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lunedì 25 maggio 2020

Non sono solo



"Non sono solo perché il Padre è con me"

Quanto vorrei poter dire che non sono sola perché Dio è con me... 
nei momenti di solitudine, di angoscia, di tribolazione, nei momenti in cui materialmente non c' è nessuno che si prenda cura di te , che ti sia accanto, che ti consoli, ti rassicuri, ti racconti una storia.
Quando Giovanni era piccolo avevamo preso l'abitudine, prima di addormentarci di raccontarci una storia, vera, una io e una lui. 
E lui si addormentava beato, perché le storie, se le sai raccontare, se riesci a cogliere lo Scintillante che ognuna racchiude, ti danno serenità, pace e gioia e favoriscono l'ingresso nel mondo dei sogni.
Ti senti meno solo, se qualcuno ti racconta una storia, specie se ti riguarda, se le conseguenze, gli effetti ti sono caduti come manna sulla tua vita.
Per tanti anni ho avuto paura di rimanere sola, la stessa patologia che afflisse mia madre fino alla morte.
Io fui più fortunata perché mi curai con i rimedi del mondo, la psicoterapia che mi tolsero il sintomo, il panico, ma non rimossero la causa.
Dovevo incontrare il Signore per essere liberata dalla paura di non essere ok . 
Perché se sei tu a vedere i tuoi difetti, a riconoscerli e a cercare di migliorarti, di annullarli con le sole tue forze non esci vivo dall'impresa.
 Solo a combattere una battaglia che ti vedrà sempre perdente senza l'aiuto del Signore.
Ma il Signore dovevo ancora incontrarlo per accettare  che venisse ad abitare la mia solitudine e a guarirmi dall'ansia di perfezione.
Non sono sola oggi, perché guardo con gli occhi di Dio i miei limiti, i miei peccati e anche quelli degli altri o almeno ci provo. 
La sua.misericordia si stende su quelli che lo temono e come Gesù possiamo dire "Non sono solo" perché a stare con me c'è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, la Famiglia mia d'origine che con il Battesimo mi è stata donata, grazie al Suo sacrificio.

domenica 19 aprile 2020

"I discepoli gioirono al vedere il Signore". (Gv 20,20)


"Shalom!" "Pace a te!"

Non so se i discepoli sarebbero stati altrettanto contenti se il Maestro avesse rinfacciato loro la condotta vile nei suoi confronti, negli ultimi momenti, i più cruciali della sua vita.
Gesù non si vendica, lo sappiamo , Gesù perdona perché ci conosce, , per questo ha fatto tutto quello che ha fatto.
Incapaci di perdonare i nostri nemici, chi disattende le nostre aspettative, incapaci di assolvere non solo gli uomini ma anche la nostra storia che è andata come è andata, una storia che avremmo voluto diversa, meno accidentata, incapaci di assolvere Dio a cui attribuiamo la responsabilità di tanti ricalcoli, la responsabilità di essere stato a guardare tante ingiustizie di cui siamo stati fatti oggetto, ma anche di tante ingiustizie che ci scorrono davanti aprendo il giornale o pigiando un bottone.
Responsabilità degli altri e di Dio hanno condizionato la nostra storia e noi viviamo arrabbiati perché se le cose fossero andate o andassero come pensiamo desideriamo riteniamo giusto noi, il mondo girerebbe al contrario senza far cadere nessuno.
Incapaci quindi di riconciliarci con la nostra storia passata e presente, incapaci di cambiare posizione, viviamo chiusi alla luce e al soffio dello spirito.
Per fortuna che le porte chiuse per Gesù non sono un ostacolo, quando non abbiamo smesso di rimpiangerlo e di cercarlo.
"Pace a voi!"
Oggi non a caso è la domenica della Divina Misericordia, straordinaria intuizione della Chiesa per sottolineare che il senso della Pasqua è tutto qui.
Dio ci ama, Dio ci perdona, Dio ci cerca, Dio fa l'impossibile perché noi impariamo ad amare, a perdonare, a vivere nell'unità.
Un cuor solo, un'anima sola distingueva i primi cristiani.
A guardare come vanno le cose, sembra impossibile che il mondo si metta d'accordo, che le nazioni, i politici, i condomini facciano la pace, che facciano la pace tanti coniugi incapaci di scegliere l'amore, coniugi che non si sparano per la polvere, coniugi che vivono la violenza fino alle estreme conseguenze.
Il mondo ha bisogno di pace Signore, ne hanno bisogno i piccoli per vivere in famiglie riconciliate, ne ha bisogno ognuno di noi in guerra con qualcosa o qualcuno che disturba il nostro paradiso.
Spesso ci chiediamo in cosa consista vivere nel paradiso terrestre, cosa serve perché non sfiorisca, cosa serve perché ci dia vita,ci chiediamo cosa intendi per terra promessa, visto che, se leggiamo la bibbia, non sembra che ci si trovi tutto quel ben di Dio che ci aspettiamo.
Le guerre, i sacrifici, la fatica per rimanere nel luogo che tu ci hai consegnato senza la tua pace, senza la capacità di fare altrettanto, senza il perdono non riusciremo mai a renderlo fecondo.
La terra promessa che il tuo sacrificio è venuto a fecondare con sangue e acqua è la relazione con le cose e le persone a cui attribuiamo i nostri fallimenti, la nostra infelicità.
Solo tu Signore ci rendi capaci di fare quello che tu hai fatto, solo tu Signore puoi trasformare la valle di Acor in porta di speranza, le piogge torrenziali in un luminoso e grande arcobaleno che unisce il cielo alla terra i nostri cuori al tuo, il nostro sì in canto accordato e melodioso di lode .

sabato 14 marzo 2020

Quale Dio è come te?




SFOGLIANDO IL DIARIO...

