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giovedì 23 maggio 2019

"Rimanete nel mio amore"(Gv 15,9)




Meditazioni sulla liturgia di
giovedì della V settimana di Pasqua
Letture; At 15, 7-21; Salmo 95; Gv 15, 9-11


"Rimanete nel mio amore"(Gv 15,9)

Signore ho sempre pensato di non essere stata amata abbastanza, nel modo giusto, di essere stata sempre l'ultima ruota del carro e che se volevo amore lo dovevo comprare con la mia bravura, i miei sacrifici, i miei meriti.
Mamma diceva che io mi ricordavo solo le cose negative della mia vita, ed è vero.
Non ho mai ringraziato nessuno per quello che avevo, tutta protesa a guardare solo ciò che mi mancava, che mi sembrava la parte più considerevole.
Ho fatto sacrifici enormi per ottenere ciò che mi serviva per non dipendere dagli amori imperfetti della famiglia, degli amici, degli educatori.
E' stato un vanto per me riuscire a guadagnarmi un posto in questo mondo avaro di coccole e di carezze.
Non ti conoscevo Signore e il mio pensiero non andava oltre ciò che mi veniva dai miei, a mio parere poco, troppo poco per i miei appetiti .
Con mamma avevo un conto in sospeso perché pensavo che avesse approfittato del mio carattere arrendevole e delle mie capacità per caricarmi di pesi superiori alle mie forze.
Mi è stato molto difficile riconciliarmi con lei, fare un cammino di perdono e solo quest'anno, ne sono passati dieci dalla sua morte, sono riuscita a deporre una rosa sulla sua tomba.
Questa mattina, leggendo il vangelo, ho pensato al tuo amore e a quello che mi era stato dato dalla mia famiglia e ho gioito perché per la prima volta ho percepito quanto mia madre mi amasse.
Ho ripensato a ieri quando, riordinando la casa, non ho potuto fare a meno di constatare che le cose più belle che l'arredavano erano regali di mia madre.
Non mi ero mai resa conto che erano gli unici sopravvissuti all'incuria, al tempo, alle mode e alla disinfestazione che nell'arco degli anni sto facendo di tutte le cose inutili e brutte che la ingombravano.
Ieri mi sono resa conto del bene che mi ha voluto, privilegiandomi rispetto agli altri figli, cosa del tutto nuova rispetto ai sentimenti che mi hanno animato per lunghissimi anni.
E poi, riflettendo, ho pensato che mamma con me si è comportata come tu ti comporti con i tuoi figli, dandomi fiducia.
Mamma ne ha riposto in me tanta da affidarmi compiti apparentemente improponibili ad una bambina poco meno che adolescente.
Ma lei, come te, aveva visto la determinazione e la tenacia che mettevo nel perseguire l'obbiettivo, aveva considerato i pesi da affidarmi in proporzione della robustezza delle mie spalle, ma anche la disponibilità a dire sempre di sì per farla felice.
Quando mi ammalai, appena nato il nostro  primo e rimasto unico figlio, mamma si fece carico di tutti i nostri bisogni e provvide a tutto ciò che serviva, pur essendo ancora in servizio nella scuola e avendo ancora in casa una figlia da accudire e papà molto malato.
Ti voglio ringraziare Signore perché mi parli di te attraverso le esperienze della mia vita che mi sembrava tutta sbagliata.
I tuoi doni li apprezziamo purtroppo solo quando  le persone di cui ti servi per donarci il tuo amore non ci sono più.


venerdì 26 ottobre 2018

" Un solo Dio padre di tutti".(Ef 4,6)



" Un solo Dio padre di tutti".(Ef 4,6)

