare come Dio.
Chi è Dio? Ci chiedevano all'esame che ci faceva il vescovo prima di darci la Comunione e la Cresima.
"Dio è l'essere perfettissimo, creatore e Signore del cielo e della terra"
Fin qui nulla da eccepire anche se l'immagine che Di Dio ci veniva trasmessa era distante anni luce dalla nostra capacità di farla nostra e di entrare in una relazione profonda, efficace e gioiosa con Lui.
Dio era lontano e noi speravamo sempre che fosse distratto quando razzolavamo male.
Non ricordo preghiere che mi abbiano fatto sentire il suo cuore battere sul mio, non ricordo nulla che mi abbia fatto sentire partecipe delle sue decisioni, dei suoi precetti imposti con autorità e senza discussione.
Ma la Scrittura non mente e se allora non sapevo neanche che Dio aveva parlato, nè sapevo dove trovare quanto aveva lasciato scritto, adesso lo so e cerco con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta me stessa, un incontro che mi apra sempre più cuore e mente alla sua infinita misericordia.
L'onnipotenza di Dio è onnipotenza di amore. Come possiamo noi raggiungere una meta così alta?
Oggi la liturgia ci propone la confessione dei peccati riportata dal libro di Daniele.
"A te la misericordia, a noi la vergogna sul volto, perchè abbiamo peccato contro di te"
La santità, la perfezione, la misericordia di Dio si possono acquisire solo se ci riconosciamo peccatori, bisognosi di santità, di perfezione, di misericordia.

Spesso non ci sembra di aver molto peccato e le parole che leggiamo ci sembrano esagerate, ma questo accade perchè siamo molto superficiali nel guardare le nostre colpe, molto più puntuali e oggettivi nel giudicare qulle altrui.
Saremmo bravissimi se l'atto di dolore lo dovessimo suggerire noi agli altri, perchè non ci sfugge niente di quello che di sbagliato gli altri fanno, mentre siamo estremamente tolleranti nei nostri cofronti.
Come Signore superare questo che è il problema di ogni uomo?
Come riuscire ad essere imparziali e confessare solo ciò che riguarda il nostro comportamento, le nostre passioni, inclinazioni cattive, la nostra indifferenza nei riguardi del tuo corpo sofferente?
Ci aiuti la tua Parola, Signore, a farti spazio, a lasciarci illuminare dal tuo fascio di luce, a lasciare che tu guardi e ti prenda cura delle nostre lacerazioni, che tu Signore ci trasfiguri, ci renda belli come il sole, ci rivesta degli abiti lavati nell'acqua al fonte battesimale.
Che la tua luce Signore ci faccia desiderare di essere da te purificati, che il nostro peccato ci aiuti a non giudicare gli errori degli altri ma aumenti la nostra capacità di amare, divenendo così tuoi collaboratori di giustizia.
Salvaci dall'indifferenza Signore mio Dio, Maria Santissima non lasciare che ci perdiamo per strada, incapaci di accogliere tanto amore.

mercoledì 13 dicembre 2017

“Quanti sperano nel Signore riacquistano forza” (Is 40,31)

VANGELO (Mt 11,28-30)

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».Parola del Signore
Imparate da me, questa è la chiave perchè si realizzi ciò che promette il Signore.
Ma noi nasciamo imparati, come si dice dalle nostre parti, e abbiamo la presunzione di sapere e capire tutto prima ancora che uno apra la bocca.
Io sono una di quelle che non aspettava che l’altro finisse di parlare per dire la mia, prima di cominciare un serio cammino di conversione.
Perchè le parole del vangelo di oggi sono molto allettanti e ci catturano.
Chi non si sente stanco e oppresso? Chi non si sente manipolato, schiavizzato, usato?
Incominciano i figli a fare di noi polpette e noi ci arrendiamo subito alle loro esigenze prioritarie per farli contenti, per non starli a sentire, per guadagnarci la loro riconoscenza, il loro amore.
Spesso la fatica è proprio quella di mettere a tacere le persone, di tappargli la bocca, di impedire loro di farci del male per non rischiare quel poco di tranquillità che abbiamo acquisito con i nostri silenzi, con la nostra acquiescenza.
Ma il prezzo pagato è altissimo, perchè diventiamo schiavi delle buone maniere, del dovere, del nostro tornaconto, schiavi e infelici.
Gesù ci invita ad andare da lui e ci promette tutto ciò che ci dona la vita, senza compromessi.
Gli effetti del nostro agire egoistico si vedono accendendo la televisione o aprendo i giornali.
La violenza impazza, violenza dentro e fuori le case, un abisso di odio e di rancore represso che sta facendo esplodere il mondo.
E noi ci sentiamo sempre meno al sicuro e vorremmo ma non possiamo frenare la furia omicida.
Prendiamo precauzioni, limitando il numero degli amici, dei luoghi da frequentare, anteponendo la nostra sicurezza ai valori in cui abbiamo sempre creduto.
Vediamo nemici dappertutto, viviamo con il cuore blindato e l’aria si fa sempre più rarefatta….per tutti. Perchè il mondo è dall’altra parte del muro e noi siamo qui in tanti asserragliati dalle nostre paure.
“Imparate da me che sono mite e umile di cuore”.
La risposta non è nell’alzare muri, scavare trincee per difenderci dall’ira assassina ma è in quell’essere umili e miti di cuore, andando alla sua scuola.
 
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