Misericordioso e pietoso è il Signore"(Salmo 102)

7 marzo 2015
Non c'è che dire Dio ci stupisce sempre, con le sue soluzioni inaspettate e non proprio canoniche. 
La parabola del padre misericordioso che un tempo chiamavamo del figliol prodigo, ci disorienta per il modo con cui questo genitore educa il figlio che non ci sembra poi tanto pentito dei suoi errori, quanto spinto a riconoscerli per suo esclusivo vantaggio. 
Quando hai fame, hai sete, non hai un tetto che ti ripari, quando sei costretto a fare un lavoro da bestia per sbarcare il lunario senza trarre vantaggi per la tua vita, senza salute, amici, decoro, relazioni, è normale tornare sui propri passi, ricordando la casa di tuo padre dove non ti mancava niente.
Quanti di noi, io per prima, non tornano a casa, non si rivolgono a Dio per orgoglio, perchè non riescono a perdonarsi il fatto di essersi così tanto allontanati da Lui e aver dilapidato tutte le sostanze che generosamente ci aveva dato. 
Questo figlio non è pentito, ma riconosce di aver sbagliato, allontanandosi da casa.
Il primo passo della conversione è desiderare quello che si è perso allontanandosi da Dio e riconoscere che l'inferno non l'ha creato Dio per la nostra dannazione, ma ce lo creiamo noi, quando ci allontaniamo dalla fonte della vita.
Per anni mi sono rifiutata di chiedere a Dio la guarigione, mi sono rifiutata di rivolgermi a Lui, perchè, dicevo, che non è giusto che uno si ricordi di Lui quando è nel bisogno.
"Quando sarò guarita pregherò" rispondevo a quelli che mi volevano convincere del contrario e ci fu una persona che esclamò: "Quanta superbia!". 
Parole che non capii, perchè a me non è mai piaciuto usare le persone, figuriamoci Dio!
Dicevo all'inizio che Dio ci sconvolge con i suoi comportamenti e agisce molto meglio di quanto noi sappiamo fare o pensare.
Certo è che per fare esperienza di quanto grande sia la sua misericordia devi toccare il fondo, perchè quando l'orgoglio non ti serve a procurarti il cibo necessario per vivere, gli amici, il denaro, la salute, gli affetti, abbassi la testa e tendi la mano.
Così è avvenuto per me che, strada facendo, ho fatto esperienza di quanto conti poggiare sulle forze, sulla grazia di Dio per affrontare qualunque nemico.
Dio è in ciò che ci manca, ho letto da qualche parte ed è straordinariamente vero.

La giornata di ieri, se la racconto è da incubo con la corrente elettrica che è andata via dall'una della notte e ci ha lasciato senza acqua, luce, riscaldamento, telefono, televisione, connessione internet, ascensore(che sarebbe il meno, se io camminassi con le mie gambe).
A questo si aggiunga la chiusura delle scuole con i bambini che non sapevano, oltre i compiti, come passare il tempo, visto che anche la batteria e il basso che sono i loro inseparabili compagni di viaggio, vanno a corrente, come computer, telefonini, smartphone che nessuno aveva provveduto a mettere in carica.
Giovanni mi ha detto che era tutto morto, non funzionava niente e l'unica cosa da fare era ...
Ci siamo inventata una giornata alternativa, parlando del tempo passato, quando tutte queste cose non c'erano. 
Abbiamo avuto modo di giocare a indovina città, di ricordare i momenti belli e brutti della nostra vita, abbiamo letto e scritto pesie, abbiamo condiviso passioni, bisogni, ricordi, speranze.
Tutto questo in una giornata no da tutti i punti di vista, quasi tutti, perchè Dio sa di cosa abbiamo bisogno e la necessità ci fa stringere gli uni agli altri per non sentire la sferza del freddo.
E pensare che solo domenica, quando Giovanni mi è stato affidato perchè aveva la febbre , mi sono tanto arrabbiata con lui che gli ho detto parole che mai gli avevo detto, parole come spade che ti tagliano in due e ti dilaniano. 
Gli ho chiesto scusa dopo, gli ho chiesto di perdonarmi perchè, se lui si era comportato male chattando con il telefonino e guardando con il terzo occhio la TV, mentre gli chiedevo cosa gradiva mangiare, io ero stata una cattiva educatrice, rispondendo al male con un male più grande che è quello di ritirare da lui ogni benedizione.
Un giorno di digiuno dalla follia mediatica e consumistica che ha avvicinato il cuore e ci ha ridato speranza.
Alla sera, stremata sarei andata volentieri a letto, nascondendomi sotto mille strati di coperte. 
Ma avevamo un impegno grande: quello di incontrare i genitori dei fidanzati. 
Ogni volta che c'è questo appuntamento si scatenano le forze del male e i sintomi dolorosi si accentuano a tal punto da venire meno. 
Succede, è successo sempre così.
Ma il Signore è la nostra forza e questa volta ha messo tutto Lui, perchè eravamo proprio con le batterie a terra. 
Neanche un foglio abbiamo potuto stampare delle cose da dire, ma alla rinfusa nel cassetto ho trovato ciò che forse mi sarebbe servito.
Nè con Gianni avevamo avuto modo di metterci d'accordo su come condurre l'incontro.
Ero così convinta che non sarebbe venuto nessuno che avevo pregato padre Vincenzo di rimandare tutto, ma non ne ha voluto sapere. 
Dio ha provveduto a far venire numerose  le coppie e a renderle attente, interessate a quello che Lui ci avrebbe ispirato. 
Abbiamo per l'ennesima volta sperimentato che , quando non hai niente da portare porti Cristo nella sua interezza. 
Io spero che se non proprio tutto, un frammento della Sua luce, sì da far venire loro la voglia di incontrarlo di persona, l'abbiamo portato.
Per questo voglio ringraziare lodare e benedire il Signore che tiene sempre aperte le porte della sua casa perchè non ci facciamo problemi a ritornarvi nei momenti cruciali.

lunedì 4 novembre 2019

Gratitudine




SFOGLIANDO IL DIARIO...
4 novembre 2013
Meditazioni sulla liturgia di
lunedì della XXXI settimana del Tempo ordinario.
5:36.
"Chi ha mai ha conosciuto il pensiero del Signore?"
"Dio ha infatti rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!"