Oggi con un atto di volontà sono andata a messa, ieri si parlava del fuoco, della divisione.
"Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra, ma divisione”.
Certo le parole di Gesù sono destabilizzanti e da un po' di tempo le recepisce solo la mia testa più che il mio cuore.
Questa cosa mi dispiace molto.
E come se avessi perso l'intimità con Lui.
Anche il vangelo di oggi parla al mio cervello, perché Gesù rimprovera chi non legge i segni dei tempi, quando invece da una nuvola o dal colore del cielo capiamo che tempo farà.
L'invito alla conversione è ribadito.
"Guarda di accordarti con il tuo avversario, prima di presentarti al giudice". 
Mi ha colpito come il il mio messalino abbia interpretato la parola " avversario ". 
A volte siamo noi avversari di noi stessi e dobbiamo riconciliarci, prima che con gli altri, con questo avversario interno che ci fa agire per il la nostra infelicità, che ci schiavizza.
In un passo della Bibbia leggiamo: "Lasciatevi riconciliare da Dio!"
Non noi ma Dio si vuole riconciliare con noi. Ma noi pensiamo di essere troppo cattivi per essere meritevoli della sua misericordia.
Ecco perché quando più pecchiamo, più ci allontaniamo da lui.
Non è un caso che, quando ci comportiamo male consapevolmente, quando cadiamo vittime dei nostri comportamenti sbagliati, diventandone schiavi, evitiamo di guardare in faccia la gente e diventiamo misantropi, a meno di trovare compagni di merende con cui gozzovigliare alla faccia di chi ci vuole male.
Ma una volta rimasti soli, il complesso di colpa ci schiaccia e per non pensare, continuiamo a stordirci di cattive azioni sempre più precipitando nel baratro.
Dio si vuole riconciliare con noi, sta alla finestra ad aspettarci o alla porta in attesa che gli apriamo.
Quando ci decideremo a mostrarci a lui così come siamo?
"Un solo Dio è padre di tutti" è scritto sul calendario liturgico.
Il papà di tutti i papà, come sono solita chiamarlo quando sto con i bambini.
Io ho avuto un padre solo negli ultimissimi anni della sua esistenza, quando ho deciso di prendermi cura di lui. 
Solo allora l'ho ritrovato, ci siamo ritrovati.
"Forse mi passa se abbraccio qualcuno" disse Giovanni in piena crisi d'asma.
Forse devo abbracciare Antonietta perché sia possibile l'abbraccio di Dio, il papà di tutti i papà, mio Padre, mio Creatore, mio Salvatore.
Maria tu vedi, tu vigili, tu preghi. 
Grazie madre perché le tue mani giunte sono la mia forza.

martedì 1 agosto 2017

Predestinazione ?



"Il Signore, il Signore Dio misericordioso"(Es 34, 6)

Leggendo il Vangelo e la spiegazione della parabola del grano e della zizzania, non sembra che Dio sia così tanto misericordioso se il mondo è diviso in buoni e cattivi.
Nasciamo figli di Dio o del demonio, vale a dire che il nostro destino è segnato a prendere alla lettera quanto troviamo scritto.
Questa cosa mi sconcerta non poco a meno che i figli del demonio non siano angeli decaduti travestiti da uomini, che siano potenze del male mischiate a noi per toglierci la pace e farci dannare.
A questo punto viene da chiedermi se c'è speranza per i peccatori incalliti e quanto valgano le nostre preghiere, il nostro servizio al vangelo.
L'unica cosa che in questo momento mi viene in mente è un fermo immagine che mostra come le cose sono accadute, accadono e accadranno.
Un po' come l'Apocalisse di S.Giovanni.
Dio non vive nello spazio e nel tempo e tutto è chiaro davanti a lui.
Non ha bisogno di ricordare nè di prevedere.
Lui legge la storia, ha davanti il libro della vita e della morte e non può che dire quello che vede.
A me piacerebbe che l'inferno fosse vuoto, mi piacerebbe pensare che non ci sono figli delle tenebre, ma non posso illudermi perchè Dio ha parlato e non mente.
Voglio continuare a lottare perchè la zizzania non soffochi il grano buono, che la divisione all'interno delle famiglie venga meno e i genitori insegnino ai figli a fare la pace.
Dio ha affidato a noi la parola di riconciliazione.
L'arcobaleno sarà il segno di una vita riconciliata, come lo fu per Noè, come è per ogni esperienza vissuta con Dio che ci vede salvi, anche quando acque impetuose ci travolgono
Aiutaci Signore a rimanere saldi nella fede, donaci le armi della luce per combattere i tuoi nemici.

mercoledì 1 marzo 2017

Riconciliazione

con Dio e con i f


"In nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2Cor 5,20)

Lasciarsi riconciliare significa che non noi ma Dio vuole fare pace con noi. E' incredibile come la Quaresima non inizi con una minaccia per i peccati che abbiamo commesso, ma con un richiamo accorato di Dio a tornare nella sua casa, a lasciarsi abbracciare da Lui.
La Quaresima è un tempo di attesa , attesa di Dio che aspetta i suoi figli alla porta con lo sguardo fisso lontano aspettando che l'orizzonte si muova e la polvere che si solleva gli dia il segno della vita che si rinnova.
La polvere è il simbolo di questo giorno in cui ci vengono imposte le ceneri, frutto della combustione delle palme agitate al passaggio di Gesù nel suo ingresso solenne nella città dove avrebbe trovato la morte.
Morte e vita s'incontrano in questo giorno in cui non c'è cosa che non ci ricordi la morte, non c'e cosa che non ci ricordi la vita, facce di una stessa medaglia se ci lasciamo riconciliare da Dio.
Quello che più mi colpisce è che il protagonista di questa giornata non è l'uomo impastato di terra, destinato a tornare in polvere, ma Dio che non si rassegna che i suoi figli muoiano lontano da casa, dalla sua casa.
E' Lui che ci ha creato, è Lui che ha soffiato lo Spirito sopra di noi, è Lui che vuole tornare a donarci quel soffio di vita.
Rispondere ad una chiamata, questa è la Quaresima, un tempo in cui il deserto in cui Lui ci vuole condurre, chiarificherà il nostro desiderio e ci farà chiaramente distinguere cosa è essenziale per non rimanere terra riarsa, senz'anima, priva di vita.
Ogni anno ci si ripropone lo stesso invito, ogni anno Dio ci propone una vacanza in un luogo non sponsorizzato dalle agenzie turistiche, non ricercato da persone che hanno tutto o pensano di avere tutto, un luogo speciale per un incontro speciale con lui.
Il deserto può affascinare o fare paura a seconda dei casi.
Intanto una cosa buona è che ci puoi andare vestito come ti pare, senza maschera, ieri è finito il carnevale, perchè non c'è nessuno da compiacere o a cui piacere. Nel deserto la prima cosa che avverti è la libertà di essere te stesso, di muoverti come vuoi, di prendere qualsiasi direzione.
E la libertà è cosa rara di questi tempi in cui anche l'aria è condizionata quando te lo puoi permettere.
Nel deserto non ti serve altro che un buon udito, perchè nel silenzio Dio può parlare al tuo cuore.
Il cuore è il nostro terzo ma più importante orecchio, perchè è lì che Dio vuole arrivare, al tuo cuore per sussurrarti parole d'amore, per portarti a contemplare le delizie della stanza del re, per vivere un esperienza di assoluto, di infinito, di trascendenza, di eternità.
Nel deserto ci prepariamo alle nozze con lo Sposo che abbiamo più volte tradito, ci ritroviamo a ripercorrere la nostra storia di uomini visitata e redenta da Dio.
Ogni anno andiamo in vacanza, grazie a Dio e grazie a Lui la scelta cade sempre su terre non registrate sulle mappe turistiche.
Perchè il deserto lo puoi fare anche in città, a casa, in mezzo alla folla, non un deserto di divisione, ma un deserto di comunione con Dio e con i fratelli

lunedì 2 gennaio 2017

sfogliando il diario...



“Figlioli rimanete in Lui”(1 Gv 2,28)