Queste parole appena lette mi hanno provocato disgusto, rifiuto e ho pensato che quello che diceva San Paolo fosse esagerato, ma anche inesatto.
Come può Dio rinchiudere, vale a dire rendere le persone disobbedienti, come può impedire all'uomo di essere buono, bravo, santo?
Certo è che questo non è possibile, perché Dio vuole che noi seguiamo i suoi precetti, lo ascoltiamo e agiamo di conseguenza, perchè ci ama e vuole che viviamo non un giorno solo ma in eterno.
Ma il pericolo più grande è proprio quello di sentirci capaci di fare il bene, di cavarcela da soli, di meritarci con le nostre buone opere il paradiso.
Questa presunzione dell'uomo cozza con ciò che siamo, vale a dire creature malate per via del peccato originale, incapaci da soli di salvarci.
L'affermazione un po' forte di San Paolo non fa che ribadire un concetto fondamentale della nostra fede.
La fede è un dono, non è il frutto di preghiere, rosari, pellegrinaggi eccetera eccetera.
La fede è una risposta a Dio che in un certo momento della tua vita hai sentito operare in te per la tua salvezza.
Quando ti incontri con la misericordia di Dio, vale a dire con il suo amore, non perché hai letto tutta la Bibbia, o hai imparato a memoria tutto il catechismo o perché obbedisci a tutti i comandamenti, nasce spontanea la gratitudine, che è tanto più grande quanto più non te l'aspetti e non la meriti.
Ogni giorno faccio i conti con la mia disobbedienza, con la mia incapacità di aderire completamente, visceralmente al Vangelo.
Ogni giorno faccio il male non voglio e mi devo riconoscere peccatrice.
Ogni giorno sento l'indegnità di meritare tanto amore da parte di Dio, sento la mia inadeguatezza, il mio limite. 
2w3Ma quanto più vivo l'imperfezione, tanto più Dio opera in me la conversione. Proprio ieri riflettevo su questa contraddizione e ne parlavo con mio marito.
Com'è possibile che mi accada tutto questo? Da un lato sento di appartenere a Cristo Gesù, sento che mi ha stregato, mi ha presa, coinvolta in modo totale in questo cammino di rigenerazione, di vita nuova.
Sento che gli appartengo, che senza di lui non posso fare niente, che lui è il mio unico vero punto di riferimento, la roccia che mi sostiene.
Eppure continuo a desiderare le cose del mondo, continuo a parlare troppo di me e ad ascoltare troppo poco, continuo a gloriarmi dei miei successi, a compensare le mie frustrazioni con il cibo e i vestiti.
Continuo a sentirmi migliore degli altri, più brava, ma quello che più mi angustia, sempre più tirchia, avara.
Vale a dire che faccio fatica a espropriarmi di ciò che ho materialmente, mentre non mi succede mai di sottrarmi ad un servizio spirituale, come per esempio consolare, donare il mio tempo per chi è malato, senza amici.
Ma questa cosa, l'unica che riesco a fare, parlare di Gesù, portare Gesù, so che non è frutto del mio giardino.
E' il Signore che guida i miei passi, che dosa le parole, che suscita in me il desiderio di farmi prossima a chi è solo e abbandonato.
La contraddizione che vivo è molto evidente sì che, se prima passavo il tempo a glorificare me stessa per tutte le cose che riuscivo a fare, oggi mi sembra di fare poco o niente.
Per quel poco o quel niente ringrazio il Signore, perché è lui che rende fecondo il seme che getto quando lo getto.
È bello vivere in un rendimento di grazie, vivere nella riconoscenza verso chi ti solleva alla sua altezza, rende sicuri i passi, ti guida per il giusto cammino.
Chi può conoscere i disegni di Dio?
Troppo profondi suoi pensieri, chi può misurarli?
Ma io godo della sua amicizia, godo del suo pane che ogni giorno mi aiuta a superare l'avvilimento di non essere come vorrei.
Ma il Signore è grande e misericordioso, lento all'ira e grande nell'amore.
Il Signore è come ombra che mi copre , rende saldi i miei passi, non posso vacillare.
Il vacillare non è riferito l'incapacità di essere perfetto, di aderire ai suoi comandamenti e metterli in pratica, ma il dubbio sulla sua fedeltà.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio Signore, perché non sono degno che tu entri nella mia casa, ma di' solo una parola io sarò salvato.
So Signore che non sono capace di fare il bene che vorrei, di agire in modo conforme al Vangelo, ma ti amo, ti adoro, ti desidero, chiedo a te aiuto ogni giorno con più ardore, attenzione, speranza, certezza che non mi farai mancare il tuo perdono.
Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l'aiuto. Il mio aiuto viene dal Signore e gli ha fatto cielo e terra.
Ti voglio lodare benedire e ringraziare Il Signore, perché mi hai liberato dalle catene del dover essere, mi hai sciolto dai lacci che mi hanno impedito per così tanto tempo di volare fino a te.
Ti ringrazio perché hai concesso che io liberassi anche chi mi sta vicino dall'obbedienza farisaica.
Grazie perché ci hai affidato il ministero della riconciliazione, perché il perdono è possibile solo se facciamo esperienza tangibile della nostra debolezza, dell'ingratitudine, dell'incapacità di volare alto, se riusciamo ad ammettere che le ali le metti tu e non noi, che tutto è grazia se ci lasciamo da te trasformare, portare lì dove tu regni incontrastato sovrano.
"Domine non sum dignus "disse il centurione a te, perché era consapevole di non meritarti, ma tu spiazzi ogni nostro pensiero, agendo in modo imprevedibile.
Così hai fatto con Zaccheo, scomodandoti e andando a casa sua.
Tu entri lì dove c'è bisogno di te. 
A te non piacciono gli autosufficienti, gli autoreferenti, ma guardi la purezza del cuore e il sincero desiderio di incontrarti.
Il Vangelo di oggi non sembrava mi riguardasse in quanto in questi ultimi tempi, quando faccio degli inviti, cerco di privilegiare le persone che non possono o non sanno come ricambiare.
In genere l'ho fatto sempre, ma un tempo l'invito era più dettato dalla mia esigenza che da un effettivo bisogno dell'altro di sedersi alla nostra mensa.
Pensavo che questo fosse un discorso concluso, ma tu Signore mi spingi a fare sempre un passo più avanti.
Così è avvenuto sabato che insieme con Gianni abbiamo deciso di invitare la famiglia di nostro figlio senza aspettare che lo facessero loro.
“Siamo quello che siamo”, ho detto a loro, “e non siamo più in grado di preparare grandi pranzi o cene ma possiamo comperare le cose già fatte. Diteci cosa gradite e se volete stare con noi.”
Partendo dalla nostra inadeguatezza, senza aspettarci niente in cambio ci ha reso felici sabato perché la famiglia di nuovo si è riunita attorno allo stesso tavolo con uno spirito rinnovato.
Così mi sono, ci siamo commossi quando ci hanno raccontato della loro visita ai cimiteri, delle coroncine di carta attaccate alle tombe su cui Giovanni aveva scritto una poesia ed Emanuele qualche piccola frase, doni preparati con l'aiuto dei genitori da deporre sopra ogni tomba.
Peccato che non abbiamo potuto fotografarli, ma mi sono commossa, pensando al fatto che, anche se a nostro figlio non abbiamo mai parlato di Dio e non lo abbiamo portato mai a visitare le tombe dei nostri cari, Dio ci ha donato la gioia di vedere che altri lo hanno portato a Lui.