” In mezzo a voi c’è uno che non conoscete” dice Giovanni Battista a quelli che lo interrogano sulla sua identità.
Riconoscere Cristo non è semplice e io questa mattina sono andata dal sacerdote perchè mi aiutasse a vivere lo smarrimento di un Dio muto e sordo, per vincere la paura e l’angoscia di esere lasciata sola a combattere quest’ennesima, se non ultima battaglia.
Gesù non deve venire, c’è, è qui in mezzo a noi, dice Giovanni Battista.
Ma come trovarlo?
Quali sono i suoi connotati, da cosa possiamo capire che è lui, anche quando non ci salva dalla nostra salvezza?
Questa mattina sono andata da padre Carlo a confessargli la paura, l’angoscia, la disperazione per non essere in grado di vivere in lui tutto quello che mi stava succedendo.
Volevo trovare Gesù, volevo trovare quel Padre di cui è venuto a parlarci, un padre che se gli chiedi un pane non ti dà una pietra.
E in questi ultimi tempi a me sembra che dal suo tavolo cadano solo pietre che fanno sprofondare sempre più in basso.
Dopo aver consultato tutti i medici ufficiali e alternativi, dopo aver fatto indigestione della Parola di Dio, dopo aver ripetutamente ogni notte chiesto a Maria come aveva potuto rimanere in silenzio di fronte a cose così tanto grandi e incomprensibili a cui era stata chiamata, dopo aver urlato, pianto, supplicato perchè un segno mi illuminasse la strada, sono andata da Lui.
Sì perchè se non trovi il Signore significa che ti sei dimenticato dov’è la sua casa, il luogo del suo riposo che diventa anche nostro se non te ne allontani.
Perciò sono andata a confessare la mia poca fede, bussando alla porta del confessionale dove avrei mendicato il suo abbraccio misericordioso.
E non mi sarei allontanata se non avessi sentito su di me la sua mano benedicente, il suo sguardo posarsi sulle mie ferite, il suo olio spalmato sulle lacerazioni di tante lotte.
La fede è pace, è gioia, è speranza, è sangue che torna a fluire nelle tue vene.
E così è stato.
Ho ripensato a Giobbe il primo personaggio incontrato sulla strada del ritorno a casa, tanti anni fa, quando cominciai un cammino all’indietro, un cammino in compagnia del Crocifisso, incredibilmente vivo, perchè è da allora che ha cominciato a parlarmi.
Lo faceva anche prima, ma ci vuole del tempo per accorgerti che Dio è nel terremoto, nella tempesta e nella bonaccia, nel vento forte e nella brezza leggera.
Allora non capii cosa significava rinunciare a capire, fidarsi e affidarsi alla persona che conosci per sentito dire.
Mai come oggi ho capito la lezione di Giobbe che ritrovò i suoi beni quando accettò di non capire e riconobbe la superiorità del Suo creatore nel quale aveva sempre confidato.
Così il mio lamento si è mutato in danza e il desiderio di rimanere nella sua casa è tanto grande che nulla mi sembra più desiderabile.
Ma io so che torneranno i dubbi e le paure, le angosce e i dolori del parto, ma io voglio fare incetta di questi “scintillanti” per trarli fuori dalla mia bisaccia in tempo di carestia.
2 gennaio 2016

venerdì 19 febbraio 2016

Il perdono





Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello.( Mt 5,24)

Mi rendo conto di quanto sia difficile perdonare chi non mi accetta per quella che sono, chi mi giudica, chi rimette in discussione le mie certezze acquisite.
Il mio inferno è quando non sono in armonia con la mia storia e con le persone che con me l'hanno fatta.
Chiedo al Signore di appianarmi la strada del perdono, lo supplico perché mi dia buoni sentimenti e sulla mia bocca metta parole di pace.
Come posso pensare a quelli che non vedo, alle anime Sante del Purgatorio, se non riesco qui su questa terra a dare pace, perdono alle persone che mi hanno offeso?
In questo momento penso ad un'amica con la quale c'era un po' di ruggine.
Ieri su Facebook ha scritto: "Riapro Skype" che significa riapro il cuore.
Così almeno l'ho intesa.
Un tempo ci parlavamo ogni giorno, ma da mesi non ci parliamo più, da mesi non ci guardiamo negli occhi, servendoci di questo strumento formidabile che ci permette, a chilometri di distanza, non solo di ascoltarci ma anche di vedere l'ambiente in cui uno si muove e anche tutto ciò che condiziona, favorisce la comprensione, l'accettazione o il rifiuto di quello che si sta dicendo.
" Riapro Skype", è un messaggio di riconciliazione.
Questo lo so ma io non sono pronta.
Sono pronta a offrire i dolori per le anime del Purgatorio, a fermare le guerre (ci si sente onnipotenti ma vorrei che mai questo pensiero mi sfiorasse) , che aprire di nuovo la porta a questa amica tramite Skype.
Ho paura di soffrire, ho paura di sentire la non verità di un rapporto. Ho paura di essere aggredita, non capita. Ho paura delle non verità.
Lo so Signore che quando ti hanno condannato a morte tu hai smesso di parlare e il tuo corpo ha parlato per te.
Lo so, Signore, che il silenzio è più eloquente di qualsiasi discorso, se uno vede, apre gli occhi.
In fondo nella Via Crucis tu non parli se non per dire poche ed essenziali parole.
Me le voglio ricordare
"Ho sete!”
Oggi sarai con me in Paradiso.”
Padre perché mi hai abbandonato?”
Sia fatta la tua volontà e non la mia."
Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”