mercoledì 3 aprile 2019

"Il Signore consola il suo popolo. "(Is 49,13)


Meditazioni sulla liturgia di
mercoledì della quarta settimana di Quaresima.

"Il Signore consola il suo popolo. "(Is 49,13)

Signore il tuo amore è grande, Signore il tuo amore è immenso.
Quando ci hai creato hai fatto un giuramento, un patto con noi. 
Hai promesso che mai ci avresti abbandonato e che avresti continuato a darci la vita per tutti i giorni a venire.
Tu sostieni l'universo, grazie a te i pianeti, le stelle, le galassie e quanto esso contiene, si muovono secondo leggi che tu hai dato, un input che tu hai messo nella materia inerte, perché la vita arrivasse alla sua più ampia e piena realizzazione.
Tu Signore il settimo giorno ti sei riposato, che non significa che hai smesso di operare per la realizzazione del tuo progetto.
Ognuno di noi sa quanto sia meno entusiasmante, meno gratificante fare cose che non si vedono, per le quali non siamo considerati, cose scontate diremmo, rispetto a quelle che ci stupiscono per la loro bellezza, grandiosità,importanza.
Quando hai creato il mondo dal nulla, dal caos hai tratto l'ordine, sicuramente l'opera è apparsa stupenda, straordinaria e ha suscitato in chi l'ha guardata il sacro timore verso te Creatore, Signore dell'universo, Essere perfettissimo, degno di essere adorato, servito e glorificato.
Ti abbiamo relegato nei cieli sul tuo comodo trono a giudicare i vivi e morti, Dio lontano che poco diceva o niente alla nostra vita ad eccezione di un giudizio continuo di inadeguatezza, una spada di Damocle che pendeva sulla testa di tutti, anche di quelli che si ritenevano giusti o tali ritenuti dal mondo.
Così io ti conoscevo Signore, un giudice imparziale ed esigente, che era meno comprensivo di mia madre, dei miei educatori, più terribile perché il tuo occhio mi perseguitava, mi seguiva anche quando mi nascondevo.
Al tuo sguardo non potevo sottrarmi, perché eri presente, sei presente in ogni luogo.
Sei stato il mio incubo, il mio giudice intransigente per tantissimi anni, fino a quando mi sono fasciata la testa e gli occhi e il cuore e tutto e mi sono fatta imbalsamare viva nella tomba in attesa di un giudizio che speravo fosse il più lontano possibile.
Signore quanto sei diverso da come ti pensavo!
Oggi leggo che il tuo amore è grande, che è come quello di una madre verso il suo bambino, un amore che lo tiene in vita anche quando la madre non si vede, anche quando il bambino comincia ad andare solo.
Può una madre dimenticare suo figlio? Il figlio che ha generato?
La madre non finisce di partorire il figlio fino alla morte perché non verrà mai meno l'amore che la lega a lui.
E' l'amore che lo fa crescere, è l'amore che lo fa maturare, è l'amore che gli fa portare frutto.
La linfa che tiene in vita l'uomo è linfa divina e tu di sabato non hai smesso di lavorare mentre invece hai messo tutto il tuo impegno a che l'opera cominciata si sviluppasse e si realizzasse nella verità, della giustizia e nell'amore.
Quello del sabato è il tuo tempo Signore, il tempo in cui la vita la doni all'uomo perché non muoia durante il percorso di maturazione.
Sappiamo tutti che un bambino non basta metterlo al mondo perché viva, è necessario che qualcuno lo nutra, che l'aria, il sole non cessino di posarsi su di lui.
Signore grazie per tutto quello che continui a fare per ogni uomo, grazie perché ci hai mandato tuo figlio a ricordare e attualizzare cose completamente travisate o dimenticate.

domenica 31 marzo 2019

" Gli corse incontro gli si gettò al collo e lo baciò."(Lc 15,20)



Meditazioni sulla IV domenica di Quaresima 
anno C

" Gli corse incontro gli si gettò al collo e lo baciò."(Lc 15,20)

Non basta mai rileggere e meditare quanto è scritto in questa parabola specie ora che siamo in Quaresima e viviamo in funzione di questo abbraccio che Dio riserva a ciascun uomo quando decide di lasciarsi riconciliare con Lui.
Noi siamo abituati a lamentarci di tutto, perchè ci manca sempre qualcosa per sentirci pienamente sazi, soddisfatti, magari senza spostarci più di tanto.
Quando eravamo bambini molto piccoli vivevamo sereni perchè accanto sapevamo che c'era chi si prendeva cura di noi, prevenendo spesso il nostro pianto o asciugando con una carezza e un abbraccio le nostre lacrime.
I bambini sono i nostri maestri, l'ha detto Gesù e addirittura se vogliamo vivere nella pace e nella gioia e nell'amore di una casa dove non manca mai niente, bisogna rinascere dall'alto, come dice Gesù a Nicodemo.
La Bibbia ci parla dell'esodo come la più importante e significativa esperienza dell'uomo alla volta della terra promessa.
Abbiamo tanta paura della morte e cerchiamo in ogni modo di esorcizzarla. 
Ma come si può chiamare la nascita, la prima nascita nella carne se non una morte a ciò che prima eravamo? 
La permanenza nell'utero della madre dura nove mesi poi è tempo 
espatriare, di uscire, di attrezzarci a respirare da soli, con i polmoni, anche se l'aria quando entra la prima volta fa male, molto male. Perciò piangiamo. 
Il pianto è il segno che siamo vivi e sani e se qualcuno tarda interviene subito qualcuno a darci uno sculaccione perchè i nostri polmoni incomincino a funzionare.
Abramo obbedì al Signore quando gli disse di lasciare la propria terra e incamminarsi per un paese sconosciuto di cui Lui dava garanzia di prosperità e di vita.
Se Abramo disse sì a Dio per fede a noi non è chiesto il permesso di farci uscire dal grembo materno in cui eravamo tranquilli, al buio, ma provvisti di tutto.
Come ad Adamo non fu chiesto se era disposto a togliersi una costola per partorire Eva, così a noi non è chiesto se vogliamo o non vogliamo uscire allo scoperto, se vogliamo rinunciare ai vantaggi di stare in un ambiente protetto e sicuro.
Ma pare che sia importante avere consapevolezza di ciò che ci viene gratuitamente dato ed oltremodo più importante sapere che il bene, la felicità, la pace ha un prezzo.
Il prezzo più alto perché noi riavessimo tutto questo l'ha pagato Gesù, ma non basta a farti felice, se non ritorni  nella sua casa.
E quando ci entri ti accorgi che sei tornato dentro un utero più grande dove non vivi solo tu, dove Lui provvede a che tu viva dell'opera delle tue mani, sapendo che chi fa piovere e fa crescere è sempre e solo Lui.
Non ci fa l'anestesia per farci partorire l'altro, il tu , la terra in cui Lui si è inchiodato, l'albero della vita che porta frutto a chiunque se ne voglia cibare, accettando di imparare da Lui la difficile ma non impossibile arte del contadino.


sabato 23 marzo 2019

"Egli tornerà ad avere pietà di noi"( Mt 7,19)

Misericordia


sabato della II settimana di Quaresima
Letture : Mi 7, 14-15. 18-20; salmo 102; Lc 15, 1-3.11-32
ore 7.44

"Egli tornerà ad avere pietà di noi"( Mi 7,19)

Signore tu sei un Dio fedele, sempre. Purtroppo noi non ce ne accorgiamo, perchè pensiamo che tutto ci sia dovuto e che è scontato tutto ciò che gratuitamente da te riceviamo ogni giorno.
" Dacci oggi il nostro pane quotidiano!" diciamo nel Padre nostro, anche se non dimentichi di darci il tuo pane anche se non te.
Come potrebbe un Padre dimenticare di dare il cibo ai propri figli?
Tu ci educhi a chiedere ciò di cui abbiamo bisogno,  perchè ci siamo dimenticati che la gratitudine, il grazie è la risposta ad un beneficio ricevuto di cui si prende coscienza.
Il cammino quaresimale è un percorso per mettere a fuoco ciò che è essenziale per noi e da chi ci viene elargito gratuitamente.
Il deserto ci  aiuta a uscire dallo scontato, ci mette in comunicazione con te che sei datore di doni, con te che non ci hai mai abbandonato, di te che aspetti che ci accorgiamo di quanto ti dobbiamo, di quanto senza meriti usufruiamo.
La Quaresima è bella, è un periodo straordinario dell'anno perchè ci apre alla gioia e alla gratitudine verso te che ci hai creato per amore e ci hai chiamato all'amore,  non quello del mondo che si basa su un tornaconto personale effimero e di breve durata, ma un amore che abbatte tutti i muri di divisione che separano gli uomini e li rinchiudono nei loro appartamenti.
Straordinaria la lezione che ci dai con questa parabola dove non ci colpisce tanto il peccato del fratello scialacquone o l'invidia del fratello giusto, quanto la tua gioia nel riaccogliere nella tua casa chi se ne era allontanato.
Mi vedo, mi riconosco nel figliol prodigo che ha dilapidato tutte le tue ricchezze per vivere senza condizionamenti lontano dalla tua casa.
E' accaduto quando ho pensato, sposandomi, che finalmente potevo disporre del tempo e del denaro come più mi piaceva e mi potevo scegliere gli amici da invitare  o da frequentare senza passare al vaglio del sì di mio padre.
" Fino a quando vivrai sotto questo tetto, dovrai sottostare alle mie regole" diceva mio padre anche dopo che avevo cominciato a lavorare e a riportare soldi a casa.
Pensavo, mi illudevo che la libertà  si compra con il denaro, ma mio padre non me lo permise.
Così decisi di andarmene e feci l'esperienza della libertà che mi fece entrare nel deserto e mi educò a non dare niente per scontato.
Tu Signore agivi attraverso i genitori che mi hai donato, mi parlavi in parabole che io non capivo o non volevo capire.
Oggi il mio pensiero va ai miei genitori che, attraverso i loro comportamenti, mi hanno parlato di te, mi hanno testimoniato te, Signore mio Dio.
Voglio ringraziarti per loro che, quando mi ammalai, appena sposata, non si formalizzarono alle modalità del mio allontanamento, ma corsero al mio capezzale e si presero cura di me e della mia famiglia da poco arricchita dalla nascita di un figlio.
Le regole dell'amore valgono dentro e fuori la casa e non si comprano con uno stipendio ragguardevole.
La Quaresima dovrebbe durare tutta la vita per scoprire i tesori nascosti sotto la sabbia del deserto.

domenica 24 febbraio 2019

Misericordia



Meditazione sulla liturgia di
domenica della VII settimana del Tempo Ordinario anno C

"Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso".