Di queste l'unica che oggi sento di poter fare mia è “ Ho sete!”
Sete di te Signore, della tua pace, della tua gioia, del tuo perdono.
Signore tu sei morto per i nostri peccati, sei morto per i miei no alla vita, i miei no ai fratelli, la mia durezza di cuore, il mio egoismo, la mia autosufficienza, il mio orgoglio .
Sei morto per me e, mentre stavi dando tutto a noi, hai detto:” Ho sete!”
Di cosa Signore avevi sete? L' avevi detto anche alla Samaritana che era andata a prendere l'acqua al pozzo.
Volevi il suo contenitore, la sua brocca, per riempirla.
Tu Signore, per placare la tua sete hai bisogno di contenitori, però, di case che ti accolgano, che ti ospitino, che ti dichiarino Signore della vita.
Vuoi la mia brocca Signore?
Eccola!
Non garantisco che tenga, che sia pulita, non lesionata, capiente quanto basta.

Non garantisco nulla Signore, perché sei tu la garanzia del mio sì all'amore, si al perdono.




(2Cor 5,19)
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione


martedì 22 maggio 2007

Pane quotidiano 2

Oggi Signore mi sento smarrita di fronte al pane quotidiano da impastare.


 Agli ingredienti soliti si è aggiunta la stanchezza,  perchè il farlo mi costa fatica e non sempre risulta buono e digeribile. 


Il pane, che in questi giorni sono costretta a mangiare, è duro, pesante, non bello da vedere, non appetibile.


E' forse questo il pane di cui ho bisogno?


Forse ho dimenticato qualche ingrediente.


Ho pensato che dovevo ancora chiederlo a te.


Con fatica mi sono vestita e sono venuta a casa tua. Forse avrei imparato qualcosa in più su come si fa il pane.


Intanto ne avrei  mangiato del tuo, quello che il Sacerdote avrebbe consacrato e che non ho fatto fatica a preparare. Ma alla fine della messa non ero contenta, non mi sentivo sazia.


Ho visto la lucina accesa nel confessionale, mentre stavo uscendo dalla chiesa.


Mi è venuta voglia di inginocchiarmi, sola,  davanti a te, per aprirti il cuore.


Non sapevo cosa avrei ricevuto da quell'incontro, ma ero sicura che non sarei tornata a casa a mani vuote.


Tu mi stavi aspettando, Signore, per benedire il mio ritorno a casa, per abbracciarmi, consolarmi, perdonarmi, darmi forza e coraggio.


In quello spazio angusto del confessionale, tu Signore, mi hai indicato la strada per ricominciare.


Per penitenza: tre Avemarie.


Ho scacciato dalla mente il pensiero che penitenze di questo genere non servono a nulla, e ho cercato un posticino davanti alla statua della Madonna, nonostante avessi fretta e la penitenza sono solita farla, mentre guido, dentro la macchina.


Mi sono dovuta fermare davanti a Lei per capire qual era l'ingrediente mancante. 


Hai ragione Signore, avevo dimenticato tua madre, come consigliera e collaboratrice per fare il pane.


Avevo dimenticato che lei, di pane se ne intende, se con il suo sì ci ha dato te, Pane di Vita eterna, che  ogni giorno ti doni, sugli altari, a tutti gli affamati del mondo.