Signore ti voglio lodare benedire e ringraziare per questo nuovo giorno che mi doni, un giorno speciale, la domenica, l'inizio di una nuova settimana dove tu ci aspetti per donarci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per affrontarla e viverla nel tuo nome e far risplendere la tua gloria.
Grazie Signore perché ci hai donato un'altra opportunità per entrare per sempre nel tuo tempio santo e mai allontanarcene.
Grazie per il dono della Santa Eucaristia, il dono della tua Parola che ci dà le indicazioni giuste per rimanere nel tuo amore, per avere pace, serenità e gioia senza fine.
Grazie perché non ti stanchi mai di perdonarci, di accoglierci, di amarci, anche quando ci allontaniamo da te, quando ti dimentichiamo, quando ci facciamo un dio a nostra immagine e somiglianza.
Grazie Signore per il sole, per la luna, per il cielo e per le stelle, per la nostra sorella acqua mite e umile che scorre in abbondanza nelle nostre vene, nel nostro corpo.
Grazie perché la Parola che esce dalla tua bocca è infallibile e fonte di ogni consolazione anche quando è amara e dura da digerire.
Non è un caso che ci hai pensati bisognosi di acqua, ci hai fatto fare esperienza dell'acqua nel seno di nostra madre, grazie perché nell'acqua si sviluppano gli organi dell'udito e si rimane muti per ascoltare la voce di chi ci vuole bene e si prende cura di noi.
Grazie Signore perché con le parabole della vita ci parli del tesoro del cielo, grazie perché comprendiamo quando sia importante ascoltarti più che parlarti.
Noi siamo tuoi figli Signore, gregge del tuo pascolo.
Dove andremo? Tu solo hai Parole di vita eterna!
E oggi ci porti a riflettere su ciò che è prioritario nella nostra vita, fatta di parole inutili, per essere una cosa sola con te e con i fratelli.
Grazie perché tu ci hai dato per primo l'esempio, grazie perché continui a perdonare le nostre mancanze di amore, grazie perché ci educhi pian piano ad avvicinarci ai fratelli che non amiamo, senza pregiudizi, senza rancori, consegnandoci tuoi occhi e il il tuo cuore per vederli e amarli come fai tu.
Una nuova settimana comincia. Fa' che il precetto festivo non diventi un dovere, ma un'esigenza insopprimibile, per fare incetta di grazia, per riportare a casa come nella moltiplicazione dei pani, ceste piene di tenerezza, di amore, di perdono, specialmente verso quei fratelli che ci riesce difficile se non impossibile amare.
Grazie Signore perché non ci fai mai mancare il tuo aiuto quando ti chiediamo il pane quotidiano, il dono del tuo spirito, quando ami al posto nostro, quando ci metti tutto te stesso perché il nostro timido e non sempre convinto sì diventi testimonianza di un amore più grande, che ci sovrasta e ci penetra, rendendoci capaci di somigliarti.

martedì 6 novembre 2018

“Venite, è pronto”(Lc 14,17)



 “Venite, è pronto”(Lc 14,17)

Tu Signore oggi ci inviti, siamo gli operai dell'ultima ora, quelli che hai preso dai crocicchi delle strade, zoppi, ciechi, muti, sordi... Quanto tempo hai bussato alla mia porta!
Ma io non ti ho aperto perché non ti conoscevo, avevo tante cose da fare, tanti obiettivi da perseguire, tanti sogni da realizzare, non potevo permettermi di perdere tempo con uno sconosciuto.
Fin quando i sogni si sono retti in piedi, fino a quando il mio "volere è potere" mi ha garantito qualche effimero successo, non ho pensato di aver bisogno di te, perché bastavo a me stessa e la vita mi aveva insegnato che per esistere per gli altri dovevo compiacere, servire, essere brava, molto brava a cercare soluzioni per uscire dal panne e per insegnare a chi ne aveva bisogno  i trucchi che semplificano la vita.
Non ti ho aperto, non ti ho fatto entrare, ero troppo piena di me, perché tu trovassi uno spazio nel mio cuore di pietra.
La mia terra si era indurita, incapace di produrre fiori e frutti, per questo cercavo nella gratitudine degli altri quel nutrimento di cui avevo bisogno per restare in vita.
Signore questa mattina, leggendo il vangelo ho pensato che nella mia vita ho fatto tutto a rovescio, allontanandomi dalla fonte della vita, cercando il plauso delle persone, e fuggendo lontano da me stessa, dalla terra che tu mi avevi dato e cercando lontano ciò che avrei trovato se avessi scavato vicino, dentro.
Tu mi dici che mi riporterai nella mia terra, la terra che hai dato ai nostri padri, che cambierai il mio cuore di pietra in cuore di carne, perché possa tornare in vita e battere per te che sei il mio sposo e per tutti quelli per i quali ti sei sacrificato.
Penso a ieri sera quando Gianni mi ha portato l'Eucaristia, un frammento dell'ostia spezzata dal sacerdote nella consacrazione. 
I margini irregolari e la forma imperfetta, il pezzo di un corpo donato per amore mi ha fatto trasalire e commuovere e non solo.
Mi è sembrato in quel momento di avere di fronte te crocifisso, le tue piaghe e le spine e la lancia e gli sputi e gli oltraggi, tutto mi è comparso davanti mentre guardavo la sacra particola che mi mostrava il prezzo del nostro riscatto.
Mi guardavi e mi chiedevi di fare altrettanto.
"Fate questo in memoria di me".
Pensavo a questo periodo così burrascoso, alla devastazione del mio corpo, alle tempeste che si agitano nella mia mente  e nel mio cuore e mi sentivo fortemente chiamata in causa.
La paura ti gela le vene, ti paralizza le ossa e io non faccio che chiederti aiuto, pietà, misericordia, perché nessuno o nessuna cosa mi tolga la mia gioia.
Voglio morire cantando a te un inno di lode, voglio sentirmi da te amata fino all'ultimo respiro.
Oggi mi rinnovi l'invito. 
Non posso venire al tuo banchetto, ma tu non ti formalizzi e ti sposti e vieni a casa mia. 
Ti presenti sempre in modo imprevedibile e nuovo, come un re o un mendicante, ma sempre in  cerca dell'uomo per comunicargli il tuo amore.
Ti aspetto  o mio Signore, non tardare. 





venerdì 21 settembre 2018

San Matteo





“Seguimi!" (Mt 9,9)
“Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto” (Ef 4,1)

Oggi il Vangelo ci interpella perché Gesù non invita solo Matteo a seguirlo, ma ognuno di noi che sta arroccato sul suo scranno ad aspettare che gli altri gli diano il giusto tributo di onore e di gloria.
Sentirsi chiamati a seguire Gesù non è cosa che capita tutti i giorni, non perché Gesù non ci chiami, ma perché le nostre orecchie sono occupate ad ascoltare altro e non ci accorgiamo neanche che c'è qualcuno che passa e ci guarda con compassione.
Chi non avanza qualcosa da qualcuno, chi non si sente trascurato, abbandonato, giudicato delle persone a cui tiene di più?
Chi non si sente emarginato, messo in un angolo se fa un brutto mestiere, maledetto mestiere, come quello di esattore delle imposte e collaboratore di ingiustizia?
Ma ci sono altri che non si pongono nessun problema, perché si sentono a posto, perché non fanno del male a nessuno, almeno così credono, ma sicuramente si lamentano e sono oppressi se non viene dato loro il giusto tributo.
Chi ha orecchie da intendere intenda, dice il Signore.
Bisogna avere le orecchie e Dio ce le ha date per ascoltare, non per tapparcele con gli auricolari collegati allo smartfhone.
“ Ascolta Israele, se tu mi ascoltassi!” troviamo scritto.
Ascoltare viene dal verbo “audire” (ascoltare), parente stretto di “oboedire” (obbedire, ascoltare agendo di conseguenza) e Dio vuole che noi apriamo le orecchie al suo messaggio e agiamo di conseguenza.
“Seguimi!”
Non è così facile seguirti Signore, anche se subito siamo affascinati dalla tua figura, dall'autorevolezza delle tue parole, da quello che si dice di te e decidiamo di spostarci, di cambiare posizione.
Ma quando vediamo cosa comporta la tua sequela ci allontaniamo da te.
“Sulla tua parola getteremo le reti” risposero gli apostoli a te che consigliavi di fare una cosa impensabile, addirittura da pazzi, quella di andare a pescare al mattino.
Tutti sanno che i pesci di giorno non li trovi in superficie, specie i pescatori.
“Seguimi!” dicesti a Matteo che da subito si trovò a doversi confrontare con il giudizio malevolo di coloro che ti criticavano.
“Non sono venuto a chiamare i giusti. ma i peccatori” rispondi ai tuoi detrattori.
Chissà come si deve essere sentito Matteo che comunque era consapevole di essere stato graziato nel momento in cui ha deciso di rispondere al tuo invito.
Quanti di noi accettano di sentirsi peccatori, sentirsi bisognosi di perdono! Ci sentiamo tutti i giusti, perché non facciamo male a nessuno e certe volte, quando decidiamo di andarci a confessare, facciamo una grande fatica a fare un esame di coscienza e a trovare qualche peccato da dire al sacerdote.
Molto spesso le nostre confessioni consistono nel raccontare i peccati degli altri, perché noi non ne abbiamo o, se ne abbiamo, sono pochi e di lieve entità.
I peccati di giudizio sono quelli che ci accomunano un po' tutti, perché il cervello lo usiamo in genere per giudicare gli altri, ma molto raramente noi stessi.
“Misericordia voglio e non sacrificio”.
Quante cose facciamo con sacrificio ma senza amore, spendendoci in maniera forte per qualcuno o qualcosa, ma sempre lamentandoci se non ci corrispondono e non apprezzano i nostri sforzi.
“Fate poche cose ma quello che fate, fatelo con amore” ha detto Madre Teresa di Calcutta, perché è l'amore che salva, è l'amore che ti dà la pace, è l'amore che crea relazioni profonde.
Matteo è diventato santo perché è partito dalla consapevolezza di non essere nel giusto e di avere bisogno di qualcuno che lo rimettesse in piedi, che lo mettesse in un circolo di relazioni feconde e durevoli.
Leggendo il brano del Vangelo ho pensato che potevo essere Matteo, chiamato da Gesù, ma che potevo anche essere quella parte di gente che criticava il maestro per le sue frequentazioni, i puritani.
Certo che noi non possiamo dirci esenti da questo peccato, quando vediamo che persone che hanno commesso ogni genere di malefatte poi vengono da Dio perdonate.
Saremmo noi capaci di fare lo stesso nei confronti di chi ci ha fatto del male?
Perdonare non sette ma settanta volte sette sembra impossibile.
Ma niente è impossibile a Dio perché lui ci renderà capaci se ci fidiamo di lui.
Proviamo a metterci nei panni di Gesù e vedere come si comporta, perché dobbiamo imitare lui e non c'è da scandalizzarsi che si mischi con della gente poco per bene.
Basta guardare il luogo dove nacque e dove fu deposto, sicuramente un luogo dove nessuno si sognerebbe di far nascere un bambino, a meno che non vi sia costretto.
Dio per incarnarsi poteva scegliere una reggia, una clinica altamente qualificata ma da subito ci ha fatto capire quali sono le sue preferenze.
Alla fine non possiamo che dire come il centurione “Domine non sum dignus”.

Non siamo degni Signore di tanta grazia, di tanto amore perché siamo sporchi dentro e fuori, perché siamo cattivi, perché siamo gente di dura cervice, maleodoranti.
Eppure tu non ti schifi, non ti sei schifato perché ”tutto è puro per i puri” e il male non viene da fuori ma da dentro.
Niente può cambiare la naturale immagine che hai scolpito nel nostro cuore.
Impresse nella mente e nel cuore conservo e adoro le tue parole.
“ Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò”.
Signore voglio somigliarti, voglio essere come te, voglio stare dentro di te, non mi voglio mai allontanare da te.
La meditazione di questa mattina ha rinforzato il desiderio di farmi ammaestrare da te, perché sono sempre più consapevole che giudizi e pregiudizi minano il nostro rapporto.
Aiutami Signore a guardare sempre te, ad aprire le orecchie alla tua parola, a metterla in pratica con il tuo aiuto.

domenica 16 settembre 2018

"E voi chi dite che io sia?"(Mc 8,29)



SFOGLIANDO IL DIARIO...

13 settembre 2009
Domenica della XXIV settimana del T.O. anno B

"E voi chi dite che io sia?"(Mc 8,29)

Oggi  Signore mi riproponi la domanda che esige una risposta chiara e convinta.
I tuoi discepoli fecero fatica a capire fino a quando non scese lo Spirito Santo sopra di loro.
Dovevi morire, Signore, perché la tua identità fosse svelata e non ci fossero dubbi su Chi ti aveva mandato e su cosa eri venuto a mostrare.
Le letture di oggi parlano dell'agire conseguente all'essere, della fede che, senza le opere, non vale a nulla, perché, se uno ama, agisce di conseguenza.
La conseguenza dell'amore, la testimonianza di quanto tu tenevi e tieni a noi l'hai data, offrendoti in sacrificio per la nostra salvezza Dovevi patire e morire, perché potesse scendere lo Spirito Santo a illuminarci.
Trentotto anni fa io e Gianni ci siamo sposati con la testa piena di sogni, ignari di quanto la vita matrimoniale fosse impegnativa, di quanto l'amore fosse  intransigente.
Abbiamo camminato, lottato fianco a fianco per tanti anni, da soli, vicini nel corpo, ma non uniti nello spirito, contro le avversità della vita.
Non noi , la nostra relazione di coppia, ma la mia malattia è stata la protagonista del nostro matrimonio.
Tu ci portavi in braccio in quegli anni bui, quando tutte le illusioni man mano cadevano, ma noi non ce ne siamo accorti.
Oggi sei diventato il nostro punto di riferimento, Signore , che ci sforziamo di non perdere mai di vista.
Ti vogliamo lodare, benedire e ringraziare, perché tu sei la ragione della nostra speranza.
Tu doni pace al tumulto del cuore, tu ci togli la paura e riannodi i fili spezzati della nostra comunicazione ancora tanto faticosa da sembrare a volte impossibile.
Tu Signore sei stato la nostra salvezza, tu la roccia che non crolla, dai senso al nostro soffrire, forza alle nostre braccia stanche. 
Tu rinnovi ogni giorno il nostro cuore, rendendolo capace di amare.
Signore grazie per questo tirocinio costante, questa lotta a cui tu ci stai abituando, perché possiamo gustare già da adesso un frammento di paradiso e dire agli smarriti di cuore:" Coraggio, il Signore è con te!"
Signore non so come e dove saremmo oggi se non ti avessimo incontrato.
Certo che il nostro cuore sarebbe in subbuglio, forse ci avremmo messo un catenaccio perchè non andasse in frantumi.
Saldamente legati, vincolati con doveri di reciproco amore, tu hai riscritto la nostra storia perché ti rendessimo gloria e mostrassimo al mondo quanto è grande la tua misericordia.

domenica 2 settembre 2018

"Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8)






Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. (Mc 7,20) 

Signore sono qui, come ogni mattina, a cercare in te l'interlocutore, l'amico, il padre, lo sposo che mi svela il mistero nascosto della mia persona.
Tu non hai bisogno di niente, né la tua identità, la tua verità, il tuo amore dipendono da quello che noi pensiamo di te mentre noi siamo sconosciuti a noi stessi e abbiamo bisogno di chi ci guidi a conoscere cosa siamo e a cosa siamo stati chiamati.
La nostra felicità la facciamo dipendere da ciò che gli altri pensano di noi.
Proiettiamo all'esterno le nostre brutture, i nostri peccati, vedendoli ingigantiti negli altri.
Tu Signore, nonostante la nostra incostanza, la nostra poca fede, continui ad essere sempre te stesso: Dio di amore e di misericordia, lento all'ira e grande nell'amore.
Tu ci insegni le vie della vita e ci apri gli occhi a ciò che è nascosto dentro di noi, un tesoro che vale la pena di scoprire perché è germe di vita eterna.
Ho fatto ricorso prima di incontrarti all'aiuto di psicoterapeuti per conoscere ciò che albergava dentro di me e per vincere la paura di stare sola.
Quella paura nasceva proprio dal temere la mia nudità, le cicatrici lasciate dai limiti miei e dei miei compagni di viaggio.
I percorsi terapeutici, durati lunghissimi anni, mi hanno aiutato a vedere il marcio che avevo dentro, ma non il bello, il buono e questo è stato fatale.
Ho cercato in me stessa ciò che potesse aiutarmi a vivere i miei limiti senza attribuire agli altri la responsabilità di tanti miei fallimenti ma l'impresa, portata avanti da sola, si è dimostrata del tutto fallimentare,.
Avevo bisogno di incontrare la tua parola per cambiare punto di vista e per cercare la gioia dentro di me dove tu hai nascosto la vera bellezza.
Essere tua figlia, essere amata da te dall'eternità è la più bella la più grande e più gioiosa scoperta che mi ha cambiato la vita.
Portando sopra le spalle le conseguenze della colpa originaria spesso dimentichiamo il nostro limite e attribuiamo gli altri e a te la causa di tanti fallimenti.
Signore perdonaci quando non ti ringraziamo per ciò che abbiamo, per ciò che ci doni ogni giorno e guardiamo sempre ciò che ci manca.
Siamo deboli, siamo fragili, figli della colpa, bisognosi di te.
La fede si accresce man mano che ci rendiamo conto di questo bisogno insopprimibile del tuo aiuto..
Grazie Signore perché dai lezioni di vita, grazie perché veramente i tuoi insegnamenti sono luce e nutrimento per non smarrirmi durante il cammino..
Il tuo comportamento nei confronti di quelli che ti osteggiavano è esemplare perché hai mostrato a noi cosa significa veramente essere liberi.
Penso a quanto tempo ho passato per guardarmi dentro senza il tuo aiuto, quanto tempo a prendere coscienza delle cose che non andavano di me per migliorarmi, se era possibile.
Penso poi al tempo passato a cantare le tue lodi, a comunicare a chi mi stava di fronte per curarmi delle malattie immaginarie che i medici pensavano avessi, quando sei buono, bello, grande quanto preziosa è la vita che ci hai donato, quanto è grande la tua misericordia.
È stato entusiasmante Signore, io la malata, parlare al medico incaricato di raddrizzarmi il cervello, del bello, del giusto che tu rendi possibile se noi a te ci affidiamo e in te confidiamo.

Con le parole del Salmo 8 voglio esprimerti tutta la mia riconoscenza.

O Signore, Signore nostro,
Quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi?
Davvero l'hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.
O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!